TRE VESCOVI, APPELLO IN SETTE LINGUE A PREGARE: IL PAPA NON PERMETTA L’EUCARESTIA AI DIVORZIATI RISPOSATI.

Marco Tosatti

Un appello a tutti i cattolici. Preghino affinché papa Francesco confermi la prassi immutabile della Chiesa riguardo alla verità dell’indissolubilità del matrimonio e revochi in modo inequivoco gli orientamenti pastorali già introdotti in alcune chiese particolari – ultima quella di Malta – che permettono a persone che vivono un secondo matrimonio, mentre il primo è ancora valido per la Chiesa, di ricevere l’eucarestia.

L’appello è stato firmato da tre vescovi: : Tomash Peta, Arcivescovo Metropolita dell’arcidiocesi di Maria Santissima in Astana, Jan Pawel Lenga, Arcivescovo-Vescovo emerito di Karaganda e Athanasius Schneider, Vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Maria Santissima in Astana (nella foto). E’ stato pubblicato e diffuso in sette lingue: francese, inglese, italiano, polacco, portoghese, spagnolo e tedesco.

“Visto un tale pericolo reale e l’ampia diffusione all’interno della vita della Chiesa della piaga del divorzio, che è implicitamente legittimato dalle menzionate norme ed orientamenti applicativi dell’Esortazione Apostolica Amoris Laetitia; visto che le suddette norme ed orientamenti in alcune chiese particolari sono divenuti nel nostro mondo globalizzato di dominio pubblico; vista inoltre l’inefficacia di numerose suppliche fatte a Papa Francesco da parte sia dei fedeli che dei Pastori della Chiesa, siamo costretti a fare questo urgente appello alla preghiera. Come successori degli Apostoli ci spinge l’obbligo di alzare la voce quando sono in pericolo le cose più sacre della Chiesa e la salvezza eterna delle anime”.

I tre vescovi affermano di compiere questo gesto “Nella consapevolezza che se non lo facessimo, compiremmo un atto di omissione….In spirito di fede e con affetto filiale e devoto eleviamo la nostra preghiera per Papa Francesco: “Oremus pro Pontifice nostro Francisco: Dominus conservet eum, et vivificet eum, et beatum faciat eum in terra, et non tradat eum in animam inimicorum eius. Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo Ecclesiam Meam, et portae inferi non praevalebunt adversus eam.

Come mezzo concreto raccomandiamo di pregare ogni giorno questa antica preghiera della Chiesa o una parte del santo rosario con l’intenzione che Papa Francesco revochi in modo inequivoco quelli orientamenti pastorali che permettono ai cosiddetti divorziati “risposati” di ricevere i sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia, senza che essi compiano l’obbligo di vivere in continenza”.

La situazione di confusione oggettiva, e di problematicità, creata dall’ambiguità dell’Amoris Laetitia non accenna a placarsi, smentendo probabilmente i calcoli di chi pensava che un mutamento così radicale nella prassi della Chiesa potesse essere assorbito senza contraccolpi.

I tre vescovi motivano il loro appello con una lunga riflessione, che pubblichiamo perché ci sembra che renda chiaro il pensiero di quanti vedono nelle interpretazioni aperturiste dell’Amoris Laetitia una seria minaccia.

Appello alla preghiera:

perché Papa Francesco confermi la prassi immutabile della Chiesa

riguardo alla verità dell’indissolubilità del matrimonio

Dopo la pubblicazione dell’Esortazione Apostolica Amoris laetitia in alcune chiese particolari sono state pubblicate norme applicative e interpretazioni, secondo le quali i divorziati che hanno contratto un matrimonio civilmente con un nuovo partner, nonostante il vincolo sacramentale che continua a legarli ai loro legittimi coniugi, possono essere ammessi ai sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia senza adempiere il dovere Divinamente stabilito di interrompere la violazione del loro vincolo matrimoniale sacramentale.

La convivenza more uxorio con una persona che non è il legittimo coniuge, rappresenta allo stesso tempo un’offesa all’Alleanza della salvezza, di cui il Matrimonio sacramentale è segno (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2384), e un’offesa al carattere nuziale del mistero eucaristico stesso. Papa Benedetto XVI ha rilevato una tale correlazione: “L’Eucaristia corrobora in modo inesauribile l’unità e l’amore indissolubili di ogni Matrimonio cristiano. In esso, in forza del sacramento, il vincolo coniugale è intrinsecamente connesso all’unità eucaristica tra Cristo sposo e la Chiesa sposa (cfr. Ef 5,31-32)” (Esortazione Apostolica Sacramentum caritatis, 27).

Pastori della Chiesa che tollerano o persino autorizzano – sia pure in casi singoli o eccezionali – i divorziati cosiddetti “risposati” a ricevere il sacramento dell’Eucaristia, senza che essi abbiano la “veste nuziale”, prescritta da Dio stesso nella Sacra Scrittura (cfr. Mt 22, 11 e 1 Cor 11, 28-29) in vista di una degna partecipazione alla cena nuziale eucaristica, collaborano in tal modo ad una continua offesa al vincolo del sacramento del matrimonio, al vincolo nuziale tra Cristo e la Chiesa e al vincolo nuziale tra Cristo e l’anima che riceve il Suo Corpo eucaristico.

Diverse chiese particolari hanno emanato o raccomandato orientamenti pastorali con tale o simile formulazione: “Se la scelta di vivere in continenza è difficile da praticare per la stabilità della coppia, non si esclude la possibilità di accedere alla Penitenza e all’Eucarestia. Ciò significa una qualche apertura, come nel caso in cui vi è la certezza morale che il primo matrimonio era nullo, ma non ci sono le prove per dimostrarlo in sede giudiziaria. Non può essere altri che il confessore, ad un certo punto, nella sua coscienza, dopo tanta riflessione e preghiera, a doversi assumere la responsabilità davanti a Dio e al penitente e a chiedere che l’accesso ai sacramenti avvenga in maniera riservata”.

I menzionati orientamenti pastorali contraddicono l’universale tradizione della Chiesa cattolica, la quale per mezzo dell’ininterrotto ministero Petrino dei Sommi Pontefici è stata sempre custodita fedelmente e senza ombra di dubbio o di ambiguità sia nella dottrina sia nella prassi per ciò che riguarda la verità dell’indissolubilità del matrimonio.

Le summenzionate norme ed orientamenti pastorali contraddicono inoltre nella prassi le seguenti verità e dottrine che la Chiesa cattolica ha insegnato ininterrottamente ed in modo sicuro.

L’osservanza dei Dieci Comandamenti di Dio, ed in particolare del Sesto Comandamento, obbligano ogni persona umana senza eccezione sempre e in qualsiasi situazione. In questa materia non si possono ammettere casi o situazioni eccezionali né parlare di un “ideale più pieno”. San Tommaso d’Aquino dice: “I precetti del decalogo racchiudono l’intenzione stessa del legislatore, cioè di Dio. Quindi i precetti del decalogo non ammettono alcuna dispensa” (Summa theol., 1-2, q. 100, a. 8c).

  • Le esigenze morali e pratiche, derivanti dall’osservanza dei Dieci Comandamenti di Dio e in particolare dell’indissolubilità del matrimonio, non sono semplici norme o leggi positive della Chiesa, ma l’espressione della santa volontà di Dio. Conseguentemente non si può parlare a questo proposito del primato della persona sulla norma o sulla legge, ma si deve invece parlare del primato della volontà di Dio sulla volontà della persona umana peccatrice affinché questa sia salvata, compiendo con l’aiuto della grazia la volontà di Dio.
  • Credere nell’indissolubilità del matrimonio e contraddirla con i propri atti, considerandosi addirittura allo stesso tempo esente dal peccato grave e tranquillizzando la propria coscienza con la sola fede nella misericordia Divina, rappresenta un auto-inganno, contro il quale ammoniva già Tertulliano, un testimone della fede e della prassi della Chiesa dei primi secoli: “Alcuni dicono che per Dio è sufficiente che si accetti la Sua volontà col cuore e coll’anima, anche se i fatti non siano corrispondenti: così pensano, di peccare, potendo mantenere per altro integro il principio di fede e di timor di Dio: ciò è perfettamente lo stesso che se uno pretendesse di mantenere un principio di castità, violando e corrompendo la santità e l’integrità del vincolo matrimoniale” (Tertulliano, De paenitentia 5, 10).
  • L’osservanza dei Comandamenti di Dio, ed in particolare dell’indissolubilità del matrimonio, non può essere presentata come un ideale più pieno da raggiungere secondo il criterio del bene possibile o fattibile. Si tratta qui invece di un obbligo da Dio stesso inequivocabilmente comandato, la cui inosservanza comporta secondo la Sua parola la condanna eterna. Dire ai fedeli il contrario significherebbe ingannarli e spingerli a disobbedire alla volontà di Dio, mettendo in tale modo in pericolo la loro salvezza eterna.
  • Ad ogni uomo Dio dà l’aiuto per osservare i Suoi Comandamenti, qualora egli Lo chieda rettamente, come la Chiesa lo ha infallibilmente insegnato: “Dio non comanda ciò che è impossibile, ma nel comandare ti esorta a fare quello che puoi, e a chiedere ciò che non puoi, e ti aiuta perché tu possa” (Concilio di Trento, sess. 6, cap. 11) e “Se qualcuno dice che anche per l’uomo giustificato e costituito in grazia i comandamenti di Dio sono impossibili da osservare: sia anatema” (Concilio di Trento, sess. 6, can. 18). Seguendo questa dottrina infallibile san Giovanni Paolo II insegnava: “L’osservanza della legge di Dio, in determinate situazioni, può essere difficile, difficilissima: non è mai, però, impossibile. È questo un insegnamento costante della tradizione della Chiesa” (Enciclica Veritatis splendor, 102) e “Tutti i coniugi, secondo il disegno divino, sono chiamati alla santità nel matrimonio e questa alta vocazione si realizza in quanto la persona umana è in grado di rispondere al comando divino con animo sereno, confidando nella grazia divina e nella propria volontà” (Esortazione Apostolica Familiaris consortio, 34).
  • L’atto sessuale al di fuori di un valido matrimonio, ed in particolare l’adulterio, è oggettivamente sempre un peccato grave; nessuna circostanza e nessun fine possono renderlo ammissibile e gradito agli occhi di Dio. San Tommaso d’Aquino afferma che il Sesto Comandamento è obbligante anche nel caso che con un atto d’adulterio si potesse salvare un paese dalla tirannia (De Malo, q. 15, a. 1, ad 5). San Giovanni Paolo II insegnava questa verità perenne della Chiesa: “I precetti morali negativi, cioè quelli che proibiscono alcuni atti o comportamenti concreti come intrinsecamente cattivi, non ammettono alcuna legittima eccezione; essi non lasciano alcuno spazio moralmente accettabile per la «creatività» di una qualche determinazione contraria. Una volta riconosciuta in concreto la specie morale di un’azione proibita da una regola universale, il solo atto moralmente buono è quello di obbedire alla legge morale e di astenersi dall’azione che essa proibisce” (Enciclica Veritatis splendor, 67).
  • Un’unione adultera di divorziati civilmente “risposati”, “consolidata” come si dice nel tempo e caratterizzata da una cosiddetta “provata fedeltà” nel peccato di adulterio, non può cambiare la qualità morale del loro atto di violazione del vincolo sacramentale matrimoniale, cioè del loro adulterio, il quale rimane sempre un atto intrinsecamente cattivo. Una persona che ha la vera fede e il timore filiale di Dio non può mai avere “comprensione” verso questi atti intrinsecamente cattivi, quali sono gli atti sessuali al di fuori di un matrimonio valido, poiché questi atti offendono Dio.
  • L’ammissione dei divorziati “risposati” alla Santa Comunione costituisce nella prassi una dispensa implicita dall’osservanza del Sesto Comandamento. Nessuna autorità ecclesiastica ha il potere di concedere una tale dispensa implicita nemmeno in un unico caso o in una situazione eccezionale e complessa o allo scopo di raggiungere un fine buono (come ad esempio l’educazione della prole comune nata in un’unione adultera), invocando per la concessione di una tale dispensa il principio della misericordia, della “via caritatis”, della cura materna della Chiesa, affermando in questo caso di non voler porre tante condizioni alla misericordia. San Tommaso d’Aquino diceva: “Per nessuna utilità qualcuno dovrebbe commettere adulterio (pro nulla enim utilitate debet aliquis adulterium committere)” (De Malo, q. 15, a. 1, ad 5).
  • Una normativa che permette la violazione del Sesto Comandamento di Dio e del vincolo matrimoniale sacramentale anche solo in un unico caso o in casi eccezionali, presumibilmente al fine di evitare un cambiamento generale della normativa canonica, comporta sempre, nonostante tutto, una contraddizione con la verità e la volontà di Dio. Di conseguenza è psicologicamente fuorviante e teologicamente erroneo parlare in questo caso di una normativa restrittiva o di un male minore in contrasto con una normativa di carattere generale.
  • Essendo il matrimonio valido dei battezzati un sacramento della Chiesa e, per sua natura, una realtà di carattere pubblico, un giudizio soggettivo della coscienza sulla invalidità del proprio matrimonio che contrasti con la sentenza definitiva del tribunale ecclesiastico, non può comportare conseguenze per la disciplina sacramentale, poiché essa ha sempre un carattere pubblico.
  • La Chiesa, ed in concreto il ministro del sacramento della penitenza, non ha la facoltà di giudicare sullo stato della coscienza del fedele o sulla rettitudine dell’intenzione della coscienza, poiché “ecclesia de occultis non iudicat” (Concilio di Trento, sess. 24, cap. 1). Il ministro del sacramento della Penitenza non è conseguentemente il vicario o il rappresentante dello Spirito Santo che può entrare con la Sua luce nelle pieghe delle coscienze, giacché Dio ha riservato a sé solo l’accesso alla coscienza: “sacrarium in quo homo solus est cum Deo” (Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, 16). Il confessore non può arrogarsi la responsabilità davanti a Dio e al penitente di dispensarlo implicitamente dall’osservanza del Sesto Comandamento e dell’indissolubilità del vincolo matrimoniale per mezzo dell’ammissione alla Santa Comunione. La Chiesa non ha la facoltà di far derivare conseguenze riguardanti la disciplina sacramentale in foro esterno, a partire e sulla base di una presunta convinzione, in coscienza, della invalidità del proprio matrimonio nel foro interno.
  • Una prassi che permette alle persone civilmente divorziate, cosiddette “risposate”, di ricevere i sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia, nonostante la loro intenzione di continuare a violare in futuro il Sesto Comandamento e il loro vincolo matrimoniale sacramentale, sarebbe contraria alla verità Divina ed estranea al perenne senso della Chiesa cattolica e alla provata consuetudine ricevuta, fedelmente custodita dai tempi degli Apostoli e ultimamente confermata in modo sicuro da san Giovanni Paolo II (cfr. Esortazione Apostolica Familiaris consortio, 84) e da Papa Benedetto XVI (cfr. Esortazione Apostolica Sacramentum caritatis, 29).
  • La prassi menzionata sarebbe per ogni uomo ragionevole una rottura evidente con la prassi apostolica e perenne della Chiesa e non ne rappresenterebbe uno sviluppo nella continuità. Contro una tale evidenza non c’è argomento valido: contra factum non valet argumentum. Una tale prassi pastorale sarebbe una contro-testimonianza dell’indissolubilità del matrimonio e una sorta di collaborazione da parte della Chiesa nella diffusione di quella “piaga del divorzio”, di cui ha parlato il Concilio Vaticano II (cf. Gaudium et spes, 47).
  • La Chiesa insegna per mezzo di quello che fa, e deve fare quello che insegna. Sull’azione pastorale riguardo alle persone che vivono in unioni irregolari san Giovanni Paolo II diceva: “L’azione pastorale tenderà a far comprendere la necessità della coerenza tra la scelta di vita e la fede che si professa, e cercherà di far quanto è possibile per indurre tali persone a regolare la propria situazione alla luce dei principi cristiani. Pur trattandole con grande carità, e interessandole alla vita delle rispettive comunità, i pastori della Chiesa non potranno purtroppo ammetterle ai sacramenti” (Esortazione Apostolica Familiaris consortio, 82).
  • Un autentico accompagnamento delle persone che si trovano in uno stato oggettivo di peccato grave e un corrispondente cammino di discernimento pastorale non possono fare a meno di annunciare con carità a tali persone tutta la verità della volontà di Dio, perché esse si pentano con tutto il cuore dell’atto peccaminoso di convivere more uxorio con una persona che non è il proprio legittimo coniuge. Allo stesso tempo, un autentico accompagnamento e discernimento pastorale deve incoraggiare queste persone affinché, con l’aiuto della grazia di Dio, cessino di commettere tali atti in futuro. Gli Apostoli e tutta la Chiesa, durante duemila anni, hanno sempre annunciato agli uomini tutta la verità di Dio in ciò che riguarda il Sesto Comandamento e l’indissolubilità del matrimonio, seguendo l’ammonizione di san Paolo Apostolo: “Non mi sono sottratto al compito di annunziarvi tutta la volontà di Dio”(At 20, 27).
  • La prassi pastorale della Chiesa concernente il matrimonio e il sacramento dell’Eucaristia ha tale importanza e tali conseguenze decisive per la fede e per la vita dei fedeli, che la Chiesa, per restare fedele alla Parola rivelata di Dio, deve evitare in questa materia ogni ombra di dubbio e confusione. San Giovanni Paolo II ha formulato questa perenne verità della Chiesa: “Intendo inculcare in tutti il vivo senso di responsabilità, che deve guidarci nel trattare le cose sacre, le quali non sono di nostra proprietà, come i sacramenti, o hanno diritto a non essere lasciate nell’incertezza e nella confusione, come le coscienze. Cose sacre – ripeto – sono le une e le altre – i sacramenti e le coscienze -, ed esigono da parte nostra di essere servite nella verità. Questa è la ragione della legge della Chiesa” (Esortazione Apostolica Reconciliatio et Paenitentia, 33).  

Nonostante le ripetute dichiarazioni sull’immutabilità della dottrina della Chiesa riguardo al divorzio, numerose chiese particolari ormai lo accettano tramite la prassi sacramentale, e tale fenomeno sta crescendo. Solo la voce del Supremo Pastore della Chiesa può definitivamente impedire che in futuro la situazione della Chiesa dei nostri giorni possa essere caratterizzata dalla seguente espressione: “Tutto il mondo gemette e si accorse con stupore di aver accettato il divorzio nella prassi” (ingemuit totus orbis, et divortium in praxi se accepisse miratus est), rievocando un analogo detto con quale san Girolamo aveva caratterizzato la crisi ariana.

Visto un tale pericolo reale e l’ampia diffusione all’interno della vita della Chiesa della piaga del divorzio, che è implicitamente legittimato dalle menzionate norme ed orientamenti applicativi dell’Esortazione Apostolica Amoris laetitia; visto che le suddette norme ed orientamenti in alcune chiese particolari sono divenuti nel nostro mondo globalizzato di dominio pubblico; vista inoltre l’inefficacia di numerose suppliche fatte a Papa Francesco da parte sia dei fedeli che dei Pastori della Chiesa, siamo costretti a fare questo urgente appello alla preghiera. Come successori degli Apostoli ci spinge l’obbligo di alzare la voce quando sono in pericolo le cose più sacre della Chiesa e la salvezza eterna delle anime.

Le seguenti parole con le quali san Giovanni Paolo II ha descritto le critiche ingiuste contro la fedeltà del Magistero della Chiesa, siano per tutti i Pastori della Chiesa, in questi tempi difficili, una luce e una spinta ad una azione sempre più unita: “Non di rado, infatti, il Magistero della Chiesa viene rimproverato di essere ormai superato e chiuso alle istanze dello spirito dei tempi moderni; di svolgere un’azione nociva per l’umanità, anzi per la Chiesa stessa. Mantenendosi ostinatamente sulle proprie posizioni – si dice -, la Chiesa finirà per perdere in popolarità e i credenti si allontaneranno sempre più da essa” (Lettera alle famiglie, Gratissimam sane, 12).

Tenendo conto che l’ammissione dei divorziati cosiddetti “risposati” ai sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia, senza che sia loro richiesto il compimento dell’obbligo di vivere in continenza, costituisce un pericolo per la fede e per la salvezza delle anime e un’offesa alla santa volontà di Dio; tenendo inoltre conto che tale pratica pastorale non può essere mai l’espressione della misericordia, della “via caritatis” o del senso materno della Chiesa verso le anime peccatrici, facciamo con profonda sollecitudine pastorale questo urgente appello alla preghiera perché Papa Francesco revochi in modo inequivoco i citati orientamenti pastorali già introdotti in alcune chiese particolari. Un tale atto del Capo visibile della Chiesa conforterebbe i Pastori e i fedeli secondo il mandato che Cristo, il Supremo Pastore delle anime, ha dato all’apostolo Pietro e, tramite lui, a tutti suoi successori: “Conferma i tuoi fratelli!” (Lc 22, 32).

Le seguenti parole di un santo Papa e di santa Caterina da Siena, dottore della Chiesa, siano per tutti nella Chiesa dei nostri giorni luce e conforto:

“L’errore cui non si resiste, viene approvato. La verità che non viene difesa, viene oppressa” (Papa san Felice III, + 492). “Santo Padre, Dio vi ha eletto per colonna della Chiesa, acciocché siate strumento per estirpare l’eresia, confondere le bugie, esaltare la Verità, dissolvere le tenebre e manifestare la luce” (Santa Caterina da Siena, + 1380).

Quando Papa Onorio I (625 – 638) adottò una posizione ambigua di fronte alla diffusione della nuova eresia del monotelismo, San Sofronio, Patriarca di Gerusalemme, inviò un vescovo della Palestina a Roma dicendo queste parole: „Va alla Sede Apostolica, dove sono le fondamenta della santa dottrina, e non cessare di pregare finché la Sede Apostolica non condanni la nuova eresia “. La condanna è stata poi attuata nel 649 ad opera del santo papa e martire Martino I.

Formuliamo questo appello alla preghiera nella consapevolezza che se non lo facessimo, compiremmo un atto di omissione. È Cristo, Verità e Pastore Supremo, che ci giudicherà quando apparirà. A Lui chiediamo con umiltà e fiducia di remunerare tutti i pastori e tutte le pecore con la corona immarcescibile della gloria (cfr. 1 Pt. 5, 4).

In spirito di fede e con affetto filiale e devoto eleviamo la nostra preghiera per Papa Francesco: “Oremus pro Pontifice nostro Francisco: Dominus conservet eum, et vivificet eum, et beatum faciat eum in terra, et non tradat eum in animam inimicorum eius. Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo Ecclesiam Meam, et portae inferi non praevalebunt adversus eam”.

Come mezzo concreto raccomandiamo di pregare ogni giorno questa antica preghiera della Chiesa o una parte del santo rosario con l’intenzione che Papa Francesco revochi in modo inequivoco quelli orientamenti pastorali che permettono ai cosiddetti divorziati “risposati” di ricevere i sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia, senza che essi compiano l’obbligo di vivere in continenza.

18 gennaio 2017, antica festa della Cattedra di san Pietro a Roma

+ Tomash Peta, Arcivescovo Metropolita dell’arcidiocesi di Maria Santissima in Astana

+ Jan Pawel Lenga, Arcivescovo-Vescovo emerito di Karaganda

+ Athanasius Schneider, Vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Maria Santissima in Astana



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”. 

Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.


L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

Se invece volete aiutare sacerdoti “scomodi” in difficoltà, qui trovate il sito della Società di San Martino di Tours e di San Pio di Pietrelcina.

217 pensieri su “TRE VESCOVI, APPELLO IN SETTE LINGUE A PREGARE: IL PAPA NON PERMETTA L’EUCARESTIA AI DIVORZIATI RISPOSATI.”

  1. @ Marco
    @ Don Ezio
    Intanto qui se c’è uno che spara c…te quello sei tu, presuntuoso di m…da, e confuto le tue presunte verità tramite quel buon senso di cui mi hai già fatto credito.

    “D’altronde gli eretici e gli scismatici hanno sempre creduto di saperla più lunga del Magistero.”

    Non capovolgiamo i fronti perché fino a prova contraria ripeto L’AL non è Magistero e il Magistero cui tu fai pomposamente riferimento non dice quello che tu vuoi fargli dire.

