MESSA E CORONAVIRUS. L’AVV. PATRUNO: È UN FALSO PROBLEMA…

11 Marzo 2020 Pubblicato da

 

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, il tema della proibizione delle messe, legata al Coronavirus, continua a far discutere nel mondo cattolico. Stilum Curiae ha ricevuto questa lettera molto interessante dell’avvocato Francesco Patruno, e le condivide con voi. Buona lettura.

§§§

Gentilissimo Dott.Tosatti,

ho letto il contributo del collega Adernò. E francamente mi ha lasciato alquanto perplesso. In primo luogo, la disposizione di legge del decreto legge governativo non si indirizza solo ai cattolici, ma a tutte le confessioni. Anche le riunioni degli ebrei, per dire, sono vietate.

La legge non parla di “cerimonie cattoliche”, ma latu sensu di “cerimonie religiose”, senza qualificare se queste siano cattoliche ebraiche o valdesi o ortodosse. Tanto è vero che anche le confessioni diverse dalla cattolica hanno adottato misure simili:

Leggete qui

E qui

E anche qui.

E qui.

Inoltre qui

E infine qui

Non vi è alcuna violazione della libertà religiosa dei cattolici né violazione di legge né di Costituzione perché anche altre norme di legge qualificano le celebrazioni religiose. Ad es., il Testo Unico delle legge di Pubblica Sicurezza parla di “cerimonie religiose” all’art. 25. E l’art. 26 di questo testo di legge sancisce che il questore possa vietarle per ragioni di sicurezza e sanità pubblica. Ovviamente, il riferimento è a situazioni locali.

Per cui non vi è nessuna violazione di legge quando il decreto legge parla di “cerimonie religiose”, visto che è la terminologia adoperata anche da altri testi legislativi.

Non ritengo poi che vi sia alcuna violazione della libertà religiosa, perché la stessa Costituzione consente limiti “per motivi di sanità o sicurezza” alla libertà di circolazione dei cittadini (art. 16) e di riunione in luoghi pubblici (art. 17). L’art. 120 sempre della Costituzione prevede poteri del Governo di sostituirsi alle regioni, in caso – tra l’altro – di “pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica”, “quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali”.

Peraltro, l’art. 9, comma 2, della Convenzione europea per i diritti dell’uomo stabilisce: “La libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo non può essere oggetto di restrizioni diverse da quelle che sono stabilite dalla legge e che costituiscono misure necessarie, in una società democratica, alla pubblica sicurezza, alla protezione dell’ordine, della salute o della morale pubblica, o alla protezione dei diritti e della libertà altrui”.

La Convenzione europea, nell’ambito italiano, assume valore cogente ed interpretativo delle stesse norme costituzionali, se non quasi di valore equivalente (essendo stata la Convenzione richiamata anche dalla Costituzione dell’Unione Europea).

Essa, dunque, prevede limitazioni alla libertà di manifestazione della propria religione per ragioni di salute o morale pubbliche.

Quanto alla Chiesa non so se essa si sia mostrata accondiscendente verso lo Stato. Certamente, essa ha interpretato – come giusto che facesse – l’espressione “cerimonie religiose” con “celebrazioni eucaristiche”. Per cui, la sua competenza interpretativa, che invoca l’Adernò, è stata formalmente mantenuta.

Quel che certamente non ha la Chiesa è la competenza sanitaria per poter giudicare se vi sia o no uno stato di emergenza in materia sanitaria o che vi sia un’epidemia o un pericolo per la salute pubblica. Non ha questo compito la Chiesa. Sono eccessive le misure di sospensione pubblica delle celebrazioni cultuali? Non so dirlo, anche perché la bontà o meno di simili sospensione ce lo potrà dire il tempo: se l’epidemia rientrerà, tanto di guadagnato.

La Chiesa avrebbe potuto fare di più? Non so se avrebbe potuto far di più.

Avrebbe potuto dire allo Stato: chiudi anche i ristoranti ed i bari? Forse. Ma anche qui non competeva alla Chiesa dirlo, visto che, in quel caso, sarebbe entrata a gamba tesa nell’ambito delle scelte politico-sanitarie del governo.

Certamente abbiamo l’esempio di della peste manzoniana: la processione del corpo di S. Carlo per le vie di Milano, guidata dal celebre cardinal Federigo, contro il parere dei medici come Ludovico Settala, nel giugno 1630, lungi dal far diminuire i contagi, li fece esplodere, perché, all’epoca, non si conosceva nulla di virus e batteri e si pensava che il morbo si diffondesse per opera degli untori, cioè per opera umana e quindi per evitare i contagi fosse sufficiente tener sotto controllo i soggetti, attenzionandoli qualora fossero individuati soggetti sospetti. Famoso è il caso del vecchietto linciato dalla folla perché sorpreso a spolverare la sua panca nella chiesa di S. Antonio in Milano. E per chi è di Milano la storia della colonna infame dovrebbe essere illuminante sulla credenza dell’epoca.

Forse si poteva far di più? Ne dubito. Ma forse sì: richiamando i fedeli al fatto che il digiuno forzato di Eucaristia è un sacrificio che si può sopportare per il bene, oltre che nostro, anche del prossimo, perché a noi è dato l’onere di custodire la vita del prossimo. E chi è il prossimo? In primo luogo chi ci vive accanto: soprattutto i soggetti più deboli, quali i bambini e gli anziani ed i malati delle nostre famiglie. E poi gli amici, i colleghi di lavoro ed infine anche gli immunodepressi, cioè coloro che, per varie patologie, sono più esposti a contrarre malattie virali. Ed un contesto sociale malato ed in cui è diffusa la malattia, li espone più di altri, facendo rischiare loro la terapia intensiva. E magari anche la morte.

Noi possiamo rischiare per noi stessi. Ma nessuno vive in un’isola deserta, per cui una persona può rischiare per se stessa e magari tutto finisce lì. Noi viviamo in un contesto sociale e familiare, che ci impone di badare anche alla salute di chi ci è vicino a noi. Per cui, anche se volessimo rischiare noi in prima persona, non lo possiamo fare, perché la nostra condotta espone a rischio anche chi è a fianco. L’amore a Dio passa attraverso l’amore per il prossimo. E amore del prossimo significa volere il bene del prossimo, non già nuocergli o esporlo a pericolo, anche involontario.

E poi se volessimo dirla tutta, non è problema quello di non poter assistere alla Messa poiché ci son stati cattolici che si sono santificati senza mai vedere una Messa (tipo i cattolici dormienti del Giappone, che per oltre due secoli non poterono avere un sacerdote) e non è nemmeno il poter fare o no la comunione poiché molti santi del passato (ad es., i santi padri anacoreti nel deserto) facevano la comunione e si riunivano per la sinassi sì e no due o tre volte all’anno e forse anche meno.

Quindi, è un falso problema quello di non poter assistere alla messa o non poter fare la Comunione.

Avv. Francesco Patruno

§§§




 

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163 commenti

  • Monica ha detto:

    mi viene da commuovermi quando penso che in Italia i fedeli non possono andare a Messa. Non entro nella disputa legale. Ma parlo in nome del buon senso. Se potete uscire per fare la spesa agli alimentari, con le dovute precauzioni di maschere e distanze, non é possibile usare le medesime precauzioni per andare a Messa? L’uomo non vive di solo pane.
    L’ateo può dire che anche i negozi e bar sono chiusi e di adeguarsi. Ma un cattolico, e quindi un vescovo, sa bene che una chiesa non é una attività commerciale assimilabile ad un pub, e dovrebbe ribadire che, con le stesse precauzioni che per un alimentari, la Messa gli é necessaria quanto mangiare.

  • MARIO ha detto:

    E’ un momento di particolare sofferenza per tutti, per via del Coronavirus, e in particolare per i cristiani, a causa della privazione momentanea della Messa e dei Sacramenti.

    Riguardo al grande problema della sofferenza, nell’ “Evangelo come mi è stato rivelato” di Maria Valtorta, Gesù ne dà una definizione che mi ha molto colpito, perché nello stesso tempo sintetica e semplice (come è semplice tutto ciò che riguarda il rapporto Dio – uomo, perché possa essere capito da tutti).
    Dice Gesù: “La sofferenza è frutto del peccato, però se accolta come volontà di Dio, diventa il più potente strumento di santificazione.”

    Quindi anche le sofferenze attuali (fisiche, psicologiche e anche spirituali) potrebbero rientrare in un misterioso disegno di Dio, con funzione di espiazione (per noi) e di redenzione (per gli altri), per la salvezza di una umanità che si è allontanata troppo da Dio.
    In questo tempo di Quaresima poi, la nostra particolare sofferenza “spirituale” di cristiani potrebbe essere accettata anche come partecipazione alla più grande sofferenza di Gesù, rappresentata dall’abbandono del Padre.

    Azzardo infine, molto timidamente e sommessamente, un’ipotesi. Nella logica di un insondabile disegno divino, l’epidemia da Coronavirus potrebbe anche essere l’occasione per il manifestarsi del 1° dei cosiddetti “10 segreti di Medjugorje”, perché in un simile contesto la risonanza sarebbe mondiale.

  • Pino ha detto:

    Grazie avvocato Patruno per la sua pacata ed equilibrata disamina che condivido pienamente. La Chiesa ha dimostrato una sensibilità veramente lodevole. Vicini a Dio ma prossimi ai nostri fratelli.

  • Sondaggio ha detto:

    Qualcuno crede ancora in questo ?
    “… e questi sono i segni che accompagneranno coloro che CREDERANNO: nel Mio nome scaccieranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, SE BERRANNO DEL VELENO MORTALE esso non nucera’ loro, imporranno le mani sui malati e li libereranno dal male” (Mc 16, 17-18)

  • giovanni ha detto:

    Tanti hanno già scritto.Aggiungo sottovoce anche due righe mie.
    La s.Messa,sacrificio incruento di Cristo,e la condivisione della ss Eucarestia per un Cattolico sono o dovrebbero essere più importanti della salute ,della vita-se si crede veramente a ciò che si vive nell’Eucarestia-.Grandissimo è il sacrificio per la privazione di ciò.Per nulla paragonabile alla sospensione di una partita di calcio o la chiusura del parrucchiere ,di un cinema,teatro o “pub”……I Cattolici sono abituati a soffrire .Sono abituati (oggi più che mai) al martirio per la loro Fede.Si cerchino notizie in merito sul trattamento dei Cattolici in India,Pakistan,Korea,Cina ecc per vedere come la Fede in Cristo porta con se persecuzioni e sofferenze di ogni tipo.Obbediamo ,si ,anche ai nostri Vescovi che ossequienti alle Leggi statali hanno imposto la sospensione delle s.Messe (vorrei accennare alla sostanziale differenza tra Messa Cattolica e un culto generico di altra religione).Comunque con questa emergenza stiamo rinfrescando la nostra Fede che in molti era dormiente,assopita.Preghiamo dunque più e meglio.Il Dio di Gesù sa scrivere diritto anche sulle righe storte!!!grazie Gio.

  • Iginio ha detto:

    Qualcuno ha visto il video con S.E. Mons. Delpini che prega la Madonnina e poi declama: “CI benedica Dio Onnipotente” mentre contraddittoriamente fa il gesto di dare la benedizione con la mano? Ormai il clero è fissato con questa storia del “Ci benedica” anziché “VI benedica”, come dovrebbe dire il sacerdote che agisce in persona Christi. Ma sì, tanto siamo tutti uguali, no? E allora i preti che ci stanno a fare?
    Discutiamo di questo.

  • Iginio ha detto:

    Colpisce poi il fatto che nessuno sembri notare come il castigo di Dio sia anche e soprattutto il non poter partecipare all’Eucarestia.

    • Vexata Quaestio ha detto:

      E’ l’uomo che ha abolito le S. Messe (in presenza
      di popolo)
      La controdimostrazione e’ che si puo’ ancora
      fare la Comunione Spirituale.

    • Luca Antonio ha detto:

      Cristo e’ schifato.

  • Iginio ha detto:

    Credo che il vero problema sia il fatto che la sospensione delle messe in pubblico è stata decretata in quattro e quattr’otto, quando ancora non c’era un’emergenza nazionale e soprattutto dando l’impressione che la messa sia semplicemente un ritrovo di persone. In un Paese in cui il cristianesimo informasse di sé il modo di vivere, si sarebbe piuttosto detto: non vi obblighiamo più alla presenza fisica, se non ve la sentite non venite 8e ovviamente i malati o deboli non vengano), però continuiamo a celebrare la Messa insieme coi fedeli che vogliono supplicare il Signore. e unirsi a Lui col Sacramento dell’Eucaristia.

    • Milli ha detto:

      Con buona volontà, ci si poteva organizzare a mantenere le persone alla giusta distanza durante le celebrazioni. Purtroppo non ci hanno neanche provato a resistere, adesso siamo noi a dover lottare da soli.
      Mi chiedo: ma c’è un sacerdote negli ospedali a dare l’estrema unzione ai moribondi? O li lasciano morire come bestie? Qualcuno sa qualcosa?

  • Nicola Buono ha detto:

    Non si riesce a collegarsi con il video di Catholicus. Provo io a ripostarlo di nuovo.

    https://youtu.be/H3zv4ht6oMg

  • P. Luis Eduardo Rodrìguez Rodríguez ha detto:

    Bolletino alle 19.19 vostre. Qui America (in Venezuela) poco prima dell’ora della Vera Misericordia Divina:

    Due avvocati, e come intermezzo la molto buona riflessione del Mons. ICS (X).
    Tr’ ieri ed oggi.

    Da molte settimane non oltre passavano i 100 commenti, sempre riflessi dell’ interesse che suscitano gl’ articoli, perche certamente siamo pochi a commentare riguardo una moltitudine che li legge.

    Dunque l’avvocato Adernò brillantemente ha sposto la sua. Senza commentare, ribadire, contrastare nessun commentatore, senza difendersi…appunto suo mestiere difendere gl’ altri. 114 commenti. 5% Li sono contrari.

    L’ avvocato Patruno, nel suo 120 commenti fino quest’ ora, commentandosi lui 18 volte. L’ 85% Li sono contrari.

    Non so se spadaro ha un blog. Ci provi con lui.

    • Avv. Patruno Francesco ha detto:

      Grazie per la statistica. Effettivamente il tema ha toccato la “pancia” di molti. Questo non lo nego. La necessità mia di replicare è dovuta al fatto che, forse, questo tema è stato ed è tuttora affrontato con emotività. Ecco, è un tema emotivo, che non è trattato con pacata lucidità e intelligenza. Tutto qui. Ed era mio dovere – penso – nell’attuale contesto non cedere all’emotività, ma offrire una riflessione ed una meditazione pacata ed obiettiva. Poi si può convenire sulla sofferenza, sul dolore di essere privati della messa, ecc. Io stesso domenica scorsa, recatomi a messa, me ne sono tornato a casa con rammarico e dolore quando fu comunicato che non ci sarebbe stata la celebrazione. Fui costretto a sopperire seguendola in TV. Sul momento fui preso da inquietudine, direi quasi rabbia. Ma poi la riflessione ebbe la meglio su di me. Tutto qui.

