L’ULTIMA TELEFONATA DI LUCIO DALLA. FU A SAN FRANCESCO.

1 Marzo 2020 Pubblicato da

 

Marco Tosatti

Carissimi Stilumcuriali, Piero Laporta ci ha mandato un ricordo prezioso di Lucio Dalla, che ci ha lasciati il 1° marzo del 2012. Per quanti hanno amato il cantautore, e per quanti senza amarlo hanno dovuto riconoscere le sue doti straordinarie, questo articolo di Laporta offrirà di sicuro un insight nuovo e profondo, trascurato – ovviamente – dalle fonti di informazione generaliste. Buona lettura.

§§§

Il 1° marzo 2012, i frati della Basilica di San Francesco d’Assisi ne annunciarono la scomparsa alle 12,10, anticipando di 23 minuti i lanci d’agenzia: «È morto Lucio Dalla, dolore e sgomento della comunità francescana conventuale di Assisi per l’improvvisa scomparsa del cantautore di Dio…»

Perché un cantante famoso, ricco, potente da mobilitare il mondo, chiama il convento di San Francesco – mentre l’infarto lo uccide – invece dell’ambulanza? L’interrogativo avrebbe dovuto interpellare le coscienze; fu invece soffocato dal clangore mediatico, dalle banalità, dalle passerelle di divi o aspiranti tali, a predare gli ultimi bagliori terreni di Lucio, senz’alcun rispetto per la sua vera anima cattolica.

Prefiche e saprofiti – alcuni dei quali non risparmiarono cattiverie maramalde – tramandano memorie di Lucio più che altro attagliate a far memoria dei memorialisti. Un mediocre museo, qualche mediocre articolessa, il mediocre virgolettato di questo e di quello, per ripetersi anno dopo anno il primo di marzo.

È davvero questo, Lucio? No. Fecero molto bene i frati di Assisi a pubblicare, subito dopo l’annuncio funebre, il racconto scritto da Lucio due anni prima per il Sacro Convento:Francesco fammi volare. A buon intenditor… ma di intenditori ne svolazzano davvero pochi nelle cerchie che s’accaparrano la memoria dell’artista.

Qualche giorno dopo interpellai padre Francesco Fortunato, spinto dalle sue parole toccanti: «Noi frati di Assisi abbiamo colto in Lucio Dalla una grande attenzione spirituale che si esprimeva nella musica e nella ricerca silenziosa di Dio. Ad Assisi veniva per accordare questi due elementi».

Chiesi a padre Fortunato qualche parola su quella telefonata di Lucio, da Montreaux, in Svizzera, a San Francesco, ad Assisi. La telefonata nell’istante supremo, non avevo dubbi, era per San Francesco. Non mi svelò alcunché, padre Fortunato. Il suo silenzio, tradotto in parole elusive, tanto cortesi quanto ferme, non mi lasciò amareggiato, tutt’altro. Conoscevo di Lucio dettagli, un mosaico luminoso, nel quale il vuoto della tessera mancante – che cosa lo spinse a quell’ultima telefonata – aveva per me un contorno netto, così netto da essere superfluo indagarne la forma. Quando più tardi scrissi di Lucio tenni per me quei pensieri, ai quali oggi tolgo le catene proprio perché Lucio è un nostro fratello, cattolico e fervido credente praticante, il cui ritratto va ripulito d’ogni equivoco. In questi tempi, la sua testimonianza di uomo, di peccatore, di penitente, di credente implorante nel momento apocalittico è ben più importante e necessaria di quella, pure immensa, di artista.

Due settimane prima dell’ultimo viaggio, Lucio fece una confessione a Michele[1]: «Io ho un unico punto fermo, Gesù Cristo».

Michele non ne fu sorpreso, mentre osservavano il cielo stellato di Bosco Quarto, a pochi chilometri da San Giovanni Rotondo, dove Lucio, ancora bambino di sette anni, veniva regolarmente condotto dalla madre, affidandolo ai frati, mentre lei sfaccendava in paese come sarta a domicilio, per sbarcare il lunario.

Padre Pio dette l’impronta a Lucio, chierichetto prima, poi giovane artista, prima indirizzatosi al cinema poi vocato a cantare: «Tu devi cantare! Hai capito? Tu devi cantare!» gli ingiunse infine Padre Pio e Lucio trovò così la sua strada, che s’aprì dopo la morte del frate, avvenuta il 23 settembre 1968. Al festival di San Remo del 1971 Lucio presentò “4 marzo 1943”, tratta da un testo della poetessa Paola Pallottino[2]. Gli valse il terzo posto e la popolarità da quel momento inarrestabile. In quel brano Lucio evocava il suo “punto fermo”, come avrebbe fatto sovente fino all’ultimo giorno: «Per la gente del porto io sono Gesù Bambino…» così portando Gesù sulle labbra di quanti la stornellavano.

