ET – ET. UN LIBRO SU VITTORIO MESSORI. NEL TEMPO TRISTE DELLA CONFUSA CHIESA DELL’AUT – AUT.

Marco Tosatti

Esce un libro su Vittorio Messori, che intende proporre una serie di “ipotesi” intorno all’importanza dell’attività̀ intellettuale di un maestro nel campo dell’apologetica Cattolica. E’ un libro, agile, di facile lettura, ripercorre queste “ipotesi”, vie all’annuncio Cattolico suggerite da Messori ha suggerito di percorre nel corso di una ormai quarantennale attività̀.

Aurelio Porfiri, autore dell’opera, racconta: “Quando ho accennato a Vittorio Messori la mia intenzione di scrivere un libro che lo riguardava, va detto per onestà, sono stato cortesemente dissuaso dal farlo. Questo, non per sfiducia o altro, ma per quel profondo senso di riservatezza che c’è in Messori e per la paura che l’attenzione possa essere spostata su di lui, quando invece egli stesso ha speso tutta la sua vita perché́ l’attenzione fosse per il Cristo (ed anche per Maria, sua Madre, per la quale solo abbastanza tardi ha scoperto una devozione tale da dedicarle libri impegnativi). Ho dovuto rassicurarlo, gli ho spiegato che non era un libro biografico in senso stretto, ma un libro in cui, attraverso il suo lavoro di scrittore, si cercava di fare luce sul mestiere dell’apologeta, del giornalista, sull’essere cattolico a cavallo di due secoli. Spero si sia convinto delle mie buone intenzioni. Comunque, il risultato è questo libro, scritto materialmente in Hong Kong durante 10 intensi giorni, ma pensato concettualmente nell’arco di una intera vita, la mia, vita in cui i libri di Messori hanno avuto una grande importanza”.

E’ un testo che vuole presentare Messori a chi (ma è difficile trovarlo) non lo conosce; ma è soprattutto un testo utile per ricordare, in questi tempi in cui c’è chi rimprovera a Gesù di non aver usato registratori, alcuni concetti di base per non fare una caduta libera in un mare di banalità assolutizzate.

Porfiri mi ha chiesto di scrivere una prefazione. L’ho fatto con piacere, e ve la offro qui, consigliando la lettura del libro, e dell’intervista inedita che lo accompagna. E’ stata una salutare boccata di aria fresca, in questi tempi pieni di miasmi…

(Et‐et. Ipotesi su Vittorio Messori. Prefazione di Marco Tosatti. Hong Kong: Chorabooks. EBook (formato Kindle) Euro 8.99 ISBN 9789887725909
Cartaceo Euro 15.08 ISBN 978‐9887725916)


 

Deve essere veramente grande – e giustificata – l’ammirazione che Aurelio Porfiri ha per Vittorio Messori, per scrivere un libro su di lui; per ringraziarlo di essere stato lo strumento geniale di un percorso spirituale che non si è più fermato. Aurelio Porfiri è un uomo pieno poliedrico, sempre spumeggiante di iniziative di ogni genere; per cui scrivere un libro per dimostrare gratitudine e ammirazione va da sé. Tutto questo per dire che ci sono sicuramente moltie, ma davvero molte altre persone che libri non ne scrivono, però nutrono gli stessi sentimenti nei confronti di Vittorio Messori. E a ragione. Perché siamo di fronte a uno degli apologeti – e uso questa parola nel senso più nobile del termine, per fargli un complimento – più importanti dei nostri tempi. Non pensiate che esageri se mi vengono in mente nomi come quello di Chesterton, Clive Staple Lewis, Charles Peguy, per non citarne che alcuni.

Tutti protagonisti della grande sfida che da oltre due secoli impegna il mondo, anzi il Mondo e la Chiesa; e che in ultima analisi consiste nella domanda di sempre: si può ancora credere, e perché, e a che cosa?

La risposta di Messori è in positivo: sì, si può credere. Non solo: credere è la cosa più razionale che l’uomo di oggi possa fare, e credere a questa storia incredibile che ha origine nella Palestina romana di duemila anni fa.

