LITURGIA. ESSENZIALE LA SERIETÀ E IL SENSO DEL SACRO, ANCHE PER I GIOVANI. UN LIBRO DI PADRE ENRICO FINOTTI.

17 agosto 2018 Pubblicato da --

Marco Tosatti

 

Oggi parliamo di un testo molto interessante. È il terzo libro di padre Enrico Finotti nel “format” delle domande e risposte sulla liturgia. “Nell’attesa della tua venuta” segue “Il mio e il vostro sacrificio” e “Se tu conoscessi il dono di Dio”. Anche in questo lbro, come nei due precedenti, qui si trovano moltee curiosità e dettagli per chi voglia conoscere la liturgia in modo profondo e non superficiale. Parlando della stola per esempio, l’autore afferma: “La stola quindi è l’insegna-base di tutti coloro che sono stati ‘segnati’ dal carattere dell’Ordine sacro: il Vescovo, il Presbitero e il Diacono. Essa è portata traversa dal Diacono e diritta dal Presbitero e dal Vescovo. Ora, mentre gli abiti variano a seconda del tipo di rito o in ragione della diversa solennità, la stola – sempre sopra il camice o la cotta (e mai sull’abito civile) – è assunta sempre, in ogni genere di celebrazione liturgica. Eliminare l’insegna propria del ministro ordinato è quindi impoverire certamente i ‘santi segni’ e una novità assoluta rispetto alla tradizione secolare della Chiesa, orientale e occidentale”.

Padre Finotti ritiene importante soprattutto ribadire: “Infine, è necessario acquisire il senso della Liturgia come azione di Cristo e della Chiesa e non come un atto privato. Per questo nessuno, anche se sacerdote, può mutare, aggiungere o togliere elementi propri della liturgia stabilita dalla Chiesa ed edita nell’editio typica’”. Questo concetto, e lo vediamo troppo spesso, può sembrare astruso, o teorico, a quanti sembrano pensare che la  liturgia è un qualche cosa di cui possono usufruire a piacimento, magari con innovazioni “creative”: uno spazio di libero esercizio del proprio gusto personale e privato.

Questo è tanto più vero quando si parla dei giovani. Ricorda don Finotti che “La ‘pastorale giovanile’ non può ammettere il capriccio e non può rimandare ad una presunta futura maturazione che non verrà mai. Se non si inizia subito ad introdurre i bambini e i giovani nella esperienza delle leggi rituali e liturgiche, atte ad educare alla spiritualità, alla proprietà, alla vera devozione, domani avremo un popolo di Dio estraneo alle leggi fondamentali della vita interiore e del culto liturgico”.  Certamente un richiamo a una visione che può apparire controcorrente rispetto a certe forme che paiono trattare i giovani come eternamente incapaci di capire la solennità e la gravità del sacro.

Nel libro si tratta anche della necessità (o meno) della quindicesima stazione della Via Crucis; dei bambini nella Veglia Pasquale; dell’uso dei paramenti preziosi (“Lode ai nostri sacristi per la cura di paramenti tanto belli, che impreziosiscono le nostre sagrestie! Purtroppo molti pezzi di grande valore artistico e spirituale sono stati lasciati deperire, altri smontati per fare casule moderne, comunque abbandonati e non più usati. Il Concilio, come si vorrebbe far passare, non ha nel modo più assoluto comandato o consigliato l’abbandono dei paramenti storici, anzi ne ha sollecitato il restauro e la conservazione…”) e molto altro.

Avete avuto problemi con le interminabili preghiere dei fedeli? Oppure qualche sacerdote non ha simpatia per il Credo? A proposito di quest’ultimo don Finotti scrive: “E’ per tutti chiaro che nessuno può riscrivere i testi della Sacra Scrittura, che hanno Dio stesso come autore. Ma è altrettanto evidente che neppure i testi liturgici possono essere modificati o sostituiti, in quanto esprimono la fede della Chiesa e non le opinioni private”.

Insomma, un testo che si inserisce nella corrente tracciata dai due precedenti (anche se altri ne seguiranno). Un aiuto in tempi ben difficili per poter apprezzare la liturgia per quello che è non per quello che alcuni vorrebbero che fosse.

 

Sommario

L’uso della stola nella Messa

Formalismo o obbedienza?

Giovani e liturgia

Quale formazione liturgica?

Il silenzio nelle chiese

L’adeguamento liturgico

La quindicesima ‘stazione’ della Via crucis ?

I bambini nella Veglia pasquale

L’uso dei paramenti preziosi

Il segno della croce con l’acqua benedetta

L’inginocchiarsi

La formazione degli operatori liturgici

Il colore esequiale

La disposizione liturgica del feretro

L’elogio del defunto

La cremazione

La preghiera dei fedeli

Sostituire il Credo?

L’inchino del capo all’Et incarnatus est

Cantare il Credo ?

Sospendere il Credo ?

 

Don Enrico Finotti è nato a Rovereto nel 1953 ed è presbitero dell’Arcidiocesi di Trento dal 1978. Dopo la formazione classica, ha frequentato gli studi teologici presso il Seminario Diocesano. Ha svolto il ministero di parroco in diverse parrocchie della diocesi di Trento. Ha ottenuto la licenza in Teologia liturgica presso la Pontificia Università della Santa Croce. Collabora con l’Ufficio Liturgico Diocesano di Trento nei percorsi di formazione liturgica ed è curatore della rivista Liturgia:culmen et fons. Ha tra l’altro pubblicato: La centralità della Liturgia nella storia della salvezza (Fede & Cultura, Verona, 2010); La liturgia romana nella sua continuità (Sugarco, Milano, 2011); Vaticano II 50 anni dopo (Fede & Cultura, Verona, 2012).







