SE CI ABBANDONA O INDUCE È UN PADRE? UN LIBRO SUL PADRE NOSTRO.

7 Febbraio 2020 Pubblicato da

 

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, la Chorabooks ci ha mandato il comunicato di presentazione del nuovo libro curato da Aldo Maria Valli e imperniato sulle modifiche al Padre Nostro e al Gloria di recente entrate in vigore nella Chiesa Italiana. Ci sembra utile e illuminante completare quella presentazione con due brani dell’introduzione, scritta da Aldo Maria Valli. Buona lettura. 

§§§

Non più “non ci indurre in tentazione” bensì “non ci abbandonare alla tentazione”. Questo il cambiamento deciso dai vescovi italiani per la preghiera del Padre nostro. Ma perché la nuova traduzione? In controtendenza rispetto alla spiegazione che va per la maggiore, e cioè che in questo modo il testo sarebbe più in linea con il contenuto evangelico, il libro Non abbandonarci alla tentazione? Riflessioni sulla nuova traduzione del Padre nostro, a cura di Aldo Maria Valli, sostiene che il cambiamento ha origine da un indebito ammorbidimento delle parole che Gesù stesso ha insegnato ai discepoli. La nuova traduzione nasce nel clima di buonismo e misericordismo a cui si ispira la Chiesa in questa fase, ignorando però che Dio, nella Sacra Scrittura, mette più volte alla prova le persone per verificare la loro fede e che Gesù stesso, durante la permanenza nel deserto, fu esposto alle tentazioni. La smania di cambiamento è espressione del “cambio di paradigma”, o “rivoluzione culturale” che si vuole attuare nella Chiesa odierna, in nome di un “ecclesialmente corretto” che non deve disturbare la sensibilità moderna.

I contributi raccolti nel libro sono di monsignor Nicola Bux, dom Giulio Meiattini, di don Alberto Strumia e Silvio Brachetta.

Ed ecco i due brani scelti dall’introduzione: 

“Tutto bene, dunque?

Certamente no. Prima di tutto perché un padre che ci abbandona alla tentazione non sembra, tutto sommato, molto migliore di uno che ci induce alla tentazione. E poi perché le preghiere, e specialmente la preghiera per antonomasia, quella che Gesù stesso ci ha insegnato, hanno un significato la cui portata va al di là della sola dimensione letterale. Nel mio caso, ad esempio, visto che fin da bambino mi è stato insegnato a dire non ci indurre in tentazione, non penso proprio che ora, a più di sessant’anni di età,

mi metterò a dire non abbandonarci. La tradizione fa parte integrante del bagaglio culturale, spirituale e religioso di una persona ed è un bene prezioso.

Se posso esprimere una valutazione del tutto personale, da semplice fedele, mi sembra che questa voglia di cambiamento rientri nel clima di buonismo e misericordismo che da tempo si è impossessato della Chiesa cattolica. Ecco dunque che ogni spigolo va smussato, ogni asperità livellata, ogni contenuto addolcito e messo in linea con l’ecclesialmente corretto”.

§§§

“Come qualcuno sa, sono stato a lungo amico del cardinale Carlo Maria Martini, il quale, sullargomento, mi aiutò con riflessioni, secondo me, illuminanti.

Il problema di una traduzione meno “scandalosa”, spiegava l’arcivescovo, non si pone certamente oggi. Sant’Ambrogio, per esempio, preferiva tradurre “e non permettere che cadiamo nella tentazione. In questo senso il non abbandonarci nella tentazione proposto dalla Conferenza episcopale italiana non è che uno dei tanti tentativi di risolvere un antico problema Tuttavia la vera questione è un’altra.

Il punto è che Gesù nella preghiera pone il problema della tentazione in primissimo piano e con forza. Qualunque sia il verbo utilizzato (indurci, abbandonarci o altro) dobbiamo concentrarci sul complemento. Gesù ci dice che la tentazione ci accompagna, fa parte della nostra esperienza quotidiana, come provò lui stesso che, non a caso, dopo gli anni trascorsi in famiglia, incominciò il suo ministero proprio sottoponendosi alle tentazioni di satana nel deserto.

Dunque, sia che diciamo non ci indurre in tentazione o non permettere che cadiamo nella tentazione o non abbandonarci nella tentazione, la questione vera è che Dio certamente permette la tentazione, e non in via straordinaria o marginale, ma come esperienza costante”.

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135 commenti

  • MARIO ha detto:

    Premesso che anche a me non piace la traduzione “non ci abbandonare alla tentazione” (anche se concordata tra il Card. Martini e il Card. Biffi), propongo alcune riflessioni su questo tema.

    1) Dio (Padre) crea l’uomo (figlio), fatto a sua immagine e somiglianza, e perciò dotato di intelletto e volontà (= libertà).

    2) Dio, per rispettare la libertà dell’uomo, non lo costringe a corrispondere al suo Amore con l’evidenza del suo splendore, ma lascia a lui la scelta nella condizione di oscurità della vita terrena.

    3) L’uomo perciò, nel suo fugace tragitto sulla terra, è chiamato a decidere del suo futuro eterno, attraverso l’accoglienza o il rifiuto dell’Amore di Dio. E questa scelta si esprime attraverso l’obbedienza o la disobbedienza alle leggi stabilite da Dio per il suo bene (il figlio dimostra amore al Padre attraverso l’obbedienza).

    4) Quindi l’uomo si trova quotidianamente e costantemente nella condizione di scegliere tra bene e male, tra obbedienza e disobbedienza a Dio.

    5) L’attrazione verso il bene è rappresentata dai piaceri dello spirito (pace, gioia, ecc.), mentre l’attrazione verso il male (= tentazione) è rappresentata dai piaceri della carne e dalle concupiscenze dell’anima decaduta dopo il peccato originale.

    6) Però, se l’esistenza della tentazione è voluta da Dio per mettere l’uomo alla prova e cioè nella condizione di scegliere, colui che tenta non è Dio (ma la carne, il mondo e Satana).

    7) Riguardo al percorso tentazione – peccato, credo si debbano distinguere tre fasi (che a volte mi sembra vengano confuse):
    – FASE 1: la tentazione attrae con la sua lusinga verso il male; e la forza di attrazione è stabilita da Dio in rapporto alle nostre forze.
    [“Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo” – Mt 4, 1].
    – FASE 2: l’uomo “entra” o “cade” in tentazione, quando da essa si lascia sedurre, coltivando, accarezzando e pregustando il piacere che ne potrebbe derivare. In questa fase entra in campo la libertà (volontà) dell’uomo e Dio viene ormai escluso.
    [“Vegliate e pregate, per non entrare (o cadere – Mt 26, 41) in tentazione” – Mc 14, 38 – Lc 22, 40].
    – FASE 3: l’uomo cede o si fa vincere dalla tentazione, lasciando che il male trionfi su di lui e consumando così il peccato.

    8) Altre note:

    NOTA 1. Si fa spesso confusione fra due frasi sostanzialmente diverse:
    – non ci abbandonare “alla” tentazione (qui si fa riferimento alla FASE 1 del punto 7) = traduzione CEI;
    – non ci abbandonare “nella” tentazione (qui si fa riferimento alla FASE 2 del punto 7).

    NOTA 2. Riguardo alla traduzione del verbo greco “eis-ferein” (latino “in-ducere”):
    – eis-ferein = portare “verso” (= corretto_in quanto fa riferimento alla FASE 1 del punto 7);
    – eis-ferein = portare “dentro” (= scorretto_in quanto fa riferimento alla FASE 2 del punto 7).

    NOTA 3. Volendo cambiare “non ci indurre in tentazione” (perché il verbo italiano “indurre”, rispetto al greco “eisferein”, ha il significato negativo di convincere o persuadere), personalmente avrei scelto “non ci esporre alla tentazione”, perché:
    – è una frase più coerente con il testo originario greco (e anche meno “macchinosa” rispetto alla traduzione CEI);
    – casualmente ho constatato che questa traduzione corrisponde anche a quella delle chiese protestanti;
    – il verbo esporre assomiglia molto all’originale greco eisferein (= portare verso);
    – da notare un’assonanza linguistica tra il greco eisferein e l’italiano esporre:
    eisferein = eisphoerein = e(i)sp(h)o(e)re(in) = esporre.

    • Luca Antonio ha detto:

      Apprezzabile e approfondita analisi Mario, a riprova del fatto che quelle che una volta erano le teste piu’ belle in circolazione , avevano dei margini interpretativi per una traduzione piu’ aderente al testo invece di commettere un plateale falso .
      Preoccupa lo scadente risultato ma sopratutto il metodo utilizzato…se tanto mi da tanto….

      • MARIO ha detto:

        Grazie dell’apprezzamento.