    Il Magistero della Chiesa, (quello che tu e Don Ezio volete fregare con la Pastorale bergogliana è sempre stato questo:
    “I divorziati risposati non possono ricevere la comunione perché la loro condizione di vita contraddice oggettivamente la verità naturale e cristiana sul matrimonio significata e attuata dall’Eucaristia. La Chiesa, tuttavia, ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati. Sono essi a non poter esservi ammessi, dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell’unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall’Eucaristia. C’è inoltre un altro peculiare motivo pastorale: se si ammettessero queste persone all’Eucaristia, i fedeli rimarrebbero indotti in errore e confusione circa la dottrina della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio.
    La riconciliazione nel sacramento della penitenza – che aprirebbe la strada al sacramento eucaristico – può essere accordata solo a quelli che, pentiti di aver violato il segno dell’Alleanza e della fedeltà a Cristo, sono sinceramente disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l’indissolubilità del matrimonio. Ciò comporta, in concreto, che quando l’uomo e la donna, per seri motivi – quali, ad esempio, l’educazione dei figli – non possono soddisfare l’obbligo della separazione, «assumono l’impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi»(Familiaris Consortio, § 84)” e (Giovanni Paolo PP. II, Omelia per la chiusura del VI Sinodo dei Vescovi 7 [25 Ottobre 1980]: AAS 72 [1980] 1082).
    Di seguito riporto anche un’autorevole commento del Card. Caffarra contro Kasper :
    “Qui si tocca la dottrina. Inevitabilmente. Si può anche dire che non lo si fa, ma lo si fa. Non solo. Si introduce una consuetudine che a lungo andare determina questa idea nel popolo non solo cristiano: non esiste nessun matrimonio assolutamente indissolubile. E questo è certamente contro la volontà del Signore. Non c’è dubbio alcuno su questo”.
    Il maligno compie il male con l’apparenza del bene, seguendo la logica del mondo. Non bisogna cercare scuse per non porre fine in modo radicale al peccato e/o per intraprendere le correzioni necessarie. In altre parole non è il cristiano cattolico che si deve uniformare al mondo ma convertire il mondo a Cristo.

    A proposito del “Motu proprio”, l’ho chiamato “il divorzio breve cattolico” non solo per la contrazione dei tempi ma soprattutto dei motivi spesso risibili in esso contenuti. Ve ne riporto uno stralcio:
    “Tra le circostanze che possono consentire la trattazione della causa di nullità del matrimonio per mezzo del processo più breve secondo i cann. 1683-1687, si annoverano per esempio: quella mancanza di fede che può generare la simulazione del consenso o l’errore che determina la volontà, la brevità della convivenza coniugale, l’aborto procurato per impedire la procreazione, l’ostinata permanenza in una relazione extraconiugale al tempo delle nozze o in un tempo immediatamente successivo, l’occultamento doloso della sterilità o di una grave malattia contagiosa o di figli nati da una precedente relazione o di una carcerazione, la causa del matrimonio del tutto estranea alla vita coniugale e consistente nella gravidanza imprevista della donna, la violenza fisica inferta per estorcere il consenso, la mancanza di uso di ragione comprovata da documenti medici, ecc.”

    Ora, poiché, ripeto, praticamente tutti potrebbero ottenere “l’annullamento” facendo appello a dette circostanze, vale l’assioma: se il numero delle eccezioni supera la norma, la norma decade e le eccezioni diventano la norma cioè il divorzio. E’ troppo difficile da capire?

    E, a proposito di divorzio, ecco quello che diceva S. Pio:
    ” IL DIVORZIO E’ LA STRADA DRITTA PER L’INFERNO”

    Allora, visto che fra non molto avremo anche un santo Martin Lutero ( in Vaticano stanno già stampando un francobollo commemorativo) ecco a voi la protestastizzazione della chiesa (quella che al Padreterno non piace) paventata dalla Emmerich.

    “Infatti qui nei giorni scorsi ho letto delle bestialità sovrumane, del tipo che Al inciterebbe all’autoassoluzione senza nemmeno vedere un confessore.”

    Rispondo proponendo uno stupido sillogismo (seguimi attentamente perché potresti non capirlo): se sono in peccato mortale per ricevere la Comunione mi devo prima confessare, se sono in peccato veniale posso ricevere la Comunione senza confessarmi. Leggo attentamente l’AL e faccio il mio esame di coscienza alla luce in particolare dell’art. 301 che, guarda, fa proprio al caso mio (ndr farebbe al caso di tutti i risposati che vogliono ricevere l’Eucarestia), deduco che ho peccato solo in modo veniale e ricevo la Comunione. Ora, poiché non mi risulta che tu o Don Ezio a mia insaputa nottetempo abbiate stabilito con un apposito dogma che anche tutti quelli che si trovano in peccato veniale devono comunque confessarsi prima di accostarsi all’Eucarestia, ergo l’AL mi consente di fatto di fare la comunione senza dovermi confessare. E, mi ripeto, sfido chiunque a trovare una sola coppia di “risposati” che non possa rientrare nelle attenuanti del 301. Abbassa le orecchie.
    Consentitemi ancora un piccolo chiarimento a proposito dell’infallibilità del Papa:
    Proprio a seguito della proclamazione del dogma della infallibilità pontificia (1870), il beato cardinal John Henry Newman, nella Lettera al duca di Norfolk, volle chiarirne il significato, consapevole delle banalizzazioni e delle incomprensioni che ne sarebbero derivate: “Con tutto ciò sono lontano dall’affermare che i papi non abbiano mai torto; che non ci si debba mai opporre a loro, oppure che le loro scomuniche abbiano sempre effetto. Non sono tenuto a difendere la politica e gli atti di singoli Papi… Indubbiamente ci sono azioni di papi alle quali nessuno amerebbe aver avuto parte”.
    E aggiungeva che la Chiesa docente non è sempre stata, nella storia, “lo strumento più attivo dell’infallibilità: vedi il caso della crisi ariana”: “Fu forse Pietro infallibile, quando ad Antiochia Paolo gli si oppose a viso aperto?( cosa c’entra, Don Ezio che non sia stato per una questione di adulterio?) O fu infallibile san Vittore allorché separò dalla sua comunione le chiese dell’Asia, o Liberio quando, egualmente, scomunicò sant’Atanasio?…”.

    E’ un paio di volte che fai riferimento ai settantenni ( io ne ho 69 e praticamente te l’avevo già detto) che ormai non avendo più certe pulsioni giovanili vorrebbero vietare agli altri di averne. Sbagliato. A volte il Padreterno nei confronti di chi a Lui si affida è particolarmente munifico anche sotto l’aspetto umano (se vuoi avere notizie aggiornate su di me e la mia progenie posso anche dartele o tu stesso procurartele, ma ci rimarresti molto male) avendomi anche fatto dono di una moglie eccezionalmente bella,”buona” e santa. Come ho fatto? L’ho chiesta con fede e costanza davanti al Santissimo. In vero anche la nonna di mia moglie recitava giornalmente il Rosario affinché trovasse un bravo ragazzo.
    E, in tema di provvidenza soprattutto riguardo ai motivi per cui oggigiorno ci si sposa tardi con tutte le conseguenze spiacevoli per la riproduzione e per l’educazione della prole (ma forse a Bergoglio va bene così) quand’anche dovesse arrivare, consiglio di dare ogni tanto un’occhiata al Vangelo (Luca 12,24-31).

    Mi scuso per aver un po incensato il mio ego offeso e chiudo per sempre questo confronto perché ritengo che sia maggiormente proficuo dedicare questo tempo alla preghiera acciocché possa umilmente contribuire ad alleviare e ridurre le terribili prove
    che la S. Chiesa ed il suo popolo dovranno patire. Le profezie in tal senso le conoscete e sono inequivocabili (profezie3m.alervista.org), ma voglio riproporvi in particolare quello che la S.ma Vergine Maria ha detto a Civitavecchia:
    “Figli miei, le tenebre di Satana stanno oscurando ormai tutto il mondo e stanno oscurando anche la Chiesa di Dio. Preparatevi a vivere quanto io avevo svelato alle mie piccole figlie di Fatima”;
    “A Roma le tenebre stanno scendendo sempre di più sulla roccia che mio figlio Gesù vi ha lasciato per edificare, educare e far crescere spiritualmente i suoi figli”.

    1. @ Roberto Ceccarelli

      Quello di AL è Magistero ordinario del Papa, non è una raccolta di barzellette.
      Poi: noi dobbiamo stare ai fatti. Siccome nessuna delle profezie fa il nome di Bergoglio o di un papa di nome Francesco, non siamo legittimati ad applicare noi le profezie a fatti che non sono avvenuti. In ogni caso, nell’ipotesi che un domani papa Francesco dovesse essere dichiarato decaduto per eresia, oggi sono tenuto a seguire il suo Magistero, domani no.

  2. Sbagliava Martini quando affermò che la Chiesa è indietro di 200 anni rispetto al mondo!
    In realtà gli anni sono solo 100.
    Un secolo fa, infatti, un famoso fisico, come tappa teorica finale del processo che prese inizio con Cartesio, affermò :
    “Tutto è relativo”, ed oggi Al ci è arrivata finalmente, c’è voluto un secolo, ma c’è l’abbiamo fatta!
    Affermare che tutto è relativo, però, è contraddittorio, perché per “logica” questa formulazione è Un Assoluto!
    È diventato l’unico Assoluto, ed ha preso il posto dei dieci comandamenti, del credo, del Vangelo, è divenuto l’assoluto degli assoluti e tutto va interpretato alla sua, chiamiamola, luce.
    E come tutti gli assoluti ha assolutamente necessità di un corpo d’armata per essere Imposto e Difeso, infatti netta è la sensazione di essere entrati sotto un nuovo regime Dittatoriale all’interno della Chiesa, un sistema totalitario ideologico, che punisce culturalmente e psicologicamente non appena lo si contraddice, vedere il buono e mite padre Cavalcoli, che come tanti altri ha dovuto sottostare, senza possibilità di difesa e di giustificazione alla misericordiosissima “Dittatura del Relativismo”.

  3. C’è qualcuno qui che continua a blaterare e dice cose sconclusionateeee! Pare che sia il difensore d’ufficio di AL, di Bergoglio e di Vallini. Katia hai centrato il problema, tutto è soggettivo per AL .😉

    1. Ogni tanto arrivano dalla Germania e dall’Austria questi appelli contro i celibato (buttuami via tutti questi secoli di celibato? Gesù Cristo non è più un modello di vita? Il sacerdote non è più un Alter Christus?) e per il sacerdozio alle donne che pure questo non c’è nella Bibbia!
      Ma perché non guardano alle comunità ricche di vocazioni per imparare? Al seminario delle comunità neocatecumenali non hanno di questi problemi…

      1. Perché, quelle che celebrano secondo il messale di San Giovanni XXIII e praticano le devozioni tradizionali cattoliche, oltre alla cura della liturgia e della Dottrina dei singoli pastori, non hanno abbondanza di vocazioni?

        1. Che poi voglio vederlo il prete sposato con moglie figli a carico quanto sarà disponibile per la comunità.
          Ma questi nel celibato non hanno trovato energie pastorali! Ma dovevano cercare Dio, non i piani pastorali che più si adattano alla propria visione.
          Non mi pare che la chiesa orientale con i pope sposati sia un modello di attivismo e indipendenza dal potere politico. Lì non fanno pastorale.

          1. @ Raffaele

            Ci sono preti celibi che non hanno mai tempo per ascoltare i fedeli, confessare, visitare i malati ecc. Hanno sempre altre cose più importanti da fare.
            Mio padre faceva il segretario comunale ed era sposato con figli, non lo faceva peggio di un segretario comunale celibe.
            Sappiamo che il celibato fu introdotto nel secondo millennio nella Chiesa latina per evitare l’ereditarietà dei benefici ecclesiastici.
            Certo che è lei avrebbe fatto piani pastorali di suo gusto o di mio gusto?
            Nella Chiesa orientale (cattolica ed ortodossa) ci sono i vescovi che non sono sposati, preti sposati e preti celibi. L’indipendenza dal potere politico per esempio dei patriarchi ortodossi di Mosca dal comunismo fu una scelta dei patriarchi che erano celibi.
            In Occidente la Chiesa fu difesa da Papi che avevano amanti e figli, come Alessandro VI, magari con argomenti teologici più forti di Francesco (celibe).
            Che dire?

        2. L’abbondanza di vocazioni un tempo era dovuta anche a motivi sociologici. Ora, in una società secolarizzata, la scarsità di vocazioni è un fenomeno diffuso. Tuttavia, ci sono più vocazioni nei paesi poveri, come l’Africa, dove il sacerdote è stimato come una persona di rango più elevato. Da noi esistono giovani che, pur non avendo vissuto il periodo in cui era in vigore il vetus ordo della Liturgia, se sentono un forte richiamo, ma la maggior parte dei cristiani non ha occasione di partecipare a liturgie col vetus ordo e quindi le vocazioni per sé poche, non possono essere abbondanti. Esistono comunque queste vocazioni e non si possono non tenere in considerazione perché esprimono valori che sono stati persi col novus ordo e soprattutto con gli abusi liturgici cui non si è posto, purtroppo rimedio. Alcune diocesi sono aperte a queste sensibilità diverse, altre, purtroppo, ostacolano queste vocazioni, e di almeno un caso si è parlato in questo blog. Conosco anch’io qualche caso respinto da una diocesi ed entrato in una Congregazione religiosa. Quello che ci deve è combattere gli abusi, non fare guerra tra le due forme. In futuro forse ci sarà una revisione della riforma. Ma, ripeto, il discorso delle vocazioni è complesso.

      2. @ Raffaele

        Gesù Cristo rimane un modello di vita, ma non ha imposto il celibato, tant’è che gli apostoli ordinarono vescovi e presbiteri sposati.
        Il sacerdote non è alter Christus in virtù del celibato, ma in quanto ne prolunga il ministero di pastore su questa terra.
        Per il sacerdozio alle donne, papa Francesco ha ricordato che il discorso è chiuso col pronunciamento di san Giovanni Paolo II.

        Le comunità neocatecumenali non hanno problema di vocazioni, perché non hanno il compito di servire un territorio, servono se stesse. In realtà, sono il problema della Chiesa, perché si ritengono i veri cristiani e celebrano secondo una specie di rito loro proprio, e non partecipano di regola alle celebrazioni comuni.

  4. Poi mi chiedevo a proposito di soggettivismo sacramentale:
    Io vivo una relazione fuori dal matrimonio,
    mi confesso convinta in coscienza ritengo di non peccare, vado da un Sacerdote che a sua volta in coscienza ritiene di non potermi dare l’assoluzione, vado da un altro che in coscienza ritiene di darmela, con conseguente possibilità di accedere alla comunione. Quindi nel primo caso non ricevo la grazia sacramentale, nel secondo si. Allora deve andarmi bene e beccare il sacerdote giusto, perché tutto ciò che avviene non è solo soggettivo, ma doppiamente soggettivo! Dipende cioè da due coscienze, la mia è la sua, e da due arbitri.
    Cioè la grazia sacramentale giunge a me e mi santifica a seconda delle circostanze, di chi trovo..
    Allora a quel punto come ha detto un Vescovo – fatti un’auto analisi e se ti ritieni innocente, non confessarlo neanche più.
    Questo è soggettivismo allo stato puro e a me spaventa perché apre a tutte le derive possibili ed immaginabili.

    1. Non diciamo enormità, Katia.

      Il “turismo dell’assoluzione” non ha senso dal punto di vista spirituale.

      Decisamente più opportuno confessarsi e rispettare la decisione del proprio confessore, qualunque essa sia.

      Anche perché andare a “cercare” un confessore che dia l’assoluzione potrebbe essere un segno di malafede, che potrebbe rendere nulla l’assoluzione.

      Se invece si va dal proprio confessore (o se non si frequenta la Chiesa e si ritorna alla Fede dal confessore della propria parrocchia) e si obbedisce a lui allora si è sicuri di essere nel giusto, quale che sia la sua decisione, se ci si è confessati sinceramente.

      In questo caso Ecclesia supplet persino nel caso che il Confessore sbagliasse e assolvesse chi non dovesse essere assolto, se il penitente è stato sincero, non ha nascosto nè omesso nulla, e ha completato la penitenza .

      Ma il “turismo dell’assoluzione” di cui parla lei temo equivalga ad essere in malafede e a voler fregare Dio.

    2. Aggiungo una cosa Katia

      “Allora a quel punto come ha detto un Vescovo – fatti un’auto analisi e se ti ritieni innocente, non confessarlo neanche più.”

      Chiunque abbia detto una cosa simile è uno scellerato. Non ci si può autoassolvere. Sentirsi in pace con la coscienza è semmai una delle condizioni che può valutare il confessore e nient’altro.

      L’autassoluzione espone al rischio di sacrilegio.

      Inoltre

      “Allora deve andarmi bene e beccare il sacerdote giusto, perché tutto ciò che avviene non è solo soggettivo, ma doppiamente soggettivo! Dipende cioè da due coscienze, la mia è la sua, e da due arbitri”

      I sacramenti agiscono ex opere operato, perciò se il sacerdote decide di assolvere si è assolti e punto, a meno che non sia abbia mentito.

      È sempre stato così, l’assoluzione è sempre nata da un incontro personale tra penitente e sacerdote.

      Perciò c’è sempre la possibilità che un sacerdote sia rigorista o lassista (entrambe cose sbagliate) ma per fortuna che come abbiamo detto il sacramento agisce ex opere operato (e non ex opere operantis) perciò supplisce alla eventuale inadeguatezza del confessore che agisce in persona Christi.

      Se per l’assoluzione non servisse un incontro umano tra due persone allora ci si potrebbe confessare via internet con un programma informatico basato sul Catechismo e si mettono dentro due dati (quali peccati si sono commessi, se si è pentiti, e così via) e sarebbe finita, ma le cose non stanno affatto così.

      Serve l’incontro umano perché ogni caso è a se e solo un essere umano può valutare i casi complessi e le eventuali attenuanti, e se è il caso di essere duri oppure si può usare una pastorale più dolce.

      Come ho detto se si è sinceri non c’è nulla da temere. Ma nella sincerità non è compreso il “turismo dell’assoluzione” di cui lei parla ad inizio post.

  5. Poi caro don Ezio , da prete sai benissimo che se non c’è una parola chiara, chiunque puo interpretare come vuole! Infatti molti con cui ho avuto modo di parlare sentono la bontà di questo Papa perché è più permissivo dei precedenti, capisce le necessità della società moderna e fa pulizia nella Chiesa. Non hanno bisogno di misericordia anche i medici che si ammalano nell’ ospedale da campo? Molti buttati fuori per la soddisfazione di chi si deve disfare del proprio nemico, basta avere aderenze in alto loco. Tutto questo ed altro ancora sta avvenendo nella Chiesa di Francesco I il misericordioso. Bah!

    1. Uno degli equivoci di molti sull’attuale Papa è non aver capito che non è permissivo. Nessuno è stato autorizzato dal Papa a peccare o ad autoassolversi. Se il Papa invita a confessarsi è proprio perché questo sacramento è poco frequentato. L’attuale Papa non è più energico di Pio XI nel “buttare fuori” chi non gli è gradito. Ma la Chiesa è una società gerarchica e spetta solo al Papa scegliersi i suoi collaboratori. E’ difficile ipotizzare che ci sia stato qualche papa che si sia tenuto in Vaticano delle rogne.

  6. Pensate un po’, chi resta ancorato alla dottrina che da secoli la Chiesa ha insegnato e che è frutto di un costante discernimento, oggi si deve sentire dire che è eretico. Gli eretici sono proprio coloro che vogliono sovvertire il depositum fidei della Chiesa! Il peccato è peccato e non si può insegnare che una cosa è la teoria è un’ altra è la pratica. Se fosse vero, per ogni peccato si applicherebbe questo principio. Io rubo, e siccome la coscienza non mi rimprovera nulla, perché posso ricorrere agli attenuanti, ergo io non mi sento in peccato! Dunque il peccato diventa un qualcosa di così astratto che chiunque può pensare di essere in peccato veniale. Ma il guaio più grosso è che con questa linea che si sta adottando presto ogni credente non avrà più coscienza di cosa è peccato e cosa non lo è, ma tutto sarà possibile con la nuova misericordia. Dove anche l’ aborto è stato sdoganato e molti penseranno che tutto è relativo nella nuova Chiesa di Papa Bergoglio! Auguri ai Berg- orgogliosi!

    1. Guardi che il discenrimento si applica già su tutti i peccati.

      Se ad esempio uno ruba PER FAME, perché non ha altro modo per sopravvivere, il peccato non è mortale.

      Siete voi che avete scambiato la dottrina cattolica per il kantismo, erano gravemente.

    2. @ IraDivina

      L’aborto è stato sdoganato? Ma sta scherzando, Ira Divina?
      Eretico è chi non accetta i dogmi della Chiesa Cattolica. Nel campo del sesto comandamento esistono solo due dogmi: l’indissolubilità e la fedeltà matrimoniale.
      La distinzione tra peccato e colpa fa parte della dottrina della Chiesa a partire dallo stesso Cristo.
      Poi, nella Chiesa del XIII secolo è sorto il volontarismo e il nominalismo, poi il giansenismo. Da questi errori in cui sono caduti anche santi non ci siamo ancora liberati del tutto ed ecco spiegate tante discussioni, come quelle su questo blog.

  7. Dopo aver approfondito, cercato in diverse fonti, discusso anche con sacerdoti (purtroppo!) di quello che sta accadendo nella Chiesa prima e dopo i due sinodi, il mio percorso e^ stato questo…
    1)Non puo^ il papa andare contro gli insegnamenti del Vangelo..!
    2)Forse la Chiesa finora ha inteso in maniera non corretta la Parola di Gesu^..?
    3)Eppure e^ proprio Gesu^ a dire..
    ^Io sono la via, la verita^ e la vita…^ Gv.14,6
    4)Eppure la risposta nel Vangelo c^e^…
    ^Entrate per la porta stretta,perche^ larga e^ la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa,quanto stretta invece e^ la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la Trovano!^ Mt.7,13-14
    5) Finalmente sono arrivata…
    ^Il SIGNORE e^ il mio pastore…Salmo23

    P.S.Consiglio a tutti di leggersi la vita di S.Elisabetta Canori Mora

  8. “fosse sotto i fumi di alcool e/o droghe pesanti?” No Marco è solamente dentro il fumo di satana! E se lo pipa abbastanza bene visto che è abituato ad una usanza Argentina del mate. Puoi fare tutte le disquisizioni che vuoi e portare tutte le argomentazioni che vuoi, ma l’unico dato di fatto è che vi arrampicate sugli specchi come coloro che vogliono auto celebrarsi. L’unica coscienza erronea è di quelli che come te vogliono sostenere la new age innaugurata da Bergoglio e che volete far passare come Misericordia Divina. Purtroppo ingannate molti proponendo loro un Cristianesimo blando dove decido io ciò che è peccato. Eppure le dieci parole divine sono chiare e Gesù le ha ribadite tutte e dieci! Poi credo che la maturità di un cristiano non si vede dal fatto se fa o meno la comunione, visto che ci sono tanti che nemmeno piu si confessano e ugualmente la fanno, ritenendo che non hanno bisogno di un confessore o che il loro peccato sia meno grave di quello degli altri. L’ inganno del demonio è quello di farci credere che non ci sia più il Dio che interpella la coscienza umana circa il bene e il male, bensì l’ arbitro di ciò che è buono o cattivo per me, sono io e solo io. E questo si applicherebbe ad ogni peccato: il discernimento, dove una coscienza male informata o per nulla informata ritenga che questo o quel peccato è veniale. Ma chi oggi non è informato o non conosce la legge Divina? Ma davvero vogliamo fare gli gnorri? Si fanno corsi per tutto oggi nella Chiesa del post Concilio, fiumi di parole, e tu vuoi sostenere la tesi della coscienza erronea o non informata? È della salvezza del gregge che il Papa deve preoccuparsi e non del suo bene temporale e in questo Bergoglio sta molto difettando! Misericordia nella veritaaa!!! Non c’è misericordia se non comprendo che vivo nel peccato e devo afferrare la mano che Dio mi tende invitandomi alla conversione! Il padre della parabola non obbliga il figlio a ritornare, lo attende con trepidazione, si! Ma attende anche che giunga a quel processo di comprensione e di maturazione che si chiama conversione. Per cui quando lo vide ritornare gli andò incontro e lo rivestì di nuovo della dignità di figlio! Era giunto alla verità, aveva compreso il suo peccato ed ecco la misericordia del padre! Forse ieri i nostri genitori avrebbero potuto appellarsi a ciò che dice lei per ignoranza nelle verità della fede, ma oggi? Suvvia, non diciamo sciocchezze. A molti interessa nella Chiesa solo mungere il gregge e non farlo pascolare. E mi sa oggi più di ieri, con la scusa della Misericordia. Ma le pecorelle conoscono solo la voce del pastore, come ha detto Gesù. E presto questo sarà chiaro a tutti! Visto che qualcosa accadrà!

