IL PAPA ERETICO? MACCHÉ! LE SUE SONO CHIACCHIERE DA BAR.

24 Ottobre 2020 Pubblicato da

 

Marco Tosatti

Carissimi amici e nemici di Stilum Curiae, don Egizio ha mandato le righe che state per leggere come uno dei commenti a un articolo del blog. Ma le ho trovate così pertinenti, così lucide, così gustose che ho deciso di farne un post, per condividere con un maggior numero di persone la desolata arguzia di don Egizio. Buona lettura. 

§§§

I miei amici anticlericali sono spiazzati, vogliono diventare chi cardinale diacono, chi prefetto di una congregazione, chi direttore dell’Osservatore Romano, chi capo della scuola di Bologna (no, quella non più, è superata, nessuno vuole nemmeno diventare priore di Bose).

Ma il papa è sovrano temporale del suo staterello: perché non fa lui una legge sulle unioni gay vigente in Vaticano? Pare che in Vaticano il problema sia sentito, ormai può diventare perpetua anche una 22enne miss Italia e nessun collega prelato la guarderebbe nemmeno. Han da temere solo campanari & sacrestani. I seminaristi invece non sono traviati, diciamo la verità, i seminari sono circoli gay.

Seriamente, qualcuno suggerisce a Bergoglio tutte le parole d’ordine, il linguaggio stesso, per essere presi in considerazione negli organismi internazionali, nel mondo che fa opinione (tutto quello che ha elencato Super Ex, e lui si è adattato: non è farina del sacco di Bergoglio, perché non ha gli strumenti, è un semplice peronista-populista di sinistra (non marxista) sudamericano, il suo mondo ideale è una grande favela meticcia dove il pueblo incarna una dottrina e verità innata.

No questa è roba di (peraltro scadenti) accademici e professori di terz’ordine (i nomi son sempre quelli di quei quattro gatti che non si fila nessuno).

In realtà i miei amici anticlericali non vorrebbero mai infilarsi in un ambiente così mediocre quale è il cerchio magico di Bergoglio. Non è che li avversino; li disprezzano, con qualche complimento alla Scalfari.

In ogni caso un papa può essere giudicato e deposto per eresia, che consiste non nell’errore, ma nella protervia di sostenere la verità di un grave errore dogmatico; il che non è, perché queste dichiarazioni tagliuzzate e non ufficiali, contraddette e modificate non configurano un “sostenere”, ma solo due chiacchiere da bar sport, che cambiano a seconda della partita o del tipo di liquore.

Confusione e fesserie lui, politicamente corretto di terz’ordine i consiglieri, eresie ancora no.

Siamo a un livello (qualitativo) più basso, l’eresia è cosa più seria e coerente.

Semplicemente sia la curia romana (nel temporale e nello spirituale), sia la Chiesa a tutti i livelli gerarchici è scesa a un livello tra il ridicolo e il trascurabile: e infatti i cinesi (che sono astuti) se la ridono del papa, firmano e fanno come sempre.

E io ho dolori sciatici che non ci vedo..

Amen

§§§




 

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38 commenti

  • BARTENDER ha detto:

    E va bene, la prossima volta che la mia collega di banco mi istiga a tradire mia moglie acconsentirò, tanto al bar Dio non vede.

  • Adriana 1 ha detto:

    Don P.P. ,
    ” Ruminò pretesti da mettere in campo , e benchè gli paressero un po’ leggieri ,pur s’andava rassicurando col pensiero che la sua autorià li avrebbe fatti parer di giusto peso…” ( DON ABBONDIO in : ” I Promessi Sposi “, Alessandro Manzoni , cap. II ) .

  • Don Pietro Paolo ha detto:

    Nippo e Newman,
    Non ve lo ha insegnato la prof. Adriana che le domande retoriche, come quelle che generalmente fa Enrico, non hanno bisogno di risposte perché sono già implicite? Ah… dimenticavo che l’enciclopedica ma Intollerante prof., commette peccatucci di omissione: è sempre pronta riprendere, spesso a sproposito, solo chi non è del suo clan. Ma del resto che ci si può aspettare : “Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!” (Matteo 23:24).
    Poi, le domande si fanno agli scolari e io non sono discente di nessuno , tanto meno di Nippo o di Adriana o di qualcun altro

    • Enrico Nippo ha detto:

      Don P.P.,

      per rispettare l’invito del signor Marco a non personalizzare troppo i miei interventi (ma mi sembra di essere in buna compagnia), mi limito a questo ultimo intervento riguardi ai suoi commenti.

      Penso sia del tutto inutile mandare avanti una diatriba dialettica che lascia il tempo che trova, dato che né io né lei abbiamo il potere di un qualsiasi “influencer”.

      Anche lei fa parte di un clan (o non se n’è accorto?) e quindi anche lei riprende, sgattaiolando da domande imbarazzanti, quelli che non ne fanno parte.

      Prima di impugnare avventatamene il Vangelo per gettare discredito su chi la contrasta, ci pensi settanta volte sette: “Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!” potrei dirlo anch’io nei suoi confronti, e a maggior ragione, visto che, come prete, dovrebbe essere una guida per le anime.

      Crede forse che siccome è un prete ha il monopolio delle Scritture? Le consiglio di toglierselo dalla testa. Il suo atteggiamento mi fa pensare che forse non avevano (e non hanno) tutti itorti coloro che affermavano (e affermano) che per mezzo della dottrina la gerarchia ecclesiastica tiene il popolo a pecoroni.

