SUPER EX: ECCO RATZINGER CHE OSSERVA LA PROPRIA SCONFITTA.

19 Ottobre 2019 Pubblicato da --

 

Marco Tosatti

Cari Stilumcuriali, Super Ex (Ex di Avvenire, Ex di Movimento per la Vita, Ex di altre cianfrusaglie cattoliche ma ancora non Ex cattolico) ci ha inviato un’analisi-commento sulla situazione attuale della Chiesa, e soprattutto sulla battaglia che Joseph Ratzinger combattere per difendere la Chiesa dai nemici che oggi sembrano avere il sopravvento. Buona lettura.

§§§

Che Benedetto XVI sia ancora vivo, e assista a quanto accade oggi nella Chiesa è forse un mistero della fede. Da cardinale prima e da papa poi, Ratzinger è stato l’uomo di Chiesa che più ha lottato contro l’ “autodistruzione della Chiesa attraverso i suoi ministri”.

Oggi egli assiste alla momentanea sconfitta di tutto ciò che ha fatto e detto per decenni.

A trionfare, su tutta la linea, oggi come oggi, sono i suoi stessi avversari di ieri.

Per capirlo, bisogna prendere tra le mani un vecchio libro, “Senza misericordia”, pubblicato da Kaos edizioni nel luglio 2005, subito dopo l’elezione di Ratzinger al soglio pontificio.

Gli autori si firmavano “Discepoli di verità”: nemici del papa, uomini di Chiesa nascosti sotto pseudonimo, lanciarono così il loro atto d’accusa contro l’avversario di sempre.

Ebbene in questo libro si ricostruiscono, in modo fazioso e settario, ma interessante, le battaglie dell’ex prefetto della Congregazione della Fede, definito con disprezzo “panzerkardinal”.

Prendiamo tra le mani questo libro e ripercorriamo le battaglie di Ratzinger, e, indirettamente, di Giovanni Paolo II.

Contro la teologia della Liberazione

Il I paragrafo della seconda parte si apre subito con un titolo significativo: “Contro la teologia della Liberazione”. La prima accusa al futuro papa è proprio questa: l’aver lottato una vita, a partire da un documento del 1984, contro la confusione tra Vangelo di Cristo e “vangelo” di Marx.

I teologi della Liberazione, nota Ratzinger, errano, perchè separano o addirittura contrappongono il pane e la Parola. Il paragrafo indica due nomi, tra coloro che Ratzinger identifica come pericolosi seminatori dell’errore, richiamandoli e convocandoli a Roma: il peruviano Gustavo Gutierrez e il francescano brasiliano Leonardo Boff. Quest’ultimo, siamo nel 1985, afferma che “la maggior parte del clero brasiliano ha già adottato la Teologia della liberazione”.

Poche pagine più avanti, i “Discepoli di verità” ricordano un altro scontro: quello tra Ratzinger e monsignor Pedro Casaldìga, vescovo dell’Amazzonia brasiliana impegnato nel sociale, secondo lo spirito dell’utopia socialista. Dopo l’ammonizione romana a Casaldàliga, il 27 settembre 1988 ben venti vescovi brasiliani indirizzano a Ratzinger una dichiarazione di solidarietà al vescovo richiamato. Saltiamo alcune pagine e troviamo un altro scontro, quello tra Ratzinger e la teologa, anche lei brasiliana, Ivone Gerbara, femminista, favorevole, “in determinati casi e circostanze”, all’aborto. Siamo nel 1995.

Fermiamoci un attimo, per un primo bilancio: Ratzinger e Giovanni Paolo II identificano nel cattolicesimo marxisteggiante dell’America latina uno dei cancri della Cattolicità. E richiamano alla vera fede Gutierrez, Boff, Casaldiga e Gerbara.

Abbiamo visto la provenienza di questi eretici: l’America latina e, per lo più, il Brasile.

Si tratta di una constatazione interessante alla luce di alcuni fatti: Bergoglio ha avuto, tra i grandi elettori, il cardinale brasiliano Claudio Hummes, pubblicamente vicino, in gioventù, alla teologia della Liberazione; Bergoglio oggi convoca un Sinodo sull’Amazzonia, che è in buona parte in Brasile, e ha scelto come relatore generale il già citato Hummes.

La teologia della Liberazione latino americana, o ancor meglio, brasiliana, sta per avere la sua rivincita?

Sembra evidente che sia così: non solo perchè Bergoglio manifesta da sempre una predilezione per i governi di sinistra, compresi quelli comunisti (da Evo Morales al partito comunista cinese, passando per la stretta relazione con la sinistra americana di Sanders, la sinistra argentina e il Pd italino), ma anche perchè negli anni scorsi ha platealmente riabilitato proprio i teologi condannati da Ratzinger.

Nel giugno 2018, per esempio, Bergoglio ha ricevuto, ringraziato ed elogiato pubblicamente Gustavo Gutierrez, mentre successivamente ha avuto modo di sdoganare anche il ribelle socialista Leonardo Boff, che ne aveva salutato con entusiasmo l’elezione , inviandogli una lettera in occasione della pubblicazione di un suo libro.

E Pedro Casaldáliga? Bergoglio lo ritiene un buon maestro. Prova ne sia, almeno, il servizio elogiativo uscito sull’ Osservatore romano del 18 febbraio 2018, in cui il vescovo a suo tempo richiamato da Ratzinger e Giovanni Paolo II diventa, sul quotidiano del Vaticano, nientemento che un “profeta”, il “referente della Chiesa dei poveri — in Brasile e al di là delle sue frontiere — impegnata nella difesa dei diritti dei contadini, degli indigeni e dei quilombolas [discendenti degli schiavi africani], con la partecipazione attiva delle comunità ecclesiali di base e, al loro interno, dei laici come protagonisti principali” (http://www.osservatoreromano.va/it/news/piu-che-la-mia-vita).

Casaldáliga è anche autore di un “suo” credo che contiene affermazioni come questa: “Credo in un’umanità diversa, più fraterna. Il mondo ha bisogno di respirare armoniosamente in maniera umana. Gli uomini tutti devono arrivare a riconoscersi gli uni gli altri come uomini, come fratelli, nell’utopia della fede…c redo nell’uomo nuovo..”- Un vero manifesto dell’umanesimo senza Cristo, quello di Conte e di Bergoglio.

