URETA, SINODO: CON QUESTI INVITATI, SAPPIAMO GIÀ COME SARÀ LA FESTA…

26 Settembre 2019 Pubblicato da --

Marco Tosatti

Cari Stilumcuriali, abbiamo ricevuto esclusiva una riflessione di José Antonio Ureta sul prossimo Sinodo sull’Amazzonia, e Stilum Curiae è lieto e onorato di farvene partecipi. Come sapete questo evento si presenta con tutte le possibili peggiori caratteristiche possibili, sn dal suo incipit, che sarebbe l’Instrumentum Laboris; avrà le caratteristiche di non trasparenza e di non libertà dei due Sinodi che l’hanno preceduto durante regime del Pontefice Regnante, e la lista dei partecipanti, resa nota solo pochi giorni fa, è una garanzia che sarà molto difficile che si levino delle voci a contrastare le stramberie di cui il documento preparatorio ci ha già dato un succoso assaggio. Ma leggete che cosa ha scritto il dott. Ureta. 

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Sinodo: con questi invitati, sappiamo già come sarà la festa…

José Antonio Ureta

In un matrimonio o in una qualsiasi festa di famiglia, a rivelare le preferenze dell’anfitrione è la lista degli invitati personali, visto che i parenti devono essere convocati comunque. Succede lo stesso per l’imminente Sinodo sull’Amazzonia.

Vi sono i partecipanti obbligatori, come i capi dicastero della Curia romana e i vescovi della regione amazzonica: forse alcuni di loro non sono particolarmente graditi al Papa, ma si è costretti ad invitarli.  Poi ci sono i partecipanti non previsti dai regolamenti, ovvero quelli che il Papa invita a titolo personale, perché vuole dimostrare loro la sua vicinanza (per esempio, i cardinali Marx e Schönborn), o perché contribuiscono con fondi economici (ad esempio i direttori di Misereor ed Adveniat, le agenzie tedesche che finanziano sia la Rete Panamazzonica sia le attività parallele al  Sinodo), oppure perché simpatizza con le loro idee (gli “esperti” e gli assistenti del segretariato) o, infine, perché sono i soci – o forse i padroni? – dell’impresa in via di costruzione: un “nuovo umanesimo” biocentrico e verde (e qui si inserisce la fatidica troika  targata ONU: Ki-Moon, Sachs e Schellnhuber).

A giudicare dalla lista dei partecipanti della prossima Assemblea Speciale del Sinodo dei vescovi per la regione panamazzonica, la festa sarà vivace, benché la musica sia una sola. Sicuramente non la melodia sacrale del gregoriano o i canti della religiosità popolare dell’America Latina, ma piuttosto gli stridori dei balli tribali e dei rituali sciamanici elogiati dall’Instrumentum laboris come “creatori di armonia con il cosmo”.

È scontato che una delle vedette della festa amazzonica a Roma sarà il presbitero Eleazar López Hernández. Questo sacerdote indigeno zapoteca non è certo stato invitato per la sua esperienza missionaria in Amazzonia, giacché la sua tribù originale si trova nella regione mesoamericana del Messico.  Egli è stato invitato perché è il massimo esponente della Teologia India, disciplina che l’Instrumentum laboris auspica venga insegnata in tutti gli istituti accademici e di cui padre López si ritiene l’ “ostetrico”: “Non mi ritengo padre della Teologia India, perché questa teologia esiste da prima ed è propria dei nostri popoli”, dichiara umilmente. “Ad alcuni di noi è capitato di essere coloro che aiutano ad aprire le porte perché si possa entrare ed uscire, perché si apra spazio all’interno della Chiesa. (…) Abbiamo creato questo servizio per creare condizioni all’emergenza indigena nella società e nella Chiesa. Questo ci riempie di orgoglio. Ci possono chiamare ostetrici, portavoce o come volete…”[1]

Insomma, Eleazar López è per la Teologia India ciò che Gustavo Gutiérrez è per la Teologia della Liberazione.