      Da ultimo, ancora un consiglio: si faccia una ragione del conflitto che dilania i cattolici. Io non sono migliore di lei e lei non è migliore di me, e solo Dio sa chi davvero “filtra il moscerino e ingoia il cammello”.

      Ripeto: lo sa Dio, non lei!!!

      • Don Pietro Paolo ha detto:

        Caro Enrico Nippo,
        O lei ha un disturbo della memoria, o è un abile provocatore. Io opto per la seconda ipotesi. Tuttavia, le faccio notare che se lei si ritiene un super, non ha a che fare con persone ingenue o con bambini. Nel caso mi sbagliassi e ha qualche disturbo, la invito a rivedere i suoi interventi e avrà chiaro che È STATO LEI A CHIAMARMI IN CAUSA E IO HO RISPOSTO ALLE SUE INSINUAZIONI E PROVOCAZIONI CERCANDO DI NON CADERE NELLE SUE TRAME. Poi, per quanto riguarda le citazioni bibliche, lei non mi conosce, ma è un mio modo usuale. La Bibbia può essere usata in tanti modi ma, al di là del suo e del giudizio degli altri, la cito sempre quando parlo e cerco di conformare ad essa la mia vita. Ho notato che a qualcuno urta questo mio modo di rapportarmi con gli altri e, mi creda, la cosa mi fa pensare e non so come interpretarla. Forse superbia? intolleranza? Boh! Poi, fra l’altro, sono un prete e un prete non può non vivere e non offrire a tutti la Parola di Dio e soprattutto, in questo caso, a coloro che scrivono in questo blog che si ritenere essere cattolico. “L’uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male, perché la bocca parla dalla pienezza del cuore” (La. 6,45). Adriana trae dal suo tesoro poesie e letteratura e le applica, a suo modo, ai fatti e alle persone, io traggo la Parola di Dio.
        Un’incongruenza: capisco che lei giustamente si sarà offeso perché ho usato il termine “clan”, ma mi scusi: il vostro atteggiamento nei confronti della Chiesa Cattolica Romana mi pare da schizofrenico. Una volta dite di esserne membri, un’altra volta dite di esserne usciti fuori. Allora, se ne siete membri e figli, lavoriamo insieme per renderla più pura, più Santa e più degna; se ne siete usciti fuori, continuate con i vostri attacchi distruttivi ma non vi lamentate se poi qualcuno difendendo la Chiesa vi chiami appartenenti ad un “clan”; penso ne abbia tutto il diritto.
        Ora, mi dica lei che cosa dire a uno come NEWMAN che non capisce o fa finta di non capire quello che scrivo e interviene a proposito? “non ragioniam di lor, ma guarda e passa”.
        Per finire, caro Enrico, credo che per essermi “fiondato” in questo blog – come ha scritto una persona, dando l’idea che io abbia violato un possesso riservato a lei e al suo “clan”- ( termine che in questo caso mi sembra molto appropriato), è che per tanti aspetti condivido con molti il desiderio di una Chiesa più Santa, più pura e più autentica. Però, mentre io soffro per i fatti di cronaca disdicevole a cui assistiamo inebetiti altri, pur ritenendosi figli di questa Chiesa, scandalizzati continuano a lapidarla come se i peccati e le nefandezze che la lacerano non bastassero.
        Credo che l’unico punto che non sarà mai risolto e, quindi , insormontabile è il Vat. II. La Chiesa del Vat. II è la stessa del Vat. I e del Tridentino. Combattere il Vat. II è una guerra già persa in partenza… È come se un ebreo, con il quale abbiamo in comune il V. T. , pretendesse di cancellare la Rivelazione del N.T. Se ci sono, come ci sono, interpretazioni ed applicazioni di alcuni decreti che per mano di alcuni teologi e di alcuni “pastori ” rendono la Chiesa meno autentica e non splendente, è lì che bisogna lavorare.
        Bisogna allora pensare strategie e modi più razionali e accettevoli da parte di tutti. Qui non servono le chiacchiere o gli starnazzi di persone più o meno colte o ignoranti, ma molta preghiera e sacrificio. Lo Spirito del Signore, Anima e Guida della Chiesa, certamente susciterà le persone giuste per rimettere ordine nella Casa di Dio.

        • Enrico Nippo ha detto:

          Le lascio l’ultima parola unitamente al mio addio.

        • Gaetano2 ha detto:

          “…atteggiamento nei confronti della Chiesa Cattolica Romana mi pare da schizofrenico… Una volta dite di esserne membri, un’altra volta dite di esserne usciti fuori…
          ma non vi lamentate se poi qualcuno difendendo la Chiesa…”

          Una cosa è certa:
          E’ fuori dalla Chiesa Cattolica chiunque rende culto a pachamame ed altre divinità sataniche e chiunque lo segue.
          In tal caso, essere papa, cardinale, vescovo o prete costituisce un’aggravante.
          Questo lo capisce perfino un miscredente che puzza di pecora (e spero solo di quella) come me.

    • Gaetano2 ha detto:

      ‘N’ ci capisce più gnènte. Ma come, ma nella neochiesa, la miserikordia, lo spirito di mortificazione e di sopportazione dei molesti (essìa chiaro, avvòi mi riferisco: Nippo, Newman, Adriana e tu il peggiore, Qualcun Altro), insomma che fine hanno fatto la miserikordia, lo spirito di mortificazione e di sopportazione dei molesti?

