LUCA DEL POZZO: PERCHÈ BENEDETTO HA RAGIONE, E SBAGLIANO SIA I NOVATORI CHE I TRADIZIONALISTI.

20 Aprile 2019 Pubblicato da --

Marco Tosatti

Cari Stilumcuriali, Luca Del Pozzo ci ha scritto una riflessione molto ricca e interessante sulla situazione della fede e della Chiesa, partendo dal saggio di Benedetto XVI scritto per il summit vaticano sugli abusi. Buona lettura.

Ο Ο Ο

Caro Tosatti,

anche se si è detto e scritto molto sugli “Appunti” del Papa emerito in tema di  abusi sessuali nella Chiesa, ci sono un paio di aspetti a mio avviso importanti e rivelatori di come stiamo (mal)messi, su cui vorrei sottoporle qualche considerazione. Il primo riguarda il tratto comune a molte, direi quasi tutte, delle critiche di stampo progressista – in alcuni casi sguaiate e irriverenti – che sono state rivolte a Benedetto XVI. Il fatto cioè che puntando il dito contro il ’68 Joseph Ratzinger non avrebbe visto, o voluto vedere la luna, ossia che la pedofilia nel clero c’era ben prima del ’68, e che quindi le cause del fenomeno vanno ricercate altrove (leggasi: nella Chiesa, nella sua dottrina, nelle sue strutture eccetera eccetera eccetera). Curiosamente (ma non troppo), in questa critica riecheggia lo stesso miope atteggiamento di chi, proprio negli anni in cui deflagrava la Rivoluzione sessuale, non s’accorse di ciò che stava accadendo. Non s’accorse cioè del “salto qualitativo” rappresentato dal ’68. Per cui è vero che, si prenda ad esempio la pornografia, essa c’era anche prima del ’68; ma mentre prima – questo il punto – era diffusa sottotraccia e socialmente condannata, dopo il ’68 la situazione si rovesciò (non a caso si parla di “rivoluzione” ) e ciò che era male divenne bene, o se non bene tout court in ogni caso venne meno lo stigma sociale. Un fenomeno, questo, che già all’epoca era stato messo a fuoco con straordinaria lungimiranza da Augusto Del Noce; in un articolo dell’aprile 1969 intitolato “Disgregazione: la «pornocrazia»e la morte degli ideali”, il fiosofo cattolico sottolineava che “quel che fino a ieri era considerato, non dirò come peccato dal punto di vista religioso, ma come vizio dal punto di vista laico, oggi è normale; la protesta è tenuta come espressione di anormalità”. Non solo. “Ma quel che pù stupisce – proseguiva Del Noce – è la timidezza con cui protesta la Chiesa cattolica. Siamo davanti a un rovesciamento totale che significa negazione della stessa dimensione religiosa; di più, bestemmia esplicita dei dogmi specificamente cattolici; e quel che vediamo sono soprattutto dei preti che reclamano il «diritto al sesso», dei teologi che raccomandano la «comprensionee l’ «apertura al mondo moderno», degli ecclesiastici preoccupati di avanzare ogni altro nel lodare i prodotti più blasfemi dell’industria culturale”. Non credo servano ulterori commenti, anche guardando all’attualità. E’ esattamente in questo contesto – ciò su cui si appunta giustamente l’analisi del Papa emerito – che anche la pedofilia è stata “sdoganata”. E’ vero, gli orchi e gli abusatori seriali tra le fila del clero c’erano anche prima del ’68. Ma intanto va detto che se questa piaga (sulla quale in ogni caso ci sarebbe molto da dire, con buona pace di certa narrativa mainstream) ha assunto le dimensioni che risultano dalle cronache di questi ultimi decenni ciò è accaduto  – appunto – dopo e non prima il ’68; secondo, e cosa più importante: il dilagare del fenomeno è stato possbile perchè c’è stato, e c’è tuttora, un brodo di coltura che l’ha favorita e la favorice (leggere per credere “Unisex”, in particolare il capitolo 9 su “Ideologia gender e pedofilia, documentatissimo saggio scritto a quattro mani da Enrica Perucchietti e Gianluca Marletta). Motivo per cui risulta sempre piuttosto indigesta l’ipocrisia laicista che vuole la pedofilia un orientamento sessuale come gli altri salvo poi stracciarsi le vesti quando questo orrendo peccato riguarda qualche uomo di Chiesa. Vengo ora al secondo aspetto che mi preme sottolineare, questa volta in merito ad una critica allo scritto di Benedetto XVI proveniente invece dai settori cosiddetti tradizionalisti. Gli appunti del Papa emerito sono stati infatti l’occasione per rintuzzare una polemica mai sopita nei confronti del Concilio Vaticano II, visto come l’origine del cedimento della Chiesa nei confronti del mondo e di tutto ciò che di male è venuto dopo. A ben vedere, è una critica che non sta in piedi. Checchè ne dicano i suoi detrattori il Vaticano II è stato e resta un evento straordinario in cui lo Spirito ha realmente parlato alla Chiesa suscitando un’azione di rinnovamento nella, non contro né oltre la tradizione – come ebbe a sottolineare proprio Benedetto XVI nel memorabile discorso alla Curia romana del 22 dicembre 2005 – che in parte recepì le istanze di rinnovamento biblico, liturgico e teologico degli anni precedenti, in parte ne suscitò di nuove.

Grazie al Vaticano II è stata rimessa al centro della vita dei fedeli la Parola di Dio (Dei Verbum); è stata varata una riforma liturgica (Sacrosanctum concilium) dove la Messa è non è più un assistere passivamente ad un rito, ma partecipazione attiva, personale e allo stesso tempo comunitaria al Mistero pasquale di Cristo, ovvero sacrificio, cioè morte, e Resurrezione, cioè vita (resurrezione senza la quale, vale la pena ricordarlo, l’intera impalcatura della fede cattolica crolla come un castello di carte); è stata riproposta, tornando alle fonti, un’ecclesiologia (Lumen Gentium) dove la Chiesa è Corpo di Cristo e popolo di Dio, all’interno della quale ciascun fedele, in virtù del battesimo, partecipa all’unico sacerdozio di Cristo, senza nulla togliere al sacerdozio ministeriale riservato esclusivamente ai presbiteri. Col risultato di mandare in soffitta la vecchia concezione verticistica e piramidale che vedeva il clero alla sommità, e di desacralizzare – ciò che per molti, allora come oggi, è il vero problema – la figura del prete, e di affermare al contempo il ruolo del laicato, non più mero ricettore o utente passivo, ma protagonista attivo. Un cambio di prospettiva che dopo oltre mezzo secolo una buona fetta del clero (e non solo) fa ancora fatica ad accettare, fermi come sono ad una visione del sacerdozio come potere e non come servizio. Tre riforme – biblica, liturgica, ecclesiologica – che non hanno scalfito di una virgola la Tradizione (altro sono “le” tradizioni, quelle sì suscettibili di cambiamenti), e che allo stesso tempo hanno posto le premesse perché il cristianesimo entrasse nella vita concreta, umana ed esistenziale, degli uomini e delle donne del suo e nostro tempo. E senza dimenticare che in quegli stessi anni lo Spirito che soffiava nella basilica di S. Pietro – sapendo già cosa sarebbe accaduto di lì a poco – era all’opera per suscitare quei carismi laicali dove molte delle istanze del Concilio trovarono attuazione, e che ebbero la missione di puntellare la Chiesa quando arrivò la tempesta. E’ vero, durante e dopo il Vaticano II ci furono sbandamenti, eccessi ed errori. Ma ciò non accadde a causadel Conciliobensì nonostanteil Concilio e sulla base di una precisa lettura del Vaticano II, facente capo prevalentemente alla Scuola di Bologna, che lo ha interpretato a mo’ di cesura col passato e l’inizio di una nuova era. Col risultato che che più d’uno si sentito autorizzato a vivere e pensare la Chiesa come se il Concilio fosse l’anno zero, in nome del quale si potevano (e forse si dovevano) mutuare acriticamente categorie e forme della modernità per apririsi al mondo e stare finalmente al passo con i tempi. Fu così che nacque il Vaticano secondo…me, secondo te, secondo noi. I risultati li conosciamo bene: crisi delle vocazioni e seminari svuotati; crisi del sacerdozio e conseguente abbandono dello stato clericale da parte di tantissimi preti, alcuni dei quali per stare vicino al popolo, come si diceva allora, smisero la talare per andare in fabbrica (sul punto, sarebbe interessante sapere quanti, dopo aver lasciato il sacerdozio, rimasero a fare l’operaio, ma questa è un’altra storia…); bizzarrie e amenità liturgiche di vario genere (messe beat, ecc.); smottamenti in campo morale – esemplare in tal senso la battaglia contro l’Humanae Vitae di S. Paolo VI – e dottrinale (come le varie teologie della liberazione e, più in generale, il tentativo, teorico e pratico, di tenere insieme Cristo e Marx, che in ambito politico sfociò in quel fenomeno devastante sotto tutti i profili che va sotto il nome di catto-comunismo, praticamente un ossimoro); e ancora, crisi del principio di autorità (le cui conseguenze, ad esempio nel campo educativo con l’esperienza di don Milani, sono sotto gli occhi di tutti). Ma un conto è denunciare gli errori, altro è buttare il bambino con l’acqua sporca, come fanno i nostalgici dei (presunti) bei tempi andati, convinti che sia sufficiente riportare le lancette dell’orologio alla Chiesa pre-conciliare affinché l’uomo contemporaneo, sazio e disperato (copyright card. Biffi), possa innamorarsi di Cristo con la messa tridentina (in latino, che la gente non capisce), il catechismo di S. Pio X (intellettualistico e nozionistico, per nulla biblico ed esistenziale), la pastorale sacramentale (che presuppone una fede che spesso non c’è più) e tutto l’armamentario delle pratiche di pietà e di una morale casuistica lontana anni luce dalla sensibilità contemporanea. O chi, partendo da una prospettiva opposta, vagheggia addirittura un Vaticano III per riprendere e sviluppare le istanze riformatrici all’insegna del vero “spirito” del Vaticano II, tradito soprattutto dai pontificati di S. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Il merito principale dello scritto del Papa emerito sta nell’aver rimesso al centro la domanda delle domande: “Quando il Figlio dell’Uomo tornerà, troverà ancora la fede sulla terra?” Alla fine, questo e solo questo è il problema. Problema che pone a sua volta una duplice questione: da un lato, il fine dell’azione ecclesiale, ovvero la coscienza di sé e della sua missione nel mondo che ha oggi la Chiesa; dall’altro, e strettamente congiunta con la prima, la questione circa il modo in cui la Chiesa interpreta la realtà contemporanea e, di conseguenza, i mezzi dell’azione pastorale. Ridotto all’osso, il refrain ricorrente – comune a tanta teologia contemporanea – è questo: le chiacchere stanno a zero, è con la realtà che dobbiamo fare i conti. E la realtà è che esiste, e non da oggi, una una spaccatura profonda tra ciò che la Chiesa dice e ciò che molti uomini e donne pensano (e soprattutto fanno).

