Rinuncia, Dimissioni, Abdicazione: Che Cosa ha Fatto Davvero Benedetto?

4 Maggio 2021 Pubblicato da

 

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, l’amico Andrea Cionci ci ha inviato il testo completo dell’articolo che ha pubblicato – in sintesi – oggi su Libero, in cui tratta ancora della rinuncia-dimissioni di Benedetto XVI, esplorando questa volta il tema dal punto di vista dell’abdicazione del Pontefice. Come ben sapete Stilum ha ospitato nel recente passato altri articoli sull’argomento; anche se a noi sembra che  da un punto di vista pratico – dal momento che non appare un’autorità che possa far valere queste tesi – la situazione rimane quella che viviamo; e cioè, ahimè, una situazione di estrema confusione. Buona lettura. 

§§§

 

Benedetto XVI inequivocabile: “Mi sono dimesso, ma non ho abdicato”

 

Caro Tosatti,

in merito alla dibattuta questione sulle dimissioni di Benedetto XVI, in molti si chiedono, spazientiti: “Se è ancora lui il papa, perché non lo dice chiaramente?”.

Dopo un confronto con autorevoli studiosi, ecco un documento dove papa Ratzinger spiega in modo inequivocabile che, sebbene con la Declaratio del 2013 si sia “dimesso” rinunciando al “ministerium”,  alle funzioni pratiche, di converso non ha affatto “abdicato” al “munus”, il titolo divino di papa. (Le parole sono importanti: dimettersi è rinunciare a delle funzioni, abdicare è rinunciare al titolo di sovrano).

Noiosi “legalismi clericali”, come dice Bergoglio? No. Si tratta di un problema enorme – che viene accuratamente evitato nel pubblico dibattito – perché, come tutti sanno, se un papa vivente non abdica al munus decadendo completamente, non si può indire un altro conclave. Anche dal punto di vista teologico, lo Spirito Santo non orienta l’elezione del papa in un conclave illegittimo, né lo assiste. Il “papa Francesco” quindi, non sarebbe mai esistito, sarebbe solo un “vescovo vestito di bianco”, come nel Terzo segreto di Fatima e nessuno più, nella sua linea successoria, sarebbe un vero papa. Ecco perché, prima di criticare Francesco, o di fare dietrologie, varrebbe molto più la pena applicarsi alla questione che precede e presuppone la validità del conclave del 2013. Si spiegherebbe tutto.

Ma veniamo al documento in questione: a pag. 26 di “Ultime conversazioni” (Garzanti 2016), libro-intervista di Peter Seewald, il giornalista chiede a Benedetto XVI:  “Con lei, per la prima volta nella storia della Chiesa, un pontefice nel pieno ed effettivo esercizio delle sue funzioni si è dimesso dal suo “ufficio”. C’è stato un conflitto interiore per la decisione?”.

 

Risposta: Non è così semplice, naturalmente. Nessun papa si è dimesso per mille anni e anche nel primo millennio ciò ha costituito un’eccezione: perciò una decisione simile la si deve ponderare a lungo. Per me, tuttavia, è apparsa talmente evidente che non c’è stato un doloroso conflitto interiore”.

 

Un’affermazione assurda, per come immaginiamo comunemente  la parola “dimissioni”: negli ultimi mille anni (1016-2016) ci sono stati ben quattro papi che hanno rinunciato al trono, (tra cui il famoso Celestino V, nel 1294) e, nel primo millennio del papato (33-1033), ce ne sono stati altri sei. Forse papa Ratzinger, oltre ad avere difficoltà con il latino (visti gli inspiegabili errori nella Declaratio)  non conosce bene neanche la storia della Chiesa?

 

La sua frase ha, invece, un senso perfettamente logico e coerente se comprendiamo che “dimettersi“ dal ministerium – come ha fatto papa Ratzinger – non comporta affatto “abdicare” al munus. Semmai può essere il contrario. La distinzione – vagamente (e forse intenzionalmente) ipnotica – fra munus e ministerium è stata formalizzata a livello canonico nel 1983, ma è utile a Benedetto XVI per far passare un messaggio chiarissimo: egli, infatti,  non ci sta parlando dei papi che hanno abdicato, ma di quelli che si sono dimessi come lui, cioè i pontefici che hanno perso solo il ministerium, senza abdicare.

Tutto torna:   l’”eccezione” del primo millennio di cui parla Ratzinger è quella di Benedetto VIII, Teofilatto dei conti di Tuscolo che, spodestato nel 1012 dall’antipapa Gregorio VI, in fuga, dovette rinunciare per alcuni mesi al ministerium,  ma non perse affatto il munus di papa, tanto che fu poi reinsediato sul trono dall’imperatore santo Enrico II. Nel secondo millennio, invece, nessun papa ha mai rinunciato al solo ministerium, mentre ben quattro pontefici hanno, invece, abdicato, rinunciando al munus (e, di conseguenza, anche al ministerium).

Consultato in merito alla sola questione storica, il Prof. Francesco Mores, docente di Storia della Chiesa all’Università degli Studi di Milano conferma: “Esiste effettivamente questa differenza tra il primo e il secondo millennio. Lo snodo decisivo è la riforma dell’XI secolo, che chiamiamo anche “gregoriana” (1073). Per quanto in conflitto con i poteri secolari, i papi mantennero sempre un minimo di esercizio pratico del loro potere, a differenza di pochissimi casi nel primo millennio, Ponziano, Silverio (che persero per alcuni mesi il ministerium, ma poi abdicarono esplicitamente n.d.r.) e Benedetto VIII (che, perso temporaneamente il ministerium, fu reinsediato sul trono papale dall’imperatore Enrico II n.d.r.) il quale si colloca, non per caso, sulla soglia della trasformazione dell’istituzione papale avvenuta tra il  primo e il secondo millennio”.

 

Benedetto XVI ci sta dicendo chiaramente che lui ha rinunciato al ministerium come quel suo antico, omonimo predecessore, ma che nessuno di loro due ha mai abdicato al munus.

Se non fosse così, Ratzinger  come potrebbe dire che dimettendosi come lui, nessun papa si è dimesso nel II millennio e che nel I millennio è stata un’eccezione”? Non si scappa.

Ulteriore conferma viene dall’altro libro intervista di Seewald, “Ein Leben”, dove,  a pag. 1204, Benedetto XVI prende le distanze da Celestino V, che abdicò legalmente nel II millennio (1294): “La situazione di Celestino V era estremamente peculiare e non poteva in alcun modo essere invocata come (mio) precedente”.

Sempre in Ein Leben,  la parola “abdicazione” compare otto volte – nove  nell’edizione tedesca (“Abdankung”) – e mai riferita a Ratzinger, ma solo a papi che abdicarono per davvero, come Celestino, o che volevano farlo sul serio, come Pio XII per sfuggire ai nazisti. Per Ratzinger, invece, si parla solo di dimissioni (“Ruecktritt”).

Del resto, Benedetto XVI lo ha ripetuto anche nell’ultima udienza del 27 febbraio 2013: “La gravità della decisione è stata proprio nel fatto che da quel momento (l’elezione del 2005 n.d.r.) in poi ero impegnato sempre e per sempre dal Signore. […] La mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero, non revoca questo. […] Non porto più la potestà dell’officio per il governo della Chiesa, ma nel servizio della preghiera resto, per così dire, nel recinto di san Pietro”.

Oggi, quindi, non avremmo “due papi”, bensì “mezzo” papa: solo Benedetto XVI,  privo del potere pratico. Per questo, egli continua  a vestire di bianco (pur senza mantelletta e fascia), a firmarsi P.P. (Pontifex Pontificum), a vivere in Vaticano e a godere inspiegabilmente di altre prerogative pontificie. Ci sono altre spiegazioni?

La questione non può passare in cavalleria: un miliardo e 285 milioni di cattolici hanno diritto di sapere chi è il papa. Forse una conferenza stampa di papa Benedetto, per esempio, oppure , come già accennato, un sinodo con discussione pubblica fra vescovi e cardinali nominati prima del 2013: fare chiarezza – in modo assolutamente trasparente – non è più differibile.

 

Approfondimento

Rispondendo a Seewald, circa le dimissioni dal suo ufficio, subito Ratzinger specifica, infatti: “Non è così «semplice»”, cioè “, l’ufficio papale non è “in un solo pezzo” perché nel 1983 si operò la distinzione, nel diritto canonico, fra munus e ministerium, ovvero tra titolo divino ed esercizio pratico. Alcuni canonisti bergogliani sostengono che Benedetto XVI si sia dimesso perché il ministerium e il munus sono inscindibili. Certo: questi sono inscindibili solo come “diritto iniziale” del pontefice, nel senso che un papa neoeletto ha, oltre al titolo, per forza di cose, il diritto di esercitare anche il ministerium, il potere pratico. Tuttavia, i due enti non sono equivalenti, né inseparabili dato che un papa se rinunciando al munus perde ovviamente anche il ministerium, viceversa può benissimo rinunciare al ministerium mantenendo il munus e restando papa.

Un esempio? Un neo-padre ha certamente l’inscindibile diritto di educare il figlioletto, ma se non può farlo per vari motivi, può delegare ad altri questo compito. Ma egli resta sempre il padre.

Lo stesso Ratzinger in “Ultime conversazioni” a pag. 33 cita l’esempio: “Anche un padre smette di fare il padre. Non cessa di esserlo, ma lascia le responsabilità concrete. Continua a essere padre in un senso più profondo, più intimo, con un rapporto e una responsabilità particolari, ma senza i compiti del padre”.

 

Torniamo al riferimento storico e vedremo che  i conti tornano.

Ratzinger ha quindi sintetizzato nella sua frase come nessun papa abbia abbandonato il ministerium (quindi restando papa  a tutti gli effetti) in mille anni (tra 1016 e 2016) mentre, nel primo millennio (33-1033) ciò ha costituito un’eccezione. E’ vero. Lui rinuncia al solo ministerium come quei pochi papi del I millennio, con la differenza che lo fa volontariamente. Lo specifica la stessa domanda di Seewald: “Con lei, per la prima volta nella storia della Chiesa, un pontefice nel pieno ed effettivo esercizio delle sue funzioni si è dimesso dal suo ufficio”.

Ed ecco la spiegazione completa del Prof. Francesco Mores, docente di Storia della Chiesa all’Università degli Studi di Milano: «Esiste effettivamente questa differenza tra il primo e il secondo millennio circa il funzionamento dell’istituzione papale. Lo snodo decisivo è la riforma dell’XI secolo, che chiamiamo anche “gregoriana” (da papa Gregorio VII, vescovo della Chiesa di Roma dal 1073 al 1085): un rafforzamento in senso ierocratico del ruolo del papa. Con l’istituzione di una prima forma di “clero cardinale”, dal 1059, i pontefici riuscirono a strutturare e controllare determinati uffici, anche grazie alla creazione di una gerarchia funzionariale. Per quanto in conflitto con i poteri secolari, i vescovi della Chiesa di Roma mantennero sempre un minimo di esercizio pratico del loro potere, a differenza di pochissimi casi nel primo millennio: quelli dei papi Ponziano e Silverio –che furono forse deposti per iniziativa del potere imperiale–e di papa Benedetto VIII, chefu appoggiato da Enrico IIcontro l’“antipapa” Gregorio, sostenuto dalla famiglia romana dei Crescenzi. Eletto forse nel 1012, Benedetto VIII si colloca non per caso sulla soglia della trasformazione dell’istituzione papale avvenuta tra il primo e il secondo millennio».

A ulteriore conferma, scrive il medievista Roberto Rusconi, nel suo volume “Il Gran rifiuto” (Morcelliana 2013): “Nei primi secoli le rinunce dei papi erano state causate in modo forzoso nel contesto delle persecuzioni imperiali […] A volte si era trattato di rinunce esplicite, a volte di rimozioni di fatto”.

Aggiunge il Prof. Agostino Paravicini Baragliani, tra i massimi studiosi del papato: “[Per i papi dal 1016 in poi] non mi sembra che si possa porre il problema della perdita della loro funzione, non certo per i papi che sono risultati vincenti”.

Quindi l’affermazione di Benedetto XVI è perfettamente corretta solo se si intendono le sue ”dimissioni” come rinuncia al ministerium, senza abdicazione al munus, come infatti ha scritto nella Declaratio.

E veniamo a quelle “eccezioni” di papi che si sono “dimessi” come Benedetto XVI:  Papa Ponziano (?-235), che fu deportato in Sardegna e per qualche mese rinunciò al ministerium prima di abdicare spontaneamente e legalmente, abbandonando l’ufficio. Papa Silverio, (480-537), deportato nell’isola di Patara che fu privato del ministerium dall’11 marzo all’11 novembre del 537, finché abdicò  volontariamente. Il caso più significativo riguarda invece un altro Benedetto, l’VIII, nato Teofilatto II dei conti di Tuscolo. 

Nel 1012, fu spodestato dall’antipapa Gregorio VI e costretto a fuggire da Roma lasciando per alcuni mesi il ministerium nelle mani dell’avversario, finché l’imperatore santo Enrico II fece giustizia cacciando l’antipapa Gregorio e reinsediandolo sul trono di Pietro. Benedetto VIII rimase quindi SEMPRE IL PAPA e, anche se per alcuni mesi fu costretto a rinunciare al ministerium, mai abdicò.

 

In conclusione

Con la sua risposta a Seewald, Benedetto XVI ha messo nero su bianco, con un inequivocabile riferimento storico, sebbene legato a una distinctio del 1983, che lui ha annunciato di  rinunciare al solo ministerium e che, non avendo abdicato, egli è ancora l’unico e solo papa. Per questo continua a dire che il papa è uno solo senza spiegare quale.

Se si fosse dimesso nel senso di “abdicare”, Ratzinger non avrebbe mai potuto affermare che “negli ultimi mille anni nessun papa si è dimesso”, dato che c’è il notissimo caso del rifiuto di Celestino V (1294). Ed ecco, infatti, a ulteriore prova, cosa dichiara Ratzinger nel libro intervista “Ein Leben” di Peter Seewald (2020).

Domanda di Seewald: “Nel 2009 visitò la tomba di papa Celestino V, l’unico papa prima di lei a rassegnare le dimissioni; ancora oggi ci s’interroga sul significato di quella visita. Che cosa c’era dietro?”

 

Risposta di Benedetto XVI: “La visita alla tomba di papa Celestino V fu in realtà un evento casuale; in ogni caso ero ben consapevole del fatto che la situazione di Celestino V era estremamente peculiare e che quindi non poteva in alcun modo essere invocata come precedente”.

Celestino infatti abdicò scrivendo: “…abbandono liberamente e spontaneamente il Pontificato e rinuncio espressamente al trono, alla dignità, all’onere e all’onore che esso comporta”.

 

Ratzinger ha invece dichiarato “di rinunciare al minister(ium)o di Vescovo di Roma”. Così, mantiene veste bianca e varie altre prerogative pontificie perché non ha mai abdicato.

 

 

Un’ultima considerazione

A margine, una nota da prendere col beneficio di inventario sempre necessario quando si parla di profezie, anche di santi e mistici riconosciuti dalla Chiesa. Il linguaggio immaginifico di questi messaggi non è suscettibile di interpretazioni letterali, tuttavia non possiamo non registrare come nelle profezie della mistica Katharina Emmerick, beatificata da Giovanni Paolo II, vi siano dei riferimenti che si possono adattare alla storia e alla figura del pontefice Benedetto VIII di Tuscolo, la cui “riscoperta”, come abbiamo visto, potrebbe avere conseguenze dirompenti.

 

La Emmerick annota: “Ebbi una visione del santo Imperatore Enrico II. Lo vidi di notte, da solo, in ginocchio ai piedi dell’altare principale in una grande e bellissima chiesa… e vidi la Beata Vergine venire giù da sola. Ella stese sull’altare un panno rosso coperto con lino bianco, vi pose un libro intarsiato con pietre preziose e accese le candele e la lampada perpetua”.

