Per Non Dimenticare: Autopsie Fatte Contro il Ministero, Vite Salvate.

28 Aprile 2021 Pubblicato da 13 Commenti

 

Marco Tosatti

Carissimi Stilumcuriali, mentre in questi giorni emergono sempre nuovi elementi che testimoniano dell’incapacità dell’approssimazione e del cinismo mostrati dal Ministero della Salute, e dai suoi principali responsabili, Speranza in testa, nel gestire l’emergenza causata dal Covid 19; e mentre questi comportamenti straordinariamente cocciuti proseguono, dal momento che i protocolli di cure domiciliari non sono stati modificati, a dispetto dell’evidenza scientifica, e si continuano a prescrivere “Tachipirina e vigile attesa” fino a che la situazione non degenera ed è necessario il ricovero; bene, è utile forse riproporre questo articolo, apparso qualche mese fa su un giornale locale di Bergamo, “Prima Bergamo” e che certamente non troverete sui quotidiani di regime arroccati intorno a Roberto Speranza. Tanto per fare memoria, e per immaginare quante vite umane hanno spento direttive, o “consigli” autorevoli radicalmente errati. Per fortuna non tutti hanno obbedito. Buona lettura.

§§§

 

PERSONAGGI

28 Settembre 2020  

di Francesca Fenaroli

 

I camion carichi di salme che sfilavano sotto le nostre finestre li abbiamo visti tutti, come il bollettino di guerra quotidiano con la conta dei deceduti. I medici disperati, impotenti davanti a questo nuovo virus devastante si sono mossi come potevano e con i mezzi che avevano: è proprio nelle situazioni più disperate che ci sono persone alle quali si accende la famosa lampadina in testa e tra queste c’è Andrea Gianatti, direttore del dipartimento di medicina di laboratorio e dell’unità di anatomia patologica (che si occupa delle autopsie e di analisi dei tessuti) dell’ospedale Papa Giovanni.

Dottor Gianatti, partiamo dal principio: come ha affrontato i primi giorni della pandemia?

 

«Dopo la prima grave ondata di pazienti a febbraio, come tutti i colleghi e il personale sanitario dell’ospedale, abbiamo seguito un corso super accelerato su come gestire i casi di Covid».

 

Come è stato tornare in corsia?

 

«Non è stato semplice, ma io e il mio team, come tutti i medici dell’ospedale, abbiamo abbandonato temporaneamente la nostra disciplina per dare il nostro contributo nell’emergenza spaventosa che si era creata».

 

Ci spieghi che cosa è successo.

 

«Ci morivano i pazienti davanti agli occhi di insufficienza respiratoria e, nonostante tutti gli sforzi, i respiratori, la Cpap e i farmaci non riuscivamo a fermare questa strage. Allora ho capito che tornare alle autopsie avrebbe potuto essere l’unica via utile in qualche modo, o almeno ci volevo provare».

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità e il Ministero della Salute avevano caldamente sconsigliato di eseguire le autopsie sui corpi deceduti a causa del Covid, quindi lei è andato contro il sistema?

 

«Le autopsie erano state sconsigliate, perché si tratta di un’attività tra le più pericolose e rischiose tra quelle diagnostiche, soprattutto nei casi nei quali il paziente è morto a causa di una malattia infettiva, a maggior ragione ancora sconosciuta. In scienza e coscienza, ho deciso di andare contro queste direttive: ero più utile al microscopio che nei turni in terapia intensiva, quindi il 13 marzo abbiamo eseguito la prima autopsia sul nostro paziente zero e poi ne abbiamo eseguite quattro o cinque al giorno fino a fine aprile».

 

Scelta coraggiosa: in quanti eravate a occuparvene?

 

«Per non mettere a rischio i colleghi più giovani, ci siamo imbarcati in questa missione io e Aurelio Sonzogni, che è il collega con maggiore esperienza nel reparto, solo con me ha eseguito più di tremila autopsie».

 

Come avete scelto le salme da analizzare?

 

«Ci siamo concentrati sui casi più particolari, ad esempio i soggetti più giovani o le persone decedute per questioni poco chiare».

 

Come vi siete attrezzati? I vostri spazi erano adeguati e in sicurezza?

