PADRE PAOLO SIANO: PADRE MANELLI E I FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA SONO SPAZZATURA NELLA NUOVA CHIESA DI FRANCESCO?

Marco Tosatti

Padre Paolo Siano, dei Frati Francescani dell’Immacolata, ci ha inviato un articolo che ricostruisce alcune fasi del commissariamento dell’ordine, un argomento di cui San Pietro e Dintorni prima, e Stilum Curiae poi si sono occupati a più riprese. Sempre mettendo in evidenza alcuni aspetti “critici” dell’operazione, peraltro rilevati anche da altri commentatori, e in particolare la scarsa chiarezza nelle accuse, e quelli che sembravano tentativi di decostruire la spiritualità particolare dei FFI. Padre Siano nei giorni scorsi aveva scritto un articolo di denuncia pubblicato da Corrispondenza Romana. Stilum Curiae si è occupato dell’evento in questo articolo, e con un commento di Pezzo Grosso. Quello che pubblichiamo oggi può rappresentare un seguito e un completamento del primo intervento.

Noi FFI di P. Manelli:

«spazzatura» (1Cor 4,13) nella “nuova chiesa”?

 A quasi 5 anni dal commissariamento di noi Frati Francescani dell’Immacolata (FFI) e a circa 2 anni da quello delle Suore Francescane dell’Immacolata (SFI), possiamo dire che da quando è cominciato il Pontificato di Francesco, noi frati e suore in linea con i fondatori P. Manelli e P. Pellettieri, e i fondatori stessi, siamo visti come «spazzatura» (1Cor 4,13) dagli ambienti vaticani più influenti sulla Vita Consacrata. Si pensi ai veleni e al fango scaricati come in una cloaca addosso ai Fondatori, e a noi Frati e Suore loro difensori. Il limite di 8.000 battute mi costringe a sintesi con rare citazioni di fonti.

Tra il 2011 e il 2013 un gruppo di frati, per vari motivi (presunzione, ambizione, ideologia), attua un golpe contro il Governo dei Fondatori attraverso una strategia mediatica ad intra e ad extra della Famiglia FI. In Vaticano i golpisti sono appoggiati da alcuni che forse attendevano da tempo qualche pretesto per commissariare e bloccare l’attività e la crescita di noi frati e suore di P. Manelli, noi, ritenuti troppo filo-tridentini, troppo “restaurazionisti”, troppo avversi alla “nouvelle théologie” dei Rahner, Martini, Von Balthasar, Bianchi, Bello, e dei vari teo-liberazionisti sudamericani. Arriva la Visita Apostolica ai Frati. Il Visitatore distribuisce un questionario ambiguo e capzioso che riflette in pieno i pregiudizi dei golpisti e che di fatto, nei frati più sprovveduti, istilla dubbi nei confronti dei fondatori.

Arriva il Commissariamento e i frati golpisti più accaniti, con i loro alleati ecclesiastici e laici, scatenano anche una guerra giudiziaria e mediatica per spazzare il fondatore P. Manelli e la sua opera, e impossessarsi di tutto (Istituto, governo, formazione, apostolato, media, casa editrice, beni).

Alcuni FFI del Commissario Volpi, in Italia e all’estero, seminano nei nostri conventi la “damnatio memoriae” dei Fondatori e del loro Governo pre-commissariamento. I Fondatori e noi loro frati siamo calunniati di: non sentire con la Chiesa, lefebvrismo, governo personalista, oppressivo e anticollegiale, abusi di obbedienza col Voto Mariano, truffa sui beni…

È davvero un golpe ideologico avallato da “pezzi” della CIVCSVA. Il caso di Maciel Degollado favorisce la “sindrome anti-fondatori” che sembra far molto comodo ad alcuni in Vaticano.

Un FFI golpista ed esperto di media interviene sulla rivista Testimoni (diretta da P. Lorenzo Prezzi), dove nel numero 3/2014, lo stesso “mediafighter” F.I. contrappone furbescamente San Massimiliano Kolbe a P. Manelli: “Kolbe, non Lefebvre” (pp. 39-41) è il titolo dell’articolo che è un duro affondo contro Fondatori, frati, suore, laici FI.

Testimoni predilige tutto ciò che sa di “aggiornato”, e disprezza tutto ciò che sa di “tradizionale” e che non è in sintonia con il partito ecclesiale dominante.

Su Testimoni n° 10/2014 il Card. Braz de Aviz, Prefetto CIVCSVA e teo-liberazionista, accusa noi FFI (e le SFI) di negare il Concilio (p. 3)… Falsità!

Su Testimoni n° 10/2014, P. Prezzi annuncia con piacere l’inizio della Visita Apostolica per le Suore FI, attaccandole (p. 28).

Nel novembre 2014 il Superiore d’Italia dei FFI (nominato dal Commissario Volpi il 12-09-2013), forte della sua autorità, attacca su Facebook fondatori, frati e suore. Nel 2015 parte contro di lui una petizione di laici indignati, indirizzata alla CIVCSVA, ma costui è ben protetto da Commissari & CIVCSVA. Nel 2016, detto Superiore, viene addirittura confermato in carica per un altro triennio.

Tra il 2015 e il 2016, si susseguono forti e frequenti attacchi (penso di conoscerne mandanti e registi) di giornali e tv contro P. Manelli.

Tra gennaio-luglio 2017 Testimoni non parla dei FI, ma vi riscontriamo impliciti riferimenti accusatori:

– Testimoni n° 3/2017, p. 4: Braz de Aviz accenna a 70 Istituti e 15 fondatori indagati dal suo Dicastero, fondatori «padroni delle coscienze», «fenomeni di plagio», «forte condizionamento psicologico dei membri»… Pare che a Braz de Aviz stia più simpatico Lutero: «Stiamo senza dubbio conoscendo meglio e comprendendo di più Lutero. […] Sappiamo bene che nella storia della Chiesa cattolica abbiamo fatto errori grandi. E abbiamo chiesto perdono» (p. 6).

-Testimoni n° 12/2016 predilige celebrare Lutero & il 5° centenario della Riforma (pp. 38-43), piuttosto che fare un servizio elogiativo verso il mondo dei Consacrati pro-Vetus Ordo.

– Testimoni n° 3/2017, pp. 7-9: si mostra condivisione alla reazione anti-Trump delle suore LCWR. È noto che la LCWR è stata “graziata” dalla CIVCSVA e da Papa Francesco nonostante gravissimi problemi dottrinali. Testimoni n° 10/2016 dà spazio alla LCWR (pp. 24-26).

– Testimoni n° 4/2017, pp. 7-8: Prezzi accenna alle indagini su 15 fondatori e l’intervento della CIVCSVA in circa 70 Istituti. Nel documento della CIVCSVA “Per vino nuovo otri nuovi” (2017) si accusano alcuni superiori-fondatori di autoritarismo, di aver instaurato obbedienza infantile, dipendenza scrupolosa… Insomma, ancora la sindrome antifondatori ! I fondatori andranno sostituiti con… i post-fondatori, individui o comunità?

