Bose. La Denuncia di Enzo Bianchi: Condannato Senza Sapere le Accuse.

9 Marzo 2021 Pubblicato da

 

Marco Tosatti

Carissimi Stilumcuriali, credo che nessuno possa accusarci di essere fan di Enzo Bianchi, o di Bose. Ma ieri siamo capitati su quanto pubblicava Radio Spada in merito alla querelle che vede impegnati il fondatore della Comunità, i successori, la Segreteria di Stato e il Pontefice regnante in persona. Offriamo alla vostra attenzione questo comunicato, che, se i fatti citati corrispondono a verità, ci conferma in un’impressione, avvalorata da anni di esperienza. Che la durezza e la crudeltà che si manifestano all’interno del mondo ecclesiastico non temono confronti, all’esterno. Il caso Manelli ne è un esempio eclatante. Ma leggiamo che cosa dice Enzo Bianchi.

 

Riprendiamo da SettimanaNews e Gloria.tv la (pesante) dichiarazione pubblica di Enzo Bianchi sulle recenti vicende di Bose. C’è poco da commentare: la rivoluzione mangia i suoi figli. Curiosa a questo proposito la menzione che l’ex priore fa della Carta dei diritti umani e dalla Convenzione europea.

Questo comunicato è stato redatto per essere pubblicato il 9 febbraio 2021 in risposta al comunicato dello stesso giorno del delegato pontificio e a quello apparso sul sito di Bose. Tuttavia, per obbedienza, e ripeto solo per obbedienza, ho continuato a mantenere il silenzio fino ad oggi.

Silenzio sì, assenso alla menzogna no!

Nel Decreto del Segretario di Stato consegnatoci il 21 maggio 2020, veniva chiesto a me, a due fratelli e a una sorella l’allontanamento da Bose a causa di comportamenti a noi mai indicati e spiegati che avrebbero intralciato l’esercizio del ministero del priore di Bose, fr. Luciano Manicardi. Pur non avvallando le calunnie espresse nel Decreto, coscienti che non ci era consentito l’esercizio del diritto fondamentale alla difesa (come sancito dalla Carta dei diritti umani e dalla Convenzione europea)  abbiamo obbedito al Decreto.

Ho immediatamente iniziato la ricerca di un’abitazione adatta a me e alla persona che mi assiste, dove poter anche trasferire la vasta biblioteca necessaria al mio lavoro e l’ampio archivio personale. Dopo mesi di ricerca condotta anche da agenzie specializzate, ricerca complicata altresì dall’emergenza sanitaria del Covid-19, non ho trovato nulla di confacente alle mie esigenze. I costi per l’acquisto di un casa in campagna (sempre superiore a 500.000 euro) o di un affitto di un alloggio in città restavano eccessivamente elevati rispetto alle mie possibilità economiche e alla scelta di una vita sobria che ho sempre condotto.

A queste difficoltà si aggiungono la mia età avanzata e le precarie condizioni di salute: gravissime difficoltà di deambulazione causata da una seria sciatalgia, una grave insufficienza renale che non permette alcun intervento chirurgico risolutivo, ai quali si aggiunge una patologia cardiaca. È a seguito di questa situazione e non per altre ragioni, che non ho potuto lasciare l’eremo nel quale vivo da più di quindici anni e si trova dietro alla collina della Comunità di Bose. Alla consegna del Decreto ho da subito interrotto ogni rapporto con i membri della Comunità, incontrando soltanto un fratello incaricato dal priore per la mia assistenza quotidiana. Pertanto, l’allontanamento concreto l’ho realizzato ma non abbastanza lontano come indicato dal Decreto.

Nell’ottobre 2020, direttamente dal cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin mi è giunta la proposta di trasferirmi presso la fraternità di Bose a Cellole, sita in S. Gimignano (Si), insieme ad alcuni fratelli e sorelle che si sarebbero resi disponibili, così da attuare pienamente il Decreto e trovare una soluzione per la mia residenza fuori comunità.