Ogni volta che lanciava un nuovo disco, prima d’affidarlo alla produzione, si recava a San Giovanni Rotondo, scendeva nelle celle del convento, cercando un frate per benedire il disco. Michele ricorda quelle incursioni nel convento, a sera, quando Lucio passava inosservato. D’altronde se lo avessero riconosciuto, Lucio si sarebbe fermato a ricevere l’omaggio di quanti gli si fossero stretti intorno. Era un genio semplice, spontaneamente attratto dalla gente semplice, alla quale si sentiva fraternamente unito in Dio Padre. A quanti lo interpellavano, Lucio prometteva e, quel che più conta, manteneva. Aiutava, faceva da padrino per il Battesimo per quanti genitori lo chiedevano. Innumerevoli bambini senza famiglia o nomadi ebbero Lucio come padrino di Battesimo e furono aiutati anche dopo. Gli chiedevano ed egli prometteva: «Sì, gli faccio da padrino» e manteneva la promessa, tornando in tempo per la cerimonia.

Lucio promise anche a Matteo[3] di tornare all’abbazia di Santa Maria di Pulsano, ma non ebbe il tempo di mantenere la promessa.

Santa Maria di Pulsano, la chiesa ipogea, accoccolata sotto Monte Sant’Angelo, dove l’Arcangelo Michele veglia dalla sua santa grotta: «Ci torno, ci torno di sicuro a Santa Maria di Pulsano. Fu un amico di San Giovanni a spingermi sino all’abbazia, visto che andavo al santuario di San Michele. Vi arrivai con la band. È come uno spazio siderale, immenso e silenzioso, una sineddoche dell’opera di Dio, da ammirare e ascoltare».

«Un monaco di santa Maria Pulsano mi raccontò che uno della tua band» lo incalzò Matteo «si pose accanto alla grande Croce, sulla confluenza dei valloni, e suonò l’oboe, un pezzo di Mozart. Le note si spargevano, poi tornavano con l’eco, un contrappunto come suonato da un’orchestra di angeli. E tu, silenzioso e assorto, ti commuovesti, ebbro di felicità».

«Chi te l’ha detto?»

«Ho dato la mia parola che non avrei svelato il nome» e poi gli pose la domanda che premeva «Hai composto in quell’occasione “Tu non mi basti mai”?».

«Sì, in parte è nata lì, ma l’ho composta nella chiesa delle Tremiti, col mare in tempesta sotto quel cielo incredibile. Entrai in chiesa, pregai e di getto scrissi “Tu non mi basti mai”»

«Mi chiedo perché non l’hai mai detto in pubblico che le tue canzoni sono soprattutto ispirate dalla Fede».

«Così avrei messo la Fede al servizio degli incassi. Sarebbe stata una dichiarazione superflua, anzi dannosa. D’altronde la mia gente ha intuito che nelle mie canzoni c’è qualcosa che va oltre le parole e la musica».

«Io ho un unico punto fermo, Gesù Cristo». Michele, testimone di quei dialoghi, non poteva sorprendersi, da quando Lucio, chiamandolo a sé come autista, gli affidò un compito assolutamente prioritario. Quando erano fuori casa, prima di cercare un albergo, prima d’ogni altra necessità, doveva individuare una chiesa dove Lucio potesse confessarsi, seguire la Santa Messa e ricevere la Santa Eucarestia.

«Io ho un unico punto fermo, Gesù Cristo». Michele non poteva sorprendersi, da quando Lucio gli aveva raccontato il suo ultimo incontro con Padre Pio, nell’estate del 1968, pochi mesi prima che il santo frate morisse.

Quel mattino andò ancora una volta a confessarsi da Padre Pio. Non sperava nell’assoluzione. Da quando era poco più che adolescente Padre Pio ascoltava quietamente i suoi peccati, gli dava consigli e ammonimenti, per congedarlo senza assoluzione. Non usava tuttavia asperità o male parole, com’era solito fare coi penitenti che respingeva. Questo trattamento di favore scombussolava Lucio e allo stesso tempo lo induceva a tornare al confessionale di Padre Pio.

Non immaginava che sarebbe stata l’ultima confessione col frate, già visibilmente provato e sofferente; gli occhi chiusi, la voce molto debole, risparmiando ogni briciola delle residue energie.

Lucio s’inginocchiò. Il confessore non dette segno di riconoscere il suo discolo chierichetto, né scambiò motti com’era stata consuetudine. Era passato tanto tempo dall’ultima volta e il frate non mostrò neppure la paterna contrarietà, gli ammonimenti e i dolci rimproveri delle confessioni precedenti. Lo si sarebbe detto indifferente all’identità del penitente e a quanto udiva. «Non m’ha riconosciuto» pensò Lucio, amareggiato, nonostante il frate lo sorprendesse, benedicendolo e sussurrandogli l’assoluzione.

Nonostante il sollievo della remissione dei peccati, Lucio avvertì d’aver perduto qualcosa, come se Padre Pio non fosse più lui, un padre che non lo riconosceva più a causa della memoria svanita. Si levò dall’inginocchiatoio col pensiero tormentoso: «Non m’ha riconosciuto, non m’ha riconosciuto!» allontanandosi angosciato.

Non aveva completato tre passi e il frate lo inchiodò: «T’aggije canusciute… t’aggije canusciute…» Ti ho riconosciuto. La voce tornò per un momento quella antica, la montagna che parla scuotendoti.

Lucio non ebbe forza di girarsi; avvertì una scossa; guadagnò in fretta il sagrato, mentre i dubbi d’un momento prima si scioglievano. Fu catturato e commosso dallo spettacolo del golfo nell’alba, di qua la montagna e sopra il cielo azzurro, lo stesso cielo che un attimo prima gli parlava perforandogli il cuore. La sua fede non vacillò più: «Francesco, fammi volare!» scrisse anni dopo, ben sapendo quali vertiginose altezze potesse raggiungere l’anima.

