PAPA EMERITO? UNO STUDIOSO AMERICANO TENTA LA SPIEGAZIONE.

6 Giugno 2020 Pubblicato da

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, l’amico Giuseppe Pellegrino ci ha tradotto ed inviato questo interessante studio di Edmund J. Mazza, sul grande enigma della rinuncia di Benedetto XVI, e sul papato “emerito”. Buona lettura.

 

§§§

L’Enigma Del Papa Emerito : finalmente una spiegazione
          (Pope Emeritus Enigma : An Explanation at Last)

  Edmund J. Mazza, PhD

“Una volta eliminato l’impossibile, tutto ciò che rimane, non importa quanto improbabile, deve essere la verità.” Sherlock Holmes

“Vorrei che non fosse stato necessario che succedesse nel mio tempo”, disse Frodo.

” Anch’io“, disse Gandalf, ” e anche tutti coloro che vivono per vedere questi tempi.
Ma non spetta a loro decidere.
Tutto quello che dobbiamo decidere è che cosa fare con il tempo che ci viene dato.”

 

Più di sette anni dopo che Papa Benedetto XVI ha rassegnato le dimissioni dal papato, i cattolici si trovano ancora sconcertati e divisi sul suo atto improvviso.
Ciò è particolarmente vero perché a differenza di ogni altro ex-papa, lui non è tornato ad essere “Cardinale” Joseph Ratzinger, ma si è invece annunciato come “Papa emerito.”
In effetti, è ancora chiamato Benedetto, è ancora vestito di bianco papale, ci si rivolge a lui come a Sua Santità, dà ancora benedizioni apostoliche e vive ancora in Vaticano.
Poi, nel 2016, il segretario personale di Benedetto, l’Arcivescovo Georg Gänswein, ha inaspettatamente alimentato i fuochi della speculazione e della confusione quando, in un discorso al Gregorianum, ha dichiarato in toni drammatici che Benedetto è stato abbastanza audace da aprire la porta a una nuova fase, a quella svolta storica che nessuno cinque anni fa avrebbe mai potuto immaginare.
Da allora viviamo in un’epoca storica che nella storia di 2.000 anni della Chiesa è senza precedenti.

Come ai tempi di Pietro anche oggi la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica continua ad avere un Papa legittimo. Ma oggi viviamo con due successori di Pietro in mezzo a noi …

Molte persone ancora oggi continuano a vedere questa nuova situazione come una sorta di eccezionale (non regolare) stato del divinamente istituito ufficio di Pietro (eine Art göttlichen Ausnahmezustandes) …
Dal febbraio 2013 il ministero papale, pertanto, non è più quello che era prima.
È e rimane il fondamento della Chiesa Cattolica; eppure si tratta di una fondazione che Benedetto XVI ha profondamente e permanentemente trasformato …
E anch’io, testimone diretto della spettacolare e inaspettato passo di Benedetto XVI, devo ammettere che ciò che mi viene sempre in mente è il ben noto e brillante assioma con cui, nel Medioevo, Giovanni Duns Scoto giustificò il decreto divino per l’Immacolata Concezione della Madre di Dio: “Decuit, potuit, fecit.”
Vale a dire: si addiceva, perché era ragionevole. Dio poteva farlo, quindi lo fece.
Applico l’assioma alla decisione di dimettersi nel modo seguente: era giusto, perché Benedetto XVI era consapevole che gli mancava la forza necessaria per l’ufficio estremamente oneroso. Poteva farlo, perché aveva già riflettuto a fondo, da un punto di vista teologico, sulla possibilità di Papi emeriti per il futuro. Quindi l’ha fatto …
La parola chiave in questa affermazione è munus petrinum, tradotto  — come accade la maggior parte delle volte — con “ministero petrino.”
Eppure, munus, in latino, ha una molteplicità di significati: può significare servizio, dovere, guida o dono, anche prodigio.
Prima e dopo le sue dimissioni, Benedetto ha inteso e intende il suo compito come partecipazione a tale “ministero petrino”.” [cioè munus] .
Egli ha lasciato il trono papale e tuttavia, con il passo fatto l ‘ 11 febbraio 2013, non ha per nulla abbandonato questo ministero.
Invece, ha arricchito l’ufficio personale con una dimensione collegiale e sinodale, come un ministero quasi condiviso (als einen quasi gemeinsamen Dienst)…

non ha abbandonato lo ”officium” di Pietro — qualcosa che sarebbe stato del tutto impossibile per lui dopo la sua irrevocabile accettazione dello ‘”officium” nell’aprile 2005.
Con un atto di straordinario coraggio, ha invece rinnovato questo ”officium”
(anche contro l’opinione di consulenti ben intenzionati e indubbiamente competenti), e con un ultimo sforzo l’ha rafforzato (come io spero).
Ma nella storia della Chiesa dovrà rimanere vero che, nell’anno 2013, il famoso teologo sul trono di Pietro è diventato il primo “papa emerito ” della storia.
Da allora, il suo ruolo — mi si permetta di ripeterlo ancora una volta — è completamente diverso da quello, per esempio, del santo Papa Celestino V, cui dopo le sue dimissioni nel 1294 sarebbe piaciuto tornare ad essere un eremita, diventando invece un prigioniero del suo successore, Bonifacio VIII  …
Fino ad oggi, infatti, non c’è mai stato un passo come quello intrapreso da Benedetto XVI.
Quindi non è sorprendente che sia stato visto da alcuni come rivoluzionario, o, al contrario, come del tutto coerente con il Vangelo… (1) [evidenziazioni mie]

Le riflessioni di Gänswein hanno lasciato sconcertati molti veterani commentatori vaticani.

Robert Moynihan di Inside the Vatican ha scritto:

Così sia la sinistra cattolica che la destra sono state ugualmente turbate dalle osservazioni di Gänswein.

Oltre ad aggiungere allo scandalo di cattolici che non sanno chi sia il nostro vero Papa, (è Francesco, nel caso qualcuno se lo stesse chiedendo), o che pensano che ci siano due Papi allo stesso tempo l’ironia del discorso dell’arcivescovo è che né il papato né il pontificato di Benedetto hanno bisogno di essere artificialmente potenziati da nessuno, né per nessuno scopo qualsiasi.
I Concilii Vaticani I e II hanno chiarito che la Chiesa è governata da uno e un solo un Papa alla volta, e hanno anche dato al papato tutti i poteri “allargati” di cui ha bisogno, compreso il carisma dell’infallibilità, in circostanze chiaramente definite.

C’è un solo Papa e un solo Ministero Petrino — fine della storia. (2)

Analogamente lo storico Dr. Roberto De Mattei affronta la questione del ” Papa emerito”:

Se il papa che si dimette dal pontificato conserva il titolo di emerito, ciò significa che in una certa misura rimane papa.
È chiaro, infatti, che, nella definizione, il sostantivo [Papa] prevale sull’aggettivo [emerito].
Ma perché è ancora papa dopo l’abdicazione ?
L’unica spiegazione possibile è che l’elezione pontificale abbia impartito un carattere indelebile, che egli non perderebbe con le dimissioni. L’abdicazione presupporrebbe in questo caso la cessazione dell’esercizio del potere, ma non la scomparsa del carattere pontificale.
Questo carattere indelebile attribuito al Papa potrebbe essere spiegato a sua volta solo da una visione ecclesiologica che subordinerebbe la dimensione giuridica del pontificato a quella sacramentale.

È possibile che Benedetto XVI condivida questa posizione, presentata da Violi e Gigliotti nei loro saggi, ma l’eventualità che egli abbia fatto propria la nozione della natura sacramentale del papato non significa che sia vera.
Non esiste, se non nella fantasia di alcuni teologi, un papato spirituale distinto dal papato giuridico.
Se il Papa è, per definizione, colui che governa la Chiesa, nel dimettersi dal governo egli si dimette dal papato.
Il papato non è una condizione spirituale o sacramentale, ma un “officium”, o addirittura un’istituzione. (3) [enfasi mia]

O come ha impostata la questione il biografo di Papa Giovanni Paolo II, George Weigel:

L’Ufficio Petrino non è divisibile in alcun modo, né può essere una diarchia in cui uno esercita la missione di governo e un altro esercita la missione di preghiera.
La Chiesa tutta è grata delle preghiere di Joseph Ratzinger, per il Corpo di Cristo, per il mondo e per Papa Francesco.
Ma queste preghiere non costituiscono una sorta di estensione del ministero petrino di cui Benedetto XVI si è spogliato a partire dalle 20.00, ora dell’Europa centrale, il 28 febbraio 2013.
Queste preghiere sono le preghiere di un uomo grande e buono ; non sono, da quella data e ora, le preghiere di un papa o di una sorta di mezzo-Papa.

