RVC, LA CORTE DEL PAPA: STRUMENTALIZZANO ANCHE IL PRESEPE….

2 Dicembre 2019 Pubblicato da 38 Commenti --

 

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Romana Vulneratus Curia ci ha mandato un piccolo commento estemporaneo sulla lettera apostolica che il Pontefice regnante ha reso nota ieri e che parla del presepe. Una lettera molto bella, e ricca di spunti di riflessione e certamente molto adatta ai tempi in cui stiamo vivendo, in cui un malinteso senso di “rispetto” porta delle persone, specialmente nelle scuole a decidere di cancellare una tradizione bellissima, e che certamente non ha mai fatto male a nessuno, anche se non cristiano. Cosa c’è di più innocuo, poetico ed evocatore di pensieri di pace che festeggiare una nascita? Ma sappiamo quali vermi si aggirino indisturbati in troppi cervelli, e specie fra gli insegnanti…Ma leggiamo RVC.

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Caro Tosatti, stamani leggendo i giornali -ci son cascato come un pollo- leggendo solo il titolo: <IL PAPA E IL VALORE DEL PRESEPIO: FATELO NELLE CASE E NELLE SCUOLE >. Mi son detto, bene; in Avvento almeno questo.

E mi son preparato a perdonare tutte le altre discutibili esternazioni, solo per questo richiamo al presepio, che rappresenta il più grande avvenimento nella storia dell’umanità, l’Incarnazione di Dio stesso, la nascita del Salvatore.

Poi ho letto il resto dell’articolo (Corriere, 2 dicembre, pag. 21).

L’articolista spiega che il Papa, riferendosi al senso autentico del presepio, gli dedica una lettera apostolica, che mons. Fisichella (magari aiutato da GG.Vecchi) spiega che il Pontefice l’ha scritta, sul presepe, <sottraendolo alla retorica identitaria sovranista>.

Poi riprende alcune considerazioni di mons. Rino Fisichella che spiega che “il presepio appartiene a tutti (ma no !?) e non può essere strumentalizzato”! (Si riferiva forse a Salvini?). Infine dice che il Papa spiega che <dal presepio Gesù proclama, con mite potenza, l’appello alla condivisione con gli ultimi, dove nessuno sia escluso o emarginato. Anzi, i poveri sono privilegiati>.

Amici miei di Stilum Curiae, non ci viene neppure risparmiata la strumentalizzazione del presepio, in Avvento.

Chissà che cosa staranno preparando per l’Immacolata.

Magari una lettera apostolica sul -Sacerdozio femminile?

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Ecco, qui sotto pubblichiamo il testo della lettera apostolica. Che, come vi dicevamo, è davvero bella. L’ho esaminata attentamente, ma non sono riuscito a scovare neanche un anatema piccolo piccolo sulla retorica identitaria. Che magari esiste solo nella testa di mons. Fisichella, desideroso da buon prelato di corte di compiacere il Sovrano, e che trova un valido alleato in qualche giornalista immigrazionista anche lui affannato nel non dispiacere la Corte. Che tristezza…

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SANTO PADRE

FRANCESCO

SUL SIGNIFICATO E IL VALORE DEL PRESEPE

  1. Il mirabile segno del presepe, così caro al popolo cristiano, suscita sempre stupore e meraviglia. Rappresentare l’evento della nascita di Gesù equivale ad annunciare il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio con semplicità e gioia. Il presepe, infatti, è come un Vangelo vivo, che trabocca dalle pagine della Sacra Scrittura. Mentre contempliamo la scena del Natale, siamo invitati a metterci spiritualmente in cammino, attratti dall’umiltà di Colui che si è fatto uomo per incontrare ogni uomo. E scopriamo che Egli ci ama a tal punto da unirsi a noi, perché anche noi possiamo unirci a Lui.

Con questa Lettera vorrei sostenere la bella tradizione delle nostre famiglie, che nei giorni precedenti il Natale preparano il presepe. Come pure la consuetudine di allestirlo nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, nelle piazze… È davvero un esercizio di fantasia creativa, che impiega i materiali più disparati per dare vita a piccoli capolavori di bellezza. Si impara da bambini: quando papà e mamma, insieme ai nonni, trasmettono questa gioiosa abitudine, che racchiude in sé una ricca spiritualità popolare. Mi auguro che questa pratica non venga mai meno; anzi, spero che, là dove fosse caduta in disuso, possa essere riscoperta e rivitalizzata.

 

  1. L’origine del presepe trova riscontro anzitutto in alcuni dettagli evangelici della nascita di Gesù a Betlemme. L’Evangelista Luca dice semplicemente che Maria «diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio» (2,7). Gesù viene deposto in una mangiatoia, che in latino si dice praesepium, da cui presepe.

