Buon Natale! Stilum Curiae si prende una piccola pausa. Ci rivediamo – e rileggiamo – fra qualche giorno.

 

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CANTO DI NATALE ALLA MISERICORDIOSA. VIA DA QUI, CATTIVA! SULLE ALI DI UNA LETTERA ANONIMA…

Marco Tosatti

La storia di cui vi parliamo non è allegra. E a differenza del racconto di Charles Dickens a cui ci riferiamo nel titolo gli – anzi, le – Ebenezer Scrooge della nostra storia non sembra si siano pentite per niente, anzi. Il tutto si svolge nel Nord Italia, in un monastero femminile – di cui non faremo il nome – che “si porta”, quelli guidati da persone mediaticamente e letterariamente a la page. Una nostra amica di Twitter – che non conosciamo personalmente, ma con cui spesso condividiamo sui social riflessioni e opinioni – da due anni seguiva un percorso di spiritualità nel monastero.

Qualche giorno fa è andata al Monastero. Le hanno detto che non poteva continuare a seguire il percorso di spiritualità intrapreso, perché avevano ricevuto una lettera – anonima- dalla Svizzera, che riproduciamo, cancellando i nomi dei protagonisti – in cui si denunciavano i suoi messaggi twitter critici di alcune iniziative e posizioni della Chiesa e del Papa.

Dopo un primo momento di comprensibile sconcerto e dolore, perché la Superiora era sempre stata al corrente dei suoi dubbi e delle sue perplessità, la protagonista ci racconta: “Non mi sono mai nascosta, anzi chiedevo loro aiuto spirituale, ma il loro aiuto è stato : ‘meglio non continuare’ bocciata o quanto meno rimandata ; continuino a leggere Enzo Bianchi tranquille”. Perché in effetti sembra che i libri di Bianchi siano una delle letture praticate durante i pasti.

 

La reproba ha scritto una lettera alle suore: “La presente per ringraziare tutta la comunità……………..per avere accolto fraternamente me e la mia famiglia e di avermi così dato la possibilità di conoscere delle persone meravigliose come voi.

Peccato che questa vicenda di vita, sia turbata proprio nel tempo a me caro del Santo Natale, da una vile lettera anonima pervasa di accuse discutibili e corredata da fogli che chiunque avrebbe potuto scrivere: non ricordo quegli scritti tranne uno (poiché tutto risale a mesi fa), inoltre neppure dal mio profilo riesco a verificare; in 5 anni ho scritto 115.000 pensieri nel mio blog, per cui hanno trovato veramente poco materiale per fantomatiche accuse, ed inoltre hanno pensato di inviare tutto ciò, tranne quello che di bello ed edificante pubblico ogni giorno riguardo ad arte, religione e letteratura. Sono mortificata, costernata, stupita, triste.

Vi rinnovo comunque i miei più sentiti Auguri. Buon Natale”.

Infine, abbiamo ricevuto un messaggio successivo: “P.s. ho ricevuto la risposta della suora alla mia missiva; dopo di che ho deciso di metterle nello spam e quando mi sarò ripresa andrò   a vedere se esiste qualcosa di adatto a me dalle carmelitane Buon Natale caro Marco”.

Buon Natale anche a voi tutti, Stilumcurialisti…E che la misericordia dei misericordiosi se ne stia lontana da noi.



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UNA NOTIZIA FALSA SUL PATRIARCA DI VENEZIA, IL GIORNO DI NATALE E LUTERO. SMENTITA DAL PATRIARCATO.

Marco Tosatti

Riceviamo dal Patriarcato di Venezia, e volentieri pubblichiamo, la smentita a una notizia falsa che è circolata in queste ore su alcuni siti, e di conseguenza sui social media. Eccola:

Ufficio stampa

Giorno di Natale (25 dicembre): il Patriarca Moraglia, come ogni anno, presiede nella cattedrale di San Marco il solenne Pontificale (inizio ore 10.30)

A correzione di quanto erroneamente riportato in queste ore da alcuni siti e poi ripreso su alcuni social, si precisa e conferma che il Patriarca di Venezia Francesco Moraglia la mattina del giorno di Natale (lunedì 25 dicembre) alle ore 10.15 scenderà nella basilica cattedrale di S. Marco a Venezia e lì presiederà quindi – come ogni anno – il Pontificale di Natale che avrà inizio alle ore 10.30.

Nella tarda sera di domani (domenica 24 dicembre), sempre nella cattedrale marciana, presiederà la Veglia e la Messa della Notte poi, nel pomeriggio del giorno di Natale, alle 17.30 sarà di nuovo in cattedrale per presiedere la celebrazione solenne dei Vespri di Natale (v. comunicato stampa inviato in precedenza e qui sotto riportato).

Si informa e precisa, inoltre, che la preghiera ecumenica che andrà in onda la mattina del giorno di Natale su Raidue è stata già registrata questa mattina (sabato 23 dicembre, ore 11) a Venezia; in tale circostanza sono intervenuti i rappresentanti delle varie confessioni cristiane presenti a Venezia offrendo ciascuno una breve riflessione sui personaggi del presepe. L’intervento del Patriarca sarà incentrato sulla figura dei pastori.