Il riferimento di Mons. Gaenswein al titolo e all’abbigliamento conferma quello che molti di noi hanno pensato tre anni fa: le decisioni su queste questioni prese nel 2013 sono sbagliate.
Sì, l’ex vescovo di una diocesi è il suo” vescovo emerito ” mentre vive, perché mantiene il carattere indelebile dell’ordinazione episcopale; ma non esiste tale carattere per l’Ufficio Petrino. Uno o detiene la carica di Pietro o no.
Intorbida completamente le acque il suggerire che ci sia una qualunque corretta analogia tra un vescovo diocesano in pensione e un papa che ha abdicato. (4) [enfasi mia]

Eppure, nella biografia appena pubblicata di Peter Seewald, è proprio quella l’analogia che Benedetto usa :

Peter Seewald sottolinea a Benedetto che ci sono storici della Chiesa che criticano il fatto che lui si definisce “Papa emerito”, poiché tale titolo “non esiste, anche perché non ci sono due Papi.“
Dopo aver prima detto che lui stesso non vede perché su tali questioni uno storico della Chiesa dovrebbe saperne di più di chiunque altro – dopo tutto ”stanno studiando la storia della Chiesa“ –, Benedetto cita il fatto che ” fino alla fine del Concilio Vaticano II, anche non esisteva  nemmeno una qualche forma di dimissioni da parte dei Vescovi.”

Dopo l’introduzione della posizione di vescovo in pensione, il Papa in pensione continua e dice che, è sorto il problema che “si può solo diventare vescovo in relazione a una specifica diocesi”, vale a dire, ogni “consacrazione è sempre relativa” e “connessa con una sede episcopale.”
Per i vescovi ausiliari, ad esempio, la Chiesa ha scelto “sedi fittizie” come quelle di paesi precedentemente cattolici in Nord Africa. Dal momento che, con il crescente numero di Vescovi che andavano in pensione, queste sedi fittizie stavano rapidamente riempiendosi, un vescovo tedesco – Simon Landersdorfer di Passau – ha appena deciso che sarebbe diventato semplicemente un ‘emerito di Passau.’ ”

È qui che Papa Benedetto elabora poi un confronto con il papato.
Perché, aggiunge, un Vescovo così in pensione “ ” non ha più attivamente una sede episcopale, ma si trova ancora in una relazione speciale di un ex vescovo alla sua sede.“
Questo vescovo in pensione, però, così ”non diventa un secondo vescovo della sua Diocesi”, spiega Benedetto.
Tale Vescovo aveva ” completamente rinunciato al suo “officium”, ma la connessione spirituale con la sua ex sede era ora riconosciuta, anche come qualità legale.”
Questo” nuovo rapporto con una sede ” è ” dato come una realtà, ma si trova al di fuori della concreta sostanza giuridica dello “officium” episcopale.“
Allo stesso tempo, aggiunge il Papa in pensione, la” connessione spirituale “viene considerata come una ” realtà.
(5)

Allora, chi ha ragione ? Benedetto o i suoi critici ? La risposta è – entrambi !

C’è solo una spiegazione che soddisfa tutti e ci stava fissando in faccia da sette anni .
In primo luogo, Benedetto dice a Seewald che il suo “nuovo rapporto con una sede” è ” dato come realtà, ma si trova al di fuori della concreta sostanza giuridica dell’ufficio episcopale.”
Traduzione : Benedetto non è più Vescovo [Episcopus] di Roma —Francesco lo è .
Alla fine della sua rinuncia del 2013, Benedetto dichiara :

Vi ho convocati in questo Concistoro, non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa.
Dopo aver più volte esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono giunto alla certezza che le mie forze, a causa di un’età avanzata, non sono più adatte ad un adeguato esercizio del ministero petrino.
Sono ben consapevole che questo ministero, a causa della sua natura essenzialmente spirituale, deve essere svolto non solo con le parole e le azioni, ma non meno con la preghiera e la sofferenza.

Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a così tanti rapidi mutamenti e scosso da questioni di profonda rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di San Pietro e proclamare il Vangelo, entrambe le forze della mente e del corpo sono necessarie, forze che, negli ultimi pochi mesi, in me sono diminuite al punto che ho dovuto riconoscere la mia incapacità ad adempiere adeguatamente al ministero a me affidato.

Per questa ragione, e ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato dai Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20:00, la Sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e un Conclave per eleggere il nuovo Sommo Pontefice dovrà essere convocato, da coloro a cui compete.i (6) [enfasi mia]

 [Non solum propter tres canonizationes ad hoc Consistorium vos convocavi, sed etiam ut vobis decisionem magni momenti pro Ecclesiae vita communicem. Conscientia mea iterum atque iterum coram Deo explorata ad cognitionem certam perveni vires meas ingravescente aetate non iam aptas esse ad munus Petrinum aeque administrandum.

Bene conscius sum hoc munus secundum suam essentiam spiritualem non solum agendo et loquendo exsequi debere, sed non minus patiendo et orando.

Attamen in mundo nostri temporis rapidis mutationibus subiecto et quaestionibus magni ponderis pro vita fidei perturbato ad navem Sancti Petri gubernandam et ad annuntiandum Evangelium etiam vigor quidam corporis et animae necessarius est, qui ultimis mensibus in me modo tali minuitur, ut incapacitatem meam ad ministerium mihi commissum bene administrandum agnoscere debeam.

 Quapropter bene conscius ponderis huius actus plena libertate declaro me ministerio Episcopi Romae, Successoris Sancti Petri, mihi per manus Cardinalium die 19 aprilis MMV commisso renuntiare ita ut a die 28 februarii MMXIII, hora 20, sedes Romae, sedes Sancti Petri vacet et Conclave ad eligendum novum Summum Pontificem ab his quibus competit convocandum esse.](7)

Eppure, la “parola chiave” in quella dichiarazione, come Gänswein ha sottolineato per la prima volta in 2016, ” è munus petrinum, tradotto — come accade la maggior parte del tempo — con ‘ministero petrino.”
Eppure, munus, in latino, ha una molteplicità di significati: può significare servizio, dovere, guida o dono, anche  prodigio.
Prima e dopo le sue dimissioni, Benedetto ha inteso e intende il suo compito come partecipazione a tale “ministero petrino”.
Ancora una volta, Benedetto dice a Seewald nel 2019, che ” la dimensione spirituale… è sola ancora il mio mandato [munus].”

Ma come può Benedetto riconoscere il suo successore come vescovo di Roma eppur ancora aggrapparsi al Petrino munus?
Dopotutto, come dice Weigel: “Lo “officium” Petrino non è divisibile in alcun modo, né può essere una diarchia in cui uno esercita la missione di governo e un altro esercita una missione di preghiera.”

Infatti, Benedetto non ha creato una diarchia di due “Papi”, nel senso di due vescovi di Roma.
Perché è vero, una sede non può avere due vescovi e anche il munus Petrino  non è divisibile.
Benedetto l’ha tenuto per sé.
Ecco perché nella sua dichiarazione ha rinunciato al” ministero ” e non al munus.
E perché Gänswein stesso, attira la nostra attenzione su quella parola. (8)

Ed ecco finalmente ci arriviamo : la soluzione definitiva dell ‘ “enigma emerito” non è che siamo portati a concludere che Benedetto ha diviso il munus Petrino – ma che egli ha diviso il munus Petrino  dalla Sede episcopale di Roma!

Ora, è di fede che Cristo ha fatto di San Pietro un apostolo e che gli ha conferito le chiavi del primato – ma da nessuna parte è registrato nella scrittura che Cristo lo ha reso vescovo di Roma. Pietro fece Pietro Vescovo di Antiochia e poi Pietro fece Pietro Vescovo di Roma.
Come scrisse una volta De Mattei: “Egli è vescovo di Roma in quanto Papa, e non papa in quanto vescovo di Roma.(9)

Essendo, infatti, Papa, Benedetto aveva/ha dal suo munus, tutta l’autorità di Pietro, (10) così che cosa ha fatto il 28 febbraio 2013?
Sembra che abbia separato Pietro dalla sede di Roma : “Il ministero papale non è quindi più quello che era prima. Esso è e rimane il fondamento della Chiesa Cattolica; eppure è un fondamento che Benedetto XVI ha profondamente e permanentemente trasformato
Se ciò è vero, Benedetto conserva ancora il suo primato – ma è solo un ex vescovo di Roma.
Viceversa, Papa Francesco ora occuperebbe la cattedra –- ma non sarebbe il Vicario di Cristo (qualcosa di cui lui stesso, apparentemente senza vergogna si vanta).  (11)

Ma può un papa effettivamente ritirare il primato dalla Sede di Roma?
Ecco cosa scrisse Thomas Livius nel suo classico lavoro del 1888 sul Papato:

Dire, allora, che i Papi sono i veri successori di San Pietro, e hanno il primato per diritto divino, è affermare una verità cattolica che è stata definita dalla Chiesa e appartiene alla sua fede.
Ma … [Cristo] non ha determinato quali sarebbero state le condizioni in concreto di tale [di Pietro] vera successione, ma ha lasciato tutto questo alla determinazione di San Pietro e dei suoi successori…
Pur concedendo che l’unione del primato con la sede romana sia jure divino, la questione particolare può ancora essere sollevata: se un Papa, in qualche necessità evidentemente gravissima e urgentissima, potrebbe validamente separare il primato dalla sede di Roma.
La soluzione qui non è facile, e teologi di peso possono essere citati su entrambi i lati … (12) [enfasi mia]

