“Revertimini ad Fontes”. Questo è il Motu Proprio che ci Vorrebbe…

Porfiri 1 250x272

 

Marco Tosatti

Carissimi Stilumcuriali, il 7 luglio del 2007 papa Benedetto XVI emanava il Motu Proprio Summorum Pontificum, che ampliava la possibilità di celebrare e seguire la messa secondo il Vetus Ordo. Il maestro Aurelio Porfiri riflette sulle voci recenti, e sulla necessità di un nuovo Motu Proprio. Ma in un senso diverso da quello che ci si potrebbe attendere. Buona lettura.

§§§

 

Invece di pensare al Summorum Pontificum…

 

Dal Codice di Diritto Canonico sappiamo che i fedeli laici possono, con il dovuto rispetto, far presenti le proprie proposte per un maggiore bene della Chiesa, anche se queste fossero in qualche modo critiche.

Ora, in questi ultimi tempi notizie provenienti da fonti (molto) affidabili ci dicono che sarebbe in atto un tentativo di prossima revisione del motu proprio Summorum Pontificum, che riguarda la Messa tridentina.

Sono tanti i fedeli che beneficiano dei frutti di questo documento, inclusi tanti giovani che hanno riscoperto una spiritualità cattolica più autentica.

Se è importante, come ci viene detto, gettare ponti, non vedo perché in questo caso invece bisognerebbe ergere un muro.

La mia proposta invece, lasciando stare il motu proprio del 2007, è di fare un nuovo e in un certo senso rivoluzionario motu proprio, che chieda con forza e con misure stringenti un ritorno alla Messa nella forma ordinaria secondo le intenzioni dei documenti del Concilio.

A chi capita di partecipare alla Messa per come l’aveva prevista il Concilio?

Nella Sacrosanctum Concilium, insieme ad una maggiore partecipazione, si comandava stima per i riti riconosciuti (4), pii esercizi (13), divieto di mutare i riti (22), semplicità e decoro dei riti (34), uso del latino (36), estensione limitata della concelebrazione (57), promozione di cori e scholae cantorum (113), canto gregoriano e polifonico (116), dell’organo (120)…

Insomma, a mio parere sarebbe ottimo, necessario e urgente un motu proprio che mettesse in luce come tutti gli elementi di continuità con la prassi precedente presenti nel Concilio, secondo l’ermeneutica che ha indicato Benedetto XVI nel famoso discorso alla curia romana, e che invece sono stati sistematicamente messi da parte.

Quella che abbiamo nelle nostre parrocchie è la Messa voluta dal Concilio? Non lo credo, è una sorta di parto della mente di liturgisti e pastoralisti che credono di servire la Chiesa flirtando con la mentalità del mondo.

Si dirà che le istruzioni successive hanno rilassato alcune delle indicazioni che venivano dal Concilio. Allora bisogna comprendere che giuridicamente un conto è una Costituzione Conciliare, un conto sono istruzioni preparate da un gruppo di esperti riuniti dal Vaticano; che, pur se certamente importanti, non sono irriformabili.

Ecco, questo nuovo Motu Proprio che suggerisco potrebbe chiamarsi con le parole di san Gregorio Magno: revertimini ad fontes! Ritorniamo alle fonti del Concilio e fermiamo questo strazio che si fa del rito della Messa in tante, troppe chiese, fermiamo i preti chiacchieroni e colorati, le profanazioni continue, le musiche indegne anche di una balera…fermiamo tutto questo, riscopriamo il senso del sacro e dell’adorazione, torniamo ad inginocchiarci di più.

Ho l’impressione che se tutto questo sarà possibile, il Summorum Pontificum non sarà più nei nostri pensieri.

§§§

Porfiri 1 250x272




Copertina Tosatti Ecommerce 250x350

Ecco il collegamento per il libro in italiano.

And here is the link to the book in English. 

Y este es el enlace al libro en español


STILUM CURIAE HA UN CANALE SU TELEGRAM

 @marcotosatti

(su TELEGRAM c’è anche un gruppo Stilum Curiae…)

E ANCHE SU VK.COM

stilumcuriae

SU FACEBOOK

cercate

seguite

Marco Tosatti




SE PENSATE CHE

 STILUM CURIAE SIA UTILE

SE PENSATE CHE

SENZA STILUM CURIAE 

 L’INFORMAZIONE NON SAREBBE LA STESSA

 AIUTATE STILUM CURIAE!

ANDATE ALLA HOME PAGE

SOTTO LA BIOGRAFIA

OPPURE CLICKATE QUI

Schermata 2019 07 27 Alle 16.00.49




Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa” fino a quando non fu troppo molesto.  Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.

Se volete ricevere i nuovi articoli del blog, scrivete la vostra mail nella finestra a fianco.

L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto

16 commenti su ““Revertimini ad Fontes”. Questo è il Motu Proprio che ci Vorrebbe…”

  1. Abolire in novus ordo per far sparire all’incanto lo squallore devastante che ha ridotto la chiesa ad un’organizzazione umanitaria che si preoccupa della “ricchezza delle diversità”, e che “guarda a peccato e non al peccatore” in modo che il peccatore possa continuare a fare il proprio comodo perché l’amore bla…bla…bla…

    Non c’è altra soluzione. Non è a caso che, come sembra, si si stia tramando contro la Messa Tridentina, che viene vista come un ostacolo al progetto dissolutore modernista.