Mentre il cuore gli scoppiava, a chi rivolgersi, Lucio, se non a Francesco? Il pensiero di chiamare un’ambulanza dell’efficientissima Svizzera neppure lo sfiorò. Aveva necessità d’un sacerdote, per confessarsi e implorare il perdono di Dio Padre. Aveva necessità di padre Pio o di Francesco. In quel momento meglio andare il più in alto possibile. Chiamò il Sacro Convento d’Assisi: «Francesco, fammi volare!» implorò mentre la vita scorreva. Implorò il perdono come durante l’ultima confessione con Padre Pio, anzi di più, più dolorosamente e a un tempo più gioiosamente di quanto potesse immaginare. E Francesco gli rammentò le parole altrimenti dimenticate da Lucio mentre se n’andava, le parole ch’egli stesso scrisse per Francesco: «Mi resi conto che, per quanto meravigliosa e calda la chiesetta dove si svolgeva la funzione, quella strana atmosfera di dolce inconveniente che sentivo durante il sogno era finita e che il vero tempio, la vera casa di Dio, è la nostra anima, anche quella più buia o più difficile da raggiungere, e che Francesco siamo noi al momento della speranza, quando siamo in attesa e confusi e lo sono soprattutto i nostri sensi e, in un mondo come quello che ci circonda, la nostra pace. E mentre pensavo e sentivo questo e il frate a conclusione della messa diceva: “La pace sia con voi” io gli risposi: “Francesco, fammi volare!» Francesco lo carezzò e Lucio volò in Cielo. www.pierolaporta.it

[1] Michele Bottalico, autista, braccio destro e comandante della barca di Lucio Dalla, è stato, anzi è tuttora amico fedelissimo di Lucio. Michele è di Manfredonia, la città garganica, in provincia di Foggia, dove Lucio abitò da bambino e alla quale è rimasto legato fino agli ultimi istanti.

[2] Paola Pallottino, romana, storica dell’arte, illustratrice e poetessa, trasferitasi a Bologna nel 1971, scrisse per Lucio Dalla i testi di “4 marzo 1943”, “Il gigante e la bambina”, “Il bambino di fumo”, “Un uomo come me” e “Anna Bellanna”.

[3] Matteo, amico di Lucio Dalla, abita a Manfredonia; è un raffinato artista e approfondito teologo.

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61 commenti

  • Enrico ha detto:

    Lucio Dalla è quello della canzoncina non proprio cristiana “L’anno che verrà”, dove profetizza l’amore libero e i preti sposati.

  • PIERO LAPORTA ha detto:

    Non ho chiesto di apprezzare le canzoni di Dalla, che ioneppure conosco.
    Dovreste andare un fratello e pregare per lui.
    Se la sua, sacerdote, è vera fede o meno, lo giudicherà Dio.
    La invito a scendere dal piedistallo e, ancora una volta, le ricordo che quanti vedono solo il male ne sono prigionieri.
    Di questo lasso Cristo sarebbe stato accolto a braccia aperte del sinedrio.
    Non ho altro da aggiungere sinché non sentirò la carità vibrare nelle sue parole.

    • P. Luis Eduardo Rodrìguez Rodríguez ha detto:

      Insiste insomma. Mi sa che ha sbagliato inserendo questo commento qui, ovve è una risposta a me, che in quest’ opportunità sono l’ unico sacerdote fino questa ora 4.44 am qui periferia di Caracas, che ha intervenuto dalla pubblicazione del suo articolo ieri.

      Chi è nel piedestallo, alzo la vista, esattamente adesso ed è Nostro Signore, già in questa ora, e d’ ore, Sposto nell’ Adorazione notturna, qui tra le favelas. Io non mi credo più di Lei e nemmeno dello scoparso Dalla.

      Il caro Marco, da grande giornalista, pure pubblica tutti i nostri commenti, senza filtrare, a meno che siano offesse o volgarità.

      È incredibile che Lei dica qui che nemmeno conosce le canzoni del Dalla.

      Io sì ho giudicato solo con riasunto il contenuto di quelle, per poter appunto difendere la VERA FEDE, e non il sentimentalismo che non distingue il Vero Bene, dal male.

      Sicuramente lui, pur avendo una vita immorale assai, perche pubblico era l’ ultimo “compagno”, con quella telefonata ai francescani, Dio avrà avuto conto della sua tremenda confussione, e li non può entrare nessuno a mettersi nel posto di Dio e giudicare quel tremendo giudizio che a tutti c’ aspetta con la morte.

      Approffitiamo la Quaresima, eppure se è il caso nostra fine con colpo di cuore in questo pellegrinaggio, non ci prenda nel peccato mortale.

      Sacerdote di Dio, al di là delle mie miserie che ben conosco. Ma ipocrita no. La saluto e benedico.

