La Chiesa di Io Sono Colui che Sono. La riflessione de Il Matto.

11 Luglio 2021 Pubblicato da 46 Commenti

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, il nostro Matto oggi riflette sulla Chiesa, la sua vita e il suo destino, la sua caduta e il suo risorgere. E su molte altre cose, e soprattutto su quelle parole tremende e lapidarie: Prima che Abramo fosse, io sono…buona lettura

§§§

LA CHIESA DI IO SONO

«IO SONO colui che SONO» (Esodo 3, 14)

«Prima che Abramo fosse IO SONO» (Giovanni 8, 58)

Post Fata Resurgo:  “Dopo la morte torno a rialzarmi”. Può darsi che, come la Fenice, la Chiesa debba rinascere dalle proprie ceneri come Chiesa di IO SONO, e perciò con un ritorno alla sua Origine che è prima di ogni origine. Una Chiesa meno legalistica e più contemplativa; meno parolaia e più silenziosa; meno veggente e, come la Vergine, più VEGLIANTE  in unione con IO SONO, che è infinitamente prima d’ogni visione e d’ogni regola.

 

CONSAPEVOLEZZA: è questa la parola che al tempo stesso porge e vela il segreto della Vita. Della Vita/Luce che trascende la vita.

Consapevolezza dice PRESENZA, QUI E ORA, ADESSO.

Ma attenzione! non soltanto consapevolezza “di”, ovvero suscitata da un oggetto, bensì, soprattutto, consapevolezza pura, essente di per sé, vuota, sferica, libera. Consapevolezza non intermittente e fuggente suscitata dalla sequela degli oggetti, bensì consapevolezza stabile che suscita e invera gli oggetti e che può fare a meno degli oggetti, proprio come mostra lo specchio, che sussiste anche senza che qualcuno o qualcosa vi si rifletta, e tutto può riflettere perché non impedito da (fissato su) alcuna immagine particolare. La nostra Anima è il nostro Specchio.

Consapevolezza dice STATO DI VEGLIA.

ESSERE SVEGLI è tutto.

Specchio puro, limpido, non contaminato. Anima pura, limpida, non contaminata.

 

Di valore si direbbe quasi iniziatico il passo di Matteo 26, 40-41:

«Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano. E disse a Pietro: Così non siete stati capaci di vegliare un’ora sola con me?».

Dice “VEGLIARE un’ora sola con me”, ovvero essere CON me e COME me (a Sua imitazione!) almeno per un’ora, l’intervallo ideale giornaliero del Raccoglimento Silenzioso per tornare a VIGILARE, ad ESSERE, nella libertà dalla corrente delle forme materiali e cogitative, come pure dal dualismo bene/male e, finalmente, da ogni conflittualità. Un’ora per RESTARE SVEGLI, senza piombare nel sonno/sogno del pensiero, per sua natura biforcuto come la lingua del serpente. Per un’ora lasciando il mondo, anzi l’im-mondo: un’ora di bagno nel Silenzio, nella Purezza, nel Vuoto.

Creata – istante per istante – da IO SONO, l’Anima, la Mente, la Coscienza, la Creatura, ne ha ricevuto in dote l’immagine e la somiglianza, quindi la facoltà suprema di poter dire anch’essa IO SONO, con ciò ritrovandosi e riunendosi a IO SONO, il Creatore, lo SVEGLIO per antonomasia.

IO SONO è verità e libertà assoluta. Non dice “io sono questo o quello”, “io sono così ocosì”. IO SONO è sciolto da qualsiasi attributo poiché è infinitamente prima di ogni attributo che non può minimamente condizionarlo. IO SONO è ASSOLUTO: absoluto, sciolto, libero.

 

E quando dice “IO SONO la Via, la Verità e la Vita” non fa che impiegare tre sinonimi per favorire l’intendimento umano, poiché Via, Verità e Vita sono l’Essere che è UNO-INTERO.

 

L’essere consapevoli, svegli, presenti, qui ed ora, adesso, trascende radicalmente il PENSIERO, che è una CORRENTE di forme, cioè di concetti ed immagini, insorgente come REAZIONE ai dati sensoriali, siano essi di fede o di ragione. Corrente, cioè fluente, inarrestabile, diveniente.

 

L’essere consapevoli significa essere FERMI nel mezzo della corrente, essere AL CENTRO ADESSO: NAKA IMA secondo l’interessante terminologia operativa nipponica. Naka Ima è la prerogativa della Mente Imperturbabile: FUDO SHIN, la Mente che È.

 

Tra l’IO SONO Creatore e l’IO SONO Creaturale scorre il fiume impetuoso del pensiero. Bevendo l’acqua corrente del pensiero, l’IO SONO Creaturale smarrisce il proprio essere – il proprio centro – nel divenire, ossia nello scorrere torrentizio e periferico dei concetti e delle immagini, con ciò separandosi, illusoriamente ma realmente finché permane l’illusione, dall’IO SONO Creatore.

 

Come recita l’adagio: «nulla è nell’intelletto che prima non sia nei sensi».

Perciò la mente, reagendo (per concepimento!) ai dati sensoriali, COMPONE una DESCRIZIONE del mondo, e va da sé che ogni composizione-descrizione, di fede o di ragione che sia, proprio perché tale NON È ciò che de-scrive, vale a dire raffigura, e anche nel migliore dei casi non ne è che una INTER-PRETAZIONE, la particella INTER cioè FRA significando frapposizione fra osservatore e osservato, ossia, appunto, la descrizione, la SPIEGAZIONE, cioè il “togliere le pieghe” a ciò che si presenta “piegato”, COSÌ COM’È, nella sua unità-verità.

 

Distinguere e spiegare è necessario per la provvisoria e aleatoria vita terrena, ma non può mai cogliere ed esaurire il piegato in sé, così come l’analisi muove in senso contrario alla sintesi e la disintegra (nell’analista). E così la verità dell’oggetto in sé è sostituita dalla spiegazione, dai dettagli che lo circo-scrivono (quindi senza mai raggiungerlo) e che s’illude di possederlo mentre invece lo smarrisce.

 

Dice Merleau Ponty ne L’occhio e lo spirito:

«la scienza manipola le cose e rinuncia ad abitarle».

La “manipolazione” delle cose ha inizio non appena il dato sensoriale entra nell’intelletto: la reazione-concezione interpretativa-descrittiva prende il via ponendosi quale premessa a se stessa: il primo pensiero, insorgente automaticamente e perciò inconsapevolmente, funge da “rampa di lancio” al pensiero successivo e così via, in uno scorrere senza requie, in un circolo vizioso diveniente che occulta l’essere; un divenire inconsapevole separato dall’essere da cui, soltanto, può promanare.

