TUTTO MA…IL LATINO NO! UN LIBRO DI MASSIMO CICERO.

13 Novembre 2020 Pubblicato da

 

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, voglio segnalarvi un libro piccolo ma prezioso, e davvero notevole nella sua semplicità e chiarezza, scritto da Massimo Cicero, che si intitola “Tutto ma…il latino no! La Verità e la bellezza del Rito Romano”. Sono poco più di 80 pagine, pubblicate direttamente dall’autore tramite la piattaforma youcanprint. L’ho letto tutto di un fiato, e credo che valga veramente la pena cercarlo, trovarlo e diffonderlo. Qui sotto vi pubblichiamo l’introduzione. Buona lettura.

§§§

INTRODUZIONE – Premessa e metodo

Quante volte ci sentiamo obiettare, con occhi più̀ che meravigliati, va bene tutto ma no, il latino no!, quando confidiamo che andiamo ad assistere alla Santa Messa in Rito Antico piuttosto che a quella moderna. Quante volte ci siamo sentiti dire, persino da affetti cari, fai parte di una setta!

Abbiamo dunque avvertito il bisogno di riordinare, fermare su carta per poter trasmettere, pensieri e parole sulla Messa Cattolica, sulla Verità̀, per rispondere misericordiosamente, avverbio in questi anni così tanto di moda e mai così tanto volutamente distorto nel suo significato cattolico, agli affettuosi rilievi.

Rendere così onore alla maestosa bellezza dell’Antico Rito, che è la stessa bellezza di Cristo, rendere omaggio alla sua storia.

Pensieri e parole per capire come essa sia stata rinchiusa, da sedicenti cattolici, nelle segrete del castello postconciliare e perché́ poi si sia cercato un suo recupero, almeno parziale, con San Giovanni Paolo II e soprattutto con Papa Benedetto XVI. Pensieri e parole che evidenzino le profonde differenze con la Messa attuale del post Concilio e promulgata da Paolo VI nel 1969.

Pensieri e parole che vorrebbero suscitare, nei cari lettori, almeno una goccia di santa curiosità̀ perché́ possano provare, a Dio piacendo, ad avvicinarsi alla Messa in Rito Antico per entrare nel profondo del cattolicesimo romano, per capire come hanno celebrato per venti secoli i nostri Santi del Cielo fino a 50 anni fa, quando qualcuno, in maniera improvvida, decise che quella celebrazione ricca di due millenni di storia e di celeste tradizione, non era più̀ in linea con il mondo moderno.

Per avvicinarsi alla Santa Messa di Rito Antico non serve molto: un cuore ben predisposto alla scoperta della Verità̀ e della bellezza, in una parola di Cristo, e in mano un Messalino latino/italiano facilmente acqui- stabile in una libreria fisica oppure on line.

Non abbiamo studi classici purtroppo, non conosciamo il latino se non qualche preghiera per cui dobbiamo profonda gratitudine alle Madri dell’Istituto Dottrina Cristiana a Via Poerio a Monteverde Vecchio a Roma, quando, nell’età della spensieratezza, le hanno insegnate a noi marmocchi tra un abbecedario e un pallone.

Questo nostro lavoro non ha nessun intento teologico. Anzi, già̀ sentiamo gli echi delle parole di cari amici sacerdoti che ne avranno certa- mente da ridire. Ci perdonino reverendi Padri: siamo umili lavoratori nella vigna del Signore, come disse qualcuno più autorevole di noi, e non ci ras- segniamo a veder trascurare, se non addirittura osteggiare, da larga parte del clero di Santa Madre Chiesa che è sempre stata maestra di bellezza, un così grande tesoro qual è la Messa in Rito Antico. Questo lavoro non ha neppure la pretesa di completezza: ogni singolo aspetto affrontato in questo libro, avrebbe bisogno di approfondimenti specifici, chissà̀ in future pubblicazioni … lasciamo alla Provvidenza la nostra guida.

Questo lavoro vuole essere semplicemente un atto d’amore che sentiamo di offrire alla Messa in Rito Antico, sperando di renderVi partecipi di cotanta maestosità̀.