A questa proposta, il priore di Bose, l’economo della comunità e il delegato pontificio hanno da subito posto alcune condizioni, tra le quali la perdita di tutti i diritti monastici per i fratelli e le sorelle che si sarebbero trasferiti a Cellole nella condizione di extra domum. Fu mia premura informare il Segretario di Stato che la condizione alla quale venivano ridotti questi fratelli e sorelle era in aperta contraddizione con il can. 665 com. 1 del Diritto canonico vigente, avvalorato dall’interpretazione data dal documento “Separazione dall’Istituto. Extra domum, esclaustrazione e secolarizzazione” redatto  dal Gruppo Segretari/e di Roma del 12 novembre 2013.

Il 13 novembre del 2020, il Cardinale Parolin, in una lettera a me indirizzata, accoglieva le mie osservazioni, chiedendomi di trasferirmi a Cellole con alcuni fratelli e sorelle disponibili, da me scelti in intesa con il priore di Bose, i quali avrebbero vissuto come monaci extra domum ma conservando tutti i loro diritti monastici. Cellole non sarebbe stata più una fraternità di Bose ma comunque una fraternità monastica in cui era possibile la presenza di un fratello presbitero per la celebrazione eucaristica.

Tuttavia, l’8 gennaio 2021 mi giungeva il decreto del delegato pontificio con le disposizione per il trasferimento a Cellole, e in allegato un contratto di comodato d’uso gratuito precario che avrei dovuto firmare immediatamente. Il contratto, ideato e redatto dell’economo di Bose fr. Guido Dotti e approvato del priore di Bose fr. Luciano Manicardi e del delegato pontificio, poneva le seguenti condizioni:

  1. Il decreto del delegato pontificio ingiunge a fr. Enzo Bianchi di trasferirsi a Cellole senza sapere né identità né numero dei fratelli e delle sorelle che sarebbero andati a vivere con lui.
  2. Nel contratto di comodato si prevede che l’Associazione Monastero di Bose, nel suo rappresentante legale fr. Guido Dotti, può cacciare da Cellole in ogni momento, su semplice richiesta e senza motivarne le ragioni, fr. Enzo Bianchi e quanti vi risiedono con lui.
  3. Il contratto di comodato d’uso concede gli edifici del priorato di Cellole stralciando però intenzionalmente i terreni annessi all’edificio e necessari per la coltivazione, per l’orto e per la provvigione dell’acqua durante l’estate.
  4. Si dichiara che ai monaci e alle monache di Bose che vivranno a Cellole è vietato non solo fare riferimento a Bose, ma anche affermare di condurre vita monastica o cenobitica: potranno semplicemente definirsi come coloro che danno assistenza a fr. Enzo Bianchi, pertanto ridotti a meri “badanti”.

Anche alla mia richiesta che a Cellole ci fosse un fratello idoneo designato a guidare la comunità, il delegato pontificio ha risposto che “non c’è alcun priore, né responsabile, né presidente del gruppo a Cellole, né vita monastica né vita cenobitica”. Ai monaci e alle monache di Bose presenti con me a Cellole ai quali erano riconosciuti dal Segretario di Stato tutti i diritti monastici era tuttavia espressamente vietata la vita monastica. Con tutta evidenza, questa imposizione risulta lesiva della dignità personale e dei diritti monastici fondamentali di questi fratelli e sorelle che vivono a Bose anche da quarant’anni. Se a Cellole è loro vietato di condurre vita monastica, essi cosa vivono? Vengono loro riconosciuti i diritti monastici ma è loro espressamente vietata la sostanza della vita monastica.

A queste condizioni, che non sono mai state rese note alla comunità, io non ho mai dato il mio assenso, perché mi sembrano disumane e offensive della dignità dei miei fratelli e delle mie sorelle. Il decreto del delegato pontificio pone con tutta evidenza me e quanti con me vivono a Cellole in una condizione di radicale precarietà, obbligandoci a vivere perennemente nell’angoscia di essere cacciati in ogni momento e per qualsiasi ragione. Se alle indicazioni del Segretario di Stato avrei sempre potuto ubbidire, alle modalità di realizzazione dettate in particolare da fr. Guido Dotti non ho mai potuto dare il mio assenso.

