LA SPIAGGIA E LA SABBIERA. UN LIBRO SULLA CINA DEL MAESTRO AURELIO PORFIRI.

14 Aprile 2019 Pubblicato da --

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, con grande piacere oggi diamo notizia dell’uscita di un libro del Maestro Aurelio Porfiri, per i tipi della casa editrice Solfanelli, “La spiaggia e la sabbiera”. In essa sono raccolti i “Dispacci dalla Cina” apparsi l’anno scorso su Stilum Curiae, un’opera certamente di particolare interesse e valore per quanti vogliano ripercorrere questo periodo così denso e drammatico per la vita della Chiesa cattolica. Vi offriamo l’introduzione al libro, che il M° Porfiri mi aveva chiesto di scrivere.

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 Mi chiamo Marco Tosatti, sono giornalista da molti anni, sono stato per quasi trent’anni il vaticanista de La Stampa, con cui ho collaborato fino a pochi anni orsono. Sono in pensione, ma da un paio di anni ho dato vita a un blog di informazione soprattutto religiosa, che si chiama Stilum Curiae. È un blog piccolo, artigianale, che offre un articolo, al massimo due al giorno; ma è stato bene accolto dal pubblico (al momento in cui scrivo siamo ad oltre dodicimila visualizzazioni quotidiane).

La fortuna di cui gode il blog dipende soprattutto da un elemento: che scrive quello che altri non scrivono, lo fa senza remore e paure, non essendo legato a interessi di nessun genere che non siano quello di cercare di informare i lettori. In questo quadro i “Dispacci dalla Cina” del M° Aurelio Porfiri hanno trovato la loro casa naturale. Perché anche i Dispacci rispondono alla medesima logica: informare, su una realtà enorme, complessa e contraddittoria, senza avere altro obiettivo che quello di chiarire, dare notizie ed elementi di giudizio, e aiutare a capire.

Che c’è di strano, direte voi? Non è quello che succede sempre nell’informazione? La risposta, purtroppo, è no. Sia nell’informazione generalista, che in quella religiosa, il panorama è mutato, gradualmente ma in maniera sempre più netta nel corso degli ultimi anni e decenni. È scomparsa la pluralità di voci all’interno dei grandi giornali; rarissimo ormai trovare sulla grande stampa, nello stesso giornale, opinioni fra di loro contrastanti, come accadeva un tempo. Ormai l’omologazione interna concede margini sempre più stretti all’espressione di un pensiero che non sia in linea con il politicamente corretto. L’orientamento politico di direttori, quadri intermedi, e giornalisti è uniforme: radicale, di sinistra, con qualche rarissima eccezione. Forse è una coincidenza (non credo) ma questo fenomeno si è accompagnato a un drastico calo nelle vendite dei giornali.

Altrettanto si può dire per l’informazione religiosa. Il politicamente corretto impera anche qui; anzi, in una forma duplice e rafforzata. C’è il politicamente corretto “laico” che ha fatto irruzione nella Chiesa, invadendola con i suoi cavalli di battaglia, quali ambientalismo e immigrazionismo. E c’è poi il politicamente corretto nato con il regno di Jorge Mario Bergoglio, la sua gestione autocratica del potere, il suo uso dei mass media. E l’allineamento al potere centrale non solo dei mezzi di comunicazione che dipendono direttamente dalla Santa Sede o dalla Conferenza Episcopale (Vatican News, Avvenire, TV2000, Agensir ecc.) ma anche della quasi maggioranza dell’informazione “laica” sul Vaticano, timorosa di prendere posizioni che possano dispiacere al Vertice.

E i Dispacci, con la loro obiettività e presa di contatto con la realtà cinese vanno esattamente in direzione opposta a questa tendenza soffocante.

Esageriamo? Nel settembre 2018 è stato firmato un accordo segreto fra la Santa Sede e la Cina sulla nomina dei nuovi vescovi nel “Regno di Mezzo”. Poche settimane più tardi le autorità arrestavano diversi preti, e anche un vescovo coraggioso, per la quinta volta in due anni. Citiamo quello che ha scritto a questo proposito padre Bernardo Cervellera, direttore di Asianews, l’agenzia del Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime), che non può essere certo accusato di essere una testa calda, o un oppositore del Pontefice.

Scrive padre Bernardo Cervellera, grande esperto della Cina. “Ce lo aspettavamo. La notizia dell’ennesimo arresto – il quinto in due anni – di mons. Pietro Shao Zhumin, vescovo di Wenzhou, è passata sotto silenzio. Eccetto per alcuni media spagnoli e inglesi, e qualche raro sito italiano oltre ad AsiaNews, sembra che trascinare un vescovo, molto noto in Cina per la sua dirittura e il suo coraggio, a subire decine di giorni di indottrinamento come ai tempi della Rivoluzione culturale, non sia una notizia degna di nota, anzi qualcosa di fastidioso, che vale la pena far tacere”.