  • Antonella ha detto:

    Ringrazio La Porta per questo toccante ricordo di Lucio Dalla, un cantautore che ha accompagnato tanti momenti di vita e ancora oggi si riascolta come fosse ieri; se ne sente la mancanza come del suo talento, perché sapeva fare musica delle parole in un modo unico e personale, composizioni che hanno osato generi diversi senza mai perdere una nota di poesia e sempre ritrovata armonia.
    Coinvolge questa intima ricerca di Dio riservata a quei pochi amici che potevano accompagnarlo nelle tappe dell’anima, esperienze da preservare in silenzio, senza alcuna concessione per quel mondo mediatico che avrebbe solo strumentalizzato spazi sacri di vita come su un palcoscenico.
    Sono stata anch’io a Santa Maria di Pulsano e immagino cosa sia stato per lui quel concerto in oboe sullo strapiombo della gravina, sotto lo sguardo di chi sapeva probabilmente di averlo ricevuto in consegna per chissà quale raccomandazione da parte di quel “frate” che ha segnato in profondità la sua vita come continua a fare con le nostre. Molti ritornavano in ginocchio sotto lo sguardo accigliato del richiamo, ma poi cedevano alla sua paternità confermandosi figli, e non l’hanno più lasciato… Potevi avere conosciuto i peggiori gironi, tutto cambiava se attratto dal suo cuore lasciavi al pentimento di operare nel tempo, a differenza di tanti che si sentono arrivati, quando ne avrebbero invece di strada ancora da fare….
    La sua storia è fatta di cadute e risalite come per tanti di noi, bagliori alternati ad ombre, ma poi si è lasciato andare alla luce, quella che inseguiva, accompagnato sicuramente da quel “frate” che non l’ha mai dimenticato. Ne siamo certi.

    • PIERO LAPORTA ha detto:

      Finalmente un po’ d’aria fresca. Grazie.

      • Antonella ha detto:

        Un pensiero sentito per Dalla che ha regalato musica a momenti di vita, a Della Porta che ce lo ha ricordato con profondo senso di amicizia, confidando un atto di fede in un momento estremo …,
        a Padre Pio che ha il privilegio di guidare i suoi figli, scortandoli anche quando le strade possono diventare impervie.

  • Claudius ha detto:

    Grazie per questo commovente racconto su Lucio Dalla. Emerge un uomo dalla grande fede, e io ho solo ammirazione per chi ha piu’ fede di me. Non avra’ fatto delle sue canzoni quei manifesti di retta e sana dottrina che forse qualcuno qui dentro avrebbe desiderato, e certamente anche lui avra’ avuto parecchio da farsi perdonare. Ma ricordiamoci che Gesu’ disse alla donna adultera che la sua fede l’aveva salvata, non l’ortodossia o l’osservanza della Legge.
    E inoltre vorrei sapere quanti di questi SUPERCRISTIANI che lo criticano per il suo comportamento pubblico, forse non proprio irreprensibile, di fronte a un infarto in corso chiamarebbero un convento di frati come ha fatto lui piuttosto che un medico d’urgenza. RIP Lucio.

  • stefano raimondo ha detto:

    In effetti… Io non giudico ma constato che Dalla è stato un omosessuale, questo è un fatto. I testi delle sue canzoni poi sono tutti improntati in una certa direzione, quella “progressista” (almeno Francesco De Gregori è stato più problematizzante su alcune questioni, oltre ad essere di un altro livello). Il brano “Disperato erotico stomp” è un’aberrazione e fa ribrezzo. Dalla avrà anche detto: “il mio punto fermo è Gesù Cristo”, ma le parole sono parole, e determinati personaggi che citano Gesù creano confusione nelle menti dei fedeli meno avveduti, anche perché si offre una visione distorta di Gesù (un “bonaccione” che alla fine ammette tutto). Mi dispiace ma in materia di Fede non si scherza.

    • piero laporta ha detto:

      Il male e il bene sono mescolati in ognuno. Perché non illuminare quanto di buono c’è stato – e ringraziare Dio -piuttosto che lasciare la memoria di Lucio Dalla in balia del mondo?

  • Sconsolata ha detto:

    Lungi da me la tentazione di esprimere un parere sulla spiritualità di Dalla, come di qualsiasi altro essere umano, sull’uomo e nemmeno sull’artista, non essendo un critico musicale. Tengo per me le preferenze su alcune delle canzoni sue e dei suoi colleghi.
    Magari la conoscenza di questo aspetto meno noto della sua personalità indirizzasse al massimo rispetto del Sacro qualche cantante (e ogni altro “creativo”) nell’esibizione dei propri talenti!
    Trovo indecente il “religioso” (l’aggettivo è più che mai pertinente!) silenzio che accompagna le performances scenografiche di Achille Lauro, che nel video con cui ha lanciato il suo “Me ne frego”… ancora una volta (dopo Sanremo) non trova di meglio che “interpretare” – ovviamente alla sua maniera – San Francesco! E non ha mancato di rappresentarsi quale Cristo morto in una “personale”… Pietà…
    Tacciono i francescani, a partire dal portavoce del Sacro Convento, p. Enzo Fortunato; tacciono i vari: padre Spadaro (Accademico dei Virtuosi), mons. Viganò (quello della lettera taroccata di Benedetto, accademico, scrittore, massimo esperto del mondo dello spettacolo, specie per il settore cinematografico) e – a salire – il card. Ravasi e perché no? ancora più su…
    Lauro può ben continuare a cantare “Me ne frego”; nessuno che gli ricordi: «Scherza coi fanti, ma lascia stare i santi»!

    • PIERO LAPORTA ha detto:

      Perché segnare di attenzione il Lauro?