      • P. Luis Eduardo Rodrìguez Rodríguez ha detto:

        Ma é bello che Lei si mostri umile. E qui si se potrebbe dire “tutto qui”. Allora grazie per questo suo 19° commento. Ma riconosca che anche Lei è testardo. Altro sacerdote “Don Z” che mi pare ieri 11 fu prima volta nel commentare scrisse riferendo di Lei che è di Corato…quindi SANTA LUISA PICCARRETA… ci sono stato PER GRAZIA DI DIO da Voi per onorare il suo 150° della nascita, nel 2015. Dunque mi raccomando avvocato. Non credere che è Lei solo a capirla. Oggi come ha visto c’ è ancora il lungo chiarimento dell’ avvocato Adernò…per favore non faccia contra replica. Già abbiamo capito le due posizioni. E prenda atto che in questo caso Lei perde la difessa. Grazie per sua umiltà. Invochiamo l’ aiuto pure della santa di Corato.

        • Avv. Patruno Francesco ha detto:

          Beh …… una controreplicuccia ….. visto che il collega ha tirato in ballo i titoli ………

          • P. Luis Eduardo Rodrìguez Rodríguez ha detto:

            Ma per piacere sia breve!…per favore preghi per noi nel sepolcro di SANTA LUISA. GRAZIE!

  • Milli ha detto:

    Penso che in questo momento, dove l’Italia rischia di vedersi chiudere tutte le attività produttive, richiedere a gran voce la messa comunitaria sia inutile se non controproducente. Prendendo atto di non avere vescovi coraggiosi come in Polonia, bisogna lottare per trovare il Pane eucaristico.
    Il parroco può dare l’eucarestia come ai malati, senza messa, per cui, chi la vuole deve andare a bussare alla porta dei sacerdoti e pregare per avere una messa privata, a porte chiuse, oppure anche solo la particola.
    Se siete cattolici praticanti conoscerete qualche buon sacerdote! Io lo conosco, ma essendo poco al di fuori della Lombardia non posso più andarci, ma so che nell’ora della messa serale, distribuisce la comunione ai pochi fedeli presenti.
    Cercate i buoni sacerdoti, sono quelli più poveri e nascosti.
    Se non si trova nessuno disposto non resta che la comunione spirituale e la preghiera.
    Non serve a nulla lagnarsi delle disposizioni del governo, bisogna solo prenderne atto.
    Ps.i bar aperti fino alle 18 credo che siano utili per chi lavora o si sposta per lavoro e abbia necessità
    di mangiare qualcosa, sono comunque un servizio pubblico.

  • Quis ut Deus ha detto:

    Per chi vuole ogni giorno viene trasmessa la Santa Messa Vetus Ordo alle ore 18.30 e la domenica alle 11: https://youtu.be/Qjsa3SDX0U0

  • Non Metuens Verbum ha detto:

    troppi i commenti perché io li legga, e perché qualcuno legga il mio.
    Mettiamola così, avvocato: se la sospensione delle Sante Messe in pubblico è un falso problema, allora il problema vero qual è ? Il problema vero è la totale supina acquiescenza dei vescovi, e dei sacerdoti i quali in massa (salve le debite e speriamo numerose eccezioni) non fanno nulla per spiegare, per sostenere, per accompagnare, per convertire e per santificare i fedeli e gli italiani in genere. Ma l’avete visto il Comunicato sul sito ufficiale della CEI ? Un pezzaccio di carta, privo di qualunque requisito giuridico ancor prima che morale e spirituale.

    • FR ha detto:

      esattamente ,

    • Avv. Patruno Francesco ha detto:

      Si può convenire sul difetto di comunicazione della CEI, ma non nel merito del provvedimento, che, oltre che adeguato, è coerente con il provvedimento normativo assunto.

  • Carmelo G. ha detto:

    Nel 1624, mentre a Palermo infuriava la peste, santa Rosalia apparve in sogno a un cacciatore. A lui Rosalia indicò la strada per ritrovare le sue reliquie, chiedendogli di portarle in processione per la città, che fu così purificata e liberata dalla peste.

    Altri tempi … altra fede.

    Se adesso chiudono le chiese e annullano le sante messe, è perché hanno perso la fede e hanno dimenticato le chiare e semplici parole di NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO: “ … se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro.”

  • stilumcuriale emerito ha detto:

    Piangere o ridere?

    Circa le esequie

    •Le veglie funebri con convocazione pubblica presso la casa dei defunti, nelle case del commiato e presso gli obitori sono sospese.

    •Il ministro ordinato può recarsi in forma privata presso il defunto per una preghiera.

    •Al cimitero si celebri il rito della sepoltura come previsto dal Rituale per le Esequie senza la celebrazione della Messa.

    •Anche durante le esequie al cimitero si raccomandi agli eventuali presenti il rispetto delle distanze imposte dalla normativa.

    •Dove già è prassi che la parrocchia conceda spazi ad uso di camera ardente, lo si faccia solo a condizione che la bara sia chiusa, nel pieno rispetto delle indicazioni generali e specifiche dell’autorità comunale, sanitaria, regionale.

    •I cortei funebri a piedi, sia dalla casa sia verso il cimitero, sono sospesi.

    •La Messa esequiale sarà concordata con la famiglia a tempo opportuno al termine dell’emergenza.

    •Il parroco avvisi per tempo la famiglia delle disposizioni attuali.

    Per chi vuole esequie decenti è VIETATO MORIRE IN TEMPI DI CORONAVIRUS –

  • MICHELE D'AMICO ha detto:

    Dissento totalmente dal collega Patruno. La violazione delle libertà fondamentali dei cattolici (ma anche di protestanti, ortodossi, ebrei, musulmani…) c’è, ed è enorme. Restando sul piano del diritto statuale, l’art. 19 della Costituzione dice che il culto può essere esercitato anche in forma associata, sia in pubblico che in privato, con l’unico limite di non compiere riti contrari al buon costume. Altri limiti non sono ammessi. E difatti gli esempi che porta il Patruno non valgono a rendere legittima la proibizione governativa delle Ss. Messe, in quanto:
    1) il diritto di circolazione (art. 16 Cost.), che può essere limitato per motivi di sanità o di sicurezza, ovviamente non è in questione, dato che la circolazione verso e dalle chiese non è proibita (tanto che le chiese, ad oggi, restano lecitamente aperte, purché si rispettino all’interno le condizioni di prudenza e di distanza);
    2) i motivi di sicurezza e incolumità pubblica che possono limitare il diritto di riunione (art. 17 Cost.) riguardano solo le riunioni in luogo pubblico (comma 3), mentre la S. Messa celebrata in chiesa è una “riunione” in luogo aperto al pubblico (e per i luoghi aperti al pubblico il comma 2 dello stesso articolo stabilisce chiaramente che non vi può essere alcuna limitazione, e neppure la necessità del previo avviso alle autorità);
    3) i richiami ai limiti per sicurezza e salute contenuti nella Convenzione Europea, come tutti gli altri richiami ai motivi di salute pubblica, sono palesemente contraddetti – come già molti hanno osservato: grazie, Don Ettore, di avercelo ricordato – dal fatto che il decreto del Governo non vieta ai cittadini di stazionare (con le dovute cautele) nei locali pubblici o sui mezzi pubblici, sicché l’impedimento per le sole attività di culto è gravemente discriminatorio.
    E qui, ripeto, parliamo di ciò che può o non può fare lo Stato, non di ciò che può fare la Chiesa (quest’ultimo è problema ben diverso, e attiene alla mancata reazione della Chiesa Cattolica contro una seria compromissione delle proprie prerogative, che lo Stato ha attuato in violazione del Concordato, ossia di un Trattato internazionale). Lo Stato non poteva inibire l’esercizio pubblico del culto nel modo e per i motivi con cui l’ha inibito, e ha violato così un diritto fondamentale non solo dei “cittadini”, ma di “tutti” (v. incipit dell’art. 19 Cost.), a prescindere dalla giusta prudenza che tutti dobbiamo osservare per non nuocere a noi stessi, ai nostri cari, al prossimo (e che tutti noi sani di mente osserveremmo anche recandoci a Messa, oltre che andando al bar o salendo su un tram). Ora, anche lasciando da parte la questione Concordato, che i Vescovi italiani e la Santa Sede, così pronti a difendere sempre i diritti di tutti (e non solo dei cittadini) abbiano avallato una simile violazione, esortando addirittura il popolo ad aderirvi, senza spendere una sola parola per i diritti dei fedeli (e di Dio: cosa che alla Chiesa dovrebbe interessare, a differenza che allo Stato) è, a mio avviso, una vergogna.
    Ma forse – mi viene da pensare – hanno ragione loro. L’art. 17 Cost. consente di riunirsi solo “pacificamente e senz’armi”: il valore incommensurabile del Sacrificio di Cristo è indubbiamente l’arma più potente contro le malattie del dell’anima e del corpo (laddove le seconde discendono sempre dalle prime, in quanto espressione della corruzione anche della natura in seguito al peccato originale). Riunirsi con armi di simile portata la domenica mattina, o persino nei giorni feriali, è certamente contrario al precetto costituzionale… Non vorremo mica obbedire a Dio piuttosto che agli uomini, no?

    • Roberto Ceccarelli ha detto:

      Concordo in toto. E’ solo un problema di fede e quelli che dovrebbero essere i nostri pastori l’hanno persa.
      Cristo torni presto a regnare!

    • Avv. Patruno Francesco ha detto:

      Caro Collega, ti ringrazio delle tue riflessioni puntuali, che ho molto apprezzato.
      Premetto due dati in questa mia risposta.
      Il primo: i costituenti quando hanno steso la Costituzione non hanno previsto il trattamento dei diritti costituenti in occasione di eventi particolarmente gravi come quello che stiamo vivendo. Per cui, qualsiasi coperta si voglia utilizzare, o in un senso o nell’altro, potrà risultare troppo corta o troppo lunga. Un po’ come il letto di Procuste, insomma.
      Il secondo: come detto stiamo vivendo una particolare ed eccezionale situazione. Una situazione pandemica – come dichiarato dall’OMS – che probabilmente non si verificava dagli anni ’20 del secolo scorso. Un tempo troppo lontano perché persino i costituenti potessero farvi riferimento. Ad ogni modo, proprio la situazione eccezionale ci impone un atteggiamento che cerchi di contemperare i diritti individuali – senza negarli del tutto – con le esigenze di solidarietà legate al bisogno di limitare la propagazione del virus.
      Fatte queste premesse, per puro caso, mi sono imbattuto in un’intervista del costituzionalista Azzariti, il quale, manco a farlo a posta, fa proprio riferimento – come fondamento – alle disposizioni costituzionali che avevo evocato (v. qui: https://www.repubblica.it/politica/2020/03/08/news/coronavirus_azzariti_le_misure_sono_costituzional_a_patto_che_siano_a_tempo_determinato_-250680089/). Non sapevo di quest’intervista, ma devo dire che trovare una sintonia con un autorevole costituzionalista mi ha fatto indubbiamente piacere.
      Venendo a noi, il diritto dell’art. 19 Cost., come è stato in questi anni più volte affermato dalla dottrina costituzionalistica ed ecclesiasticistica (io modestamente sono un ecclesiasticista all’Università di Bari “Aldo Moro”), non va letto in maniera isolata dagli altri diritti. Insomma, vi è una fascia di diritti reciprocamente interconnessi e che hanno reciproca influenza tra loro. In effetti, il Governo, lungi dall’intervenire direttamente sulla libertà religiosa individuale, è intervenuto più propriamente sulla libertà di riunione e di assemblea. All’art. 2, lett. V, del D.P.C.M. dell’8.3.2020 si lasciano aperti i luoghi di culto condizionata al rispetto di determinati requisiti, vietandosi le “cerimonie religiose” ed i “funerali” in quanto occasione di “assembramento” di persone. Quindi, a conti fatti, più che la libertà religiosa – che viene garantita dall’accesso al luogo di culto (sebbene a determinate condizioni) – si incide sulla libertà di riunione.
      E veniamo all’art. 16. È vero che esso parla di libertà di circolazione e di soggiorno e nondimeno di per sé non è detto quanto debba durare questo “soggiorno”. Sta di fatto esso possa essere limitato per ragioni di sanità e sicurezza.
      Quanto all’art. 17, è vero che il comma 2 affermi che per le riunioni in luoghi aperti al pubblico non occorra il preavviso alla pubblica autorità e che solo il comma 3 preveda che solo per le riunioni in luogo pubblico possano essere vietate (dopo averne dato preavviso) per comprovati motivi di sicurezza ed incolumità pubbliche. Il testo costituzionale, a rigore, dunque, si sofferma sui divieti preventivi (escludendo qualsiasi preavviso solo nel caso delle riunioni aperte al pubblico). Tuttavia, la disposizione, al comma 2, pur non prevedendo il preavviso, tuttavia lascia intendere che l’autorità statale possa vietarla se vi siano particolari esigenze. In questo caso, soccorre il Testo Unico delle Legge di Pubblica Sicurezza e segnatamente l’art. 2 che consente al Prefetto (e direi, a livello più generale, al Governo se si tratta dell’intero territorio nazionale, evidentemente) in caso di urgenza di adottare i provvedimenti indispensabili per la tutela della sicurezza pubblica. Penso che questo caso ben possa adattarsi al nostro caso.
      Ovviamente questa è una mia interpretazione. Non è il Vangelo. Ci mancherebbe!
      Per quanto riguarda l’aspetto concordatario, beh, vorrei ricordare che solo la parte lesa potrebbe contestare all’altra Alta Parte contraente una violazione dei Patti come modificati dall’Accordo di Villa Madama. Per cui, se vi fosse stata una violazione concordataria era la Santa Sede a dover far sentire la propria voce: evidentemente – come credo – la disposizione normativa sarà stata assunta di comune accordo con la Santa Sede e con le altre confessioni religiose.
      Diversamente non avrebbe mancato di denunciare un’assunta violazione da parte governativa.
      Certamente non hanno siffatto diritto di denuncia i singoli fedeli.
      E veniamo al diritto canonico. Certo, i fedeli han diritto “di ricevere dai sacri Pastori gli aiuti derivanti dai beni spirituali della Chiesa, soprattutto dalla parola di Dio e dai sacramenti” (can. 213). Ma il can. 223 § 1: “Nell’esercizio dei propri diritti i fedeli, sia come singoli sia riuniti in associazioni, devono tener conto del bene comune della Chiesa, dei diritti altrui e dei propri doveri nei confronti degli altri”. Il § 2 aggiunge: “Spetta all’autorità ecclesiastica, in vista del bene comune, regolare l’esercizio dei diritti che sono propri dei fedeli”. Come diceva il mio professore di diritto canonico: nella Chiesa esiste un solo diritto: fare il proprio dovere.
      Spero di aver risposto alle obiezioni.
      Grazie, comunque, dell’attenzione.

  • Catholicus ha detto:

    Accade a Roma, in Vaticano, nei pressi di Piazza San Pietro, un evento imprevisto e inspiegabile meteorologicamente:
    Invocazione a Maria santissima e il segno è arrivato da guardare :
    http://www.youtube.com/watch
    Ostia gigante su San Pietro :
    youtu.be/H3zv4ht6oMg

    • Alessandro2 ha detto:

      Veramente IMPRESSIONANTE! Ma noi sappiamo leggere solo “i segni dei tempi”, non quelli di Dio.