Nella disciplina zen il termine HISHIRYŌ indica il PRIMA del pensiero (e del non pensiero), cioè la Coscienza Infinita Incondizionata, vale a dire l’IO SONO dal quale, soltanto, possono scaturire il pensiero e la parola consapevoli, lucidi, essenziali, creatori, pacificatori. Nello Shintō  HISHIRYŌ è rappresentato dallo SPECCHIO (YATA NO KAGAMI), simbolo di verità, saggezza, onestà, sincerità.

Mentre l’essere è, il divenire diviene, ma ciò che diviene non potrebbe divenire se prima non fosse (come ciò che muore non potrebbe morire se prima non vivesse) sicché, ferma restando la distinzione fra essere e divenire, e che nella sua assolutezza l’essere non si esaurisce nella relatività del divenire, occorre anche notare che non c’è separazione fra essere e divenire: c’è distinzione fra Creatore e Creatura, ma non una separazione, che farebbe restare o sparire la Creatura nel nulla. C’è un tratto d’unione fra essere e divenire, fra Creatore e Creatura che il pensiero non può cogliere e soltanto nel SILENZIO può palesarsi. E c’è anche un tratto d’unione tra la mente pensante e il pensiero pensato, sicché la mente pensante è e non è il pensiero pensato: di nuovo, distinzione ma non separazione.

 

Di fatto, la spiegazione è un processo non omologo all’esistenza del piegato. La corrente del pensiero essendo un movimento, cioè un divenire, trascina con sé, nella sua analisi compositiva-circoscrittiva e nel contempo particolareggiante-disgregante, ogni suo oggetto di osservazione che in sé è piegato, fermo, sintetico, essenziale, integro, ordinato. Perciò il pensiero non può “abitare” – quindi non può essere – ciò che spiega e in definitiva dis-ordina. Il pensiero, essendo raffigurazione, resta fatalmente ai margini dell’essere da cui tuttavia promana.

Per quanto rigorosa e ineccepibile, per quanto logica e razionale, la descrizione-spiegazione non raggiunge l’oggetto in sé, qui emergendo il tema della pretesa, da parte della descrizione-spiegazione, di imporsi quale esclusiva verità da credere. La verità del dogma (cioè dell’insegnamento) è prima delle parole che lo esprimono e che non possono contenere la Verità in Sé: la verità espressa dal dogma non può coincidere con l’IO SONO che resta inconcepibile dal pensiero discriminante e quindi irraggiungibile dal medesimo che non può che oggettivarlo e perciò allontanarsene parlandone e scrivendone. IO SONO è semplice, il pensiero è complesso. Il complesso non può identificarsi col semplice.

Miliardi di pensieri e parole mai coglieranno la Verità in Sé, e se c’è un luogo dov’Essa è certamente assente, questo è la biblioteca con le sue migliaia di volumi.

La Verità è Sintesi-Luce, le parole sono analisi-lucignoli. Il linguaggio esprimente razionalmente (cioè misuratamente!) il dogma,  non può andar oltre la descrizione/circoscrizione della Verità, cioè di IO SONO, facendone un verità parziale. I molteplici dogmi sono molteplici verità parziali dalla cui somma non può mai ottenersi la sintesi-unità di IO SONO. Dalla somma dei lucignoli non può ottenersi la LUCE.

Nondimeno, è bene precisare, le verità espresse (raffigurate) dai dogmi restano valide, ed il loro eventuale superamento nella contemplazione unitiva di IO SONO Creaturale con IO SONO Creatore non comporta in alcun modo il loro annullamento o la loro negazione. Gli è infatti che si tratta due livelli – il dogmatico/dottrinale e il contemplativo – differenti ma contigui, ovvero distinti ma non separati. Il dogma costituisce (può costituire) il trampolino di slancio nella contemplazione. E chi opta, legittimamente, di non usare del trampolino, dovrebbe astenersi dal criticare chi, invece, vuole usarne per tentare il “salto”.

Oltretutto, come accade spesso, per non dire sempre, se non è accompagnata dalla consapevolezza, dalla presenza, dallo STATO DI VEGLIA, la descrizione-spiegazione diventa auto-identificazione e quindi sonno-sogno. Il cartesiano “penso dunque sono” esprime tale auto-identificazione subordinando l’essere al pensare: ed in effetti ci si sente vivi in quanto si pensa (e si parla o si scrive). Non dovrebbe essere difficile (ma lo è a causa dell’inconsapevolezza) sperimentare il prorompere irresistibile del pensiero e delle parole che facilmente prendono a bollire come latte che tracima dal pentolino. E non sarà un caso che il SILENZIO costituisca la più importante pratica ascetica, senza la quale il connubio virtuale (poiché smarrito) fra l’IO SONO Creatore e l’IO SONO Creaturale non può farsi reale.

Perché è indispensabile il Silenzio? Cosa c’è OLTRE il pensiero e le parole? È questa la domanda scomoda e accantonata, poiché la risposta comporterebbe il TACERE per lasciar brillare IO SONO; ascesi, quella del tacere, che non gode troppo favore, data la necessità e quindi la dipendenza dal dover parlare. È infatti da notare che altro è il dover parlare quale fenomeno incoercibile e altro è il potere di parlare, appannaggio del pieno autocontrollo di sé quale libertà di parlare o non parlare. Se sono davvero libero posso parlare o posso non parlare (o scrivere o non scrivere) non restando minimamente condizionato in entrambi i casi. IO SONO non ha necessità alcuna, in questo caso né di parlare o scrivere né di tacere. È il dominio della facoltà di parlare che rende le parole creative e non un confusionario flatus vocis. E tale dominio è realizzabile soltanto con il Silenzio. Scrive Nietzsche in Al di là del bene e del male:

«Se si tace per un anno, si disimpara a chiacchierare e si impara a parlare».

Pertanto, la consapevolezza, cioè la presenza, lo stato di veglia, di vigilanza, l’essere al centro adesso (naka ima) e prima del pensiero (hishiryō) con mente imperturbabile (fudo shin) permette di scoprire (ma è impresa che richiede una ferrea e lunga disciplina) che: “SONO, dunque penso”, e perciò la subordinazione del pensiero all’essere, come afferma anche Parmenide:

«Infatti senza l’essere […] non troverai il pensare» (fr. 8, 35-36).

