VIGANÒ SCRIVE SUL VATICANO II. SIAMO AL REDDE RATIONEM.

10 Giugno 2020 Pubblicato da

 

Marco Tosatti

Cari amici  nemici di Stilum Curiae, rilanciamo un articolo scritto dall’arcivescovo Carlo Maria Viganò per il sito “Chiesa e PostConcilio”, apparso ieri. Buona lettura.

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            Ho letto con molto interesse il saggio di S.E. Athanasius Schneider pubblicato su LifeSiteNews lo scorso 1° Giugno, tradotto poi da Chiesa e post concilio, dal titolo Non vi è volontà divina positiva né diritto naturale per la diversità delle religioni. Lo studio di Sua Eccellenza compendia, con la chiarezza che contraddistingue le parole di chi parla secondo Cristo, le obiezioni sulla presunta legittimità all’esercizio della libertà religiosa che il Concilio Vaticano II ha teorizzato contraddicendo la testimonianza della Sacra Scrittura, la voce della Tradizione e il Magistero cattolico che di entrambe è fedele custode.

            Il merito di questo saggio risiede anzitutto nell’aver saputo cogliere il legame causale tra i principi enunciati o implicati dal Vaticano II e il loro conseguente e logico effetto nelle deviazioni dottrinali, morali, liturgiche e disciplinari sorte e progressivamente sviluppatesi fino ad oggi. Il monstrum generato nei circoli dei modernisti poteva all’inizio trarre in inganno, ma crescendo e rafforzandosi, oggi si mostra per quel che veramente è, nella sua indole eversiva e ribelle. La creatura, allora concepita, è sempre la medesima e sarebbe ingenuo pensare che la sua natura perversa potesse mutare. I tentativi di correzione degli eccessi conciliari – invocando l’ermeneutica della continuità – si sono rivelati fallimentari: Naturam expellas furca, tamen usque recurret (Orazio Epist. I,10,24). La Dichiarazione di Abu Dhabi e, come mons. Schneider giustamente osserva, i suoi prodromi del pantheon di Assisi, “è stata concepita nello spirito del Concilio Vaticano II” come conferma fieramente Bergoglio.

            Questo “spirito del Concilio” è la patente di legittimità che i novatori oppongono ai critici, senza accorgersi che è proprio confessando quell’eredità che si conferma non solo l’erroneità delle dichiarazioni attuali, ma anche la matrice ereticale che dovrebbe giustificarli. A ben vedere, mai nella vita della Chiesa si è avuto un Concilio che rappresentasse un tale evento storico da renderlo diverso rispetto agli altri: non si è mai dato uno “spirito del Concilio di Nicea”, né lo “spirito del Concilio di Ferrara-Firenze”, e men che meno lo “spirito del Concilio di Trento”, così come non abbiamo mai avuto un “postconcilio” dopo il Lateranense IV o il Vaticano I.

            Il motivo è evidente: quei Concili erano tutti, indistintamente, l’espressione della voce unisona di Santa Madre Chiesa, e per ciò stesso di Nostro Signore Gesù Cristo. Significativamente quanti sostengono la novità del Vaticano II aderiscono anche alla dottrina ereticale che vede contrapposto il Dio dell’Antico Testamento al Dio del Nuovo, quasi si potesse dare una contraddizione tra le Divine Persone della Santissima Trinità. Evidentemente questa contrapposizione quasi gnostica o cabalistica è funzionale alla legittimazione di un nuovo soggetto volutamente diverso e oppostorispetto alla Chiesa Cattolica. Gli errori dottrinali quasi sempre tradiscono anche un’eresia trinitaria, ed è quindi ritornando alla proclamazione del dogma trinitario che si potranno sbaragliare le dottrine che vi si oppongono: ut in confessione veræ sempiternæque deitatis, et in Personis proprietas, et in essentia unitas, et in majestate adoretur æqualitas. Professando la vera e sempiterna divinità, adoriamo la proprietà delle divine Persone, l’unità nella loro essenza, l’uguaglianza nella loro maestà.

            Mons. Schneider cita alcuni canoni dei Concili Ecumenici che propongono, a Suo dire, dottrine oggi difficilmente accettabili, come ad esempio l’obbligo di riconoscimento dei Giudei nel vestiario, o il divieto per i Cristiani si esser servi di padroni maomettani o ebrei. Tra questi esempi vi è anche la necessità della traditio instrumentorum dichiarata dal Concilio di Firenze, poi corretta dalla Costituzione Apostolica Sacramentum Ordinis di Pio XII. Il Vescovo Athanasius commenta: “Si può legittimamente sperare e credere che un futuro papa o concilio ecumenico corregga le affermazioni erronee pronunciate” dal Vaticano II. Questo mi pare un argomento che, pur con le migliori intenzioni, mina dalle fondamenta l’edificio cattolico. Se infatti ammettiamo che vi possano essere atti magisteriali che, per una mutata sensibilità, siano col passare del tempo suscettibili di abrogazione, di modifica o di differente interpretazione, cadiamo inesorabilmente sotto la condanna del Decreto Lamentabili, e finiamo per dar ragione a chi, recentemente, proprio sulla base di quell’erroneo assunto ha dichiarato “non conforme al Vangelo” la pena capitale, giungendo ad emendare il Catechismo della Chiesa Cattolica. E in un certo modo potremmo, per lo stesso principio, ritenere che le parole del Beato Pio IX nella Quanta cura siano state in qualche maniera corrette proprio dal Vaticano II, così come Sua Eccellenza auspica possa avvenire per Dignitatis humanæ. Degli esempi da lui portati, nessuno è in sé gravemente erroneo né eretico: aver dichiarato necessaria la traditio instrumentorum per la validità dell’Ordine non ha in alcun modo compromesso il ministero sacerdotale nella Chiesa, portandola a conferire invalidamente gli Ordini. Né mi pare si possa affermare che questo aspetto, per quanto importante, abbia insinuato dottrine erronee nei fedeli, cosa che invece è avvenuta solo con l’ultimo Concilio. E quando nel corso della Storia si sono diffuse eresie, la Chiesa è sempre intervenuta prontamente a condannarle, com’è avvenuto al tempo del Conciliabolo di Pistoia del 1786, che del Vaticano II fu in qualche modo anticipatore specialmente dove esso abolì la Comunione fuori dalla Messa, introdusse la lingua vernacolare e abolì le preghiere submissa voce del Canone; ma ancor più quando esso teorizzò le basi della collegialità episcopale, confinando il primato del Pontefice a mera funzione ministeriale. Rileggere gli atti di quel Sinodo lascia stupiti per la formulazione pedissequa degli errori che ritroveremo poi, addirittura accresciuti, nel Concilio presieduto da Giovanni XXIII e Paolo VI. D’altra parte, come la Verità attinge da Dio, così l’errore si nutre ed alimenta nell’Avversario, che ha in odio la Chiesa di Cristo e il suo cuore, la Santa Messa e la Santissima Eucaristia.

            Giunge un momento nella nostra vita in cui, per disposizione della Provvidenza, ci è posta dinanzi una scelta determinante per il futuro della Chiesa e per la nostra salvezza eterna. Parlo della scelta tra il comprendere l’errore in cui siamo caduti praticamente tutti, e quasi sempre senza cattive intenzioni, e il voler continuare a volgere altrove lo sguardo o giustificarci.