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MINACCE E SFURIATE DEL PAPA. SUPER EX DA’ IL SUO GIUDIZIO PSICOLOGICO: FURBO E INFANTILE. IN ENGLISH: THE MYTH OF THE BETRAYED REVOLUTION.

Marco Tosatti

Cari Stilumcurialisti, le minacce e i rimproveri del Pontefice regnante hanno toccato le corde delicate del cuore di Super Ex, come potete leggere qui sotto. A noi ha fatto impressione anche una frase del discorso alla Curia. Quella in cui nega la difesa del “Papa non informato”. Che in realtà era una difesa proprio del Papa; gli si attribuiva nel caso di qualche evidente ingiustizia, l’attenuante del non sapere. Improbabile, vista la rete di spie e spioni organizzata dai suoi; ma così dicendo il Pontefice si è voluto assumere in prima persona ogni responsabilità. Buona a sapersi. Vediamo per che cosa ci scrive Super Ex.

“Ennesimo sfogo di Bergoglio: ennesima dimostrazione del suo infantilismo o della sua furbizia? O di entrambi?

Non sono il suo psicoanalista ma credo di avere gli studi di psicologia e l’esperienza necessari per una diagnosi.

C’era una volta il papa sorridente, sempre pronto a telefonare a tutti, contento dei bagni di folla e, nelle parole, grande riformatore ed accerrimo sostenitore di sinodalità e parresia.

Prima di tutto ciò, prima del 2013, era solo cardinale ed era noto ai più per essere, al contrario, persona schiva, poco sorridente, autoritaria. Lo ha ammesso in più occasioni lui stesso, ma lo ha detto papale papale, in Ultime conversazioni, anche Benedetto XVI: “L’ho conosciuto come un uomo molto deciso, uno che in Argentina diceva con molta risolutezza: questo si fa e questo non si fa. La sua cordialità, la sua attenzione nei confronti degli altri sono aspetti di lui che non mi erano noti”.

E’ proprio così: si può fingere di essere diversi da ciò che si è, ma non per troppo tempo. Da anni ormai Bergoglio è tornato a non sorridere quasi più: scaglia anatemi. Il Concilio di Trento intero non contiene le condanne e le scomuniche ad intra lanciate ad ogni piè sospito dal presule argentino. Con l’effetto classico: quando uno urla sempre “al lupo al lupo”, alla fine non gli crede più nessuno.

La dura reprimenda di Natale è solo l’ultima di una serie infinita. Accuse contro i dottrinari, i traditori, i farisei, i complottisti… A sentire Bergoglio Roma è la capitale dell’Anticristo, un covo di vipere senza eguali. Lutero non avrebbe saputo dire di peggio.

Ma questi continui sfoghi provengono, e questo è il punto, da un uomo che comanda, che ha mille volte il potere che aveva Benedetto.

Ratzinger infatti era sottoposto ogni giorno al fuoco di fila dei grandi giornali e dei governi stessi (Obama e Merkel su tutti); come collaboratori aveva personalità come Tarcisio Bertone o il maggiordomo fedifrago. Per non dire altro.

Al contrario, Bergoglio è un sovrano assoluto che non vuole intorno a sè altri che il suo cerchio magico, con cui fa il bello e il cattivo tempo. I cardinali che non sono con lui, da Burke a Mueller, sono fatti sloggiare senza tanti complimenti. I posti di potere sono affidati a persone fidate, come monsignor Dario Edoardo Viganò. La gendarmeria fa un lavoro certosino, e leggermente invasivo. Persino la polizia italiana interviene se qualcuno osa ricordare il dissidente Caffarra con un semplice camion vela. I media fidati, da Repubblica a Vatican Insider, ad Avvenire, apparecchiano olio di ricino, ogni giorno, per i non allineati…

Perché allora questo ennesimo sfogo?

Qui la prima parte della diagnosi: infantilismo. Bergoglio non aveva previsto la sorda opposizione di chi non vuole trasformmare la chiesa in una Ong che si occupi, male e con imbarazzante approssimazione, di ambiente e immigrazione. E allora, come si dice, sbrocca, urla, alza la voce. Sì proprio lui, quello della sinodalità, della parresia, quello che non osava, inizialmente, neppure usare il nome di “pontefice” ma solo quello di “vescovo di Roma”, quasi a dire: “non ho nessuna intenzione di comandare, io”. .

E’ dal Sinodo, da quando ha visto che non riusciva a trasformare vescovi e cardinali in burattini per modificare la Tradizione della Chiesa, che ha iniziato a tirar fuori antiche formule, come Cum Petro e sub Petro!

Anche nell’ultimo discorso ha detto chiaramente: “..e questa è casa mia, e qua comando io…”.

Infantile, dicevo, perchè già comanda, e alla grande, ma non gli basta. Come ai bambini: se non contenuti, sono incontentabili!

Infantile ma anche furbo. Perchè? Perché butta sempre tutto in caciara, e sapendo di avere dalla sua i media laici, conta su di loro come megafono del suo anticlericalismo. Sì perchè Bergoglio ha costruito di sè questa immagine: “io buono, io riformatore, io moderno, io aperto… gli altri preti, vescovi, cardinali, invece, ladri, corrotti, farisei, dottrinari!”.

