LUTERO (2) — QUANTO È PROTESTANTE IL PAPA? UN’INTERVISTA DEL TEOLOGO TEDESCO SUO AMICO A DIE ZEIT.

Marco Tosatti

Un gentile e generoso lettore di Stilum Curiae, F.M., ci ha inviato la traduzione di un’intervista apparsa il 27 ottobre scorso su Die Zeit online. Lo ringraziamo, e pensiamo che sia utile condividere questa testimonianza, che viene da un noto teologo tedesco, Thomas Schirrmacher segretario dell’Alleanza Evangelica Mondiale, e presidente della commissione teologica della stessa. Il titolo dell’articolo è: Quanto è protestante il Papa? Usiamo come immagine quella, scherzosa, che ci ha inviato un altro lettore, M.M. che ringraziamo. Fra l’altro anche l’articolo di Die Zeit ha un’immagine simile; ma quella di Stilum Curiae è certamente più bella…Buona lettura. 

 

“Quando il telefono del teologo evangelico Thomas Schirrmacher suona, in linea c’è Papa Francesco. Perché il Papa crede di essere il vero erede di Lutero.

Thomas Schirrmacher (57) viaggia ancora più frequentemente del Papa. Il teologo e sociologo delle religioni originario di Bonn insegna in Romania e in India. È vice segretario generale e presidente della commissione teologica dell’Alleanza Evangelica Mondiale (Weltweiten Evangelischen Allianz, WEA), un organismo che rappresenta 600 milioni di persone ed ha la propria sede a New York. La WEA è una corrente evangelica interna al protestantesimo, alla quale, secondo dati forniti dalla medesima organizzazione, appartengono solo in Germania due milioni di persone. Nel suo ruolo di teologo al vertice di una rete mondiale, Schirrmacher frequenta da tempo il Vaticano dove, da molto tempo, Papa Francesco è il suo interlocutore più stretto.

Domanda: Come presidente della commissione teologica dell’Alleanza Evangelica Mondiale, lei ha un filo diretto con il Vaticano. Quale rapporto ha con Papa Francesco?

Thomas Schirrmacher: Siamo amici. A dicembre, poco prima del suo 81 compleanno, sono tornato da lui per una visita privata. Noi ci diamo del tu. Questo può forse apparire strano, ma a essere sinceri non è una cosa tanto straordinaria.

Domanda: In che senso?

Schirrmacher: La gran parte dei leader delle chiese mondiali hanno da tempo instaurato rapporti di reciproca fiducia. Con il Papa questo non era mai stato possibile. Per parlare con il loro capo persino i Cardinali dovevano annunciarsi seguendo delle regole. Francesco ha, per così dire, instaurato una normalità. Oggi i più importanti leader religiosi hanno una linea diretta con il Papa.

Domanda: Nel concreto, come funziona?

Schirrmacher: Quando squilla il telefono alle otto del mattino e il numero del chiamante è privato, ci sono buone probabilità che sia il Papa. È lui a chiamare di sua iniziativa, dopo la Messa del mattino. Ma noi ci vediamo ancora più spesso di persona. Lui mi chiede “ci sono novità”?”

Domanda: Quindi di cosa parlate?

Schirrmacher: Sono stato da lui con un collega, la nostra borsa era piena di documenti preparati per l’occasione. Francesco ha detto: per favore date le carte al mio collaboratore e ditemi di cosa vorreste parlarmi. Francesco ama mettere da parte l’ordine del giorno e discutere di ciò che al momento appare più importante. Non è una chiacchierata, al contrario, è un confronto molto intenso.

Domanda: Francesco è un dono per i protestanti?

Schirrmacher: Io credo di si. Questa è una chance unica. Nel dialogo ecumenico non è più necessario operare rivolti dal basso verso l’alto, come se si fosse al cospetto di una corte principesca; al contrario, esiste un accesso diretto. Francesco al suo interno non fa altro che questo. Quando vuole capre qualcosa sul buddismo, chiama chi in Vaticano ha competenza in materia, mentre il Cardinale preposto a quell’area ne resta fuori. Questo modo di rapportarsi diretto è una chiave per il dialogo ecumenico e per il reciproco relazionarsi tra le religioni.

Domanda: Lo è perché è un dialogo faccia a faccia?

Schirrmacher: Esatto. Inoltre il Papa ha di fatto smorzato la componente legata al potere che era molto presente nel passato. Per esempio, Francesco si è inchinato davanti al Patriarca Ortodosso Bartolomeo I, creando con questo semplice gesto una situazione di equivalenza. Questo è da ammirare.

Domanda: Può un protestante ammirare il capo dei Cattolici?

Schirrmacher: Io ammiro Francesco, perché cerca di fare qualcosa che però non potrà realmente funzionare. Egli ha definito la curia (romana) come uno dei più corrotti e peccaminosi luoghi del mondo e per farlo ha quasi scelto di utilizzare le stesse parole usate da Martin Lutero 500 anni prima. Francesco ha lanciato alla Curia il guanto della sfida: è questo il coraggio che io ammiro. Ma sono anche capace di distinguere tra la sua personalità, il suo ruolo magisteriale in seno alla Chiesa Cattolica e le sue posizioni.

Domanda: Dov’è che si scontrano il punto di vista del Papa e le posizioni ufficiali della sua Chiesa?

Schirrmacher: Penso alla questione di come noi protestanti si venga giudicati da parte Cattolica: come vera chiesa o come semplice comunità ecclesiale. Nei documenti ufficiali (della Chiesa Cattolica, n.d.t.) siamo descritti come comunità ecclesiale. Francesco invece vede questo punto il modo molto disteso, e naturalmente ci tratta in tutto come Chiesa. Nella quotidianità queste sono questioni già risolte. Ma se dovessero essere riversate in un documento ufficiale della Chiesa, è probabile che apparirebbero ancora sotto un altro aspetto.

Domanda: Il Papa ha dei problemi con la sua stessa Chiesa ma va splendidamente d’accordo con i protestanti? Forse Francesco si trova nella chiesa sbagliata?

Schirrmacher: in Vaticano si è fatto nemici potenti e sta correndo un grosso rischio. Già si alzano nella sua Chiesa forti voci le quali negano che egli sia Papa. Anche in politica accade che si rimproveri qualcosa di simile: quando qualcuno introduce molti cambiamenti lo si accusa di trovarsi nel partito sbagliato. Io chiamo volentieri Francesco il Michail Gorbachov della Chiesa Cattolica. E ai miei amici cattolici non piace molto sentirlo dire …

Domanda: … perché alla fine ha dissolto l’Unione Sovietica. La Chiesa Cattolica sotto Francesco è minacciata dal medesimo destino?

Schirrmacher: So per voce dello stesso Papa che egli ha la stessa preoccupazione. Al sinodo sulla famiglia di due anni fa, al quale ero stato invitato come ospite, talvolta si è arrivati ai limiti di uno scisma. Tuttavia, egli ha operato in tutti i modi possibili con il suo intervento affinché questo non avvenisse.

Domanda: Si riferisce alla lettera dei dodici Cardinali conservatori al Sinodo?

Schirrmacher: Si, la lettera era diventata pubblica prima ancora che il Papa l’avesse letta. Così facendo, queste personalità di rilievo minacciavano Francesco (sostenendo) che la chiesa Cattolica non sarebbe stata più la Chiesa Cattolica se il Papa non avesse rallentato nella sua corsa al cambiamento. Lo scorso anno quattro Cardinali, tra i quali il defunto Joachim Meisner, hanno reso pubblici dei dubbi (Dubia) sul magistero di Francesco. Oggi si dibatte apertamente sulle quali possibilità vi siano per opporsi al Papa. Per un protestante tutto questo non sembra propriamente Cattolico. Il Vaticano si comporta ancora come se questa fosse una piccola minoranza che cerca lo scontro. Ma ormai questa non è più una minoranza.

Domanda: Francesco lascia l’impressione di essere fallibile. Le sue numerose interviste e i sui giudizi su questioni mondane rafforzano questa impressione. Questa inclinazione alla fallibilità può essere un motore per il dialogo ecumenico?

Schirrmacher: Naturalmente si. Ho parlato con Francesco delle differenti velocità che il processo di unità della Chiesa conosce. Lui è apertamente a favore dell’idea di fare un passo indietro nei confronti della Chiesa Ortodossa, e in unione con loro essere semplicemente il Vescovo di Roma, una sorta di mediatore tra pari. Questa è la linea che si è di fatto stabilita tra Papa Francesco e il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I. La Chiesa russo-ortodossa, in concorrenza con Bartolomeo I, ha silurato questo possibile sviluppo, quindi nulla cambierà. In ogni caso è visibile come Francesco non abbia problemi a mettere da parte la pretesa dell’infallibilità.

