Investigatore Biblico: Perché Trasformare la Misericordia in “Amore”?

14 Settembre 2021 Pubblicato da 45 Commenti

 

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, il nostro amico Investigatore Biblico ci segnala questo articolo, molto interessante, su un ennesimo “errore” di traduzione da lui scovato…Buona lettura.

§§§

Prima di segnalare l’errore di questa riflessione, trovo di vitale importanza evidenziare un errore di metodo nelle traduzioni attuali, che la dice lunga sulla poca preparazione, sulla superficialità e, soprattutto, sulla mancanza di rispetto verso la Tradizione e verso chi nei Secoli (Santi compresi), ha versato il Sangue con i fatti e con le parole, per difendere la Parola di Dio. Talvolta traducendola.

Per chi ha avuto la possibilità di studiare il greco antico, o il latino, o ancora l’ebraico, sa che i termini e le espressioni possono differire sostanzialmente a seconda dell’epoca e del contesto in cui sono state scritte.
Il latino, ad esempio, di Cicerone, non è lo stesso Latino utilizzato per redigere documenti in epoca medievale all’interno della Chiesa Cattolica.
E ancora, il greco biblico non equivale al greco classico di un Aristotele nella sua Metafisica.
Di nuovo, l’ebraico biblico non è certo eguale all’ebraico moderno.
Confondere, all’interno di un lavoro di traduzione biblica, una variante linguistica con un’altra è cosa assai grave.

Per questo, parlare di “greco”, necessita di una distinzione (greco classico – greco biblico, ecc.). Parimenti per l’ebraico.
In aggiunta al lato linguistico, occorre aver approfondito il lato culturale.

La cultura biblica necessita di studio, onde evitare di proporre ‘traduzioni-minestrone’, nelle quali termini nuovi possono confondere il senso al lettore, senza calare più il significato nel corretto contesto, cercando in modo grossolano di “adeguarlo” a una musicalità più contemporanea.

Di certo i lettori penseranno che l’Investigatore Biblico si sia svegliato con la luna storta in questa riflessione. Ma, come dicevo, la pazienza di giungere al termine di questo articoletto farà comprendere meglio, grazie a un incipit un poco enfatico.

Tornando alla questione, un termine del Vangelo, per fare un altro esempio, presenta sovente un significato diverso o più ampio rispetto allo stesso termine utilizzato all’interno di un testo aristotelico.
L’uno è un testo filosofico, l’altro è Parola di Dio, pertanto più complesso da rendere e da comprendere.

Procediamo con il testo di un Salmo.
Il numero 136. Lo ascoltiamo anche alla Santa Messa.
Contiene un versetto che si ripete.

CEI 1974: “Perchè eterna è la Sua Misericordia” (Sal 136,1bss);
CEI 2008: “Perchè il Suo Amore è per sempre” (Sal 136,1bss).

Il testo originale ebraico (traslitterato) è il seguente:

“KI LEOLAM HASDÒ”.

La traduzione letterale secondo il vocabolario di ebraico biblico Raymond:

KI: poiché
LEOLAM: eterna
HASDO’: da HESED misericordia, quindi Sua Misericordia.

La CEI 2008 traduce HASDO’ con “amore”.

Tuttavia, il termine “amore” in ebraico è “ahavah”, e nonhasdò”.
Un vero e proprio strafalcione.
Sarebbe stato sufficiente consultare un qualsiasi vocabolario di ebraico biblico.

Non è difficile, comunque, trovare il movente di questo specifico errore.
In ebraico moderno il termine “amore” si può anche pronunciare “hasad” (ma nonhesed”!). Ecco servito un errore dato da superficialità e poca serietà verso il testo biblico.

Quale, dunque, il risultato di questo scambio di termini?

Affermare “eterna è la Sua Misericordia” ha una connotazione ben differente dal dire “il Suo Amore è per sempre”.
Sappiamo bene che l’Amore di Dio dura per sempre, ed è una cosa meravigliosa.
Ma è una frase che possiamo anche trovare in una fiction.

Viene annebbiato il concetto di eternità, un connotato della realtà spirituale, dell’aldilà, propria di Dio.
In questo specifico caso il Salmo ci vuole dire che “la Misericordia di Dio è eterna”, ovvero tutte le volte che cadiamo in un peccato, se ci pentiamo sinceramente dal profondo del cuore, il Signore ci perdona per l’eternità!