            Abbiamo, tra gli altri errori, commesso anche quello di considerare i nostri interlocutori come persone che, pur nella diversità delle idee e della fede, fossero comunque animate da buone intenzioni, e che qualora riuscissero ad aprirsi alla nostra Fede, sarebbero stati disposti a correggere i loro errori. Insieme a numerosi Padri conciliari, abbiamo pensato l’ecumenismo come un processo, un invito che chiama all’unica Chiesa di Cristo i dissidenti; all’unico vero Dio gli idolatri e i pagani; al promesso Messia il popolo ebraico. Ma, ad iniziare dal momento in cui è stato teorizzato nelle Commissioni conciliari, esso è venuto configurandosi in netta opposizione alla dottrina sino ad allora espressa nel Magistero.

            Abbiamo pensato che certi eccessi fossero solo un’esagerazione di chi si era lasciato prendere dall’entusiasmo della novità; abbiamo sinceramente creduto che vedere Giovanni Paolo II attorniato da santoni, bonzi, imam, rabbini, pastori protestanti e altri eretici desse prova della capacità della Chiesa di chiamare a raccolta i popoli per invocare a Dio la pace, mentre l’esempio autorevole di quel gesto diede l’inizio ad una sequela deviante di pantheon più o meno ufficiali, giunti addirittura a veder portato a spalle da alcuni Vescovi l’idolo immondo della pachamama, dissimulato sacrilegamente sotto la presunta apparenza di una sacra maternità. Ma se il simulacro di una divinità infernale è potuto entrare in San Pietro, ciò fa parte di un crescendo che lo spartito prevedeva sin dall’inizio. Numerosissimi Cattolici praticanti, e forse anche gran parte degli stessi chierici, è oggi convinta che la Fede Cattolica non sia più necessaria per la salvezza eterna; si crede che il Dio Uno e Trino rivelatosi ai nostri padri sia lo stesso dio di Maometto. Lo si sentiva ripetere dai pulpiti e dalle cattedre vescovili già vent’anni fa, ma recentemente lo si sente affermare con enfasi anche dal più alto Soglio.

            Sappiamo bene che, forti dell’adagio evangelico Littera enim occidit, spiritus autem vivificat, i progressisti e i modernisti hanno saputo astutamente nascondere nei testi conciliari quelle espressioni di equivocità, che all’epoca parevano innocue ai più ma che oggi si manifestano nella loro valenza eversiva. È il metodo del subsistit in: dire una mezza verità non tanto per non offendere l’interlocutore (ammesso che sia lecito tacere la verità di Dio per riguardo verso una Sua creatura), ma con lo scopo di poter usare il mezzo errore che la verità intera avrebbe dissipato istantaneamente. Così “Ecclesia Christi subsistit in Ecclesia Catholica” non specifica l’identità delle due, ma il sussistere dell’una nell’altra e, per coerenza, anche in altre chiese: ecco aperto il varco alle celebrazioni interconfessionali, alle preghiere ecumeniche, alla fine inesorabile della necessità della Chiesa in ordine alla salvezza, della sua unicità, della sua missionarietà.

            Alcuni ricorderanno forse i primi incontri ecumenici si tenevano con gli scismatici d’Oriente, e molto prudentemente con alcune sette protestanti. A parte la Germania, l’Olanda e la Svizzera, i paesi di tradizione cattolica non avevano fin dall’inizio accolto le celebrazioni miste, con pastori e parroci insieme. Ricordo che all’epoca si discuteva di togliere la penultima dossologia del Veni Creator per non urtare gli Ortodossi, che non accettano il Filioque. Oggi sentiamo recitare le sure del Corano dai pulpiti delle nostre chiese, vediamo adorare da suore e frati un idolo di legno, sentiamo Vescovi sconfessare quelle che sino a ieri ci sembravano le scusanti più plausibili di tanti estremismi. Quello che il mondo vuole, su istigazione della Massoneria e dei suoi infernali tentacoli, è creare una religione universale, umanitaria ed ecumenica, in cui sia bandito quel Dio geloso che noi adoriamo. E se questo è ciò che vuole il mondo, qualsiasi passo nella medesima direzione da parte della Chiesa è una scelta sciagurata, che si ritorcerà contro chi crede di poter prendersi gioco di Dio. Le speranze della Torre di Babele non possono essere riportate in vita da un piano mondialista che ha come scopo la cancellazione della Chiesa Cattolica, per sostituirvi una confederazione di idolatri ed eretici accomunati dall’ambientalismo e dalla fratellanza umana. Non ci può essere nessuna fratellanza se non in Cristo, e solo in Cristo: qui non est mecum, contra me est.

            Sconcerta che di questa corsa verso l’abisso siano consapevoli in pochi, e che pochi si rendano conto di quale sia la responsabilità dei vertici della Chiesa nell’assecondare queste ideologie anticristiane, quasi a volersi garantire uno spazio e un ruolo sul carro del pensiero unico. E stupisce che ancora ci si ostini a non voler indagare le cause primedella crisi presente, limitandosi a deplorare gli eccessi di oggi quasi non fossero la logica ed inevitabile conseguenza di un piano orchestrato decenni orsono. Se la pachamama ha potuto esser adorata in una chiesa, lo dobbiamo a Dignitatis humanae. Se abbiamo una liturgia protestantizzata e talvolta addirittura paganizzata, lo dobbiamo alle azioni rivoluzionare di Mons. Annibale Bugnini e alle riforme post-conciliari. Se si è firmato il Documento di Abu Dhabi, lo si deve a Nostra Aetate. Se si è giunti a delegare le decisioni alle Conferenze Episcopali – anche in violazione gravissima del Concordato, com’è accaduto in Italia – lo dobbiamo alla collegialità, e alla sua versione aggiornata della sinodalità. Grazie alla quale ci siamo trovati con Amoris Laetitia a dover cercare un modo per evitare che apparisse ciò che era evidente a tutti, e cioè che quel documento, preparato da una macchina organizzativa impressionante, doveva legittimare la Comunione ai divorziati e ai concubinari, così come Querida Amazonia verrà usata come legittimazione delle donne prete (recentissimo il caso di una “vicaria episcopale” a Friburgo) e dell’abolizione del Sacro Celibato. I Prelati che hanno inviato i Dubia a Francesco, a mio parere hanno dimostrato la stessa pia ingenuità: pensare che dinanzi alla contestazione argomentata dell’errore, Bergoglio avrebbe compreso, corretto i punti eterodossi e chiesto perdono.

            Il Concilio è stato utilizzato per legittimare, nel silenzio dell’Autorità, le deviazioni dottrinali più aberranti, le innovazioni liturgiche più ardite e gli abusi più spregiudicati. Questo Concilio è stato talmente esaltato da essere indicato come l’unico riferimento legittimo per i Cattolici, chierici e vescovi, oscurando e connotando con un senso di spregio la dottrina che la Chiesa aveva sempre autorevolmente insegnato, e proibendo la perenne liturgia che per millenni aveva alimentato la fede di un’ininterrotta generazione di fedeli, martiri e santi. Tra l’altro, questo Concilio ha dato prova di essere l’unico che pone così tanti problemi interpretativi e così tante contraddizioni rispetto al Magistero precedente, mentre non ce n’è uno – dal Concilio di Gerusalemme al Vaticano I – che non si armonizzi perfettamente con l’intero Magistero e che necessiti di una qualche interpretazione.

