VIGANÒ: CRISTO NON È PIÙ RE. NEANCHE NELLA CHIESA. MEDITAZIONE.

14 Agosto 2020 Pubblicato da

 

Marco Tosatti

Carissimi Stilumcuriali, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha pronunciato al raduno annuale di LifeSiteNews una meditazione sulla Regalità di Cristo, il suo significato, e il rapporto con la situazione attuale. Questa è la traduzione italiana, buona lettura.

§§§

TE ADORET ORBIS SUBDITUS

 

O ter beata civitas
cui rite Christus imperat,
quae jussa pergit exsequi
edicta mundo caelitus!

Città tre volte felice, la fiera del basking
sotto la sua regale influenza,
dove ai comandi dal Suo trono
tutti i cuori con gioia obbediscono!

(Nostra traduzione)

 

Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: «Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: «Alzatevi e non temete». Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo. E mentre discendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti» (Mt 17, 1-9).

 

Permettetemi, cari amici, di condividere con voi alcune riflessioni sulla Regalità di Nostro Signore Gesù Cristo, manifestata nella Trasfigurazione che oggi celebriamo, dopo altri episodi significativi della vita terrena del Signore: dagli Angeli sulla grotta di Betlemme all’adorazione dei Magi al Battesimo nel Giordano.

 

Ho scelto questo tema perché credo che in esso possa riassumersi, in qualche modo, il punto focale del nostro e vostro impegno di Cattolici; non solo nella vita privata e familiare, ma anche e soprattutto nella vita sociale e politica.

 

Ravviviamo, anzitutto, la nostra fede nella Regalità universale del nostro divino Salvatore.

 

Egli è veramente Re universale, cioè possiede una sovranità assoluta su tutto il creato, sul genere umano, su tutti gli uomini, anche quelli che si trovano fuori dal suo ovile, la santa Chiesa cattolica, apostolica, romana.

 

Ogni persona è infatti realmente creatura di Dio. A Lui deve tutto il suo essere, tanto nell’insieme della sua natura, quanto in ciascuna delle parti di cui essa si compone: corpo, anima, facoltà, intelligenza, volontà e sensibilità; anche gli atti di queste facoltà, come pure di tutti gli organi, sono doni di Dio, il cui dominio si estende fino a tutti i suoi beni, in quanto frutti della Sua ineffabile liberalità. La semplice considerazione del fatto che nessuno sceglie o può scegliere la famiglia a cui dovrà appartenere sulla terra, è sufficiente per convincerci di questa verità fondamentale della nostra esistenza.

 

Da questo deriva che Dio nostro Signore è il sovrano di tutti gli uomini, tanto individualmente considerati, quanto riuniti in gruppi sociali, dal momento che, per il fatto di costituire le varie comunità, essi non perdono la loro condizione di creature. Infatti, l’esistenza stessa della società civile ubbidisce ai disegni di Dio che ha fatto sociale la natura dell’uomo. Quindi tutti i popoli, tutte le nazioni, dalle più primitive fino alle più civilizzate, dalle più piccole fino alle superpotenze, sono tutte soggette alla sovranità divina e, di per sé, hanno l’obbligo di riconoscere questo soave dominio celeste.

 

REGALITÀ DI GESÙ CRISTO

 

Come attestano frequentemente le Sacre Scritture, Dio ha conferito questa sovranità al suo Figlio unigenito.

San Paolo afferma, in un modo generale, che Dio «costituì erede di ogni cosa» (Ebr 1, 2) suo Figlio. San Giovanni, da parte sua, conferma il pensiero dell’Apostolo delle genti in molti passi del suo Vangelo. Per esempio, quando ricorda che «il Padre non giudica alcuno, ma ha rimesso ogni giudizio nelle mani del Figlio» (Gv 5, 22). La prerogativa di amministrare la giustizia spetta, infatti, al re, e chi la possiede, la detiene in quanto rivestito di potere sovrano.

Questa regalità universale che il Figlio ha ereditato dal Padre non deve intendersi soltanto come l’eredità eterna, per cui, con la natura divina, Egli ha ricevuto tutti gli attributi che lo fanno uguale e consustanziale alla prima Persona della Santissima Trinità, nell’unità dell’essenza divina.

Essa è attribuita in modo speciale a Gesù Cristo in quanto uomo, mediatore tra il cielo e la terra. Infatti, la missione del Verbo Incarnato è stata precisamente l’instaurazione sulla terra del Regno di Dio. Osserviamo che le espressioni della Sacra Scrittura relative alla Regalità di Gesù Cristo si riferiscono, senza ombra di dubbio, alla sua condizione di uomo.

Egli viene presentato al mondo come Figlio del re Davide, per cui viene a ereditare il trono paterno, esteso fino ai confini della terra ed eterno, senza calcolo di anni. Fu così che l’Arcangelo Gabriele annunciò la dignità del Figlio di Maria: «Darai alla luce un Figlio, a cui porrai nome Gesù. Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Iddio gli darà il trono di Davide, suo padre, ed Egli regnerà in eterno sulla casa di Giacobbe ed il suo regno non avrà fine» (Lc 1, 31-33). È, inoltre, come Re che Lo cercano i Magi venuti dall’Oriente per adorarLo: «Dov’è il nato Re dei Giudei?», chiedono a Erode, al loro arrivo a Gerusalemme (Mt 2, 2). La missione che il Padre eterno affidò al Figlio, nel mistero della Sua Incarnazione, fu quella di instaurare sulla terra un regno, il Regno dei Cieli. Mediante la instaurazione di questo Regno si va concretizzando quella Carità ineffabile con cui, da tutta l’eternità, Dio ha amato gli uomini e li ha attirati misericordiosamente a sé: «Dilexi te, ideo attraxi te, miserans» (Ger 31, 3).

Gesù consacra la sua vita pubblica all’annuncio e alla instaurazione di questo suo Regno, ora indicato come Regno di Dio, ora come Regno dei Cieli. Seguendo l’uso orientale, Nostro Signore si serve di parabole affascinanti, per inculcare l’idea e la natura di questo regno che è venuto a fondare. I suoi miracoli mirano a convincere il popolo che il suo regno era giunto, si trovava in mezzo al popolo. «Si in digito Dei eiicio daemonia, profecto pérvenit in vos regnum Dei», «Se io scaccio i demoni col dito di Dio, il Regno di Dio è dunque venuto fino a voi» (Lc 11, 20).

La costituzione di questo suo Regno assorbì a tale punto la sua missione che l’apostasia dei suoi nemici approfittò di tale idea per giustificare l’accusa sollevata contro di Lui davanti al tribunale di Pilato: «Si hunc dimittis, non es amicus Caesaris», «Se lo liberi, non sei amico di Cesare», vociferavano a Ponzio Pilato: «Chi si fa re, si dichiara contrario a Cesare» (Gv 19, 12). Avvalorando la opinione dei suoi nemici, Gesù Cristo conferma al governatore romano di essere veramente re: «Tu lo dici: io sono re» (Gv 18, 37).