E inizieremo ricordando cosa è la Messa Cattolica e il ruolo del Conci- lio di Trento e di San Pio V nella sua definizione; proseguiremo poi verso i nostri giorni raccontando in sintesi le vicende che l’hanno travolta, vicende legate al Concilio Vaticano II e al post Concilio, fino alla sua riabilitazione nel 2007 grazie al Summorum Pontificum di Papa Benedetto XVI. All’interno della linea temporale dovremmo fare una necessaria sosta per dare un accenno alla concezione luterana della celebrazione liturgica, accenno utile per capire la messa postconciliare. Scenderemo poi nel det- taglio per affrontare le principali differenze fra le due celebrazioni e proveremo a trasmetterVi e farVi partecipi della bellezza del latino, del canto gregoriano e del silenzio nella Messa in Rito Antico (chiamata anche di rito Romano o Vetus Ordo per distinguerla dal Novus Ordo postconciliare). Infine due testi, in appendice, ripresi integralmente da due siti in- ternet di riferimento per chi scrive. Di ambedue, nelle note a fine libro, ci sono i link agli articoli. Nel primo La Messa tridentina non è vera perché è bella, ma è bella perché́ vera, tratto dal sito Il Cammino dei Tre Sentieri (www.itresentieri.it), il direttore Corrado Gnerre descrive, come meglio non si potrebbe, il rapporto tra bellezza e Verità nella Messa in Rito Antico. Il secondo articolo, ha come titolo Lettera a un sacerdote del “Summorum Pontificum” ed è tratto dal blog di Cesare Baronio (www.opportuneinop- portune.blogspot.com). La lettera molto emozionante, tutta da leggere, testimonia le difficoltà in cui si trovano i sacerdoti che vogliono celebrare in Rito Antico specialmente in questi tempi.

Rito antico dunque: ma cosa intendiamo per Rito? Papa Benedetto XVI nella sua prefazione al libro di A. Rein “Lo sviluppo organico della Liturgia” (Cantagalli Editore – 2013) scrive: Il “rito”, e cioè la forma di celebrazione e di preghiera che matura nella fede e nella vita della Chiesa, è forma condensata della Tradizione vivente, nella quale la sfera del rito esprime l’insieme della sua fede e della sua preghiera, rendendo così sperimentabile allo stesso tempo, la comunione tra le generazioni, la comunione con coloro che pregano prima di noi e dopo di noi. Così il rito è come un dono fatto alla Chiesa, una forma vivente di parádosis (la trasmissione della Tradizione n.d.r.).

Una doverosa precisazione alla fine di questa introduzione: il testo che presentiamo è stato composto dopo mesi di dibattiti, di studio e di pre- ziose letture (oltre naturalmente alla frequentazione, ormai da oltre due anni, della Santa Messa in Rito Antico). È un pamphlet composto da tutti questi apporti razionalizzati ed espressi nel testo, con i dovuti richiami e i cui autori ringraziamo anticipatamente. Vi invitiamo ad approfondire questo nostro elaborato attraverso la lettura integrale dei testi citati e i cui riferimenti troverete nelle diverse note a piè di pagina.

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50 commenti

  • Enrico Nippo ha detto:

    Il signor Marco invita ad interventi meno personalisti e più “argomentisti” (mi si conceda la licenza poetica per la rima).

    Il fatto è che i personalismi nascono proprio dagli argomenti, poiché è inevitabile che, in quello scrive, ciascuno ci metta del suo. Ogni mente è un punto di vista e i punti i vista sono differenti e inconciliabili. Inutile infarcire di Sacra Scrittura e Dogmi quel che si scrive o si dice, poiché lo si scrive e lo si dice sempre dal “personale” punto di vista.

    E’ auspicabile che a nessuno venga in mente di PENSARE che i propri commenti non facciano una grinza e rispecchino la verità, sebbene il tono dei commenti (e degli articoli che li suscitano), compresi quelli del sottoscritto, lascino intendere il contrario.

    Penso che la parabola seguente possa contribuire, se non ad eliminarli, a moderare i personalismi.