Non è una differenza sottile.
E nelle traduzioni i termini errati possono stravolgere il vero messaggio.

Investigatore Biblico

§§§




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45 commenti

  • Giorgio ha detto:

    Nel Testo della Messa indicata dalla CEI per il giorno 15 settembre è apparsa questa “perla” di traduzione della Sequenza “Stabat Mater”. Vi sembra una Traduzione in italiano accettabile, da ignoranti oppure delirante? A mio modesto parere questa “traduzione” è assolutamente inaccettabile, da ignorante e delirante insieme. Mi chiedo: chi ha fatto questa traduzione conosce il latino? Ha coscienza della fede legata ad ogni singola parola di questo nobilissimo testo?
    ************************************
    SEQUENZA
    [Stabat Mater dolorosa
    iuxta Crucem lacrimosa,
    dum pendebat Fílius.
    [Addolorata, in pianto
    la Madre sta presso la Croce
    da cui pende il Figlio.

    Cuius animam gementem,
    contristátam et dolentem,
    pertransívit gládius.
    Immersa in angoscia mortale
    geme nell’intimo del cuore
    trafitto da spada.

    O quam tristis et afflícta
    fuit illa benedícta
    Mater Unigeniti!
    Quanto grande è il dolore
    della benedetta fra le donne,
    Madre dell’Unigenito!

    Quae maerebat, et dolebat,
    Pia Mater, dum videbat
    Nati poenas íncliti.
    Piange la Madre pietosa
    contemplando le piaghe
    del divino suo Figlio.

    Quis est homo, qui non fleret,
    Matrem Christi si videret
    in tanto supplício?
    Chi può trattenersi dal pianto
    davanti alla Madre di Cristo
    in tanto tormento?

    Quis non posset contristári,
    Christi Matrem contemplári
    dolentem cum Fílio?
    Chi può non provare dolore
    davanti alla Madre che porta
    la morte del Figlio?

    Pro peccátis suae gentis
    vidit Iesum in tormentis,
    et flagellis súbditum
    Per i peccati del popolo suo
    ella vede Gesù nei tormenti
    del duro supplizio.

    Vidit suum dulcem natum
    moriendo desolátum,
    dum emísit spíritum.
    Per noi ella vede morire
    il dolce suo Figlio,
    solo, nell’ultima ora.

    Eia Mater, fons amóris,
    me sentíre vim dolóris
    fac, ut tecum lúgeam.
    O Madre, sorgente di amore,
    fa’ ch’io viva il tuo martirio,
    fa’ ch’io pianga le tue lacrime.

    Fac, ut árdeat cor meum
    in amándo Christum Deum,
    ut sibi compláceam.
    Fa’ che arda il mio cuore
    nell’amare il Cristo-Dio,
    per essergli gradito.

    [Sancta Mater, istud agas,
    crucifíxi fige plagas
    cordi meo válide.
    [Ti prego, Madre santa:
    siano impresse nel mio cuore
    le piaghe del tuo Figlio.

    Tui nati vulneráti,
    Tam dignati pro me pati,
    poenas mecum dívide.
    Uniscimi al tuo dolore
    per il Figlio tuo divino
    che per me ha voluto patire.

    Fac me tecum pie flere,
    Crucifíxo condolere,
    donec ego víxero.
    Con te lascia ch’io pianga
    il Cristo crocifisso
    finché avrò vita.

    Iuxta Crucem tecum stare,
    et me tibi sociáre
    in planctu desídero.
    Restarti sempre vicino
    piangendo sotto la croce:
    questo desidero.

    Virgo vírginum præclára,
    mihi iam non sis amára:
    fac me tecum plángere.
    O Vergine santa tra le vergini,
    non respingere la mia preghiera,
    e accogli il mio pianto di figlio.

    Fac, ut portem Christi mortem,
    passiónis fac consórtem,
    et plagas recólere.
    Fammi portare la morte di Cristo,
    partecipare ai suoi patimenti,
    adorare le sue piaghe sante.

    Fac me plagis vulnerári,
    fac me Cruce inebriáriet
    cruóre Fílii.
    Ferisci il mio cuore con le sue ferite,
    stringimi alla sua croce,
    inebriami del suo sangue.

