DISPACCI DALLA CINA. HONG KONG NELLA TEMPESTA.

16 Ottobre 2019 Pubblicato da --

 

Marco Tosatti

Carissimi Stilumcuriali, è con grande piacere che dopo qualche settimana di pausa riprendiamo la pubblicazione dei “Dispacci dalla Cina” del M° Aurelio Porfiri, a cui auguriamo di ristabilirsi in piena salute rapidamente. Buona lettura.

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Hong Kong nella tempesta

È passato più di un mese dall’annuncio del ritiro della famosa legge sull’estradizione che avrebbe consentito la consegna di prigionieri da Hong Kong a Macao, Taiwan e Cina continentale e che tanti disagio ha causato in Hong Kong. La violenza non si è placat, anzi è andata aumentando, con la polizia che si è trovata a sparare proiettili veri anche a distanza ravvicinata su ragazzi in età scolare. Nel mezzo ci sono atte le manifestazioni per il 70mo anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese, manifestazioni certamente monopolizzate mediaticamente da quanto accadeva nel Porto Profumato (il significato di Hong Kong). Si assiste ancora ad un nervoso tira e molla, una guerra di nervi che sembra al momento non avere sbocchi da una parte e dall’altra. Coloro che protestano tengono saldamente la posizione, anche perché intravedono in quanto sta accadendo l’unica possibilità di far valere le proprie ragioni contro una storia e un destino che loro non hanno scritto. La Cina ovviamente attacca coloro che invocano l’indipendenza, o le cosiddette “ingerenze straniere”. In realtà i problemi sono tra coloro che non vogliono l’indipendenza ma che vivono con profondo disagio la situazione attuale, quella di un governo locale che in realtà ha pochissime possibilità di manovra. Se si vuole comprendere un poco sull’attuale capo dell’esecutivo Carrie Lam, ora odiatissima, si deve far riferimento, a mio parere, a quanto da lei detto nella registrazione fatta di nascosto durante un incontro con alcuni imprenditori e poi trasmessa dalla “Reuters”. Proprio lì è possibile rendersi conto di come questa donna sia di fatto impotente in un senso o nell’altro.

Un appello del Cardinale Tong

Il Cardinale John Tong, attuale amministratore apostolico della diocesi di Hong Kong, ha scritto una lettera aperta che è possibile leggere su “AsiaNews”. In essa, tra l’altro, viene detto: “I tumulti iniziati a causa della legge sull’estradizione non solo non migliorano, ma tendono ad aggravarsi ulteriormente. In quanto cittadino di Hong Kong, nutro un profondo dolore al riguardo. Sono un religioso e non un politico; infatti, non sono qui per proporre un’eventuale soluzione a questo problema. Tuttavia, grazie alla mia fede, sono fermamente convinto che il Signore sia il padrone della storia umana, nonostante quanto sta accadendo non sia spiegabile con il buon senso e le persone coinvolte non sappiano come affrontarlo. Eppure, sono fermamente convinto che Dio ci accompagni durante le difficoltà. In questo periodo, tanti fedeli mi hanno domandato: “Oltre alla preghiera, cos’altro possiamo fare?”. So che la preghiera non cambia gli altri, ma penso che possa convertire il nostro cuore aiutandoci ad affrontare la prova e ritrovare la speranza. So che la maggior parte degli ascoltatori non è credente e che è possibile perdere il controllo, durante questo periodo di ripetuti disordini. In tali situazioni, vi suggerisco di fare un profondo respiro e ricordare come avete fatto in passato a superare sfide, ritrovando la speranza. E se tutte queste informazioni negative influiscono sulla vostra pace interiore, vi consiglio di confidarvi con qualche amico fidato che vi comprende; questo ci aiuta ad andare avanti. Quando le nostre richieste legittime non vengono accettate, possiamo sentirci delusi. Ma non dovete perdere la speranza, poiché la disperazione offusca il nostro sguardo sul futuro, prosciugando la nostra vita. Dobbiamo stare attenti, poiché l’ira induce l’uomo all’odio. A poco a poco, esso consuma la nostra capacità di distinguere tra il bene e il male, distruggendo la bontà e provocando violenze. Sono fermamente convinto che la violenza non è la soluzione al problema attuale, ma provoca solo ferite sempre più profonde.(…) Solo rispondendo e concretizzando le richieste dei cittadini, è possibile ricostruire l’armonia; perciò, al momento il compito prioritario consiste nella ricostruzione della fiducia reciproca tra il governo e i cittadini, riportando indietro quella preziosa armonia sociale che sta venendo meno. Provo un profondo dolore nel vedere i giovani ansiosi e preoccupati a causa dell’attuale situazione sociale, poiché essi non solo rappresentano il nostro futuro ma anche il nostro presente. Quanto sta accadendo li rende confusi e delusi: come aiutarli ad uscire da questo labirinto è pertanto il compito prioritario di tutte le classi sociali e le autorità. Invito il governo di ascoltare attentamente il grido dei cittadini di Hong Kong; i governanti devono applicare e rispettare la legge con coscienza, ripristinando la fiducia e il rispetto dei cittadini nei loro confronti”. Infatti proprio di labirinto si tratta, un labirinto di cui è difficile ritrovare l’uscita.