    C’erano una volta sei saggi che vivevano insieme in una piccola città.
    I sei saggi erano ciechi. Un giorno fu condotto in città un elefante. I sei volevano conoscerlo, ma come avrebbero potuto?
    “Io lo so”, disse il primo saggio , “ lo toccheremo.”
    “Buona idea”, dissero gli altri ,”così sapremo com’è un elefante.”
    I sei andarono dall’elefante.
    Il primo gli toccò l’orecchio grande e piatto. Lo sentì muoversi lentamente avanti e indietro. “L’elefante è come un ventaglio”, proclamò.
    Il secondo toccò le gambe dell’elefante. “E’ come un albero”, affermò.
    “Siete entrambi in errore”, disse il terzo. “L’elefante è simile a una fune”. Egli stava toccando la coda dell’elefante.
    Subito dopo il quarto toccò con la mano la punta aguzza della zanna .”L’elefante è come una lancia”, esclamò.
    “No, no”, disse il quinto , “è simile ad un’alta muraglia”. Aveva toccato il fianco dell’elefante.
    Il sesto aveva afferrato la proboscide. “Avete torto”, disse, “l’elefante è come un serpente”.

    “No, come una fune”.
    “Serpente!”
    “Muraglia!”
    “Avete torto!” “Ho ragione!”

    I sei ciechi per un’ora continuarono a urlare l’uno contro l’altro e non riuscirono a scoprire come fosse fatto un elefante!

    😄😄😄😄😄

  • Enrico Nippo ha detto:

    Per Boanerghes, bontà sua,, mos. Lefebvre è in Purgatorio. Cosa ne può sapere lui, poi ce lo spiegherà
    🥴

    Invece don Pietro Paolo s’improvvisa esorcista (maldestro) e per lui mons. Lefebvre sta addirittura all’Inferno. Certo che ce ne vuole di arroganza. Questa sì che è davvero diabolica 😈

    • Adriana 1 ha detto:

      Enrico Nippo ,
      è ” misserevolmente e pedestramente arrogante in ogni sua manifestazione , purtroppo ( infatti ,così come
      ” spiritosamente” scrive “SCE “per indicare Stilumcuriale emerito , potrebbe per sé e per la sua prosa firmarsi tranquillamente Pipì ) .
      P.S. Gli consiglio vivamente di cercare su Wiki :” Pluto , il cane di Topolino ” : così imparerà qualcosa di utile per far carriera tra i suoi colleghi .
      ( Chiedo scusa se ho postato qui , ma sotto i florilegi dell’imitatore di Scanzi mancava l’indicazione : rispondi) .

    • Don Pietro Paolo ha detto:

      No, mio caro Nippo,
      Arrogante, offensivo e diabolico è chi mette insieme i cattolici (montiniani) e i luterani. E quindi si aspetti le giuste reazioni. Le ricordo che Paolo VI è un Santo della Chiesa Cattolica. Lei può anche non credervi, come io ho tutto il diritto a non credere che uno scismatico sia Santo. Il fantasma di Lefebvre lo ha evocato lei e non io, né ho detto che che c’è bisogno di un esorcismo. Difatti imporre nel Nome di Gesù a qualunque ‘ombra” di allontanarsi, sia che questa venga dall’inferno o dal purgatorio che importanza ha? L’importanza è che non disturbi più e lasci dormire tranquilli i figli di Dio. Le faccio poi notare che dalla Chiesa Cattolica le anime che si stanno purificando sono chiamate Sante. Si consoli.

      • Enrico Nippo ha detto:

        Strisciante e guizzante come al solito.

        Il “vade retro” da lei spudoratamente utilizzato è contro il satanico. Quindi lei considera (bella coppia con Boanerghes!) mons. Lefbvre come un anima satanica e dannata.

        Delle due: o lei apre bocca e dà fiato, oppure il “vade retro” riguarda lei.