 

RE IN SENSO PROPRIO

Non è possibile mettere in dubbio il carattere regale dell’opera di Gesù Cristo. Egli è Re.

La nostra fede, tuttavia, esige che conosciamo bene la portata e il senso della Regalità del divino Redentore. Pio XI esclude subito il senso metaforico, per cui chiamiamo re e regale quanto vi è di eccellente in un modo di essere o di agire umano. No: Gesù Cristo non è re in questo senso traslato. È Re nel senso proprio della parola. Nella Sacra Scrittura Gesù appare nell’esercizio di prerogative regali di governo sovrano, dettando leggi e comminando pene contro i trasgressori. Nel celebre Discorso della montagna, si può dire che il Salvatore ha promulgato il codice del suo Regno. Come vero Sovrano, esige ubbidienza alle sue leggi sotto pena niente di meno che della condanna eterna. E anche nella scena del giudizio, che annuncia alla fine del mondo, allorché il Figlio di Dio verrà, per amministrare la sua giustizia ai vivi e ai morti: «Il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria […] e separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri […]. Allora, […] dirà a quanti saranno alla sua destra: – Venite, o benedetti dal Padre mio […]. Allora dirà a quelli di sinistra: – Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno […]. E questi se n’andranno nell’eterno supplizio, i giusti invece alla vita eterna» (Mt 25, 31 e seguenti). Sentenza dolcissima e tremenda. Dolcissima per i buoni, per l’eccellenza senza pari del premio che li attende; tremenda e spaventosa per i malvagi, a causa dell’allucinante castigo a cui sono condannati per l’eternità.

Una considerazione di questo genere è sufficiente per rendersi conto di come per gli uomini sia di somma importanza individuare bene dove si trovi qui sulla terra il regno di Gesù Cristo, perché appartenere o non appartenere a esso decide del nostro destino eterno. Abbiamo detto «qui sulla terra», dal momento che l’uomo merita il premio o il castigo per l’oltretomba in questo mondo. Sulla terra, dunque, gli uomini devono entrare a fare parte di questo ineffabile regno di Dio, temporale ed eterno, poiché si forma nel mondo e fiorisce nel cielo.

 

LA SITUAZIONE ATTUALE

La furia del Nemico, odiatore del genere umano, si scatena principalmente contro la dottrina della Regalità di Cristo, perché quella Regalità si trova unita nella Persona di Nostro Signore vero Dio e vero Uomo. Il laicismo ottocentesco, alimentato dalla massoneria, è riuscito a riorganizzarsi in una ideologia ancor più perversa, da quando ha esteso la negazione dei diritti regali del Redentore non solo alla società civile, ma anche al corpo ecclesiale.

Questo attacco si è consumato con la rinuncia del Papato al concetto stesso di Regalità vicaria del Romano Pontefice, portando in seno alla Chiesa le istanze di democrazia e parlamentarismo già utilizzate per minare le Nazioni e l’autorità dei governanti. Il Concilio Vaticano II ha fortemente indebolito la Monarchia papale, come conseguenza della negazione implicita della divina Regalità del Sommo ed Eterno Sacerdote, e con questo ha inflitto un colpo magistrale alla istituzione che fino ad allora si era posta come antemurale alla secolarizzazione della società cristiana. Venuta meno la sovranità del Vicario, ne è conseguita progressivamente anche la negazione dei diritti sovrani di Cristo sul Corpo Mistico. E quando Paolo VI ha deposto con gesto ostentato il triplice diadema regale, quasi rinnegando la sacra Monarchia vicaria, egli ha anche tolto la corona a Nostro Signore, confinando la sua Regalità ad un ambito meramente escatologico. Prova ne siano le significative amputazioni della liturgia della festa di Cristo Re e il suo trasferimento alla fine dell’anno liturgico.

Lo scopo della festa, vale a dire la celebrazione della regalità sociale di Cristo, ne illumina anche la collocazione nel calendario. Nella liturgia tradizionale, essa fu assegnata all’ultima domenica di ottobre, così che la festa di tutti i santi, che regnano per partecipazione, viene fatta precedere dalla festa di Cristo, il quale regna per diritto proprio. Con la riforma liturgica, approvata da Paolo VI nel 1969, la festa di Cristo Re fu spostata all’ultima domenica dell’anno liturgico, cancellando la dimensione sociale della regalità di Cristo e relegandola alla dimensione spirituale ed escatologica.

Si sono resi conto, tutti questi Padri conciliari che hanno dato il loro voto a Dignitatis Humanae e hanno proclamato con Paolo VI la libertà religiosa, che hanno di fatto spodestato Nostro Signore Gesù Cristo strappandogli la corona della sua regalità sociale? Hanno compreso di aver molto concretamente detronizzato Nostro Signore Gesù Cristo dal trono della sua divina regalità su noi e sul mondo? Hanno compreso che, facendosi portavoce di nazioni apostate, facevano salire verso il Suo trono queste esecrabili bestemmie: «Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi» (Lc 19,14); «Non abbiamo altro re all’infuori di Cesare» (Gv 19, 15)? Ma Egli, di fronte a quel vociferare confuso di insensati, ritraeva da loro il Suo Spirito.

Non è possibile, a chi non sia accecato da faziosità, non riconoscere l’intento perverso di ridimensionare la festa istituita da Pio XI e la dottrina in essa affermata. Aver detronizzato Cristo non solo dalla società ma anche dalla Chiesa è stato il più grande crimine di cui si sia potuta macchiare la Gerarchia, venuta meno al proprio ruolo di custode dell’insegnamento del Salvatore. Come inevitabile conseguenza di questo tradimento, l’autorità conferita da Nostro Signore al Principe degli Apostoli è sostanzialmente venuta meno, e di questo abbiamo avuto conferma sin dall’indizione del Vaticano II, quando proprio l’autorità infallibile del Romano Pontefice è stata deliberatamente esclusa, a vantaggio di una pastoralità che poi ha creato i presupposti per formulazioni equivoche e fortemente sospette di eresia, se non eretiche tout-court. Ci troviamo quindi non solo assediati nella sfera civile, nella quale forze oscure hanno da secoli rifiutato il giogo soave di Cristo per imporre alle Nazioni l’odiosa tirannide dell’apostasia e del peccato; ma anche nella sfera religiosa, in cui l’Autorità demolisce se stessa e nega che il Re divino debba regnare anche sulla Chiesa, sui suoi Pastori e sui loro fedeli Anche in questo caso al soave giogo di Cristo è sostituita l’odiosa tirannide dei Novatori, che con un autoritarismo non dissimile da quello dei loro sodali laici impongono una nuova dottrina, una nuova morale, una nuova liturgia in cui la sola menzione della Regalità di Nostro Signore è considerata uno scomodo retaggio di un’altra religione, di un’altra Chiesa. Lo disse già San Paolo: Iddio «invierà loro una potenza d’inganno perché essi credano alla menzogna» (2 Ts 2, 11).