            Lo confesso con serenità e senza polemica: sono stato uno dei tanti che, pur con molte perplessità e timori, che oggi si rivelano assolutamente legittimi, hanno dato fiducia all’autorità della Gerarchia con un’obbedienza incondizionata. In realtà penso che molti, ed io tra questi, non abbiamo inizialmente considerato la possibilità di un conflitto tra l’obbedienza ad un ordine della Gerarchia e la fedeltà alla Chiesa stessa. A rendere tangibile la separazione innaturale, anzi, direi perversa, tra Gerarchia e Chiesa, tra obbedienza e fedeltà è stato certamente quest’ultimo Pontificato.

            Nella camera lacrimatoria adiacente la Sistina, mentre mons. Guido Marini predisponeva il rocchetto, la mozzetta e la stola per la prima apparizione del “neoeletto” Papa, Bergoglio esclamò: “Sono finite le carnevalate!”, ricusando con sdegno le insegne che tutti i Papi fino ad allora avevano umilmente accettato come distintive del Vicario di Cristo. Ma in quelle parole c’era qualcosa di vero, ancorché detto involontariamente: il 13 Marzo 2013 cadeva la maschera dei congiurati, finalmente liberi della scomoda presenza di Benedetto XVI e sfrontatamente orgogliosi di esser finalmente riusciti ad promuovere un Cardinale che incarnasse i loro ideali, il loro modo di rivoluzionare la Chiesa, di renderne preteribile la dottrina, adattabile la morale, adulterabile la liturgia, abrogabile la disciplina. E tutto questo è stato considerato, dagli stessi protagonisti della congiura, la logica conseguenza e la ovvia applicazione del Vaticano II, secondo loro indebolito proprio dalle criticità espresse dallo stesso Benedetto XVI. Massimo affronto di quel Pontificato fu la liberalizzazione della veneranda Liturgia tridentina, alla quale veniva finalmente riconosciuta legittimità, smentendo cinquant’anni di illegittimo ostracismo. Non a caso i sostenitori di Bergoglio sono gli stessi che vedono nel Concilio il primo evento di una nuova chiesa, prima della quale c’era una vecchia religione con una vecchia liturgia. Non a caso, appunto: quello che essi affermano impunemente, suscitando lo scandalo dei moderati, è quello che credono anche i Cattolici, ossia che nonostante tutti i tentativi di ermeneutica della continuità miseramente naufragati al primo confronto con la realtà della crisi presente, è innegabile che dal Vaticano II in poi si sia costituita una chiesa parallela, sovrapposta e contrapposta alla vera Chiesa di Cristo. Essa ha progressivamente oscurato la divina istituzione fondata da Nostro Signore per sostituirla con un’entità spuria, corrispondente all’auspicata religione universale di cui fu prima teorizzatrice la Massoneria. Espressioni come nuovo umanesimo, fratellanza universale, dignità dell’uomo sono parole d’ordine dell’umanitarismo filantropico negatore del vero Dio, del solidarismo orizzontale di vaga ispirazione spiritualista e dell’irenismo ecumenico che la Chiesa condanna senza appello. “Nam et loquela tua manifestum te facit” (Mt 26, 73): questo ricorso frequentissimo, quasi ossessivo, allo stesso vocabolario del nemico tradisce l’adesione all’ideologia cui esso si ispira; viceversa, la rinuncia sistematica al linguaggio chiaro, inequivocabile e cristallino proprio della Chiesa conferma la volontà di distaccarsi non solo dalla forma cattolica, ma anche dalla sua sostanza.

            Quello che da anni sentiamo enunciato, vagamente e senza chiari connotati, dal più alto Soglio, lo ritroviamo poi elaborato in un vero e proprio manifesto nei sostenitori dell’attuale Pontificato: la democratizzazione della Chiesa tramite non più la collegialità inventata dal Vaticano II, ma il synodal path inaugurato al Sinodo per la Famiglia; la demolizione del sacerdozio ministeriale tramite il suo indebolimento con le deroghe al Celibato ecclesiastico e l’introduzione di figure femminili con mansioni quasi-sacerdotali; il passaggio silenzioso dall’ecumenismo rivolto ai fratelli separati ad una forma di pan-ecumenismo che abbassa la Verità dell’unico Dio Uno e Trino al livello delle idolatrie e delle superstizioni più infernali; l’accettazione di un dialogo interreligioso che presuppone il relativismo religioso ed esclude l’annuncio missionario; la demitizzazione del Papato, perseguita dallo stesso Bergoglio come cifra del Pontificato; la progressiva legittimazione del politically correct: teoria gender, sodomia, matrimoni omosessuali, dottrine malthusiane, ecologismo, immigrazionismo… Non riconoscere le radici di queste deviazioni nei principi posti dal Concilio rende impossibile qualsiasi cura: se la diagnosi si ostina contro l’evidenza ad escludere la patologia iniziale, non può formulare una terapia idonea.

            Questa operazione di onestà intellettuale richiede una grande umiltà, anzitutto nel riconoscere di essere stati tratti in errore per decenni, in buona fede, da persone che, costituite in autorità, non hanno saputo vigilare e custodire il gregge di Cristo: chi per quieto vivere, chi per i troppi impegni, chi per convenienza, chi infine per malafede o addirittura per dolo. Questi ultimi, che hanno tradito la Chiesa devono essere identificati, ripresi, invitati ad emendarsi e, se non si ravvedono, cacciati dal sacro recinto. Così agisce un vero Pastore, che ha a cuore la salute delle pecore e che dà la vita per loro; di mercenari ne abbiamo avuti e ne abbiamo tuttora fin troppi, per i quali il consenso dei nemici di Cristo è più importante della fedeltà alla Sua Sposa.

            Ecco, come onestamente e serenamente ho obbedito ad ordini opinabili sessant’anni fa credendo che rappresentassero l’amorevole voce della Chiesa, così oggi con altrettanta serenità e onestà riconosco di essermi lasciato ingannare. Essere coerente oggi perseverando nell’errore rappresenterebbe una scelta sciagurata e mi renderebbe complice di questa frode. Rivendicare una lucidità di giudizio sin dall’inizio non sarebbe onesto: sapevamo tutti che il Concilio avrebbe rappresentato più o meno una rivoluzione, ma non potevamo immaginare che essa si sarebbe rivelata così devastante, anche per l’operato di chi invece avrebbe dovuto impedirla. E se fino a Benedetto XVI potevamo ancora immaginare che il colpo di stato del Vaticano II (che il cardinale Suenens definì il 1789 della Chiesa) avesse conosciuto un rallentamento, in questi ultimi anni anche i più ingenui tra noi hanno compreso che il silenzio, per timore di suscitare uno scisma, il tentativo di aggiustare i documenti papali in senso cattolico per rimediare alla loro voluta equivocità, gli appelli e i dubia a Francesco rimasti eloquentemente senza risposta, sono una conferma della situazione di gravissima apostasia cui sono esposti i vertici della Gerarchia, mentre il popolo cristiano e il clero si sentono irrimediabilmente allontanati e considerati quasi con fastidio dall’Episcopato.