Tale fu il caso durante il Concilio Vaticano I, il cui 150° anniversario, per coincidenza, la Chiesa commemora quest’anno:

Un intenso dibattito sulla romanitas ha preceduto la dichiarazione finale della Pastor Aeternus. Il disaccordo fu evidente per la prima volta nei vota della Commissione Teologica Preparatoria.
[Filippo] Cossa sosteneva che nessuna autorità umana, compresa quella del Papa, poteva separare la successione Petrina da quella nell’Episcopato Romano.
[Franz] Hettinger era anche convinto dell’inseparabilità di perpetuitas da romanitas

[Ma] Diciotto Padri chiesero un chiarimento sulla affermazione del capitolo:
“Chiunque succede a Pietro nella cattedra detiene il primato di Pietro su tutta la Chiesa, secondo l’istituzione di Cristo stesso”
…Dal momento che non c’era la promessa divina che Roma fosse la sede in cui i successori di Pietro dovessero presiedere come vescovo, [il Vescovo] Dupanloup [di Orleans] pensò che romanitas per diritto divino non potesse essere provata.

Le osservazioni del vescovo Mariotti erano sulla stessa linea : solo la successione nel primato di Pietro era di diritto divino…doveva essere evidente che ha avuto origine con la volontà di Cristo, una condizione che era stata soddisfatta per il primato Petrino, ma non per la romanitas. Pietro stesso scelse Roma come sua sede episcopale. Poiché questa scelta non comportava la volontà rivelata di Cristo, il successore di Pietro non era per diritto divino il vescovo romano.
In generale, i padri che si opponevano alla formulazione della Deputazione volevano lasciare aperta la questione di come la relazione tra perpetuitas e romanitas potesse essere qualificata, una questione che accusavano la Deputazione di tentare di decidere autorativamente. (13) [enfasi mia]

Quindi, in definitiva, la Deputazione del Concilio non voleva impegnarsi a una dichiarazione sul diritto con cui il vescovo romano succede nel primato, sebbene mantenesse fermamente che “era un dogma di fede che chiunque fosse succeduto a Pietro nella sua cattedra fosse anche successore nel primato.” (14)

Allora, per ribadire, non è contro l’insegnamento della Chiesa sostenere che un papa ha il potere di togliere il Primato Petrino dalla Sede di Roma, soprattutto in una situazione di grave e senza precedente pericolo per la fede. Gänswein ha usata la parola tedesca “Ausnahmezustandes” o “stato di eccezione” per descrivere il munus di Pietro/ministero petrino di Benedetto. Ora, uno stato di eccezione è definito come ” un concetto nella teoria legale di Carl Schmitt, simile a uno stato di emergenza (legge marziale), ma basato sulla capacità del sovrano di trascendere lo stato di diritto in nome del bene pubblico. Questo concetto è sviluppato nel Libro di Giorgio Agamben State of Exception … ” (15) [enfasi mia]

O come ha detto L’Arcivescovo Gänswein (citando Scoto a proposito della Immacolata Concezione di Maria): “Decuit, potuit, fecit.” Si addiceva…Dio poteva farlo, quindi lo ha fatto”.
In questo caso, così ha fatto Papa Benedetto. Se davvero ha separato il Primato di Pietro dalla Sede Romana, allora gli entusiasmi di Gänswein sulla manovra di Benedetto, alla fine, appaiono appropriati : “profondamente trasformato,” “straordinario coraggio”, “audace” “spettacolare” “imprevisto”, “una nuova fase,” “punto di svolta” “storico” “completamente diverso”, “mai un passo del genere” “senza precedenti” sono termini inappropriati per la descrizione del semplice pensionamento di un vescovo o anche di un papa!
Solo una soluzione di Papa Benedetto del tipo di quelle della serie televisiva fantascientifica “Star Trek” potrebbe giustificare l’uso di tali superlativi, mentre allo stesso tempo rispondere a tutte le critiche della sua “rinuncia” e soddisfare tutti i parametri della controversia “Papa emerito”.
(Ciò che significa per Papa Francesco e per il futuro della Chiesa è, francamente, una questione per un differente articolo ).
Alla fine, come ha dichiarato Sherlock Holmes: “una volta eliminato l’impossibile, qualunque cosa rimanga, non importa quanto improbabile, deve essere la verità.”

*****

1 Diane Montagna, “Complete English Text: Archbishop Georg Gänswein’s ‘Expanded Petrine Office’ Speech,” May 30, 2016 at Aleteia.org as cited in Robert Moynihan, “One Pope, One Petrine Ministry” at https://insidethevatican.com/magazine/lead-story/one-pope-one-petrine-ministry-response-archbishop-georg-gansweins-recent-remarks-benedict-francis/

 

2 Ibid.

 

3 Roberto De Mattei, “One and One Alone is Pope,” quoted in “Reigning and ‘Emeritus.’ The Enigma of the Two Popes,” Chiesa Espresso [Sandro Magister’s Blog], September 15, 2014 at http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350868bdc4.html?eng=y

 

4  George Weigel, “There Aren’t ‘Two Popes’ in any Way, Shape, or Form,” First Things, June 8, 2016 at https://www.firstthings.com/web-exclusives/2016/06/there-arent-two-popes-in-any-way-shape-or-form.

 

5 Maike Hickson, “Pope Benedict: I resigned, but I kept ‘spiritual dimension’ of papacy,” May 6, 2020 at https://www.lifesitenews.com/blogs/pope-benedict-i-resigned-but-i-kept-spiritual-dimension-of-papacy

 

6 “Full Text of Benedict XVI’s Resignation,” February 11, 2013 at 7:27pm at https://www.cnn.com/2013/02/11/world/pope-benedict-declaration/index.html

 

7 “Declaratio” [official Vatican Latin translation] at http://www.vatican.va/content/benedict-xvi/en/speeches/2013/february/documents/hf_ben-xvi_spe_20130211_declaratio.html

 

8 Cf. my article, “Resigned to the Papacy: Does Benedict Still Claim He is Pope?” March 8, 2020 at [Bishop Emeritus Rene Gracida’s Blog] https://abyssum.org/2020/03/08/if-this-does-not-convince-you-that-pope-benedict-vi-is-still-the-pope-of-the-roman-catholic-church-you-are-hopeless/

 

9 Cf. nt. 3.

 

10 Code of Canon Law (1983): Can. 331 “The bishop of the Roman Church, in whom continues the office [munus] given by the Lord uniquely to Peter, the first of the Apostles, and to be transmitted to his successors, is the head of the college of bishops, the Vicar of Christ, and the pastor of the universal Church on earth. By virtue of his office [muneris] he possesses supreme, full, immediate, and universal ordinary power in the Church, which he is always able to exercise freely.” (emphasis mine)

 

11  “Pope Francis drops ‘Vicar of Christ’ title in Vatican yearbook” April 2, 2020 at https://www.lifesitenews.com/news/pope-francis-drops-vicar-of-christ-title-in-vatican-yearbook

 

12  Rev. Thomas Livius C.SS.R., St. Peter, Bishop of Rome, or the Roman episcopate of the Prince of the Apostles proved from the Fathers, history and archeology, (London: Burns and Oates, 1888), 284-85.

Nihil obstat: T.E. Bridgett, C.SS.R. (Censor Duputatus) [Finds no doctrinal error in the work.]

Imprimatur: Henry Edwards Manning, (Cardinal Archbishop) of Westminster [Concurs that the work is free from doctrinal error] . Manning was a convert from Anglicanism, famous as an “ultramontanist,” one who wishes to acknowledge the Pope’s power as much as possible.

 

13 J. Michael Miller, The Divine Right of the Papacy in Recent Ecumenical Theology, (Rome: Università Gregoriana, 1980), 45-6.

 

14 Ibid., 49.

 

15  https://en.wikipedia.org/wiki/State_of_exception

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66 commenti

  • Davide ha detto:

    Credo che la spiegazione della rinuncia di papa Benedetto XVI stia in una sua dichiarazione: “io sono la fine del vecchio e l’inizio del nuovo”. Credo che il papa emerito dovesse rinunciare per preparare la strada ai “giorni nuovi” che però richiedono “la grande tribolazione” della Chiesa. Mi sembra evidente che la “pandemia” (iniziamo a chiamarla epidemia) ha mostrato che molti pastori, invece di pensare al sommo bene dei Fedeli, cioè alla loro anima, hanno ceduto alla paura irrazionale (il distanziamento nelle chiese era comunque garantito) ed hanno negato nei fatti il primo comandamento. Ps Se qualcuno pensasse che sto sottovalutando il pericolo del coronavirus mi chiedo: “perchè nelle vasche di Lourdes, il popolo, segnato da malattie fisiche e spirituali, si è bagnato per decine di anni e non sono mai state segnalate epidemie?