 

La mistica fa inoltre riferimento a una sorta di grande pontefice che verrà a rimettere le cose a posto nella Chiesa: “Vidi un nuovo Papa che sarà molto rigoroso. Egli si alienerà i vescovi freddi e tiepidi. Non è un romano, ma è italiano. Proviene da un luogo che non è lontano da Roma, e credo che venga da una famiglia devota e di sangue reale. Ma per qualche tempo dovranno esserci ancora molte lotte e agitazioni”. (27 gennaio 1822).

 

La figura di un papa forte e salvifico si ritrova anche nel messaggio della Madonna del Buon Successo, riconosciuta dalla Chiesa, (apparizione del 1594 a Quito). “Molti saranno i fattori che cooperano alla rivincita di Maria e alla restaurazione della Chiesa e della Cristianità, ma uno solo, determinante, viene enunciato dalla Madonna: il ruolo che avrà un uomo privilegiato, un “gran prelato”.

Ora, l’imperatore Enrico II fu colui che rimise sul trono il vero papa Benedetto VIII, Teofilatto dei conti di Tuscolo, feudatari di Tusculum, a pochi km da Roma.

Teofilatto era discendente di un altro papa, Giovanni XII di Tuscolo ed era imparentato con Ugo di Provenza re d’Italia dal 926 al 947: quindi forse di sangue “reale”?

Benedetto VIII fu un papa molto fermo: si impegnò nel Tirreno contro i saraceni, sostenne le rivolte antibizantine in Italia meridionale, condannò la simonia e… riaffermò il celibato del clero. Vi ricorda qualcuno?

Si potrebbe anche fantasticare sul fatto che la Madonna che giunge “nella notte della Chiesa” a esaudire le preghiere di Enrico II voglia mostrare un cardinale abusivamente vestito di bianco, (il panno rosso coperto dal lino bianco) e che il libro prezioso sia il Codice di Diritto Canonico e la lampada, la luce della ragione o la devozione per un papa defunto.

L’”arrivo” di questo “grande prelato salvifico” potrebbe essere, dunque, nella riscoperta di questo riferimento nodale a Benedetto VIII? Altre profezie fanno riferimento a una chiesa che, come un’aquila bendata e legata aspetta di essere sciolta in volo. E nello stemma di Benedetto VIII figura giusto un’aquila (animale di S. Giovanni) nera in campo d’oro.

Del resto, vi sembra realistico che nei prossimi anni spunti fuori un vescovo di sangue reale da Bracciano, da Marino, da Monteporzio o da qualche altro paese nei dintorni di Roma?

Ovviamente, sono solo supposizioni, e non potrebbe essere altrimenti trattandosi di profezie. Certo, la riscoperta del caso eccezionale di papa Benedetto VIII citato da Ratzinger potrebbe ingenerare una serie di fenomeni a catena. Se il grande prelato è Teofilatto, ce lo dirà la storia.

§§§




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110 commenti

  • Il Merlo Bianco ha detto:

    Avevo inviato per due volte un commento, ma vedo che non è stato pubblicato. Ci riprovo, sperando sia la volta buona.
    Possibile che nessuno conosca la Rivelazione di Conchiglia? Perché questa situazione vi si trovava spiegata molto chiaramente già anni fa, e la spiegazione era esattamente questa: Benedetto XVI non si è MAI dimesso da Pontefice, bensì solo da vescovo di Roma.
    Ma cosa comporta tutto ciò? Semplice: che ogni atto e nomina del suo “successore” è SENZA VALORE: di conseguenza, i cardinali da lui nominati nomineranno invalidamente i vescovi, che ordineranno invalidamente i sacerdoti, che amministreranno invalidamente i sacramenti.
    Un saluto a tutti

  • Stefano Fiorito ha detto:

    RIngrazio Marco Tosatti e Andrea Cionci.
    Quello della “rinuncia che non rinuncia” di Benedetto XVI è stato un fatto che mi saltò agli occhi subito, anche da ignorante di Canoni. Soprattutto dopo quel suo “discorso di commiato”, dove rimarcava e “spiegava” quello che aveva avuto intenzione di fare. Non sapevo ancora delle antinomie e delle invalidità formali, che forse per primo Fra Alexis fece notare al mondo. Ma, di per sè, le cose erano già evidentemente “strane”. Ci sono alcuni fatti “dogmatici”, anche in questo ambito, che credo siano innegabili.
    1. Benedetto XVI NON HA rinunciato al papato romano
    2. Detto questo, si dovrebbero chiudere tutti gli altri discorsi, ma è pur vero che nella Santa Chiesa esistono i “fatti dogmatici”, ovvero le “situazioni di fatto” e “universalmente accettate”, che “sanano” le invalidità formali o latenti, e che intervengono, sempre per permissione Divina, a dirimere le controversie. Il problema, in questo caso, è che gli stessi “fatti dogmatici” intervengono a chiarire che Benedetto XVI non ha rinunciato. Anche questo è un “fatto dogmatico”.
    3. Non avendo Benedetto XVI rinunciato al Papato, il Conclave convocato per “eleggere un vescovo di Roma”, ma non un Pontefice, non è legittimo. Chi dice che il “vescovo di Roma” è il Pontefice e dunque se si indice un conclave per eleggerlo, “di conseguenza” si elegge anche il Pontefice, dovrebbe spiegare allora come sia possibile che San Pietro non sia stato prima Vescovo di Roma, e dunque Papa, ma PAPA e dunque Vescovo di Roma. Stesso discorso per la “Sede impedita”. Se la Sede di Roma è impedita, non si può eleggere il Papa, perchè non può essere “vescovo di Roma”?
    4. Anche se Benedetto XVI avesse convocato un conclave chiedendo l’elezione del nuovo Romano Pontefice, sarebbe stato ugulamente invalido perchè Benedetto XVI non ha rinunciato
    5. Oltre la mancata Rinuncia di Bendetto XVI, esistono prove incontrovertibili della invalidità dell’elezione successiva per delitti contro la UDG di Giovanni Paolo II
    6.Sembra che la Divina Provvidenza abbia, in questa situazione, fatto in modo di far emergere TUTTI i delitti legati a tale “usurpazione di sede”.
    7.Il “Vescovo di Roma” Bergoglio, non è stato mai riconosciuto universalmente come Papa, già dal primo momento in cui fu “eletto”
    8. Il fatto che è giusto e vero che deve essere la stessa autorità della Chiesa a dirimere il problema gravissimo, non significa che la Chiesa nei suoi membri non possa porre il problema stesso, visto che è palese
    9. Riguardo al “post Benedetto”, credo (è una mia povera opinione) che non sia come il buon Andrea Cionci paventa: ovvero, anche innanzi a cardinali invalidi e già scomunicati, e ad un conclave di illegittimi, se ci fosse la VERA accettazione universale, morto Benedetto, ci sarebbe un Papa valido, ma comunque illegittimo e fraudolento. E chi lo facesse notare, avrebbe ragione. Dunque, ci sarebbe sempre l’esigenza della GIUSTIZIA di SANARE il delitto, e di ripristinare la legittimità dei Cardinali e del Papa, con processi canonici pubblici e con correzioni pubbliche.

    Detto questo, la provvidenza alcuni Papi li dona, altri li tollera, altri li infligge. Ma, anche il caso di chi paventa uno stato di sede vacante alla morte di Benedetto, sanato solo da un conclave di Cardinali non scomunicati, non credo che stia facendo una ipotesi azzardata, perchè la migliore riparazione di un delitto è che la Giustizia venga perseguita non con “fatti dogmatici” ma con VERI atti di riparazione.
    Questa la mia povera opinione

    • Andrea Cionci ha detto:

      Guardi che non si può sanare un atto invalido. Nel medioevo non c’erano le regole che ci sono oggi quindi invocare la clava del 1012 per giustificare quello che è accaduto oggi e farlo passare in cavalleria è un percorso non corretto. Altrimenti il codice di diritto canonico sarebbe carta straccia. Oggi sono state messi a punto leggi e regole affinché un conclave sia valido. Se le regole non sono state rispettate, “l’è tutto da rifare” come diceva Bartali.

      • miserere mei ha detto:

        Il punto 6 e la conclusione del Sig. Fiorito chiamano in causa la Divina Provvidenza, che resta la vera protagonista di questo tratto di storia della Chiesa.

        La lettura ascoltata oggi nella messa (Atti 15) riporta di una gran discussione sorta nella Chiesa nascente.

        Pietro prende la parola per attribuirsi tutta l’autorevolezza ricevuta da Gesù: “Fratelli, voi sapete che, già da molto tempo, Dio in mezzo a voi ha scelto che per bocca mia le nazioni ascoltino la parola del Vangelo e vengano alla fede. E Dio, che conosce i cuori, ha dato testimonianza in loro favore, concedendo anche a loro lo Spirito Santo, come a noi; e non ha fatto alcuna discriminazione tra noi e loro, purificando i loro cuori con la fede…”

        “Per bocca mia” … il Papa ha un’autorità enorme.
        Il Papa è una “cosa seria” e le sue decisioni sono serie e mai per caso. Intendo dire quelle di un vero Papa.

        Che parla in nome della Divina Provvidenza di Dio e ad essa riporta: non ad altro né ad altri.

        Benedetto XVI, in questa veste, con questa autorità e con questa sapienza, istruito da Dio, ha determinato una situazione eccezionale per tutti i credenti affinché si “purifichino i loro cuori con la fede”.

        Non l’ha fatto imponendo il proprio potere, ma sfidando la protervia di chi, nella Chiesa, esercitava ed esercita un potere differente, che riempiendosi la bocca di parole umane e ragionamenti mondani “tenta Dio, imponendo sul collo dei discepoli un giogo” che non ha nulla a che fare con la grazia e la Divina Provvidenza, bensì con i potenti della terra, i loro vizi, le loro voglie, il loro odio a Cristo.

        Il Papa dice “Noi invece crediamo che per la grazia del Signore Gesù siamo salvati, così come loro”.

        Insomma “Spe salvi”. E si è abbandonato a questo.
        Non mi preoccuperei di che cosa succederà dopo, come se non fossimo dentro questo scenario, tutto affidato alla Divina Provvidenza.

        La Chiesa è Sua, non del diritto canonico.
        Né delle delibere sinodali o alle mafie svizzere e non solo, di viziosi in carriera, disponibili ad ogni rendita di posizione, a trecentosessanta gradi e anche a novanta se necessario… No: la Chiesa non funziona così. Benedetto XVI è un umile operaio della vigna. Lascia che i ponti arditi sulla porta stretta li costruiscano altri. Lui è “dimagrito”, in modo che la Chiesa dalla porta stretta (Mt 7,13) possa passarci. Altre vie non ce ne sono.

        E’ ancora il vangelo di oggi. Gesù non lo fa per altri motivi: solo perchè la nostra “cioia” sia piena!
        E il Papa, quello che abbiamo davvero, lo sa.

      • Stefano Fiorito ha detto:

        Gentile Andrea. Non mi fraintenda.
        Io concordo in merito al DOVERE imperioso di dichiarare ufficialmente ciò che la realtà di fatto decreta: ovvero che Benedetto XVI è Papa e Bergoglio no. Solo mi permetto di rimarcare un’altra Verità: che la Chiesa, anche negli esempi storici, è l’Autorità idonea a farlo; che, anche se non lo fa o non lo fa nei tempi che ci si aspetta, non esiste un “vuoto organico”, come per le umane istituzioni. Questo perchè la Divina Provvidenza non abbandona e non abbandonerà mai, il piccolo Gregge. Ma tale realtà di “fatti dogmatici”, questo sempre secondo la mia povera opinione, non solleva gli uomini di buona volontà dal DOVERE imperioso di ripristinare il diritto! Anzi: è un elemento che li sollecita!

  • Agostino ha detto:

    “Nell’anno del Signore 2013 il giorno 28 del mese di febbraio alle ore 3 post meridiane, nel Palazzo Apostolico in Vaticano.
    Noi, Joseph Ratzinger, Vescovo, Cardinale e Pontefice Massimo di Santa Romana Chiesa, Vicario di N. S. Gesù Cristo, assurto per elezione ad opera dei fratelli Cardinali e secondo le leggi della Chiesa in data 19 aprile dell’anno del Signore 2005, nonché mediante l’accettazione del Munus Petrino e con l’imposizione del nome pontificio Benedetto XVI;
    Con riferimento alla Nostra declaratio preliminarmente pronunciata nel Concistoro dell’11 febbraio 2013;
    tenuto conto della Nostra età avanzata e considerato che a causa di essa reputiamo che non abbiamo più le forze necessarie per adempiere degnamente alle funzioni del Munus Petrino che i tempi moderni richiedono;
    con espresso riferimento all’art. 332, par. 2 del C.J. C., in piena libertà, senza alcuna costrizione e avendo per ciò Dio come testimone;
    DICHIARIAMO SOLENNEMENTE
    Di rinunciare al Munus Petrino accettato nel giorno dell’elezione a Pontefice Massimo della Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana e di rinunciare, con esso, al Pontificato e a tutte le funzioni di governo della Chiesa, spirituali e materiali, e ad ogni attributo, dignità, privilegio e onore connesso con l’Ufficio medesimo;
    DICHIARIAMO ALTRESI’
    di voler ritornare nel seno di Santa Madre Chiesa col precedente status di Vescovo e Cardinale ritirandoci umilmente in preghiera al servizio del Signore e della Chiesa.”
    E a seguire un verbale di ratifica della formale Rinuncia sottoscritto dal Segreterio di Stato pro tempore, dal Decano del Sacro Collegio Cardinalizio e da altro Cardinale con funzioni notarili i quali attestano che l’atto di Rinuncia del Pontefice Regnante, richiesto dall’art. 332 par. 2 del C.J C. era conforme alla legge ed era stato redatto, letto, confermato e sottoscritto in loro presenza nel giorno nel luogo e nell’ora indicati nell’atto stesso.
    Naturalmente ho voluto fare un esempio di come avrebbe potuto concludersi questa vicenda e come sarebbe stato tutto più semplice in questo modo, rispettando la formula del “rite manifestetur” richiesta dalla norma, in modo chiaro, trasparente e senza il minimo dubbio sulla effettiva volontà del Santo Padre Benedetto XVI di volersi dimette dall’Ufficio Petrino! Invece non è successo. Abbiamo visto invece una declaratio zeppa di errori pronunciata in un dato giorno, in cui si annuncia una rinuncia al Ministerium petrino (ma non al Munus) a una data ora di un altro dato giorno,ma a cui non è seguito quell’atto che suggellasse incontrovertibilmente e senza equivoci la rinuncia medesima, non solo al Ministerium ma al Munus. Sfido chiunque a dimostrare il contrario. Abbiamo avuto financo una coda in quell’ultima udienza pubblica del 27 febbraio 2013 in cui il Santo Padre specificava i termini della sua rinuncia, che sono esattamente quelli riportati dall’ottimo Cionci e che in verità sono triti e ritriti, citati e stracitati in questi otto anni da chi come Don Alessandro Minutella, Cionci stesso ed uno stuolo corposo di fedeli cattolici, me compreso, che in molti modi hanno manifestato e continuano a difendere la tesi che Benedetto XVI non si è mai dimesso e che “Papa Francesco”di conseguenza non esiste. Cionci ha il merito di continuare a scavare e ad investigare sotto molti aspetti questa incredibile vicenda ma temo che non sortirà a nulla a meno che il Signore non apra i cuori e le menti di quei pochi Cardinali che ancora si ritengono cattolici e senza timore di ritorsioni si alzino in piedi reclamando chiarezza. Ma, ahimé, il muro di gomma della Curia Vaticana è sempre più elastico e respinge con sempre maggior forza qualsiasi argomento gli venga sbattuto contro. La falsa Chiesa dei sacerdoti di Satana ha ora il potere nelle sue mani, quel potere che per anni hanno cercato e voluto e non intendono lasciarlo. Ma a parte la declaratio, la mancata rinuncia “rite manifestetur ” (che si portano dietro tutta una serie di situazioni oggettivamente paradossali e che qualsiasi persona di media intelligenza non può non avvertire, quali la veste bianca, il nome pontificio, lo stemma, la firma, la dignità papale, la residenza vaticana ed atti che solo il Papa può fare tipo la benedizione apostolica), a parte il Conclave invalido convocato in presenza di un Pontefice Regnante, vi è un altro elemento che da solo sarebbe in grado di mettere fine a questa storia surreale. L’ho scritto in altri commenti ed in altre occasioni sul tema e mi riferisco alla violazione della Costituzione Apostolica Universi Dominici Gregis che rende nulla e invalida l’elezione del Card. Jorge Mario Bergoglio. Qualcuno potrebbe dire che sul conclave vige il segreto ma quel segreto è stato violato da chi evidentemente ha il potere di farlo raccontando alla giornalista Elisabetta Piqué, biografa e intima amica dell’allora arcivescovo di Buenos Aires salito al Soglio, che, successivamente la chiamò al telefono “con quel suo modo inconfondibile” e le parlò. Il fatto è che come rimarca Antonio Socci nel suo libro-bomba ”Non è francesco” la giornalista Piquè, è l’unica a rivelare il dettaglio della scheda in più trovata attaccata ad un’altra votata da un cardinale elettore alla seconda votazione pomeridiana del 13 marzo 2013 nonché altri dettagli che riguardavano Bergoglio precedenti all’elezione stessa e che solo l’interessato poteva conoscere. Ora, poiché quel dettaglio della scheda non è stato mai smentito e poiché quella votazione (la seconda di quel pomeriggio) è stata annullata dando luogo a una terza votazione, e anche di questo non vi è mai stata smentita, stando così le cose l’elezione è nulla e invalida poiché la norma prevede tassativamente non più di due votazioni sia antimeridiane che postmeridiane. Non solo ma prevede che anche in caso di annullamento di una votazione (al mattino o al pomeriggio) si dia luogo a “una seconda votazione” segno evidente che non possono essere fatte più di due votazioni per sessione, anche in caso di annullamento della prima. Esistono i verbali in proposito ed è sufficiente riesumali e verificare i fatti. Conviene soprattutto a Jorge Mario Bergoglio per dimostrare che almeno in quella vicenda è tutto regolare e che di conseguenza la sua amica giornalista è una falsa inattendibile. Naturalmente io non mi accontenterei della sua parola ma vorrei una conferma giurata sotto pena di scomunica da parte di ogni cardinale conclavista superstite testimone dei fatti stessi. Caro Cionci lei ha tutta la mia stima, e credo anche la stima dei tanti commentatori di questo pregevole blog del nostro grande Tosatti che hanno a cuore nostra Santa Madre Chiesa. Continui a battersi per la Verità. Dio la Benedica e stia sicuro che un giorno Egli gliene renderà merito.