Una musica splendida, per chi considera Bergoglio il cavallo di Troia nella Chiesa cattolica, colui che riuscirà a fare ciò che non sono riusciti a fare Napoleone, Hitler, Stalin…

Ma l’obiezione che un giornalista serio dovrebbe fare, sarebbe semplice:

“Caro vescovo di Roma, ma le nomine sbagliate, scandalose, chi le ha fatte? Non è stato proprio Lei a mettere il suo elettore Maradiaga dove sta, dandogli immenso potere? Ad eleggere in quella posizione, allo Ior, Giulio Mattietti prima di spedirlo via a calci? A nominare Francesca Immacolata Chaouqui e monsignor Lucio Vallejo Balda segretario della Pontificia Commisisone referente sull’Organizzazione della struttura economica- amministrativa della Santa Sede? E chi ha confermato tutti i bertoniani (Bertello, Calcagno, Versaldi, Ravasi e Viganò), nei posti di potere più importanti?”.

Devo dire che l’articolo di Super Ex, che è una giovane ma vecchia lama del cattolicesimo, che conosce la macchina dall’interno meglio di chi scrive, e che ha contatti e rapporti che sempre chi scrive non si sogna neanche, mi ha fatto piacere. Perché Mi conferma in una mira riflessione, di cui avevo scritto qualche tempo fa. L’articolo si intitolava Il mito della rivoluzione tradita e ostacolata. È credibile?“. 

Nel frattempo ne abbiamo curata una traduzione in inglese, che vi offriamo qui.

In human history and politics there are some recurring patterns, comfy and very used, especially by fans of autocrats. One of them is this: He wanted to change things for the better, but they did not let Him … If He could have done what He wanted… He had some great ideas … He would have knocked them over like pins, those guys there. Where “those guys” is always, de rigueur, rather vague. The physiognomy and the identity of those who have opposed (typically successfully) a Big Chef for the purposes of: reform, cleanliness, clarity, transparency, honesty, and via virtuosando (note for the editing: the verb virtuosare does not exist in Italian, I invented it from the noun virtù, virtue) you very seldom happen to know. Which is unusual, given that, typically, you know a lot of things and details. Even too many, sometimes. And, as a rule, the Big Chief has hoards of professionals and amateurs of the pen ready to disclose even the smallest details of his deep thought. Just imagine if they, knowing who are the responsible of spokes in the wheels and jacks in the gears of the great machine of goodness and justice would expose them to the four winds!

To this I thought looking at the cover of the latest literary work by Gianluigi Nuzzi, “Original Sin”, which brings the alluring subtitle: “The power bloc that hinders the revolution of Francis”. Implying that the Apostolic palaces are a whole swarm of moles that burrow and burrow while poor Pope, alone in his top floor of the Hotel Santa Marta, shake to hear the noise of teeth rodent the pillars of his New Church. Gianluigi Nuzzi is an Italian journalist and writer, well known as the responsible of “Vatileaks”, the wave of revelations written in three books about the Vatican. He has been judged and absolved by the Vatican court.

So I thought about it, and I asked myself: but who are they? And I did a quick mental screening of the men who have the power in the Curia and elsewhere. If you will patiently follow me, we will explore, and then we’ll draw conclusions from the survey together.

The main collaborator of the Pope is the Secretary of State. Cardinal Pietro Parolin, and he was appointed to that place by the pontiff himself. By his side there is the Substitute at the Secretariat of State, mons. Angelo Becciu. He was appointed by Benedict XVI, but we can say without fear of contradiction that it is now the Pope’s right hand man. It is no coincidence that Becciu is the Papal delegate at the order of the Knights of Malta, the “Commissar” of an operation in which the smell of money and power far exceeds that of spirituality, and which will remain perhaps as a historic black spot of this pontificate.

Let’s continue. The Congregation for the doctrine of the faith. There was the card. Müller, loyal to the Pope, but with reservations about some of his decisions. The Pope at the end of five years in office sent him away, last July, without giving him another assignment, and replaced him with a fellow Jesuit, mons. Ladaria, more according to his heart.

Another central ministry of the government of the Church is the Congregation of the Clergy. One of the first acts of the reign of Francis was to replace without explanation an experienced man as the card. Piacenza with someone loyal to him, card. Beniamino Stella, former diplomat and – some say – the gray eminence of the pontificate. The second very important Congregation of the Church government, that of the Bishops, has at his head card. Ouellet, who was appointed by Benedict XVI. But Ouellet wasted no time in presenting his pledge of allegiance to the Pope; and in any case he is largely deprived of authority in the decisions of the Congregation, thanks to the action of the Secretary of the Congregation itself, Jesus Montanari, an intimate friend of the Pontiff’s personal secretary, Pedacchio. Montanari was elevated to that position with a stunning swiftness. He was a low rank employee, and his raise is absolutely extraordinary. Moreover, the Pontiff’s personal Secretary works in the Congregation for the Bishops, where, obviously, does not fall leaf that the Pope did not want.