    • newman ha detto:

      @ Don PP
      Mi sembra che la seconda domanda, alla quale Enrico La invita a dare una brevissima risposta, non sia per nulla retorica.
      Ormai siamo incuriositi, Don PP. Pensa davvero che quando Lei dice le sue baggianate sia proprio lo Spirito Santo che parli?
      Questi preti …

  • Boanerghes ha detto:

    Gent. Dott. Tosatti
    mi consenta un OT.
    Da tempo ho smesso di rispondere al sig. Enrico Nippo, poiché spesso dovrei altrimenti rispondere e poi la questione non finisce mai.
    Poiché però noto un certo accanimento ed interventismo di Enrico verso gli utenti Mario e Don Pietro Paolo, anche quando nessuno dei due è intervenuto, le chiedo se può intervenire lei, perché leggo con piacere i pareri inseriti, ma non quelli che chiamano in causa direttamente utenti che manco hanno postato.

  • Alfredo Grande ha detto:

    GENIALE!!!

    Che passi sta compiendo la Chiesa nei confronti della condizione omosessuale e delle relazioni affettive? E quali vanno ancora compiuti?

    Sta sempre più prendendo coscienza della persona omosessuale come persona e si sta interrogando sul significato delle relazioni affettive tra due persone omosessuali. Risposte definitive ancora non ce ne sono. Sono certo che se avremo la pazienza di camminare ascoltando le persone, senza tradire la Parola di Dio, si apriranno nuove strade. L’errore più grosso è cadere nell’equivoco che per raggiungere l’uomo occorra aderire alla mentalità mondana o annacquare la profondità della Parola di Dio.

    https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/gay-equivoci-no-dialogo-s

    • Januensis ha detto:

      Nei giorni scorsi il telegiornale regionale ha dato notizia della vittoria in giudizio di due Signore conviventi secondo la legge delle unioni civili che hanno generato entrambe un figlio. Ora , secondo i giudici di un qualche tribunale della provincia ligure, i due figli possono essere registrati all’anagrafe come figli di due madri ed essere quindi fratelli secondo il diritto italiano.
      Sempre che il sottoscritto abbia capito bene.

    • : ha detto:

      «Sta sempre più prendendo coscienza della persona omosessuale come persona e si sta interrogando sul significato delle relazioni affettive tra due persone omosessuali»

      A me risulta che sta sempre più prendendo coscienza della persona omosessuale come omosessuale, non come persona. Allo stesso modo, che sta sempre più perdendo (dico: “perdendo”) coscienza della persona normale, quella sì come persona.

  • Rafael Brotero ha detto:

    E il più incredibile: il silenzio della gerarchia persiste. Non ci sono nemmeno le vecchie e divertenti suppliche filiali. Zero. I cimiteri hanno più vita. Che vergogna.

  • Gaetano2 ha detto:

    “…LE SUE SONO CHIACCHIERE DA BAR”

    Ragazzi, abbiate pazienza, ma pur puzzando di pecora (e aggiungo, come sempre, spero solo di quella), posso garantire, per esperienza, che nemmeno nei bar et simili loci, da me bazzicati in abbondanza e, per quanto mi ricordi (perchè dopo un po’ che bevicchio non mi ricordo più niente), con soddisfazione – dicevo appunto – che nemmeno in simili loci, dai miei soci nelle varie e assidue frequentazioni, ho inteso le fesserie che l’accoglione e i “suoi” “fratelli tutti”, in abbondanza e ripetutamente, hanno elargito e continuano ad elargire con mia, e forse nostro, grande assai diletto, mi fanno sentire al lor cospetto un esperto teologo, ma che dico, pure un esperto filosofo etc. etc.
    Il guaio, però, è che quello che dicono viene preso sul serio da molti. Invece, di serio ci sono solo che conseguenze di quello che combinano.

  • Luca Antonio ha detto:

    “Semplicemente sia la curia romana (nel temporale e nello spirituale), sia la Chiesa a tutti i livelli gerarchici è scesa a un livello tra il ridicolo e il trascurabile.”
    Appunto,…..mettiamoci l’anima in pace, sono l’inconferenza fatta persona, sono finiti, non c’e’ piu’ nulla di nutriente nelle loro parole, “words !…words !…words .!..” denuncia schifato Amleto.
    Parole sconnesse e contradditorie, pomposi proclami pieni di aria fritta , che spendono e spandono in ogni contesto, per ogni banalita’, cercando tuttavia di non dire mai nulla di chiaro, di definitivo, per lasciare sempre la porta aperta ad eventuali chiarimenti interpretativi , nel momento in cui il loro Padrone , il Principe di questo mondo, dovesse alzare il sopracciglio.
    Avendo tradito , ultimi Giuda, Cristo e il mandato da Lui conferito loro, non hanno piu’ alcun ancoraggio e sono continuamnte mossi come foglie morte dal vento del politicamente corretto.
    Io ormai cerco di andare solo a messe senza predica, le migliori con i preti migliori, per l’Eucarestia , tutto il resto e’ noia, tedio senza rimedio.