    • Andrea Cionci ha detto:

      La ringrazio molto, ma divido i complimenti con Marco Tosatti che ha la bontà di ospitarmi qui, nel sancta sanctorum degli addetti ai lavori e degli osservatori

  • Ludovico ha detto:

    Gentilissimo Dottor Tosatti, in un incontro pubblico tenuto nella mia città, presso il Santuario di Montenero, Lei rispose ad una domanda affermando che a Benedetto xvi mai avrebbe perdonato le dimissioni. A distanza di tempo tale affermazione ha trovato ancor più validità, vista la confusione che ogni giorno aumenta. Dimissioni si-dimissioni no-Papa si-Papa no-Munus si-Ministerium no… è un tormentone che sfinisce anche i più forti d’animo. Ma Benedetto Xvi si rendeva conto delle conseguenze che la sua decisione avrebbe potuto avere non per i cardinali, i vescovi, i teologi ecc. ma per il popolo di Dio? Per quelle persone cioè devote ma semplici che ignorano cosa siano il ministerium ed il munus, che non capiscono gli strafalcioni linguistici presenti nella declaratio. Per queste persone, che sono la maggioranza, il Papa è Bergoglio,è la sua voce che sentono, sono i suoi insegnamenti che seguono. Perché, per loro, la voce di Benedetto è flebile, non solo per l’età. E se Benedetto non fa sentire la sua voce in modo che lo possa sentire tutto il gregge, non solo le pecore più vicine, a cosa serve il suo munus afono? Solo a far si che il ministerium, fagociti il munus. Con la benedizione della Pachamama di turno… Preghiamo sempre confidando nel “non praevalebunt” che da sempre sostiene le sorti della Chiesa. Grazie per lo spazio concessomi.

    • Agostino ha detto:

      È vero, signor Ludovico, anche io mi sono posto la stessa domanda facendo le stesse considerazioni. Ma la mia fede in Gesù Cristo mi porta a credere che il Santo Padre per le preghiere di N.S. è sempre assistito dallo Spirito Santo sia nel Magistero ordinario che in quello straordinario. Il Card. Joseph Ratzinger è stato sempre osteggiato prima ancora che divenisse Papa perché fermo guardiano del deposito della fede e alla morte di Papa Giovanni Paolo II la mafia di San Gallo, che aveva già designato il suo uomo da piazzare sul Soglio più alto della Chiesa, per rimetterla “al passo coi tempi” (giacché come sosteneva era indietro di 200 anni) tentò il colpaccio ma non gli riuscì. Per dirla alla Gainswain, segretario di Papa Benedetto XVI, ci fu una lotta drammatica in quel Conclave che oppose il gruppo di San Gallo al Gruppo del Sale della Terra, che la spuntò. Ma gli attacchi al nuovo Santo Padre divennero sempre più proditori, aperti e sempre più insidiosi. Con il duo Obama-Clinton, sacerdoti del Nuovo Ordine Mondiale, che iniziarono a destabilizzare mezzo mondo partendo da quello islamico con il promuovimento di nuove guerre, premessa delle emigrazioni di massa cominciarono le pressioni. La corrispondenza Podestà-Clinton rivelata da WikiLeaks di Julian Assange lo dimostra. E da lì il blocco delle transazioni bancarie fece precipitare tutto e così “per il bene della Chiesa” che diversamente non avrebbe più potuto operare nel mondo è per evitare ulteriori danni, Benedetto si determinò a lasciare, ma a modo suo, senza fuggire per paura dei lupi. Al Deep State internazionale satanico interessava che Benedetto XVI lasciasse il potere, per loro il munus e il ministerium non fa alcuna differenza. Sono gente pratica. Ma la Chiesa Cattolica non ha natura umana e la sua costituzione divina essendo emanata da Dio fa la differenza. Dio permette una “potenza di inganno” fortissima per mettere alla prova la fede della sua Chiesa e per questo come dice lei oggi i fedeli ascoltano la voce di Bergoglio – Francesco (ritenendolo il Papa) e, cosa molto più grave, ne seguono i suoi insegnamenti. Viviamo in questi tempi il Mistero di Iniquità e credo che la spiegazione di questi eventi è da ricondurre esclusivamente a questo. Salviamo la nostra Fede, non spegniamo lo Spirito e non disprezziamo le Profezie. San Paolo ci aveva preavvertito.

      • Ludovico ha detto:

        Gentile Siig.Agostino la ringrazio per l’attenzione prestata alle mie considerazioni. Confidare nello Spirito Santo come onnipresente guida delle azioni del Pontefice è l’unica fonte di speranza. Perchè di capire qualcosa con le nostre (mie…)misere capacità è difficile…
        Comunque vada mi auguro solo che non venga percorsa la strada del “l’è tutto da rifare”:nel senso che considerare invalide tutte le nomine effettuate da Bergoglio e quindi mettere da una parte cardinali, vescovi e sacerdoti sarebbe catastrofico agli occhi degli umili. Che perderebbero ogni certezza.Oggi , diversamenrte dal passato, tutti sanno tutto, media e social ci bombardano e l’immagine delle Chiesa crollerebbe ad ogni livello. Con danni per le anime incalcolabili. E non basterebbe appellarsi al diritto canonico. Che il Signore ci benedica

  • Enrico Nippo ha detto:

    Facciamo il punto della situazione:

    sembra chiaro che dalla faccenda Ratzinger, il quale, grande enigma del sfinge, si è dimesso ma non ha abdicato 😯 non si è cavato un ragno dal buco, oppure, il che è lo stesso, ognuno cava dal buco il suo ragno preferito.

    Il marasma è totale, ma per fortuna c’è il … Diritto Canonico 😐.

    • pasquale ha detto:

      No Enrico, per fortuna c’è la declaratio di Papa Benedetto da cui si evince chiaramente che il Papa ha usato Munus e Ministerium come sinonimi, addirittura accoppiandoli al medesimo verbo (administrare).
      Siamo a livelli demenziali che peggio di così è difficile andare.

      • Enrico Nippo ha detto:

        Ma allora, come si dice, “se tutto va bene siamo rovinati!”

        Personalmente sono un convinto sostenitore del fatto che, in fin dei conti, questa vita è un sogno.

        Ma che questo sogno debba essere turbato dall’incubo ratzingeriano non posso accettarlo.

        E siccome ho qualcosa di molto più importante da fare, come svegliarmi dal sogno, altissimamente me ne impipo.

      • Sten ha detto:

        Infatti, ma lasciamo che le idiozie si manifestino da sole come tali.

      • Gianluigi ha detto:

        NO, quello che dice è falso. Solo “ministerium” ha usato il Papa Benedetto XVI e non come sinonimo di “munus”.

    • Adriana 1 ha detto:

      Enrico,
      c’è da supporre che all’ingresso del Paradiso verremo interrogati sul Diritto Canonico, noi, affamati di eternità…
      L’interrogatorio della Psicostasia nella religione dell’Antico Egitto, al confronto, è uno scherzo! Qua siamo agli interrogatori degli antichi dei popolari cinesi ,signori dell’aldilà, ( esami modellati su quelli per il mandarinato). La Cina è sempre più vicina. :-))

      • Enrico Nippo ha detto:

        (Non) invidio tutti quelli che continuano ad affannarsi intorno a questa vicenda che comincia ad avere del grottesco.

        Spero siano consapevoli che per loro è soltanto un passatempo. A meno che non abbiano altri argomenti con cui riempire le loro giornate, cosa che di tutto cuore spero non sia vera.

  • Slave of JMJ ha detto:

    God permitted Pope Benedict XVI to rule in a meek and humble manner, shaking hands with the enemy like Jesus allowing Judas to kiss him. Pope Benedict has won the battle by meekness, public humiliation and silence. We didnt listen when it mattered! How many of us were practicing our Faith well during Benedict’s active years? Were we reading his encyclicals? Attending his meetings? There’s a lot of writings of his on the Papal website. Pope Benedict was taken from us as a punishment for our obstinacity to sin and ignore Pope Benedict. Now we want him back. Well, read his works! Follow his charity.
    It seems easy to call Pope Benedict a fool or weak for backing down, but we may never fully understand Gods hidden will, in drawing more souls to Him through this event. If we can see the frailty of men it draws us to fear God. We took Pope Benedict xvi for granted, and now that hes in a forced retirement, we miss him and want him back. Pope Benedict xvi may be for example spending time in prayer, maybe in front of Blessed Sacrament or giving daily masses in his retirement. We may never fully understand the charity of these seemingly small activities to men. It could be holding back Pope Francis’ tyranny. It could be helping save souls. We should all be thanking Pope Benedict for making us fall to our knees when we wouldnt do it when he was King. Lets keep praying for Pope Benedict. I sure hope he goes straight to heaven. What a joy to be alive during his reign which I believe will continue and be strong from Heaven as well. “Thy kingdom come, thy Will be done.”

    • miserere mei ha detto:

      Well said of blessed Benedict.
      Ben detto del benedetto Benedetto.

      Cionci sta disturbando? Ottimo segno!

      V.R.S. N.S.M.V S.M.Q.L I. V.B.

      De gloria olivae.

    • Gabriela Danieli ha detto:

      Grazie, Grazie, Grazie di cuore per questo suo bellissimo e commovente intervento che GRIDA A TUTTI LA VERITÀ sul nostro SANTO PADRE BENEDETTO CHE OGGI PIÙ CHE MAI RAPPRESENTA LA PERSONA DI GESÙ CRISTO CONDANNATO INGIUSTAMENTE, ABBANDONATO DA TUTTI E CROCIFISSO!
      CHE DIO INYERVENGA PRESTO IN DIFESA DELLA CAUSA DEL SUO GIUSTO SERVO E GLI RIDONI LA CORONA RUBATA!
      Mi permetta di postare la traduzione in italiano (da internet) del suo BELLISSIMO INTERVENTO:

      ◾”Dio ha permesso a Papa Benedetto XVI di governare in modo mite e umile, stringendo la mano al nemico come Gesù permettendo a Giuda di baciarlo. Papa Benedetto ha vinto la battaglia con la mitezza, l’umiliazione pubblica e il silenzio. Non abbiamo ascoltato quando importava! Quanti di noi praticavano bene la nostra fede durante gli anni di attività di Benedetto? Stavamo leggendo le sue encicliche? Partecipare alle sue riunioni? Ci sono molti suoi scritti sul sito web del Papa. Papa Benedetto ci è stato tolto come punizione per la nostra ostinabilità a peccare e ignorare Papa Benedetto. Ora lo rivogliamo indietro. Bene, leggi le sue opere! Segui la sua carità.
      Sembra facile chiamare Papa Benedetto uno sciocco o un debole per essersi tirato indietro, ma potremmo non comprendere mai appieno la volontà nascosta di Dio, attirando più anime a Lui attraverso questo evento. Se riusciamo a vedere la fragilità degli uomini, ci spinge a temere Dio. Abbiamo dato per scontato Papa Benedetto XVI, e ora che è in un RITIRO FORZATO, ci manca e lo rivogliamo indietro. Papa Benedetto XVI potrebbe ad esempio trascorrere del tempo in preghiera, magari davanti al Santissimo Sacramento o tenere messe quotidiane durante il suo ritiro. Potremmo non comprendere mai appieno la carità di queste attività apparentemente piccole verso gli uomini. Potrebbe trattenere la tirannia di Bergoglio. Potrebbe aiutare a salvare le anime. Dovremmo tutti ringraziare Papa Benedetto per averci fatto cadere in ginocchio quando non lo avremmo fatto quando era re. Continuiamo a pregare per Papa Benedetto. Spero proprio che vada dritto in paradiso. Che gioia essere vivi durante il suo regno che credo continuerà e sarà forte anche dal Cielo. “Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà.”

  • Slave of JMJ ha detto:

    Praise be to Jesus Mary St Joseph and St Theresa! Can Pope Benedict XVI not rule by patience and prayer? Was not St Joseph a man of few words? Do you think God allowed Benedict XVI to step down for the sins of the people? Bible clearly states for the sins of the people He will rise up an evil dictator.
    Pope Benedict is still a Pope! The commenter still believes he was forced out under duress of being poisoned by evil Cardinals. She heard this from a freemason that had just returned from the Vatican and had items then blessed by the new Pope Francis.
    They are probably both popes, one’s good one evil. You decide who to follow. Note: Pope JP1 was poisoned to death by a clergy member and the secretariat of state. Maybe Pope Benedict felt his life was in danger. That would be a health problem.

  • Paolo, da Padova ha detto:

    Il Canone 332, § 2, è chiaro: “Si contingat ut Romanus Pontifex muneri suo renuntiet, ad validitatem requiritur ut renuntiatio libere fiat et rite manifestetur, non vero ut a quopiam acceptetur”. Nella 𝘿𝙚𝙘𝙡𝙖𝙧𝙖𝙩𝙞𝙤 del 10 febbraio 2013 Benedetto XVI disse: “plena libertate declaro me 𝙢𝙞𝙣𝙞𝙨𝙩𝙚𝙧𝙞𝙤 Episcopi Romae, Successoris Sancti Petri, mihi per manus Cardinalium die 19 aprilis MMV commisso renuntiare”. Lo iato è letterale, inequivocabile: “ministerium” non è il “munus” e Benedetto rinuncia al primo, non al secondo. Se ciò integri il “rite manifestetur” del Canone, ognuno vede da sé. Dunque Benedetto XVI è il papa e chi il Conclave ha eletto non lo è. Ciò che è accaduto non può essere cambiato: è un fatto storico dagli effetti ineliminabili. Il resto sono chiacchiere. BIG RESET.