    1. Brava Irina, finalmente il commento di una persona che cerca di ragionare con la sua testa, non confezionando una serie di copia incolla. Ti ringrazio.

      1. “Brava Irina, finalmente il commento di una persona che cerca di ragionare con la sua testa, non confezionando una serie di copia incolla. Ti ringrazio.”

        Se ragionare con la propria testa vuol dire confezionare una serie portentosa di cazzate come il succitato ira divina allora forse è meglio farsela aggiustare la testa, prima.

        Prendo atto che per gli eretici e scismatici che popolano la Chiesa Cattolica l’imputabilità di chi infrange il sesto comandamento è sempre mortale, e dire il contrario e applicare a quei peccatori la stessa pastorale che si applica a tutti gli altri peccatori. essere sotto il fumo di Satana o di una religione new age.

        Poco importa che il Catechismo e il Magistero in generale non dicamo ciò che dite voi, voi avete ragione lo stesso.

        D’altronde gli eretici e gli scismatici hanno sempre creduto di saperla più lunga del Magistero.

        Speriamo che lo scisma venga presto così che si possano recidere tutti questi polipi villosi che infestano la Chiesa.

    2. Nulla di ciò che ha detto è affermato dal Papa o da Amoris laetitia.

      Non perdo nemmeno tempo a confutare speciose e odiose calunnie; più sopra ho citato Al e ognuno può controllare se Dio che ha detto corrisponde a verità o meno.

      Prendo atto che per voi l’infrazione del sesto comandamento è sempre mortale e nessun discernimento è possibile.

      Voi prendete atto che siete scismatici ed eretici, perché la Chiesa non ha mai affermato questo.

      Pace e bene.

      1. Ho scritto

        “ognuno può controllare se Dio che ha detto corrisponde a verità o meno.”

        Volevo dire ‘ognuno può controllare se CIÒ che ha detto corrisponde a verità o meno.”

      2. Marco, capisco coloro che si sono fermati alla manualistica che in teologia morale insegnava che in fatto di sesto comandamento non esiste parvità di materia. Qui però vanno oltre: certamente se uno (almeno da noi) commette un peccato contro il sesto comandamento, dal momento che tutti sono andati a scuola, ne hanno la piena avvertenza e se lo fanno vuol dire che l’hanno voluto fare e siccome si tratta di materia grave, è anche peccato mortale. Fine del discorso per loro. Hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non sentono… Mi spiace. Non auspico uno scisma, ma che capiscano.

        1. Don, sullo scisma nemmeno io lo auspico; sono stato (volutamente) provocatorio, perché i loro discorsi mi hanno snervato.

          Ma uno scisma, in realtà, non lo auspico nemmeno io.

          È che quando mi innervosisco poi dico delle “enormità” che non penso nemmeno.

          L’ira è il peccato che devo confessare più spesso, ahimè.

        2. Marco dice Comunque il discernimento viene fatto sempre; ma è chiaro che, ad esempio, è impossibile (psicopatici a parte) come dicevo sopra avere ignoranza invincibile sul perché sia sbagliato uccidere o violare una bambina.”

          QUESTO LO DEVE DIMOSTRARE, PERCHè ALTRIMENTI è UN DISCORSO CHE PUò (E DOVREBBE) FARE ANCHE PER L’ADULTERIO;

          COME VEDE LEI PRENDE SOLO CIò CHE LE FA PIù COMODO

          E POI NON PARLI DI SANITà MENTALE………..

          Cito Tex

          Lo devi dimostrare. Io allora posso dirti che allo stesso modo è praticamente impossibile, almeno in linea teorica, che uno che abbia fatto un briciolo di catechismo (se si è sposato in chiesa oltretutto si presume che lo abbia fatto) non sappia che sia peccato, da divorziato, convivere con un’altra persona more uxorio.

          Detto questo comunque, un pedofilo che comunemente abusa, anzi no, va con dei bambini, o comunque ha questa tendenza, o comunque ancora solo con il pensiero lo desidera (peccato anche questo), e non lo sa che è sbagliato (da discernere), e non ha nessuna intenzione di lottare per smettere, con lo stesso ragionamento potrebbe essere assolto, praticamente non istruendolo sulla sua condotta sbagliata, ma lasciandolo nella sua ignoranza.

          Idem un altro che normalmente ruba, un altro che abitualmente bestemmia, un altro ancora che ….ecc…ecc.. insomma, applicando questa “regola”, si può tranquillamente assolvere, lasciando nell’ignoranza, qualunque tipo di peccatore.
          Devi dimostrarlo con la logica, non dicendo che sono idiozie, che le cose sono diverse.

          1. Egregio sig Marco lei davvero non riesce a fare a meno di insultare il prossimo;
            e le posso confermare che questo è indice di persona altamente non sicura di se;
            d’altronde i suoi precedenti trascorsi da lei medesimo narrati lo dimostrano;

            quindi eviti di inerpicarsi sulle alture della scienza psichiatrica e pensi più terra terra iniziando a diminuire la frequenza e la lunghezza dei post, che LEI OSSESSIVAMENTE continua a scrivere, per OSSESSIVAMENTE cercare di convincere persone che in perfetta sanità mentale seguono il Vangelo, tradendo in realtà una OSSESSIVA ricerca di conferma ESTERNE a quello che in fondo anche lei sa essere menzogne;

            e ci sarebbe anche da ridere su questo modo garrulo che ha di affermare le cose, se non fosse che con queste menzogne sta contribuendo a che anime perdano la retta via, e che possano (speri di no) anche dannarsi;

          2. @ Longino

            Il discernimento per assolvere o no un penitente che non aveva coscienza di peccato grave deve essere sempre fatto dal sacerdote alla prima confessione di quel peccato; dopo, non basta la regola “del non sentirsi in colpa” per assolvere. Questo vale per tutti i peccati, dal momento che ce n’è uno solo che non può essere perdonato: la bestemmia contro lo Spirito Santo, cioè il peccato di chi non vuole riconoscere il proprio peccato e perciò non si pente.

          3. @Don Ezio
            In realtà la bestemmia contro lo Spirito Santo è una questione un pochino più complessa rispetto a quello che dice lei. Secondo la classificazione catechistica i peccati contro lo Spirito Santo sono sei: l’impugnazione della verità conosciuta (per esempio usare le Scritture per far dire loro l’opposto rispetto a quello che insegnano), l’invidia della grazia altrui (perseguitare i Santi per i doni che hanno ricevuto), la disperazione della salvezza (esempio: Giuda che ha reputato il suo peccato più grande della Misericordia Divina), la presunzione di salvarsi senza merito, l’ostinazione nel peccato e l’impenitenza finale (questi tre si spiegano da soli).

          4. @Don Ezio

            “Il discernimento per assolvere o no un penitente che non aveva coscienza di peccato grave deve essere sempre fatto dal sacerdote alla prima confessione di quel peccato; dopo, non basta la regola “del non sentirsi in colpa” per assolvere.”

            Esatto. Bisogna vedere ad esempio se c’è ignoranza invincibile (cosa di cui aveva parlato il Cardinale Antonelli) che impedisce la piena avvertenza o altre condizioni che impediscono di agire diversamente limitando la libertà perché magari agendo diversamente ci si macchierebbe di una nuova colpa (mancanza di deliberato consenso).

            Non sentirsi in colpa non basta.

    3. @ Ira Divina
      1° Il tema della coscienza è trattato in teologia sin dai tempi di san Tommaso, non è novità “bergogliana”.
      2° Se uno deve rispondere anzitutto alla propria coscienza, non è che ci siano dei casi in debba seguire la propria coscienza ed altri casi in cui non la debba fare.
      3° Abbiamo detto mille volte che il peccato rimane peccato, è la colpa che può essere diversa, ma non c’è l’autorizzazione a decidere da soli.
      4° Ma di quali beni temporali suoi il Papa si starebbe occupando? Oppure, “Ira Divina”, lei vorrebbe un papa povero in canna, magari ospite di un dormitorio pubblico di Roma?
      5° Ma guardi che il figliol prodigo non era giunto alla verità, era tornato a casa perché aveva fame e sperava di essere trattato non da figlio ma almeno da servo. Il padre non gli era andato incontro perché sapeva che prima o poi sarebbe tornato. Quando lo vede gli corre incontro, lo abbraccia e organizza la festa, contento che è tornato. Non sappiamo neppure se il figliol prodigo si sia convertito, la parabola infatti tratta del Padre Misericordioso. Ed è così che dovrebbe essere chiamata. Tra l’altro il Padre è misericordioso anche con il figlio maggiore.
      6° Che cosa accadrà in futuro, non lo sa nessuno.

      1. @Don Ezio

        “Abbiamo detto mille volte che il peccato rimane peccato, è la colpa che può essere diversa, ma non c’è l’autorizzazione a decidere da soli.”

        Infatti qui nei giorni scorsi ho letto delle bestialità sovrumane, del tipo che Al inciterebbe all’autoassoluzione senza nemmeno vedere un confessore.

        Ma quando mai!

        Io davvero non riesco a capire, ci troviamo di fronte ad una ostilità irremovibile e indipendente da qualunque ragione venga mostrata.

        Per forza che poi uno si stanca e dice “fòra di ball!” 😀 😀

        No seriamente, discutere di queste cose sta diventando un supplizio di Tantalo.

        1. Non discutetene allora, ed accettate la disciplina evangelica di sempre. Tanto, il vostro concetto di “misericordia” è a senso unico (basta vedere dove date degli eretici), come pure il trolling che persegui ostinatamente qui ed altrove, con testi copia-incollati da una parte all’altra per convincere gli “eretici” (cioè i cattolici che aderiscono alla morale di sempre).

          1. Equesfidus, sul discorso degli eretici ho già ammesso di avere sbagliato, perché mi ero innercosito, chiedo scusa.

            Sul resto dimmi dove ho sbagliato e se ho sbagliato e io e Don Ezio abbiamo detto cose dottrinalmente false o sbagliate posso garantirti che non tarderemo a riconoscerlo (dico anche Don Ezio perché abbiamo gli stessi argomenti, perciò se sbaglia lui sbaglio io e viceversa).

          2. E’ tutto sbagliato, in primis supporre che gli atti magisteriali precedenti non contino nulla (in pratica, mettendo in discussione il magistero petrino dei Papi precedenti). Poi chiariamoci, nulla di quello che direte o farete potrà mai farmi cambiare idea, ma sia ben chiaro: se qualcuna di queste persone commetterà sacrilegio, ne pagherete anche voi le conseguenze dinanzi al Padreterno. Perché non basta lavarsene le mani pilatescamente (come, per esempio, nel caso della coscienza, la cui libertà è diventato un pretesto per compiere deliberatamente il male ed uscirne comunque puliti… Basta esser convinti di avere fatto bene!).

          3. Equefidus, se il fedele si è confessato sinceramente senza mentire nè nascondere nulla, e completando la penitenza, l’assoluzione è comunque valida persino se il sacerdote non avrebbe dovuto formalmente assolverlo, per l’ecclesia supplet.

            Riguardo a questo

            “E’ tutto sbagliato, in primis supporre che gli atti magisteriali precedenti non contino nulla (in pratica, mettendo in discussione il magistero petrino dei Papi precedenti)”

            Non è affatto così, stai confondendo i piani: Al non tocca la dottrina in nessun punto, ha semplicemente cambiato un modo (legittimo) di collegare l’indissolubilità del matrimonio ai Sacramenti di Riconciliazione ed Eucaristia (quello di FC 84) che si focalizzava solo sul foro esterno, con un altro modo (legittimo) di collegare l’indissolubilità del matrimonio ai Sacramenti di Riconciliazione ed Eucaristia (quello di Al) che si focalizza sul foro interno e sulla imputabilità o non imputabilità del peccatore.

            Nessuno ignora il Magistero Petrino precedente, nè sarebbe possibile farlo senza incorrere in eresia.

          4. E allora, se il foro interno vale come quello esterno, l’asticella si alza, non si abbassa: non basta più astenersi dai rapporti, vivendo come fratello e sorella, ed accostarsi alla Comunione laddove non si dia scandalo, ma è necessario anche praticare un cammino di avvicinamento a Dio e di penitenza. Se le due cose non si negano, ne consegue che la Amoris Laetitia non può negare la Familiaris Constortio (la quale ha priorità, in quanto Magistero precedente); ordunque, ne consegue che la Amoris Laetitia deve essere letta alla luce del Catechismo e della Familiaris Consortio, e che ogni altra lettura è eretica, come è eretica la pretesa di riscrivere il CCC o la Familiaris Consortio alla luce della Amoris Laetitia.

          5. @Equesfidus

            “E allora, se il foro interno vale come quello esterno, l’asticella si alza, non si abbassa: non basta più astenersi dai rapporti, vivendo come fratello e sorella, ed accostarsi alla Comunione laddove non si dia scandalo, ma è necessario anche praticare un cammino di avvicinamento a Dio e di penitenza”

            E infatti è ciò che propone Amoris Laetitia, ma questo non c’entra con la faccenda di vivere come fratello e sorella, perché possono darsi circostanze dove questa cosa non è praticabile (dove ci sono figli o altro) o dove vi è coscienza invincibilmente erronea che rende tale peccato solo veniale.

            Il discernimento nel foro interno serve a questo.

            Come dimostra la lettera ai vescovi argentini del Santo Padre (secondo il quale “non ci sono altre interpretazioni”) il fatto di vivere come fratello e sorella è una condizione che si può proporre ove le circostanze lo permettano, non un dogma come dite (erroneamente) voi.

            Cito da qui https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/i-dubbi-e-le-risposte-il-papa-ha-gi-chiarito

            “LA LETTERA DEI VESCOVI DI BUENOS AIRES CON RELATIVA RISPOSTA DEL PAPA
            «Capitolo VIII? Non c’è altra interpretazione»
            Il suggello decisivo per comprendere il pensiero di Francesco e della Chiesa intera su divorziati e risposati è arrivato nel settembre scorso da un documento in dieci punti dei vescovi di Buenos Aires – Criteri fondamentali per l’applicazione del capitolo VIII di Amoris laetitia – a cui il Papa ha dato una risposta che tronca ogni discussione sulla presunta non chiarezza del cammino da percorrere: «Il testo è molto buono e spiega completamente il senso del capitolo VIII di Amoris laetitia. Non ci sono altre interpretazioni. Sono sicuro che farà molto bene». Cosa cosa dicono i vescovi argentini? Che divorziati risposati per accedere ai sacramenti «devono seguire un processo di discernimento accompagnati da un pastore».
            Che ogni percorso dev’essere “personale”, cioè modellato sulle esigenze specifiche di ogni situazione. E “pastorale”, finalizzato cioè all’accoglienza della persona per accompagnarla all’incontro con Gesù. Che questo cammino «non termina necessariamente nell’accesso ai sacramenti ma può prevedere altre forme di integrazione». Che non si esclude la possibilità di «proporre l’impegno di vivere la continenza sessuale». Ma quando questa opzione non è percorribile, si può aprire la strada all’accesso ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucarestia. Ma saranno i vescovi che «disporranno la persona a continuare il processo di maturazione e a crescere con la forza della grazia».
            Questo proprio perché si prende in considerazione il foro interno, e se il peccato di adulterio è sempre grave la colpevolezza non è uguale in tutti i casi.

            Non c’è nulla di eretico nell’interpretazione di Amoris Laetitia del Papa, ovvero di colui che l’ha scritta e che è il successore di Pietro.

          6. Se non c’è nulla di eretico, allora non può negare la FC; pertanto, i divorziati “risposati” non possono accedere alla Comunione a meno che non pratichino la continenza e non accedano al Santissimo Sacramento se non laddove non sono conosciuti per evitare di dare scandalo. A questo punto, uno potrebbe aggiungere che, sulla base della AL, debbano fare anche un percorso di discernimento e di penitenza, senza però negare quanto scritto sopra. Altrimenti, si scade nell’eresia, dato che negare il Magistero precedente è eresia.

          7. Ti sbagli, perché FC84 è una legge positiva della Chiesa, non è un dogma.

            Nel dogma occorre continuità, le leggi positive possono essere anche cambiate drasticamente in a base alle necessità che il Papa ela Chiesa valutano.

            Sbagli completamente ad accostare FC84 o il suo superamento ad una ipotetica negazione della divinità di Cristo (eresia), del fatto che nemmeno un Papa può sciogliere un matrimonio valido (eresia), dell’immacolata concezione (eresia) ecc ecc.

            La legge di FC84 è legge positiva della Chiesa e come tale può essere cambiata. Ti cito il teologo tomista domenicano Padre Giovanni Cavalcoli, e quello che scriveva prima dell’uscita di Amoris Laetitia

            http://isoladipatmos.com/i-divorziati-risposati-e-quei-teologi-che-strumentalizzano-la-familiaris-consortio-di-san-giovanni-paolo-ii/

            “La Familiaris consortio, appunto perché tocca solo il foro esterno, non sfiora neppure la questione in esame, caratteristica del foro interno, ossia della condizione o dello stato o del dinamismo interiore della volontà dei conviventi e lascia quindi aperta la porta alla legittimità della discussione in atto nel Sinodo, se, in certi casi gravi, ben precisati e circostanziati, con forti scusanti, i divorziati possano o non possono accedere ai Sacramenti.

            Giovanni Paolo II si limita a ribadire la norma vigente, espressione di un’antichissima tradizione, sia pur corredandola di alti motivi teologici. Ma trattandosi di norma certo fondata sul dogma, ma non necessariamente connessa con esso, questo insegnamento del Papa non è da considerarsi immutabile, come non lo sono generalmente le norme positive, giuridiche e pastorali della Chiesa, senza che ciò comporti un insulto al dogma sul quale si basano. Infatti, un medesimo principio morale può avere diverse applicazioni. Non sarebbe saggio né prudente attaccarsi ostinatamente ad una sola delle possibili applicazioni, per il semplice fatto che essa si fonda su di un valore assoluto, il quale, viceversa, ammette una pluralità di diverse applicazioni, salvo restando il principio.

            Ora, il timore di alcuni che un mutamento della disciplina vigente possa intaccare il dogma, è infondato, perché l’attuale normativa non è così connessa al dogma come fosse la conclusione di un sillogismo dimostrativo, dove la premessa sarebbe il dogma; ma la detta normativa ha solo una connessione di convenienza col dogma, tale da ammettere anche altre possibili conclusioni. Similmente, dal proposto di vivere cristianamente ― valore assoluto ed irrinunciabile ― non discende necessariamente soltanto la vita laicale, come credeva Lutero, ma può scaturire anche la scelta sacerdotale o religiosa.”

          1. Se si riferisce a questo

            “Il fedele illuminato potrebbe giungere alla decisione che nel suo caso non ci sia la necessità della confessione”.”

            Ovviamente questo può avvenire solo dopo la prima confessione. Nel senso che un sacerdote può valutare che in caso di questa persona ci siano delle attenuanti che la preservano dal peccato mortale e quindi non imporgli l’obbligo della castità per essere assolta.

            Perlomeno, così è come viene applicata Amoris Laetitia, anche a Malta.

      2. @Don Ezio
        «Ma guardi che il figliol prodigo non era giunto alla verità, era tornato a casa perché aveva fame e sperava di essere trattato non da figlio ma almeno da servo. Il padre non gli era andato incontro perché sapeva che prima o poi sarebbe tornato. Quando lo vede gli corre incontro, lo abbraccia e organizza la festa, contento che è tornato. Non sappiamo neppure se il figliol prodigo si sia convertito, la parabola infatti tratta del Padre Misericordioso. Ed è così che dovrebbe essere chiamata. Tra l’altro il Padre è misericordioso anche con il figlio maggiore.»

        Le riporto un commento alla parabola di don Rodolfo Reviglio (non so come si fa il grassetto quindi ho messo in maiuscolo quelle parti che ci tenevo a sottolineare per mostrarle come contrastino con quanto ha detto lei):
        «Mentre nelle parabole della pecora e della moneta sono gli interessati (il pastore e la donna di casa) a cercare l’oggetto perduto, in questa parabola il padre, dopo aver visto con sommo dispiacere che il figlio minore gli chiedeva innanzi tempo la parte di eredità e si preparava ad andarsene di casa, non fece nulla per trattenerlo: gli diede l’eredità e lo lasciò andare. Possiamo anche pensare che Gesù – nel narrare la parabola – non abbia voluto scendere nei particolari, ma c’è un motivo a farci pensare che, di proposito, Gesù abbia voluto ritenere come importante il fatto che il padre non abbia opposto resistenza e, in seguito, non sia andato a cercarlo. Sì, questo è l’atteggiamento, misterioso e misericordioso, di Dio, che rispetta la nostra libertà e ci lascia peccare: ben sapendo che – giunti in fondo all’abisso della colpa e della conseguente miseria – MOLTE VOLTE L’UOMO (IN QUESTO CASO: IL “FIGLIO”!) AL MOMENTO BUONO SAPRÀ RICREDERSI, CONVERTIRSI E RITORNARE. Quante volte, nella storia umana, a tutti i livelli (da quello famigliare a quello mondiale) gli uomini, non sempre ma spesse volte, giungono a pentirsi e a fare marcia indietro…
        Dovremmo fermarci un po’ più sovente a riflettere su questo particolare, che non è insignificante. Dio ci lascia peccare perché ci ama, perché sa come è opportuno che ciascuno di noi sappia accorgersi delle proprie colpe, le sappia riconoscere, sappia pentirsi, si metta di impegno per riparare il male e per ricostruire una propria esistenza di bontà, di giustizia, di verità. Pensiamo anche alla vita di certi santi. Limitiamoci ad alcuni dei più conosciuti: la Maddalena (del Vangelo, da cui Gesù aveva cacciato sette demoni), Sant’Agostino, San Francesco di Assisi, Sant’Ignazio di Loyola, ma la lista potrebbe continuare.
        Come è importante saper mettere accanto al peccato, alla perdizione, anche la possibilità del ravvedimento, fino alla santità! E NON DI RADO, QUANDO SI ARRIVA IN FONDO ALL’ABISSO DEL PECCATO, SI PERDE LA SERENITÀ E LA PACE E SI SENTE IL DESIDERIO – ANZI: IL BISOGNO – DI RISALIRE LA CHINA. È QUELLO CHE È SUCCESSO AL FIGLIO PRODIGO. Proprio per quel motivo, il padre non si è mosso, HA LASCIATO CHE IL FIGLIO SI PERDESSE FINO IN FONDO… PERCHE’ SAPEVA LEGGERGLI NEL CUORE ED ERA CERTO CHE SI SAREBBE PENTITO E SAREBBE TORNATO. L’aspettare del padre è una dimensione stupenda della sua misericordia! Dio è infinitamente Padre, e non poteva darci un’immagine più stupenda della sua paternità, come in questa attesa piena di fiducia e di certezza.»

        Qui è dove ho trovato il commento: http://www.donbosco-torino.it/ita/Kairos/Meditazioni/06-07/06-Il_Figlio_Prodigo.html
        Come vede il ritorno a casa del figlio significa senza alcun’ombra di dubbio la conversione del peccatore, una conversione che all’inizio è dettata dal bisogno: quante volte una persona cerca Dio per motivi egoistici, per paura dell’inferno o perché ha bisogno del Suo aiuto per uscire da una situazione di grande dolore dovuta al peccato o ad altre ragioni. Poi, però di fronte all’amore gratuito e disinteressato del Signore che ci dona la grazia possiamo progredire verso una fede più matura che resiste ad ogni tempesta perché fondata sulla roccia. D’altronde la certezza della conversione del figliol prodigo l’abbiamo dalle parole del Padre il quale dice per ben due volte, al servo e al figlio maggiore offeso: “questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. “Era morto” significa che l’anima era in stato di peccato mortale, “è tornato in vita” significa che l’anima è tornata allo stato di grazia, cioè il peccatore pentendosi e chiedendo perdono ha ristabilito la sua amicizia con Dio.

        1. E infatti Al distingue tra persone in peccato mortale e altre che, pur essendo in situazione oggettiva di peccato, non sono in peccato mortale.