Una Cina in trasformazione

Lo studioso francese François Jullien, nel suo libro “Essere o vivere”, che ho citato già più volte in precedenza, ci da una riflessione importante che investe il ruolo nuovo che la Cina vuole giocare sull’agone mondiale: “Stando alla lingua cinese, gli “Eventi di Tienanmen” (del 1989) non sarebbero neanche un “evento” (l’evento implica rottura e irruzione, come si evince dal termine latino: e-venit), ma un “affare” imbarazzante (shi-jian) che richiede una rettifica. Deng Xiaoping, il “piccolo timoniere”, evita di teorizzare: per superare il fiume si accontenta di avanzare, basta mettere il piede su una pietra e poi sulla successiva. Nel mutamento radicale che oggi la Cina conosce, il potere è essenzialmente vigilante: piuttosto che redigere un piano, per far fronte alle de-regolazioni che lo minacciano, si adopera per estinguere ogni principio di frattura o di incendio. Ma con l’accesso all’egemonia, diventando prima potenza e dovendo assumersi delle responsabilità nella storia del mondo, la Cina potrà ancora accontentarsi di regolare? Potrà evitare di pagare l’enorme prezzo–potrà non correre il rischio–di una modellizzazione che dipende da essa, e che essa stessa dovrà inventare?” Questa domanda in fondo è quella che si fanno molti anche di fronte agli avvenimenti di Hong Kong: può la Cina di oggi, rispetto a quella del passato, trovare un nuovo modo di essere e di porsi nel modo in cui governa l’imprevedibile? L’alterità culturale ci ha fatto spesso guardare con grande apprensione ad alcuni snodi importanti in cui questo grande paese si è trovato a misurarsi. Non è facile comprendere la Cina. Eppure non c’è altra scelta che tentare.

Persecuzioni religiose in Cina

Il sociologo Massimo Introvigne ha scritto un interessanta volume pubblicato da Sugarco e chiamato “Il libro nero della persecuzione religiosa in Cina”, un testo da leggere per comprendere il travagliato rapporto fra la Cina e le religioni. Il testo non si occupa solo di Cristianesimo ma da’ conto delle difficoltà in cui altre confessioni religiose, come Buddismo o i Mussulmani si trovano a dover affrontare. L’invito alla lettura è di Marco Respinti ed è un testo che invito a leggere come importante riferimento per comprendere la situazione attuale.

Aurelio Porfiri

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10 commenti

  • Pier Luigi Tossani ha detto:

    speriamo che questa sia la goccia che fa traboccare il vaso, che provoca il collasso del regime cinese per esaurimento, come accadde all’URSS nel 1989. Senza sangue.

    Grandissimo l’appello di Mons. Tong. Averne, di uomini come lui, nel nostro Occidente eretico e apostata.

    • anonimo verace ha detto:

      Non credo che il suo auspicio possa avverarsi. La potenza economica della Cina è tale e tanta che le poche difficoltà economiche create da Trump sostanzialmente non intaccano la potenza stessa.