            La Dichiarazione di Abu Dhabi è il manifesto ideologico di un’idea di pace e di cooperazione tra le religioni che può avere una qualche possibilità di tolleranza se viene da pagani, privi della luce della Fede e del fuoco della Carità. Ma chi ha la grazia di esser figlio di Dio, in virtù del Santo Battesimo, dovrebbe inorridire alla sola idea di poter costruire una blasfema Torre di Babele in versione moderna, cercando di mettere insieme l’unica vera Chiesa di Cristo, erede delle promesse del Popolo eletto, con i negatori del Messia e con quanti considerano blasfema la sola idea di un Dio Trino. L’amore di Dio non conosce misure e non tollera compromessi, altrimenti semplicemente non è Carità, senza la quale non è possibile rimanere in Lui: qui manet in caritate, in Deo manet, et Deus in eo. Conta poco che si tratti di una dichiarazione o di un documento magisteriale: sappiamo benissimo che la mens eversiva dei novatori gioca proprio su questi cavilli per diffondere l’errore. E sappiamo benissimo che lo scopo di queste iniziative ecumeniche ed interreligiose non è convertire a Cristo quanti sono lontani dall’unica Chiesa, ma sviare e corrompere quanti ancora conservano la Fede cattolica, portandoli a ritenere auspicabile una grande religione universale che accorpi “in un’unica casa” le tre grandi religioni abramitiche: questo è il trionfo del piano massonico in preparazione al regno dell’Anticristo! Che questo si concretizzi con una Bolla dogmatica, con una dichiarazione o con una intervista di Scalfari su Repubblica, conta poco, perché le parole di Bergoglio sono attese dai suoi sostenitori come un segnale, al quale rispondere con una serie di iniziative già predisposte e organizzate da tempo. E se Bergoglio non si atterrà alle indicazioni ricevute, schiere di teologi e chierici sono già pronte a lamentarsi della “solitudine di papa Francesco”, quale premessa per le sue dimissioni (penso ad esempio a Massimo Faggioli in un suo recente scritto). D’altra parte non sarebbe la prima volta che costoro usano il Papa quando asseconda i loro piani, e se ne liberano o lo attaccano appena se ne discosta.

            La Chiesa ha celebrato domenica scorsa la Santissima Trinità, e ci propone nel Breviario la recita del Symbolum Athanasianum, ormai proscritto dalla liturgia conciliare e già confinato a due sole occasioni nella riforma del 1962. Di quel Simbolo ormai scomparso rimangono scolpite in lettere d’oro le prime parole: “Quicumque vult salvus esse, ante omnia opus est ut teneat Catholicam fidem; quam nisi quisque integram inviolatamque servaverit, absque dubio in aeternum peribit.”

+ Carlo Maria Viganò

Sant’Efrem, 9 Giugno 2020

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46 commenti

  • Guseppe Arnaboldi Riva ha detto:

    Mi pare che sia necessario cercare le RADICI dell’errore. Impresa ardua poiche’ un certo universalismo progressista imperante era sostenuto da poteri opposti, che nella storia si danno il cambio per conservare l’opera del demonio.

    • Alfredo ha detto:

      Tra qualche anno il Concilio Vaticano II resterà con i suoi frutti ad es. Per aver prodotto Papi come san Paolo VI e san GP II. Di mons. Viganò probabilmente non si ricorderà più nessuno.

      • newman ha detto:

        @ Alfredo
        Un abbaglio, Alfredo, Non il concilio ha prodotto Paolo VI e Giovanni-Paolo II bensí i due papi, tra molti altri, hanno prodotto il concilio.
        Purtroppo i frutti del concilio sono sotto gli occhi di tutti, e si tratta di una chiesa cattolica devastata e disastrata.
        E dai frutti si riconosce l’albero da cui provengono, come ci insegna il Vangelo.

  • Giuseppe Arnaboldi Riva ha detto:

    Mi pare che non siano indicate le RADICI de Cocilio. Andrebbero cercate in profondita’ perche’ celate con accuratezza nella dissimulazione. Il progressimo non e’ che l’altra faccia

  • newman ha detto:

    Che commenti deludenti! Quante chiacchiere per non venire al punto!
    Si risponda semplicemente con un si o un no: (1) sarebbe stato possibile che vescovi cattolici col beneplacito del papa portassero a spalla in San Pietro l’effige di una dea immonda, senza “Dignitatis humanae”? (2) Sarebbe stato possibile che un papa firmasse il documento eretico di Abu Dhabi, senza “Nostrae Aetate”? (3) Sarebbe stata possibile la devastazione teologica, morale, liturgica ed ascetica della Chiesa degli ultimi sessant’anni, senza il Vat II? Infine, la panna sulla torta, (4) sarebbe stato possibile un Bergoglio sul soglio di Pietro, senza il Vat II?
    Certo, lo scritto dell’arcivescovo Viganó é lungo ed a tratti di difficile lettura, ma molti dei commentatori sembra non abbiano letto piú di qualche riga all’inizio, o, come Silvano, quá e lá, senza capire nulla.
    Viganó dice l’indicibile, seguendo il consiglio di un saggio che scrisse: “I problemi si risolvono alla radice.” (KM).
    Ed é il primo tra i vescovi cattolici, se non erro, a dire
    la veritá nuda e cruda sul Vaticano II – veritá che tutti sanno ma che non deve essere detta, e a trarne le conseguenze per se stesso. Gli si riconosca almeno la dirittura ed il coraggio morale. Poi si reciti pure il santo Rosario o ci si rifugi da Don Orione!

    • silvano ha detto:

      Caro Newman, non sono in condizione di risponderti perché (a) la storia non si fa coi se; (b) l’antecedente storico non è detto che sia causa; (c) almeno due delle tue domande contengono errori marchiani e andrebbero quindi prima corrette.
      Detto questo, mi dispiace che pensi che mi sia scomodato a commentare Viganò avendo letto qualcosa “qua e là”: invero ho onorato l’Arcivescovo leggendo molto attentamente il suo comunicato e ancor maglio quello di Mons. Schneider a cui risponde. I rilievi formulati da me, quindi, sono conseguenza di una valutazione attenta, oltre che, naturalmente, di un’adeguata conoscenza della materia (conoscenza che non credo Viganò abbia e forse nemmeno Schneider. Opinione mia, ovviamente). Buona giornata.

      • newman ha detto:

        @ Silvano
        Nonostante le Sue buone intenzioni, Lei non entra nella sostanza del messaggio di Viganó ma si ferma a considerazioni periferiche, alcune delle quali per di piú “ad hominem”, una strategia che di solito si usa quando si é a corto di argomenti (rilegga il “Peri hermeneias”).
        Lasciamo da parte i miei supposti “errori madornali che dovrebbero essere corretti”, senza specificare quali siano.
        Cordialitá

    • Paolo Giuseppe ha detto:

      @ Newman
      Finalmente un commentatore di dotta cultura.