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6 commenti

  • Ángel Manuel González Fernández ha detto:

    Stimato Direttore:
    Questo è un altro tema che non ho potuto meno di rispondere vedendo il suo articolo all’individuo della foto: http://www.lanuovabq.it/it/scandali-e-diserzioni-annullare-il-meeting-di-dublino
    E è che bisogna ricordare che il santo diacono Francesco di Assisi non voleva che i suoi seguaci fossero vescovi, confessione che fece davanti a santo Domingo de Guzmán che lo voleva neanche, come san Ignacio de Loyola.
    Saluti.
    Estimado Director:
    Este es otro tema que no he podido menos de contestar al ver su artículo al sujeto de la foto:
    http://www.lanuovabq.it/it/scandali-e-diserzioni-annullare-il-meeting-di-dublino
    Y es que hay que recordar que el santo diácono Francisco de Asís no quería que sus seguidores fueran obispos, confesión que hizo ante santo Domingo de Guzmán, que tampoco lo quería, como san Ignacio de Loyola.
    Saludos.

  • Iginio ha detto:

    che succede se dico che sono contrario alla “quindicesima” stazione della Via Crucis?
    Se in antico non c’era, un motivo ci sarà.
    Per non parlare del fatto che ormai oggi si è allergici alla croce in quanto tale (nella vita quotidiana, intendo): questo è il vero problema.
    Ma un salesiano dell’UPS ha inventato la “Via Lucis”, che parte dalla Resurrezione, perché “basta con l’eccesso di dolorismo”…

  • Giorgio ha detto:

    Ho acquistato subito il testo proposto, e subito ho avviato la lettura, apprezzando l’esposizione. Mi sono fermato quando, con grande rammarico ho letto: “La posizione del tabernacolo su un altare laterale o comunque in disparte ha provocato danni al dogma eucaristico e ha ridotto il Ss. Sacramento al livello devozionale delle reliquie o immagini dei Santi.” Solo questo per parlare dell’errore più grave effettuato dalla neo-liturgia? E’ stato detronizzato il Re dell’universo, Dio è stato messo all’angolo proprio in casa sua e si liquida l’argomento con queste quattro parole? Tutti, dai sacerdoti all’ultimo dei fedeli hanno perso il senso della presenza di Dio nel suo Tempio. Si entra come se si entrasse al bar e come al bar non si saluta di certo il gestore (in questo caso il Padrone di casa!) e non ci si preoccupa certo di come ci si veste. Ho visto sacerdoti che non fanno la genuflessione neppure quando vanno al tabernacolo: sembra che vadano all’armadio degli attrezzi! Ho visto ripetutamente chiamare a dare la Comunione un tale in maglietta da lavoro, in calzoni corti e in ciabatte! Un ambiente del genere può considerarsi cattolico?

    Mi spiace proprio che don Finotti abbia trattato l’argomento in modo cosi limitato: senza la messa in evidenza della presenza di Dio, nella sua casa, tutto il resto vale nulla!

  • Mari ha detto:

    Il mio “passaggio” alla S. Messa della tradizione cattolica, grazia di cui non smetterò mai di ringraziare il Signore, ha a che fare con parecchi dei capitoli del testo di cui si parla nell’articolo, testo che mi piacerebbe leggere.

    Cristiana da Messa alla domenica, non ne ero “presa”, non ne sentivo la necessità come momento in cui entrare in più profondo contatto con il mio Dio e Signore per celebrarne il sacrificio e comunicarmi: la Messa, strettamente domenicale, era una sorta di “ticket” settimanale che mi dava la tranquillità di coscienza, un patentino di buona cattolica che, per non sbagliare, preferiva evitare di far la comunione piuttosto che sottostare alla fastidiosa e un po’ imbarazzante pratica della confessione.

    Per me ora non è più così, non appena ne ho la possibilità cerco di assistere alla Messa anche feriale perché ora avverto la straordinaria bellezza, potenza e importanza di ogni singola S. Messa.

    E questa conversione, come ho scritto, ha parecchio a che fare col disagio che io, praticamente da che mi ricordo, avvertivo nel contesto delle celebrazioni che io, per motivi anagrafici, ho sempre frequentato nella versione “in volgare”.

  • malibu stacy ha detto:

    a pubblicare queste cose oggi questo prete ha la vocazione al martirio.
    aspetta che se ne accorgono i cortigiani di papa ciccio e vedi che fine gli fanno fare

    dottor tosatti ha letto l’intervista del padrone di cl, sul corsera di oggi?
    attacca salvini per il rosario e perl’immigrazione, attacca il ministro fontana e si dice favorevole alle unioni civili gay
    tutto questo leccalecca solo perché hanno paura di perdere soldi se stringono sull’invasione, o stanno seriamente inciuciando per portare camiciachecasca cardinale?
    intanto ieri hanno condannato formigoni a cacciare i quattrini

    • Grog ha detto:

      SI, penso anch’io che il buon Don Finotti non farà carriera.
      Per quel che riguarda la sorte di Formigoni di sicuro non ci perderò il sonno…