ABUSO DI CERVETERI: PARTE L’AZIONE LEGALE VERSO I RESPONSABILI.

21 Aprile 2020 Pubblicato da --

 

Marco Tosatti

Carissimi Stilumcuriali, abbiamo ricevuto copia di un’iniziativa estremamente interessante – e a nostro giudizio doverosa – nei confronti dei due membri della Polizia Locale di Cerveteri in relazione all’episodio di cui ci siamo occupati su questo collegamento e su questo. Ne è autore un avvocato di Marsala, Vito Passalacqua; e crediamo che il suo esempio dovrebbe essere seguito da altri suoi colleghi, visto il moltiplicarsi di episodi analoghi in tutta Italia. La lettera è indirizzata al Sindaco di Cerveteri, e al Segretario comunale, per spronarli a prendere un’iniziativa disciplinare e giudiziaria. Di cui avrebbero dovuto rendersi parte attiva il vescovo di Porto Santa Rufina, e la Conferenza Episcopale Italiana, oltre che, a livello diplomatico, la Nunziatura. Ma se non si muovo i laici, ormai…

§§§

Al Sindaco

Al Segretario Generale

Vi informo formalmente (ove vi fosse sfuggito) dei seguenti fatti verificatisi nel vostro comune ad opera di agenti della Polizia Municipale.

Il resoconto è tratto da numerosi articoli di stampa e da una lettera inviata da alcuni fedeli al presidente della CEI (Conferenza Episcopale Italiana).

Domenica 15 marzo nella parrocchia di San Francesco a Marina di Cerveteri (RM, diocesi di Porto Santa Rufina) il parroco celebrava la Santa Messa senza concorso di fedeli, in piena ottemperanza al DPCM dell’11 marzo 2020 (Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull’intero territorio nazionale).

La Chiesa era vuota e la celebrazione veniva trasmessa in streaming.

Nel corso della funzione uno sparuto gruppo di fedeli era in ginocchio sul sagrato esterno, in attesa che si concludesse la S. Messa celebrata senza popolo dal solo sacerdote secondo le prescrizioni della CEI, aspettando l’apertura della chiesa ai fedeli per la preghiera personale e mantenendosi a distanza di sicurezza conformemente al DPCM.

Mentre era in corso la celebrazione è intervenuta una volante della polizia locale.

Due agenti, senza alcun rispetto per il luogo di culto e col berretto in testa hanno fatto irruzione nell’edificio sacro, interrompendo la Santa Messa nel momento più solenne, sono saliti sull’altare, ponendosi dietro lo stesso e dando le spalle al tabernacolo, si sono impossessati del microfono e hanno intimato l’immediata sospensione della funzione costringendo quei pochi fedeli che si trovavano fuori sul sagrato ad allontanarsi.

A tal proposito evidenziamo che l’atto compiuto dalla polizia locale:

  • abusa dell’accordo tra Stato Italiano e Santa Sede che all’art. 5, 2 stabilisce che «Salvo i casi di urgente necessità, la forza pubblica non potrà entrare, per l’esercizio delle sue funzioni, negli edifici aperti al culto, senza averne dato previo avviso all’autorità ecclesiastica»;
  • comporta una evidente lesione del diritto di libertà di culto e religiosa dei cittadini, tutelati dall’art. 19 della cost. e punita dall’art. 405 c.p., che stabilisce «Chiunque impedisce o turba l’esercizio di funzioni, cerimonie o pratiche religiose del culto di una confessione religiosa, le quali si compiano con l’assistenza di un ministro del culto medesimo o in un luogo destinato al culto, o in un luogo pubblico o aperto al pubblico, è punito con la reclusione fino a due anni»;
  • è in violazione dello stesso DPCM dell’11 marzo 2020, che, all’art. 2, lett. v, stabilisce che i luoghi di culto rimangono aperti con le dovute cautele;
  • non rientra nella fattispecie della “urgente necessità” la celebrazione di una Santa Messa con le porte aperte sul sagrato (parte integrante il luogo di culto e sacro ancorché ad esso “esterno”), alla distanza prevista e senza recar danno o pericolo ad alcuno.