  • Virro ha detto:

    Vorrei gridare: Signore, quando ci libererai da questa tana di lupi rapaci mascherati?
    siamo semplicemente scandalizzati, non abbiamo più chi ci guida, siamo in una ?! “fai da te”
    Che dolore vedere il corpo di Cristo calpestato da tanta volgarità irridente!
    VIENI SIGNORE GESU’

  • Enrico Nippo ha detto:

    http://blog.messainlatino.it/2020/10/abbe-barthe-la-messa-tradizionale-e.html

    Brutta notizia per don Pietro Paolo e non solo.

    • Don Pietro Paolo ha detto:

      Ohhh…..Ha parlato lo Spirito Santo!
      Ma che vuole che interessi ai cattolici di oggi quale Messa celebrare, quella del Vecchio o del Nuovo Rito? Per me, come ho detto tante volte, l’una vale l’altra. Il problema è vostro che ne avete fatto oggetto di dispute interminabili e sempre pronti all’assalto per imporre il Vecchio Rito a tutta la Chiesa presentandolo addirittura come “decisivo per la rinascita della Chiesa”. Non so come definire la cosa: caparbietà, ingenuità, provocazione o…. boh! Altro che brutta notizia! Non vorrei dirlo per rispettarla, Enrico, ma la cosa mi fa proprio ridere

      • Enrico Nippo ha detto:

        Esimio don P.P.,

        invece lo Spirito Santo parla quando parla lei?

        MI RISPONDA SENZA TERGIVERSARE!!!

        BASTA UN SEMPLICE SI O NO.

        • Don Pietro Paolo ha detto:

          Preg.mo Enrico Nippo, mi scusi:
          A quale domanda dovrei rispondere? Mi dica dov’ è questo quiz, a cui rispondere “si” o “no”?

          • Enrico Nippo ha detto:

            Lo Spirito Santo parla quando parla lei?

          • newman ha detto:

            @ Don PP
            Allora Matteo 5, 21-37 sarebbe l’invito ad un quiz?
            Ma suvvia, Don PP, non faccia lo gnorri! Mi sembra ovvio che la domanda cui si riferisce il “Risponda con un Si o un No” di Enrico sia la seconda. E allora risponda con semplicitá e veritá all’ “invece lo Spirito Santo parla quando parla Lei”, (Lei = Don PP). Non é escluso a priori che lo Spirito Santo si serva proprio di Lei, Don PP, come servo miserevole e indegnissimo, per ricondurre Enrico sulla retta via, cioé la Sua, Don PP.

    • Gaetano2 ha detto:

      Seguendo il collegamento indicato, si trova trattato il tema della nuova “messa”. Ho trovato casualmente un testo molto interessante, tradotto addirittura in polacco (Nowa Msza papieża Pawła), di Michael Davies dal titolo: “Pope Paul’s New Mass”.
      Non sono riuscito a trovarlo in italiano, non so se per mia imperizia.
      Risulta a qualcuno che esiste anche la versione in italiano?

      PS. Ricordo che si tratta dello stesso autore che ha scritto il libro tradotto in italiano: “La riforma liturgica anglicana”. Sicuramente molti tra voi l’hanno letto e saputo apprezzare.

  • MMT ha detto:

    Io che sono un imprenditore con responsabilità anche istituzionali , non concedo mai una intervista senza il diritto di rilettura ed approvazione , mio personale o dell’ufficio stampa esterno che si occupa di me . Il signor Papa ,che ha un numero consistente di addetti stampa interni , non lo fa ? Se non lo fa è grave . Se lo ha fatto , e questo testo è stato pertanto autorizzato , è molto grave. Se questo testo è stato invece concordato e pertanto ha mentito chi parla di manomissioni dell’intervista, è gravissimo. Ma perchè meravigliarcene ? C’è Spadaro , lo so, che ininterrottamente interloquisce personalmente con i maggiori giornalisti italiani , non solo con i vaticanisti , spiegando come interpretare il signor Papa . Ma noi cattolici siamo rincitrulliti ? Fingiamo ancora adesso dopo sette anni di non aver capito chi è e cosa vuole questo signor Papa ? Nel mio business ( alimentare ) se dieci persone scrivono ai giornali che il mio prodotto è scadente , io lo ritiro subito , Se scrivono cento persone licenzio il direttore marketing . Se scrivono mille persone devo pensare se non sia meglio lasciare l’impresa a mio figlio e io andarmene in pensione. Avete mai pensato ad una reazione assimilabile ? scriviamo ininterrottamente a tutti i giornali cartacei ed online protestando . Se scrivono in dieci su argomenti forti , forse uno o due giornali minori lo pubblicano. Se mille persone scrivono tutti i giorni a tutti i maggiori giornali , diventa un caso rilevante , che verrà discusso ovunque ( in talkShow soprattutto) perchè diventa notizia che presuppone qualche fatto potenzialmente significativo , e nessun giornale se lo vorrà lasciar sfuggire . Mille lettere al giono per protestare contro ciò che dice un Papa , è notizia. E detto papa farebbe un errore a non tenerne conto . MMT

    • Virro ha detto:

      grazie di tale lealtà

      • Gederson Falcometa ha detto:

        Caro MMT,

        Ottimi osservazioni!