Anche in questo caso il contrario dell’umanesimo cristiano, così definito, da Benedetto XVI: “Noi invece abbiamo un’altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. E’ Lui la misura del vero umanesimo”.

Per concudere questa prima parte, due osservazioni: la Teologia della Liberazione ha vinto nella Chiesa, grazie a Bergoglio; ma ha perso in Brasile, almeno per due motivi: il primo è la recente vittoria elettorale di Bolsonaro, contro cui Bergoglio scaglierà i suoi fulmini al Sinodo, dopo tanti anni di sinistra; il secondo è che “il numero dei brasiliani che si dichiarano cattolici continua a scendere” a ritmi drastici ( ), segno che l’albero cattivo non dà frutti.

E quindi? E quindi siamo davanti ad una vittoria di Pirro, al canto del cigno. Bergoglio è la Teologia della Liberazione che ha raggiunto il potere, nel momento in cui, però, non ha più dietro un popolo.

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57 commenti

  • Cristina Alessi ha detto:

    Vorrei solo dire che secondo me Papa Benedetto sapeva e sa quello che fa. Se non fosse stato assolutamente certo della bontà della sua decisione (anche se per adesso sembra che sia stata solo catastrofica) non si sarebbe mai dimesso. Sono convinta che abbia avuto una forte e tangibile ispirazione divina, che traspare nel suo discorso di dimissioni. Staremo a vedere. Viva Papa Benedetto!

  • PG ha detto:

    Guardatevi dai falsi profeti! La maggior parte della gente ormai si è resa conto di che pasta è fatto Bergoglio, più che prete, politico autoritario peronista/comunista , e non si inganna!

  • LucioR ha detto:

    Mi riferisco al commento di Carlone del 19 Ottobre 2019 alle 8:45 pm, che inizia così:

    «Signor Ex se lei tira delle conclusioni a ” capocchia” partendo da un libro , allora permetta che lo faccia anch’io e come lei renda un pessimo servizio alla verità. Fu GPII ha dare il via libera alla Teologia della liberazione con la lettera all Episcopato brasiliano del 1986».
    E per dimostrare che anch’egli tira le «conclusioni a “capocchia”» come ha giustamente affermato, cita un passo del punto 5 della «Lettera di Giovanni Paolo II alla Conferenza Episcopale Brasiliana» del 9/4/1986. Lettera che si può leggere qui:

    http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/letters/1986/documents/hf_jp-ii_let_19860409_conf-episcopale-brasile.html

    Il problema è che il buon Carlone limitandosi a quello stralcio di documento non ha fatto altro che adottare il solito sistema che, pur trito e ritrito, sembra tuttavia infallibile ad alcuni per convertire i gonzi alle proprie verità, quando ormai chi ha un minimo di esperienza su queste cose sa benissimo che non è sufficiente un singolo scampolo – accuratamente selezionato pro domo sua – per comprendere il senso di un documento lungo un chilometro; cosa che si può fare, in questo caso, solo leggendo la lunga premessa a tale scampolo, e soprattutto i documenti di riferimento citati nella Lettera prima del testo riportato da Carlone, il quale si è guardato bene dal menzionarli, ma senza dei quali il documento di Giovanni Paolo II vale quanto il due di picche (il Papa fa riferimento a ««due recenti Istruzioni emanate dalla Congregazione per la dottrina della fede, con la mia esplicita approvazione»).

    E veniamo allora ai documenti che non senza motivo Giovanni Paolo II ha citato sùbito prima del passo in esame. Il primo è l’«Istruzione su alcuni aspetti della “Teologia della Liberazione”, del 6/8/1984, che si può leggere qui:

    http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19840806_theology-liberation_it.html

    Già nell’introduzione l’Istruzione afferma: «La presente Istruzione […] intende attirare l’attenzione dei pastori, dei teologi e di tutti i fedeli, sulle deviazioni e sui rischi di deviazioni, pericolosi per la fede e per la vita cristiana, insiti in certe forme della teologia della liberazione, che ricorrono in maniera non sufficientemente critica a concetti mutuati da diverse correnti del pensiero marxista». E poche righe più sotto: «[…] essa è dettata dalla certezza che le gravi deviazioni ideologiche denunciate finiscono ineluttabilmente per tradire la causa dei poveri».

    Ovviamente l’Istruzione riconosce le buone intenzioni con le quali alcuni hanno promosso o aderito a questa “teologia”, e spiega che in realtà ci sono diverse «teologie della liberazione”, che presentano posizioni diverse, le loro frontiere dottrinali non sono ben definite» (III, 3) Quindi, dopo che in alcuni capitoli ricorda che “libertà” e “liberazione” sono temi ben presenti nella Bibbia; cita e illustra brevemente molti documenti di magistero pontificio che molto esaurientemente e in tempi diversi ha trattato questi temi; parla di una «nuova interpretazione del [Cristianesimo] che finisce per corrompere ciò che aveva di autentico l’iniziale impegno per i poveri, [alla cui base] sta l’assunzione non critica di elementi dell’ideologia marxista e il ricorso alle tesi di un’ermeneutica biblica viziata di razionalismo»; nei capitoli VII e VIII si diffonde proprio sull’influenza marxista che ha orientato e permea «le teologie della liberazione», cioè quelle concrete che distingue dall’«autentica “teologia della liberazione”, quella cioè che è radicata nella Parola di Dio, debitamente interpretata» (VI, 7), sottolineando come il termine «”liberazione” sia talvolta sostituito nella Scrittura con quello, molto vicino, di “redenzione”» (IV, 3).

    Avendo posto il collegamento al documento, che chiunque quindi può leggere, non mi soffermo oltre sui due capitoli segnalati, VII e VIII, fondamentali peraltro, in cui è mostrato come non solo il pensiero marxista ha praticamente preso il posto del Vangelo, ma addirittura ne è stata adottata la prassi fino a giungere agli eccessi dei vari “frate mitra”, mai deplorati dai sostenitori della fasulla (si deduce dall’Istruzione) “Teologia della liberazione” qui contestata. Solo alcuni ultimi spunti:

    «[…] per “Chiesa del popolo” intendono una Chiesa di classe, la Chiesa del popolo oppresso che occorre “coscientizzare” in vista della lotta liberatrice organizzata. Per alcuni il popolo così inteso diventa perfino oggetto della fede» (IX, 12).