In ogni caso, evidenzio come i due sprovveduti:

 

avrebbero dovuto limitarsi a fare allontanare chi si trovava eventualmente assembrato fuori dalla Chiesa,

non avrebbero dovuto permettersi di entrare (peraltro armati) in Chiesa e di interrompere la celebrazione di una funzione religiosa.

 

Vi chiedo, pertanto:

di avviare un procedimento disciplinare nei confronti dei due agenti che hanno interrotto la celebrazione della Santa Messa;

di denunciarli alla magistratura inquirente affinché vengano perseguiti i reati commessi.

Ove la presente non venisse riscontrata con gli estremi del procedimento disciplinare avviato e dell’esposto inviato alla Procura della Repubblica di Civitavecchia, sarà mia cura denunciare le SS.LL. (sindaco e segretario comunale) per le omissioni derivanti dalla protratta inerzia e per gli abusi commessi per arrecare vantaggio ai predetti dipendenti dell’ente locale.

Cordiali saluti.

Avv. Vito Passalacqua

§§§

E questo è un video girato dai cattolici tedeschi, in cui le parole centrali sono: “Ridateci di nuovo la messa”.

 

 

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Questo articolo è stato scritto da Marco Tosatti

12 commenti

  • Avatar AZ ha detto:

    Non per essere polemico, ma la emfatizzazione “dando le spalle al tabernacolo” può diventare una frase a doppio taglio: i celebranti in tutto il mondo da decenni voltano le spalle al tabernacolo amenochè non celebrino la messa ad orientem …

  • Avatar Iginio ha detto:

    Come avevo già scritto a suo tempo, Cerveteri è un comune con un abusivismo edilizio pluridecennale coperto dagli uffici comunali. L’attuale sindaco ovviamente si è fatto eleggere promettendo di cambiare tutto ma di fatto si preoccupa solo di “discriminazioni” e “minoranze”: indovinate quali? Questa gente va delegittimata culturalmente e moralmente, solo così cambia atteggiamento.

  • Avatar Monica ha detto:

    Ottimo! Speriamo in azioni analoghe per i casi simili. Se ci chiedono un aiuto, diamolo! Non stiamo solo a parlarci addosso.

  • Avatar Minimus ha detto:

    Finalmente qualcuno si muove e non si limita a biasimare inutilmente l’accaduto di fronte al silenzio delle gerarchie che mantengono un “silenzio assordante” di fronte ad abusi che temo facciano pensare all’Albania di Hoxa più che all’Urss. Ci vuole un filosofo come Agamben per denunciare la reificazione del corpo dei defunti. Se i Santi Martiri avessero ottemperato ad un’autorità legittima, il Cristianesimo non si sarebbe certo diffuso. Meno che i legali, gli unici che possono fare qualcosa, finalmente si muovono.

  • Avatar Giulio ha detto:

    Gli agenti avrebbero dovuto limitarsi a contestare a verbale l’ipotetica violazione delle disposizioni governative, una volta conclusa la celebrazione, ma non era certo in loro potere interromperla, irrompendo nella chiesa ed addirittura salendo sull’altare.

    Prima ancora della Costituzione e del Concordato, questa azione viola l’art. 405 del codice penale:
    “Chiunque impedisce o turba l’esercizio di funzioni, cerimonie o pratiche religiose del culto di una confessione religiosa, le quali si compiano con l’assistenza di un ministro del culto medesimo o in un luogo destinato al culto, o in un luogo pubblico o aperto al pubblico, è punito con la reclusione fino a due anni.
    Se concorrono fatti di violenza alle persone o di minaccia, si applica la reclusione da uno a tre anni”.

    • Avatar Vito Passalacqua ha detto:

      Bravissimo Giulio.
      Hai ragione, viola anche quello ed è un vero e proprio reato.
      E’ stata una mia dimenticanza e me ne dispiaccio.