Ora se questa è la situazione, dicono i novatori di ieri e di oggi, anziché domandarci il perché e il percome si sia arrivati a questo punto – un esercizio intellettuale magari interessante ma che ha un piccolo limite: in concreto non serve a nulla, dunque è inutile perdere tempo – dobbiamo piuttosto riflettere, interrogarci, scrutare i segni dei tempi per capire come colmare l’abisso, cioè come parlare in modo convincente di Gesù Cristo all’uomo contemporaneo. Il punto fermo di questo approccio è la presa d’atto che i tempi sono cambiati, e la Chiesa deve adeguarsi ai tempi andando incontro agli uomini e alle donne del suo tempo perchè è con questa umanità che dobbiamo sporcarci le mani. E se agli uomini e alle donne di oggi la fede e la morale cattolica, in tutte le loro declinazioni, stanno strette, innanzitutto il problema non è loro ma caso mai della Chiesa (laddove beninteso “problema” diventa sinonimo di “colpa”); secondo, e cosa più importante: se le cose stanno così, la Chiesa meglio farebbe a rimboccarsi le maniche per trovare il modo di non caricare sulla vita delle persone già provate da mille difficoltà fardelli che non possono portare. Insomma ciò che conta è seguire l’evoluzione, sapersi adattare alla scena cangiante del mondo, saper intercettare, assecondandole, le dinamiche di cambiamento della società. Ma – questo è il punto – sospendendo ogni giudizio sulla realtà. Anche sulla scia di una visione ecclesiologica secondo cui il cristiano, laico o ecclesiastico che sia, al pari di Cristo che, incarnandosi, è entrato nella realtà concreta degli uomini e con essa ha fatto i conti, è tenuto a sua volta a vivere nel mondo così come è (quasi come se il fatto dell’incarnazione sia più importante di Chi si è incarnato), l’analisi si riassume, ripeto, nella semplice “presa d’atto”: le cose stanno così e così, inutile stare a cincischiare se i tempi, il mondo e la società siano cambiati in bene o in male. E se per l’uomo contemporaneo – questo il passaggio successivo del ragionamento – l’asticella della dottrina e della morale è troppo alta, forse converrà riflettere se non sia il caso di abbassarla un po’, l’asticella, adattandola alla sua misura, se vogliamo davvero provare a recuperarlo o quanto meno a non perderlo del tutto.

Ma siamo proprio sicuri che sia questa la strada da percorrere? Non si corre seriamente il rischio che in questo modo ciascuno si sentirà legittimato a vivere come meglio crede, senza alcuna necessità di convertirsi e cambiare vita posto che la conversione è la dinamica essenziale della vita cristiana? Il testo di Benedetto XVI va dritto al cuore del problema: cosa vuole fare la Chiesa del terzo millennio: continuare nella missione che Cristo le ha affidato, che è quella di evangelizzare il mondo perché gli uomini si salvino abbandonando il peccato, o semplicemente  accompagnare l’uomo lungo la sua strada affiancandolo nella sua fatica quotidiana ma senza disturbare troppo e sempre agendo con discrezione, quasi che essere cristiani o no sia tutto sommato indifferente?

E allora, per dirla con Pascal, bien penser pour bien agir. Se davvero la Chiesa vuole provare a sintonizzare di nuovo sul Vangelo gli uomini e le donne del nostro tempo bisogna innanzitutto andare al cuore del problema, che al di là e oltre tutte le possibili manchevolezze e debolezze della Chiesa e dei suoi membri, che pure ci sono ma che costituiscono solo un aspetto (e pure marginale) della questione, è proprio la fede, come ha ribadito sempre Benedetto XVI nel libro-intervista “Ultime conversazioni”. O meglio, il fatto che nella società occidentale ormai da oltre mezzo secolo è in atto una profonda crisi di fede, che S.Giovanni Paolo II stigmatizzò con due parole precise: “apostasia silenziosa”. Ora la cosa interessante è che, in effetti, tutti (o quasi) sembrano essere d’accordo sul fatto che sia proprio questo il problema numero uno. Ma se sulla messa a fuoco della “malattia” c’è (abbastanza) consenso, è sulla “cura” da intraprendere che invece sembra non esserci molta chiarezza.

Perchè se da un lato la parola d’ordine che risuona in ogni consesso convegno dibattito o tavola rotonda è ri-evangelizzare, è altrettanto evidente che sembra mancare una comune visione circa il il modo di intendere la parola “evangelizzazione”, con conseguenze piuttosto gravi quando dal piano teorico si passa a quello pratico. Per rispondere alle sfide attuali non c’è altra via che provare a riaccendere la fiamma della fede nel cuore degli uomini. La Chiesa ha già dove attingere, senza bisogno di inventarsi nulla ed anzi rifuggendo la tentazione, sempre alle porte, di cercare improbabili mediazioni o soluzioni pastorali che rischiano di confondere ciò che è il bene per le persone con quello che gli individui pensano essere il bene per se stessi o, ancora peggio, con ciò che l’opinione pubblica chiede. In ogni generazione contro la tentazione di Aronne di mettersi dalla parte del popolo, c’è bisogno di un Mosè che scelga di stare dalla parte di Dio, guidando il popolo non dove il popolo vuole andare né tanto meno dove vuole lui, ma dove Dio vuole. Nella consapevolezza che tanto grave è la malattia, tanto più forte e incisiva dev’essere la cura. Se è vero, come è vero, che la crisi attuale è primariamente crisi di fede, la cura non è né fare marcia indietro né vagheggiare balzi in avanti, ma riprendere le fila del Vaticano II, quello vero. A questo scopo, risulta di straordinaria attualità il volume “Alle fonti del rinnovamento”, scritto nel 1972, dunque a ridosso degli eventi conciliari, dall’allora cardinale di Cracovia e futuro pontefice, Karol Wojtyla. Si tratta, per sua stessa ammissione, di un vademecum con cui Wojtyla intendeva illustrare ai fedeli della sua diocesi i frutti dell’insegnamento conciliare. Cardine dell’analisi, la categoria di “arricchimento della fede”, intesa come “partecipazione sempre più piena alla verità divina”, quale postulato fondamentale dell’attuazione del Vaticano II che Wojtyla identifica con il rinnovamento conciliare, a sua volta inteso come una tappa storica dell’autorealizzazione della chiesa. Attuare il Vaticano II vuol dire, in tale ottica, tradurre in atteggiamenti concreti quello che il concilio ha detto, cioè vivere in prima persona quell’arricchimento sia come approfondimento dei contenuti della fede sia come arricchimento della vita del credente, in senso cioè soggettivo, umano,  esistenziale. Il che vuol dire porre al centro di ogni pastorale l’annuncio del Vangelo, cercando di “accordare” le verità di sempre sulla lunghezza d’onda dell’uomo contemporaneo, in linea con quella “nuova evangelizzazione” da lui lanciata nel 1985 che non a caso è stata la bussola del suo pontificato e per la quale si spese in prima persona fino all’ultimo giorno della sua vita. Ciò che serve è tornare ad annunciare il Vangelo; con un linguaggio nuovo, più esistenziale, meno astratto e moralistico, ma lo stesso Vangelo di sempre, ovvero quelle poche parole racchiuse in quei quattro libriccini scritti da Marco, Matteo, Luca e Giovanni. Per rispondere alle sfide attuali la Chiesa ha già dove attingere, senza inventarsi nulla. E’ vero, i tempi sono cambiati, e la Chiesa deve stare al passo con i tempi. A patto però che questo non significhi adeguarsi allo spirito del tempo, né tanto meno alle mode o alle tendenze del momento. E avendo ben chiaro, come recita il Codice di Diritto Canonico, che la suprema lex della Chiesa è la salvezza delle anime. E’ per questo, non per altro, che Cristo ha patito quello che ha patito.