        Riguardo alla traduzione dell’originale greco “καὶ μὴ εἰσενέγκῃς ἡμᾶς εἰς πειρασμόν” (kai mē eisenenkēs hēmas eis peirasmon = non ci indurre in tentazione), segnalo al sottoriportato link una breve trattazione sul significato del congiuntivo aoristo greco [di cui al verbo εἰσενέγκῃς (eisenenkēs) = congiuntivo aoristo di εἰςφέρειν (eisférein = portare verso)].
        In essa (pag. 4 – Congiuntivo proibitivo) si fa riferimento proprio a questa frase del Padre nostro e anche qui la traduzione proposta corrisponde a quella da me indicata nel commento sopra (alla NOTA 3): “non ci esporre alla tentazione”.
        http://www.biblistica.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/5.-Il-modo-congiuntivo-greco.pdf

        Faccio poi notare che il verbo “esporre” ha anche il significato di “mettere in una situazione pericolosa, far correre un rischio” (contrario = cautelare, difendere, preservare, proteggere).
        Vedi vocabolario Treccani (Esporre -significato 1.c), di cui riporto il link.
        http://www.treccani.it/vocabolario/esporre/

  • Luca Antonio ha detto:

    BOANERGHES.
    Le rispondo non sotto ma in cima perche’ non c’e’ il tastino risposta sotto al suo ultimo intervento.
    Quello che scrive e’ corretto ed evidenzia tutta la fragilita’ dell’ermeneutica- l’interpretazione del testo alla luce dei tempi correnti – in quanto questa dovrebbe , per essere corretta, ispirata dallo Spirto Santo…ma chi stabilisce questo ? .
    “Lo spirito va e soffia dove vuole ” sogliono ripetere questi profeti dei tempi moderni ma hanno la minima preparazione nel discernimento degli spiriti?
    A me non sembra , a meno che per spirito non intendano lo spirito dei tempi, del mondo….allora sono dei fenomeni
    …solo che in questo caso lo spirito ha il piede caprino.

    • Boanerghes ha detto:

      Devo dire che quando oggi Papa Bergoglio afferma che bisogna lasciarsi guidare dallo Spirito Santo, mi viene la pelle d’oca.
      Dette da chi sembra fare l’opposto, appare un’affermazione della scimmia di Dio, cioè di satana

  • LucioR ha detto:

    Debbo costatare come questa modifica del Padre Nostro sia fonte di divisione; ma non tra i novatori, alias aderenti alla neochiesa, ed i fedeli alla Chiesa di sempre, perché questa divisione già era in atto; bensì all’interno dei secondi, tra cui pongo me stesso. I quali, pur deprecando la novità, sembra tuttavia voler in ogni caso proporre qualche “distinguo” alla formula di sempre. Ciò che fior di Santi, Teologi, Dottori (della Chiesa), Papi, Ecclesiastici di ogni ordine, e umili, ma di sincera fede, credenti hanno sempre recitato senza porsi pro-blemi né subire crisi di coscienza, ecco che noi ci affanniamo ad esaminare, indagare, con-frontandoci in una serie di esegesi personali neanche fossimo tanti San Tommaso (d’Aquino).

    Io, nel mio piccolo, ritengo che la garanzia della formula giusta di quel Padre nostro è data (a parte dalle corrette traduzioni dalla lingua originale, che pare incontestabile), soprattutto da quei giganti della fede dei secoli e millenni scorsi che non hanno mai mostrato di avversare tale versione.

    Riguardo poi a ciò che la Chiesa ci ha da sempre insegnato (e non dal 2020), ho sempre pensato che ciò che a me può sembrare strano o addirittura disdicevole (per esempio “un Dio che induce in tentazione”), non dipende dal cattivo insegnamento della Chiesa, ma dalla mia scarsa comprensione. Non solo della frase in se stessa, ma, molto peggio, di ciò che l’uomo è in confronto alla Divinità. Ciò che è molto peggio, pretendere di comprende-re, e contestare, quelle che sono gl’intendimenti di Dio. E invece:

    «… i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie – oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri» (Is 55, 8 s).

    E allora, se molto umilmente, senza cercare di “migliorare” la formula del Padre Nostro, anzi accettandola così come è stata accettata nel passato da persone molto più erudite e sante di me, dovessi cercare di spiegarmi ciò che a me potrebbe sembrare “inadatto” (lo dico in teoria perché non ho mai avuto questa percezione), procederei come segue.

    Innanzi tutto non mi sembra il caso di porre un conflitto tra i termini “prova” e “tentazione”, “tifando” per l’uno o per l’altro: essi sono collegati, dove c’è una prova consegue una tentazione. La prima si rivela un elemento concreto, è compresa nella sfera fisica, concreta o sentimentale (una perdita dei propri averi, un male incurabile, la perdita dei propri cari). La tentazione invece riguarda la sfera spirituale, ed è suscitata da occasioni o situazioni che inducono la persona a comportarsi in modo non giusto qualora non vi ponga un freno morale (e che sono appunto delle prove).

    La sana teologia dice che Dio prova colui che ama. Dire che un Dio che tenta il credente è un Dio cattivo, non è diverso dal conferire cattiveria a Dio se lo sottopone ad una prova, perché da ogni prova consegue una tentazione, quale quella per esempio di bestemmiare lo stesso Dio (non è di moda oggigiorno, quando succede un disastro di gridare “Dov’è Dio!?”?).
    E dice anche che comunque le prove (e conseguentemente le tentazioni) alle quali Dio sottopone il credente, non sono mai tali da non poter essere superate con le proprie forze dal vero fedele. È questo il motivo per cui i grandi Santi sono stati quelli che hanno subito le più gravi tentazioni (non ricordo chi fu il Santo che si gettò nudo in un cespuglio di rovi per non sottostare alla tentazione della carne).
    Sappiamo inoltre che le tentazioni, attraverso le prove, ci giungono sempre mediante il diavolo: il libro di Giobbe lo conferma; lo stesso Gesù fu tentato dal diavolo.

    E allora, se capiamo questo, come si fa a non chiedere al nostro Creatore: “Padre, io so-no un povero peccatore, nella mia debolezza ti prego, non sottopormi a prove tali che io cada in tentazione!” Ed è tanto incomprensibile sintetizzare questo nella formula “non c’indurre in tentazione”? Tutto ciò, ripeto, al di là della venerabile, antica e mai contestata tradizione cattolica riguardante questa formula.

    Ciò che invece mi sa di eretico, è proprio la richiesta di non essere abbandonato, nella tentazione. Questo sì che mi pare un dichiarazione di sfiducia in Dio.

    • Luca Antonio ha detto:

      Analisi perfettamente condivisibile, ma l’onesta’ intellettuale e il rispetto delle tradizioni non sono piu’ di casa in vaticano.
      Questa dell’invenzione di un significato inesistente nell’unica preghiera che ci ha insegnato Cristo e’ frutto di una presunzione satanica , di una gravita’ apocalittica,
      e’ un falso, un”impostura, un abuso inammissibile, una violenza che non verra’ perdonata.
      E’ la cosa che piu’ mi ha indignato della chiesa da quando ho l’uso della ragione e sento che questa volta saranno veramente dolori.
      Io non la recitero’ mai.

      • Boanerghes ha detto:

        In effetti oggi c’è una fioritura di teologi, diplomati, laureati o anche no, che dice la sua. Anzi ognuno dice il proprio pensiero.
        E si alza così un grande polverone, senza tuttavia avere il peso teologico per farlo.
        Prova e tentazione vanno a braccetto, non si può parlare di cattiva traduzione.
        Semmai la nuova traduzione è una cattiva ermeneutica, forse da considerare all’interno dell’impostazione di questa nuova chiesa in uscita.
        In uscita da se stessa e dal deposito di fede e discernimento.

        • luca antonio ha detto:

          Già di per sè l’ermeneutica puzza di zolfo lontano un miglio ed è stata una trovata per l’adeguamento delle scritture ai tempi presenti molto discutibile ma qui non è cattiva, è, non mi do pace, una frode, una menzogna, perchè completamente sganciato dal testo greco e dal contesto generale dei termini usati dagli evangelisti, che in tutte le altre occasioni in cui hanno voluto esprimere il senso di abbandonare , lasciare, non hanno mai usato eisfero che esprime un’azione attiva, portare dentro.
          Qualche esempio:
          Matteo -27: “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?” , qui per abbandonato usa enkatelipes da verbo enketaleipo che significa proprio abbanonare, lasciare, idem Marco;
          Matteo -19: “l’uomo lascerà (kataleipsei da kataleipo, abbandono, lascio) suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie”;
          Matteo- 19: “ allora Pietro prendendo la parola disse: ecco noi abbiamo lasciato (afekamen da afiemi con molti significati tra cui quello qui usato, lasciare, abbandonare ) e ti abbiamo seguito”
          Paolo- Romani: “ per questo Dio li ha abbandonati (paredoken, altro verbo medesimo significato, abbandonare, lasciare) a passioni infami..”
          Le scelte per esprimere “abbandonare” ce n’erano quindi più di una ma gli evengelisti, Matteo e Luca i soli a riportare il Pater , avrebbero scelto entrambi proprio il verbo eisfero che non ha mai, in nessuna sfumatura, anche la più lontana, e per nessun autore antico il senso di lasciare, abbandonare e che Matteo, inoltre usa (Luca non ho controllato) una e una sola volta proprio per insegnarci la preghiera che Cristo stesso ha voluto lasciare all’umanità .

          • Maurizio ha detto:

            Considerazioni veramente ottime!
            Complimenti!