Entrando in questo mondo, il Figlio di Dio trova posto dove gli animali vanno a mangiare. Il fieno diventa il primo giaciglio per Colui che si rivelerà come «il pane disceso dal cielo» (Gv 6,41). Una simbologia che già Sant’Agostino, insieme ad altri Padri, aveva colto quando scriveva: «Adagiato in una mangiatoia, divenne nostro cibo» (Serm. 189,4). In realtà, il presepe contiene diversi misteri della vita di Gesù e li fa sentire vicini alla nostra vita quotidiana.

Ma veniamo subito all’origine del presepe come noi lo intendiamo. Ci rechiamo con la mente a Greccio, nella Valle Reatina, dove San Francesco si fermò venendo probabilmente da Roma, dove il 29 novembre 1223 aveva ricevuto dal Papa Onorio III la conferma della sua Regola. Dopo il suo viaggio in Terra Santa, quelle grotte gli ricordavano in modo particolare il paesaggio di Betlemme. Ed è possibile che il Poverello fosse rimasto colpito, a Roma, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, dai mosaici con la rappresentazione della nascita di Gesù, proprio accanto al luogo dove si conservavano, secondo un’antica tradizione, le tavole della mangiatoia.

Le Fonti Francescane raccontano nei particolari cosa avvenne a Greccio. Quindici giorni prima di Natale, Francesco chiamò un uomo del posto, di nome Giovanni, e lo pregò di aiutarlo nell’attuare un desiderio: «Vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello».[1] Appena l’ebbe ascoltato, il fedele amico andò subito ad approntare sul luogo designato tutto il necessario, secondo il desiderio del Santo. Il 25 dicembre giunsero a Greccio molti frati da varie parti e arrivarono anche uomini e donne dai casolari della zona, portando fiori e fiaccole per illuminare quella santa notte. Arrivato Francesco, trovò la greppia con il fieno, il bue e l’asinello. La gente accorsa manifestò una gioia indicibile, mai assaporata prima, davanti alla scena del Natale. Poi il sacerdote, sulla mangiatoia, celebrò solennemente l’Eucaristia, mostrando il legame tra l’Incarnazione del Figlio di Dio e l’Eucaristia. In quella circostanza, a Greccio, non c’erano statuine: il presepe fu realizzato e vissuto da quanti erano presenti.[2]

È così che nasce la nostra tradizione: tutti attorno alla grotta e ricolmi di gioia, senza più alcuna distanza tra l’evento che si compie e quanti diventano partecipi del mistero.

Il primo biografo di San Francesco, Tommaso da Celano, ricorda che quella notte, alla scena semplice e toccante s’aggiunse anche il dono di una visione meravigliosa: uno dei presenti vide giacere nella mangiatoia Gesù Bambino stesso. Da quel presepe del Natale 1223, «ciascuno se ne tornò a casa sua pieno di ineffabile gioia».[3]

 

  1. San Francesco, con la semplicità di quel segno, realizzò una grande opera di evangelizzazione. Il suo insegnamento è penetrato nel cuore dei cristiani e permane fino ai nostri giorni come una genuina forma per riproporre la bellezza della nostra fede con semplicità. D’altronde, il luogo stesso dove si realizzò il primo presepe esprime e suscita questi sentimenti. Greccio diventa un rifugio per l’anima che si nasconde sulla roccia per lasciarsi avvolgere nel silenzio.

Perché il presepe suscita tanto stupore e ci commuove? Anzitutto perché manifesta la tenerezza di Dio. Lui, il Creatore dell’universo, si abbassa alla nostra piccolezza. Il dono della vita, già misterioso ogni volta per noi, ci affascina ancora di più vedendo che Colui che è nato da Maria è la fonte e il sostegno di ogni vita. In Gesù, il Padre ci ha dato un fratello che viene a cercarci quando siamo disorientati e perdiamo la direzione; un amico fedele che ci sta sempre vicino; ci ha dato il suo Figlio che ci perdona e ci risolleva dal peccato.

Comporre il presepe nelle nostre case ci aiuta a rivivere la storia che si è vissuta a Betlemme. Naturalmente, i Vangeli rimangono sempre la fonte che permette di conoscere e meditare quell’Avvenimento; tuttavia, la sua rappresentazione nel presepe aiuta ad immaginare le scene, stimola gli affetti, invita a sentirsi coinvolti nella storia della salvezza, contemporanei dell’evento che è vivo e attuale nei più diversi contesti storici e culturali.