Non stupisce quindi vedere che come nel secolo i magistrati sovvertono la giustizia condannando gli innocenti e assolvendo i colpevoli; come i governanti abusano del proprio potere per tiranneggiare i cittadini; come i medici rinnegano il giuramento di Ippocrate rendendosi complici di chi vuole diffondere la malattia e trasformare i malati in pazienti cronici; come i maestri non insegnano l’amore per il sapere ma coltivano negli allievi l’ignoranza e la manipolazione ideologica, così in seno alla Sposa di Cristo vi sono Cardinali, Vescovi e chierici che danno scandalo ai fedeli per la loro condotta morale riprovevole, seminano l’eresia dai pulpiti, favoriscono l’idolatria celebrando la pachamama e il culto della Madre Terra, in nome di un ecologismo di matrice chiaramente massonica e perfettamente coerente con il piano di dissoluzione voluto dal mondialismo. «Questa è la vostra ora, è l’impero delle tenebre» (Lc 22, 53). Il kathèkon pare esser venuto meno, se non avessimo la certezza delle promesse del Salvatore, Signore del mondo, della storia e della stessa Chiesa.

 

CONCLUSIONE

Eppure, mentre costoro distruggono, noi abbiamo la gioia e l’onore di ricostruire. Più grande felicità ancora: una nuova generazione di laici e sacerdoti partecipano con zelo a quest’opera di ricostruzione della Chiesa per la salvezza delle anime, e lo fanno con la consapevolezza delle proprie debolezze, delle proprie miserie, ma anche lasciandosi usare da Dio come docili strumenti nelle sue mani. Mani disponibili, mani forti, mani dell’Onnipotente. La nostra fragilità mette ancor più in luce l’opera del Signore, specialmente dove questa fragilità umana si accompagna all’umiltà.

Questa umiltà deve portarci ad instaurare omnia in Christo, ad iniziare dal cuore della Fede, che è la preghiera ufficiale della Chiesa: torniamo alla liturgia in cui a Nostro Signore è riconosciuto il suo assoluto primato, al culto che i Novatori hanno adulterato proprio in odio alla divina Maestà e per esaltare orgogliosamente la creatura umiliando il Creatore, per rivendicare in un delirio d’onnipotenza la ribellione del suddito contro il Re, il non serviam contro l’adorazione dovuta al Signore.

La nostra è una guerra: ce lo ricorda la Sacra Scrittura. Ma una guerra in cui «sub Christi Regis vexillis militare gloriamur», e in cui disponiamo di armi spirituali potentissime, di uno spiegamento di forze angeliche dinanzi al quale nessuna potenza terrena e infernale ha alcun potere.

Se Nostro Signore è Re per diritto ereditario (essendo di stirpe regale), per diritto divino (in ragione dell’unione ipostatica) e per diritto di conquista (avendoci redenti con il suo Sacrificio sulla Croce), non dobbiamo dimenticare che al suo fianco, nei piani della divina Provvidenza, questo divino Sovrano ha voluto porre come nostra Signora e Regina la propria augusta Madre, Maria Santissima. Non vi può essere Regalità di Cristo senza la dolce e materna Regalità di Maria, che San Luigi Maria Grignon de Montfort ci ricorda essere Mediatrice nostra presso il trono della Maestà del suo Figlio, come una regina intercede al trono del re.

La premessa per il trionfo del Re divino nella società e nelle Nazioni è che Egli già regni nei nostri cuori, nelle nostre anime, nelle nostre famiglie. Che regni dunque Cristo in noi, e con Lui la sua Santissima Madre. Adveniat regnum tuum: adveniat per Mariam.

 

Marana Tha, Veni Domine Iesu !

Di seguito, Consacrazione al Sacro Cuore e Inno per la Festa di Cristo Re (Rito Antico) che abbiamo pregato insieme al termine della meditazione.

 

CONSACRAZIONE

AL SACRATISSIMO CUORE DI GESÙ

nella festa di Cristo Re

 

O Gesù dolcissimo, o Redentore del genere umano, riguardate a noi umilmente prostrati innanzi al vostro altare. Noi siamo vostri, e vostri vogliamo essere; e per vivere a voi più strettamente congiunti, ecco che ognuno di noi, oggi spontaneamente si consacra al vostro sacratissimo Cuore.

 

Molti, purtroppo, non vi conobbero mai; molti, disprezzando i vostri comandamenti, vi ripudiarono. O benignissimo Gesù, abbi misericordia e degli uni e degli altri e tutti quanti attira al vostro Sacratissimo Cuore.

 

O Signore, siate il Re non solo dei fedeli che non si allontanarono mai da voi, ma anche dì quei figli prodighi che vi abbandonarono; fate che questi, quanto prima, ritornino alla casa paterna, per non morire di miseria e di fame.

 

Siate il Re di coloro che vivono nell’inganno e dell’errore, o per discordia da voi separati; richiamateli al porto della verità, all’unità della fede, affinché in breve si faccia un solo ovile sotto un solo pastore.

 

Siate il re finalmente di tutti quelli che sono avvolti nelle superstizioni dell’Idolatria e dell’Islamismo; e non ricusate di trarli tutti al lume e al regno vostro.

 

Riguardate finalmente con occhio di misericordia i figli di quel popolo che un giorno fu il prediletto; scenda anche sopra di loro, lavacro di redenzione di vita, il sangue già sopra essi invocato.

 

Largite, o Signore, incolumità e libertà sicura al­la vostra Chiesa, largite a tutti i popoli la tranquillità dell’ordine. Fate che da un capo all’altro della terra risuoni quest’unica voce:

 

Sia lode a quel Cuore divino, da cui venne la nostra salute; a lui si canti gloria e onore nei secoli dei secoli. Amen

 

Te sæculórum Príncipem,
Te, Christe, Regem Géntium,
Te méntium te córdium
Unum fatémur árbitrum.
Te, Principe dei secoli
Te, Cristo, Re delle genti
Te, delle menti, Te dei cuori,
confessiamo unico Sovrano
Scelésta turba clámitat :
Regnáre Christum nólumus :
Te nos ovántes ómnium
Regem suprémum dícimus.
La turba scellerata urla:
«Non vogliamo che Cristo regni»
Ma noi, acclamando,
Ti dichiariamo Re supremo.
O Christe, Princeps Pácifer,
Mentes rebélles súbjice:
Tuóque amóre dévios,
Ovíle in unum cóngrega.
Cristo, Principe Portatore di pace,
assoggetta le anime ribelli;
e, con il tuo amore, gli erranti
raduna in un solo ovile.
Ad hoc cruénta ab árbore
Pendes apértis bráchiis,
Diráque fossum cúspide
Cor igne flagrans éxhibes.
Per questo dall’albero sanguinante
pendi con le braccia stese,
e, dalla crudele punta perforato,
il cuore, di fuoco flagrante, manifesti.
Ad hoc in aris ábderis
Vini dapísque imágine,
Fundens salútem fíliis
Transverberáto péctore.
Per questo sugli altari ti tieni nascosto
di vino e di cibo nell’immagine
effondendo la salvezza sui figli
dal petto transverberato
Te natiónum Præsides
Honóre tollant público,
Colant magístri, júdices,
Leges et artes éxprimant.
Te delle nazioni i principi
manifestino [Re] con pubblico onore
[Te] adorino i maestri, i giudici
[Te] le leggi e le arti esprimano [si ispirino all’insegnamento di Gesù]
Submíssa regum fúlgeant
Tibi dicáta insígnia:
Mitíque sceptro pátriam
Domósque subde cívium.
Le sottomesse insegne dei re rifulgano
a Te dedicate:
e con tuo mite scettro la Patria
e le case dei cittadini tieni sudditi
Jesu tibi sit glória,
Qui sceptra mundi témperas,
Cum Patre, et almo Spíritu,
In sempitérna sæcula. Amen.
Gesù, a Te sia gloria,
che reggi gli scettri del mondo,
con il Padre, e l’almo Spirito
per i secoli sempiterni. Amen