      Grazie Catholicus per questa importante segnalazione. Dio ti benedica.

  • deutero.amedeo-Scarpe Grosse ha detto:

    Prope ‘n del bel che ‘l mé asen ‘l g’à ‘mparat a mia mangià l’è mort.
    Proprio nel bello che il mio asino aveva imparato a non mangiare è morto.
    Sarà così anche per la Chiesa Cattolica e i suoi fedeli?

    • MARIO ha detto:

      Per la Chiesa Cattolica dell’Amazzonia e per i suoi fedeli, probabilmente sì.
      Nota: il proverbio è troppo bello! Ricordo che ogni tanto lo citava anche mio padre (in un altro idioma dialettale).

  • DON ETTORE BARBIERI ha detto:

    E comunque, caro Patruno, lei continua a parlare di scelte politiche; qui si tratta di gravissime restrizioni di diritti costituzionali che vanno accuratamente giustificate, altro che opinabilità!

    • Avv. Francesco Patruno ha detto:

      Beh, se lei ritiene che sarebbero stati lesi dei diritti costituzionalmente rilevanti e che il Governo, nel bilanciamento di questi diritti, avrebbe leso quello dei cattolici, non ha altra strada che ricorrere al giudice e sollevare incidentalmente eccezione di costituzionalità. Mi pare ovvio.

      • Vexata Quaestio ha detto:

        Peccato che dalle notizie di cronaca pare che
        il potere esecutivoabbia limitato quello giudiziario,
        il quale ora si occupa di necessita’ solo di questioni urgenti.
        C’e’ da supporre che questa per loro non lo sia.

  • Alessandro ds ha detto:

    FINALMENTE QUALCUNO CHE CONOSCE LA “VERA LEGGE”.
    Grazie avvocato, sono 3 giorni che sto cercando di far capire a molti frequentatori di questo Blog, quello che lei ha spiegato egregiamente. ( e hanno cercato di farmi passare per imbecille )
    Co.e se io sono contentento che le chiese sono chiuse…non capiscono che a me dispiace più di loro, però la legge è legge e le diocesi devono attenersi alle leggi e ai decreti del Paese dove si trovano.
    Grazie avvocato.

    • Vexata Quaestio ha detto:

      Bene, giovane Alessandro ds.
      Allora vai piure in un bar e stando ad un metro
      di distanza da tutti fatti un bel brindisi all’Anticristo,
      le cui leggi ti permettono di farti uno spritz ma
      non di “farti” la Santa Comunione.

      Hai ancora 45 minuti di tempo, poi chiude anche il bar.

  • IMMATURO IRRESPONSIBLE ha detto:

    Che peccato, dividerci cosi’, in tempi grami…. La sospensione delle messe con i fedeli, dolorosa, oggi appare una scelta prudente. Ciascuno puo’ rischiare solo la propria vita, i confronti con altre circostanze, come la guerra, non vanno fatti. Motivi per criticare l’ attuale gerarchia non mancano certo (io, per esempio, ritengo che la stessa istituzione delle conferenze nazionali si sia dimostrata un’ imprudenza, e oggi ci siamo regalati pure le conferenze ……regionali) , ma la decisione, in se’, sarebbe stata presa anche da un’ altra generazione di vescovi.
    I modi, le parole, la presenza; qui si puo’ protestare (io protesto).
    Il popolo cristiano doveva esser molto piu’ chiaramente, e correttamente, informato che la Chiesa non cessa il Sacrificio quotidiano, le Messe non si interrompono: se, per accidens, i fedeli non si riuniscono, la consacrazione non ne viene diminuita. All’ offerta non servono “partecipazione”, “animazione”, “risposte dei fedeli”. Questo, secondo me, andava detto. Inoltre questa e’ un’ occasione per “costringere” i nostri pastori a riscoprire, ri-valorizzare la devozione, personale, domestica, familiare. Devozione negletta, quando non disprezzata, perche’ giudicata “poco sociale”. Andava ribadito con piu’ decisione che la Comunione si puo’ fare anche fuori dalla messa, messa che, si sarebbe potuto spiegare (mi rendo conto che sarebbe chieder troppo alla attuale gerarchia) non ha come unico fine (e nemmeno come primo fine) la comunione.
    Insomma, ci siamo concentrati su una decisione “politica”, caricandola di significati che non meritava. Cosi’, pero’ perdiamo l’ occasione di chiedere chiarezza e rigore, oltre che ovviamente a noi medesimi, alla Chiesa intesa come madre e maestra.
    P.s. forse e’ solo una mia impressione, ma proprio gli istituti piu’…. tradizionali hanno interpretato in questo senso, diciamo cosi’, piu’ edificante, la drammatica congiuntura in cui siamo.

  • stilumcuriale emerito ha detto:

    @EGT
    Bello l’articolo di Benedetta Frigerio da lei segnalato.
    Ma Benedetta Frigerio è nata a Milano nel 1983 quando io ero già nonno. Ricorda, tra l’altro , la Frigerio, la “spagnola” .
    Anch’io la ricordo non per averla personalmente vissuta, ma perchè ancora negli anni trenta veniva spesso ricordata nei discorsi dei miei genitori e dei loro amici più o meno coetanei e di qualche nonno ancora vivente. Per loro erano quattro le grandi calamità vissute:la prima guerra mondiale (15-18) la spagnola (1919) il disastro del Gleno (1920) il grande crollo della borsa di New York (1929). Ma lo spirito, ve lo assicuro, era tutto diverso da quello con cui stiamo affrontando l’epidemia di coronavirus. il “Fiat voluntas tua” non era vigliacca rassegnazione come viene oggi considerata dai grandi teologi del dio inesistente: era un cavalleresco riconoscimento della superiorità di Dio sopra l’uomo e sopra ogni cosa. Io a 90 anni ci credo ancora. Ma ho 90 anni, nonostante nel 2000 un grande chirurgo (deceduto nel 2010) mi avesse predetto una sopravvivenza di 2 anni e mezzo.

  • DON ETTORE BARBIERI ha detto:

    Caro dottor Tosatti, farò un’eccezione alla mia decisione di non postare più alcun commento in internet.
    All’avvocato Patruno chiedo:
    Come mai Sabino Cassese, ex presidente della Corte costituzionale, ha portato come esempio, tra i profili di incostituzionalità, proprio il divieto assoluto di cerimonie religiose? Cassese parla di violazione del diritto al culto costituzionalmente garantito. Inoltre, il governo con quale logica stabilisce che i luoghi di culto possono rimanere aperti, mantenendo la distanza di un metro, ma se il prete comincia la Messa tutti devono uscire? Se stiamo due ore in chiesa a pregare individualmente va bene, ma se diciamo un rosario insieme no. Il discorso del governo, sarebbe logico se venisse applicato indistintamente a tutti i locali aperti al pubblico, ma dal momento che così non è, perché posso stare al bar a chiacchierare, ridere e scherzare tutto il pomeriggio, la disparità di trattamento è evidente. E non si tratta di scelta “politica”, ma di violazione di diritti del cittadino.
    Gli esempi storici che lei porta non reggono per vari motivi, il più importante dei quali è questo: qui si sta dicendo, da parte dello Stato (e la cosa mi meraviglia poco, visto che cosa accadeva nel Regno d’Italia tra il 1861 e i primi anni ’20 e nello Stato fascista anche dopo il Concordato del 1929 -vedi l’attacco all’Azione cattolica nel 1931 e la relativa lettera di Pio XI “Non abbiamo bisogno”-), ma anche da parte dell’episcopato solertissimo nell’obbedire alle indicazioni del governo: abbiamo sospeso le Messe prima che venissero chiuse piscine e discoteche (queste ultime sono per molti – se qualcuno non lo sapesse – i bordelli sopravvissuti alla legge Merlin).
    Stiamo attenti, perché lo slittare da uno stato di emergenza temporaneo che si sta configurando come uno stato d’assedio esteso a tutta Italia alla soppressione permanente di quei diritti che non sono graditi a lor signori il passo è breve.

    • DON ETTORE BARBIERI ha detto:

      Non ho terminato la frase: si sta dicendo, da parte del governo dell’episcopato che andare al bar è più importante del culto religioso, qualunque esso sia.

    • Avv. Patruno Francesco ha detto:

      Beh, il prof. sabino Cassese può esprimere il suo parere, come giusto che sia. Ma questo non è mica il Vangelo. Come, logicamente, non lo è neppure la mia opinione. Il bello del diritto è proprio questo: non è rigida come la matematica! Ma offre, parafrasando una celebre frase di Pascal (detta per altri fini), abbastanza luce per chi vuol vedere ed abbastanza ombra per chi non ha questa voglia o esigenza.
      Detto questo, da che mondo è mondo, è stata sempre di competenza statale l’assumere misure, anche in campo religioso, per ragioni di sicurezza o sanità pubblica. Così è stato – l’ho detto in altri commenti – durante la spagnola negli anni ’20 del secolo scorso nella cattolicissima Spagna, in Argentina, ecc. E così è stato nel 2009 in Messico. Certo, si può discutere dal punto di vista politico sull’opportunità di alcune scelte. Ma la Chiesa non ha competenze per poter dire allo Stato “questa non è un’emergenza e quindi faccio di testa mia”.
      E comunque posso rassicurarla: non mi pare che siano state chiuse chiese prima delle piscine, ecc. Se sono state chiuse, come dice Lei (in realtà non sono state chiuse, ma è stata solo sospesa la celebrazione pubblica), ciò è avvenuto in ottemperanza ad un provvedimento dello Stato.

      • MASSIMILIANO ha detto:

        Bene. Lei avvocato è sicuro di avere abbastanza luce nella sua casa? Saluti.
        Massimiliano

        • Avv. Patruno Francesco ha detto:

          Beh, questo non saprei. Spero solo di avere quel poco, anzi quel briciolo che basta, per poter ragionare e pensare con raziocinio.

          • MASSIMILIANO ha detto:

            Ecco bravo il raziocinio. Spesso anticamera dell’inferno. Anima e corpo. Certamente importante la salute fisica. Decisamente fondamentale quella dell’anima. La sola ragione porta su strade escusivamentre normative. Senza la fede non esiste luce. Lei continui con il raziocinio. Io invece credo sia arrivato il momento di obbedire solamente a Dio. E se occorre andare contro le leggi degli uomini e anche a quelle dei vescovi se queste sono contro la fede. Lascio a lei e a quelli come lei il legalismo. Ps. Cristo quando toccava i lebbrosi non usava l’amuchina. Lo tenga bene in mente. Saluti.
            Massimiliano

      • DON ETTORE BARBIERI ha detto:

        Nemmeno lo Stato ha competenze per dire che in metropolitana, sul treno o al bar il coronavirus non si prende, se si mantiene la distanza di un metro, mente in una celebrazione religiosa sì: la norma è contraddittoria e basterebbe questo per vedere un’evidente discriminazione. Lei non mi ha risposto nel merito, ma nella forma. Purtroppo, oggi il diritto è tutto kelseniano ed è questo il motivo per cui andiamo così male in Italia e in Europa.

        • Avv. Patruno Francesco ha detto:

          Guardi, Le rispondo con un esempio che ho già ricordato in altre risposte. Durante la spagnola, in Spagna, furono chiuse, letteralmente “lucchettate” le chiese, ma non i teatri! Per scelte politiche! Evidentemente. Alcuni vescovi – un paio (che io sappia): quello di Zamora e di Vallalolid – si opposero a questa chiusura, promuovendo novene e messe in onore di S. Rocco. Il risultato è che proprio a Zamora, dove ci furono i maggiori assembramenti nelle chiese, il morbo esplose!
          Vienendo al nostro caso: vi è discriminazione tra la chiusura della chiesa, diciamo così, e la non chiusura di bar e ristoranti? No. Perché la discriminazione va vista tra realtà tra loro omogenee. Vi sarebbe stata discriminazione se le chiese fossero state chiuse ed invece che so le moschee e sinagoghe no. Invece, anche queste sono chiuse. Per cui, discriminazione a mio avviso non vi è. Al limite per quanto concerne i bar e ristoranti o metropolitane beh …. lì siamo nelle scelte di opportunità politica; scelte che sono sempre opinabilissime.

          • DON ETTORE BARBIERI ha detto:

            Mi scusi, ma lei capisce ciò che si scrive? Qui abbiamo che anche mille fedeli possono stare in chiesa a pregare individualmente, purché stiano ad un metro di distanza, ma nella stessa chiesa è vietata la celebrazione della Messa. C’è una logica?

    • MARIO ha detto:

      Forse sarebbe stato meglio non fare “un’eccezione”…

      • DON ETTORE BARBIERI ha detto:

        Tu un’eccezione a startene zitto non la fai mai, vero? Perché invece che argomentare ti permetti il disprezzo?

        • MARIO ha detto:

          Don Ettore, forse è un po’ troppo permaloso. Ma sarà che io ci sono abituato ormai…
          “Disprezzo” mi sembra eccessivo, però se così l’ha percepito, chiedo scusa.
          In verità ciò che mi ha dato fastidio è la frase con cui lei chiude il suo commento: “Stiamo attenti, perché lo slittare da uno stato di emergenza temporaneo, che si sta configurando come uno stato d’assedio esteso a tutta Italia, alla soppressione permanente di quei diritti che non sono graditi a lor signori il passo è breve.”
          Ebbene devo ammetterlo: queste generiche affermazioni dal sapore complottista faccio fatica a sopportarle.

          • Luca Antonio ha detto:

            Mario , lei mi piace perche’ e’ onesto , solo gli onesti conoscono la parola “scusa”, ma non sottovaluti le demoniache capacita’ di questo sistema mostro di creare allarmi e condizionamenti per scopi incoffessabili.

  • Alessandro2 ha detto:

    L’avvocato fa il suo mestiere e lo fa bene: è inattaccabile. Vescovi e preti non hanno fatto il loro: che era organizzare messe all’aperto, o al chiuso con distanze regolamentate, e disinfezione dei banchi dopo la messa. Non impossibile, anzi nemmeno troppo difficile. Ma evidentemente hanno obbedito ad un ordine superiore e/o non aspettavano altro in cuor loro.

    • Avv. Patruno Francesco ha detto:

      Da quel che vedo è che spesso si parla senza conoscere a fondo i problemi. Da un punto di vista pratico non è facile organizzare celebrazioni all’aperto, perché bisogna garantire determinati standard di sicurezza imposti dalla legge. Tra i quali quelli imposti dalla c.d. direttiva Minniti. Non è facile organizzare, quindi, messe all’aperto come dice lei. E poi, comunque, la legge vietava non solo manifestazioni “al chiuso”, ma anche all’aperto. Né è facile la sanificazione dei banchi e delle chiese tra una messa e l’altra come ha ipotizzato. A parte i costi esorbitanti che si avrebbero, ma si tratta di un impegno che richiede tempo, che richiede il divieto di accesso per un certo numero di ore, che avvenga con personale specializzato (mica col sacrista o con qualche giovane volonteroso, che con uno straccetto imbevuto di alcol si mettano a pulire, dopo ogni messa, i banchi ….!), ecc.

      • DON ETTORE BARBIERI ha detto:

        Invece nei bar e nei ristoranti passano la notte a sanificare..