        • Don Pietro Paolo ha detto:

          I Santi non hanno paura che qualcuno dica loro “vade retro”, perché già stanno dietro il Buon Pastore e lo seguono ovunque va’.
          Per quanto riguarda le speculari risposte che ho scritto alle provocazioni della sig.ra A. (Ah, Ah, Ah), caro dott. Tosatti, capisco il suo bonario atteggiamento cavalleresco, ma non capisco il motivo per cui non censura anche i graffianti interventi gratuiti e non richiesti della signora

  • Boanerghes ha detto:

    Ritengo che con tutte le problematiche e gli scenari sempre più sconvolgenti che si stanno aprendo davanti ai nostri occhi, (si cerchi di capire che i tempi di Fatima sono questi) ,continuare a discutere e proporre discussioni sulla messa vetus o novus ordo, sia semplicemente poco intelligente.
    Gli abitanti di Ninive si sono convertiti e basta, e così hanno evitato la distruzione.
    Qui si continua a discutere del niente, e così il giorno del Signore arriverà quando meno ce lo aspettiamo e la rovina sarà grande.

    • Enrico Nippo ha detto:

      Boanerghes,

      sto aspettando che mi dica come ha saputo che mons. Lefebvre si trova tra le “anime purganti”. Abbia il CORAGGIO DI RISPONDERE, perché altrimenti debbo dedurne che lei è un esperto nell’aprire bocca e dare fiato, e questo è davvero “semplicemente poco intelligente”.

      D’altronde, se “qui si continua a discutere del niente”, lei è uno che come contribuente è un campioncino.

      E, per favore, la smetta di abbandonarsi alla ripetizione di scontate frasi altisonanti … “la rovina sarà grande”.

      • Boanerghes ha detto:

        Non ci vuole molto a capirlo, ma lei di intelligenza ne ha ben poca.
        Chi è stato scomunicato, da S. Giovanni Paolo II, e giustamente, ed è morto in disobbedienza, non è certo un santo. Quindi, parlo di purgatorio, che è comunque una grazia.
        Le ripeto il consiglio di andare ad Econe o similari, per formarsi nel pensiero teologico, perché il suo è molto scarso.
        Il suo senso esistenziale , e non solo il suo in questo blog, è attaccare chiunque non la pensi come lei, amante della messa vetus ordo e di Lefebre
        Come ho detto e ripeto, poiché lei non ci arriva, per ostinazione, la S. Messa comunque sia celebrata è patrimonio della Chiesa cattolica, da cui lei si è sottratto, visti i suoi attacchi penosi a questo o quel Papa.
        Per quanto, detto come potrebbe essere detto, la Chiesa cattolica oggi faccia un po’ schifo, è sempre la chiesa fondata da nostro Signore, che passerà certamente per la grande purificazione, per essere vera e degna sposa.
        Se lei sa qualcosa di Fatima e altre apparizioni, si parla di scenari sconvolgenti, quindi non sono certo io a inventarmi una tale terminologia.
        Io gli studi filosofici e teologici li ho fatti, e conosco bene certi insegnanti del nulla, lei non so cosa abbia studiato, ma almeno il suo tanto esaltato catechismo di S. Pio X, che anch’io possiedo e leggo, se lo potrebbe studiare un poco meglio.

        • Boanerghes ha detto:

          Poi la smetta, caro Enrico il Nippo, di scrivere di AVERE IL CORAGGIO di rispondere,.
          Io rispondo quando ne ho il tempo, e non mi provochi sul coraggio, vivo tra l’altro in una zona piena di mafia nigeriana e non mi sottraggo se necessario al confronto, essendo comunque robusto e allenato. E rispettando il desiderio di mia moglie che ha solo me e non vuole perdermi.
          Abbia lei il coraggio di smettere di attaccare sempre e comunque la chiesa Cattolica, la ami nonostante tutto e preghiamo insieme per il superamento di questa situazione drammatica.

    • stefano raimondo ha detto:

      “Al fine di distruggere qualcosa di raro e prezioso è più facile procedere per aggiunta piuttosto che per cancellazione: annacquando, diluendo, rendendo irriconoscibile. Così per la civiltà occidentale, la cultura, la musica, l’università, i diplomi, il paesaggio, l’amore. Cancellare qualcosa vorrebbe dire assumersi la responsabilità di un gesto che ha la forma antica e nobile dell’interdetto. Ma solo un ingenuo o uno sprovveduto si assumerebbe oggi una simile responsabilità. Molto meglio affidarsi alla viscida sicurezza che dà l’anonimato, all’apparenza ineluttabile di un processo di decisione senza soggetto decisore.”