– Ibidem, pp. 20-21: circa le NFVC, Amedeo Cencini disprezza «vecchi ascetismi», «rigori e regole d’un tempo», «modelli liturgici ante conciliari…», poi ritorna sul caso di «problemi» creati «dalla personalità dei fondatori»… Cencini sembra postulare una “globalizzazione” della VC tacciando i “tradizionali” di troppa indipendenza dalla Chiesa locale e da altre forme di VC… Sarà l’addio alla propria identità e sana autonomia?

– Testimoni n° 6/2017, p. 4: Prezzi parla di «Casi gravi e recenti hanno sollevato il tema dei fondatori, la confusione fra radicalità e ritorno al passato (tradizionalismo e anticoncilio)»;

– Ibidem, p. 29: P. Cozza accenna ai commissariamenti operati dalla CIVCSVA dal 2003 al 2013 e afferma che occorre accettare la propria crisi di identità come occasione di crescita, conversione, ricominciamento…

Eppure sono proprio i nostri avversari ad esigere da noi un’obbedienza assolutista e infantilista, la stessa addebitata a noi, con un commissariamento auto-rivelantesi sempre più ideologico nelle motivazioni (non sempre ben “confessate”), nelle modalità e nelle finalità. Ormai è noto che nemmeno la Segnatura Apostolica (post-Burke) è riuscita a difendere i F.I. che hanno fatto ricorso contro abusi del governo commissariale. In almeno un caso (SFI), la CIVCSVA ha scavalcato la Segnatura rivolgendosi direttamente al Papa che ha bloccato il corso della giustizia…

Chi ci riabiliterà? Qualche Prelato che ha difeso o accolto frati o ex frati FI è stato: o deposto prima del raggiungimento dei limiti di età, o commissariato, o trasferito…

Pontificato della “misericordia” con le suore progressiste LCWR, ma non con i FI “tradizionali” e i loro amici e difensori.

Frati e suore che rifiutano la “rieducazione” e la “damnatio memoriae” dei Fondatori, pur uscendo dai rispettivi Istituti rischiano di esser inseguiti dalle calunnie e dagli avversari del Manelli, chierici e laici.

Nel nome dell’ “obbedienza” si cerca di falsificare e manipolare passato, presente e futuro dei Francescani dell’Immacolata di P. Manelli. Invece i frati della linea commissariale la ritengono forse divina senza comprendere che è una linea ideologica costruita appunto su un ideologico golpe anti-fondatori. Le nuove poche vocazioni FI sono in gran parte africane e asiatiche. Italiani e europei hanno più fiuto e non vi entrano.

Noi frati di P. Manelli continuiamo ad essere sudditi dei nostri accusatori. Non possiamo costituirci in “provincia” autonoma o separarci. Così vogliono in Vaticano? Così vuole Colui che non risponde ai “dubia” dei 4 Cardinali (su Amoris laetitia) e che è stato lodato almeno 62 volte da massoni di tutto il mondo? (cf. https://www.marcotosatti.com/2017/04/09/lamore-straordinario-della-massoneria-per-il-pontefice-uno-studio-documenta-una-storica-prima-volta/ ). Anzi, 63.


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SANTI INDEMONIATI: CASI STRAORDINARI DI POSSESSIONE

PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

CONOSCERE LA VERITÀ PRATICARE LA GIUSTIZIA. SABATO A MILANO UN CONVEGNO DELLA NUOVA BUSSOLA QUOTIDIANA E DELL’OSSERVATORIO VAN THUAN.

Sabato prossimo, il 3 febbraio, a Milano, avrà luogo un convegno organizzato da La Nuova Bussola Quotidiana e dall’Osservatorio Cardinale Van Thuan, dal titolo: “Conoscere la verità praticare la giustizia. INCONTRO NAZIONALE DELLE SCUOLE DI DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA “MATER ET MAGISTRA”.

 

Una presentazione dell’evento, aperto a tutti ma dedicato in particolare a coloro che hanno frequentato le scuole di Dottrina Sociale della Chiesa, la potete trovare a questo link. 

Per info e segnalazioni, scrivere a  eventi@lanuovabq.it

Il convegno si svolgerà al Teatro Guanella – via Dupré 19, Milano http://www.teatroguanellamilano.com/index.php

Ecco il programma della giornata:

Ore 10,30: accoglienza

Ore 11,00:

IL FARE SEGUE L’ESSERE. SENZA FORMAZIONE IL POPOLO CATTOLICO SI DISPERDE

Arcivescovo Mons. Giampaolo Crepaldi

Vescovo di Trieste e Presidente dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân

Ore 11,40:

TEOLOGIA DEL RAPPORTO CHIESA-MONDO: DOTTRINA E PRASSI

Prof. Don Mauro Gagliardi

Docente di dogmatica al Regina Apostolorum e all’Angelicum, Roma

Ore 12,30:

CONSEGNA DEI DIPLOMI AI PARTECIPANTI ALLA SCUOLE DI DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA, VIDEOCORSO SESSIONE 1 e 2

Ore 13,00: Pranzo libero. All’arrivo verranno indicati alcuni locali nei dintorni

Ore 15,00:

Tavola rotonda: LA POLITICA DEI CATTOLICI TRA ABBANDONO E NUOVE SPERANZE

Conduce Riccardo Cascioli. Partecipano: Stefano Fontana, Ruben Razzante, Tommaso Scandroglio.

*****

Aderiscono alla Giornata:

Scuola di Cultura Cattolica di Bassano del Grappa – Centro culturale “Il Faro” di Modena – Centro culturale Amici del Timone di Staggia Senese – Centro culturale Jacques Maritain di San Martino in Rio (RE) – Centro Culturale Pier Giorgio Frassati di Correggio (Reggio Emilia) – Centro culturale Giuseppe Toniolo di Sassuolo e Valle del Secchia (Modena) – Fondazione Incendo di Sassuolo (Modena) – Associazione Città e Famiglia di Verona – Movimento Maria Regina dell’Amore di Schio (Vicenza) – Centro culturale J.K. Chesterton di San Giovanni in Persiceto (Bologna) – Scuola di Dottrina sociale della Chiesa della diocesi di Trieste – Associazione Società Domani di Palermo – Associazione Veritatis Splendor di Salerno – Associazione Mater Ecclesiae di Biella


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PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

HUMANAE VITAE, LA PILLOLA. LA PAROLA SOLO AI RELIGIOSI? COSTANZA MIRIANO CHIEDE AI LAICI DI PARLARE DELLA LORO VITA.