        • Vexata Quaestii ha detto:

          Ancor piu’ sicuro e’ l’inferno, ove le fiamme eterne sanificano tutto 24/24, gratis. Ecco perche’ li’ sono sempre lucidi di mente
          al punto da ispirare leggi discriminatorie, con le quali
          ci si puo’ solazzare al bar, ma non edificare e salvare in chiesa.
          Concordo.
          Non possiamo in questi drammatici frangenti convincere Cesare
          che l’Onnipotente puo’ ben salvaguardare dal virus chi va in chiesa per comunicarsi (ma per fede lo continuiamo a credere)
          ma possiamo pretendere che Cesare non sia discriminatorio.
          Se Cesare ha individuato dei criteri per lo “spritz sicuro” Cesare
          doveva rivolgere alla Chiesa un invito a trovare soluzioni per
          andare a Messa in sicurezza, attendere la risposta, eventualmente confrontarsi assieme fino all’individuazione
          di una solizione sicura da un punto di vista medico.
          Sono le leggi stesse dello stato che divietano le discriminazioni.

      • Alda ha detto:

        Lei è proprio un avvocato!!!
        Ma anche un cristiano “tiepido”… Non ha paura di essere vomitato?

  • Adriana ha detto:

    E sintomatico della temperie attuale che a preoccuparsi
    delle cose dello spirito sia uno scrittore laico : Marcello Veneziani .https://www.marcelloveneziani.com/articoli/manca-una-risposta-spirituale-al-contagio/
    oppure
    marcelloveneziani.com/articoli/manca-una-risposta-spirituale-al-contagio/
    ” Questa volta è come se (la Chiesa) si fosse ritirata dal mondo …come se avesse chiuso i battenti per ragioni di profilassi medica…”

  • MARIO ha detto:

    Ricordiamoci di pregare, oggi e domani (11 e 12 marzo), per il Card. George Pell, perché in questi due giorni l’Alta Corte australiana discuterà l’ultimo e definitivo ricorso del Cardinale.
    E anche lui purtroppo finora non ha potuto celebrare la Messa, in carcere.
    https://www.tempi.it/pell-australia-abusi-sessuali-alta-corte-processo/

  • Antonio Cafazzo ha detto:

    Bene. Bene. Anzi malissimo.
    Il causidico ha scritto e i cavalocchi hanno risposto.
    E le anime dei 631 morti dove sono ora?
    E’ questa la “VISIONE” cristiana della vita? Il DI-QUA’ o l’ ALDILA’.
    E le anime dei prossimi “corpi” infettati o no dal gingillino?
    All’inferno. Tutti. Anche noi perché ormai senza-Dio, coltivatori di “corpi” e di foreste amazzoniche, pastori ong e spacciatori di panzane ultramisericordiose.

    • Gian Piero ha detto:

      E viva San Francesco d’ Assisi , che bacio’ il lebbroso.
      Me li sento i cattolici moderni: ma baciando il lebbroso poteva prendere il contagio e infettare poi altre persone. San Francesco e’ stato egoista,imprudente!
      Poteva da lontano dare un bacio “ virtuale” al lebbroso.
      Voi lo bacereste oggi un infetto di Coronavirus? No , eh?
      Ecco perche’ Francesco d’ Assisi e’ un santo e voi e io faremo mille anni di purgatorio!

    • Antonio Cafazzo ha detto:

      Postilla ancor piú velenosa.
      Meglio andare all’inferno. Lí il coronavirus non c’è perché non resiste alle alte temperature. Nel Paradiso, invece, con tanti baci, abbracci e affettuosità varie contagiamo anche gli angeli, gli arcangeli, i cherubini e i serafini. Comunque, chi per effetto della supermisericordia riesce ad entrare, si faccia un selfie e me lo mandi con WhatApp al seguente indirizzo: Quinto Girone – Iracondi.

    • Antonio Cafazzo ha detto:

      2^ Postilla teologica.
      Gesú non è venuto per “completare” la legge ma per “ubbidirla”.

      • MARIO ha detto:

        No no, Gesù la Legge l’ha anche completata dandoci “un comandamento nuovo”… Magari il più difficile da mettere in pratica.

  • Quis ut Deus ha detto:

    Giustissima la decisione della CEI di vietare le Messe con la partecipazione del popolo. Occorre infatti chiarire che la celebrazione della Sante Messe non sono sospese! Continuano ad essere celebrate dai sacerdoti da soli. Il valore della Santa Messa per la salvezza del mondo è lo stesso anche se il sacerdote è da solo!Il sacrificio eucaristico senza il quale il mondo non può vivere continua e non è stato sospeso!L’unica cosa sospesa è la Santa Comunione che è sicuramente importante ma di cui si può far assolutamente a meno per un periodo di tempo limitato e per il bene comune. Ascoltate le tante Sante Messe celebrate in diretta su facebook, riscoprite la comunione spirituale, intensificate la preghiera ed il digiuno! Ma lo volete capire che la situazione è grave? Che ci sono persone anche giovani che muoiono? Che il sistema sanitario è al collasso? Basta polemiche!!!

  • EGT ha detto:

    Amici di SC , vi invito a leggere sulla Nuova Bussola Quotidiana , appena uscita , l’articolo di Benedetta Frigerio -L’epidemia che con la fede fa vacillare anche la ragione – .

  • La Verità vi farà liberi ha detto:

    CASTIGO

    La Chiesa è chiamata ad essere “Luce del mondo e sale della terra”, Chiesa che nella persona dei suoi massimi pastori, nel mese di ottobre, ha pubblicamente venerato in San Pietro un Idolo, Pachamama, trasgredendo il primo e massimo Comandamento, e compiendo così, il più grave di tutti i peccati.

    Col coronavirus non è allora blasfemo, ma doveroso, parlare di Castigo di Dio.

    • stefano raimondo ha detto:

      Non sappiamo se il coronavirus sia un castigo di Dio, diciamo che non possiamo escluderlo. Lo sbaglio è che oggi qualcuno lo esclude a priori: forse questo qualcuno riesce a leggere nella mente di Dio… Più in generale non si capisce perché Dio non potrebbe più punire gli uomini. La visione antropocentrica, che ha preso piede anche nella Chiesa di Roma, non tollera un Dio retributivo, tale visione è capace di elaborare solo un Dio “bonaccione” (come se bontà o cattiveria fossero qualità attribuibili a un Dio).

  • Maria Cristina ha detto:

    http://www.settimananews.it/pastorale/virus-le-chiese-cristiane/

    le indicazioni del sinodo della Chiesa ortodossa greca. In un comunicato diffuso il 10 marzo si raccomanda: «1. Intensificare le preghiere al Vincitore della corruttibilità e della morte, il Signore Gesù Cristo, perché preservi il suo popolo sano e salvo. A questo fine è richiesto ai vescovi metropoliti di raccomandare ai parroci che domenica prossima, la seconda della grande quaresima (15 marzo), prima del saluto finale della santa liturgia, recitino una preghiera in tutte le chiese di Grecia, per prevenire il contagio della malattia.

    2) Per i fedeli della chiesa, la partecipazione alla divina eucaristia e alla comunione al calice della vita non possono diventare causa di trasmissione di malattia, perché i fedeli di tutti i tempi sanno che la partecipazione alla divina comunione, anche durante le pandemie, costituisce un’affermazione chiara dell’abbandono di sé al Dio vivente e, dall’altra parte, una manifestazione chiara dell’amore che vince tutte le paure umane, anche giustificate. … Le discussioni e le opinioni ascoltate in questi ultimi giorni in merito, fino all’eventuale interdizione dell’eucaristia, partono da un punto d’origine differente e hanno un approccio differente. Tutti quelli che partecipano del sacramento “con timore di Dio, fede e amore”, pienamente liberi, senza alcun condizionamento, comunicano al corpo e al sangue di Cristo che diventa “rimedio di immortalità”, “per la remissione dei peccati e la vita eterna”. Senza condannare nessuno in ragione del timore e dell’inquietudine, noi confessiamo che tutti i fedeli, compiendo il dovere dell’amore nella libertà, continueranno a frequentare le nostre chiese, con la certezza che essi comunicano con la Vita e l’immortalità».

    • Gian Piero ha detto:

      “noi confessiamo che tutti i fedeli, compiendo il dovere dell’amore nella libertà, continueranno a frequentare le nostre chiese, con la certezza che essi comunicano con la Vita e l’immortalità».

      WOW! pensate se parole simili le avesse dette il card. Bassetti!

    • precisazione ha detto:

      Sì peccato che gli ortodossi sono costituzionalmente assoggettati al potere politico…

      • Gian Piero ha detto:

        Mentre i cattolici sono assoggettati alpotere clericale, oggi di un clero catto-comunista e massone.

    • Avv. Patruno Francesco ha detto:

      A quanto ne sono anche gli ortodossi si sono adeguati alle prescrizioni di legge. Non potevano non farlo. Sarebbero stati contro legge. Ho notizie dirette della Chiesa ortodossa appartenente al patriarcato di Mosca in Italia, ed il parroco di Bologna e Ravenna ha dettato queste regole:

      “In ottemperanza alle indicazioni pervenute dal metropolita Antonij e alle prescrizioni dell’ultimo Consiglio dei Ministri comunico che:
      Le funzioni religiose non sono sospese ma si possono celebrare solo a porte chiuse e senza fedeli, sarà possibile seguirle sul sito YouTube della Chiesa:
      ….
      Dopo le celebrazioni: sabato e Domenica … si apriranno le porte della Chiesa e sarà presente il sacerdote per benedizioni, consigli e ricevere i santi Misteri.
      Ricordo alcune semplici regole:
      – è proibito sostare in gruppo davanti alla Chiesa quando le porte sono chiuse.
      – Si entra in Chiesa solo a piccoli gruppi, massimo 5 persone.
      – In Chiesa si deve mantenere una distanza di 2 metri fra un fedele e l’altro.
      – Non si baciano le sante Icone.
      – In ogni circostanza usare il buonsenso e nel dubbio chiedere al parroco.
      Osservando queste regole potremo continuare a pregare e contemporaneamente osserveremo le regole igieniche dettate dal Governo”.

  • Luca Antonio ha detto:

    Articolo circostanziato e ben scritto , molto utile, tralasciando gli aspetti legali , a capire il modo di ragionare di chi non ha fede , e di come come la chiesa, aderendo a queste logiche , sia ormai morta.
    Ad esempio, nell’articolo si assesrisce che le messe diffusero la peste,
    forse , ma scientificamente e’ improvabile che senza le messe il morbo non si sarebbe diffuso comunque; e anche se fosse provato questo, e’ altrettanto provato che anni prima san Carlo Borromeo fermo’ con gli stessi metodi il morbo.
    Perche’ dunque il nipote non avrebbe dovuto seguire il metodo che aveva funzionato prima ?.
    E’ solo una questione di punti di vista nell’eterna dialettica tra lo Spirito e la materia.
    I falsi pastori hanno invertito tutti i rapporti,; non e’ piu’ lo spirito che crea la matetia ma la materia che , hegelianamente, prende coscienza di se’ e crea lo spirito, non si vive piu’ come si crede ma si crede come si vive,
    in principio non era il verbo – inteso nel senso di ragione divina come scrive Plutarco coevo di S. Giovanni- , ma l’azione – il bruto dato di fatto che scaturisce da una materia che lo precede – come traduce Faust …e a quel punto, significativamente , entra in scena il diavolo.
    La “chiesa in uscita” con i suoi decrepiti rappresentanti se ne sta
    vigliaccamente rintanata con la scusa di non diffondere il morbo – che S. Carlo Borromeo non contrasse, avv. Patruno, nonostante lo stretto contatto con migliaia di malati – ma in effetti tutti attenti a far durare le loro miserevoli vite biologiche qualche giorno in piu’ e a non scontentare il potere laico e le sue
    esigenze.
    Esigenze che non possono mai essere anteposte ai doveri del loro ufficio.
    Siamo di fronte ad un tradimento – tanto..ormai …uno piu’ uno meno … non fa piu’ differenza …- di una evidenza tale che , direbbe il compianto Caffarra , “a doverla spiegare vien da piangere”.
    Faccio solo un esempio -… ormai non viviamo piu’ neanche una tragedia ma una farsa…- e finisco :
    ho chiesto ad un parroco se era possibile ricevere, in questo periodo senza messe, l’eucarestia , eravamo soli in chiesa, io e lui, … mi ha risposto che , prima, dovevo prender messa !

    • Gian Piero ha detto:

      Chiesa cattolica moderna definita da Papa Francesco “ Ospedale da campo” . Benissimo: c’ una epidemia che miete vittime e la Chiesa – Ospedale da campo che fa? Chiude le Messe.
      Bell’ Ospedale, bei medici dell’ anima , bei parolai. Bla bla bla , buoni a parlare , ma poi quando c’ e’ da agire e da rischiare….
      Altro che Ospedale da campo , direi Ospedale fantasma .

      • stefano raimondo ha detto:

        Vigliaccheria e sanitariamente corretto da parte della Chiesa di Roma: un mix letale che porta ad abnormità. Non siamo più in presenza di una Chiesa che “tira dritto”, cercano di accreditarsi come (un qualunque) ente morale dotato di “senso civico”… Ma non si può rincorrere il mondo sul suo terreno, le logiche del mondo saranno sempre confliggenti con quelle dei discepoli di Cristo.

  • don Z ha detto:

    Ciò che è misterioso in questi interventi , soprattutto di questo avv.Patruno, è l’imposizione forzata di un banale buon senso ordinario che spiega cosa vuol dire esser prudenti o no . Quello che mi lascia perplesso è la continua mancanza di riferimento al valore della Santa Messa e della privazione della stessa,per prudenza umana. Il linguaggio della Croce , e pertanto della Santa Messa , è così difficile da capire oppure lo abbiamo dimenticato ? Ma non crediamo più che la celebrazione della Santa Messa e la nostra partecipazione , produca le grazie miracolose necessarie in questo momento ? Per quanto riguarda i sacerdoti, che ce ne siano tantissimi santi , nessuno di noi dovrebbe aver alcun dubbio , o almeno lottano per esserlo . Il dubbio è riferito alla gerarchia della chiesa , ai vescovi in pratica, che non mi sembra molto disposta , nelle sue decisioni e dichiarazioni a :- bere il calice che io sto per bere …-( Matteo 20,22 ) Basterebbe leggere la recentissima dichiarazione del vescovo di Ventimiglia per capire la perdita di – soprannaturale – di questa chiesa ,ospedale da campo.

    • EGT ha detto:

      don Z , legga l’articolo di Benedetta Frigerio sulla NBQ di oggi

      • P. Luis Eduardo Rodrìguez Rodríguez ha detto:

        Sì confratello Don Z, leggi l’ articolo di Benedetta, quando stavo per proporlo vidi come entrò il commento sopra ma prima a questo che Vi fa il carissimo Prof. Ettore Gotti Tedeschi; lui appunto proponendolo in specifico qui a Lei. E leggendolo mi sembra un prolungamento dell’ intervento ieri a Stilum Curiæ dell’ avv. Fabio, dunque sempre Benedetta straordinaria. Non so se lei è una “super numeraria” dell’ opus, ma certo una super woman nella difesa della fede.