      • newman ha detto:

        @ Paolo Giuseppe
        Ma questo era giá noto, Paolo. Ad ogni modo, come si usa dire in America in simili casi: “thanks for nothing”.

    • Enrico ha detto:

      Sono sempre stato convinto che il vaticano II debba essere abolito in toto perché è stata una vera e propria iattura .

      Ma siccome è un’utopia, ce lo teniamo in toto con tutti i suoi entusiasti fans e tutte le nefaste conseguenze.

      Ogni tanto mi abbandono alla fantasia, immaginando che papi sarebbero venuti fuori senza il vaticano II.

    • DON ETTORE BARBIERI ha detto:

      Lei sa chi fu San Luigi Orione, prima di parlare di rifugi?

      • DON ETTORE BARBIERI ha detto:

        Risposta a Newman, naturalmente

      • Iginio ha detto:

        Caro don Ettore,
        lei ha fatto benissimo a citare la luminosa figura di don Luigi Orione, che per me era santo da ben prima della canonizzazione ufficiale.
        Qui ovviamente non ci hanno capito niente e sparano sentenze dall’alto della loro vita fuori del mondo reale.
        Lei ha perfettamente ragione nel dire che sarebbe occorso che anche il clero degli anni Sessanta-Settanta fosse stato come don Orione. Lui era un uomo di Dio, non della novità o del progresso o della modernità o dell’ideologia. Come del resto lo era a suo tempo anche don Bosco, che ormai i salesiani usano giusto come “brand” ma senza veramente coglierne e vivere lo spirito.
        Purtroppo anche tra gli orionini ultimamente si sono fatti avanti alcuni sudamericani, argentini, i quali pretendono di dire che il vero e compiuto don Orione sarebbe stato solo quello che visse in Argentina a contatto coi poveri di lì, in ossequio alla solita mentalità per cui la vita cristiana si identificherebbe col pauperismo fine a sé stesso. In realtà don Orione amava i poveri perché amava Dio. E amava il Papa perché il Papa era il Vicario di Cristo.
        A margine, a proposito del Vaticano II, le racconto un aneddoto che forse già conosce. In quegli anni molti prelati andavano a trovare padre Josemaria Escrivà de Balaguer a Roma. Un giorno un gruppo di vescovi francesi venne da lui e a un certo punto si misero a parlare dell’apostolato dei laici. Un prelato disse che ai laici competeva animare cristianamente le realtà del mondo per trasformarle. Escrivà – che pure aveva fondato l’Opus Dei proprio in vista dell’apostolato laico nelle realtà temporali – rispose: “Purché abbiano anima contemplativa! Altrimenti non trasformeranno nulla, anzi saranno loro a farsi trasformare e i cristiani, invece di cristianizzare il mondo, si mondanizzeranno”.
        E’ quello che è successo.

  • Beato Pio IX ha detto:

    Mons. Vigano’ e altri hanno dotta cultura (non scherzo).
    Io invece sono un poveraccio, che da una vita cerca Dio, che a mio modo ho cercato di accedere alle sacre scritture (non sono certo il beduino che entro’ a Qumram e potava salvare, chesso’,’, il rotolo di Isaia, invece che darlo ad accademici alla John Allegro: che per chi non lo sapesse DISSE ANZI SCRISSE CHE GESU ERA UN FUNGO ALLUCINOGENO).

    Leggo volentieri i suoi interventi sulla STORIA della Chiesa.
    2000 anni son tanti. Le grida manzoniane, come le leggi, si moltiplicano fino a non capirci più niente.

    Mi manca anche la base della legge naturale, ma SO che San Paolo non era contro la schiavitù.

    Allora aggiungo pure io (può rimanere utile?) le parole firmate da Pio IX e che sono rintracciabili. Immagino che San Pio X non si adeguo a queste istruzioni. Quindi sicuramente gli uomini di chiesa han fallito. Ma la chiesa e’ ancora in piedi. Ad es. non conosco l’epoca dei 3 papi..e dove fu’ la successione apostolica. Certo sarebbe bello fare un riassunto di 2000 anni, senza aver paura! Ma io non son capace.

    Nonostante che i Pontefici Romani non abbiano nulla lasciato di intentato per abolire la schiavitù presso tutte le genti, e a questo si debba principalmente il fatto che già da diversi secoli non si trovino più schiavi presso molti popoli cristiani, tuttavia […] la schiavitù, di per sé, non ripugna affatto né al diritto naturale né al diritto divino, e possono esserci molti giusti motivi di essa, secondo l’opinione di provati teologi e interpreti dei sacri canoni. Infatti, il possesso del padrone sullo schiavo, non è altro che il diritto di disporre in perpetuo dell’opera del servo, per le proprie comodità, le quali è giusto che un uomo fornisca ad un altro uomo.

    Ne consegue che non ripugna al diritto naturale né al diritto divino che il servo sia venduto, comprato, donato.

    Pertanto i cristiani … possono lecitamente comprare schiavi, o darli in pagamento di debiti o riceverli in dono, ogni volta che siano moralmente certi che quei servi non siano né stati sottratti al loro legittimo padrone né trascinati ingiustamente in schiavitù … perché non è lecito comprare, senza il permesso del proprietario, la roba altrui, sottratta con il furto.»

    • newman ha detto:

      @ Beato Pio IX
      Apprendo attonito che ci sia una dotta cultura e mi chiedo se ci sia anche una non dotta cultura.

    • silvano ha detto:

      Sei un birichino! La frase del Sant’Uffizio si riferisce all’unica forma di schiavitù ammessa dalla Chiesa che è quella volontaria e su base contrattuale. si chiamerebbe più propriamente servitù perpetua.

  • Rafael Brotero ha detto:

    La vera ratio Viganò non la renderà mai. Troppo pericolosa, rinvia subito a una croce troppo nera, troppo vile, troppo bassa, troppo vera, che il dolce presule non accetterà mai.
    Si parla con veemenza del Concilio, della liturgia, del modernismo, ecc. ,ma la vera ratio, quella su cui riposa tutto questo, silenzio assoluto.
    La verità è croce, oggi più che mai. Non per caso nella chiesa della menzogna non c’è più luogo per la croce. Neanche per la salvezza.

  • Astore da Cerquapalmata ha detto:

    Il Vaticano II è stato un Concilio dottrinalmente in linea coi precedenti. Ha auspicato dei cambiamenti nella pastorale che rispondessero alle esigenze autentiche del popolo, ma non in contrasto con la dottrina della Tradizione.
    Se ci sono stati errori, ce ne sono stati nell’applicare le riforme.
    Infatti più che applicare il Vaticano II sembra che in certi casi sia stato applicato il Sessantotto.
    La rivoluzione culturale del Sessantotto (che nel sessantotto si è manifestata ma che nasce prima) sotto certi aspetti è stata peggio di quella di Lenin conclusasi nel 1917.
    Ne è stata la continuazione morale.
    Perché tanti prelati non hanno applicato bene il Vaticano II? Forse perché erano un po’ sessantottini. E forse lo erano perché, come ho letto in un vecchio libro, chi ha apostatato dalla verità, aveva già apostatato dall’onestà.