We are continuing the fruitless search of the conspiracy that holds back the reforms. We come to talk about the economy. The Secretary for the economy, Pell, nominated by Francesco, is since months in Australia, himself embroiled in personal matters. Apart from him we find the card. Bertello, who is head of the Governorate, card. Calcagno, who is head of the Administration of the patrimony of the Apostolic See (APSA); and then there was also mons. Versaldi, who was promoted by Francis to head of Catholic education ministry. The public voice gave them as faithful retainers of the ex-Secretary of State, Bertone; and probably thanks to the support of Bertone in Conclave, they have not been touched. Indeed Calcagno is often seen at breakfast, lunch and dinner with the Pope in Santa Marta; Versaldi was promoted; and Bertello who doesn’t seem concerned that the Government of the governorate is the only Italian original member of the “C9”, the Commission for the Reform of the Church. To the Vatican bank, the IOR, the pope appointed another loyal and grateful man, mons. Ricca, rehabilitated by the pope after the misfortune experienced in Uruguay. As far as Laity, Family and Life ministries are concerned, we see there an American, Kevin Farrell, recently appointed by the pope, and mons. Vincenzo Paglia, who was also rehabilitated after the financial disaster of the Diocese of Terni. We do not think that neither one nor the other could be suspected of being Fifth columns, sinister reactionaries…

Not to mention the Congregation for religious life, the hammer of the Pontiff on religious orders. Both the prefect, the card. Braz de Aviz, and – especially – the Secretary, Spanish Franciscan Carballo (he came there having been involved in the biggest financial disaster in the history of its order) are the arm and hand of the Pope. Did we forget anyone? The Roman Rota is lead by mons. Pinto, of whom to say that is true to Bergoglio is an understatement; to the Apostolic Signatura card. Burke, very competent man, but of a political line different from the Pontiff, was replaced by Dominique Mamberti, a loyal diplomat. In the Congregation for Saints there is the card. Angelo Amato, who would have to leave four years ago due to age (79 years) but that the Pontiff continues to confirm. As well as in the Congregation for the Eastern Churches we find card. Sandri, from Argentine, who has already completed 10 years as Prefect, but Francis maintains in its place. There are still the Integral development Congregation, and the Congregation for Divine worship. The prefects were both appointed by Francis, the African card. Turkson and Sarah. The secretary of the Synod is the card. Baldisseri, and his undersecretary is mons. Fabene, both of them appointed by, an louyal to, the Pontiff. In the C9, the Committee of Cardinals for the reform of the Church, we of course have only people chosen by the Pope. Not to mention the Secretariat for the Communication, the reign of mons. Dario Edoardo Viganò, another of the great advisers of the Pope.

As we know, then, and especially as everybody knows very well inside the Walls, people in the reign of Francis “you are like the leaves of autumn trees”. Dismissal may be very sudden, and without explantions.

Now we see that the Government of the Church is composed almost entirely of persons appointed by the Pope. So if the so called reforms do not start, or do not see to succeed, it’s not the fault of imaginary rowers against. The myth of the Big Chief with good ideas and intentions thwarted by dark powers seems, once again, to appear for what it is: a mythological image hardly believable.



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PEZZO GROSSO DOPO LE MINACCE DEL PONTEFICE REGNANTE ALLA CURIA. AHIMÈ, LA PSICOANALISTA EBREA NON È PIÙ FRA DI NOI…

Marco Tosatti

L’occasione era troppo ghiotta. Dopo il discorso pieno di minacce del Pontefice regnante alla Curia Romana Pezzo Grosso si è sentito sensibilizzato, e ci ha scritto. E in effetti, come abbiamo già notato ieri, non ci ricordiamo di un papa che rivolga oscure minacce a chi rifiuta di lasciarsi rieducare; né che faccia ricorso a strumenti classici di invettiva per giustificare l’inefficienza propria, o delle persone che ha scelto. Papa Bergoglio ha parlato di traditori; e avrebbe ben potuto citare una quinta colonna, i nemici del popolo, i controrivoluzionari, i sabotatori delle riforme, per non parlare del pugnale alla schiena o il complotto giudaico-massonico. Forse non è tutta colpa sua: come in ogni regime autocratico e leggermente ossessivo che si rispetti, intorno al Piccolo Padre brulica una corte di sicofanti e corifanti impegnati a giustificare la loro esistenza i loro finanziamenti, e a indicare all’ira superiore nemici immaginari e a suscitare negli occhi e nella mente dell’inquieto monarca ombre e fumi di complotti…Ma leggiamo Pezzo Grosso:

“Caro Tosatti, leggendo ‘le minacce del Papa alla Curia’, anzitutto non mi sono meravigliato. Mi ha ricordato il marito frustrato che dopo l’ennesimo fallimento nel suo lavoro e dopo il rimprovero del suo capo torna a casa e, senza ragione, se la piglia con la moglie e i figli. Poi ho trovato materia effettiva per la necessità urgente di nuove sedute di psicoanalisi; infatti ogni accusa che muove ai membri della Curia sono le accuse che vengono mosse a lui stesso…Mi pare sia stato lei stesso Tosatti, a rilevare per primo la ‘lavata di capo’ che un importantissimo ( e ‘regale’) cardinale gli ha fatto poco tempo fa rimproverandolo di non fare ciò per cui era stato eletto…(dico bene?). Curioso no? Chissà come si chiama questa sindrome che lo porta ad accusare i suoi di essere: ‘traditori di fiducia’, ‘profittatori della maternità della chiesa’, accusandoli di ‘lasciarsi corrompere dalla ambizione e vanagloria’. Ma, questa è ancora meglio, accusandoli di dichiararsi ‘martiri della curia ostile che non capisce’… Scusi Tosatti, non è che ha tralasciato qualche seduta psicoanalitica?”.