  • Elton ha detto:

    Questo studioso si sbaglia di grosso e si contraddice in molti aspetti. E se continuava ancora un po’ ci parlava del corpo mistico del… Papa. Ha forse cercato una sintesi della situazione che vive la Chiesa d’oggi ma sinceramente non sempre la sintesi è la soluzione, soprattutto quando si tratta della Verità. E questa tesi non “soddisfa tutti”, tutt’altro. Sopratutto quando si sà che la religione Cattolica non è religione di consenso.
    Il munus Petrinum non è indelebile, non è un sacramento, e come tende a dirlo anche l’autore si può essere Papa senza essere vescovo di Roma.
    Ma il problema è che Papa Ratzinger all’epoca, diede le dimissioni dal “munus Petrinium” e dichiarò vacante la sede di Pietro “(sedes Romae) sedes Sancti Petri vacet)”. Qui l’importante, o il soggetto, non è “munus” ma “Pietri”. Il “munus spirituale” lo conserva in tanto che vescovo, ma nello stesso modo in quanto gli altri vescovi o preti, ma non in tanto che Papa. Papa è à punto, l’ufficio, un titolo come il présidente della repubblica. Un ex-presidente è certo, emerito, ma niente di più. Non fa parte della vita politica in tanto che presidente.
    Se Benedetto voleva dare le dimissioni soltanto da vescovo di Roma, in teoria poteva farlo, perché un Papa non è “altro” che un “primus inter pares” tra i vescovi. Se come dice l’autore, Benedetto è rimasto Papa ma non vescovo, allora non c’era bisogno neanche del conclave. Non si poteva neanche gridare “habemus papam” perché sarebbe stato l’incarico di Papa Benedetto XVI, ormai Papa ma non vescovo di Roma, a nominare il futuro vescovo di Roma, ma no anche Papa.
    Grosso modo, l’autore sta dicendo malgrado lui, che il Papa è Benedetto XVI e che Papa Bergoglio non è Papa ma soltanto vescovo e che sta pure usurpando il titolo di Papa.
    L’autore può affermare che un Papa può non essere vescovo di Roma, ma il resto è poesia.

  • Iginio ha detto:

    Mi spiace, ma dividere l’eredità di Pietro dalla sede di Roma è stato già fatto in passato e non ha dato grandi risultati. Vedi Avignone (che peraltro veniva giustificato con: Ubi Petrus ibi Roma!).

  • Ira Divina ha detto:

    “O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie!” Molti di noi vorrebbero penetrare e sapere il perché di molti accadimenti, ma sono riservate alla conoscenza Divina. Per cui evitiamo inutili speculazioni e investigazioni. Il dato di fatto è:
    1. Che la Chiesa di Cristo, Cattolica, Apostolica, Romana dal Concilio Vaticano II ha avviato un processo di modernizzazione e mondanizzazione senza precedenti; questo ha permesso alle forze nemiche di aprire la breccia, come a Porta Pia.
    2. Questo processo è stato portato avanti in modo Satanico, cioè subdolo occupando progressivamente i posti vitali della vita della Chiesa; un cavallo di Troia.
    3. I lupi giunti a circondare il Vicario di Cristo lo hanno assalito in diversi modi; hanno approfittato anche del suo carattere mite per spaventarlo.
    4. Avendo davanti a se i lupi Benedetto XVI avrà di certo meditato a lungo sul come restare fedele al mandato assunto; nelle dimissioni afferma che il ministero Petrino è irrinunciabile.
    5. Afferma invece di voler rinunciare al ministero di vescovo di Roma; dunque, scinde i due ministeri, quello Petrino di Vicario di Cristo e quello vescovo di Roma, cosa che sottolinea spesso anche Bergoglio. Se poi vogliamo anche fare riferimento alla visione del terzo segreto di Fatima ( poi vedemmo un vescovo vestito di bianco; ci era sembrato fosse il Santo Padre ) questo ci dà un quadro più chiaro di questa spiegazione. Giovanni Paolo II non è il Papa della Visione che subirà il martirio ai piedi della Croce, mentre di Bergoglio si può dire che è il vescovo della visione vestito di bianco.
    L’analisi qui proposta coglie il nocciolo della questione teologica e canonica dell’argomento dimissioni; Benedetto si è dimesso da vescovo di Roma e non da Vicario di Cristo e Bergoglio lo sa bene! Pontificato di eccezione? La storia ci dira!
    È chiaro che, anche se oggi non regolamentato Canonicamente, Benedetto ha in modo scaltro cambiato, con la possibilità di separare i due ministeri, quello Petrino di Vicario di Cristo e quello del vescovo di Roma, il Papato.
    E lo ha voluto sottolineare e ribadire conservando il titolo, l’abito e la dignità, con il titolo di Papa emerito; emerito in quanto vescovo di Roma, ma Papa in quanto Vicario di Cristo.
    E se fosse lui il Papa della visione del terzo segreto?
    È certo anche, che Benedetto da Pontefice sembra aver cambiato il Suo pensiero sul terzo segreto, Lui che da prefetto della congregazione della Dottrina della Fede, sembrava avesse messo una pietra tombale su di esso.
    “Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa” e “Possano questi sette anni che ci separano dal centenario delle apparizioni affrettare il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della Santissima Trinità”.
    I seguaci dell’anticristo questo lo negheranno sempre, perché “il mondo ama ciò che è suo”!

    • Enrico ha detto:

      “Benedetto si è dimesso da vescovo di Roma e non da Vicario di Cristo”.

      E dove sta scritto che poteva farlo? Dove sta scritto che un papa può dire sempre e comunque quello che gli passa per la testa, e che il suo dire acquisit automaticamente veridicità?

      Vicario di Cristo e vescovo di Roma sono inscindibili.

      Pure Bergoglio si presentò come vescovo di Roma il giorno dell’elezione: “vescovo e fedeli , fedeli e vescovo”. E intanto., mentre il vescovo sparlava dal balcone, il Vicario di Cristo dov’era?

  • stefano raimondo ha detto:

    I commenti sono tutti interessanti, soprattutto quelli chiarificatori di Sursum Corda e di Gianni. Io voglio studiare più approfonditamente la questione, prima di esprimermi in modo definitivo. Mi limito a riportare la frase che mi ha detto un sacerdote: “Ratzinger si è dimesso dal fare ma non dall’essere.” (È un sacerdote conosciuto da poco, di sensibilità tradizionale, benché celebri con il novus ordo).

    • Enrico ha detto:

      “Ratzinger si è dimesso dal fare ma non dall’essere.”

      A me sembra che questo sacerdote si serva delle stesse acrobazie verbali stile Ratzinger, e infatti non è un caso che sia “di sensibilità tradizionale, benché celebri con il novus ordo”.

      “Dimettersi dal fare ma non dall’essere” è un pura acrobazia verbale per mantenere il piede su due staffe. Esattamente come l’acrobazia del “papa emerito”, un neologismo escogitato da Ratzinger per non fare il papa ma … restandolo.

      Scindere il fare dall’essere è impossibile, com’è impossibile unire “papa” ed “emerito”: uno è papa perché fa il papa: non c’è alternativa, se non ci si vuol prendere in giro. Non è possibile sentirsi dire: “Io sono papa ma non voglio fare”. Siamo al limite della presa per i fondelli.

      E’ strabiliante constatare come le due parolette “magiche” inventate da Ratzinger: “papa emerito”, abbiano sollevato un questione macroscopica e irrisolvibile fino a quando lui ed i suoi epigoni (vedi il sacerdote) non la smetteranno con i trucchi verbali.

      Intanto, davvero ognuno può dire ciò che vuole, piegando le parole e i concetti cicero pro domo sua. Ma allora la confusione delle lingue è davvero irreversibile.

      • stefano raimondo ha detto:

        Sì. Come scritto mi sono limitato a riportare la frase. Tale sacerdote ha idee anche più pessimiste delle mie (ha sostenuto che tutti i vertici della Chiesa sono ormai in mano alla massoneria). ha sostituito il parroco per un po’ ma magari celebra anche con il vetus ordo. Ha inoltre affermato che Ratzinger è agli antipodi di Bergoglio: su questo temo si sbagli… Comunque ho usato la locuzione “sensibilità tradizionale” tanto per capirci, non l’ho usata in senso “liturgico”. Un saluto.

  • Rafael Brotero ha detto:

    …declaro me ministerio Episcopi Romae, Successoris Sancti Petri, mihi per manus Cardinalium die 19 aprilis MMV commisso renuntiare ita ut a die 28 februarii MMXIII…

    Dunque non ha mai rinunciato. Tanto che è uscito dalla stanza ancora come Papa. Dice che va rinunciare il 28 febbraio, ma per rinunciare ci vuole canonicamente una dichiarazione pubblica che non è mai stata fatta. Nel 28, ha preso l’elicottero in silenzio e se n’è andato.
    È dunque ancora Papa.
    Questa è solo una maniera tra cento di dimostrare questa verità di Lapalisse che l’ottusità, la codardia e il diavolo occultano ancora a molti.