          Questa distinzione è pienamente leggitima da fare, perché non ha senso trattare una persona in peccato veniale come se fosse in peccato mortale.

        2. Beatrice,
          quel che scrive don Reviglio e può trovare in tanti altri commenti alla parabola cosiddetta del figliol prodigo è frutto di una interpretazione moralistica della parabola, mentre io sono stato all’interpretazione letterale. Quel che argomenta don Reviglio nella parabola non c’è scritto. Viceversa, è noto che in Istraele si aveva il concetto di Dio come Giudice che alla morte di ciascuno avrebbe pesato le opere prescritte dalla Legge. Se la bilancia fosse pesa dalla parte delle opere buone, il pio Israelita si sarebbe meritata la salvezza, altrimenti sarebbe precipitato nell’inferno, perché Dio è infinitamente giusto. Gesù con le tre parabole della misericordia capovolge l’immagine di Dio e mostra che – proprio perché è Giustizia infinita – può giustificare, rendere giusto, cioè santo – anche il peccatore, evidentemente pentito. Che un figlio si sia allontanato da casa e nel bisogno rientri in sé stesso e decida di tornare è cosa che non aveva bisogno di essere insegnata dal divino Maestro. Il desiderio di tornare a casa, la nostalgia della grazia, se vuole, è ciò che differenzia il comportamento del figliol prodigo da quello di Giuda Iscariota che ha scelto un’altra soluzione. E’ già un’apertura ad un cammino di conversione. Ma la parabola descrive l’atteggiamento del Padre misericordioso nei confronti dei due figli, non analizza la conversione del figliol prodigo che invece secoli di predicazione in cui è prevalsa la teologia amartiologica ha fatto diventare quasi esclusiva. Il Vangelo è, come dice la parola, vangelo, cioè buona notizia di salvezza, e la teologia è tornata ad essere teologia cristocentrica, come nei primi secoli del cristianesimo. E infatti, se lei prende tutte le bibbie di un tempo troverà scritto “parabola del figliol prodigo” e non “parabola del Padre misericordioso”, che trova solo dalla seconda metà del secolo scorso.
          Aggiungo che non sono d’accordo con l’idea che don Rodolfo Reviglio ha del peccato:

          “Dio rispetta la nostra libertà e ci lascia peccare, ben sapendo che – giunti in fondo all’abisso della colpa e della conseguente miseria – MOLTE VOLTE L’UOMO (IN QUESTO CASO: IL “FIGLIO”!) AL MOMENTO BUONO SAPRÀ RICREDERSI, CONVERTIRSI E RITORNARE”
          “Dio ci lascia peccare perché ci ama, perché sa come è opportuno che ciascuno di noi sappia accorgersi delle proprie colpe, le sappia riconoscere, sappia pentirsi, si metta di impegno per riparare il male e per ricostruire una propria esistenza di bontà, di giustizia, di verità.”

          La retta dottrina è questa:

          Dio ci ha dotato di libertà, perché ci ha creati a sua immagine e somiglianza.
          La libertà è l’autodeterminazione a compiere il bene che conosciamo con la ragione, come insegna san Tommaso d’Aquino.
          Purtroppo, a differenza di Dio, l’uomo può scegliere il male, ma siccome Dio vuole che tutti siano salvi, dà a ciascuno la possibilità di redimersi dal peccato.

          Dire invece che Dio rispetta la nostra libertà e ci lascia peccare perché sa che MOLTE VOLTE (= QUINDI NON TUTTE LE VOLTE) l’uomo saprà ricredersi, convertirsi e ritornare significa questo:
          – Dio non dà la grazia preveniente per evitare il peccato, perché esistono dei peccati necessari per capire la bontà di Dio che ci darebbe la grazia solo dopo la nostra conversione;
          – Dio, sapendo che non tutti si convertiranno, non dà loro la grazia della conversione, in pratica permettendo a loro di peccare permette a loro di dannarsi.

          Si tratta di una concezione della predestinazione e quindi luterana, non cattolica.

          Dio non dà a nessuno il permesso di peccare. Infatti, Gesù dice: “Siate perfetti com’è perfetto il Padre vostro che è nei cieli” (Mt 5,48).

          L’articolo è stato pubblicato dalla rivista della Basilica di Maria Ausiliatrice di Torino nel 2006. Metto in guardia i lettori di quella rivista ed in particolare gli scritti del defunto don Rodolfo Reviglio, canonico della Cattedrale di Torino. Pace all’anima sua, magari aveva scritto senza riflettere troppo, succede.

          1. Don, a dire il vero i concetti ad esempio di predestinazione alla gloria e di riprovazione (che non è predestinazione alla dannazione ma permissione della stessa da parte di Dio) e la differenza tra Grazia sufficiente e Grazia efficace fanno parte anche del cattolicesimo, nel tomismo, per la precisione.

          2. @Don Ezio

            Come penso avrà già immaginato ho scelto il commento di don Rodolfo Reviglio perché l’ho trovato su un sito riconducibile all’ordine salesiano di cui lei fa parte. Poi, se lei ha delle ragioni per sconsigliare gli scritti di don Reviglio e in generale la rivista della Basilica di Maria Ausiliatrice di Torino, la pregherei di spiegarmele invece di lanciare anatemi basati sul nulla.

            Lei nel precedente commento ha detto testualmente “che il figliol prodigo non era giunto alla verità, era tornato a casa perché aveva fame e sperava di essere trattato non da figlio ma almeno da servo” e ha detto inoltre: “Non sappiamo neppure se il figliol prodigo si sia convertito, la parabola infatti tratta del Padre Misericordioso”.

            Poi nel secondo commento ha aggiustato un po’ il tiro, dicendo:
            “Che un figlio si sia allontanato da casa e nel bisogno rientri in sé stesso e decida di tornare è cosa che non aveva bisogno di essere insegnata dal divino Maestro. Il desiderio di tornare a casa, la nostalgia della grazia, se vuole, è ciò che differenzia il comportamento del figliol prodigo da quello di Giuda Iscariota che ha scelto un’altra soluzione. E’ già un’apertura ad un cammino di conversione. Ma la parabola descrive l’atteggiamento del Padre misericordioso nei confronti dei due figli, non analizza la conversione del figliol prodigo che invece secoli di predicazione in cui è prevalsa la teologia amartiologica ha fatto diventare quasi esclusiva”.

            A me, come a tanti altri, sembra che la parabola in questione tratti sia del Padre misericordioso che della conversione del figliol prodigo, sono entrambi temi importanti che, tra l’altro, sono strettamente connessi tra loro. Non mi può venire a dire che la parabola non analizzi la conversione del figliol prodigo quando ci descrive nei dettagli tutto quello che gli capita dopo aver lasciato la casa del Padre, ci dice precisamente le ragioni che lo spingono a tornare sui suoi passi e il discorsetto che si è preparato da dire al Padre una volta arrivato. La “buona notizia di salvezza” trasmessa dal Vangelo è infatti l’invito alla conversione, cioè a credere in Gesù e a imitarne l’esempio seguendo tutti i Suoi insegnamenti, anche quelli più duri, “perché molti sono i chiamati ma pochi gli eletti” (Mt 22,14). Il commento di don Reviglio metteva in luce proprio questo aspetto della “buona notizia”, cioè che c’è speranza per tutti a prescindere dal male che si è commesso, anche il più incallito dei peccatori può raggiungere la salvezza se, proprio come il figliol prodigo, rientra in sé stesso rendendosi conto di quanto ha perso nel troncare ogni rapporto col Padre e, con l’atteggiamento umile di chi è conscio di aver sbagliato, non avanza pretese ma è pronto ad essere trattato da servo. E qui ovviamente entra in gioco la misericordia di Dio che accoglie festosamente il figlio senza minimamente rimproverarlo e restituendogli appieno la sua dignità di figlio. Misericordia che, come ha giustamente detto lei, riserva immeritatamente anche al figlio maggiore geloso della festa organizzata per il fratello. La Verità va sempre detta tutta intera, quindi giustissimo sottolineare l’infinita misericordia di Dio ben rappresentata dalla figura del Padre, ma per favore non diciamo che la conversione del figliol prodigo è un dettaglio secondario o peggio inesistente: il Padre fa festa perché il figlio “perduto” è stato “ritrovato”, “era morto ed è tornato in vita” (per usare le parole del Vangelo). E poi la parabola va collegata alle due precedenti della pecorella e della dramma smarrita, dove si diceva “ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per 99 giusti che non hanno bisogno di conversione” (Lc 15,7).

            «Gesù con le tre parabole della misericordia capovolge l’immagine di Dio e mostra che – proprio perché è Giustizia infinita – può giustificare, rendere giusto, cioè santo – anche il peccatore, evidentemente pentito.»

            Io non condivido l’idea da lei espressa secondo cui Gesù “capovolge l’immagine di Dio” rappresentata nell’Antico Testamento: e d’altronde come potrebbe farlo, visto che sono la stessa persona? Non esiste un Dio dell’Antico e un Dio del Nuovo Testamento, esiste Dio, punto. La misericordia di Dio era ben evidente anche nei libri dell’Antico Testamento, basta pensare a tutte le volte che il Signore perdona le infedeltà di Israele, Suo popolo eletto, oppure quando perdona il re Davide, dopo che questi si è pentito dei crimini di cui si era macchiato. Le cito dei passi in cui emerge in maniera inequivocabile l’amore incondizionato e misericordioso di Dio: “Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai. Ecco, ti ho disegnato (tatuato) sulle palme delle mie mani” (Is 49,15s); “Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto, né vacillerebbe la mia alleanza di pace; dice il Signore che ti usa misericordia” (Is 54,10).

            «La retta dottrina è questa:
            Dio ci ha dotato di libertà, perché ci ha creati a sua immagine e somiglianza.
            La libertà è l’autodeterminazione a compiere il bene che conosciamo con la ragione, come insegna san Tommaso d’Aquino.
            Purtroppo, a differenza di Dio, l’uomo può scegliere il male, ma siccome Dio vuole che tutti siano salvi, dà a ciascuno la possibilità di redimersi dal peccato.»

            Qui concordo con lei, ma non vedo contraddizione con quanto sostiene don Reviglio nel suo commento.

            «Dire invece che Dio rispetta la nostra libertà e ci lascia peccare perché sa che MOLTE VOLTE (= QUINDI NON TUTTE LE VOLTE) l’uomo saprà ricredersi, convertirsi e ritornare significa questo:
            – Dio non dà la grazia preveniente per evitare il peccato, perché esistono dei peccati necessari per capire la bontà di Dio che ci darebbe la grazia solo dopo la nostra conversione;
            – Dio, sapendo che non tutti si convertiranno, non dà loro la grazia della conversione, in pratica permettendo a loro di peccare permette a loro di dannarsi.
            Si tratta di una concezione della predestinazione e quindi luterana, non cattolica.»

            Questo è esattamente quello che pensa il suo compare Marco, ma ho visto da come gli ha risposto che probabilmente ora è anche quello che pensa lei. La informo che la teoria di Banez sulla Grazia efficace e sufficiente è soltanto un’ipotesi teologica su cui il Magistero non si è mai espresso in maniera definitiva.

            «Dio non dà a nessuno il permesso di peccare. Infatti, Gesù dice: “Siate perfetti com’è perfetto il Padre vostro che è nei cieli” (Mt 5,48).»

            Dio permette il male perché lascia l’uomo libero di scegliere se fare o meno la Sua volontà, se corrispondere o meno al Suo amore infinito, ma il fatto che permetta all’uomo di peccare non significa che approvi il suo comportamento, al contrario Dio cerca in ogni modo di mostrare all’uomo la strada per il bene e attraverso la Grazia lo aiuta nel cercare di raggiungerlo, per questo Gesù incita alla perfezione.

      3. @ Beatrice

        Bestemmia contro lo Spirito Santo e peccati contro lo Spirito sono cose in parte distinte, anche se può trovare predicatori e scritti che fanno confusione.

        La bestemmia contro lo Spirito Santo è spiegata da Gesù stesso in Mc 3,29. La bestemmia contro lo Spirito Santo è l’unico peccato imperdonabile (cf Catechismo della Chiesa Cattolica, 1864)
        La bestemmia contro lo Spirito Santo comporta l’impenitenza finale, che è uno dei sei peccati contro lo Spirito Santo, secondo san Tommaso d’Aquino. Il catechismo di san Pio X non fa che riportare la classificazione di san Tommaso ma nulla dice sulla remissibilità di tali peccati:

        http://www.maranatha.it/catpiox/09page.htm
        vedi le domande 964 e 965.

        Gli altri cinque peccati contro lo Spirito Santo possono essere perdonati, perché uno prima di morire fa tempo a cambiare idea, per l’impenitenza finale no per definizione.

        http://it.cathopedia.org/wiki/Bestemmia_contro_lo_Spirito_Santo

        http://it.cathopedia.org/wiki/Peccati_contro_lo_Spirito_Santo

        1. @Don Ezio
          Padre Angelo Bellon (citato spesso dal suo compare Marco) dice cose diverse da lei riguardo alla bestemmia contro lo Spirito Santo:

          «Carissimo,
          ti rispondo dicendoti anzitutto che cosa s’intende per bestemmia contro lo Spirito Santo, in secondo luogo ti esporrò quali siano i peccati contro lo Spirito Santo, in terzo luogo che cosa s’intende per peccato imperdonabile.

          1. Nozione di bestemmia contro lo Spirito Santo
          Il problema nasce dalle parole del Signore: “Ogni peccato e ogni bestemmia sarà perdonata agli uomini; ma la bestemmia contro lo Spirito Santo non sarà perdonata. E chiunque avrà parlato contro il Figlio dell’uomo sarà perdonato; ma chiunque avrà parlato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato né in questo secolo né in quello futuro” (Mt 12,31).
          S. Agostino commenta: “Grande è l’oscurità di questo problema. Perciò chiediamo a Dio la luce per esporlo. Confesso alla vostra carità che in tutte le Sante Scritture non c’è forse un problema più grave e più difficile”. Sembra infatti opporsi alla infinita ed eterna misericordia di Dio.
          S. Tommaso riferisce tre interpretazioni, tutte e tre accettabili.
          – La prima (Atanasio, Ilario, Ambrogio, Girolamo, Crisostomo): peccati contro lo Spirito Santo sono quelli commessi letteralmente contro lo Spirito Santo, sia che per Spirito Santo si intenda tutta la divinità (il Santo Spirito di Dio), sia la terza Persona divina.
          In base a questo si distingue la bestemmia contro lo Spirito Santo da quella contro il Figlio dell’uomo. Il Figlio dell’uomo in quanto tale mangiava, beveva (e per questo lo chiamavano mangione e beone, amico dei pubblicani); ma in quanto Dio, agisce secondo il Santo Spirito di Dio. Perciò coloro che lo bestemmiavano in quanto Dio confondevano le sue opere con quelle di Satana. Si tratta di un peccato imperdonabile non già perché la divina misericordia non lo possa coprire, ma per la perversa cecità e ostinazione nel male di chi lo compie.
          – La seconda (S. Agostino): peccato contro lo Spirito Santo è l’impenitenza finale. Pecca contro lo Spirito Santo chi rimane sempre in peccato mortale e non vuole sollevarsi e pentirsi. Gli piace il peccato. Si tratta di un peccato contro lo Spirito Santo perché la grazia e la remissione dei peccati sono opera dello Spirito Santo.
          – La terza (Riccardo di S. Vittore): si pecca contro lo Spirito Santo quando si pecca contro la bontà, che è il bene appropriato allo Spirito Santo (come la potenza è appropriata al Padre e la Sapienza al Figlio). Perciò si pecca contro il Padre quando si pecca per fragilità; contro il Figlio quando si pecca per ignoranza; contro lo Spirito Santo quando si pecca per malizia volendo il male per se stesso e disprezzando i mezzi forniti dalla speranza cristiana con i quali lo si poteva impedire.

          2. Quanti sono i peccati contro lo Spirito Santo
          Nell’enumerazione dei peccati contro lo Spirito Santo, san Tommaso sfrutta la terza soluzione, e dice che tanti sono i peccati contro lo Spirito Santo quanti sono i modi di disprezzare l’aiuto di Dio per trattenere l’uomo dal peccato.
          Le remore al peccato possono provenire dal giudizio di Dio, dai suoi doni e da parte del peccato stesso.
          L’uomo viene allontanato dal peccato dalla considerazione del giudizio di Dio, che importa due elementi: uno di speranza e l’altro di timore. Si pecca allora per disperazione della salvezza e presunzione di salvarsi senza merito.
          I doni di Dio che allontanano dal peccato sono la conoscenza della verità e l’aiuto della grazia. Contro il primo si pecca con l’impugnazione della verità conosciuta, e contro il secondo con l’invidia della grazia altrui.
          Da parte del peccato, due considerazioni possono trattenere l’uomo dal compierlo: la sua bruttezza o disordine e la meschinità e la brevità del bene che uno vi trova. Ma esse sono rimosse dall’impenitenza finale (intesa nel senso di perdurare nel peccato fino alla morte) e dall’ostinazione nel peccato.

          3. Se il peccato contro lo Spirito Santo sia imperdonabile
          Il CCC scrive: “La misericordia di Dio non conosce limiti, ma chi deliberatamente rifiuta di accoglierla attraverso il pentimento, respinge il perdono dei propri peccati e la salvezza offerta dallo Spirito Santo. Un tale indurimento può portare alla impenitenza finale e alla rovina eterna” (CCC 1864).
          Come si vede, l’imperdonabilità non è da parte di Dio, ma dell’uomo.
          Anche il Catechismo Romano sosteneva la stessa interpretazione: “Quando occorrono nella S. Scrittura o nei Padri sentenze che sembrano affermare che per alcuni peccati non c’è remissione, bisogna intenderle nel senso che il loro perdono è oltremodo difficile. Come una malattia vien detta insanabile quando il malato respinge l’uso della medicina, così c’è una specie di peccato che non si rimette né si perdona perché rifugge dalla grazia di Dio, che è il rimedio suo proprio”.
          Va aggiunto però quanto affermava S. Tommaso: “Questo non impedisce all’onnipotenza e alla misericordia di Dio di trovare la via del perdono e della guarigione che talora sana spiritualmente anche costoro in una maniera quasi prodigiosa”.
          Ti ringrazio del ricordo nelle preghiere che contraccambio.
          Ti saluto e ti benedico.
          Padre Angelo»

          Qui è dove ho trovato il testo: http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=1863

          1. @ Beatrice

            Constato che il metodo del copia-e-incolla di Marco ha fatto scuola.
            Beatrice, in realtà non è come pensa lei. Il padre Angelo Bellon riguardo la bestemmia contro lo Spirito Santo dice le stesse cose che dico io. Egli, invero, entra nel merito di che cos’è la bestemmia contro lo Spirito Santo e che cosa sono i peccati contro lo Spirito Santo. E dice cose giuste.
            Siccome ritengo che il blog non sia un palcoscenico per lezioni di teologia, ho solo ricordato a lei che per Gesù la bestemmia contro lo Spirito Santo è l’unico peccato imperdonabile (punto 1 del padre Bellon che cita Mt mentre io ho citato il testo parallelo di Mc), tutto il resto riguarda i peccati contro lo Spirito Santo e non la bestemmia contro lo Spirito Santo.
            Ciò che non dice il padre Bellon è il collegamento esplicito che io ho fatto tra la bestemmia contro lo Spirito Santo e l’impenitenza finale (uno dei sei peccati contro lo Spirito Santo) desunta dal Catechismo della Chiesa Cattolica 1864 che comunque anche padre Angelo Bellon cita).
            Invece lei sopra, dopo la mia citazione sulla bestemmia contro lo Spirito Santo, tirava in ballo i sei peccati contro lo Spirito Santo che non è una distinzione catechistica, ma di san Tommaso (come appare chiaro dall’articolo di padre Angelo Bellon), riproposta dal Catechismo di san Pio X.
            Il padre Bellon ed io pensiamo la stessa cosa.

          2. @Don Ezio

            Il copia-e-incolla l’ho usato per far parlare una persona molto più competente di me, che non so niente di teologia. Infatti sono andata a verificare quello che lei mi ha detto, perché poteva anche essere giusto data la mia ignoranza, invece giusto non lo è e se lei non lo capisce non so che dirle.
            Padre Bellon dice che la bestemmia contro lo Spirito Santo e il peccato contro lo Spirito Santo sono la stessa identica cosa, lei invece continua a sostenere che sono cose diverse. Certo che tutti i peccati di cui sinceramente ci pentiamo vengono perdonati da Dio, ma esistono anche peccati imperdonabili, quelli appunto contro lo Spirito Santo, non perché Dio non li può o non li vuole perdonare (altrimenti dovremmo negare l’onnipotenza e l’infinita bontà di Dio), sono imperdonabili perché è l’uomo che rifiuta con la sua libera volontà l’azione della Grazia. Per questo Padre Bellon dice giustamente che “l’imperdonabilità non è da parte di Dio, ma dell’uomo” e subito dopo cita il Catechismo Romano: “Quando occorrono nella S. Scrittura o nei Padri sentenze che sembrano affermare che per alcuni peccati non c’è remissione, bisogna intenderle nel senso che il loro perdono è oltremodo difficile. Come una malattia vien detta insanabile quando il malato respinge l’uso della medicina, così c’è una specie di peccato che non si rimette né si perdona perché rifugge dalla grazia di Dio, che è il rimedio suo proprio”. Prendiamo per esempio il caso del peccato di “impugnare la Verità conosciuta”, che è propriamente il peccato degli eretici. Se uno è talmente accecato dalle proprie convinzioni ideologiche da ribaltare gli insegnamenti del Vangelo per avallare le sue opinioni discutibili sarà difficile che cambi idea prima di morire e questo non perché è Dio che non vuole perdonare le sue eresie, ma perché è lui che si oppone volontariamente all’azione dello Spirito Santo impedendo la propria conversione (tra l’altro mi sembra ovvio che questo è ciòche è successo ai farisei). Poi certamente le vie del Signore sono infinite e anche nel caso apparentemente più disperato c’è sempre un barlume di speranza, come ricorda Padre Bellon, alla fine della sua risposta, citando S. Tommaso: “Questo non impedisce all’onnipotenza e alla misericordia di Dio di trovare la via del perdono e della guarigione che talora sana spiritualmente anche costoro in una maniera quasi prodigiosa”.

          3. @ Beatrice

            Premesso che i Salesiani sono una Congregazione e non un Ordine, ho pensato che lei avesse citato don Reviglio che comunque non è salesiano per il fatto che è un testo reperibile in Internet.
            Ho espresso il mio dissenso sull’interpretazione che don Reviglio dà alla cosiddetta parabola del figliol prodigo, chiedendo ai lettori della Rivista di Maria Ausiliatrice di fare molta attenzione agli scritti di don Reviglio perché potrebbero contenere fraintendimenti della sacra Scrittura.
            Non lancio anatemi contro nessuno, ma espongo idee basate su argomenti precisi non sul nulla.

            Nel secondo commento non ho inteso di aggiustare il tiro riguardo al figliol prodigo, ma esporre più approfonditamente il suo atteggiamento, visto che non era sufficiente quanto scritto nel primo commento per farmi capire.

            E’ chiaro che la conversione è un tema importante ed è strettamente connessa con l’insegnamento sul Padre misericordioso. Tuttavia, quel che importava in quel momento a Gesù era parlare del Padre misericordioso, non della necessità della conversione. Gesù parlava a dei credenti ben persuasi della necessità della conversione, ma convinti anche che la salvezza fosse conseguita per mezzo delle opere della legge e non per la grazia di Dio Padre misericordioso.

            Appunto io vengo proprio a dire che la parabola non analizza la conversione del figliol prodigo quando ci descrive nei dettagli tutto quello che gli capita dopo aver lasciato la casa del Padre, ci dice precisamente le ragioni che lo spingono a tornare sui suoi passi e il discorsetto che si è preparato da dire al Padre una volta arrivato. La “buona notizia di salvezza” trasmessa dal Vangelo è infatti non l’invito alla conversione, che è notizia di sempre per gli Ebrei, ma che il regno di Dio si era realizzato per la sua venuta in terra. D’ora in poi dovrà essere Gesù il riferimento per ogni morale.

            E’ vero che “molti sono i chiamati ma pochi gli eletti” (Mt 22,14), ma non perché gli insegnamenti di Gesù siano duri, come asserisce lei, ma proprio perché gli Ebrei non riuscivano a capire come Dio potesse essere contemporaneamente Giusto e Misericordioso, tant’è che il capovolgimento che Gesù fece dell’immagine di Dio provocò scandalo nei farisei e alla fine gli costò la vita.