Luca Del Pozzo




Oggi è il 234° giorno in cui il pontefice regnante non ha, ancora, risposto.

Quando ha saputo che McCarrick era un un uomo perverso, un predatore omosessuale seriale?

È vero o non è vero che mons. Viganò l’ha avvertita il 23 giugno 2013?

Joseph Fessio, sj: “Sia un uomo. Si alzi in piedi, e risponda”.


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62 commenti

  • FABRIZIO GRASSONE ha detto:

    Condivido in toto ogni singola parola del Dal Pozzo
    Non è stato in se il Concilio V2 il problema, che fu davvero una Nuova Pentecoste. Fu – viceversa – un errata, sconvergente interpretazione da parte di un cospicuo numero di ecclesiali e teologi, soprattutto delle scuole bolognesi e fiorentine, foriere di un malinteso, falso attualismo.
    Sono pienamente concorde – pur non disprezzando affatto la Tridentina – sulla bontà della Liturgia riformata.
    Non condivido affatto che essa sia stata protestantizzata.
    Ha tutti i Canoni che rendono valida una Messa Cattolica.
    È solo più essenziale e partecipata attivamente a livello assembleare. E grazie a Dio.
    Si, perché quando quello Tridentina era il Rito ordinario della Messa, non di rado i Fedeli pregavano per conto proprio
    ( quando andava bene ), si addormentavano o uscivano per rientrare per assumere l’Eucarestia.
    Anche qui il problema non è la Costituzione conciliare ma gli abusi liturgici.
    Inoltre, le Chiese nei 70/80/90 erano piene, pur con la Liturgia riformata, che, come si saprà è comunque sempre in Latino, solo che viene concessa alle Diocesi la traduzione in vernacolare.
    Una soluzione potrebbe essere quella di celebrare il Canone ancora in Latino, e anche la Consacrazione, che sono le parti che se alterate invalidano la Messa.
    Credo poi, sia stato assolutamente necessario, nel solco della Tradizione, attualizzare i modi di evangelizzare.
    Giovanni Paolo II ha speso quasi tutto il Suo Magistero per la Nuova evangelizzazione. E non credo si possa tacciare di modernismo. Moderno si, modernista no. Idem Ratzinger.
    Francesco?
    Beh..premetto che trovo insopportabile la critica pregiudiziale nei confronti del Pontefice argentino.
    Certo..in alcuni casi è discutibile.
    Ha detto cose un po stucchevoli e dottrinalmente quasi eterodosse. Non però eretiche. Se si quali ?
    ( escludendo discorsi a braccio nei suoi documenti ufficiali non vi è traccia di eresia )
    Inoltre, i suoi detrattori lo accusano di non parlare mai di Inferno e neanche di Paradiso.
    Non è vero !
    Ne parla. E tanto.
    Magari è utile leggere ed ascoltare le sue omelie a Santa Marta o le Catechesi del Mercoledì.
    E allora perché le Chiese sono semi vuote ( contesto anche questo punto, ma diciamolo x buono ) e la Chiesa sta passando un periodo difficile ?
    Non servono dei fini teologi per capirlo.
    Nell’Apocalisse i salvati sono solo 144.000.
    Cifra certamente simbolica, ma che fa intendere che saranno gli eletti a salvarsi. Quelli che hanno resistito sino alla fine senza abbandonare la Barca di Pietro verso la deriva.
    Sono quelli che hanno resistito alle prove e che hanno creduto.
    Siamo di meno, certo. Ma chi oggi va in Chiesa non lo fa per conformismo o abitudine o addirittura per conversione più o meno forzata come ai bei tempi tridentini andati. Lo fa per vera Fede, pura e sincera.
    Meno quantità più qualita’.

    Buona Santa Pasqua

    • LucioR ha detto:

      «Si, perché quando quello Tridentina era il Rito ordinario della Messa, non di rado i Fedeli pregavano per conto proprio
      ( quando andava bene ), si addormentavano o uscivano per rientrare per assumere l’Eucarestia.»

      Ma che razza di commento è il suo?

      Io non so quanto lei sia vecchio. Io lo sono ed ho avuto la fortuna di assistere per più di vent’anni alla Santa Messa prima della riforma, e non mi è mai capitato di vedere cose simili.

      Ma ammesso che ci sia stato qualche episodio del genere questo si riferisce al cattivo comportamento di qualcuno; cosa c’entra il rito della Messa? Però baccanali (Ratzinger dixit) Col V.O. non se ne sono mai visti come invece capita nelle Messe NO. E prescindendo da quello che autorevolmente dice il Papa emerito scene scandalose ne vediamo spessissimo anche noi, e certamente anche Lei, a meno che col nuovo rito.… non sia Lei che dorme in chiesa. Anche su questo blog se ne mostrano e raccontano di tutti i colori. Tra tanti episodi a me personalmente è capitato di dover dire ad una persona che in chiesa, e soprattutto durante la Messa, non si fuma. Il tizio mi guardò con fare meravigliato, poi malvolentieri uscì dalla chiesa per continuare a fumare. Ma lo posso capire bene visto che le Messe N O sono dei “party ” dove si assume la “droga” (ancora Ratzinger dixit). Ma per cortesia!…

      P.S. – “Droga” ovviamente non in senso effettivo; in quanto a “party” e “baccanali”… anche questi non proprio… ma a volte… non so… (mi pare che in un altro post ci sia il caso di un prete ballerino; ma casi simili ce ne sono numerosissimi).

  • Gederson Falcometa ha detto:

    Dal maggio del ‘68 agli scandali o dal Vaticano II agli scandali?
    http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV2944_Padre-Ferraz-Costa_Dal_Vaticano_II_agli_scandali.html

  • Giov ha detto:

    “la Messa è non è più un assistere passivamente ad un rito, ma partecipazione attiva”, scusate ma mi sono fermata qui. Una simile affermazione rende inutile leggere il resto.

  • LucioR ha detto:

    Dal Pozzo dice:

    «… è stata varata una riforma liturgica (Sacrosanctum concilium) dove la Messa è non è più un assistere passivamente ad un rito, ma partecipazione attiva, personale e allo stesso tempo comunitaria »

    A parte il fatto che la rivoluzione (e non riforma) liturgica effettuata dopo il Concilio non ha affatto seguito le indicazioni del Concilio ma le ha disattese del tutto (e questo sarebbe giusto dirlo perché almeno su questo si libera il Concilio dalla responsabilità del tradimento effettuato), occorrerebbe ben specificare cosa s’intende per «assistere passivamente ad un rito». Qualunque sia il rito credo che assistervi passivamente dipenda dal soggetto e non dal rito; non solo, ma, ponendomi come esempio, io continuo a frequentare anche se con sofferenza le Messe in quanto so che nonostante tutto continua a rinnovarsi il miracolo eucaristico, pur se in una cornice inadeguata, e quindi non posso che seguirlo passivamente, e mi sentirei blasfemo se contribuissi a quell’attività (o per meglio dire attivismo) che molto spesso trasformano le celebrazioni in un party, o in un baccanale, per usare delle espressioni di Benedetto XVI.

    Per citare alcune considerazioni del Papa emerito, quando era ancora Cardinale:

    «La liturgia non è uno show, uno spettacolo che abbisogni di registi geniali e di attori di talento. La liturgia non vive di sorprese “simpatiche”, di trovate “accattivanti”, ma di ripetizioni solenni. Non deve esprimere l’attualità ed il suo effimero, ma il mistero del sacro. Molti hanno pensato e detto che la liturgia debba essere “fatta” da tutta la comunità, per essere davvero sua. È una visione che ha condotto a misurare il “successo” in termini di efficacia spettacolare, di intrattenimento. In questo modo è andato però disperso il “proprium” liturgico che non deriva da ciò che noi facciamo, ma dal fatto che qui accade Qualcosa che noi tutti insieme non possiamo proprio fare. Nella liturgia opera una forza, un potere che nemmeno la Chiesa tutta intera può conferirsi: ciò che vi si manifesta è l’assolutamente Altro che, attraverso la comunità (che non è dunque padrona ma serva, mero strumento) giunge sino a noi» (Cardinale Ratzinger in: Messori, Rapporto sulla fede, Edizioni Paoline 1985, Cap. VIII, pag. 130).