          • stefano raimondo ha detto:

            Grazie Luca Antonio per i chiarimenti.

          • Boanerghes ha detto:

            Oggi l’ermeneutica corrisponde all’interpretazione del senso delle scritture, che dovrebbe essere ispirato dallo Spirito Santo.
            Tuttavia l’ermeneutica attuale a volte si scontra con il metodo puramente critico e scientifico, che è costituito dalla traduzione letterale corretta.

    • MARIO ha detto:

      A proposito di San Tommaso d’Aquino, allego il link del suo bellissimo “Commento al Padre nostro”.
      (Vedi: “6/Sesta domanda: non ci indurre in tentazione).
      http://www.gliscritti.it/blog/entry/1890

  • Klaus ha detto:

    @ TOSATTI

    Scusi dottore, forse ci stiamo fraintendendo a vicenda e ci diamo risposte inutili.
    Per capirci meglio, a suo avviso “non ci indurre in tentazione” cosa vuol significare? Che richiesta si vuole esprimere e come la esprimerebbe con sinonimi?

    • Marco Tosatti ha detto:

      Mi sembra di averglielo già scritto: non metterci alla prova. einènkes da eis-fero in-durci, portarci dentro perasmòn tentazione, prova.

      • Klaus ha detto:

        E qua non capisco. La richiesta è “non metterci alla prova”. Ma si intende chiedere a Dio di non metterci proprio davanti a prove o chiedere a Dio di aiutarci a superare la prova o a resistervi?
        Con il verbo “indurre in” cosa intende?

        • Luca Antonio ha detto:

          Klaus , forse sfugge a lei e ad altri un piccolo particolare, le parole che questa falsa chiesa ha cambiato sono di Dio stesso, e’ come volersi interrogare su ” io sono il Signore Dio tuo” , lei puo’ fare qualsiasi domanda e obiezione sulla questione ma da ateo , non da cristiano.
          Dio ha detto eisfero/inducere/portare dentro e non “non abbandonarci ” e nessuno-nessuno- puo’ arrogarsi il diritto di reinventare la parola di Dio.
          Lasciando quindi fermo la sacralita’ e la conseguente inamovibilita’ del “portare dentro” si doveva illuminare diversamente il tutto (come ho cercato di fare io, guisto per fare un esempio qui sotto commentando Sandro Colonna).
          Invece no !
          Questi servi del demonio anziche’ cercare di chiarire cio’ che potrebbe essere oscuro, cambiano a loro piacimento la parola, il dettato preciso di Dio ! – tanto non c’erano i registratori-.
          Hanno di fatto, con questo e altri atti, cambiato anche il decalogo : io sono il signore mio dio, non avro’ altro dio all’infuori di me ; e questo e’ l’Anticristo, si legga la 2a tessalonicesi; il momento e’ ora , e’ qui.

      • Mac ha detto:

        Ho l’impressione che mr. Klaus non voglia capire una cosa così ovvia.

        Saluti.

      • Gabriele ha detto:

        La traduzione protestante della Società Biblica di Ginevra dice “non esporci alla tentazione”.

  • Maria Grazia ha detto:

    Agli inizi del N.O., in Francia il “Padre nostro” si recitava ancora così “… et ne laissez pas nous succomber à la tentation….”.A Dio si dava del voi, come del resto, in quel periodo, anche in alcuni preghiere del nostro Paese (es. Atto di dolore, di fede, di speranza e di carità) mentre ora si segue la formula corrente. Soccombere non è il verbo giusto in quanto non è la traduzione letteraria dei testi antichi, però, ritengo che “non lasciarci soccombere” rivolta a Dio sia un frase più accettabile che “non abbandonarci”.

  • MARIO ha detto:

    Mi permetto di segnalare un articolo sul Padre nostro, secondo me interessante, del Card. Gianfranco Ravasi:
    http://www.fmgb-prov.it/2018/01/31/padre-nostro-tu-non-ci-tenti/

    • Marco Tosatti ha detto:

      Sì, ma anche lui infila nella storia un “abbandonare” che non pare abbia né senso né base filologica. Il problema è che Dio mette alla prova: lo fa con Giobbe. Non si capisce perché questo concetto dia tanto fastidio.

  • Catholicus ha detto:

    Come il clero tradisce Gesù Cristo secondo Francesco Lamendola:
    “…sebbene Bergoglio abbia affermato che Giuda è probabilmente in cielo, perché essendosi pentito, certamente Dio lo ha perdonato, tutti i teologi e i Padri della Chiesa hanno invece espresso l’opinione che Giuda sia morto suicida portando con sé, nella tomba, il peso di un peccato incommensurabile, del quale non si era pentito nella maniera giusta, cioè accettando il perdono di Dio. Sia come sia, perfino uno dei Dodici ha tradito Gesù Cristo, col quale divideva il pane e intingeva il boccone nel medesimo piatto: perché ci si dovrebbe meravigliare se oggi dei membri del clero, anche di posizione molto elevata, seguitano a tradire Cristo? Non lo tradisce forse padre Sosa Abascal, affermando che il Diavolo è solamente un simbolo del male, privo di esistenza personale? Non lo tradisce Bergoglio, quando dice che il Padre fu ingiusto con suo Figlio, consegnandolo alla Passione e alla Morte? Non lo tradisce monsignor Paglia, esaltando quale modello di altissima spiritualità Marco Pannella, e non Gesù Cristo? Non lo tradisce monsignor Galantino, quando afferma, mentendo, che Dio risparmiò la città di Sodoma? Non lo tradisce Enzo Bianchi, quando definisce Gesù un profeta che narrava Dio agli uomini, e non come il Figlio del Dio vivente? Non lo tradisce monsignor Parolin, quando, abusando del suo ruolo e della veste che indossa, intima allo Stato italiano di accoliere qualsiasi straniero, mentre il Vaticano non ne ospita neppur uno? Non lo tradisce il cardinale Bassetti quando si mette a patrocinare una grande alleanza col partito che sostiene aborto, eutanasia e unioni omosessuali, pur di sbarrare la strada ai sovranisti e ai populisti? Che c’entrano queste cose col Vangelo? E non tradiscono Cristo quei preti che aboliscono il Credo dalla Santa Messa, perché non ci credono; che aboliscono la Messa medesima, per rispetto dei migranti, come se fosse cosa loro; che cantano in chiesa Bella ciao al termine delle funzioni? E non lo tradiamo per viltà tutti noi, come san Pietro nel cortile del Sommo Sacerdote, allorché, davanti a tali cose, restiamo inerti e facciamo finta di nulla?”
    http://www.accademianuovaitalia.it/index.php/cultura-e-filosofia/teologia-per-un-nuovo-umanesimo/8403-affrontiamo-il-nemico

    • Klaus ha detto:

      Non lo tradisce Bergoglio, quando dice che il Padre fu ingiusto con suo Figlio, consegnandolo alla Passione e alla Morte?

      Esimio, perfino “cronicasdepapafrancisco” (dove con Bergoglio sono cattivissimi) ha smentito il pettegolezzo, riportando la frase intera e ammettendo che era tutt’altro che una bestemmia. Il Papa non stava sostenendo che il Padre fu ingiusto, ma che appare tale se si ragiona con logica mondana.
      Dica al suo Lamendola di documentarsi meglio invece di scrivere torrenziali articoli zeppi di errori e completamente inutili. Grazie. Buongiorno.

    • Maria Grazia ha detto:

      @CATHOLICUS – Bravo!!! – Analisi profonda e pienamente condivisibile!!!!

      • Cucciolo ha detto:

        Certo…uno che fa prevalere i teologi al Papa è proprio un cattolico d.o.c. infatti trova il tuo consenso.

        • Paolo Pagliaro ha detto:

          Se il presente papa contraddice tutti i precedenti, mi sembra normale.

          • Klaus ha detto:

            Sig. Pagliari è saltata una mia risposta.
            I papi precedenti non hanno mai definito la collocazione di Giuda e più in generale la Chiesa non ha mai stabilito chi sia all’inferno.
            Questo è Benedetto XVI: Ancora di più si infittisce il mistero circa la sua sorte eterna, sapendo che Giuda “si pentì e riportò le trenta monete d’argento ai sommi sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente»” (Mt 27,3-4). Benché egli si sia poi allontanato per andare a impiccarsi (cfr Mt 27,5), non spetta a noi misurare il suo gesto, sostituendoci a Dio infinitamente misericordioso e giusto.
            Francesco non ha detto che Giuda è in paradiso, ma di non poterlo dire né di poterlo escludere. Buonasera.