Domanda: in questo modo vacillano i pilastri del Cattolicesimo …

Schirrmacher: Papa Francesco, durante una discussione, una volta ha detto: anche Benedetto XVI e Giovanni Paolo II non furono infallibili e per quanto sia noto non avrebbero mai esercitato la loro prerogativa (dell’infallibilità). Con il dogma dell’infallibilità Bergoglio non può dare inizio a nulla. Lui è realmente pronto a raggiungere i limiti dell’impossibile nella sua Chiesa. Al giubileo per i 500 anni della riforma a Lund, in Svezia, il Papa ha tenuto l’omelia, secondo un suo desiderio esplicito. Dal mio punto di vista, in quell’occasione Francesco ha interpretato il pensiero di Lutero meglio della maggior parte dei vescovi Luterani.

Domanda: Il Papa autentico interprete dell’eredità di Lutero?

Schirrmacher: Quando intraprese il suo mandato (fu eletto al soglio, n.d.t.), Francesco non aveva alcuna conoscenza della riforma (luterana). Già in Argentina aveva avuto molti contatti personali con protestanti, evangelici e rappresentanti di altre religioni. Ma Francesco è soprattutto un uomo della Bibbia. Lui la apre e legge l’Annuncio direttamente dal testo. La critica biblica, per come la conosciamo noi, non è qualcosa che gli appartiene. Lui ha un accesso (al testo biblico n.d.t.) davvero immediato. Questo fa di lui un vero erede di Lutero. È quindi naturale che entri in conflitto con le posizioni tradizionali. Un tanto lo si vede riguardo al tema del matrimonio, separazione e accesso ai Sacramenti, tema centrale del sinodo sulla famiglia e del suo scritto post sinodale Amoris Laetitia.

Domanda: I cambiamenti nella Chiesa Cattolica prenderanno corpo e scompariranno con Francesco o ci sarà continuità oltre il suo pontificato?

Schirrmacher: Il papa ha introdotto più cambiamenti sostanziali nel collegio cardinalizio di quanto abbia realizzato in Vaticano. Le persone da lui nominate e che nel prossimo conclave avranno diritto di voto sono tutti semplici Pastori, che hanno davvero a cuore le loro comunità e la dimensione ecumenica, oppure che sono molto attivi nel dialogo inter-religioso. Molti di loro da noi sono sconosciuti, perché provengono da paesi lontani. Io conosco quasi tutti i Cardinali di nuova nomina; e non perché io abbia chissà quali conoscenze nell’ambiente ecclesiastico, ma perché queste persone sono già in dialogo con noi. Si deve aggiungere che Benedetto XVI ha avvantaggiato indirettamente Francesco, nominando molti Cardinali anziani che nel frattempo hanno oltrepassato la soglia degli ottant’anni, limite massimo per avere diritto di partecipare al conclave.

Domanda: In questo modo Papa Francesco potrebbe nominare già il 40% dei Cardinali con diritto i voto.

Schirrmacher: All’ultimo concistoro di giugno i cardinali furono solo sei. Una serie di nomine così limitata è certamente inconsueta. Io pensai: oddio, domani si dimette! Francesco è consapevole che non ricoprirà la carica in eterno, quindi vive ben cosciente di aver ricevuto da Dio un tempo determinato, che lui dovrà utilizzare come meglio potrà. Lui costruisce in vista del giorno in cui questo tempo finirà. Per un uomo della sua età è un impegno quotidiano enorme. Qualche volta è stremato.

Domanda: Ha qualche ipotesi sul suo successore?

Schirrmacher: All’ultimo conclave, il numero di candidati che mi sarebbero piaciuti era sinceramente molto limitato. In cima alla lista dei desideri c’era l’Arcivescovo di Buenos Aires, che già al conclave del 2005 si era piazzato dietro Joseph Ratzinger e che alla fine, nel 2013, fu eletto. I rapporti eccellenti di Bergoglio con le altre chiese erano noti. Intanto mi sento di dire: un quarto degli aventi diritto di voto sono, secondo il nostro punto di vista, buone persone che hanno un reale interesse a collaborare. La mia speranza è che il corso all’insegna della franchezza ecumenica continui”.



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LUTERO (1) — IL CANTO DEL GALLO DELLA MODERNITÀ. UN LIBRO DI DANILO CASTELLANO. C’È DA FESTEGGIARE? VEDIAMO…

Marco Tosatti

Oggi corrono cinquecento anni dall’inizio ufficiale di quella che verrà chiamata “Riforma” luterana, origine di alcune delle maggiori ferite nel corpo del cristianesimo. Stilum Curiae vuole ricordare questo momento in maniera duplice. Il primo contributo è la recensione a un libro che esamina l’universo politico, storico e religiosa di Martin Luder (Luther è uno pseudonimo, forma volgare di Eleuterio, “libero”). Appare piuttosto evidente a un lettore spassionato che in realtà, da cattolici e da cristiani, festeggiare non è proprio il caso…Il secondo è un’intervista a Die Zeit, che vedrete nel posto successivo.

 

Martin Lutero

Il canto del gallo della Modernità

Il 31 ottobre 1517 Martin Lutero rese pubbliche le sue 95 tesi contro le indulgenze. Il suo gesto ha dato inizio ad un movimento mondiale che è passato alla storia con il nome di “Riforma”. Stilum Curiae vuole ricordare questa data parlando, brevemente, di un libro piccolo ma estremamente lucido e importante, scritto da Danilo Castellano. Danilo Castellano è preside emerito della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Udine, e membro corrispondente straniero della Reale Accademia di Scienze Morali e Politiche del Regno di Spagna, nonché membro onorario della Reale Accademia di Giurisprudenza e Legislazione dello stesso Paese.

“Martin Lutero. Il canto del gallo della modernità” si intitola il suo saggio. E il suo lavoro ignora, deliberatamente le grandi questioni religiose poste dall’ex monaco agostiniano, anche se alcuni aspetti di carattere religioso sono comunque toccati in maniera più o meno profonda. Ma il focus dello studio è di carattere soprattutto filosofico e politico, perché non si può ignorare che la Riforma – che in realtà come ha ben chiarito il card. Mūller e come ribadisce lo stesso Castellano non fu una riforma ma una vera e propria rivoluzione – ha avuto sin dai suoi inizi un legame stretto con la politica. “Il luterano Kierkegaard, per esempio, le rimprovera un ‘impiccio’ forte con la mondanità che l’avrebbe portata a una ‘degenerazione’”.

Castellano ribadisce allora che la Riforma non fu una riforma, “ma una rivolta contro la Chiesa; è la creazione di una Chiesa ‘nuova’ sulla base di una ‘nuova’ dottrina aperta a prospettive ‘nuove’”. E questa ci sembra una sottolineatura importante, ora che una parte della Chiesa cattolica sta vivendo l’ubriacatura di un abbracciamoci emotivo, e assai poco lucido e raziocinante.

Una rivoluzione dunque, e una “rivoluzione gnostica virtualmente integrale”. Ma è a partire da questa rivoluzione, si chiede l’autore, che è possibile una “riabilitazione” di Lutero, che dovrebbe di conseguenza fare da ispiratore a (eventuali) grandi riforme spirituali e di governo della Chiesa cattolica? Qualche cardinale – Reinhard Marx, per dirne uno – lo ha detto; e come sappiamo anche nella Chiesa italiana c’è chi afferma che lo Spirito soffiava da quelle parti…La risposta alla domanda – e a istanze che sembrano propugnate più dal volenteroso e irriflessivo volemose bene che da una matura riflessione è no. La Chiesa nel corso della sua storia ha vissuto numerose riforme, dall’interno; e la stessa cosiddetta “Controriforma” “Non è una mera e sterile contrapposizione alla Riforma protestante: è piuttosto un programma e un’opera sia di intenso rinnovamento nella fedeltà dottrinale al Deposito ricevuto da Cristo e custodito e tramandato dalla Chiesa, sia sul piano educativo”.

Su questo punto l’autore è drastico: “Scambiare pertanto la Riforma luterana con la sempre necessaria riforma della Chiesa e nella Chiesa è un errore, frutto o dell’ignoranza o della malafede”. Proprio perché non si vuol vedere “il carattere gnostico della Riforma”.

Un altro punto importante è quello relativo alla libertà e alla legge. La legge sembra apparire un ostacolo alla libertà: “La libertà evangelica comporta la distruzione di tutte le leggi, innanzitutto quelle umane”. Ma questa lettura del pensiero luterano appare bilanciata d’altra parte dal fatto che la “questione della legge è centrale nella dottrina luterana…Lutero assegna alla legge un potere onnipotente, che secoli dopo sarà proclamato n maniera inequivocabile dall’Illuminismo”.

