TANGA: QUALE MONETA SCEGLIERE? A DEBITO O A CREDITO?

7 Maggio 2020 Pubblicato da --

 

Marco Tosatti

Carissimi Stilumcuriali, è con vero piacere che possiamo offrirvi il secondo , veramente molto interessante saggio del dott. Paolo Tanga, già Direttore Principale della Banca d’Italia, e autore di diverse opere di carattere economico. Citiamo Dalla Crisi dell’euro al Rilancio dell’Economia Locale   e  Per una nuova Cultura d’Impresa. Buona lettura. Il primo articolo LIRA ED EURO. AFFINITÀ E DIFFERENZE, lo trovate a questo collegamento, Buona lettura.

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QUALE MONETA SCEGLIERE? A DEBITO O A CREDITO?

Un esempio ci può guidare.

Tre isole Alba, Bocca, Cervello hanno ciascuna circa ventimila abitanti in diversi villaggi.

Queste isole producono i beni dei quali si servono e che si scambiano attraverso il baratto. Le eccedenze di produzione vengono caricate su barche e portate sulle altre isole per procurarsi quello che non viene prodotto in loco cedendo il proprio carico; ovviamente si compra e si cede se lo scambio soddisfa gli interessati.

In questo modo è evidente che la produzione si adegua alle diverse necessità e non esiste nessun problema di debito o credito tra le isole, perché se la produzione è stata insufficiente non si potrà scambiare e se è sovrabbondante si sarà disposti a cederla volentieri, sperando che in futuro si abbia lo stesso comportamento dagli altri isolani.

Un giorno sull’isola Alba arriva un banchiere con la propria famiglia (in tutto quattro componenti) che è stato dirottato con il suo panfilo a causa di una tempesta; non può ripartire perché ha consumato tutto il carburante. Essendosi accorto che gli abitanti usano il baratto, li convince ad utilizzare le sue banconote come mezzo di scambio. I pregi delle banconote li conosciamo, ma non le loro insidie.

Il banchiere si dichiara disponibile a prestare le proprie banconote chiedendo come compenso il 3 per cento annuo sull’importo del prestito. Convince anche gli abitanti dell’isola Bocca, ma non quelli dell’isola Cervello.

L’isola Alba è tipica degli Stati dove risiedono le direzioni bancarie e che appaiono subire di meno i danni conseguenti all’adozione di una moneta debito;

l’isola Bocca è invece tipica dei Paesi che non hanno proprie banche, come l’Italia e che sono quelli maggiormente danneggiati;

l’isola Cervello è quella che ha compreso l’inganno delle monete emesse a debito e preferisce crearsi una moneta a credito.

La prima isola ha adottato una moneta nazionale, ma a debito; pertanto ha dato inizio alla diversificazione delle attività prestate nel campo dei servizi, sottraendo fattori alla produzione di beni reali.

La seconda ha accettato una moneta straniera, sempre a debito, e sarà pertanto assoggettata al depauperamento della propria ricchezza a vantaggio della finanza rappresentata dal banchiere.

La terza isola, invece, è riuscita a non farsi condizionare; ha adottato una moneta credito che le consente di semplificare le transazioni interne, mantenerle stabili e in crescita e regolare le transazioni con le due comunità viciniori semplicemente per riequilibrare gli eccessi e/o le insufficienze di produzione.

In merito ricordo che l’Italia emetteva una moneta debito, la lira, ma aveva accompagnato detta moneta con dei meccanismi compensativi che riducevano proprio gli effetti negativi intrinseci nella moneta a debito.

 

* * *

Su apposito foglio elettronico ho sviluppato i conteggi conseguenti all’introduzione delle monete sulle isole. Dai calcoli è possibile capire il meccanismo e le conseguenze di una moneta a debito (l’euro) a seconda dei Paesi che l’adottano.

I conteggi rispettano le seguenti condizioni:

1) ogni famiglia che accetta di utilizzare la moneta debito riceve in prestito 12.000 euro per componente, al tasso del 3 per cento, quindi 360 euro di interessi annui (per l’intera isola 360 x 20.000 abitanti = 7,2 milioni di euro nel primo anno);

2) per le esigenze della sua famiglia il banchiere spende anche lui i 12.000 euro annui (12.000 x 4 persone = 48.000, ma siccome non disdegna di vivere nel lusso, porta la sua spesa a 100.000 euro e costituisce una banca con relativo personale per una spesa annuale di 400.000 euro);

3) il denaro in circolazione nelle due isole sarà pari a 240 milioni più, per il primo anno, i 500.000 spesi dalla famiglia del banchiere nell’isola dov’è approdato; negli anni successivi questa spesa del banchiere è l’unica emissione a credito, cioè fatta in pagamento di una prestazione di servizi o l’acquisto di beni, che contribuisce a ridurre le necessità di denaro nell’isola.