            Come detto, don Reviglio strumentalizza la parabola del Padre misericordioso per fare un discorso moralistico valido in sé e che prende spunto dalla parabola ma non era lo scopo della parabola.
            Che per tutti c’è speranza di salvezza a prescindere dal male che si è commesso, anche per il più incallito dei peccatori, lo avevano già detto i profeti, e quindi questa non è la buona notizia.

            Alla festa meritavano di partecipare entrambi i figli, infatti il Padre misericordioso non dice al figlio maggiore che non merita di partecipare alla festa, semmai non lo meriterebbe il figliol prodigo, ma il Padre lo rende giusto ugualmente, per lui è sufficiente il coraggio di aver riconosciuto il proprio sbaglio.

            Non ho detto che la conversione del figliol prodigo sia un dettaglio secondario o inesistente, ma che lo scopo della parabola è quella di presentare il Padre misericordioso.

            E’ vero che la parabola va collegata alle due precedenti della pecorella e della dramma smarrita, dove si diceva “ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per 99 giusti che non hanno bisogno di conversione” (Lc 15,7), ma anche lì a maggior ragione la parabola mette in luce il comportamento del buon pastore che va alla ricerca della pecora smarrita; è il concetto di buon pastore che gli Ebrei non avevano.
            Infatti, le tre parabole si chiamano “parabole della misericordia” e non “parabole della conversione”, come pure tutto il Vangelo di Luca viene chiamato “Vangelo della misericordia” e non “Vangelo della conversione”, anche se non può esserci misericordia senza conversione.

            ci. “Io non condivido l’idea da lei espressa secondo cui Gesù “capovolge l’immagine di Dio” rappresentata nell’Antico Testamento: e d’altronde come potrebbe farlo, visto che sono la stessa persona? Non esiste un Dio dell’Antico e un Dio del Nuovo Testamento, esiste Dio, punto.”

            Perfetto. Dio è uno solo, ma esiste l’idea che gli Ebrei si erano fatti di Dio, e quella che propone di Gesù. Poiché, come scrive lei, Dio è uno solo, Gesù è stato ucciso. Non c’erano altre scelte per gli Ebrei. Ed è per questo che Gesù nel Vangelo della misericordia dice: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”.

            Dio misericordioso, di cui ai profeti da lei citati, è quello stesso Dio che ordinava lo sterminio dei nemici, animali compresi, perché non facevano parte del popolo dell’alleanza.
            Non è esattamente l’insegnamento di Gesù.

            Don Reviglio dicendo che Dio permette il male ha un concetto di libertà che non è quello di san Tommaso, ma quello dei nominalisti, è la libertà di indifferenza, l’uomo può scegliere indifferentemente il bene o il male, perché Dio glielo permetterebbe. Invece, no. E’ l’uomo che dotato di libertà che si arroga il diritto di poter scegliere il male.

            Se Marco la pensa come me, non posso che rallegrarmi.

            Io non ho detto nulla sulla grazia efficace e sufficiente ma sulla grazia preveniente: quindi il Banez non c’entra nulla.

            cit. “Dio permette il male perché lascia l’uomo libero di scegliere se fare o meno la Sua volontà, se corrispondere o meno al Suo amore infinito, ma il fatto che permetta all’uomo di peccare non significa che approvi il suo comportamento, al contrario Dio cerca in ogni modo di mostrare all’uomo la strada per il bene e attraverso la Grazia lo aiuta nel cercare di raggiungerlo, per questo Gesù incita alla perfezione.”

            La Grazia attuale e quindi quella preveniente che ne è una modalità è una verità di fede definita dal II Concilio d’Orange e dal Tridentino, il quale dichiara che gli adulti solo se «excitatos divina gratia et adjutos», possono porre alcuni atti che li preparino alla giustificazione.

            La grazia quindi non è un aiuto che Dio all’uomo perché cerchi di raggiungerlo, ma un influsso che Dio dà all’interno dell’uomo per predisporlo a porre alcuni atti che li preparino alla giustificazione.

          4. @Don Ezio
            «Tuttavia, quel che importava in quel momento a Gesù era parlare del Padre misericordioso, non della necessità della conversione.»

            Io non ho mai negato questo, ho messo in discussione la tesi da lei espressa secondo cui “la conversione del figliol prodigo forse c’è stata, forse no, ma comunque non è importante saperlo perché il testo evangelico non lo dice esplicitamente”. Invece, ripeto, la conversione è un dettaglio importante: il Padre si dimostra misericordioso perché il figlio torna a casa con un atteggiamento umile e pentito, senza vantare diritti, ma disposto ad essere trattato come l’ultimo dei servi in quanto è consapevole di aver sbagliato nei confronti del Padre. Sant’Alfonso Maria de’ Liguori diceva: “Dio usa misericordia con chi lo teme, non con chi si serve di essa per non temerlo”.

            «La “buona notizia di salvezza” trasmessa dal Vangelo è infatti non l’invito alla conversione, che è notizia di sempre per gli Ebrei, ma che il regno di Dio si era realizzato per la sua venuta in terra. D’ora in poi dovrà essere Gesù il riferimento per ogni morale.»

            Lei parte dal presupposto erroneo secondo cui convertirsi significa solo seguire delle regole morali imposte da una religione, per questo lei dice che per gli Ebrei l’invito alla conversione non era una novità, ma le cose non stanno così, convertirsi al cristianesimo significa innanzitutto credere in Gesù e lasciarsi trasformare dall’incontro con quest’Uomo meraviglioso in grado di rinnovare anche la vita più disastrata (le storie dei peccatori incalliti convertiti al cristianesimo sono in assoluto le più belle). Anche i farisei rispettosi di tutti i precetti della religione ebraica avevano bisogno di conversione, ma poiché credevano invece di essere già convertiti le parole di Gesù vengono da loro rifiutate malamente, per questo di essi viene detto: “Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane” (Gv 9, 41).
            Io e mia mamma chiamiamo il terzo mistero luminoso del rosario in due modi diversi, così un giorno sono andata a indagare su internet e ho scoperto che vanno bene entrambi: io lo chiamo “l’annuncio del Regno di Dio”, mentre mia mamma “l’invito alla conversione”. Giovanni Paolo II, al paragrafo 21 della sua Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae, del terzo mistero luminoso dice: “Mistero di luce è la predicazione con la quale Gesù annuncia l’avvento del Regno di Dio e invita alla conversione (cfr Mc 1, 15), rimettendo i peccati di chi si accosta a Lui con umile fiducia (cfr Mc 2, 3-13; Lc 7, 47-48), inizio del ministero di misericordia che Egli continuerà ad esercitare fino alla fine del mondo, specie attraverso il sacramento della Riconciliazione affidato alla sua Chiesa (cfr Gv 20, 22-23)”. Al seguente link vengono spiegati tutti i misteri luminosi del rosario, ma io riporterò solo le informazioni riguardanti il terzo: http://www.adorazioneeucaristica.it/misteriluce.htm
            «Nel terzo mistero della luce si contempla l’annuncio del Regno di Dio e l’invito alla conversione.
            “Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino: convertitevi e credete al Vangelo”. (Mc 1, 15)
            Gesù invita alla conversione, a non vivere più in attesa di gioie lontane, ma a godere di una Presenza che tutti possono riconoscere grazie agli insegnamenti del Vangelo!»
            Tutto questo per dimostrarle che l’annuncio del Regno di Dio e l’invito alla conversione sono un tutt’uno inscindibile: se io credo alla “buona novella del Vangelo” di conseguenza mi converto, cioè attraverso la relazione d’amore con Gesù trasformo la mia vita sulla base dei Suoi insegnamenti. La “buona notizia di salvezza”, infatti, non è per tutti, ma solo per chi si converte.

            «E’ vero che “molti sono i chiamati ma pochi gli eletti” (Mt 22,14), ma non perché gli insegnamenti di Gesù siano duri, come asserisce lei, ma proprio perché gli Ebrei non riuscivano a capire come Dio potesse essere contemporaneamente Giusto e Misericordioso, tant’è che il capovolgimento che Gesù fece dell’immagine di Dio provocò scandalo nei farisei e alla fine gli costò la vita.»

            Don Ezio, la prego, non mi dica che secondo lei gli insegnamenti di Gesù non sono duri, perché non ci credo! Le sembra forse facile perdonare settanta volte sette, amare i propri nemici, porgere l’altra guancia, prendere la propria croce, rimanere fedeli al proprio coniuge tutta la vita, essere perfetti come perfetto è il Padre Nostro che è nei Cieli? Se per lei è facile tutto questo, allora complimenti, vuol dire nientemeno che lei è Dio! Gesù dice: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno” (Lc 13, 24).
            I farisei non uccisero Gesù perché non riuscivano a capire “come Dio potesse essere contemporaneamente Giusto e Misericordioso”, i farisei uccisero Gesù per motivi politici e religiosi, perché Lui andava in giro a dire che era il Figlio di Dio, il Messia che gli Ebrei attendevano da tanto tempo e di cui parlavano tutte le Scritture, ciò per loro costituiva una bestemmia, inoltre temevano che il popolo si sarebbe potuto ribellare ai Romani poiché vedeva in Gesù il liberatore d’Israele lungamente atteso. Noi ovviamente sappiamo che la liberazione portata da Gesù non era di natura politica ma spirituale, era la liberazione dal peccato, la salvezza eterna, Gesù ha sempre detto chiaramente che il Suo Regno non era di questo mondo, ma i farisei non l’hanno capito e vedevano in Gesù una minaccia allo status quo creatosi con la collaborazione tra potere politico e religioso.

            «Che per tutti c’è speranza di salvezza a prescindere dal male che si è commesso, anche per il più incallito dei peccatori, lo avevano già detto i profeti, e quindi questa non è la buona notizia.»

            Non è vero che al tempo di Gesù la salvezza era alla portata di tutti: non lo era innanzitutto per i non-ebrei ed era preclusa anche a diverse categorie di persone che vivevano ai margini della società. Le prostitute, i pubblicani, i lebbrosi e molti altri erano considerati impuri e quindi anche il solo toccarli era proibito per i bravi ebrei osservanti della legge mosaica. Gesù invece dice che le cose non stanno così, l’impurità non ha nulla a che fare con la malattia, con il cibarsi di certe carni, insomma con le cose esterne, ma l’impurità nasce nel cuore dell’uomo, l’impurità è il peccato che viene commesso da tutti gli uomini, nessuno escluso e Gesù dice di essere venuto proprio per liberare l’umanità da questa schiavitù. Per essere liberati occorre però riconoscersi peccatori, per questo motivo le prostitute e i pubblicani precedono i farisei in Paradiso, perché loro, a differenza dei farisei, non nascondono a sé stessi la propria miseria e si riconoscono bisognosi della redenzione compiuta da Gesù.

            «Alla festa meritavano di partecipare entrambi i figli, infatti il Padre misericordioso non dice al figlio maggiore che non merita di partecipare alla festa, semmai non lo meriterebbe il figliol prodigo, ma il Padre lo rende giusto ugualmente, per lui è sufficiente il coraggio di aver riconosciuto il proprio sbaglio.»

            Nessuno dei due figli si merita la misericordia del Padre, eppure Lui la dà loro perché è buono e li ama. Non la merita il figliol prodigo per ovvie ragioni, ma non la merita neanche il figlio maggiore perché si comporta in maniera meschina: il fratello dato per disperso torna a casa sano e salvo e lui invece che gioire e fare festa insieme alla sua famiglia sta lì a recriminare su questioni grette di eredità e di soldi. E il Padre, però, non lo sgrida né lo umilia ma cerca di fargli capire la logica dell’amore, gli dice che bisogna gioire e fare festa perché il suo amato fratello è finalmente tornato a casa!

            «è il concetto di buon pastore che gli Ebrei non avevano. […] Dio misericordioso, di cui ai profeti da lei citati, è quello stesso Dio che ordinava lo sterminio dei nemici, animali compresi, perché non facevano parte del popolo dell’alleanza.
            Non è esattamente l’insegnamento di Gesù.»

            Il contrappore il Dio crudele e vendicativo dell’Antico Testamento a quello buono e misericordioso del Nuovo è quello che ha fatto l’eresiarca Marcione. Invece noi cattolici crediamo che sia lo stesso Dio, giusto e misericordioso allo stesso tempo. Gesù cita molte volte le Scritture per rivelare come abbiano sempre preannunciato la Sua venuta. Non possiamo dire di credere a Gesù se non crediamo al Dio dell’Antico Testamento. Per esempio prendiamo un passo del Vangelo di Luca, che lei ha giustamente detto essere chiamato il Vangelo della misericordia:
            “Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: «Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino». Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città” (Lc 10, 10-12).
            Come vede Gesù dice che quelle città che rifiuteranno di accogliere il Suo Vangelo riceveranno una sorte peggiore di Sodoma nel giorno del Giudizio, le cito questo passo per sottolineare sia il legame tra Nuovo e Antico Testamento sia il fatto che anche Gesù mostri di essere non solo misericordioso ma anche giusto.
            Inoltre mi preme ricordare che in realtà l’immagine del Dio pastore che guida e ama le Sue pecore esisteva già nell’Antico Testamento. Cito da Cathopedia al seguente link http://it.cathopedia.org/wiki/Pastore:
            «L’Antico Testamento usa il verbo ebraico רעה (ra’ah), che ricorre 173 volte, e che ha il senso di “pascere il gregge”. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, sono molto pochi i passi nei quali YHWH porta il titolo di pastore: due designazioni antiche (Gen 49,24; 48,15) e due invocazioni nel salterio (Sal 23[22],1; 80[79],2). Il titolo sembra riservato a colui che deve venire. In cambio, se non c’è trasposizione allegorica nei confronti di YHWH, le relazioni di Dio con il suo popolo si possono descrivere con una vera parabola del buon pastore. In occasione dell’esodo, “egli spinse il suo popolo come pecore” (Sal 95[94],7), come “un gregge nel deserto” (Sal 78[77],52-53): “Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri” (Is 40,11). YHWH continua a guidare il suo popolo (Sal 80[79],2). Quando Israele assomiglia più ad una giovenca testarda che ad un agnello in una prateria (Os 4,16), e per questo dovrà fare l’esperienza della prigionia (Ger 13,17), allora nuovamente YHWH lo “condurrà alle sorgenti d’acqua” (Is 49,10), radunando le pecore disperse (cfr. Is 56,8), “con un fischio li chiamerà a raccolta” (Zc 10,8). Egli rivela la stessa sollecitudine verso ogni fedele, che non manca di nulla e non può temere nulla sotto il vincastro di Dio (Sal 23[22],1-4).»

            «E’ l’uomo che dotato di libertà che si arroga il diritto di poter scegliere il male.»

            L’uomo si arroga il diritto di poter scegliere il male, ma Dio gli permette di farlo. Pensiamo alla tragedia della Shoah di cui oggi ricorre la memoria: Dio ha permesso ai nazisti di usare male il loro libero arbitrio commettendo uno dei più grandi genocidi della storia dell’umanità. Il male esiste, è inutile negarlo, quindi vuol dire che Dio lo permette. Cito il Catechismo al n° 311:
            “Gli angeli e gli uomini, creature intelligenti e libere, devono camminare verso il loro destino ultimo per una libera scelta e un amore di preferenza. Essi possono, quindi, deviare. In realtà, hanno peccato. È così che nel mondo è entrato il male morale, incommensurabilmente più grave del male fisico. Dio non è in alcun modo, né direttamente né indirettamente, la causa del male morale. Però, rispettando la libertà della sua creatura, lo permette e, misteriosamente, sa trarne il bene”.
            Sul tema della Grazia mi fido di quello che dice lei, è un argomento troppo intricato per una a digiuno di teologia come me.

          5. Brava Beatrice! Mi piace questo passo del tuo post: “Don Ezio, la prego, non mi dica che secondo lei gli insegnamenti di Gesù non sono duri, perché non ci credo! Le sembra forse facile perdonare settanta volte sette, amare i propri nemici, porgere l’altra guancia, prendere la propria croce, rimanere fedeli al proprio coniuge tutta la vita, essere perfetti come perfetto è il Padre Nostro che è nei Cieli?”
            Hai sintetizzato bene le esigenza del vangelo che tanti oggi tendono a sminuire, a ridurre ed attenuare cercando giustificazioni o attenuanti al peccato, come più volte ho letto ai in tanti post. Il che sarebbe anche giusto riguardo alla conoscenza dei nostri limiti umani, che non finiremo mai di esplorare completamente, ma se non avviene contemporaneamente la chiamata alla conversione, al cambio di rotta nella nostra vita verso Gesù, diventa una autogiustificazione.
            Purtroppo, anche nella chiesa, sono sempre meno quelli che “prendono la propria croce, rimangono fedeli al proprio coniuge tutta la vita,” ( per usare le tue parole), preferiscono rincorrere l’ultimo vento di dottrina del teologo lassista alla moda dimenticando che non abbiamo altra gloria che la croce di Cristo. C’è tutta una pastorale che rifugge la croce, non trovi?

          6. @Raffaele
            «C’è tutta una pastorale che rifugge la croce, non trovi?»

            Assolutamente d’accordo, questo è il grande problema di oggi: la croce è diventata uno scandalo anche per molti uomini di Chiesa non soltanto per i pagani, perché richiama alla mente il problema del peccato e della sua espiazione. Non è un caso che nel videomessaggio dell’Apostolato della Preghiera dedicato al dialogo tra le religioni è stato “casualmente” scelto quale simbolo del cristianesimo non la croce come sarebbe stato più ovvio e ragionevole, ma il bambinello, sicuramente più tenero e carino di quello che è stato storicamente uno tra i più terribili strumenti di morte. Ricordo di aver letto da qualche parte che i primi cristiani destavano scalpore tra la popolazione pagana proprio perché portavano al collo la croce, che all’epoca era una pratica ancora diffusa tra quelle usate per mettere a morte un uomo, per capirci era un po’ come se durante la Rivoluzione francese delle persone fossero andate in giro con al collo una ghigliottina! Oltretutto i cristiani parlavano spesso di Resurrezione dei morti, quindi molti pagani si immaginavano scenari apocalittici alla Resident Evil! Ovviamente poi se conoscevano qualche cristiano capivano subito che non erano adoratori del male.
            La croce per molti è un problema perché se si banalizza il peccato, non si capisce più per quale ragione Gesù abbia dovuto patire tutte le dolorose esperienze del Calvario e non si capisce neanche per quale motivo debbano partecipare all’opera di corredenzione di Cristo tanti innocenti attraverso immani sofferenze del tutto immeritate. Se passa l’idea per cui anche i peccati più gravi sono solamente veniali, perché dopotutto c’erano tante e tali attenuanti da rendere impossibile l’imputabilità, che senso ha la croce e soprattutto perché dovrei portarla sulle mie spalle se tanto mi salvo lo stesso? Ma chi me lo fa fare di compiere immani sacrifici per rimanere fedele a Gesù se questi sono del tutto inutili in vista di una salvezza che ho già assicurata qualsiasi cosa faccia? E così ovviamente alla fine una persona arriva ad autogiustificarsi sempre e a ritenersi in perenne stato di grazia pur trasgredendo continuamente i Comandamenti di Dio senza alcuna intenzione di smettere.
            La nostra è tutta una società sempre più votata all’edonismo e all’individualismo, all’esaltazione del piacere per ricercare il quale un uomo deve essere libero di usare qualsiasi mezzo lecito o illecito, c’è un rifiuto via via maggiore di qualsiasi forma di dolore, da qui derivano le leggi su divorzio, aborto, eutanasia, droghe libere e altri obbrobri simili, perché tutto deve essere subordinato alla felicità terrena di un uomo, fa niente se questa felicità va a scapito di altre persone e conduce dritti dritti all’impenitenza finale con la benedizione dei preti lassisti che hanno tradito completamente il loro mandato.
            Ho letto in un’intervista di Ratzinger che alcuni teologi contemporanei pensano che Gesù sia morto in croce non per espiare i peccati degli uomini, ma per espiare i peccati di Dio: capisci a che livello siamo arrivati oggi? Siamo al ribaltamento totale: gli uomini sono vittime innocenti della crudeltà di Dio, unico colpevole di tutto il male presente nel mondo! Spero sia chiara alla maggior parte dei cristiani la blasfemia di un’ipotesi del genere!
            Ratzinger scrisse nel libro “Guardare a Cristo” parole illuminanti sul rifiuto della croce nella teologia contemporanea:
            “Un Gesù che approva tutto è un Gesù senza la croce, perché allora non c’è bisogno del dolore della croce per guarire l’uomo. Ed effettivamente la croce viene sempre più estromessa dalla teologia e falsamente interpretata come una brutta avventura o come un affare puramente politico. La croce come espiazione, la croce come “forma” del perdono e della salvezza non si adatta ad un certo schema del pensiero moderno”.

          7. @ Beatrice

            Mi dica, Beatrice.
            Se nella Palestina dei tempi di Gesù non ci fosse stata in vigore la pena di morte Gesù non avrebbe potuto salvarci?
            E perché Dio si è incarnato? Perché altrimenti non avrebbe potuto morire in croce?
            Guardi non è la mentalità contemporanea a rifuggire la teologia della croce, ma la stesso san Tommaso d’Aquino, dottore della Chiesa, a dire che Dio si sarebbe incarnato lo stesso anche se non ci fosse stato il peccato originale. Infatti, a Filippo che chiedeva a Gesù di mostrargli il Padre, rispose: Ma non hai ancora capito? Chi vede me, vede il Padre. La Rivelazione di Dio non sarebbe stata completa senza incarnazione; inoltre l’incarnazione svela l’uomo all’uomo perché è stato creato a immagine di Dio e Gesù è il prototipo dell’umanità. Dalla teologia dell’incarnazione deriva il discorso della montagna con le beatitudini che sono il manifesto.
            La croce è la conseguenza della cattiveria degli uomini, non è una cosa positiva in se stessa. Siccome Gesù non l’ha potuta evitare, anche se ha chiesto questo, la croce assume anche quei significati del sacrificio che ci ricorda la lettera agli Ebrei. E’ ovvio che è blasfema la teoria opposta sull’espiazione dei peccati di Dio, che proprio non può peccare.

          8. @don Ezio
            Innanzitutto la sua risposta mi dà conferma di quanto Ratzinger sia una mente fine ed eccelsa, perché aveva centrato appieno il problema di molta teologia contemporanea. Adesso le rispondo punto per punto, per come la vedo io con il mio sensus fidei di semplice fedele.

            «Se nella Palestina dei tempi di Gesù non ci fosse stata in vigore la pena di morte Gesù non avrebbe potuto salvarci?»

            Ma le sembra che se ci fosse stato un altro modo per salvarci Gesù avrebbe sofferto tutto il Calvario? Ma lei crede in un Dio masochista che ama il dolore e che è andato a cercarlo volontariamente sapendo di poterci salvare in qualche altra maniera altrettanto efficace? Se fosse stato possibile salvarci in un altro modo penso che Gesù l’avrebbe volentieri fatto visto che nel Getsemani dice mentre suda sangue: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice!” Gesù era onnisciente, sapeva fin dal principio che fine avrebbe fatto e se avesse voluto avrebbe potuto evitare una morte così atroce, invece per amore nostro ha accettato la volontà del Padre ma farlo non è stato di certo una passeggiata!

            «E perché Dio si è incarnato? Perché altrimenti non avrebbe potuto morire in croce?»

            Ovviamente si è incarnato per salvarci dalla schiavitù del peccato e per farci godere insieme a Lui della beatitudine eterna, ma per farlo Gesù è dovuto morire in croce. Anche lei ha detto più volte che il Vangelo è la “buona notizia di salvezza”. Il fine dell’incarnazione è la salvezza dell’umanità e la croce l’unico mezzo possibile per ottenerla. Padre Pio diceva: “o si soffre in questa vita o si soffre nell’altra”.

            «Guardi non è la mentalità contemporanea a rifuggire la teologia della croce, ma lo stesso san Tommaso d’Aquino, dottore della Chiesa, a dire che Dio si sarebbe incarnato lo stesso anche se non ci fosse stato il peccato originale.»