    • Astore da Cerquapalmata ha detto:

      Poiché la visione cristiana della realtà integra persona e società e natura e grazia, le riforme pastorali non possono ridursi a evidenziare solo l’aspetto sociale e comunitaristico.
      La cosa più importante per delle riforme pastorali è mirare alla salvezza delle anime, di cui non si parla più.
      Basti pensare che oggi nessuno fa più riferimento alle promesse fatte dal Sacro Cuore di Gesù a santa Margherita Maria Alacoque.
      Specialmente la promessa della salvezza dell’anima attraverso la pia pratica dei primi nove venerdì del mese.
      Questa devozione è la più sicura, è moralmente certa, perché è la più studiata dalla Chiesa e la più approvata. Molti documenti della Chiesa e dei Papi ne hanno parlato.
      Come è possibile che la misericordia che si predica oggi si sia dimenticata di questa devozione?
      Forse perché non è vera misericordia ma misericordismo, che ha fini opposti a quelli della Misericordia di Dio?

    • newman ha detto:

      @ Astore
      Dottrinalmente il Concilio Vat II non erra quando si riferisce alla dottrina di sempre; erra quando non lo fá, come in “Gaudium et Spes”, in “Nostra Aetate”, e in “Dignitatis Humanae”.
      Che poi l’applicazione di riforme sia stata in gran parte errata e disastrosa per la Chiesa, celà va sans dire.
      Ma ridurre la negativitá di questo sfortunato Concilio, che non é tanto ’68, eccetto che per un clero
      largamente ignorante ed infatuato da una letturina di Karl Marx, quanto, come osservava l’acuto novatore Card. Suenens, 1789, mi pare del tutto ingenuo.

    • Paolo Giuseppe ha detto:

      @ Astore
      Ti ringrazio perchè ritrovo nelle tue parole sul Concilio anche il mio modo di pensare.

  • Dino Brighenti ha detto:

    ….alla fine non ci resta che tenere stretta in mano la Corona del Rosario e pregare la Mamma e il Suo Gesù per i tempi durissimi che ci aspettano.

    • Giulio Barioni ha detto:

      Rosario e vita sacramentale sono le armi potenti che abbiamo contro i modernisti- progressisti e i falsi tradizionalisti.

  • Marco Matteucci ha detto:

    PASTORE … O “CURATO”.

    Nel Santuario di Fatima un pacioso “prete mascherato” si rifiuta d’impartire l’Eucaristia a una fedele inginocchiata per ricevere il Corpo di Cristo sulla bocca. …COME SIAMO POTUTI ARRIVARE A TANTO?!

    “…vi dico che i sacrifici dei pagani sono fatti ai demoni e non a Dio. Ora, io non voglio che voi entriate in comunione con i demoni; non potete bere il calice del Signore e il calice dei demoni; non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demoni.” (1Cor.10 20,21)

  • P. Luis Eduardo Rodrìguez Rodríguez ha detto:

    Ogni intervento del carissimo mons. Carlo Maria Viganò infonde coraggio, pace, serenità, per continuare in questa quotidiana lotta nella Fede e Fedeltà, nella Vera Chiesa, contra questa apostasia che a guardare bene è molto fragile da chi la diffonde e comanda…berORGOGLIO…parolin, sosa, marx, boffpachaimmonda, spadaro, kasper, madariaga, martin, peña…prossimo decapitato?, tagle, bertone, sodano, opus, neo cateretici, cl, exbose, ecc, ecc, ecc. FANNO PENA.

    GRAZIE MONS. VIGANÒ.
    ET EXPECTO TRIUMPHUS CORDIS IMMACULATI MARIÆ.

  • Marcolino ha detto:

    Oggi nessuno sembra più negare che l uomo sia un “animale religiosi”. E che la differenza, che gli animalisti mal comprendono, con gli animali sia che l’uomo SA’. Non vive alla giornata. Pensa al futuro. E nel futuro c e la morte corporale.
    Marx sbaglio . Dio non e’ un invenzione borghese e’ un esigenza psicologica.
    Diverso il Dio che si rivela. Ma la religiosita’ e’ molto comune.
    Io penso che in qualche remota regione dell’ amazzonia esistano ancora cacciatori raccoglitori che magari pregano il “dio ignoto” di cui diceva San Paolo. Siam convinti che Dio li abbandoni?
    Inoltre per convertire il mondo non occorrono forse le jadh umane troppo umane. Ma la testimonianza. Soprattutto oggi dove Gerusalemme e’ lo scandalo e il luogo di guerra del mondo intero.
    Che poi il Dio cattolico sia quello vero ci credo anche io. Ma e’ IL MODO DI FAR PASSARE L’ECANGELIZZAZIONE che magari cambia. Prima ti do’ un pane. Poi tu puoi dirmi perché lo fai? E io parlarti del Cristo.

    https://it.m.wikipedia.org/wiki/Julien_Ries

  • silvano ha detto:

    Scritto estremamente confuso e contraddittorio. Quando fa la rassegna delle modifiche tra un concilio e l’altro (a cui si riferiva Schneider), Viganò sottomette la possibilità di modificare decisione legate ai tempi e non più attuali alla censura del decreto Lamentabili., Questa è una follia: le decisioni modificate indicate da Schneider erano di natura disciplinare (e per quanto riguarda la “consegna dello strumento” durante l’ordinazione, basta leggere il documento di Pio XI per verificare che non si trattò affatto di una “correzione” e basta leggere la relativa questione nella Summa di San Tommaso per comprendere in che senso la consegna degli strumenti erano considerati “materia” del sacramento). Ulteriore follia: ricadrebbero nella censura del decreto Lamentabili variazioni già effettuate in precedenza tra un Concilio e l’altro o tra Concilio e Papa.
    Seconda incongruenza: dopo aver detto che il Vaticano II introduce un errore sulla libertà religiosa e dopo aver ripreso il tema successivamente sostenendo esservi errori nei documenti, contesta la proposta di Schneider di correggere quei documenti dove erronei, sempre perché si ricadrebbe nella censura del Lamentabili. Ma se sono errori (tesi di Viganò) perché mai non si dovrebbe correggerli (tesi sempre di Viganò)? E a quel punto, che contesti a fare?
    Viganò è un contabile, perché si mette a fare il teologo se non è capace? Magniloquenza inversamente proporzionale alla sostanza.

    • Luciano ha detto:

      Strano atteggiamento Viganò. Un giorno benedice un presidente protestante che sostiene la libertà religiosa, un altro giorno contesta la libertà religiosa del Vaticano secondo. Un giorno difende papà Benedetto e qui praticamente demolisce il Concilio a cui ha partecipato, la Dignitatis Humanae che ha difeso contro Lefebvre e ridicolizza come fallimentare l’ermeneutica della continuità. Se la prende con chi non ha vigilato negli ultimi 20 anni e poi ci parla bene di Giovanni Paolo e del prefetto Ratzinger. Alquanto ondivago….