E con lo Zen ancor più verso il centro: “non penso, dunque SONO”. Insomma l’essere può (dopo lungo esercizio) liberamente pensare o non pensare, poiché è PRIMA del pensiero, come lo specchio è necessariamente PRIMA dell’immagine che vi sorge. Ognuno, lo sappia o meno, e lo ammetta o meno, è infinitamente prima di pensare, ed il non pensare non diminuisce affatto il suo essere (anzi!), mentre il pensare, come avviene (in)naturalmente, lo occulta usurpandone il trono. Ecco allora che l’essere si palesa se decanta il pensare; il re sale se il suddito scende:

«Occorre che Egli cresca e io diminuisca» (Giovanni 3, 30).

L’io empirico, cioè il glomerulo posticcio quale intreccio fra pensieri e passioni, ossia quale tessuto instabile di immagini e tendenze, deve diminuire, lasciare il passo e Egli, a IO SONO.

E allora, per quanto razionale e logico, anzi proprio per questo, il pensiero non cessa di essere una descrizione, un’interpretazione, una spiegazione, perciò uno SBARRAMENTO (un fiume spesso impetuoso!) che si pone tra l’osservatore e l’osservato, un sogno che fagocita l’osservatore INCONSAPEVOLE, cioè addormentato. D’oro o di ferro, un cancello non cessa di frapporsi tra il “fuori” e il “dentro”, o addirittura, direbbe qualcuno, di creare in modo fittizio il “fuori” e il “dentro”, con tutte le conseguenze che ne derivano, prima fra tutte il “me” e “non me” su cui si instaura il dispotismo dell’auto-referenzialità che detta legge sulle relazioni facendo insorgere la conflittualità che in nessun modo può riguardare IO SONO. Così è per il pensiero. Per questo, chi si affida incondizionatamente al pensiero è destinato a dormire e sognare, a restare separato da IO SONO, ad accontentarsi di intravederlo molto approssimativamente attraverso la nebbia del sonno e del sogno, o, se si vuole, dai gorghi del fiume dai quali è risucchiato e sommerso.

 

«Come in cielo, così in terra»: senza tuffarsi nel cielo è impossibile (ri)portare IO SONO sulla terra.

 

«Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stato dato dal cielo» (Giovanni 3, 27).

 

E intanto, IO SONO attende … Granello di Brace nascosto fra le ceneri!

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46 commenti

  • Adriana 1 ha detto:

    Ho atteso e sperato che giungesse anche la risposta di Tosatti ( che però aveva preavvisato della sua imminente- e ora forse attuale- partenza).
    Ringrazio entrambi per i ” nobili” pensieri contenuti nelle loro risposte del tutto distanti da “gossip” personalistici. L’imparare da esse è un autentico piacere…come sempre, quando si gioca -molto seriamente- al gioco della vita e della morte e come quando si cerca di essere degni del disciplinato “servire” del samurai in pace e in guerra perchè “ogni giorno ha il suo guado e l’uomo deve prepararsi bene per attraversarlo” ( Myamoto Musashi ).

  • Enrico Nippo ha detto:

    Ho letto quanto proposto da Adriana 1, il cui contenuto è davvero poderoso e, almeno a me, pone un imbarazzo nello scegliere qualche spunto per tentare di dare un contributo.

    Mi limito, senza uscire dal tema, a proporre un principio ferreo del Bushido, particolarmente in merito alla Spada: “SAYA NO UCHI”: “DENTRO IL FODERO”.

    Che può essere esteso e quindi ancor più chiarito in “SAYA NO UCHI NO KACHI”: “VINCERE SENZA ESTRARRE”.

    Questo principio, la cui applicazione pratica richiede un non comune assetto interiore, frutto di un duro addestramento (shugyo), indica con chiarezza che il bushi (o il cavaliere: il cavaliere, si precisa, non meramente il cavallerizzo) è il vero uomo di pace, l’uomo retto (gishi), il vero gentiluomo che sa uccidere ma vi rinuncia grazie alla messa in pratica di un altro grande principio: BUSHI NO NASAKE: la COMPASSIONE/GENTILEZZA DEL GUERRIERO.

    Il bushi/cavaliere è il signore della guerra e della pace, è l’uomo dalla forte personalità improntata ai due principi enunciati, che sa dirimere le questioni conflittuali senza spargimento di sangue, la cui sola presenza, prima ancora che parli, ha un effetto pacificatore, vuoi per ammirazione vuoi per timore.

    Chiaro che compassione/gentilezza non significa dabbenaggine giustificativa di tutto quel che di immondo e disonorevole esce dal cuore dell’uomo, ragion per cui può giungere il momento in cui OCCORRE SGUAINARE. Cito a memoria un grande Maestro di Spada di cui ora non mi sopravviene il nome:

    “Non sguainare mai la spada per primo, ma se qualcuno vuole nuocerti uccidilo con un solo colpo”.

    Chiaro che qui siamo agli antipodi del mondo
    pacifista e de-virilizzato che, non lo si può negare, specialmente la Chiesa degli ultimi decenni ha contribuito a formare.

    Non mi dilungo oltre e concludo con un proverbio giapponese quanto mai attuale:

    Sonae areba urei nashi: Se sei ben preparato, non c’è niente da temere.

    Credo valga per tutti coloro che hanno e vogliono mantenere il senso dell’Onore, che, al suo apice, è indubbiamente legato al Sacro.

  • Adriana 1 ha detto:

    @ Eumeo,
    ma anche a Tosatti e al Matto,
    un articolo che -spero- trovino interessante.
    https://www.maurizioblondet.it/homo-ludens-et-crudelis-di-luigi-copertino/
    Dà da pensare…chissà quale sarà il Vostro parere? Sarebbe illuminante leggerlo.

