Verginella Gloriosa, di Raffaele Casimiri. Commenta il M° Aurelio Porfiri

1 Maggio 2021 Pubblicato da Lascia il tuo commento

Marco Tosatti

Carissimi Stilumcuriali, oggi il M° Aurelio Porfiri ci commenta un brano, di cui purtroppo non abbiamo a disposizione nessuna registrazione sonora o video, del grande compositore Raffaele Casimiri: Verginella Gloriosa. Buona lettura. 

 

VERGINELLA GLORIOSA (Raffaele Casimiri)

Non molti oggi ricordano il nome di Mons. Raffaele Casimiri (1880-1943), già maestro della Cappella Pia Lateranense e docente al Pontificio di Musica Sacra. Fu soprattutto un grande musicologo ed un instancabile animatore a favore della buona riforma della musica sacra. Era di Gualdo Tadino e ricordo alcuni decenni fa di aver visitato questo paesino e conosciuto persone che avevano avuto contatti con l’insigne concittadino.

Raffaele Casimiri fu anche compositore, anche se in questo campo non raggiunse il livello di un Perosi o di un Refice. Comunque esiste un cospicuo catalogo di composizioni che attestano la sua sicura tecnica compositiva. In un campo della composizione sacra eccelse, ed era quello del canto popolare. Egli aveva veramente il senso del canto per il popolo, e la sua raccolta Rosa Mystica, 33 canzoncine alla Madonna per il canto unisono del popolo, pensate per il mese di maggio, tradizionalmente dedicato alla Beata Vergine Maria e pubblicata nel 1909. Nell’introduzione il compositore avverte che le canzoncine sono “per il canto unisono del popolo”. Però delle stesse offre anche la partitura a 4 voci miste (ma eseguibile anche a 3 o a 2). Perché? Il compositore avverte che in questo modo ha inteso favorire la possibilità che le varie Scholae Cantorum potessero alternarsi con il popolo nel canto delle varie canzoncine. Da questa raccolta è ancora diffusa in molte parrocchie Lieta armonia, un canto che ha resistito nei decenni. I testi delle canzoncine sono del padre barnabita Giustino  Bracci (non da identificare con il francescano Giacinto Bracci, di cui è in corso il processo di beatificazione) e sono in un italiano spesso molto aulico, per i nostri orecchi a volte un poco pesante. Le melodie sono fresche e spontanee, rendendo veramente immediato l’apprendimento da parte del popolo che le sente immediatamente come sue. In realtà sembrano scaturite direttamente dal popolo, non solo per il popolo.

Nell’introduzione l’autore da consigli per la buona esecuzione; chiede di cantare e non di urlare,  curare i respiri, stare attenti a non cadere in una eccessiva lentezza o a precipitarsi in una inopportuna velocità, stare attenti ai segni dinamici in partitura ed essere pronti ad infondere attraverso la melodia il giusto spirito alle parole. Consigli in fondo abbastanza prevedibili ma che è sempre bene non dimenticare.

Prendiamo come esempio la numero 26 della raccolta, Verginella gloriosa, a mio avviso una delle più felici dell’intera collezione e che nella raccolta viene indicata per il 25 maggio. Il testo è una parafrasi dell’O Gloriosa Virginum. C’è un bel progredire melodico all’inizio, con la melodia che progredisce lentamente verso l’acuto per poi ripiegare al centro dell’estensione. Le quattro frasi della canzoncina si dipanano secondo uno schema ABAC di facile memorizzazione. Un canto purtroppo quasi dimenticato ma che sarebbe bello riproporre, anche come modello di canto popolare.

Purtroppo nel postconcilio abbiamo assistito alla fusione de facto del canto popolare con il canto liturgico. Questi generi erano ben distinti nel passato, essendo il canto liturgico in lingua latina e su testi scritturistici o di tradizione (come derivazione) e il canto popolare in lingua volgare e con testi di libera composizione. Inoltre era diverso il ruolo del canto popolare, riservato ad alcuni momenti della celebrazione rispetto al canto liturgico. Purtroppo una cera confusione in questo fu introdotta già dal 1967 dalla Musicam Sacram, un documento in cui si legge: “Sotto la denominazione di Musica sacra si comprende, in questo documento: il canto gregoriano, la polifonia sacra antica e moderna nei suoi diversi generi, la musica sacra per organo e altri strumenti legittimamente ammessi nella Liturgia, e il canto popolare sacro, cioè liturgico e religioso”.  Come si vede, richiama la definizione di canto liturgico al canto popolare, ma esso poteva venire impiegato nella liturgia ma con una funzione diversa dall’ufficiale canto liturgico. Il documento citato in precedenza si richiama alla Istruzione sulla Musica Sacra e la Sacra Liturgia della Sacra Congregazione dei Riti del 1958, che sintetizzava l’insegnamento di Pio XII. Ma in realtà questa Istruzione include il canto popolare religioso nei generi di musica sacra, come giusto, ma non come canto liturgico ma come genere ammesso a certe condizioni nella liturgia. Il canto liturgico è il canto ufficiale della liturgia, a carattere più oggettivo, mentre il canto popolare ha carattere più soggettivo e, se così posso dire, affettuoso. In effetti parlando del canto popolare religioso, il documento del 1958 dice: “Il «Canto popolare religioso» è quel canto che sgorga spontaneamente dal senso religioso di cui la creatura umana fu arricchita dal Creatore stesso, e perciò è universale, lo si ritrova cioè presso tutti i popoli. Dato poi che lo stesso canto è adattissimo a permeare di spirito cristiano la vita dei fedeli, privata e sociale, esso fu molto coltivato nella Chiesa fin dai tempi più antichi e viene raccomandato vivamente anche oggi per fomentare la pietà dei fedeli e a dare maggior decoro agli esercizi pii, che anzi talvolta può essere usato anche nelle azioni liturgiche”. Come si legge, non c’è affatto identificazione fra il canto popolare e il canto liturgico, una identificazione chiaramente ingeneratesi con il documento del 1967. La stessa Sacrosanctum Concilium, a metà fra i due documenti citati in precedenza, dice: “Si promuova con impegno il canto religioso popolare in modo che nei pii e sacri esercizi, come pure nelle stesse azioni liturgiche, secondo le norme stabilite dalle rubriche, possano risuonare le voci dei fedeli”. Quindi il suo impiego nelle azioni liturgiche dovrebbe essere stato regolato da norme nelle rubriche, cosa che non mi sembra sia avvenuta.

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Ecco il collegamento per il libro in italiano.

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