  • Paolo Giuseppe ha detto:

    So che mi attirerò le ire di molti commentatori, ma ribadisco ancora una volta che il Concilio Vaticano II non ha nulla a che vedere con quanto oggi si sostiene e che, purtroppo, anche Viganò almeno in parte sostiene e cioè che tutte le eresie provengono dal Concilio che conteneva in nuce i semi di tutto il male che poi gradualmente si è sviluppato nella Chiesa.
    Rispondo con le parole di Benedetto XVI che ne sa un po’ più di me:
    “Sappiamo come questo Concilio dei media fosse accessibile a tutti. Quindi, questo era quello dominante, più efficiente, ed ha creato tante calamità, tanti problemi, realmente tante miserie: seminari chiusi, conventi chiusi, liturgia banalizzata … e il vero Concilio ha avuto difficoltà a concretizzarsi, a realizzarsi; il Concilio virtuale era più forte del Concilio reale. Ma la forza reale del Concilio era presente e, man mano, si realizza sempre più e diventa la vera forza che poi è anche vera riforma, vero rinnovamento della Chiesa. Mi sembra che, 50 anni dopo il Concilio, vediamo come questo Concilio virtuale si rompa, si perda, e appare il vero Concilio con tutta la sua forza spirituale” (14/2/2013).

    • Luciano ha detto:

      Guarda che a parte i riferimenti a Bergoglio, tutta la filippica è anti-ratzingeriana, anche se omaggia Ratzinger a parole…

    • Enrico ha detto:

      “Concilio reale … concilio virtuale … il concilio virtuale si rompe … il concilio reale appare con tutta la sua forza spirituale”: le solite acrobazie ratzingeriane per conciliare il diavolo e l’acqua santa.

      Il Concilio è stato uno e i frutti marci si vedono.

      Ma davvero occorre ancora stare a sentire questo “papa emerito” che si è dimesso da papa e vuol continuare a fare il papa? Non sarebbe ora di finirla con giochetto tragicomico?

    • DON ETTORE BARBIERI ha detto:

      Nel Concilio vi sono effettivamente ambiguità che furono inserite apposta per poterne approfittare dopo. In questo, i tradizionalisti hanno ragione. Il problema del dopo Concilio fu quella che Amerio chiama desistenza dall’autorità: con Paolo VI è cominciato un modo di governare la Chiesa puramente esortativo: ti dico qual è la cosa giusta, ma se tu continui a dire e a fare quella sbagliata resti dentro lo stesso. Questo stile è stato esiziale per la teologia, la disciplina ecclesiastica, la liturgia, in una parola per tutta la vita della Chiesa.
      Non si può governare senza punire. È un’illusione pensare il contrario. Fa parte della natura decaduta dell’essere umano.
      Un altro aspetto drammatico lo solleva Don Divo Barsotti: era davvero necessario convocare un Concilio ecumenico solo per svecchiare certe strutture e per superare una logica di arroccamento? Il superficiale ottimismo che pervade Gaudium et spes, ad esempio, che non vede nel martirio il destino normale del cristiano, ma si bea di prospettive tutte umane è accettabile? E Barsotti si pone la terribile domanda: non è che la crisi che è seguita al Concilio sia una punizione per aver sfidato Dio nello “scomodare” lo Spirito Santo (convocando l’assise), quando non ce n’era bisogno?
      L’intenzione di Giovanni XXIII e Paolo VI e della maggior parte dei Vescovi era retta ed anche generosa: andare incontro ad un mondo che si allontanava sempre più: il rimedio era quello?
      Una figura che mi viene sempre in mente, quando penso al dopo Concilio, è quella di San Luigi Orione: ci sarebbe voluta una spiritualità come la sua per vivere quei momenti, mentre purtroppo abbiamo visto e vediamo lo scontro tra l’arroccamento da una parte e la svendita dall’altra.
      Don Orione, unico prete che può entrare nel quartiere rosso di Tortona, perché porta gli zoccoli come i poveri e gira con una tonaca rappezzata e perö riporta la gente in chiesa: non fa l’assistente sociale come don Ciotti; don Orione che, durante il terremoto di Messina conquista il cuore di massoni come Gallarati-Scotti e scrive al vescovo “Il diavolo mi costruirà la casa”: non fa lo gnostico “alla Bose”; don Orione che organizza lo sciopero delle mondine, che erano sfruttate, senza diventare un agit prop (ricordate i preti-guerriglieri?).
      Fare del bene sempre, fare del bene a tutti, del male mai, a nessuno (motto suo) non è banale buonismo, ma riassume questa straordinaria figura di prete, intermedia tra la spocchia di certo tradizionalismo e la stupidità e superficialità di una larga parte della Chiesa.
      Don Orione fedele alla Chiesa in tutto e per tutto e al tempo stesso sempre in partibus infidelium: questo avrebbe dovuto essere il Concilio se avesse funzionato.

      • Marcolino ha detto:

        Caro don Ettore,

        Ho scoperto da poco la figura di San Orione . E si figuri che ho fatto volontariato per anni!!! nei cottolenghi. La mia naturale pigrizia me lo rendeva un po’ noioso. Poi venne la polemica su Brumatto, padre Pio IX e lessi su di lui: soprattutto sulla strana malattia che insinuarono alla sua morte e che nemmeno gli orionini, oggi, sui loro siti ufficiali negano.

        Poi per tristi vicende personali rifrequentai il Cottolengo e lessi delle parole, delle frasi qua’ e la’ tipo -mi corregga se sbaglio- fare del bene amare tutti, quelli delle altre religioni e pure gli atei. Mi stupi! Oggi don Orione sarebbe peggio di Enzo Bianchi e berorgoglio?

        • Iginio ha detto:

          Ancora con questa storia! La faccenda della sifilide di don Orione è una scemenza! Lo vuol capire? Don Orione stesso, quando ne venne al corrente, ci rimase molto male. Infine la cosa venne definitivamente smentita e non se ne parlò più. Adesso arriva uno che non sa niente e spara stupidaggini! Basta infamare i santi!
          Don Orione morì di morte naturale e tutti sapevano che era malato; non morì affatto di nascosto ma tutti sapevano che lo avevano fatto trasferire in una località di clima più mite sperando che si riprendesse in salute. Ma lui non voleva; voleva, disse, morire non tra le palme ma tra i poveri che sono Gesù Cristo.
          Perché don Orione era un vero santo, cioé un uomo di Dio. Non un tribuno o un demagogo.

      • Marcolino ha detto:

        Caro don Ettore,

        Ho scoperto da poco la figura di San Orione . E si figuri che ho fatto volontariato per anni!!! nei cottolenghi. La mia naturale pigrizia me lo rendeva un po’ noioso. Poi venne la polemica su Brumatto, padre Pio e lessi su di lui: soprattutto sulla strana malattia che insinuarono alla sua morte e che nemmeno gli orionini, oggi, sui loro siti ufficiali negano.

        Poi per tristi vicende personali rifrequentai il Cottolengo e lessi delle parole, delle frasi qua’ e la’ tipo -mi corregga se sbaglio- fare del bene amare tutti, quelli delle altre religioni e pure gli atei. Mi stupi! Oggi don Orione sarebbe peggio di Enzo Bianchi e berorgoglio?

        • DON ETTORE BARBIERI ha detto:

          No. Se il clero del Novecento avesse seguito di più esempi come quello di San Luigi Orione non ci sarebbero stati determinati personaggi o sarebbero stati molto diversi, ossia molto meglio di come sono.