 

«La nostra sala autoptica è stata costruita come le sale operatorie ed è una rarità nel panorama ospedaliero italiano. Tra le ragioni che giustificavano il consiglio dell’Oms di non eseguire le autopsie c’era, purtroppo, il dato che in un reparto normale di anatomia patologica, come ad esempio a Seriate o a Treviglio, i locali non sono dotati di condizioni adatte, ad esempio sono privi di aerazione, in spazi piccoli; il nostro campo è sempre stato considerato ai margini, l’ultimo su cui investire. Mi faccia aggiungere che questo è molto grave e l’abbiamo imparato a nostre spese con il coronavirus».

 

Eravate vestiti da astronauti anche voi come abbiamo visto in Tv e sui giornali? Come era la procedura?

 

«Eravamo bardati anche noi e nella sala entrava solo un medico, con l’assistenza esterna tramite interfono del collega, in caso di necessità. La procedura di vestizione era abbastanza lunga e laboriosa, ma avevamo il personale di supporto. Non le nascondo che ogni volta che mi accingevo ad aprire la porta della sala provavo una certa inquietudine. Abbiamo svolto il nostro lavoro circondati da salme su salme che arrivavano, senza sapere poi dove metterle».

 

E poi come avete proceduto?

 

«Data l’alta contagiosità della malattia, abbiamo deciso di far ricorso a una tecnica mininvasiva per ridurre il rischio: prelievi su polmoni, cuore, fegato, milza e intestino, organi facilmente raggiungibili senza aver bisogno di aprire e asportarli: una sorta di carotaggi, invece che nel terreno, nel corpo. Siamo rimasti colpiti fin da subito dal coinvolgimento dei polmoni già a occhio nudo: dimensioni, colore e consistenza completamente stravolte».

 

Ma è al microscopio che avete scoperto la verità?

 

«Sì, la sorpresa c’è stata osservando i prelievi a livello microscopico: abbiamo finalmente capito il motivo di un’alterazione talmente estesa e grave, che spiegava le morti così veloci per insufficienza respiratoria. La terapia fino a quel momento si concentrava sul curare gli alveoli polmonari, mentre le trombosi e occlusioni dei vasi polmonari, che abbiamo riscontrato al vetrino per la prima volta non erano state considerate, né previste».

 

Dottore, può farci un esempio?

 

«Guardi è come se un idraulico si mettesse ad aggiustare un calorifero che perde, mentre i tubi sono tutti rotti e la casa si sta allagando. Il calorifero sono gli alveoli, i tubi sono i vasi sanguigni e la casa sono i polmoni. Un cambio completo di paradigma diagnostico».

Come avete agito?

«Di solito ci possono anche volere sessanta giorni per comunicare i risultati di un’autopsia, in questo caso invece abbiamo inviato le prime osservazioni in tempo reale ai nostri colleghi medici per poter dare un contributo immediato e l’idea è stata vincente: grazie ai nuovi dati raccolti, i nostri colleghi hanno introdotto nelle terapie l’uso di anticoagulanti come l’eparina e il cortisone, che non si usa quasi mai nella cura di polmoniti virali. Abbiamo organizzato una riunione informale e da lì la notizia si è diffusa immediatamente: attraverso chat e social tra medici, ci siamo ritrovati bombardati di richieste da tutto il mondo».

§§§




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13 commenti

  • Davide Scarano ha detto:

    La bella storia di questo coraggioso medico mi fa ricordare il titolo di un famoso film di Totò: “siamo uomini o caporali”? Siamo capaci di usare scienza e coscienza, ovvero intelletto e Fede, per perseguire il bene comune, che, alla fine, è anche il proprio, oppure c’è un regolamento che lo impedisce?
    A noi l’onere di dare la risposta giusta ogni giorno.

  • : ha detto:

    Francamente una cosa non capisco. Un Governo è formato dai titolari dei vari Ministeri, ed è presieduto dal Primo Ministro, o Presidente del Consiglio, o Capo del Governo. La competenza dei vari Ministeri è certamente dei rispettivi titolari, ma la responsabilità dei decreti che emettono non è solo loro. Leggo nel sito istituzionale del Governo:

    «Il Presidente del Consiglio è, dunque, titolare di un potere di direzione dell’intera compagine governativa, il che lo abilita a svolgere ogni iniziativa volta a mantenere omogeneità nell’azione comune della coalizione, finalizzandola alla realizzazione del programma esposto in Parlamento al momento del voto di fiducia. Tali funzioni, però, non si spingono sino a determinare unilateralmente la politica generale del Governo, compito questo assolto collegialmente dal Consiglio dei Ministri attraverso le sue deliberazioni.» (https://www.governo.it/it/il-governo-funzioni-struttura-e-storia/la-funzione-del-presidente-del-consiglio/188)

    La politica del Governo – dice dunque quanto riportato sopra – è un «compito […] assolto collegialmente dal Consiglio dei Ministri attraverso le sue deliberazioni».

