DISPACCI DALLA CINA. HONG KONG, “CONSEGUENZE POTENZIALMENTE CATASTROFICHE”

10 Agosto 2019 Pubblicato da --

 

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, il Maestro Aurelio Porfiri ci ha mandato dei Dispacci dalla Cina pervasi di drammaticità, per come si sta venendo a configurare la situazione a Hong Kong, in seguito alla polemica per la controversa legge sull’estradizione, e quanto ne è seguito. Buona lettura.

Hong Kong, inizio agosto 2019

Non userò giri di parole: la situazione di Hong Kong per come si è venuta a configurare in questi primi giorni di agosto è di straordinaria gravità. Come ha detto il capo dell’esecutivo di Hong Kong Carrie Lam, in questo caso giustamente, le proteste stanno andando di molto oltre la contestazione della legge sull’estradizione. È esploso un bubbone e le conseguenze sono potenzialmente catastrofiche. Yonden Lhatoo, capo delle notizie per il South China Morning Post, ha postato il 4 agosto in Facebook un video degli scontri con questo commento: “Nessun riposo per manifestanti, polizia o giornalisti. Non so quanto ancora tutti possano andare avanti così. Oggi è stato il giorno più folle di sempre, anche se, naturalmente, il giorno successivo potrebbe essere anche peggio”. E a questo peggio ci dobbiamo preparare.

Ci sono vari elementi da considerare: il governo è oramai completamente sfiduciato agli occhi della gente di Hong Kong. Carrie Lam ha confessato che gli viene chiesto di non presenziare ad eventi perché gli organizzatori non possono garantire la sicurezza e devono pagare un’assicurazione altissima. Ma c’è un’alternativa possibile a questo governo? No, in quanto tutti i governatori da Tung Chee-hwa, il primo governatore cinese dopo il ritorno di Hong Kong alla Cina, sono stati ferocemente contestati. Non c’è un’alternativa sotto il presente sistema. Quindi le dimissioni di Carrie Lam, a cui non si può negare la sciagurata gestione di tutto questo affare, non risolverebbero il problema e aprirebbero un altro fronte.

Coloro che protestano mostrano che la legge per l’estradizione, di fatto abortita, è servita da detonatore per dare voce ad una frustrazione molto più ampia e molto più profonda. Contro un governo che non è visto come una garanzia degli interessi dei cittadini di Hong Kong ma più degli interessi dei padroni di Pechino, contro la Cina in cui non si riconoscono (essere cinese non significa essere comunista). Poi c’è una situazione sociale esasperata da un mercato immobiliare con prezzi impossibili per chiunque svolga un lavoro con un normale stipendio.

Poi ci sono ora gli oppositori di quelli che protestano, gente armata di bastone che attacca all’improvviso i manifestanti. Molti di questi sono stati arrestati e la polizia stessa ha dichiarato che hanno collegamento con le triadi, la mafia cinese. Chi ha pagato questa gente per far salire il livello della provocazione? Gli scontri del 4 agosto, di cui esistono testimonianze filmate sono la chiara testimonianza che si incammina verso una guerra civile, se non interverranno fatti intermedi.

https://mail.google.com/mail/u/0/?tab=wm0&ogbl#inbox/FMfcgxwDqdzqlmCLvbcdWtxxWJxXZcxH?projector=1

Poi c’è l’elefante nella camera, la Cina. Ma di quale Cina stiamo parlando? Perché molti non sono sicuri che tutto quello che è successo è stato orchestrato dal potere centrale. Ma pensateci, in un momento in cui la Cina ha le mani in pasta dappertutto, quale convenienza ha di mostrare al mondo una repressione come quella che, se non ci sarà qualche cambiamento, si prefigura a Hong Kong? Guardate che la Cina ha tutto da perdere. Pensate solo all’ondata mondiale di sdegno che andrebbe ad intaccare gli interessi economici della Cina, che sono enormi, in giro per il mondo. Eppure se la situazione non ha una evoluzione positiva, al momento non in vista, come possono fermare questa rivolta?