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LE MINACCE DI UN PAPA ALLA CURIA – UN INEDITO STORICO -, LO SCANDALO MARADIAGA E L’INASPRIRSI DEI CONTROLLI IN VATICANO. BUON NATALE.

Marco Tosatti

L’usuale serie di rimbrotti che il Pontefice regnante rivolge alla Curia romana quest’anno è stato scandito da una scelta di tempo – causale, o voluta, non sappiamo – particolarmente infelice. Infatti proprio mentre il sovrano vaticano parlava della “riforma in corso” e diceva: “Parlando della riforma mi viene in mente l’espressione simpatica e significativa di mons. Frédéric-François-Xavier De Mérode: “Fare le ‎riforme a Roma è come pulire la Sfinge d’Egitto con uno spazzolino da denti” Emiliano Fittipaldi rivelava che uno degli uomini più vicini al Pontefice, il cardinale Oscar Maradiaga, campione della Chiesa povera per i poveri, è immerso in vicende finanziarie molto discutibili per milioni di euro.

Ora Oscar Maradiaga è uno dei principali consiglieri del Papa; suo strenuo difensore; ed è il coordinatore del famoso gruppo di nove cardinali (il C9) che ormai da anni sta lavorando alla riforma della Curia, che finora ha partorito il topolino dell’accorpamento di alcuni pontifici consigli in carrozzoni più grandi, e una riforma dei mezzi di comunicazione che definire chiara – almeno in questa fase – sarebbe eccessivo.

Ma il Pontefice si scagliava ne suo discorso contro altri: “Permettetemi qui di spendere due parole su un altro pericolo, ossia quello dei traditori di fiducia o degli approfittatori della maternità della Chiesa, ossia le persone che vengono selezionate accuratamente per dare maggior vigore al corpo e alla riforma, ma – non comprendendo l’elevatezza della loro responsabilità – si lasciano corrompere dall’ambizione o dalla vanagloria e, quando vengono delicatamente allontanate, si auto-dichiarano erroneamente martiri del sistema, del “Papa non informato”, della “vecchia guardia”…, invece di recitare il “mea culpa”. Accanto a queste persone ve ne sono poi altre che ancora operano nella Curia, alle quali si dà tutto il tempo per riprendere la giusta via, nella speranza che trovino nella pazienza della Chiesa un’opportunità per convertirsi e non per approfittarsene. Questo certamente senza dimenticare la stragrande maggioranza di persone fedeli che vi lavorano con lodevole impegno, fedeltà, competenza, dedizione e anche tanta santità”.

“Delicatamente” è l’avverbio che papa Bergoglio ha usato senza remore; per definire i licenziamenti senza motivo, le pressioni più o meno chiare esercitate sulle persone PER spingerle ad andare via, se no…per definire le dimissioni estorte con la leva dell’obbedienza e via prevaricando. Delicatamente!

Tutto questo mentre il livello di controllo sulle mail, sui telefoni fissi, e – mi dicono – adesso anche su alcune categorie di cellulari sta raggiungendo livelli invidiabili da parte di una qualsiasi Corea del Nord. Dire che le parole del Pontefice appaiono minacciose (“alle quali si da tutto il tempo per riprendere la giusta via…”) è dire poco; non sarebbero diverse se pronunciate negli anni ’70 da un segretario del Partito Comunista cinese. Sono anche però un segnale evidente che il livello di disagio nella Curia, a parte ovviamente i vertici dei dicasteri, ormai quasi completamente nominati da papa Bergoglio o omologati al suo regime, cresce, e si deve ricorrere a minacce esplicite, certamente mai udite sulla bocca di un Vicario di Cristo, per rispondervi. Buon Natale.



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L’ABATE FARIA RICORDA PADRE PIERO GHEDDO. E RICORDA A CHI NON VUOLE SENTIRE CHE MISSIONE È ANNUNCIARE CRISTO, NON STARE ZITTI…

Marco Tosatti

L’Abate Faria ricorda padre Piero Gheddo. E vuole mettere i puntini sulle “i” sull’essenziale di un elemento che è costitutivo del cristianesimo: l’annuncio della Parola di Dio. Così come fu il mandato affidato agli apostoli, l’annuncio di una Buona Novella. Correggendo anche l’idea che la testimonianza debba essere muta e silenziosa. Come piace tanto a chi della Chiesa è ed è sempre stato nemico. Una tesi che ha trovato alleati impensati e inspiegabili al vertice della Chiesa cattolica. Basta ricordare le condanne del Pontefice regnante contro il proselitismo, di cui si vuole vedere solo l’interpretazione negativa…Ma eccovi l’abate Faria.

Padre Piero Gheddo, scomparso oggi, compì la sua missione principalmente per mezzo della carta stampata. Mentre elevo al cielo una preghiera per il riposo eterno della sua anima, mi interrogo su cosa debba essere un missionario.

Ho fatto da giovane sacerdote una breve esperienza in Africa e ho sempre pensato che la mia unica missione fosse quella di annunciare Cristo.

Il missionario non è quello che si imbarca in una esperienza di vita di quel genere per apprezzare le culture locali; i locali non hanno bisogno dei missionari per quel tipo di conferma.