Secondo l’autore dunque Lutero, nella sua nuova dottrina rappresenta il canto del gallo della modernità perché nella sua elaborazione teorica offre i germi dello sviluppo civile e politico dei secoli seguenti, per arrivare fino a Marx e al nazismo. E fra questi elementi appare particolarmente interessante, secondo Castellano, il plurisignificato di “popolo”: “una visione di popolo profondamente rivoluzionaria perché gnostica nelle sue radici…quale popolo? Quello che troverà…formale elaborazione al tempo della Rivoluzione francese che è una, forse la principale, conseguenza della Riforma sul piano politico”. In campo religioso, il popolo dei credenti costituisce la Chiesa; che “per Lutero è un’associazione, non una fondazione. Come per ogni associazione la sua natura e il suo fine, persino la sua costituzione, dipendono dal volere degli associati”. Quanto questa concezione possa essere lontana dall’idea della Chiesa come corpo mistico di Cristo è evidente. Quindi la Chiesa universale “altro non sarebbe che un’associazione di associazioni, l’insieme delle comunità di base”.

Interessante nel libro la sottolineatura di come l’affermazione luterana secondo cui “ciò che è comune a tutti non può essere usurpato da alcuno singolarmente, fino a che non ne abbia incarico dalla comunità” sia gravida di conseguenze, soprattutto politiche. Da questo principo deriva l’affermazione hegeliana che “il reale è razionale”, “Come dire che il più forte ha sempre ragione”. Lutero stesso in suo scritto aveva affermato che la storia sarebbe tutta sacra, perché “Iddio impicca, mette alla ruota, decapita strozza e fa la guerra”. E, in effetti, in occasione della guerra dei contadini (ne furono massacrati centomila) Lutero fu dalla parte dei vincitori, “pur riconoscendo che le loro richieste erano giuste”. Quanto questo predominio della ragione della comunità abbia influito sulla storia successiva è evidente; ma “non deve sorprendere questa conclusione totalitaria di Lutero”.

Ecco, ci fermiamo qui, consigliando caldamente la lettura di questa opera agile (Edizioni Scientifiche Italiane, 140 pagine, € 17.00) per affrontare in maniera consapevole la valanga di retorica che ci verrà rovesciata addosso in occasione dei 500 anni dall’inizio della rivoluzione luterana.



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AMOR PERDUTO DI ANTONIO SOCCI. PER CAPIRE DANTE CATTOLICO, E RICORDARCI CHE L’INFERNO C’È. E SE C’È, FORSE NON È VUOTO…

Marco Tosatti

Amor Perduto si chiama l’ultimo libro di Antonio Socci: un’avventura coraggiosa, e bellissima, di tradurre l’Inferno di Dante in prosa, una prosa che spesso non dimentica la poesia, ma che la spiega, la rende comprensibile, soprattutto nei suoi passaggi più elaborati, carichi di riferimenti che forse erano ovvii o quasi a molti all’epoca della Commedia, ma che inevitabilmente si offrono carichi di oscurità al lettore di oggi. Giustamente Socci lancia un’idea provocatoria: che è quella di imparare la Divina Commedia a memoria, perché questo è il solo modo di penetrarvi, facendo rotolare versi e canti sulla lingua, quasi essere permeati. Chi scrive afferma che – pur con tutta la difficoltà dell’impresa – Socci ha ragione: nella sua pochezza chi scrive ne ha imparato, per suo gusto e desiderio, quando era ragazzo, diversi brani. E indubbiamente sono una ricchezza e un vera risorsa, li si sente “propri” come non accade nella semplice lettura. Ciò detto, credo che più semplicemente sia molto godibile la lettura dei due testi affiancati: quello originale, e la traduzione compiuta con “Amor Perduto”.

Poi c’è, oltre al testo, l’Introduzione. Che è anch’essa da leggere attentamente, soprattutto se si è cattolici, o si pensa di esserlo. Perché di questo, giustamente si tratta: della discrasia fra un’identità affermata, e la sua realtà esistenziale, e di fede. E qui naturalmente ritroviamo tutto l’Antonio Socci che conosciamo. Quello che altri sussurrano,  Socci lo grida. È il suo modo di essere, bellissimo secondo noi, da vero toscano privo, grazie a Dio, di rispetti umani e ipocrite viltà.

Quello che c’è da dire si dice, al mondo al Papa e all’imperatore e anche – con il dovuto rispetto – al buon Dio. Ché al dio dei toscani può anche capitare di fare una bischerata. E allora è giusto e fraterno farglielo notare, no?

Così, se Romano Guardini accenna alla possibilità di una reale visione avuta da Dante come origine del suo viaggio, Socci lo afferma con maggiore vigore:

“Si potrebbero fare diverse ipotesi, tuttavia è doveroso privilegiare quella dichiarata apertamente dallo stesso Dante: un fatto storico, cioè una visione di Beatrice dopo la morte della ragazza. Lo ha capito Romano Guardini che, nel suo memorabile saggio su Dante, racconta di aver avuto, un giorno, d’improvviso, l’intuizione che gli ha dischiuso l’enigma. Accadde quando realizzò che ‘il concetto di visione è fondamentale per comprendere la Divina Commedia’.Guardini afferma di ritenere che ‘nella storia interiore della genesi della Divina Commedia esperienze di tipo visionario abbiano avuto una parte determinante. Questa opinione’ – riprende Guardini – ‘è un’ipotesi che non può essere fondata su documenti, tranne che sulla già citata conclusione della Vita Nuova. La sua verosimiglianza può essere dimostrata unicamente con il fatto che essa è in grado di chiarire il carattere del poema meglio di ogni altra possibile ipotesi’. A me non pare che una così limpida affermazione di Dante, come quella che conclude la Vita Nuova sia una prova da poco o una ‘informazione’ che si possa facilmente snobbare, anche perché – fra l’altro – egli era un cattolico vero, difficilmente poteva fingere o mentire su cose sacre e conosceva bene la portata spirituale di quello che stava scrivendo”.

“Amor Perduto” è l’Inferno dantesco. Già, l’Inferno…ascoltando molta gente di Chiesa oggi sembra che l’Inferno non ci sia più, chiuso, delocalizzato, dismesso.

Diceva il card. Ratzinger a Vittorio Messori:

“Il fatto è che oggi tutti, anche nel clero, ci crediamo talmente buoni da non poter meritare altro che il paradiso. Siamo impregnati di una cultura che, a forza di alibi e di attenuanti, vuol togliere agli uomini il senso della loro colpa, del loro peccato”. E aggiungeva: Lo osservi: tutte le ideologie della modernità sono unite da un dogma fondamentale. E, cioè, la negazione di quella realtà che la fede lega all’Inferno: il peccato. Eppure è proprio per salvarci dalla drammatica e incombente possibilità della dannazione eterna che il Figlio di Dio è venuto sulla terra a morire con un supplizio orribile. Ma nei tempi moderni si preferisce glissare su un pericolo così angosciante”.

E Paul Claudel, un autore che forse dovrebbe essere riletto quotidianamente da preti, vescovi e papi: “Una cosa mi turba profondamente ed è che i sacerdoti non parlano più dell’Inferno. Lo si passa pudicamente sotto silenzio. Si sottintende che tutti andranno in cielo senza alcuno sforzo, senza alcuna convinzione precisa. Non dubitano nemmeno che l’Inferno sta alla base del cristianesimo, che fu questo pericolo a strappare la Seconda Persona alla Trinità e che la metà del Vangelo ne è piena. Se io fossi predicatore e salissi in cattedra, proverei in primo luogo il bisogno di avvertire il gregge addormentato dello spaventoso pericolo che sta correndo”.

Eppure, fa notare Socci, l’esistenza dell’inferno è una garanzia di libertà, per gli uomini; è la conferma della loro capacità e possibilità di scelta.
Dante ci ha provato. “Ma Dante era un cattolico vero e per questo non poteva cadere nella papolatria”, ricorda Socci, perché cattolicesimo è libertà dal clericalismo: “Proprio il suo cattolicesimo gli consentiva questa assoluta libertà dal clericalismo e dal bigottismo: il vero cattolico sa distinguere la funzione dalla persona e sa che la persona – anche se ricopre il più alto ufficio ecclesiastico – non è affatto impeccabile e deve anch’essa salvarsi l’anima”.



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MOTUS IN FINE VELOCIOR? PEZZO GROSSO È TERRORIZZATO DA CIÒ CHE VEDE NELLA CHIESA, E TEME CHE….

Marco Tosatti

Cari amici, nemici e comunque lettori, questa mattina pensavo che avrei fatto vacanza. Poi mi è arrivato un messaggio da Pezzo Grosso, che, devo confessarlo, mi ha sinceramente colpito. Per il suo tenore e perché so che Pezzo Grosso è uno che ne ha viste di tanti colori, insomma non è un personaggio facilmente impressionabile. E invece…leggete un po’.