    • Rafael Brotero ha detto:

      La rinuncia è un performativo, quell’atto di linguaggio studiato dal filosofo inglese John Austin. Cioè, qualcosa che si fa la dicendo. Come il battesimo, che si fa mentre si pronunciano le parole sacramentali: io ti battezzo… Tra le note essenziali di ogni performativo sta che sia pronunciato al presente dell’ indicativo. Se dico: dichiaro che alle ore otto battezzerò il bambino e alle ore otto rimango davanti alla TV vedendo il calcio, il bambino non sarà battezzato. Il sacerdote non consacra se dice che alle 6 questo pane sarà il corpo di Cristo ecc.
      Lo stesso con la rinuncia. Il Papa ha dichiarato che rinuncierebbe. Non l’ ha fatto. È dunque ancora Papa.

      • stefano raimondo ha detto:

        Bella la citazione di Austin. (Ho studiato un po’ di filosofia del linguaggio partendo dalla filosofia del diritto, la mia materia. Comunque ne so poco: mi piacerebbe, in futuro, ritornarci sopra).

  • Enrico ha detto:

    Per Mariano.

    “Mai, per decreto di Zeus (Dio)o per volere degli dèi beati e immortali (i santi), la nostra città (la Chiesa e l’Italia) cadrà in rovina:una tale custode, magnanima, dal padre possente,Pallade Atena (la Vergine Maria), tiene le mani dall’alto su essa.

    I cittadini, con le loro stoltezze, vogliono distruggere,
    proprio loro, la grande città (la Chiesa e l’Italia), corrotti dal denaro.Ingiusta è la mente dei capi del popolo, cui incombe patire molti dolori per grande tracotanza.Essi non sanno contenere l’insolenza, né attendere alle gioie presenti, nella pace del banchetto.

    Si arricchiscono cedendo ad azioni ingiuste
    non risparmiando proprietà sacre né pubbliche,
    rubano e rapinano, chi da una parte chi da un’altra.
    Non curano i sacri fondamenti di Giustizia
    che, silenziosa, conosce ciò che avviene e che avvenne e, col tempo, arriva per punire.

    Questa piaga, cui non si può sfuggire, pervade tutta la città (la Chiesa e l’Italia); ed essa cade presto nell’odiosa servitù,che desta la rivolta civile e la guerra assopita,fonte di rovina per l’amabile gioventù di molti.

    A causa dei nemici, la città molto amata (la Chiesa e l’Italia) si consuma in riunioni care agli ingiusti.
    Questi mali fra il popolo si aggirano; dei poveri
    molti giungono nei paesi stranieri,
    venduti e legati a turpi catene”.

    Solone

  • Carlo ha detto:

    In ogni caso il vero Papa è ancora Benedetto XVI in quanto non si è dimesso l’11 febbraio 2013 (infatti dopo tale data è rimasto Papa a tutti gli effetti) e poi il 28 febbraio 2013 non ha fatto alcunché che lo potesse far passare da essere Papa a essere ex-Papa. Di conseguenza Jorge Mario Bergoglio è ancora soltanto un Cardinale. Inoltre già da tempo si può facilmente inferire che il Cardinale Jorge Mario Bergoglio è caduto in eresia manifesta e molteplice.
    Potete trovare maggiori dettagli in quest’opera:
    Pace C. M., “Il vero Papa è ancora Benedetto XVI”, Youcanprint 2017:
    https://books.google.it/books/about/Il_vero_Papa_%C3%A8_ancora_Benedetto_XVI.html?id=v2EIDgAAQBAJ&redir_esc=y
    oppure:
    https://www.youcanprint.it/scienze-sociali-generale/il-vero-papa-ancora-benedetto-xvi-9788892646698.html 

    • Enrico ha detto:

      Quindi Lei, Carlo, appartiene alla posizione n. 4, cioè a coloro che, apportando le loro valide ragioni, dicono che il papa attuale è Benedetto XVI.

  • IMMATURO IRRESPONSABILE ha detto:

    Da un altro semplice fedele incolto: non basta usare una formula nuova per inventare una nuova realtà. Se i primi papi, per fare un esempio, non avessero adottato il (bellissimo) titolo romano di pontifex, il loro ruolo, e quello dei successori, sarebbe stato esattamente il medesimo; si sarebbe perduta un opportunità per la comprensione, da parte dei fedeli, dell’ essenza del papato, ma nulla si sarebbe perso di quell’ essenza. Ora, Benedetto, per la propria rinuncia ha fatto riferimento al codice di diritto canonico, a un articolo che già esisteva, non da lui promulgato. Ciò significa che la condizione attuale di Ratzinger è esattamente quella prevista dal diritto canonico al momento della sua rinuncia. “Papa emerito” può essere al massimo un modo nuovo per connotare quella condizione, ma non può denotare una condizione (un’ essenza) nuova, non prevista cioè dalla legge della Chiesa.
    Altro discorso sarebbe l’ eventuale “costrizione” che renderebbe nulla la rinuncia; ma adesso, dopo sette anni in cui Ratzinger ha condotto una vita pubblica, sebbene riservata; ha scritto e ha parlato, è plausibile sostenere ancora quella temeraria ipotesi?
    io penso proprio di no.
    Mettiamoci il cuore in pace; anche se la rinuncia di Benedetto ha portato sul trono Francescl, dubitare di quella rinuncia non fa perdere il trono al successore.

  • Enrico ha detto:

    Allora vediamo un po’ qual è la situazione. Abbiamo ben 7 tipi di posizione.

    1- ci sono coloro che, apportando le loro valide ragioni, dicono che l’ultimo papa è stato Pio XII;
    2- ci sono coloro che, apportando le loro valide ragioni, dicono che l’ultimo papa è stato Benedetto XVI;
    3-ci sono coloro che, apportando le loro valide ragioni, dicono che il papa attuale è Francesco;
    4- ci sono coloro che, apportando le loro valide ragioni, dicono che il papa attuale è Benedetto XVI;
    5- ci sono coloro che, apportando le loro valide ragioni, dicono che Benedetto XVI fa bene a chiamarsi papa emerito e a vestire di bianco;
    6- ci sono coloro che, apportando le loro valide ragioni, dicono che Benedetto XVI l’ha fatta grossa e deve levarsi di torno;
    7- ci sono coloro che, apportando le loro valide ragioni, dicono che Francesco e Benedetto XVI hanno un comportamento ambiguo che confonde gli spettatori che non sanno più chi è il papa.

    Di grazia, c’è qualcuno che sa dirmi qual è la verità?
    Però attenzione! Chi ci proverà andrà a costituire la posizione 8.

    P.S. se ci sono altre posizioni, prego comunicarle.

    • carlone ha detto:

      8- Granel , Stracciatel , Du gust is megl che uan !

    • Valeria Fusetti ha detto:

      E se l’ ultimo, vero Papa fosse Gregorio XVII ? Lo so che sembra assurdo, e probabilmente lo è, ma non lo è meno questa situazione. E se, invece, ci rimettessimo umilmente a quanto dichiarato nell’ ultimo libro intervista ? Non che ci capiremmo di più sulle ragioni, ma ci potremmo soffermare sulla dichiarazione di amicizia e simpatia crescente tra Francesco e Benedetto. E stare sereni.

    • Stefano ha detto:

      Gentile Enrico.
      Sono uno di quelli che, molto perplesso fin dal 13/03/2013, vedendo la progressiva catastrofe di questi anni ha rafforzato sempre più i suoi dubbi sulla validità della rinuncia di Benedetto XVI, che contrariamente a certuni stimo altamente senza alcuna riserva. Mi identifico quindi senza problemi nella posizione n°4 della classifica da Lei stilata.
      Ma mi dica, Lei in quale delle 7 casistiche si identifica?… così, per curiosità….Grazie!

      • Enrico ha detto:

        Io nella posizione n.1.

        Per me, che ho le mie brave ragioni (come tutti) l’ultimo immenso papa è stato Pio XII, anche perché, data l’età che ho, ho avuto la fortuna di vivere una decina di anni prima della mortale iattura del vaticano II.

        E Le assicuro che …non c’è partita!

        Papi giganti di qua, papi giganti di là, grandi papi di sopra e grandi papi di sotto …. Macché! Non c’è partita!

        Un saluto.

  • stilumcuriale emerito ha detto:

    Da semplice fedele incolto trovo la storia dei papi una cosa molto complicata. Diciamo che Francesco è il 266° papa, ma dimentichiamo che ci sono stati anche ben 37 antipapi. 37 personaggi storici che reclamavano per sé il titolo di papa e che un altro dichiarandosi papa ha tolto loro di prepotenza. Qui gli storici, quelli veri, dovrebbero farsi avanti e raccontarci qualcosa.