    • EUMEO ha detto:

      @ Adriana 1
      L’ottimo pezzo di Luigi Copertino riportato da Blondet offre numerosi motivi di riflessione. Sui quali ci sarebbe davvero da dilungarsi. Trovo in particolare intelligente il richiamo al rapporto fra il gioco e la dimensione rituale. Nelle civiltà tradizionali ogni gesto, ogni attività, dalla consumazione di un pasto alla fondazione di una città, dalla celebrazione di un matrimonio al combattimento di una battaglia, ha un’intrinseca valenza rituale e un’intrinseca dignità sacrale, perché rimanda a un archetipo divino, spesso istoriato in figurazioni mitologiche. Ciò vale anche per il gioco. Non è un caso che nel contesto indù, nel contesto cioè di una tradizione sapienziale e religiosa vetustissima e straordinariamente conservativa, la manifestazione dell’universo (cioè l’emergere dell’universo, dell’essere manifestato) e l’intera vicenda che dall’inizio alla fine lo riguarda siano indicati, fra gli altri, con il termine sanscrito “līlā”, ossia “gioco” (nella declinazione monista inteso come divina autoposizione, attività spontanea, in quella dualista come attività posta da una divintià creatrice). Proprio per questa sua ascendenza sacra lo scontro/confronto agonico – ludico o bellico che sia – reca in sé un innegabile aspetto rituale e una più o meno accentuata aura di sacralità, che giustamente Copertino (seguendo Huizinga che segue Platone) pone in risalto. Ciò è particolarmente sentito nelle società in cui il sostrato tradizionale e l’intuito simbolico sono più vivi, come la società indiana, quella giapponese, ecc. // Poi c’è la questione del rapporto fra gioco (o guerra) e società, fra squadra (o corpo marziale) e identità, fra vittoria sportiva (o militare) e palingenesi politica. E anche qui a me sembra che Copertino proponga spunti degni di considerazione.

  • Adriana 1 ha detto:

    Non capisco, sinceramente, perchè tanti se la prendano con la disciplina pratica e spirituale della spada che, anche solo simbolicamente intesa, invita all’integrità.
    Non disse, forse anche Cristo ai Suoi, di esser venuto a portare la spada? Al contrario, le immagini fortemente simboliche dei Papi che inalberano sul proprio capo, (la propria testa, la propria mente),le insegne variopinte di qualsiasi subreligione e subcultura, pare le accettino con tranquilla, festevole disinvoltura, per non dire: con autentico piacere e sudditanza.

    • EUMEO ha detto:

      Ma infatti lo iaido è una disciplina in tutti i sensi mirabile e la katana un capolavoro d’arte, oltre che di tecnica. Non è su questo aspetto che si sono appuntate le perplessità. Che non vogliono negare quanto di positivo nei tentativi del Matto c’è. Riprendendo un commento lasciato qui sotto da Luca, per esempio, trovo molto corretta l’idea che la Chiesa non si riprenderà senza misticismo, cioè senza la capacità dei singoli di “incarnare” il divino. Ciò soprattutto perché le linee di trasmissione tradizionali sono evidentemente interrotte o adulterate (in ambito cattolico lo sdoppiamento della forma liturgica e quello della figura papale ne sono esempi lampanti, ma potremmo addurre decine di esempi). Le vie “umide”, quelle di una passività devozionale completamente subordinata alla mediazione clericale, sono diventate sterili, quando non dannose. Non resta che percorrere le vie “secche”. Le quali vanno però percorse, e non sbandierate o chiacchierate: il termine “misticismo” deriva dal verbo greco μύω, “chiudo (gli occhi, la bocca)”.

      • Adriana 1 ha detto:

        Eumeo,
        d’accordo su tutto e soprattutto sul significato di “mio”.
        Una piccola osservazione: forse lo ” sbandieramento” può dipendere da una effusio cordis che a molti, di norma, rimane sconosciuta, non da autoincensamento.
        D’altra parte, ancora, nella sede di un blog dove si comunica per scrittura, come non usare le parole? Non sembrerebbe essere un atteggiamento molto più superbo quello caratterizzato dal rifiuto di comunicare?

        • EUMEO ha detto:

          Certamente, gentile Adriana 1, l’apertura al confronto è importante. Per questo, qualche commento fa, difendevo il concetto di “dialogo” dagli usi distorsivi cui in tempi recenti sta andando purtroppo soggetto. Convengo con lei anche sul fatto che lo “sbandieramento” non è, nel caso del nostro Matto, originato da vuota ansia di esibizione bensì dal genuino entusiasmo di chi sperimenta qualcosa che ritiene bello e importante e lo vuole condividere con i fratelli. Per questo il Matto è un personaggio simpatico. Personalmente preferisco 100 Matti a un solo gelido e pedante neotomistucolo d’accademia (poi ci sono anche quelli né gelidi né pedanti, come Bontadini o, recentemente, Barzaghi). // P.S. Le analisi e le intuizioni di Blondet sono pressoché sempre perfette. non sarà un caso che anch’egli abbia alle spalle una certa frequentazione delle tradizioni sapienziali d’Oriente.

  • Il Matto ha detto:

    Questa la sentenza del Tribunale dei Sani di Mente nei confronti del Matto:

    specialista in sproloqui, arrampicate sugli specchi, minestroni, intrugli, e ancora: pasticcione, confuso, costruttore di Orienti in cartolina, entusiasta irrazionale, ascensionista mistico in odore di aberrazione.

    Posso immaginare quali sanzioni punitive comminerebbe al Matto questo onorevole Tribunale se ne avesse il potere. Magari l’esilio o la carcerazione, e, perché no, il rogo.

    Dai, confessatelo, non ci pensereste due volte. 🤠

    • Pater Luis Eduardo Rodríguez Rodríguez ha detto:

      Per quanto mi riguarda, sono il giudice (mandato dall’ Imperatore dei re, quello che ci Commanda di giudicare tra vero e falso, quindi si, si e no, no) che vi ha diagnosticato pasticcione e confuso. E non ci penso nemmeno alle stupidagine che crede vorremo per lei. Io umilmente e rispettuosamente ho commentato e giudicato non per quello che non so di lei, ma per quanto scritto in questo e nel precedente articolo, che mi sa lo fa il caro Marco, di pubblicare per una dinamica che tiri fuori altre luci, mio verdetto è non la morte del peccatore ma che si converta e viva. Punto e basta. Fino che non ha scoperto liberissimamente queste sciabole giapponese, credendolo più serio, leggevo suoi commenti con intetesse, ma d’oggi in poi non lo farò più; inoltre ribadisce che è felice come matto, dunque lo lascio nel suo manicomio, e li do la Benedizione. Sayonara.

    • FILEZIO ha detto:

      Su, siamo virili, non facciamo del vittimismo! Nessuno brucerebbe nessuno e non c’è alcun tribunale, ma solo un franco scambio di opinioni. Fra l’altro in un contesto giuridico serio i matti non si bruciavano nemmeno ai tempi dei roghi.