    La responsabilità degli atti che emette il Governo è “collegiale”, di tutti i suoi rappresentanti, e per primo – per quanto sopra riferito – del Primo Ministro.

    Questo non per sminuire le responsabilità dell’ormai riconosciuto da tutti incapace (se non peggio) Speranza, ma perché è molto riduttivo – nel condizionare il giudizio della gente – far apparire la responsabilità dei malfatti governativi ad un solo elemento, come dire: “Vabbè… purtroppo Speranza è quello che è… ma per il resto il Governo lavora bene”. No! La responsabilità è di tutto il Governo, ed in primis di Draghi: quando col tempo si parlerà genericamente di questi decreti, ci si riferirà al “Governo Draghi”, non al “Governo Speranza” (solo facendo un’analisi più dettagliata si parlerà di un “decreto Speranza”).

    Ma tutti gli organi d’informazione, perfino quelli apparentemente più critici nei confronti del Governo (leggi “la Verità”, che ormai anch’essa sta tralignando) agiscono in questo modo: dànno la responsabilità delle aberranti decisioni del Governo esclusivamente a Speranza che le genera (con l’aiuto di una manica d’incapaci), salvo qualche larvato accenno di pungolo nei confronti di Draghi per farne cessare il deleterio comportamento; mentre occorrerebbe un atto d’accusa a tutta pagina nei confronti di tutto il Governo e per primo del suo Capo.

    Si tratta d’ignoranza o d’incapacità? Assolutamente no! evidentemente si tratta di “non disturbare il manovratore”, onde farlo ben lavorare per l’incarico conferitogli: affondare definitivamente questa Barca alla deriva che una volta si chiamava “Italia”.

  • Zara ha detto:

    Più che aver smascherato il covid, questo medico ha smascherato l’OMS.
    Nel XVI secolo grazie alle autopsie di Andreas van Wesel la medicina è progredita, abbandonando il metodo galenico.
    Oggi nel super tecnologico XXI secolo l’OMS vieta le autopsie perché non si sa farle in sicurezza? No, non ci credo… Difatti il dottor Gianatti ha dimostrato che si poteva fare, e lo si doveva fare subito!
    La legge non ammette ignoranza, l’OMS si dovrebbe processare.

  • Federico ha detto:

    Un altro grande medico, test pcr e vaccini, diffondiamo la verità , nel nome di nostro Signore Gesù Cristo :

    https://rumble.com/vg6oen-i-vaccini-covid-potrebbero-decimare-la-popolazione-mondiale-avverte-il-dr.-.htm

    • Carmelo G. ha detto:

      Grazie Federico e grazie Marco Tosatti!
      Pur avendone diritto, data la mia età, non ho voluto vaccinarmi. Dopo avere ascoltato l’intervista del Dr. Sucharit Bhakdi, mi sento molto più sereno!
      Un caro saluto a tutti.
      Carmelo

  • Donna ha detto:

    E come si legge oggi, il ministro Speranza, fa ancora parte del governo….da paura!

  • mari ha detto:

    Ero a conoscenza di queste informazioni sicuramente già dalle prime settimane di aprile dell’anno scorso.

    Se l’informazione fosse veramente libera questa faccenda non avrebbe potuto andare avanti in un modo tanto sfacciato.

    Le notizie buone, a volerle cercare, c’erano… ma no, forse non è del tutto vero, perché questa volta hanno le hanno deliberatamente nascoste e io devo la possibilità di reperire informazioni “fuori dal coro” dei media già più di un anno fa al fatto di essere vicina al mondo della tradizione cattolica (Santa Messa della tradizione apostolica).

    Lì posso testimoniare che era noto il risultato delle autopsie, l’esistenza di farmaci che avrebbero ricondotto il “terribile morbo covid” a un’influenza piuttosto carogna se trascurata ma curabilissima se presa in tempo, l’assurdità delle “misure di contenimento” attuate rinchiudendo la popolazione in casa.