Leggere il bel libro di Aurelio Porfiri non è solo gradevole ma utile e necessario. Perché ricorda tutte le razionali, fondate storicamente, puntigliosamente controllate battaglie per ricostituire la verità storica contro un paio di secoli – e un pezzetto di quello che stiamo vivendo almeno – di diffamazione, denigrazione e pura e semplice menzogna nei confronti dei cattolici, e della Chiesa cattolica. Perché gli attacchi sono sempre gli stessi, ripetuti in base alla propaganda, a cui quello che dice la Chiesa da’ fastidio anche e ancora oggi, come accadeva nel ‘700, nell’800 e nel ‘900.

Vittorio Messori ovviamente lo conosco da molti anni. E’ di qualche anno più anziano di me (sono nato nel 1947) e le nostre strade si sono incrociate più volte. La prima fu nel 1981, e allora per me era solo un nome. Il vaticanista della Stampa, Lamberto Furno, decise di lasciare, e andare a lavorare con Antonio Ghirelli in un giornale che non ebbe lunga vita. Si pose il problema della successione. Il vicedirettore della Stampa, Giovanni Trovati, con il suo fiuto usuale, voleva Vittorio Messori, autore di “Ipotesi su Gesù”, in quel posto. Il direttore, Giorgio Fattori, per motivi che non ho mai saputo, optò per il sottoscritto. E possiamo dire che questa scelta non so se sia stata fortunata per Vittorio, ma per i suoi lettori sì; perché gli ha consentito di dedicarsi quasi totalmente alla produzione editoriale, senza restare invischiato nella quotidianità dell’informazione, eccitante ed affascinante, ma sicuramente dispersiva.

Da allora ci siamo trovati – non fisicamente, ma spiritualmente sì – molte volte. In storie che hanno alcune caratteristiche comuni: entrambi ci siamo ritrovati cristiani da radici e vite certo ben lontane da madre Chiesa.

Il lavoro che Vittorio ha compiuto da allora – siamo negli anni ’70 – lo colloca egli stesso nel libro in una prospettiva storica: “È una storia che comincia da lontano. A partire dal Settecento, l’Illuminismo si propose soprattutto un obiettivo: sostituire la religione con la politica e la cultura. Intesa, quest’ultima, nel senso restrittivo, accademico. Non a caso, quella culturale divenne una vera e propria religione, con i professori (e, in genere, gli intellettuali) come nuovi sacerdoti che sostituissero i preti. Significativo l’uso del termine cattedra (il docente come cattedratico), soprattutto universitaria: non dimentichiamo che «cattedra» – da cui «cattedrale» – era il luogo dal quale il vescovo insegnava. Ora, il magistero passava ai professori. Alla devozione si sostituiva l’erudizione; al seminario il collegio universitario; al breviario il manuale; alla summa teologica quella enciclopedia delle scienze e delle tecniche che non a caso fu lo strumento cui subito gli illuministi misero mano”.

Da allora l’agenda non è cambiata: e Vittorio si è messo all’opera, e ancora lavora, per dimostrare che è un’agenda fasulla, e che credere, razionalmente, laicamente, senza rinunciare al proprio cervello è molto meno bigotto dell’alternativa. E dal momento che come scrittore è brillante, e la sua logica è stringente, ci riesce anche, e bene.

Siamo nel centenario delle apparizioni di Fatima, e non si può non citare quello che Vittorio dice di questo fenomeno straordinario,, ponendolo a fianco di un’altra mariofania, quella di Lourdes. “Ma l’atmosfera di Lourdes è pacata, serena. L’atmosfera di Fatima è invece drammatica, è gravida di segreti, gravida anche di eventi spettacolari, come il sole che si mette a roteare. È anche una apparizione inquietante: addirittura Maria spaventa i bambini, facendo vedere loro l’inferno. E quindi l’atmosfera a Fatima è diversa, è un’atmosfera apocalittica, escatologica, mentre quella di Lourdes è un’atmosfera serena… A Fatima

invece Maria conforta nel disastro già in corso, perché le ideologie del mondo si stavano davvero scatenando, appare in piena prima guerra mondiale. Perché durante la prima guerra mondiale? Perché questa guerra è stata quella dell’ideologia nazionalista dopo la quale arriverà, l’ideologia marxista. Il ventesimo secolo è stato chiamato il secolo delle idee omicide”.