Caro Tosatti, quello che le scriverò stavolta non è concepito per farsi una risata. Non sono solo ammutolito, ormai non mi meraviglio più di nulla in questo pontificato; stavolta sono spaventato. L’accelerazione di questi ultimi giorni è sorprendente, come se fossimo di fronte ad una scadenza urgente e non si volesse perdere tempo con “supposte” alla glicerina diplomatiche. Dopo i preliminari di interpretazione ambigua, siamo passati a qualcosa che non necessita più interpretazioni, sono dichiarazioni di guerra alla fede cattolica, a Gesù Cristo, alla Immacolata. Prima le dichiarazioni di stima a Lutero, (l’ultima è la conferenza di mons. Bruno Forte il 30 ottobre), poi le dichiarazioni di un teologo preferito dal Papa (Andrea Grillo) che spiega (senza smentite dalla Santa Sede) che la “transustanziazione non è un dogma” (vedi Stilum Curiae), poi ancora la sorprendente ed inquietante correzione pubblica del Papa al card. Sarah, infine la conferenza sul riavvicinamento tra Chiesa e massoneria (12 novembre a Siracusa, con gran maestri, un prelato e il Vescovo di Noto), la cui locandina rappresenta un inquietante Cristo con il compasso in mano. Certo dopo le esternazioni sul riavvicinamento con i fratelli massoni del card. Ravasi, non ci si dovrebbe meravigliare, ma Ravasi è Ravasi, quando non parla aramaico e greco antico, è persino possibile intenderlo senza capirlo …

Ma io ora sono spaventato soprattutto per la sequenza ravvicinata degli eventi; come senfossimo vicini ad una scadenza (quella delle visioni di Leone XIII? Le profezie di La Salette? Di Santa Brigida? Della Madonna di Akita? di San Vincenzo Ferrer? … ). Che cosa dobbiamo quindi attenderci come prossima mossa? Dobbiamo immaginare che il prossimo “riavvicinamento” sia con il serpente tentatore della Genesi cui si dovrà chiedere scusa “giustificando “le sue “buone intenzioni” di portare la conoscenza ad Adamo e Eva ? Si dovrà conseguentemente rimproverare S. Michele Arcangelo per averlo cacciato a calcioni? Si dovrà magari anche chiedere a Maria Santissima di scusarsi per avergli schiacciato la testa? O addirittura chiedere a Gesù stesso di farlo, per non essersi lasciato tentare nel deserto, aprendosi così ad un dialogo multiculturale e pluralistico vantaggioso ad entrambi ?

Caro Tosatti, lei non ci crederà, io comincio ad avere realmente paura. Ho ripreso a leggere la preghiera-esorcismo a San Michele Arcangelo scritta da Leone XIII (recitata dopo la santa Messa fino al 1964, poi inspiegabilmente “cancellata”). Mi domando se avrò le forze di reagire mancando l’assistenza della mia Santa Chiesa Cattolica apostolica romana, anzi sentendola sempre più contro i Vangeli e la Verità che mi hanno insegnato. I Cardinali e i Vescovi che ancora credono nelle Verità di Cristo devono fare qualcosa subito! Temo siamo ai tempi ultimi, caro Tosatti. Pezzo grosso ma terrorizzato…



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UNA NUOVA ACCADEMIA PER LA VITA NEL SOLCO DI GIOVANNI PAOLO II. PER DIFENDERE VITA E FAMIGLIA. MA SUL SERIO.

Marco Tosatti

Una nuova Accademia per la Vita è nata oggi: l’ha annunciato, durante il Convegno sulla Humanae Vitae all’Angelicum, il prof. Josef Seifert, già membro della Pontificia Accademia per la Vita, e licenziato dall’arcivescovo di Granada dall’istituto filosofico da egli stesso fondato per le sue perplessità e critiche sull’esortazione apostolica Amoris Laetitia.

Il nuovo organismo si chiamerà John Paul II Academy for Human Life (JAHLF). Seifert sarà il presidente di questo organismo, che sarà totalmente indipendente dalle strutture ecclesiastiche. Appare chiaro che lo scopo della JAHLF è proseguire sul cammino della reale difesa della vita, come indicato da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, senza cedimenti e strane commistioni e presenze. Che invece sembrano marcare in maniera sempre crescente sia la Pontificia Accademia per la Vita che l’Istituto Giovanni Paolo II per lil Matrimonio e la Famiglia, entrambi guidati ora dall’ex vescovo di Terni, e ispiratore di Sant’Egidio, mons. Vincenzo Paglia.

Scopo dell’Accademia sarà quello di continuare il lavoro e lo studio già intrapreso sugli insegnamenti della Chiesa in morale relativi a contraccezione, aborto, famiglia e matrimonio. Oltre a Seifert, saranno membri dell’Accademia il prof. Roberto de Mattei, il prof. Claudio Pierantoni, Judie Brown, Presidente dell’American Lfe League, Thomas Ward, fondatore dell’associazione delle famiglie cattoliche dell’UK, Mercedes Wilson, Presidente di Family of the Americas, Christine Vollmer, presidente dell’American Alliance for the Family e il prof. Luke Gormally, oltre a molti altri. La maggior parte di queste persone erano membri della Pontificia Accademia per la Vita, prima dell’epurazione compiuta da mons. Paglia, e l’inclusione di nuovi membri, alcuni dei quali – come il teologo anglicano Nigel Biggar, favorevole all’aborto fino a 18 settimane – certamente problematici, da un punto di vista cattolico. Almeno fino ad ora…

Certamente l’Accademia si batterà contro quello che alcuni teologi morali chiamano il proporzionalismo etico, in base al quale si possono giustificare molte azioni se gli effetti globali a cui portano sembrano rappresentare un male minore rispetto a percorsi alternativi.

“Così contro ogni pressione sociale o storica dello spirito del tempo che vuole che noi annacquiamo o neghiamo totalmente che ci sono atti intrinsecamente malvagi, noi alla JAHLF non vogliamo mai cedere a tali pressioni e falsi insegnamenti”, ha dichiarato Seifert. E anche tenendo conto negli scritti e nei discorsi dei mutamenti di gusto morale del tempo, “per poter raggiungere coloro che vivono nell’errore, noi sappiamo con ancora maggiore certezza che non dobbiamo mai fare compromessi con la verità adattando il nostro giudizio morale alle opinioni etiche dominanti oggi, se sono false”.  .

L’obiettivo dell’Accademia è quello di rigettare i tremendi mali ed errori che danno forma alla società attuale, e sono anche penetrati nel santuario della Chiesa.

Qui sotto trovate un resoconto, preparato dagli organizzatori, sui lavori del Convegno di oggi.

Si è svolto oggi a Roma, nell’affollatissima aula magna della Pontificia Università San Tommaso d’Aquino (Angelicum), il convegno internazionale dedicato al tema: “Humanae Vitae 50 anni dopo: il suo significato ieri ed oggi”. L’evento è stato organizzato da 25 associazioni pro life e pro family provenienti da tutto il mondo, ed ha inteso ricordare i 50 anni dalla promulgazione della famosa enciclica Humanae Vitae di Paolo VI sul controllo delle nascite, che destò scalpore nell’opinione pubblica mondiale poiché, nel pieno della rivoluzione sessuale e del clima di contestazione radicale degli insegnamenti morali e religiosi, ribadì la dottrina di sempre della Chiesa nel campo della morale familiare e l’inaccettabilità etica di qualsiasi metodo contraccettivo.

I lavori sono stati aperti da S.E. il Card. Walter Brandmueller, il quale ha sottolineato come Humanae vitae, perfettamente inserita nel solco degli insegnamenti papali del XX secolo, sia uno straordinario esempio di come si svolge il processo della “paradosis”, ovvero della trasmissione della dottrina nella Chiesa: nella ricezione, adozione e trasmissione della verità di fede accade che ciò che viene ricevuto, nell’essere adottato e trasmesso, risponda, con una più profonda comprensione ed espresso con maggiore precisione, alle domande del presente, pur rimanendo nel suo nucleo fondamentale identico a se stesso. Non vi è e non può esservi contraddizione, poiché è lo Spirito Santo che agisce nella Chiesa di Gesù Cristo a guidare questo processo di “paradosis”, ed è Lui a garantire lo sviluppo uniforme della fede, che, nel fluire del tempo, rimane identica a se stessa, proprio come la persona adulta continua a essere identica al bambino che è stata in passato.

Nella prima sessione, moderata da John Smeaton, direttore della Society for the Protection of Unborn Children (SPUC) ha preso la parola lo storico Roberto de Mattei, con una relazione intitolata “L’enciclica Humanae Vitae nel contesto storico del suo tempo”. De Mattei ha ricordato gli errori organizzati a cui questa enciclica si oppose, in particolare il movimento del “birth control”, che si inseriva nel più vasto processo di Rivoluzione sessuale del Ventesimo secolo. Per quanto riguarda il punto specifico del “birth control”, l’ideologia del neo-malthusianesimo e del femminismo, si intreccia con la biografia di Margaret Sanger (1879-1966), la principale attivista del movimento antinatalista del Novecento, fondatrice della Birth Control Federation of America (BCFA), che divenne la Planned Parenthood Federation of America (PPFA).