  • Paolo, da Padova ha detto:

    Il Canone 332, § 2, è chiaro: “Si contingat ut Romanus Pontifex muneri suo renuntiet, ad validitatem requiritur ut renuntiatio libere fiat et rite manifestetur, non vero ut a quopiam acceptetur”. Nella 𝘿𝙚𝙘𝙡𝙖𝙧𝙖𝙩𝙞𝙤 del 10 febbraio 2013 Benedetto XVI disse: “plena libertate declaro me 𝙢𝙞𝙣𝙞𝙨𝙩𝙚𝙧𝙞𝙤 Episcopi Romae, Successoris Sancti Petri, mihi per manus Cardinalium die 19 aprilis MMV commisso renuntiare”. Lo iato è letterale, inequivocabile: “ministerium” non è il “munus” e Benedetto rinuncia al primo, non al secondo. Se ciò integri il “rite manifestetur” del Canone, ognuno vede da sé. Dunque Benedetto XVI è il papa e chi il Conclave ha eletto non lo è. Ciò che è accaduto non può essere cambiato: è un fatto storico dagli effetti ineliminabili. Il resto sono chiacchiere. BIG RESET.

  • Pompeo ha detto:

    Carissimi, sembra che Andrea Cionci quasi si diverta a riproporre lo stesso argomento, forse perché ha visto che il dibattito è attraente e stimolante, ma facendo confusione tra avvenimenti storici e principi dogmatici e diritto canonico. Simpaticamente vorrei riproporvi due proverbi popolari sapienziali: il 1° dice “A lava’ ‘a capa ‘ o ciuccio se perde ‘o tiempo, l’acqua e ‘o sapone” (A lavare la testa all’asino si perde tempo, acqua e sapone); e il 2° “Si ‘o ciuccio non vo’ vevere, hai voglia ‘e sischià” (Se l’asino non vuol bere, hai voglia di fischiare).
    Il 12 aprile avevo fatto il proposito di fare l’ultimo intervento sull’argomento, riportando ciò che dice la dogmatica, citando Michele Schmaus (stiamo nel 1963, venti anni prima del 1983). Ma visto che Andrea Cionci insiste, sono costretto a interrompere il proposito.
    Sottolineo che il libro citato è del 1963, II edizione, lo stesso risale quindi ben prima del Concilio Vaticano II.
    Non sto qui a prolungarmi oltre, semplicemente reinserisco quanto scritto allora, e che forse Andrea Cionci (volutamente o meno, non lo so) non ha letto e al quale non ha replicato. Credo che quanto dissi allora è molto esplicito ed esaustivo al riguardo. Allora buona lettura a tutti. Pace e Bene e che il Signore ci illumini e lo Spirito Santo ci rafforzi nella fede. La META per tutti è unica: il Paradiso, ma sforziamoci per raggiungerla senza dare il fianco al DIVISORE per eccellenza: Satana, il diavolo. Amiamo Cristo Signore e la sua Santa Sposa la Chiesa, di cui noi facciamo indegnamente parte, per grazia di Dio.

    Pompeo
    12 Aprile 2021 alle 22:57
    Carissimi, desidero fare l’ultimo e decisivo intervento sull’argomento, in seguito mi taccio. Come ho detto in precedenza, sarebbero molto lunghe e articolate, e ne sono sicuro, non ascoltate, le argomentazioni che si potrebbero fare. Ma per chi desidera può andare a rispolverare lo studio dogmatico di Michele Schmaus sulla “CHIESA”, e in particolare il paragrafo 176 da pag. 610 fino a pag. 629 che riguarda : “Potere di ordine e potere di giurisdizione” e senz’altro avrete le idee più chiare. Ora voglio riportare un dogma della Chiesa proclamato dal Concilio Vaticano I, ma prima voglio fare una breve riflessione: Papa Benedetto XVI ha rinunciato ad essere il Vescovo di Roma, perché prima lo era (credo che sia palese ed assodato o avete dubbi su questa realtà e verità?). I cardinali in conclave hanno scelto un nuovo Vescovo di Roma, che si è chiamato: Papa Francesco, Vescovo di Roma (lo ha detto lui stesso dalla loggia di San Pietro; ve lo ricordate?). Ebbene la dogmatica insegna che il primato di successore di Pietro è del Vescovo di Roma. E allora riportiamo ciò che afferma il dogma proclamato dal Concilio Vaticano I sull’esempio dei Concili ecumenici di Lione e di Firenze; il Concilio stabilisce: “Chi dunque afferma… che il vescovo di Roma non è il successore di Pietro in questo primato, sia scomunicato” (Denz. 1825). Quindi è proposizione di fede che il vescovo di Roma, quale successore dell’apostolo Pietro, è titolare di fatto del primato. Benedetto XVI è semplicemente, oggi, il “Vescovo emerito” di Roma; è stata una sua libera, ponderata scelta, fatta non a cuor leggero, ma dopo molta preghiera e travaglio interiore, e dopo una pace interiore. Sempre lo Schmaus afferma che “riguardo al potere di ordine” del papato solo il titolare può rinunziare con effetto giuridico; cosa che ha fatto Benedetto XVI e di conseguenza non ha più potere papale, gli sono rimaste, come lui stesso ha detto, “la croce” e “la preghiera”. Lasciamolo in pace e facciamo i “buoni” cattolici, se ci riusciamo, senza presunzioni e senza pregiudizi. Ora sta a voi se rimanere nella Chiesa o separarvi da Essa. La scomunica ha questo effetto.
    • Pompeo
    13 Aprile 2021 alle 19:11
    Carissimo Andrea, chi mai ha detto che Benedetto abbia rinunciato al “munus”, che in italiano e in dogmatica sarebbe il “potere di ordine”. Benedetto XVI è Vescovo e lo è in eterno, ma ha rinunciato al “ministerium”, ossia al “potere di giurisdizione”, e lo ha fatto pubblicamente davanti ai Cardinali e al mondo intero. Più ratifica di questa? Ho invitato a “studiare” l’argomento, riportando riferimenti autorevoli, che per l’occasione ho rispolverato. Sappia che il diritto canonico è parte integrante della dogmatica, perché quanto scritto in esso combacia con la stessa e ambedue non possono contraddirsi. Visto che non vuole aprire il libro dello Schmaus e, almeno, leggere, allora, in breve e in sintesi, riporto l’essenziale di pag 616, in cui si afferma che “i due poteri non si possono completamente separare tra loro” [cioè potere di ordine potere di giurisdizione, munus e ministerium]. “Il potere di ordine è ordinato al campo sacramentale e può essere esercitato in tutta la Chiesa [sia da un Vescovo, sia da un sacerdote, quest’ultimo deve avere però sempre il permesso del Vescovo del luogo dove vuole esercitare]; il potere di giurisdizione alla disciplina della vita esterna: il primo, come si diceva nel medioevo, al corpo eucaristico di Cristo, il secondo al suo corpo mistico. Inoltre il “potere di ordine” è inammissibile, il potere di giurisdizione è ammissibile, e si perde con la rimozione dall’ufficio ”. “L’impiego (assegnazione dell’ufficio) autorizza ad esercitare lecitamente i poteri di ordine. Esso si riferisce alla funzione disciplinare nei riguardi del potere di ordine e può essere dato e tolto (ad eccezione del potere papale, il cui titolare però può rinunziare con effetto giuridico” [più chiaro di così!!!!]. quindi Benedetto XVI con la rinuncia al “ministerium” o potere di giurisdizione sulla Chiesa di Roma e di conseguenza quella Universale, non può più esercitare il potere papale o funzione papale (scelga lei la dicitura che più le aggrada), perché non è più Vescovo di Roma, ma solo “emerito”, come tanti altri vescovi “emeriti” che possono risiedere nella Diocesi in cui hanno esercitato, ma che non hanno nessun potere di giurisdizione sulla stessa, perché è stato insediato un altro Vescovo con pieni poteri giurisdizionali. Che poi si è voluto chiamare “papa emerito, nulla muta nella sostanza. E intanto ricordo e riporto quanto scritto nell’intervento precedente, ciò che dichiara il dogma proclamato dal Concilio Vaticano I sull’esempio dei Concili ecumenici di Lione e di Firenze; il Concilio stabilisce: “Chi dunque afferma… che il vescovo di Roma non è il successore di Pietro in questo primato, sia scomunicato” (Denz. 1825). Spero che sia chiaro quanto scritto, altrimenti, non si offenda, studi o ristudi la dogmatica e il diritto canonico di persona, così le notizie e le idee saranno più convincenti e precise. Come vede mi sono impegnato un po’ di più e la saluto fraternamente. Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat: la Santa Chiesa è saldamente protetta, custodita e ancorata nelle Sue mani, nonostante il Nemico infernale voglia dividere e annientare le “sue pecore”.

    • Gianluigi ha detto:

      Speriamo che sia il suo ultimo intervento, perchè è veramente penoso sentire di queste sciocchezze che lei dice parlando di dogmi senza neppure sapere di cosa stà parlando e senza neppure conoscere il codice di Diritto Canonico: perchè in questa vicenda prima viene quest’ultimo

      • Pompeo ha detto:

        Carissimo, GianLuigi,un po’ di dogmatica e di diritto canonico l’ho studiato, non so se tu l’abbia fatto, ma poiché non mi reputo un esperto, ti consiglio, con un po’ di umiltà, se ami la verità, di rivolgerti ad un esperto di diritto canonico, e forse sarai più soddisfatto, prima di dare dei giudizi affrattati. Puoi facilmente reperire, su internet, e leggere e approfondire uno studio interessante sull’argomento di cui stiamo discutendo e precisamente: “Officium et munus tra ordinamento canonico e comunione ecclesiale di Stefano VIOLI (professore incaricato di Dirittto Canonico nella facoltà Teologica dell’Emilia Romagna). Ti aiuto a trovarlo: https://www.statochiese.it>Violi.M_Officium.pdf. Si legga in particolare i paragrafi 4 (il nesso tra munus e officium); 5 (La nozione di munus tra teologia e diritto canonico; 7 (Il munus dei Vescovi); 8 (Il munus del Vescovo di Roma; 10 (La rinuncia di Benedetto XVI alla luce della nozione teologica di munus). Dopo aver studiato, cerchi di confutare il Violi. Forse anche lui è “ignorante” come me. Buona lettura e buono studio. Ah! Vorrei aggiungere uno chiosa: come mai tutti i Cardinali, Vescovi, specialmente quelli da voi tanto apprezzati e amati, come Viganò, Schneider, ed altri, non si esprimono su quanto dibattuto? Anche loro sono degli inesperti e “ignoranti” come me? Senz’altro lo criticano, ma, mi sembra, non affermano in alcun modo che il Papa Francesco non sia quello regnante. Mi stia bene.

        • Gianluigi ha detto:

          Cosa dice chiaramente il canone 332 par 2?

          • Pompeo ha detto:

            Visto che insisti, ti accontento riportando il Can. 332 – §2. Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti.
            Premesso che l’assunzione del munus si concretizza al momento dell’accettazione; la rinunzia è valida se fatta liberamente e debitamente manifestata. La rinunzia senza libertà non è valida. Papa Benedetto XVI ha “rinunciato” “liberamente” (senza alcuna costrizione) e “debitamente manifestata” in un Concistoro (poteva scegliere anche altra forma, ma ha preferito questa). “Non si richiede invece che qualcuno la accetti”, perché al di sopra del Sommo Pontefice c’è solo Dio e nessun altro. Ti aggiungo un’intervista fatta al canonista M.J.Arroba Conde, proprio riguardante il canone di cui sopra; senz’altro egli ti risponderà meglio di me, che sono un ignorante, e forse avremo le idee più chiare. Buona lettura
            INTERVISTA. Il canonista Arroba: «Un gesto di servizio»
            Matteo Liut martedì 12 febbraio 2013
            La scelta di Benedetto XVI è la più evidente manifestazione del principio che regge tutta la struttura della Chiesa: «Tra i fedeli di Cristo ogni incarico è fatto per servire e non per essere serviti». A sottolinearlo è il professor Manuel Jesús Arroba Conde, docente ordinario di Diritto canonico alla Pon¬tificia Università Lateranense, che ricorda le radici teologiche e giuridiche del gesto compiuto ieri dal Papa. Benedetto XVI, infatti, ha rinunciato al suo «ufficio», secondo quanto previsto dal secondo paragrafo del canone 332 del Codice di diritto canonico.
            Professore, che significato ha questo canone? Va detto che quello del Romano Pontefice, da un punto di vista strettamente giuridico, è configurato come un ufficio ecclesiastico. E per ogni ufficio, da quello del parroco a quello «supremo» del Papa, è prevista la rinuncia. Tale possibilità s’inserisce non in una logica di potere ma di responsabilità nei confronti della missione legata all’ufficio stesso. Chi viene nominato a un ufficio, infatti, è al servizio della missione affidatagli, non viceversa, e ne risponde davanti a Dio. Meglio usare quindi il termine «rinuncia» e non «dimissioni»? Direi che il termine «rinuncia» da un punto di vista canonico è più corretto. Esprime la presa di coscienza che non si è nelle condizioni di svolgere adeguatamente il compito affidato. D’altra parte nel Codice di diritto canonico, meglio che in altre realtà, è chiaramente espresso il fatto che gli uffici – anche il più elevato come quello del Papa – non esistono per se stessi ma per la cura delle anime. Così per tutti gli uffici, oltre al modo di assumere un incarico – nel caso del Pontefice attraverso l’elezione da parte dei cardinali con successiva accettazione dell’eletto –, sono previsti anche i modi di perderlo. Tra questi modi si annovera la rinuncia. Questo risponde anche a due dati del contesto attuale: l’allungamento della vita, non sempre con un corrispondente «vigore», e l’aumento delle sfide poste in modo immediato a chi svolge l’ufficio personale di guida suprema della Chiesa. Ma l’«ufficio del Papa» prevede condizioni particolari per la rinuncia? Come per tutti gli uffici ecclesiastici la rinuncia, come atto giuridico, deve essere compiuta attraverso un atto libero e nel pieno delle proprie capacità. A differenza degli altri uffici, però, la rinuncia del Papa non richiede l’accettazione da parte del superiore, essendo quella del Pontefice l’autorità suprema. E poi essa deve essere «debitamente manifestata», cioè deve essere pubblica. Ratzinger ha scelto un Concistoro per l’annuncio. Poteva farlo anche in un altro contesto? Certo. Nel diritto la richiesta di una manifestazione pubblica della rinuncia – che non può restare una decisione privata – non è tradotta in una formalità concreta. L’annuncio di ieri ha qualche effetto giuridico immediato? L’unico effetto è che dal 28 febbraio alle ore 20 si passerà da una situazione di «Sede piena» a una di «Sede vacante» con tutte le conseguenze giuridiche. Non esistono situazioni «intermedie » e questo per garantire la normalità dello svolgersi della vita della Chiesa. Il ministero petrino, infatti, è centrale per la Chiesa ma non è il centro, che rimane Cristo. A regolare la situazione di sede vacante, poi, è la Costituzione apostolica «Universi Dominici gregis» di Giovanni Paolo II. Le norme per questo Conclave, quindi, saranno le stesse di quello del 2005? Sì, tranne per un punto: Benedetto XVI, infatti, ha modificato le norme, laddove permettevano dopo i primi tre giorni e altre 21 votazioni di eleggere il Pontefice con la sola maggioranza assoluta (il 50 per cento più uno) dei voti. Ora saranno sempre necessari i due terzi dei voti. Questo perché la scelta del Pontefice dev’essere il più possibile fondata sulla comunione di tutta la Chiesa universale, rappresentata dai cardinali in Conclave. Rispetto al caso della morte del Pontefice le procedure per la convocazione del Conclave sono diverse? No, sono le stesse. Dal momento in cui ci sarà la sede vacante si potranno avviare le procedure per l’elezione e il primo atto sarà la convocazione delle Congregazioni generali di tutti i cardinali. Queste dovranno essere almeno tre: nella prima i porporati giureranno mentre nelle due successive ascolteranno due meditazioni. Questo per garantire che l’elezione del Pontefice avvenga dopo un preciso percorso di discernimento.