    «1. La concezione di parte della verità che si manifesta nella “prassi” rivoluzionaria di classe rafforza questa posizione. I teologi che non condividono le tesi della “teologia della liberazione”, la gerarchia e soprattutto il Magistero romano sono così screditati “a priori”, come appartenenti alla classe degli oppressori. La loro teologia è una teologia di classe. Le loro argomentazioni e i loro insegnamenti non devono perciò essere esaminati in se stessi, poiché non fanno che riflettere degli interessi di classe. Quindi la loro parola è dichiarata falsa per principio.
    «2. Qui si manifesta il carattere globale e totalizzante della “teologia della liberazione”. Di conseguenza, essa deve essere criticata non per questa o per quella delle sue affermazioni, ma a livello del punto di vista di classe che essa adotta “a priori” e che funge in essa come principio ermeneutico determinante» (Cap. X)

    E infine (ma per i passi che io cito): «Le tesi delle “teologie della liberazione” sono largamente diffuse, sotto forma ancora semplificata, in circoli di formazione o nei gruppi di base, che mancano di preparazione catechetica e teologica. Per questo sono accettate, senza la possibilità di un giudizio critico, da uomini e donne generosi» (XI, 15).

    Del secondo documento parlo a parte perché con esso si svela il vero significato delle considerazioni di Giovanni Paolo II sulla “teologia della liberazione”.

    • LucioR ha detto:

      Il secondo documento che nella «Lettera di Giovanni Paolo II alla Conferenza Episcopale Brasiliana» del 9/4/1986 il Papa ha citato sùbito prima del passo che Carlone ci ha proposto per dimostrare che Giovanni paolo II ha dato il via alla “Teologia della liberazione”, è l’«Istruzione sulla libertà cristiana e la liberazione», del 22/3/86:

      http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19860322_freedom-liberation_it.html

      E’ un documento molto lungo, che però non parla della “Teologia della liberazione”: essa è citata una sola volta, soltanto per riferire il soggetto dell’Istruzione del 1984 di cui abbiamo parlato nel precedente commento; ma è chiaro come il “convitato di pietra” (in questo caso non in quanto accusatore ma accusato) sia proprio la “Teologia della liberazione”. L’Istruzione infatti ha «messo in evidenza i principali elementi della dottrina cristiana sulla libertà e sulla liberazione».
      Continua l’Istruzione: «Su questo tema, che si trova al centro stesso del messaggio evangelico, il magistero della Chiesa si è pronunciato in numerose occasioni. (2) Il presente documento si limita a indicarne i principali aspetti teorici e pratici. […] Il tema della libertà e della liberazione ha un’evidente portata ecumenica ».

      Quindi l’istruzione fa un ampio sviluppo del tema «libertà e liberazione», parla dei «Fondamenti biblici»; delle problematiche moderne e dei «compiti culturali ed educativi»; fa un pressante riferimento alla «Natura della Dottrina Sociale della Chiesa».

      Il documento, ripeto e lungo e chiunque può leggerlo. Nella parte conclusiva afferma: «[…] una teologia della libertà e della liberazione, come eco fedele del “Magnificat” di Maria conservato nella memoria della Chiesa, costituisce un’esigenza del nostro tempo. Ma sarebbe una grave perversione appropriarsi delle energie della religiosità popolare per dirottarle verso un progetto di liberazione puramente terrena, che si rivelerebbe ben presto come una illusione e una causa di nuove schiavitù. Coloro che così cedono alle ideologie del mondo e alla presunta necessità della violenza non sono più fedeli alla speranza, al suo ardimento e al suo coraggio, come li esalta quell’inno al Dio della misericordia che la Vergine c’insegna».
      Qualche dubbio che le ultime parole si riferiscano alla “terrena ” “Teologia della liberazione”?

      Ma vediamo di trarre una conclusione:

      Giovanni Paolo II, nel passo riportato da Carlone dice: «[…] siamo convinti, noi e loro Signori [cioè i Vescovi brasiliani], che la teologia della liberazione è non solo opportuna, ma utile e necessaria».

      Va bene, ma a quale “Teologia della liberazione” si riferisce il Papa? E’ chiarissimo: lo ha esplicitamente indicato quando, nello stesso punto 5 della Lettera, ha fatto riferimento alle «due recenti Istruzioni emanate dalla Congregazione per la dottrina della fede, con la mia esplicita approvazione». Si sa che i documenti delle Congregazioni, soprattutto le più importanti sono generalmente emanate con l’esplicita approvazione del Papa scritta in calce ai documenti, ma in questo caso la precisazione del papa non è un’ovvietà in quanto assume un forte significato .

      E cosa dicono le due Istruzioni? Qual è il loro significato?
      La prima, per quanto visto nel post precedente, mostra tutte le negatività – pur salvando le intenzioni di alcuni – delle «teologie della liberazione», a confronto con la «Autentica Teologia della liberazione».
      La seconda, mostrando su quali basi si può portare avanti una vera «teologia della libertà e della liberazione», non considerando per niente, lungo il corposo documento, alcuna delle idee e dei principi che hanno portato allo sviluppo della c.d. teologia della liberazione di marca sudamericano-marxista, anzi ignorando addirittura questa “Teologia”, se non molto indirettamente quando accenna, per esempio, al «mito della rivoluzione».

      Da notare, come già detto, il collegamento dell’affermazione del Papa «che la teologia della liberazione è non solo opportuna, ma utile e necessaria», alle preventivamente citate Istruzioni, collegamento che fa capire, ripeto, a quale Teologia della liberazione si riferisse; nonché i tempi di emanazione della seconda Istruzione, che precede di solo 18 giorni la Lettera ai Vescovi brasiliani. Il significato è di una chiarezza disarmante: “cari Vescovi – pare di capire – studiate bene come si deve intendere una Teologia della libertà e della liberazione, dopo di che diremo molto volentieri che «la teologia della liberazione è non solo opportuna, ma utile e necessaria»”. E infatti l’ha detto dopo pochi giorni.