    E anche Giovanni Paolo II ebbe a dire:

    «La liturgia non è mai proprietà privata di qualcuno, né del celebrante né della comunità nella quale si celebrano i Misteri (Enciclica Ecclesia de Eucaristia, 52)».

    Se i due Papi hanno sentito la necessità di scrivere queste cose, e Giovanni Paolo II addirittura in un’Enciclica, evidentemente la degenerazione della liturgia a seguito della rivoluzione non si manifestava eccezionalmente in alcuni casi, altrimenti sarebbe stato sufficiente un richiamo non pubblico là dove si fosse presentata.

    Ma cito ancora il Papa emerito (so che gl’interventi lunghi sono letti malvolentieri, ma non posso farne a meno: è un tema troppo importante; anzi è quello fondamentale per la sussistenza della Chiesa cattolica):

    « I concetti portanti della nuova visione della liturgia si possono riassumere in questi termini-chiave: creatività, libertà, festa, comunità. […] Io mi accontento di addurre per questa “nuova” visione della struttura liturgica un testo scelto a caso che è rappresentativo di un intero genere letterario: “La liturgia non è un rituale sancito ufficialmente, ma una celebrazione concreta, essenzialmente strutturata dall’assemblea, con tutti i giochi del regolamento. La liturgia non è un culto oggettivo devozionale, proprio della chiesa […]”. Il pensiero fondamentale che è alla base di queste riflessioni è che la liturgia è celebrazione comunitaria, un atto in cui la comunità si forma e si sperimenta come comunità. Di fatto in questo modo la liturgia sia nella sua forma tipica che nell’attegiamento spirituale retrocede nella prossimità di un party » (J. RATZINGER, La vita di Dio per gli uomini, Jaca Book, Milano 2006; riportato in: J. RATZINGER – BENEDETTO XVI, Fede, Ragione, Verità e Amore – La teologia di Joseph Ratzinger – a cura di Umberto Casale, Lindau, Torino 2009, pp. 487-498)

    E dice ancora:

    « […] io posso rappresentare la libertà quando io sono effettivamente libero; altrimenti la rappresentazione della libertà diventa una tragica autoillusione. Io posso rappresentare la gioia quando il mondo e l’umanità danno veramente motivo di rallegrarsi. Ma lo fanno essi veramente? Quando queste domande vengono messe da parte il party, tentativo del mondo post-religioso di ritrovare la festa, diviene rapidamente una tragica mascherata. Perciò non è un caso che il party – ogni qual volta le persone abbiano cercato in esso la «redenzione», cioè l’esperienza della liberazione dall’autoalienazione, dalla costrizione del quotidiano e l’esperienza di una comunione che oltrepassi l’io – abbia sùbito oltrepassato i limiti dell’intrattenimento borghese per degenerare in baccanale. La droga che non viene presa isolatamente bensì deve essere celebrata insieme, deve operare il viaggio nel totalmente altro […]. Chi non si pone queste domande si muove in un mondo di finzioni la cui miseria artificiale non può essere superata neppure da patetiche declamazioni sul dolore dei popoli oppressi, declamazioni che non per caso appartengono al nucleo comune di quasi tutte queste liturgie autoinventate. […] In ogni caso [simili esperimenti] possono contribuire a distruggere ulteriormente la liturgia» (Ibidem).

    Party, mascherata, baccanale, droga: espressioni forti, queste del mite Benedetto XVI! Ed ancora:

    « Ci troviamo semplicemente di fronte ad un eccessivo deprezzamento quando l’Eucarestia viene spiegata come il pasto della comunità [concezione della Messa mutuata dai protestanti – nota di LucioR]: essa è costata la morte di Cristo e la gioia che essa promette presuppone l’entrata in questo mistero di morte. L’Eucarestia è orientata escatologicamente ed è quindi centrata sulla teologia della croce » (Ibidem).

    Quindi: gioia sì; ma una gioia che trova la sua essenza non nel «baccanale» e nella «droga» delle «liturgie autoinventate», ma nell’esito di un percorso di sofferenza che, partendo dalla domanda sulla morte e ponendosi sulle tracce dell’Uomo sofferente lungo la via del Calvario per cercarne la risposta, la trova infine nel trionfo del Cristo risorto. Una gioia così non può che manifestarsi nella compostezza, nella moderatezza dei gesti e dei comportamenti piuttosto che in catene umane e in “svitamenti di lampadine”; e la Participatio actuosa (partecipazione attiva) dei fedeli a questo genere di gioia, auspicata dal Concilio Vaticano II, partecipazione alla liturgia, è manifestata sì con la parola, ma anche con il silenzio; mai però con applausi od altre scomposte manifestazioni.

    Ci sarebbe da citare ancora molto il Papa emerito, anche sulla malissimo compresa “partecipazione attiva” dei fedeli, che non consiste in schiamazzi o protagonismo di particolari gruppi, ma di essa fa larga parte “il silenzio”,

    « il silenzio, come comune viaggio verso l’interno, come interiorizzazione di parola e segno, come liberazione dai ruoli che nascondono il proprio di una persona, è indispensabile dopo quanto detto per una vera “actuosa participatio” ». (Ibidem)

  • Iginio ha detto:

    A me pare di ricordare che, quando Giovanni Paolo II parlava di nuova evangelizzazione, non è che suscitasse tanta eco fra teologi e clero vario, per lo meno non tra quelli di una certa età ammiratori degli anni Settanta, di Rahner ecc. Ma potrei sbagliarmi…

  • deutero.amedeo ha detto:

    Ragionamento a pedale di un cattolico qualsiasi sul Concilio Vaticano II.
    Il “prodotto” immediato e diretto del Concilio non è qualcosa di monumentale. Sono in tutto :
    4 Costituzioni, 3 Dichiarazioni, 9 decreti.
    Nel loro insieme sono qualcosa di assimilabile ad un “progetto” nel senso ingegneristico della parola.
    Ora, qualsiasi ingegnerastro o dirigentastro sa, che un qualsiasi progetto, va sottoposto ad esame critico PRIMA e non DOPO di dare inizio alla sua realizzazione.
    E che cosa si intende per esame critico di un progetto?
    Nient’altro che un esame il più obiettivo possibile per individuare eventuali errori o difetti da eliminare ed eventuali modifiche migliorative da apportare.
    Non mi sembra, a memoria, di ricordare che un simile lavoro sia stato fatto, a suo tempo, sul progetto denominato Concilio Vaticano II. Lo si sta facendo adesso, con 50 anni di ritardo e per di più in modo superficiale e non imparziale come dovrebbe essere.
    Possibile che da un concilio ecumenico durato in totale 3 anni, sotto la guida di due Papi santi, non sia emerso nulla, ma proprio nulla di buono?????

    • GMZ ha detto:

      “Possibile che da un concilio ecumenico durato in totale 3 anni, sotto la guida di due Papi santi, non sia emerso nulla, ma proprio nulla di buono?????”
      Veda un po’ lei, caro Deutero.Amedeo, cosa è emerso… E quanto alla santità del Suo conterraneo e a quella del papa frignone, stendiamo un grembiulino penoso.
      Buona Pasqua!

  • VITMARR ha detto:

    Se volessimo ridurre le cause della crisi della chiesa soltanto al passaggio dal VO al NO la risposta sarebbe statisticamente facile se questo fosse solo un problema di statistica nei termini “ si è verificato un evento cioè le chiese sono ora vuote , quali sono state le cause che hanno agito provocando questo effetto ,valutate ciascuna con il proprio peso ?”. Ma questo è soprattutto un problema di logica di cui esiste già la soluzione che è nel individuare tutte le cause indipendenti che possono aver agito e poi verificare statisticamente cosa è successo dove hanno agito. E’ facile constatare che l’individuazione delle cause indipendenti è un compito arduo ma qui addirittura si parla di mettere in campo una causa che si è supposto di NON aver agito e cioè quella che fa riferimento ai veri intendimenti finali del CVII . In definitiva ci vorrebbe più CVII come ora in politica alcuni chiedono più Europa come se quella che ci è costata finora non bastasse.
    E’ chiaro che non si va più in chiesa perché la fede dei cristiani è ai minimi storici. Possibile che nel vangelo non ci sia già scritto in che modo si perde la fede ?. Non scherziamo , basta pensare a come Gesù ci dice chiaramente cosa bisogna fare per mantenerla e lo troviamo in Matteo e in Marco in più punti di cui uno anche citato da B16 dove parla dello scandalo ai piccoli. Matteo 18: “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli”. “Chiunque diventerà piccolo come questo bambino , sarà il più grande nel regno dei cieli”. Marco 9-30 “E chi accoglie un bambino in nome mio accoglie me e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».”
    In sostanza se accogliamo Cristo nel Suo nome imitando la Sua vita anche nel portare il peso delle nostre croci , ci rendiamo degni del regno dei cieli ,in altre parole l’imitazione di Cristo ci fa diventare innocenti come lo sono i bambini . Ma per capire quale è l’elemento più caratteristico dell’innocenza che ci unisce a Cristo , dobbiamo esaminare dove il demonio preferisce colpirci per farci perdere la fede. Il cattolicesimo ha attraversato modi di vivere diversi , prima l’Impero Romano, poi medio Evo , evo Moderno, Evo Contemporaneo e ora dopo il 68 siamo arrivato al punto più basso della fede con la sfrenata libertà sessuale che ci sta portando verso lo sdoganamento della pedofilia , come era nel impero romano.
    Dobbiamo concludere che il kathécon contro l’attacco alle fede sia la castità. Castità dei giovani, dei consacrati e degli sposi. Questa non è come qualcuno ha detto ” una vita di m…”, perché quello che ci unisce a Dio è la vera vita che ci rende felici.