        Pensiamo nell’opere di misericordia spirituale: la Chiesa ci insegna che tra queste opere se deve consigliare i dubbiosi e insegnare agli ignoranti. Nel caso dell’interviste di Bergoglio, il Papa crea dubbi e fa le persone diventare sempre più ignoranti. Come potrà fare l’altra opera di misericórdia che è ammonire i peccatori, se confferma i peccatori se confferma i peccatori nel peccato? Se le parole del Papa sono stati malintesa non doveva lui ammoniri i peccatori, per consigliare i dubbiosi e insegnare gli ignoranti?

        Bergoglio appena ha pubblicato la Fratelli Tutti dove diffende la “frattelanza universale”. Da quanto vediamo sarà una frattelanza senza la correzione fraterna…

  • Diana ha detto:

    Don Egizio, anche a Giacobbe l’Angelo del Signore toccò il nervo sciatico, per insegnargli l’umiltà. Ma poi si lasciò vincere e lo benedisse, per ricolmarlo della speranza di poter superare, con la Grazia, non solo Esaù, ma tutti i nemici e le contraddizioni.

  • Non Metuens Verbum ha detto:

    In effetti, sono scomparsi anche gli anticlericali seri di una volta, quelli che gridavano all’interferenza clericale sulle leggi dello Stato un minuto sì e l’altro pure.

  • stilumcuriale emerito ha detto:

    Errare humanum est, perseverare bergolianum.

  • Maria Michela Petti ha detto:

    Chiacchiere à gogo nell’affollatissimo bar vaticano rigorosamente ad insegne spente… per contribuire al risparmio energetico anche con il coprifuoco “diurno”.

  • Gederson Falcometa ha detto:

    Caro D. Egizio,

    Che può dire a noi delle parole del Dott. Arnaldo Xavier da Silveira:

    MAGISTERO ORDINARIO,
    IL GRANDE SCONOSCIUTO

    di Arnaldo Xavier da Silveira

    Pubblicato sul sito dell’Autore – Bonum certamem

    La traduzione è nostra ed è stata approvata dell’Autore

    I – Il Magistero ordinario può insegnare con atti e gesti

    Il Magistero ordinario della Chiesa,
    esercitato dal Papa e dai Vescovi,
    poggiante sulle promesse di Nostro Signore,
    si realizza non solo con le parole scritte e orali,
    ma anche con atti e fatti,
    di natura estremamente varia e ricca.

    25.05.2012
    Arnaldo Xavier da Silveira

    1. Con il presente articolo do inizio alla pubblicazione di alcuni studi sul Magistero ordinario della Chiesa. Non è mia intenzione affrontare l’argomento in modo ampio e completo, come fosse un trattato. Ritengo che oggi il Magistero ordinario sia il grande sconosciuto, rispetto al quale autori rinomati difendono tesi sorprendenti che si discostano totalmente dalla regola della fede. Nel panorama generale dei dibattiti teologici dei nostri giorni, soprattutto alla vigilia del cinquantenario dell’apertura del Concilio Vaticano II, spero che, con l’intercessione della Santa Vergine, queste note contribuiscano a delucidare alcuni aspetti importanti e poco conosciuti della vera dottrina della Ecclesia docens.

    2. Inizio questa serie di lavori trattando un punto delicato. Da molto tempo si è introdotto in ambito cattolico l’idea errata che qualsiasi insegnamento del Papa o dei Vescovi abbia valore magisteriale solo se fissato con parole, scritte o orali. In questa concezione: un atto simbolico del Papa o una cerimonia in San Pietro o una prassi liturgica diffusa nel mondo intero, non stabilite con un documento scritto o una dichiarazione esplicita, non avrebbero il valore di insegnamento del Magistero ordinario.

    3. Dopo aver impostato il tema da affrontare (ai punti 1 e 2), divido l’argomento in tre capitoli: nel primo, “I – Uno studio degli anni ’60 sull’eresia per mezzo di atti e gesti” (punti 4-7), indico un mio vecchio lavoro sull’eresia espressa senza parole, solo con fatti, dove tuttavia non trattai la questione della professione di fede e dell’insegnamento con lo stesso modo; nel secondo, “II – Della professione di fede, non con parole, ma con atti e fatti” (punti 8-18), aggiungo ragioni e autorità che spiegano che senza parole è possibile manifestare il pensiero, e quindi la fede; nel terzo, “III- Come si esercita il magistero ordinario della Chiesa” (punti 19-29), dimostro che l’esternazione di idee per mezzo di atti e gesti può costituire Magistero autentico.

    I – Uno studio degli anni ’60 sull’eresia per mezzo di atti e gesti

    4. In Catolicismo, mensile di cultura cattolica della diocesi di Campos, RJ, pubblicai, nel dicembre del 1967, un breve articolo dal titolo “Atos, gestos, atitudes e omissões podem caracterizar o herege” (Atti, gesti, attitudini o omissioni possono caratterizzare l’eresia).

    5. Tale lavoro si basava sulla Sacra Scrittura, sugli insegnamenti del Magistero, sul Diritto Canonico e su grandi moralisti e canonisti della neo-scolastica. In esso si dimostrava che “un semplice cenno del capo, un gesto della mano o una espressione del volto, possono indicare un pensiero in maniera inequivocabile. In linea generale, una presa di posizione politica o il silenzio di una autorità o un’attitudine pubblica, possono esprimere, a seconda delle circostanze, che chi li compie ha la tale o la tal’altra idea” (p. 4, colonna 3).