      Quindi è alquanto problematica l’affermazione di Carlone che «fu GPII ha dare il via libera alla Teologia della liberazione», intesa, come generalmente s’intende, quella inventata in Germania ed importata in Sudamerica facendo di quella sfortunata terra il luogo di esperienza sul campo. Ciò che dobbiamo piuttosto ammirare è lo stupendo “gioco di squadra” condotto da Ratzinger (Prefetto della Congregazione della Dottrina per la Fede) con l’elaborazione delle due Istruzioni, e Giovanni Paolo II, con la sua Lettera che rimanda alle due Istruzioni, per rinnegare quella che passava, e purtroppo passa ancora, per “la” teologia della liberazione, e indicare come elaborarne una fondata autenticamente sui principi ed i valori cristiani. Che coloro che avrebbero dovuto seguire tali direttive abbiano fatto orecchie da mercante questo è un’altra questione.

    • carlone ha detto:

      Bravo gonzo leggi l inizio del mio intervento.
      E adesso chiediti di che teologia della liberazione sta parlando super ex ? Sta facendo di tutta erba un fascio ? Vuole prendere per il sedere ? Per questo c’è Lucior !
      Leggi anche i miei precedenti interventi e poi , forse , capirai .

      • LucioR ha detto:

        L’inizio del suo intervento l’ho letto e l’ho anche scritto. Proprio per questo mi sono riferito alla Teologia della liberazione che Lei – secondo la sua gonzata – ha gratuitamente addebitato a Giovanni Paolo II, in quanto colui che le ha dato il «via libera». A questo punto si è ridotto? Non ricorda nemmeno quello che ha scritto? Glielo ricordo io:

        «Fu GPII ha dare il via libera alla Teologia della liberazione con la lettera all Episcopato brasiliano del 1986».

        O forse ritiene che sia sufficiente mancare di educazione per avere ragione?

        • carlone ha detto:

          Allora è meglio che lei riparta dalle elementari

          “allora permetta che lo faccia anch’io e come lei renda un pessimo servizio alla verità.

          Non l ho già detto io che ciò che scrivo è falso , tanto per restare in sintonia con Ex ?
          Adesso rilegga ciò che ha scritto Ex e se non capisce me lo dica che glielo spiego.

          • LucioR ha detto:

            Caro Carlone,

            Avevo ben colto questo accostamento del suo (da Lei stesso dichiarato) «pessimo servizio alla verità» a quello da Lei presunto di Super ex; ma l’avevo interpretato come un’espressione del suo amore per il paradosso, del quale ci ha più volto data dimostrazione.

            L’ultimo esempio ce l’ha dato quando nella questione dell’infallibilità del Papa (non lo dico per riprenderla qui) per dimostrare che il Papa non è infallibile solo quando parla ex cathedra, ha affermato che «il dogma […] non esclude che possa esserlo quando digiuna parla e guarda un film» (e meno male che non ha accennato altre occupazioni – diciamo così – più prosaiche). E infatti io per tale l’ho preso: per un paradosso, che esprime quanto – voglio pensare – Lei stesso non crede.

            Allo stesso modo con Super ex. Lei lo ha gratificato del fatto che tira «delle conclusioni a ” capocchia”» rendendo in tal modo «un pessimo servizio alla verità».

            E fin qui tutto bene, nel senso che ha espresso una sua personale opinione, tutta da dimostrare ovviamente, che però nella sua formulazione non fa a cazzotti con la logica.

            I cazzotti invece volano, tanto da mandare la povera logica al tappeto, quando per controbattere le «conclusioni a ” capocchia”» di Super ex, tali da fare «un pessimo servizio alla verità», ha manifestato l’intenzione di fare anche Lei lo stesso, ossia di tirare« conclusioni a ” capocchia”» al fine di «rendere un pessimo servizio alla verità».

            E allora, siccome anche in questo caso ho ritenuto che – amante dei paradossi com’è – anche Lei non crede di poter controbattere ad uno che rende un «un pessimo servizio alla verità» col rendere «un pessimo servizio alla verità», ho sorvolato sul suo favoloso inizio, ed ho preso a considerare ciò che seguiva a quella che appare come una innocente boutade.

            Tutto qui: Se poi Lei ha preso il confronto con Super ex come una gara a chi la spara più grossa, cioè bisogna prendere alla lettera la sua intenzione di tirare «delle conclusioni a ” capocchia”» al fine di rendere «un pessimo servizio alla verità», beh! Può avvertire preventivamente il suo “uditorio”, anche se questo non mi pare un luogo adatto per fare un tal genere di gare.

          • carlone ha detto:

            Carissimo Lucior, guardi che è solo lei che segue i miei interventi !

          • LucioR ha detto:

            … e quindi aspetto che mi ringrazi.

  • Luca Monforte ha detto:

    Visto che si parla di vincitori e sconfitti…

    MAURIZIO BLONDET e DIEGO FUSARO: Papa Bergoglio e il nuovo ordine mondiale. Quale rapporto?

  • Antonella ha detto:

    Ma ne siamo certi?
    Papa Ratzinger sconfitto dalla Compagnia dell’Anello?
    Dipende dai punti di vista. Se guardiamo alle immagini che stanno accompagnando il Sinodo panamazzonico nel culto idolatrico delle divinità pagane portate in baldacchino sugli altari delle nostre chiese e senza risparmiare nemmeno la Basilica di San Pietro, possiamo sicuramente dire di leggervi un nuovo modo di concepire la Chiesa Cattolica, aperta come non mai all’interscambio delle culture e delle religioni, pronta quindi a rinnovare con il guardaroba il suo stile liturgico nel nome dell’ecumenismo recuperato a favore della sua inculturazione nei diversi Pantheon del mondo. Perché questa è la fede pluralista del nuovo umanesimo, inclusivo in tutte le possibili forme di religioni e culture fino al sincretismo, ma nemico acerrimo del pensiero critico e di ogni tradizione che insieme ai principi trasmessi sostenga il valore dell’identità e del sapere.
    Se questi sono i nuovi movimenti generati nel marchio della teologia della liberazione, allora siamo proprio alla sua decadenza, sottomessa com’è a ben altri ordini e poteri, per cui della rivoluzione conserverà solo un vago ricordo.
    Ma la Chiesa è sempre più assente da tutto questo, e silenziosamente ricomincia il suo cammino con coloro che non si vergognano di difenderla, testimoniandola come ha fatto e continua a fare il suo Papa Emerito Benedetto, accompagnato da quelli che gli sono rimasti fedeli.
    Di questo ha avuto sempre consapevolezza, infatti rimarranno in pochi a resistere nella tempesta sulla Barca di Pietro, al di là di tutte le possibili retrospettive di comodo.