A Vittorio sono grato, oltre che per la sua amicizia, per avermi insegnato tanto tempo fa come la Chiesa cattolica romana debba essere quella dell’et-et, e non quella dell’aut-aut. In essa sono convissute sempre anime differenti, e la saggezza dei Pontefici passati è stata quella di capirlo, riconoscerlo e accettarlo. Anche nella scelta degli uomini. Una prassi che nell’attualità che viviamo ci sembra trascurata; e infatti mai come in questo momento storico si percepiscono divisioni e fratture nella Chiesa.

Il libro di Porfiri termina con un’intervista molto familiare, cuore a cuore. E su un punto dobbiamo eccepire. Eccolo: “Lascio ad altri il giocare a fare i giovanilisti, sforzandosi di rimuovere quell’anagrafe che in realtà è implacabile. In fondo, l’11 febbraio 2013 – non a caso, credo, nella ricorrenza di Nostra Signora di Lourdes – in quel giorno in cui Joseph Ratzinger ha rinunciato al suo mandato di Pontefice, ho sentito che il mio tempo era finito. E’ finito soprattutto perché i miei Papi sono stati Giovanni Paolo II e, poi, Benedetto XVI. Adesso tocca ad altri misurarsi con altri pontificati”.

Eh no, Vittorio. Questa non te la facciamo passare. Un po’ di civetteria va bene, rientra nel personaggio che sei, ma è troppo presto per dire: “Oggi si fanno grandi preparativi per un qualunque viaggio turistico e ci si dimentica di prepararsi per il Viaggio per eccellenza, quello che ha per meta nientemeno che l’eternità”. Preparati come vuoi, ma non in silenzio; e per favore, non tirare i remi in barca. In una Chiesa in cui ci si tirano in testa gli aut-aut ogni cinque minuti c’è proprio bisogno che la tua penna ci ricordi ancora, e di frequente, la ricchezza dell’et-et, lo splendore e la grandezza che ciò ha significato per Roma. C’è più che mai bisogno di te, e della tua razionalità, quella che ha convinto così tante persone che credere è la cosa più logica, nel momento in cui il Preposito Generale della Compagnia di Gesù afferma che non sappiamo bene che cosa Gesù ha detto perché non c’erano registratori…(Parentesi: ma voi impegnereste la vostra vita sotto il Nome di Qualcuno che non si sa che cosa abbia detto realmente?). E tu vorresti calare le vele proprio ora? Ma ti pare?


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13 commenti su “ET – ET. UN LIBRO SU VITTORIO MESSORI. NEL TEMPO TRISTE DELLA CONFUSA CHIESA DELL’AUT – AUT.”

  1. Messori grande apologeta, ma oggi l’apologetica non è più la classica lotta contro le idee storte dei lontani, oggi i peggiori nemici dei cattolici li troviamo nel nostro stesso recinto, pronti a calunniare, a insultare, a denigrare, a blasfemare, il “vecchio” in nome del “nuovo” , mentre Gesù trahebat de thesauro suo Nova ET Vetera, ossia anticipava Messori.