A giudizio del relatore, l’Esortazione Amoris laetitia sembra segnare una rivincita degli sconfitti del 1968. Ciò che nel 1970 gli autori proponevano per vincere la guerra, era di rileggere l’Humanae Vitae alla luce delle dichiarazioni delle Conferenze Episcopali del tempo. Oggi ciò che viene proposto dai neomodernisti è di rileggere l’Humanae Vitae alla luce della Amoris laetitia, un documento che ha il suo retroterra culturale nelle posizioni dei teologi che contestarono l’enciclica di Paolo VI. Ma qualcuno, aggiunge de Mattei, potrebbe formulare quest’obiezione. I teologi e i Pastori che oggi criticano l’Esortazione Amoris laetitia di papa Francesco, non si trovano in una posizione simile a quella dei teologi e dei vescovi del dissenso che ieri si opposero alla Humanae Vitae? Non abbiamo il dovere di obbedire a papa Francesco, allo stesso modo in cui ieri bisognava obbedire a Paolo VI, perché il Papa è il Papa, e un cattolico ha il dovere di seguire, sempre e in ogni caso le sue parole e i suoi atti?

La risposta a questa obiezione, secondo de Mattei, non è difficile. La papolatria non fa parte della fede cattolica. L’errore dei cattolici del dissenso del 1968 non stava nel resistere a Paolo VI, ma nel rifiutare l’insegnamento perenne della Chiesa, di cui il Papa era in quel momento portavoce. Chi oggi critica la Amoris laetitia, come i cardinali dei Dubia e gli autori della Correctio filialis, non intende opporsi al Papa, di cui riconosce la suprema autorità, ma a un documento che contraddice la Tradizione della Chiesa.

E’ intervenuto poi il filosofo austriaco Josef Seifert, fondatore e primo direttore dell’Accademia di Filosofia del Principato del Liechtenstein, il quale ha spiegato l’approccio filosofico dell’enciclica in questione, soffermandosi sulla drammatica questione del male morale.

La Chiesa, ha detto, insiste sul fatto che siamo capaci di conoscere la verità del messaggio centrale di Humanae Vitae non solo con la fede ma anche con la ragione.

Anche da un punto di vista puramente naturale, il fine più notevole della sessualità umana è la procreazione di nuova vita.

La questione del bene e del male morale porta al cuore della realtà e del dramma dell’esistenza umana. Ogni male morale, non importa quanto piccolo, supera in importanza in modo incomparabile ogni male non morale. Non ha alcun vantaggio l’uomo che conquista il mondo intero, se perde la propria anima. A causa della specifica assolutezza della sfera morale, non esiste alcun motivo per permettere un atto che è intrinsecamente malvagio. Infatti, se potessimo salvare il mondo intero con un singolo atto immorale, non avremmo comunque il permesso di compierlo. L’etica della situazione, l’utilitarismo ed il consequenzialismo, come anche il principio che il fine giustifica i mezzi, oscurano questa verità fondamentale che fu riconosciuta già da Socrate, ossia: “E’ meglio per un uomo subire un’ingiustizia che commetterla”.

Questo caposaldo essenziale di ogni etica genuina, l’esistenza di assoluti morali, è stata insegnata con vigore dall’Enciclica Veritatis Splendor, che non ha difeso qualche verità cattolica isolata ma la verità di etica naturale che esistono assoluti morali. Se così non fosse ne seguirebbe che l’adulterio, il sacrilegio, la pornografia, la menzogna, ogni infrazione e crimine sarebbero permessi in vista delle possibili conseguenze di evitare la sofferenza o altri mali. Sulla base di tale principio ogni chiamata al martirio potrebbe essere respinta o ritenuta ingiustificata.

Padre Serafino Lanzetta, teologo della Facoltà teologica di Lugano, ha evidenziato che la visione dottrinale di Humanae Vitae poggia su due principi, abusati per favorire i metodi artificiali di controllo delle nascite, ma spiegati da Paolo VI nell’ottica dell’intera Rivelazione. Questi due principi sono a) l’amore umano e b) la paternità responsabile. L’amore veramente umano unisce i genitori e li rende così capaci di trasmettere il dono della vita; il dono della vita, a sua volta, è espressione dell’amore umano. Questo sarà importante per non porre una frattura tra unione e procreazione (binomio indigesto ancora oggi). Infatti Paolo VI giungerà in Humanae vitae 11 a precisare, segnando un notevole progresso magisteriale rispetto soprattutto al Concilio Vaticano II e a Gaudium et spes (interpretata qui autenticamente) e riagganciandosi a Casti Connubi di Pio XI, che «qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita».

Qui si saldano la verità dell’amore, quindi dell’unione, con il fine sempre primario della procreazione. L’unione matrimoniale perciò è per la procreazione e la procreazione perfeziona l’unione in un rapporto circolare di verità e di amore: la verità dell’unione trova il suo compimento nell’amore generativo di nuove vite e la fecondità dell’amore a sua volta si innesta sull’unità indissolubile della coppia, altrimenti l’amore sarebbe falso, un inganno. Come non c’è procreazione senza unione così non c’è unione senza procreazione. Così pure amore e fecondità vanno sempre insieme e sono il riflesso di amore e unità.

Oggi invece, conclude Lanzetta, “ciò che è a rischio con questo avventuroso cambio di paradigma (Amoris laetitia) non è solo la morale matrimoniale ma la morale come tale, che sarebbe ridotta alle buone intenzioni. Noi invece operiamo in modo che le nostre parole siano solo un sì sì, no no, il resto viene dal maligno.”

La sessione pomeridiana del convegno, moderata da don Shenan Bouquet, presidente di Human Life International, è stata inaugurata da Jean Marie Le Méné, Presidente della Fondazione Lejeune, che si è intrattenuto sulla visione del Prof. Jerome Lejeune

Su questo pianeta, osserva Le Méné, l’uomo è il solo a domandarsi chi è e da dove viene, ed a porsi a volte la temibile domanda: che ne hai fatto di tuo fratello? Che ne hai fatto di tuo figlio? E’ anche il solo a conoscere, e questo da sempre, la misteriosa relazione tra l’amore e il figlio. Questa immensa scoperta conferisce al nostro comportamento amoroso una dignità ignota a tutti gli altri viventi.

Ne consegue che dissociare il figlio dall’amore è, per la nostra specie, un errore di metodo.

– la contraccezione, vale a dire fare l’amore senza fare il figlio;

– la fecondazione extra-corporale, che è fare il figlio senza fare l’amore;

– l’aborto, che è disfare il figlio;

– e la pornografia, che è disfare l’amore,

si trovano, con diversa gradazione, incompatibili con la dignità umana.

Il dott. Thomas Ward, fondatore e presidente della National Association of Catholic Families, si è intrattenuto soprattutto sul diritto dei genitori di educare sessualmente i propri figli, che oggi è seriamente minacciato.

Ha osservato che la rimozione dei diritti dei genitori come primi educatori è iniziata con la contraccezione e l’indottrinamento nell’educazione sessuale. Ad oggi ha prodotto una metastasi che include aborto adolescenziale, servizi medici generali, scuola omosessuale, indottrinamento nella teoria gender ed in Germania perfino il carcere per i genitori che esercitano il loro diritto basilare di educatori.

Ma l’insegnamento della Chiesa è il seguente: “L’educazione sessuale, diritto e dovere fondamentale dei genitori, deve attuarsi sempre sotto la loro guida sollecita, sia in casa sia nei centri educativi da essi scelti e controllati. In questo senso la Chiesa ribadisce la legge della sussidiarietà, che la scuola è tenuta ad osservare quando coopera all’educazione sessuale, collocandosi nello spirito stesso che anima i genitori”. San Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, n. 37. Ed i genitori hanno il diritto di assicurarsi che i loro figli non siano obbligati a frequentare classi che propongono insegnamenti contrari alle loro convinzioni morali e religiose.

Dal momento che hanno dato loro la vita, i genitori hanno il diritto originario, fondamentale ed inalienabile di educare i figli; pertanto, essi devono essere riconosciuti come i primi e principali educatori dei propri figli. In considerazione della possibilità, profondamente destabilizzante, di una revisione di Humanae Vitae, dobbiamo porci le seguenti domande: nel campo della sessualità, l’insegnamento della Chiesa sul diritto dei genitori come primi educatori è stato revocato nel presente Pontificato? E, in caso affermativo, chi proteggerà milioni di figli cattolici dai lupi, dalle lobbies omosessualiste e dai loro potenti alleati in Vaticano? Dove si nasconderanno i nostri figli?

Il dott. Philip Schepens, Segretario Generale della Federazione Mondiale dei Medici che Rispettano la Vita Umana, ha focalizzato il suo intervento sugli aspetti demografici ed il bassissimo tasso di natalità nelle nazioni europee, con conseguente rischio di sostituzione etnica ad opera di popolazioni afro-asiatiche.

La contraccezione, che rende le coppie e gli adulti in generale irresponsabili, non solamente del loro corpo, avvelenato dagli ormoni steroidi, ma anche della separazione totale dell’atto sessuale dalla procreazione, trasformandolo unicamente in un atto di piacere senza responsabilità, priva il genere umano del suo futuro. In effetti, per assicurare una popolazione numericamente stabile, bisogna assicurare il ricambio generazionale, ossia la sostituzione delle generazioni che ci lasciano con delle nuove che nasceranno.

