CASTELLANO ALLA CEI. CONSACRAZIONE, PERPLESSITÀ DI DON BUX.

17 Aprile 2020 Pubblicato da --

Marco Tosatti

Il Consiglio Permanente della Cei ha annunciato che dal 1° settembre don Mario Castellano, direttore dell’Ufficio Liturgico Diocesano della diocesi di Bari Bitonto sarà direttore dell’Ufficio Liturgico nazionale. A questo proposito è utile ricordare quanto era stato pubblicato dal blog di Sabino Paciolla, nel 2019, a seguito di una conferenza tenuta da don Mario Castellano a Monopoli, e le perplessità – a dir poco – sollevate a seguito delle sue dichiarazioni, a cui ha risposto don Nicola Bux. Buona lettura.

 §§§

CASTELLANO – La teologia ha concentrato tutta l’attenzione su un solo momento della Consacrazione tralasciando tutta la preghiera Eucaristica.

La consacrazione comincia quando il Sacerdote dice: il Signore sia con voi e con il vostro Spirito ecc.…

RISPOSTA di don Nicola Bux:

Quando comincia la presenza di Cristo nell’eucaristia

Taluni teologi ritengono che la consacrazione – mediante la quale si opera la transustanziazione – del pane e del vino non avvenga all’istante, ma gradualmente, e che l’intera preghiera eucaristica sia consacratoria.

Che dire di questa teoria? L’idea della consacrazione graduale o progressiva è la conseguenza dell’enfatizzazione del valore della preghiera eucaristica nel suo insieme: un tentativo di avvicinarsi, in modo più completo e ricco, al mistero eucaristico. Con l’espressione: “racconto dell’istituzione”, presente nel cuore della preghiera eucaristica, – ossia la consacrazione del pane e del vino,  quando alle parole: “Questo è il mio corpo” e “Questo è il (calice del) mio sangue” (cfr CCC 1353, 1376-1377), il pane cessa di essere pane e il vino cessa di essere vino e diventano il corpo e il sangue, l’anima e la divinità di Cristo – si intende sminuire la presenza reale a favore di altri aspetti, come il memoriale del sacrificio di Cristo, la sua risurrezione e la sua ascensione, il ruolo dello Spirito Santo. Se Cristo non fosse già pienamente presente dal momento della consacrazione, la prescrizione delle rubriche del messale al sacerdote, di inginocchiarsi in adorazione, sarebbe senza senso. Sulla dichiarazione vaticana di validità dell’anafora di Addai e Mari, usata in alcune chiese mediorientali, che – priva delle parole della consacrazione – consacrerebbe in modo ‘diffuso’, senza determinare il momento preciso, c’è ancora molto da discutere. L’idea di una graduale trasformazione del pane e del vino, in eucaristia, non è sostenibile più di quanto chi sostiene che un embrione non sia un essere umano all’atto del concepimento e lo diventi gradualmente.

Sull’istante della consacrazione, come tempo sacramentale, influisce l’idea che il tempo sacramentale sia del tutto diverso da quello fisico; ma l’essere diventato tempo metafisico dipende proprio dal fatto che l’Eterno è entrato nell’istante temporale. Nicola Bux ha scritto che l’insistenza della liturgia odierna sull’evento(cioè sul nunc, ora) è andata a scapito della permanenza del sacro (hic, qui), così anche il rito avviene e non dura; eppure «Il linguaggio della fede ha chiamato mistero questa eccedenza riguardo al mero istante storico e ha condensato nel termine mistero pasquale il nocciolo più intimo dell’avvenimento redentivo»(J.RATZINGER, Davanti al Protagonista, Cantagalli, Siena 2009, p 130). Il rifiuto di tale eccedenza ha, in realtà, portato alla rimozione del segno massimo della permanenza del divino: il tabernacolo, malgrado sant’Ambrogio affermi: «Che cosa è l’altare di Cristo se non l’immagine del corpo di Cristo?» (sant’Ambrogio, De Sacramentis, 5,7; CSEL 73, 61; PL 16, 447, perciò «L’altare è immagine del corpo e il corpo di Cristo sta sull’altare»( Ivi, ,4,7; CSEL 73,49; PL 16, 437   cfr CCC 1383). E allora, che fastidio dà il tabernacolo sull’altare della celebrazione? Bisogna riequilibrare evento e permanenza, riunire hic et nunc.