        • Gianluigi ha detto:

          Come mai lei non cita del can 332 par 2 la distinzione fondamentale tra “munus” e “ministerium”? le fà comodo così? Lo decide lei adesso il codice di Diritto Canonico?

          • Pompeo ha detto:

            GianLuigi, ti accontento subito. (Posso permettermi di darti del tu, che sembra più familiare e amichevole, visto che mi hai dato del lei, altrimenti il tu diventi automaticamente “ lei”).Invio intanto il canone 332 § 2, sia in latino che in italiano:
            Can. 332 —§ 2. Si contingat ut Romanus Pontifex muneri suo renuntiet, ad validitatem requiritur ut renuntiatio libere fiat et rite manifestetur, non vero ut a quopiam acceptetur.
            Traduzione in italiano, non del sottoscritto, ma tratta sempre dagli atti ufficiali riguardante il Diritto Canonico.
            Can. 332 – §2. Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti.
            Come puoi bene notare, non fa nessuna distinzione fondamentale tra “munus” e “ministerium”, ma parla solo di “munus” che è stato tradotto con “ufficio”. Ma la quaestio è molto articolata.
            Avevo consigliato, dando tutte le indicazioni, di leggere lo studio del canonista Violi (https://www.statochiese.it>Violi.M_Officium.pdf), ma a quanto pare non è stato fatto, allora invio solo il punto 10, sperando che Marco Tosatti lo possa inserire, perché non è proprio corto, ma è molto interessante per te, per Cionci e per tutti noi. Ma sono interessanti anche i numeri precedenti dello studio, perché parla proprio, con studio approfondito, di munus/ officium/ministerium.
            10-La rinuncia di Benedetto XVI alla luce della nozione teologica di munus
            Stando al magistero di papa Benedetto, il munus del Vescovo di Roma, ottenuto con l’elezione legittima da lui accettata insieme con la consacrazione episcopale, al pari del munus degli altri vescovi, comporta “un sempre e un per sempre” . Consapevole che l’ontologica partecipazione ai sacri munera, determina un legame esistenziale con la missione affidatagli, Benedetto XVI, nel suo atto formale di rinuncia, non ha utilizzato l’ambigua formula codiciale renuntiatio muneri del can. 332 § 2 CJC 1983. Ha dichiarato invece di rinunciare al ministerium . A questo punto le considerazioni fin qui fatte relativamente alla distinzione tra munus e ufficio, rilette alla luce della prassi adottata da Benedetto XVI successivamente alla rinuncia, mi sembra attestino la persistenza del nesso ipostatico e irrevocabile con il munus di vescovo di Roma nella persona del papa resignante anche in seguito alla perdita dell’ufficio di Romano Pontefice. Ritengo pertanto che il termine “ministerium” utilizzato dalla Declaratio sia da intendersi in questo caso come sinonimo di officium, secondo un possibile significato già individuato da Peter Erdö nei diversi utilizzi di ministerium nel Concilio. Tale lettura trova conferma nelle parole pronunciate da Benedetto XVI nella sua ultima udienza: “Non porto più la potestà dell’officio per il governo della Chiesa”. L’oggetto della rinuncia, ovvero “il ministero del Vescovo di Roma”, non solo suggerisce, ma anche impone questa interpretazione. Applicando le disposizioni canoniche sui Vescovi diocesani al Vescovo di Roma, anche la rinuncia del Romano Pontefice comporta la perdita dell’ufficio e delle potestà annesse. Da ciò consegue che la sede del vescovo di Roma diventa vacante a motivo della rinuncia, e il Papa eletto esercita in pienezza il munus petrino, l’ufficio ecclesiastico di Romano pontefice con tutte le potestà annesse. La rinuncia però non comporta nel resignante la perdita della partecipazione ontologica ai sacri munera e all’esercizio di quei ministeri legati al munus che non richiedono l’esercizio del potere annesso all’ufficio [“ hoc munus secundum suam essentiam spiritualem non solum agendo et loquendo ex se qui debere, sed non minus patiendo et orando”: BENEDETTO XVI, Declaratio,10febbraio2013]. Avvalorano questa interpretazione le parole pronunciate da Benedetto XVI nella sua ultima udienza, o declaratio secunda. Con la consacrazione episcopale e l’accettazione della legittima elezione, la vita stessa del Vescovo di Roma appartiene totalmente all’opera di Dio. Come Gesù, l’Unigenito del Padre, per giovare a molti uscì dal seno del Padre, così “chi assume il ministero petrino non ha più alcuna privacy. Appartiene sempre e totalmente a tutti, a tutta la Chiesa. Alla sua vita viene, per così dire, totalmente tolta la dimensione privata”. Come rispondendo alla domanda posta da Gregorio Magno nella sua Regola Pastorale, Benedetto sottolinea che la rinuncia non comporta il suo ritorno nel secretum, ovvero nel privato di una precedente tranquillità: “Non ritorno alla vita privata, a una vita di viaggi, incontri, ricevimenti, conferenze eccetera. Non abbandono la croce, ma resto in modo nuovo presso il Signore Crocifisso”. Dopo aver illustrato l’esatto contenuto giuridico della rinuncia (non porto più la potestà dell’officio per il governo della Chiesa), specifica che “nel servizio della preghiera resto, per così dire, nel recinto di san Pietro”. L’accettazione della legittima elezione non comporta soltanto il conferimento di un mero ufficio ecclesiastico; pone il sigillo al carisma petrino, anch’esso dono irrevocabile di Dio, che configura il vescovo di Roma, successore di Pietro, in modo singolare rispetto agli altri vescovi. Tale singolarità appare permanere anche nel vescovo emerito di Roma, almeno stando al richiamo evocativo della sede romana: “rimango in qualche modo nel recinto di Pietro”. Qui Benedetto sembra interpretare la perpetuità del legame spirituale suggerito da Innocenzo III tra il Romano Pontefice e la sede di Roma, non nell’ufficio o nelle potestates, ma nel munus. A conferma della perpetuità di questo legame spirituale si aggiunge la scelta di conservare il nuovo nome di Benedetto, assunto al momento del conferimento del munus petrino: “SanBenedetto, il cui nome porto da Papa, mi sarà di grande esempio in questo. Egli ci ha mostrato la via per una vita, che, attiva o passiva, appartiene totalmente all’opera di Dio”. Ma come si esprime concretamente il legame non reciso con il munus petrino dopo la rinuncia? In forza della ontologica partecipazione alla missione di Cristo, la vita stessa, “attiva o passiva” del Vescovo di Roma, nella sua totalità, appartiene all’opera di Dio. Quando viene meno l’esercizio attivo del munus mediante le parole e le opere, quando cessa l’ufficio ecclesiastico e i poteri annessi, rimane la vita che continua ad appartenere all’opera di Dio nella sua dimensione “passiva”. L’aggettivo, vissuto alla luce della partecipazione al munus stesso di Gesù, non descrive una passività, ma indica piuttosto una partecipazione attiva alla passione di Cristo come risposta fedele a una missione che chiede di completare nella carne, mediante la preghiera e la sofferenza, quello che manca ai patimenti di Cristo a favore del suo corpo che è la Chiesa (Col1,24), sull’esempio del buon Pastore che avendo tutto il potere nelle sue mani depose le vesti, non dismettendo in questo modo, ma portando a compimento il suo munus a servizio degli uomini, cioè la nostra salvezza. Per questo, come rispondendo alle critiche di chi vedeva nella rinuncia uno scendere dalla croce, dirà: “Non abbandono la croce, ma resto in modo nuovo presso il Signore Crocifisso”. Per continuare dunque la missione affidatagli, non ha abbandonato il nome di Benedetto. Accanto al nome nuovo assunto con la legittima accettazione, Benedetto XVI affiancherà il titolo “papa emerito”. Secondo le prime reazioni dei canonisti, Ratzinger non doveva più essere papa. Per alcuni avrebbe dovuto avere il titolo di “vescovo emerito di Roma”, per altri “già romano pontefice”, ma sicuramente non “papa emerito”. I diversi pareri saranno superati dalla decisione della Santa Sede di chiamare e considerare Ratzinger “papa emerito o Romano Pontefice emerito”. La scelta del termine “papa” mi pare adeguata per esprimere la permanenza del munus ontologico sacramentale nel Vescovo di Roma resignante insieme alla perdita dell’ufficio e dei poteri a esso connessi. “Pap a” infatti rimanda a una formula affettuosa utilizzata in origine per indicare la paternità dei vescovi; a differenza di altri titoli come Romano pontefice, Vescovo di Roma, capo del collegio…non appartiene al linguaggio del diritto, preferendo i Codici impegnare altri titoli come Romano Pontefice, Vescovo di Roma… Il titolo di “emerito” richiamando il legame spirituale persistente tra i vescovi diocesani e la loro diocesi di servizio dopo la rinuncia, depone ulteriormente a favore della tesi proposta in questo saggio. A motivo della perdita dell’ufficio e delle potestà annesse, in caso di eventuale conflitto tra il Papa emerito e il Vescovo di Roma/Romano pontefice, si applica per analogia l’antico principio grazianeo secondo cui prevale senz’altro quest’ultimo, dal momento che per definire le questioni non è necessaria solo la scienza ma anche la potestas, e questa è annessa all’ufficio. Ritengo che il papa emerito non possa partecipare ai concili ecumenici, in quanto, avendo rinunciato all’ufficio e alle potestà annesse non sembra opportuno che concorra all’esercizio della potestà sulla Chiesa Universale in modo solenne. A motivo del suo nuovo status non torna né può tornare a essere cardinale; dunque non partecipa al collegio cardinalizio. Ritengo che non abbia neppure titolo di essere nuovamente investito dell’ufficio di Vescovo di Roma a motivo della inabilità al suo esercizio dichiarata in modo inappellabile nell’atto di rinuncia. In quanto successore dell’Apostolo, il papa emerito rimane tenuto alla sollecitudine per tutta la Chiesa che, sebbene non esercitata con atti di giurisdizione ma con la preghiera e la sofferenza, contribuisce sommamente alla Chiesa universale. Ritengo infine che, nel momento del suo decesso, vada applicato l’ordo exequiarum Romani Potificis.

        • Gianluigi ha detto:

          Niente affatto: il “munus” non è sinonimo di “ministerium” come lei erroneamente afferma. Lei continua ad ignorare che il can 332 richiede la rinuncia al “munus”

          • Pompeo ha detto:

            Termino il dibattito con lei, (visto che si limita solo a fare delle semplici dichiarazioni prive di contenuto e sulle quali è fortemente arroccato, senza sforzarsi di almeno leggere eminenti giuristi, che si sono cimentati sull’argomento, sviscerandolo e articolandolo dettagliatamente), riportando le parole precise di papa Benedetto XVI nella sua Declaratio e la invito ad andare alle fonti: Atti di Benedetto XVI, e aggiungo il files che riporta la Declaratio completa con relativa nota giuridica di Fernando Puig.
            “Conscientia mea iterum atque iterum coram Deo explorata ad cognitionem certam perveni vires meas in gravescente aetate non iam aptas esse ad munus Petrinum aeque administrandum”.
            “Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero Petrino”.
            Sottolineo “non sono più adatte ad amministrare [esercitare, condurre, dirigere, governare, gestire, guidare, curare, sovrintendere, tenere, reggere, trattare, somministrare (scelga lei quello che desidera] adeguatamente il munus Petrinum”.
            Più chiaro di così! Benedetto XVI ha “rinunciato”, quindi non può più esercitare il “munus Petrinum”. Fatevene una ragione.
            http://www.iusecclesiae.it › sites › default › files › 9 … Pdf
            ATTI DI BENEDETTO XVI
            Declaratio del Santo Padre Benedetto XVI sulla sua rinuncia al ministero di vescovo di Roma … È rilevante il fatto che la dichiarazione sia stata fatta nel corso di una ri- … 332 § 2: quando afferma che per la sua validità, la rinuncia “venga.

          • Gianluigi ha detto:

            Se ne faccia una ragione lei: Papa BXVI è ancora Pontefice a tutti gli effeti che a lei piaccia o no. Lei non capisce, o fà finta di non capire, la differenza tra “munus” e “ministerium”

    • Gianluigi ha detto:

      Il “ministerium” non corrisponde al “potere di giurisdizione” come lei dice, ma sia il potere d’ordine che di giurisdizione sono in capo al Munus. il “ministerium” è lesercizio attivo di un potere in capo al munus

    • Andrea Cionci ha detto:

      Bene, noto che ora mi si dà apertamente del “ciuccio”, ma era messa in conto. Di solito le strategie di chi non ha argomenti efficaci sono la denigrazione, il silenzio o l’attacco personale. La ringrazio quindi per avermi risparmiato i più spiacevoli e la sua risposta mi incoraggia ancor più: si vede che sono proprio sulla strada giusta. Lei parte dal presupposto (sbagliato) che Benedetto si sia dimesso validamente e che le regole per la rinuncia non contino niente, e che non si contempli la possibilità di una rinuncia giuridicamente invalida, ma evidentemente papa Ratzinger ne sa meno di lei, tanto che dice che nessun papa si è dimesso per mille anni e anche nel primo millennio è stata un’eccezione. Mi spieghi un po’ questa questione dall’alto della sua sapienza. Basterebbe chiederle conto di questa frase per silenziarla,, ma farò uno sforzo in più e le segnalo anche il fatto che dalle 17.30 alle 20.00, del 28 febbraio 2013 il Santo Padre era ancora il papa. Quindi dal suo commiato al mondo all’ora x sono passate due ore e mezza in cui poteva benissimo cambiare idea. Ecco perché era necessaria una firma alle ore 20.00 o un’ulteriore dichiarazione pubblica che non è mai avvenuta. L’unico problema di questa faccenda è che purtroppo papa Ratzinger non aveva fatto i conti con quelli che la pensano come lei, quelli che non riconoscono nessun papa dal ’58 e gli altri attori del fuoco amico.

  • P. Brian Paul MAGUIRE,c.p. ha detto:

    Questa distinzione del 1983, quando tra MUNUS e MINISTERIUM spiega poco. Dopo tutto fu nel 1983 che andò perduto CIC can. 2335 del 1917! Il Successore di PIETRO stabilisce che cosa è il MAGISTERIUM della Chiesa per l’autorità del suo MUNUS, mentre nel suo MINISTERIUM gode di moltissimi MINISTRI a scelta che lo aiutano nel lavoro di preparazione delle decissioni da emettere tramite il suo MUNUS. E’ il Papa con l’autorità divina del suo MUNUS (Mt. 16, 16-18) che stabilisce cosa sia il MAGISTERIUM della Chiesa, e non il lavoro storico-umano del suo MINISTERIUM. Nessun Ministro ha l’autorità di prendere le veci del suo Sovrano (Mt. 10, 24). ERGO, in ultima analisi, Benedetto XVI, se non ci si oppone, è personalmente responsabile per quello che Francesco gli sottomette alla sua attenzione perché lo sottoscriva, firmi e inserisca nel MAGISTERIUM della Santa Chiesa Cattolica! CREDO, invece, che la soluzione dei due Papi contemporanei va cercata piuttosto nella questione: Benedetto XVI teme forse di perdere la immunità politico-diplomatica se, per la tranquilità di tutti, abdicasse una volta per sempre al MUNUS (cum MINISTERIUM) del suo Papato, risparmiandoci il precedente di un “Collegio di Papi” di un “Pietro Collegiale”, per non dire “Collettivo”…….anche se gli fosse concesso di “restare nel recinto di San Pietro”? O forse teme qualcosa di peggio dei lupi (Jn. 10, 12)? La gloria del Martirio forse? E cosa facciamo se Francesco dovesse morire PRIMA di Francesco ? Con Dio non si scherza (Gal. 6, 7).

    • Andrea Cionci ha detto:

      Se “spiega poco” la distinzione allora ci spiegherà lei cosa vuol dire che nessun papa si è dimesso per mille anni e nel primo millennio è stata un’eccezione. Buon lavoro!