  • Tergestinus ha detto:

    Film già visto. Quanti “teologi” censurati severamente ai tempi di Pio XII furono poi riabilitati e chiamati a prendere parte al concilio vaticano II in qualità di “esperti” da Giovanni XXIII e da Paolo VI? Però allora nessuno protestò, era tutto un evviva e tutto un osanna perché la Chiesa “apriva le finestre” e faceva entrare aria nuova. Quando invece l’esperienza insegna che in caso di catastrofi ecologiche la prima cosa da fare è tenere le finestre ben chiuse e respirare l’aria di casa, forse un po’ stantia ma almeno non avvelenata come quella del mondo esterno.

  • TIITTOTAT ha detto:

    Sconfitta? Lo vedremo presto affacciarsi dalla finestra che illumina la stanza che solo lui, in questi tempi, è legittimato ad occupare.
    Congrega di sataniello, siete ancora in tempo, rivelate le vostre macchinazioni, annullate il conclave e datevi alla penitenza. Lo so che il vostro scopo è di far commettere alle nazioni cattoliche, ostinatamente, i peccati che Dio ha più in odio in modo che consegni queste terre ad altre genti.

  • Cattolico ha detto:

    Se facciamo una lettura della Teologia della liberazione tramite il decreto contra il comunismo, emanato da Pio XII, tramite la Sacra Congregazione del Sant’Uffizio, 1949. La Teologia della liberazione non doveva nemmeno esistere. Leonardo Boff, ad esempio, già sarebbe stato scomunicato prima di essere giudicato per il suo libro “Chiesa, carisma e potere”. In quanto il decreto scomunicava Boff, il giudizio fatto da Ratzinger sul libro di Boff menzionato, se è richiesto a lui appena silenzio ossequioso. Inoltre a questo se deve ricordare che Boff è stato allievo di Ratzinger e lui stesso ha pagato i loro studi.

  • Adele Magnanini ha detto:

    Perche’ consideriamo ancora Bergoglio papa? Sie’ messo fuori dalla chiesa, ed e’ decaduto da papa. Tra l’altro
    Non credo le dimissioni di papà Benedetto fossero cosi’ spontanee..

  • Lucy ha detto:

    @ Boanerghes
    Giustissimo ! Tra il cattolicesimo di vescovi e cardinali ancora segnato dal cattolicesimo ” militante ” e ” identitario “di san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI e il cattolicesimo liquido, paraprotestante , filoislamico di Bergoglio non c’è discontinuità , c’è un abisso.Su questo abisso tra la chiesa ante 2013 e quella post 2013 si potrebbe scrivere un libro intitilato “Confronto impietoso”, per cui mi limito a un solo esempio: l’ecumenismo .Nella nuova chiesa bergogluana c’è un ecumenismo ” buono” , quello che annacqua il cattolicesimo tra riti pagani, abbracci con luterani(francobolli, statua di Lutero in vaticano e Lutero dono dello Spirito Santo) e documenti comuni con gli islamici e un ecumenismo ” cattivo ” definito dell’ “odio ” ( civiltà cattolica luglio 2017), quello cioè tra evangelici e cattolici USA dipinto come alleanza tra ” fondamentalismo evangelical e integralismo cattolico” .Gratta le parole e scopri che questa alleanza è stata fatta senza mettere tra parentisi le differenze teologiche ma per difendere valori comuni ,che poi è il tema dek libro “opzione Benedetto di Rod Dreher, come la lotta all’aborto , le nozze gay , il gender, la libertà religiosa , tutti valori legati a quelli che prima venivano ” Principi non negoziabili ” ora diventati sbrigativamente ” valori del fondamentalismo “.
    La differenza tra i due tipi di ecumenismo , uno dell'”odio” e l’altro dell’amore e del dialogo sul nuovo paradigma sociale dell’ ambiente ,dei migranti etc è solo una delle tante differenze che segnano non la discontinuità ma , come dicevo prima l’abisso tra le due chiese.

    • Luca Monforte ha detto:

      Ben detto. Condivido.

    • Paolo ha detto:

      Mi sembra una contrapposizione artificiosa: l’ecumenismo con le piume in testa ce lo ha mostrato Giovanni Paolo II ben prima di Francesco. Noto una tendenza idolatrica che non va tanto bene.

      • carlone ha detto:

        Signor Ex se lei tira delle conclusioni a ” capocchia” partendo da un libro , allora permetta che lo faccia anch’io e come lei renda un pessimo servizio alla verità.
        Fu GPII ha dare il via libera alla Teologia della liberazione con la lettera all Episcopato brasiliano del 1986 :

        “Nella misura in cui si impegna nel trovare quelle risposte giuste – colme di comprensione per una ricca esperienza della Chiesa in questo Paese, tanto efficaci e costruttive quanto possibile e allo stesso tempo consoni e coerenti con gli insegnamenti del Vangelo, della Tradizione viva e del perenne magistero della Chiesa – siamo convinti, noi e loro Signori, che la teologia della liberazione è non solo opportuna, ma utile e necessaria. Essa deve costituire una nuova tappa – in stretta connessione con le precedenti – di quella riflessione teologica iniziata con la Tradizione apostolica e continuata con i grandi Padri e Dottori, con il magistero ordinario e straordinario e, nell’epoca più recente, con il ricco patrimonio della dottrina sociale della Chiesa, espressa in documenti che vanno dalla Rerum Novarum alla Laborem Exercens

      • Milli ha detto:

        Le piume in testa di GPII non erano ecumenismo, ma un omaggio ai costumi della popolazione del luogo. Non ha mai portato idoli in Vaticano. Una cosa è riconoscere l’identità di un popolo, con le sue usanze, un’altra è mischiare la dottrina della Chiesa cattolica con queste usanze.

  • Taniussa ha detto:

    Esattamente come il nostro governo di estrema sinistra, giunto al potere ora che la sinistra non ha più elettori. Tempo al tempo…

  • Angheran ha detto:

    Comunque sono costretti a celebrare questa presunta vittoria della Teologia della Liberazione rinnovando “il patto delle Catacombe”. Nascosti al mondo e senza possibilità di accesso per la stampa, nonostante l’immensa potenza di fuoco di cui dispongono.