Marco Tosatti

Costanza Miriano ha scritto oggi un articolo molto bello e interessante, e ha lanciato una proposta che ci sentiamo di condividere con i lettori di Stilum Curiae. Parla di Humanae Vitae, di contraccezione, di pillola e così via. Nota che in genere del problema (come di recente alla Gregoriana) trattano consacrati; cioè persone che si presume non abbiano un’esperienza diretta e personale del problema. La proposta di Costanza è che laici sposati – in relazione anche al ciclo di otto incontri previsto su Humanae Vitae alla Gregoriana – scrivano della loro esperienza personale di Humanae Vitae. Vi consigliamo di leggere l’articolo nella sua integralità; qui ne trovate solo qualche brano.

“Si sa che c’è una commissione di studio su Humanae Vitae, e si sa anche che sono tante anche nella Chiesa (fuori non si pongono proprio il problema) le voci che dicono che è necessario cambiare lo sguardo sulla sessualità umana. La Gregoriana in occasione del cinquantenario – era il cruciale ’68 quando Paolo VI scrisse la sua enciclica profetica – propone un ciclo di otto incontri con sedici relatori, uno dei quali è stato il don Chiodi che ha parlato come si è detto di obbligo di contraccezione. A intervenire sul tema sono quasi sempre persone consacrate. Noi però siamo laici, sposati. Forse andrebbe sentita anche la nostra voce. Anzi, direi che siamo noi gli specialisti perché ci siamo misurati in concreto. Sbagliando, magari, capendo progressivamente, forse. Ma forse anche la nostra esperienza ha qualcosa da dire…..

Io più che mettermi a fare cavilli sulla contraccezione, che non ha affatto bisogno di essere incoraggiata (i cosiddetti cattolici, quelli che vanno a messa la domenica, ne fanno ampiamente uso senza soffrire la contraddizione, senza contare le circa 600 mila pillole del giorno dopo vendute solo in Italia nell’ultimo anno, con un boom tra le adolescenti, 30% in più in un anno, anche grazie al governo che ha tolto l’obbligo di ricetta), più che mettermi a dire che in fondo ci sono dei casi in cui si può, più che arrivare come al solito con qualche decennio di ritardo sul mondo, vorrei che la Chiesa cominciasse ad annunciare una bellezza più alta, e che i pastori non avessero paura di essere impopolari. Che ricominciassero a parlare chiaro ai corsi prematrimoniali, parlando di croce e bellezza, e di che cosa è davvero fatto il sacramento del matrimonio, dove una potenza di amore che brucia può rendere vero il nostro amore piccolo e ingannevole….

L’idea che mi è venuta, insomma, è per evitare che parta la solita contrapposizione cretina tra chi chiede di oltrepassare le regole in nome del discernimento, e i cattoliconi tradizionalisti e rigidi che saltano su come ossessi alla prima avvisaglia di cambiamento. Mi piacerebbe che scrivessimo che HV aiuta a vivere l’unione dei coniugi, e non la procreazione, come primo fine del matrimonio, che è il cammino verso Dio. Noi siamo certi che in unam carnem sia un moto a luogo, sia il viaggio di una vita. Un viaggio che non esclude cadute, pause, difficoltà, dubbi. Non abbiamo un’idea stucchevole della famigliola perfetta, sappiamo forse più di certi pastori “di che lacrime grondi e di che sangue”, sappiamo che siamo chiamati ad amare non col modello “commedia romantica” ma col modello di Cristo crocifisso. Ma a dire tutto questo bastano anche otto parole: qualcosa come “l’Humanae Vitae mi ha salvato la vita”….

Possiamo scrivere alla Pontificia Accademia per la Vita, pav@pav.va, magari anche al professore che organizza il corso alla Gregoriana, Humberto Miguel Yanez (unigre.it) e infine al relatore cui abbiamo fatto riferimento chiodimaurizio@gmail.com Chi vuole, può mandare la sua mail anche al blog (sposatiesiisottomessa@gmail.com), specificando se gradirebbe vederla pubblicata o no: magari potremmo mettere a disposizione di tutti qualche frammento di bellezza…”.


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PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

UNA SVOLTA ALLO IOR? ROMANA VULNERATUS CURIA NON CI CREDE MOLTO. IN ATTESA DELLA PROSSIMA FUTURA DECAPITAZIONE.

 

 

Marco Tosatti

Non c’è pace per le finanze del Vaticano. Oggi il collega Paolo Rodari, su Affari e Finanza, ci parla di una prospettiva, di una decisione imminente del Pontefice relativa allo Ior, ma Banca vaticana. Dove peraltro dal 15 giugno 2013 ha già collocato un suo fedelissimo, mons. Battista Ricca, il responsabile anche di Santa Marta, un diplomatico che ha avuto la carriera troncata da problemi personali di un certo rilievo, come potete leggere qui. Nell’articolo si parla di una possibile nuova figura, che dovrebbe sostituire i laici. Una specie non protetta, in Vaticano, forse troppo curiosa, e forse per questo non particolarmente amata dai presbiteri, se vediamo le ultime decapitazioni, a partire da Milone e a finire con Mattietti….Ma insomma, non è che i prelati abbiano poi compiuto meraviglie, allo Ior. Se ci ricordiamo di Marcinkus e di mons. De Bonis. Non a caso dal 1993 fino al luglio 2006 la carica è rimasta vacante. Dal 2000 in poi fu addirittura cancellata dall’Annuario Pontificio. Nel 2006 la carica fu rivitalizzata e affidata al segretario particolare del card. Sodano, (in procinto di lasciare la Segreteria di Stato), mons. Piero Pioppo. Fino al 2010, quando mons. Pioppo fu nominato nunzio in Cameroun. E non si sentì il bisogno di nominare qualcuno. Ma erano i tempi di Benedetto, e di Nicora, che misero mano alla pulizia dello Ior. Un lungo cappello, per dirvi che Romana Vulneratus Curia (RVC per amici e nemici) ha scritto al blog questa mattina per commentare la notizia.

“Scusi Tosatti, ha notato come Repubblica, con un articolo di Rodari oggi su Affari e Finanza (“Ior, la svolta di Francesco..”) comincia a dimostrare insofferenza verso l’incapacità del Papa di affrontare e risolvere qualsiasi problema? Anzi direi che fra le righe si legge che il Papa i problemi o li aggrava o persino li crea. Son quasi 5 anni che si annunciano “svolte “ di Francesco su Ior, su riforme curiali varie, ed altro. Ed in realtà le svolte ci son state, ma sempre in peggio e sempre, e solo, cambiando persone, sempre alla ricerca di un miracolo fatto da qualcuno la cui capacità e competenza, il Papa, non sa valutare né direttamente né attraverso consiglieri. I “successi” di Papa Francesco son decretati d’imperio solo dai giornali che lo affiancano. Ma oggi Repubblica, con l’apparente intento di mostrare la sua volontà di far qualcosa di buono, lo affossa. Basterebbe il titolo: “Ior, la battaglia di Francesco, la banca del Vaticano torna ai <preti economi >”. Basterebbe leggere il curriculum del nuovo, ultimo, prete sacrificale, per capire quanto durerà.E sarà colpa sua, naturalmente. Ed in 5 annni, mai è venuto fuori il nome del vero responsabile tecnico (non parlo del Papa) di tutta questa serie di insensati comportamenti ed errori. Eppure c’è! Caro Tosatti, ma non si deve sapere. Perché”?