    • Gianluigi ha detto:

      La distinzione del 1983 nel codice di diritto canonico spiega tutto, no “spiega poco” come lei dice

  • Carlo ha detto:

    In ogni caso il vero Papa è ancora Benedetto XVI in quanto non si è dimesso l’11 febbraio 2013 (infatti dopo tale data è rimasto Papa a tutti gli effetti) e poi il 28 febbraio 2013 non ha fatto alcunché che lo potesse far passare da essere Papa a essere ex-Papa. Di conseguenza Jorge Mario Bergoglio è ancora soltanto un Cardinale, indipendentemente da quello che ha insegnato da presunto Papa. D’altro canto già da tempo si poteva facilmente inferire che il Cardinale Jorge Mario Bergoglio è caduto in eresia manifesta e molteplice. Potete trovare maggiori dettagli in quest’opera:
    Pace C. M., “Il vero Papa è ancora Benedetto XVI”, Youcanprint 2017:
    https://www.youcanprint.it/il-vero-papa-e-ancora-benedetto-xvi/b/5b2ae21f-3998-50ed-aa69-3b704c1cb93a
    Per quanto ne so, finora nessuno, neppure minimamente, ha confutato in modo serio le argomentazioni presenti in tale libro (pur essendo stato letto sicuramente almeno da diversi vescovi e sacerdoti), nonostante il fatto che tale libro sia stato citato direttamente e indirettamente da Andrea Cionci in diversi suoi articoli.

    • Andrea Cionci ha detto:

      Lo so Dottore, ci dovremo fare un pezzo a parte su questa questione. Anche nel suo caso, nessuna obiezione. Poi però sanno tutto loro che non è così…

    • Danieli Gabriela ha detto:

      Grazie dott. Carlo Pace, per il suo prezioso libro che mette in luce molti aspetti sull’invalidita’ delle dimissioni di PAPA BENEDETTO CHE, NON AVENDO REVOCATO IL “PERENNE” MINISTERO PETRINO AFFIDATOGLI DA CRISTO,(dichiarazione ufficiale in italiano del 27-2-2013) ANCORA RAPPRESENTA L’UNICA AUTORITÀ DIVINA CHE CON CRISTO FORMA l’UNICO CAPO DELLA CHIESA CATTOLICA.
      Mi sembra di aver capito che lei è esperto di DIRITTO CANONICO.
      In tal caso, mi può dire gentilmente se esiste un articolo del CJC che riservi al popolo il diritto di impugnare una sentenza di invalidità delle dimissioni di papa Benedetto e delle elezioni di Bergoglio, qualora i cardinali, vescovi e sacerdoti non INTERVENISSERO?
      E se si, come dobbiamo procedere?
      O forse l’unica soluzione oggi, è quella indicataci dal CATECHISMO:
      “OBBEDIENZA AL VERO PAPA (BENEDETTO XVI), e conseguente ATTEGGIAMENTO di GENERALE
      “INSUBORDINAZIONE “nei confronti del FALSO PAPA E DEI VESCOVI E SACERDOTI A LUI UNITI ?
      Magari a partire dal Padre Nostro e dalla santa comunione in ginocchio e sulla lingua?”
      Questa seconda SOLUZIONE mi permetto comunque di proporla a tutti i veri CRISTIANI IN COMUNIONE CON CRISTO E COL SUO VICARIO BENEDETTO!
      Grazie.

  • Don Pietro Paolo ha detto:

    Ultima trovata: “Benedetto XVI inequivocabile: “Mi sono dimesso, ma non ho abdicato”. Non volevo intervenire su una querelle che non sta né in cielo né in terra. . Vi prego: non mettete sulla bocca di quel Santo uomo dell’emerito corbellerie. un Papa può abdicare? … Un papa può solo dimettersi e non può abdicare, cioè cedere il suo Magistero ad una persona indicata da lui . Il Papa viene eletto dai cardinali, come lo è stato Francesco. Qualcuno chiama Francesco antipapa…Ma scusate: antipapa di chi? Un antipapa è tale quando il papa vero regna e a quest’ultimo si oppone. Francesco è stato eletto da un conclave legittimo, fra l’altro indetto dallo stesso Ratzinger. Mi pare che Benedetto XVI si è dimesso, ha lasciato che venisse eletto e intronizzato nel posto che occupava un altro e, in seguito, non ha esercitato alcun Magistero nè ordinario né straordinario. E poi…uno che lascia il ministero che non è sacramentale, come può tenere per se’ il munus che gli è stato conferito da Dio per esercitare il ministero? Nel sacramento dell’ordine con cui il consacrato riceve il “carattere” uno può lasciare il ministero, ma non perde il munus ,come avviene ad esempio per i vescovi in pensione. Per essere papa non è necessario un sacramento, per cui chi si dimette non possedendo più il ministero perde anche il munus. Benedetto se avesse voluto tenere per se’ il munus non si sarebbe dimesso e avrebbe lasciato che la Chiesa a nome suo venisse governata dalle Congregazioni

    • Federico ha detto:

      Ma ha letto la rinuncia di BXVI? Ha letto il testo in latino? Ha verificato la conformità col codice di diritto canonico?

    • Andrea Cionci ha detto:

      Forse ho scritto troppo difficile. Le semplifico: mi spieghi come fa papa Benedetto a dire che nessun papa si è dimesso per mille anni e che nel primo millennio è stata un’eccezione. Prima di usare la parola “corbellerie” con tanta disinvoltura, spieghi questa frase. Grazie. Ormai qui il rispetto per il lavoro altrui è diventata l’araba fenice…

      • Don Pietro Paolo ha detto:

        Semplificare per semplificare, mi permetta allora una domanda: “quando è in che occasione papa Benedetto ha detto “Mi sono dimesso, ma non ho abdicato”? Invece, ascoltando il discorso dell’ultima udienza pubblica di Ratzinger da lei in parte citato, si evince tutt’altro. Benedetto XV diceva che una volta dimesso non avrebbe più portato il peso della potestà della Chiesa e invitava il popolo di Dio a pregare sia per i cardinali, chiamati ad ad eleggere, “compito molto elevato” , sia per il nuovo successore del l’apostolo Pietro perché fosse accompagnato dalla luce e dalla forza dello Spirito Santo. Di successore di Pietro ce ne è uno solo, e se Benedetto invitava a pregare per il “nuovo”, significa che lui cessava di esserlo con la rinuncia. Bisogna certamente rispettare il lavoro altrui ma solo se è foriero di verità e non basato su ipotesi non verificabili

        • Andrea Cionci ha detto:

          E infatti questo spiega esattamente come BXVI abbia organizzato APPOSTA delle dimissioni invalide. https://www.liberoquotidiano.it/articolo_blog/blog/andrea-cionci/26807576/papa-benedetto-xvi-possibile-ricostruzione-piano-b-dimissioni.html Perché da un lato fa dichiarazioni impossibili e dall’altro invita “coloro a cui compete” a eleggere un nuovo pontefice. Li ha fregati, non ha ancora capito?

          • Don Pietro Paolo ha detto:

            Mi dispiace, ma non l’ho ancora capito. Ciò che ho capito che le sue sono solo inaccettabili illazioni arbitrarie degne solo di un romanzo. La cosa che più mi fa soffrire è la confusione che le sue possono procurare alle persone più semplici. Il fatto che un Sant’ uomo, come credo che sia papa Benedetto, possa “fregare” (termine che ha usato lei) cardinali e, in generale, tutti i cattolici mi pare irrispettoso e una grave accusa. Ma si rende conto che il papa che credete venerare, in realtà ne esce per le sue illazioni come un mostro diabolico che ha messo la Chiesa nelle mani di uno che, secondo lei, non è papa.

  • giorgio rapanelli ha detto:

    Scusate la mia superficialità se chiedo: “Perchè Benedetto si è fatto da parte? Psichicamente e fisicamente era ancora in forma… Quali sono state le gravi cause che lo hanno costretto ad abbandonare il suo posto di combattimento in un periodo di crisi mondiale e soprattutto nella Chiesa, lasciando il posto ad un gesuita, non accettato da tutti?
    Se Benedetto fosse rimasto al suo posto, sarebbe stato meglio per la cristianità? Oppure, non all’altezza di gestire la situazione avrebbe fatto danni maggiori alla Chiesa?
    Il popolo cattolico ha il diritto di sapere la verità per vederci chiaro: non possiamo continuare ad essere divisi. E ad ogni passo di Francesco, domandarci se Benedetto è d’accorto.

    • Marco Tosatti ha detto:

      Questo è l’interrogativo che da anni mi sta davanti, senza risposta.

      • Enrico Nippo ha detto:

        Perfetto!
        La saggezza non necessità di molte parole.

      • cattolico ha detto:

        Perché stava firmando con il patriarca ortodosso di mosca un documento di ricomposizione sul Filioque che fu la causa dello scisma del 1054, cosa che urtava la politica di Obama di contrapposizione a Putin. Obama si sarebbe trovato con i cattolici potenzialmente contrari alla sua politica anti Russia. Egli bloccò il bic, paralizzando i movimenti bancari con l’estero del Vaticano. una settimana dopo l’elezione di Bergoglio il bic fu sbloccato.

        • Bastian contrario ha detto:

          Il blocco alle transazioni bancarie fu rimosso prima del conclave. Bastarono le dimissioni di Ratzinger per sbloccare il tutto.
          Mentre mi giunge nuovo il discorso sui rapporti col Patriarcato di Mosca. Obama è sempre stato un burattino nelle mani della CIA e di coloro che consideravano buoni e bravi i terroristi islamici.

        • Michele ha detto:

          I principi non negoziabili di Benedetto XVI erano contrari a troppi principi nichilistici di chi pretende di governare il mondo.
          Che la ricomposizione tra cattolici e ortodossi fosse un motivo in più per tentare di bloccare Benedetto XVI e la Chiesa (nemico perenne dei lorsignori), motivo a me e a molti altri sconosciuto, mi fa solo piacere sia per la cristianità sia per le positive conseguenze politiche da lei evidenziate.

    • Andrea Cionci ha detto:

      Si è dimesso ma non ha abdicato per consentirci di assaggiare il sapore della chiesa modernista. Dato che era ormai impotente e all’angolo. Un piano probabilmente preventivato fin dal 1983. Ne abbiamo parlato diffusamente qui:
      https://www.liberoquotidiano.it/articolo_blog/blog/andrea-cionci/26807576/papa-benedetto-xvi-possibile-ricostruzione-piano-b-dimissioni.html

  • Gabriela Danieli ha detto:

    Grazie Dott. Cionci per la sua encomiabile battaglia in difesa della Chiesa di Gesù Cristo.
    In effetti, se è Verita di fede che Cristo riserva ad un solo SUCCESSORE DI PIETRO il MUNUS PETRINO, ne consegue che Benedetto XVI è ancora il legittimo PAPA, perché lui stesso ha DICHIATATO UFFICIALMENTE di non aver REVOCATO questo MUNS PETRINO affidatogli da Cristo nella sua ultima udienza in Vaticano.
    E giustifica la sua decisione citando l’ESEMPIO di papa Benedetto VIII costretto ALL’ESILIO dall’ANTIPAPA GREGORIO VI) (ma solo chi vuol capire capisce)
    (https://youtu.be/dLiGTk3YunY.) ascoltate dal min. 12 l’ultima udienza di papa Benedetto XVI del 27 Febbraio 2013:
    “…Qui permettetemi di tornare ancora una volta al 19 aprile 2005. La gravità della decisione è stata proprio anche nel fatto che DA QUEL MOMENTO IN POI ERO IMPEGNATO SEMPRE e PER SEMPRE DAL SIGNORE…..
    LA MIA DECISIONE DI RINUNCIARE ALL’ESERCIZIO “ATTIVO” del MINISTERO 🔴 NON “REVOCA” QUESTO.
    Non ritorno alla vita privata… NON ABBANDONO la CROCE, MA RESTO in “MODO NUOVO” presso il Signore Crocifisso. Rimango nella preghiera nel RECINTO di SAN PIETRO. SAN BENEDETTO, di cui porto il nome di papa, mi sarà di GRANDE ESEMPIO in questo. Egli ci ha mostrato con L’ESEMPIO per una vita che, attiva o PASSIVA, appartiene totalmente all’opera di Dio!
    👇
    ( papa Benedetto VIII, nato Teofilatto II nel 1012, FU SPODESTATO DALL’ANTIPAPA GREGORIO VI e COSTRETTO a fuggire da Roma lasciando per alcuni mesi il MINISTERIUM nelle mani dell’ avversario, finché l’imperatore santo Enrico II fece giustizia cacciando L’ANTIPAPA Gregorio VI e REINSEDIANDOLO SUL TRONO DI PIETRO. Benedetto VIII RIMASE QUINDI SEMPRE IL PAPA e, anche se per alcuni mesi fu costretto a rinunciare all’UFFICIO ATTIVO, MAI ABDICO’) .

    • Andrea Cionci ha detto:

      La ringrazio, ma prima di difendere la Chiesa bisogna difendere la verità delle cose. Il resto viene da sé.

    • Don Pietro Paolo ha detto:

      Cara Gabriella,
      mi permetto di integrare quanto lei non cita nel riportare alcune espressioni dell’ultima udienza di Benedetto XVI: “…NON PORTO PIÙ LA POTESTÀ DELL’UFFICIO PER IL GOVERNO DELLA CHIESA… (bisogna) PREGARE PER I CARDINALI CHIAMATI AD UN COMPITO COSÌ ELEVANTE E PER IL NUOVO SUCCESSORE DELL’APOSTOLO PIETRO. IL SIGNORE LO ACCOMPAGNI CON LA LUCE E LA FORZA DEL SUO SPIRITO”. Dopo queste parole, ed altre che qui non cito, io me ne guarderei dal ritenere Benedetto come il solo ed unico papa.

      • Paoletta ha detto:

        il problema è che sentendo le affermazioni del suo successore viene voglia comunque di considerarlo il solo e unico Papa…

      • Gianluigi ha detto:

        Quindi presumo che lei abbia posto in casa la pachamama, giusto?…..visto che per lei il “falso profeta” Bergoglio è POntefice

  • stilumcuriale emerito ha detto:

    Rileggendo quanto ho scritto alle 14:15 mi sono posto una domanda. Che cosa risponderebbe Ratzinger se gli chiedessimo : -visto quanto è accaduto dopo la sua rinuncia, Lei oggi la rifarebbe ?–
    Sono aperte le scommesse ….

    • Federico ha detto:

      Lo rifarebbe, in fondo credo che sia la missione che il Signore gli ha affidato. “Il Signore mi chiama a salire sul monte” ha detto nel suo ultimo angelus.
      Ratzinger in gioventù era studioso del teologo del IV secolo Ticonio, un criptomanicheo, che nella sua ecclesiologia speculò sulla compresenza del male e del bene nel corpo stesso della Chiesa. Credo che l’ironia della Storia abbia posto l’uomo giusto per porre di fronte ai fedeli il male insito nel corpo della Chiesa

      • stilumcuriale emerito ha detto:

        Federico, la sua mi sembra una bella risposta. In fondo noi qui stiamo tentando di giudicare il comportamento di un uomo, partendo da un punto di vista che è il nostro, non il suo. Questo varrebbe nei confronti di qualsiasi uomo, ma a maggior ragione vale nei confronti di uno che è stato (ed è?) Papa.

        • Andrea Cionci ha detto:

          Signori, il suo piano sta funzionando da facto: ci abbiamo messo 8 anni, ma abbiamo capito il suo gioco e la cosa si sta divulgando. Se qualcuno non mettesse i bastoni fra le ruote pensando al Concilio e se tutti si chiedesse a gran voce chiarezza, avremmo già risolto.