Ora, tutti i demografi sono concordi nell’affermare che occorre, a tale scopo, che tutte le coppie abbiano almeno 2,11 figli. Ma la media europea non è che di 1,4 e nell’Europa mediterranea addirittura oscilla tra 1,1 e 1,2. Noi non ce ne rendiamo conto a sufficienza perché la popolazione totale dei paesi europei rimane stabile o aumenta leggermente. Ciò però è dovuto all’allungamento della vita individuale delle persone anziane e soprattutto all’immigrazione proveniente dall’Africa e dal Medio Oriente. E’ facile immaginare, conclude Le Méné, quale sarà la popolazione europea tra cinquant’anni, composta in maggioranza da africani e asiatici.

John Henry Westen, cofondatore e direttore di Lifesitenews ha parlato su La sovversione del Magistero: “autorizzare” il male intrinseco all’interno della Chiesa. Negli ultimi anni, sotto l’attuale Pontificato, nota il relatore, si è verificato un drammatico cambiamento di paradigma nella morale sessuale cattolica, che ha portato i laicisti, un tempo critici degli insegnamenti della Chiesa, a dirsi entusiasti del nuovo corso.

Ad esempio, con il famoso “chi sono io per giudicare” si è smesso, in pratica, di condannare l’omosessualità e le convivenze sono state equiparate al vero matrimonio. Non mancano esempi di Prelati che, su tematiche cruciali come l’eucaristia ai divorziati risposati, hanno mutato la loro opinione da negativa a positiva, basandosi su Amoris Laetitia. Oggi si assiste ad un tentativo di rileggere Humanae Vitae alla luce di Amoris Laetitia, con un crescente rischio di confusione, ad esempio per quanto riguarda la contraccezione, che in certi casi potrebbe essere sdoganata come male minore. Ciò avverrà se si abbandonerà la dottrina dell’ “intrinsece malum” a favore del primato della coscienza. Ad avviso di Westen, sono le stesse parole del Pontefice, rilasciate in alcune occasioni, ad autorizzare tali nuove interpretazioni.



 

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BESTIARIO CLERICALE. LE PREDE DELLA SETTIMANA, E – SOPRATTUTTO – NOTIZIE DI PERSECUZIONE. INTERNA.

Marco Tosatti

Alla fine della settimana nella rete di Stilum Curiae qualche singolare forma di vita ecclesiastica resta sempre. Il top forse lo possiamo attribuire al segretario generale della CEI, (leggi Ufficio Affari Religiosi del PD), Galantino che è riuscito a farsi bacchettare – direttamente e indirettamente– sulle dita da due cardinaloni. Il primo è stato Mūller che pochi giorni dopo l’esternazione sullo Spirito Santo autore della Riforma ha messo alcuni (e ce ne sarebbero stati anche di più) punti sugli effetti nefasti di quella che non fu riforma, ma rivoluzione, a abbandono di alcuni punti chiave della fede e della vita cattolica. Fra cui la presenza reale nell’ostia…Poi qualche altro puntino sulle “i” dell’ipermigrantismo papale e galantiniano lo ha messo anche il cardinale Robert Sarah, ricordando una verità lapalissiana che nel nostro Paese tanti interessi spirituali e (soprattutto non…) aiutano a dimenticare: e cioè che è legittimo distinguere (discernimento? discernimento!) fra rifugiati e immigranti di altro tipo. (Come ricordava mons. Maggiolini, non esiste un diritto all’invasione).

Poi ci sono i Dubia. “Adesso fate le vostre domande” si intitola – e siamo davvero di fronte a grandi umoristi – l’ultimo libro sul Papa, autore Antonio Spadaro. Tutte le domande che volete, mi raccomando, purché le risposte non mi imbarazzino. “Ma non accetta domande con falsi dubbi”, ha scritto su Twitter il Direttore di Civiltà Cattolica, che come sappiamo con Twitter ha un rapporto sbarazzino.

Vedi qui.  

E vedi anche qui.

Un paio di santi uomini di Chiesa sono morti, forse anche per la tristezza che soffrivano per la situazione di confusione della Chiesa, senza aver avuto risposta a quelli che per loro erano dubbi ben reali. Solo per loro? Non sembrerebbe. Tanto che proprio un paio di giorni fa un cardinale di tutto rispetto, Francis Arinze, ha detto a Gloria TV che “la comunione ai divorziati-risposati è un rifiuto della legge divina”. Falso dubbio o falsa certezza? Agli spadari l’ardua sentenza.

Infine non posso non citare – anche se l’oggetto è di qualche mese fa – il commento che mi ha inviato un’amica. È un commento di un liturgista laico sfrenato e molto in auge, Andrea Grillo, che, secondo quanto mi dicono, è coinvolto nel lavorio per creare una messa ecumenica. Il commento è: “Transubstantiatio non è un dogma e come spiegazione ha i suoi limiti. Ad esempio contraddice la metafisica”. Vorrei capire: tutti quelli che negli ultimi due millenni hanno pensato che nell’ostia e nel vino ci fossero la sostanza del corpo e del sangue di Gesù – e che ancora ci credono – sono stati presi per i fondelli, o nell’ipotesi più dolce sono stati vittime di una falsa credenza (per non parlare dei miracoli eucaristici…)? Attendiamo con impazienza di vedere dove porterà il lavorio sulla messa ecumenica, per andare a metterci in fila alla più vicina chiesa ortodossa.

Tutto questo sarebbe anche divertente e folcloristico, se la fazione al potere nei Sacri Palazzi non fosse, come si dice in parole semplici semplici, cattiva; e non praticasse simpatici modi staliniani per esprimere il suo disappunto verso chi osi esprimere opinioni diverse da quelle del Piccolo Padre. Vi consiglio di leggere un interessante – e drammatico articolo di Infovaticana (è molto chiaro e comprensibile anche per chi non è ispanofono) per capire la persecuzione in atto nella Chiesa. Proprio ieri, fra l’altro, ho saputo che tre vescovi italiani hanno cancellato conferenze già fissate a cui doveva partecipare e/o essere protagonista un importante e stimato professionista laico, cattolico di tempra, ma giudicato troppo critico verso alcuni aspetti della realtà di Chiesa che stiamo vivendo. È l’icona del dialogo nel tempo di papa Bergoglio, e l’icona del servilismo cortigiano clericale.



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HUMANAE VITAE 50 ANNI DOPO: IL SUO SIGNIFICATO IERI ED OGGI. UN CONVEGNO DOMANI A ROMA, ALL’ANGELICUM

MARCO TOSATTI
 
Abbiamo ricevuto l’annuncio di una conferenza che ci sembra molto interessante, prevista per domani a Roma, e lo condividiamo volentieri. Ecco il comunicato:
Voice of the Family, una coalizione di 25 gruppi pro-vita e pro-famiglia, terrà il 28 ottobre 2017 una conferenza internazionale sul tema “Humanae Vitae 50 anni dopo: il suo significato ieri ed oggi“. La conferenza, che segna il cinquantesimo anniversario dalla promulgazione dell’enciclica di Paolo VI sul controllo delle nascite, sarà aperta da S. Emin. il Cardinale Walter Brandmüller, uno dei firmatari dei dubia presentati a Papa Francesco per chiedere chiarimenti sull’enciclica Amoris Laetitia. Le conclusioni saranno tratte da S. E. Mons. Luigi Negri, arcivescovo emerito di Ferrara.
 
La conferenza, alla quale parteciperanno leaders pro-life da tutto il mondo, sarà dedicata ad analizzare da un punto di vista multidisciplinare la dottrina esposta in Humanae Vitae. Tra i relatori di maggior fama il filosofo Josef Seifert, lo storico Roberto de Mattei e il teologo padre Serafino Lanzetta.
 
Maria Madise, direttrice di Voice of the Family, ha sottolineato: “Vista l’importanza di questo anniversario, Voice of the Family ha deciso di organizzare una conferenza per esaminare come meglio promuovere e sostenere l’insegnamento perenne della Chiesa sulla inseparabilità delle finalità procreative e unitive dell’atto coniugale”.
 
“Paolo VI previde nell’Humanae Vitae che l’accettazione del controllo artificiale delle nascite avrebbe avuto come conseguenza un declino generale delle norme morali in tutta la società; un aumento dell’infedeltà coniugale; un venir meno del rispetto per le donne da parte degli uomini; e l’introduzione di tecnologie riproduttive coercitive da parte dei governi. Dopo quasi cinquant’anni, non solo queste previsioni si sono avverate, ma siamo arrivati al punto in cui la società, su larga scala, ammette che nel matrimonio le relazioni sessuali possono essere separate dalla procreazione”.
 