Il missionario non è un operatore culturale, un assistente sociale, un paramedico. Tutte queste cose, che certamente possono anche esistere nel missionario, devono soltanto condurre le popolazioni locali a conoscere ed amare Dio.

Bisogna stare attenti, oggi come oggi, a chi si converte e a che cosa, in quanto ho visto alcuni che predicavano la conversione del missionario alla cultura locale piuttosto che la conversione di questa all’annuncio cristiano.

La missione è portare Cristo, tutto il resto è in più.

Abate Faria



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FINE VITA. VATICANO E CEI, IMPROVVISAMENTE, SEMBRANO SVEGLIARSI. ALMENO IN PARTE. ARIDATECE RUINI…

Marco Tosatti

E improvvisamente anche il Vaticano e qualcuno nella Cei (Uffici Affari Anche Religiosi, UAAR del Partito di Governo) hanno scoperto che la legge sul fine vita pone un problema di obiezione di coscienza. Non solo per le istituzioni Cattoliche, ma anche per i medici, se il giuramento di Ippocrate ha un qualche significato e valore. C’è da chiedersi però che cosa sarebbe successo se non avessero parlato il responsabile del Cottolengo e, dopo mons. Crepaldi, alcuni vescovi coraggiosi. Che hanno evidentemente evitato la “castratio in sacris” spesso praticata al momento dell’ordinazione episcopale. Oltre, naturalmente, i soliti scassapalle dei movimenti per vita e famiglia, gli ossessionati dai valori non negoziabili, così invisi al pontefice regnante e allo specialista di volti i espressivi che recitano il rosario, mons. Galantino.
Di cui si evidenzia il silenzio. Mi pongo una piccola questione. Perché la Cei non ha espresso PRIMA dell’approvazione definitiva della legge quella che appariva un’esigenza quasi banale, per dei cattolici, su un tema così delicato e sensibile? E dal momento che questa legge pericolosa e ambigua fa seguito ad altre due leggi antropologicamente devastanti, quali il divorzio breve e le unioni civili, non si pone un problema di competenza, efficacia e autorevolezza del vertice della Conferenza Episcopale, e in particolare del suo segretario generale? È purtroppo molto chiaro che questo povero Paese è molto giù nella classifica delle priorità del sovrano vaticano, più impegnato a creare nuove cariche finanziarie all’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (Apsa) per strani vescovi argentini suoi protetti paracadutati a Roma, e che le amicizie che hanno determinato scelte tanto improvvide esercitano ancora la loro influenza. Ma incassare tre goal come questi e accorgersene a giochi ormai fatti e conclusi dovrebbe essere troppo persino in un Vaticano che per certi versi ricorda alcuni dei più cupi periodi dei secoli passati. Aridatece Ruini.

E riportiamo una dichiarazione di Massimo Gandolfini, del comitato organizzatore del Family Day, una delle personalità laiche Cattoliche più impegnate nella difesa della vita:

“Il ministro della Salute Lorenzin ha riconosciuto l’esistenza del problema dell’applicazione della legge sulle Dat agli ospedali cattolici. Anche il titolare della Salute ha ammesso che la legge appena approvata è priva di una norma che disciplini l’obiezione di coscienza, o che esenti dalle disposizioni mortifere del paziente gli istituti sanitari cattolici. Per questo motivo il Ministro ha annunciato l’intenzione di incontrare i rappresentanti di tali istituti al fine di individuare un equilibrio fra le norme appena approvate e la tutela delle intime posizioni di coscienza dei medici e del personale sanitario”, così il leader del family day e neurochirurgo Massimo Gandolfini.
“Alla luce di questo grave vulnus normativo, volutamente ignorato in fase di approvazione della legge, ribadiamo il nostro appello al presidente Mattarella  a rinviare al Parlamento con proprio messaggio il disegno di legge Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento. Nella convinzione che tali norme confliggono con più disposizioni della Costituzione italiana”, conclude Gandolfini.



MELANCONIE DI SUPER EX. UN BEL 2017, CON IL PAPA CHE CELEBRA PIÙ LUTERO DELLA MADONNA DI FATIMA. VEDIAMO NEL 2018 CHE SI INVENTA…

Marco Tosatti

SuperEx, ve lo ricordate: quello ex di Avvenire, ex dei movimenti per la vita e così via? Ci ha scritto per fare gli Auguri di Buone feste, a noi e alla Chiesa cattolica. E guardandosi indietro, ai dodici mesi che si stanno per compiere gli sono venute come delle melanconie. Perché, come scriveva quello lì, non ci sono parole più di tristi di “avrebbe potuto essere”. E invece sappiamo come vanno le cose nel regno di Re Francesco, Sovrano pontificio…

Caro Tosatti,

l’anno volge al termine e viene spontaneo chiedersi cosa un papa cattolico avrebbe potuto rammentare, al suo popolo, nel 2017.

La prima risposta che viene alla mente è: la Madonna di Fatima.

Per la verità Bergoglio ha dedicato alcune giornate a questa apparizione. Ma per archiviarla definitivamente. Detto, fatto. Oppure: “passata la festa, gabbato lo santo”.