          • Andrea Cionci ha detto:

            de facto , refuso ovv

          • newman ha detto:

            Bé, posso intromettermi nelle dottissime disquisizioni…?
            Nel mio modo molto semplice di sentire, il papa é papa, successore di Pietro, in quanto vescovo di Roma. Non risulta che Josef Ratzinger sia attualmente il vescovo di Roma. Lo era, e si diede il nome di Benedetto XVI, ma non lo é piú. Ergo non risulta che Josef Ratzinger sia papa.
            Per quanto riguarda l’essere “emerito”, il vescovo emerito rimane vescovo in virtú del carattere indelebile impressogli dal sacramento dell’ordine. Non risulta che l’elezione da parte del collegio dei cardinali imprima, come lo farebbe il sacramento dell’ordine, nell’eletto un qualsiasi carattere indelebile. I due casi – vescovo emerito, papa emerito – non sono quindi paragonabili tra di loro. Un papa che, per qualsiasi ragione, non sia piú papa, in quanto non é piú vescovo di Roma, rimane ció che era prima della sua elezione al soglio, cioé un cardinale di Santa Romana Chiesa. Cosí, almeno, si intese Pio XII, che, sotto la minaccia di essere fatto arrestare da Hitler, dopo aver consegnato al cardinale Spellman, arcivescovo di New York, le carte della sua rinuncia al pontificato se tal caso si verificasse, ebbe a dire che se Hitler lo avesse fatto prigioniero, Hitler non avrebbe avuto Pio XII nelle sue prigioni, bensí il cardinale Pacelli. Non penso che i redattori del CIC del 1983 abbiano voluto mettere in dubbio questi dati fondamentali.

          • Marco ha detto:

            Anzitutto ottimo articolo. ..
            Già, si occupano tutti di tutto ma nessuno si concentra sulla questione validità… chissà perché si è dimesso?…. forse è stato abbandonato da tutti perché cercava di rimettere in riga (almeno un po) la Chiesa? Ero in un movimento, prima delle dimissioni dal ministerium, e ricordo benissimo quanto fosse visto “ob torto collo” Benedetto per il solo fatto che cercava di correggere alcuni svarioni nella liturgia e certe derive teologiche. I motivi per cui si è dimesso sono gli stessi per cui nessuno oggi vuol affrontare la questione palese di dimissioni invalide (per non dire delle eresie e della evidente sudditanza ai “poteri forti” del “cardinal in white”) ma preferisce giocare a chi gestisce il potere dopo Bergoglio. …

            …e non voglio citare Minutella..che (carattere non certo “politically correct”) si batte come un leone ma non viene filato da nessuno…ovvio… ha ragione e porta fatti oggettivi… come si fa a controbattere? Don Curzio Nitoglia ha fatto un articolo dove alla fine sostiene che non c’entra il canone.. eresie…ma è la maggioranza che decide chi è il Papa (in sintesi)… ma daiiiii!!??? Meno male la prendo a ridere……

  • Gabriela Danieli ha detto:

    🌟 PROFESSIONE DI FEDE
    Santo Padre BENEDETTO XVI,
    Io, Gabriela Danieli,
    fedele di Cristo, prostata umilmente ai suoi piedi, professo e credo con ferma fede tutte e singole le verità che sono contenute nel Simbolo della fede, e dichiaro di riconoscere solo Lei, Santità, quale unico legittimo PASTORE della Chiesa, che mai ha revocato il perenne MINISTERO DI PIETRO affidatogli da Cristo.
    E prometto che osserverò con cristiana obbedienza tutto ciò che Lei insegna come autentico Pastore e maestro della fede.

    E prego il Signore Il Signore che venga presto a difendere la causa del Giusto Suo Servo e lo liberi dalle mani dei nemici.

    Con affetto e devozione filiale.

  • Kosmo ha detto:

    Capisco. In effetti è una ipotesi che regge, ma la domanda è una sola: COME SE NE ESCE? Se, Dio non voglia, Ratzinger morisse a breve, CHI e COME gli succederebbe? Bergoglio terrebbe “impedita la Sede”? E il Conclave, con che autorità potrebbe eleggere un nuovo Papa, nell’improbabilissimo caso (praticamente impossibile, visto com’è infarcito di bergogliani) che venga convocato dopo la morte di Ratzinger? E un eventuale successore di Bergoglio, che legittimazione avrebbe? Grazie per le risposte

    • Marco ha detto:

      Se continua il silenzio connivente di chi sostiene Bergoglio e di chi vuol spartirsi la fetta di potere (alla fine tutti d’accordo ..) .. se ancora tutti preferiscono i 30 denari dovremo essere molto forti … molto… perché non ci sarà strada facile. Le proposte di Minutella sono allettanti ma fanno soffire.

  • Claudia ha detto:

    Ancora grazie!
    E’ talmente evidente che Papa Benedetto non ha rinunciato al Papato che sembra assurdo doverlo ribadire.
    Preghiamo che quella parte della Chiesa che non ha avallato il golpe abbia il coraggio di smascherare l’attuale impostura ripristinando il vero e unico Papa.
    Non se ne può più. Anche perché i golpisti imperversano e stanno facendo strame della Sposa di Cristo.
    A maggio si prepara anche lo strappo dei tedeschi, ulteriore picconata all’ortodossia della Chiesa e alla sua unità.
    Che Dio ci aiuti donando fede e coraggio ai Cardinali affinché prendano posizione.

  • -AG-TA- ha detto:

    Ringrazio Cionci per l’ulteriore tassello che si va ad aggiungere alle numerose prove che la ‘rinuncia’ di Benedetto XVI è come minimo dubbia.
    Chiedo scusa per la lunghezza del testo ma vorrei fare alcune considerazioni chiave sulla questione:
    I. l’essenza del papato e l’impossibilità di Bergoglio papa.
    II. la rinucia di Benedetto XVI e le varie ipotesi.

    -I- LA QUESTIONE CENTRALE: L’ESSENZA DEL PAPATO

    Questo è il vero punto centrale che precede tutto il resto.
    Può esistere un papa non cattolico (ateo, volontariamente eretico, apostata, massone, satanista, pagano…) ?
    La risposta è NO. Se fosse altrimenti si arriverebbe a conseguenze assurde: fede cattolica non essenziale al papato, elementi spirituali opzionali, papato come semplice carica giuridico-burocratica, chiesa contraddittoria, divinità contraddittoria e quindi imperfetta e maligna, ecc…
    Il papa non cattolico è un antipapa (non è mai stato eletto, non ha mai accettato il papato oppure è decaduto automaticamente).
    Inoltre è ovvio che il papato non può essere diviso: non possono esserci più papi allo stesso tempo (sede-pluralismo?).

    Fatta questa premessa, dati i principi cattolici, la logica e l’evidenza fattuale, ne consegue che Bergoglio non è papa, ma un antipapa.

    Gli ‘una cum Bergoglio’ sono sotto scacco matto, perché, a prescindere dalle varie possibilità, Bergoglio è sempre antipapa, non può essere papa.
    Mi spiego meglio: ci sono varie possibilità, varie versioni su come stanno le cose, ma in nessuna di queste Bergoglio può essere il papa.
    A prescindere dal fatto che Bendetto XVI sia ancora papa oppure no, a prescindere dal fatto che il conclave del 2013 sia stato invalido oppure no, a prescindere dal fatto che Benedetto XVI sia un vero papa oppure un antipapa (come nel sedevacantismo), a prescindere dal fatto che Benedetto XVI riconosca o meno come papa Bergoglio, a prescindere dal fatto che siamo in sede vacante oppure no, Bergoglio NON può essere papa.
    Questo perchè Bergoglio ha dimostrato di non essere cattolico, e quindi non può essere papa, in nessuna delle possibilità.

    L’unica scappatoia per ammettere che Bergoglio è papa è negare l’evidenza fattuale, inventandosi un Bergoglio cattolico (come fanno molti) oppure negare i principi, inventandosi il ‘papa non cattolico’ (come fanno alcuni tradizionalisti).
    Ovviamente questo porta delle conseguenze a catena disastrose.
    Chi sostiene queste posizioni incoerenti deve inoltre scontrarsi con la questione della rinuncia: a prescindere che Bergoglio sia cattolico o no, a prescindere che sia possibile un papa non cattolico, se Benedetto XVI non ha rinunciato al papato, Bergoglio non può essere papa.

    I sostenitori della validità di Bergoglio quindi sono ‘costretti’ a negare l’evidenza, i principi, il diritto canonico e inoltre devono negare la questione del conclave (dimostrando la validità o dicendo che non è importante), e negare la questione della rinuncia (dimostrando che è valida, o dicendo che non è importante).

    Conclusione parte I: per ammettere la legittimità di Bergoglio bisogna passare sopra a: coerenza, logica, evidenza fattuale, e principi cattolici, e in più risolvere o passare sopra a problemi enormi (conclave manipolato, rinuncia di Benedetto XVI). Oppure ci si può rifugiare nel menefreghismo (non importa chi è il vero papa).
    Qualcuno dei sostenitori della legittimità Bergoglio si rende conto di questo? Qualcuno si rende conto che sta riconoscendo come capo Bergoglio unicamente per motivazioni superficiali e materiali?
    Gli ‘una cum Bergoglio’ lo riconoscono UNICAMENTE per queste ragioni: ignoranza (non conoscono i suoi atti apostatici, non sanno nulla del conclave e della rinuncia), apparenze e consenso mediatico (è vestito di bianco e presentato come papa dalla massa e dai media), oppure perché (come certi professoroni) affermano che la Chiesa sarebbe scomparsa se ci fosse un antipapa, o infine per motivi pratici (non conviene mettersi contro chi ha potere, bisogna salire sul carro del ‘vincitore’).
    E’ questo il fulcro che porta a negare i principi, l’evidenza e i problemi enormi. Per questo qualunque cosa venga detta e qualunque prova si porti non sarà presa in considerazione da nessuno dei tradizional-bergogliani, se prima non cambiano mentalità. Per questo il problema è molto più grave.

    -II- LA QUESTIONE DELLA RINUNCIA

    Da tutto quello che è emerso riguardo alla questione delle dimissioni di Benedetto XVI, le uniche conclusioni plausibili sono 3: Piano B di Benedetto XVI; Ratzinger impazzito; Ratzinger antipapa.
    Tutto ciò ovviamente presupponendo che Ratzinger sia cattolico e non eretico (come dicono i sedevacantisti).

    CASO 1- Il ‘piano-B’ di Benedetto XVI (posizione sostenuta da Fra Alexis, Cionci, Minutella e altri): semplificando, Benedetto XVI è rimasto Papa e ha fatto una finta rinuncia per far uscire allo scoperto i nemici e successivamente purificare la Chiesa cacciando gli impostori.
    Questa ipotesi è supportata da molte prove ma ci sono alcuni elementi e dichiarazioni di Benedetto XVI che oggettivamente causano una ambiguità dannosa (che nella pratica favorisce posizioni errate: riconoscimento di Bergoglio come unico papa, idea bizzarra di due veri papi).

    L’unica possibilità per sostenere questa posizione è specificare che alcuni testi e dichiarazioni dopo la rinuncia sono censurati e manipolati da altri (es. Ganswein).
    Mi riferisco in particolare al concetto di ‘papa emerito’: più che aiutare a capire la verità questo concetto causa confusione e sembra una pezza messa da altri per giustificare certe cose che altrimenti avrebbero fatto già insospettire. Il papato emerito inoltre sembra uno strumento creato ad hoc per trasformare il papato in una carica temporanea sul modello presidenziale. Il papato emerito sembra che diventerà una istituzione stabile perché più volte i bergogliani hanno affermato che ci saranno altri papi emeriti e che il papato si è trasformato.
    Inoltre, per sostenere l’ipotesi del ‘piano B’ bisogna ammettere che Benedetto XVI è sotto minaccia e non è libero di agire e parlare liberamente, ma è controllato, almeno semi-prigioniero.

    In conclusione: l’ipotesi del ‘piano B’ regge pienamente solo se si ammette che Benedetto XVI non è libero di agire ed esprimersi apertamente e che i suoi testi sono censurati e manipolati in modo che accanto all’ambiguità voluta per far passare la verità sono presenti una serie di messaggi contrastanti e confusionari.
    Se non fosse così si dovrebbe dire che Benedetto XVI si sta auto-sabotando, favorendo implicitamente Bergoglio o comunque sta facendo omissioni imperdonabili (non ha detto nulla contro i riti pagani del sinodo dell’Amazzonia).
    L’idea di alcuni di un papa regnante tranquillo e libero che attende che i fedeli si accorgano del suo piano è insostenibile.

    CASO 2- Benedetto XVI si è dimesso validamente ma non è lucido, è impazzito o è diventato un istrione e un superficiale. Così si giustificano tutte le stranezze e le contraddizioni dal 2013.

    CASO 3- Benedetto XVI già prima della sua elezione ha ideato il cosiddetto ‘papato emerito’ perché è questa la sua concezione di papato (si rimane sempre papi o parzialmente papi dopo la rinuncia, quindi possono esserci due papi o un papato condiviso), quindi non ha mai accettato il vero papato, ma una sua invenzione. Quando è stato eletto aveva già l’intenzione di rinunciare dopo qualche anno e diventare ‘emerito’, continuando a fare cose da papa (es. benedizioni papali). Quindi Ratzinger non è mai stato papa, ma antipapa.

    Conclusione parte -II- Queste sono le tre possibilità (escludendo quella assurda di due veri papi e il sedevacantismo classico).
    La più probabile e completa è la prima, ma con le specificazioni fatte sopra.
    Rimane la questione pratica. Da come stanno le cose bisogna dire che il piano B non sta avendo successo. Questo perché i vari vescovi non tengono in considerazione o negano il punto I (essenza del papato) e quindi qualunque cosa non sarà mai abbastanza. Saliranno solo sul carro del vincitore, non combatteranno per la vittoria. Basti pensare al fatto che il massimo che hanno saputo fare è dire: ‘aspettiamo che i papi futuri risolvano la questione’.
    L’unica possibilità è convincere qualche vescovo, puntando sull’essenza del papato (impossibilità di un papa non cattolico) e a partire da questo si può completare il piano B.

  • stilumcuriale emerito ha detto:

    Mi pare scontato, a buon senso, che nel momento in cui Ratzinger ha fatto la sua rinuncia era convinto di fare la cosa migliore possibile, nel contesto nel quale stava muovendosi. Poi la realtà dei fatti ha dimostrato che quella rinuncia è stata seguita da una catastrofica elezione al soglio di Pietro di un personaggio catastrofico come Bergoglio. Quindi per coloro che si rendono conto dei disastri fatti da Bergoglio, la rinuncia di Ratzinger è stata una catastrofe; per quelli che , invece, considerano il pontificato di Bergoglio il migliore della storia bimillenaria della Chiesa, la rinuncia di Ratzinger è stata il più grande dono che Dio potesse fare all’umanità. E per me la cosa finisce qui. In ogni caso mi pare che non ci sia nulla da eccepire sul fatto che qualcuno, come Conci, senta il bisogno di capire qualcosa di più su quanto è accaduto con una seria e puntigliosa e documentata indagine su come si sono svolti i fatti. Ben venga. Non ugualmente ben venga dico a chi mi fa perdere il tempo a leggere fantasiose illazioni su quali siano le intenzioni di Dio, confondendole con le proprie paure e le proprie speranze.

    • Andrea Cionci ha detto:

      La ringrazio, lei è sempre gentile, tuttavia mi pare escluda un po’ a priori il fatto che BXVI potesse aver previsto tutto. E’ pur sempre un tedesco… Si rilegga il piano B se ha voglia https://www.marcotosatti.com/2021/04/09/cionci-la-possibile-ricostruzione-del-piano-b-di-benedetto-xvi/ Cari saluti

      • Claudia ha detto:

        Ma certo che aveva previsto tutto!
        A mio parere la sua ricostruzione non fa una grinza, anche io ho sempre pensato una cosa simile, pur non essendo un genio, una canonista o un giornalista investigativo. Intendo dire che non essere arrivati più o meno alle sue conclusioni occorre proprio non voler vedere la realtà.
        Aggiungo che coloro che rifiutano questa visione delle cose lo fanno principalmente perché si illudono in questo modo di confermare Bergoglio nel suo essere vero Papa, ma dimenticano qualche altro piccolo dettaglio:
        1. Papa BXVI non controllava più da tempo la Chiesa Cattolica. Se a questa opposizione aperte e sfrontata alla sua autorità papale si somma la vicenda della sospensione del Vaticano dallo Swift, mi pare che ci sia una palese costrizione alle dimissioni, cosa che costituisce ulteriore prova di invalidità
        2. le gravissime dichiarazioni, peraltro mai smentite, del Cardinale Daneels riguardo alla Mafia di San Gallo che avrebbe operato per le dimissioni di BXVI e l’elezione di Bergoglio, cosa che costituisce ulteriore prova di invalidità delle dimissioni di BXVI e invalidità dell’elezione di Bergoglio
        3. Secondo la Universi Dominici Gregis, le votazioni giornaliere in Conclave posso essere massimo due. Bergoglio è stato eletto alla terza votazione del giorno, prova anche questa di invalidità dell’elezione.
        Insomma, non è che se si finge di non vedere la palese invalidità delle dimissioni di Benedetto, per questo si ottiene la validità dell’elezione di Bergoglio!
        Proprio vero che i talebani del progressismo sono accecati dalla partigianeria.
        Ancora grazie per la sua indagine che mi appare così lucida da farmi ritenere che lei sia illuminato dallo Spirito Santo.
        Viviamo tempi dolorosi ma anche decisamente interessanti!