https://bonumsemen.blogspot.com/2016/10/30-ottobre-solennita-di-cristo-re.html

§§§




 

STILUM CURIAE HA UN CANALE SU TELEGRAM

 @marcotosatti

(su TELEGRAM c’è anche un gruppo Stilum Curiae…)

E ANCHE SU VK.COM

stilumcuriae

SU FACEBOOK C’È LA PAGINA

stilumcuriae




SE PENSATE CHE

  STILUM CURIAE SIA UTILE

SE PENSATE CHE

SENZA STILUM CURIAE 

 L’INFORMAZIONE NON SAREBBE LA STESSA

 AIUTATE STILUM CURIAE!

ANDATE ALLA HOME PAGE

SOTTO LA BIOGRAFIA 

OPPURE CLICKATE QUI 




Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa” fino a quando non fu troppo molesto.  Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.

Se volete ricevere i nuovi articoli del blog, scrivete la vostra mail nella finestra a fianco.

L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

Se invece volete aiutare sacerdoti “scomodi” in difficoltà, qui trovate il sito della Società di San Martino di Tours e di San Pio di Pietrelcina

Condividi i miei articoli:

Libri Marco Tosatti

Tag: , , ,

Categoria:

54 commenti

  • Gederson Falcometa ha detto:

    “I tempi dell’impero e dei monarchi assoluti non ci sono più e la Chiesa, senza stravolgere la sua natura, deve adeguarsi”.

    Don Pietro Paolo, la sua critica è molto superficiale. I tempi dell’impero e delle monarchia (non dico l’assoluta) non erano così male, perchè in quelli tempi Cristo regnava nella società. Le legge erano d’accordo con la fede. L’aborto, l’eutanasia, i diritti omosessuale e altri leggi che contradicono la legge di Dio non erano nemmeno pensabile. Me domando se un Padre che parla con tanto disprezzo della monarchia può esultare nel cuore quando qualcuno proclami Gesù come Re. Peggio ancora è parlare che di questo argomento senza distinguere tra la monarchia Cristiana di quella mondana e pagana e insinuare che la Chiesa ha vissuto la regalita come i potenti della terra per gli abiti papale. Questo scandalizza quelli che hanno la sensibilità di un Giuda Scariota (che se è scandalizzato dal profumo che Maria ha cosparso nei pedi del Signore…).

    Gesù ha anche insegnato:
    “[14]Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, [15]né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. [16]Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli”. Mt 5, 14-16

    La Chiesa non è nata per stare accanto o al di sotto dello Stato, ma al di sopra di esso, perché è lei la luce del mondo. È in questo senso che i Padri della Chiesa identificano il regno di Dio sulla terra con la Chiesa. Ora, se i tempi dell’impero e della monarchia sono passati, riconosci che Gesù non regna nemmeno sulla Chiesa, come diceva don Viganò, perché la Chiesa per diritto divino è monarchica e non perché il mondo è diventato democratico che lei deve adattarsi a lui. Se Gesù è il re e la Chiesa rappresenta il suo regno pellegrino su questa terra, allora i tempi dell’Impero e della Monarchia non sono passati !!!

    Raccomando a lei a fare più studi, perchè ridurre l’insegnamento di Gesù sul modo in cui i potenti esercitavano il potere alle questione di abitii è molto superficiale. A maggior ragione se si considera che ai tempi dell’Impero, e anche delle monarchie assolute, il potere manteneva le sue leggi in armonia con la fede. Oggi gli abiti sono più semplici, è vero, ma la maggior parte delle leggi sono contrarie alla legge di Dio. Uno Stato che legifera contro le leggi di Dio, si mette al Suo posto. Quando le persone si scandalizzano per le vesti papali e non si scandalizzano per le leggi inique promulgate dallo Stato, è segno che vogliono togliere la pagliuzza dagli occhi della Chiesa, mentre una trave copre i loro stessi occhi.

    • Don Pietro Paolo ha detto:

      X Gerdson falconeta:
      E che dire? ….Ci mancava anche questo: essere accusato di essere un antimonarchico….(adesso però permettetemi di ridere io). Gesù non ha voluto nessun cesaropapismo. Ha voluto che la Sua Chiesa fosse “luce e sale della terra” (Mt, 5,13) , “colonna e fondamento della verità” (1 tm 3, 15). Ha comandato di “dare a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” riconoscendo la diversità della politica e della religione che non devono essere l’una dominante l’altra, ma complementarie. L’ha voluta come comunione gerarchica dov’è chi “comanda serva” e non come avviene per i grandi del mondo.
      Purtroppo ci sono nel mondo ancora cosiddette “teocrazie” politiche e non ne auspico altre. L’unica teocrazia che attendo è quella che instaurerà Gesù Cristo nella sua seconda venuta. Nel frattempo lavoriamo per questo Regno dei Cieli, che è ” già” e “non ancora” , usando tutto il necessario che possa servire a ciò, consapevoli che le persone valgono per quelle che sono e non per quello che vestono o possiedono. Non è l’abito che fa il monaco.

      • Gederson Falcometa ha detto:

        Don Pietro Paolo,
        Come ho detto, la tua critica è superficiale, questo per me non è motivo di risate, ma di tristezza. Nessun cattolico è felice di vedere un padre esprimere una critica superficiale nei confronti della Chiesa. Questa superficialità continua ancora nella tua risposta, perchè mostra non sapere nemmeno che cosa sai il cesaropapismo. Per definizione il cesaropapismo è un Sistema di relazioni tra potere civile («Cesare») e potere religioso («papa»), dove il potere civile estende la propria competenza al campo religioso anche nei suoi problemi disciplinari e teologici, giudicando il potere religioso quasi un organo proprio a sé sottoposto. Credo che re e principi cristiani non possano essere accusati di cesaropapismo per il semplice fatto di avere emanato e mantenuto leggi secondo le leggi di Dio. Questo significato che anche Cesare deve dare a Dio ciò che è di Dio, come ha insegnato l’Arcivescovo Fulton Sheen:
        “se i cittadini di uno stato hanno abbandonato la religione e il loro dovere di dare a Dio ciò che appartiene a Dio, Cesare giudicherà immediatamente che anche Dio riceve la sua autorità da Cesare”.
        E ancora:
        ‘Cesare crocifiggerà Cristo ogni volta che Cesare pensare di essere lui stesso Dio”.
        L’Arcivescovo ci insegna che anche Cesare deve dare a Dio ciò che è di Dio. Se non fa così, Cesare diventa un’altro Dio. Infatti, è la Chiesa “luce e sale della terra” (Mt, 5,13) e la “colonna e fondamento della verità” (1 tm 3, 15), non lo Stato. Così, come può avere un’raporto di ugualianza e comunione tra Stato e Chiesa, come suggerisci lei?
        Per fine, Cristo instaurerà una teocrazia nella sua seconda venuta sulla terra? Quanto tempo durerà questa “teocrazia”?