  • Sandro Colonna ha detto:

    Ne ho sentite tante circa la nuova formulazione del Padre nostro: nessuna mi convince appieno. Ma devo dire che non mi convince neanche quella classica “non ci indurre”. Credo che un conto sia dire che c’è la tentazione e un altro sia dire che Dio ci induce alla tentazione. La traduzione “non abbandonarci alla tentazione” potrebbe meglio essere tradotta con “nella tentazione”, con questo significato: “quando siamo nella tentazione (di ogni tipo), non lasciarci soli” perché siamo deboli e rischiamo di lasciarcene sopraffare. Anche Gesù, poco prima di essere arrestato, ha pregato il Padre di liberarlo “da quel calice”, accogliendo però la sua volontà come più importante. Credo che per ciascuno di noi sia decisiva la nostra volontà di seguire il Cristo. Certo le tentazioni ci sono e penso che nessuno ne sia esente: ma da qui a pensare che sia un modo di Dio per vedere se siamo capaci di resistere, il passo sia lungo: Dio non ha bisogno di provare il nostro cuore: sa bene di che pasta ognuno di noi è fatto. Nella mia comunità hanno accettato già da tempo la nuova versione ufficiale “non abbandonarci alla tentazione”. Ma l’ho spiegata e mi sembra che l’abbiano capita. Il problema tutt’al più può risiedere nel fatto che in quasi tutte le chiese usano ancora la vecchia formulazione e questo crea disagio.

    • Luigi ha detto:

      Caro Sandro, la tua comunità sta compiendo l’ennesimo abuso liturgico. Ti linko l’articolo di Avvenire (non la Nuova Bussola Quotidiana o altri blog “tradizionalisti): https://www.google.com/amp/s/www.avvenire.it/amp/chiesa/pagine/arriva-il-nuovo-padre-nostro dove si dice che i messali da seguire non sono ancora in uso. Perciò fino a quel tempo si dovrebbe recitare il Padre Nostro come prima…
      Per il discorso abbandonare o indurre ti rimando a commenti più dotti, come quello di Gabriele delle 12.15 di questa notte. Il Vangelo riporta eisféro che vuol dire condurre dentro/conducere/indurre e non enkatélipes cioè abbandonare. Non si può cambiare ciò che i nostri evangelisti e padri ci hanno tramandato solo perché a qualcuno non piace o non capisce. Con questo criterio dovremmo cambiare mezza Bibbia. Se proprio si voleva cambiare allora si poteva sostituire “tentazione” con “prova”, che il vocabolo evangelico può unire: “Non ci indurre nella prova”.

      • Marco Tosatti ha detto:

        D’accordo. Sostituire tentazione con prova, a mio modesto parere, era la soluzione più logica e rispettosa del senso.

        • Klaus ha detto:

          No perché prova è positivo, mentre qui l’uso è negativo. Lo attesta il fatto che la frase si completa con “MA” liberaci dal male, che dà significato all’invocazione precedente.
          Poi scusi, se fossero le prove che Dio, nella sua bontà ci manda, che senso ha che Dio ti dica di pregare perché non te le mando?

          • Marco Tosatti ha detto:

            Beh qualcuno chiese che il calice fosse allontanato, se possibile…una prova è una prova, ed è qualcosa sa superare.

          • Boanerghes ha detto:

            KLAUS, ma sei forse un teologo?
            Di pure il tuo parere, ma non convincersi nessuno alle tue idee.
            Sì tratta sempre di corretta interpretazione del significato, al di là della parola letterale.
            Ne hanno parlato i padri della Chiesa, i grandi dottori della chiesa, i santi, e le rivelazioni private.
            Puoi dire la tua io la mia, ma hanno valore Zero

    • Luca Antonio ha detto:

      Egregio Sandro , il fatto che lei sia convinto o meno della “traduzione” introdotta oggi non sposta di uno iota i termini della questione , “non abbandonarci” non e’ una traduzione e’ un’invenzione.Punto.
      Se proprio si voleva dare un senso meno “urticante” per la mentalita’ moderna dell’inducere si doveva scavare in altra direzione.
      Posto, anzi riposto mia riflessione del novembre 2018 giusto per far capire che si doveva e poteva pensare altre soluzioni – senza nessuna pretesa che la mia traduzione sia la piu’ aderente :
      ” … eisenenkes, e’ il congiuntivo aoristo del verbo eisfero, portare dentro, introdurre, non ci sono altre traduzioni, men che meno quella scelta da questa chiesa terminale ( ma in vaticano non hanno piu’ neanche un vocabolario greco-italiano?). L’errore, dettato dal sentimentalismo, e’ pero’ la conseguenza di un altro errore di vecchia data: tentazione e’ stata l’errata traduzione di “peirasmon” come “tentazione” inteso come un allettamento satanico quando invece va inteso come “esperienza” . Di che? Della condizione altrui perche’, e questa e’ una opinione puramente personale, il testo , tradotto , come detto, “non ci portare dentro l’esperienza” , va correlato con quanto si trova precedentemente e cioe’ con : “rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”.
      Quindi tutto va inteso come un non giudicare gli altri e perdonare altrimenti potremmo essere introdotti ( Dio ci ama e quindi e’,nesessariamente, pedagogico) nell’esperienza della condizione di chi abbiamo giudicato e non perdonato, Dio ci introduce pertanto nella esperienza (nella condizione di colui che abbiamo giudicato) per farci capire che il giudizio spetta solo a Lui. Percio’ : …e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori
      e (conseguentemente) non ci intrudurre nell’ esperienza ma liberaci dal male ( che altro non e’ che l’assenza di amore che ci rende preda del maligno).

  • Nicola Buono ha detto:

    Finalmente una buona notizia. Per tutti i genitori e non . Prendete nota e passate parola.

    https://www.lanuovabq.it/it/numero-verde-anti-gender

    • Borghese pasciuto ha detto:

      Prima o poi qualcuno istituirà un numero verde anti fondamentalisti religiosi.

      • Marco Tosatti ha detto:

        Il problema è che non c’è un numero verde o blu o rosso contro i fondamentalisti agnostici e soi disant atei contro il buon senso e la natura.

      • Nicola Buono ha detto:

        Naturalmente il numero verde riguarderebbe SOLO i cristiani che non hanno svenduto la Fede e la Dottrina. Ed il numero verde NON riguarderebbe ne’ i muslims ne’ gli ebrei né i buddisti ecc ecc . Perché ovviamente i vari Borghesi Pasciuti che vivono in Italia sono coraggiosi con i più deboli sparando facile sulla croce rossa. Verso gli altri ( muslims, ebrei, induisti, buddisti ecc ) invece zitti e mosca perché hanno calato le braghe da bravi ” eroi ” e demokratici quali sono…

      • stefano raimondo ha detto:

        Beh, il numero verde per chi ha la psiche a pezzi e va a frignare in blog distanti ideologicamente c’è già…

      • Boanerghes ha detto:

        Caro Pasciuto
        Vuoi togliere la libertà di pensiero? E di esprimere un pensiero coerente con la sacra Tradizione di sempre della Chiesa.
        Anziché star qui a perdere tempo in elucubrazioni sul Pater, perché non non lo reciti e basta?
        Magari ti viene una illuminazione e pace d’animo e ogni frutto dello Spirito

  • Gabriele ha detto:

    La modifica è stata fatta dalla cei quando c’era papa Ratzinger, nel 2008. Ora Bergoglio la porta nel rito della messa, ma nella bibbia e nel lezionario era già così. Quindi anche Ratzinger ha la sua buona parte di colpa.

  • Gene ha detto:

    Io continuerò a usare la vecchia formula, che viene usata in diverse chiese che frequento.
    Se sono convinti di rimodellare tutto per ammaliare le persone, hanno sbagliato strada… Povera Chiesa gestita da Bergoglio 😫😫😫😫😫

    • stefano raimondo ha detto:

      Nella mia chiesa tutti continuiamo tranquillamente a usare la solita formula (la “nuova” la usa solo il prete che sostituisce in certi giorni il parroco, ma non lo segue nessuno). Tra l’altro mi sembra che nel Rosario sia rimasta la solita formula: qualcuno può confermare?

      • Maria Grazia ha detto:

        @STEFANO RAIMONDO- nella mia parrocchia. al contrario della Sua, tutti seguono il Parroco che ha fatto adottare dai fedeli la nuova formula del “Padre nostro” già dal primo istante in cui Bergoglio l’aveva proposta.
        Anche nel Rosario, sempre nella stessa Parrocchia, il “Padre nostro” ha subito la detta variazione. Ho notato, però, che nel Rosario quotidiano, recitato da “TV 2000” il “Padre nostro” è ancora quello tradizionale così come quello recitato durante la Messa nella chiesa dei Gesuiti di Genova (in pratica lì ……”snobbano”….. l’indicazione del loro stesso ….”confratello”!!!).

        • stefano raimondo ha detto:

          Ti ringrazio per la testimonianza. Ovviamente ti consiglio di cambiare chiesa… Circa il Rosario: purtroppo non mi ricordo più dove ho letto che qui il Padre Nostro non è stato toccato (perché non viene modificata la preghiera del Santo Rosario in quanto tale), ma mi sembra fosse una fonte piuttosto ufficiale e non “teologicamente schierata”. Poi magari la notizia è sbagliata, non saprei.

          • Maria Grazia ha detto:

            @STEFANO RAIMONDO – Bergoglio non ha specificato in quale contesto il “Padre nostro” va modificato quindi, personalmente, ritengo che intendesse dire ogni volta che lo si recita.