  • Luca ha detto:

    Come mi capita sempre leggendo i pensieri di questo Matto, c’è qualcosa che condivido e qualcosa che mi preoccupa. Partendo da ciò che condivido, sono assolutamente d’accordo che la Chiesa non si riprenderà senza misticismo; poiché ciò accada il monasticismo, che in fondo è sempre stato il vero motore del Cristianesimo, in ogni epoca, deve tornare alla ribalta. Qui si apre la prospettiva di un intero mondo, quello Ortodosso, con cui avremmo urgenza di dialogare, come già Giovanni Paolo II capì alla perfezione e Ratzinger parimenti. Ma Bergoglio è un materialista e ha paura di tutto ciò.
    Ciò che mi preoccupa sono, invece, le equiparazioni un po’ superficiali con diverse religioni che si pongono diversi fini. Prima di tutto, quando si comincia a eliminare i dogmi si arriva prima o poi a toccare la Resurrezione di Cristo, ma il Cristianesimo si presenta come un fatto storico e la resurrezione come un reale avvenimento senza il quale non ha senso essere Cristiani. In secondo luogo, non c’è assolutamente nulla di “iniziatico” nel Cristo che al contrario sovvertì totalmente la dinamica dei culti misterici antichi ponendo la gente comune e i semplici prima degli “illuminati” (“non c’è niente di nascosto che non sarà svelato” e “urlatelo dalle terrazze”). Infine, noi Cristiani non disprezziamo niente di ciò che Dio ci ha donato, mentre nello Zen, che alla fine è l’evoluzione Giapponese del Buddhismo, il cosmo si presenta come una gabbia dalla quale dobbiamo scappare e dall’altra parte del silenzio non vi è alcun creatore che ci aspetta. Quindi l’incompatibilità è completa.

    • Il Matto ha detto:

      “Quando si comincia ad eliminare i dogmi”.

      Forse non ha letto bene: ho scritto esattamente il contrario.

      Fra le antinomie del Vangelo c’è quella di “urlare a tutti” e la “porta stretta” la quale “son pochi quelli che la trovano.

      Vi sono letture del Vangelo che sono, per dirla con Dante, letterali, morali, allegoriche e anagogiche, queste ultime non propriamente alla portata di “tutti”.

      Non è vero che nel Buddhismo il cosmo si presenta come una gabbia, anzi è proprio il contrario.

      Con cordialità.

  • Giorgio ha detto:

    Io sono creatura di IO SONO, e qui il discorso si chiude!
    Io vedo anche qui il monito di Gesù: “Il vostro parlare sia sì, sì – no, no. Il resto viene dal demonio”. Questo filosofare dell’Il Matto io lo vedo come uno sproloquiare assolutamente avulso/contrario all’insegnamento di Gesù. O forse qualcuno sa dirmi in quale parte del Vangelo si parla o si fa intendere che Gesù si sia messo a filosofare o a fare discorsi senza capo né coda, arrampicandosi sugli specchi per portare il discorso in una involuzione senza fine?
    La Verità, sia quella assoluta che quella limitata alle cose umane, per manifestarsi non ha bisogno di infilarsi in un labirinto senza fine di parole, anzi …

    • Il Matto ha detto:

      Ai sani di mente ciò che dice il Matto non può apparire che uno “sproloquiare”, e ciò va benissimo, perché se così non fosse il Matto non sarebbe più tale, ed io temo più di ogni altra cosa il ritornare ad essere sano di mente.

      In ogni caso, Lei non si è accorto che nel finale del Suo intervento si è allineato perfettamente al motivo di fondo del mio articolo.

  • Carlo ha detto:

    Curiosa assenza del Lógos. Ma lodevole presenza dell’ Io Sono, cacciato dalla sinagoga bergogliana.

  • Pater Luis Eduardo Rodríguez Rodríguez ha detto:

    Dunque chiede silenzio, ed è così lungo questo pasticcione.

    Stato di purezza?…mah!

    Dunque pezzo che è come continuazione del precedente sulla poetessa Ada Negri. Mi rispondeva, dando per “puro di cuore” ad un bizzarro che suicidandosi, con pubblicità venduta da “seppuku”, di puro non aveva niente, ma il cumulo d’ogni impurità. Kimitake Hiraoka, in arte “Mishima”, come un villaggio vicino al Monte Fuji.

    Lo stesso “Io sono” è lo stesso del Decalogo dato a Mosè. Perche nessuno è puro ne potrà mai in questa terra…ricordiamo il Dottore Santa Teresa del Bambino Gesù e del Santo Volto?

    Dà le colpe, nei suoi soliti commenti come Enrico Salvi, Enrico Nippo o “Il Matto”, solo al Concilio Vaticano II…e la sua deriva fino l’odierna Apostasia planetaria…che per l’appunto stà contro ogni “regola” (del passato certo), e s’inventa delle nuove, tutte luciferine.

    In tanto qui in quest’umile Parrocchia, nascosta, povera materialmente, tra montagne di “favelas”, MOLTO RUMOROSA…pensi ho iniziato mio turno d’Adorazione alle 02.00 di questo mattino della VII Domenica Post Pentecoste, vale a dire una Pentecoste dopo la Pentecoste di 23 maggio scorso…nonchè San Pio I, Papa e martire, e fino che iniziò l’alba cantavano i vicini a scuarciagola con “karaoke” e molto alcol…più rumoroso impossibile…e chè nirvana ne chè zen… ma pure ho imparato molto pregando a Calcutta nella tomba RUMOROSSISSIMA della Beata Madre Teresa da Calcutta…e siamo stati veri e grandi amici personali…in Venezuela Dio per lei aprì la prima casa di loro fuori l’India, quindi tra tanti rumori, Venezuela ha il pregio che fu chi fece aprire al mondo intero quel carisma delle Missionarie della Carità….come nei miei anni romani, con molto rumore contemplavo il Vero Amore servendo i fine settimane nelle loro casa a Via Rattazzi 28, accanto Termini, e quella di San Gregorio al Celio, accanto il Colosseo…), lungo parentesi…dunque, in questa amatissima Parrocchia vegliamo in ADORAZIONE PERPETUA. Scambiandoci nei turni, perche come Apostoli nell’Orto degl’Ulivi, peccatori, niente puri, fragili…arrivarono già notte, e quale giornata di Giovedì Santo…solo Nostro Signore, appunto perche DIO, anche se in tutto Vero Uomo, ancora ne aveva forze per pregare e ricevere il Calix da bere fino in fondo; i 3 non ne potevano più per la stanchezza.

    Lei ha detto che solo è andato in Giappone per soste riguardo alla sua prattica di quel tipo di spada giapponesa. È chiaro dunque, che non conosce il Giappone se non per libri, ideologie di vari tipi, e mi scusi, avrà un sacco dei soldi per permetterselo…perche sa bene come è troppo costoso e regolamentatissimo il Giappone. Eppure dispone di molto tempo libero per indagare su mille robbe del loro passato, e pratticare la sciabola. Ma il vero Giappone non è quello del film di Richard Gere, caso mai, una particella, e sempre vista da Hollywood.