4) alla fine dell’anno gli interessi pagati alla banca andranno a decurtare il circolante che verrà perciò coperto con la concessione di prestiti.

5) non ipotizzo nessuna crescita economica, altrimenti gli effetti delle maggiori necessità di circolazione monetaria sarebbero dirompenti.

Le cifre sono impressionanti!

Dopo soli sette anni gli isolani di Bocca accumulano un debito prossimo ai 300 milioni di euro; avrebbero dovuto adottare dei correttivi, ma non se ne avvedono – proprio come abbiamo fatto in Italia – e il loro debito raddoppierà dopo 24 anni, per superare il mezzo miliardo di euro alla fine del 25° anno quando il debito ha raggiunto 502,5 milioni di euro, consolidando l’irreversibilità della perdita della proprietà di tutti i beni man mano costruiti sull’isola.

Quelli di Alba si ritrovano con una posizione leggermente migliore per la possibilità di scaricare sull’isola di Bocca la politica di riconversione produttiva verso i servizi, ma soprattutto perché le necessità del banchiere vengono soddisfatte sul posto e perciò viene ridotta la quantità globale di moneta necessaria.

 

L’ulteriore analisi ci consente di confermare che la moneta-debito:

1) è una moneta che arricchisce i soggetti che la emettono, quindi banche centrali e banche (anche queste emettono moneta e pure in maggior quantità), perché in modo silente queste sottraggono, attraverso l’addebito di interessi e commissioni, ricchezza reale ai soggetti che la usano;

2) obbliga ad indebitarsi per poter lavorare nella produzione di beni e servizi. L’indebitamento comporta la necessità di pagare gli interessi a favore di organismi che hanno la capacità di produrre la moneta a costo nullo (moneta scritturale delle banche e banche centrali) o modestissimo (banconote della banca centrale), ma anche a favore di coloro che la intermediano, come le finanziarie o altri soggetti che sviluppano altre operazioni in maniera esponenziale, come le operazioni di copertura che sconfinano in pura speculazione (derivati). La crescita di tali operazioni è quantitativamente superiore a quella dei beni e servizi prodotti che perciò diventa assolutamente insostenibile: già l’addebito degli interessi non può essere sostenuto dai produttori, figuriamoci quando per coprire questa insostenibilità si creano nuove operazioni finanziarie per far sparire il debito rimasto non pagato;

In altre parole, vengono proposte al debitore delle coperture delle posizioni scoperte che creano debiti e crediti in parte compensati, ma che sviluppano ammontari di scommesse assicurative, il cui rischio non è più percepibile, ma che appaiono coprire l’ammontare del debito raggiunto, A quel punto per quanto possa lavorare, il debitore non potrà più uscire dalla sua posizione debitoria.

3) investe le banche commerciali, le quali non potranno sopravvivere al crollo dell’economia reale perché i detentori di questa, una volta che hanno ceduto i propri beni alla finanza, non potranno sopravvivere; ne consegue che solo i banchieri delle banche commerciali legati alle banche centrali potranno sopravvivere sempreché vengano aboliti gli strumenti cartacei di pagamento: fin quanto la liquidità delle banche sarà misurata dalla stampa delle banconote, solo gli organismi meglio organizzati rimarranno sul mercato; viceversa, abolendo il contante, sono le banche assistite dall’Istituto centrale a prevalere.

In base all’esperienza empirica, l’Italia aveva deciso di utilizzare la moneta europea e il sistema di emissione di moneta-debito senza correttivi; nel contempo si era privata della proprietà pubblica delle banche.

Ma non si era accontentata di questo, aveva anche scelto di trasferire all’estero la proprietà delle aziende di credito; tale progetto si è concluso con la modifica del quadro normativo disciplinante dapprima le banche popolari e poi le banche di credito cooperativo. Fortunatamente il risparmio delle famiglie italiane è sempre stato di dimensioni rilevantissime, per cui, nonostante la moneta-debito, il Paese non è ancora crollato.

Gli atti posti in essere dal governo per affrontare il covid-19 hanno reso evidente che la scelta europea ci consente solo una proroga del tracollo economico.