        • stefano raimondo ha detto:

          Ho scovato ora un articolo di don Alfredo Morselli. Lo scritto, oltre ad entrare nel merito “linguistico” della questione, afferma: “…decisione approvata dalla CEI (Assemblea Generale Straordinaria del 12-15 novembre 2018) di cambiare il testo del Padre Nostro NEL MESSALE, quindi il testo del Padre Nostro che si recita nel S. Rosario non è stato modificato.” L’articolo è titolato “non abbandonarli alla tentazione di cambiare il Padre Nostro”, di don Alfredo Morselli. Forse non è la notizia a cui ho fatto riferimento in precedenza ma intanto ho trovato questo.

          • Maria Grazia ha detto:

            @STEFANO RAIMONDO – Ma quale potrebbe essere il senso di modificare il “Padre nostro” della Messa ma non quello del Rosario? Che durante la Messa Dio non ci abbandoni alla tentazione mentre nel Rosario non ci induca in essa?

  • Luca Antonio ha detto:

    traduzione corretta del Pater Noster:
    Padre Nostro che sei nei cieli (intesi come spirito, in aramaico i cieli indicano la sfera eterea, spirituale) , sia santificato il Tuo Nome, venga il Tuo regno, sia fatta la Tua volonta’ come in cielo ( sfera spirituale) cosi’ in terra ( sfera materiale) , dacci oggi il nostro pane soprasostanziale ( epi ousia in greco significa sopra la sostanza, e’ la parte di piu’ dibattuta interpretazione , rimando per questo a internet …basta digitare epi ousia ), rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitore e non portarci dentro ( eisfero in greco significa in ducere…portare dentro e mai, mai , mai abbandonare) alla prova e liberaci da maligno.
    Traduzione del 2045:
    Oh ! ( padre fu ritenuto patriarcale e discriminatorio nel 2036 ma presentando “madre” lo stesso handicap, su richiesta delle famiglie arcobaleno, si opto per il neutro oh!) che stai lassu’ , se ci sei, fai la mia volonta’ , qui in terra ( mica ho chiesto io di venire al mondo, te m’hai fatto e te hai il dovere di mantenermi) , dammi oggi quel che chiedo ( il pane fu sostituito come traduzione nel 2029 dopo le proteste dei ciliaci) , avvalla benevolente ogni mio capriccio come io perdono quasi tutti
    ( tranne , ovviamente, sovranisti, tradizionalisti, inquinatori, fumatori, omofobi, antiabortisti , invadenti, no global, e tutti quelli che di volta in volta non vanno a genio a Repubblica ),
    e non farmi fare nessuno sforzo ( ulteriore cambiamento del 2032…che dio misericordioso e’ infatti quello che si fa pregare per non abbandonarmi alla tentazione ?) ma liberami da qualsiasi
    rogna.

  • Nicola Buono ha detto:

    Ultimissime. Anche la Merkel fassista , rassista e xenofoba ? Chissà cosa diranno i servi sinistroidi italiani , i troll nostrani , le Sardine, la C.E.I . Ma forse non diranno proprio niente perché gli conviene. In fondo si spara sempre sul bersaglio facile, la Croce Rossa ovvero il popolo italiano ed i governi di centrodestra .

    ..https://www.ilgiornale.it/news/politica/ius-soli-berlino-stoppa-pd-no-cittadinanza-regalata-1823149.html

    P.S Ed il discorso viene dalla Merkel, quella che aveva invitato un milione di muslims a venire in Germania a lavorare perché la Germania era abbastanza grande….Prendendo spunto da questo discorso il prossimo Governo di centrodestra potrebbe rendere la cittadinanza meno facile da ottenere.

    • stefano raimondo ha detto:

      Piccolo segnale di una reazione contro la cancellazione degli indoeuropei. Speriamo sia il primo tassello di una lunga serie.

  • MARIO ha detto:

    Un piccolo contributo, per chi fosse interessato, dall’ “Evangelo come mi è stato rivelato” di Maria Valtorta.
    Gesù spiega il “Padre nostro” agli apostoli:

    “Non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male.
    Ecco l’umiltà, pietra basilare della perfezione. In verità vi dico di benedire chi vi umilia, perché vi dà il necessario per il vostro celeste trono.
    No. La tentazione non è rovina, se l’uomo umilmente sta presso il Padre e gli chiede di non permettere che Satana, il mondo e la carne trionfino su lui.
    Le corone dei beati sono ornate delle gemme delle tentazioni vinte. Non cercatele. Ma non siate vili quando esse vengono. Umili, e perciò forti, gridate al Padre mio e vostro: “Liberaci dal male”, e vincerete il male.”

    Allego il link del capitolo della Valtorta, con la spiegazione del “Padre nostro” nella parte finale.
    http://www.valtortamaria.com/operamaggiore/volume/10/dcxxx-gli-apostoli-mandati-al-getsemani-meditazioni-sulla-preghiera-del-padre-nostro

  • Sconsolata ha detto:

    Smania di cambiamenti che a Valli – e non solo – sembra rientrare “nel clima di buonismo e misericordismo” della neo Chiesa, nel caso della “correzione” di questa preghiera mi pare dettata da un bisogno personale di Bergoglio. Quindi: tutti a pregare con lui e per lui, come chiede insistentemente, con le parole che sono sembrate più appropriate ad uno che si sente “tentato” e “sotto assedio”.
    In un incontro privato con 24 confratelli gesuiti, nella tappa in Mozambico durante il viaggio del settembre scorso – puntualmente registrato su “La Civiltà Cattolica” – confidò: «È importante che la gente preghi per il Papa e per le sue intenzioni. Il Papa è tentato, è molto assediato: solo la preghiera del suo popolo può liberarlo», ricordando poi il sostegno ricevuto da Pietro «quando era imprigionato».

    • Zuzzerellone ha detto:

      Pietro era imprigionato per aver detto al Sinedrio che era meglio ubbidire a Dio che agli uomini.
      Può dire lo stesso Jorge Mario?

      • Sconsolata ha detto:

        Richiamando Pietro, beneficiato dalle preghiere, evidentemente …segretamente osa paragonarsi a lui…

  • Nicola Buono ha detto:

    Magistrale Omelia di Don Leonardo Maria Pompei sul politicamente corretto e sul rispetto umano

    https://youtu.be/R8qCmZJihoQ

  • CLAUDIO GAZZOLI ha detto:

    …. Durante la messa meno “protestante” a cui riesco a partecipare alcune donne, quando si recita il Padre Nostro, proclamano, da qualche tempo, con enfasi e alzando la voce “… non ci abbandonare nella tentazione”. Mi appare tanto penosa questa esibizione ma altrettanto indicativa di una situazione di fatto. La Messa non è una rappresentazione teatrale moderna dove gli spettatori si sentono anche attori, ai quali il regista spiega il significato più recondito del testo, il contesto della storia, per migliorare la loro performance. E’ la misteriosa riproposizione del mistero sacrificale del figlio di Dio in cui siamo chiamati, indegnamente, a “condividere”. Allora la preghiera non è “per noi”, è “per LUI”, non c’è bisogno che capiamo noi, è DIO che capisce.
    Non c’era alcuna urgenza di questa nuova traduzione, se non per ragioni ideologiche, anzi, direi politiche, di adesione al partito, alla squadra del cuore, una specie di rito iniziatorio di appartenenza alla nuova religione, quella dell’uomo di oggi che vuole un dio a sua immagine, sottomesso alla sua infinita, quella sì, ipocrisia.
    Forse tra qualche tempo attaccheranno, visto che non è “politicamente corretto”, il numero degli apostoli, affermando che saranno stati almeno 24, per rispetto delle quote rosa e, magari, sostituiranno il vino con la spremuta di melograno, più salutistica.
    San Gerolamo, prima di affrontare la traduzione dal testo greco, ha fatto 3 anni di digiuno nel deserto cibandosi di locuste, non di rigatoni alla paiata nelle trattorie vicine al Vaticano. In una sua lettera scrive: «… nel tradurre i testi greci, a parte le Sacre Scritture, dove anche l’ordine delle parole è un mistero, non rendo la parola con la parola, ma il senso con il senso..». Davanti al mistero di quelle parole lui ha tradotto in modo perfettamente letterale (eisénkēs con inducas) il testo greco, per rispetto e sottomissione. Come dice Don Alfredo Morselli “pregare non è fare catechesi…”….

    • Maria Cristina ha detto:

      Bisogna andare alla SantA Messa Tradizionale, in latino, col sacerdote rivolto ad Orientem.
      Tutto il resto e’ fuffa modernista. Nociva all’ anima.

      • EquesFidus ha detto:

        Brava: per me non esiste il problema se dire “indurre” o “abbandonare”, è “inducas” punto e basta e così lo dico anche nelle Messe di Bugnini a cui, purtroppo, a volte devo assistere per necessità. E nessuno, neppure Bergoglio in persona, ha il potere di proibirmelo.