Così come accaduto al suo mentore “liberazionista”, anche il presbitero López otterrà una riabilitazione ufficiale. Sebbene non sia mai stato sanzionato (a differenza dei preti sandinisti del Nicaragua, ai quali  Papa Francesco ha restituito le facoltà sacerdotali), il nostro teologo indigenista a partire dal 1990 venne “monitorato” da un gesuita allora poco noto, Luis Ladaria Ferrer, e più tardi dal suo proprio vescovo, dietro richiesta della Congregazione per la Dottrina della Fede  (si legga Joseph Ratzinger) e, infine, dal Cardinale Levada. Perché? Per le sue posizioni sincretiste nei confronti delle mitologie indigene.

Durante una visita in Messico, il Panzerkardinal Ratzinger, facendo un velato riferimento a padre Eleazar López, fustigò le devianze dottrinali di “quei movimenti che promuovono una teologia indigena avvalendosi di questi popoli per proporre i loro punti di vista particolari, soprattutto al fine di compiere una regressione e mettere da parte il cristianesimo”. Secondo il card. Ratzinger, i promotori di questa corrente “vogliono risuscitare i riti, le credenze e le religioni degli indigeni, così come erano prima della Conquista, come se il Vangelo fosse stato oppressore” [2].

Il tiro centrava il bersaglio, riassumendo in poche parole le principali tesi della Teologia Indigena di Eleazar López, come vedremo di seguito.

Riferendosi ai rapporti con la Chiesa, il sacerdote zapoteco afferma che il cuore degli indigeni è un campo di battaglia: “Noi siamo figli di popoli che, per sopravvivere, hanno dovuto scavare pozzi molto profondi dove custodire i loro tesori e indossare maschere per nascondere la loro identità primaria. Siamo anche figli di Chiese le cui pratiche missionarie sono state oltremodo intolleranti nei confronti delle credenze dei nostri popoli, apostrofandole come diaboliche o semplicemente infantili”[3].

Per risolvere il conflitto fra tali credenze e la fede cattolica, afferma padre López, “settori importanti del popolo indigeno hanno incominciato a riscattare o innovare schemi teologici che permettano la coesistenza pacifica di entrambe le forme religiose e teologiche e, per quanto sia possibile, pongano le basi per una elaborazione di sintesi teologiche che arricchiscano tutti”. Poiché, a suo avviso, “non c’è contraddizione insuperabile fra le proposizioni fondamentali della Chiesa, che sono le stesse di Cristo, e le proposizioni teologiche dei nostri popoli. Le differenze sono superficiali, di forma, non di contenuto”[4].

Sarà forse superficiale e puramente formale il divieto che la fede cristiana fa di quei sacrifici umani praticati dagli stessi antenati zapotechi di padre  López e che egli approva in questi termini: “i sacrifici si giustificano giacché se Dio ogni giorno muore per darci la vita, noi dobbiamo essere disposti a morire con Lui per dare vita al nostro popolo”[5]?

Sarà forse superficiale e di pura forma che il nostro Credo professi la fede in un Dio che ha creato ex nihilo e ad extram (dal nulla e fuori da Se stesso), mentre lo stesso padre López riconosce che nei miti indigeni di origine nomade “Dio è tutto, e tutto ha a che vedere con Dio”[6], per cui la natura appare come “il sacramento della sua presenza” e dunque  “la Madre Terra, il Fuoco nuovo, il Vento tempestoso, la Sorgente dell’acqua o la Cascata, il Colle datore di vita, (sono) il Protettore della Comunità”[7]? Oppure che nelle mitologie indigene più evolute Dio sia appena “l’Energia Originaria della vita”[8] o che, fissando l’attenzione nella centralità della dialettica (vita-morte; notte-giorno; freddo-caldo), Dio sia soltanto creatore “in quanto possiede il potere di organizzare per la vita questi elementi contrapposti”[9]?