Continua padre Cervellera: “Mi chiedo cosa succederebbe se un bravo vescovo italiano, mettiamo il simpatico mons. Matteo Zuppi di Bologna, venisse rapito da un gruppo di fondamentalisti islamici per indottrinarlo e farlo musulmano, beninteso: senza torcergli un capello, come avviene per mons. Shao. Immagino che tutte le prime pagine porterebbero titoli cubitali. Nel caso del vescovo di Wenzhou non si tratta di fondamentalisti islamici, ma di fondamentalisti “dell’indipendenza”: essi vogliono convincere il vescovo che appartenere all’Associazione patriottica, che vuole costruire una Chiesa “indipendente” dalla Santa Sede, è un bene per lui, per la Chiesa e per il mondo”.

Cervellera ricorda che da un punto di vista dogmatico, rimane sempre vero quanto detto da Benedetto XVI nella Lettera ai cattolici cinesi, che lo statuto dell’Associazione Patriottica è “inconciliabile con la dottrina cattolica”. E varie volte in passato, papa Francesco ha detto che la Lettera di Benedetto XVI “è ancora valida”.

Appartenere all’Associazione Patriottica, poi, mette tanti limiti alla vita di un vescovo: controlli 24 ore su 24; verifica e richiesta di permessi per visite pastorali e per incontrare ospiti; requisizione per settimane e mesi per partecipare a convegni di indottrinamento sulla bontà della politica religiosa di Pechino.

Scrive ancora Cervellera: “Io credo che il silenzio dei media – specie dei media cattolici – nasca anzitutto dalla vergogna. Pochi mesi fa, il 22 settembre, essi hanno così tanto esaltato l’accordo fra la Cina e la Santa Sede, da dare l’impressione che d’ora in poi tutto sarebbe stato in discesa. Ammettere invece che per la Chiesa in Cina vi sono ancora molti problemi di persecuzione rappresenta uno smacco che – è comprensibile – si fa fatica a confessare. Se poi all’arresto del vescovo aggiungiamo le chiese chiuse e sigillate, le croci distrutte, le cupole rase al suolo, i santuari demoliti, il divieto attuato dalla polizia ai minori di 18 anni di andare in chiesa o partecipare al catechismo, ci si accorge che l’accordo sulle nomine dei vescovi – come abbiamo detto  in passato – è buono perché evita il sorgere di vescovi scismatici, ma lascia intatta la situazione in cui l’Associazione Patriottica e il Fronte Unito si percepiscono i veri capi della Chiesa cattolica in Cina (e non il papa)”.

Purtroppo l’accordo “provvisorio”, non pubblicato e segreto, permette alla Cina di dare la propria interpretazione. Fronte unito e Ap costringono sacerdoti e vescovi ad iscriversi alla Chiesa “indipendente”, dicendo che “il papa è d’accordo con noi”, tanto che diversi cattolici sotterranei sospettano con amarezza che il Vaticano li abbia abbandonati nella tormenta.

Questa persecuzione viene sminuita dai cosiddetti “esperti” cattolici della Cina, fautori dell’accordo, secondo i quali avverrebbe solo in “pochi posti”. In realtà si registrano persecuzioni in molte regioni: Hebei, Henan, Zhejiang, Shanxi, Guizhou, Mongolia interna, Xinjiang, Hubei, … E di sicuro ci saranno altri luoghi che non sono riusciti a diffondere notizie. Un tentativo di nascondere la verità. Come il dire che queste cose avvengono in periferia, ma al centro, a Pechino, si vuole davvero che l’accordo funzioni. Però dall’ottobre scorso, dopo il Congresso del Partito comunista, Fronte unito e Associazione Patriottica sono sotto il diretto controllo del Partito: è praticamente impossibile che il centro (Xi Jinping, segretario generale del Partito) non sappia quello che avviene in periferia, con casi così eclatanti che scuotono la comunità internazionale.

Citiamo ancora padre Cervellera:  “Oltre alla vergogna, credo che a spingere al silenzio vi siano altri due motivi.

Il primo è una specie di “complesso papolatrico”: siccome papa Francesco è un sostenitore dell’accordo con la Cina e un coraggioso fautore del dialogo con la cultura cinese, sembra che mettere in luce le persecuzioni siano un’offesa al pontefice”.

Questo è un frutto della polarizzazione presente all’interno della Chiesa. “Di qualunque cosa si parli, ci si domanda sempre “è a favore o contrario a Francesco?”.  Ciò deriva dal fatto che al presente gruppi di conservatori e di progressisti in tutto il mondo fanno un braccio di ferro per abbattere o elevare la persona di Francesco per salvaguardare la propria visione ecclesiale”.

Ma “Cercare la verità e il bene per la Chiesa in Cina non mi sembra un complotto contro il pontefice, al quale rimaniamo affezionati come al nostro capo della Chiesa e segno visibile della nostra unità. Ma chi si mostra così difensore del papa e così silenzioso sulla persecuzione dei cristiani in Cina, rischia di non amare né Francesco, né la Chiesa, ma solo il suo progetto ideologico per la Chiesa futura, mentre lascia che quella di oggi venga soffocata”.