    Flammis ne urar succensus,
    per te, Virgo,
    sim defensus in die iudícii.
    Nel suo ritorno glorioso
    rimani, o Madre, al mio fianco,
    salvami dall’eterno abbandono.

    Christe, cum sit hinc exíre,
    da per Matrem me veníre
    ad palmam victóriæ.
    O Cristo,
    nell’ora del mio passaggio
    fa’ che, per mano a tua Madre,
    io giunga alla meta gloriosa.

    Quando corpus morietur,
    fac ut animæ donetur
    paradísi glória.
    Quando la morte dissolve il mio corpo aprimi,
    Signore, le porte del cielo,
    accoglimi nel tuo regno di gloria.
    *************************
    Sper che chi ne sa più di me mi dica una parola di conforto! Grazie.

  • Alcinoo ha detto:

    – Per questo, parlare di “greco”, necessita di una distinzione (greco classico – greco biblico, ecc.). – *** Anche più di una distinzione: greco di Giovanni, greco di Luca, greco di Matteo, ecc. hanno tutti caratteri peculiari. Il che non autorizza però funambolismi senza fondamento, nevvero.

  • Il Matto ha detto:

    Per DUBBI ECCLESIALI.

    “Altro conto rifugiarsi nel silenzio per evitare conflitti dialettici inevitabili, dacché siamo umani”.

    Non solo conflitti “dialettici” ma anche guerreschi come conseguenza di quelli dialettici.

    Quindi non si scandalizzerà, per esempio, davanti ai Talebani, esseri umani anch’essi, che hanno smammato (finalmente) gli yankees dalla loro terra, usando le armi, dato che tra le parole dei Talebani e quelle degli yankees corre un abisso.

  • Il Matto ha detto:

    Per DUBBI ECCLESIALI.

    Io credo nel Verbo incarnato, tanto è vero che nel mio articolo “L’era dei pubblicani” (che forse Lei non ha letto o ha letto distrattamente) ho riferito delle nozze dell’Anima con lo Spirito quale cosa più importante, ed ho portato l’esempio eccelso della Vergine che partorisce il Verbo. Più Cristiano di così?

    Però credo anche che il Verbo sia inclusivo e non esclusivo, e che abbia parlato anche nelle varie Tradizioni secondo l’esigenza dei vari Popoli. Può essere difficile comprenderlo, ma non tutto ciò che non si comprende è automaticamente falso.

    Non necessariamente, pertanto, interessarsi alle altre Tradizioni e trovarvi, da Cristiano, similitudini e assonanze (e non potrebbe essere diversamente essendo il Verbo uno e sempre il medesimo) comporta un “miscuglio di idee”.

  • Acido prussico ha detto:

    Misericordia? Amore?
    Leggo la seguente notizia e esclamo: “Per questo imbecille di vescovo, né amore né misericordia… altrimenti siamo noi gli imbecilli che diamo da mangiare-bere (e altro) a questi cialtroni …”.
    “Lo scorso fine settimana, il vescovo di Lexington John Stowe ha ordinato al diacono di annunciare che il pastore e il vicario non erano vaccinati, che i fedeli potevano scegliere di non partecipare alle loro messe e che a entrambi i sacerdoti era vietato visitare i malati e i moribondi.”
    https://infovaticana.com/2021/09/14/obispo-americano-advierte-en-la-catedral-de-dos-clerigos-no-vacunados/
    Oltre che “sputtanare” i due sacerdoti, negare ai moribondi i sacramenti!!!.
    Solo un tarato può pensare che un non-vaccinato può infettare (sempre che sia un “portatore” sano) e ACCELERARE il decesso di un moribondo.

  • cattolico ha detto:

    signor IB ,invece di dedicare il suo tempo alla bibbia, le consiglio di leggere la vita di un grandissimo santo di nome Giovanni Bosco. egli ,nel 1859,nel cortile dell’oratorio di valdocco ammucchiò delle bibbie e dopo averle definite (libri cattivi) diede ad esse fuoco e le inceneri. cordialmente

  • Cornelio ha detto:

    Perdoni Investigatore, lei si scandalizza per queste cose. Ma se va in giro a chiedere tra noi cattolici (anche ai più bacchettoni) quali siano i Sette Sacramenti, bene che le vada, le sarà citato qualche Dono dello Spirito Santo (in media tre, perché quattro li confonderanno con i peccati capitali).
    La notte è fonda.