Secondo l’ “ostetrico” della Teologia India, all’arrivo degli europei in America “le possibilità d’incontro erano propizie”, perché negli indigeni c’era la coscienza che “esistevano molte maniere d’intendere la vita e di intendere Dio, le quali potevano sommarsi in insiemi polisintetici”. Tuttavia, da parte dei missionari “non c’era lo stesso atteggiamento dialogante”, perché avevano la certezza che il “loro Dio fosse l’unico Dio vero”. Allora gli indigeni accettarono il cristianesimo pur facendo una “giustapposizione e sostituzione di contenuti” e resistettero ai tentativi di purificazione della fede cattolica da parte delle successive generazioni di evangelizzatori. Oggi, l’inculturazione del Vangelo “implica il superamento di schemi colonialisti di evangelizzazione per entrare appieno nella implementazione di atteggiamenti permanenti di dialogo rispettoso”. Questo cambiamento ha fatto sì che le comunità indigene “ormai non possiedono la preoccupazione di mascherarsi e di diventare clandestine” e, da parte sua, la Chiesa si è trasformata “da principale aggreditrice della interiorità religiosa degli indigeni in principale alleata della sua ricomposizione”[10].

Poiché lo spirito umano aborrisce la contraddizione, non c’è dubbio che tale ricomposizione della interiorità religiosa consisterebbe in un abbandono del cristianesimo e in un ritorno sempre più evidente al paganesimo, in contrasto con quanto affermato da Benedetto XVI nella sessione inaugurale della V Conferenza Generale della CELAM ad Aparecida, il 13 maggio 2007: “L’utopia di tornare a dare vita alle religioni precolombiane, separandole da Cristo e dalla Chiesa universale, non sarebbe un progresso, bensì un regresso. In realtà, sarebbe una involuzione verso un momento storico ancorato nel passato”[11].

Ci sono fondate ragioni per temere che ciò sia, precisamente, il “regresso” che il Sinodo panamazzonico sta per compiere, a giudicare dalla lista degli invitati.

Infatti, il sacerdote Eleazar López sarà in buona compagnia. Infatti, come afferma il teologo indigenista boliviano Juan E. Gorski, “nello sviluppo della Teologia India propriamente detta, le due istituzioni che hanno avuto un maggiore protagonismo sono il CENAMI (Centro Nazionale di Aiuto alle Missioni Indigene), del Messico, e il CIMI (Consiglio Indigenista Missionario), del Brasile”, così come il “Dipartimento di Missiologia dell’Università dell’Assunzione a San Paolo del Brasile”[12]. Ebbene, il principale animatore di questi due ultimi organismi brasiliani è il sacerdote tedesco Paul (Paulo) Suess, un altro degli invitati speciali al Sinodo e già membro eminente del suo comitato preparatorio, oltre ad essere uno dei redattori dei Lineamenta.

Se Eleazar López parla da indigeno, Paulo Suess lo fa da europeo che da un lato si vergogna del presunto genocidio culturale compiuto dalla Chiesa, e dall’altro è avido di “interculturalità”. A partire da una base filosofica esistenzialista, soggettivista e relativista, Suess ritiene che ogni popolo ha una  “alterità irriducibile” e un “progetto storico di vita” codificato nella rispettiva cultura. Pertanto  “la cultura che veicola occasionalmente il Vangelo” non può essere normativa per un altro popolo, in quanto “extra culturam non c’è né rivelazione né salvezza”. In una tale prospettiva, “evangelizzare un popolo significa collaborare al rafforzamento della sua identità”, persino l’identità religiosa: “appartenere al popolo guaranì significa non soltanto avere un legame di parentela con il popolo guaranì, bensì appartenere alla sua religione, alla sua cosmovisione e all’ordine sociale dei guaranì”[13].

Vale la pena, allora, far conoscere loro la Bibbia? “Qualsiasi pretesa di sostituire la memoria religiosa indigena con la memoria di Israele configurerebbe un nuovo tentativo di colonizzazione” e, dunque,  “è chiaro che questa storia, paradigmatica come ‘storia di salvezza’, non può sostituire la storia di nessun popolo, come neppure la cultura storica di Gesù può imporsi come cultura modello, facendola  prevalere sulle altre culture”. Il missionario deve limitarsi ad “accompagnare la lotta” contro l’imperialismo culturale e incitare gli indigeni ad essere fedeli “ai propri progetti di vita”. Insomma, l’ “evangelizzatore è evangelizzato e l’evangelizzato diviene evangelizzatore”, poiché il processo di evangelizzazione consiste “in una relazione dialettica”[14].