In modo particolare, fin dall’origine francescana il presepe è un invito a “sentire”, a “toccare” la povertà che il Figlio di Dio ha scelto per sé nella sua Incarnazione. E così, implicitamente, è un appello a seguirlo sulla via dell’umiltà, della povertà, della spogliazione, che dalla mangiatoia di Betlemme conduce alla Croce. È un appello a incontrarlo e servirlo con misericordia nei fratelli e nelle sorelle più bisognosi (cfr Mt 25,31-46).

 

  1. Mi piace ora passare in rassegna i vari segni del presepe per cogliere il senso che portano in sé. In primo luogo, rappresentiamo il contesto del cielo stellato nel buio e nel silenzio della notte. Non è solo per fedeltà ai racconti evangelici che lo facciamo così, ma anche per il significato che possiede. Pensiamo a quante volte la notte circonda la nostra vita. Ebbene, anche in quei momenti, Dio non ci lascia soli, ma si fa presente per rispondere alle domande decisive che riguardano il senso della nostra esistenza: chi sono io? Da dove vengo? Perché sono nato in questo tempo? Perché amo? Perché soffro? Perché morirò? Per dare una risposta a questi interrogativi Dio si è fatto uomo. La sua vicinanza porta luce dove c’è il buio e rischiara quanti attraversano le tenebre della sofferenza (cfr Lc 1,79).

Una parola meritano anche i paesaggi che fanno parte del presepe e che spesso rappresentano le rovine di case e palazzi antichi, che in alcuni casi sostituiscono la grotta di Betlemme e diventano l’abitazione della Santa Famiglia. Queste rovine sembra che si ispirino alla Legenda Aurea del domenicano Jacopo da Varazze (secolo XIII), dove si legge di una credenza pagana secondo cui il tempio della Pace a Roma sarebbe crollato quando una Vergine avesse partorito. Quelle rovine sono soprattutto il segno visibile dell’umanità decaduta, di tutto ciò che va in rovina, che è corrotto e intristito. Questo scenario dice che Gesù è la novità in mezzo a un mondo vecchio, ed è venuto a guarire e ricostruire, a riportare la nostra vita e il mondo al loro splendore originario.

 

  1. Quanta emozione dovrebbe accompagnarci mentre collochiamo nel presepe le montagne, i ruscelli, le pecore e i pastori! In questo modo ricordiamo, come avevano preannunciato i profeti, che tutto il creato partecipa alla festa della venuta del Messia. Gli angeli e la stella cometa sono il segno che noi pure siamo chiamati a metterci in cammino per raggiungere la grotta e adorare il Signore.

«Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere» (Lc 2,15): così dicono i pastori dopo l’annuncio fatto dagli angeli. È un insegnamento molto bello che ci proviene nella semplicità della descrizione. A differenza di tanta gente intenta a fare mille altre cose, i pastori diventano i primi testimoni dell’essenziale, cioè della salvezza che viene donata. Sono i più umili e i più poveri che sanno accogliere l’avvenimento dell’Incarnazione. A Dio che ci viene incontro nel Bambino Gesù, i pastori rispondono mettendosi in cammino verso di Lui, per un incontro di amore e di grato stupore. È proprio questo incontro tra Dio e i suoi figli, grazie a Gesù, a dar vita alla nostra religione, a costituire la sua singolare bellezza, che traspare in modo particolare nel presepe.

 

  1. Nei nostri presepi siamo soliti mettere tante statuine simboliche. Anzitutto, quelle di mendicanti e di gente che non conosce altra abbondanza se non quella del cuore. Anche loro stanno vicine a Gesù Bambino a pieno titolo, senza che nessuno possa sfrattarle o allontanarle da una culla talmente improvvisata che i poveri attorno ad essa non stonano affatto. I poveri, anzi, sono i privilegiati di questo mistero e, spesso, coloro che maggiormente riescono a riconoscere la presenza di Dio in mezzo a noi.

I poveri e i semplici nel presepe ricordano che Dio si fa uomo per quelli che più sentono il bisogno del suo amore e chiedono la sua vicinanza. Gesù, «mite e umile di cuore» (Mt 11,29), è nato povero, ha condotto una vita semplice per insegnarci a cogliere l’essenziale e vivere di esso. Dal presepe emerge chiaro il messaggio che non possiamo lasciarci illudere dalla ricchezza e da tante proposte effimere di felicità. Il palazzo di Erode è sullo sfondo, chiuso, sordo all’annuncio di gioia. Nascendo nel presepe, Dio stesso inizia l’unica vera rivoluzione che dà speranza e dignità ai diseredati, agli emarginati: la rivoluzione dell’amore, la rivoluzione della tenerezza. Dal presepe, Gesù proclama, con mite potenza, l’appello alla condivisione con gli ultimi quale strada verso un mondo più umano e fraterno, dove nessuno sia escluso ed emarginato.