Eh sì, perché in fretta e furia è stata accuratamente occultata tutta la carica tragica presente in quelle apparizioni: l’Inferno mostrato ai pastorelli, la profezia di un’ ulteriore guerra mondiale in caso di mancata conversione dell’umanità… E poi si è spiegato che Fatima, oggi, non ha più nulla da dire!

Certamente la Madonna apparsa cento anni fa in Portogallo non è per nulla bergogliana: parlava di conversione e castigo, e andava sistemata. Un po’ come sono stati ben ben sistemati i Francescani dell’Immacolata, a Lei devotissimi.

Nel viaggio di ritorno da Fatima, Bergoglio ha ritenuto opportuno di dare qualche picconata anche alle apparizioni di Medjugorje, che forse meritavano qualcosa di più di alcune battute dure e confuse, in piedi, sull’aereo traballante. Almeno per rispetto verso milioni di persone che ci credono, e che hanno diritto, se smentita andasse davvero data, ad una maggiore serietà e delicatezza!

Occorre rassegnarsi: la Madonna, nel 2017, non è stata al centro dei pensieri di Bergoglio. Forse anche perché quella ragazzina che portò nel suo grembo il Creatore, è un ostacolo serissimo al dialogo con i protestanti, cui vanno benone le donne pastore, le prediche femministe, ma non altrettanto che la Madre di Dio, una semplice donna, sia venerata dai cattolici.

Archiviare Fatima ha significato anche dimenticare un importantissimo centenario: quello della rivoluzione comunista in Russia. Del resto Fatima e la rivoluzione del 1917 sono strettamente collegati: fu proprio a Fatima che la Madonna previde le sventure del comunismo e che parlò di quel paese allora piuttosto marginale che era la Russia, e degli errori ed orrori che avrebbe sparso nel mondo, diffondendo la nefasta ideologia con l’ “oro di Mosca” (altro che le fakenews, quello era oro vero!).

Ma parlare male del comunismo – vista la simpatia di Bergoglio per il regime di Castro, il super dialogo con il governo comunista cinese, la stima per Evo Morales e per il suo Cristo crocifisso ad una falce e martello – non è parso opportuno. Neppure per aprire una finestra con gli ortodossi, che da quella rivoluzione ebbero a soffrire terribilmente, e che con i cattolici hanno molto più in comune dei luterani. Kasper e Marx non avrebbero compreso.

E allora mettiamo da parte la Madonnina e dimentichiamo il comunismo. Scalfari, Bonino e l’altro pupillo, Andrea Orlando, avranno sicuramente annuito, e questo ha la sua importanza, per il Vaticano di oggi. Serve quantomeno a far sì che per qualche tempo cali il sipario sullo Ior, dove succedono oggi cose inenarrabili, che solo 5 anni fa avrebbero fornito alla sinistra anticlericale materiale per denunce e narrazioni giornaliere.

Sussurra un amico che se Bergoglio non ha ricordato gli orrori del comunismo sovietico, è tutto sommato una fortuna. Perché nel farlo avrebbe potuto seguire uno schema ormai consolidato: quello per cui, quando è costretto a parlare della violenza islamica, fa scattare immediatamente il contrappeso: “anche i cattolici hanno i loro fanatici e i loro terroristi”. Immagina, mi dice, se avessimo dovuto sentirci dire che “anche i cattolici hanno fatto i loro gulag”!

I tempi sono questi: non solo la teologia ed il catechismo sono messi tutti i giorni a dura prova; ma, tra un colpetto alla grammatica ed una stoccata alla logica, si insinuano di continuo analisi storiche da brivido!

Se il 2017 non è stato dedicato nè alla Madonna di Fatima, nè all’anniversario della rivoluzione bolscevica, nè al dialogo con gli ortodossi, ciò non significa che non vi sia stato un qualche aggancio con la storia passata: per oltre un anno Bergoglio e i suoi uomini più intimi, come Galantino (il suo Nunzio), hanno commemorato e celebrato Martin Lutero. L’eretico e il divisore della cristianità e dell’Europa per eccellenza. L’amico dei sovrani e dei potenti; il creatore di chiese nazionali e nazionaliste, di Stato!

Bergoglio ha voluto iniziare le celebrazioni e gli osanna già nel 2016, andando in pellegrinaggio in Svezia.

Perché proprio la Svezia? Se c’è un paese secolarizzato, in cui fede e famiglia sono in crisi è proprio quello! I dati danno il 2 % di praticanti, per questa chiesa luterana all’avanguardia, che ha le donne prete ed è stata la prima al mondo a riconoscere i “matrimoni” omosessuali.

Eppure Bergoglio ha scelto proprio la Svezia. Il noto sociologo delle religioni Rodney Stark, nel suo ultimo volume, Il trionfo della fede, ci dà su questo paese alcune notizie. Rammenta anzitutto che la chiesa luterana è stata chiesa di stato sino al 2006 e che da tempo versa in agonia. Ad andare forte, in Svezia, non sono i luterani, ma i culti New Age e orientali: il 20% crede nella reincarnazione e si interessa all’oroscopo; la metà crede nella telepatia; uno su cinque confida nel potere degli amuleti; due su cinque credono ai fantasmi; abbonda tra i giovani l’interesse per gli Ufo… Dovunque insomma, scrive Stark, una “religione privata e invisibile”, un fai da te in piena coerenza con il “libero esame ” e l’individualismo protestante. Di discernimento in discernimento, a Roma si vuole che ognuno si faccia il suo Credo e la sua morale, come in Svezia?