        Pure non so se il Prof. Gotti sia un supernumerario. Pure sì un signore straordinario. So che li piace e segue la spiritualità del fondatore dell’opus; anzi lui firmò -come me- l’ allora correctio filialis e fu pratticamente deriso dal secondo al mando dell’ opus, un arrogante…pure…argentino, chiamato Mariano.

        Ma certamente c’è grande diferenzza tra un numerario come il caso dell’ intervista in altro giù commento citata da me, ed un supernumerario. Come il caso della mia santa mamma d’89 anni. Lei fu tra le prime qui in Venezuela, e la sua UMILTÀ SENZA PARAGONI, li fecce approffitare quella “formazione” che di loro ha ricevuto, ma senza negare l’impostura ipocrita di questi imbiancatori delle tombe (e dell’eredità). Entrò l’11 aprile, e può correre il tale Mariano, amichetto di lunga data del berORGOGLIO e ragione per cui li diedero il secondo posto, per fare di “ponte” con quello e loro affari, del 1969…mentre a Roma si consumava il COLPO DI STATO VATICANO AL SANTO SACRIFICIO…questa la vera Storia, completa, mai raccontata nella loro università a Roma, che tr’ altre io li fecci studi. Bisogna un vero storico della portata di un Roberto de Mattei, per esempio, per capire al completo. Chi di loro afiancò al santo Mons. Marcel Lefebvre per fermare l’impazzito Montini seguendo al diavolico Bugnini? Certamente non questi che pochi anni dopo riuscirono con la strategia della “prelatura” promulgata nelle prime pagine del fasullo ultimo Codice di Diritto Canonico. E dunque mia mamma come tanti, si mangiò loro pure “aggiornamento”. Ed è straordinaria ma sopratutto SANTA mia mamma, ancora ci va con 89 anni ai loro incontri settimanali, guidando LEI la sua macchina, che aparcheggia vicina a quella del sacerdote di turno, ed ultima volta che io lo vidi, era guidando una hiper lussuosa come tipica dei corrotti di chàvez qui in Venezuela; ma sempre mi dice “figlio mio alla fine rimango con tutto quanto imparai dai miei genitori, fervorosi cattolici…tutto questo passerà…tu hai ragione”.

        Magari ricordi questo immondo episodio, e Benedetta Frigeri senza paura chiamò in causa l’ indegno sacerdote dell’opus nel climax della pazzia.

        https://anticattocomunismo.wordpress.com/2017/11/24/mauro-leonardi-prete-omoeretico-smentito-da-un-ex-trans/

  • Differenza giuridica tra pranzo/aperitivo e S. Messa ha detto:

    Egr. avvocato, potrebbe completare la Sua dissertazione, corredandola di un’analisi giuridica sulle differenze tra un
    pranzo/aperitivo consumato in un ristorante/bar e la Santa Comunione ricevuta in una S. Messa ?

    # Entrambe si svolgono in un “luogo”, dunque perche’
    il pranzo al ristorante e’ lecito e la S. Messa no ?
    # Entrambe prevedono dei convenuti, che si siedono
    in punti stabiliti: perche’ il pranzo al ristorante e’ lecito
    e la S. Messa no ?
    # Entrambe prevedono che le persone parlino tra loro: perche’ il pranzo al ristorante e’ lecito e la S. Messa no ?
    # Entrambe prevedono che si somministri del cibo: perche’ il pranzo al ristorante e’ lecito e la S. Messa no ?
    # Entrambe prevedono circolazione di denaro, anche se non
    necessariamente nel caso della S. Messa. Forse e’ questa la differenza ?

    L’UNICA VERA DIFFERENZA E’ SPIRITUALE
    E QUINDI PER LA LEGGE NON DOVREBBE ESSERE UNA DIFFERENZA !
    Sulla base di quanto sopra osservato mi permetto di evidenziarle la sola differenza sul piano giuridico tra il pranzo al ristorante/bar e la S. Messa: che nella S. Messa tutto cio’ che si fa e’ finalizzato a celebrare e rafforzare la fede in un
    Essere superiore, la Santa Trinita’, Essere superiore che dal punto di vista giuridico non e’ tangibile e quindi che non dovrebbe essere oggetto di legiferazione, mentre al bar/ristorante ci si riunisce senza questa fede.
    Pertanto e’ discriminatorio consentire il pranzo al bar/ristorante
    e vietare le S. Messe perche’ dall’unico punto di vista che puo’ essere nel dominio del legislatore, ovvero i fatti esteriori osservabili, non vi e’ differenza tra le due situazioni.

    • Avv. Patruno Francesco ha detto:

      Guardi le dico solo questo. Durante la spagnola, nella cattolicissima Spagna, sotto il re Alfonso XIII, furono chiuse le chiese, ma non i teatri. Ora, si può discutere sulla razionalità di queste scelte. Ma questi sono dati di fatto. Io non sono un politico. Sempre in Spagna, alcuni vescovi – come quelli di Zamora e di Valladolid – si opposero, ma la loro opposizione non fece altro che far aumentare i contagi. Questi sono dati di fatto. Poi ognuno li potrà valutare dal proprio punto di vista. Io non sono entrato, nè voglio farlo, sugli aspetti delle opportunità delle scelte politiche. Sono entrato sulle questioni giuridiche, se cioè ci fosse o no una discriminazione a danno dei cattolici come lamentava il collega, e ho provato a dare una visione, a mio avviso, piana della realtà che stiamo vivendo.

      • DIFFERENZA GIURIDICA FRA PRANZO/APERITIVO E S. MESSA ha detto:

        Grazie per la risposfa ma non trovo chiaramente risposta alla auestione che ho posto. Chiedevo, lasciando da parte ogni aspetto spirituale/religioso, e focalizzandomi sullo svolgimento sul piano meramente materiale di una S..Messa da un lato, e di un pranzo/aperitivo dall’altro perche’ la prima sia illecita e gli alfri siano leciti. Avvocato, NON intendo valutare una scelta politica, pongo una questione di diritto. Vorrei essere piu’ esplicito ancora: il sacerdote del Veneto denunciato per avere celebrato Messa, o altro che la celebrasse, potrebbe in sede processuale vedere congelare il processo perche’ il giudice solleva una questione di costituzionalita’ sulla sopra delineata discriminazione tra bar/ristoranti e chiese, atteso che l’unica differenza tra i due rilevabile per la legge e’ il credere o non credere ?

  • Sconsolata ha detto:

    Questo è parlare chiaro e analitico. Senza entrare nel merito di argomentazioni in punta di leggi e decreti, qui si riflette in punta di fatti e di una comunicazione fuorviante e che non aiuta certo in una fase critica e di smarrimento sotto tutti i punti di vista.
    Sarebbe pretensivo attendersi, ancor più dopo ripetuti, individuali e corali reclami, e non da ieri o l’altro ieri – ma puntualmente disattesi – una guida spirituale lineare e inequivocabile nel linguaggio e negli atti? Invece: ecco l’odierno tassello di un ping pong dialettico giocato sul filo di un problematico appiglio ad una centrale di telesoccorso. E questo non mi sembra giochi a favore della soluzione di uno dei tanti problemi.
    Falso o no, che sia. Un problema è un problema. Punto. A chi di dovere il compito di risolverlo, e prima ancora di evitare di generarlo o di ingigantirlo. Non è il caso né questo il momento per uno sguardo retrospettivo a fatti ampiamente e quotidianamente analizzati su SC.
    Scomparsa dal web la dichiarazione (che ho letto, ma non fatto in tempo a salvare) del direttore della Sala Stampa vaticana, posto il link dell’articolo che ne registra la determinazione a motivo della confusione sviluppatasi intorno all’invito rivolto dal papa – ieri mattina – ai sacerdoti a portare la comunione ai malati.
    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/coronavirus_papa_francesco_messa_malati_preti_chiese_chiuse_epidemia_coraggio_fede-5102399.html
    Vale la pena leggere le seguenti parole sensate del card. Ravasi, nella speranza che si pratichi l’invito a “non cancellare i rapporti” e che siano ben definiti ambiti e modalità di azione per scongiurare quello che definisce “l’errore più grave”, che il “dobbiamo non spegnere del tutto la vita” abbia una valenza in senso lato e non sottintenda soltanto un’autoassolutoria giustificazione delle restrizioni adottate.
    https://www.lopinionista.it/card-ravasi-contatti-controllati-ma-senza-spegnere-del-tutto-la-vita-53422.html (al momento unico articolo in Rete; oltre il video di TV2000)

  • Pier Luigi Tossani ha detto:

    Non avevo commentato quello che, giustamente, secondo l’avv. Patruno è il nocciolo del problema. 

    Sì, i cristiani giapponesi hanno mantenuto la fede, pur stando due secoli senza preti. Ma a questo erano stati obbligati da uno Stato totalitario, non molto diverso, nella sua essenza profonda, dalle nostre finte democrazie di oggi, che in pratica, essendo solo rappresentative, senza l’attuazione dei princìpi di  sussidiarietà e autentica partecipazione popolare al potere, diventano logicamente e inevitabilmente delle oligarchie. 

    En passant, a questo problema c’è l’ipotesi di soluzione della “Società partecipativa” secondo Dottrina sociale, un’idea di Pier Luigi Zampetti: https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/i-maestri-2/pier-luigi-zampetti/

    I cristiani giapponesi, come padri del deserto, avevano però una fede molto, molto più forte della nostra. Quindi, il vero problema di oggi, sul quale si infulcra la questione della sospensione delle Messe, è la debolezza della nostra fede, e mi si consenta, anche di quella dei nostri pastori, che questa vicenda ha dimostrato in modo eclatante.
    Quindi, preghiamo e cerchiamo di rafforzare la nostra fede. Però, tutto ciò premesso, quale che sia la nostra fede oggi, ove possibile, cerchiamo di non farci vessare da uno Stato totalitario, che non rispetta il Concordato che ha firmato, e se crediamo che i nostri pastori sbaglino, nell’accondiscendere a questo, abbiamo il diritto e il dovere di farglielo presente, come da Codice di Diritto canonico http://www.vatican.va/archive/cod-iuris-canonici/ita/documents/cic_libroII_208-223_it.html, art. 212.

    • precisazione ha detto:

      Egregio, se tu vivessi in uno stato totalitario, non avresti un blog e non scriveresti sul blog di tosatti perché non ci sarebbe nemmeno quello. Soprattutto, se criticassi pubblicamente il regime in cui vivi, non arriverei io a risponderti, perché in galera non avresti una connessione internet per comunicare con me.

    • Avv. Patruno Francesco ha detto:

      Pensa forse che i giapponesi avevano una fede più forte della nostra. Sì, forse, alcuni senz’altro. Ma molti no. Molti abiurarono. Non so se ha visto il film del 2016 di Martin Scorse, “Silence”. Beh ….. questo film, pur nella limitatezza di alcuni aspetti che erano accentuati in maniera discutibile, tuttavia offre un quadro piuttosto fedele di ciò che vissero i cattolici giapponesi.
      Ma anche se pensiamo alle prime dieci persecuzioni dei cristiani ad opera dei romani. Pensa forse che fossero tutti pronti al martirio? No. La maggior parte di essi preferirono abiurare e pagare, magari con sistemi di corruttela, l’attestazione di abiura.
      Quindi, non facciamo l’errore di ritenere che i cattolici giapponesi o gli anacoreti del deserto fossero molto diversi da noi …. . Sotto certi aspetti sì, ma sotto molti erano del tutto simili a noi. Anche nel modo di pensare.

  • Adriana ha detto:

    Scusate se intervengo con qualche domandina molto terra-terra a proposito della responsabilità verso il prossimo e dei sacrifici spirituali cui
    siamo costretti in questo Belpaese . Il divieto di assembramento e la distanza di sicurezza valgono anche per gli Islamici ? Essi , assieme alle ” preziose risorse ” e ai pregiati Sinti e Rom sono immuni dal contagio per grazia procedente dall’alto ?
    Vorrei proprio saperlo ! Non si finisce mai di imparare 🙂

  • Pier Luigi Tossani ha detto:

    Gli argomenti portati dall’avv. Patruno si sono già sentiti, nel pubblico dibattito che ancora oggi, ovviamente, si infiamma sulla questione. Da parte mia, porto qualche contributo, sui diversi piani nei quali si articola la vicenda, a cominciare da quello della giurisdizione legale, chiamato in causa da Patruno. Quindi:

    1. l’aspetto giuridico  https://lanuovabq.it/it/stop-alle-messe-il-balletto-tra-governo-e-vescovi  NBQ, a firma di Andrea Zambrano
    “Diocesi in ordine sparso: a Milano il Duomo riapre solo ai turisti, non al culto; a Venezia si chiede di riavere almeno le Messe feriali. Ma non c’è mai stato un ordine di chiusura delle chiese perché avrebbe contrastato con il Concordato e con la Costituzione, che non contemplano stop per ragioni di salute pubblica. Nel decreto sul Coronavirus, il Governo non parla di Messa, ma genericamente di eventi religiosi in luoghi pubblici. Semmai sono stati i vescovi a dare un’interpretazione fin troppo rigida alle ordinanze locali, regalando allo Stato un precedente”.

    2. l’aspetto sanitario https://lanuovabq.it/it/messe-a-rischio-covid-19-non-per-lepidemiologia NBQ, a firma di Paolo Gulisano
    “La sospensione delle Messe non ha fondamenti epidemiologici. Almeno stando alle raccomandazioni dell’ISS sulla prevenzione. E la comunione sulle mani è quanto di più antigienico possa esistere. Consigli ai vescovi che da anni non producono documenti scientifici”.

    3. l’aspetto religioso https://www.lanuovabq.it/it/a-che-soglia-di-rischio-si-devono-sospendere-le-messe NBQ, a firma di Luisella Scrosati
    “La decisione di sospendere le Messe con popolo è figlia della cultura del “rischio zero”, una pericolosa utopia. Ma il Coronavirus non è l’unica infezione contagiosa che porta anche la morte, e quindi la decisione dei vescovi diventa un pericoloso precedente”. 

    4. l’aspetto storico https://www.lanuovabq.it/it/le-epidemie-e-lopera-dei-santi-quella-fede-da-recuperare NBQ, a firma di Ermes Dovico 
    “…In questi giorni, nel tentativo di giustificare la già accennata facilità alla sospensione delle Messe pubbliche, è stata richiamata anche l’esperienza del venerabile Angelo Ramazzotti, vescovo di Pavia durante l’epidemia di colera del 1854. Eppure si tratta di una situazione piuttosto diversa dall’attuale, sia per la mortalità del colera a quei tempi sia per le misure adottate. Come già il suo predecessore in diocesi (Luigi Tosi), il venerabile vietò sì processioni e Rosari pubblici e, in determinate circostanze, di amministrare l’Eucaristia ai colerosi: ma quest’ultima misura fu presa principalmente – visti i frequenti conati di vomito legati alla malattia – per riverenza verso il Santissimo Sacramento. Inoltre, né Tosi né Ramazzotti sospesero le Messe pubbliche. Anzi. Il venerabile suggerì pure di moltiplicarle «onde non ci sia così il pericolo di un soverchio affollamento». Alla prudenza, insomma, si accompagnava la certezza che nulla c’è di più potente e salvifico della Santa Messa.
    Quella stessa epidemia di colera colpì seriamente, nel 1854, anche Torino. Accanto alle precauzioni sanitarie, san Giovanni Bosco si preoccupò innanzitutto dell’anima dei fanciulli dell’oratorio e assicurò che se si fossero messi «in grazia di Dio», senza commettere «nessun peccato mortale», nessuno di loro avrebbe contratto il morbo. Inoltre, il santo chiese loro la disponibilità a offrirsi come volontari nell’assistenza ai malati. In 44 si fecero avanti. Tra essi il giovanissimo san Domenico Savio. Nessuno dei 44 fu contagiato. È questa fede nella Provvidenza che andrebbe recuperata”.
    il parallelo delle situazioni storiche passate con quella odierna appare comunque fuorviante, poiché nel passato – fino a prova contraria, che considereremo volentieri – risulta che le Messe non siano mai state sospese per motivi sanitari. Questo di oggi è un “unicum”.