Con tali premesse, non ci sono dubbi sul bagno di “interculturalità” che riceveranno i padri sinodali dalle mani dei presbiteri Eleazar López e Paulo Suess. Ciò che non sappiamo ancora è se, per animare la festa e ricevere qualche ispirazione degli “spiriti”, essi proporranno come attività parallela alcuni rituali della “mistica indigena” o chiameranno uno sciamano per aspergere i convenuti, come accaduto recentemente nelle riunioni preparatorie a Brasilia e Bogotà.

[1] https://theo.kuleuven.be/en/research/centres/centr_lib/artigos/2006-04-entrevista-p-eleazar-lopez-zapoteca-mexico.pdf

[2] “Se manipula a los indígenas y a sus culturas, acusa el cardenal”, La Jornada, 11-05-1996 (https://ecologica.jornada.com.mx/1996/05/11/ratzinge.html).

[3] “Teología India en el I Encuentro Latinoamericano”, in Vicente Zaruma, Wakanmay/Aliento sagrado, p. 165.

[4] Ibid.

[5] Espiritualidad y Teología de los pueblos Amerindios, p. 24.

[6] Ibid. p. 15.

[7] Ibid. p. 14.

[8] Ibidem.

[9] Ibid. p. 23.

[10] Ibid. p. 43-44.

[11] http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/es/speeches/2007/may/documents/hf_ben-xvi_spe_20070513_conference-aparecida.html

[12] “El desarrollo histórico de la teología india y su aporte a la inculturación del Evangelio”, in Iglesia, Pueblos y Cultura, n° 48-49, Ed. Abya Yala, Quito, 1998, pp. 11 y 13 (https://digitalrepository.unm.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=1110&context=abya_yala) .

[13] Evangelizar desde los proyectos históricos de los otros: Diez ensayos de misionología, Ediciones Aya-Yala, Quito (Ecuador),1995, p. 150, 168, 179-180, 189.

[14] Ibid. p. 174, 176, 183 y 200.

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34 commenti

  • Marco Matteucci ha detto:

    Come ci fa sapere il lodevole Sandro Magister sul suo blog Settimo Cielo, il cardinale Robert Sarah, già prefetto della congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, lunedì 23 settembre scorso ha rilasciato un’intervista a Edward Pentin per il “National Catholic Register” nella quale esprime molte riserve in merito all’imminente sinodo per l’Amazonia, e in particolare sul documento preparativo preparato da Bergoglio.

    Nonostante ciò (essendo egli il solo cardinale del gruppo di coloro che bocciano l’Instrumentum Laboris a partecipare al sinodo), dopo aver evidenziato le non poche “anomalie” e le possibili conseguenze negative d questa assemblea ecclesiale, pur tuttavia si dichiara fermamente convinto delle reali buone intenzioni del papa; Queste sono le sue parole:
    “Dobbiamo innalzare un baluardo di preghiere e sacrifici in modo che nessuna breccia giunga a ferire la bellezza del sacerdozio cattolico. Sono convinto che mai papa Francesco permetterà una simile distruzione del sacerdozio. Al suo ritorno dalla giornata mondiale della gioventù di Panama il 27 gennaio 2019, ha detto ai giornalisti, citando questa frase del santo papa Paolo VI: “Preferisco dare la vita prima di cambiare la legge del celibato”. Ed ha aggiunto: “È una frase coraggiosa, in un momento più difficile di questo, nel 1968-70. Personalmente, penso che il celibato sia un dono per la Chiesa. Secondo, io non sono d’accordo di permettere il celibato opzionale”.

    Da un po’ di tempo quando leggo le ormai rare dichiarazioni di questo eminente porporato guineano, “desaparecido”, mi ritorna alla mente una celebre poesia di Trilussa dal titolo emblematico:
    ER LIBBERO PENSIERO

    Un gatto bianco, ch’era presidente
    der circolo der Libbero Pensiero,
    sentì che un gatto nero,
    libbero pensatore come lui,
    je faceva la critica
    riguardo a la politica
    ch’era contraria a li principi sui.