      Citazione di Renaud Camus. Ho pensato alla bellezza della messa vetus ordo. E intendendo con “anonimato” anche la collegialità nella Chiesa, che risulta quasi una forma di anonimato.

      PS – Belle le immagini del link.

      • Enrico Nippo ha detto:

        “annacquando, diluendo, rendendo irriconoscibile”.

        Il metodo del serpente.

      • Adriana 1 ha detto:

        Non posso che applaudire -tristemente- a un giudizio tanto preciso, esteso e completo . Se le tragedie di Seneca vennero scritte in uno stile definito :” arena sine calce “,
        (sabbia priva di calce -nonostante possedesse una discreta dose di calce – ) , lo stile della neochiesa è patentemente quello della sola sabbia informe
        e scivolosa .
        Per grazia e buona sorte conosco qualcuno che celebra e predica animato da autentico senso del Sacro .

  • Enrico Nippo ha detto:

    La santa ombra di mons. Lefebvre agita i sonni dei modernisti montinian-luterani.😎

  • IMMATURO IRRESPONSABILE ha detto:

    Qui non si tratta di un dilemma, bensì, sul tema svariate questioni s’ incrociano e spesso s’ ingarbugliano.
    1) l’ opinione, rarissima, secondo la quale la Messa NO sarebbe invalida non può, in tutta evidenza, essere argomento per criticare o abolire il VO.
    2) il carattere sacrificale, certamente presente anche nel NO, è più “manifesto” (umanamente) nel vecchio o nel novello rito? ciò diventa importante quando quel carattere è, se non negato, certo messo in ombra all’ interno della stessa Chiesa.
    3) infine, l’ onere della prova spetta sempre al riformatore, sia nelle materie profane che, a maggior ragione, nel sacro. Ora, quali motivi si portarono per la riforma della Messa? Quali, tra questi motivi si è dimostrato valido?
    Ogni fedele, che non voglia tener chusi gli occhi, può giudicare se UNO solo dei risultati attesi si è avverato! (solo per i più giovani, impressionati per l’ evidente diminuzione della partecipazione al precetto festivo degli ultimi anni, è da sapere che il vero crollo avvenne, dati alla mano, nel decennio ’70-’80, poi ci fu una, temporanea, stabilizzazione). Solo dopo aver isolato, e affrontato questo, che è il cuore della questione: la riforma, si è rivelata “efficace”? (perchè ciò si cercava, avendo, usato una categoria tipicamente secolare ed empirica, l’efficacia, appunto, per trattare una materia, la liturgia, che forse meritava di maggior prudenza e, diciamo, delicatezza) allora la discussione può debordare, con rispetto e insieme parresia, verso i numerosi altri aspetti che pure ci stanno a cuore.
    Io per esempio mi limito a osservare che la stessa formula di Messa “nazionale” (NON nelle Sue intenzioni, Padre, ci mancherebbe), a me piace poco o punto.

  • Antonio ha detto:

    Si sono avute nei mesi scorsi decine di dichiarazioni inequivocabili di preti, vescovi, cardinali. Mi limito a citare due dei più importanti, dello scorso aprile, in occasione delle (non celebrate) festività pasquali, in risposta a chi chiedeva di celebrarle. Cardinal Bassetti (a lui auguri di pronta guarigione!): “Dov’è la nostra fede? Nella parola o in un luogo?”. Cardinal Zuppi: “Le persone che non possono muoversi resterebbero escluse. Forse, invece, sono le preghiere più care al Signore. Riscopriamo in questi giorni la preghiera e il servizio silenzioso: sono le nostre armi vincenti”. Questi personaggi insomma non ritengono che una Messa (di Pasqua) valga il rischio di esposizione a un virus pari al rischio che si ha frequentando un supermercato. Bellissimo fra l’altro il concetto espresso da Zuppi, come se di persone “che non possono muoversi” per andare a Messa se ne fossero viste solo nel 2020. Mi chiedo: ma a loro di una Messa, intendo una Messa in italiano, dove ci si guarda in faccia e si cantano canzoni pop, quanto importa? La ritengono qualcosa di indispensabile o di accessorio? E che reazione potrebbero mai avere questi personaggi e altri di rango inferiore se si cercasse di spiegare loro il valore e il significato di una Messa tradizionale?