 

La diocesi di Hong Kong organizza Messe per pregare per la pace con il vescovo ausiliare Joseph Ha, ma cerca di mantenere un atteggiamento prudente con la nota eccezione del Cardinale Joseph Zen. Ma penso ci sia la percezione di trovarsi sull’orlo di un abisso. In un comunicato stampa del 22 luglio denunciavano con forza le violenze compiute dalle bande organizzate (triadi?) contro i manifestanti di Hong Kong. E certamente c’è stato un avvicinamento fra la diocesi e la parte pacifica dei manifestanti. Ma ora è un tutti contro tutti. L’atteggiamento del Vaticano, mi sembra, è prudente. Certamente la partita per loro si gioca anche sul tavolo del rapporto (travagliato) con il governo cinese grazie all’accordo provvisorio del settembre 2018. La Cina non tollera ingerenze straniere, questo lo abbiamo sentito in tutte le salse in questi giorni, con riferimento alla situazione di Hong Kong. Quindi, con le mani legate in questo modo, è difficile dire qualunque cosa.

Prego per Hong Kong a cui mi legano motivi familiari e affettivi importanti. I prossimi giorni saranno importanti per capire la direzione in cui la città è diretta: la riconciliazione o la rovina.



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5 commenti

  • MARIO ha detto:

    Formulo una mia ipotesi, non so quanto verosimile o rispondente alla realtà.
    Hong Kong è diventata il rifugio non solo dei dissidenti ma anche dei delinquenti cinesi, che in patria rischierebbero la pena capitale. E allora la legge sull’estradizione sarebbe la loro rovina (per questo forse anche le triadi hanno tutto l’interesse ad alzare il livello dello scontro); in caso contrario invece Hong Kong rischia di diventare un covo di briganti cinesi.
    Un bel dilemma per una governatrice, peraltro cattolica, alla quale penso interessi principalmente la tutela della sua popolazione onesta.
    Ma alla Cina probabilmente interessano più i dissidenti (maggiormente liberi fuori casa di fare propaganda) che i delinquenti (di cui magari hanno piacere di liberarsi).
    E allora forse questa legge potrebbe essere accettata se l’estradizione si potesse fare non su richiesta della giustizia cinese, ma su iniziativa della giustizia di Hong Kong, con il consenso della Cina. Così Hong Kong potrebbe liberarsi dei delinquenti cinesi che lì trovano rifugio e salvaguardare invece quelli dissidenti.
    Spero di non aver detto castronerie o cose scontate; se del caso, chiedo venia.

    • Iginio ha detto:

      Diciamo che non ha capito: i delinquenti aggrediscono i manifestanti, non sono con i manifestanti. Stanno dall’altra parte, insomma. Chiaro?

      • MARIO ha detto:

        Aurelio Porfiri dice: “Chi ha pagato questa gente per far salire il livello della provocazione?”.
        Mi sembra di capire che più aumenta l’attacco ai manifestanti, da qualunque parte provenga, e più si favorisce il perdurare e l’incremento delle manifestazioni; il che aumenta la probabilità che la legge sull’estradizione venga definitivamente archiviata, a tutto vantaggio anche dei delinquenti cinesi che si rifugiano a Hong Kong.
        Saluti.

        • Iginio ha detto:

          E quali sarebbero i delinquenti che si rifugiano a Hong Kong? Ma lei sa che in Cina la criminalità organizzata esiste da sempre? Crede forse che il partito al governo non ne sia coinvolto? O che sia composto di angioletti? E’ al corrente di come sia nata questa protesta? Lo sa che l’estradizione da Hong Kong alla Cina colpirebbe i reati di opinione, come è già successo ad alcune persone (giornalisti e librai) dapprima “scomparse” dalla città e poi riapparse in carcere in Cina? Insomma, si è minimamente informato, prima di sputare sentenze con l’ermeneutica da quattro soldi delle parole di Porfiri?
          Mah…

  • Anima smarrita ha detto:

    La Cina non tollera ingerenze e il Vaticano, opportunamente (?) resta prudente. Ma non ha Bergoglio una soluzione anche per questa situazione? Già: lui è esperto solo in questioni europee e, ancor di più, italiane! Per tutto il resto: un “religioso” silenzio e …via, aspettando di raccogliere i frutti dell’ Accordo…segreto; sempre nel rispetto di chi riesce a neutralizzare “indebite” interferenze. Chissà, forse, una preghiera … con la mente e con il cuore attraversati da troppe preoccupazioni.