      • Sconsolata ha detto:

        Per il motivo che ho esposto. Non mi sembrano rispettose del Sacro le sue interpretazioni. Sbaglierò io, ma può trarre le sue rispettabilissime conclusioni, quali che siano, osservando in Internet il video clip in cui interpreta San Francesco, con un ammasso di donne nude ai suoi piedi. Oppure: lui al posto del Cristo morto in una sua “ rappresentazione” della Pietà. Non me la sento di contribuire a fargli pubblicità segnalando qualche link, anche di testata importante umbra. Spero vorrà comprendermi. Grazie.

        • piero laporta ha detto:

          Il male divora se stesso, disse S. GPII
          Testimoniamo la verità e preghiamo
          Per un Lauro qualsiasi non ho tempo.

          • Sconsolata ha detto:

            @ Piero Laporta
            Testimoniare la Verità , a mio avviso, significa anche non voltare la faccia dall’ altra parte dinanzi a situazioni che offendono la sensibilità di tanti o di pochi (non è la quantità che conta) .
            Significa non ignorare o trascurare segnali che possono (potrebbero) alimentare quel male, che – senza rinnegare l’ osservazione di un Santo, che comunque andrebbe contestualizzata) – fa male alle persone e – come dall’ evidenza dei fatti – confonde, sconcerta, crea sofferenza anche a chi si sforza di trarre il bene dal male, e soprattutto alle vittime del tanto male che, purtroppo, non è divorato dallo stesso male che lo produce.

      • Antonio Schiavi ha detto:

        La performance visiva di Lauro, oltre a stimolare alla cultura e alla storia, ha scosso catarticamente le coscienze. L’intelligenza dell’artista e il pluralismo democratico stavolta hanno fatto centro. Questa è lungi dall’essere una beatificazione o un’accettazione in toto di quanto proposto da Lauro.

        • Marco Tosatti ha detto:

          Ma ne siamo sicuri? Alla Cultura e alla Storia?

          • Antonio Schiavi ha detto:

            Signor Tosatti, innanzitutto grazie per lo spazio e complimenti per il blog, è un onore per me scambiare pareri con Lei. A mio avviso richiamare il gesto di S. Francesco (oltre ad altri travestimenti, tipo la regina femminista, la marchesa libertina e progressista…) mi sembra un bello stimolo per le nuove generazioni, che i libri non sanno più cosa siano. Lo stesso bacio “omo” con il chitarrista non comunicava uno sdoganamento, bensì ostentava un autentico moto dell’anima, arrivando al cuore della problematica. Il suo atteggiamento, che ricalca Bowie e Zero, non è mai anticulturale. Altre sue espressioni mi piacciono molto meno, e non voglio assolutamente farne un eroe, ma ritengo abbia fatto più bene che male.

          • Marco Tosatti ha detto:

            Caro signor Antonio, le intenzioni non possono mai essere disgiunte dalla valutazione degli effetti e delle conseguenze dei gesti. La normalizzazione di comportamenti negativi su menti poco o per niente formate è pericolosissima.

        • Adriana ha detto:

          Cerchiamo di non essere ridicoli . Quella di Lauro è stata
          un’operazione commerciale sponsorizzata dalla ditta Gucci
          perfettamente in linea con le proposte del suo ” stilista ”
          di successo che promuove il Gender in ogni sua sfilata .
          Almeno dia a Cesare quel che è di Cesare : perciò la “scossetta ” catartica abbia l’onestà di attribuirla all’anticipatore Card. Ravasi e al suo ” contributo ” -indimenticabile- al MIT .

          • Antonio Schiavi ha detto:

            Verissimo, l’avevo dimenticato. Però quella mascherata di culturale non aveva nulla, era solo uno sdoganamento, una desacralizzazione.

          • Adriana ha detto:

            Alessandro Schiavi ,
            mi dica allora a quali performances si riferiva , se nel S. Francesco luccicante non rinviene , ora , niente di culturale.
            Al bacio all’ amico del Ku -ore , l’ipertatuato alla moda ?Alla parodia del Cristo morente tra le braccia di una Madonna bbona ? Alla ” bufalica ” biografia di spacciatore e rapinatore “disceso” da una
            ” miserabile “famiglia di procuratori di Stato e di magistrati ? Alla imitazione visiva di un David Bowie de’noantri ? E tutto per impadronirsi di una importante società di gestione di cantanti ?
            Bel ” pluralismo democratico ” in favore dei miserabili del mondo…infatti i salotti radical-shit ne sono entusiasti …specie le vieilles dames ” sans merci” ma “avec soldì” ,silicone ,botulino , e naturali chirurgie plastiche .
            Tutto è Kultur , ma di che specie ?

  • Adriana ha detto:

    Gentile Tosatti , sta girando sul web la notizia che Bergoglio e due suoi collaboratori (?) avrebbero preso il Corona Virus . Lei ha notizie ?

    • Marco Tosatti ha detto:

      No. Ho chiesto a un cardinale se la partenza per Ariccia è confermata, e la risposta è stata positiva. Credo che nasca da un’agenzia argentina, infobae…

      • Adriana ha detto:

        Gentile Tosatti ,
        la ringrazio della risposta .

      • Adriana ha detto:

        Gentile Tosatti ,
        le hanno mentito ! Oggi all’Angelus -piazza quasi vuota –
        ha detto che il raffreddore gli impedisce di andare ad Ariccia . Ci resta Speranza…il ministro ,intendo .