  • Michel Berthoud ha detto:

    Lectio Magistralis superlativa sulla Regalità di nostro Signore Gesù Cristo. Infinitamente grazie Monsignor Viganò, che Dio la benedica e la protegga.

  • Valentina ha detto:

    Ecco, così dovrebbe parlare un Papa. Uguale a Francesco, no?!

  • Alessandro ds ha detto:

    Non voglio sminuire i vostri pensieri, ne voler fare il superbo o superiore io ( anzi casomai sono minore ,)
    Però a volte rimango perplesso nel vedere come la gente si compiace di cose futili e inutili. Di vaneggiamenti improvvisi e ragionamenti senza senso.
    Si parla e si filosofeggia sulle sciocchezze quando invece ci sarebbero tanta cose serie da pensare e da dare ( in ambito di chiesa ovviamente )
    Vi compiacete di cose inutili, filtrate il moscerino e ingoiate il cammello. Basta che un pinco pallino qualsiadi vi dice 2 frasette e iniziate a vaneggiate e dire cose senza senso.
    Iniziate a filosofeggiate e fare citazioni o altre pensieri da poesia seicentesca. Boh….
    Ma vivete in questo mondo o vivete su marte? È impressionante vedere il vostro totale distacco dalla realtà, cone se vivete in un mondo parallelo….tipo quelle seconde vite su internet ( second life ) boh !
    Qui c’è da fare la vera rivoluzione e voi ancora vameggiate ululando alla luna.

    • Iginio ha detto:

      Beh, la poesia seicentesca era bella, anche se non piaceva a Manzoni (ma bisogna vedere quanta ne conoscesse lui). Inciso: Manzoni resta simpatico.
      Per il resto:
      1. tenga presente che per molti commentatori qui è l’unica occasione di sfogarsi e di sentirsi importanti. Probabilmente a casa li trattano da vecchietti rimbambiti o stravaganti. Qui invece vengono presi sul serio. Poi dev’essere passata una sorta di parola d’ordine tra lefebvriani e affini, del genere: mi raccomando, signora mia, fate vedere che siete tanti, scrivete, scrivete, cosi in Vaticano vi vedono e si preoccupano, anzi si spaventano…
      Patetico, lo so, ma questa gente ragiona così. Anzi, gioca così.
      E’ l’effetto internet.
      2. Però lei quale rivoluzione vuol fare?
      Se permette, di rivoluzioni ne abbiamo abbastanza.

      • wisteria ha detto:

        Alessandrao DS ed Iginio.
        Propongo di discutere punto per punto, argomentando senza inutili scortesie e senza maltrattare la lingua italiana.
        Quand’anche fosse vero che tutti i commentatori di SC sono arteriosclerotici reazionari e frustrati, vi avverto che per il momento ciò non è proibito.
        Inoltre chi dichiara di essere un seminatista, di conseguenza presumibilmente è ” gggiovane” :quanto deve essere mobbizzato se trascende in questo modo sul blog?

  • Roberto ha detto:

    Viganò: Se Nostro Signore è Re per diritto ereditario (essendo di stirpe regale)

    Ok è vero. Ma una domanda si impone: come mai in questo blog si parlò male di Sua Santità Francesco, quando disse che Gesù aveva sangue anche pagano in quanto discendente dal re Davide? Come mai si diceva che il Papa voleva negare la paternità putativa di San Giuseppe perché aveva affermato la discendenza davidica di sangue? Come mai quando facevo notare che anche Maria discendeva dal re, secondo tradizione ecclesiastica, mi dicevate che mi inventavo tutto?
    Insomma: se lo dice Viganò va bene, se lo dice il Papa (o io) non va bene. C’è bisogno d’altro per dimostrare che avete i cervelli spenti e che siete portati a farvi manipolare dal primo imbonitore che arriva?

  • Enrico ha detto:

    “Si sono resi conto, tutti questi Padri conciliari che hanno dato il loro voto a Dignitatis Humanae e hanno proclamato con Paolo VI la libertà religiosa, che hanno di fatto spodestato Nostro Signore Gesù Cristo strappandogli la corona della sua regalità sociale? Hanno compreso di aver molto concretamente DETRONIZZATO Nostro Signore Gesù Cristo dal trono della sua divina regalità su noi e sul mondo?”.

    Questa omelia di mons. Viganò potrebbe far benissimo da introduzione al libro di mons. Lefebvre

    “Lo hanno DETRONIZZATO – dal liberalismo all’apostasia – la tragedia conciliare”,

    Un testo consigliabile ai cattolici democratico-liberali.

    • Iginio ha detto:

      Come se democrazia e liberalismo fossero la stessa cosa…
      Detto poi da un monsignore che identificava la volontà di Dio con la propria…

      • Enrico ha detto:

        Democrazia e liberalismo non sono la stessa cosa, sono della stessa pappa, il che è pure peggio.

  • wisteria ha detto:

    Grazie a Mons. Viganò per qusta omelia, che mi è giunta quale insperato conforto in un momento di personale difficoltà.
    Risibili le obiezioni e le riserve espresse da taluni commentatori.
    No la triplice corona non era un inutile orpello.
    La fede ha bisogno dei segni tangibili della magnificenza.

    • Don Pietro Paolo ha detto:

      wisteria:
      Perché no! magari la sedia gestatoria, i flabelli e quant’altro. … solo nostalgia di un tempo che fu e che oggi…farebbe ridere solo i polli, con tutto il rispetto

      • Francesco ha detto:

        Per fortuna, ci sono poi persone al passo con i tempi … Persone dalla mente acuta e visionaria … Che sono “avanti” … Persone che si prostrano davanti agli idoli pagani e si fanno il segno della croce davanti ad essi … E non so perché ma qualcosa mi dice che Lei è una di quelle persone … Bravo! Bravissimo! Raggiunga a Roma il suo amico vestito da Papa e benedica anche Lei la Pachamama! Per fortuna, i preti di oggi non sono più degli ipocriti patentati come quelli dei 19 secoli precedenti! Questi ultimi fanno ribrezzo! I nuovi, invece, hanno tutta ma proprio tutta la nostra stima! E come potrebbe essere altrimenti!?