  2. La S. Messa degli anni 70-80 la ricordo con piacere, in quanto si partecipava ancora con frutto. Oggi vorrei fare ai preti che celebrano una domanda: credete che il pane ed il vino diventino il Corpo ed il Sangue del Signore?
    Se si, perché tanto tempo in lunghe omelie, letture, commenti, avvisi finali, saluti ed auguri di ogni tipo, e la consacrazione e sacrificio di Cristo celebrati invece con grande sveltezza?
    Così facendo si predica una ” presenza” generica de Cristo, non molto dissimile alla messa protestante. È una Messa piuttosto povera.
    Non ricordo che la Messa si iniziasse con: buongiorno o benvenuti, ma con l’antifona di ingresso o un canto.

  3. stilumcuriale emerito

    Nella Sacrosantum Concilium sono date indicazioni generali per rendere la liturgia più accessibile ai fedeli, ma è anche detto che “nessun altro, anche se sacerdote, osi, di sua iniziativa, aggiungere, togliere o mutare alcunché in materia liturgica.” Non si possono quindi addossare alla costituzione S.C. le schitarrate, le smandolinate, la distribuzione dell’Eucaristia affidata a fedeli qualunque che non hanno nemmeno frequentato il corso per diventare Ministri Straordinari, le preghiere dei fedeli che sembrano comizi di attivisti della Politica, i balletti, le paciamame trasformate in ostensori e tutte le profanazioni già più volte denunciate anche in articoli e commenti di Stilum Curiae.

    1. Don Ettore Barbieri

      Gli abusi sono cominciati già durante il Vaticano II: dopo la prima Messa di Paolo VI versus populum tutti a mettere tavolini. Era il 17 marzo 1965. Allora interviene Lercaro a dire di toglierli. Madtrorigo nel suo Dizionario di liturgia del 1977 ancora vita questo provvedimento e dichiara illegittimi gli altari posticci. Dopo la nota della CEI del 1966 tutti in clergymen o in borghese anche se la stessa CEI diceva che bisognava, normalmente, portare la talare. Allora Paolo VI che richiama all’abito ecclesiastico. Lo sa qual è il problema? Che non basta starnazzare perché le cose non vanno bene, occorre PUNIRE. Nel momento in cui occorreva massima severità affinché i cambiamenti legittimi non si trasformassero in abusi c’è stata la massima debolezza. Tutti i Cretinetti formatisi in quegli anni che ancora impazzano andavano asfaltati non tollerati o incoraggiati.

        1. Se non conoscessimo già la risposta, dovremmo chiederci perché ci si sia astenuti dal punire.

  4. Anthony Cosentino

    Grazie per questo post. Continuita’ con la prassi precedente secondo le direttivi di Benedetto XVI – e’ questo che e’ mancato durante gli ultimi 50+ anni dopo il concilio. Non e’ stato una evoluzione liturgica sino una rottura con parte significante del patrimonio liturgico che da forma all’orizzonte teologico di molti chi hanno ricevuto una formazione teologica e pastorale dopo il concilio. Dato a questo, molti salgono dalle facolta’ di teologia con visione fratturata della fede cattolica. Questa visione fratturata facilmente sostituisce ideologie mondiali per principi di fede. Un ritorno ai fonti liturgici mi sembra il sentiero giusto per andare avanti.

    1. Se Papa Benedetto ha fatto il
      Summorum Pontificum è perchè
      ce n’era bisogno ; i pastori di
      Santa Marta vadano piuttosto
      alla volkswagen a comprare la
      macchina elettrica così non
      svegliano il vicinato cattolico
      quando rientrano a notte
      fonda.

      1. Rimane però l’interrogativo: perché Benedetto XVI non ha mai celebrato pubblicamente veteri ordine?

  5. Maria Michela Petti

    Ci vada piano, Maestro, con «proposte per un maggiore bene della Chiesa, anche se queste fossero in qualche modo critiche».
    Potrebbe partire a razzo un emendamento a qualche preciso canone de CJC non toccato dalla recentissima revisione…

  6. Carlo Regazzoni

    perché non ritornare semplicemente alle messa di San Pio V lasciando da parte Sacrosanctum Concilium
    In merito alla vostra risposta: questa poi la conosco purtroppo

    1. Io sarei d’accordo. Le fornisco, se permette, la mia personale spiegazione: purtroppo si è voluto, proprio negli anni del Concilio, estromettere il latino dall’insegnamento con la conseguenza che ormai è una lingua morta.

  7. Carlo Regazzoni

    perché non ritornare semplicemente alle messa di San Pio V lasciando da parte Sacrosanctum Concilium

    1. Porfiri Pont Max

      Porfiri! Al prossimo conclave potrebbero eleggere lui, essendo battezzato… Già pontifica come un pontefice, vedo.

I commenti sono chiusi.

Se hai letto « “Revertimini ad Fontes”. Questo è il Motu Proprio che ci Vorrebbe… » ti può interessare:

Torna in alto