Spesso i bambini – ma anche gli adulti! – amano aggiungere al presepe altre statuine che sembrano non avere alcuna relazione con i racconti evangelici. Eppure, questa immaginazione intende esprimere che in questo nuovo mondo inaugurato da Gesù c’è spazio per tutto ciò che è umano e per ogni creatura. Dal pastore al fabbro, dal fornaio ai musicisti, dalle donne che portano le brocche d’acqua ai bambini che giocano…: tutto ciò rappresenta la santità quotidiana, la gioia di fare in modo straordinario le cose di tutti i giorni, quando Gesù condivide con noi la sua vita divina.

 

  1. Poco alla volta il presepe ci conduce alla grotta, dove troviamo le statuine di Maria e di Giuseppe. Maria è una mamma che contempla il suo bambino e lo mostra a quanti vengono a visitarlo. La sua statuetta fa pensare al grande mistero che ha coinvolto questa ragazza quando Dio ha bussato alla porta del suo cuore immacolato. All’annuncio dell’angelo che le chiedeva di diventare la madre di Dio, Maria rispose con obbedienza piena e totale. Le sue parole: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38), sono per tutti noi la testimonianza di come abbandonarsi nella fede alla volontà di Dio. Con quel “sì” Maria diventava madre del Figlio di Dio senza perdere, anzi consacrando grazie a Lui la sua verginità. Vediamo in lei la Madre di Dio che non tiene il suo Figlio solo per sé, ma a tutti chiede di obbedire alla sua parola e metterla in pratica (cfr Gv 2,5).

 

Accanto a Maria, in atteggiamento di proteggere il Bambino e la sua mamma, c’è San Giuseppe. In genere è raffigurato con il bastone in mano, e a volte anche mentre regge una lampada. San Giuseppe svolge un ruolo molto importante nella vita di Gesù e di Maria. Lui è il custode che non si stanca mai di proteggere la sua famiglia. Quando Dio lo avvertirà della minaccia di Erode, non esiterà a mettersi in viaggio ed emigrare in Egitto (cfr Mt 2,13-15). E una volta passato il pericolo, riporterà la famiglia a Nazareth, dove sarà il primo educatore di Gesù fanciullo e adolescente. Giuseppe portava nel cuore il grande mistero che avvolgeva Gesù e Maria sua sposa, e da uomo giusto si è sempre affidato alla volontà di Dio e l’ha messa in pratica.

 

  1. Il cuore del presepe comincia a palpitare quando, a Natale, vi deponiamo la statuina di Gesù Bambino. Dio si presenta così, in un bambino, per farsi accogliere tra le nostre braccia. Nella debolezza e nella fragilità nasconde la sua potenza che tutto crea e trasforma. Sembra impossibile, eppure è così: in Gesù Dio è stato bambino e in questa condizione ha voluto rivelare la grandezza del suo amore, che si manifesta in un sorriso e nel tendere le sue mani verso chiunque.

 

La nascita di un bambino suscita gioia e stupore, perché pone dinanzi al grande mistero della vita. Vedendo brillare gli occhi dei giovani sposi davanti al loro figlio appena nato, comprendiamo i sentimenti di Maria e Giuseppe che guardando il bambino Gesù percepivano la presenza di Dio nella loro vita.

 

«La vita infatti si manifestò» (1 Gv 1,2): così l’apostolo Giovanni riassume il mistero dell’Incarnazione. Il presepe ci fa vedere, ci fa toccare questo evento unico e straordinario che ha cambiato il corso della storia, e a partire dal quale anche si ordina la numerazione degli anni, prima e dopo la nascita di Cristo.

 

Il modo di agire di Dio quasi tramortisce, perché sembra impossibile che Egli rinunci alla sua gloria per farsi uomo come noi. Che sorpresa vedere Dio che assume i nostri stessi comportamenti: dorme, prende il latte dalla mamma, piange e gioca come tutti i bambini! Come sempre, Dio sconcerta, è imprevedibile, continuamente fuori dai nostri schemi. Dunque il presepe, mentre ci mostra Dio così come è entrato nel mondo, ci provoca a pensare alla nostra vita inserita in quella di Dio; invita a diventare suoi discepoli se si vuole raggiungere il senso ultimo della vita.

 

  1. Quando si avvicina la festa dell’Epifania, si collocano nel presepe le tre statuine dei Re Magi. Osservando la stella, quei saggi e ricchi signori dell’Oriente si erano messi in cammino verso Betlemme per conoscere Gesù, e offrirgli in dono oro, incenso e mirra. Anche questi regali hanno un significato allegorico: l’oro onora la regalità di Gesù; l’incenso la sua divinità; la mirra la sua santa umanità che conoscerà la morte e la sepoltura.