  • Elvi ha detto:

    Grazie ad Andrea Cionci per questo lavoro complesso e super dettagliato che sta conducendo e che sta contribuendo a far luce su tanti aspetti di questa travagliata e triste situazione che tutti noi cattolici stiamo vivendo.A.volte penso che anche in questo caso se il Signore ha permesso tutto ciò sia anche perché le tenebre e le forze del male vengano fuori con tutta la loro potenza ed evidenza affinché tutti possano iniziare a capire e vedere,se hanno occhi ed orecchie per farlo…Papa Benedetto xvi è e rimane il papa che in modo “diverso” continua a portare avanti la santa chiesa cattolica, fattosi carico anche lui del dolore e del male che la Chiesa stessa sta oggi vivendo e affrontando.Sulla convinta certezza che il bene trionferà e che le porte degli inferi non prevarranno andiamo avanti ognuno con i propri mezzi e nell’ambito in cui opera,in questa battaglia che il Signore ha affidato a ciascuno di noi

  • Tonino T. ha detto:

    Un passaggio fondamentale da non iignorare è quello di Benedetto XVI nel ruolo del Cardinale Ratzinger in Obbedienza al Papa Giovanni Paolo II in un Incarico speciale e rischioso, su come risolvere delle questioni chiesa-stato negli anni 80-90. Era il periodo in cui Mons. Viganò predicava in molte parrocchie e seminari diversi e faceva prediche particolari di preparazione a questi tempi,
    In Lombardia ho avuto il piacere di sentire qualche sua predica in quel periodo di particolare sua evangelizzazione.

  • Alessandro ha detto:

    Il fatto che non se ne voglia assolutamente parlare e si cerchi di ridicolizzare chiunque ne parla è la prova migliore che non si vuole ricercare la verità perché se ne ha paura.
    Andrea Cionci non è il primo a mettere in dubbio la validità delle dimissioni di Ratzinger, ma è il primo a farlo in maniera approfondita, circostanziata, e del tutto priva di partigianeria.
    Chiarire questa questione è di fondamentale importanza e io spero che Cionci ,con l’aiuto della stampa ( Libero, in special modo ) riesca a fare emergere il problema fino a renderlo ineludibile per ristabilire la verità e per il bene di tutti.
    Eterna riconoscenza a Cionci e a tutti quelli che lottano per la verità di questo problema.

    • Andrea Cionci ha detto:

      Grazie per le belle parole, sì, a parte l’amico Marco Tosatti e Silvana De Mari sono pochissimi i colleghi che ne trattano. Ma si perdono il caso più interessante del millennio, peggio per loro 😉

  • Elisabetta Prata Pizzala ha detto:

    Grazie, stimatissimo Andrea Cionci, per questo suo stupendo articolo, che continua a sviscerare, con chiaro e fondato approfondimento e in modo veramente convincente, la Verità sulle “dimissioni” di Papa Benedetto XVI.
    A questo punto, chi ha onestà intellettuale, non può che ammettere che la questione sta proprio nei termini, che lei ha abilmente delineato.
    Chi non vuol vedere e afferma altro, insieme a chi tace, sono coloro che vogliono alterare la Verità, per dei fini diversi, ovviamente, ma entrambi certamente poco nobili.
    Mi congratulo per la sua precisione, la sua limpidezza, il suo coraggio, la sua professionalità.
    Elisabetta Prata Pizzala

  • Carlo Schena ha detto:

    Repetita juvant: non può esistere un “antipapa segreto”, senza pretese al soglio petrino, che riconosce l’autorità di un “altro” (cioè il vero) papa.

    Ratzinger nei suoi deliri teologici ha pensato di poter rinunciare ad A senza rinunciare a B? Poco importa: Cristo ha comunque reciso il legame tra l’uomo e il Papato.

    La Chiesa nel suo complesso non può seguire, nel suo governo, un falso papa, ciò ripudia al carattere visibile, mai gnostico o esoterico, della Societas Perfecta del Corpo Mistico.

    Smettiamola di sedurre i fedeli verso lo scisma o i vaneggiamenti minutelliani. Ratzinger morirà e la Chiesa andrà avanti. Prima ce ne facciamo una ragione meglio è.

    • Luciano M. ha detto:

      Non ho capito NULLA

    • MASSIMILIANO ha detto:

      Ratzinger morira? Certo! La Chiesa andrà avanti? Certo! E quindi per lei ce ne dovremmo stare fermi ed impassibili senza neanche farci delle domande e provare a cercare delle risposte? Ma quando mai! Ma dove vive mi scusi! Personalmente prego affinchè la verità sia accertatat definitivamente. Perchè è proprio da lì che potrà ripartire la Chiesa. La vera Chiesa non potrebbe sopravvivere a lungo sulla menzogna. Se ne faccia una ragione. E per favore non metta Minutella in mezzo per screditare chi non ha creduto nella versione ufficiale dei fatti così come si usa il termine terrapiattista per invalidare i discorsi non conformi alla “comune vulgata” sul covid. Saluti.
      Massimiliano

      • Carlo Schena ha detto:

        Interroghiamoci, benissimo; cerchiamo la verità, benissimo.
        Poi riconosciamo che dal 13 marzo 2013 il Papa è Francesco e andiamo avanti. Altrimenti ci perdiamo in discorsi oziosi che ci distraggono dal farci santi e combattere la buona battaglia, e ci illudiamo di essere migliori perché andiamo a Messe in cui dicono Benedetto invece di Francesco.

        Se perdo tempo in questo discorso è solo perché altri non perdano tempo in questo discorso.

        Per il suo approfondimento, alcuni argomenti teologici seri:
        https://www.radiospada.org/2017/02/francesco-o-benedetto-chi-e-il-vero-papa/

        Dall’articolo sopra riporto qui solo questa perla del grande Sant’Alfonso, dottore della Chiesa:
        “Non importa se nei secoli passati qualche Pontefice sia stato illegittimamente eletto o abbia preso possesso del Pontificato con la frode; è sufficiente che in seguito sia stato accettato dalla intera Chiesa come Papa, dal momento che attraverso tale accettazione sarebbe comunque diventato il vero Papa”.

        Discorso chiuso.

        • Crociato ha detto:

          “Non importa se nei secoli passati qualche Pontefice sia stato illegittimamente eletto o abbia preso possesso del Pontificato con la frode; è sufficiente che in seguito sia stato accettato dalla intera Chiesa come Papa, dal momento che attraverso tale accettazione sarebbe comunque diventato il vero Papa”

          Ma Sant’Alfonso sarebbe stato così passivo di fronte a quello che vediamo? Non credo, forse avrebbe posto qualche questione e verosimilmente si riferiva chissà a quale epoca magari a 7 o 8 secoli prima di lui, non alla sua contemporaneità. Quanto poi alle tesi del link di RadioSpada, come al solito si ignora, si sorvola e si omette la lettera della rinuncia e certi comportamenti conseguenti di BXVI, non credo che il “purchessia” sia la legge della Chiesa

        • : ha detto:

          «Sant’Alfonso, dottore della Chiesa:
          “Non importa se nei secoli passati qualche Pontefice sia stato illegittimamente eletto o abbia preso possesso del Pontificato con la frode; è sufficiente che in seguito sia stato accettato dalla intera Chiesa come Papa, dal momento che attraverso tale accettazione sarebbe comunque diventato il vero Papa”.»

          Sant’Alfonso, dottore della Chiesa ha certamente detto è fatto tante cose buone e sante; ma a “chiudere i discorsi” sono solo i i Documenti di Magistero, non dei dottori della Chiesa. San Tommaso d’Aquino era restio alla credenza (allora non era ancora dogma) dell’Immacolata Concezione di Maria; cosa ben più preziosa dell’accettazione o meno di un Papa eletto in modo illegittimo.

          A parte questo mi stupisce come secondo il giudizio di alcuni (Schena non è l’unico) il fatto che in secoli passati siano stati accettati Papi non eletti regolarmente assurga a procedura lecita, da continuare a seguire. Se «qualche Pontefice [è] stato illegittimamente eletto o [ha] preso possesso del Pontificato con la frode», non si può certo considerare normale tutto questo, e la logica dice che una tale presa di possesso non è valida. Se il fatto «in seguito [è] stato accettato dalla intera Chiesa», vuol dire che in quelle circostanze l’«intera Chiesa» fu costretta ad accettarlo. Ma non può essere considerata una regola. Anche in questo: errare humanum est, persevarare autem diabolicum. Insomma non c’è nessuna voce del Diritto Canonico o in qualunque altro documento della Chiesa in cui risulti esser “lecità” l’elezione “illecita” di un Papa.

          Questo a prescindere dal caso attuale, sul quale non mi pronuncio, ma sul quale anche a me farebbe piacere che si arrivasse a chiarire.

        • Andrea Cionci ha detto:

          Discorso chiuso nemmeno per sogno. Nei secoli passati non c’erano le leggi canoniche che ci sono oggi. A meno di non considerare il CJC carta straccia…
          Ogni epoca ha i suoi pregi e i suoi difetti. oggi abbiamo leggi molto rigorose e precise. Non a caso GPII emanò la Universi dominici gregis. Quindi ripeto ancora una volta: delle disperanti, inutili e distruttive tesi sedevacantiste bisognerà prendersi responsabilità davanti a Dio.

    • ANNA ha detto:

      Scisma e eresia, nella S.Chiesa già ci sono: verranno alla luce il 10 maggio 2021

    • Luciano Motz ha detto:

      Più che di Ratzinger, i deliri teologici sono peculiari di Bergoglio. Il Corpo Mistico oggi è infestato dai parassiti: piattole, pidocchi, pulci, zecche, ma nella sua bontà, Gesù Cristo sopporta il fastidio senza adoperare insetticidi. Come nella parabola del buon grano e della zizzania, attende il momento della mietitura, che verrà all’improvviso, come lo sposo.

    • Andrea Cionci ha detto:

      Se non può esistere un antipapa segreto senza pretese al trono petrino possono benissimo esistere dimissioni invalide e conclave altrettanto invalido. E punto. Sennò il Codice di diritto canonico che ci sta a fare, se tanto va bene dimettersi in qualsiasi modo anche con un pernacchio?

  • Carlo ha detto:

    Dal punto di vista pratico, possiamo ormai dire senza paura di errare che le monsignorine pusillanimi e supplicanti che tacciono davanti all’antipapa sono il cancro della Chiesa e la vergogna dell’umanità.

  • Enrico Nippo ha detto:

    L’impotenza umana di fronte al Fato!!!

    Si potrà continuare a scandagliare e chiarire (?) questa vicenda quanto si vuole, ma, si resta COSTRETTI ad ASPETTARE.

    Aspettare cosa? Non si sa … il Fato decide per conto suo, e non tiene conto delle agitazioni umane.

    Lo stesso Cionci dice: “si potrebbe anche fantasticare … ovviamente sono solo supposizioni”.

    Ci si potrebbe chiedere perché continuare a fantasticare e supporre, visto che tanto è il Fato che decide.

    Si può ammettere che coloro che si impegnano nel fantasticare e supporre siano come lo spettatore che fantastica e suppone cosa c’è dietro il sipario in trepida ATTESA che si apra.

    • Gianluigi ha detto:

      Il Signore “decide”, no il “fato”

      • Enrico Nippo ha detto:

        Va bene, è il Signore.
        Ma allora come osano gli umani scandagliare e criticare le decisioni del Signore?

        Ma poi: Fato, Destino, Caso, Nemesi, Provvidenza, non sono tutti nomi del Signore?

        • Zuzzerellone ha detto:

          La Provvidenza viene dall’alto. Potremmo dire che è un energia che viene da Dio.
          Gli altri termini mi sembrano discutibili perché vengono utilizzati in contesti decisamente non cristiani.

          • Enrico Nippo ha detto:

            E così il Signore non avrebbe operato e non opererebbe anche in ambiti non cristiani?

            Ci sarebbero ambiti che si sottraggono alla Sua Signoria?

            Ma allora che Signore sarebbe?

            Il Signore signoreggia su tutto.

        • Gianluigi ha detto:

          Qui gli unici che insultano il Signore sono Bergoglio ed i bergogliani

    • Andrea Cionci ha detto:

      No no no no. Mi scusi Nippo, ma Lei dimostra di essere intellettualmente disonesto. Le supposizioni riguardano SOLO l’aspetto delle profezie, non riguardano certo il testo INCONTESTABILE di papa Benedetto. “Nessun papa si è dimesso negli ultimi mille anni e anche nel primo millennio è stata un’0eccezione”. Ho lavorato a lungo non per farmi confutare con questi trucchetti dialettici, abbia pazienza. Sull’onestà intellettuale non transigo. Contestate quella frase di Benedetto e poi ne riparliamo.

      • Enrico Nippo ha detto:

        Un momento!

        Primo: non sono aduso a usare trucchetti dialettici. L’etica che seguo non me lo permette, e se inavvertitamente l’ho fatto Le chiedo scusa.

        Secondo: il testo del papa emerito (non di “papa Benedetto”, se no è Lei che gioca artatamente con le parole) sarà pure incontestabile, ma alla fine sono i FATTI quelli che contano, ed il FATTO delle dimissioni … non dimissioni, con il tormentone munus/ministerium, è contestabilissimo, non fosse altro che per la confusione terrificante e irrisolvibile che ha provocato e che va avanti da otto anni.

        • Gianluigi ha detto:

          No, non è “contestabile” nella misura in cui non è “contestabile” il codice di Diritto Canonico. Lei contestando il codice di Diritto Canonico parla di “aria fritta” del nulla perchè parte da un presupposto completamente falso

          • Enrico Nippo ha detto:

            Il Codice di Diritto Canonico non sembra fornire elementi univoci e quindi risolutivi in merito al pastrocchio munus/ministerium, dato che di pastrocchio si tratta, visto che i numerosi analizzatori della faccenda sono divisi tra loro.

            E visto anche che il medesimo Codice sembra inesistente per gli addetti ai lavori, i quali dovrebbero chiarire la faccenda medesima una volta per tutte.

            Per non dire delle divisioni tra i fedeli circa chi sia il vero papa, e causate dal pastrocchio.

            Da come si trascina – inconcludente – la faccenda, dovrebbe risultare chiaro che il Diritto Canonico lascia il tempo che trova.

            Ma davvero si pensa che questo pastrocchio sia risolvibile a suon di articoli di Diritto Canonico?

      • Gianfranco ha detto:

        La sua ricostruzione della vicenda è interessante senz’altro. Ma c’è una cosa che non quadra: è stato lo stesso Ratzinger ad avviare il processo della sede vacante e del nuovo conclave. Con ciò ha manifestato di attendere un nuovo PAPA con pieni poteri, non solo con quelli “ministeriali”.

  • Federico ha detto:

    Grazie per l’approfondimento prezioso, Andrea Cionci.
    È ora che qualche vescovo, cardinale, ordine ponga formalmente la questione.
    Buona parte del popolo cattolico chiede chiarezza. È dovuta.