      • Avatar Giulio ha detto:

        … con l’aggravante di cui all’art. 61, n. 9, per “aver commesso il fatto con abuso dei poteri, o con violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione o a un pubblico servizio”…

        Di per sé è reato procedibile d’ufficio

  • Avatar Sconsolata ha detto:

    Atto meritorio, come la possibilità di promuovere una class action che sta prendendo in considerazione un gruppo di avvocati coordinati dall’avv. Fontana del Foro di Milano (notizia al link).
    Non sono ferrata in materie giuridiche. Ma: quale sarà lo sbocco, se nel Comunicato di qualche giorno fa la CEI – nero su bianco – ha dichiarato che la linea concordata con la Segreteria di Stato vaticana è stata recepita dalle autorità governative italiane e «assunta dalla Nota del Ministero dell’Interno del 27 marzo»?
    Finirà col: tutti colpevoli, nessun colpevole?
    https://lanuovabq.it/it/messe-interrotte-e-preti-multati-parte-la-class-action

  • Avatar Adriana ha detto:

    Meno male che a difendere i diritti dei fedeli intervengono avvocati laici con idee chiare , perchè , se dovessero esser difesi da religiosi ” bene intenzionati ” e con idee confuse come p. Cavalcoli , saremmo tutti in galera “preventiva” .

  • Avatar Pier Luigi Tossani ha detto:

    Questi sono i logici frutti del cedimento della chiesa allo Stato. Nessuno eccepirà, presumo. Ormai l’aria che tira si è capita.

    Segnalo questo precedente storico:

    San Roman Adame Rosales Sacerdote e martire http://www.santiebeati.it/dettaglio/90112 “…..Con la persecuzione messicana, quando ha davanti a sè l’alternativa di fuggire oppure di darsi alla clandestinità per continuare a servire di nascosto i parrocchiani, lui sceglie quest’ultima strada, certamente la più rischiosa ed impegnativa. Con la copertura dei parrocchiani generosi, spostandosi da un nascondiglio all’altro, continua a celebrare di nascosto, amministrare i sacramenti, sostenere la fede. “Sarei contento di offrire il mio sangue per la parrocchia”, gli scappa di dire il 18 aprile 1927, mentre sta pranzando in una casa ospitale, ad una dei commensali che si augura che i persecutori non vengano a cercarli proprio lì. Sono parole profetiche: la notte seguente, su segnalazione di un contadino al quale il parroco non era mai andato a genio, 300 soldati circondano la casa che lo sta ospitando: il parroco è addormentato e lo portano via così, con addosso appena la biancheria intima. Legato come un delinquente, costretto a correre per tenere il passo dei cavalli al galoppo, viene trasferito a Yahualica . Solo uno dei soldati ha compassione di quel prete quasi settantenne e lo fa salire a cavallo, ma si attira la derisione e la rabbia dei commilitoni. Di notte in cella, di giorno legato ad una colonna della piazza, esposto alla berlina dei passanti e costantemente piantonato dai soldati, si moltiplicano gli sforzi per ottenere la sua liberazione: persone influenti arrivano a contrattare il prezzo della liberazione direttamente con il colonnello, ma questi, appena intascato il riscatto, ordina la fucilazione del prete. Lo portano via di notte, il 21 aprile, per evitare una sommossa popolare, ma la gente si raduna ugualmente per accompagnarlo al martirio, chiedendo a gran voce la sua liberazione e i soldati hanno il loro daffare per tenerla a bada. Silenzioso in vita, ancor più in morte, ma il suo è un silenzio troppo eloquente, come quello del Cristo sulla strada del Calvario. Così, quando viene ordinato di far fuoco, insieme a lui devono fucilare anche il soldato Antonio Carrillo Torres, che si è rifiutato di puntare l’arma contro quel prete innocente e inerme: un pentimento forse tardivo, ma sempre in tempo utile per trovare la strada del cielo. Proprio come sulla croce. Beatificato nel 1992, don Román Adame Rosales è stato canonizzato nel 2000 da Giovanni Paolo II.”