Per queste ragioni, per la quarta volta, il 2 febbraio scorso ho comunicato al delegato pontificio e al priore, tramite lettera consegnata nelle sue mani, la mia decisione di non trasferirmi a Cellole alle condizioni poste da loro. Inoltre, per amore della Chiesa e in particolare della diocesi di Volterra, del suo vescovo Alberto Silvagni padre veramente premuroso, di tutte le persone che da otto anni frequentano l’eucaristia domenicale e la liturgia delle ore quotidiana e che hanno tessuto vincoli ecclesiale e spirituali con la fraternità di Cellole, non posso in coscienza accettare che una fraternità di così grande valore monastico fosse chiusa al semplice scopo di diventare una casa privata destinata a me e a chi mi assiste. Ribadisco tutto il mio dolore per una chiusura decisa improvvisamente e in questa modalità e non certo per volontà mia. Il delegato pontificio e il priore di Bose, ignorando questa mia decisione a loro tempestivamente comunicata per iscritto di non trasferirmi a Cellole, hanno ugualmente pubblicato il 9 febbraio 2021 i rispettivi comunicati ufficiali, omettendo gravemente di rendere nota la mia decisione, anzi dicendo che io avevo accettato di trasferirmi a Cellole, alterando in tal modo la verità dei fatti.

Per questo, dall’inizio di febbraio, ho ricominciato la ricerca di una dimora in cui poter vivere la vita monastica e praticare l’ospitalità come sempre ho fatto tutta la mia vita a Bose: alla mia vocazione non intendo rinunciare.

Non ho nulla in più da comunicare almeno PER ORA. GIUDICATE VOI!

Di quanto qui scritto sono disposto a mostrare i documenti che lo provano.

Fr. Enzo Bianchi
fondatore di Bose

 

§§§




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32 commenti

  • don Egizio ha detto:

    Io mi sto sbellicando dalle risa.
    Tutti a chiedersi quale sia il segreto della faccenda. Persino Melloni (che da Bianchi dipende istituzionalmente – in quanto B. è membro a vita del CDA della Fondazione che lui dirige – e ideologicamente) evidentemente non sa nulla: dovendo salvare sia Bianchi che il papa che lo caccia si inventa una congiura conservatrice contro il papa (magari lo crede veramente). Persino il ben più competente Massimo Faggioli, storico americano di fama, scrive in modo intelligente, ma non sa nulla.
    Per capire invece basterebbe che una persona senza pregiudizi avesse visto le dinamiche psicologiche tra Bianchi e i suoi dipendenti interni ed esterni. Una delle persone cacciate (una “monaca”) era stata accusata di violenze sessuali, ma non è uscito nulla, probabilmente erano calunnie. In Vaticano non sono stupidi e hanno mandato un esperto di queste dinamiche psicologiche, e da lì è nato un provvedimento che non si commina normalmente in tanta durezza. E il provvedimento è corretto, mi spiace dirlo. A un esterno la cosa fa ridere, ma immagino che all’interno queste dinamiche sui “dipendenti” siano più devastanti di una violenza sessuale, molto di più.
    Io ho visto.
    Poi se volete un’interpretazione sul fatto che il papa sia l’unico a non avere soggezione di Bianchi, l’ho già scritto e ve lo racconto ancora. Vi posso anche raccontare di come Bianchi vorrebbe abolire il papato. Ma di questo a Bergoglio importava poco (in ogni caso non lo poteva capire, per origine e formazione, non è un allievo di Dossetti in politica o di Rahner in teologia! ma di alcuni teologi argentini – che magari conoscevano Rahner – inventori della “teologia del popolo” che lui ha assunto in compendio).
    d. Egizio

  • Cagliostro ha detto:

    AAA VENDESI (ma anche affittasi, e pure regalasi) in località S.Leo, monolocale, seminterrato, clima salubre, adatto alla meditazione, prezzo modico.