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PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

UN RACCONTO, UNA FICTION, DI ALFONSO INDELICATO SU COME CAMBIARE LA MESSA. UN PAPA E UN CARDINALE A COLLOQUIO. LA SVOLTA.

 

Marco Tosatti

Un amico di Stilum Curiae, che non conosciamo personalmente, ci ha inviato tempo fa un piccolo racconto a contenuto ecclesiale, molto attuale, viste le discussioni sulla “messa ecumenica” e la ridefinizione del Padre Nostro. Si chiama Alfonso Indelicato; sospettavamo origini campane, invece, ci scrive, è “Laureato in Filosofia Cattolica negli anni “formidabili” anche per evitare pestaggi in Statale da parte di giovani democratici, divento insegnante, cosa che sono ancora adesso. Nel frattempo mi occupo di scrittura creativa e comunicazione efficace. Sono perito calligrafo iscritto all’Albo del Tribunale. Ho pubblicato per Solfanelli una raccolta di racconti e una narrazione in versi dedicata alla Milano dei giorni convulsi alla fine dell’aprile ’45. Tre anni fa entrato casualmente in politica divento consigliere comunale qui a Saronno, ma riesco ben presto a litigare con i miei alleati e con il mio stesso partito, che nei fatti mi giubila. Così rimango consigliere, insegnante, perito e talvolta conferenziere in splendida, o almeno dignitosa, solitudine”. Ecco il suo racconto.

 

LA SVOLTA

di Alfonso Indelicato

 

– No, questo no … – rispose il Cardinale con un filo di voce, come parlasse a se stesso, e tacque sgomento.

L’uomo vestito di bianco lo guardava fermamente, in silenzio. Era strano come quel viso, che quando sorrideva aveva un’espressione tanto bonaria, diventasse così duro, e perfino torvo, quando era serio.

– Lei non è certo il primo al quale confido questo pensiero. Ma naturalmente tenevo a sentire anche Lei. Anzi, tenevo di più a parlarne con Lei. –

Non era certo un complimento. Il presule, che ne aveva capito bene il motivo, non chiese perché.

Sempre a voce bassissima, e senza guardare negli occhi il suo illustre interlocutore, il Cardinale chiese: – E quale diventerebbe la formula? – la sua voce aveva un tono sconsolato ma non rassegnato, come di chi si aspetta qualcosa che poi dovrà effettivamente avvenire, e non intende consentirvi.

Ma l’uomo vestito di bianco aveva bene inteso quel grumo di ostinazione.

– La formula, la formula… quella la troveremo. Non è importante la formula. – Ciò detto, lanciò sul suo ospite lo sguardo grave di chi osserva un reprobo.

Il cardinale, che fino a quel momento aveva mantenuto un contegno dimesso e paziente (gli era costato non poco, ma del resto si era lungamente preparato a quell’incontro) sobbalzò sullo scranno di legno intarsiato. Era egli un Principe di Romana Chiesa dei più autorevoli; e anche se negli ultimi anni la sua stella si era offuscata ed era ora relegato in un ruolo poco più che decorativo, non aveva senso che tacesse. La voce, pur sempre sommessa, gli uscì come fosse attraversata da una sottile lama di ferro. E tanta fu la pur controllata inquietudine, che omise l’alto appellativo dovuto al suo interlocutore.

– Non le insegno niente se dico che, per essere valido, il sacramento abbisogna della forma stabilita, vale a dire le parole – le stesse – pronunciate da Nostro Signore nell’Ultima Cena -. Così il Cardinale, e per non aggiungere altro dovette lottare con l’indignazione che gli gonfiava il petto.

La formula, sì, proprio quello era il punto. Gli altri due elementi costitutivi del Sacramento – il ministro idoneo, cioè un sacerdote ordinato validamente, e la materia autentica, cioè il pane e il vino – non erano in discussione. Almeno per il momento.

L’ augusto interlocutore scosse lentamente, e a lungo, il capo.

– Distinguiamo il grano dal loglio. Una cosa sono i significati, un’altra le parole con le quali si trasmettono – disse scandendo le sillabe con voce cantilenante – Qual è il significato che vogliamo trasmettere? Lei lo sa bene: un significato che unisce, non uno che ci divide, come è l’attuale, dai nostri fratelli riformati.-

Questo era troppo. Tutta la deferenza, tutto il il rispetto che il Cardinale sapeva dovuti a chi gli era di fronte vennero meno, ed egli era ora alterato, e la sua voce divenne vibrante nell’aria quieta della stanza.

– L’ Eucarestia non è stata istituita per trasmettere significati, ma per rinnovare un Sacrificio, il quale ha il suo effetto indipendentemente dal senso che gli si vuol dare. – Disse ciò, e non appena ebbe parlato percepì   che ogni singola fibra del suo essere consentiva con ciò che aveva detto. E non poté fare a meno di pensare che lo Spirito aveva parlato con la sua bocca, ma subito chiese perdono a Dio, poiché era umile di cuore.

L’uomo vestito di bianco fece un lento gesto con la mano come ad allontanare da sé l’obiezione. – Non ho bisogno di lezioncine, ma di contributi. Vedo che lei non intende offrirmene -.

Ciò detto, proferì all’indirizzo dell’ospite brevi e fredde parole di commiato, e non lo accompagnò alla porta.

***

I due uomini avevano ormai una lunga dimestichezza, e si davano il tu. Certo avevano caratteri diversi, ma non poi tanto. Uno era un narciso, più esuberante dell’altro, e amava le battute in vernacolo. L’altro nascondeva dietro l’apparenza gioviale un carattere duro e un’immensa ambizione. L’atmosfera era distesa, amichevole, ben diversa da quella dell’incontro che si era svolto nella stessa stanza il giorno prima.

“… Mangiate questo pane, bevete questo vino in ricordo del mio sacrificio per voi”.

– Va abbastanza bene. C’è la giusta enfasi sull’idea del ricordo: la formula magica hai fatto bene a toglierla di mezzo… la lunga strada sta per trovare il suo approdo. –

– Cos’è che non ti piace, allora?- rispose il cardinale con espressione perplessa e un poco dispiaciuta.

– In fondo, niente. – disse l’uomo vestito di bianco scuotendo il capo dopo una breve pausa di riflessione – Solo vorrei qualche cosa di più sullo stare insieme, sull’accogliere … alla fine, l’ecumenismo cos’è? Un incontrarsi, un camminare l’uno accanto all’altro. -.

– Il cardinale rifletteva, carezzandosi lentamente il mento.

“Mangiate di questo pane, bevete di questo vino, in ricordo del mio sacrificio offerto per tutti”.