      • LucioR ha detto:

        La potenza economica della Cina dipende soprattutto dal fatto che produce quasi a costo zero (sia per la manodopera sia per le materie prime) prodotti di una qualità infima (tranne forse in pochi campi), che si guastano come niente e non si possono riparare, a volte pericolose nel loro uso perché rispettano solo apparentemente le norme internazionali di sicurezza, stivate per il lungo trasporto nei paesi occidentali in modo non conforme alle norme al fine di non far danneggiare o avariare la merce, perché da lì importiamo perfino prodotti agricoli di qualità molto più scadente di quelli che noi produciamo in abbondanza (quando vado dal verduraio sono costretto a dire di non darmi aglio cinese). Ovviamente a tutto questo si deve aggiungere la corruzione, o almeno la loro inefficienza, nei paesi occidentali, dei sistemi preposti a controllare l’idoneità delle merci ad essere importate. Uno che lavora in uno di quei sistemi mi disse che se si applicassero alla lettera tutte le norme preposte a controllare se quelle merci sono idonee ad essere introdotte in Italia, molto più della metà verrebbero mandate indietro.

        • Anonimo verace ha detto:

          Non volevo parlare dei prodotti cinesi importati. Mi riferivo all’acquisizione di industrie occidentali/europee qui, in Occidente. Lo sa che la Volvo è cinese ? E ci sono anche in Italia proprietà cinesi.

          • LucioR ha detto:

            Non c’è dubbio, ma non è che l’invasione delle paccottaglie cinesi non portino un mare di soldi in Cina a costo – ripeto – quasi zero. Non c’è quasi prodotto di uso comune e di consumo: apparecchi, utensili, oggetti di vestiario, perfino alimentari, ecc. anche se singolarmente di basso prezzo, che non venga dalla Cina. Si tratta di forse milioni di porcheriole che quotidianamente vengono vendute in tutta Italia.

            L’altro giorno sciacquando il piattino della “mia” tazzina del caffè (si sa che in genere si ha la preferenza per una determinata stoviglia per farne un uso personale), mi è capitato di leggere sul retro “made in Italy”. L’ho messa da parte come testimonianza che un tempo quegli oggetti venivano fatti anche in Italia, ed erano molto più ben fatti.

            (Certo i prodotti Richard Ginori ci sono anche adesso, ma mi riferisco ad oggetti di costo medio di uso giornaliero, non ai servizi che si mettono in tavola una tantum nelle grandi occasioni. E poi, non è detto che le stoviglie Richard Ginori oggi non vengano fatte in Cina o in qualche altro paese dell’Estremo Oriente togliendo lavoro in Italia, magari con un controllo della qualità effettuata da funzionari italiani della Casa)

      • Pier Luigi Tossani ha detto:

        Umanamente, è come dici tu.

        Ma la gente è stanca di totalitarismo ateo, e il gigante di ferro con i piedi di argilla potrebbe rovinare a terra improvvisamente… ogni momento è buono.

        Convertiamoci, e preghiamo la Madonna di Cina, la Madonna di Sheshan, perché faccia questa grazia al suo popolo.

  • Maria Grazia ha detto:

    Non sarà senz’altro Bergoglio a preoccuparsi della persecuzione della Chiesa Cattolica in Cina visto che ha accettato che sia il governo cinese a nominare i vescovi secondo il proprio gradimento. Dal momento che le donazione alla casse vaticane stanno diminuendo, il Papa ha pensato bene che, accontentando il potere politico cinese ,ci sarà un aumento di fedeli alla religione cattolica, ed essendo la popolazione cinese numerosa, ciò non potrà che contribuire a favorire la consistenza delle offerte cinesi …. verso il Vaticano.

  • roth ha detto:

    Caro Porfiri , il sociologo Introvigne farebbe meglio a scrivere sui CATTOLICI PERSEGUITATI IN VATICANO DA BERGOGLIO , non di quelli perseguitati in Cina , di cui avrà letto qualche articolo equalche statistica.Invece Introvigne è un -esaltatore ermeneutico – di Bergoglio .

    • Arcibald ha detto:

      Faccio presente a Roth che Introvigne ha studiato alla Gregoriana. Come potrebbe essere contro il gesuita Bergoglio?