      • stefano raimondo ha detto:

        Hai ragione, con la messa vetus ordo “tagliamo la testa al toro”, e io quando posso ci vado, ma non si può lasciare totalmente la messa novus ordo in balia dei bergogliani. Dico questo perché la maggior parte dei fedeli partecipa alla messa novus ordo, e non si può permettere che queste persone vengano rimbecillite completamente, ci sono ancora molti fedeli che pur frequentando tale messa conservano una sensibilità tradizionale, se ce ne fregassimo dei cambiamenti inerenti la messa novus ordo abbandoneremmo una parte di popolo nelle mani dei “modernisti”. Occorre essere pragmatici e agire in tutte le direzioni.

  • Monica ha detto:

    Per completare il ventaglio di espressioni , in tema di tentazione, del Padre Nostro, la versione francese rivisitata dice “non lasciarci entrare in tentazione”.
    Alla luce di quanto abbiamo imparato al catechismo :
    – non preghiamo Dio per evitare di entrare in tentazione (che passò anche Gesù e può essere fonte di meriti se vinta)
    – non preghiamo Dio per non abbandonarci durante la tentazione (ma non ci diceva Dio tramite Isaia che anche se una madre si dimenticasse del figlio lui non ci abbandonerà mai?)
    – preghiamo Dio affinché durante la tentazione vinciamo e non cadiamo. É per nostra volontà e col Suo aiuto che superiamo la prova. In questo senso s. Agostino, con la sua “traduzione” esprime tale aspetto meglio delle traduzioni recenti, che da nazione a nazione hanno sfumature di senso diverse, che confondono soltanto.

  • Maria Grazia ha detto:

    I testi biblici scritti in ebraico, greco, latino e aramaico che riportano il “Pater noster” non sollecitano Dio a “non abbandonarci alla tentazione”, ma a non “in -durci”. Bergoglio non è d’accordo sul tassativo ” pregate COSI’ ” di Gesù Cristo; quel passo di Matteo 6,13 proprio….. non gli va giù !!!
    Visto che i Vangeli riferiscono che Gesù, durante la Sua vita terrena “è stato tentato” da Satana, a mio modesto parere ( considerato il Suo “curriculum” di tutto rispetto) avrebbe avuto tutti i requisiti, nonchè la piena titolarità, del “et ne nos inducas”. Bergoglio, pur senza delega divina (almeno così pare) anche questa volta è stato “in-dotto in tentazione” (senza, comunque, essere stato liberato dal male) di far uscire dal “solito” cilindro del suo vocabolario papale il “non abbandonarci” perchè, secondo lui, espressione più consona al ruolo della paternità divina.

    • Stilumcuriale semprepiuemerito ha detto:

      Certo sappiamo tutti che il padre nostro è scritto in ebraico e in aramaico….cosa nota….

      • stilumcuriale emerito ha detto:

        @STILUMCURIALE SEMPREPIUEMERITO.
        Cambia nick per favore e non fare lo scemo .

        • Maria Grazia ha detto:

          @ STILUMCURIALE EMERITO – Ciao, Caro Amico, il “quasi” tuo omonimo dev’essere qualcuno che entrambi conosciamo bene e che….. anche questa volta, dimostra di soffrire di ….. protagonismo!!!!

          • Stilumcuriale emerito ha detto:

            Sicuro. È sempre lui. Tu però evita di scrivere scempiaggini.

          • Maria Grazia ha detto:

            @ STILUMCURIALE EMERITO – Dal momento che non riesco a capire, mi puoi dire a quali scempiaggini ti riferisci? Grazie – Ciao!!!!

      • mariano ha detto:

        e in aramaico come diceva?

        • Maria Grazia ha detto:

          @ MARIANO – Il testo aramaico riporta: “W – la’ ta’lan I – nesjuna’ ” che tradotto letteralmente significa: ” e non portarci in tentazione”.

    • Klaus ha detto:

      Bella quella della “delega divina”. Strano però…pensavo che il Papa avesse una procura generale….

  • Faramir ha detto:

    “Non permettere che cadiamo in tentazione…”

  • martina ha detto:

    Questo cambiamento, come altri – vedi pena di morte – non fa altro che gettare discredito sulla Santa Chiesa, che diviene schiava di qualsiasi vento ideologico, dei tempi, delle mode e dei desideri degli esseri umani. Una Chiesa un pò schizofrenica : ieri così, oggi cosà. Il Signore abbia pietà di tutti noi!

    • stefano raimondo ha detto:

      Concordo. Poi piagnucolano quando vedono le chiese svuotarsi… Se si cambia continuamente, è chiaro che io sono quasi sicuro che quel che viene affermato oggi non sarà più valido domani. È così semplice.

  • Sulcitano ha detto:

    Signore Iddio, Santo e misericordioso, aiutaci a superare la tentazione e poter vincere il male.
    SIA LODATO GESÙ CRISTO!

  • Marco Matteucci ha detto:

    Ma chi ci crede più a queste cose, il Vangelo “è una dottrina squilibrata!”
    …parola di Franciscus P.P.

    • bastian contrario ha detto:

      ma ha proprio detto così : le beatitudini meritano il premio allo squilibrio ?
      Dove siamo ? Al teatro dell’assurdo ?

    • EquesFidus ha detto:

      Io sapevo che il disordine era proprio del vizio, l’ordine della virtù. Evidentemente mi sbagliavo…

    • Marco Matteucci ha detto:

      Mi sono sempre domandato come mai questo strano pastore si inerpichi così disinvoltamente sul pericoloso crinale di queste teorie teologali assurde, elaborando paradigmi dottrinali fumosi conditi da esternazioni ambigue, a doppia lettura, che favoriscono il sospetto di un suo continuo tentativo di voler procedere in bilico sulla lama a doppio taglio dell’eresia, usando parole e comportamenti di dubbia interpretazione che spesso rasentano la bestemmia.
      …. Quali saranno le sue reali intenzioni?!

  • Milly ha detto:

    ..certo è incredibile che l’unica preghiera che ci ha insegnato Gesù sia stata così arbitrariamente manipolata.
    Se io prego Dio Padre dicendo: “..Ti prego, non abbandonarmi alla tentazione” , potrei pensare che, per qualche oscuro motivo, Dio potrebbe anche abbandonarmi o comunque lasciarmi al mio destino.
    Ritengo che questo sia assolutamente falso e fuorviante.
    Dio non abbandona MAI nessuno!
    Matteo 28,20 ..Ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.

    • stilumcuriale emerito ha detto:

      Ma, su questo punto ci sono alcuni versetti del capitolo 1 della Lettera ai Romani che fanno pensare. Ne cito uno, che a me sembra terribile:
      –E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d’una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno,–
      (Rm 1,28)

      • anonimo verace ha detto:

        tu, creatura, contesti le norme di vita che Dio creatore ti h dato ?
        Non accetti i Suoi comandamenti ? Ma allora arrangiati ! Visto che pensi di essere Dio e di sostituirti a Dio, comportati pure così, ma, ovviamente, senza l’appoggio e l’aiuto di Dio che c’è sempre, anche nelle situazioni più difficili. Come ci sono i suoi messaggeri, cioè gli angeli , ad aiutarci quando stiamo compiendo la sua Volontà.

        • interpretiamo con i salmi ha detto:

          dal salmo 5
          Fatti mia guida alla tua giustizia, perché ho nemici ; spiana innanzi a me la tua via .

          No, nulla di sincero sulla loro bocca, il loro cuore è insidia, sepolcro aperto le loro fauci, anche se blanda la loro lingua.

          Tu condannali, o Dio, periscano con le loro trame, per i molti delitti scacciali perché ti sono ribelli.

          Ma gioiscano quanti in te confidano, siano in festa per sempre ; siano esultanti nella tua protezione quanti amano il tuo nome.

          Perché, Signore, tu benedici il giusto, l’attornia come scudo il tuo favore.

          Dal salmo 89
          Chi conosce la forza della tua ira ? Chi teme la violenza del tuo furore ?

          Insegnaci a contare i nostri giorni per avere nel cuore la sapienza.

          Fino a quando, Signore ? Ritorna. Pietà dei tuoi servi .

          Saziaci al mattino con la tua misericordia ;
          vivremo tutti i giorni in esultanza e letizia.

          dal salmo 100
          Veglieranno i miei occhi sui fedeli del paese per tenerli con me. Sarà mio servitore chi cammina su via intemerata.

          Chi ama la frode nella mia casa non avrà dimora, al mio cospetto non reggerà l’impostore.

          Di mattino andrò estirpando tutti gli empi del paese ; nella città del Signore darò sterminio a tutti i malfattori.

    • Raffaella ha detto:

      Brava Milly, Dio NON abbandona nessuno neppure il peccatore più incallito.
      E comunque sono 2000 anni che si recita il Padre Nostro in questo modo e ora arriva questo figuro sudamericano che pensa di saperne più di Nostro Signore.
      Se veramente avessero voluto una traduzione più fedele avrebbero dovuto dire “liberaci dal Maligno” .
      Ah già…il diavolo non esiste…

      • ester ha detto:

        Nel Padre Nostro che recitano gli ortodossi, le parole finali sono queste appunto : liberaci dal maligno.