  • Iginio ha detto:

    Perché non chiede una casa ai vari paperoni di Repubblica et similia con cui collaborava?

    • Zuzzurellone ha detto:

      Ha ragione, illustrissimo. Si è spesso parlato qui di quella fondazione bolognese gestita dal prof. Melloni, che riceve corposi finanziamenti da istituzioni varie. Si è anche detto che il ragionier Bianchi siede nel consiglio di amministrazione di detta fondazione. Potrebbero provvedere loro ai bisogni del ragioniere. O forse in tal caso, dovrebbe trasferirsi a Bologna ?

      • don Egizio ha detto:

        Certo, siede a VITA nel CDA della Fondazione. E dopo morto immagino che siederà come membro ETERNO, tanto lo venerano colà.
        Passiamo ordunque la proposta al CDA della Fondazione e al suo segretario Melloni: adattino la FORESTERIA della Fondazione (costata alle casse PUBBLICHE oltre 1 MILIONE di euro di ristrutturazione) per alloggiarvi il sig. Bianchi. Così potranno sperimentare la delizia di averlo in casa senza dover recarsi a Bose per consultarlo.
        Sarebbe un gran gesto di carità.
        don Egizio

  • Maria Michela Petti ha detto:

    Diplomazie sotterranee al lavoro per tentare una via di uscita dal pantano in cui sembra essersi arenato il “caso” Bose, che continua ad animare il dibattito in proposito richiamando l’attenzione di organi di informazione. Da ultimo l’articolo al link di seguito.
    Una domanda mi frulla in testa: da chi o da che cosa dipende il moltiplicarsi di vicende complicate nonostante i reboanti discorsi (che indurrebbero a credere in un impegno da onorare) su: trasparenza, sinodalità, buoni sentimenti da far prevalere nei rapporti umani, decisioni (da prendere o) prese – come dichiarato dal papa nella conferenza stampa durante il volo di ritorno dall’ Iraq – «sempre in preghiera, in dialogo, non sono un capriccio e sono anche la linea che il Concilio ci ha insegnato», ecc… Risposta, quest’ultima, data per allontanare da sé le critiche alla linea adottata nel portare avanti il rapporto con le religioni, in particolare con l’Islam, critiche che lo vedrebbero “a un passo dall’eresia” e che ha inteso smentire.
    http://www.ow2.rassegnestampa.it/Ucei/PDF/2021/2021-03-10/2021031047928940.pdf

  • io ha detto:

    c’è qualcosa che mi ricorda il destino del PD…

  • paolo deotto ha detto:

    È tutta una vicenda che può mettere solo tristezza. Negli scorsi anni, quando dirigevo il sito Riscossa Cristiana, pubblicai diversi articoli di critica a Bianchi e al confusionismo sincretista della comunità di Bose. Erano i tempi del “Bianchi triumphans”, che non mancò di farmi scrivere da un avvocato, minacciandomi di querele e pretendendo la rimozione di articoli (cosa che non feci). Adesso vedo un Bianchi vecchio e malato, trattato con stile “Francescani dell’Immacolata” dallo stesso piazzista di “misericordia” che lui tante volte aveva esaltato.
    Che tristezza! Una cupa atmosfera da basse congiure, la “misericordia” che ancora una volta si svela per quello che è, ossia cinismo e cattiveria. E questa sarebbe Chiesa?
    Al sig. Enzo Bianchi, da suo leale ex-avversario, auguro solo di poter passare gli anni della vecchiaia in serena quiete. E che Dio lo aiuti.

  • Virro ha detto:

    dai fatti sopradescritti, sembra il clichet di:
    I Francescani dell’Immacolata,
    I Cavalieri di Malta,
    I vari altri avvenimenti con minor risonanza.

    io mi domando:
    la verità dei fattarelli umani dove è stata rinchiusa?
    per il bene della comunità cattolica?