        • Sconsolata ha detto:

          Adriana,
          giusto ieri mons. Viganò – nella lettera di solidarietà al card- Zen – ha scritto…papale, papale…: « ..la menzogna in Vaticano è eretta a sistema, la verità è totalmente stravolta, l’inganno più perverso è spudoratamente praticata anche dai più insospettabili…».
          Gli fa eco, oggi, proprio il card. Zen che rivolto al card. Re sottolinea il “lasciarsi ingannare”.
          Un detto napoletano recita: « “Scarte frúscio e piglie primera!” che richiama un antichissimo gioco d’azzardo e tradotto significa: evita una scartina e te ne capita una peggiore!. Vale a dire: al peggio non c’è mai fine… Buona serata

          • Adriana ha detto:

            Sconsolata ,
            grazie , ho appreso un modo di dire per me nuovo .
            Invece la menzogna clerical-vaticana è antica e oggi
            più che mai vigorosa –

  • Milly ha detto:

    Le meraviglie di DIO!

  • CLAUDIO GAZZOLI ha detto:

    dopo la “beatificazione” di De André con tanto di concerti nelle chiese… adesso ci mancava pure la “beatificazione” di L. Dalla…. ma “beatificazione” in quale chiesa… ?

    • PIERO LAPORTA ha detto:

      Beatificazione? L’espediente di imputare all’autore di un scritto ben più di quanto abbia effettivamente riferito, con la speranza di demolirlo senza contraddittorio, non fa onore a chi lo adotta e certifica assenza di argomenti e ignoranza dei fatti..
      Mi domando perché noi cattolici sembriamo destinati a oscillare fra accattocomunismo e accattocalvinismo.

  • Iginio ha detto:

    Scusi se cambio argomento, caro Tosatti, ma ha seguito la faccenda della soppressione della Fraternità sacerdotale della Familia Christi? Ha letto il comunicato della Diocesi?
    https://www.agensir.it/quotidiano/2020/2/28/diocesi-mons-perego-ferrara-comacchio-su-soppressione-fraternita-sacerdotale-familia-christi-necessaria-attenzione-ai-criteri-per-discernimento-doni-carismatici-nella-chiesa/

    Non conosco la situazione ma certe frasi del comunicato fanno ridere: che vuol dire “dimensione sociale dell’evangelizzazione”? Esiste una evangelizzazione asociale? Se non sei di sinistra e a favore dell’immigrazione non sei sociale? Se eviti i delinquenti e gl’imbroglioni o i modernisti sei asociale? Il Movimento Sociale andava bene oppure no? Quanto al riconoscimento di altre componenti della Chiesa, conosco abbastanza preti e laici per sapere che molti di loro vivono sempre magnificando la propria congregazione o movimento e ridicolizzando le altre o gli altri. Non prendiamoci in giro.

  • Iginio ha detto:

    Grazie a Laporta e Tosatti per questo commovente ricordo.
    Lessi anni fa l’altro articolo di Laporta su Lucio Dalla e lo feci conoscere. Del resto, che Lucio Dalla si recasse da padre Pio lo si sapeva da sempre.
    Lucio Dalla poteva anche non piacere ma, per balzano che sembrasse, non ha mai dato pubblico scandalo o irriso alle cose sacre. Ha sempre citato Dio, facendo capire che in qualche modo Lo cercava e si sentiva legato a Lui. Altro che quei pagliacci di oggi.
    Molto più discutibile la beatificazione di De Andrè, semmai. Quello sì che ha scritto canzoni irritanti e pseudomoralistiche.
    P.S.: per sdrammatizzare un po’: Tosatti, non è che adesso se la prende con me perché ho osato criticare il suo concittadino cantante? 🙂

    • CLAUDIO GAZZOLI ha detto:

      lei le chiama “pseudomoraliste” ?
      “….. Lingua infuocata Jamina – lupa di pelle scura – con la bocca spalancata – morso di carne soda – stella nera che brilla – mi voglio divertire – nell’umido dolce – del miele del tuo alveare – Sorella mia Jamina – mi perdonerai – se non riuscirò ad essere porco – come i tuoi pensieri – Staccati Jamina – labbra di uva spina – fatti guardare Jamina – getto di f_ _a sazia – e la faccia del sudore – sugo di sale di cosce – dove c’è pelo c’è amore – sultana delle troie… “

      • PIERO LAPORTA ha detto:

        Va bene con questo brano Lucio ha peccato, pure gravemente. Allora, che si fa?
        Chi non è mai stato stupido scagli la prima invettiva.
        Suvvia, chi non sa ridere non è una persona seria 😇

        • Borghese pasciuto ha detto:

          Questa meravigliosa canzone non è di Dalla, ma di De André: Jamin-a, da Crêuza de mä (1984).

      • Borghese pasciuto ha detto:

        C’è più umanità e verità in queste meravigliose parole che in anni e anni di post e commenti di Stilum Curiae.
        Certo, bisognerebbe avere la testa libera per capire…

        • Marco Tosatti ha detto:

          in certi casi – non se la prenda – basterebbe una testa…:-)))

        • CLAUDIO GAZZOLI ha detto:

          non so chi si celi dietro a questo nome…. ma l’umanità non vado a cercarla nei bordelli e nella depravazione di una Genova anni ’60, frequentata dagli “intellettuali” figli di papà, comunisti ed anarchici nel cervello, proletari nello spirito, ma rigorosamente capitalisti nel corpo, con tanto di ville di campagna, fiancheggiatori, neanche troppo camuffati del terrorismo, sulla cui “levatura artistica” ci sarebbe molto da discutere….