  • Angelo Simoni ha detto:

    Dal balcone del Palazzo apostolico di Castel Gandolfo la sera del 28 febbraio 2013 Papa Benedetto ha detto:

    “Non sono più pontefice sommo della chiesa Cattolica, fino alle otto di sera lo sono, poi non più, sono semplicemente un pellegrino che inizia l’ultima tappa del suo pellegrinaggio su questa terra…”

    Ora se le sue parole hanno un senso, tutte le dotte disquisizioni contrarie ne hanno…molto meno.
    E in questo famoso congedo parla esplicitamente di rinuncia alla carica di sommo pontefice, non a quella di vescovo di Roma.

  • Francesco ha detto:

    Io penso che nessuno dei due sia papa legittimo. L’infallibilita’ che fine ha fatto? Benedetto l’ ha portata via con sé? Se è pertinente all’ ufficio continua a detenerla? Non credo sia divisibile. La situazione è uguale a quella del Concilio di Pisa ma allora l’unico legittimo era Benedetto XIII. Oggi abbiamo due figure ridicole che occupano il Vaticano non Roma ma solo un lembo di Roma

  • gianni ha detto:

    Quando si coniano nuovi termini per tentare di definire giustificandola una questione inesistente, siamo già nell’errore. Con l’iniziazione papale non si conferisce un ministero assimilabile ad un investitura o un officio, o ancora un istituzione. Questi sono termini profani che denotano in chi li vuole adottare una profonda ignoranza dell’efficacia metafisica dei riti cristiani. Nel conferire a Pietro le chiavi del Regno dei Cieli N. S. Gesù Cristo lo ha costituito Primo Apostolo con una valenza che “s’eterna”. Pietro è metafisicamente Papa ad aeternum e non perde la sua qualità con la morte. Così ogni Pontefice riceve per trasmissione iniziatica alla morte del predecessore tale primato, ontologicamente cambia il suo essere in modo indelebile. Se così non fosse, e qualche sprovveduto ci ha provato, inventandosi il termine “emerito”, bisognerebbe teorizzare di avere due primati, il che è un’impossibilità. Primo è uno solo. Solo la morte ne fa cessare la funzione terrena, ma non estingue quella più importante che conferita metafisicamente si conserva in eterno.

  • Sursum corda ha detto:

    Teoria sgangherata ed eretica. La Chiesa Romana nella persona del suo Vescovo è a capo di tutte le altre Chiese. “Papa” o “pontefice” (romano) sono titoli con cui si designa il VdR. Questa è dottrina bimillenaria e dogmatica.

    Appellarsi alle sole scritture, naturalmente, nasconde un mostruoso approccio luterano.

  • Gio ha detto:

    Per conoscere la Verità dobbiamo aspettare e vedere cosa succederà alla morte di Benedetto (spero il più tardi possibile), Dio non ci lascia senza papa quindi le cose si chiariranno.

  • Adriana ha detto:

    Analisi dettagliata e “ponzosa” (nello stile del Corpus Juris Justinianeum) ma che non serve a dare una inequivocabile spiegazione sullo ” stato dell’arte ” pontificio . Altrettanto valida sarebbe l’ipotesi che a motivare la formulazione di una Chiesa bicipite sia stata la meditazione nella “camera ” a tronco di piramide dell’ONU : quella in grado di “formattare ” la mente dei papi ,magnetizzandola .

  • Boltzmann ha detto:

    PROBLEMINO

    Se il carattere papale è indelebile, come si fa a dire che Benedetto è il primo papa emerito? Celestino V doveva esserlo pure lui, stante l’indelebilitá. E se la conseguenza è la divisione tra vescovo di Roma e papa, allora Bonifacio VIII non è stato papa. Ma se non lo è stato, la successione dei papi si è interrotta. Quindi anche Benedetto non è mai stato papa.

    • Sursum corda ha detto:

      Non esiste un carattere papale, esiste il carattere episcopale.
      L’autore sostiene pericolose eresie e sbaglia anche nel dire che l’ex papa diventerebbe un cardinale.

  • Alessandro ds ha detto:

    La realtà sembra abbastanza evidente.
    Benedetto xvi si è dimesso come ha lui stesso confermato più volte verbalmente, e come ho già illustrato in passato a norma del diritto canonico.
    Bergoglio sembra proprio essere illegittimo dalle prove e testimonianze raccolte ( strano che nessuno abbia almeno apertonun indagine per capire meglio le dinamiche )
    Risultato è semplice “SEDE VACANTE”.
    E ovviamente Benedetto essendo stato l’ultimo Papa e essendo ancora in vita, spiritualmente viene guardato con occhi di speranza come guida spirituale.

    Solo 10 commenti? Dove sono finiti tutti i seguaci delle sette scismatiche e diramazioni varie che usano impropriamente il termine “Cattolici” per definirsi? Ma che poi dopo che ci parli scopri che sono di un altra Parrocchia 😁

  • Tullio ha detto:

    Con tutto il rispetto per il bravissimo Tosatti e per chi ospita nel suo blog, questo articolo, per dirla come il buon Fracchia, é una cagata pazzesca!

  • Roberto Donati ha detto:

    Se l’ipotesi avanzata, cioè che Benedetto XVI abbia di fatto separato il munus petrino dal ministero, rinunciando al secondo e non al primo, con quale atto del suo magistero, intendo atto giuridico, promulgato, reperibile fra gli atti della Sede Apostolica lo avrebbe compiuto? Una separazione de facto e non de jure sarebbe valida? 11111

  • Enrico ha detto:

    Perdersi in disamine dettagliatissime, piene zeppe di ipotesi e di pareri non fa che rendere ancor più complicata la faccenda.

    Mi permetto di far notare che se, dopo dimessosi, Ratzinger non si fosse inventato la figura del papa emerito e si fosse rivestito da cardinale (mostrando così una vera umiltà!), tutto sarebbe rientrato in una certa normalità.

    Invece no, Ratzinger, escogitando il neologismo “papa emerito” ha voluto restare papa pur rinunciando a fare il papa. E non si dica che non ha avuto coscienza della confusione e perplessità che avrebbe sollevato.

    D’altronde ciò rientra nella forma mentis ratzingeriana abilissima nel conciliare gli opposti, non da ultimo il Depositum Fidei con le istanze moderniste (dato che il lupo perde il pelo ma non il vizio).

    Molti dicono che sia un sottile, raffinato teologo. Si, ma bisogna vedere cosa ne fa di questa sua sottigliezza e raffinatezza.

    A me sembra che ne usi per fare l’acrobata verbale.

    • miserere mei ha detto:

      Leggere critiche siffatte all’umiltà di Ratzinger mi ricorda certi tifosi da bar che, in difficoltà ad alzarsi dalla sedia anche per esultare, disquisiscono delle capacità tecniche del tal centravanti, dicendo che “quel gol lì lo segnavo anch’io” …

  • Marisol ha detto:

    Signore Tosatti,
    Non sono teologa, sono cattolica dal anno scorso, sono una ex protestante, per noi cattolici è molto importante sapere chi è il papa, chi è il vero papa, ho sentito che la verità si nasconde nei dettagli, il mio cuore dice che è Benedetto Xvi ma agli occhi di tutti e Francesco, dicono che ci sono due papi che non è mai successo nella storia della chiesa, non può succedere, ma credo e successo già agli occhi di tutti, (in realtà abbiamo solo uno Benedetto il altro ed stato scelto con una mafia) magari non si vuole arrivare alla verità, magari Benedetto non parlerà mai, magari la mafia di San Gallo non ha mai esistito, magari un giorno Francesco ammetterà di essere eretico così possono mandarlo di ritorno in Argentina, ma purtroppo sono solo fantasie, quando morirà Bergoglio aspettano che sceglieranno uno migliore, non credo perché lui ha fatto il modo di cambiare tutti i cardinale a loro favore perciò quando sceglieranno il prossimo non credo sarà guidato dal spirito santo è più che logico, perciò in Vaticano non cambierà nulla può solo peggiorare, in tanto no sappiano nulla di Benedetto, sono fiduciosa che un giorno poi parlerà a tutti i fedeli, ho fede in questo, la fede muove montagna sa, la vera chiesa si salverà anche si per un po’ dobbiamo perdere la sede principale ma faremo in modo di ricuperarla.
    La chiesa cattolica è piena di profezie, di mistici, di santi che ci hanno rivelato tanti avvertimenti, ha tanti le preghiamo, perché non credere per esempio alla Beata Emmerich che ci sono due papi perché non credere adesso? , poi i messaggi di Fátima, poi tanti altri, ma rimangono sempre in superficie, un protestante non crede in queste cose ma un cattolico si, non per obbligo ma per fede.