    Sa cosa è il tinnitus?…ho un grande amico Sacerdote che lo soffre, ed ha imparato sopportare questa Croce, con pazienza ed umiltà, e perche sa pregare molto e bene, ma quel rumore non si lo toglie nessuno.

    Mi fermo, perche dopo faticano tradurre miei commenti i mie amici giapponesi (dai miei anni di vita in Giappone)…dal mio italiano così deficente. Amici che seguono il karateca che pure è il caro Marco Tosatti e suo Stilum Curiæ.

    ET EXPECTO TRIUMPHUM CORDIS IMMACULATI MARIÆ.

    • Il Matto ha detto:

      Pater Luis Eduardo,

      ho sempre vissuto di stipendio medio-basso per poi percepire una pensione medio-bassa.

      Non vado in vacanza da 35 anni e mi accontento (ringraziando il Signore) di un paio di sabati al mare e un paio di escursioni in montagna. Il tutto portandomi dietro il sacchetto con le pagnottelle e l’acqua.

      Al ristorante ci vado 1-2 volte l’anno (ma più 1 che 2), e per il resto il mio tempo lo trascorro fra casa, chiesa e dojo (il luogo di pratica della spada).

      In Giappone si sono sempre andato (e ci andrò ancora se Dio vuole) ogni 4-5 anni (anni, non mesi), mettendo da parte i soldi come una formichina giorno per giorno, rinunciando ad ogni altra soddisfazione.

      Io perseguo da sempre la Via della Spada (Ken non Michi) di cui Lei, mi permetto di sospettare, non conosce nulla.

      Io perseguo la Ken non Michi da Cristiano, dacché Bushido e Cristianesimo sono molto più affini di quanto possa pensarne Lei.

      Lei non sa nulla neppure dei miei soggiorni in Giappone, né delle persone notabili che incontro e delle profonde conversazioni da cui traggo preziosi insegnamenti su COME SI VIVE.

      Per tutto questo, Lei si è fatta di me un’immagine totalmente falsa, addirittura “luciferina” (La invito a riflettere prima di usare certe parole).

      Mi dispiace rilevare come il Suo intervento sia improntato, oltre che ad un’eccessiva esaltazione cristiana, alla più alta SCORTESIA, ciò contravvenendo al principio fondamentale della nipponicità tradizionale: il REI, di cui non starò qui a spiegarLe il significato.

      Con un cordiale saluto.

      • Pater Luis Eduardo Rodríguez Rodríguez ha detto:

        Il “luciferina” non stà per lei; anche nel mio deficente italiano è chiaro che lo dico per quelli aberranti che si sono impadroniti della nostra Chiesa. Ne sono grato, che nella sua confussione almeno non sprechi i soldi, perche di tutto daremo conti a Dio. Noi non siamo giapponesi, quindi lasci perdere, perche loro pure sono un mondo complicato e da Salvare. Studi sull’ apparizioni riconosciute dalla Chiesa, della Santa Madonna ad Akita, anche se pure allude all’inizio del suo fiume di lettere, di venire a meno delle “visioni”. Si sa che si conoscono le persone per quanto scrivono, ed è lei che ha scelto il nickname “il matto”, e sarà per qualche ragione…adesso risponde ferito senza tutta l’impalcatura artificiosa dove dice niente. Ed è vero, io di spade non so nulla, ne venezueliane, italiane e men che meno giapponese.

      • SENOFANE ha detto:

        Via, caro Enrico, padre Luis Eduardo non è stato scortese. Battagliero, forse sì, ma questo un kendoka di lungo corso dovrebbe apprezzarlo. Ha solo messo in guardia dalla tendenza, assai diffusa tra gli occidentali, a costruirsi un Oriente da cartolina; cartolina articolata in fiumi di immagini, di concetti e di parole, ma sempre cartolina. Nella perdita di radici e di riferimenti in cui viviamo oggidì è già difficile per un cattolico distinguere l’oro dall’ottone in ambito cristiano. Tanto più lo sarà nella sfera di culture lontane, che vanno maneggiate con molta prudenza, proprio perché non disponiamo degli antigeni naturali per affrontarle in modo da distinguere all’impronta il salubre (che c’è, c’è) dal patogeno. Credo che padre Luis Eduardo (che mi correggerà se ho inteso male) voglia semplicemente mettere in guardia sia lei sia chi legge i suoi pezzi da questo concreto, e grave, pericolo. Non se la prenda e ci rifletta sopra. 😉

        • Pater Luis Eduardo Rodríguez Rodríguez ha detto:

          La prego di cambiare nickname per uno d’un Padre della Chiesa…ha colto il punto, aiutando mio italiano deficente…per cui insisto, con la SPADA DELLA PAROLA scritta o predicata in ogni tempo. Inoltre è già un grande rispetto commentare ad uno che si presenta ed è un “Matto”; io cerco di non dimenticare nemmeno un minuto che ogni mio atto è e deve essere da Sacerdote; mi preoccupa la confussione in ogni anima. E che dire se stanno nella perdizione. L’ho dato perfino mia mail al Matto, nel suo pezzo precedente, se voleva approffondire il discorso giapponese. Bene nemmeno un saluto. E si capisce che con questo pezzo ha voluto mostrare sua altissima sapienza romana-nipponica (?) (L’altro ieri si diceva che era altro San Paolo…), con allucinante arroganza, verso un Sacerdote che cerca solo il bene della sua anima.
          Mi creda Aurelius Ambrosius (Senofane) che mia intensione non è la polemica ne farmi passare come gran chè, ma tutto quanto riguarda il Giappone, che fa parte della mia vita, non mi permette tacere, ed appunto in vista ai molti che leggono SC, almeno abbiano altra visione, se non hanno avuto il privilegio di vivere là.