          • CLAUDIO GAZZOLI ha detto:

            ovviamente la risposta è per quel tale che si definisce, opportunamente “borghese pasciuto”

  • Elena ha detto:

    È sempre un grande dono intravedere la bellezza di un’anima che cerca Gesù, seppure consapevole del proprio peccato. Siamo tanto piccoli rispetto all’Amore di Dio, e mi sembra che Lucio Dalla lo avesse compreso benissimo. Grazie signor Tosatti, è stata una lettura commovente…

  • G. ha detto:

    Quanta mancanza di pietas in certi commenti e quanta approssimazione… Chi è senza peccato scagli la prima pietra! Dio Padre perdona pure il più grande peccatore in presenza di un pentimento sincero: pure in punto di morte. I Francescani nel 2012 non potevano essere allineati a Papa Bergoglio, che all’epoca non era… Papa. Parce sepulto!

    • P. Luis Eduardo Rodrìguez Rodríguez ha detto:

      Approfitto che mentre il caro Marco stà nella Santa Messa ora vostra, e qui periferia di Caracas, 6 del mattino ho qualche minuto, e aspettando la contestazione di qualcuno, mi preparo questa piccola apologia…che manca tanto dopo il disastro del CV II…e prendo come campione la filosofia di questo cantautore, che invece si presentava come il nuovo sacerdote…seguito, tristemente, tr’ altri, dai falsi “francescani” moderni, e non a caso quello che si traveste di bianco e con nome non del vero San Francesco d’ Assisi, ma quello assai sfigurato dalla massoneria ed il lavaggio mentale dai naif.

      Non so s’ aprirà il link per i diritti nella rette, ed introduce nel concerto live, la canzone “Se io fosse un’ angelo” che sprime un buon riasunto, di quello che muove la maggioranzza. Appunto cerevelli ammaestrati nella sola sensibilità “a modo mio”. “Secondo me”. Quest’ il cantautore bergogliano orwelliano tipo.

      Almeno nell’ introduzione in questa canciocina, che la miglior parte è quando non si capiscono le parole perche parodia un suposto angelo che parlarebbe così, e sicuramente non c’ è dubbio la bellezza e qualità della musica, appunto sarebbero un capolavoro ogni pezzo senonchè per le povere lettere della sua povera filosofia, innaditura “cristiana…umanizzata”.

      E dunque se sarebbe un angelo, nella creduta trasmigrazione dell’ anime, e dunque robba d’eresia indù, non andrebbe nelle processioni, magari ricordando qualcuna acanto, da chiericchetto, San Pio da Pietrelcina, nemmeno contemplare il Bambino Gesù nel Presepio, ma a fumare una cigarretta, perfino pubblicitandone il marcchio più greengo che c’è, al dolce fresco. Anche s’ include la visita ad Afganistan e Sudafrica, sicuramente d’ “angelo laico” con un’ ONG.

      Stupisce che avendo Italia sicuramente più della metà del migliore arte di tutto il mondo…avendo tutta la cattolicità il patrono degl’ artisti, il BEATO ANGELICO…che ebbe questo sopranome per come ha dipinto gl’ Angeli…settimane fa sono stato nel Museo del Prado, a Madrid, per ore contemplando, insieme altro Sacerdote, il ristauro straordinario dell’ ANNUNCIAZIONE del BEATO ANGELICO, appunto…santo che pregava dipingendo, Sacerdote domenicano che dipingeva pregando…dopo 600 anni quell’ opera sola, insuperabile, continua ad essere catechesi immutabile di cosa siamo uomini e donne; cosa sono gl’ Angeli, Arcangeli, o Serafini, come quello che portò da parte di Dio le stigmate al Vero San Francesco (ormai tanti falsi francescani già non credono a questa parte verso la fine della vita del ” poverello”), e per cosa s’ è INCARNATO DIO, nel grembo IMMACOLATO DI MARIA SANTISSIMA.

      Perfino l’ altro sacerdote e me, mentre passavano giapponesi e di ogni razza, e nelle tante ore trascorsse li, solo davanti quel prodiggio del Beato Angelico, poche si fermavano più di un minuto, per continuare in fretta a vedere altre mille dipinti, abbiamo pregato davanti questa, il Santo Rosario.

      Questa decadenzza ai livelli mai registrati così bassi, s’ ispira in questo tipo di cantanti.