  2. IN QUESTO MOMENTO DI GRANDE CONFUSIONE PER NOI CHE CREDIAMO NELLA FEDE CATTOLICA CHE CI E’ STATA TRAMANDATA DAI NOSTRI PADRI, ABBIAMO PIU’ CHE MAI BISOGNO DELLA VOCE DI PERSONE COME VITTORIO MESSIRI CHE CI GUIDINO E CI DIANO IL CONFORTO NECESSARIO PER SUPERARE QUESTO MOMENTO ANGOSCIANTE.
    PREGO VITTORIO MESSORI DI CONTINUARE NELLA SUA OPERA INDISPENSABILE

  3. Mi rendo conto di sembrare un po’ provocatorio in questo contesto, tuttavia vorrei dire che a me la fissazione di Messori per l’et-et risulta un po’ stucchevole. La vita cristiana è un aut-aut, c’è poco da fare, lo spiega bene anche Gesù nel Vangelo (quello senza registratori). Tollerare le imperfezioni non vuol dire adagiarsi in un quieto vivere o che alla fine tutto va bene.
    Anche una certa sua retorica antiRisorgimento risulta stucchevole quanto quella risorgimentale che lui critica: non è vero che a volere e fare l’unità d’Italia fossero solo massoni e affini, anzi (si veda proprio Giovanni Lanza, il presidente del Consiglio nel 1870), inoltre non è che da allora a oggi i cattolici siano stati estranei alla vita politica o che i problemi di oggi risalgano ad allora.
    Detto questo, purtroppo Messori è visto con antipatia in certi ambienti clericali (per esempio alla Gregoriana) a partire dal suo famoso libro intervista con Ratzinger. Un classico della maldicenza su di lui è quello riguardante il suo matrimonio. Anziché discutere i temi che lui espone, lo si attacca sul piano personale. E questo è senza dubbio disgustoso.

    1. Concordo pienamente sul fatto che la vita cristiana si basi sull’ aut aut e non di certo sull’et et; quest’ultimo è invece tipico dei modernisti, come il “si, ma anche”, anziché il “si si, no no”, al quale tutti siamo tenuti, sapendo bene che il di più viene dal maligno, e quesoa la dice lunga sullo stile “pastorale” di Bergoglio, che nell’et et ci affonda fino al collo, ragion per cui, se lo pratica lui, io lo rifiuto nettamente. Pace e bene.

      1. Dipende da cosa si intende per “et et”…
        “et et” non significa affatto “tutto fa brodo”.
        Il cristianesimo si è inculturato nelle varie civiltà (a partire da quella greco-romana) proprio in virtu’ dell’ “et et”.
        Tenendo quello che di buono c’era nelle radici esistenti, per poi farvi scorrere pienamente la nuova linfa della Verità di Cristo.
        Certamente l’uso distorto dell’ “et et”, ovvero l’essere inclusivi sempre e comunque a discapito della Verità è esattamente l’opposto dell’ “et et” evangelico, ed è solo un mezzo per giustificare ogni abuso.

  4. Grazie del bellissimo articolo su Vittorio Messori. Ho appena acquistato “Perché credo” e non vedo l’ora di poterlo leggere. Ho 47 anni e solo da poco più di un anno mi sono avvicinato a Gesù e agli insegnamenti della Chiesa Cattolica, tramite la Beata Vergine Maria.
    Si, ad un certo momento, non saprei neanche come abbia potuto avvenire, ho iniziato a recitare mentalmente l’Ave Maria ogni giorno in momenti brutti ma anche in quelli belli, dopo tanti anni passati da ateo. Da allora sentendomi molto ignorante (non volli da bambini frequentare il Catechismo e con gli anni avversavo chiunque mi parlasse di fede ma soprattutto della Chiesa Cattolica).
    Capì che con la recita quotidiana del Rosario, quel barlume di Fede, poteva crescere e preparami per un percorso più “cosciente”. Ma solo da poco, avendo acquisito un minimo di Dottrina mi sento perso in questo marasma, spero di trovare un buon sacerdote che mi possa seguire, ma fino adesso… Meglio tacere.
    Mi scusi per essere stato così prolisso.
    La seguo con grande attenzione, e comprerò il libro.

    Dio la benedica!