La sessione pomeridiana sarà invece affidata a relatori con decenni di esperienza sulle conseguenze del rifiuto dell’insegnamento di Humanae Vitae. Il dottor Thomas Ward, fondatore della National Association of Catholic Families (UK), condividerà le sue personali esperienze sia come medico che come difensore dei diritti dei genitori sui figli. A lui faranno seguito il dottor Philippe Schepens, chirurgo e fondatore della World Federation of Doctors Who Respect Human Life, Jean-Marie Le Méné, presidente della Fondazione Lejeune, che continua l’opera di suo suocero, il noto genetista Jérôme Lejeune, e John-Henry Westen, redattore capo di Lifesitenews.com e co-fondatore di Voice of the Family.
 
La mattina il convegno sarà moderato da John Smeaton, Direttore esecutivo della Society for the Protection of Unborn Children (SPUC) co-fondatore di Voice of the Family, e il pomeriggio dal padre Shenan Bouquet, presidente di Human Life International.
 
Per informazioni, contattare:
tel.:  06-3220291

ABATE FARIA: COME IMPLEMENTARE IL VATICANO II ESPROPRIANDO LE CONFRATERINITE LAICHE. CI VORREBBE UN’INCHIESTA…

MARCO TOSATTI

L’Abate Faria, dobbiamo confessarlo, è molto romano, oltreché cattolico – che come ben sappiamo – significa universale. E infatti viaggia per il mondo. Oggi però ha voluto scrivere di Curia, palazzi, e appetiti immobiliari…Leggete un po’

Il mio sacrestano ogni tanto mi viene a dire quello che sente da altri sacrestani che hanno le confidenze dei monsignori di curia che la sanno lunga ma la dicono corta, per paura di vedersi tolto da sotto il deretano, l’agognata poltrona curiale. Insomma, il sacrestano di un certo monsignore, gli ha detto che nelle sacre stanze di un certo palazzo romano, si osservava come molte confraternite se la passino male, se non sono già estinte. Notava il monsignore come il commissariamento di certe realtà, pratica molto diffusa, darebbe l’impressione ad alcuni che il Vaticano, o chi per loro, preoccupato di implementare il Vaticano II dando più spazio ai laici, stia cercando di incamerare i beni di varie confraternite, espropriandoli dagli storici e legittimi proprietari.

In che modo, chiedeva il sacrestano di quel certo monsignore, si implementerebbe il Vaticano II con questo comportamento? Il monsignore bonario rispondeva: mettendo i buoni confratelli laici in mezzo ad una strada, all’aria aperta, ecco che certo avranno spazio da vendere!

Abate Faria



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SOLIDARIETÀ AL CARD. ROBERT SARAH. CULTURA CATTOLICA LANCIA UNA RACCOLTA DI FIRME. ECCO COME ADERIRE.

Marco Tosatti

culturacattolica.it, un sito di informazione religiosa molto noto e diffuso, ha lanciato un’iniziativa che Stilum Curiae pensa sia estremamente positiva, e da condividere. Nel momento in cui il cardinale Robert Sarah, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino, subisce ogni genere di attacchi e umiliazioni, semplicemente perché cerca di fare correttamente e con piena coscienza il suo mestiere, sembra giusto fargli sapere che il lavoro che compie è apprezzato. Anche se il nuovo maccartismo presente nella Chiesa, come potete vedere dai link che presentiamo qui sotto, tenta di tacitarlo.

Ecco alcuni link che testimoniano gli attacchi al cardinale guineano.

LINK 1        LINK2      LINK3 

Quindi pubblichiamo la lettera che culturacattolica.it ha pubblicato. E il link a cui ciascuno può porre la sua adesione all’iniziativa. Nello stesso tempo invitiamo a diffondere a livello personale e sui siti religiosi questo segno di fiducia e di stima verso un cardinale di grande spiritualità e onestà.

Al Card. Robert Sarah

Prefetto della Congregazione per il Culto divino

Eminenza Reverendissima,

innanzitutto La ringraziamo con tutto il nostro cuore per i Suoi preziosi insegnamenti. Abbiamo imparato a conoscerLa e stimarLa leggendo la Sua intervista-autobiografia «Dio o niente» e questi sentimenti sono cresciuti leggendo «La forza del silenzio», commossi in particolare dalle parole introduttive del Papa emerito Benedetto: «Anche per la Liturgia, come per l’interpretazione della Sacra Scrittura, è necessaria una competenza specifica. E tuttavia vale anche per la Liturgia che la conoscenza specialistica alla fine può ignorare l’essenziale, se non si fonda sul profondo e interiore essere una cosa sola con la Chiesa orante, che impara sempre di nuovo dal Signore stesso cosa sia il culto. Con il Cardinale Sarah, un maestro del silenzio e della preghiera interiore, la Liturgia è in buone mani».

Amando di cuore la liturgia, da tempo, soprattutto in compagnia prima del grande Romano Guardini e poi con il solenne magistero di Papa Benedetto, La seguiamo nella Sua insistenza a suggerirci la fedeltà a ciò che il Card. Schuster indicava come «IL» metodo educativo della Chiesa con queste parole: «Esiste un sol metodo di formazione spirituale che vuole veramente essere comune a tutti: metodo assai sobrio e discreto: è quello della spiritualità stessa della Chiesa, e che perciò chiamiamo liturgia. Gli altri metodi privati, per quanto eccellenti e inaugurati da santi, sono liberi e, come i gusti per le vivande, non possono imporsi universalmente». (Ai superiori dei Collegi Arcivescovili della Archidiocesi di Milano, Viboldone 1944, pp. 14-22 passim)

Per questo, in questi momenti di certa sofferenza per le incomprensioni del Suo operato e del Suo spirito Le siamo vicini con l’affetto, la preghiera e con il desiderio di servire la Chiesa con il Suo cuore.

Grazie, Eminenza, ci benedica nel Signore.

Ripetiamo qui il link a cui è possibile affidare la nostra adesione



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FRANCESCANI IMMACOLATA. COMMISSARIATI DA QUATTRO ANNI. PARLANO I LORO AMICI, AL PAPA CHIEDONO EQUITÀ.

Marco Tosatti

Qualche giorno fa Ettore Gotti Tedeschi scriveva su Stilum Curiae un duplice appello al Pontefice regnante, chiedendogli di dare seguito all’idea di proclamare l’Immacolata corredentrice del mondo. E, anche, di occuparsi della vicenda dei Frati Francescani dell’Immacolata, con occhi nuovi. Parlando con alcune persone vicine ai Francescani dell’Immacolata, abbiamo posto loro alcune domande, di carattere molto generale sull’ordine e su che cosa si potrebbe fare per ridare serenità alla situazione. Fra l’altro, ricordiamo che siamo di fronte a un commissariamento che dura da oltre quattro anni e che le ragioni dello stesso non sono mai state chiarite ed evidenziate dalla Santa Sede.

1)  Cosa sono i Francescani dell’Immacolata, che carisma hanno, quale è la loro missione?

Nel 1970, durante lo sbandamento post-conciliare, P. Stefano Manelli e P. Gabriele Pellettieri, due frati minori conventuali, iniziano col permesso dei Superiori “Casa Mariana” ossia una forma di vita francescana più in sintonia con le origini tenendo conto dei tempi attuali, secondo il dettato del decreto conciliare “Perfectae caritatis” sul rinnovamento della vita religiosa. I due padri si ispirano all’allora Venerabile P. Massimiliano Kolbe ofmconv (beatificato nel 1971 e canonizzato nel 1982).

Casa Mariana si distingue per: marianità kolbiana (in linea con il Concilio Vaticano II e con tutta la tradizione cattolica e francescana), intensa preghiera, clima di silenzio e raccoglimento, austerità e povertà francescana, apostolato stampa e poi radio-tv, aiuto al clero diocesano.

Nel 1990, grazie a Giovanni Paolo II, Casa Mariana diventa l’Istituto di diritto diocesano dei Frati Francescani dell’Immacolata (FFI). Con Decreto datato 1° gennaio 1998 i FFI diventano di diritto pontificio. In esso leggiamo:

«I Frati Francescani dell’Immacolata si propongono di realizzare la propria santificazione e la salvezza dei fratelli per mezzo dell’Immacolata, cercando, in modo particolare, di organizzare, guidare e diffondere il movimento “Missione dell’Immacolata Mediatrice”, secondo gli insegnamenti e gli esempi di San Massimiliano Maria Kolbe; di promuovere gli studi sul mistero di Maria ed incrementare il culto e la devozione all’Immacolata».

I Frati hanno il ramo femminile, Suore Francescane dell’Immacolata (SFI), con lo stesso carisma e gli stessi fondatori, ma con governo autonomo.

2) Cosa hanno fatto di importante, come l’hanno fatto, quali risultati per la cristianità e soprattutto per la Chiesa?

Dal 1990 in poi i Frati Francescani dell’Immacolata (insieme al ramo femminile) si sono sforzati di attuare quanto raccomandato loro dal sopra citato Decreto di erezione a Istituto di Diritto Pontificio:

« I Frati Francescani dell’Immacolata, seguendo le orme di San Massimiliano Kolbe, siano sempre fedeli al loro carisma, particolarmente alla loro Consacrazione illimitata al-l’Immacolata come sua proprietà, nello spirito della missionarietà senza riserve, espressa mediante il loro “Voto mariano”».