– Ti sei sprecato, eh! –

– ” … In ricordo del mio sangue sparso per tutti” –

– Macelleria, non va bene.-

A queste parole il cardinale tacque a lungo. Gli era apparsa nella mente, all’improvviso, l’immagine del Crocifisso. I lineamenti dolcissimi di quel volto – quelli che nelle sacre icone compaiono intatti o appena alterati dal dolore – dovettero nella realtà essere coperti da una coltre compatta di sangue grondante dal sommo della fronte trafitta dalle spine, sangue che poi colava sul petto e sul ventre nudo, poi lungo il Legno, e si raccoglieva infine dove questo era infisso nel terreno, formando una pozza. E pensò la pelle delicata forata dai chiodi arrugginiti, e le ossa dei polsi e delle caviglie schiantate dentro la carne viva. A tutto questo egli pensò, e taceva.

L’uomo vestito di bianco lo osservava a sua volta con sguardo penetrante, come ne stesse conoscendo i pensieri.

E il cardinale sentì, trafitto da quello sguardo, che ormai si era spinto troppo avanti, e che non aveva, non avrebbe avuto animo di scendere da quel carro su cui aveva deciso, dopo aver esitato, di salire. Tanto valeva procedere decisamente ora, senza pensare, senza riflettere.

– “… In ricordo del mio sacrificio offerto per tutte le donne e per tutti gli uomini”.-

E, rivolti all’ augusto interlocutore una strizzata d’occhio e un mesto sorriso d’intesa, aggiunse: – così mettiamo prima le donne, eh! –

L’uomo in bianco aggrottò lievemente le sopracciglia, come per un attimo di intensa riflessione. Poi sciorinò il suo sorriso largo, caldo, amichevole.

– Finalmente ci siamo arrivati, amico mio. – disse annuendo con enfasi.

Il cardinale, accantonati i suoi dubbi, sembrava ora simile a un gattone che, lisciato nel lungo pelo dal suo proprietario, strizza gli occhietti facendo le fusa e infine crolla disteso su un fianco, stira le zampe e si abbandona al piacere delle carezze.

Infine, sentendosene autorizzato dalla corrente di umana simpatia che lo legava a quel grande uomo, dall’atmosfera distesa e quasi casalinga colà instauratasi, e anche da una certa mancanza di autocontrollo da cui era affetto nelle circostanze di gioioso entusiasmo, dopo un momento, ma solo un momento, di titubanza, si sentì di proporre:

– E mettimmece pure e’ ricchiune dint’a formula: così saremo ancora più accoglienti! –


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SANTI INDEMONIATI: CASI STRAORDINARI DI POSSESSIONE

PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

 

 

 

SEMPRE VERGINE? UN SAGGIO DI PADRE SERAFINO MARIA LANZETTA RILANCIA LA DISCUSSIONE SU UN TEMA CHE DIVIDE LA CHIESA DA SECOLI.

Marco Tosatti

Cari amici, pubblichiamo volentieri la presentazione di un libro di padre Serafino M. Lanzetta sul tema della verginità di Maria. E ne parla – ne scrive – su Stilum Curiae il M° Aurelio Porfiri, che ringraziamo per questa introduzione. Padre Serafino Maria Lanzetta è un frate francescano dell’Immacolata in carica della parrocchia di St. Mary – Gosport, nella diocesi di Portsmouth, Inghilterra. È libero docente di teologia dogmatica alla Facoltà Teologica di Lugano (Svizzera) e
collabora con la School of the Annunciation di Backfust Abbey (Inghilterra). Tra le sue opere recenti si segnala “Fatima un appello al cuore della Chiesa. Teologia della storia e spiritualità oblativa” (Casa Mariana Editrice, Frigento 2017); “La porta della fede. Quando ragione e amore s’incontrano” (Leonardo da Vinci,
Roma 2017); “Il Vaticano II un concilio pastorale. Ermeneutica delle dottrine conciliari” (Cantarelli, Siena 2014).

La verginità di Maria è stata da sempre al centro di accesi dibattiti nella storia del Cristianesimo e di negazioni eclatanti. Nomi come Cerinto, gli ebioniti, Elvidio nei primi secoli, A. Mitterer e K. Rahner, nella metà del secolo scorso e più vicino a noi R. Brown, si aggiungono alla lista dei sospettosi (o degli eretici). Elvidio al tempo di S. Girolamo negava la perpetua verginità di Maria, invece il medico e sacerdote viennese, A. Mitterer, non riusciva a capire come mettere insieme la vera maternità di Maria e la sua verginità nel parto. Le due cose si escluderebbero a vicenda, al punto che per assicurare una reale maternità sarebbe stato doveroso ammettere la rottura del grembo e le doglie del parto. Il gesuita tedesco K. Rahner, in felice dialogo con tutti, non solo si accodò a detta proposta, ma ne derivò pure che la verginità di Maria nel parto non ha un solido fondamento. È un problema! L’aggettivo “problematico/a” entrò così ufficialmente nella teologia mariana rinnovata e presto la verginità (fisica) di Maria assurse al rango del simbolo, mentre si faceva spazio la “verginità del cuore”. L’integrità verginale di Maria, specialmente in partu, era da spostare dal piano fisico a quello teologico della purezza di fede della Vergine nell’accogliere il Verbo di Dio. Il corpo non era in fondo determinante. In ambito esegetico, l’americano R. Brown si è segnalato nel tentativo di leggere il dato del concepimento verginale non come “mito” – in questo fa un passo in avanti rispetto a molti altri – ma come espediente letterario dell’agiografo che gli consente di passare dall’Antico Testamento al Nuovo, mancando di fatti la prova della sua storicità. La filiazione divina di Gesù che emerge dal Battesimo nel Giordano fornirebbe a Matteo e Luca l’aggancio letterario per risalire al momento nascosto del suo concepimento nel grembo della Vergine Maria. Non importa quindi se Gesù sia stato concepito verginalmente (questo non lo si potrebbe sapere perché i Vangeli non sono affidabili), ma che sia stato proclamato retrospettivamente figlio di Dio fin dal grembo di sua Madre. Cade come inutile la verginità nel concepimento di Cristo e di conseguenza quella nel parto. A chi interesserà poi sentire che Maria è rimasta vergine dopo il parto? Questa prospettiva risulta tanto capziosa quanto interessante. L’Autore del saggio ne accoglie la suggestione ribaltandola per dimostrare che è vero proprio il contrario: è più logico che si parta dal concepimento verginale di Gesù per arrivare all’epifania del Giordano. Quest’ultimo evento è piuttosto la ratificazione pubblica di ciò che era già avvenuto in modo nascosto nel grembo di Maria. Bisogna rispettare la progressività della Rivelazione senza la quale i discepoli e gli agiografi non avrebbero afferrato nulla del mistero, a meno che non si risolva tutto in un racconto mitologico. La storicità dei vangeli è fondamentale e la verginità di Maria è l’inizio. Se quest’ultima si offusca o viene ridotta a puro simbolo, Gesù e il Regno Cieli da lui inaugurato – per il quale ci si fa addirittura eunuchi – diventano insignificanti. Quello che è accaduto? La verginità di Maria è una formidabile risposta alla situazione di declino nella Chiesa della vita religiosa e del matrimonio, principiata da una scorretta visione degli stati di vita del cristiano. Oggi la fanno da padrone novelli discepoli di un monaco del IV secolo di nome Gioviniano, i quali predicano di nuovo che la verginità non è superiore al matrimonio e che ciò che conta è difatti il battesimo che tutti unifica. La vita religiosa ha perso il suo sapore e tanti suoi membri. Anche il sacramento del matrimonio non è in buona salute. Si riscontrano affinità di non poco conto tra Gioviniano e Amoris laetitia, con qualche lieve deriva più epicurea: non solo il matrimonio è pari alla verginità, ma addirittura il rapporto sessuale more uxorio è pari al matrimonio e quindi alla verginità. In fondo, se il battesimo è uguale per tutti, il premio celeste è lo stesso. Così Gioviniano esortava le vergini a lasciare il loro stato di vita! La Chiesa si trova oggi di nuovo divisa tra discepoli di Gioviniano e veri seguaci di Cristo, incalzati entrambi da un infuocato Girolamo che dice: «La verginità è il frutto del matrimonio». Se il matrimonio è in crisi, perché ha perso di vista la castità coniugale, lo è pure la verginità e se la verginità è in crisi, perché ridotta a mero simbolo, il matrimonio non sa più cosa farsene di se stesso. Il libro di Lanzetta ci offre la risposta che la Chiesa si attende in quest’ora così travagliata. Con gli occhi rivolti alla Semprevergine Maria.