  • Il Matto ha detto:

    https://www.youtube.com/watch?v=7Uj8ED8izoE

    Oltre le parole, oltre le “spiegazioni”, oltre le “esegesi”.

    Oltre … oltre … oltre …

    • Dubbi Ecclesiali ha detto:

      Le parole sono importanti. Dio è amore solo in determinate religioni. In altre, non lo è (per esempio, nell’Islam Allah si compiace unicamente di coloro che lo venerano; il peccatore è disprezzato, e in generale di amore nel Corano non si parla ma solo di servitù). In alcune, Dio nemmeno esiste e l’amore è una delusione da smantellare (come nel Buddhismo). Tradurre è sempre un po’ tradire, certo (del resto, anche “amore” in Greco sarebbe “agape” che è un termine semplicemente privo di corrispondenza con i linguaggi correnti) ma c’è un legame tra le parole e i concetti ad esse sottostanti che va rispettato. Senza questo presupposto non potremmo nemmeno comunicare. Ebbene, tra “misericordia” e “amore” c’è una enorme differenza concettuale, non è solo questione di parole. E’ chiaro che ciò che si vuol fare è annacquare tutte le parti bibliche che potrebbero mettere in discussione la condotta di chi si rivolge a Dio.

      • Il Matto ha detto:

        Le parole ERANO (forse) importanti. Ormai viviamo – da un pezzo – in un mondo parolaio che fa scempio delle parole, ne abusa e le impiega come arma dialettica.

        Per restare soltanto a questo blog, non di rado lo scontro delle parole raggiunge un’intensità che non può essere negata. Viene chiamato “dibattito”, ma è uno scontro.

        Le parole complicano la comunicazione, non la favoriscono, poiché nascono da un soggettivismo esasperato e magari anche esaltato a causa della Sacre Scritture che vengono impugnate “contro”.

        Le parole stanno al Silenzio come la circonferenza sta al Centro. Senza Centro nessun cerchio, senza Silenzio nessuna parola che valga la pena di essere detta.

        Nel Silenzio, come nel Centro, non c’è spazio per il contendere dialettico.

        Il vero parlare – l’emettere il verbo – è creatore di armonia. All’opposto, come tutti possono constatare, è portatore di conflitto ad ogni livello.

        Non c’è più consapevolezza che il proferir parole è (dovrebbe essere) anch’esso ad immagine e somiglianza di Dio.

        Viviamo l’Età Oscura a causa dello smarrimento del Verbo. E’ l’uomo che, ateo o religioso, parla nel nome di sé, non nel Nome di Dio.

        • Dubbi Ecclesiali ha detto:

          La sua soluzione sembra essere quella di rimanere perennemente in silenzio, poiché qualsiasi cosa uno dica crea conflitto.
          Il Cristianesimo non insegna questo, però, insegna a diffondere la parola che è Buona Novella, non a cercare un silenzio codardo e inutile che poi ci si convince rappresenti qualche incredibile stato mistico. Gesù Cristo è il logos, quindi è discorso stesso, razionalità dialettica anche. Tutto ciò che a lei sembra non piacere. E le sue parole erano estremamente divisive, tanto che l’hanno ammazzato per esse.

          • Il Matto ha detto:

            Assicurati che le parole siano belle come i tuoi silenzi Alejandro Jodorowsky.

            Direi che è meglio essere re del tuo silenzio che schiavo delle tue parole
            William Shakespeare.

            Il silenzio è l’unico amico che non tradisce mai– Confucio.

            La vera amicizia arriva quando il silenzio tra due persone sembra addirittura piacevole
            Erasmo da Rotterdam.

            Per ogni sorta di male ci sono solamente due rimedi possibili: il tempo e il silenzio
            Alexandre Dumas.

            Non rompere il silenzio, se non per migliorarlo Ludwig van Beethoven.

            Il silenzio è l’elemento con cui si formano tutte le grandi cose
            Thomas Carlyle.

            Ci vogliono due anni per imparare a parlare e sessanta per imparare a stare zitto
            Ernst Hemingway.

            Tutti “codardi e inutili”?