E nel 2018?

Essendo il cinquantesimo del 1968, probabilmente assisteremo al trionfo di John Lennon ed Imagine diventerà l’inno del Vaticano. La parola “pace” potrebbe fornire innumerevoli spunti, ad innumerevoli prediche. Così dopo l’anno della misericordia; il quinquennio dei migranti e dell’ambiente, avremmo l’anno “peace and love” (Amoris laetitia fornirà alcuni spunti all’uopo).

Sembra inoltre che l’anniversario sarà celebrato smontando pezzo per pezzo, come già si è iniziato a fare, Humanae vitae: l’enciclica con cui Paolo VI, proprio nel 1968, disse il suo no alla rivoluzione antropologica ed etica del suo tempo.





FINE VITA. UN APPELLO AL CAPO DELLO STATO PER EVITARE LA CHIUSURA DEGLI OSPEDALI CATTOLICI. MA IL PAPA, LA CEI, DOVE ERANO?

 

 

Marco Tosatti

Il Centro Studi Livatino, l’ufficio Pastorale Sanitaria della Conferenza Episcopale Italiana, l’A.R.I.S. Associazione Religiosa Istituti Socio-Sanitari, l’A.M.C.I Associazione Medici Cattolici Italiani, il Forum Associazioni Sanitarie Cattoliche e la S.I.B.C.E. Società Italiana Bioetica e Comitati Etici hanno rivolto oggi un drammatico appello al Presidente della Repubblica. Eccone il testo:

“Appello al Capo dello Stato perché rinvii alle Camere la legge per incostituzionalità

Con le dat gli Ospedali cattolici rischiano revoca accreditamento

Con una lettera inviata oggi al Presidente della Repubblica Mauro Ronco, Presidente del Centro studi Livatino, Massimo Gandolfini, Presidente del Comitato Difendiamo i nostri Figli, Mons. Massimo Angelelli, Responsabile Ufficio Pastorale Sanitaria della CEI, Padre Virginio Bebber, Presidente dell’Associazione Religiosa Istituti Socio-Sanitari, Filippo Boscia, Presidente dell’Associazione Italiana Medici Cattolici, Aldo Bova, Presidente del Nazionale Forum Associazioni Sanitarie Cattoliche, e Francesco Bellino, Presidente della Società Italiana Bioetica e Comitati Etici, chiedono al Capo dello Stato di rinviare al Parlamento con proprio messaggio il disegno di legge Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento. Nella convinzione che tali norme confliggono con più disposizioni della Costituzione italiana, nella lettera si sottolinea in particolare il pregiudizio che l’applicazione delle d.a.t. reca agli Istituti sanitari religiosi. Si richiama in proposito quanto affermato Il 12 giugno 2017, nel corso dell’audizione al Senato dei rappresentanti del CSL e del CDNF, dalla relatrice del disegno di legge e presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, sen. Emilia De Biasi: a fronte delle preoccupazioni per l’assenza nel testo di una disciplina dell’obiezione di coscienza, ovvero di una esenzione delle strutture sanitarie di ispirazione religiosa, ella ha detto che le controversie sarebbero state risolte davanti alla Corte costituzionale. E comunque nell’ipotesi di conflitti la soluzione sarebbe stata togliere “le convenzioni” agli enti ospedalieri d’ispirazione cattolica. Il tutto è consultabile sul sito Internet del Senato – all’indirizzo http://webtv.senato.it/4621?video_evento=3768, a partire dal minuto 35.

La perdita dell’accreditamento avrebbe come effetto di impedire tout court l’operatività di realtà come la Fondazione Policlinico A.Gemelli, l’Ospedale pediatrico Bambin Gesù, l’Ospedale Fatebenfratelli, l’Ospedale Cristo Re, il Campus Bio-Medico, l’Associazione la Nostra famiglia, la Fondazione Poliambulanza, la Fondazione Maugeri, la Casa di Sollievo della Sofferenza di S. Giovanni Rotondo, e le altre 100 strutture analoghe esistenti sul territorio nazionale. Una simile conclusione si pone in contrasto con l’articolo 7 della Carta, e con gli Accordi concordatari che quella norma recepisce”.
A occhio e croce direi che è un appello sacrosanto. Ma leggendolo, mi sono chiesto se forse mi sono perso qualche cosa, qualche passaggio. Non ho notato, mentre si discuteva e si approvata questa legge, che di fatto apre le porte all’eutanasia, senza neanche garantire ai medici il permesso del rispetto del giuramento di Ippocrate, la voce della Conferenza Episcopale Italiana. Non ho avuto sentore di richiami alla coscienza di quelli che sono stati eletti sbandierando la loro appartenenza cattolica. Non ho avuto percezione, da parte del Pontefice, che di questa nazione è il Primate, e delle persone che ha messo alla guida dei vescovi di questo povero Paese, della veemente indignazione spesa a piene mani quando si parla di migranti clandestini. Non posso credere che nessuno li abbia informati di ciò che si stava preparando; e anche se così fosse la loro responsabilità non ne sarebbe diminuita. E se informati, non hanno gridato con tutta la loro voce: fermatevi! non posso non chiedermi : ma che cosa ci stanno a fare?