Guardando questa scena nel presepe siamo chiamati a riflettere sulla responsabilità che ogni cristiano ha di essere evangelizzatore. Ognuno di noi si fa portatore della Bella Notizia presso quanti incontra, testimoniando la gioia di aver incontrato Gesù e il suo amore con concrete azioni di misericordia.

I Magi insegnano che si può partire da molto lontano per raggiungere Cristo. Sono uomini ricchi, stranieri sapienti, assetati d’infinito, che partono per un lungo e pericoloso viaggio che li porta fino a Betlemme (cfr Mt 2,1-12). Davanti al Re Bambino li pervade una gioia grande. Non si lasciano scandalizzare dalla povertà dell’ambiente; non esitano a mettersi in ginocchio e ad adorarlo. Davanti a Lui comprendono che Dio, come regola con sovrana sapienza il corso degli astri, così guida il corso della storia, abbassando i potenti ed esaltando gli umili. E certamente, tornati nel loro Paese, avranno raccontato questo incontro sorprendente con il Messia, inaugurando il viaggio del Vangelo tra le genti.

 

  1. Davanti al presepe, la mente va volentieri a quando si era bambini e con impazienza si aspettava il tempo per iniziare a costruirlo. Questi ricordi ci inducono a prendere sempre nuovamente coscienza del grande dono che ci è stato fatto trasmettendoci la fede; e al tempo stesso ci fanno sentire il dovere e la gioia di partecipare ai figli e ai nipoti la stessa esperienza. Non è importante come si allestisce il presepe, può essere sempre uguale o modificarsi ogni anno; ciò che conta, è che esso parli alla nostra vita. Dovunque e in qualsiasi forma, il presepe racconta l’amore di Dio, il Dio che si è fatto bambino per dirci quanto è vicino ad ogni essere umano, in qualunque condizione si trovi.

Cari fratelli e sorelle, il presepe fa parte del dolce ed esigente processo di trasmissione della fede. A partire dall’infanzia e poi in ogni età della vita, ci educa a contemplare Gesù, a sentire l’amore di Dio per noi, a sentire e credere che Dio è con noi e noi siamo con Lui, tutti figli e fratelli grazie a quel Bambino Figlio di Dio e della Vergine Maria. E a sentire che in questo sta la felicità. Alla scuola di San Francesco, apriamo il cuore a questa grazia semplice, lasciamo che dallo stupore nasca una preghiera umile: il nostro “grazie” a Dio che ha voluto condividere con noi tutto per non lasciarci mai soli.

Dato a Greccio, nel Santuario del Presepe, 1° dicembre 2019, settimo del pontificato.

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38 commenti

  • Antonio Cafazzo ha detto:

    Mi dispiace, Sua Santità, questa non è farina del Suo sacco. Il Suo cuore è da un po’ che batte per altri “poesie” (ecologia,…). Il Suo ghost-writer ci ha propinato una mielosa esposizione della “bella tradizione delle nostre famiglie” (quale famiglia? Quella dei gay? Quella dei conviventi? ); un’immaginaria “consuetudine di allestirlo nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, nelle piazze…” (e l’abete, l’abete nordico dove lo mettiamo? E la corsa pazza ai regali? E le abbuffate? E l’apostasia generale? Queste sono “le consuetudini” del Natale dell’uomo di oggi); un “appello alla condivisione con gli ultimi…” (un cicinin di emozioni tratte da un film di Frank Capra va sempre bene); un pout-pourri di brani delle Sacre Scritture ed altro utilizzando la tecnica Microsoft del “copia ed incolla”. Mi dispiace non credo a questa resipiscenza.
    Infine, Sua Santità, non le pare che con questa epistola sta sfruculiando un po’ i suoi amici-fratelli musulmani che non credono alla divinità di Gesú?

  • Gian Piero ha detto:

    Cari miei la spiegazione e’ semplice : ricordate due passi avanti e uno indietro …due passi a sinistra e uno a destra.
    Il Papa ogni tanto, per far contento il popolo bue dei cattolici tradizionalisti , dice “ qualcosa di cattolico” . Cosi’ il popolo pensa Ahhh, ma allora e’ cattolico! Ah ma allora ci crede !
    La Pachamama e il suo culto avevano un po’ preoccupato e inquietato lo zoccolo duro dei fedeli uso ad “ obbedir tacendo” , si sono sentite persino vecchiette esclamare furibonde Quel che e’ troppo e’ troppo! , e allora olla’ un passo a destra: quanto e’ bello o’ presepio? Quanto e’ buono il buon papa pastore-parroco di campagna che difende o’ Presepe? Quanto sono cattivi quelli che lo criticano e dicono che adora la Pachamama?
    Si chiama gesuitismo o ,se volete , pianificazione strategica.