Inoltre, pur affermando il Catechismo che “La presenza eucaristica di Cristo ha inizio al momento della consacrazione e continua finché sussistono le specie” (CCC 1377), ci sono preti che usano amministrare la comunione con le ostie consacrate durante la messa, e non con quelle custodite nel tabernacolo. Pur, a voler mostrare in tal modo il segno della presenza avvenuta, si può far credere che le ultime siano di seconda categoria, mentre è noto che le ostie, solo quando perdono l’apparenza e il gusto del pane, non contengono più la presenza. C’è una differenza di presenza del Signore?

Queste e altre teorie si possono ritrovare nell’impostazione del liturgista Cesare Giraudo. Egli ama parlare del passaggio avvenuto nel primo millennio, dal metodo patristico a quello scolastico che – egli semplifica – sarebbe più debole perché, invece di partire dai testi liturgici, parte dalla propria testa; anche se non spiega la ragione che ha portato a preferire quest’ultimo, cioè il metodo scolastico. Nella Chiesa non c’è stato, anche, uno sviluppo della teologia sacramentale eucaristica? Di qui la sua valutazione negativa del fare teologia a scuola, dimenticando che, anche nel giudaismo, il servizio liturgico dei sacerdoti era affiancato dall’insegnamento dei rabbi. Se il maestro medievale poteva insegnare ciò che aveva speculato nella sua cella, era perché prima aveva adorato il sacramento: san Tommaso e san Bonaventura non hanno insegnato ciò che avevano adorato in ginocchio? Si può ‘studiare’ Cristo pregando, e pregarlo studiando. Quella che Giraudo chiama lettura ‘statica’ dei padri e che oppone a quella ‘dinamica’ – cosa cambiano questi termini nel dogma eucaristico? – non era che il tentativo di verificare la rispondenza della fede alle esigenze della ragione.

Dunque, sull’inizio della presenza Ambrogio ricorda: “Lo stesso Signore Gesù proclama: ‘Questo è il mio corpo’. Prima della benedizione delle parole celesti la parola indica un particolare elemento. Dopo la consacrazione ormai designa il corpo e il sangue di Cristo. Egli stesso lo chiama suo sangue. Prima della consacrazione lo si chiama con altro nome. Dopo la consacrazione è detto sangue. E tu dici: ‘Amen’, cioè, ‘E’ così’”.(sant’Ambrogio, Sui misteri, n 54; SC 25 bis, 188).

Per questo, a richiamare l’inizio del farsi presente di Gesù Cristo, è lodevole suonare il campanello, come esplicitamente previsto nell’ordinamento generale del messale romano: “Poco prima della consacrazione, il ministro, se è opportuno, avverte i fedeli con un segno di campanello. Così pure suona il campanello alla presentazione al popolo dell’ostia consacrata e del calice, secondo le consuetudini locali. Se si usa l’incenso, quando, dopo la consacrazione, si mostrano al popolo l’ostia e il calice, il ministro li incensa”(OGRM n 150). Malgrado il divieto di liturgisti modernisti, così si fa in molte parti del mondo come nelle liturgie papali, con gioia di ministri e fedeli.

Dunque, dalla storia della liturgia e del dogma eucaristico si apprende che la forma o rito della messa non è il convito: «Eucaristia significa sia il dono della communio in cui il Signore diventa cibo per noi, sia il sacrificio di Gesù Cristo che ha pronunciato il suo sì trinitario al Padre nel sì della croce ed ha riconciliato tutti noi con il Padre in questo “sacrificio”. Tra pasto e sacrificio non si dà contrasto alcuno; nel nuovo sacrificio del Signore essi si intrecciano inscindibilmente».  Nelle due forme della messa bizantina, la “divina liturgia di San Giovanni Crisostomo” e quella “di San Basilio”, il concetto di cena o di banchetto è chiaramente subordinato a quello di sacrificio, proprio come nel nostro canone romano.

Di denominazioni della messa ve ne sono, basta consultare il Catechismo della Chiesa Cattolica, ma non si può dire che quella di cena e di memoriale sia primaria rispetto a quella di sacrificio, ripresentazione incruenta del sacrificio del Golgota. Il fatto che l’eucaristia sia il sacrificio del Verbo, la parola di Dio fatta carne – in greco Logos, che significa parola e anche “ragione” – ne fa l’offerta razionale (oblatio rationabilis), il culto logico (logikè latria). Davvero, l’eucaristia è l’ingresso della Chiesa nel “culto razionale”.

 

CASTELLANO: La preghiera Eucaristica dobbiamo considerarla tutta consacratoria.

RISPOSTA di don Nicola Bux:

Una prima osservazione: se tutta l’anafora è consacratoria, allora niente è consacratorio di quella preghiera; bisognerebbe infatti, spiegare perché mai gli studiosi l’abbiano distinta in più parti(prefazio, epiclesi, anamnesi, intercessioni, ecc.).