          • Dubbi Ecclesiali ha detto:

            Quattro citazioni prese a caso non vogliono dire nulla. Un conto è rispettare il silenzio e l’introspezione, altro conto rifugiarsi nel silenzio per evitare conflitti dialettici inevitabili, dacché siamo umani. Confucio era il consigliere fidato di imperatori, di parole ne ha dette e lasciate scritte tante. Hemingway, Shackesperare e gli altri erano tutti scrittori o artisti. Erasmo da Rotterdam effettivamente è stato un po’ un codardo, fu costretto a prendere posizione contro la riforma protestante ma con riluttanza perché amava troppo la vita comoda dello studioso, anche se poi si scaldava quando doveva parlare di traduzioni filologicamente corrette dal greco antico (in una discussione come questa in effetti ce lo vedrei molto bene).
            Il punto è che non tutte le strade portano a Roma, nonostante il detto: abbiamo bisogno della segnaletica per arrivarci, ma non tutti i cartelli dicono la stessa cosa. Investigatore Biblico fa notare come sembri esserci ben più che mere scelte linguistiche dietro tutti questi cambi di segnaletica effettuati sulla Bibbia a partire dagli anni ’60. Si vede una consistenza, e l’intento sembra ahimè essere proprio quello di edulcorare tutto ciò che potrebbe sembrare duro alle orecchie dei moderni. ma, appunto, se siamo Cristiani, siamo i seguaci di un uomo che ha detto cose talmente scandalose e dure, e senza ambiguità di sorta, che l’hanno appeso alla croce per questo.

  • Iod Tav ha detto:

    Salve IB…ringrazio del lavoro che svolge ma vorrei fare un appunto.

    Leolam ebraico non si traduce con “eterno/a” ma con “per sempre”. Se vuole verificare vada a pag. 433 del dizionario di ebraico biblico di L.A. Schoekel, che è forse ( era) il più rinomato traduttore dall’ebraico biblico.

    Il termine ‘eterno’ viene in realtà dal greco della LXX che traduce Leolam con αἰώνα (αἰών) che si legge ‘aiòna’.

    E’ dunque vero quello che dice, e cioè che c’è discrepanza fra le due parole nelle due versioni Cei74 e Cei 2008 ma, se così si può dire, hanno ragione entrambe in dipendenza da che testo originale si prende.

    Spero di aver fatto cosa gradita.

  • daouda ha detto:

    Non capisco perché ci si riferisca al testo di matrice ebraica che, se non specificato, suppongo sia almeno il testo masoretico.
    Ora tutti sappiamo che non solo per la svolta di Jamnia tale testo è comunque adulterato in chiave anti cristiana, ma in ogni caso la sua utilità è solo marginale non solo per quanto riguarda i famosi “mendamenti degli scribi” ma anche perché la compilazione finale con l’introduzione delle vocali o delle spaziature può comunque condizionare, anche se non sviare, la traduzione.

    Meglio sarebbe non solo rimanere fedeli alla LXX, checché ne abbia pensato il grande Girolamo, ma ugualmente volendo cercare una fedeltà all’originale riferirsi semmai alla Peshittà.
    Tali testi sono più antichi dei testi ebraici rimodulati, il che rende il tutto di questo scritto alquanto vano pur essendo l’intenzione lodevole.

    Che triste fine…

    • Dubbi Ecclesiali ha detto:

      Ha ragione, ma il discorso di Investigatore vale anche per la Septuaginta.

      τὸν ἥλιον εἰς ἐξουσίαν τῆς ἡμέρας ὅτι εἰς τὸν αἰῶνα τὸ ἔλεος αὐτοῦ

      dove “eleos” non sta per “amore” ma, appunto, per pietà, compassione. Il fatto che Dio sia ontologicamente “amore” è un concetto Cristiano, qualcosa che arriva unicamente con Cristo, quindi la traduzione è anche filologicamente scorretta.

      • daouda ha detto:

        Che DIO sia “amore”, beh, sappiamo tutti che così non è. Il termine amore in greco poi ha almeno tutte queste traduzioni: AGAPE, storge, filos, xenia, eros e magari anche quella che aggiunge lei.
        In sè dunque non avevo nulla contro tale appunto, anzi…ma rimango basito quando ci si rifà a testi ben più recenti ed oltretutto manomessi. il giudaismo rabbinico è per giunta più giovane del cristianesimo, che è il solo retto erede dell’ebraismo biblico, e no vedo che senso abbia rincorrerlo.