Il possesso di una propria banca centrale fa la differenza, tanto è vero che gli interventi posti in essere dalla Fed e dagli Stati Uniti sono quei correttivi indispensabili per riequilibrare la sopravvivenza della loro moneta che scaricano, peraltro, su tutti i possessori di strumenti monetari denominati in dollari statunitensi, i danni causati dal virus incriminato.

La politica economica europea è stata influenzata dalla circostanza che gli interventi della Bce hanno favorito alcuni Stati rispetto ad altri. Mi riferisco al salvataggio dell’euro realizzato con le operazioni LTRO1 a partire dal 2011 avviandole a un costo dell’1 per cento, tasso poi azzerato, e successivamente accompagnate dalle operazioni di Quantitative Easing2 a partire dal marzo 2015. La dimensione e le modalità degli acquisti hanno favorito gli Stati che avevano un rapporto tra il proprio debito pubblico e la quota di partecipazione delle rispettive banche centrali al capitale della BCE inferiore a quello degli altri Paesi, colpendo gli Stati in cui il debito privato era più basso, come l’Italia.

In queste condizioni, i Paesi avvantaggiati perché dovrebbero rinunciare ai facili guadagni? Il sistema Europa non è costruito sulla solidarietà!

Questa scelta non consentirà all’euro di sopravvivere. La vera soluzione sta nell’avviare un bilanciamento di quanto sinora effettuato: se ciò non verrà fatto gli Stati danneggiati si accorgeranno dei danni illegittimamente subiti.

Viene confermato quello che si intuisce: la moneta a credito è quella da preferire.

 

1 Le LTRO sono immissioni di liquidità della BCE a favore di banche richiedenti attraverso la concessione di un prestito di durata triennale con garanzia di obbligazioni governative degli Stati dell’UE.

2 Il Quantitative easing consiste nell’acquisto di titoli da parte della BCE ceduti sul secondo mercato da banche e altri soggetti.

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Questo articolo è stato scritto da Marco Tosatti

3 commenti

  • Avatar luca antonio ha detto:

    Il problema è come ben detto nell’articolo è rappresentato dalla macina degli interessi. Dati circostanziati parlano di un cumulo debitorio tra stati e privati di 3 volte il Pil mondiale ed è raddoppiato negli ultimi 10 anni. Questi dati ci dicono 2 cose: che il debito è impagabile e che il servizio agli interessi viene onorato con altro debito. Per far capire ancora meglio… un euro avuto in prestito al 10% al tempo della nascita di Cristo: dopo 50 anni è diventato 106,72 euro con capitalizzazione annuale, e 136,16 con capitalizzazione trimestrale e, oggi, rappresenterebbe questo “numeretto”: 191.461.976.694.118.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000,00 euro. Della insostenibilità nel lungo periodo dell’ intero impianto, ne erano ben consapevoli gli antichi ebrei, che periodicamente azzeravano i debiti e i crediti secondo questa precisa prescrizione biblica ( Lv 25, 10-13 : « Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nel paese per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo; ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e nella sua famiglia. Il cinquantesimo anno sarà per voi un giubileo; non farete né semina, né mietitura, di quanto i campi produrranno da sé. Né farete la vendemmia delle vigne non potate. Poiché è il giubileo, esso vi sarà sacro; potrete però mangiare il prodotto che daranno i campi. In quest’anno del giubileo, ciascuno tornerà in possesso del suo. » Dallo stesso ambito culturale anche la prescrizione del Padre Nostro: « Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori>> . Indicendo l’anno giubilare ogni 50 anni, in cui tutti i debiti e crediti venivano azzerati, si ricominciava dando nuovo impulso all’economia, che altrimenti sarebbe rimasta schiacciata dal peso degli interessi cumulati.
    Consapevole di ciò anche la Chiesa per centinaia di anni ha contrastato il prestito ad usura/interesse – allora i termini usura e interesse erano la stessa cosa – per poi accettare la cosa dal 1200/1300 in poi, non senza figure, come Bernardino da Siena, fortemente critiche a questa apertura
    Negli ultimi 2 secoli, con il tumultuoso progredire della tecnica e conseguentemente del Pil, che permetteva di stare dietro agli interessi crescenti, e due guerre mondiali che, guarda caso, hanno bruciato i libri mastri, si è ritardato il redde rationem, ma ora ci stiamo addentrando nell’ultima fase, quella di dover fare necessariamente i conti, a meno di un’altra guerra mondiale, con la natura insormontabile delle cose. Soluzioni fattibili non se ne intravedono per invertire la prospettiva sinora assunta che il capitale finanziario, e il suo potere, vadano tutelati a scapito di tutto il resto… e non accadrà.
    I danni prodotti oggi vengono da lontano e ormai si sono calcificati in paradigmi culturali, sociali ed etici, che non possono essere riformati, ma solo crollare. Lo vediamo ogni giorno: non vi è più una sola istituzione che non sia toccata dal sospetto di interessi privati. Il denaro, la legittimità della sua ricerca e del suo accumulo con ogni mezzo, pervade ogni aspetto della vita, tanto da giustificare ogni comportamento. E’ il risultato naturale del liberismo di Adam Smith, il quale smise di chiamare, quella che fino ad allora era denominata avidità, con un più accettabile “interesse ” privato, asserendo che la somma degli “interessi” privati avrebbe creato benefici a tutti. Ma interessi privati, anche confliggenti e non oligopolistici, come invece sono adesso, non creano necessariamente equilibrio; lo creano fino a quando vi sono aree territoriali, sociali ed economiche disposte, eufemisticamente, a fare da cuscinetto alle inevitabili tensioni, ma ora, con il mondo globalizzato e omologato, non solo territorialmente e finanziariamente, ma anche culturalmente, queste aree si vanno sempre più restringendo e si va profilando lo scontro finale di avidità ingovernabili.
    Ingovernabili, poiché non hanno più alcun argine, politico, amministrativo, morale, sociale, economico o legale che si opponga loro o che le indirizzi. Solo la forza, il bruto dato di fatto, la violenza sempre più sfacciata del potere sembrano dominare incontrastati. Non riesco a non pensare, anche in chiave profetica, alle parole di Shakespeare per descrivere tutto ciò : “ La forza sarà diritto. Ragione e torto alla cui eterna dialettica presiede la giustizia perderanno il loro significato, e così pure la giustizia. Tutto si risolverà nel potere; il potere in egoismo; l’egoismo in avidità. E l’avidità, lupa universale, vorrà fare dell’intero mondo la sua preda e, alla fine, divorerà se stessa”.