    Il Presepio naturalmente deve essere ecumenico ed ecologico, non identitario, ’ gayfriendly come quello visto a Piazza San Pietro nel 2017.

  • Livio Giorgioni ha detto:

    Il presepe in ogni scuola? Giustissimo. Ma perché non dire una sola parola quando il ministro dell istruzione parla di togliere il crocifisso allora?

    • Guglielmo da Baskerville ha detto:

      Perche’ il presepe si presta ad inculturazioni di vario tipo, basta andare ad una mostra presepi non opportunamente “vigilata”

      Il crocefisso invece e’ inequivocabile, e per questo e’ indigesto
      ad atei, a quelli di certe altre religioni, e ahime’ profressivamente anche a molti cristiani. Provi a farsi in segno su un metro’, notera’ che diversi la guarderanno quasi fosse un marziano.

  • maurizio rastello ha detto:

    “Ecco, qui sotto pubblichiamo il testo della lettera apostolica. Che, come vi dicevamo, è davvero bella. L’ho esaminata attentamente, ma non sono riuscito a scovare neanche un anatema piccolo piccolo sulla retorica identitaria. Che magari esiste solo nella testa di mons. Fisichella, desideroso da buon prelato di corte di compiacere il Sovrano, e che trova un valido alleato in qualche giornalista immigrazionista anche lui affannato nel non dispiacere la Corte. Che tristezza…”. Che sia l’inizio – pur con qualche piccolo inciampo – di quel cammino di conversione che avevo tanto desiderato per Lei, dr. Tosatti? Buona giornata.

    • Boanerghes ha detto:

      Il voler continuamente provocare è, oltre a mancanza di carità, un atteggiamento di viltà.
      E con una simile interiorità, lei invita gli altri alla conversione?
      Sembra più un atteggiamento ossessivo-compulsivo

    • Cactus ha detto:

      Quando il dr. Tosatti, per effetto delle sue ardenti preghiere (“il cammino di conversione che avevo tanto desiderato per Lei …”), chiuderà questo blog miscredente, Lei, dr. Rastello, dove ed a chi rivolgerà la sua compulsiva pastorale missionaria? I vuoti esistenziali sono depressivi.

    • Vexata Quaestio ha detto:

      @Rastello
      A cosa vorebbe che Tosatti si convertisse: al trollismo ?

      • Conferenza nazionale troll ha detto:

        Ma è già il lider maximo del trollismo. Di solito i troll vanno nei blog altrui. Lui per trollare si è aperto un blog tutto suo!

        • Boanerghes ha detto:

          Mah, in genere i troll non manifestano una grande intelligenza negli interventi spesso polemici, ironici e che partono dal presupposto di appoggio totale ed incondizionato del pontefice regnante, senza alcun appoggio razionale che è comunque sempre dovuto; per cui per quanto riguarda Tosatti mi sentirei di escluderlo dalla lista dei troll da vossia menzionata

  • wisteria ha detto:

    Non è lo stile del Papa, come lo conosciamo. È scritta troppo bene. Deve averla scritta qualche collaboratore, Forse lo stesso Fisichella, tenendo conto delle sue indicazioni, come il richiamo agli emarginati.

  • IMMATURO IRRESPONSABILE ha detto:

    Qualche osservazione minima. I mestieri rappresentano certo anche la “universalita’” del presepe, avrei gradito pero’ ( sono
    incontentabile!) anche un richiamo alla simbologia che anticipa la Passione: il falegname per la croce, il fabbro per i chiodi, le lavandaie per il sudario……la Passione e’ anche anticipata dalla mirra. L’ Incarnazione, meraviglioso mistero, sempre in funzione tuttavia della Redenzione.

  • guis ha detto:

    Vede Tosatti, lei ha ragione ad apprezzare la -lettera – sul Presepio ., e non chi l’ha scritta . La lettera ha valore , prescindendo dalle ragioni per cui è stata scritta. Le ragioni, che siano confondenti , opportunistiche o no, in questo momento non dovrebbero esser importanti . Quello che trovo vile è il comportamento di Fisichella , un prelato intelligente ,chiaccherato, opportunista , che cambia bandiera ogni 5 minuti. Quello che trovo sconfortante è che il Corriere della Sera tenga come vaticanista Gianguido Vecchi , che interpreta le interviste ( con domanda erisposte ) a suo uso e consumo, si pensi a quella al Card, Sarah,.