    1. Sig. Giacomo Piccolo, posso darle un consiglio? un po’ di anni fa quando è iniziato il mio periodo di conversione vera avevo incontrato un sacerdote che, oltre ad aiutarmi nel mio cammino durante la prima confessione con lui (erano anni che non mi confessavo più) già mi si aprirono tanti orizzonti perché è un vero sacerdote, mi consigliò di leggere il “Gesù di Nazaret” di Papa Benedetto XVI. Ecco per me i due pilastri che mi hanno aiutato a rinascere. Dopo sono usciti anche gli altri due volumi che, ovviamente, non mi sono lasciata sfuggire, insieme ad libri, soprattutto di Ratzinger. Ma il primo gradino è stato essenziale! E’ stata una porta che si è spalancata e non si è più chiusa! Il sacerdote, che ora non è più parroco, ma col quale sono sempre in contatto, dice sempre: “Il Signore parla: ascoltalo!”

      1. Grazie davvero Sig.a Adriana, mi ero ripromesso di iniziare a leggere qualcosa di Papa Benedetto VI.
        Ma le confesso che la mia massima premura è di trovare un sacerdote che sia un vero pastore di anime…
        Grazie ancora!

        1. Caro Giacomo,
          ho letto i tre libri di “Gesù di Nazaret”. Confermo il consiglio di Adriana. Sono importantissimi per un vero cammino di fede, ma con una avvertenza: non sono di facile lettura e presuppongono un forte impegno mentale.

          1. Grazie, credo di essere pronto! Adesso sto leggendo” Indagine su Maria. Le rivelazioni dei mistici sulla vita della Madonna” di René Laurentin con François-Michel Debroise, oltre a “Perché credo” di Vittorio Messori.

    2. “Capii” non è “capì”. Cerchiamo di capirci e di capire realmente: se non partiamo dalla grammatica, è difficile che si capiscano cose ben più complesse. E magari cerchiamo anche di chiedere scusa a quelle persone credenti che magari in passato lei può aver offeso con battute e pseudospiritosaggini, come è costume della massa attuale (un classico è “sembri un prete”) che naturalmente non si sognerebbe mai di offendere, che so, Vasco Rossi.

  5. L’Apologetica presuppone la Verità.
    Ma oggi la Verità si è persa, non c’è più nessuna verità da difendere, infatti non c’è più l’ Apologetica, c’è la pastorale.
    Molti consacrati, come novelli Ponzio Pilato, sono lì a chiedersi “che cos’è la Verità?”, ma no forse non se lo chiedono neanche più, “la verità è Gesù, basta seguire Lui” che vuol dire tutto e vuol dire niente, come se seguire Gesù volesse dire dare un colpo di spugna a duemila anni di Ttadizione, Magistero , Santità, etc., e via a fare ognuno come gli pare, tranne seguire il Catechismo d.c.c, quello è peccato, bisogna seguire lo spirito, non la legge, la legge imprigiona, è dura, si perché la Legge chi la scritta? Prima si diceva lo Spirito Santo, oggi di afferma i Redattori, quindi lo Spirito non c’entra, è astorico, sentimentale, non metafisico. O meglio c’entra ma come pare a noi, interpretato secondo i peccati del momento.
    Lo Spirito Santo, ormai è diventato non colui che convince il mondo riguardo al peccato, ma colui che nasconde il peccato.
    C’è apologia, sì, ma solo del peccato, e questo anche nel Tempio di Dio.
    “Saremo giudicati sull’amore” urlano festanti sodomiti e adulteri guidati da pastori Accoglienti, non sarebbe forse il tempo di chiedersi “che cos’è l’Amore?” ed ecco che si torna inevitabilmente alla Verità!
    Gesù dice forse “Io sono la via, l’accoglienza e la vita”?
    O “l’accoglienza vi farà liberi”?
    E quando parla del giudizio non parla forse di grano e di pula?… di resurrezione di vita e resurrezione di condanna?
    E la Misericordia?
    Santa Faustina indicò non la Misericordia, ma la Divina Misericordia!
    Oggi nel Tempio di Dio c’è una misericordia non Divina, una misericordia che rende simili a Dio sì, non nel senso Evangelico, ma in quello della tentazione dell’Eden “sarete come Dio”.

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