    Ciò non toglie che quando esprimevo a bravi sacerdoti le mie impressioni in merito, pure questi mi dicevano di stare attenta di non finire in ospedale intubata… Ma io ne ho stima per la dottrina cattolica che non hanno tradito anche a costo di rimetterci, non per quanto in questo caso si sono lasciati condizionare dai media, visto che poi, per quanto riguarda il “non trattabile” sono rimasti coerenti e di ciò ne sono profondamente grata perché credo che la coerenza paghi soprattutto davanti ai giovani (e io sto pensando ai miei figli).

    Fra le fonti che mi hanno illuminato quella che ho apprezzato per la sua tempestività e, considerata dopo un anno dai fatti, attendibilità, è stato Maurizio Blondet, che avevo avuto modo di conoscere ben prima di tornare nell’alveo della tradizione, quando ancora ero abbonata ad Avvenire (più di 20 anni fa).

    Credo che sia la Provvidenza a permettere certi incontri, anche solo a livello di trasmissione di informazioni, e di ciò sono profondamente grata al Buon Dio.

  • Adriana 1 ha detto:

    Bravo…ma vorrei anche ricordare che la Direzione di quell’Ospedale ha rifiutato di dare reperti anatomici alla dott.Gatti e al dott.Montanari che si erano offerti “subito” di analizzare i reperti al microscopio elettronico, che avevano supplicato i medici di attuare le indagini anatomiche- al punto di inviare loro l’attrezzatura “da palonbaro” necessaria-, ma che ricevettero sempre netti rifiuti per entrambe le cose ( rifiuti “scritti” alle indagini , che avrebbero accorciato notevolmente i tempi delle “scoperte” mediche e, assai probabilmente, salvato concretamente una quantità di vite).
    Quanto alla “tempistica” delle scoperte, allego una testimonianza sonora ( di uno che c’era), riguardante sia i troppi ” caduti” intubati, sia le modalità e le ragioni militar/statalistiche per trasportarne i resti al/ai crematori, nei famigerati camion, con una coreografia mediata dai migliori films di guerra.
    https://www.facebook.com/groups/nessunotocchilalibertaelaverita/permalink/995179704220153/

  • Greg ha detto:

    Applausi al coraggio di questo medico.
    Ma purtroppo da qualche giorno mi ossessiona l’idea che i potenti che hanno in mano i nostri destini abbiano scelto come ministri della salute prima la Lorenzin e successivamente Speranza proprio con un criterio opposto a quello che sarebbe stato necessario. Entrambi non hanno alcuna competenza medica ed entrambi prima di entrare in Parlamento sono stati portaborse di questo o quel ministro di turno.Ora, chiunque avesse avuto qualche esperienza medica o similia includendo non solo medici veri e propri, ma infermieri, fisioterapisti, tecnici di laboratorio , etc. di fronte a suggerimenti idioti, avrebbe potuto fare obiezioni con un minimo di competenza.
    Chiunque avesse visto una sala per autopsie avrebbe potuto capire che , di fronte ad una pandemia solo alcune sale sarebbero state idonee ed avrebbe dovuto limitare le autopsie solo a quegli istituti con le sale idonee , proibendo le autopsie stesse dove sarebbe stato pericoloso.
    Domanda : quali burocrati gestiscono il Ministero della salute e si prodigano con tutte le loro forze perché il ministro sia un incompetente, buono solo a fare il portaborse ?

    • giulia anna anna meloni ha detto:

      certo ringraziamo il buon Dio per aver ispirato coraggio a questo bravo medico.
      lorenzin e Speranza ministri della salute…espressione di una tipica dittatura comunista: più sono ignoranti e incompetenti più sono manipolabili e asserviti al potere di chi realmente muove le leve del commando

  • stilumcuriale emerito ha detto:

    Bellissimo contributo alla conoscenza dei fatti.
    Un mio non parente ma affine, deceduto ormai da anni , celebre professore di anatomia patologica, mi confidava: sapesse quante diagnosi anche di celebri patologi al mio esame sui cadaveri risultano completamente sbagliate.
    Null’altro essendo da aggiungere, vi saluto caramente, e che Dio ce la mandi buona!

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