  • Carlos ha detto:

    Tosatti, do you really think this is a “very rich reflection”? To me it seems more of the old idiotic blind reflection that tries to justify the unjustifiable. This is the kind of people that are sinking the church of Jesus Christ. The real revolutionaries are not the agitators, but these “moderates” who refuse to see the source of the problem and block the reaction. If the fight was between Burke and Kasper, Burke would win easily. But in the middle there is Pozzo… All that has been said in this “rich” reflection has been largely refuted. We need better ideas. The hermeneutics of continuity has no more public. The people of continuity had their chance for 34 years and they failed. I think now is tradition or destruction, Lefebvre or Bergoglio.

  • La Verità vi farà liberi ha detto:

    Queste che elencherò sono solo mie personali riflessioni riguardo a certi argomenti, e non hanno quindi nessuna pretesa di assolutezza, pur essendone io profondamente convinto.

    Punto primo.
    La cosiddetta passività storica del Rito Antico è da ricercarsi non tanto nel rito in sé, quanto piuttosto nell’ignoranza di chi vi partecipa(va).
    Nella riforma della riforma è, infatti, allo studio sperimentale, soprattutto in certe realtà monastiche “classiche” (o, se preferiamo, Cattoliche), un rito che sia una sintesi fra i due, più precisamente, che sia il Vetus attualizzato, e non disintegrato, come appare dalla massonica rivoluzione Bugnini e dal postBugnini.

    Punto secondo.
    La teologia moderna si riempie tanto la bocca dell’Amore di Cristo, del fatto che dobbiamo imparare a farci amare da Lui così come siamo, e allora perché sotto la Croce, durante il rito della Santa Messa, io dovrei essere attivo?
    Cos’altro avrei da fare se non il farmi amare e contemplare questo Suo Immenso Amore?
    La Vergine Madre non ha neppure fiatato durante la Passione e Morte del Figlio Suo, contemplava (meditava nel suo cuore tutte queste cose) e compativa (mentre il figlio pativa. Passione e Compassione, Redenzione e Corredenzione).
    Eppure nrssuno ha mai partecipato né mai parteciperà come Lei al “Tutto è Compiuto” del Cristo .
    Ecco il cuore perduto della Celebrazione:
    – il Celebrante, il Sacerdote, ma anche la Vittima, è sempre e solo Lui, il Signore!
    Fa tutto Lui, è Lui che ama.

    Punto terzo.
    Il Concilio Vaticano II non è Parola di Dio, è semplicemente l’ultimo Concilio Ecumenico nella storia della Chiesa Cattolica, ha alcune parti dottrinali, alcune pastorali, altre ambigue. L’unico modo di leggerlo è in continuità con Tradizione, Magistero e Sacra Scrittura, non c’è altro modo.
    Lo Spirito del Concilio, inoltre, è lo stesso Spirito che ha soffiato negli altri venti Concili, non un altro.
    La parte Pastorale, poi, è continuamente rivedibile o scartabile essendo essa relativa ai tempi, quindi i tempi cambiano e la sua attualità cessa.
    La parte Dottrinale là dove è in conformità col Depositum Fidei va ascoltata, altrimenti no. Sul linguaggio ambiguo stenderei un velo pietoso, è proprio quel linguaggio che ha generato Bergoglio.

    Punto quarto.
    Forse io vivo sulla luna, ma la gente intorno a me è stanca di vedere i Sacerdoti che si vergognano di esserlo e si vestono da laici, che fanno gli amiconi al posto che fare i padri, che fanno i presidenti di assemblea invece di essere Altri Cristi.

  • Donna ha detto:

    Magistrale!
    A mio avviso, il CII è stato frutto dello Spirito, e da esso sono scaturiti scritti magistrali come Dei Verbum e Sacrosanto Concilio e altri .
    Il tradimento risiede nella sua applicazione da parte di religiosi e laici , e col tempo i deterioramenti, le storture, gli smottamenti e allontanamenti hanno preso sempre più piede.
    Un coltello nasce come utensile per tagliare, ma se il cuore di chi lo usa è malvagio, lo stesso può divenire arma di distruzione, ma non per questo era meglio se il coltello non fosse stato prodotto .
    Se viene meno la fede,allora tutto è sovvertibile.
    Papa Benedetto XVI ha indicato il fulcro da dove tutto deriva, a cui ogni cosa deve guardare, Dio.
    Se così fosse stato, se non si fosse distolto lo sguardo da Dio, ora veramente godremmo dei bei e veri frutti che risiedono ancora nell’anima del Concilio V. Ii

    • deutero.amedeo ha detto:

      Complimenti , donna!
      La metafora del coltello è un esempio di logica stringente che si dovrebbe sempre adottare nelle discussioni. Ma lasciamo perdere…. E’ inoltre una lezione di alta teologia morale. E anche di teologia biblica: nella Bibbia molte volte è detto che il Signore non ha creato nulla per il male, ma che di ogni cosa creata da Dio (e, aggiungo io, ideata dall’ingegno dell’uomo) può essere fatto un uso buono o un uso cattivo.

    • FABRIZIO GRASSONE ha detto:

      Già…

  • GUY ha detto:

    Tosatti, più gardo ,nelle diverse espressioni, questa Greta , più mi sovviene la bambina del film L’ESORCISTA . La guardi bene anche lei , gli occhietti, la bocca , l’espressione…

    • jibbon ha detto:

      è vero, terrificante…Ma è vero che suo apdre è un mezzo attore fallito e la madre una subrette ?

      • Giuseppe ha detto:

        Va bene che sarebbe meglio che gli adolescenti facessero gli adolescenti e gli adulti facessero gli adulti, ma vi rendete conto della gravità delle cose che dite a proposito di una ragazzina??? Inqualificabile specialmente il riferimento alla famiglia. L’insulto elevato a ragionamento.

    • Adriana ha detto:

      Questo fa parte della sua funzione : contro il riscaldamento globale Infatti , se la guardi : ” par che dai suoi occhi si mova uno spirito freddo , e di non-amore , che va dicendo all’Anima : CONGELA “.

  • Klaus B ha detto:

    Dato il tono prevalente nei commenti precedenti, che peraltro mi attendevo, mi sento di far presente che esiste almeno un fedele che la pensa come l’autore dell’articolo. Sono io, per quello che conto (nulla).
    Un motivo in più per cui mi addolorano certi atteggiamenti dei vertici attuali è proprio che danno adito alle condanne generalizzate di tutto quello che è accaduto dal Concilio in poi e anche dello stesso Concilio. Condanne che personalmente, sempre per il nulla che conto, trovo molto lontane dal mio modo di pensare.
    Ma dubito che se questo non ci fosse stato tutto oggi sarebbe ancora come ai tempi di Pio XII, nella Chiesa e nella società.
    Apprezzo particolarmente l’apertura che il titolare del blog. mostra verso una gamma posizioni diverse. Come questo saggio è diverso dall’iniziativa segnalata ieri.

  • Cesare Baronio ha detto:

    Per pietà: l’apologia del Vaticano II no! Non se ne può più di questo trito ripetersi di tesi indimostrate ed anzi assolutamente infondate. Non se ne può più dei penosi distinguo tra Concilio vero e Concilio tradito.

    L’analisi che ci è stata proposta da Del Pozzo è una silloge di modernismo à la Ratzinger, nel tentativo di render digeribile lo scempio conciliare semplicemente attenuandone la portata eversiva e cercando di annacquarne lo spirito rivoluzionario. Di nuovo con l’impossibile ermeneutica della continuità che si è rivelata forse più dannosa della chiara, coerente ed impudente applicazione del Vaticano II ad opera di Bergoglio e dei più convinti progressisti.

    Al di là del contenuto dell’articolo – che sconcerta per l’improntitudine con la quale cerca di riproporre tesi care ai normalisti ed ai conservatori moderati – lascia non poco perplessi la scelta di Stilum Curiae di divulgarlo. Una scelta che lascia supporre una certa presa di distanza dal bonum certamen, per seguire la più comoda via del compromesso.