    “Giacché num badi a li fattacci tui,
    – je disse er gatto bianco inviperito –
    rassegnerai le propie dimissione
    e uscirai da le file der partito:
    ché qui la pôi pensà libberamente
    come te pare a te, ma a condizzione
    che t’associ a l’idee der presidente
    e a le proposte de la commissione.”

    “E’ vero, ho torto … ho aggito malamente”
    – rispose er gatto nero –
    e pe’ restà ner Libbero Pensiero
    da quela vorta nun pensò più gnente.

    (Carlo Alberto Salustri in arte Trilussa)

    …Chissà come mai!

    “Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio”. (Luca 9, 62)

    http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2019/09/26/amazzonia-altri-tre-cardinali-bocciano-il-documento-base-del-sinodo/

      • Marco Matteucci ha detto:

        Caro direttore lei sa quanto io la stimi, però in coscienza mi deve dire dove l’errore viene chiamato con il proprio NOME E COGNOME?
        Questo è un giochino che ha cominciato a stancarmi!
        Si denuncia l’errore ma si tace l’errante o quanto meno non lo si affronta in modo diretto.
        ” Ma quando Cefa venne ad Antiochia, mi opposi a lui a viso aperto perché evidentemente aveva torto.” (S,Paolo seconda lettera ai Galati)
        In tutta onestà le pare che l’agire del card. Sarah (e di altri) sia altrettanto diretto?

        • Marco Matteucci ha detto:

          Loro temono uno scisma che sottotraccia è già in atto, Bergoglio NO! NON LO HANNO ANCORA CAPITO?

          • Marco Matteucci ha detto:

            Bergoglio non decide LUI … ESEGUE, A OGNUNO IL SUO COMPITO!
            Se non verranno approvate tutte le eresie contenute nel documento di preparazione sarà soltanto perché gli attizzatori si sono resi conto che la pentola è in ebollizione e rischia di esplodere e quindi opteranno per abbassare la pressione. Però se non si licenziano i cuochi o si cambia la pentola, temo che prima o poi saremo costretti a raccogliere i cocci!

  • IL CORRIERE AMAZZONICO ha detto:

    Caro Tosatti
    Ho letto il suo articolo sulla solita manfrina Marx – Bergoglio che, come al solito, per un po’ e fintamente, si pongono in contrasto per poi, alla fine, far passare tutto…

    Complimenti e grazie.
    Avrei, però, in merito una domanda da porle:
    Secondo lei come mai stanno mettendo in piedi questa ennesima pantomima, quando il cosiddetto Sinodo Amazzonico, anch’esso completamente in mano ai presuli tedeschi, già sappiamo cosa produrrà e aprirà la porta alle stesse identiche istanze che Marx e Co vogliono far passare in terra renana?
    Perché spingere addirittura con due Sinodi nella stessa direzione, quando sanno già che l’avranno vinta anche solo con uno?

    • wp_7512482 ha detto:

      Non lo so. Posso solo pensare che i tedeschi da un parte non riescano più a tenersi, e dall’altra che comunque due invece di uno fanno apparire le “necessità” più impellenti.

      • anonimo verace ha detto:

        Forse i tedeschi non si fidano sufficientemente del Sinodo amazzonico e pensano di provvedere in proprio, se il cosiddetto sinodo amazzonico dovesse intimorirsi . E partorire un topolino anzichè la revoluccion

  • jhonny ha detto:

    a rigor di logica .Puramente secondo la razionalità UMANA E SENZA AGGANCI CON LA FEDE:Se vogliamo ripristinare la cultura ,la storia l’habitat degli “Indios”.a maggior ragione in Italia dovremmo volere lecitamente la conservazione della Cultura Italica e la salvaguardia del povero Popolo Italiano.Proprio ciò contro cui il gruppo dei docenti Vaticani rema contro……….(penso specialmente all’immigrazione voluta ad ogni costo,ai fanatismi della “multiculturalità,alle spinte per questo dannato gruppo di governanti panUE,collocati antidemocraticamente soprattutto a spintoni di un certo clero……

  • deutero.amedeo ha detto:

    Dalla tragedia alla commedia, dalla commedia alla farsa il passo è breve. Lasciamoli fare perché ” se il Signore non costruisce la casa , invano vi faticano i costruttori ” (Sal 126(127), 1).
    In questo Sinodo di Signore c’è n’è assai poco.

