PROVITA QUERELA REPUBBLICA PER DIFFAMAZIONE. HA ACCUSATO L’ONLUS DI MINACCE AL MINI-SINDACO PD. AGGIORNAMENTO: SOPRAFFAZIONI “LEGALI” DEL COMUNE.

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Marco Tosatti

Pro Vita querela Repubblica per diffamazione aggravata: “Ci hanno attribuito false minacce alla Alfonsi”. Sabrina Alfonsi è presidente del I Municipio di Roma centro, e  con alcune altre femministe si era resa responsabile di un’azione squadristi verso la sede di ProVita, come potete leggere qui. Al suo gesto ProVita aveva risposto con una manifestazione silenziosa nell’aula del Consiglio del I Municipio.

SABRINA ALFONSI, DIMETTITI. LA RICHIESTA ALLA PRESIDENTE DEL I° MUNICIPIO DI ROMA DOPO L’AGGRESSIONE A PROVITA.

Nei giorni scorsi un gruppo non meglio identificato, che si è auto definito “Azione Frontale” ha attaccato manifesti sul cancello della sede del I Municipio, fra cui uno, in cui era scritto: “Alfonsi è morte”, chiaramente interpretabile per le posizioni e le azioni della mini-sindaco, favorevole alla soppressione dei nascituri, più che come una minaccia verso di lei. Repubblica però titolava come potete vedere dalla foto:

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“Abbiamo querelato per diffamazione aggravata a mezzo stampa la testata di Repubblica. In un articolo del 1 dicembre 2018, infatti, ci ha attribuito falsamente un blitz di Azione Frontale consistente nell’imbrattamento con manifesti della sede del primo Municipio di Roma, riportando un titolo lesivo della nostra reputazione. L’articolo ci addebitava un messaggio minaccioso indirizzato alla Presidente del I Municipio Sabrina Alfonsi mettendoci in bocca le parole “Alfonsi è morte”: è quanto dichiarato dal Presidente di Pro Vita Antonio Brandi.

“Chi pensava di attribuirci azioni e parole altrui, per di più recanti una sorta di nostra intimidazione neanche fossimo un’organizzazione criminale, ne risponderà davanti al giudice. Siamo un’associazione che agisce nel campo della solidarietà sociale e non funzionerà il giochetto di farci passare per un gruppo di violenti ed esaltati” ha continuato Brandi.

“E’ ormai da Maggio di quest’anno che Pro Vita è perseguitata dall’amministrazione capitolina e dal I Municipio di Roma – ha poi aggiunto – con sanzioni e rimozioni dei nostri manifesti legalmente affissi, e con blitz e attacchi da parte delle cosiddette femministe e dai centri sociali. E tutto perché siamo portatori di opinioni assai poco ‘politicamente corrette’”.

“Raggi, Alfonsi e tanti altri politici – ha concluso Brandi – che non rispettano la libertà di opinione costituzionalmente garantita, e così anche i media che manipolano le notizie, sono avvertiti che noi non solo non intimidiamo nessuno, ma non ci facciamo neanche intimidire e non desisteremo fino quando non finirà la dittatura del pensiero unico”.

 

Aggiornamento: leggete che cosa è successo in seguito, dal comunicato di ProVita Onlus:

“Ricordi cosa è successo qualche giorno fa quando il presidente del I Municipio di Roma, Sabrina Alfonsi, ha diretto un “blitz” di abortiste contro la sede di Pro Vita per censurare un manifesto raffigurante un bimbo nel grembo?

Bene, tutto questo non è nulla rispetto a quello che è successo dopo…

Sembra che l’amministrazione romana voglia accanirsi contro Pro Vita. Così il municipio ha inviato degli agenti della polizia, che ci hanno fatto visita in sede… Perché?

Per sanzionare e rimuovere il manifesto che avevamo esposto in vetrina (all’interno della nostra sede). Quasi 500,00 euro di sanzione. Cosa diceva questo manifesto di così sovversivo? Istigava alla violenza? Diffamava qualcuno? No. Affermava delle semplici verità sul bambino in grembo…(Guarda l’immagine del manifesto qui di seguito):

 

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Si trattava della semplice immagine del bambino a 11 settimane dal concepimento, accompagnata da affermazioni scientifiche. La polizia invece ci ha sanzionato obbligandoci a rimuoverlo. Inoltre, nei giorni successivi, sono state inviate volanti della polizia per controllare che non restasse più alcuna traccia di quel manifesto.