          L’altro ieri ho ricevuto con lacrime nei miei occhi, la notizia d’uno che ho conosciuto per internet…comprandoli (lui nella mia pure amatissima Spagna) un medaglione di bronzo piccolo, di N.S.di Guadalupe, per attaccare (già fatto) nella lapide marmorea del sepolcro del mio papà, che volò in Cielo l’anno scorso (mio babbo era un grandissimo artista coltivatore dei BONSAI). Ricevuto il medaglione li ho mostrato al venditore spiegandoli per cosa l’avevo voluto…quello perfino ha pianto pure, perche non sapeva il fine di tutto questo, perfino arrivato in Venezuela, essendo che lui lo aveva spedito in altro paese europeo, da dove un fratello Sacerdote con altre cose per per questa Parrocchia m’inviò. Fatto stà che iniziò un fuggi fuggi delle mails iniziando una vera amicizia. Mi disse che suo papà era mancato pure l’anno scorso, e che da giovane fu seminarista, e dopo 4 anni lasciò, e quindi sposò sua mamma, e quindi suo padre sempre fu pratticante sincero. Ed addolorato perche questo suo figlio dal 2013 si mise nell’ ADULTERIO, e guardi un po…s’agrappava al berORGOGLIO, per giustificarsi…e non stò inventando che fu dal 2013; dunque pure anno scorso ha avuto, dopo la morte del padre, un COLPO AL CUORE, e per un soffio non passa all’ altro mondo…quello del CIELO, PURGATORIO ED INFERNO… e dopo l’ arriva un Sacerdote comprandoli un medaglione di 6 euro…le vie del VERO SPIRITO SANTO…che se ne serve di tutto e di più!…invece nel vostro “SUBITO.IT” dove pure ho fatto ricerca, mi fanno ridere i venditori che scrivono “NON I PERDI TEMPO”.

          Invece io cerco di non perdere nessuna occasione per portare la Luce del Redendore…e dunque per farla breve: iniziai dire chiaro e tondo che si trovava nel PECCATO MORTALE. Che magari appurò la morte del suo padre; che per un soffio non se ne va pure lui, e sicuramente appunto perche suo padre intercede dal Cielo, e li stanno dando un’ altra opportunità. Il discorsseto del berORGOGLIO, assai insostenible, subito lo lasciò. Inoltre dal primo momento ho iniziato offrire Santi Sacrifici per lui e sua Sposa…che meno male restò quest’8 anni pure pregando per sua conversione. In tanto i due figli, li lasciò essendo adolescenti…l’età più fragile. In tanto l’adultera ha un cugino “sacerdote” che perfino li dava la Comunione…

          Ad una mia mail in apparenza “dura”, non mi rispondeva per due settimane…perfino ho pensato che non scampò ad un secondo colpo al cuore…invece tornò più mite, morbido. Insomma, nei brevi mesi della crescente corrispondenza, e non m’allungo nei dettagli veramente STRAORDINARI, questo sabato 10, tornò al suo focolare, la Sposa ed i due figli lo hanno ricevuto perfino con un cenone di capodanno…

          In tanto io busso dappertutto, s’aprono è Grazia di Dio; se non, non porto via nemmeno la polvere, e mai è perdere il tempo.

        • Pater Luis Eduardo Rodríguez Rodríguez ha detto:

          CARO SENOFANE, LA RINGRAZIO PER SUOI COMMENTI COSÌ GENTILI NEI MIEI CONFRONTI, E DALLA DOMENICA 11, OGNI GIORNO L’HO INCLUSA NELLE MIE PREGHIERE. ERA SOLO SUGGERIRVI IL CAMBIO DEL NICKNAME PER SUA EVIDENTE FEDE E CULTURA, CHE È MOLTO DI PIÙ CHE UN POETA GRECO…DIO VI BENEDICE. SALUTI.

          • EUMEO ha detto:

            Caro don Luis Eduardo, La ringrazio DI CUORE per avermi voluto includere nelle Sue preghiere. Pregare gli uni per gli altri è forse il dono più prezioso, la forma più alta di CARITÀ. // Il suo racconto sulla vicenda del medaglione di Nostra Signora di Guadalupe è molto toccante. Davvero le vie del Signore sono infinite e imperscrutabili. // P.S. Si rappacifichi con il Matto (ma so che in cuor Suo l’ha già fatto). È un po’ pasticcione, ma mi sembra una bella persona.

    • stilumcuriale emerito ha detto:

      Non si preoccupi per il suo “italiano deficente”. Con un po’ di buona volontà si riesce a capire, se non tutto, buona parte di ciò che ci vuole dire. E su quanto scrive relativamente al Matto mi sembra che lei abbia perfettamente ragione.

    • SENOFANE ha detto:

      Temo anch’io che il nostro Enrico sia un gran pasticcione; entusiasta però, e l’entusiasmo non va mai tarpato, specie in un giovane. // Senta, padre Luis Eduardo, per caso nei suoi anni giapponesi ha avuto modo di conoscere padre Giuseppe Pittau?

      • stilumcuriale emerito ha detto:

        @Senofane.
        L’entusiasmo irrazionale mi sembra più simile al “tifo” per la squadra di calcio preferita che all’adesione motivata ad una fede concreta e pregnante come quella di un cattolico che in essa è stato cresciuto e formato in virtù e conoscenza.

        • Enrico Nippo ha detto:

          C’è anche un entusiasmo sovrarazionale, che è l’esatto inverso dell’irrazionale.

        • SENOFANE ha detto:

          Il Matto ha cucinato, in effetti, un minestrone di cavoli e rape. E per di più a merenda. Un intruglio che agli stomaci educati procura certamente dispepsia. Però tra questi ortaggi alla deriva qualcosa da recuperare forse c’è. E poi, come diceva tra il serio e il faceto il vecchio parroco di padre Gabriele Amorth, c’è sempre l’ottavo sacramento…

        • SENOFANE ha detto:

          @ Stilumcuriale Emerito.
          Be’, c’è del buono anche nell’entusiasmo per la squadra del cuore, che può produrre anch’esso qualche frutto positivo, come i molti tifosi che per festeggiare il successo dell’Italia sulla perfida Albione si sono emancipati dalla museruola. Però capisco quel che lei intende e il suo invito alla razionalità mi trova d’accordo. Il trascendimento mistico della contraddizione, per esempio, non equivale a una liberatoria per sciorinare contraddizioni ad libitum. Sotto lo scudo di sedicenti accensioni mistiche si sono compiute tante e tali aberrazioni…

      • Pater Luis Eduardo Rodríguez Rodríguez ha detto:

        Non lo ho conosciuto, perche oltre che sono molto più giovane di lui -scomparso nel 2014- già da molto se ne era andato dal mio amatissimo Giappone nei anni che io ho vissuto. Adesso che lo nomina ricordo che qualche volta ho sentito su di lui, perche ci andavo alla Santa Messa ogni giorno, prima recarmi nel mio ufficio di lavoro, nella prestiggiosa zona dove pure si trova l’ Università “Sophia”, dei gesuiti…

        • SENOFANE ha detto:

          Peccato, caro padre Luis Eduardo, mi sarebbe piaciuto avere una sua opinione su Monsignor Pittau e soprattutto un riscontro relativamente a certe sue esternazioni. Ai tempi dell’elezione al soglio di Joseph Ratzinger egli mi manifestò, a viva voce, la sua soddisfazione dicendo testualmente che “non si sarebbe potuto scegliere meglio”. Nella stessa occasione mi confidò anche precise opinioni in merito a certi cardinali sudamericani del suo ordine. Ma trattandosi appunto di confidenze, mi astengo dal riportarle.