  • giandreoli ha detto:

    “Rievangelizzare!”: è l’impegno che il santo Papa Giovanni Paolo II ha dato alla Chiesa del terzo millennio, invitandola a “Risalire alle Radici”. Ma dove trovare le antiche radici alle quali ispirarci? Cercarle nell’imminente Sinodo Amazzonico dedicato in prevalenza a problemi etno-ecologici e dibattuto per varie sue ambiguità sarebbe solo un cercarle a vuoto dove non sono, e una perdita di tempo. Ce le indicano invece san Giovanni Paolo II, che ha tracciato la via della rinascita (vedi le Encicliche sul Terzo millennio e i due Sinodi sulla Chiesa in Europa) e, dopo di lui, il magistero di Benedetto XVI, il Papa che, con la scelta del nome, ha voluto ispirare il suo pontificato a san Benedetto da Norcia, il monaco Protettore dell’Europa cristiana. Ritroviamo le Radici, e da loro, la continuità con la Tradizione Apostolica, risalendo a tre grandi epoche e ai loro Santi: l’epoca dei Martiri, testimoni fino al sacrificio della vita e “semi di nuovi cristiani”; l’epoca dei Padri e Dottori della Chiesa, strenui difensori della fede e della vita morale nei confronti delle dottrine eretiche e dei costumi pagani; l’epoca del Monachesimo, autore di una fioritura spirituale, liturgica, umanistica, artistica e sociale che, disseminata a sua volta nelle nazioni europee, ne ha promosso la cultura, le istituzioni, l’istruzione, l’amore alla natura e il sano vivere. Le radici della cultura Amazzonica, sono nel paganesimo figlio della “Madre terra” (citata più volte nell’Instrumentum L), le radici della fede cristiana sono nel Figlio della “Madre di Dio” (mai citata). Con tutto il mio rispetto per le popolazioni amazzoniche (in primis per i cattolici, fratelli nella fede) e per la Chiesa, ma anche in tutta libertà e sincerità.

  • Luthien ha detto:

    si potrebbe dire che l’esito del Sinodo è scontato , e già scritto il documento finale come , posto il contenuto dell’ordinanza di rimessione, la sentenza della Corte costituzionale italiano che ha depenalizzato l’aiuto al suicidio e spalancato le porte alla morte. per tutti.

  • Luciano Motz ha detto:

    Certamente il Signore non permetterà che il suo Corpo Mistico venga violato da una banda di apologhi.

  • TITTOTAT ha detto:

    Parole, parole, parole. I buzzurri amazzonico hanno il diritto di non elevarsi spiritualmente e voi di precipitare, legati al vostro papa , con loro.
    Spezzate i legami con questo dimonio.

  • antonio cafazzo ha detto:

    Ieri, la Vergine, stanca di non essere ascoltata in Anguera, si è fatta vedere nell’Onu e angosciata ha lasciato un messaggio minaccioso, apocalittico, finalmente esaudito. Santa Marta, confermando l’apparizione, ne autorizza il culto.
    PS. Non me ne abbia a male “I Love Anguera”. E’ uno sfottò alla vomitevole gre/cretineria dominante OltreTevere meritevole di un altro Diluvio (che l’Arrogante non legge o se legge se ne straimpipa).

  • LUCIA DI FATIMA ha detto:

    Bei tempi quando Dio si rivelava in Cristo,
    purtroppo, poi, ha iniziato a rivelarsi unicamente nella storia,
    e come in ogni storia si è indissolubilmente legato ad un luogo.

    Israele ha conosciuto il suo Dio nel Deserto,
    l’Italia nel bosco santo del Casentino,
    gli Eschimesi lungo i ghiacciai,
    gli Indios nella Foresta Amazzonica.
    Ora, tutti questi luoghi, che hanno generato usanze e culture peculiari, sono luoghi Teologici, fonti ‘uniche e insostituibili’ di Rivelazione!