    6. La preoccupazione principale, in quella esposizione, era di cercare di smascherare i modernisti travestiti da cattolici, come esposto da San Pio X nella sua Enciclica Pascendi Dominici Gregis: «i fautori dell’errore già non sono ormai da ricercarsi fra i nemici dichiarati; ma (…) si celano nel seno stesso della Chiesa, tanto più perniciosi quanto meno sono in vista. Alludiamo (…) a molti del laicato cattolico e, ciò ch’è più deplorevole, a non pochi dello stesso ceto sacerdotale, i quali, sotto finta di amore per la Chiesa (…) si gittano su quanto vi ha di più santo nell’opera di Cristo». (§ 2)

    7. Col questo obiettivo di denunciare i modernisti travestiti, l’articolo trattava principalmente della possibilità di manifestazione dell’eresia per mezzo di atti, gesti, ecc. Studiava le gravi e delicate questioni dell’eresia interna ed esterna, della ostinazione nell’errore, degli ammonimenti riguardo all’eresia espressi da San Paolo e di diverse altre cose connesse. Ma non approfondiva l’altro aspetto della questione: la manifestazione di fede tramite atti, gesti, ecc.

    II – Della professione di fede, non con parole, ma con atti e fatti

    8. Sebbene l’argomento, tanto in teoria quanto in pratica, sia in generale poco conosciuto in ambito cattolico, è evidente che, in questo caso, anche per la manifestazione di fede vale ciò che è valido per la manifestazione dell’eresia. Se l’errore può esternarsi con atti, gesti, attitudini, omissioni, è evidente che anche la verità e la fede possano esprimersi inequivocabilmente con atti, gesti, attitudini, omissioni, silenzi, fatti, simboli, segni, cerimonie e diversi altri mezzi che la condizione umana ci offre per manifestare esternamente, senza parole scritte o orali, ciò che pensiamo internamente.

    9. Potrebbe essere superfluo addurre dei testi della Sacra Scrittura, della storia della Chiesa, di moralisti e canonisti, per sostenere questa affermazione, e tuttavia, poiché si potrebbero trovare delle obiezioni a questa tesi, permetteteci di esporre meglio alcuni fatti e nuove ragioni teologiche che la sostengono.

    II.a – Nei Vangeli e nella storia della Chiesa

    10. Nella predicazione di Nostro Signore, sono così tanti gli esempi di insegnamenti offerti per mezzo di atti o fatti, senza l’impiego di parole, che sarebbe sufficiente dare un’occhiata ai Santi Vangeli per rendersi conto della solidità della tesi qui esposta. Egli riprese e al tempo stesso perdonò San Pietro con un’occhiata; rimase zitto di fronte a Pilato con un silenzio così eloquente da ispirare secoli di omiletica; sempre col silenzio, accettò il balsamo col quale lo ungeva Maddalena, provocando perfino la reazione di Giuda; e molto altro ancora.

    11. È di una forza singolare l’esempio dei martiri che non vollero sacrificare agli dei.

    12. Nella Sacra Liturgia sono abbondanti, e perfino essenziali per il culto divino, i gesti e gli atti densi di dottrina. Basti pensare alle genuflessioni, alle inclinazioni del busto e all’atto di incensare.

    13. Lo stesso dicasi nella vita dei santi. Un giorno San Francesco d’Assisi chiamò a sé i suoi discepoli più stretti annunciando loro un sermone. Postisi in fila, entrarono in città e percorsero un lungo tratto, per poi ritornare direttamente al convento. I discepoli chiesero allora del sermone promesso e San Francesco rispose che la vera predica era costituita dal loro semplice passaggio per la città.

    II.b – Della professione di fede tramite dei “fatti”, in San Tommaso d’Aquino

    14. Circa le cerimonie della vecchia legge – San Tommaso, si chiede se dopo la Passione di Cristo i riti della vecchia legge potessero essere osservati senza peccato mortale, scrive che “Tutte le cerimonie sono altrettante professioni di quella fede, che costituisce il culto interiore di Dio. Ora, l’uomo può professare la sua fede interiore con gli atti e con le parole: e in entrambi i casi, se professa della falsità, pecca mortalmente” (Sum. Th., I-II, q. 103, a. 4, co.). E conclude: “Dunque la pratica della circoncisione e delle altre cerimonie [della vecchia legge] è peccato mortale” (ibidem, s. c.).

    15. Sul falso culto del vero Dio – Chiestosi se possa esserci qualcosa di pernicioso nel culto del vero Dio, San Tommaso insegna: “è una menzogna esprimere con segni esterni il contrario della verità. Ma una cosa, come viene espressa con le parole, può esserlo anche con dei gesti: e il culto esterno della religione, l’abbiamo già visto, consiste proprio in codeste espressioni. Perciò se dal culto esterno viene espresso qualche cosa di falso, si tratta di un culto condannabile” (Sum. Th., II-II, q. 93, a.1, co.).

    16. Sul vizio della menzogna – San Tommaso osserva che “chi cercasse di esprimere una falsità con i gesti, non sarebbe immune dalla menzogna” (Sum. Th., II-II, q. 110, a. 1, ad 2).