Questa è la situazione, attuale, della Chiesa in Cina. Che riflette una situazione più generale di sofferenza della Chiesa a livello mondiale. Ecco, Stilum Curiae e i Dispacci dalla Cina del M° Aurelio Porfiri cercano, umilmente, con le loro scarse forze, di battersi contro silenzio, omologazione, ingiustizia.



Oggi è il 230° giorno in cui il pontefice regnante non ha, ancora, risposto.

Quando ha saputo che McCarrick era un un uomo perverso, un predatore omosessuale seriale?

È vero o non è vero che mons. Viganò l’ha avvertita il 23 giugno 2013?

Joseph Fessio, sj: “Sia un uomo. Si alzi in piedi, e risponda”.


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8 commenti

  • Valeria Fusetti ha detto:

    Scrive padre Cervellera ” Ma chi si dimostra così difensore del papa, e così silenzioso sulla persecuzione dei cristiani in Cina, rischia di non amare né Francesco, né la Chiesa, ma solo il suo progetto ideologico per la Chiesa futura, mentre lascia che quella di oggi venga soffocata.” Riprendo la frase “così silenzioso sulla persecuzione dei cristiani in Cina, a cui aggiungere “e sul genocidio islamico dei cristiani” e anche, ” sulla persecuzione sessuale dei figli dei cristiani da parte di preti, vescovi e cardinali gay e pedofili”. Una persecuzione vigliacca, oltre che criminale, che allontana dalla Chiesa, e spesso dalla Fede, intere famiglie e molti di chi, tra amici, ne vede i terribili effetti. Da quello su cui il papa tace oggi, si può comprendere qual’ è il progetto ideologico di Chiesa futura. Sua e del gesuitismo sinistrorso in politica e modernista in teologia. I tre “argomenti” citati sono solo alcuni degli argomenti su cui il papa, ed il suo Coro da Tragedia greca tacciono, o di cui parlano ambiguamente, come aborto, eutanasia, famiglia, Stato… Per cui la miglior difesa della Chiesa, quella fondata da Gesù Cristo, e non da progetti umani (ce ne sono già troppe) è di rispondere con forza, onestà, senso di giustizia ed amore per quella Verità a cui vogliamo appartenere, rompendo ogni volta la congiura della “non risposta” .

  • GMZ ha detto:

    I dispacci del Porfiri sono importanti oggi, e credo saranno fondamentali – in futuro – per comprendere quanto avvenuto in Cina.
    Bravi Porfiri e Tosatti!

  • Pier Luigi Tossani ha detto:

    Grazie, grazie, e ancora grazie!…

  • deutero.amedeo ha detto:

    Amico Tosatti,
    a me pare che gli ultimi quattro capoversi del suo articolo meritino una profonda riflessione da parte di tutti.
    A mio parere il culto della persona del Papa al di sopra di tutto è uno degli aspetti più negativi della Chiesa attuale. Al di là della questione cinese, io credo che già da oggi, per gli studiosi del cattolicesimo, alla Teologia e alla Cristologia, sarebbe necessario affiancare una PapaFrancescologia.
    Questo uomo gioca a “fare lo scemo” ma è tutt’altro che scemo. Nell’omelia di questa mattina in piazza San Pietro, ha fatto chiaramente (non so fino a che punto, volontariamente) capire il senso della STRATEGIA DEL SILENZIO. Strategia, che fa parte di una delle più importanti conclusioni del “Comportamentismo”: per ottenere un cambiamento dei comportamenti degli altri non è tanto importante ciò che facciamo prima ma ciò che facciamo dopo. Se vogliamo estinguere un comportamento altrui la strategia migliore è quella del “non rinforzo” . E il silenzio,il non rispondere, è uno dei “non rinforzi” più efficaci.
    Gudafternun everibodi. Deutero.amedeo OPI (ordo parochianorum ignorantorum) .

  • francesca immacolata ha detto:

    il veleno lascia traccia, e se poi davvero gli fanno l’autopsia? X per gli fanno un’iniezione d’aria, una siringa vuota, e ciao ciao Ratzinger. Certo è sfigato, finire ammazzato senza neanche aver toccato lo IOR come l’altro

  • Rafael Brotero ha detto:

    M’immagino cosa dicono in Cielo i Santi martiri cinesi torturati e uccisi dai comunisti bergogliani di Pechino.

  • memores ha detto:

    se il Papa emerito muore all’improvviso, Tosatti insista perché gli devono fare l’autopsia, lo vogliono avvelenare, ho sentito cose terribili
    che Dio ci aiuti tutti

  • Adriana ha detto:

    Cervellera spieghi che sinifica che l’accordo è buono perchè evita il sorgere di Vescovi scismatici . Scismatici in rapporto a chi ? e a cosa ? A Bergoglio e alla sua dottrina sorosian-globalista ?