        • Don Pietro Paolo ha detto:

          Francesco: davanti agli idoli si può prostrare lei e i suoi amici. Per sua conoscenza io mi posto solo davanti a Dio. Uno e Trino e basta. Non predicò regalità mondane che Gesù Cristo tentato ha rifiutato, ma come dice S. Paolo, voglio conoscere e predicò Cristo e Cristo crocifisso, follia per i greci e scandalo per i giudei. Non ho bisogno di farmi benedire da nessuno; sono io che benedico tante persone.in virtù del ministero che ho ricevuto. Il cristiano maturo non si scandalizza dei peccati altrui, compresi quello del clero e del papa. Semplicemente, con l’umiltà riconoscemdo altrettanto prccatore, si unisce sempre di più al Signore, si lascia plasmare da lui e, vuole Dio, diventare strumento di pace, di conversione e di edificazione. Ora la lascio perché vado a celebrare la S. Messa
          Le prometto che pregherò anche per lei. Buona vigilia della festa della nostra celeste e benedetta Madre Assunta in cielo

          • Francesco ha detto:

            Guardi, non so perché ma mi prendo la briga di risponderle, anche se a me non interessa la sua vita. Mi permetta di essere franco: se lei credesse davvero in ciò che (e in Chi) proclama, se lei fosse un vero prete, telefonerebbe ai ‘colleghi’ di sua conoscenza (ma senza buon esito, perché costoro sono tutti come lei…) e tutti insieme andreste al prossimo angelus sotto la finestra di bergoglio a gridargli, ripeto, a gridargli :
            Pentiti! O vai via da qui, impostore! Torna ad adorare Satana ed i tuoi idoli pagani nel tuo paese!

          • Y ha detto:

            Francesco un cattolico non farebbe mai una cosa del genere né la penserebbe. Hai studiato alla scuola luterana?

      • Maria Cristina ha detto:

        Don Pietro paolo
        Invece vedere portare in processione a San Pietro da parte dei cardinali la canoa amazzonica con la pachamama non fa ridere i polli?se gli mettevano la Triplice Corona in testa alla Pachamama non potevano essere piu’ ossequiosi….

        • Don Pietro Paolo ha detto:

          No! Cara Maria Cristina, quello non fa ridere se non il principe di questo mondo (satana) che porta già la corona in testa ma è corona mondana. Io, come penso lei, davanti a quella scena non possiamo fare altro che piangere. Questo però, anziché scandalizzarmi e allontanarmi, mi porta ancora di più ad unirmi alla Chiesa umiliata e ferita e mi porta a pregare con più intensità soprattutto perché intervenga il nostro Signore, che è il Dio geloso. Questo non significa che bisogna essere passivi nelle azioni. Di certo, La Chiesa non si purificherà se il papa, tanto avversato da molti, si cingerà la testa di triregno e di altre cose

          • Tonino T. ha detto:

            Un vero sacerdote di Dio amministra le cose di Dio nel Nome di Dio, non in altro nome. Maria è Regina e Sovrana. Regina della Pace, della famiglia, del rosario, degli angeli, dei santi… , ecc… E se Maria è Regina e Sovrana, come è, c’è anche un Re. Gesù Cristo è Principe e Re, e con il Padre e lo Spirito Santo è Dio. Il Figlio di Dio è Re della Gloria, Re dell’universo, Re della Pace, Re dei Re, e Re e centro di ogni cuore. Re anche dei Sacerdoti e dei vescovi Regnanti con il Papa, e se non vi fosse il papa, sarebbe sempre Lui il Re, al Timone della Sua Santa Chiesa a guidarla (Chiesa quella vera, non quella apparente parallela, e non connessa tra vite e tralci) tralci senza vite, non portano frutto e non partecipano alla regalità di Cristo e non la rappresentano, non la riconoscono. Chi rimane in Lui che. è Dio e Re, comanderà le nazioni, scaccerà i demoni, sposterà i monti, darà Gloria a Dio. Chi non riconosce che Gesù è Signore, non ha ancora piegato le ginocchia al vero Dio e non ha ancora proclamato con la sua lingua che Gesù è Signore.

      • Valentina ha detto:

        io sono “un pollo”, ho tanta voglia di ridere e non ha avuto nessun rispetto.

      • Enrico ha detto:

        “farebbe ridere solo i polli”, Il fatto è che i polli sono la maggioranza … democratica, che in quanto a far ridere è una campionessa. Nella Chiesa invece le frotte di polli “aggiornati” e “misericordiosi” fanno piangere.

        Vade retro, massa pollesca “progredita!

      • wisteria ha detto:

        Il suo rispetto va ai polli o alla mia opinione?
        Comunque le obiezioni contro il lusso e il fasto nel sacro sono una vecchia querelle.
        Il primo obiettore fu Giuda e sappiamo come andò.
        Su questo punto non ci si metterà mai d’accordo tra innovatori e “nostalgici”. Pertanto rinuncio al contraddittorio , per non far ridere i polli come lei dice, o meglio, in onore della Vergine Assunta, che oggi si onora, e che non ha molto da ridere se ci vede dal Cielo.

        • Don Pietro Paolo ha detto:

          Wisteria, Il rispetto va a lei e alla sua opinione, che però non condivido. La mia opinione è che quanto lei suggerisce di ripristinare, oggi, farebbe ridere i polli. Posso essere libero di dire la mia opinione? O viviamo in un regime intollerante dove le opinioni degli altri sono da censurare? Per quanto riguarda il “rispetto “, mi pare che qui, in questo blog, in alcuni che si definiscono “cattolici”, c’è n’è ben poco, per non dire niente. Attacchi continui e indiscriminati ai consacrati del Signore, che nel bene e nel male, sono sempre consacrati del Signore. Non sto qui adesso a riportare i passi della Sacra Scrittura dove il Signore comanda che si rispettino i suoi consacrati, cosa che già ho citato in altri interventi, o gli scritti di Santi e di mistici attraverso i quali il Signore ripete la stessa cosa… Ma, mi pare che questi “cattolici”, che si credono perfetti e salvatori della Chiesa, non ascoltano e si ostinano a non ascoltare. Non credo che il Cuore Immacolato di Maria, i cui occhi dal Cielo sono rivolti a noi, sia contento che si trattino così i suoi figli prediletti, anche se a volte più mancanti delle pecorelle a loro affidate. Non è che non ci sono verità in quello che dicono questi “nuovi protestanti”! per carità, anche io soffro e non taccio nel mio presbiterio a richiamare o a denunciare. ma il porsi di questi “protestanti” odierni dimostra, per alcuni, che non sono mossi da Spirito Buono. In ogni caso, non per fare la mia apologia, ho cercato di essere strumento di pace, una piccola luce, una vocina e uno sprone per edificare e non distruggere. Confesso che a volte mi chiedo: chi me lo fa fare? Che guadagno c’è a scrivere e rispondere a persone che non si conosce nemmeno e che anzi insultano? …Ma a costo di apparire sciocco o ingenuo o polemico, anche di fronte a tanti miei confratelli che sicuramente leggono il blog, visto il mio intento benevolo, eccomi ancora a scrivere. Al “Francesco” che mi domanda in questo blog rispondo”: spero che, proprio perché porta il nome del papa, non pensi di essere lei il papa. Io so come esercitare il mio ufficio profetico che, certamente, non corrisponde al suo modo di pensare. Le manifestazioni eclatanti, spesso, sono ispirate dal demonio per creare scompiglio e fomentare nuove guerre. Sono pane per i denti dei giornalisti. Ci sono tanti modi per correggere che sono biblici e più efficaci. Preghiamo piuttosto e non facciamoci promotori di guerre sacre che non si addicono ai cristiani