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SANTI INDEMONIATI: CASI STRAORDINARI DI POSSESSIONE

PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

IL PADRE NOSTRO SARÀ MODIFICATO E ZUCCHERATO. TROVATO UN FRAMMENTO DEL I° SECOLO D.C. CON LA NUOVA VERSIONE? PURTROPPO NO.

 

Marco Tosatti

Spero che il frammento di Vangelo, scritto in aramaico, greco e latino, come la Stele di Rosetta, in base al quale la Conferenza Episcopale Italiana discuterà come cambiare la preghiera più importante del cristianesimo si rivelerà autentico. Datato intorno agli ultimi anni del primo secolo, e magari, in assenza di registratori tanto cari ai gesuiti, con una firma, o almeno le iniziali di Gesù, il Cristo. L’esistenza di questo frammento o frammenti non è ancora stata resa nota, ma DEVE esistere; se no con quale improntitudine si oserebbe manomettere un testo vecchio di duemila anni, sempre considerato autentico e pregato in quel modo da infinite generazioni di cristiani? L’ultima, debole speranza è che nell’assemblea dell’autunno in cui si deciderà questo cambiamento: da “non indurci in tentazione” a “non abbandonarci alla tentazione”, posto che nel segreto dell’urna come ben sappiamo Dio ti vede, ma Galantino no, e papa Bergoglio neppure, in una resipiscenza di fede e orgoglio il voto sia “no”. Ma ahimè, siamo consci di quanto questo flebile desiderio sia illusorio.

Qualche tempo fa parlavamo di questo problema con don Nicola Bux. Ecco quello che ci spiegava quell’uomo dotto e saggio: <Quanto alla traduzione della petizione “et ne nos inducas in temptationem”, ecco quanto scrive san Tommaso D’Aquino nel suo Commento al Padre nostro, dopo aver premesso che Dio ‘tenta’ l’uomo per saggiarne le virtù, e che essere indotti in tentazione vuol dire consentire ad essa: “in questa (domanda) Cristo ci insegna a chiedere di poterli evitare (i peccati), ossia di non essere indotti nella tentazione per la quale scivoliamo nel peccato, e ci fa dire: ‘Non ci indurre in tentazione’.”[…]. L’Aquinate poi, chiarito che la carne, il diavolo e il mondo tentano l’uomo al male, annota che la tentazione si vince con l’aiuto di Dio, in quale modo? “Cristo ci insegna a chiedere non di non essere tentati, ma di non essere indotti nella tentazione”[…].Infine, si chiede: “Ma forse Dio induce al male dal momento che ci fa dire: ‘non ci indurre in tentazione’? Rispondo che si dice che Dio induce al male nel senso che lo permette, in quanto, cioè, a causa dei suoi molti peccati precedenti, sottrae all’uomo la sua grazia, tolta la quale, egli scivola nel peccato. Per questo noi diciamo col salmista: ‘Non abbandonarmi quando declinano le mie forze'(Sal 71[70],9). E Dio sostiene l’uomo, perché non cada in tentazione, mediante il fervore della carità che, per quanto sia poca, è sufficiente a preservarci da qualsiasi peccato”>. Insomma, il “non indurci” era già problematico allora, ma non si pensava certo a manipolarlo inzuccherandolo, bensì forse a capirne un senso più profondo.

In quella stessa conversazione, don Nicola mi esortava a verificare alcuni dati (il che colpevolmente non ho fatto), che vi riferisco. E cioè se fosse vero che in Germania, contro la nuova traduzione, sostenuta dal Papa, avessero obiettato pure gli atei.; che i protestanti hanno già annunciato che non cambieranno nulla. Per non dire che, gli esegeti di ogni razza e colore, domandano se il Papa intenda cambiare anche l’originale greco del Nuovo Testamento (a cui corrisponde esattamente il testo latino).

Di recente i sacerdoti di Anonimi della Croce si sono occupati del problema. Citiamo un parte dell’articolo: <La parte a cui mi riferisco, tradotta e utilizzata per secoli, è proprio il versetto di Matteo 6,13a: “non ci indurre in tentazione”, che nella nuova versione è stato maldestramente tradotto con “non abbandonarci alla tentazione”. Naturalmente anche qui ha prevalso il “politicamente corretto”. Come può Dio “indurre” in tentazione? Allora cambiamo con una traduzione più morbida, più sdolcinata, più sentimentale. Cosa sbagliatissima. Ma su questo punto tornerò dopo. Prendiamo dunque il versetto in questione dal testo originale greco: “καὶ μὴ εἰσενέγκῃς ἡμᾶς εἰς πειρασμόν”. La parola di interesse è “εἰσενέγκῃς” (eisenekes), che per secoli è stata tradotta con “indurre”, ed invece nella nuova traduzione vediamo “non abbandonarci” (come i cavoli a merenda). Il verbo greco “eisenekes” è l’aoristo infinito di “eispherein” composto dalla particella avverbiale eis (‘in, verso’, indicante cioè un movimento in una certa direzione) e da phérein (‘portare’) che significa esattamente ‘portar verso’, ‘portar dentro’. Per di più, è legato al sostantivo peirasmón (‘prova, tentazione’) mediante un nuovo eis, che non è se non il termine già visto, usato però qui come preposizione.

Tale preposizione regge naturalmente l’accusativo, caso di per sé caratterizzante il “complemento” di moto a luogo. Anzi, a differenza di quanto accade ad esempio in latino e in tedesco con la preposizione in, eis può reggere solo l’accusativo.