    • Donna ha detto:

      Penso che questi personaggi semplicemente non credono alla “presenza reale” di Cristo nellEucaristia, non credono sia “fonte e culmine” , accecati non comprendono più cosa sia “il cibo di vita”, e non credendo cio ,ogni messa diviene cosi un semplice raduno di preghiera (poco importa se in VO o in NO) ergo va bene anche una messa in streeming, senza bisogno di accostarsi all’eucaristia.

  • Enrico Nippo ha detto:

    E’ molto probabile che la sciagurata e contrastata convivenza tra Santa Messa e cena bugnino-montiniana sia destinata ad acuirsi fino alla scomparsa di una delle due.

    Esse rappresentano due chiese incompatibili.

  • alberto giovanardi ha detto:

    Risiedo a Biella, forse l’unico capoluogo di Provincia in cui la Messa del Vetus Ordo nemmeno esiste, dopo che il predecessore dell’attuale Vescovo, che avrebbe meritato la qualifica di “opportunista ad honorem”, dopo reiterate richieste ne autorizzò la celebrazione scegliendo astutamente una chiesa isolata in cima ad un quartiere collinare (detto “Piazzo”) collegato al centro città o da una strada scoscesa oppure da una funicolare. In tal modo il furbastro riuscì a revocare la celebrazione adducendo la scusa che “non la frequentava nessuno”. Il successore del predetto, nominato da Bergoglio con tutto ciò che ne consegue sotto ogni aspetto, si è quindi trovato senza fatica la strada spianata per il mantenimento dello “statu quo”, alla faccia del nostro amatissimo Pontefice Benedetto XVI, che non esiterei a definire “ultimo Papa cattolico”, essendo il suo successore nulla più che un usurpatore di fatto, per giunta ignorante e prepotente, neanche meritevole di menzione (e se per soprammercato fosse malato di mente chi avrebbe il potere di esautorarlo ?).
    Lo scrivente e tanti altri come lui sono quindi costretti, se vogliono adempiere al precetto festivo, a sorbirsi l’orribile papocchio ideato da un certo Monsignor Bugnini, Massone, incaricato dal velleitario nonché indecifrabile Montini di inventarsi, dopo duemila anni, questo “Novus Ordo” .
    Ma cosa aspettiamo, se la mancanza di alternative ci costringe a frequentare la Messa del post-Concilio, a recitare ostentatamente ad alta voce le preghiere in Latino -incluso il Pater Noster che Bergoglio vuole pure riformare- come sta facendo l’umile e modesto sottoscritto, Cattolico Tradizionalista (aggettivo ormai superfluo) e conseguentemente ribelle al conformismo modernista e relativista messo in piedi dall’attuale -per nostra disgrazia- Pontefice ?

  • Gabriele ha detto:

    Stando a quanto si legge nell’introduzione, il titolo è fuorviante, perché nel libro non si fa un discorso sul latino ma sul rito della Messa tridentina in generale. Del resto pure il rito di Paolo VI è in latino e in Vaticano anche Papa Francesco celebra in latino e in molte chiese viene ancora cantata la missa de angelis. Poi nel Vetus Ordo il discorso del latino c’entra relativamente poco, perché la messa è quasi tutta in silenzio, tranne l’ordinario (kyrie gloria sanctus agnus dei) che sono spesso cantati in italiano anche nel novus Ordo e sono facilmente imparabili, e le letture, che non si capisce per quale motivo debbano essere in latino, visto che è fatta per essere rivolta al popolo (se si vuole tirare in ballo la “lingua sacra”, dovrebbero essere lette in ebraico e greco) e comunque il vangelo di solito viene riletto in italiano dopo la lettura in latino. Insomma il titolo poteva e doveva essere diverso.