  • Maria Michela Petti ha detto:

    Il papa aveva ricevuto il successore di Bianchi e il commissario inviato a Bose con il mandato di dirimere la controversa questione nella mattinata del 4 marzo scorso. Soltanto nella serata del giorno successivo, quando era già in Iraq per un viaggio che è stato per lui “un rivivere” dopo mesi in cui si è sentito “imprigionato” – come ha dichiarato ai giornalisti durante il volo di ritorno – la Sala Stampa della Santa Sede ha pubblicato un comunicato di 15 righe per confermare una decisione avallata da Bergoglio già da mesi. Un bel po’ di ore, che stride con l’esorbitante numero di dipendenti al servizio della comunicazione dello Stato.
    Nel civile quello pubblicato si configurerebbe come dispositivo di una sentenza; una sentenza di condanna per accuse che il condannato dichiara ancora oggi di non conoscere. Una “condanna” scritta, per questo “caso”; ed è già qualcosa rispetto a qualche altra “condanna” sulla parola e spifferata agli organi di stampa in una versione liberamente “riveduta e corretta”. Cose dell’universo vaticano!
    Il comunicato ha stupito Enzo Bianchi, il quale avrebbe ricevuto – alla vigilia dell’incontro a Santa Marta che ha portato alla conclusione divulgata – un emissario del papa che lo avrebbe rassicurato circa la sua mediazione in un’opera di pacificazione con l’attuale priore.
    Lo si legge nell’articolo al link seguente con un finale che lascia intravedere uno sviluppo a sorpresa; perché nessuno sa che cosa abbia in mente il papa. Come ho azzardato in un precedente commento in proposito: non mi meraviglierei se fra un po’ una foto-ricordo ci svelerebbe un’udienza a Santa Marta per fra’ Bianchi.
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/03/05/bose-la-reazione-di-enzo-bianchi-dopo-il-comunicato-del-vaticano-lo-stupore-la-ricerca-di-una-casa-e-la-speranza-di-rinegoziare-la-soluzione-cellole/6123834/

  • Diego ha detto:

    Enzo Bianchi si è schierato a favore della morte per fame e per sete di Eluana Englaro.
    Però si lamenta se un provvedimento lo mette nelle condizioni di poter finire sulla strada da un giorno all’altro.
    Dov’è la coerenza?
    In ogni caso non si illuda di poterla scampare senza combattere e senza disobbedire: la “misericordia” di Bergoglio ha già buttato sulla strada altre persone…e non mi sembra che Bianchi abbia mai preso le loro difese!

  • Una curiosa sensazione ha detto:

    Leggendo la difesa di Bianchi sorge il curioso sospetto che la faccenda sia in realtà un divorzio tra l’ex priore ed il suo ex economo.
    Infatti, come nei divorzi difronte alla magistratura civile, così nella faccenda di Bose si sta litigando sul come dividere i beni.
    Leggere che i terreni circostanti la casa di Cellole non venivano dati al gruppo che sarebbe andato ad abitare la’, sa di dispetto, infantile e crudele.
    Siamo sicuri che l’intervento di Bergoglio e Parolin sia corretto? Ovvero che sarebbe stato più utile l’intervento di qualche autorità civile, come ad esempio la guardia di finanza ?

  • LA VERITÀ VI FARÀ LIBERI ha detto:

    Questa è la ricompensa che l”Accusatore elargisce ai suoi servi..
    Avresti dovuto saperlo visto che hai lavorato al suo servizio per una vita.

  • Giobatta ha detto:

    Si consiglia all’ex priore di Bose la lettura di qualche libro dedicato alle persecuzioni a cui vennero sottoposti nei secoli precedenti i dissidenti nei confronti della Chiesa di Roma.
    Può partire dai molti libri dedicati alla crociata contro gli Albigesi, per passare al regno latino di Costantinopoli ( 1204). Per arrivare ai libri dedicati al reo confesso Buonaiuti.
    Vedrà che il trattamento a lui dedicato anche se è contro i trattati internazionali, è, comunque un trattamento di un certo riguardo.