  • Paolo ha detto:

    Mah…Bergoglio ci azzecca proprio poco con la teologia della liberazione. Ratzinger invece ha messo alla guida della CDF uno che la difende (Muller). Analisi abbastanza banale.

  • Mikhael ha detto:

    Con i Papi post conciliari si è vissuti in una situazione di comodo galleggiamento che in ogni caso ha indebolito progressivamente la Tradizione. Come un governo tendente a destra ma che non ammette dissenso dalla propria area più estrema.
    Adesso che la resistenza è fiacca, divisa e pressoché silente, la feccia modernista filo-satanica calpesta tutto ciò che è attinente alla vera Fede. I borbottii e i gemiti, seppur necessari, fanno quasi sorridere fino al momento in cui un cardinale dovrà alzarsi necessariamente in piedi e dire al proprio collega Bergoglio: “QUOD NON LICET. Benedetto XVI è il Papa autentico e noi continuiremo la successione apostolica con lui e i cardinali fedeli a Gesù Cristo e al Magistero bimillenario di Santa Madre Chiesa!”
    La linea della neutralità e del convenientismo a basso mercato si sta concludendo come gli ultimi aneliti di vita per invocare misericordia.

  • Nonno Asdrubale ha detto:

    Ottima analisi di Super-ex. Condivido in toto.

  • deutero.amedeo ha detto:

    Se Ratzinger fosse stato sconfitto in una partita a scacchi o di tennis, per quanto bene possiamo volergli, potremmo anche infischiarcene . Ma qui c’è di mezzo direttamente la fede di oltre un miliardo di persone e indirettamente la salvezza dell’umanità intera. Mi auguro che la conclusione, se ho capito bene, ottimistica di Super Ex sia quella giusta. Altrimenti, non so….

  • DissetatodaGesù ha detto:

    Caro Marco, è da parecchio tempo che seguo la tua coraggiosa attività apologetica che ti vede impegnato, assieme ad altri fratelli in Cristo (A.M.Valli, A.Socci, Sandro Magister, Silvana De Mari etc.) a denunciare pressochè quotidianamente le infelici uscite verbali, comportamentali e concettuali del “pastore” in carica, che spesso turbano e disorientano le “pecore” dell’ovile. E di questo ti e vi ringrazio. Ma proprio per questo mi permetto di darti e darvi un suggerimento di tipo comunicativo. Considerato che l’idolatria e l’infedeltà al Signore hanno da sempre caratterizzato la storia del Popolo di Israele prima ( dal libro del Deuteronomio : ” 15 Poiché voi sapete come abbiamo abitato nel paese d’Egitto e come siamo passati in mezzo alle nazioni, che avete attraversate;

    16 avete visto i loro abomini e gli idoli di legno, di pietra, d’argento e d’oro, che sono presso di loro.

    17 Non vi sia tra voi uomo o donna o famiglia o tribù che volga oggi il cuore lungi dal Signore nostro Dio, per andare a servire gli dei di quelle nazioni. Non vi sia tra di voi radice alcuna che produca veleno e assenzio.

    18 Se qualcuno, udendo le parole di questa imprecazione, si lusinga in cuor suo dicendo: Avrò benessere, anche se mi regolerò secondo l’ostinazione del mio cuore, con il pensiero che il terreno irrigato faccia sparire quello arido,

    19 il Signore non consentirà a perdonarlo; anzi in tal caso la collera del Signore e la sua gelosia si accenderanno contro quell’uomo e si poserà sopra di lui ogni imprecazione scritta in questo libro e il Signore cancellerà il suo nome sotto il cielo.e in seguito della ) e successivamente anche quella del popolo Cristiano, la doverosa percezione e relativa denuncia dell’errore e la contrapposizione ad esso, secondo me, non devono mai fare spazio al pessimismo di sapore apocalittico o all’offesa di tipo personale, nè nelle intenzioni latenti nè nei toni espressivi manifesti. L’ “Io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dei giorni” detto da Gesù costituisce non una vaga promessa ma un’incrollabile punto fermo per la nostra Fede, Speranza e Carità. Chi può quotidianamente abbeverarsi alla fonte della Parola del Padre, rimanere innestato nel Figlio attraverso l’Eucarestia e pervaso dallo Spirito Santo nell’incessante Preghiera, anteponga sempre la luminosità della Gloria di Dio a qualsiasi forma di bassezza umana, frutto di originaria egolatria. In soldoni le rilevazione delle “bergoglionate” siano solo occasione per diffondere l’abbacinante Bellezza della Verità. Da ultimo nel ringraziarti per l’ascolto, spero profondo, desideravo comunicarti che dietro il movimento del tua/vostra affilata spada c’è il potentissimo, assordante silenzio di tantissime persone che si sforzano di vivere con nel quotidiano alla Presenza del Signore. f.to Gabriele Grafitti

  • Pensierominimo ha detto:

    Infine vincerà davvero Bergoglio con tutto il suo codazzo infernale?
    “…ma il Signore aveva altri progetti…” ha sottolineato Caterina Emmerick.

  • Rafael Brotero ha detto:

    Ricatto, golpe e prigione. Chi non vuol vedere non veda e continui con le suppliche filiali al Povero Santo Padre, ma dovrà rispondere a certe domande imbarazzanti nell’ultimo giorno.

  • Maria Grazia ha detto:

    Sono d’accordo con l’analisi storica di super ex, ho qualche perplessità ,però, sulla frase finale: gli effetti dell’attività pontificia di Bergoglio non li definirei proprio “vittoria di Pirro” considerate le gravi conseguenze che ha provocato nella Chiesa. A causa sua , assistiamo impotenti a chiusure di ordini religiosi, ad allontanamenti di sacerdoti fedeli a Cristo, a diffusioni di eresie . L’autore prosegue “…siamo davanti …. al canto del cigno. Bergoglio è la Teologia della Liberazione che ha raggiunto il potere, nel momento in cui, però, non ha dietro il popolo”. Non credo che Bergoglio si preoccupi molto se ha dietro o no il popolo, a lui basta che abbia raggiunto ….. il potere. Quello che succede dietro o dopo di lui credo che non sia la sua preoccupazione principale. E’ riuscito a raggiungere l’apice del potere ecclesiastico: è diventato ….. Papa!!! Ormai ha 83 anni, vive da Papa e morirà da Papa con l’onore della sepoltura fra le mura vaticane.
    “Dopo di me…….. il diluvio!!!”.