Pazzesco. Non è questa una dittatura abortista? La verità è che gli abortisti non sopportano la verità sulla vita prenatale. L’immagine stessa del bambino in grembo li spaventa.

Per questo devono censurare Pro Vita con qualsiasi mezzo…Grazie a Dio abbiamo molti amici che ci aiutano!

 

Almeno dal mese di maggio Pro Vita subisce una vera persecuzione da parte dell’amministrazione di Roma Capitale (sia dal Sindaco che dal I Municipio):
– il Comune ha sanzionato il nostro manifesto sul bimbo in grembo;
– la polizia ci ha comminato decine di migliaia di euro di sanzioni per alcuni manifesti abusivi che non abbiamo mai messo;
– il Campidoglio ha ingiunto la rimozione dei manifesti “Due uomini non fanno una madre” contro l’utero in affitto, e la polizia – anche per questo – ci ha sanzionato;
– la Giunta ha approvato una memoria per contrastare le nostre campagne;
– il presidente del I Municipio dirige un blitz di abortiste contro la nostra sede… dopodiché manda la polizia a sanzionare e rimuovere il manifesto sul bimbo in grembo esposto in vetrina;
– successivamente arrivano volanti della polizia per controllare che non osiamo esporre di nuovo quel manifesto”.
Se questa non è una forma di dittatura, e praticata per di più da quelli che si dichiarano antifascisti dal mattino alla sera…E naturalmente i mass media coprono queste forme di sopraffazione. 

 




 

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Oggi è il 107° giorno in cui il Pontefice regnante non ha, ancora, risposto.

“Quando ha saputo che McCarrick era un uomo perverso, un predatore omosessuale seriale?”

“È vero, o non è vero, che mons. Viganò lo ha avvertito il 23 giugno 2013?”

Joseph Fessio, sj: “Sia un uomo. Si alzi in piedi e risponda”.




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5 commenti su “PROVITA QUERELA REPUBBLICA PER DIFFAMAZIONE. HA ACCUSATO L’ONLUS DI MINACCE AL MINI-SINDACO PD. AGGIORNAMENTO: SOPRAFFAZIONI “LEGALI” DEL COMUNE.”

  1. Astore da Cerquapalmata

    “Alfonsi è morte” NON vuol dire “Alfonsi è morta”. Lo capirebbe qualunque tonto.
    Per cui chi ha interpretato la frase come una minaccia NON può essere un tonto.
    Ma qualcosa pur dovrà essere.
    Sarà il giudice a dimostrare se è un calunniatore in mala fede o no

  2. giorgio rapanelli

    Si ripete la favola del lupo e dell’agnello. Tempi duri verranno per quei gruppi cattolici fedeli al Cristo e alla sue Sante Leggi. Personalmente non temo i nemici esterni della Chiesa Cattolica: sono stati sconfitto, vengono sconfitti, saranno sconfitti. Anche se subdolamente hanno cambiato pelle e nome sono sempre loro, accoliti di Satana. Chi mi preoccupa è un certo clero cattolico che ragiona con la mente. Sappiamo che la mente, pur razionale, se ha dati sbagliati, ragionerà in forma sbagliata. La crisi della Chiesa cattolica non è data dai comportamenti immorali sessualmente di molti suoi membri, quanto dal non rispetto delle regole scientifiche dei Sacramenti, che nulla hanno a che vedere con la fede umana, ma che sono state ispirate dalla Spirito Santo. Basti guardare alla Consacrazione Eucaristica e al Battesimo dato dal Concilio di Trento per capire come oggi, in attesa di cambiare la “chiave” della formula eucaristica, il Battesimo viene dato a capocchia , senza seguire le regole date dal Catechismo. Oggi, si preferisce celebrare una Messa in un palazzetto dello sport, non consacrato, invece che in una chiesa consacrata, con la giustificazione che al palazzetto ci entrano più persone. E poi perché piace di più ai giovani.

I commenti sono chiusi.

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