    • Maria Cristina ha detto:

      L’ emotivita’ di quel “ non abbandonarci” stride con lo stile della preghiera del Padre Nostro, insegnateci da Gesu’ , uno stile non emotivo , semplice, intenso , direi virile, essenziale .
      Ne me quitte pas, ne me quitte pas, ne me quitte pas, singhiozzava Jaques Breil in un parossismo di autocommiserazione nella famosa canzone .
      Nuove generazioni di cristiani emotivi e lamentosi e autocommiseranti singhiozzeranno “ non abbandonarci , non abbandonarci, non abbandonarci”
      E’ necessario per evitare tale decadenza e darci una scossa un ritorno al sobrio latino, lingua Sacra della Chiesa, alla Santa Messa Tradizionale, alle tradizionali preghiere cattoliche rese sante dalla loro recita millenaria
      Ne nos inducas in tentationem , sed libera nos a Malo.

      • stefano raimondo ha detto:

        Commento perfetto. Oggi si è perso il senso della virilità, e dell’eroicità in generale, invece è a queste qualità che occorre guardare quando pensiamo a Gesù, un uomo che ha dato la vita. Purtroppo si tenta di ammantare Gesù di una sorta di tenerezza dolciastra, quasi frivola, completamente emozionale, tralasciando il dato che un uomo così non poteva che essere lucido, deciso, preciso. A questo si è arrivati perché l’uomo contemporaneo, soprattutto occidentale, è esso stesso un rammollito, è inevitabile che vengano elaborate figure di riferimento altrettanto rammollite.

    • Klaus ha detto:

      Scusa ma lo stesso problema si pone con le altre richieste. E comunque è proprio così: se non chiedi a Dio al male non resisti. Non ti piace? Cambia religione.

      • Maria Cristina ha detto:

        Klaus ma che sei il card, Bassetti ?” Se non ti piace. Cambia religione ?.. “ ma che significa ? A me piace il Pater Noster insegnato da Gesu’ .
        . Cambiate religione voi, caro Klaus , te il card. Bassetti , la conferenza episcopale tedesca , ecc. ecc. Cambiare lreligione voi!

        • Klaus ha detto:

          Non è questione di piacere. Se dici che Dio non ti abbandona al peccato se tu non chiedi di essere aiutata con la sua grazia, sei una pelagiana e perciò eretica. Senza l’aiuto di Dio, CHE DEVI CHIEDERGLI, nessuna delle richieste ti è possibile. E DEVI CHIEDERE perché è Dio stesso a comandartelo insegnando LUI STESSO il Padre Nostro.

  • Pier Luigi Tossani ha detto:

    grazie. Confido che, un giorno che non sappiamo, anche molto lontano, venga un papa che rimetta le cose a posto, cancellando tutti gli abomini commessi in questo pontificato.

    • dubbioso ha detto:

      La Chiesa è il corpo di Cristo che ne è il capo.
      Tutto il corpo di Cristo deve professare, difendere, proteggere la Fede nella sua totalità.
      Se un papa prevarica sulla fede trasmessa, forse, si può cominciare a pensare che sia l’istituzione papale a non essere adeguata.

  • Antonio Cafazzo ha detto:

    I “riformatori” sono un po’ abbacchiati. Aprono il Corriere della Sera di oggi e leggono:
    “Ascolti Sanremo 2020, per la terza serata 9.836.000 con il 54,5% di share”.
    E che cacchio!! Abbiamo sudato 7 camicie e non ne gliene frega niente a nessuno!!

  • IMMATURO IRRESPONSIBLE ha detto:

    Nessun argomento razionale puo’ smuovere questa generazione di cattolici adulti (chierici e laici); per costoro, non cambiare significa non agire, significa sentirsi inadempienti, non in pace con se stessi. Nulla deve rimanere identico: nel rito come nella dottrina! Quando si indebolisce la certezza nella verita’ del contenuto, si tende a esaltare lo schematismo: in questo caso il nuovo(in quanto nuovo) contro il vecchio (in quanto vecchio).
    Se chiedi ragione di un cambiamento, vieni subito giudicato nostalgico, spesso anche di una nostalgia patologica.per cio’ che e’ passato.

  • Iginio ha detto:

    Già tempo fa un giornale mi pubblicò una lettera in cui facevo notare come dire “non abbandonarci” fosse ancora più equivoco, dato che parrebbe implicare che Dio possa abbandonare qualcuno nella tentazione. In realtà, aggiungevo, temo che chi ha scelto quella traduzione pensi che tanto Dio faccia sempre e comunque quello che gli chiediamo. Invece non è così: Dio può benissimo non accogliere una nostra richiesta. Era molto più saggio chiedere di non essere messi in tentazione, ossia alla prova, dato che questo non è detto che Dio lo conceda. Dio non è Babbo Natale che esaudisce i desideri.

    L’unico pretesto vero è che in effetti molta gente si scandalizzava del “non indurre in tentazione” dato che lo interpretava come Dio che ci tenta. In questo caso in passato si era fatto un calco dal latino all’italiano, dove “indurre” non ha le stesse sfumature semantiche di “inducere” da cui deriva.

    Tra l’altro, visto che avevano tanta voglia di tradurre, avrebbero fatto meglio a tradurre “liberaci dal Maligno”, come l’originale greco dice (e i greci infatti sanno benissimo).

    • giesse ha detto:

      @ Iginio

      In effetti non si tratta di una traduzione aggiornata, ma di un vero e proprio cambiamento.
      Propongo una breve riflessione a proposito fatta da un anziano sacerdote inglese, ex insegnante di greco e latino:

      “Lead us not into temptation. It is unlikely that the Greek and Latin words translated by temptation meant the sort of thing we mean by ‘temptation’ in the confessional … the ‘temptation’ to steal something, or to speak uncharitably, or to suspend the Custody of the Eyes. Peirasmos has been thought to refer much more probably to the time of testing, that is to say, of being tortured or intimidated to give up our Faith. Scripture teaches us that the End Times will indeed be marked by just such testings or persecutions. It is natural to ask God, whose providence disposes the times, to spare us this. [See for example Mt 26:41; Luke 8:13; Apocalypse 2:10 and 3:10.]

      (And, by the way, Evil could be either masculine or neuter (tou ponerou). Many, probably most, people think it refers to the Evil One.)

      So, in my opinion, PF is proposing a revision which is not, as he appears to have been told, a revised translation but a radical change in the meaning of the Greek original. With sorrow, I have to say that this new example of his gigantic self-confidence does not surprise me.”

      Dal blog: Mutual Enrichment, 11 December 2017.

  • Luigi ha detto:

    Dott Tosatti mi perdoni l’off topic:
    https://it.aleteia.org/2020/02/05/papa-francesco-luigi-maria-epicoco-giovanni-paolo-magno/
    Un mio conoscente mi ha girato questa presentazione. Io ho risposto: perché papa Francesco parla bene e poi razzola male? Perché condanna il gender e poi da libero spazio a James Martin e non a Curage? Fa l’elogio di GPII e poi ha fatto uno scempio tramire Paglia dell’istituto Giovanni Paolo II?
    Domande che temo non avranno risposte esaustive.

  • LucioR ha detto:

    Dopo aver introdotto la fatidica modifica, per coerenza dovrebbero eliminare dalla Bibbia il libro di Giobbe.

    Comunque, nella mia Parrocchia si continua tranquillamente a recitare la formula giusta.

    • MARIO ha detto:

      Quelle di Giobbe potremmo definirle prove.
      Tentazione e prova non sono sinonimi.
      La prova (sofferenza, malattia, privazione, ecc.) si deve sopportare, per un fine positivo.
      La tentazione (causata dalla carne o dal mondo o dal diavolo) si deve vincere, per non cadere nel peccato.

      • Antonio Schiavi ha detto:

        Invece secondo me se avesse voluto significare i pericoli esterni, Gesù avrebbe utilizzato il plurale. La tentazione è prima di tutto uno stato interno. Nella storia di Adamo, Eva e il serpente, non si parla di tentazione, ma di inganno.

      • LucioR ha detto:

        Evidentemente non ha mai letto o non ha capito il libro di Giobbe.

      • mariano ha detto:

        non è che prova e tentazione sono 2 concetti che si intersecano e talvolta si confondono nel significato?

        • Marco Tosatti ha detto:

          perasmon in greco ha anche il significato di prova. Da stupido, e ignorante, non capisco perché se proprio volevano cambiare, non hanno messo qualcosa tipo: non metterci alla prova…che poi ad sensum mi pare il significato della frase.

        • LucioR ha detto:

          In realtà nel libro di Giobbe sono rappresentate due tipi di tentazioni.
          La prima è portata dal diavolo attraverso quelle prove (alle quali si è fermato Mario) che sono l’occasione, per il diavolo, di tentare Giobbe di maledire Dio invece di benedirlo, e questo col permesso di Dio (cfr Gb 1, 8-12).

          La seconda tentazione è fornita dai (falsi) amici di Giobbe, i cui dialoghi, con relative risposte di Giobbe, costituiscono la maggior parte del libro, i quali amici cercavano di convincere Giobbe che quei mali che aveva ricevuto fossero originati dalle sue gravi colpe. Anche questa è una tentazione: di riconoscere in sé delle colpe non commesse.