    5. l’aspetto filosofico: https://www.sabinopaciolla.com/la-paura-che-uccide-e-il-coraggio-che-manca/ dal Blog di Sabino Paciolla, a firma di dom Giulio Meiattini
    “Con qualche esitazione entro nella discussione senza fine, e ormai diciamo pure quasi fuori controllo, sulla diffusione dell’ultimo virus di nuova generazione nel nostro paese e nel mondo. Sarebbe forse meglio tacere, per non amplificare ulteriormente il caso.Tuttavia, il mio piccolo intervento vorrebbe essere proprio un tentativo di “contenere” l’epidemia mediatica e da panico, più che virale, mostrando il punto forse più profondo della nostra vulnerabilità in proposito. Se è vero che il nostro organismo non ha difese immunitarie davanti al nuovo virus (il cui grado di pericolosità, com’è noto, è molto discusso e controverso), è altrettanto vero che noi stiamo subendo soprattutto le conseguenze di una mancanza di anticorpi rispetto a pericoli e minacce che sono diversi da quelli della malattia propriamente detta.
    Senza nulla togliere a una legittima, proporzionata e doverosa prudenza e alle misure cautelari di tipo sanitario, l’idea che molti si sono fatti, e che io condivido, è che il problema più serio che sta emergendo è di tipo mentale, culturale e, aggiungerei, spirituale. La verità è che si ha paura, troppa paura. E come diceva Mounier quasi un secolo fa parlando delle crisi dell’occidente, si tratta di una “piccola paura”, cioè una paura miserabile. Il nostro sistema e la nostra mentalità sono da molto, troppo tempo incentrati sulla “tutela”, sulla “sicurezza”, su un concetto esasperato di “salute”, che addirittura, secondo una definizione data dall’OMS già decenni fa, tende a identificarsi non solo con l’assenza di patologie, ma nientedimeno che col benessere. Il che è semplicemente utopico, ma è ormai mentalità.

    In realtà, si ha troppa paura di morire, o anche solo di star un po’ male. E in questo momento la paura è spropositata rispetto alla minaccia in atto. E perché? Il motivo forse più profondo, o uno dei principali, penso sia una mancanza di prospettiva futura. Pensiamo un attimo a chi ha fatto l’unità d’Italia o chi ha combattuto in vario modo nella resistenza durante l’ultima guerra mondiale, a chi ha combattuto le guerre americane di indipendenza e persino per chi ha fatto la rivoluzione russa. Per costoro, la patria o la libertà valevano più della vita, perché il futuro era un bene superiore al presente, si pensava alle generazioni future (agendo realmente da adulti-genitori) dando la vita per un avvenire che si sarebbe realizzato. C’era comunque una qualche fede in un futuro (in certi casi anche ideologico o utopico) per il quale comunque valeva anche la pena morire. Analogamente, il credente che preferisce rischiare la vita e perderla, piuttosto che rinnegare la sua fede, ha davanti a sé il futuro eterno, oltremondano, il paradiso. Dunque, sia l’eroe (greco-romano, romantico o rivoluzionario) sia il martire antico (e anche i martiri contemporanei, si pensi alla ex Urss o alla Cina), sono figure emblematiche che rappresentano delle epoche, e hanno fatto epoca.

    Ma, come ha fatto notare Baumann, oggi emblema della nostra epoca, non è né il martire cristiano né l’eroe, ma il divo, la celebrità, ovvero il palcoscenico, la visibilità, l’apparire e dunque l’apparenza.

    Ciò significa che non disponiamo più di un futuro – l’immortale gloria presso i posteri o l’unità della patria o una società di uguali, il progresso, il paradiso e la vita eterna. La nostra cultura dispone solo del presente, di ciò che appare ora, dell’effimero. E lo vogliamo conservare disperatamente, perché ad esso non ci sono alternative o uscite di sicurezza possibili. Se perdiamo il presente, perdiamo tutto. Siamo giunti al capolinea. Sintomo di questa sindrome narcisistica è il rifiuto di invecchiare e la mancanza di coraggio e desiderio nel generare figli, attestandoci non più su un modello della vita adulta e responsabile verso i posteri, considerati come il nostro futuro, ma sempre più in un modello ideale di vita adolescenziale, l’eterna giovinezza. Ciò non significa che non esistano ancor oggi i martiri e gli eroi, ma essi non sono più additati dalla cultura dominate come modelli educativi e esempi da imitare. Si cerca di emulare il divo, l’uomo di successo. La sconfitta mondana (la morte in per un ideale o il martirio per vivere eternamente con Gesù) non fanno presa. La vita bisogna conservala a tutti i costi, eccetto quando diventa insopportabile o pesante: allora è meglio morire, perché già prima non si aveva un motivo per vivere.

    In effetti, non solo non esiste più, per le masse occidentalizzate, un futuro oltre la morte, ma non abbiamo più neppure un futuro storico per cui valga la pena spendere e anche perdere la vita presente. Il filosofo Karl Loewith ha scritto nel secolo scorso un libro famoso: La fine della storia. In realtà l’umanità nata dalla crisi e dalla dissoluzione della modernità, non ha più storia, perché non ha più una mèta, un ultimo approdo, né terreno né ultraterreno (la società senza classi o la liberà della patria o il regno di Dio), e sente di non aver più un futuro “migliore” o un fine ultimo davanti a sé. Per questo neanche il progresso fa più testo. Pro-gressus e pro-gredire significa letteralmente fare un “passo in avanti”, avanzare, il ché suppone un procedere verso una direzione e verso un senso, i quali giudicano se c’è stato o no un avanzamento oppure se si è fuori strada. Oggi si parla sempre meno di progresso e sempre più di “crescita”, che è una parola neutra e proteiforme: una realtà e un corpo qualunque possono crescere sempre in dimensioni, anche a prescindere da un obiettivo. La metropoli contemporanea cresce in questo modo, aggiungendo quartieri e periferie sempre nuovi, in modo estensivo e quantitativo. In questo modello di crescita proteiforme non si perde, ma si accumula, non si avanza, ma ci si appesantisce.

    Finito il mito del progresso e della società fatta di uguali, scomparso il Cielo come termine di desiderio, quale futuro ancora resiste? L’utopia superstite, è ormai quella di “uscire dall’umanità”, ormai giunta al capolinea, e accedere al trans-umano, a qualcosa cioè di non più umano, perché oltre-umano, ma che si profila, ahimé, come qualcosa anche di meno che umano. Se una volta la collocazione dell’uomo era vista in una posizione intermedia fra l’animale, da una parte, e gli dèi dall’altra (Esiodo e la Grecia classica) o fra l’animale e gli angeli o fra il mondo infra-umano e Dio, adesso la destinazione dell’uomo è quella di essere una via mediana fra l’animale e la macchina. Un essere umano, cioè, che per un verso regredisce al livello dell’istintualità non raffrenata, che soddisfa tutti i suoi bisogni senza remore (emozionalismo dell’istante) e dall’altro un uomo tecnologicamente trapiantato, munito di protesi e applicazioni sofisticate che lo avvicinano all’assemblato. Per altro verso, l’animale assurge al rango di soggetto avente diritti, compagno di vita e membro familiare a tutti gli effetti (fino a sostituire il figlio o una compagnia umana che non c’è), mentre il robot tende ad assomigliare all’essere umano, simulandone i comportamenti. Cosa è umano, cosa è animale e cosa tecnologico, lo si sa sempre di meno.

    Concludendo possiamo dire che l’epidemia in atto, se così può essere chiamata a confronto con le vere e grandi epidemie di peste, vaiolo, colera, che nei secoli passati decimavano la popolazione, in questo momento attinge tutta la sua forza, non dal numero delle vittime o dalla sua obiettiva pericolosità, ma dalla debolezza spirituale dell’umanità, che è aggrappata al suo presente e non vuol perdere nulla, non vuol cedere niente e vuole perpetuarsi crescendo in modo indefinito. Mantenersi in questo stato di crescita permanente e indeterminata (senza scopo se non il crescere stesso), significa esattamente volersi mantenere adolescenti. Per questo si rischia di perdere tutto. Lì dove non c’è qualcosa di più alto e di più prezioso del presente adolescenziale non determinato, dove cioè non esiste un senso ultimo della storia e della vita a cui approdare (neppure l’età adulta dell’illuminismo) e che possa dare ragione della perdita parziale o totale del presente, se non esiste, cioè, qualcosa che valga più della vita, per cui valga la pena anche morire (non come fuga dalla sofferenza, ma come coraggio della convinzione) la vita si spegne, perché la paura uccide più della spada e più dei virus.

    Ma la cosa più triste, e preoccupante per il futuro dell’umanità, è che la stessa Chiesa (o meglio gli uomini di Chiesa) hanno dimenticato che la grazia di Dio vale più della vita presente. Per questo si chiudono le chiese e ci si allinea ai criteri sanitari e igenici. La chiesa trasformata in agenzia sanitaria, invece che in luogo di salvezza. Ci pensino bene i vescovi a chiudere le chiese e a privare i fedeli dei sacramenti, dell’eucaristia, che è medicina dell’anima e del corpo: chiudere le porte ai cristiani e pensare di potersela cavare con la scienza umana, è chiudere le porte all’aiuto di Dio. E’ confidare nell’uomo, invece che confidare in Dio”.

    6. In conclusione, ringraziamo l’avv. Patruno, che ci ha sollecitati ad approfondire i motivi delle nostre convinzioni.

    • Avv. Patruno Francesco ha detto:

      Allora mi permetto di rispondere brevemente a coloro che mi hanno mosso delle osservazioni.
      Si dice da parte di taluno che la sospensione della messa non ha fondamento epidemiologici. beh, bisogna intendersi.
      E questo lo dice uno, come il sottoscritto che, domenica scorsa, recatosi presso la propria parrocchia per la messa domenicale, se n’è dovuto tornare indietro con amarezza, dopo aver appreso che non vi si celebrava. Ma poi ho compreso che era per il nostro bene ed il bene altrui.
      Dicevo, la sospensione non ha fondamenti epidemiologici?
      Forse, da un punto strettamente medico no. Però, se si guardano i precedenti, qualche dubbio mi viene.
      Faccio qualche esempio e richiamo qualche precedente, che forse dai più sono ignorati.
      Un precedente lo colgo in occasione della celebre epidemia di spagnola, che interrò il Vecchio Continente e parte del Nuovo tra il 1918 ed il 1920.
      Ebbene, in Spagna, nella cattolicissima Spagna, sotto il re Alfonso XIII, a causa della spagnola si decise, soprattutto nelle zone dove vi erano focolai, la chiusura delle chiese, che vennero letteralmente “lucchettate” dalle autorità sanitarie.
      Il vescovo di Zamora – e per la verità anche quello di Valladolid – sfidò le autorità sanitarie. Addirittura le minacciò di scomunica. Fece andare i suoi preti e liberare dai lucchetti le sue chiese e promosse una novena ed una serie di celebrazioni di messe, molto partecipate, in onore di S. Rocco, patrono degli appestati. Il risultato? Beh …. il morbo in Zamora dilagò …..
      La stessa cosa fecero alcuni vescovi e gruppi di fedeli argentini: anche qui si opposero ai provvedimenti di chiusura delle autorità sanitarie. Anche qui il morbo della spagnola dilagò.
      Per incidens, devo dire che in Spagna i provvedimenti di chiusura non interessarono i teatri! Questo tanto per dire.
      In Italia, non si giunse, durante la spagnola, non si giunse alla chiusura generale delle chiese come in Spagna. Però, i prefetti imposero comunque pesanti restrizioni ed entrarono a gamba tesa negli aspetti propriamente liturgici. Molti prefetti imposero la celebrazioni di messe piane, cioè non solenni nè cantate, che si concludessero massimo in un quarto d’ora-venti minuti. Imposero lo spostamento di alcune feste (ad es., Ognissanti del 1918 fu spostata a dicembre) ed imposero – curiosamente – anche la limitazione del suono delle campane, che era concesso solo per segnalare i funerali.
      Eppure, all’epoca, nè i vescovi italiani nè Benedetto XV sollevarono alcun’obiezione, benché lo Stato entrasse in materia liturgica. Non ci furono proteste di sorta. Tra l’altro, all’epoca, sebbene non ci fossero ancora i Patti lateranensi (che vennero un decennio dopo), nondimeno tra Stato e Chiesa vi era, diciamo così, un’epoca di distensione, essendoci stato il c.d. Patto Gentiloni nel 1913.
      E veniamo al secondo esempio.
      Questo più recente. Nel 2009, a causa dell’influenza suina, in Messico furono chiuse chiese e….. gli stadi. Tra l’altro fu chiuso anche il celebre santuario della Madonna di Guadalupe. Vi risultano proteste da parte dei vescovi messicani e da parte di Benedetto XVI?

      • Pier Luigi Tossani ha detto:

        caro avvocato,

        ce lo siamo già detto, mi consenta, con rispetto, ma anche con sincerità: lei adotta un approccio diverso da quello del vero credente. In altre parole, va visto se consideriamo Cristo, e quindi l’Eucaristia, un “optional”, oppure no.
        Se consideriamo Cristo un optional, un accessorio, allora, questo approccio della CEI di sospendere le Messe, che non c’era mai stato in 2000 anni di storia, in teoria da ora in poi si potrebbero sospendere le Messe per qualunque cosa, sotto qualunque regime. Anzi le dirò: visto che a questo punto le Messe sono diventate un accessorio, non varrebbe nemmeno la pena di riprenderle… tanto varrebbe chiudere le chiese una volta per tutte, visto che questa fede non c’entra con la vita, e ci sono molte cose importanti da fare. Insomma, non ci sono mezze misure: o sì (sia pure con tutte le ragionevoli cautele, o no. Sono scelte.

        Con l’occasione, le segnalo che oggi ho raccolto su un unico articolo del mio blog, con tutti i link attivi, le cose che le ho scritto stamani:

        https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2020/03/11/dossier-messe-coronavirus-il-meglio-dal-web/

  • MASSIMO S ha detto:

    Completamente d’accordo con il contenuto dell’articolo !

  • Raffaella ha detto:

    Grazie Avvocato per le sue precisazioni; ma quello che ha stupito molti è stata la fretta con cui,qui a Milano per esempio, si è provveduto alla chiusura delle chiese.
    È sembrato che non si aspettasse altro.