    • Avatar Pietro ha detto:

      Posso attivare una corrispondenza telefonica con l autore di questo articolo / tesi libro .. ?? 3487074117 .. Pietro 1962 ..

  • Avatar Pier Luigi Tossani ha detto:

    Interessante, certo. Ma qui,

    https://www.rassegnastampa-totustuus.it/cattolica/wp-content/uploads/2015/09/LA-SOCIETA-PARTECIPATIVA-P-L-Zampetti.pdf

    un libro completo su come interpretare la questione, a monte, dal punto di vista antropologico, prima ancora di quello monetario, dove è già tardi. Cito, da pag. 40

    “(…) Qual è il ruolo dello Stato? E’ quello di sostituirsi all’azione degli individui.
    Se il risparmio non viene investito, determinandosi ristagno produttivo, lo Stato si sostituisce al risparmiatore usando la leva fiscale o quella monetaria.
    Addirittura, come abbiamo rilevato, lo Stato compie investimenti pubblici attraverso il disavanzo di bilancio.
    Ma qual è il rapporto tra queste misure e l’uomo soggetto, attore del mondo economico?
    Lo Stato non si sostituisce all’individuo, ma strumentalizza l’individuo, togliendogli quanto possiede, ipotecando le sue scelte future, incentivando il consumo per il consumo e via discorrendo.
    La realtà è che lo Stato rappresentativo può essere solo garantista, protettore della persona umana. Nel momento in cui diventa interventista, agisce sopprimendo le garanzie, strumentalizzando l’uomo, deformando o negando la
    persona umana.
    Se si voleva fare intervenire lo Stato nella economia mantenendo il garantismo, si sarebbe dovuto ricorrere ad uno Stato diverso, che fosse cioè in grado di programmare consumi e produzione, senza ricorrere alla
    strumentalizzazione dell’uomo e mantenendo la sua dignità di persona. Ma su tale importante argomento avremo occasione di soffermarci ampiamente in
    seguito.
    Intanto osserviamo che cosa è diventata la persona umana.
    Con il degradarsi sistematico dell’uomo è l’intera società che si viene disgregando. Ed è proprio sulla negazione della persona umana, ai cui valori si ispira la Costituzione del 1948, che si è venuta formando una Costituzione
    diversa da quella attuale, che altrove ho chiamato Costituzione di fatto e, nell’ultima dizione, Costituzione parallela della Repubblica Italiana (15)”.

    eccetera eccetera…