  • graeme taylor ha detto:

    Here in Scotland in the eighties onwards, the “Catholic” newspapers attacked Cardinal Ratzinger ( and ipso facto Pope John Paul II), the bishops permitted that to go on and now the “Catholic” press is largely ignored – and not bought by the faithful – at the back of the Church – in my parish they sell 4 newspapers on a Sunday.
    Priests I knew well at that time , on reflection, had been poorly formed. The infiltration of the Church has been going on for a long time, particularly in the seminaries, look at the faithlessness of the clergy who ran them for years.

    • Milly ha detto:

      The doctrinally significant omissions are a sure mark of the apostasy in the Church. I feel sorry for all the priests who have not had a healthly religious education in the seminaries but I don’t want to lose my hope in the God action!

  • Luca Monforte ha detto:

    Già la prima pagina del quotidiano “Il Manifesto” che salutava (a modo suo) l’elezione di Ratzinger a Pontefice… diceva tutto.
    Hanno tenacemente resistito e continuato la loro battaglia rivoluzionaria con metodi di guerriglia. Finché hanno preso il potere.
    Una cosa mi pare evidente: dopo il Concilio la Chiesa non ha più potuto scomunicare queste persone ed ha combattuto in maniera impari. Basta vedere che questa eresia è stata mantenuta nel corpo ecclesiale. Qualcuno li ha portati a diventare Vescovi e Professori nei seminari e nelle università…
    Il Modernismo ha potuto quindi sferrare il colpo decisivo.
    Ora i lupi sono visibili mentre prima si sentivano solo gli ululati.
    Le vittoria di Trump e Bolsonaro non sono stabil perché ii potere della finanza apolide non demorde…

  • carlone ha detto:

    Bergoglio già da cardinale denuncia la teoria della liberazione
    ” Dopo il crollo del ‘socialismo reale’ queste correnti di pensiero sono sprofondate nello sconcerto. Incapaci sia di una riformulazione radicale che di una nuova creatività, sono sopravvissute per inerzia, anche se non manca ancora oggi chi le voglia anacronisticamente riproporre”.

    A Boff venne dall allora Prefetto Ratzinger chiesto il silenzio , nulla venne richiesto a Gutierrez .
    Due visioni della Teologia della liberazione diverse, tanto che qualche anno dopo il Papa Ratzinger metterà a capo della Congregazione proprio un grande amico dì Gutierrez , il Card. Müller .
    I due hanno poi successivamente scritto un libro , qui un intervista al Card. Müller

    Parte dall’amicizia nata in Perù con padre Gustavo Gutiérrez, considerato il padre della teologia della liberazione, la riflessione del card. Ludwig Gerhard Müller che proprio lì ha fatto esperienza di una Chiesa povera per i poveri. “Proprio a partire dall’esperienza concreta della vicinanza con gli uomini per i quali era stata da Gutiérrez sviluppata la teologia della liberazione, si imponeva sempre più chiaramente ai miei occhi quello che ne rappresentava il cuore: il suo cuore – scrive il porporato nel libro – è l’incontro con Gesù”, che non è “l’annunciatore di una mistica staccata da ogni riferimento con il mondo”, ma nel suo insegnamento c’è unità fra dimensione trascendente e immanente. “L’autentica teologia della liberazione dimostra che in verità solo Dio, Gesù e il Vangelo possono avere un ruolo autentico e duraturo per l’umanizzazione del mondo”. Abbiamo chiesto al card. Müller di parlarci della sua conoscenza con padre Gutiérrez:

    R. – Sono stato in Perù nel 1988. Durante un seminario abbiamo parlato insieme della teologia della liberazione, della situazione dei Paesi in America Latina, che è molto diversa dalla nostra. Apparteniamo alla Chiesa universale, per questo è molto importante uno scambio delle diverse esperienze, delle diverse biografie che esistono nella Chiesa. L’umanità forma una sola famiglia umana, soprattutto la Chiesa e per questo motivo è estremamente necessario questo scambio di idee e di esperienze per perseguire l’unico obiettivo che esiste per tutti gli uomini, ovvero, la vocazione divina: tutti gli uomini sono chiamati ad essere figli di Dio.

    D. – Lei dice che il significato autentico della teologia della liberazione è diverso dal marxismo, così come da un liberismo. In che senso?

    R. – La teologia non è un’ideologia, un pensiero fatto solo dall’idea umana ma la teologia reagisce alla Parola di Dio. Dio con la sua Parola ci dà la salvezza; solo Dio può salvare gli uomini. Per questo, tali ideologie politiche – della sinistra e della destra, del comunismo, del nazionalsocialismo, del fascismo – non potevano salvare gli uomini; al contrario hanno causato tante guerre e persecuzioni. Questo dà quasi la prova che le ideologie non possono aggiungere niente ma solo la Parola di Dio può salvare gli uomini. Quindi, la teologia della liberazione è una teo-logia della Parola di Dio e non un’ideologia.

    • carlone ha detto:

      A supporto

      TRA LE CORRENTI PIÙ SIGNIFICATIVE DELLA TEOLOGIA CATTOLICA”

      di Gerhard Ludwig Müller

      Il movimento ecclesiale e teologico dell’America Latina, noto come “teologia della liberazione” e che dopo il Vaticano II ha trovato un’eco mondiale, è da annoverare, a mio giudizio, tra le correnti più significative della teologia cattolica del XX secolo.

      Se è vero che il Concilio Vaticano II è stato l’avvenimento che più ha segnato la storia della Chiesa nel secolo scorso, allora è possibile suddividere la storia della teologia in due fasi: una fase preparatoria, che inizia all’incirca alla fine della prima guerra mondiale, e una fase di elaborazione e messa in pratica, che prende avvio all’indomani del Concilio, a partire dal 1965.

      Per l’epoca che parte dal 1920 vanno menzionati tutti quei movimenti di rinnovamento – come, ad esempio, il movimento biblico-liturgico, i grandi richiami della dottrina sociale della Chiesa e una rinnovata comprensione di ciò che è Chiesa – che condussero al Concilio, dandogli l’impronta decisiva, e che poi, per mezzo dei documenti conciliari, furono integrati nella tradizione complessiva della chiesa.