          Giobbe resistette ad entrambe le tentazioni ( e la prima giustifica in pieno la preghiera “non c’indurre in tentazione”), anche se, al colmo della sua amarezza, uscì in accenti alquanto arditi nei confronti di Dio. E di ciò fu severamente rimproverato da Dio, con conseguente pentimento di Giobbe (“Perciò mi ricredo
          e ne provo pentimento sopra polvere e cenere” – Gb 42, 6).

  • Antonio Cafazzo ha detto:

    Carissimi Traspiranti Monsignori, Monsignorine e Monsignorini Riformatori.
    Per agevolarvi nella stesura della dicitura “non ci abbandonare nella tentazione” – per gli ominidi del XXIII secolo – vi regalo la traduzione in linguaggio Ascii-Binario della formula.
    01101110 01101111 01101110 – 00100000 – 01100011 01101001 – 00100000 – 01100001 01100010 01100010 01100001 01101110 01100100 01101111 01101110 01100001 01110010 01100101 00100000 01101110 01100101 01101100 01101100 01100001 – 00100000 – 01110100 01100101 01101110 01110100 01100001 01111010 01101001 01101111 01101110 01100101
    Altrimenti come potrà Dio ascoltare la supplica di quegli esseri evoluti?

    • stilumcuriale emerito ha detto:

      Ehhh ma quello là che ha detto che 1+1 = 0 e 1-1=1 non ci capirà niente e dirà : ma questi sono matti. Vagli a spiegare come sia possibile con cinque dita contare fino a 31 ! E invece è possibile. Ciao, collega!

    • Paolo Giuseppe ha detto:

      @ Antonio Cafazzo
      Ah beh, adesso mi è tutto chiaro!

  • stilumcuriale emerito ha detto:

    Sine glossa.
    –Nessuna tentazione vi ha finora sorpresi se non umana; infatti Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita e la forza per sopportarla.–
    (1Cor 10,12)

    • Curlo ha detto:

      “vi darà anche la via d’uscita e la forza per sopportarla”

      È appunto questo che si chiede nell’invocazione….

  • stefano raimondo ha detto:

    Le modifiche ridicolizzano il tutto, disorientando i fedeli. E implicitamente sottendono che milioni di persone in passato hanno sbagliato (e altre sbaglieranno perché così si legittimano altre e future “rettifiche”). Fin qui la questione metodologica, ora entrerò nel merito senza diffondermi troppo. In primo luogo la tentazione non è il male, i due concetti non sono affatto sovrapponibili, e anche se si trattasse di male non vedo alcunché di scandaloso nel chiedere a Dio di non indurci in esso, o vogliamo giudicare anche Dio? In secondo luogo non si comprende perché Dio non possa metterci alla prova: perché mai Dio non potrebbe predisporre tentazioni? Dio permette terremoti e malattie, perché dovrebbe esitare nel proporci delle prove? Dio può tutto. Comunque sia, la gente non è stupida, tutti hanno capito che questa modifica ha carattere politico-culturale.

  • Nicola Buono ha detto:

    Giovanni Paolo II. Peter Noster.

    https://youtu.be/Tdyb3MnHG5M

  • MARCELLINO PANE E VINO ha detto:

    Basta ascoltare questo breve video e la delucidazione avverrà.

    https://youtu.be/2DmzgTiI5lg

  • miserere mei ha detto:

    L’azione umana del pregare, che si caratterizza per almeno quattro aspetti:
    -un’intenzione spirituale prima che materiale;
    -la fiducia e non il dubbio verso Dio Padre, al quale si rivolge;
    -il sentirci, come uomini e nei confronti di Dio, bisognosi, provati e incostanti e non “a posto”;
    -il sentirci nella necessità di lottare e non di abbandonare la lotta: dice infatti Gesù ai discepoli che “con la vostra perseveranza salverete la vostra vita” (Lc 21,19) e si tratta della vita eterna, dato che le prove possono costare il martirio in questa.

    La tentazione NON è il peccato: ne è solo la sua anticamera, un luogo e un tempo che sfida la fede chiedendo una lotta, un combattimento. A molti questo può disturbare, ma è così.

    Perciò pregando il Padre noi non possiamo chiedere di NON essere tentati (la prova è necessaria per vagliarci), ma chiediamo di NON entrare/cadere nelle conseguenze della tentazione (nella trappola) restando saldi nella Verità/Via di Cristo.
    Perciò chi prega chiede al Padre di essere reso capace di NON entrare nella trappola, capace di preferire l’altra porta, più stretta e meno accattivante (la croce va portata).
    Non è Dio che ci in-duce, conducendoci oltre la soglia della porta-trappola! Inevitabile è soltanto l’essere di fronte a quella soglia, ma sarebbe una bestemmia il pensarci spinti oltre la soglia da Dio!

    Il tradurre “ne nos inducas in tentationem” con “non abbandonarci nella tentazione” è proprio brutto, perché così sembrerebbe che Dio ci possa abbandonare (ricordiamoci che Gesù in croce non è disperato, ma prega il Salmo 21, che comincia con le parole: Elì lemà sabactani, ma per chiudersi con una dichiarazione di completa fiducia in Dio) e quindi che noi, poiché abbandonati, saremmo giustificati a peccare a causa di questo abbandono.

    Satana può solo predisporre delle trappole, come il cacciatore con gli animali. La nostra umanità decaduta ci vincola all’inferiorità creaturale di chi è meno astuto del suo cacciatore, il quale mira a impadronirsi della nostra vita.
    Chi può liberarci da questa condizione è solo Dio.

    Il tradurre “non abbandonarci alla tentazione” ci consegna una pessima interpretazione delle intenzioni di Dio. E’ un po’ come assolvere Giuda dal tradimento, giustificato dall’abbandono di Dio quando ha tradito e venduto Gesù. Giuda così non ha sbagliato: è stato Dio ad abbandonarlo, poverino!

    • Corrado Bassanese ha detto:

      Che altro dire, se non che l’argomentazione non fa una grinza.
      I vescovi avrebbero fatto meglio ad ascoltare lei, prima di commettere simili idiozie.
      Comunque spero che “non ci indurre in tentazione” ci sia ancora almeno permesso. Altrimenti opterò per il latino.

  • Luigi ha detto:

    Tempo fa un sacerdote di una parrocchia fece proprio l’omelia su questo punto. La cosa curiosa è che sciorinò per almeno un quarto d’ora una numerosa serie di esempi biblici dove Dio induce/conduce nella tentazione/prova. Per quanto ne so non è certo un sacerdote tradizionalista o critico col nuovo “paradigma” bergogliano, anzi. Il suo argomentare portò quindi alla conclusione che dire “non ci indurre in tentazione” è giusto. Per uscir fuori dal suo stesso ragionamento alla fine disse che se i vescovi hanno preso questa decisione va seguita.
    Io sono rimasto esterrefatto.

  • wisteria ha detto:

    Questo passaggio sulla tentazione è sempre stato anche per me punto più difficile del Pater.
    Motivo di più per preferire il testo latino.
    In latino esiste il verbo causativo, per cui “ne nos inducas” significherebbe piu o meno “non far sì che la tentazione ci assalga” (e nel caso aiutaci, aggiungerei io). Penso che il Pater vada visto nel suo insieme, non come una serie di richieste slegate alla divinità .
    Non sono teologo, ma penso che col Pater chiediamo a Dio molte cose e gli promettiamo molte cose assai difficili, come perdonare i nostri nemici, ma alla fine giustamente gli chiediamo di non metterci a troppo dura prova.

  • Gaetano2 ha detto:

    Non c’è da meravigliarsi: da un falso papa, preghiere false!

    • Antonio Schiavi ha detto:

      Ho la Bibbia CEI 2007 e già era così.

      • stilumcuriale emerito ha detto:

        E che ti dovrebbe importare, è una traduzione in italiano del 2007. Ma la Vulgata dice : et ne nos inducas in tentationem. Prendi un vocabolarietto anche tascabile latino- italiano e cerca il verbo inducere. Allora capirai l’inganno.

        • Marco Tosatti ha detto:

          E il greco, eisenenkes, è molto chiaro.

          • Klaus ha detto:

            Infatti non modificano né il greco né il latino, ma la traduzione italiana il cui senso semantico comunemente percepito è diverso da quello originale.

          • Marco Tosatti ha detto:

            Ci mancava altro che modificassero greco e latino! Ma rispetto ad abbandonare – che non c’è – altre soluzioni forse erano migliori.

          • Gabriele ha detto:

            Bravo Tosatti, viva il liceo classico! Alla mia classe in IV ginnasio il prof di religione fece comprare come libro di testo il Nuovo Testamento greco e latino Nestle-Aland, ed il Padre Nostro ce lo fece studiare a memoria in greco. Ricordiamo anche se se Matteo avesse voluto scrivere “non abbandonarci” avrebbe potuto usare il verbo greco corrispondente, come fa quando racconta di Gesù in croce che dice “Dio mio perché mi hai abbandonato”: in quel caso dicep “enkatélipes”, da “enkataleìpo”. Quindi se Matteo sapeva come si dice “abbandonare” in greco, non si vede perché per dire “non abbandonarci” avrebbe dovuto usare il verbo eisféro che ha tutt’altro significato.