Del resto, nel pensiero dei padri l’epiclesi allo Spirito è operante ed efficace per le parole di Cristo. Alcune testimonianze:

Giovanni Crisostomo:

“Non è l’uomo a far sì che le offerte divengano il corpo e il sangue di Cristo, ma Cristo stesso, crocifisso per noi. Il prete è lì a rappresentarlo e pronuncia le parole, ma la potenza e la grazia sono di Dio. Questo è il mio corpo, egli dice. Questa parola trasforma le offerte” .

Tommaso d’Aquino ha portato il suo contributo decisivo:

“ …la conversione (eucaristica) di cui parliamo è istantanea. Primo, perché la sostanza del corpo di Cristo, alla quale termina questa conversione, non ammette un più e un meno. Secondo, perché in questa conversione non c’è un soggetto da preparare gradualmente. Terzo, perché viene compiuta dall’infinita virtù di Dio.(…) Perciò si deve rispondere che questa conversione avviene, come si è detto, per le parole di Cristo proferite dal sacerdote, in modo che l’ultimo istante della dizione di quelle parole è il primo istante della presenza del corpo di Cristo nel sacramento, mentre in tutto il tempo precedente c’era la sostanza del pane” .

Dunque, il concilio Tridentino non ha dovuto fare altro che registrare un dato: “Nella Chiesa di Dio c’è stata sempre la fede che subito dopo la consacrazione c’è il vero corpo di N.S.G.Cristo e il suo vero sangue sotto la specie del pane e del vino insieme alla sua anima e divinità. Ma il corpo sotto la specie del pane, il sangue sotto la specie del vino in forza delle parole,ecc” .

Si obietta da parte di alcuni liturgisti che Tommaso e il concilio di Trento non erano sensibili alla vita liturgica e alla lex orandi e perciò avrebbero avallato una concezione statica dell’eucaristia, mentre attribuendo valore consacratorio all’epiclesi ne riceverebbe impulso quella dinamica. A parte un certo sapore calvinista di tale proprietà attribuita all’eucaristia, si dovrebbe osservare che, nell’economia biblica come in quella liturgica, lo Spirito viene invocato ed effuso prima perché deve condurre a Cristo, proprio come nell’iniziazione sacramentale: dal battesimo alla confermazione e all’eucaristia. In ogni caso, che lo Spirito s’invochi prima o dopo, o prima e dopo, di certo conduce a Cristo e non da un’altra parte e opera una cum Patre et Filio.

Osserva sant’Ambrogio: “…che dire della benedizione fatta da Dio stesso dove agiscono le parole medesime del Signore e Salvatore? Giacché questo sacramento che tu ricevi si compie con la parola di Cristo…La parola di Cristo, dunque, che ha potuto creare dal nulla quello che non esisteva, non può cambiare le cose che sono in ciò che non erano? Infatti non è meno difficile dare alle cose un’esistenza che cambiarle in altre… Lo stesso Signore Gesù proclama: ‘Questo è il mio corpo’. Prima della benedizione delle parole celesti la parola indica un particolare elemento. Dopo la consacrazione ormai designa il corpo e il sangue di Cristo. Egli stesso lo chiama suo sangue. Prima della consacrazione lo si chiama con un altro nome. Dopo la consacrazione è detto sangue. E tu dici:”Amen”, cioè, “E’ così”” .

Si comprende la crescente consapevolezza ecclesiale, culminata nelle definizioni dei concili di Firenze e di Trento, che le parole della consacrazione siano costitutive del gesto eucaristico e necessarie per la fede cattolica .

Inoltre, l’elevazione delle specie consacrate, nata dalla pietà medievale, è il segnale che il mistero si è compiuto nella transustanziazione e costituisce anche l’invito all’adorazione. Analogamente le rubriche della liturgia bizantina prescrivono che il sacerdote reciti le parole a capo chino, alzando in modo epicletico e reverente la destra sul pane e dopo segnando con la croce il calice, prima di pronunciare le parole  . Se l’invocazione dello Spirito è operante ed efficace, secondo i padri suddetti, con le parole dell’istituzione, non è sostenibile la valenza consacratoria dell’epiclesi.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che “Nel racconto dell’istituzione l’efficacia delle parole e dell’azione di Cristo, e la potenza dello Spirito Santo, rendono sacramentalmente presenti sotto le specie del pane e del vino il suo Corpo e il suo sangue, il suo sacrificio offerto sulla croce una volta per tutte”(1353); inoltre, che “la presenza eucaristica di Cristo ha inizio al momento della consacrazione e continua finché sussistono le specie eucaristiche” (1377). Quindi, si conosce il momento preciso: dopo le parole di Cristo comincia la presenza e quindi l’adorazione. Non è un limite legato alla nozione di tempo fisico: è l’istante di Dio che è diventato tempo sacramentale, da quando egli, l’eterno, è entrato nel tempo fisico e vi si è sottomesso. I teologi contemporanei non ci hanno resi sensibili all’hic et nunc della liturgia?  Perché scandalizzarsi allora del momento preciso? Il cristianesimo non è l’evento di un dio mitico senza tempo. Questo noi crediamo e insegniamo.