    La chiesa insegna di obbedire la autorità ma si questa va contra le insegnamenti di nostro Gesù un cristiano obbedisce per primo a Dio, qui va il gioco della salvezza del anima, questo va per i sacerdoti poi per i laici, per tutti cristiani, ma ogni uno è libero da decidere, siamo liberi di decidere dove andare con il bene o con il male a nessuno è obbligato.

    In passato abbiamo avuti tanti santi e martiri, che hanno dato la vita per la chiesa per la verità, alcuni non erano persone perfette ma peccatori, pentiti, perdonati che hanno sofferto, alcuni sono stati torturati e giustiziati per dire la verità senza paura di morire per Cristo, senza paura di perdere tutto ma guadagnare il paradiso.

  • Donna ha detto:

    Molto interessante.
    Riporto:”…Se ciò è vero, Benedetto conserva ancora il suo primato – ma è solo un ex vescovo di Roma.
    Viceversa, Papa Francesco ora occuperebbe la cattedra –- ma non sarebbe il Vicario di Cristo….”
    Credo che al di là dei cavilli legali ecc., questa sia la verità, che molti sentono e che trova conferma nel mettere i due a confronto.
    Pietro conferma i fratelli nella fede; rende ragione della Speranza; proclama Gesù Cristo unica Via Verità è Vita, custodisce il depositum fide non tenta di modificarne i contenuti o di interpretarli alla luce del mondo, ma si appoggia alla Parola di Dio;applica la correzione fraterna che racchiude vera misericordia,carità e vera giustizia e non la “misericordina” che annovera una falsa misericordia che uccide la carita e la giustizia (via che porta al sicuro smarrimento )…e si potrebbe continuare
    Ergo, data la premessa, per me, solo uno è allo stato attuale il successore di Pietro, il vicario di Cristo, papa Benedetto XVI.
    Se poi si dovesse guardare all’elezione di Bergoglio,alla luce della ben nota situazione chiamata “mafia di san Gallo”, direi che è una ulterrore conferma, in quanto le situazioni confuse,poco trasparenti, che vivono dell’ombra, non vengono certo da Dio.

    • Carlo ha detto:

      “Pietro conferma i fratelli nella fede”

      …e Ratzinger col casino che ha messo in piedi, sarebbe un Pietro che conferma nella fede?

      • Sursum corda ha detto:

        No

      • Donna ha detto:

        Colui che siede sulla Cattedra di Pietro deve ricordare le parole che il Signore disse a Simon Pietro nell’ora dell’Ultima Cena: “….e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli….” (Lc 22, 32). Colui che è il titolare del ministero petrino deve avere la consapevolezza di essere un uomo fragile e debole – come sono fragili e deboli le sue proprie forze – costantemente bisognoso di purificazione e di conversione. Ma egli può anche avere la consapevolezza che dal Signore gli viene la forza per confermare i suoi fratelli nella fede e tenerli uniti nella confessione del Cristo crocifisso e risorto. Nella prima lettera di san Paolo ai Corinzi, troviamo il più antico racconto della risurrezione che abbiamo. Paolo lo ha fedelmente ripreso dai testimoni. Tale racconto dapprima parla della morte del Signore per i nostri peccati, della sua sepoltura, della sua risurrezione, avvenuta il terzo giorno, e poi dice: “Cristo apparve a Cefa e quindi ai Dodici…” (1 Cor 15, 4), Così, ancora una volta, viene riassunto il significato del mandato conferito a Pietro fino alla fine dei tempi: essere testimone del Cristo risorto. ( estratto da omelia di Benedetto XVI 2005)

        Benedetto seppur diciamo così “in disparte” non cessa con i suoi seppur rari, ma sempre grandi interventi di raddrizzare la rotta di questa deriva teologica modernista in cui versa oggi la chiesa.
        Ogni sua Parola è spesa per tenere tutti “uniti nella confessione del Cristo crocifisso e risorto”.
        Nel suo “lasciare” è rimasto comunque e sempre luce, comunque è sempre Pietro.

        • Sursum corda ha detto:

          Benedetto ha solo fatto un gran casino. Per di più su una della cose più centrali della Chiesa. Era meglio se rifiutava dall’inizio o se si dimetteva facendo l’eremita.

  • Dorotea ha detto:

    Gentile dott. Tosatti è una analisi molto interessante che dimostra la serietà del problema, la mole di domande che tale Rinuncia ha suscitato molte delle quali, però, non possono risolversi nelle teorie esposte dall’autore del testo….

    Per esempio: “Dio poteva farlo, quindi lo fece”…. è vero fino a un certo punto. E’ fondamentale infatti distinguere che una cosa è la volontà Divina, altra cosa è la permissione… un conto è il progetto di Dio, altra cosa è ciò che Lui tollera in determinati momenti storici, quando tale progetto viene intralciato dagli uomini.

    Un esempio di questo “tertium non datur” lo possiamo trovare nella questione storica della “Cattività avignonese”… un fatto che l’autore del testo, Edmund J. Mazza, non affronta assolutamente e che invece risponderebbe alla questione della “romanità” da lui affrontato… se, infatti, fosse stato nel progetto e volontà Divina lo stravolgimento o la cessazione della “romanità”, quale parte integrante dell’identità del papato stesso, il Buon Dio non avrebbe mandato santa Caterina da Siena a convincere il Papa a fare ritorno a Roma… perché quella missione cateriniana ebbe a che fare proprio con l’identità del papato e non certo di un singolo “Vescovo di Roma”…. 😉 analisi che stiamo affrontando nel sito: https://cooperatores-veritatis.org/ Grazie di cuore.

    • mariano ha detto:

      potrebbe anche trattarsi di una necessità storica per liberarsi dalla cattività avignonese, non implicando necessariamente la romanità del papato ad ogni costo.

  • stilumcuriale emerito ha detto:

    Leggete e divertitevi .
    Da : https://www.ilverdemondo.it/it/blog/lotta-tra-galli-e-strategie-sessuali-dei-polli-19

    Lotta tra galli? Scopri le strategie sessuali dei polli

    Due galli nel pollaio proverbialmente non vanno d’accordo. Perché accade che due galli facciano la lotta? Quali strategie mettono in atto galli e galline nella loro gerarchia sociale?
    Cominciamo col dire che i polli sono animali intelligenti, al contrario di quanto si crede, dotati di memoria e astuzia. Tra loro vige una gerarchia sociale e nulla è lasciato al caso.

    Due o più galli nello stesso pollaio non convivono felicemente, questo perché nella loro “organizzazione sociale” solo uno di questi sarà il “capo” di tutto il pollaio, con tutta la sua schiera di galline. Gli altri maschi saranno suoi subordinati. Quindi accade spesso che due galli subordinati facciano la lotta per ambire ad una posizione gerarchica maggiore.
    Come avviene la lotta fra galli? I due avversari maschi prima si guardano e si studiano, poi cominciano il combattimento vero e proprio. I duellanti rizzano tutte le loro piume per sembrare più grossi e sferrano l’attacco, spesso in volo, con gli artigli puntati contro il nemico. A volte possono ferirsi, mentre altre volte non si fanno nulla.
    Quando un gallo viene sconfitto, specialmente davanti alle galline, può reagire nascondendosi tra loro, fingendo di essere anch’egli una gallina. Ricordiamo poi che due o più galli possono convivere purché ci sia molto spazio a loro disposizione, altrimenti se è ristretto, litigheranno fino ad uccidersi. Non è detto poi che tutti i galli accettino di essere subordinati.
    Come si comportano gli esemplari subordinati?
    Nonostante ci sia un unico esemplare dominante nel pollaio, gli altri galli non stanno a guardare e provano lo stesso ad accoppiarsi con le galline, che sono priorità del dominante. Ci sono quindi due possibilità. La prima è che le galline accettino l’accoppiamento con questo maschio inferiore, che non è in cima alla scala gerarchica e questo può essere per loro un rischio, perché i futuri pulcini potrebbero non avere le ottime caratteristiche dell’esemplare dominante, ma essere diciamo di “serie b”.
    La seconda possibilità è cercare di rifiutare l’accoppiamento, anche se devono fare i conti con la violenza del gallo respinto, che vorrà attaccarle per accoppiarsi a tutti i costi, costringendole quindi a difendersi.