    Si rallegreranno i novatori e gli ultraprogressisti, anch’essi difensori del Vaticano II: difficile condannare i loro errori, se la causa di essi viene presa come imprescindibile base comune anche da chi li avversa.

    Peccato: un’occasione persa, con gran danno per la causa della Verità e fonte di confusione e sconforto per i molti che credevano e speravano di non esser soli nell’agone.

    Baronio

    • wp_7512482 ha detto:

      Stilum Curiae rispetta la libertà delle persone che vi collaborano. Il che non vuol dire che sottoscrive sempre e in toto le riflessioni dei collaboratori. Ma che costituiscono sempre un qualcosa che arricchisce la discussione.

  • Adriana ha detto:

    Mmmmh… allora : prima del Vaticano II vigeva lo spirito gerarchico-piramidale , con la ” reductio ad unum ”
    ( e un solo Papa ) . Dopo , la piramide è stata schiacciata – come una focaccia – e , infatti abbiamo due ( 2 ) papi e tanti pretini gretini ….tra poco avremo anche le suorine – pretine gretine…

    • GMZ ha detto:

      Cara Adriana,
      Guardi che le suore gretine ce le abbiamo da mo: passi che si sia persa l’imprescindibile Via Crucis di ieri (vera penitenza e mortificazione per ogni cattolico, per l’appunto imbastita da una suora “impegnata”), ma non si sarà mica dimenticata delle suore-baccanti che pastrugnarono le vesti del pampa? Questa è l’avanguardia, dopodiché la distruzione della clausura sortirà l’effetto voluto da Bergoglio: tutte suore “social justice warrior”, intruppate nelle schiere massoniche del Vaticano II (e tutto intorno quelli che frignano per il tradimento dello spirito del concilio che esiste solo nella loro testa).
      Buona Pasqua!

      • Adriana ha detto:

        Caro GMZ ,
        no , non ho dimenticato le Menadi – o Bassaridi – pastrugnanti !
        E’ che parevano appena liberate da un Harem turchesco , ciò pareva giustificare il loro esser , assai femminescamente “espansive ” . (Fu allora che pensai a Bergoglio come al nuovo Lutero intento a liberare le monache dai conventi ,
        -mia anima profetica ! – ) :-))
        Ma quelle odierne mi paiono uscite da un Politburo severamente gayo .
        Si vede che hanno fatto ” indicibili ” progressi …
        Buona Pasqua a te .

  • IMMATURO IRRESPONSABILE ha detto:

    Se capisco bene, per l’ autore e’ stato un merito del concilio, oltre ad aver mandato in soffitta la vecchia concezione verticistica, anche l’ aver desacralizzato la figura del prete. Ora, a parte il fatto che tale figura e’ sacra in virtu’ di un sacramento, mi stupisco che non si veda il legame tra le aberrazioni, tanto ben ricordate nell’ articolo, e l’ abdicazione della gerarchia dal suo compito, ingrato quanto si vuole, ma assunto in piena coscienza, di dirigere, correggere, e (si puo’ ancora dire?) punire, nella Carita’, i vari misfatti contro la dottrina, la liturgia, la disciplina.
    Naturalmente rimane la speranza che nemmeno tale gravissimo attacco al principio di autorita’ (parlo di quella legittima, ovvero, appunto “sacra”), sia da attribuirsi al concilio in se’, quanto alla cattiva “gestione” successiva. In questi giorni tutti noi meditiamo sulla Divina Mansuetudine di NS, tuttavia ad alcuni di noi e’ data la consegna, tenendo fermissimo lo sguardo su quel Sacrificio, di opporci al male, anche con la forza, per difendere i deboli, i “piccoli”. La gerarchia a questo serve, a esercitar la forza non nell’ arbitrio violento, ma nella giustizia. Quanti cristiani soso stati indotti a seguire, in buonissima fede, dottrine errate, a causa di insegnamenti non denunciati con fermezza dai “vertici”? Quanti leggono il Catechismo e quanti gli autori pseudocattolici tollerati perfino nei seminari? Quindi viva Benedetto, complimenti sinceri a Luca del Pozzo per il saggio, e tuttavia i motivi del pessimismo credo permangano (ovviamente resta la Speranza).

  • franz ha detto:

    LA PROSSIMA SETTIMANA DOPO PASQUA ANDRò QUALCHE GIORNO NELLA TERRA NATIA DEL NOSTRO AMATISSIMO SANTO PADRE …( andrò in Baviere…)

    • gabriele ha detto:

      e chissenefrega

      • franz ha detto:

        speravo che a uno come lei potesse interessare poter aver un argomento di riflessione. Peccato , forse le manca l’istinto …
        sperava forse che andassi in Argentina ?

        • OM ha detto:

          franz , non gli risponda , è Tornielli , oggi ha deciso di sembrare brillante …

        • Lucy ha detto:

          @ Franz
          Bellissimo viaggio .Io con la mia famiglia l’ho fatto nel settembre 2013 , sentivamo già dopo soli cinque mesi di Bergoglio il bisogno di immergerci nel cuore di una vera religiosità csttolica.Abbiamo attraversato in automobile per impadronirci del territorio la Baviera dell’est a partire da Markt am Inn il paese con la casa natale di Benedetto , restaurata e da vedere , fonte di indescrivibili emozioni e con la chiesa di sant ‘Osvaldo che contiene il fonte battesimale in cui proprio come oggi , Sabato Santo Benedetto ricevette il Santo Battesimo , per finire ad Altötting , il santuario mariano più importante della Baviera , luogo di profonda fede popolare , dove la famiglia Ratzinger si recava in pellegrinaggio ogni anno .Sono passati quasi sei anni da quel viaggio e non so se la pioggia acida del modernismo del card.Marx abbia lasciato tracce anche in Baviera della desertificazione che assieme ad altri della Conf.Episcopale tedesca sta avanzando in tutta la Germania .Al tuo ritorno ci farai sapere le tue documentate riflessioni.

      • to's ha detto:

        Con un gruppo di amici romani ho organizzato un pulmann per andare , il fine settimana coincidente con il primo maggio, in Baviera a visitare i luoghi del nostro amatissimo Ratzinger . Avrà la forma di pellegrinaggio . Pregheremo anche per quei …. che scrivono -chissenefrega – . Naturalmente pregheremo perche sentano il bisogno di accedere ad un perido di cure mentali in qualche clinica di Buenos Ayres..

        • Lucy ha detto:

          @ To’s
          Proprio ora ho visto il post.Rimando a quanto ho scritto per Franz
          . Aggiungo che è un momento di profonda religiosità fare il giro della Cappella delle Grazie con una croce di legno sulle spalle assieme agli altri fedei bavaresi ad Altötting.

  • Fabrizio Giudici ha detto:

    la Messa è non è più un assistere passivamente ad un rito, ma partecipazione attiva, personale e allo stesso tempo comunitaria al Mistero pasquale di Cristo,

    Questa e tutte le fregnacce successive, come la “desacralizzazione” del ruolo del prete, sono la miglior prova che il CVII è stato un problema. Ci hanno rotto i timpani con questa storia del “clericalismo”: che prima di tutto è peggiorato, non migliorato, e oltretutto se una volta poteva essere definito come una deviazione del sano ruolo del prete, ovvero di guidare a Cristo, ora viene usato per guidare all’Anticristo.

    Per quanto mi riguarda, dopo 47 anni di NO e un paio di VO sinora, ho perfettamente compreso che “assistevo passivamente al rito” prima, non certo adesso. D’altronde iniziano ad uscire le prime rilevazioni oggettive: negli USA praticamente la totalità dei frequentatori del VO rimane fedele al Magistero della Chiesa, mentre per i frequentatori del NO questo è vero per una minoranza. Allora, siccome i frutti si vedono dall’albero, come si spiega questo se fosse vero che si “parteciperebbe” più “attivamente”?

    Che il clericalismo sia peggiorato e che i preti siano stati rovinati dal nuovo rito, che li riempie di superbia, lo mostrano molto bene nei rispettivi scritti il card. Sarah e mons. Bux. Inutile andare dietro agli sproloqui come quello riportato sopra, che sanno tanto di arrampicata sugli specchi.

    Oltretutto si continua a non capire come mai tutto sia andato storto, “nonostante” abbiano governato per trentacinque anni (trentacinque!) due papi convinti della “ermeneutica della continuità”; ma sotto il cui regno si sono sviluppati i virus che oggi ci stanno piagando.

    Detto con tutto il rispetto personale per Dal Pozzo, che è certamente in buona fede.

    Buona Pasqua a tutti. E qui stacco perché voglio un po’ di pace, quindi mi perdonino i commentatori che vorranno rivolgersi a me, perché non leggerò le loro risposte.