  • Iginio ha detto:

    Sì, però calma, “il MIo regno non è di questo mondo” disse Gesù Cristo.
    Il dibattito su come intendere questa espressione è durato secoli.
    Quindi non è che prima fosse tutto a posto e oggi tutto un disastro.
    Semmai il punto è che nei secoli passati anche le comunità civili riconoscevano la regalità di Nostro Signore e di Sua Madre: si vedano tutte quelle città e regni che proclamarono Gesù o Maria loro re e regina. Oggi una cosa del genere sarebbe impensabile: non credo sia un progresso.
    E su questo in effetti il Concilio stesso e ancor più il postconcilio sono molto carenti.
    Dire poi, come fanno i cattosinistri, che il regno di Dio corrisponderebbe a qualcosa tipo il paradiso comunista è una solenne idiozia che giusto negli anni ’70 poteva essere presa sul serio. Ma gli idioti difficilmente riconoscono di esserlo. Che però gli idioti vengano presi sul serio dagli altri, è preoccupante.

  • Donna ha detto:

    Lectio Magistralis!
    Grazie Monsignor Viganò,le sue sono le parole che dovrebbero uscire anche dalla bocca del Vicario di Cristo…..ah già, Bergoglio per non sbagliarsi non usa piu nemmeno questo titolo!…
    Lei è luce nel buio creato da chi ha tradito Cristo. Che il Signore le dia sempre la forza di testimoniarLo.

  • Don Pietro Paolo ha detto:

    Al sentire o al leggere che qualcuno proclami che Gesù è il Signore, il Re, anzi il Re dei re, il mio cuore esulta e applaude la persona che ha detto o ha scritto questo. Per cui la mia gioia e il mio applauso a Mons. Vigano’. Tuttavia, non condivido alcuni punti sulla sua bella e circostanziata riflessione. Che Gesù sia il Re dei re e Signore dei signori ( cfr Ap. 17, 14; 19,16), e che lo sia in quanto è il Verbo di Dio e in quanto l’Incarnato esaltato che ha ricevuto ogni potere in Cielo e in terra (cfr Mt 28, 18; e tutto il cap.. 5 dell’Apocalisse), non ci piove. Ma è altrettanto chiaro che questa regalità non l’ha vissuta come i potenti di questo mondo come non l’ ha voluto per gli apostoli e quindi per la Chiesa: “Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi” (Gv 13, 13-15); “Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere. Fra di voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti” (Mc 10, 42-44). Per cui, credo che il papa abbia fatto bene ad abbandonare tutti quegli orpelli regali, che possono semplicemente abbagliare gli occhi, a volte scandalizzare e, in ogni caso, non si addicono ai ministri di un Dio Crocifisso. Non sono neanche per la sciatteria che ipocritamente in nome della povertà (?) evangelica alcuni ministri ostentano durante la S. Messa, che è si il sacrificio di Cristo ma anche celeste e gloriosa liturgia del Cielo in terra. I tempi dell’impero e dei monarchi assoluti non ci sono più e la Chiesa, senza stravolgere la sua natura, deve adeguarsi. Una Chiesa che si presenta al mondo, come serva prima del Signore Re e poi dell’umanità, senza dimenticare di essere la fidanzata del Glorioso, di Colui che regna e regnerà in eterno, deve predicare il Regno di giustizia e di pace del Risorto e, a chi non vuole Gesù come Re, la dannazione eterna: ” E quei miei nemici che non volevano che diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me (Lc 19,27). La consacrazione al Cuore Sacratissimo di Gesù, in appendice, io la recito ogni primo venerdì del mese davanti SS. Sacramento esposto solennemente. Sentiamoci onorati nel lavorare senza stancarci per il Regno di Gesù Cristo, ma facciamolo senza ipocrisie, senza lotte fratricide, ricercando la verità con carità, riconoscendo di essere servi inutili. Maria, la Madre della Chiesa, è questo che ci chiede da pareccchio affinché il suo Cuore Immacolato possa finalmente trionfare. W GESÙ, IL CRISTO RE. A Lui solo la gloria e la potenza nei secoli dei secoli.

  • Antonio Cafazzo ha detto:

    Cristo Re?
    Lo era e lo sarà.
    Ora NON è NESSUNO: Né per i chierici che si sbrodolano e sbrodolano su clima e accoglienza, né per questa umanità “distratta” dal coronavirus e dalla “crisi economica” perché i mancati turisti non visitano i musei vaticani e non riempiono le trattorie.
    Cristo, ora, è solo un fantasma – né “spirituale” né “escatologico” – ridotto dai chierici a un zuccheroso personaggio o un portatore di pecore come in quei disgustosi manifesti affissi nelle chiese.
    Quando e da chi avete ascoltato l’ultima volta – nelle chiese e dallla gerarchia alta e altissima – l’ATTRIBUTO di RE di Gesú? Quando avete sentito della sua funzione di GIUDICE?
    Quando vi parlano di Apocalissi?
    E se non “evangelizzano” loro – i chierici – lo devo fare io col “vicino della porta accanto” al quale è piaciuto tanto il monito bergogliano di non “fare proselitismo” ?

  • Virro ha detto:

    Mons. grazie, sempre, per la Sua catechesi.
    A Lei lunghissima vita,
    Oggi Lei è la sola voce che grida la VERITA’
    🙏🙏🙏💒

  • Hierro1973 ha detto:

    Già Lefebvre diceva queste cose 50 anni fa….ah già ma lo scomunicarono…nulla di nuovo sotto il sole. Plauso a Viganò ma è arrivato tardi. Comunque meglio tardi che mai.

    • Cotd ha detto:

      Non lo hanno scomunicato per queste cose, ma perché ha disobbedito a un divieto papale. Ossia perché non ha rispettato la monarchia papale dopo aver accusato il concilio di averla indebolita.
      Le sue tesi invece sono state tutte confutate dal Prefetto Ratzinger con un Responso di 50 pagine che dimostra l’assoluta infondatezza del lefebvriani, sia per quel che dice sul magistero preconciliari sia per le accuse a quello conciliare.
      Viganò ripropone atteggiamenti sbagliati e teorie infondate.