  • roth ha detto:

    scusi Tosatti , lei implicitamente esalta Bergoglio e ammonisce Fisichella . Ma secondo lei non hanno agito in accordo ? Secondolei Fisichella non ha giocato con il Papa che voleva illudere i tradizionalisti all’inizio dell’Avvento ? Guardi . Fisichella è un carrierista fallito che non riesce a diventare cardinale da 10 anni nonostante tutto quel che fa per riuscirci. GGuidoVecchi è un vaticanista di serie C che ha fatto carriera grazie al vecchio direttore dell’Osservatire Romano Gianmaria Vian. Senza Vian deve dimostrare al Corrriere di essere Papista . Punto.

  • Boanerghes ha detto:

    Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella 8 e li inviò a Betlemme dicendo: “Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo”.

    Dove sono le dimostrazioni di Bergoglio di adorare il Bambino di Betlemme?
    Quanti gli interventi avverso questa povera chiesa?
    E così, come Erode, si uccide la fede nel cuore dei fedeli.
    La prova più evidente di questo atteggiamento ipocrita? :
    Indire l’anno di misericordia e tenere un profilo duro e certo non misericordioso, come è noto ormai da tempo, che non perdona e perseguita chi vuole vivere come autentico consacrato, religioso o sacerdote che sia.

  • MARIO ha detto:

    Dott. Tosatti, sono rimasto felicemente sorpreso nel leggere il suo commento alla lettera apostolica di Papa Francesco sul presepe, che definisce: “Una lettera molto bella, e ricca di spunti di riflessione e certamente molto adatta ai tempi in cui stiamo vivendo…”.
    Concordo pienamente (anche se per me forse risulterà scontato, per qualcuno…) e confesso di essermi commosso nel leggerla, anche perché rievoca quelle sensazioni di bellezza e di stupore, che fin da piccolo il presepe suscitava nel profondo e che anche da grande mi sorprendono ancora.
    Grazie.

  • Elia ha detto:

    La lettera bellissima sul presepio? Una bella polpettina avvelenata o tanto gustosa che mangiandola dimentichi per un attimo la realtà. Appunto, la realtà che ci ricorda i giorni, tantissimi, passati dai famosi dubia che ormai dubia più non sono. Uomini e donne che risposati in seconde nozze continuano allegramente a vivere in stato di peccato. Uomini (maschi e femmine) che continuano a vivere rapporti contro natura e allegramente percorrono la via larga rincuorati dal famoso “chi sono io per giudicare”. Gli italiani che vengono rimproverati quotidianamente perché in maggioranza si dichiarano contro l’immigrazione senza controllo, e se questa maggioranza di italiani ricorda che il popolo di immigrati è
    composto soprattutto da uomini musulmani e in età di guerra (forti e robusti, altro che bisognosi di pane ed acqua) allora sono razzisti e non veri cristiani. Una realtà che ci ricorda che uomini di chiesa mettono in discussione la divinità di Cristo, che la morte in croce di Gesù è stato solo un incidente di percorso. Il Papa che mentre sostiene che la Santa Vergine Maria non è nata Santa, ma lo è diventata solo dopo, partecipa a rituali pagani in vaticano con tanto di pachamama, permettendo che la stessa dea venga portata in processione da cardinali. La realtà ci ricorda questo e tantissimo altro ancora.
    Il presepio è una bellissima tradizione, ricorda il grande mistero dell’incarnazione di Dio che nella pienezza dei tempi si fa Uomo mantenendo la sua natura Divina. Io amo il presepio, ma voglio che il Papa confermi i suoi fratelli nella fede in Gesù, che è Dio, e non nella confusione. Il Papa può scrivere tante belle letterine ma se non assolve al suo dovere io da cristiano ho un serio problema.

    • Pier Luigi Tossani ha detto:

      Condivido. Qualunque cosa dica, è stucchevole, ormai, visti i precedenti. Poi, non ha nemmeno chiesto perdono ai credenti sconcertati per la scomparsa del priapo, che portava energia e allegria.

      Spero in un prossimo Pontefice che scriva poco, ma sappia educare il popolo.

  • Ildebrando ha detto:

    Solo di passaggio: a fare del Presepio un elemento identitario (nel senso sovranità del termine) fu Salvini un anno fa. E sbagliò, seppure in una polemica in cui avrebbe avuto ragione al 100%. Il contesto era Crocifisso e Presepio a scuola: Salvini li difese come simboli dell’identità italiana, mentre sono simboli dell’identità cristiana. Non volendo confuse la fede col patriottismo. Amen…

    • Gaetano2 ha detto:

      Guarda che, come quella di altri popoli, l’identità “italiana” è Cristiana, benché ci sia chi si vergogni di essa ed altri che vogliono cancellarla.