    A questo punto, però, c’è da chiedersi:
    anche se in forme e modi diversi, spesso contraddittori fra loro o addirittura aberranti, vedi cannibalismo, infanticidio, etc., si può parlare in tutte queste epifanie del divino dello stesso Dio?

    Risposta:
    Sì, perché il Deserto, il Bosco, gli Iceberg, la Foresta, sono tutti Dio!
    Ed ecco a voi la famosa unità superiore al conflitto, ve la presento, ora saremo un unico Popolo sotto un solo Pastore.
    Ovviamente per coloro ai quali non andrà bene questa cosmovisione, Gesù e qualche altro suo seguace superstite, la Croce è pronta, ed è pronta già da tempo!
    Inutile sperare di fuggire in un qualche luogo, il tempo si sa, è superiore allo spazio…

  • PezzoGrosso ha detto:

    Caro Ureta ( ci conosciamo , ma non posso manifestralo) , legga La Verità di oggi , pag 43 ; -La BUFALOLOGA SHIVA CONSULENTE DEL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE – Costei ( nota buffoncella utopica ) è una degli invitati anche al convegno di Assisi 2020 -Economy of Francesco- , insieme a Jeffrey Sachs ed altri illustrissimi bufalologi. Quello che è curioso è che COSTORO SONO INVITATI E PAGATI SIA DAL VATICANO CHE DAL GOVERNO ATTUALE DI CONTE . Sorpreso ?

    • giovvi ha detto:

      i governanti in alto loco(e,di riflesso qualche tapino della “base”),sia religiosi che civili si stanno scatenando,guidati da satanasso in prodezze amorali e in sperperi assurdi di denaro pubblico che ramazzano più o meno coattamente dal Popolo.Popolo che sudando,faticando è sempre più bistrattato,disonorato da questi “rappresentanti” e “pastori” succubi e vittime,strumenti di Satana.

  • Fabio ha detto:

    Bergoglio sta attuando il piano distruttivo per il quale è stato messo lì

  • dal Vangelo di Giovanni ha detto:

    capitolo 3, versetti 16-21

    Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.
    Dio non ha mandato il Figlio nel mondo, per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di Lui.
    Chi crede in lui non è condannato ; ma chi non crede è già stato condannato , perché non ha creduto nel nome dell’Unigenito Figlio di Dio.
    E il giudizio è questo : la luce è venuta nel mondo , ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvage.
    Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere.
    Ma chi opera la verità viene alla luce perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio.

  • Pier Luigi Tossani ha detto:

    Grazie. Interessante e documentatissimo.

    Resta solo da vedere se i padri sinodali subiranno passivamente tutti questi abomini sinodali, come hanno fatto per i famigerati sinodi sulla famiglia e sui giovani, o se li respingeranno al mittente.

    In ogni caso, facciano come vogliono – verrà, comunque, il Giorno del Giudizio. Noi abbiamo sempre il CCC.

  • Donna ha detto:

    Scusate una cosa sarà forse troppo semplicistica ma mi chiedo ,un papà è capo supremo della chiesa e può decidere se indire un concilio se non indirlo, se fermare un sinodo.. eccetera , perché è a capo supremo della chiesa .
    Ora se l’istrumento laboris ,come rilevato da alcuni cardinali e vescovi e sacerdoti, così come impostato è eretico, (e non riprendo tutto ciò che è stato già ampiamente detto), la mia domanda è :
    se Bergoglio non interviene nella modifica o annullamento di tale documento che è alla base del prossimo sinodo amazzonico, è colpevole di eresia? Chiedo di capire, perché si continua a denunciare l’eresia e l’apostasia nella e della Chiesa, come se fosse un fenomeno che non ha padrone,nome e cognome, per me se l’unico che può fermare tutta questa devastante deriva non agisce è responsabile, e di conseguenza si pone al di fuori .