    • Maurizio ha detto:

      “…ho perfettamente compreso che “assistevo passivamente al rito” prima, non certo adesso”…
      Per me è accaduto lo stesso.
      E condivido tutto l’intervento di Fabrizio

    • GMZ ha detto:

      ‘Sta storia del novus ordo “partecipazione attiva”, e del vetus “partecipazione passiva”, è l’ideologia inculcata dai novatori.
      Mi spiace per Del Pozzo, poiché la pochezza di questi passaggi compromette – parmi – gran parte di questo suo intervento.
      Buona Pasqua!

      • Antonello ha detto:

        Esagerate le lodi al Vaticano II. Sulla liturgia poi la penso come Fabrizio. Il NO è la cosa meno riuscita del Concilio. Quasi un mezzo disastro. Ció nonostante ritengo cge il VO fosse da riformare.

    • Beppez ha detto:

      La riforma liturgica del CVII “aspirava” a rendere più partecipata la presenza dei laici all’Eucarestia.
      Si deve riconoscere che in larga misura questa “aspirazione” non si è realizzata.
      Quale il motivo? Che per “partecipare” è necessaria soprattutto la fede ….ed è questa che latita.
      Probabilmente – non lo so perché non sono mai stato presente a celebrazioni eucaristiche VO – coloro che vi partecipano ora hanno maggiore consapevolezza di quello che stanno facendo rispetto alla massa ( si fa per dire! ) che partecipa alle liturgie NO. Illegittimo mi pare comunque equiparare coloro che oggi partecipano alle liturgie VO alla massa dei fedeli pre-conciliari.
      Io ritengo che se c’è la fede il modo di celebrare VO o NO ( purché non si considerino celebrazioni fatte secondo il NO iniziative estemporanee di preti innovatori )non sia poi così essenziale.

  • Paolo Giuseppe ha detto:

    Articolo (però un po’ lungo) da leggere e rileggere.
    Mette le cose a posto, finalmente, sul Vaticano II rispetto al quale, anche su questo blog, c’è scarsa comprensione. Non è il Concilio ad essere “sbagliato”. E’ il post-concilio ad aver tradito spesso il Concilio.
    Per quanto riguarda le citazioni di Benedetto e degli ultimi Papi, mi si stringe il cuore nel consatare, al loro confronto, la pochezza attuale.

    • Antonello ha detto:

      Se fosse vero che il problema non sia anche (certamente non solo) il Concilio, nel post-concilio non si sarebbe arrivati a tali aberrazioni e a tanta confusione. Non si puó non riconoscere che i documenti conciliari siano a tratti ambigui e si prestino facilmente a interpretazioni forzate.

    • FABRIZIO GRASSONE ha detto:

      Ma difatti.
      Io ho letto e riletto le principali costituzioni dogmatiche ( o pastorali che dir si voglia) e non ci vedo proprio nulla di rottura con la tradizione della Chiesa. Anzi, ci vedo un ritorno alla fonte, quindi Tradizione della Tradizione.
      Gesù Cristo è lo stesso. Ieri, oggi e domani.
      Su questo non ci piove.
      È forse l’uomo che, nel bene e nel male, non è lo stesso di ieri.
      Il Medio Aevo è stata un epoca trionfante e gloriosa, sia per il Cristianesimo, che a cascata per la Chiesa, la cultura e l’arte.
      Ma oggi non è più.
      Mi sembra abbastanza logico proclamare il Vangelo in un modo più congruo ai nostri tempi..che poi quelli del V2 erano ancora altri tempi, ma per comodità di analisi facciamone un tutt’uno con l’oggi.
      È vero che ci sono alcune realtà ecclesiali che vivono il Vangelo in modo più sociale che religioso.
      Si pensa più a riempire le pance che le anime.
      E questo è profondamente sbagliato.
      Quello che invece trovo positivo è, come sostiene il Dal Pozzo, collegare gli insegnamenti di Gesù a situazioni esistenziali, a proporre dei paralleli con le situazioni che viviamo.
      Ne può scaturire un nuovo umanesimo Cristiano e una nuova morale che senza recidere dalle preziose radici sempre le fa nuove. Le annaffia, per rinvigorire la pianta.
      È davvero stucchevole poi il dibattito scontro tra VO e NO.
      Una Messa e’ valida quando è valida la Consacrazione. Il resto è importante ma non fondamentale. Io sono cresciuto con il NO. Per un periodo di qualche mese ho partecipato al VO.
      Nulla contro, è un bel Rito. Ma sono tornato alla “mia Messa di sempre “.
      Non poter recitare il Credo, il Gloria insieme al Sacerdote e ai Fratelli perché cantato dal coro che non si può andare dietro perché il Gregoriano non è da tutti e poi rischi di far stonare chi canta, non poter recitare insieme il Pater, mi limita e mi da meno senso del Sacro, non di più.
      Non poter ascoltare e meditare i passi dell’AT e delle epistole non mi alimenta di più lo Spirito ma di meno.
      Il NO rettamente celebrato è un Rito, a mio parere, più essenziale, meno ripetitivo e più austero.
      Certo, mantenesse parte del Canone in Latino senza la traduzione in vernacolare, sarebbe ancora meglio.
      Due anni fa alle 5Terre assistenti ad una Messa in NO con il Sacerdote girato verso Cristo e sull’Altare. Fu molto bella.
      Ecco, personalmente ritengo che 2 formule dello stesso Rito siano un grosso limite all’Unità del Corpo Mistico di Cristo e un intralcio a quel sentire Cum Ecclesia, necessario, fondamentale.
      Sono con il Cardinale Sarah.
      Riformare il NO, inserendo i rituali dei gesti e dei simboli del VO e farne l’unico Rito ordinario.
      Vorrei poi aggiungere che ho iniziato, per ragioni anagrafiche, ad andare in Chiesa e a Messa nell’immediato post Concilio.
      Abitavo in Paese. La Chiesa aveva ancora un coro dignitoso, i canti erano ancora quelli Sacri, magari con un intonazione leggermente più moderna ma non rock, il Prevosto usciva ancora in Paese in Talare e si salutava con il “Sia Lodato Gesù Cristo “.
      Questo, seppur piccolo esempio, è esemplicativo di come non fu il Concilio e non è il Concilio il problema.

      Come stucchevole è questo eterno contrasto tra Tradizionali, Conservatori, Moderati e progressisti.
      Non nego le categorie.
      Il Cattolico è anche un cittadino e quella Cattolica non è solo Religione ma secolare cultura che ha permeato l’Occidente.
      Personalmente mi inserisco tra i Conservatori. Nella Chiesa e nella Società.
      Tuttavia è compito sia della Gerarchia ecclesiastica che di ogni Fedele, amalgamare le diverse sensibilita’ plasmandone il meglio di ognuna.
      La Chiesa è Tradizione. Ma semper reformanda poiché opera nella Società che mai è statica. E Cristo è colui che fa nuove tutte le cose.
      Ecco che possiamo starci tutti ed essere semplicemente e veramente Cattolici. Nulla più. Che è già tanta roba.

  • marcus ha detto:

    ALLA CELERAZIONE DI IERI VENERDI SANTO , E’ STATA LETTA NELLA COSIDDETTA PREGHIERA UNIVERSALE UNA INVOCAZIONE ( vado a memoria ) A CHE I FRATELLI EBREI POSSANO PROSEGUIRE E PERFEZIONALE L’ANTICA ALLEANZA ( punto e basta ) . NULLA DI ERRONEO , SE QUESTA SFOCIA NELLA NUOVA ALLEANZA . NELLA LETTERA AGLI EBREI ( 9, -14) VIENE SPIEGATO CHE CON LA MORTE DI CRISTO ERA FINITO IL CULTO DELLA ANTICA ALLEANZA . QUALCUNO HA SENTITO LA MEDESIMA INVOCAZIONE ?

    • GMZ ha detto:

      Dove sono andato io s’è pregato per la loro conversione!
      Naturalmente lo si è fatto “passivamente”, come direbbe Del Pozzo.

    • FABRIZIO GRASSONE ha detto:

      Nelle Invocazioni dei Vespri si è pregato perché il Popolo dell’Antica Alleanza possa riconoscere Cristo come Messia.
      In barba a chi dice che non si fa più.
      Certo, non li chiamiamo più perfidi. E meno male.