            San Tommaso d’Aquino dice nella Somma Teologica III, 1, 3:
            «ARTICOLO 3
            Se Dio si sarebbe ugualmente incarnato nel caso che l’uomo non avesse peccato.
            […] RISPONDO: Ci sono in proposito opinioni opposte. Alcuni dicono che il Figlio di Dio si sarebbe incarnato, anche se l’uomo non avesse peccato. Altri invece affermano il contrario. Quest’ultima opinione pare che sia da preferirsi. Le cose infatti che dipendono dalla sola volontà di Dio, al di sopra di tutto ciò che è dovuto alle creature, non possono esserci note se non attraverso la Sacra Scrittura, nella quale la volontà divina viene manifestata. Perciò, siccome nella Sacra Scrittura il motivo dell’incarnazione viene sempre desunto dal peccato del primo uomo, è meglio dire che l’opera dell’incarnazione è stata disposta da Dio a rimedio del peccato, di modo che, non esistendo il peccato, non ci sarebbe stata l’incarnazione. La potenza di Dio però non è coartata entro questi termini: Dio infatti avrebbe potuto incarnarsi, anche se non ci fosse stato il peccato».
            Comunque il peccato originale c’è stato e Dio sapeva fin dal principio che ci sarebbe stato, quindi la domanda giusta da porsi non è, come dice lei, se Dio si sarebbe incarnato lo stesso anche senza peccato originale, ma bisogna chiedersi: perché Dio ha permesso ad Adamo ed Eva di peccare, trascinando tutta l’umanità in una condizione di dolore, da cui siamo stati liberati ad un prezzo altissimo, la croce di Gesù e quella di tutti gli innocenti che soffrono per partecipare all’opera di corredenzione di Cristo. Alla difficile domanda dà una risposta il Catechismo al n° 412:
            “Ma perché Dio non ha impedito al primo uomo di peccare? San Leone Magno risponde: «L’ineffabile grazia di Cristo ci ha dato beni migliori di quelli di cui l’invidia del demonio ci aveva privati». E san Tommaso d’Aquino: «Nulla si oppone al fatto che la natura umana sia stata destinata ad un fine più alto dopo il peccato. Dio permette, infatti, che ci siano i mali per trarre da essi un bene più grande. Da qui il detto di san Paolo: “Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia” (Rm 5,20). Perciò nella benedizione del cero pasquale si dice: “O felice colpa, che ha meritato un tale e così grande Redentore!”».”

            «La Rivelazione di Dio non sarebbe stata completa senza incarnazione.»

            La Rivelazione di Dio non è completa se escludiamo da essa la necessità della croce. Tutti i Vangeli parlano a più riprese della croce: «E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna» (Mt 10, 28); «Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà» (Mt 10, 37-39); «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Qual vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l’uomo potrà dare in cambio della propria anima? Poiché il Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni» (Mt 16, 24-27); «Se la tua mano ti scandalizza, tagliala: è meglio per te entrare nella vita monco, che con due mani andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile. Se il tuo piede ti scandalizza, taglialo: è meglio per te entrare nella vita zoppo, che esser gettato con due piedi nella Geenna. Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, che essere gettato con due occhi nella Geenna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue» (Mc 9, 43-48); «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà. Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso? Chi si vergognerà di me e delle mie parole, di lui si vergognerà il Figlio dell’uomo, quando verrà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi» (Lc 9, 23-26); «In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà» (Gv 12, 24-26); «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma tutto questo vi faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato» (Gv 15, 18-21).

            «inoltre l’incarnazione svela l’uomo all’uomo perché è stato creato a immagine di Dio e Gesù è il prototipo dell’umanità.»

            Gesù è prototipo dell’umanità perché mostra che l’uomo raggiunge la sua pienezza solo quando fa la volontà di Dio, anche quando questa volontà è dura da accettare come è stata dura per Cristo nel Getsemani.

            «Dalla teologia dell’incarnazione deriva il discorso della montagna con le beatitudini che sono il manifesto.»

            E di cosa parlano le beatitudini? Del fatto che i veri discepoli di Gesù in questa vita sperimenteranno la croce sotto molteplici forme, saranno poveri, affamati, piangenti, odiati e perseguitati, ma proprio in virtù della croce sopportata per rimanere fedeli a Cristo otterranno alla fine la beatitudine eterna: “perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”. Beatitudine di cui i veri cristiani possono godere già in questa vita tanto da riuscire a mantenere l’anima in pace anche in mezzo alle peggiori tribolazioni.

            «La croce è la conseguenza della cattiveria degli uomini, non è una cosa positiva in se stessa. Siccome Gesù non l’ha potuta evitare, anche se ha chiesto questo, la croce assume anche quei significati del sacrificio che ci ricorda la lettera agli Ebrei.»

            Ratzinger diceva che in alcuni ambienti la croce è “falsamente interpretata come una brutta avventura o come un affare puramente politico”. Le cose, però, stanno diversamente: la croce non è un incidente capitato perché Gesù si è incarnato in mezzo a tanta brutta gente che non si è fatta scrupoli nel mettere a morte un innocente, no, Gesù è morto in croce per Sua libera scelta, sapeva benissimo a cosa andava incontro e l’ha accettato perché rientrava nel piano messo in atto da Dio per redimere l’umanità intera dalla schiavitù del peccato. Attraverso la morte in croce di Cristo e la Sua Resurrezione noi siamo potuti rinascere alla vita di grazia dallo stato di morte spirituale in cui versavamo a causa del peccato originale dei nostri progenitori.
            Ma non capisce che la grandezza della proposta cristiana sta proprio nell’aver esaltato la croce come qualcosa che da negativo diventa positivo? Se anche il più grande fallimento che si possa immaginare, cioè la morte di Dio, si è trasformato in un trionfo, la Resurrezione dai morti, non c’è niente di così orribile che possa succedere nelle nostre vite da non poter essere riscattato attraverso la nostra fede in Cristo: la morte di una persona cara, una malattia, la perdita del lavoro, l’abbandono da parte del coniuge, ogni singola esperienza dolorosa assume un senso nei piani di salvezza ideati da Dio e allora si tratta solo di affidarsi a Lui perché qualsiasi cosa accada noi sappiamo di essere beati per il fatto di aver incontrato l’Amore che libera da ogni male e sa trarre da esso un bene superiore.

          9. @ Beatrice

            La sua è una sintesi perfetta di teologia amartiologica.

            Io le dico solo questo: Non credo in un Dio assassino che manda a morire suo Figlio perché no aveva altri mezzi per salvarci. Ma che Dio è, se non è onnipotente? D’altra parte Gesù, andato a Betania per operare la risurrezione di Lazzaro, pur sapendo del rischio che stava per correre, è rimasto a Gerusalemme per la celebrazione della Pasqua, e non si è sottratto ad una pena che non era necessaria, che non si è scelta lui e per la quale suo Padre non l’ha mandato in terra.
            Io le ho portato degli argomenti, lei non ne ha accettato nemmeno uno. Eppure il Concilio Ecumenico Vaticano II ha compiuto la svolta antropologica e la teologia dell’incarnazione non è una bufala. Che Gesù sia il prototipo dell’umanità è un fatto, che sia venuto per mostrarci il volto del Padre e liberarci dal giogo della legge mosaica sono fatti, le beatitudini sono state predicate agli ebrei ed erano e sono valide a prescindere dalla morte e risurrezione di chi le ha pronunciate. Ma lei non accetta i fatti, è rimasta a quella teologia del volontarismo e del nominalismo che si è sviluppata nel XIII secolo e ha continuato ad essere insegnata fino al Vaticano II. Se non si accetta la svolta antropologica del Vaticano II, non si può accettare il Magistero dei papi che sono seguiti, meno che mai l’attuale Papa. Solo che una cosa è la fedeltà al Vangelo e un’altra la fedeltà ad una teologia che non regge.

          10. Guardi, don Ezio, ne ho sentite tante in giro, ma un prete cattolico che nega il valore redentivo della croce di Cristo mi mancava, sul serio, siamo arrivati anche a questo. Quindi secondo lei non ha senso rivolgersi a Gesù con l’invocazione “Agnus Dei qui tollis peccata mundi”? E Gesù sarebbe morto per la cattiveria degli uomini e non per salvare l’umanità intera dalla prigionia della morte causata dal peccato?

            «Io le dico solo questo: Non credo in un Dio assassino che manda a morire suo Figlio perché no aveva altri mezzi per salvarci. Ma che Dio è, se non è onnipotente?»

            Innanzitutto non capisco perché nel suo paradosso lei parli di un ipotetico Dio assassino, semmai dovrebbe parlare di un Dio suicida che ha deciso di incarnarsi e di morire in croce, visto che Cristo era a tutti gli effetti Dio, vero Dio e vero uomo, Seconda Persona della Trinità, “generato, non creato, della stessa sostanza del Padre”. A meno che la teologia che prende come riferimento lei non contempli anche una forma di neo-arianesimo che considera Gesù un po’ meno del Padre, simile nella sostanza ma non proprio uguale, una creatura più perfetta dell’uomo ma pur sempre creatura e non Creatore. Invece Gesù ha detto esplicitamente: “Io e il Padre siamo una cosa sola”.
            Certo che Dio è onnipotente, ma, per ragioni che conosce pienamente solo Lui, ha ritenuto che il modo migliore per salvarci fosse la morte in croce di Gesù, ha reputato giusto quel particolare piano universale di salvezza, certo avrebbe potuto pre-ordinare le cose in modo da ottenere una creazione diversa, senza il peccato originale e senza la redenzione per mezzo della croce, senza Adamo ed Eva e Gesù e Maria quali nuovo Adamo e nuova Eva, però sappiamo che non l’ha fatto, o almeno non con noi, poi se esistano altri universi che funzionano in modo diverso dal nostro non ci è dato saperlo.
            Cito da Somma Teologica III, 1, 2:
            “ARTICOLO 2
            Se l’incarnazione del Verbo di Dio fosse necessaria per la redenzione del genere umano
            […] RISPONDO: A un fine può essere necessario un mezzo in due modi: o così che senza di esso non si possa ottenere il fine, com’è necessario il cibo alla conservazione della vita umana; o così che il mezzo agevoli il raggiungimento del fine, com’è necessario un cavallo per un viaggio. Ebbene l’incarnazione di Dio non era necessaria per la redenzione della natura umana nel primo modo, potendo Dio redimerci con la sua onnipotenza in molte altre maniere. L’incarnazione era invece necessaria per la redenzione umana nel secondo modo. Di qui le parole di S. Agostino: “Dimostriamo che a Dio non mancavano altri mezzi, perché tutto sottostà ugualmente al suo potere; ma non ne ebbe un altro più conveniente per sanare la nostra miseria”. […] Una soddisfazione può dirsi sufficiente in due modi. Primo, in maniera perfetta, in quanto è “condegna”, ossia compensa degnamente o adeguatamente la colpa commessa. In tal senso non poteva essere sufficiente la soddisfazione d’un puro uomo, perché tutta la natura umana era stata corrotta dal peccato, né il merito di una o più persone poteva compensare alla pari il danno di tutta la natura. Inoltre, poiché il peccato commesso contro Dio acquista una certa infinità dalla infinità della maestà divina: l’offesa infatti è tanto più grande, quanto più grande è la persona verso cui si manca; era necessario per una soddisfazione adeguata che l’azione del riparatore avesse un’efficacia infinita, quale è appunto l’azione di un uomo-Dio. Secondo, può dirsi sufficiente una soddisfazione in maniera imperfetta, ossia relativamente all’accettazione da parte di chi se ne contenta, anche se non è adeguata. In tal senso può essere sufficiente la soddisfazione d’un puro uomo. Tuttavia, poiché ogni cosa imperfetta presuppone la perfezione corrispondente su cui si regge, è dalla soddisfazione di Cristo che prende efficacia la soddisfazione d’ogni puro uomo”.

            «D’altra parte Gesù, andato a Betania per operare la risurrezione di Lazzaro, pur sapendo del rischio che stava per correre, è rimasto a Gerusalemme per la celebrazione della Pasqua, e non si è sottratto ad una pena che non era necessaria, che non si è scelta lui e per la quale suo Padre non l’ha mandato in terra»

            Ma come fa a dire che la morte in croce non se l’è scelta Gesù? Ma lei crede che Gesù è Dio o no? Crede che nel mondo non accada nulla che Dio non voglia o no? Crede che anche il male che accade nelle nostre vite rientra in un disegno provvidenziale di Dio o no? Gesù sapeva benissimo che per compiere la Sua missione su questa Terra sarebbe dovuto morire in croce e risorgere il terzo giorno, tant’è che lo disse pure agli apostoli suscitando la reazione scandalizzata di Pietro:
            “E cominciò a insegnar loro che il Figlio dell’uomo doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare. Gesù faceva questo discorso apertamente. Allora Pietro lo prese in disparte, e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i discepoli, rimproverò Pietro e gli disse: «Lungi da me, satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini»” (Mc 8, 31-33).
            Il Catechismo della Chiesa cattolica del 1997 (quindi redatto in epoca post-conciliare) dice qualcosa di diverso da lei a proposito dell’incarnazione di Dio:
            “I. Perché il Verbo si è fatto carne?
            456 Con il Credo niceno-costantinopolitano rispondiamo confessando: «Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo; per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo».
            457 Il Verbo si è fatto carne per salvarci riconciliandoci con Dio: è Dio «che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati» (1 Gv 4,10). «Il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo» (1 Gv 4,14). «Egli è apparso per togliere i peccati» (1 Gv 3,5):
            «La nostra natura, malata, richiedeva d’essere guarita; decaduta, d’essere risollevata; morta, di essere risuscitata. Avevamo perduto il possesso del bene; era necessario che ci fosse restituito. Immersi nelle tenebre, occorreva che ci fosse portata la luce; perduti, attendevamo un salvatore; prigionieri, un soccorritore; schiavi, un liberatore. Tutte queste ragioni erano prive d’importanza? Non erano tali da commuovere Dio sì da farlo discendere fino alla nostra natura umana per visitarla, poiché l’umanità si trovava in una condizione tanto miserabile ed infelice?».
            458 Il Verbo si è fatto carne perché noi così conoscessimo l’amore di Dio: «In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo perché noi avessimo la vita per lui» (1 Gv 4,9). «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16).
            459 Il Verbo si è fatto carne per essere nostro modello di santità: «Prendete il mio giogo su di voi e imparate da me…» (Mt 11,29). «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» (Gv 14,6). E il Padre, sul monte della trasfigurazione, comanda: «Ascoltatelo» (Mc 9,7). In realtà, egli è il modello delle beatitudini e la norma della Legge nuova: «Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati» (Gv 15,12). Questo amore implica l’effettiva offerta di se stessi alla sua sequela.
            460 Il Verbo si è fatto carne perché diventassimo «partecipi della natura divina» (2 Pt 1,4): «Infatti, questo è il motivo per cui il Verbo si è fatto uomo, e il Figlio di Dio, Figlio dell’uomo: perché l’uomo, entrando in comunione con il Verbo e ricevendo così la filiazione divina, diventasse figlio di Dio». «Infatti il Figlio di Dio si è fatto uomo per farci Dio». «Unigenitus […] Dei Filius, Suae divinitatis volens nos esse participes, naturam nostram assumpsit, ut homines deos faceret factus homo – L’unigenito […] Figlio di Dio, volendo che noi fossimo partecipi della sua divinità, assunse la nostra natura, affinché, fatto uomo, facesse gli uomini dei»”.

            «Io le ho portato degli argomenti, lei non ne ha accettato nemmeno uno».

            Io le ho risposto nel merito a tutto ciò che ha detto portando a sostegno di quanto affermavo testi dalle Scritture e dai Padri della Chiesa, è lei che non ha controbattuto alle obiezioni da me avanzate. Tra l’altro lei mi ha precedentemente detto una falsità (non so se per ignoranza o per malizia): mi ha detto testualmente che S. Tommaso sostenne che “Dio si sarebbe incarnato lo stesso anche se non ci fosse stato il peccato originale”. Quest’ultima è invece la tesi sostenuta dal beato Duns Scoto, S. Tommaso invece sostiene l’opposto (S. Th., III, q. 1, a. 3) insieme a molte altre voci autorevoli come S. Agostino (Sermo 174, n. 2; 175, n. 1), il quale scrisse: “Si homo non periisset, Filius hominis non venisset / se l’uomo non si fosse perduto il Figlio dell’uomo non sarebbe venuto”, S. Ireneo (Adv. haereses, V, 15, n. 1), S. Giovanni Crisostomo (In Epist. ad Hebr., Omelia 5, n. 1), S. Ambrogio (De Incarnatione dominicae sacramento, I, 6, 56), S. Leone Magno (Enarrat. in Psalm. CXIX, 2; Sermo LXXVII de Pentecoste, III, 2), S. Gregorio Nazianzeno (Oratio trigesima sexta, 6; Oratio trigesima octava, 5) e S. Atanasio (Adversus Arianos, Oratio secunda, 56).

            «Eppure il Concilio Ecumenico Vaticano II ha compiuto la svolta antropologica e la teologia dell’incarnazione non è una bufala».

            Ma lei è un fan di Karl Rahner? Adesso si spiegano molte cose…

            «Che Gesù sia il prototipo dell’umanità è un fatto, che sia venuto per mostrarci il volto del Padre e liberarci dal giogo della legge mosaica sono fatti, le beatitudini sono state predicate agli ebrei ed erano e sono valide a prescindere dalla morte e risurrezione di chi le ha pronunciate».

            Le ho già detto che è vero che Gesù è il prototipo dell’umanità, l’uomo a cui tutti noi dobbiamo ispirarci nel nostro vivere quotidiano, e infatti dobbiamo agire come Lui, facendo la volontà di Dio anche quando questa volontà è dura da accettare come è successo a Gesù nel Getsemani. Come si fa a capire qual è la volontà di Dio? Attraverso la preghiera e attingendo alla sana Dottrina. Non è vero, invece, che le beatitudini sono valide a prescindere dalla morte e risurrezione di chi le ha pronunciate: la grande ricompensa nei Cieli a cui si allude gli uomini la possono ottenere solo perché Gesù per sua libera scelta è morto e risorto per amore nostro. Noi uomini da soli la beatitudine eterna non saremmo mai stati in grado di guadagnarla con le nostre sole forze, è Gesù che l’ha guadagnata per noi attraverso la sua dolorosissima passione.

            «Ma lei non accetta i fatti, è rimasta a quella teologia del volontarismo e del nominalismo che si è sviluppata nel XIII secolo e ha continuato ad essere insegnata fino al Vaticano II. Se non si accetta la svolta antropologica del Vaticano II, non si può accettare il Magistero dei papi che sono seguiti, meno che mai l’attuale Papa. Solo che una cosa è la fedeltà al Vangelo e un’altra la fedeltà ad una teologia che non regge».

            Io sono rimasta alla Dottrina cattolica espressa nel Catechismo e non parlo del Catechismo di Pio X ma di quello redatto sotto il pontificato di San Giovanni Paolo II, Papa post-conciliare. Della teologia impregnata di relativismo e di soggettivismo e in odore di modernismo non me ne può fregar di meno, io quella non la seguo. Che il Concilio Vaticano II abbia abolito il valore redentivo della croce di Cristo per l’espiazione dei nostri peccati mi è nuova, non l’avevo mai sentita prima di oggi e dubito fortemente che sia così.

          11. Sono addolorato don Ezio.. se davvero quel che scrive riguardo a Nostro Signore corrisponde a quel che crede, mi spiace doverglielo dire.. lei ha perso la fede!
            Beatrice, temo sia tempo perso continuare con le dimostrazioni. E’ evidente che le verità di don Ezio non sono la Verità!

          12. @PetrusLXXVII

            Io non desisto, finché siamo vivi c’è speranza per tutti, ho conosciuto dei preti palesemente eterodossi che però erano comunque brave persone e magari erano in buona fede nei loro errori dottrinali, il cuore dell’uomo lo conosce solo Dio, se don Ezio ha deciso di consacrare tutta la sua vita a Gesù l’ha fatto per amore Suo ma è evidente che a un certo punto ha sbandato forse per colpa degli studi fatti in seminario, non so, però ripeto magari un prete se è messo di fronte ai suoi errori palesi può finalmente aprire gli occhi. Poi don Ezio l’ho preso un po’ a cuore, per questo gli rispondo spesso, perché è salesiano e ho sviluppato un attaccamento particolare per don Bosco tanto che ho scritto la tesi di laurea sulle sue attività editoriali.

        2. Marco,
          sono perfettamente d’accordo sul concetto di predestinazione alla gloria, riprovazione e sulla distinzione tra Grazia sufficiente e Grazia efficace.
          Grazie che ce l’ha ricordato.

          1. @ Beatrice

            Il catechismo della Chiesa Cattolica, citato da me e dal padre Bellon, al n° 1864 dice che l’impenitenza finale conduce alla vita eterna. Quindi è un peccato imperdonabile ed è una bestemmia contro lo Spirito Santo. Infatti, chi non conosce Dio, non sarà punito per questo, ma chi l’ha conosciuto e rifiuta la bontà di Dio, rifiuta la Verità e si condanna da solo. Ma anche questo collegamento tra la bestemmia dello Spirito Santo e questo particolare peccato contro lo Spirito Santo è fatto dal sottoscritto per deduzione logica.
            Il padre Bellon, nel dare una risposa ad una domanda, distingue nella sua esposizione tre punti: 1. La bestemmia contro lo Spirito Santo. 2. Quanti sono i peccati contro lo Spirito Santo. 3. Se il peccato contro lo Spirito Santo sia imperdonabile. Rileggendo l’articolo non ho trovato che il padre Bellon abbia scritto che la bestemmia contro lo Spirito Santo e i peccati contro lo Spirito Santo sono la stessa cosa. Se la ragione ha ancora qualche diritto di cittadinanza in questo blog, mi può dire come possono stare insieme queste due citazioni del padre Bellon:
            – la sentenza di Gesù: “chiunque avrà parlato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato né in questo secolo né in quello futuro” (Mt 12,31);
            – affermava S. Tommaso: “Questo non impedisce all’onnipotenza e alla misericordia di Dio di trovare la via del perdono e della guarigione che talora sana spiritualmente anche costoro in una maniera quasi prodigiosa”.
            Se avesse ragione lei Beatrice, cioè che bestemmia e peccato contro lo Spirito Santo sono la stessa cosa, allora le due sentenze non possono coesistere per il principio di non contraddizione. Se ha ragione Gesù, la frase di san Tommaso è falsa oppure si riferisce a qualcos’altro (= peccati contro lo Spirito Santo); se è vera la frase di san Tommaso, allora Gesù sarebbe un impostore, ma se Gesù fosse un impostore tutto quello che insegna san Tommaso non avrebbe alcun valore di verità, e qui cadiamo di nuovo nel principio di non contraddizione: perché una frase di san Tommaso non può essere contemporaneamente vera e falsa.
            Infine, mi scusi, vado sul personale. Se lei ammette di non capire niente di teologia, come fa a dire che io dico cose non giuste e non capisco di essere nell’errore? Sempre per il principio di non contraddizione non può affermare di non capire niente di teologia e contemporaneamente dire che io non capisco che il padre Bellon sosterrebbe che la bestemmia contro lo Spirito Santo e il peccato contro lo Spirito Santo siano la stessa cosa?
            Concludo che per lei il principio di non contraddizione non ha alcun valore.
            Io per diventare prete comunque ho fatto 80 esami in una Università Pontificia. Scusi, forse mi sbaglio: forse l’Università era sotto l’influsso della Massoneria e di Satana. Aiuto!!!

          2. @Don Enzo
            «Il catechismo della Chiesa Cattolica, citato da me e dal padre Bellon, al n° 1864 dice che l’impenitenza finale conduce alla vita eterna.»

            Io non ho fatto 80 esami in una Università Pontificia ma al catechismo mi hanno insegnato che l’impenitenza finale conduce alla dannazione eterna e non alla vita eterna (ma lei il catechismo l’ha comprato nello stesso posto in cui Galantino ha acquistato la sua Bibbia?). Comunque io sono davvero ignorante in teologia, non ho alcun problema ad ammetterlo, ma mi interessa approfondire la conoscenza della fede che professo, per questo dopo la sua risposta sono andata a indagare su internet, perché le avevo dato il beneficio del dubbio, ho quindi cercato tra gli addetti ai lavori per scoprire se davvero le cose stavano come diceva lei. Se avessi scoperto che aveva ragione lei gliel’avrei detto senza problemi, ma io ritengo che padre Bellon dica cose più giuste e che si differenziano in parte da ciò che lei ha sostenuto.