    17. Sul martirio – San Tommaso insegna che “la verità della fede non implica soltanto l’atto interno del credere, ma anche l’esterna professione di essa. E questo non si fa solo con le parole, ma anche mediante i fatti con i quali uno mostra di aver la fede”. E subito dopo aggiunge: “tutte le azioni virtuose, in quanto si riferiscono a Dio, sono altrettante proteste di fede; di quella fede la quale ci fa conoscere che Dio vuole da noi quelle opere buone, e che ci ricompenserà per esse. In tal senso queste possono esser causa del martirio” (Sum. Th., II-II, q. 124, a. 5, co.). – Ma dopo dice: “soffre come cristiano non solo chi soffre per aver confessato la fede con le parole; ma anche chiunque per Cristo incontra la morte per aver compiuto un’opera buona qualsiasi, o per evitare un peccato: perché tutto questo si riduce a una professione di fede” (ibidem, ad 1).

    18. Si noti che San Tommaso oppone sempre alla confessione di fede che si fa con parole scritte o orali, ciò che si fa con i “fatti”. In latino, facta è il participio passato sostantivato del verbo facio – facere, fare. Così, in questo contesto, i “fatti” sono ciò che si fa, che è stato fatto, e non gli accadimenti estranei all’azione umana, come i terremoti o le tempeste. – Pertanto, i “fatti” di San Tommaso corrispondono a ciò che indichiamo come atti, gesti, ecc.

    III – Come si esercita il Magistero ordinario della Chiesa.

    19. Sia nella dottrina, sia nella pratica quotidiana dei fedeli, è relativamente ben nota la natura del Magistero straordinario. La sua concezione, apparentemente molto semplice, è divenuta attuale e indiscussa tra i veri cattolici con la definizione del Concilio Vaticano I. La proclamazione ex cathedra di una verità di fede o morale, fatta dal Papa che usa la pienezza della sua autorità apostolica, in forma solenne e con la volontà di definire e rivolta a tutta la Chiesa, è valida di per sé, indipendentemente dall’approvazione di chicchessia, e viene intesa dai cattolici come infallibile, anche da chi possiede una formazione semplice o media. – L’Immacolata Concezione è una delle devozioni più diffuse. – Tutti sanno che la Madonna fu assunta in Cielo anima e corpo. Si è anche consolidata la convinzione che un concilio ecumenico possa definire dei dogmi, a cui tutti dobbiamo credere. Mutatis mutandis, al concilio si applicano le stesse condizioni d’infallibilità di una definizione ex cathedra del Papa, come fissato dal Vaticano I.

    20. L’insegnamento del Magistero straordinario è un atto speciale, che chiude la discussione su una determinata dottrina con una soluzione definitiva. Può essere paragonato al raggio che concentra tutta la sua luminosità in un determinato momento e con un unico impulso. Può paragonarsi ad un intervento chirurgico. Il Magistero ordinario, invece, non concentra la sua luce in un unico fascio, ma la sua luminosità si diffonde nel tempo e nello spazio. Corrisponde ad un trattamento clinico, che ha però un’azione chirurgica.

    21. La definizione solenne del Concilio Vaticano I sull’infallibilità del Magistero ordinario si presenta così: “Con fede divina e cattolica deve credersi tutto ciò che è contenuto nella Parola di Dio scritta o tramandata, e che è proposto dalla Chiesa come divinamente rivelato sia con giudizio solenne, sia nel suo Magistero ordinario universale”. – Il Vaticano I, nel proclamare l’infallibilità del Papa e del Magistero ordinario universale, studiò le condizioni per le quali questo Magistero ordinario è infallibile, ma non giunse a definirle perché fu interrotto dalla guerra franco prussiana del 1870.

    22. Le promesse solenni di Nostro Signore – “Andate e insegnate a tutte le genti”, “starò con voi fino alla consumazione dei secoli”, “chi ascolta voi ascolta me” – furono espresse solo per gli Apostoli e i loro successori, il Papa e i Vescovi, che costituiscono la Sacra Gerarchia. Valgono, in modo eminente, per il Magistero ordinario, che insegna giorno per giorno, nella vita ordinaria che si estende fino ai Vescovi degli angoli più remoti della terra. Valgono per un discorso solenne del Sommo Pontefice in una commemorazione in San Pietro, per le encicliche, per i decreti e le condanne più gravi delle Congregazioni romane, come per le lettere pastorali e i sermoni dei Vescovi in tutto il globo.

    III.a – Approfondimento della nozione di insegnare

    23. Recentemente, negli ambienti cattolici si è introdotta una grave confusione fra insegnare e “dialogare”. L’insegnamento è la trasmissione di una verità come tale, cioè non limitata alla proposizione vaga e indefinita di un’idea che possa essere intesa come una semplice nozione generica che l’ascoltatore può accettare o no.
    Chiaramente, l’insegnamento può e deve attribuire gradi diversi di certezza e di imperatività alle verità che vengono insegnate. Alcune comportano l’infallibilità e pertanto non è possibile negarle. Altre non implicano l’autorità della Chiesa a questo grado estremo, ma si presentano come verità che sarebbe temerario negare. Altre ancora sono trasmesse con un grado minore di certezza o di probabilità, costituendo, per esempio, deduzioni dai dogmi o dai principi maggiori, che tuttavia la Chiesa insegna senza giungere ad attribuire ad esse una sicurezza dottrinale maggiore. Tutto questo è comunque insegnamento e non mero dialogo, non una semplice proposizione di temi per dello scambio di idee.