      • Luisa S. ha detto:

        Mi scuso, ma quale sarebbe la teoria sbagliata? che Cristo è Re?che il mondo è ferocemente anticristico?

      • mariano ha detto:

        quali sono gli atteggiamenti sbagliati e le teorie infondate? E, di grazia , quali gli atteggiamenti giusti e le teorie “fondate” (su che cosa si fondano?) ?

      • anonimo ha detto:

        Perché, secondo lei Bergoglio, Sosa Abascal, Paglia, Ravasi, ecc. ecc. ecc. propongono atteggiamenti giusti e teorie valide? ma vogliamo scherzare? questo è depistaggio, sabotaggio bello e buono, Ma per favore, non convince nessuno con la sua caccia al lupo- Christus Vincit, e l’unico che ora lo propone in questi termini è mons. Viganò, le piaccia o meno. Pace e bene.

        • Cotd ha detto:

          Il Monsignore sta riciclando sia la disobbedienza che portò Lefebvre a morire scomunicato, sia le sue teorie fantasiose sul magistero preconciliari e conciliare (cumuli di errori interpretativi motivati da pure convinzioni politiche).
          Bergoglio, come il concilio, non fa teorie ma magistero, che vincola ciascun cattolico anche se non infallibile. I Papi non fanno teorie. I papi esercitano l’autorità.

          • Enrico ha detto:

            “Bergoglio fa magistero” 😆😆😆

            Caro COTD, ma lo conosce il significato della parola “magistero”? Non risponda subito, la fretta viene da diavolo.

  • Fabio ha detto:

    Parallelamente anche Maria Santissima non è più Regina solo madre e discepola. Anzi non è neppure nata Santa.
    Che il buon Dio ci liberi da questi apostati idolatri

  • Adriana ha detto:

    Questa meditazione mi fa venire alla mente una considerazione di André Malraux : ” Tra gli altri ruoli , la Rivoluzione recita quello che un tempo veniva interpretato dalla Vita Eterna ” . Le “menti” del CVII hanno pensato di farne una anche loro , per la paura di perdere il trenino della storia ! . E ora il trenino acceleratissimo della chiesainuscita si trova a deragliare alla grande .L’ultima :
    un certo padre Bryan Massingale , gay dichiarato , sotto un Vescovo gay ,chiede ai Cattolici di mostrare rispetto e anche una pronta
    ” accoglienza stravagante ” per le famiglie LGBTQ come ” comunità d’amore “. Ne parla Calvin Freiburger su
    Lifesitenews .
    https://www.sabinopaciolla.com/un-sacerdote-cattolico-elogia-le-coppie-dello-stesso-sesso-con-bambini-definendole-famiglie-sante/
    Roba che neanche Cristiano Malgioglio…

  • giulia anna anna meloni ha detto:

    GRAZIE MONSIGNORE VIGANO,STAMPO SEMPRE LE SUE RIFLESSIONI E LE PORTO AL MIO ANZIANO PARROCO,UN GIGANTE DELLA FEDE CHE VIVE NELL’UMILTA’,IMPERTERRITO, CON LA CROCE IN MANO.

    VIVA CRISTO RE,RE DEI RE

  • marco ha detto:

    Di certo non ho dimestichezza teologica.E prego sempre che Dio mi perdoni e mi dia la fede. Ma non ho mai pensato ad un Papa Pietro e Cesare.L’arcivescovo parla della democrazia e del parlamentarismo come mine per distruggere l’autorità e le nazioni. L’autorità di chi? Di certo niente di quello che è umano è perfetto.La democrazia poi può essere corrotta con facilità. Ed oggi non mi sembra che esista più.Abbiamo il totalitarismo comunista,quello islamico e quello del politicamente corretto di matrice massonica.Se democrazia è potere del popolo,che decide di come amministrare la cosa comune,ne abbiamo avuto pochi esempi. Ma quale sarebbe il sistema politico che non minerebbe le nazioni?Una teocrazia universale? i re? Unti del Signore? Ogni regno è nato nel sangue e nella violenza.E i re,ottimi o pessimi,l’autorità la ottenevano comunque e ,occorrendo,con il boia.

  • Nicola Buono ha detto:

    Grazie a Mons. Viganò per questa magnifica meditazione. P.S. se è per questo, nemmeno Maria è più Regina nella neo Chiesa e l’hanno messa in un cantuccio perché disturba la riunificazione con i protestanti…( sic !) PS tra l’altro non si dice quasi più che Gesù è Salvatore…forse anche questo disturba….

  • Francesco ha detto:

    C’è un prete nella Chiesa Cattolica. Ed incredibilmente, inspiegabilmente, non è un vigliacco traditore … Il suo nome è Carlo Maria Viganò …

    • Virro ha detto:

      Francesco, pensi a chi ha eletto (Bergoglio), pensi a chi lo sostiene, pensi a chi gli suggerisce le parole malevole da dire, pensi a chi viene educato al compromesso ingannevole……..
      Santa giornata a chi ascolta la verità e a chi la respinge

      • Francesco ha detto:

        Mi creda, non ha la minima idea di quanto mi diano il vomito coloro che ha indicato, di quanto sia smisurato il disprezzo che nutro verso di loro (e questo lo pensa uno che non ha la minima pretesa di essere uno stinco di santo! Tutt’altro …) … Tali vili traditori (di Cristo) sono (stati e sono tutt’ora) in grado di far traballare paurosamente la mia fede (Cristo aveva promesso di proteggere il Suo Vicario dalla deviazione dalla fede, e con l’impostore che ora siede sulla Cattedra di Pietro sembra proprio stia accadendo il contrario …) … Sembra, quindi, che io debba starmene ben in disparte nella Chiesa, in un cantuccio. Ma di sicuro, mai, mai ubbidirò al più piccolo loro comando che violi i dettami di Cristo e della Chiesa (di sempre)! Mai! Ad iniziare dalla squallida, demenziale, puerile deformazione delle parole del Padre Nostro insegnatoci dal Cristo. Ma l’elenco è così lungo che è meglio non continuare … La saluto

        • anonimo ha detto:

          Bravo Francesco, chapeau!!! lei dà dei punti a vescovi e cardinali, altro che fede traballante, ce ne fossero tanti come lei, per combattere l’ultima battaglia contro il diavolo ed i suoi sciagurati collaboratori (principalmente i falsi ecclesiastici che hanno occupato e usurpato tutte le sedi cattoliche, ad iniziare dalla Prima Sede). The last devil’s battle, si intitola un ottilmo lavoro di Padre Paul Kramer, un fatimita americano. e questa battaglia è in pieno svolgimento; sappiamo benissimo, noi e il loro padrone (Satana) chi vincerà, ma le perdite saranno ingentissime purtroppo.

        • Michel Berthoud ha detto:

          Concordo Francesco al 100%

        • Gianfranco ha detto:

          Parole sante, Francesco!
          Uniamoci nella preghiera per sostenere la solitaria battaglia di sua Ecc.za Viganò.