          • DON ETTORE BARBIERI ha detto:

            Comunque, la frase è quella che ho riportato: Fare del bene sempre, fare del bene a tutti, del male mai a nessuno. Ce n’è anche un’altra, gliela riporto a memoria per come la ricordo: Nel cuore dell’uomo più freddo, più lontano brilla pur sempre una scintilla dell’amore di Dio. Lo ripeto: tra la protervia di chi vorrebbe mandare tutti e tutto all’inferno, perché solo noi siamo giusti e abbiamo la verità in tasca e il nichilismo di quelli per i quali va bene tutto, perché seguire Cristo equivale ad un “volemose bbene”, ci sono i Santi che senza mettersi sul piedistallo e senza prostituirsi hanno cercato di portare le anime in Paradiso. Ma mi rendo conto che il mio discorso sia del tutto impopolare, perché è molto più facile accomodarsi in una delle due tifoserie o affondare nella palude di centro.

  • Marcolino ot ha detto:

    Come la compro la vendo.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/06/09/unfit-il-documentario-profetico-sulle-nevrosi-e-le-ossessioni-di-donald-trump-il-presidente-con-la-licenza-di-odiare/5829575/

    Aggiungo che destra o sinistra, gli uomini di potere son sovente fuori della Realta’

    Heidegger prima di morire scrisse: “solo un dio (lui penso fosse ateo n.d.r.) ci può salvare.

    Il mio personale problema e’ quando?
    E la risposta non penso che nessuno la sappia. Forse oggi ci sono più segni? Vedremo.

    E’ lecito contestare Bergoglio (ed e’ uno sfogo). Una volta non c’era internet e magari ci si accapigliava nei saloni parrocchiali.
    Quello che il catechismo di Ratzinger ha -a mio avviso- mirabilmente scritto (dico di Ratzinger ma era sotto il pontificato di Wojtila); e’ che il regno IN PIENEZZA CIOE’ LA PARUSIA ECC. (n.d.r) non verra’ per mano umana, ma per intervento divino sullo scatenarsi ultimo del male.

    Non siamo noi che possiamo uccidere il male nel mondo, la morte o l ‘anticristio.

    A mio avviso ci tocca seguire Dio. E la chiesa dove pregare ci sara’ sempre. Non praevalebunt. In quanto a un papa eretico, non sono un canonista, ma con tutti i nemici che si e’ fatto Bergoglio: l’avrebbero gia’ levato.

    Possiamo all’infinito (io per primo) scannarci “come i Capponi di Renzo” su chi sia meglio o peggio.

    Ma la salvezza viene solo dal Signore.

    Quando theillard de chardin, paleontologo evoluzionista e gesuita, teorizzava il Regno come un’avanzata morale meramente umana, fu condannato.

    Non sono le nostre capacita’ che salveranno la Chiesa. Come senza il sacreficio di Cristo nemmeno i più grandi santi si sarebbero salvati.

    I comandamenti li avevano gia’ gli ebrei. E io son sicuro che pure noi, senza la grazia di Cristo, li avremmo osservati.

    Convertiamoci al fatto che esiste una caduta originale, che tutti abbiamo bisogno di vera misericordia. Non facciamo i farisei. Il giudizio ultimo, PER CHIUNQUE, spetta a Dio.

    Lui vede dove noi non vediamo. E non sia mai che mi ultimi sono i primi e i primi gli ultimi.

    Di certo lo furono nella vita di Gesu’. Il più grande esempio di fede lo diede il centurione (non son degno…); e la più grande carita’ la fece un eretico (il samaritano.

    Non e’ più tempo del Dies Irae ma di cercare Dio in ciò cui E’. Amore.

    Ciò non toglie la possibilita’ dell’ inferno. Perché Dio non può salvarci se non vogliamo. Questa e’ stata la scelta primigenia. Sarete come Dio, potrete conoscere il bene e il male. Il serpente mentiva.
    Ma oggi Dio non può salvare a forza, figuriamoci noi, le anime.
    Mi ricordo che una volta c’erano i marrani. Ebrei convertiti a forza, ma dentro giudei. Testimoniare Dio e’ meglio di imporlo. Perché la SCELTA della salvezza e’ personale.

    Scusate la predica. 😒

    • Marcolino ha detto:

      Dies Irae

      Volevo dire Il Dio Tremendo . Ogni epoca ha bisogno della sua predicazione . Come ogni profeta e’ per ogni tempo. Forse i comandamenti non li diede Dio. Eppure Paolo disse che erano pedagoghi, per capire l incapacità umana….

      • cattolico ha detto:

        i comandi di yhwh i 72 scribi di alessandria d’egitto sotto il faraone tolomeo ii li hanno copiati dal libro dei morti degli egizi e dal codice di hammurabi

  • stilumcuriale emerito ha detto:

    Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra? (Luca 18,8). !!!!!!!!

    • Marcolino ha detto:

      Caro stimcuriale,

      Io penso che la domanda del Cristo sulla fede sua retorica.
      Cioe’ fa’ trasparire che ci sara’ una grossa crisi di fede.
      Non penso che la fede, sparira’ del tutto. O forse si? San Paolo infatti pone la CARITA’ (cioe’ l’amore cristiano) tra le virtu’ che non avran mai fine (immagino sino al ritorno di Cristo! Più volte profetizzato proprio da Paolo nella sua prima lettera antichissima, 1 TS).
      Lei che idea si e’ fatto?

      • stilumcuriale emerito ha detto:

        Se contestualizziamo le misteriose parole di Gesù che ho citato, credo che potremmo dire che più che di una domanda retorica si tratti di una esortazione a resistere con la fede e la preghiera agli attacchi che verranno portati a coloro che crederanno in lui. Infatti le parole di Gesù sono poste subito dopo la parabola del giudice e della vedova insistente e il commento di Gesù completo dice :- E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che lo invocano giorno e notte ? Tarderà ad aiutarli? Vi dico che [Dio] farà loro giustizia prontamente. Ma il figlio dell’uomo ecc. ecc.-
        Per quanto Riguarda San Paolo e le Lettere ai Tessalonicesi, credo che il brano di Luca sia più da collegarsi a 2Ts 2,1-4 :
        — [1] Ora vi preghiamo, fratelli, riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e alla nostra riunione con lui,

        [2] di non lasciarvi così facilmente confondere e turbare, né da pretese ispirazioni, né da parole, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia imminente.

        [3] Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti dovrà avvenire l’apostasia e dovrà esser rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione,

        [4] colui che si contrappone e s’innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio. —

        PS: l’autore di questo commento dichiara di essere un umile e semplice fedele, pensionato della Valbrembana , e non ha alcuna pretesa di insegnare alcunchè a chicchessia.

        • carlone ha detto:

          Può essere…forse sarebbe da valutare il termine “terra”.
          “Voi siete il sale della terra .Voi siete la luce del mondo”
          Forse che con terra si sottointenda Gerusalemme ?
          Sale nel popolo eletto e luce per i pagani ?
          PS. Se va avanti così difficilmente potrò vedere la pensione.
          Saluti dalla Valle Cavallina.