Dal 1990 fino al 2013, tra i FFI si assiste alla crescita vocazionale, lenta ma costante, in netta controtendenza rispetto al continuo declino numerico di Ordini di antica data.

In 23 anni i FFI compiono:

–          apertura di “Case Mariane” nei 5 continenti;

–          opere di carità (es.: in Brasile, Nigeria, Benin);

–          servizio pastorale in Parrocchie e Santuari;

–          predicazione di esercizi spirituali;

–          direzione di cenacoli dell’Associazione “Missione dell’Immacolata Mediatrice”, aperta a sacerdoti e laici attratti dal carisma dei FFI.

–          missioni popolari;

–          Simposi mariologici sul mistero di Maria Corredentrice e Mediatrice;

–          Giornate di Studi e Convegni teologici (es.: sul pensiero di Karl Rahner, sull’inferno, sul Sacerdozio ordinato, sul Concilio Vaticano II, sulla mariologia di Giovanni Paolo II);

–          apostolato Radio-TV;

–          apostolato stampa in proprio (Casa Mariana Editrice) con pubblicazioni di studi teologici, mariologici, filosofici (scotisti), morali, apologetici, pubblicazioni ascetiche e devozionali, messalini (Novus Ordo).

Pubblicazioni ed eventi culturali dei Francescani dell’Immacolata hanno contribuito a gettar nuova luce sul mistero della Corredenzione mariana, ingiustamente accantonato dalla “mainstream” dell’attuale e accademica mariologia antropologica (o “del ribasso”) la quale si erge falsamente a unica e legittima mariologia del Concilio Vaticano II in quanto tale.

Col loro servizio sacerdotale, religioso e missionario i FFI (coadiuvati dalle SFI) hanno suscitato, risvegliato e fortificato la fede in tante anime affascinate dalla loro testimonianza.

3)   Cosa ha prodotto questa reazione di “commissariamento” ? Quali ragioni ufficiali son state addotte e quali risultati hanno prodotto? Quali spiegazioni son state date dai FI , quali risultati hanno prodotto?

Dal 2008 il governo dei FFI accoglie con generosità il motuproprio “Summorum Pontificum” di Benedetto XVI sulla Forma straordinaria del Rito Romano che permette a Istituti religiosi (non soggetti alla Pontificia Commissione Ecclesia Dei) di usare anche frequentemente, preferibilmente e stabilmente il “Vetus Ordo Missae” (VO) e il Breviario Romano del 1962. Quel motuproprio è una ricchezza per tutta la Chiesa.

Nelle Case di Formazione ma anche in altri conventi FI, vari frati (superiori e sudditi, sacerdoti e fratelli religiosi) usano il VO. Ma un gruppetto di frati “anziani”, ex minori conventuali (entrati a “Casa Mariana” negli anni ’70-’80), accusano il Governo dell’Istituto di deriva lefebvriana… La riteniamo un’accusa falsa e ideologica che però verrà “cavalcata” da qualcuno in Vaticano… Cinque dei frati contestatori si appellano alla Congregazione dei Religiosi (CIVCSVA) che sin dal primo momento è tutta in favore degli “appellanti”. Nella CIVCSVA erano sedimentati vecchi pregiudizi contro P. Manelli e la sua Famiglia religiosa. Infatti tra il 1989 e il 1990 la CIVCSVA si oppose alla nascita dei FFI, ma questi vennero favoriti da Giovanni Paolo II. Purtroppo dal 2011 il nuovo Prefetto CIVCSVA è un brasiliano teologo della liberazione…Nel luglio 2012, con motivazioni ambigue, parte la Visita Apostolica ai FFI. Il Visitatore è amico degli “appellanti”, non visita le case di formazione, diffonde un questionario ambiguo che riflette i pregiudizi degli “appellanti”. Il questionario e la propaganda degli “appellanti”, durante e dopo la Visita, susciteranno nei frati “semplici” vari dubbi contro il Governo FFI.

Nel luglio 2013 parte il Commissariamento, con motivazioni ufficiali poco chiare. In realtà si sa che la CIVCSVA condivide i pregiudizi ideologici dei frati accusatori secondo cui i FFI di Manelli sarebbero contro il Vaticano II !

Il Commissariamento è devastante: l’uso del Vetus Ordo è sospeso, superiori e formatori (vicini ai Fondatori) vengono allontanati (alcuni anche all’estero) e sostituiti con frati del partito “golpista”. A poco a poco, parte una catena di calunnie, ben architettate da frati, ex suore e laici, contro il Fondatore (insania mentale, abusi di autorità, lefebvrismo, sottrazione di beni, abusi sessuali…) e contro vari ex superiori.

Le giustificazioni e le difese di frati e fondatori, nonché i loro appelli e ricorsi, non vengono affatto considerati dall’Autorità ecclesiastica. Ci si rende conto che l’Autorità li vuole azzerare, trasformarli dal di dentro, eliminare la loro formazione, la loro “forma mentis”, livellarli agli altri Ordini francescani…

I frati di P. Manelli (e anche le suore, commissariate nel 2015, con l’accusa esplicita e calunniosa di non essere in sintonia col Vaticano II) resistono con ricorsi presso la CIVCSVA, presso la Segnatura Apostolica… Ma dall’alto qualcuno blocca la loro difesa e il legittimo corso della giustizia… Risultati? Molti frati e suore fuoriescono, le vocazioni europee azzerate. Il fango sparso contro il Fondatore dal modus operandi di Commissari e CIVCSVA produce questi effetti.

Finora è la Magistratura laica che in qualche modo sta dando ragione a P. Manelli (archiviazione delle accuse di abusi e maltrattamenti; sentenza di Cassazione che ha disposto il dissequestro dei beni e la loro restituzione alle associazioni di benefattori; si tenga presente che è stato il governo dei Commissari a fare ricorso alla Magistratura contro le predette associazioni).

4) Quali decisioni sono state prese dall’Autorità ? con che risultato ? Quale è lo stato dell’arte oggi ?

La CIVCSVA e i Commissari operano di fatto alla trasformazione deformante del carisma mariano-francescano dei FFI e SFI: il Voto Mariano (primo voto) viene ridotto a un semplice quarto voto di disponibilità alle missioni, la povertà comunitaria viene disprezzata (si vuole che l’Istituto possegga beni, e ciò contro il suo carisma approvato dalla Chiesa), l’ascetica viene disprezzata e ridotta, la formazione peculiare è stata eliminata (dietro dossieraggio calunnioso, il Seminario FFI con studi interni è stato soppresso nel dicembre 2013).

La CIVCSVA (facendosi forte del Papa dell’ “Amoris laetitia”…) ha cercato di far pressione su P. Manelli affinché questi:

  1. a) rimetta i beni che non possiede (da sempre di proprietà di Associazioni di benefattori) all’Istituto FFI diretto dai Commissari; o almeno convinca le Associazioni a cedere la proprietà di quei beni ai nuovi FFI…
  2. b) “esorti” (o convinca) i frati “resistenti” ad accettare tutte le modifiche genetiche al carisma e alle Costituzioni FFI (su Voto Mariano, povertà, ecc.).

La situazione è ancora in fase di stallo. Inoltre la CIVCSVA non vuole che i frati di P. Manelli fuoriescano e si ricostituiscano come gruppo, perciò direttamente o indirettamente CIVCSVA e/o Commissari monitorano le diocesi e i religiosi stessi…

La CIVCSVA vuole il Capitolo Generale e liquidare i FFI obbligandoli a tale “riforma”…

5) Quale è la perdita che l’intera Chiesa subirà se venissero “soppressi” ?

Gravissima perdita. Anzitutto vocazionale, personale, per i singoli frati e suore che, dopo 20-25 anni di vita consacrata al Signore e all’Immacolata, si vedono ingiustamente privati della loro identità vocazionale dietro pretesti di sedicente obbedienza che in realtà è puro autoritarismo veicolo di relativismo giuridico e dottrinale.

Perdita per la Chiesa, depauperata della ricchezza spirituale di un carisma mariano e francescano come quello vissuto dai FFI e SFI prima del Commissariamento, con tutti i frutti sopra accennati a cui ne sarebbero potuti seguire altri.

6)   Quale è una decisione saggia che potrebbe prendere l’Autorità ? E perché?

Far proseguire il Commissariamento ad ambienti vaticani meno pregiudiziali



e più in sintonia (dottrinale e liturgica) con i FFI e SFI di P. Manelli, ad esempio alla Pontificia Commissione Ecclesia Dei. Permettere la separazione: da un lato i frati che si ritrovano nella linea dei Fondatori ante-commissariamento (incluso l’uso del Vetus Ordo) e dall’altro i frati che si ritrovano nella linea della CIVCSVA e dei Commissari che però conduce a un’omologazione o incorporazione ad altre realtà francescane.

 

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