    • giovvi ha detto:

      concordo.Il Papa è infallibile solo quando parla “ex cathedra”,su argomenti strettamente legati alla Fede.Non quando fa politica o si intromette da incompetente nelle scelte ecologiche,sociali ecc.
      Difficile e sottile è la distinzione nel giudicare…….
      Poi ci sono tutte le profezie,da Emmerick,a Cornacchiola,a Padre Pio (almeno 30 più le locuzioni della Madonna…) che,tutte concordi sono nell’indicare i nostri tempi come i tempi dell’apostasia della Chiesa incominciando proprio dalle alte sfere.Dobbiamo pregare intensamente e sempre più di frequentemente perchè la CHiesa si rimetta presto in carreggiata ,come ci dice Gesù:”non perirà MAI”.

  • Maria Cristina ha detto:

    https://gloria.tv/article/RDnZSEVkHVcD22NK3MgZJuHyt

    “L’infanticidio indigeno è un atto senza testimoni. Le donne vanno da sole nella foresta. Lì, dopo la nascita, esaminano il bambino. Se questi ha una disabilità, la madre torna al villaggio da sola.

    La pratica si verifica in almeno 13 gruppi etnici indigeni in Brasile, principalmente in tribù isolate come i Suruwahas, Yanomami e Kamaiurás. Ogni gruppo etnico ha una credenza che porta la madre ad uccidere il neonato.”

    Il Verbo, il LOGOS si è fatto carne anche per loro per le tribù amazzomiche, i missionari cattolici hanno portato a queste popolazioni la luce mite del LOGOS, gli odierni teologi invece vogliono ripiombarli nelle tenebre dell’ignoranza e della superstizione

  • Maria Cristina ha detto:

    Una cosa non e’ chiara: perche’ riabilitare ed “ includere”:solo i culti tribali amazzonici? Il discorso ( delirante) di Eleazar Lopez dovrebbe allora essere esteso anche ai culti animistici dell’ Africa, anch’ essi contraddistinti dal culto degli spiriti, dai sacrifici umani, dal cannibalismo rituale, e anche all sciamanesimo asiatico, mongolo e tibetano , che fu spazzato via dal buddismo in questo simile alla conquista cattolica, ma che persiste ancora in centri isolati del Tibet del nord ai confini con la Cina. Insomma tutte le forme di sciamanesimo, di culto degli spiriti e dei demoni, tutti i riti superstiziosi e spesso cruenti, tutte le forme religiose finora definite pre-cristane, dovrebbero ritornare in auge . Perche’ solo l’ Amazzonia?
    Temo che questa deriva portera’ a dover parlare tra pochi anni non piu’ di post-Cristianesimo, ma di pre-Cristianesimo redivivo.
    Altro che regresso sarebbe una vera e propria degenerazione del livello di civilta’ E di cultura religiosa. Anche chi non e’ cattolico dovrebbe tremare a questa prospettiva:se tornano gli sciamani e gli spiriti e i demoni e i riti vodooo, se si abbandona il LOGOS, la razionalita’ Unita alla fede, Fides et radio l’ intera comunita’ umana regredirebbe. Non sarebbe decrescita felice ma infelice decadenza e rovina.
    Siamo davvero in pieno Kali-yoga, nell’ epoca nera.

    • TITTOTAT ha detto:

      È un anno che io rivendico il diritto di avere un sinodo sugli uliveti, le vigne e i campi di grano, specialmente con la crisi agricola che c’è nella mia regione e si rischia di perdere davvero interi paesi con le antiche tradizioni religiose e per di più quelle coltivazioni sono davvero un luogo teologico.

  • Enrico66 ha detto:

    Quel che si sta preparando in Vaticano, più che un Sinodo, pare un Sabba.

  • Gara di epitaffi ha detto:

    (14)
    JORGE MARIO BERGOGLIO
    Qui giace il grande apostata
    che tentò di diluire la Chiesa Cattolica
    nella grande Ammucchiata Ecumenica e Interreligiosa.

  • Boanerghes ha detto:

    Ripeto: obbedienza in tutto eccetto al peccato.
    Se il sinodo sarà contro la dottrina tradizionale, non va seguito.
    Ormai è chiaro come la lotta sia contro le forze delle tenebre, come dice chiaramente S. Paolo.