            Padre Bellon, nella risposta che ho riportato, quando al punto 1 spiega cos’è la bestemmia contro lo Spirito Santo riporta tre interpretazioni diverse che sono state date sulla spinosa questione e che San Tommaso ritiene tutte valide. Poi al punto 2 padre Bellon passa ad analizzare la suddivisione dei sei peccati contro lo Spirito Santo che San Tommaso fa a partire dalla terza interpretazione citata nel punto 1. Infine padre Bellon al punto 3 spiega in che senso tali peccati siano imperdonabili.

            Le riporto un’altra risposta di padre Bellon (ho usato le maiuscole per evidenziare alcune parti che mi interessava sottolineare):

            «Caro Alessandro,
            1. IMPUGNARE LA VERITÀ CONOSCIUTA È UNO DEI PECCATI CONTRO LO SPIRITO SANTO.
            SI DICONO CONTRO LO SPIRITO SANTO QUEI PECCATI CHE MANIFESTANO SISTEMATICA OPPOSIZIONE A QUALUNQUE INFLUSSO DELLA GRAZIA.
            SONO PARTICOLARMENTE GRAVI PERCHÉ COMPORTANO DISPREZZO E RIFIUTO DI TUTTI GLI AIUTI CHE DIO OFFRE AL FINE DI CONDURRE UNA PERSONA ALLA SALVEZZA.
            Vengono detti contro lo Spirito Santo perché è attribuita allo Spirito Santo l’opera della conversione e della santificazione.
            2. Secondo san Tommaso i peccati contro lo Spirito Santo sono tanti quanti sono i modi di disprezzare l’aiuto di Dio per trattenere l’uomo dal peccato (Somma teologica, II-II, 14, 2).
            Gli aiuti per trattenere dal peccato provengono da tre fonti: dal giudizio di Dio, dai suoi doni e da parte del peccato stesso.
            Si rifiuta l’aiuto che viene dal timore del giudizio quando si dispera della salvezza oppure si presume di salvarsi senza merito.
            Si rifiuta l’aiuto che viene dai suoi doni quando si impugna la verità conosciuta e si prova invidia della grazia altrui.
            Si rifiuta l’aiuto che viene dalla considerazione del peccato quando si permane nell’ostinazione nel peccato e in esso si vuole rimanere anche nel momento della morte (impenitenza finale).
            3. Tu mi hai chiesto una parola in particolare sull’impugnazione della verità conosciuta.
            Questo peccato si oppone direttamente alla fede, perché si rifiuta di aderire a Dio pur avendone segni certi e avendone anche il convincimento interiore.
            Per San Tommaso l’impugnazione della verità conosciuta consiste “nell’impugnare (combattere) le verità di fede conosciute, per peccare con maggiore licenza” (Somma teologica, II-II, 14, 2).
            Peccato di impugnazione della verità conosciuta potrebbe essere stato il peccato di Erode, il quale fu edotto dai Magi sulla nascita di Gesù come della nascita di un Re dalle origini celesti e fu confermato in questo anche dai sommi sacerdoti e dagli scribi.
            Oppure potrebbe essere stato il peccato di qualche eresiarca.
            Ma quando si tratta di applicare questo peccato ad una persona in particolare è meglio restare cauti, perché i segreti dei cuori li conosce solo Dio.
            4. QUESTO PECCATO, COME GLI ALTRI CONTRO LO SPIRITO SANTO, VENGONO DETTI IMPERDONABILI NON PERCHÉ DIO NON LI VOGLIA O NON LI POSSA PERDONARE, MA PERCHÉ L’UOMO SI CHIUDE DEL TUTTO A OGNI AIUTO CHE DIO GLI OFFRE PER LA SALVEZZA.
            Questa è anche l’interpretazione del Catechismo della Chiesa Cattolica: “La misericordia di Dio non conosce limiti, ma chi deliberatamente rifiuta di accoglierla attraverso il pentimento, respinge il perdono dei propri peccati e la salvezza offerta dallo Spirito Santo. Un tale indurimento può portare alla impenitenza finale e alla rovina eterna” (CCC 1864).
            Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
            Padre Angelo»

            Il link al testo è il seguente: http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=1366
            Mi interessa in particolare riflettere con lei sulla seguente frase di padre Bellon: “Questo peccato, come gli altri contro lo Spirito Santo, vengono detti imperdonabili non perché Dio non li voglia o non li possa perdonare, ma perché l’uomo si chiude del tutto a ogni aiuto che Dio gli offre per la salvezza”. Perché padre Bellon dice che il peccato di impugnare la verità conosciuta, come gli altri peccati contro lo Spirito Santo, è detto imperdonabile, quando sappiamo dalle Scritture che l’unico peccato imperdonabile è la bestemmia contro lo Spirito Santo? Non sarà che peccato contro lo Spirito Santo e bestemmia contro lo Spirito Santo sono per padre Bellon la stessa identica cosa?

            Ora, lei mi chiede come si concilia il fatto che i peccati contro lo Spirito Santo sono imperdonabili con la seguente affermazione di S. Tommaso: “Questo non impedisce all’onnipotenza e alla misericordia di Dio di trovare la via del perdono e della guarigione che talora sana spiritualmente anche costoro in una maniera quasi prodigiosa”. Lo spiega bene il Catechismo Romano: “Quando occorrono nella S. Scrittura o nei Padri sentenze che sembrano affermare che per alcuni peccati non c’è remissione, bisogna intenderle nel senso che il loro perdono è oltremodo difficile. Come una malattia vien detta insanabile quando il malato respinge l’uso della medicina, così c’è una specie di peccato che non si rimette né si perdona perché rifugge dalla grazia di Dio, che è il rimedio suo proprio”. Riassumendo i peccati contro lo Spirito Santo sono imperdonabili nel senso che “il loro perdono è oltremodo difficile”, tuttavia “questo non impedisce all’onnipotenza e alla misericordia di Dio di trovare la via del perdono” persino in questi casi apparentemente disperati.

            Ultima precisazione: il principio logico di non contraddizione lo so usare abbastanza da capire che Familiaris Consortio e Amoris Laetitia non sono una lo sviluppo dell’altra ma la negazione, perché come ha detto bene il cardinale Caffarra “Se io dico che s è p e poi dico che s non è p, la seconda proposizione non sviluppa la prima ma la contraddice”.

          3. @ Beatrice

            cit. “il Padre si dimostra misericordioso perché il figlio torna a casa con un atteggiamento umile e pentito, senza vantare diritti, ma disposto ad essere trattato come l’ultimo dei servi in quanto è consapevole di aver sbagliato nei confronti del Padre.”

            Appunto, vede che la parabola riguarda il Padre misericordioso? Il figlio, come lei dice, “è consapevole di aver sbagliato nei confronti del Padre”, la parabola non dice espressamente che si è convertito. Il figlio si è accorto delle conseguenze dei propri errori, ma si era veramente staccato dal “diletto del peccato” o è tornato a casa, studiandosi la parte da recitare, perché aveva fame? Il figlio certamente tornando a casa si è messo nella direzione giusta, quella della conversione. Il Padre, stando alla morale degli Ebrei, avrebbe dovuto dargli una congrua penitenza e solo dopo aver dato prova dell’avvenuta conversione, riammetterlo nella famiglia; invece no, ha fatto festa subito, appunto perché misericordioso.

            cit. “Lei parte dal presupposto erroneo secondo cui convertirsi significa solo seguire delle regole morali imposte da una religione,”

            No, no! Anzitutto conversione vuol dire cambiare religione, poi anche vuol dire passare da una vita peccaminosa ad una vita di grazia. Lei parte dal presupposto di sapere che cosa c’è nella testa dell’interlocutore. “seguire delle regole morali imposte da una religione” non significa convertirsi, significa essere fedeli ad una religione.

            cit. “per questo lei dice che per gli Ebrei l’invito alla conversione non era una novità,”

            per gli Ebrei l’invito alla conversione non era una novità perché tutto l’Antico Testamento è un appello alla conversione.

            cit. “ma le cose non stanno così, convertirsi al cristianesimo significa innanzitutto credere in Gesù e lasciarsi trasformare dall’incontro con quest’Uomo meraviglioso in grado di rinnovare anche la vita più disastrata (le storie dei peccatori incalliti convertiti al cristianesimo sono in assoluto le più belle).”

            Gesù non è venuto a fondare una nuova religione, ma a rivelare il volto del Padre (Gv 14,8-9). Si parla di cristianesimo dopo che la chiesa, a causa delle persecuzioni, si stacca dalla sinagoga.

            cit. “Anche i farisei rispettosi di tutti i precetti della religione ebraica avevano bisogno di conversione, ma poiché credevano invece di essere già convertiti le parole di Gesù vengono da loro rifiutate malamente, per questo di essi viene detto: “Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane” (Gv 9, 41).”

            Nelle controversie coi farisei, Gesù mostra come essi non fossero osservanti dei comandamenti più grandi: Mt 23. Gesù non dice che i farisei rispettosi di tutti i precetti della religione ebraica hanno bisogno di conversione: infatti tratta in modo molto diverso Simone il fariseo e Nicodemo.

            “Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino: convertitevi e credete al Vangelo”. (Mc 1, 15)”

            Convertitevi qui significa: “cambiare mentalità”. La “buona notizia” è il regno di Dio in mezzo a noi, cioè la persona stessa di Gesù. Con lui si passerà dalla morale del dovere e dell’obbligo alla morale della carità, questa è la conversione difficile da capire. In questo senso anche la Madonna che non aveva peccato, doveva convertirsi.

            cit. “Tutto questo per dimostrarle che l’annuncio del Regno di Dio e l’invito alla conversione sono un tutt’uno inscindibile: se io credo alla “buona novella del Vangelo” di conseguenza mi converto, cioè attraverso la relazione d’amore con Gesù trasformo la mia vita sulla base dei Suoi insegnamenti. La “buona notizia di salvezza”, infatti, non è per tutti, ma solo per chi si converte.

            Sì, sì. Non deve dimostrarmi nulla. E’ proprio così, solo che è il senso che dà lei è diverso da quello che do io.

            “Don Ezio, la prego, non mi dica che secondo lei gli insegnamenti di Gesù non sono duri, perché non ci credo! Le sembra forse facile perdonare settanta volte sette, amare i propri nemici, porgere l’altra guancia, prendere la propria croce, rimanere fedeli al proprio coniuge tutta la vita, essere perfetti come perfetto è il Padre Nostro che è nei Cieli? Se per lei è facile tutto questo, allora complimenti, vuol dire nientemeno che lei è Dio! Gesù dice: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno” (Lc 13, 24).”

            Non io, ma Gesù dice: “28 Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. 29 Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. 30 Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».” (Mt 11,28-30).
            Per punto:
            “perdonare settanta volte sette,” conosco molte persone miti che non serbano rancore con nessuno, neanch’io, ringraziando il Cielo.
            “amare i propri nemici,” idem
            “porgere l’altra guancia,” da non prendere alla lettera, ma nel senso di dare una seconda possibilità al nostro nemico, certamente sì.
            “prendere la propria croce,” nel senso di accettarla, conosco molte persone
            “rimanere fedeli al proprio coniuge tutta la vita,” tantissimi sia tra i miei parenti, amici e conoscenti.
            “essere perfetti come perfetto è il Padre Nostro che è nei Cieli”, qui non si chiede di essere come Dio ma di tendere alla santità che è propria di Dio.
            Conosco tante persone così che vivono in serenità e pace la loro fede. E’ proprio dalla fede che hanno la forza di essere così. Una volta che uno ha l’abito della fedeltà e del perdono, non è più portato all’odio, all’adulterio, ecc., anzi gli è più facile vivere secondo il Vangelo che non commettere malvagità.

            cit. “I farisei non uccisero Gesù perché non riuscivano a capire “come Dio potesse essere contemporaneamente Giusto e Misericordioso”, i farisei uccisero Gesù per motivi politici e religiosi, perché Lui andava in giro a dire che era il Figlio di Dio, il Messia che gli Ebrei attendevano da tanto tempo e di cui parlavano tutte le Scritture, ciò per loro costituiva una bestemmia, inoltre temevano che il popolo si sarebbe potuto ribellare ai Romani poiché vedeva in Gesù il liberatore d’Israele lungamente atteso. Noi ovviamente sappiamo che la liberazione portata da Gesù non era di natura politica ma spirituale, era la liberazione dal peccato, la salvezza eterna, Gesù ha sempre detto chiaramente che il Suo Regno non era di questo mondo, ma i farisei non l’hanno capito e vedevano in Gesù una minaccia allo status quo creatosi con la collaborazione tra potere politico e religioso.

            “Gesù non disse una parola contro i Romani, quindi il motivo della sua uccisione è solo religioso. Se Gesù si fosse messo a capo del partito degli Zeloti non l’avrebbero ucciso. Invece Gesù parla di un Dio misericordioso, Gesù perdona i peccati. Gesù non è stato ucciso perché Figlio di Dio, ma perché i farisei non potevano immaginarsi che il Figlio di Dio predicasse la religione del perdono e dell’amore universale, perciò l’hanno condannato come bestemmiatore, come un umano che pretendeva di essere il Figlio di Dio, i miracoli invece di essere la prova della sua divinità erano considerati opera del demonio.

            cit.”Non è vero che al tempo di Gesù la salvezza era alla portata di tutti: non lo era innanzitutto per i non-ebrei,
            ed era preclusa anche a diverse categorie di persone che vivevano ai margini della società. Le prostitute, i pubblicani, i lebbrosi e molti altri erano considerati impuri e quindi anche il solo toccarli era proibito per i bravi ebrei osservanti della legge mosaica.”

            Non era preclusa ai non-ebrei la possibilità della conversione, i convertiti si chiamavano “proseliti”, delle prostitute, lebbrosi e impuri non è detto nella Bibbia che sono condannati all’inferno, senza possibilità di redimersi.

            cit. “Gesù invece dice che le cose non stanno così, l’impurità non ha nulla a che fare con la malattia, con il cibarsi di certe carni, insomma con le cose esterne, ma l’impurità nasce nel cuore dell’uomo, l’impurità è il peccato che viene commesso da tutti gli uomini, nessuno escluso e Gesù dice di essere venuto proprio per liberare l’umanità da questa schiavitù. Per essere liberati occorre però riconoscersi peccatori, per questo motivo le prostitute e i pubblicani precedono i farisei in Paradiso, perché loro, a differenza dei farisei, non nascondono a sé stessi la propria miseria e si riconoscono bisognosi della redenzione compiuta da Gesù.”

            Appunto, perché Dio è Padre Giusto e Misericordioso.

            cit. “Nessuno dei due figli si merita la misericordia del Padre, eppure Lui la dà loro perché è buono e li ama. Non la merita il figliol prodigo per ovvie ragioni, ma non la merita neanche il figlio maggiore perché si comporta in maniera meschina: il fratello dato per disperso torna a casa sano e salvo e lui invece che gioire e fare festa insieme alla sua famiglia sta lì a recriminare su questioni grette di eredità e di soldi. E il Padre, però, non lo sgrida né lo umilia ma cerca di fargli capire la logica dell’amore, gli dice che bisogna gioire e fare festa perché il suo amato fratello è finalmente tornato a casa!”

            Appunto, Dio è Padre Giusto e Misericordioso.

            cit. “Il contrappore il Dio crudele e vendicativo dell’Antico Testamento a quello buono e misericordioso del Nuovo è quello che ha fatto l’eresiarca Marcione. Invece noi cattolici crediamo che sia lo stesso Dio, giusto e misericordioso allo stesso tempo.”

            Appunto, io sono cattolico, ma se leggiamo la Bibbia in molti punti appare che gli Ebrei avevano un’immagine di Dio diversa da quella predicata da Gesù in cui noi crediamo.

            cit. “Gesù cita molte volte le Scritture per rivelare come abbiano sempre preannunciato la Sua venuta. Non possiamo dire di credere a Gesù se non crediamo al Dio dell’Antico Testamento.”

            Ovvio: Dio è uno solo, ma non possiamo credere a come gli Ebrei presentavano Dio in molte pagine dell’Antico Testamento.

            cit. “Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: «Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino». Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città” (Lc 10, 10-12).
            Come vede Gesù dice che quelle città che rifiuteranno di accogliere il Suo Vangelo riceveranno una sorte peggiore di Sodoma nel giorno del Giudizio, le cito questo passo per sottolineare sia il legame tra Nuovo e Antico Testamento sia il fatto che anche Gesù mostri di essere non solo misericordioso ma anche giusto.”

            No. Il legame tra il Nuovo e l’Antico Testamento sta nel fatto che Gesù è il Messia predetto dai profeti, non nel fatto che anche Gesù “castiga” le città che non si convertono in maniera più dura di quel che è stato per Sodoma. La Giustizia di Dio non sta nella repressione delle colpe degli umani che non si convertono, ma nel “rendere giusti” i peccatori, quindi la Giustizia di Dio si esprime nella Misericordia. I peccatori che non si convertono se ne vanno con le loro gambe all’inferno, non è Dio che li precipita all’inferno perché è Giusto con i peccatori e Misericordioso con coloro che si convertono. Dio è Giusto-Misericordioso insieme. E’ qui il punto da capire e che ci differenzia dagli Ebrei e ….dagli anti-bergogliani.

            cit. “mi preme ricordare che in realtà l’immagine del Dio pastore che guida e ama le Sue pecore esisteva già nell’Antico Testamento.”

            Se Gesù si presenta come il buon Pastore che va alla ricerca della pecora smarrita, ci sarà pure una qualche ragione. Gli Ebrei avevano un concetto di Dio pastore del popolo, non tanto di un buon pastore che va alla ricerca di una singola pecora e lascia nell’ovile le 99 che non hanno bisogno di conversione.

            cit. “L’uomo si arroga il diritto di poter scegliere il male, ma Dio gli permette di farlo.”

            permettere: “Dare il permesso, concedere qualche cosa facendo uso della propria autorità: verrò al cinema se mio padre me lo permetterà; il direttore non permette che usciamo nelle ore d’ufficio; le autorità comunali non hanno permesso che si tenesse la manifestazione;” (http://www.treccani.it/vocabolario/permettere/).

            Dio non toglie all’uomo la possibilità di fare il male, ma in nessun caso Dio permette all’uomo di fare il male. Dio non può volere il male, neanche per trarne un maggior bene in seguito. Che un sacerdote predichi così è veramente grave.

            cit. “Pensiamo alla tragedia della Shoah di cui oggi ricorre la memoria: Dio ha permesso ai nazisti di usare male il loro libero arbitrio commettendo uno dei più grandi genocidi della storia dell’umanità. Il male esiste, è inutile negarlo, quindi vuol dire che Dio lo permette.”

            Che tipo questo Dio! Permette l’uccisione di 6 milioni e mezzo del suo popolo? Si è forse vendicato che gli hanno uscciso suo Figlio? Non credo in questo Dio.

            cit. Cito il Catechismo al n° 311:
            “Gli angeli e gli uomini, creature intelligenti e libere, devono camminare verso il loro destino ultimo per una libera scelta e un amore di preferenza. Essi possono, quindi, deviare. In realtà, hanno peccato. È così che nel mondo è entrato il male morale, incommensurabilmente più grave del male fisico. Dio non è in alcun modo, né direttamente né indirettamente, la causa del male morale. Però, rispettando la libertà della sua creatura, lo permette e, misteriosamente, sa trarne il bene”.

            In realtà, si tratta di una traduzione fuorviante del testo latino del Catechismo della Chiesa Cattolica.
            Permittere in latino significa propriamente “lasciar passare”, quindi Dio non permette il male, ma lo lascia accadere, non lo impedisce. E’ diverso.

            Meglio dice il Catechismo di San X con la risposta alla domanda 11:

            11. Dio può fare anche il male?
            Dio non può fare il male, perchè non può volerlo, essendo bontà infinita; ma lo tollera per lasciar libere le creature, sapendo poi ricavare il bene anche dal male.

  9. Ma ragioniamo:
    per quale motivo la Madre di Dio
    si sarebbe “scomodata”
    e ci avrebbe istruito
    -preghiera, digiuno, Sacramenti, per oltre 35 anni!-
    se non per prepararci alla PAZZESCA situazione che la Chiesa sta vivendo?

    1. …Ed aggiungo: l’amarezza è grande nel pensare a quante volte (con insistenza persino fastidiosa) padre Livio, parlando coi veggenti, “insinuava” la ipotesi che i segreti riguardassero la Chiesa.
      Che egli, allora, riteneva verosimilissima e quasi scontata.
      Meno male che ci son i suoi libri a testimoniarlo: potrebbe persino negare di aver mai ventilato una possibile apostasia da parte dei vertici della Chiesa. E negherebbe pure tutti i suoi scritti sui precursori dell’anticristo. E sull’anticristo stesso che -diceva- potrebbe essere un ecclesiastico.

      Un incubo, pare di vivere un incubo.
      MATER MEA FIDUCIA MEA

    2. per il motivo della scristianizzazione dovuta all’edonismo, all’erotismo frutti del consumismo della civiltà occidentale, non da papa Francesco. Perché la Madonna ha cominciato ad apparire nel 1981, quando era papa un campione dell’anticomunismo?

  10. Ricominciamo un altro tour de force come il precedente?
    Non sarebbe più saggio ascoltare il card. Caffarra quando dice che tutti noi siamo pronti ad obbedire al S. Padre Supremo Pastore della Chiesa, ma che per obbedire alla Sua volontà dovremmo prima conoscerla con chiarezza?

    1. @Nat

      “Ricominciamo un altro tour de force come il precedente?”

      Per me non è un problema. Barcollo ma non mollo! 😀 😀 😀

      ” tutti noi siamo pronti ad obbedire al S. Padre Supremo Pastore della Chiesa, ma che per obbedire alla Sua volontà dovremmo prima conoscerla con chiarezza?”

      Ritieni che quando il Santo Padre ha scritto quella lettera ai vescovi argentini dove confermava che “non ci sono altre interpretazioni” fosse sotto i fumi di alcool e/o droghe pesanti?

      E ritieni che lo fosse anche quando, nella sua diocesi (a Roma) il Cardinale Vallini promulgava linee guida sostanzialmente identiche a quelle dei vescovi argentini (che ora sono adottate da tutti i vescovi italiani, in pratica, a parte pochissime diocesi come quella di Caffarra et alii)?

      Se la risposta a queste due domande è “no” allora non ritieni che per conoscere la volontà del Santo Padre basti andare a leggere le linee guida dei vescovi argentini o del Cardinale Vallini?

    2. Caro nat,
      ti ho già elogiato nei giorni scorsi (ma non insuperbirti), tuttavia non sprecare più il fiato. Qui scrivono chilometrici interventi dotti lettori, tra i quali alcuni sacerdoti, che disquisiscono all’infinito. Altro che tour de force! Al confronto la Treccani è un bigino per le elementari. Da parte mia sono pervenuto ad una conclusione: semplicemente il magistero di questo Papa non riesco più a seguirlo. Ma di notte dormo lo stesso!

  11. @Don Ezio
    @Marco
    “esiste il peccato di disobbedienza al Papa. I tre vescovi citati sono convinti di essere loro i custodi della fede e fanno un appello pubblico al ravvedimento del Papa, che non interviene per sanzionare le interpretazioni di AL di alcune conferenze episcopali e diocesi. Potrebbero avere ragione i tre vescovi, ma così facendo disgregano ancor più la Chiesa e la portano ad una deriva pericolosa.”
    1. Se il custode della fede non è più il Papa qualcun’altro dovrà pure farlo;
    2. Lei sa chi in primis ha portato confusione e disgregazione nella Chiesa attuando quel processo di protestantizzazione che è sotto i nostri occhi già paventato anche dalla Emmerich;
    3. S. Paolo rimproverò aspramente e pubblicamente Pietro per il suo bene e per il bene della Chiesa e Pietro si ravvedette. Diceva: “La verità va gridata sui tetti” ed anche “Se qualcuno vi proponesse, fossi anche io stesso, un Vangelo diverso da quello che vi ho predicato sia anatema;
    4. La verità è quella rivelata nel Vecchio Testamento a cui Gesù
    ( rispondendo ai farisei non lascia dubbi ma specifica, Lui che è Dio: “Ma Io vi dico: chiunque rimanda….. commette adulterio e chi prende in sposa….commette adulterio”) ha dato compimento e insegnata da 2000 anni di Magistero. Lo so è dura ed è per questo che Papa Bergoglio, Lei e Marco, dimenticando che il vero bene dell’anima e del corpo è essere in Grazia di Dio e in Comunione con Lui, avete avuto la presunzione di essere più misericordiosi di nostro Signore;
    5. Smettiamola di nasconderci dietro un dito. Bergoglio con le nuove norme racchiuse nel recente motu proprio sul riconoscimento di nullità matrimoniale e con l’A.L. ha di fatto dato del bugiardo a Nostro Signore e dato il via al nuovo divorzio breve cattolico. Tralascio tutte le altre nefandezze cui se del caso potrei fare riferimento ma di cui tutti siete a conoscenza.