  • Fabio ha detto:

    Mi sarei sentito di condividere quanto afferma Del Pozzo fino al pontificato di Benedetto XVI , che aveva cercato di incanalare l’interpretazione del Concilio nel solco della continuità.
    Ma gli sviluppi nel pontificato successivo mostrano con chiarezza che sono proprio le contraddizioni del Concilio rispetto al magistero precedente ad aver permesso la deriva odierna e contro i fatti non valgono gli argomenti.
    Se avesse prevalso l’ermeneutica della continuità avremmo ancora le ambiguità conciliari; con il pontificato attuale diventa impossibile non scorgere nel concilio il ‘cambio di paradigma’ che ci ha portati alla situazione attuale.
    Se è possibile avere indirizzo email del Sig. Del Pozzo vorrei approfondire con lui

  • Francesco ha detto:

    Non condivido la critica di Dal Pozzo sui c.d. Tradizionalisti (termine già di per sé fuorviante). Parla di vetus ordo come celebrazione passiva: ma allora, come mai questo rito così disdicevole ha forgiato i vari San Francesco, San Tommaso e San Benedetto?
    La causa essenziale della crisi non è la crisi della fede ma la crisi di ciò che contribuisce a fondare la fede: la crisi della ragione.
    È questa crisi, che si esprime oggi nel pieno compimento del passaggio dal realismo oggettivista al soggettivismo (della linea di pensiero che passa da Cartesio, da Kant, da Hegel ed arriva fino a Nietzsche ed Heidegger), e nella negazione radicale della razionalità del reale (e quindi nella negazione di Dio), che è alla base di quel pensiero dialettico (hegeliano) con cui, con ingenua presunzione, si continua pertinacemente a credere che, ad es., il concilio Vaticano II possa (e debba) essere la base da cui ripartire.
    Sbagliato! Non c’è stata nessuna base realmente nuova dopo il triduo pasquale. C’è stata una sola vera rivoluzione : quella di Cristo. Chi crede di poterne fare altre continuerà a non capire niente. Assolutamente niente!

    • Antonello ha detto:

      Non mi risulta che nè Francesco, nè Tommaso e tanto meno Benedetto abbiano mai assistito ad una messa tridentina…

      • Francesco ha detto:

        .. Nemmeno ad una novus ordo…

      • Francesco ha detto:

        Di sicuro quelle messe però erano in latino e non in lingua volgare… Sicché l’obiezione rimane valida …
        Piuttosto che fingere di non aver capito l’obiezione che non si condivide, sarebbe un po’ più leale rispondere senza deviare surrettiziamente dal discorso, fuggendo così da quella obiezione…
        Pochi purtroppo ne sono all’altezza… Ma che parliamo a fare…

        • Antonello ha detto:

          Non rigiriamo la frittata. È stato detto che francesco benedetto e tommaso sono stati forgiati dalla VO, e a ció ho risposto che è sbagliato pensarlo perchè tutti e tre questi santi precedono la VO. Quindi la VO non c’entra nulla con la loro santità. Che poi si voglia argomenatare che sia il latino ad avere forgiate questi santi, lo ritengo un ragionamento al limite della follia. Allora nei primi secoli che tutti celebravano in greco, non ci sono stati santi? Ma che ragionamenti sono?? I vangeli se li leggiamo in latino ci rendono più santi che se li leggiamo in originale greco?? Ma per piacere!

          • Francesco ha detto:

            L’autore dell’articolo sostiene che grazie (e solo grazie) al CVII la Messa non è più stata un rito cui i fedeli assistono passivamente (il che presuppone che nei 20 secoli precedenti la Messa fosse un rito cui si assisteva passivamente, nonché, evidentemente, che ciò derivasse principalmente dal fatto che si usasse una lingua non comprensibile ai fedeli, cioè una lingua diversa dal volgare); a questa affermazione ho obiettato sottolineando la circostanza (talmente ovvia da essere persino banale) per cui, durante i 20 secoli precedenti, una Messa in cui non si usasse una lingua comprensibile per tutti i fedeli non vi era mai stata (era ovviamente questo il senso del mio richiamo al Vetus Ordo, non rilevando minimamente quando fosse esattamente iniziato il rito tridentino ma, appunto, che per 20 secoli non si fosse usato il volgare) e, ciononostante, vi fossero stati tutti i principali santi della Chiesa cattolica, con ciò smentendo in radice l’assunto dell’autore dell’articolo.
            Al che Lei, Sig. Antonello, ha replicato dimostrando di non aver colto il senso (ovvio) del mio ragionamento, sottolineando che i santi da me citati fossero antecedenti al rito tridentino. Al che, pazientemente, ho nuovamente esplicato il senso del mio ragionamento, e Lei, ancora una volta, ha capito una cosa diversa da quella che ho detto ed ha obiettato a ciò che la Sua fantasia aveva immaginato che io avessi detto ma che non avevo detto affatto (cioè, che fosse il latino a suscitare dei santi (?), la qual cosa fa semplicemente sbellicare dalle risate).
            Senta, ma Lei “ci è o ci fa”? Facciamo così: lasci perdere e mi faccia la cortesia di interloquire con altri. Io non Le rispondo più.

      • FABRIZIO GRASSONE ha detto:

        Difatti. Non era ancora nata..

  • pg ha detto:

    BELLE CONSIDERAZIONI CHE CONDIVIDO. MA NON HO EN CAPITO DOVE SBAGLIEREBBERO I COSIDDETTI TRADIZIONALISTI. TOSATTI , PUò AIUTARCI LEI ?

  • Beppe Zezza ha detto:

    Lucida analisi che condivido pienamente.
    Quello che necessita al mondo di oggi è “riscoprire” Dio. Mettere Dio al centro. Alcuni commentatori sostengono che Papa Benedetto faccia delle critiche senza avanzare delle proposte. Falso. La proposta c’è: Mettere Dio al centro.
    Segnalo a chi conosce il francese il libro del Cardinale Sarah ” Le soir approche et deja le jour baisse ” uscito in questi giorni in Francia ( e che uscirà anche in Italiano ), in perfetta sintonia con gli “Appunti” di Papa Benedetto.

  • Astore da Cerquapalmata ha detto:

    Terzo intervento poi per oggi la smetto. Mi devo sfogare.
    Il problema è che molti pastori hanno PERSO LA FEDE.
    Non dico che sono atei, solo che credono in modo naturale e non soprannaturale. Credono, quando credono, come i musulmani credono all’Islam. Credono per convinzione umana, come a un’IDEOLOGIA, perché di fatto la fede per loro è diventata un’IDEOLOGIA.
    Come ci sono i POST comunisti, così ci sono i Pastori POST concilio, cioè i pastori sessantottini, che hanno scambiato il Vaticano II, un grande Concilio, per il sessantotto.
    La prova? Le scelte politiche, ma non solo: ad esempio le prese di posizione ideologiche sul clima.
    Io sono tra quelli che tende a dare molte colpe all’uomo dei cambiamenti climatici, ma, non essendo un esperto, tendo a seguire il dibattito scientifico, per cui non mi esprimo su quanta colpa ha l’uomo e quanta ne ha l’attività del Sole o altro.
    Purtroppo anche tra molti esperti il dibattito è diventato ideologico, cioè non basato su osservazioni e teorie, ma su idee preconcette. E la cosa sconcertante è che tanti Pastori, con il Papa in prima persona, sono “scesi in campo” e si sono schierati IDEOLOGICAMENTE.
    Perché? Forse perché si sta riducendo la fede a una ideologia

  • Astore da Cerquapalmata ha detto:

    Ho parlato di “lavaggio del cervello” perché sfogliando superficialmente il mensile di Annenire “NOI vita e famiglia” di marzo (ma devo leggerlo più approfonditamente), mi è parso che tra tanti articoli che potrebbero essere interessanti, ci sono, come spesso accade, delle pagine, ben 4 (da pag. 34 a pag. 37) che parlano di OMOSESSUALITA’ in modo che a me sembra AMBIGUO.
    Frasi, ad esempio, come “La rinnovata carità ecclesiale verso queste persone -stabilirà un valore e un vincolo per tutti e farà avanzare l’esperienza collettiva nella pluralità delle forme-” a me sembrano messe apposta per creare un clima di confusione MIELOSA. Un vero trabocchetto.
    Prima si crea confusione, in modo da rendere labili i confini della verità (mi ricordo della prima intervista del Papa a Scalfari). Poi si agisce pastoralmente in un certo modo e si cambia il linguaggio, in modo che, anche chi rimanesse fedele alla dottrina, a livello psicologico comincia ad avere certe percezioni. Cioè lo si fa vivere in una realtà virtuale come fosse un gioco di ruolo, anche se non lo sa.
    Infine la “conversione”. Questo, per me, il loro piano.

  • Astore da Cerquapalmata ha detto:

    I “novatori” stanno ridando forza ai tradizionalisti anticonciliari.
    Ma ho capito che ai novatori poco importa: loro mirano a estromettere del tutto chi non la pensa come loro e creare una nuova Chiesa DI FATTO che sia un po’ come una coppia di fatto, perché la dottrina non la può cambiare nessuno così come il legame di un matrimonio valido RESTA valido.
    Loro mirano a lavare il cervello al “popolo di mezzo”, ai giovani, a chi vive in stato di peccato sapendo di vivere in peccato…
    E’ un fatto che il Papa è un vero Papa ma che sembra aver rinunciato a fare il Papa. Cioè: non difende la fede, che secondo il Concilio Vaticano Primo è il suo principale compito oltre a governare la Chiesa (se lo facesse difenderebbe con accanimento il Magistero dei Papi precedenti).
    Agisce solo pastoralmente, ma una pastorale, che di per sé non ha la garanzia dell’infallibilità, che non si appoggia sulla SANA DOTTRINA produce aborti come il misericordismo, che viene scambiato per dottrina