    In questo caso, se il gallo in cima alla scala sociale vede gli altri galli subordinati intenti ad accoppiarsi con le sue galline, interverrà cercando di sventare l’accoppiamento. Le galline da parte loro con l’evoluzione hanno adottato una notevole capacità di reazione a questo frequente fenomeno. Le femmine hanno adottato la loro strategia, ossia quando una gallina viene attaccata da un gallo subordinato per l’accoppiamento è in grado, subito dopo, di scrollarsi per espellere la maggior parte del seme.
    In questo modo le galline avranno meno possibilità di essere fecondate da un esemplare subordinato. Esse accettano più volentieri di avere una prole sana e forte con l’esemplare dominante, cercando di ridurre al minimo i pulcini che derivano da galli meno forti.
    Cosa succede quando l’esemplare dominante scompare? Se il capo del pollaio viene a mancare allora uno dei subordinati prende il suo posto e le galline lo riconosceranno come tale. Avreste mai immaginato un tale scenario all’interno del pollaio?
    Come reagisce il gallo quando viene introdotta una nuova gallina?
    Altra scena frequente è che un allevatore metta in un gruppo già formato, una nuova gallina. In questo caso il maschio predominante procederà subito all’accoppiamento con questa, poiché è sicuro del suo successo riproduttivo con le altre galline del pollaio e vorrà impossessarsi anche della nuova arrivata.
    In questo caso si è visto che il gallo procede più volte all’accoppiamento e produce anche una quantità di seme maggiore per essere sicuro di fecondare la nuova arrivata dimostrando di essere il vincente. È la sua strategia evolutiva per garantirsi una maggior discendenza.
    PS: una tantum mi sono permesso di essere lungo anch’io.

    • P. Luis Eduardo Rodrìguez Rodríguez ha detto:

      Anche se non scritto da Lei, ma copiato ed incollato, merita l’ Honoris Causæ da Sankt Gallen mafia’s club, ovvero dal COLPO DI STATO VATICANO, e con questa la più incredibile precissione di come capire BXVI oggi…”fingendo di essere anch’egli una gallina”.

    • Dorotea ha detto:

      …. 🙂 🙂 🙂 semplicemente geniale… “emerito” Stilium Curae 🙂 e meriterebbe la prima pagina….

    • stilumcuriale emerito ha detto:

      Notate bene : Il Verde Mondo da cui ho tratto l’articolo è un blog serio di un sito che si occupa di vendita di abitazioni per animali e di articoli per il benessere degli stessi. Non è un giornale umoristico. La divertente analogia tra galli e papi sono io che l’ho individuata.

  • roth ha detto:

    marziam , bravo -a condivido. In più alcuni personaggi lasciano perplessi per la loro nota ambiguità : Ganwein e Seewald .

  • Alessandro2 ha detto:

    Allora, vediamo se ho capito. Benedetto ha (legittimamente, sembra) separato il munus petrino, che si è tenuto per sé, dal ministerium di vescovo di Roma, che alla fine è arrivato a Francesco. Ma Papa è colui che esercita il munis petrino. Questo significa che Francesco non è Papa, ma solo vescovo di Roma, cosa che peraltro continua a ripetere. Allora come può l’autore affermare nelle premesse che “per chi se lo stia chiedendo, il vero Papa è Francesco”?

    Troppo fumo, non capisco. Sembra un lungo giro di parole per non chiarire niente. Qualcuno mi aiuti schematizzando. Grazie.

  • marziam ha detto:

    Una bella disamina… ma dice tutto e nulla.
    Siamo nel campo delle ipotesi che, a mio avviso, non servono a nulla. Perchè noi qui siamo davanti a un fatto incontrovertibile: la rinuncia di Ratzinger ha dato accesso a chi ora governa la Chiesa…nella maniera che vediamo tutti i giorni.

    E non si può nemmeno dire che Ratzinger non sapeva che dopo di lui sarebbe venuto un elemento come il suo successore, perchè numerosi articoli hanno dimostrato senza possibilità di smentita, che c’era già quando Ratzinger venne eletto, la fronda che desiderava il progressismo spinto all’inverosimile.

    La attuale posizione di Ratzinger crea una valanga di problemi e divisioni, di cui lui, pur nella sua involontarietà, è responsabile. Si pensi solo al fenomeno ‘don minutella’ il quale è tutto imperniato e sostenuto dal fatto che ratzinger sia ancora papa.

    Una cosa rimane da fare, secondo me, a ratzinger: dica il vero, parli francamente. E ci dica perchè….
    Perchè ha lasciato (le balla delle forze mancanti è una balla colossale perchè GPII era molto più debole di lui ed è morto ‘sul pezzo’!)?

    Ci dica perchè non è tornato cardinale…
    ci dica perchè sta ancora in vaticano.

    Se non dice al popolo di Dio queste semplici cose, sarà responsabile della enorme confusione e divisione fra i fedeli. E con questa responsabilità sulle spalle che Dio abbia pietà di lui.

    • stilumcuriale emerito ha detto:

      E chi ci assicura che, anche se rispondesse, ci direbbe la verità???
      Fidarsi è bene – dice il proverbio – ma non fidarsi è meglio.

      • marziam ha detto:

        e allora, se parlando non dicesse la verità, è in gravissimo peccato e, di nuovo: che Dio abbia pietà della sua anima, che si accosterebbe al giudizio con un carico da 90!

        Francamente non capisco come una mente come ratzinger non consideri un fatto che lo dovrebbe far tremare: per ogni persona che si svia a motivo del fatto che lui rimane una sorta di papa, lui renderà conto e pagherà. Ribadisco la vicenda incresciosa di don minutella: tutto si poggia su ratzinger ancora papa e sono sicuro che se ratzinger facesse una telefonata a don minutella dicendogli che sbaglia a far così perchè lui, ratzinger, non è papa e che l’unico è Francesco, magari don minutella si ricrederebbe e ‘libererebbe’ una ormai enorme quantità di persone dallo stare in quel limbo da cui pare non ci sia uscita.
        A questo ci ha pensato ratzinger?

        Secondo me è bene che ci pensi prima che sia troppo tardi: l’incontro con Cristo giudice sta per arrivare e, fossi in lui, mi libererei di quanto più roba inutile possibile per essere più agile per passare dalla ‘porta stretta’…

        • Sursum corda ha detto:

          Veramente Ratzinger ha già detto più volte chi è il Papa. Fa orecchio da mercante – e si ostina a speculare su ipotesi idiote – solo chi ha interesse a distruggere la Chiesa.

          • P. Luis Eduardo Rodrìguez Rodríguez ha detto:

            E perchè si permette di chiamarlo “Ratzinger”?…ci pensi lei a quell’ “idiota” che li dà agl’ altri, perche è lui stesso che si fa chiamare tuttora ” Sua Santità Benedetto XVI”, travestito di bianco, e guardi, ancora pontificando bloccando quanto può l’ apostasia del sosia…su, che ha molto in basso suo cuore…oltre che sursum…

    • Carlo ha detto:

      “Perchè ha lasciato (le balla delle forze mancanti è una balla colossale perchè GPII era molto più debole di lui ed è morto ‘sul pezzo’!)?”

      Sì peccato che per giustificarlo delle cavolate fatte nell’ultimo periodo, si dice che non fosse “sul pezzo”…

      • Marziam ha detto:

        Quali cavolate?

        E comunque lo stare fino alla morte non è imitazione del modello primo che è Cristo?
        Io non so se GPII ha fatto cavolate perché inabile. Se non altro c’era, dimostrando che la Chiesa non è una ditta dove il capo lascia andando in pensione per età avanzata.
        Ratzinger sapeva benissimo che per guidare la Chiesa c’era bisogno di forza. Se non l’aveva non doveva accettare. Se non era disposto ad essere fermo su certe cose non doveva accettare.
        Ora gli tocca vedere cosa capita al gregge che ha abbandonato. Anzi, ha fatto peggio: non l’ha abbandonato solamente, l’ha consegnato perché fosse governato da un lupo

  • P. Luis Eduardo Rodrìguez Rodríguez ha detto:

    Tra l’11.9.01 e l’11.2.13, bombe concepite a tavolino fecero splodere il mondo civile ed il mondo Cattolico, rendendoli più schiavi di satana.

    Ancora è la maggioranza che ci crede al come raccontano la messa in scena della distruzione delle due torre gemelle, credendo un attentato terrorista.
    Della bomba scopiatta dal proprio pseudo teologo di fama, fama per mass media, emerge la situazione dei due dittatori travestiti di bianco.

    Uno che s’ inventò il papa emerito, e l’ altro che si crede papa.

    Dopo la messa in scena dell’ 11 settembre 2001, i poteri satanici che dominano il mondo sono più che mai forti: ultimissima riuscita il coronaCina19 show, 2020. Schiavi ad obbedire tutti.

    Dopo la messa in scena dell’ 11 febbraio 2013, quello legittimo ma pure traditore, scatenò aprendo le porte della Chiesa a questa furia apostata, venduta come novità dello Spirito Santo…tale temerità…hanno perso ogni Timore di Dio, che vogliono far passare come Spirito Santo, quello che è demoniaco.

    Che il lupo abominevole peggio del marx, che si presenta imponendo a tutta la chiesa in Germania, cambi dove manifestamente già non sono Chiesa Cattolica, e con silenzio complice, non c’è nessuno a Roma che li contradica e fermi, tutti apostati, ed ancora ci sono questi esperti tuttologi che credono interpretare misteri su dimissioni o spiegazioni sulle novità demoniache.

    Fate schifo.
    ET EXPECTO TRIUMPHUS CORDIS IMMACULATI MARIÆ.

    OTTAVA DI PENTECOSTÈ.
    S. NORBERTO 2020