    • spiegazione ha detto:

      Non è questo. E’ che Milano è sempre avanti e quindi anticipa i tempi medi di reazione del resto dell’Italia. Si chiama lungimiranza e adesso che la Lombardia subirà danni economici e produttivi, il resto del Paese si renderà conto davvero della lungimiranza lombarda che sino ad ora l’ha tenuto a galla.

      • Raffaella ha detto:

        Ma se fino all’altro ieri il sindaco Sala si vantava”Milano non si ferma”, dov’è la lungimiranza?

        • Brucialeretico ha detto:

          Guardi che anche il buon Salvini è favorevole al blocco totale. Non dipende dall’appartenenza politica…

        • Pier Luigi Tossani ha detto:

          huahauahaaa!…. che mito!…. E lo Zinga che, bello pacioso, ci ha preso l’aperitivo insieme, e s’è beccato il virus?… E lo spot del governo con Mirabella che diceva “non è affatto facile il contagio”?….
          Ma fa bene il PD, può fare qualunque cosa, tanto, qualunque cosa faccia, lo votano sempre. Son stati bravissimi a fare il lavaggio del cervello al popolo. Dovremo toccare il fondo per recuperare, e non si sa quanto tempo ci vorrà.

          Comunque, Adinolfi, aveva detto che ci voleva il lockdown, già in tempi non sospetti:

          https://twitter.com/marioadinolfi/status/1236030733329760256

  • Guglielmo da Baskerville ha detto:

    Avvocato,
    seguo le sue argomentazioni e la ringrazio per averci esposto
    in modo ordinato la gerarchia dei riferimenti di legge alla quale riferirsi.

    Resta un fatto: gli adepti della “religione dello spritz”, le cui adunate sono addirittura giornaliere e non solo domenicali, continuano a poter celebrare la loro religione ogni giorno,
    pescano salatini e patatine al tavolino da ciotole comuni (!),
    talvolta condividono anche il bicchiere, etc, e possono
    farlo se stanno ad un metro di distanza perche’ questo
    ha stabilito il legislatore.

    Il “legislatore” ha dato delle indicazioni affinche’ gli adepti della
    “religione dello spritz” possano continuare a confessarla,
    probabilmente perche’ lui stesso ne e’ adepto e quindi cointeressato, mentre ai cristiani non e’ stata data NESSUNA possibilita’ di tentare di regolamentare la S. Messa in questi frangenti. La S. Messa e’ stata abolita punto e basta.

  • Marco Matteucci ha detto:

    “Cari figli, sono la vostra Madre Dolorosa e soffro per quello che viene per voi. Piegate le ginocchia in preghiera e supplicate la Misericordia del Mio Gesù per le tue vite. Pentitevi e riconciliatevi con Dio attraverso il Sacramento della Confessione. Cercate la forza nell’Eucaristia e accogliete il Vangelo di Mio Figlio Gesù. State andando verso un futuro di dolore. Molte persone consacrate percorreranno sentieri contrari agli insegnamenti del vero Magistero della Chiesa e un gran numero andrà perso. Qualunque cosa accada, restate con Gesù. Amate e difendete la verità. Io vi amo e sarò con voi. Coraggio…”
    LEGGI TUTTO
    https://reginadelcielo.wordpress.com/

  • Exules ha detto:

    Ringrazio l’avv. Patruno: una voce di buon senso che dice le cose come stanno. Ieri sono andato nel duomo della mia città (Pavia): era aperto e c’erano tre sacerdoti disponibili per le confessioni. A distanza di sicurezza, e meno male: per la loro salvaguardia, ma anche per quella dei penitenti. E poi “Gratia non alligatore sacramenti” e “Dio non nega la sua Grazia a coloro che gliela chiedono con fede”.

    • Exules ha detto:

      “Vae correctori automatici”! “Alligatur”, non “alligatori”!!!

      • Adriana ha detto:

        Magari : “automatico ” sarebbe meglio ( se lo mette in seconda declinazione ) . 🙂

        • Exules ha detto:

          Morsicato dall'”alligatore” non mi sono accordo dello svarione del genitivo al posto del dativo!!! 😀

    • don Z ha detto:

      si amico mio, buon senso ordinario , ma senza visione soprannaturale .

      • M.G. ha detto:

        Esatto. Al di là dell’argomentare articolato, minuzioso e ineccepibile dal punto di vista giuridico non s’intravede alcun respiro soprannaturale. Un preclaro esempio degli effetti deleterei del Naturalismo che ha contaminato la fede.

        • Naturalista deleteteo ha detto:

          La lettera dell’avvocato non aveva nessun intento soprannaturale. Solo giuridico, l’ha ripetuto più volte.

      • Exules ha detto:

        Il mio professore di Morale diceva che la prima virtù del cristiano dovrebbe essere il buon senso. Ma aggiungeva anche che il buon senso è come il coraggio di don Abbondio: chi non ne ha, non se ne può dare…

      • Avv. Patruno Francesco ha detto:

        Voi dite che non avrei considerato un’ottica soprannaturale: forse non ho scritto bene o forse non mi son fatto capire. Tutt’altro.
        Quello che ho voluto soprattutto sottolineare, al di là degli aspetti legalistici, è che viviamo in un mondo in cui non si comprende che la comunione sacramentale sia un mezzo di grazia non il fine della vita spirituale. Se uno, in un frangente come quello che stiamo vivendo, non si comunica, Dio manderà le grazie secondo i bisogni e le necessità di ognuno. La vita dei Padri del deserto dovrebbe insegnarci molte cose a questo riguardo. Non sempre avevano la possibilità di celebrare la sinassi eucaristica. Eppure furono uomini di fede e Dio non mancò di dar loro le grazie necessarie. In questo bisogna aver fede.

  • don Z ha detto:

    Avvocato , non ho trovato fra gli alllegati, riferiti alle disposizioni sulle cerimonie religiose di altre credenze , quella delle religioni pagane animiste dell’Amazzonia , tanto amate dal pontefice della chiesa cattolica .Ma soprattutto non ho trovato l’ordinanza riferita sempre ai riti e cerimonie religiose della massoneria . Forse a Corato non ci sono loggie ? Se ne era dimenticato ?

  • P. Luis Eduardo Rodrìguez Rodríguez ha detto:

    Ho riletto tutta la precedente del avv. Fabio Adernó e non trovo il perchè è rimasto “perplesso”. E magari l’ha indotto a scrivere il pezzo con questa sua perplessità.

    Cosa centra e parte male, alludere l’ altre denominazioni di fedi ed ebrei? Loro che rispondano ai suoi affari. L’ avvocato Adernò scrive riguardo alla Chiesa Cattòlica e la pressa di posizione immatura dei vescovi italiani. E riguardo le leggi lui non dice niente che contradica quanto lei dice qui.

    Spiega lei cosa è il “prossimo” come se lui o noi non lo sappiamo o come se la posissione dell’ altro avvocato ledesse in qualche modo il “prossimo”, ma evidente cerca il sentimentalismo come arma per muovere suo schieramento.

    E finalmente usa dei paragoni inaccettabili: dal modo come vivono milioni degl’ italiani pretendere che facciano come anacoreti dei primi secoli che si Comunicavano poco…per la vita assai impegnativa compensata dai rigori delle penitenze. E pretendere con insolita miopia dicendo, che alla fine ne Santa Messa ne Comunione sono indispensabili perche in Giappone cattolici rimassero 200 anni senza questi Sacramenti…il che è vero ed eccezionale e quasi caso unico, ma questo per la crudeltà dei tempi in cui martirizzarono moltitudini e cacciarono ogni sacerdote di tutto loro territorio, Invece sono i centenai dei falsi pastori italiani che obbligano nel giro di pocchi minuti come lampa la fattua decizione, piegandosi al commando massone che usa la legge quando li conviene, ai migliaia dei sacerdoti in tutta Italia per bloccare verso i fedeli l’ aussilio Divino dei Sacramenti.

    • don Z ha detto:

      sempre molto saggio don Luis . Questo intervento inutile dell’ avv.Patruno si direbbe mirante a farsi conoscere più che a contribuire con riflessioni opportune .

      • P. Luis Eduardo Rodrìguez Rodríguez ha detto:

        Grazie CONFRATELLO ! uniti in questa guerra contra l’ APOSTASIA, in ginocchio davati l’ Imperatore dell” universo, qui adesso L ‘ADORAZIONE prima il Santo Sacrificio, dalla periferia di Caracas e tra le favelas un grande abbraccio !

      • roberto fiori ha detto:

        Il commento dell’avvocato è puntuale e chiaro. Definire questa situazione Apostasia è patetico.

        • P. Luis Eduardo Rodrìguez Rodríguez ha detto:

          Patetico è lei, perche prima dovrebbe leggere tutti i miei commenti per capire che di APOSTASIA in riferimento al tempo che viviviamo e quindi nel saluto ad altro sacerdote, oltre che i vescovi quasi tutti sono apostati, non lo ho scritto qui in relazione con l’ articolo. Non s’ affretti e legga bene e completo.

    • Avv. Patruno Francesco ha detto:

      Beh, il collega Adernò parla di discriminazione a danno dei cattolici quasi che il provvedimento statale si indirizzasse solo ai cattolici e non anche alle altre confessioni. Non a caso, egli parla di “cerimonie cattoliche” quando invece il provvedimento statuale si riferisce a TUTTE le confessioni. Non solo alla Chiesa cattolica.
      Magari a chi guarda dal lato cattolico ciò non interessa, ma se si guarda dal punto di vista dello Stato le cose non stanno come le ha indicate il collega.

    • Avv. Patruno Francesco ha detto:

      I casi da me citati sono senz’alto i più eclatanti. Ma non sono gli unici.
      Si pensi alla influenza di spagnola. In quel caso, in Spagna fu imposta la chiusura delle chiese, che fu eseguita dalle autorità sanitarie. Ed all’epoca vi era il cattolicissimo re Alfonso XIII. Certo, ci furono alcuni vescovi che si opposero a questa chiusura forzata delle chiese, ma la loro azione non fece altro che far dilagare il morbo. Per incidens: in Spagna furono chiuse le chiese, ma non i teatri!
      O si pensi al 2009, in Messico: a causa delle febbre suina furono chiuse le chiese. Persino il santuario della Madonna di Guadalupe! Quindi, diciamo che non si tratta di un evento senza precedenti, visto che si è verificato anche in altre occasioni.

      • Mazzarino ha detto:

        Uffici pubblici, Tribunali, bar, luoghi di lavoro aperti ma regolamentati. Chiese aperte alla preghiera se regolamentate. MESSE VIETATE SEMPRE. Anche se regolamentate. Messe equiparate dalla Chiesa Ufficiale alle cerimonie religiose ebraiche, mussulmane etc etc. Questo è il problema. Adernò ha perfettamente ragione.

        • Avv. Patruno Francesco ha detto:

          Dal punto di vista dello Stato, “tutte le confessioni sono egualmente libere dinanzi alla legge” (art. 8, comma 1, Cost.). Si può condividere o no quest’assunto, ma questo è il nostro ordinamento.

          • Mazzarino ha detto:

            Ma perchè preghiere si e Santa Messa no? Ovvia la risposta dello Stato. Ma devastante quella della Chiesa ufficiale.

  • Pierluigi ha detto:

    Mah, francamente non sono affatto convinto dall’articolo.
    Anzitutto il limite di distanza ritenuto idoneo di un metro e mezzo tra persona e persona oggi è facilmente rispettabile nelle chiese, specie nei giorni feriali.
    Nei giorni festivi, invece, bastava aggiungere qualche Messa in più (ne bastavano una o due per ogni parrocchia) e controllare gli accessi per non superare il numero critico per le distanze di sicurezza.
    Infine, in molti decreti diocesani di sospensione delle sante Messe non si specifica, secondo me con colpevole leggerezza, che i sacerdoti possono comunicare i fedeli privatamente. Che detta lacuna sia una colpevole leggerezza lo dimostrano altre diocesi che, come a Catania, lodevolmente, prevedono esplicitamente tale possibilità, pur essendo ormai tutta l’Italia nella stessa situazione giuridica.
    Pertanto, aldilà dell’articolo, non cessa in me la spiacevole sensazione che i pastori abbiano abbandonato Gesù e i fedeli, in una sorta di 8 settembre 1943 della gerarchia. Alla faccia della bergogliana “chiesa ospedale da campo” o “dei pastori che devono assumere l’odore delle pecore”, sostituiti, al primo sentore di pericolo da un più concreto “si salvi chi può”.

    • riccò ha detto:

      esattamente , Chissà se son state sospese anche le cerimonie religiose nelle loggie massoniche ?

    • Avv. Patruno Francesco ha detto:

      Le cose non sono così semplici. Di regola i sacerdoti non possono celebrare, al giorno, più di tre messe. Possono eccedere solo con dispensa della Congregazione per il culto divino. Io non conosco la situazione nel Nord Italia, ma nel Sud, le cinque messe festive (meglio 4 festive e 1 prefestiva) sono sempre molto partecipate, le chiese sono quasi sempre piene e si fa fatica a trovar posto. Molti rimangono in piedi. Per cui, in questo contesto – e stante le norme che impongono ai sacerdoti di non celebrare più di 3 messe al giorno – aumentare il numero delle messe è davvero difficile. Al limite ciò sarebbe stato possibile nei grandi santuari, dove vi sono più sacerdoti e dove le messe si avvicendano con maggior frequenza. Ma nelle normali parrocchie, spesso rette da un solo sacerdote, senza neppure un altro viceparroco, la cosa sarebbe diventata una presa in giro, perché nessun pochissimi avrebbero potuto aumentare il numero delle messe e garantire tra i fedeli le distanze di sicurezza.

      • Pierluigi ha detto:

        Avvocato, i vescovi non hanno nemmeno tentato di trovare soluzioni alternative, come sarebbe stato naturale se in maggioranza fossero veramente e ancora consapevoli dell’immenso valore e importanza della santa Messa per la Chiesa e quindi per tutti noi.
        Non so se ne è al corrente, ma anche nel medioevo si intuiva che la diffusione delle pandemie come la peste era favorita dal sovraffollamento. I vescovi di allora, fin dal XIV secolo se non prima, quando c’era vera Fede, nelle città inventarono le sante Messe celebrate all’aperto, tipicamente agli incroci delle vie e il popolo partecipava affacciandosi alle finestre. In molti di quei luoghi nacquero i tabernacoli, molti dei quali presenti ancora oggi.
        Questo per me è un segno potentemente esplicito che gran parte della gerarchia italiana non ha più tale consapevolezza e, probabilmente fede.
        Se posso vorrei suggerirle di mettere a disposizione i suoi talenti di professionalità al servizio dei vescovi stessi cercando di far comprendere loro che, ad esempio, il limite da lei ricordato del numero di sante Messe da celebrare potrebbe essere caritatevolmente derogato data l’eccezionalità della situazione attuale.
        Senza voler esser d’esempio a nessuno, nel mio piccolo, avendo ricevuto dal mio parroco un -non da me soltanto giudicato- ingiustificato diniego a ricevere la comunione sacramentale in forma privata basato su un’interpretazione restrittiva del decreto della mia diocesi, non ho tanto cercato un altro sacerdote pensando solo a me stesso, bensì ho cercato di avvertire un vescovo mio vecchio conoscente, della lacuna contenuta nei decreti dei vescovi della Toscana su tale possibilità.
        Lei, invece di cercare tutti gli ostacoli alla carità dovrebbe, a mio parere, aiutare la gerarchia a liberarsi dai lacci e lacciuoli che, con farisaica ipocrisia, vengono invocati solo per nascondere la propria poca fede.