    24. Si impone qui un chiarimento circa le omissioni e i silenzi. Entrambi contengono una dottrina o un insegnamento quando comportano l’obbligo di agire o parlare, mentre l’insegnante non agisce né parla. Se l’obbligo di agire o parlare fosse morale, l’omissione o il silenzio costituirebbero l’espressione di un male, di un errore, di un’eresia. – Se, al contrario, si trattasse di un’imposizione ingiusta di una autorità o di un ambiente sociale, richiedente qualcosa di diverso dal retto agire, allora l’omissione o il silenzio rappresenterebbero una resistenza ad un’ingiusta imposizione e costituirebbero l’espressione di una rettitudine morale, o della fede, tali quindi da costituire un insegnamento. È questo il caso del martire che si rifiuta di incensare un idolo o di professare un’eresia.

    25. Occorre distinguere una semplice manifestazione del pensiero di un Vescovo, per esempio, da un atto di insegnamento. Se questi, nella sua stanza, si inchina riverente davanti ad un’immagine di Gesù crocifisso, allora si ha solo un atto di pietà personale, col quale egli esprime la sua devozione senza traccia alcuna di insegnamento. Se invece egli pratica questo stesso gesto davanti ad un’assemblea di fedeli, pubblicamente, in modo che tutti vedano, è chiaro che così sta trasmettendo una dottrina, un insegnamento, con forza maggiore o minore secondo le circostanze, come se esprimesse con parole quello stesso che il suo gesto esteriorizza.

    III.b – L’insegnamento del Magistero ordinario per mezzo di atti o gesti

    26. Da quanto esposto, si comprende che il Magistero ordinario della Chiesa, esercitato dal Papa e dai Vescovi, poggiante sulle promesse di Nostro Signore, si realizza non solo con le parole scritte o orali, ma anche con atti e fatti dalla natura estremamente varia e ricca. E questo appare chiaro, per esempio, ogni volta che un membro della Gerarchia, pubblicamente, in circostanze che manifestano l’intenzione di trasmettere degli insegnamenti, pratica dei gesti, celebra delle cerimonie, ricorre a dei simboli, ecc. che portano in sé i segni di veri atti del magistero.

    27. Citando Aristotele, San Tommaso dice che la prudenza risiede nel principe “in qualità di arte architettonica”, come virtù che regge l’atto del governare, per il quale egli applica al caso concreto i principi speculativi (Sum. Th., q. 47, art. 12, co). – Ci sono oggi pastori della buona dottrina che, per mancanza di prudenza, disdicono con atti e gesti ciò che insegnano in teoria. – Notando, una volta, che un certo gerarca parlava diritto e agiva storto, il P. Congar concludeva che ciò che conta sono i fatti e non le parole. – Diciamo che questa conclusione vale sul terreno pratico, come vittoria effettiva dell’orientamento di sinistra; vale sul terreno morale, perché facilmente il cattivo esempio del pastore prevale sul suo retto parlare; e vale anche sul terreno magistrale, perché al cospetto d’insegnamenti contraddittori i fatti tendono a segnare più profondamente lo spirito dei fedeli.

    28. Gran parte di questo magistero esercitato con atti, gesti, cerimonie ecc., è quello che, in tempi di normalità e di fervore, porta i bambini ad apprendere ciò che negano i preti austriaci del cosiddetto Appello alla Disobbedienza, epigoni del matrimonio dei preti, dell’ordinazione delle donne e di tanti altri errori. Riteniamo che questo sia di somma importanza in relazione con quanto affermato da Benedetto XVI nella sua omelia del Giovedì Santo, il 5 aprile del 2012, nella Santa Messa del Crisma: “gli elementi fondamentali della fede, che in passato ogni bambino conosceva, sono sempre meno noti”. – Si noti, con particolare attenzione, che in questa frase lapidaria, che ha la forza e la portata per orientare la Pastorale e perfino la Teologia dogmatica di tutto il futuro della Chiesa, Sua Santità usa il passato: “in passato ogni bambino conosceva”. – Negli ampi studi sul Concilio Vaticano II, che si stanno sviluppando in modo straordinario in questa vigilia della commemorazione del suo cinquantenario, questa frase storica di Benedetto XVI dovrebbe costituire un elemento di base per tutti i teologi veramente cattolici.

    29. Un’osservazione finale. Il Papa e i Vescovi non proclamano la verità solo con gli scritti e le prediche personali, ma anche con l’approvazione espressa o tacita che danno a ciò che viene insegnato sotto la loro autorità.
    Svilupperemo questo tema in un prossimo studio di questa nostra serie sul “Magistero ordinario, il grande sconosciuto”, per il quale invochiamo, come sempre, la benedizione di Maria Santissima.

    http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV293_Da-Silveira_Magistero_ordinario.html

    • don Egizio ha detto:

      magisterium ordinarium “quien sabe?”
      vel “Depende”
      Depende
      Depende ¿de qué depende?
      De según como se mire, todo depende…
      italice: “che ne so…”

    • Claudius ha detto:

      Io non so perche’ su questo blog ogni tanto devono passare commenti che sono lunghi il doppio o il triplo degli articoli che dovrebbero commentare. Se c’e’ un segno di orgoglio e di presunzione (e di mancanza di rispetto per il gestore di questo blog e l’autore dell’articolo) e’ proprio questo. Mi dispiace per lei che non se ne rende conto.