  • Attilio ha detto:

    Sono felice di queste precisazioni. Suggerirei ad esempio al “correttore biblico” un escursione sulla prima preghiera della riconciliazione confrontandola con la precedente versione. I cambiamenti sono delle vere chicche!!!!
    La nuova traduzione mi domando a cosa è servita: per cambiare il termine via con strada….. Non mi è sembrata una nuova versione intelligente ma i voluta nella ricerca di, banali, cambiamenti (e a volte purtroppo no)

  • stilumcuriale emerito ha detto:

    Il Salmo 136 citato da Investigatore Biblico mi sembra veramente il meno adatto per definire la Misericordia di Dio . Versetti come quelli che riporto qui sotto fanno pensare a tutto meno che a ciò che un cristiano pensa quando si rivolge alla Misericordia di Dio.
    Sal 136 , 15-20
    [15] Travolse il faraone e il suo esercito nel mar Rosso:
    perché eterna è la sua misericordia.

    [16] Guidò il suo popolo nel deserto:
    perché eterna è la sua misericordia.

    [17] Percosse grandi sovrani
    perché eterna è la sua misericordia;

    [18] uccise re potenti:
    perché eterna è la sua misericordia.

    [19] Seon, re degli Amorrèi:
    perché eterna è la sua misericordia.

    [20] Og, re di Basan:
    perché eterna è la sua misericordia.
    L’autore del Salmo 136 al di là del termine greco che ha usato (e quindi della sua letterale traduzione in italiano) non pensava alla Misericordia di Dio come amore universale esteso a tutti gli uomini ma come espressione della sua predilezione per Israele col quale aveva stretto un patto di Alleanza che lo obbligava a compiere anche gli atti più crudeli contro ciò che si opponeva o costituiva un ostacolo alla sua realizzazione.
    Pertanto senza nulla togliere all’erudizione di Investigatore Biblico, senza nessun ditino alzato e senza puzzette al naso, vorrei solo far notare che Stilum Curiae non è la Settimana Enigmistica e che l’Esegesi Biblica non si limita al giochetto della “caccia all’errore”.

  • Mah... ha detto:

    Caro IB, per restare in tema di traduzioni, ha mai notato in Atti 15,28-30 come è mutato il testo? Da “…Abbiamo deciso lo Spirito Santo e noi…” a ” … è parso bene allo Spirito Santo…”.
    Insomma, mi pare una bella differenza perché un conto è “decidere” che denota una fermezza, un conto “parer bene” che fa pensare a un certo tentennamento fra varie possibilità per cui alla fine pare bene una cosa. Che ne dice?

  • Astore da Cerquapalmata ha detto:

    E’ un errore molto pericoloso confondere l’amore con la misericordia.
    Se Dio è AMORE, la MISERICORDIA la possiamo considerare come l’OPERA dell’amore di Dio, o l’amore di Dio che opera, o solo come l’opera di Dio.
    La misericordia si manifesta soprattutto attraverso il PERDONO dei peccati e il dono della GRAZIA (nella Madre di Dio, che più di tutti è stata oggetto della misericordia divina, si manifesta solo attraverso il dono della grazia, il massimo possibile in una creatura).
    Se Dio ama infinitamente i peccatori, il perdono esprime la sua misericordia verso di loro.
    Ma se il perdono non viene accettato, l’amore di Dio NON si può esprimere come misericordia, in quanto se un DONO non viene accettato, non si trasmette.
    Per questo Gesù ha detto che non ci sarà misericordia per chi non usa misericordia.

  • Gian ha detto:

    Sarebbe più corretto chiamarli FALSARI e non TRADUTTORI.

  • Il Matto ha detto:

    Conoscere significa essere, perciò non significa sapere nel senso nozionistico.

    Definire non è essere.

    Tradurre è anche tradire.

    La definizione si allontana dal definito … per definizione.

    La traduzione, per quanto appropriata, non ci fa essere ciò che è tradotto.

    Altro è sapere e altro è essere.

    Amore, Misericordia: chi, fra i mortali, È Amore e Misericordia?

    Per favore si faccia avanti: ce lo può dire solo lui o lei.

    Ma, se anche noi non siamo già Amore e Misericordia, come potremo comprendere?

    E se già fossimo Amore e Misericordia, che bisogno ci sarebbe di qualcuno che ce lo spieghi?