    • Gabriele ha detto:

      Errata corrige: l’ordinario (kyrie gloria ecc) è spesso cantato in latino anche nel novus ordo☺

  • Don Pietro Paolo ha detto:

    PREMETTO CHE NON HO NIENTE CONTRO LA MESSA IN LATINO, ma con scritti di questo genere e con i relativi commenti di alcuni, comprendo benissimo anche le reazioni e le susseguenti disposizioni del vescovo di Pinerolo e di altri pastori della Chiesa. Come può non irritare il cattolico, a cui il Rito Antico non dice nulla di più, il sentire dire da suoi cultori che la Tridentina è la Messa Cattolica come se la Messa del cosiddetto Novus Ordo chissà a quale Chiesa appartenga? La cosiddetta messa “Cattolica” non ha duemila anni, come è scritto nell’articolo, ma è stata voluta dopo il Concilio di Trento con novità che allora parvero altrettanto rivoluzionarie, un po’ come a qualcuno appare oggi in Novus Ordo. Se la Messa tridentina è la Messa “Cattolica”, mi chiedo: fino al Concilio di Trento allora la Chiesa Cattolica celebrava una Messa non Cattolica? Lo stesso canone romano è del IV secolo, e mi pare che il Nuovo Rito non lo ha soppresso. Agli amanti della Messa in latino è stato concesso, giustamente, di celebrare nel Vetus Ordo, ma la concessione non deve tramutarsi nella presunzione che lo stesso Rito sia imposto a tutti cancellando il Rito Nuovo. Non siete una setta, ma il vostro comportamento porta a pensarlo. Il difetto non sta nei pastori che incominciano a pensare di negare la celebrazione nel Vetus Ordo, ma in voi che ne avete fatto un cavallo di battaglia. “De gustibus non est disputandum”. Vi piace e vi sentite più appagati dal Vetus Ordo, va bene! Ma rispettate coloro che non hanno i vostri stessi sentimenti e non la pensano come voi. In qualunque modo e formulario e in qualunque lingua, greca, latina,italiana, ostrogota, si da culto a Dio, se fatto con cuore puro e sincero e, soprattutto, se è la S. Messa , memoriale del Sacrificio di Cristo, questo da vera e grande gloria a Dio.

    • Antonio ha detto:

      A dire il vero il vescovo di Pinerolo non ha sospeso la Messa Vetus Ordo (che non so nemmeno se a Pinerolo di celebri da qualche parte), ma la Novus Ordo, come del resto è stato fatto in tutta Italia tra marzo e maggio di quest’anno, segno evidente che la si considera un di più prescindibile. Meno importante della spesa al supermercato.

      (Sulla giostra della contrapposizione tra fautori del Vetus e del Novus sono spesso salito negli anni passati e non ci salgo più, in fondo è una guerra tra poveri. Mi permetto solo una piccola precisazione: san Pio V non ha inventato un nuovo messale romano “tridentino” ma ha solo aggiunto a quello che si celebrava da secoli le preghiere ai piedi dell’altare – che prima si recitavano in sacrestia prima della Messa – e l’ultimo Vangelo.)

    • stilumcuriale emerito ha detto:

      Caro don P.P. lei ha il dono di stravolgere il senso di tutto quanto scrivono gli altri. L’uso del latino dava il senso della Universalità della Chiesa Cattolica e inoltre, per chi come me doveva frequentemente recarsi per lavoro all’estero, di andare a Messa in Olanda o negli Stati Uniti seguendola come se si trovasse a casa sua e nella sua parrocchia. L’unica cosa che eventualmente non si capiva se non si conosceva la lingua locale era l’omelia. In quanto al Signore non c’è dubbio che comprenda le preghiere che gli vengono rivolta in qualsiasi lingua, compresi i dialetti. Quando le nostre mamme gli si rivolgevano dicendo :- Signur fimm la grasia de tigniga una ma sul co al me scett, che ‘l fasse giudise! — (Signore fatemi la grazia di tenere la mano sul capo a mio figlio, che faccia giudizio!) crede proprio che ilo Signore non capisse?