Come si vede, dunque, il costrutto greco presenta una chiara “ridondanza”, ossia sottolinea ripetutamente il movimento che alla tentazione conduce, per cui è evidentemente fuori luogo ogni traduzione – tipo “non abbandonarci nella tentazione” – che faccia invece pensare a un processo essenzialmente statico.

Il latino “inducere”, molto opportunamente usato da san Girolamo nella Vulgata (traduzione della Bibbia dall’ebraico e greco al latino fatta da Girolamo nel IV secolo), essendo composto da ‘in’ (‘dentro, verso’) e ‘ducere’ (‘condurre, portare’), corrisponde puntualmente al greco eisphérein; e naturalmente è seguito da un altro in (questa volta preposizione) e dall’accusativo temptationem, con strettissima analogia quindi rispetto al costrutto greco.

Quanto poi all’italiano indurre in, esso riproduce esattamente la costruzione del verbo latino da cui deriva e a cui equivale sotto il profilo semantico.

Dunque la traduzione più giusta, che rimane fedele al testo è quella che è sempre stata: “non ci indurre in tentazione”. Ogni altra traduzione è fuorviante, e oserei dire anche grottesca.

Come ho detto in precedenza, il rispetto per il Testo Sacro è fondamentale, e si dimostra nella fedeltà delle traduzioni con i testi originali. Ma la tendenza oggi è quella di far prevalere il “politicamente corretto”, la traduzione morbida, mielosa. Sradicando completamente il vero significato di ciò che la Parola ci vuole dire.

Infatti molti si sono chiesti: Come può Dio “indurre” in tentazione? Ci sono tantissimi passi biblici che dimostrano come Dio induce alla tentazione e alla prova. Non ci si può scandalizzare, pensando sempre che Dio abbia solo la “mielosa misericordia” (oggi molto di moda nella neochiesa), trascurando la Croce, la prova e la tentazione>.

Qui trovate il link alla lunga esposizione.


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PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

FFI, UNA VOCE CORAGGIOSA DENUNCIA LA PERSECUZIONE. E PEZZO GROSSO DICE COSA PENSA DEI FRATI “QUISLING”, COMPLOTTISTI E IGNORANTI…

Marco Tosatti

Nei giorni scorsi è uscito su Corrispondenza Romana un articolo drammatico, scritto da padre Paolo M. Siano, dei Frati Francescani dell’Immacolata. Lo trovate a questo link. Ormai da oltre quattro anni i Frati Francescani dell’Immacolata sono commissariati in una vicenda che ha connotati kafkiani. Fino a questo momento l’unica accusa che è stata rivolta all’ordine fondato da padre Manelli – più o meno obbligato alla reclusione, a 83 anni – è quella di una “deriva lefebvriana”. Nel frattempo il carisma dell’ordine è stato stravolto, la parte femminile ha avuto l’ordine di non ricevere postulanti per i prossimi tre anni, i frati che hanno cercato di andarsene o di farsi incardinare altrove sono stati perseguitati, l’assalto alla diligenza dei beni dell’ordine è stato bloccato dalla magistratura ordinaria, e ancora non si vede la fine di questa vicenda che non potrà non costituire una macchia sul regno del Pontefice attuale. Ma della vicenda, anzi di un dettaglio della vicenda si è occupato Pezzo Grosso, che ci ha scritto. Ecco il suo messaggio.

“Egregio dottor Tosatti, leggo su Corrispondenza Romana n°1525 del 24 gennaio un pezzo firmato P. Paolo Siano (FFI, una voce coraggiosa si leva). Non lo commento perché non conosco la vicenda, ma nel pezzo c’è una frase che mi ha colpito. Si tratta della frase minacciosa di un frate in un colloquio del 21-1-2012, evidentemente detta ai discepoli del Fondatore ( P. Manelli): <Se non togliete il latino dal seminario vi denunciamo in Congregazione, dove sapete che ci sono “modernisti” che vi faranno commissariare> ( come infatti avvenne). Caro Tosatti, vorrei commentare questa minaccia. L’ex Rettore Magnifico dell’Università di Bologna (fino al 2015), prof. Ivano Dionigi (nel suo libro “Il presente non basta – La lezione del latino” ed. Mondadori 2016) così definisce il latino “…il latino è un problema, nel senso etimologico, una pietra, un ostacolo non evitabile, che ci è posto davanti e che può esser di <inciampo o di protezione>”, e prosegue spiegando che ciò non è solo perché il latino è matrice della nostra lingua e cultura ma perché è il tramite linguistico del sapere ebraico e greco (Gerusalemme e Atene). Il latino quindi fa inciampare o protegge.

I “modernisti” di oggi (ignoranti) lo temono, i modernisti di ieri erano novatores (colti). Anche Antonio Gramsci scriveva che “non si impara il latino e il greco per parlarli.., ma per conoscere direttamente la civiltà dei due popoli, presupposto necessario della civiltà moderna, cioè per esser sé stessi e conoscere sé stessi consapevolmente”. Ma non basta, nel 2000 il Parlamento Europeo scelse il proprio motto in latino (In varietate concordia ) così come lo scelsero gli Stati Uniti d’America nel 1776 (E pluribus unum). Ma torniamo ai nostri fraticelli modernisti e minacciosi. Il latino è stato la lingua ufficiale della Chiesa cattolica fino al Concilio Vaticano II (1965). Il prof. Dionigi nel suo libretto ci ricorda (secondo Françoise Waquet ) che la persistenza bimillenaria del latino quale lingua della Chiesa poggia su tre capisaldi della fede: <L’eredità, l’universalità, l’immutabilità>, spiegando che: l’eredità perché è stata la lingua dei padri; l’universalità perché grazie al latino la chiesa si è rivolta cattolicamente (universalmente) a tutti i popoli; l’immutabilità perché nella fissità e anche incomprensibilità del latino (lingua morta) si custodisce l’eternità e il mistero delle cose. Il latino è sinonimo di ortodossia in contrapposizione al volgare, sinonimo di eresia (attenzione! Si rifletta su questo). Fu Lutero a porre polemicamente infatti il problema del latino liturgico come lingua sconosciuta al popolo e perciò incomprensibile. Al Concilio Vaticano II papa Paolo VI citò la sentenza agostiniana “meglio esser rimproverati dai professori che non capiti dal popolo”, e segnò la fine del latino come lingua militante della Chiesa. Bene, caro Tosatti, io son certo che i minacciatori dei FFI ben sapevano tutto ciò, perciò sapevano che intimare di togliere il latino dai seminari equivaleva non tanto a voler sembrare moderni, piuttosto a preparare la luteranizzazione della liturgia e le sue conseguenze, sopra citate”.

 

Pezzo Grosso (e dotto).



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PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

RADIOROMALIBERA.ORG. NASCE UNA PIATTAFORMA MULTIMEDIALE DI NEWS, CULTURA E RELIGIOSITÀ CATTOLICA.