    • stefano raimondo ha detto:

      Una cosa è certa, che quando l’elohim Jahvè esercita questa “misericordia”, non si mette mai bene per gli avversari degli ebrei. Con altri gruppi etnici o altre tribù questo Jahvè risulta un po’ cattivello, almeno da quello che è scritto nell’AT. Una concezione dell’amore quanto meno strana, e comunque non universale… 🙂

      • Dubbi Ecclesiali ha detto:

        In realtà, la presunta “crudeltà” del Dio dell’antico testamento è un argomento di solito addotto da chi il vecchio testamento non lo ha mai letto. JHW è un Dio che impone agli Ebrei di trattare gli stranieri come se fossero sé stessi, che ogni sette anni richiede il condono dei debiti, che ripudia i sacrifici umani (le popolazione che Israele assoggettò, praticavano sacrifici umani – la cosa disgustò i Romani stessi quando ebbero a che fare con la colonia Fenicia di Cartagine, che rasero al suolo; di certo i Romani non erano un popolo misericordioso ma videro qualcosa che li sconvolse e portò a compiere qualcosa che non avrebbero compiuto in circostanze diverse).
        Certo, la storia di Israele è una storia di continui fraintendimenti, lo stesso decalogo viene continuamente abbandonati, i profeti uccisi, l’interpretazione di Dio macchiata. E con ciò?

        • stilumcuriale emerito ha detto:

          Signor Dubbi Ecclesiali, lei che la Bibbia l’ha letta sicuramente tutta mi commenterebbe questi tre versetti di Giuditta (Gdt 13, 14-16) ?

          [14] Giuditta disse loro a gran voce: “Lodate Dio, lodatelo; lodate Dio, perché non ha distolto la sua misericordia dalla casa d’Israele, ma ha colpito i nostri nemici in questa notte per mano mia”.

          [15] Estrasse allora la testa dalla bisaccia e la mise in mostra dicendo loro: “Ecco la testa di Oloferne, comandante supremo dell’esercito assiro; ecco le cortine sotto le quali giaceva ubriaco; Dio l’ha colpito per mano di donna.

          [16] Viva dunque il Signore, che mi ha protetto nella mia impresa, perché costui si è lasciato ingannare dal mio volto a sua rovina, ma non ha potuto compiere alcun male con me a mia contaminazione e vergogna”.

        • stefano raimondo ha detto:

          E con ciò, nulla. Basta leggere la Bibbia e si possono constatare determinati eventi che vengono riportati, non c’è da attuare una esegesi particolare, non facciamo i furbetti. Quello che faceva e che ordinava di fare Jahvè è chiaro, non solo agli uomini ma anche alle donne ed ai bambini delle tribù avversarie. Almeno stando alla lettera (e non vedo perché non attenermi alla lettera quando non si è in presenza di un linguaggio metaforico; almeno consideriamola, questa tanto bistrattata lettera, non scartiamola subito quando emergono fatti ritenuti scomodi).

          Comunque non è mia intenzione pervenire a conclusioni totalizzanti, concetti quali “crudeltà” o “amore” vanno contestualizzati. Mi dà solo fastidio che si facciano gli struzzi di fronte a certe cose scritte nei testi di riferimento, mentre invece altre vengono riportate continuamente ed estese a dismisura.

      • Januensis ha detto:

        Infatti Dio ha stipulato un patto con il suo popolo e lo mantiene. E tanto peggio per quelli che si oppongono alla sua volontà.

        • Il Matto ha detto:

          Dio, dico DIO! non so se rendo l’idea, avrebbe un “suo” popolo? L’Assoluto si auto limiterebbe ad avere un solo popolo?

          E gli altri popoli? Sfuggono all’Assoluto? Hanno il potere di sottrarsi al Su dominio? O DIO, l’ASSOLUTO dice: questi sì e questi no?

          • Dubbi Ecclesiali ha detto:

            Dio ha scelto sì un popolo specifico per predisporlo all’incarnazione del Logos, che è la seconda persona di Dio. Dio è di tutti, “in lui abbiamo il nostro essere”, ma il Logos aveva bisogno di una preparazione specifica per essere accolto dall’umanità. Se lei non crede in questo, non è Cristiano. Ma ormai mi pare di capire che ha la sua religione, cioè un miscuglio di idee prese un po’ di qui un po’ di in base a quel che gli aggrada.