      • Don Pietro Paolo ha detto:

        Caro SCE,
        Lei invece ha il “dono” di barare, perché cambia le carte in tavola. Mi pare che già l’uso della S. Messa in latino è permesso, difatti è utilizzato nelle S. Messe cosiddette “internazionali”. In una di queste, a Lourdes, ho faticato parecchio a concelebrare nonostante ho fatto il liceo (scientifico) e qualche cosa di latino l’ho studiata. Non capisco per quale motivo una Messa “nazionale” debba essere detta in latino, sia Vetus che Novus Ordo? Inoltre: La Messa Vetus Ordo vale di più della Novus Ordo?
        Ma, mi sembra, che lo spirito dell’articolo dicesse tutt’altre cose. Si, o no? Quindi, legga meglio invece di sgattolaiare. Signore, non solo la mano sulla testa, ma tocca anche il suo comprendonio. Amen

        • stilumcuriale emerito ha detto:

          Caro don P.P. mi spiace di averla fatta arrabbiare al punto che proprio non ha capito niente di quanto ho scritto sopra.
          Oppure parlare con lei è veramente inutile.

        • Adriana 1 ha detto:

          Nonostante ho…non si può sentire e neanche il resto .
          Che barba ,che noia , che noia che barba con le esaltazioni del ” famigerato ” , suo ,Liceo scientifico per analfabeti di ritorno .

          • stilumcuriale emerito ha detto:

            Pane e salam pane salam a fette, gridava Pluto (If VII 1).
            Mi sa che questo don ha studiato troppo recentemente.

          • Don Pietro Paolo ha detto:

            Visto che la signora è sotto la protezione del dott. Tosatti, spero che almeno faccia passare quanto di seguito:

            Figlia di Zeus si crede,
            Ma musa non è.
            Vorrebbe esser Calliope,
            Ma assomiglia più a Thalia.
            Quando è scoperto il suo apparir fallace
            E non sa come coprir, s’imbizzarrisce.
            L’amaro fiele ha in bocca,
            Tenta e ritenta.
            Darsi per vinta? Mai!
            E allora?
            Si mette in cattedra,
            Ma non per insegnar.
            Un’altra veste indossa
            Più facile da portar.
            Dal cuor sentenza emette
            E, ingiustamente,
            senza cagione alcuna
            chi gli sta a cuore il ben
            Come zoticon condanna

            Thalia, che barbaaa! a lei la satira
            Ossequi

          • Adriana 1 ha detto:

            S.C.E . ,
            temo proprio di si , perciò …agevoliamolo : “…gridava Pluto con la voce gallina .”

        • Enrico Nippo ha detto:

          🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣

      • Gabriele ha detto:

        A Nizza Monferrato , provincia di Asti, la prima domenica di novembre si celebra la messa in onore di s. Carlo in dialetto piemontese: tutto in dialetto tranne l’omelia☺ Che scandalo per voi😃

  • Enrico Nippo ha detto:

    “La Messa di Rito Antico”. Perché specificare “di Rito Antico”? Basta “La Messa”, che è l’unica, cioè quella di … Rito antico! 😉

    • Boanerghes ha detto:

      BALLE

      • Enrico Nippo ha detto:

        MARONI rotti co ‘sta “mensa” luterana! 😂😂😂

        • Boanerghes ha detto:

          Vai alla tua messa e lascia stare gli altri.

          • Boanerghes ha detto:

            Io non ho niente verso la messa V.O., che non appartiene né a me né tantomeno a te.
            In ogni caso avviene la transustanziazione delle specie nel corpo e sangue di nostro Signore.
            Quindi, abbi rispetto.
            Ormai hai anche una certa età.
            Se il Signore ti chiamasse?
            Gli dici che appartieni a quelli del vetus ordo?
            Il Signore mica guarda a queste cose.
            Io Signore guarda al cuore.
            Il tuo è pieno di pregiudizi

          • Enrico Nippo ha detto:

            Non è la “mia” messa: è LA Messa. 😉

  • Antonio ha detto:

    In passato ritenevo che la dialettica fosse Vetus Ordo/Novus Ordo, ma è piuttosto Messa Sì/Messa No: quanto è avvenuto nei mesi scorsi, e probabilmente sta per avvenire di nuovo (già si sente di vescovi, come quello di Pinerolo, che vietano motu proprio le celebrazioni), lo dimostra ampiamente. L’approdo è la riposizione in soffitta come un inutile orpello del passato, lo sconciamento di questi decenni è solo una fase transitoria verso l’eradicazione.