      Successivamente vanno menzionati i diversi movimenti ispirati dal Concilio che, accogliendone gli impulsi e le indicazioni, intesero metterli in pratica rispetto alle grandi sfide del mondo moderno. In questo contesto, si arriva a dare la massima importanza alla teologia della liberazione nell’ambito delle due costituzioni conciliari “Lumen gentium” e “Gaudium et spes”.

      Se vogliamo intendere quale cambiamento sia realmente avvenuto nel Concilio, dobbiamo prestare attenzione non solo ad alcune sue affermazioni, ma anche prendere in considerazione le nuove categorie addotte per esprimere l’origine e la missione della Chiesa nel mondo di oggi.

      Così, la divina rivelazione viene intesa non come informazione su realtà soprannaturali a cui prestare obbedienza dall’esterno sulla base dell’autorità di Dio, così da essere per questo premiati dopo la morte con la beatitudine ultraterrena. Rivelazione è piuttosto l’autocomunicazione del Dio trinitario nell’incarnazione del Figlio e nell’effusione definitiva dello Spirito Santo, affinché Dio stesso possa essere conosciuto e accolto come verità e vita di ogni uomo e come fine proprio della storia umana.

      Per questo la Chiesa non è una di quelle comunità religiose che praticano più o meno fedelmente gli ideali dei loro fondatori e sono valutabili in base a quell’ethos di felicità dell’umanità di stampo illuminista che l’odierno paradigma del pluralismo religioso esalta come “soterioprassi”.

      La Chiesa è piuttosto, in Gesù Cristo, segno e strumento della volontà salvifica universale di Dio nei confronti di tutti gli uomini. La Chiesa, quale “communio” dei credenti, è a servizio dell’umanità con la parola di Dio, con l’offerta sacramentale della sua vivificante salvezza e con la dimostrazione dell’essere-per-gli-altri di Cristo nella diaconia per i poveri, per i diseredati e per coloro ai quali è negata dignità e giustizia.

      Di importanza decisiva, nel Concilio, sono le categorie filosofico-antropologiche di persona, di dialogo e di comunicazione. Il significato e il peso dato a colui al quale Dio si comunica sta proprio nel suo essere persona e, più precisamente, nel suo essere persona inserita corporalmente-materialmente nello spazio della storia, della società e della cultura.

      Ora, senza che la Chiesa avanzi alcuna pretesa totalitaria sulla società – poiché essa acquisisce la sua identità per mezzo della fede in Cristo e si distingue chiaramente da altri orientamenti di fede e dalle altre religioni – ne deriva comunque che essa – e con essa ogni comunità ecclesiale e ogni singolo cristiano –, proprio a partire dalla fede, debba assumersi la propria responsabilità per la società umana nel suo complesso, impegnandosi negli ambiti del mondo del lavoro, dell’economia internazionale, della giustizia sociale e individuale, della pace nel mondo e così via.

      • wisteria ha detto:

        Una chiesa come descritta nello stile ovattato del colto card. Mūller è una chiesa orizzontale, cattocomunista e amica della sinistra umanitaria globalista. In più, è pronta a difenderee gli oppressi purché siano dalla parte giusta, In sintesi, e la chiesa che in Italia condanna chi vota a destra e ignora le vittime dei clandestini.
        Una teologia del genere è ateo-logica.
        Grazie comunque per averci assicurato di” non avanzare pretese totalutarie sulla società “. Stavamo in pensiero.

      • wisteria ha detto:

        Una chiesa come descritta nello stile ovattato del colto card. Mūller è una chiesa orizzontale, cattocomunista e amica della sinistra umanitaria globalista. In più, è pronta a difendere gli oppressi purché siano dalla parte giusta, In sintesi, è la chiesa che in Italia condanna chi vota a destra e ignora le vittime dei clandestini.
        Una teologia del genere è ateo-logica.
        Grazie comunque per averci assicurato di” non avanzare pretese totalitarie sulla società “. Stavamo in pensiero.

      • Cattolico ha detto:

        Card. Müeller:

        “Così, la divina rivelazione viene intesa non come informazione su realtà soprannaturali a cui prestare obbedienza dall’esterno sulla base dell’autorità di Dio, così da essere per questo premiati dopo la morte con la beatitudine ultraterrena. Rivelazione è piuttosto l’autocomunicazione del Dio trinitario nell’incarnazione del Figlio e nell’effusione definitiva dello Spirito Santo, affinché Dio stesso possa essere conosciuto e accolto come verità e vita di ogni uomo e come fine proprio della storia umana”.

        Giuramento antimodernista:

        “Quinto: sono assolutamente convinto e sinceramente dichiaro che la fede non è un cieco sentimento religioso che emerge dall’oscurità del subcosciente per impulso del cuore e inclinazione della volontà moralmente educata, ma un vero assenso dell’intelletto a una verità ricevuta dal di fuori con la predicazione, per il quale, fiduciosi nella sua autorità supremamente verace, noi crediamo tutto quello che il Dio personale, creatore e signore nostro, ha detto, attestato e rivelato”.

  • Marco Matteucci ha detto:

    LUNGA VITA A PAPA BENEDETTO

  • Sulcitano ha detto:

    Bergoglio e la sua dissennata teologia senza Dio non prevarrà mai. Siamo già alla fine dei tempi supplementari e il trionfante e liberatorio fischio finale di Dio è ormai prossimo. Volgiamo lo sguardo al Cielo e preghiamo fiduciosi. SIA LODATO GESÙ CRISTO.

  • Boanerghes ha detto:

    Come avevo già detto, checché se ne dica, con Giovanni Paolo II e Ratzinger potevamo dormire sonni tranquilli.
    Perché se dal punto della trasmissione della fede e nel confermare in essa i fedeli critichiamo anche loro, e i predecessori e così via a ritroso, arriveremo a criticare persino Gesù Cristo.
    Mi viene da dire: ma dall’America Latina può mai venire oggi qualcosa di buono? (vescovo o cardinale)
    E non solo da là.

    • Milli ha detto:

      Nel mio piccolo conosco diversi sacerdoti brasiliani che sono preparati e svolgono la loro missione con umanità qui in Italia e in altre parti del mondo. Non dico il nome della loro congregazione religiosa prima che a qualcuno venga in mente di commissionare pure quella.

    • EA ha detto:

      In effetti l’ultimo papa italo-ispanico prima di Bergoglio è stato papa Borgia. Ma penso che quest’ultimo sia peggio.