      • Il Matto ha detto:

        La ringrazio (e non sto scherzando) per il “gran pasticcione”. Non può immaginare neanche lontanamente quanto questo Suo apprezzamento mi gratifichi!

        E poi sì, nonostante le mie 72 primavere il mio spirito è ancora giovane … giovanissimo! E libero … liberissimo!

        Essere “il Matto” è meraviglioso!

        • SENOFANE ha detto:

          72 primavere? Be’ allora lei è irrecuperabile! Scherzo, e la saluto cordialmente.
          P.S. A proposito, lei pratica kendo, iaido o che altro?

          • Il Matto ha detto:

            Soprattutto iaido. Da 42 anni.

            Ma dietro la paroletta “iaido”, a parte il suo profondissimo significato, c’è una montagna da scalare, e non a forza di filosofie e teologie ma attraverso una PRATICA della mente E DEL CORPO.

            Il minestrone cuoce da 42 anni e chi NON PRATICA può sapere che sapore ha.

            Quindi anche il chiamarlo “minestrone” o “intruglio” è fuori luogo.
            Non si può dare un nome a ciò che non si conosce.

            Anche la razionalità, accompagnata dalla sicumera dell’io emirico produce aberrazioni a iosa.

            N’est ce pas?

          • Il Matto ha detto:

            sicumera dell’io empirico

          • TEODULO ha detto:

            Amico mio, cosa sono 42 anni al cospetto della Via? Non dia troppe cose per scontate.

          • SENOFANE ha detto:

            Ma sa che, a ben guardare, quell'”emirico” non è mica poi male! In fondo il 小っぽけな自己, l’io piccino e meschinello, è vanaglorioso, capriccioso e permaloso proprio come un “emiro” 😉

          • Il Matto ha detto:

            42 anni della PROPRIA VITA sono … 42 anni della PROPRIA VITA durante i quali ciascuno semina ciò che crede. Ciò è di un’importanza VITALE.

            Di quali cose scontate parla? Se c’è uno che non dà niente per scontato è proprio il Matto.

            Ogni attimo ciascuno ha accanto la morte. Quanti sono quelli che hanno VIVA CONSAPEVOLEZZA di ciò? Dico VIVA CONSAPEVOLEZZA, non un pensiero, non una constatazione indiretta per il veder morire gli altri.

          • FILEZIO ha detto:

            Se non dà nulla per scontato, non dia dunque per scontato che gli altri non conoscano, magari anche meglio di Lei, ciò di cui parla e ciò di cui non parla, o che la loro conoscenza sia puramente astratta, teorica, libresca.

  • stilumcuriale emerito ha detto:

    Dal momento che “Io sono” è sempre esistito, e il Cosmo invece ha avuto un inizio e avrà inesorabilmente una fine, che bisogno aveva l’Eterno di crearlo? Essendo onnisciente di tutto ciò che è avvenuto e avverrà nello spazio-tempo cosmico aveva bisogno di fare esperimenti? Di vedere come si sarebbe comportata una creatura dotata di libero arbitrio? Credo che neppure ai Matti sia consentito esplorare i misteri di Dio. Ma forse sbaglio.

  • cattolico ha detto:

    IO SONO QUELLO CHE SONO,E AGGIUNSE : IO SONO MI MANDA A VOI .è UN ‘ ESPRESSIONE MOLTO CONFUSA COME MOLTE ALTRE NELLA TANAKH. I 72 HANNO COPIATO A MAN BASSA NELLA BIBLIOTECA DI ALEESSANDRIA D’EGITTO PER CUI IL CONCETTO DI ESSERE POSSONO AVERLO PRESO DA PARMENIDE. OCCORRE ANCHE RICORDARE CHE LA CANONIZZAZIONE AVVIENE SEMPRE A .A. D’EGITTO NEL 220 DC PER OPERA DEL RABBINO GIUDA IL PRINCIPE. CORDIALMENTE

    • Luca ha detto:

      Non vi è alcuna prova di ciò che afferma, gran parte mi sembra puro antisemitismo (quello vero, non l’anti-sionismo che viene spacciato per tale) che mi farebbe dubitare del suo nickname “Cattolico”. Le lingue Semite sono talmente differenti da quelle Indo-Europee, che una traduzione letterale sarebbe impossibile, ma il concetto espresso dalle due versioni è il medesimo: nella Tanakh, scrivendo che Dio è e sempre sarà (perché i tempi verbali possono essere declinati in entrambi i modi) si afferma che ciò che Dio è e l'”esistenza” stessa nonostante gli Ebrei, non essendo filosofi, mancassero di un termine equivalente. Certamente i Giudei, per volontà dello Spirito, hanno (in specialmodo fuori da Gerusalemme) subito un processo progressivo di Ellenizzazione che è quello che ci ha regalato i libri Sapienziali e gli scritti del grande Filone d’Alessandria. Ma questo non significa che abbiano “copiato” i “testi” di una Biblioteca la cui esistenza peraltro è quasi leggendaria, accertata se non ricordo male unicamente dalla lettera di Aristea.

      • TOLOMEO FILADELFO ha detto:

        Al concetto ebraico la versione greca e poi latina corrisponde solo approssimativamente. La cultura ebraica è preontologica oltre che, in senso stretto, ametafisica. L’applicazione dell’apparato concettuale dell’ontologia greca (ma “greca” è un pleonasmo) al dettato originale ebraico è sempre possibile, indipendentemente dalla via attraverso la quale essa viene operata, ma in ogni caso costituisce un trascendimento e un innalzamento di quello stesso originale giudaico; o, cristianamente parlando, il suo inveramento. Avvertìti di ciò, possiamo serenamente applicare all’aureola di Nostro Signore la dicitura ὁ ὤν (“l’Essente” o meglio ancora “Colui che è”) come infatti avviene da secoli nella tradizione iconografica greco-ortodossa. // L’unico senso in cui la Biblioteca può ritenersi leggendaria è che rappresenta la paradigmatica sintesi di un universo intero.

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