  • luca ha detto:

    Tosatti è davvero un personaggio divertente.
    A parte attingere dal sito dei sedevacantisti un comunicato che gira anche su siti di persone normali e sane, il nostro amico Tosatti, giustamente, ha cura di precisare:

    “se i fatti citati corrispondono a verità”

    Credevo che il giornalista debba indagare se un fatto è vero per poi decidere se pubblicarlo, eventualmente commentandolo.
    Tosatti invece, che di doti giornalistiche ne ha sempre avute poche (non per niente gli hanno fatto fare il “vaticanista”), ci ha abituato a fare commenti, anche molto duri, sulla base di ipotesi e di cose di cui non sa né può sapere assolutamente nulla (come per Manelli).
    Non so che soddisfazione ci sia a fare il moralista (non il giornalista) parlando sempre di aria fritta.

    • Marco Tosatti ha detto:

      Io penso – e quello che scrive ahimè lo dimostra- che lei sia un po’stupido. Riportiamo il comunicato di un personaggio pubblico, come Enzo Bianchi, peraltro riportato da varie fonti; il protagonista presenta una sua ricostruzione dei fatti, che per sua stessa natura, non può non essere di parte. E quindi scriviamo quello che ha destato scalpore nel povero commentatore. I colleghi vaticanisti ringraziano per la patente di incapaci loro affibbiata dall’ignoto minus habens. Vabbè che siamo in Quaresima, però…

      • silvano ha detto:

        Io invece penso che il sig. Luca non abbia compreso quale sia lo scopo dell’agire del sig. Tosatti. Se si ha in mente lo scopo, tutto assume una certa coerenza, anche ciò che in apparenza suona contraddittorio.

    • Enrico Salvi ha detto:

      Sarebbe interessante se Luca ci volesse illustrare in che cosa si ritiene migliore dei sedevacantisti.

      Da come si esprime dovrebbe essere un modello di virtù, un baluardo dell’ortodossia, un pozzo di sapienza, uno tutto d’un pezzo che tiene il diavolo sotto il piede, insomma un novello Michele Arcangelo.

      • silvano ha detto:

        non c’entra la virtù: c’entra la fede e i sedevacantisti sono infedeli. quanto al meglio o peggio, francamente caro Enrico non credo che un mezzo lefebrviano/mezzo buddista potrebbe comprendere. La lascio alle sue eresie che, come lei ben sa, avevo subodorato sin da quando era comparso mesi fa come semplice “enrico”.

        • Enrico Salvi ha detto:

          Insomma, pure Lei è uno che sta dalla parte giusta.

          Padronissimo di crederlo. Ognuno s’illude come vuole.

          In ogni caso, la fede senza la virtù non vale un fico secco.

  • Mons.Ics ha detto:

    sarebbe interessante avere e pubbicare i documenti di cui parla l’ex Priore e che è disposto a mettere a disposizione. Io glieli richiederei . mons Ics

    • Mario m. ha detto:

      Noi filmetti di qualche decennio fa si guardava dal basso co della serratura per vedere Gloria guida o Nadia Cassini che facevano la doccia o si cambiavano d’abito 🤪😍🥰. Oggi c’è chi guarda dal buco della serratura per vedere….Enzo Bianchi 😂😂

      De gustibus….. 😂😂😉🙂

      • Enrico Salvi ha detto:

        Hai capito l’aspirante fachiro MARIO M?

        Prima la “cosina”, adesso Gloria e Nadia …

        La lingua batte dove il dente duole!

        • Mario m. ha detto:

          Non posso negare la mia passione per la …… 🤪🤪🤪
          Fachiro non potrei mai esserlo: troppa ascesi e niente ……. Lascio volentieri a voi 😘😘

  • Non Metuens Verbum ha detto:

    A chi tocca non s’ingrugna. Il ragioniere allontanato dal suo agriturismo, ha chiacchierato per anni, adesso se sta zitto è solo restituzione.