  • Boanerghes ha detto:

    Sicuramente ora trolleranno i soliti noti, cercando di evidenziare l’accanimento contro il Papa regnante che altro non dice e fa se non in continuità con il magistero precedente, che la mala fede pullula in questo blog etc etc.
    Su, coraggio, esternate pure. Sbizzarritevi

  • Dalle parole ai fatti ha detto:

    Questo è il presepe vivente più bello d’Italia (e quindi del mondo).
    Tutti gli anni, a BRECCIAROLA di CHIETI, la sera del 26 dicembre,
    presso il “Villaggio della Speranza”, dell’Opera FAGEM.
    Visitatelo, perché ne vale proprio la pena!
    È uno spettacolo meraviglioso (con ingresso gratuito)!
    http://www.presepeviventebrecciarola.it/

  • Sherden ha detto:

    RVC, che ci vuol fare? probabilmente i cortigiani avevano già comprato le statuette dei migranti da mettere nel presepe e avevano paura di non poterle sistemare, senza una spruzzatina di antisalvinismo….
    Schonporn, d’altronde, è preoccupato perché non sa se mettere o meno quelle degli amici suoi ballerini.
    Ma vedrà che in vatikano ne allestiranno uno che li metterà tutti d’accordo.

    • Gaetano2 ha detto:

      Se “Schonporn” vede l’affresco di Terni fatto fare da Paglia, è capace di farne fare uno simile nella cattedrale di Vienna…

  • anonimo ha detto:

    “lettera apostolica,… il Pontefice l’ha scritta, sul presepe, … mons. Rino Fisichella spiega che “il presepio appartiene a tutti (ma no !?) ” : inutile fare commenti; chi non avesse ancora capito con che razza di gente abbiamo a che fare, sarebbe meglio che andasse dallo psicanalista. Siamo in guerra, amici miei, anche se per ora è solo una guerra di nervi, combattuta sul significato delle parole (ma l’erba, è ancora verde?), sull’ambiguità, sul depistaggio, sulla demonizzazione di coloro che difendono il proprio paese, la propria gente, il futuro dei propri figli e nipoti, la religione dei loro padri. I veri rigidi, fanatici integralisti? ma è ovvio sono loro, finti papi, finti cardinali, finti vescovi, ecc., mascherano i loro perversi obiettivi con vuoti giochi di parole (misericordia, accoglienza, inclusione), mentre vogliono solo imporre a tutti i costi l’invasione islamica, la sostituzione etnica, culturale, politica e religiosa, le perversioni sessuali, la riduzione in miseria e schiavitù di intere popolazioni, e, infine, il Regno Sociale di Satana. ; sì, è proprio una guerra, manca solo che passino a vie di fatto, colmi d’odio come sono per chi osa avversarli. Il diavolo è dalla loro, e ha dato loro tutti i suoi poteri, ma l’Onnipotente ha più potere di lui, e glie lo farà vedere, a lui ed ai suoi sicari. Non Praevalebunt, falsi ecclesiastici !!! Christus Vincit!!!

  • Rafael Brotero ha detto:

    Il ghost writer papale ha scritto e Berggy non ha letto. Se lo leggesse non lo pubblicherebbe. Mai il Povero Santo Padre potrebbe difendere una pratica così omofoba, in entrata e pericolosa per lo strato di ozono come il presepe.

    • Ildebrando ha detto:

      Il bastone è orribile, ma l’immagine scolpita è Gesù e le “antenne” sono le sue braccia. Se vuole criticarne le fattezze è legittimo. Bestemmiare no. Lei bestemmia e la prego di smettere.

      • TITTOTAT ha detto:

        Infatti Gesú è stato appeso ad un forchettone a braccia all’aria e nel mentre gli usciva una mano lateralmente dal costato. Bevetevi ogni cosa, voi, un giorno voglio vedere a chi farà compagnia con quel forcone.
        Chiediti se non è quella ferula un atto sacrilego in sé, degno di essere censurato.

    • MARIO ha detto:

      Tittotatto, hai sbagliato post ? Cosa c’entra questa roba con il presepe…

      • TITTOTAT ha detto:

        Che non basta un poco di zucchero perché la pillola vada giù.
        Tutte queste parole roboanti e mielose per il presepe che è pur sempre relativo, l’ urgenza per cui deve essere emanata una lettera apostolica è la profanazione dei luoghi santi e dell’Eucarestia, che hanno valore molto, molto in più del presepe.

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