Resta il confine additato da Paolo VI: “Ogni spiegazione teologica, che tenti di penetrare in qualche modo questo mistero, per essere in accordo con la fede cattolica deve mantenere fermo che nella realtà obbiettiva, indipendentemente dal nostro spirito, il pane e il vino han cessato di esistere dopo la consacrazione, sicché da quel momento sono il corpo e il sangue adorabili del Signore Gesù ad essere realmente presenti dinanzi a noi sotto le specie sacramentali del pane e del vino”. (Solenne professione di fede, 30 giugno 1968,25: AAS 60(1968), 442-443).

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Questo articolo è stato scritto da Marco Tosatti

14 commenti

  • Avatar nipass39 ha detto:

    Conbsentitemi uyna

    Consentitemi una “divagazione”
    Ma questo don Mario Collesano è l’unico esperto in materia liturgica esistente in Italia?
    Se sì, la Cei fa bene a nominarlo direttore dell’Ufficio Liturgico nazionale.
    Se no, la Cei, nel dubbio, non farebbe meglio a nominarne uno che non abbia provocato delle “perplessità”?
    A meno che non siano proprio quelle posizioni che suscitano “perplessità” a renderlo più appetibile alle alte sfere!

    2divagazione

  • Avatar PAOLO ha detto:

    Ma…il Concilio di Trento ? No?

  • Avatar Non Metuens Verbum ha detto:

    La discussione teologica la lascio al competente Bux. Rabbrividisco solo per il fatto che esistano gli Uffici Liturgici, i Funzionari Liturgici, la Burocrazia Liturgica, e che il più grosso e influente Ufficio sia quello della Chiesa Patriottica Italiana siglata CEI, organismo privo di qualunque legittimazione teologica ma tanto zelante e docile nella produzione di infinite parole per occultare il Verbo.

  • Avatar Monica MS ha detto:

    Nel grande miracolo eucaristico di Lanciano il pane divenne carne e il vino sangue subito dopo le parole di consacrazione. Questo é stato tramandato. S. Kowalska, vede Gesù bambino subito dopo le parole della consacrazione. Non ne ha visto metà all inizio della preghiera eucaristica e metà alla fine.
    Don Bux ed altri istruiti sacerdoti e teologi sanno ripondere nel merito della disputa, noi poveri fedeli possiamo solo consigliare a chi non ha altro a cui pensare, a chiedersi se i pinguini hanno le ginocchia e lasciarci nelle nostre certezze tramandate da millenni grazie alla manifestazione della Grazia che guida la sua Chiesa.

  • Avatar Marco ha detto:

    Caro mons.nicola bux
    Le chiedo se può chiarire la questione del Santo padre Francesco
    Circa il non inginocchiarsi davanti all’ostensione del Santissimo.ho seguito le liturgie della settimana santa e spesso la messa mattutina di Santa Marta e ho notato come Papà Francesco davanti allostensorio non si inginocchia ma rimane seduto in assorta adorazione .devo dire che questo atteggiamento anche se non del tutto riverente e umile davanti a NS Gesù Cristo non mi ha turbato più di tanto pensando alla età e agli acciacchi del Papa. Però ho notato che nella messa della domenica delle palme in San Pietro sempre di quest’anno 2020 durante la lettura della passione di Cristo al momento dell’ ora nona quando Gesù muore sulla croce il cerimoniere gli ha portato un inginocchiato e il papa si è inginocchiato per alcuni minuti. Questo diverso comportamento invece mi ha un po’ confuso . Le chiedo se può dare una spiegazione in quanto tutto questo è fonte di tante discussioni .
    Grazie con tutta la stima Marco

  • Avatar Ilario ha detto:

    Caro mons.nicola bux
    Le chiedo se può chiarire la questione del Santo padre Francesco
    Circa il non inginocchiarsi davanti all’ostensione del Santissimo.ho seguito le liturgie della settimana santa e spesso la messa mattutina di Santa Marta e ho notato come Papà Francesco davanti allostensorio non si inginocchia ma rimane seduto in assorta adorazione .devo dire che questo atteggiamento anche se non del tutto riverente e umile davanti a NS Gesù Cristo non mi ha turbato più di tanto pensando alla età e agli acciacchi del Papa. Però ho notato che nella messa della domenica delle palme in San Pietro sempre di quest’anno 2020 durante la lettura della passione di Cristo al momento dell’ ora nona quando Gesù muore sulla croce il cerimoniere gli ha portato un inginocchiato e il papa si è inginocchiato per alcuni minuti. Questo diverso comportamento invece mi ha un po’ confuso . Le chiedo se può dare una spiegazione in quanto tutto questo è fonte di tante discussioni .
    Grazie con tutta la stima Ilario

  • Avatar Antonella ha detto:

    Una riflessione dottrinale sull’Eucarestia di cui andare fieri come cattolici, perché attraverso queste fondate considerazioni sul rapporto osmotico che Monsignor Bux riprende tra Chiesa d’Oriente e d’Occidente, rende come non mai la centralità dell’Evento Cristologico nel compimento dell’atto liturgico.
    Il suo Corpo si sostanzia istantaneamente alle parole del Memoriale, la Dabar pronunciata per bocca del sacerdote, creativa come in origine, mistero che ripresenta con l’offerta il Calvario della croce e la Resurrezione.
    Importante questa trasposizione teologica che pone giustamente prioritario l’Evento alla forma liturgica, perché è Cristo a sostanziare la materia del pane e del vino, ed ogni azione non può che limitarsi a celebrarlo , accogliendo….
    Certamente da contrastare l’idea per cui la liturgia possa concorrere alla transustanzazione fino al momento finale dell’epiclesi, perché attribuisce al culto una funzione che tradisce il suo vero servizio, lasciando credere che possa contribuire in specifici tempi alla sustanzazione quando dovrebbe invece onorarne il mistero.

  • Avatar IMMATURO IRRESPONSIBLE ha detto:

    Ecco, adesso incomincia la vera sciagura. La Transustanziazione è dogma chiaro, senza ambiguitá, comprensibile anche ai bambini (se fosse loro insegnato..). Dico di più : è il concetto più preciso che mente umana possa cogliere. Non c’ è nessuna nozione, naturale, psicologica, e (oso dire) morale che possa essere paragonabile ad esso per univocità assoluta: o nel tabernacolo c’ è il Corpo di Cristo, o non c’ è. Nessuna filosofia può relativizzare questo dilemma. E la meravigliosa unicità della Transustanziazione risiede proprio nell’ essere miracolo, ma senza prodigio (i miracoli eucaristici sono altro). Come dice S. Tommaso, senza la Fede, nessunissimo modo è dato alla ragione per crederlo. L’ estinzione del protestantesimo donde deriva? i luterani e i calvinisti sono più immorali? più ignoranti? no, essi non sono Chiesa perchè hanno dubitato sulla Transustanziazione prima, l’ hanno negata infine. Se passasse questo sconcio, che è insieme offesa a Dio e all’ uomo, tutte le altre questioni, anche quelle più gravi apparirebbero di colpo inessenziali.

  • Avatar Adriana ha detto:

    Iginio , caro Iginio ,
    tanto ansioso di abbeverarsi all’acqua della sapienza…legga anche queste simpatiche parole di Bergoglio , pronunciate nell’ultimo film su di Lui . Parole sulla vera acqua di vita che non udrà – quando lo proietteranno , tra poco – . Un peccato che il Vaticano tanto progressista sia così ” rigido ” , accampando la scusa di non voler fare pubblicità a una marca di Whisky scozzese .
    Le trova qua : https://dagospia.com/rubrica-29/cronache/se-dice-papa-39-dogma-bergoglio-scherza-whisky-233767-htm
    Il filmino è vecchio di un anno , ma pronto per rasserenarci ora . Per completezza , la marca di whisky , si chiama Oban e , certo ,” scherzare coi fanti “si può …il prosieguo no . Ma , come disse qualcuno :” Lo stile è l’uomo ” ( anche se questo uomo fa da papa ).

    • Avatar Iginio ha detto:

      Forse non sono stato abbastanza esplicito.
      Avete letto come aveva liquidato il vescovo obiettore? Misericordioso, no?

  • Avatar Raffaella ha detto:

    Don Mario Castellano, un prete che NON si veste da prete, non ha talare,clergyman e neppure la croce.
    Bocciato già solo per come si presenta!!!
    Riguardo a Bergoglio ormai lo sappiamo,dice una cosa e il suo contrario nello stesso momento.