  • Newman ha detto:

    Molto interessante e ragionevole per l’argomentazione sia giuridica sia religiosa! Mi sembra un articolo che possa aiutare a guardare la realtà, evitando di usare questa particolare circostanza per battaglia ideologiche interecclesiali!

    • giorgio R. ha detto:

      non direi proprio , è in pratica la riproduzione , ampliata di quello che ha detto il vescovo di Ventimiglia ,mons Suetta.

  • Gabriele ha detto:

    Furono le autorità civili di Milano (i decurioni, magistrati amministrativi) a chiedere al cardinale di fare la processione. Lui inizialmente non era d’accordo, perché credeva (forse con qualche dubbio) agli untori e pensava che con un assembramento di persone essi avrebbero potuto più facilmente spargere i veleni. Ma le autorità civili continuavano ad insistere ed egli purtroppo accettò di fare la processione. E il Tribunale di Sanità, altra autorità civile, non ebbe nulla da obiettare. Quanto ai medici, anche molti di loro credevano agli untori. Una volta i medici credevano anche di guarire le malattie con le sanguisughe. La storia bisogna raccontarla tutta, sennò si fa passare come sempre l’dea che l’uomo di chiesa fosse lo scemo del villaggio della situazione, arretrato e antiscientifico, e gli altri invece tutti furbi e acculturati che per colpa sua si son presi la peste. Quindi questo avvocato dovrebbe dire che Borromeo indisse la processione, ma su richiesta delle autorità civili. Sarebbe ora di finirla di cercare sempre di inculcare l’idea che gli idioti sono sempre gli uomini di chiesa e gli altri son dotti e intelligenti. La Storia è complessa ed è troppo semplicistico buttare lì una frasetta 400 anni dopo per dare addosso a Federigo Borromeo, che tra l’altro andava nei lazzaretti a trovare i malati, al contrario di quelli che cianciano su cosa avrebbe dovuto o non dovuto fare il cardinale standosene al sicuro in casa loro.

    • Keble ha detto:

      Molto bene, per la precisione storica. Ma affermare che l’articoli metta alla berlina il Cardinale mi sembra eccessivo è tendenzioso. Primo. L’oggetto dell’intervento non la figura del Borromeo. Secondo. Perché invece di correggere fraternamente si deve sempre polemizzare, oltretutto su un particolare che non è decisivo per le argomentazioni dell’articolo? La storia è certamente complessa… ma anche il presente. Il tentativo dell’avv. Patruno rappresenta un tentativo di comprendere giuridicamente le decisioni dei Vescovi e le relazioni concordatarie tra Chiesa è Stato. È un tentativo, lungi dall’essere infallibile, ma almeno si pone in un tono ragionevole e aiuta a riflettere. Vede di istinto in questi giorni avvallavo l’ipotesi di una violazione della libertà religiosa per tutti! Mi mancavano veramente alcuni elementi. La lettura del testo di Patruno è stato un aiuto a correggere il tiro di un mio giudizio Personale non del tutto infondato, sul timore di una possibile violazione della libertà religiosa, ma che era privo di alcuni elementi. In tal senso ben venga l’osservazione su Federigo… ma con carità. Non mi sembra che l’avv. Patruno sia un anticlericale o un miscredente!

    • Beppe ha detto:

      Dove posso trovare le notizie che lei riporta circa le pressioni civili sul card Federigo? È argomento molto interessante e di valore apologetico

    • P. Luis Eduardo Rodrìguez Rodríguez ha detto:

      Bravo Gabriele. Invece in quest’ intervista

      https://www.aldomariavalli.it/2020/03/10/intervista-cesare-cavalleri-abbiamo-loccasione-di-riscoprire-la-comunione-spirituale/amp/

      Il tale Cesare Cavalleri pure da questo esempio e figurariamoci è uno “storico”. E se quella fu non buona riuscita, invece non si contano chiese e basiliche costruite per ringraziare e lasciare perpetuo ricordo dei miracoli ricevuti in casi di vera peste o altre epidemie, che inclussero rogazioni appunto con delle procressioni.

      Approffito questa breve intervista del link qui sopra, per dire che quelli del opus sono ben rappresentati da questo “storico”…l’ elite ranchiusa nei lussuosi appartamenti e per lui questo problema non li tocca perche abita con 4 sacerdoti, e da quell’ altitudine pure dice che chi ha pensieri di critica verso il governo o verso i pastori certamente “non viene da Dio”. Dunque pontifica. Dunque stanno appunto zitti davanti questa APOSTASIA, davanti berORGOGLIO piegatti perche il “romano pontefice”. Non si contano l’eresie bergogliane, e loro zitti. E ci mette la paura perche chi ossiamo critticare, DIFENDERCI, siamo noi gl’ indemoniati. Per essere la cosa di Dio dobbiamo obbedire a soros, bill gates, berlusconi, kasper, ranher, boff e la pachamatrigna. E loro zitti, perche non vogliono perdere i privileggi d’ averne in casa 4 sacerdoti con cappelle del lusso, per uscire a lavorare pure nei posti di controllo dei governi e della falsa chiesa.

      • Giorgio Carcangiu ha detto:

        @P. Luis Eduardo Rodrìguez Rodríguez

        Condivido in toto la Sua presa di posizione riguardo all’intervista riportata da Aldo Maria Valli. Aggiungerei: 1) Mi meraviglio che A.M.Valli abbia proposto una intervista del genere, proprio per i motivi evidenziati da P.Luis Rodriguez;
        2) Mi chiedo; come si fa a dire che bisogna approffitare per fare la Comunione spirituale dal momento che è una pratica di cui nessuno parla, ne sacerdoti, ne pastori, ne – tantomebno – i laici.
        Quanto all’Avvocato di cui sopra, noto che parlare solo di aspetti legali è molto limitativo/fuorviante perchè qui l’argomento non è la legge ma la Fede, che l’avvocato, pur dicendosi cattolico, non considera!
        Noi vogliamo andare in Chiesa per adorare il Creatore, il Padrone della vita! Per i bar, per i negozi -alimentari o meno – si è trovato il modo di osservare la legge tenendoli aperti, mentre per le Chiese, i cosiddetti Pastori non hanno neppure pensato di trovare il modo per tenere in piedi le Cerimonie religiose. Hanno applicato la Legge in modo servile, “sine glossa”, per usare una espressione di San Francesco. dimostrandosi non Servi della Fede ma servi della legge!

        • P. Luis Eduardo Rodrìguez Rodríguez ha detto:

          Grazie caro fratello Giorgio. Quello perche si tratta d’impostura politica-pseudo religiosa; dunque si trasvestono con COLPO DI STATO VATICANO usando malvaggiamente perfino San Francesco inventandossi uno boffiano soriano. Quello dice che chi critica non viene dal suo dio; invece noi a continuare fedeli al Vero Dio Trinitario, Cattolico, nella Vera Chiesa. Dall ‘ ADORAZIONE adesso qui nella mia amatissima parrocchia, abbia certezza La benediciamo e La includsrò

          • P. Luis Eduardo Rodrìguez Rodríguez ha detto:

            Scusi ho premuto prima finire sopra, e dicevo che tra poco L’ includerò del Santo Sacrificio assieme tutta l’ amata Italia, un abbraccio.

        • Avv. Patruno Francesco ha detto:

          Si dice che io non avrei considerato l’aspetto di fede. Ed invece nel mio piccolo contributo è proprio quello che ho voluto considerare, al di là degli aspetti legalistici.
          In realtà, viviamo in un mondo in cui non si comprende che la comunione sacramentale sia un mezzo di grazia non il fine della vita spirituale. Se uno, come in un frangente come quello che stiamo vivendo, non si comunica, Dio manderà le grazie secondo i bisogni e le necessità di ognuno. La vita dei Padri del deserto dovrebbe insegnarci molte cose a questo riguardo. Non sempre avevano la possibilità di celebrare la sinassi eucaristica. Eppure furono uomini di fede e Dio non mancò di dar loro le grazie necessarie. In questo bisogna aver fede.

          • Iginio ha detto:

            Beh, adagio, La comunione sacramentale prefigura la comunione che, si spera, vivremo in Paradiso. Considerarla un optional non mi pare opportuno.
            Sutor, non ultra crepidam.
            Diverso è il discorso sul fatto che ci sia l’obbligo di comunicarsi una volta l’anno (ma tutti i sacerdoti santi e zelanti hanno sempre consigliato di farla spesso e bene). Ma allora, se non è così importante, finiamola con la lagna sui poveri divorziati risposati e omosessuali che non possono fare la comunione. Come autogol questa vicenda non è male.

        • P. Luis Eduardo Rodrìguez Rodríguez ha detto:

          Come ho promesso ho fatto, caro Giorgio. Ho offerto il Santo Sacrificio per Lei, questa mattina. Adesso mi è venuto in mente…e mettendo suo nome, La chiedo se può rispondermi, se è Lei questo bravissimo karateca. Abbiamo bisogno di tanti come Lei o come il carissimo Marco Eugenio Tosatti, che ne è pure altro bravo karateca…e non è una metafora per sua pure professione di giornalista e qui ST ogni giorni GRAZIE A DIO PER LUI, uno spazio per difenderci da questo COLPO DI STATO VATICANO. Allora se è Lei, Vi dirò che c’ uniscono molte cose! Grazie. Basta mettere suo nome ed accapparra tutte l’informazione del ricercatore…e tutte su un solo Giorgio Carcangiu. Ci sarano le Olimpiade in Giappone, Tokyo 2020; oppure per il coronavirus si cancellerano?

          https://it.m.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Carcangiu

          • Giorgio Carcangiu ha detto:

            Caro P.Luis, La ringrazio per l’attenzione e per le preghiere che mi ha dedicato. Non sono il karateca: sono anche io un abitante della Sardegna, ma sono solo un omonimo del Giorgio Karateca.

          • P. Luis Eduardo Rodrìguez Rodríguez ha detto:

            Comunque carissimo Sgre. Jorge…continuiamo a dare dei contracolpi anche se pure io non sono karateca, ma tutti e due uomini di Fede. Che bello sia sardo…”sherden”…imparai poco fa con una botta che mi diedero. Sono admiratore d’un suo concittadino ma figlio di padre sardo e mamma tedesca…quindi bella mix e sarà senz’ altro il perchè è così speciale e bravissimo, Giovanni Atzeni, detto “Che freddo!”…TITTIA . CHE BRAVO FANTINO ! (Certo oggi abita a Siena)

      • don Z ha detto:

        però l’indicazione , suggerimento, finale che da Cavalleri , mi pare opportuno. lettura del Messale, Comunione spirituale , Santo Rosario. , non è poco. Manca solo la meditazione giornaliera e lettura di testi spirituali.
        Esser numerario dell’OpusDei da il privilegio di vivere con sacerdoti che celebrano a Santa Messa e confessano, certo. Da questo punto di vista sono più da invidiare che criticare . Quanto al lusso , non direi proprio , ho visitato alcuni centri e case , ho notato sobrietà e magari buon gusto , ma ho anche notato una fede vissuta con molte rinuncie . Anzi son stimolato a conoscere meglio l’Opus ora.

        • P. Luis Eduardo Rodrìguez Rodríguez ha detto:

          Pensa confratello…mia mamma SANT’ EGLÉE RODRÍGUEZ DE RIDROGUEZ è tra le prime che iniziarono qui in Venezuela la sezione femmenile. Una sorella ed un nipote “numerari” tutta mia vita in relazione con loro. Ho fattp studi nella loro università a Roma…come per non conoscerli. Dimmi dove si trovano a difendere apertamente quello che è vero alquni di loro la vedono come io ma dietro le quinte…zitti, paurosi.

          • donZ ha detto:

            Caro don Luis, forse sono più prudenti di altre organizzazioni,movimenti e fraternità perchè essendo una Prelatura ,il Prelato riporta direttamente al Papa , che lo nomina ( o conferma la nomina) . O ho capito male ?

    • Avv. Patruno Francesco ha detto:

      Mi domando: alla fine ha rilevanza sapere chi chiese la processione? Magari dal punto di vista storico può essere interessante, ma dal punto di vista pratico non più di tanto. Si svolse o no quella processione? Sì. Che effetti produsse? Questo alla fine è ciò che conta. Comunque, il Settala era contrario. Basta rileggersi i Promessi Sposi.
      Comunque, per la cronaca, se proprio dobbiamo dirla tutta, il card. Federigo rifiutò dapprima la processione non tanto per ragioni sanitarie, ma per timore che, in caso di insuccesso (e cioè se non ci fosse stato l’aiuto divino invocato) i fedeli avrebbero perso fiducia nel Santo; secondariamente per il timore che gli untori potessero approfittare della situazione per “ungere”.

      • Gabriele ha detto:

        Sì la processione si svolse, ma quell’argomento è sempre utilizzato in ottica anticlericale, non voleva essere così in questo caso, ma di fatto dire che il cardinale ha voluto fare la processione senza spiegare il perché e il percome ha preso quella decisione, fa passare l’idea che lui fosse uno sorta di stregone scemo che la mattina si è svegliato e ha deciso di fare una cosa antiscientifica e per colpa sua la peste è peggiorata. Il fatto che avesse timore che la gente se la prendesse col santo in caso di non riuscita della processione conferma la sua intelligenza, sapeva che avrebbe potuto non servire, non era un fanatico religioso. Poi essendo un vescovo, a chi lo invitava a chiedere l’aiuto di Dio ha accettato, le autorità civili probabilmente sapevano che il popolo voleva quello e l’immensa partecipazione popolare alla processione lo conferma. Se il popolo invocava dal suo vescovo una processione per chiedere l’aiuto di Dio, cosa doveva fare quel povero vescovo, dire “no, tanto è inutile, Dio non ci aiuta?” (In effetti è così che fanno i vescovi oggi, ma allora era diverso, c’era ancora un po’ di Fede nel popolo e nei vescovi). Settala era contrario, va bene: col senno di poi è facile dire che aveva ragione lui, se allora non fu ascoltato ci saranno stati dei motivi, ce ne saranno stati degli altri favorevoli. Comunque non mi pare che il paragone tra quella pocessione e le messe di oggi ci azzecchi molto: ora non si tratta di fare delle adunate oceaniche, si parlava di celebrare delle messe a numero chiuso, con poche persone poste a distanza di sicurezza. Eventualmentesi potevano proibire le messe festive dove c’è più gente e lasciare quelle feriali con quattro gatti. Una messa alle 7 del mattino con quattro vecchiette poste ai 4 angoli della chiesa non avrebbe sparso il contagio più di quanto non lo facciano i bar aperti tutto il giorno e sarebbe servita a far vedere che la chiesa non batte completamente in ritirata facendo come dice la canzone “è inutile suonare qui non vi aprirà nessuno, il mondo l’abbiam chiuso fuori con il suo casino”

  • Defensor Ianuae ha detto:

    Molto interessante. È un punto di vista su cui meditare. Grazie, Tosatti!