 
Marco Tosatti

Un amico ci ha scritto, segnalandoci un’iniziativa molto interessante, e che siamo certi avrà un grande successo. E’ la nascita di radioromalibera.org, il primo giornale radio cattolico online. Il sito offre tutti i giorni audio e video news oltre ad approfondimenti di Catechesi, Spiritualità, Liturgia e Cultura Cattolica.

Gli autori si presentano così: “Radioromalibera.org rappresenta il modo nuovo di fare formazione e informazione, sfruttando tutte le potenzialità di una piattaforma multimediale: basta un click col cellulare, con un tablet o con un computer, per accedere a testi, articoli, commenti, audio, podcast, giornali-radio, video e tante notizie, quelle notizie che altrove non potreste trovare. In più, alcuni contenuti forti, per analizzare e leggere i tempi moderni alla luce della nostra fede con appuntamenti di catechismo, spiritualità e liturgia, ciò che nelle nostre parrocchie non si insegna più. Radioromalibera.org, sempre ed ovunque, in tutto il mondo…”.

E in effetti una visita anche se frettolosa al portale presenta spunti e suggerimenti interessanti del progetto diretto da Mauro Faverzani, “un progetto che si fa parola, ascolto e immagine con obiettivi ben precisi: quello dell’annuncio, della missione e dell’apostolato, ad esempio. Ma anche quello della rievangelizzazione, offrendo quella formazione catechetica, spirituale e liturgica, che malauguratamente sembra da tempo sparita dalle nostre parrocchie e dalle nostre chiese. Per questo, abbiamo affidato queste sezioni ad alcuni sacerdoti conosciuti per la loro ortodossia di cui l’intento non è altro che quello di riproporre la dottrina cattolica come è stata insegnata dal magistero costante e dai Padri e dai Dottori della Chiesa, con chiarezza e precisione sempre maggiori, da duemila anni”.

Quindi un aiuto e uno spunto a proporre la dottrina tradizionale e perenne della Chiesa, per poter leggere, comprendere bene e analizzare, alla luce della fede, gli avvenimenti e le ideologie contemporanee dentro e fuori la Chiesa.

La sfida è quella di proporre in base all’invito del Vangelo – ‘Quello che ascoltate all’orecchio predicatelo sui tetti’ – temi e contenuti densi di significato, e di cui è certamente urgente la divulgazione, specialmente in tempi di cattolicesimo fluido, quando non apertamente fai da te. Per essere efficace questo messaggio si offre in una veste aggiornatissima: “In tal senso una piattaforma multimediale rappresenta il linguaggio più adatto alle necessità del mondo d’oggi, dove sempre più la fruizione di contenuti audio e video, per comodità, tempestività ed immediatezza, si sostituisce alla lettura, pur non rimpiazzandola”.

Radioromalibera.org fa proprie tutte queste modalità, è un po’ giornale, un po’ radio ed un po’ televisione ed offre ogni giorno a chiunque si colleghi testi, giornali-radio, rubriche, filmati, in grado d’esser consultati con facilità in qualsiasi momento ed in qualsiasi luogo anche con un semplice cellulare, con un tablet o con un computer, in modo assolutamente gratuito, veloce, ma allo stesso tempo anche completo. Ed è questa attenzione all’innovazione multimediale a distinguere radioromalibera.org dai molti siti, blog e agenzie attualmente operanti on line”.

Con un desiderio, e un obiettivo in più: quello di combattere l’omologazione informativa e culturale che sta coprendo come una cappa l’universo delle news, scritte o altrimenti diffuse. Dicono gli autori: “C’è un’ambizione in più nel nostro palinsesto quotidiano: quella di proporvi nelle varie edizioni dei nostri notiziari quelle informazioni che altrove non potreste trovare, quelle che la grande stampa tace e quei commenti che la gran cassa del politically correct censura, quelle voci insomma di cui la società e la stessa Chiesa hanno enorme ed urgente bisogno in questi tempi oscuri e inquieti. Il taglio giornalistico, assolutamente dinamico, veloce ed accattivante, assicura una fruizione gradevole e coinvolgente dei nostri servizi. Oltre a ciò, molti contenuti provengono da testate, che moltissimi già da tempo hanno imparato ad apprezzare ed a seguire fedelmente, come la rivista Radici Cristiane e l’agenzia Corrispondenza Romana. In più, riproponiamo i capisaldi della nostra fede letti attraverso numerosi appuntamenti col Catechismo, per sapere cosa realmente dica in un contesto sociale, ove massima è la confusione in merito”.

Ovviamente Stilum Curiae, che si propone umilmente dalla sua nascita obiettivi informativi analoghi, fa i migliori auguri di un grande successo.



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“CHIESA CATTOLICA, DOVE VAI”? UN CONVEGNO A ROMA IL 7 APRILE SUI LIMITI DELL’AUTORITÀ PAPALE E LA CONFUSIONE NELLA CHIESA.

Marco Tosatti

“Chiesa cattolica, dove vai?”. Così si intitolerà un convegno che si svolgerà a Roma, sabato 7 aprile 2018, con inizio alle ore 15, per dibattere della situazione della Chiesa cattolica. Il sottotitolo è una frase del cardinale Carlo Caffarra, in uno dei suoi ultimi interventi: “Solo un cieco può negare che nella Chiesa ci sia grande confusione”.

Protagonisti dell’incontro, che avrà carattere internazionale, saranno ecclesiastici e laici cattolici di tutto il mondo. I temi saranno diversi, e certamente di grande delicatezza e importanza. Uno di essi riguarderà i limiti del potere del Pontefice all’interno della Chiesa, in particolare in materia di dottrina; un argomento che peraltro è stato trattato recentemente dall’ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Gerhard Müller, in un lungo articolo su First Things (Qui trovate un riassunto in italiano).

Inoltre si discuterà del ruolo delle conferenza episcopali, soprattutto in materia di dottrina, e riguardo ai poteri dei singoli vescovi all’interno della propria diocesi. E naturalmente, essendo nel 50mo anniversario dalla sua pubblicazione, si parlerà di Humanae Vitae, e dei tentativi in corso per “attualizzare” le indicazioni di Paolo VI in tema di contraccezione chimica e meccanica. Un dibattito che certamente diventerà sempre più caldo, viste anche le recenti prese di posizione di qualche teologo.

Il convegno avrà logo nel nome d del cardinale Carlo Caffarra; e un evento del genere era certamente un suo desiderio. Quindi il ricordo del porporato troverà ampio spazio nelle relazioni del convegno. Il cardinale era uno dei firmatari dei “Dubia” – che ancora attendono una risposta da parte del Pontefice – centrati sul discusso capitolo VIII di Amoris Laetitia, e sulle ancora più discusse “noticine” che aprono la strada alla comunione per i divorziati risposati, il cui primo legame sia ancora valido.

Non appena avremo nuove informazioni e dettagli li pubblicheremo.



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