      “Se io fossi un
      Angelo
      Non starei mai
      Nelle processioni
      Nelle scatole
      Dei presepi
      Starei seduto
      Fumando una Marlboro
      Al dolce fresco
      Delle siepi
      Sarei un buon angelo
      Parlerei con Dio
      Parlerei con Dio
      Gli ubbiderei
      Amandolo a modo mio
      A modo mio
      Gli parlerei
      A modo mio…”

      E stò per credere che questo Cesare Baronio alla fine non è un pseudonimo, e se non un “angelo”, ben fa il mestiere loro: aiutarci nella nostra salvezza.

      https://opportuneimportune.blogspot.com/2020/02/jam-foetet-lazzaro-come-figura-della.html?m=1

      https://youtu.be/YKB5900KaTA

  • Anonima ha detto:

    E ditemi se alcuni passi di questo brano non vi commuovono:
    https://youtu.be/7HAMYS90IDc

  • P. Luis Eduardo Rodrìguez Rodríguez ha detto:

    Un conto è piacere o non questo cantautore artisticamente. Altro è questo libro, tanto la lunghesa dell’ articolo, che ovvia il fatto tremendo che quei falsi francescani, che sono pure fans di berORGOGLIO, li feccero gioco facendo finta che non sapevano che costui, anche se fu chiericcheto di Padre Pio…come se le multitudine che lo affiancarono ricevevano un bigglietto d’ entrata assicurata in Cielo, non solo era gay, e se fosse una tendenzza controllata e dominandone perfino ragione della santificazione, invece è morto con il “compagno” acanto; il fidanzato, tale Marco Alemmano, che innadiritura poi diede il triste spettacolo quale vedova lasciata fuori senz’ eredità.

    Altro sacerdote e/o fratte perfino era frequente ospite a cena a casa della coppia…invece di fare di tutto e di più per salvare loro anima.

    Quelli stessi “francescani” che anno dopo anno per pigliare i soldi per mandare in Africa, inmancabile lo show davanti la Basilica con Carlo Conti e tutta la galassia degl’ immorali e pervertiti che in quelle ore parlano di ” pace e bene ” ma del resto vivono e passano solo messaggi di corruzione morale di tutti i tipi.

    È insolita questa miopia. Non a caso a fine marzo l’ oligarchia massone farà ancora ad Assisi il raduno dei mafiosi dando d’ economista al grande distruttore della Chiesa berORGOGLIO ICEberg.

    • CLAUDIO GAZZOLI ha detto:

      condivido tutto… P. LUIS

      • P. Luis Eduardo Rodrìguez Rodríguez ha detto:

        Grazie caro fratello: adesso davanti il Santissimo Sposto qui nella nostra parrocchia, tra le favelas della periferia di Caracas, dove pure amiamo tanto il Vero San Francesco, e Lui a noi !…ti benedice Nostro Signore e li dico tuo nome, anche se già dal Cielo ci vede intervenendo qui, e ti dia tutte le benedizioni. SIGNORE: CLAUDIO GAZZOLI.

        • Fred ha detto:

          A Caracas conoscete Lucio Dalla? Apperò…..

        • piero laporta ha detto:

          Lei, un sacerdote, sa bene quanto male e bene siano mescolati in ognuno. Perché non illuminare quanto di buono c’è stato – e ringraziare Dio -piuttosto che lasciare la memoria di Lucio Dalla in balia del mondo?
          Lei appare schierato con quanti hanno sinora tentato di cancellare il ricordo della sofferenza religiosa di Lucio Dalla. Mi spiace ma, in quanto sacerdote, non le fa onore.
          Chi vede solo il male ne è prigioniero.

        • piero laporta ha detto:

          Lei, un sacerdote, sa bene che il bene e il male convivono in ciascuno di noi. Perché vorrebbe impedirmi di illuminare quanto di buono c’è in Lucio Dalla? Perché non devo fare memoria del suo sforzo di peccatore sofferente? Questo la pone sul medesimo versante di quanti hanno fatto ogni sforzo per cancellare il ricordo della Fede cattolica di Lucio. Una Fede imperfetta? Sì, forse non quanto la mia. Non per questo è una testimonianza da buttare via.
          Padre, lei mi ha dato l’opportunità di ricordare che morale e moralismo sono parenti stretti come i diamanti e il carbone.

          • P. Luis Eduardo Rodrìguez Rodríguez ha detto:

            Guardi io sono schierato solo con il Vero Dio. Mi ricordo che ho commentato gennaio scorso un’ altro suo articolo, riconoscendo certo bene ma rifiutando la sua confussione. E proprio perche sono sacerdote, approffito questo spazio per dire non la mia, ma difendere nostra Fede. Che non è fai da te, come la presse Dalla e Lei suo fan ha scritto questo lungo omaggio sopratutto facendo passarlo come inocuo.

            Nessun vero Sacerdote sapendo nella condizione che lui viveva PUBBLICA, doveva permettere che facesse il “padrino”. E io non ho detto una mancando di rispetto a quell’ uomo pubblico, se non intervenendo con anche lungo commento ad uno che ci dice che ci manca la pietà.

            Ma sue canzone continuano a diffondere l’errore. Sono povere canconcine con dei messaggi storti che nessun vero credente deve ascoltare.

            Io perche SACERDOTE sono chiamato, pure, a dare ragione della FEDE VERA. Il signore Dalla, daltronde da cantante non aveva nessuna formazione per usare le canzone per diffondere menzogne nella più evidente confussione. Per favore lega sopra mia risposta prendendo come riusunto la canzone ” Se io fosse un’ angelo”.

          • CLAUDIO GAZZOLI ha detto:

            che ci vuole fare, P. Luis, come può constatare da questo blog, oggi la vera fede, che comporta rinunce, sacrifici, fatiche, sconforti, asprezze è stata sostituita da puro sentimentalismo…

  • Claudio ha detto:

    Una nuova icona francescana, Lucio Dalla. Dopo l’eskimo e il superattico, adesso esce la tonsura. Sono contento che sia in paradiso. Se ci andrò anch’io, chiederò un reparto diverso dal suo.