          • stilumcuriale emerito ha detto:

            [1] Il Signore disse ad Abram:
            (omissis)

            [2] Farò di te un grande popolo
            e ti benedirò,
            renderò grande il tuo nome
            e diventerai una benedizione.

            [3] Benedirò coloro che ti benediranno
            e coloro che ti malediranno maledirò
            e in te si diranno benedette
            tutte le famiglie della terra”.

            “In te “, capisci? Soltanto coloro che faranno parte del popolo che benedice Abramo saranno benedetti da Dio. Non lo dico io, l’ha detto Dio.

          • Il Matto ha detto:

            E Dio cosa ha detto agli altri popoli?

  • Abate Busoni ha detto:

    É palese non siano errori dovuti a mera superficialità: troppi, troppo sfacciati e sempre concordi in una “medesima direzione”.

    • Maria Cristina ha detto:

      Infatti, una piccola imperfezione di traduzione qua, una la’ , e alla fine e’ tutto l’ Edificio che non e’ piu’ lo stesso. la Sacra Scrittura puo’ essere vista come un tempio , un edificio del quale se togli anche l’ ultimo dei piccoli mattoncini, tutto l’ insieme ne e’ stravolto.
      La Sacra Scrittura non dovrebbe essere tradotta ma tramandata ( cosi fanno gli ebrei con la Torah e i musulmani col Corano) .
      Se per forza di cose si deve fare una traduzione deve essere quanto piu’ possibile letterale. Non e’ un testo in cui l’ abilita’ linguistica di traduttori di tutte le epoche possa esercitarsi.

  • Maria Michela Petti ha detto:

    Un’ annotazione personale senza pretese. A me la parola “misericordia” risveglia il ricordo di un miserī cordis… che ha bisogno di un effetto verbale per elevarsi al livello delineato dal Sommo poeta.
    Basta ricorrere al trucchetto vagamente sinonimico e … il gioco è fatto.
    «Amore, veramente pigliando e sottilmente considerando, non è altro che unimento spirituale dell’anima e della cosa amata». (Convivio III, 3)
    Dimenticando, però, a mio avviso, un particolare non di poco conto. La parola “amore” fa rima con cuore, esposto a rischio aritmie che – se non curate in tempo – si tramutano in dolore (per… rispettare la rima…) fatale, proprio per il soggetto cardio-patico…

  • Ahi ahi ahi ha detto:

    Nelle versioni protestanti la misericordia diventa in una Bibbia BENIGNITÀ nell’altra bontà.
    Cosa ne pensa l’investigatore biblico ?

  • Confronti ha detto:

    CONFESSATE IL SIGNORE PERCHÉ È BUONO,
    PERCHÉ IN ETERNO È LA SUA MISERICORDIA.
    Dal Salterio della Tradizione – Gribaudi 1983.
    (Viene indicato come salmo 135)

    LODATE IL SIGNORE PERCHÉ È BUONO,
    PERCHÉ PERENNE È LA SUA MISERICORDIA .
    La Bibbia concordata. Mondadori 1968.

    DATE LODE AL SIGNORE, PERCHÉ EGLI È BUONO; PERCHÉ LA MISERICORDIA DI LUI È IN ETERNO. (Salmo CXXXV)
    Traduzione di Monsignor ANTONIO MARTINI , arcivescovo di Firenze.

  • mons ICS ha detto:

    caro Investigatore Biblico. grazie per la lezione interessantissima e stimolante. Sappiamo , ohimè , che grazie alla ignoranza e mala fede è avvenuto , avviene ed avverrà, quello che lei denuncia. Lei continui a investigare e denunciare. Bravo ! monsX

  • Enrico66 ha detto:

    Riprendo la conclusione dell’ottimo Investigatore biblico: E nelle traduzioni i termini errati possono stravolgere il vero messaggio..
    Assolutamente vero.
    Ma non concordo con lui quando attribuisce gli errori a impreparazione o superficialità. Temo invece siano voluti, proprio per stravolgere il messaggio evangelico.

  • ex : ha detto:

    Se non pensassi (come penso) che Investigatore biblico sia un sant’uomo, penserei che sia un masochista.

    Ora aspettiamo che alle sue garbate e non banali osservazioni, rispondano – come le altre volte – i ditini alzati e le puzzette al naso per insolentirlo e dirgli che non capisce niente, come giudizio più benevolo.

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