    “Che poi se il matrimonio è nullo ma non riesco a dimostrarlo o il tribunale ecclesiastico non l’ha dichiarato nullo, per conseguenza non posso passare a seconde nozze. Se mi trovo nella situazione di un secondo matrimonio civile, se non do scandalo e mi comunicano in una chiesa dove non sono conosciuto, può darsi che non sia ammesso dalla normativa canonica vigente, però mi domando se la volontà di Dio sia quella che devo astenermi dall’Eucaristia. Quindi deduco che a Dio non interessa il bene dei suoi figli, ma solo che facciano la sua volontà che poi è esattamente quella di alcuni canonisti di curia con la pancia piena e desideri sessuali repressi (forse)”

    1. Mi scusi Don Ezio l’ardire, ma Lei, come Bergoglio, manca di fede quando dice in sostanza che la Verità, se chiamata in causa attraverso la preghiera, non si curerebbe di intervenire in un processo di nullità;
    2. “Quindi deduco…”. Deduzione sbagliata che non le è stata richiesta e che suona come una bestemmia;
    3. Altre argomentazioni come quelle chiamate in causa dall’art. 301 dell’A.L. e il bene dei figli per continuare a copulare sono assolutamente inconsistenti e ancora di più denunciano una carenza di fede nei confronti della Provvidenza. In altri termini è come dire che quando Dio istituì il 6° Comandamento e Gesù lo confermò in modo inequivocabile e restrittivo senza se e senza ma, non tenne conto, come Lei, Marco e Bergoglio, di tutte le implicazioni e le problematiche associate. Che Dio impulsivo e superficiale!
    4.”…desideri sessuali repressi.”I suoi come sono?

    @Marco
    “Perciò come vede la situazione è molto complessa, perché la dottrina ha chiuso tutte le porte in entrata e in uscita.
    L’unica è la pastorale, stando ben attenti a non violare il dogma.”

    Quindi, riassumendo, ancora confermi quanto già avevi scritto in proposito e cioè che:
    1. Bergoglio avrebbe tanto voluto aprire al divorzio ma non ha potuto farlo per non essere accusato di eresia;
    2. Allora ha escogitato furbescamente l’A.L. e in particolare l’art. 301 per fregare tutti, Padreterno compreso.

    Quindi, se ho ben capito quello che proponi in pratica è: freghiamo il dogma con la Pastorale di Bergoglio.

    Veramente rimango esterrefatto da cotanta stupidità, stoltezza e presunzione. La Sapienza non è sinonimo di furbizia.

    1. @Roberto

      “Se il custode della fede non è più il Papa qualcun’altro dovrà pure farlo;”

      In che modo il Papa sarebbe andato contro la Fede?

      “Lei sa chi in primis ha portato confusione e disgregazione nella Chiesa attuando quel processo di protestantizzazione che è sotto i nostri occhi già paventato anche dalla Emmerich;”

      La Emmerich parla di due Papi, ma qui l’unico Papa è Francesco.

      E ti ricordo che le profezie della Emmerich sono state pesantemente rimaneggiate dal Brentano; e sono quindi inattendibili.

      ” S. Paolo rimproverò aspramente e pubblicamente Pietro per il suo bene e per il bene della Chiesa e Pietro si ravvedette. Diceva: “La verità va gridata sui tetti” ed anche “Se qualcuno vi proponesse, fossi anche io stesso, un Vangelo diverso da quello che vi ho predicato sia anatema;”

      Affermare che in una situazione oggettiva di peccato si possa essere in Grazia di Dio per mancanza di imputabilità è forse predicare un altro Vangelo?

      Se è così allora anche il Catechismo di San Pio X è eretico, visto che afferma che perché un peccato sia mortale non basta la materia grave ma occorrono piena avvertenza e deliberato consenso.

      “4. La verità è quella rivelata nel Vecchio Testamento a cui Gesù
      ( rispondendo ai farisei non lascia dubbi ma specifica, Lui che è Dio: “Ma Io vi dico: chiunque rimanda….. commette adulterio e chi prende in sposa….commette adulterio”) ha dato compimento e insegnata da 2000 anni di Magistero. Lo so è dura ed è per questo che Papa Bergoglio, Lei e Marco, dimenticando che il vero bene dell’anima e del corpo è essere in Grazia di Dio e in Comunione con Lui, avete avuto la presunzione di essere più misericordiosi di nostro Signore;”

      E infatti qui si sta parlando di discernere, da parte del Confessore, dove ci siano situazioni attenuanti (ovvero mancanza di piena avvertenza e deliberato consenso) che facciano si che i risposati siano in Grazia di Dio.

      La dottrina irreformabile della Chiesa ammette che in una situazione di peccato oggettivo si possa essere in Grazia di Dio per circostanze attenuanti? Si, lo ammette.

      Perciò, come dico da settimane, i provvedimenti antecedenti ad Amoris Laetitia toccavano solo il foro esterno (il comportamento pubblico) non toccavano cioè il tema della colpevolezza o meno del penitente. Al lo fa. Può farlo? Si, perché il fatto che anche in una situazione di peccato grave materiale si possa essere in Grazia di Dio è insegnamento Magisteriale.

      Ti cito Padre Cavalcoli, un teologo domenicano tomista (tomista come il sottoscritto) da qui http://isoladipatmos.com/i-divorziati-risposati-e-quei-teologi-che-strumentalizzano-la-familiaris-consortio-di-san-giovanni-paolo-ii/

      “La Familiaris consortio, appunto perché tocca solo il foro esterno,non sfiora neppure la questione in esame, caratteristica del foro interno, ossia della condizione o dello stato o del dinamismo interiore della volontà dei conviventi e lascia quindi aperta la porta alla legittimità della discussione in atto nel Sinodo, se, in certi casi gravi, ben precisati e circostanziati, con forti scusanti, i divorziati possano o non possono accedere ai Sacramenti.

      Giovanni Paolo II si limita a ribadire la norma vigente, espressione di un’antichissima tradizione, sia pur corredandola di alti motivi teologici. Ma trattandosi di norma certo fondata sul dogma, ma non necessariamente connessa con esso, questo insegnamento del Papa non è da considerarsi immutabile, come non lo sono generalmente le norme positive, giuridiche e pastorali della Chiesa, senza che ciò comporti un insulto al dogma sul quale si basano. Infatti, un medesimo principio morale può avere diverse applicazioni. Non sarebbe saggio né prudente attaccarsi ostinatamente ad una sola delle possibili applicazioni, per il semplice fatto che essa si fonda su di un valore assoluto, il quale, viceversa, ammette una pluralità di diverse applicazioni, salvo restando il principio.

      Ora, il timore di alcuni che un mutamento della disciplina vigente possa intaccare il dogma, è infondato, perché l’attuale normativa non è così connessa al dogma come fosse la conclusione di un sillogismo dimostrativo, dove la premessa sarebbe il dogma; ma la detta normativa ha solo una connessione di convenienza col dogma, tale da ammettere anche altre possibili conclusioni. Similmente, dal proposto di vivere cristianamente ― valore assoluto ed irrinunciabile ― non discende necessariamente soltanto la vita laicale, come credeva Lutero, ma può scaturire anche la scelta sacerdotale o religiosa.”

      Confutalo pure se puoi.

      “Altre argomentazioni come quelle chiamate in causa dall’art. 301 dell’A.L. e il bene dei figli per continuare a copulare sono assolutamente inconsistenti e ancora di più denunciano una carenza di fede nei confronti della Provvidenza. In altri termini è come dire che quando Dio istituì il 6° Comandamento e Gesù lo confermò in modo inequivocabile e restrittivo senza se e senza ma, non tenne conto, come Lei, Marco e Bergoglio, di tutte le implicazioni e le problematiche associate. Che Dio impulsivo e superficiale!”

      Dio ha dato i comandamenti ma la Chiesa ha sempre tenuto in considerazione le circostanze attenuanti. Solo prima non erano applicate ai risposati, ma agli altri peccatori si.

      “Quindi, riassumendo, ancora confermi quanto già avevi scritto in proposito e cioè che:
      1. Bergoglio avrebbe tanto voluto aprire al divorzio ma non ha potuto farlo per non essere accusato di eresia;”

      Io non sono nella testa del Papa, ma di sicuro voleva aiutare queste persone.

      “Allora ha escogitato furbescamente l’A.L. e in particolare l’art. 301 per fregare tutti, Padreterno compreso”

      No, non ha fregato nessuno, essendo semplicemente una applicazione di quella pastorale che viene già applicata a tutti gli altri peccatori.

      “Quindi, se ho ben capito quello che proponi in pratica è: freghiamo il dogma con la Pastorale di Bergoglio.”

      No, quello che propongo è : aiutiamo queste persone senza condannarle sempre e comunque. Il dogma permette di discernere dove in una situazione di materia grave vi sia imputabilità o meno, e non vedo perché non applicare questo discernimento ai risposati. Non sono peccatori peggiori degli altri.

      “Veramente rimango esterrefatto da cotanta stupidità, stoltezza e presunzione. La Sapienza non è sinonimo di furbizia.”

      Ma a dire il vero sei tu che confondi l’applicazione di un dogma e la disciplina col dogma stesso, come se una revisione dell’applicazione del dogma (già avvenuta mille volte nella Chiesa, prima dell’irrigidimento tridentino) fosse andare contro il dogma.

      1. Riguardo alla Emmerich, rimaneggiate o meno ci ha preso in pieno basta leggerle e vedere che tutto si è verificato, pure il cambiamento di palazzo;

        ma ci sono anche altre profezie più specifiche fatte in tempi recenti
        http://www.madonnadelpino.altervista.org/m/messaggipapa.html

        ma c’è anche Anguera com qui

        http://fruimex.blogspot.co.uk/2013/03/madonna-di-angueraci-saranno-due-troni.html

        e in tanti altri punti che le basta cercare………………..

        questo poi per non parlare di Fatima e della grande Apostasia interna alla chiesa

        e tutte sono state fatte PRIMA, quindi in ogni caso, che ci creda o meno si sono comunque avverate

        1. La Emmerich non c’entra niente con Papa Francesco, perché i Papi qui non sono due, ma uno, e il Papa è solo Francesco.

          Inoltre la Emmerich parla del Santo Padre “buono” che vive in un altro palazzo, perciò anche qualora centrasse qualcosa (e non è cosi, perché il Papa è uno solo) non sarebbe come dice lei.

          La Madonna di Anguera non si sa se sia una vera apparizione, in ogni caso non ha mai espresso parole di condanna su Papa Francesco

          Cito da qui

          http://www.madonnadianguera.it/news/2016/11/23/comunicazione-ufficiale-le-apparizioni-di-anguera-e-papa-francesco-importante/

          Messaggio n°3.830 – 8 giugno 2013

          “Cari figli, in ginocchio e in preghiera, adorate mio Figlio Gesù nell’Eucaristia. Nella vostra preghiera con Gesù, ascoltatelo. Egli vuole parlarvi. Prostratevi davanti a lui e adoratelo veramente. La vostra forza e vittoria sono nell’Eucaristia. Davanti a Gesù, pregate per la Chiesa. PREGATE PER PAPA FRANCESCO. La Chiesa cammina verso un futuro doloroso. Delle decisioni contrarieranno molti e il cammino del calvario sarà doloroso. Sono vostra Madre e vi amo. Coraggio. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.”

          Chissà forse sapeva che molti non avrebbero accettato la riforma di Papa Francesco, calunniandolo in tutti i modi.

          Le apparizioni della Madonna del Pino, come ho mostrato sotto, sono false.

    2. @Roberto

      “5. Smettiamola di nasconderci dietro un dito. Bergoglio con le nuove norme racchiuse nel recente motu proprio sul riconoscimento di nullità matrimoniale e con l’A.L. ha di fatto dato del bugiardo a Nostro Signore e dato il via al nuovo divorzio breve cattolico. Tralascio tutte le altre nefandezze cui se del caso potrei fare riferimento ma di cui tutti siete a conoscenza.”

      Questo è falso e calunnioso.

      Vedere qui punto 41 http://www.uccronline.it/2015/03/17/e-francesco-risposta-alle-obiezioni-antipapiste/#divorzio

      Non che sia una cosa nuova la calunnia, i tradizionalisti si muovono sempre in questo modo, purtroppo.

    3. Quello che si è fatto col Motu proprio del 2015, caro Roberto, è stato semplicemente rendere accessibile a tutti il processo di nullità, mentre prima ci volevano tempi lunghissimi e venivano caricati sulle spalle dei fedeli dei pesi insopportabili, mentre si annullavano i matrimoni dei potenti (come Cossiga, il cui matrimonio venne annullato dopo 47 anni) e il popolino veniva preso a calci in culo.

      Nella migliore tradizione ipocrita curialese della curia romana. Se a te questo piaceva a me no.

      Tornando un attimo su questo

      “Altre argomentazioni come quelle chiamate in causa dall’art. 301 dell’A.L. e il bene dei figli per continuare a copulare sono assolutamente inconsistenti e ancora di più denunciano una carenza di fede nei confronti della Provvidenza. In altri termini è come dire che quando Dio istituì il 6° Comandamento e Gesù lo confermò in modo inequivocabile e restrittivo senza se e senza ma, non tenne conto, come Lei, Marco e Bergoglio, di tutte le implicazioni e le problematiche associate. Che Dio impulsivo e superficiale!”

      Lo dici tu che sono inconsistenti.

      Prima di tutto perché le coppie giovani hanno bisogno anche di quello (diverso per chi ha quasi 70 anni) in secondo luogo perché per l’appunto, imponendogli questo, la fedeltà può essere messa a rischio e i figli danneggiati dalla separazione.

      Pensa ad una coppia dove lei è molto forte nella Fede e lui più tiepido.

      Lei vorrebbe vivere in castità ma lui non è d’accordo. Che si fa con questa povera donna? Le si obbliga a mandare a scatafascio la famiglia con grave danno dei figli e di tutti (perché troncare una unione con una persona che si ama può essere traumatico) altrimenti la manda all’inferno?

      In questi casi (come nei casi di ignoranza invincibile di cui parlava il Cardinale Antonelli e Gesù stesso nel Vangelo) l’imputabilità mortale non c’è, perché mancando la libertà di agire diversamente il peccato è solo veniale.

      Il Concilio di Trento mette sotto anatema chi dice che non è possibile osservare, con l’aiuto di Dio, i precetti.

      Te lo cito.

      Concilio di Trento (D. B. 828): «Se alcuno dirà che i precetti di Dio sono impossibili a osservarsi anche all’uomo giustificato e costituito in grazia sia anatema”.

      Ma tale canone non va inteso in senso assolutisco. La Chiesa l’ha scritto per dogmatizzare la possibilità di evitare i peccati mortali, con la Grazia di Dio, ma essendoci situazioni dove vi è ignoranza invincibile (mancanza di piena avvertenza) o mancanza di libertà di agire diversamente (mancanza di deliberato consenso) in quei casi il peccato, anche in materia grave (come adulterio), non è mortale ma veniale.

      E sempre il Concilio di Trento mette come dogma che è impossibile evitare anche i peccati veniali, se non si è avuto uno speciale privilegio come quello della Beata Vergine.

      Lo cito

      CONCILIO DI TRENTO (D. B. 833): «Se alcuno dirà che l’uomo una volta giustificato non possa più peccare… o al contrario che possa in tutta la sua vita evitare i peccati anche veniali, se non per uno speciale privilegio di Dio, come tiene la Chiesa in riguardo della B. Vergine, sia anatema”.

      Perciò nelle situazioni dove l’adulterio è peccato veniale a causa di varie attenuanti (cosa possibile per un peccato grave vedere Catechismo al paragrafo 1862) si può usare una cura pastorale più dolce.

    4. @Roberto Ceccarelli

      1. Chi stabilisce che il Papa non è più il custode della fede? Lei o mi riposta notizie che non conosco?
      2. Ed ecco un altro punto: la beata Emmerich che però dice tante cose e non sembra colpevolizzi i papi.
      3. La opposizione di san Paolo nei confronti di san Pietro è al contrario di quanto fa l’attuale Papa. La prassi dei giudeo-cristiani, avallata inizialmente da san Pietro, avrebbe pregiudicato la diffusione della Chiesa, che sarebbe rimasta una setta nell’ambito del giudaismo. Questo era il punto, non la misericordia nei confronti degli adulteri.
      4. Siamo d’accordo che il vero bene è essere in grazia di Dio. Il punto è se lo si è solo nel caso di osservanza formale della legge o se le cause diminuenti l’imputabilità siano tali da poter ritenere che uno possa essere in grazia di Dio, anche in caso di peccato grave formale protratto.
      5. Il Papa avrebbe dato di fatto del bugiardo a nostro Signore e introdotto il divorzio breve nella Chiesa Cattolica? Ma che le capita Roberto Ceccarelli? Il motu proprio introduce norme processuali più brevi sulle cause di nullità matrimoniale, non il divorzio breve! E AL invita i confessori a considerare le attenuanti che diminuiscono l’imputabilità della colpa nel caso di conviventi o sposati civilmente nel caso in cui sussista un precedente matrimonio canonico non dichiarato nullo. Questo la sa e perché allora ritorce così palesemente la verità, attribuendo al Papa colpe che non ha?
      Quanto alla seconda serie di punti:
      1. Un processo canonico si basa su accertamenti e documenti. I giudici non partono dall’idea che la Verità interviene nel processo di nullità, ma se così fosse dovremmo stare tranquilli: i giudici sono infallibili nelle loro sentenze, sembrerebbe un nuovo dogma proclamato da lei, ma penso che lei volesse insinuare che la Verità interviene, ma i giudici agiscono contro la Verità. Ma che cattivoni questi giudici che emettono sentenze di nullità a gogo!
      2. Quel “deduco” non è il mio pensiero, ma “Quindi deduco dal suo modo di ragionare”, caro Roberto, per cui la bestemmia sta nei volontaristi, in quelli cioè sanno esattamente quella che è la volontà di Dio cui tutti devono adeguarsi se vogliono salvarsi l’anima. Ma siccome io sono misericordioso, penso che ci sono senz’altro delle attenuanti per i tanti ciechi che scrivono su questo blog, i quali non riescono a vedere il bene che il papa Francesco sta facendo alla Chiesa.
      3. Non è che uno copuli per il bene dei figli, è che non vuole sfasciare la famiglia per il loro bene. E’ un po’ diverso. Non è autorizzato da nessuno a copulare, ma può darsi che ci siano talora delle cause diminuenti la colpa per il peccato grave che quindi può risultare anche mortale, ma non impedisce l’assoluzione a determinate condizioni.
      4. Curioso! Le assicuro che i miei desideri sono repressi, non sono un prete concubinario o con l’amante, ma la mia affermazione era per dire che è facile occuparsi di diritto canonico per un chierico che sa che non avrà problemi economici per tutta la vita.

      Marco ha analizzato le cause diminuenti la colpa. Invece i suoi commenti sul Papa che aprirebbe al divorzio e fregherebbe tutti compreso il Padreterno, si poggiano sul nulla.

      1. Il suo zelo in difesa del Papa è davvero commovente don Ezio.. Sarebbe stato interessante tuttavia conoscere quali furono gli argomenti che “certamente” avrà usato per difendere i predecessori di Papa Francesco dagli attacchi che a loro volta subirono!

        1. La cosa ancora più commovente, caro Petrus, commovente dalle risate (piangere dal ridere, succede) è che lei abbia tacciato me di illogicità e relativismo quando (come può constatare) io esponevo semplicemente il Magistero, tanto è vero che Don Ezio sta dicendo esattamente quanto dico io.

          1. Signor Don Ezio/Marco (dato che risponde a suo nome).. con un po’ di mestiere è possibile far dire al Magistero quello che si vuole.. i più capaci sarebbero in grado di ricavarne pagine del Pinocchio di Collodi. La sua esposizione del Magistero – che non è il Magistero – le assicuro che non impressiona nessuno, per cui si risparmi pure il “supplizio di Tantalo”… non glielo ha prescritto mica il medico di dedicarsi al martirio per AL.

          2. Ho solo fatto notare che anche Don Ezio dice ciò che dico io, ed essendo un Confessore forse certe cose le capisce.

            Comunque quando riuscirà a dimostrare l’erroneità di quanto stiamo dicendo lo faccia senza problemi, esattamente come io ho fatto con lei negli altri topic!

          3. Veramente le sue risposte non mi hanno ne soddisfatto e men che meno convinto. Quindi, quel “come ho fatto io” è una noticina narcisistica che farebbe bene a risparmiarsi. Le assicuro che non è il solo ad avere un cervello 😉

          4. Poco importa che non l’abbiano soddisfatta. Finché non riesce a dimostrarne l’erroneità (e se sono erronee, Magistero alla mano, è possibile farlo) fino a prova contraria è lei che non accetta la dottrina.

            Mai ho detto che lei non abbia cervello. Solo che qui le “idee” o convinzioni personali c’entrano poco. Una cosa o è conforme al Magistero o non lo è.

          5. Non vedo perché io debba dimostrare l’erroneità di una sua interpretazione del Magistero. L’onere della dimostrazione della ragionevolezza di una interpretazione precede la dimostrazione di erroneità della stessa. E il “mio cervello” mi dice che la sua dimostrazione soddisfa le pretese che le attribuisce. Capisce ora cosa c’entra il mio cervello?!

          6. “Non vedo perché io debba dimostrare l’erroneità di una sua interpretazione del Magistero. L’onere della dimostrazione della ragionevolezza di una interpretazione precede la dimostrazione di erroneità della stessa. E il “mio cervello” mi dice che la sua dimostrazione soddisfa le pretese che le attribuisce. Capisce ora cosa c’entra il mio cervello?!”

            Non è un’interpretazione. Dire (come faccio io) che:

            1) la disciplina di FC84 è uno dei modi di applicare il dogma, non l’unico modo e che quindi altre vie sono lecite;

            2) l’adulterio è un peccato grave come gli altri che, come gli altri, dove incorrono attenuanti può essere solo veniale (Catechismo 1862);

            3) in forza dei punti 2 e 3 la Chiesa ha potere di cambiare la prassi in tal senso, e che oggi la Chiesa tratta i risposati come gli altri peccatori, nè meglio nè peggio.

            Queste proposizioni non sono mie interpretazioni del Magistero.

            Sono proposizioni che possono essere solo vere o false.

            Perciò come vede il suo discorso non c’entra.

          7. Il mio discorso è più che calzante.. poiché lei pare non rendersi conto che riconoscere come vere le prime due proposizioni che chiama in causa è condizione necessaria ma non sufficiente ad avallare ciò che pretende di dimostrare, perché così come formulate non ne dispiegano esaurientemente il senso. Il risultato di questa incompletezza è che la terza proposizione che lei invoca è frutto di arbitraria interpretazione.

          8. Non è cosi perché lei ad esempio parte da preconcetti sbagliati (ovvero che nel momento in cui il risposati va dal confessore gli vengono tolte le attenuanti, cosa falsissima perché se ha dei figli da crescere non c’entra nulla l’essere andati dal confessore, esattamente come non c’entra nulla con la coscienza invincibilmente erronea [quella che rimane tale pur conoscendo la norma]) che falsificano tutto il suo discorso.

          9. Cos’è.. ha esaurito gli argomenti? Una risposta un po’ evasiva nel merito. Succede quando si è nella difficoltà di dover dimostrare l’indimostrabile. Lasci perdere.. anzi, lascio perdere io. Buon proseguimento!

          10. Ma che risposta evasiva. Io i miei punti li ho dimostrati tutti, se ha altre contestazioni in merito le faccia pure.

            Altrimenti lasci perdere, per l’appunto. Notte.

        2. Al di là delle innegabili diversità di stili tra gli ultimi tre papi, vi è una continuità del pontificato: sono tutti e tre papi del Vaticano II. Basta prendere le encicliche e scorrere le note che sono un continuo rimando ai documenti dei predecessori.
          In realtà gli attacchi ai due precedenti papi furono molto diversi:
          – san Giovanni Paolo II era osteggiato soprattutto dal Cremlino, pochi nostrani contro i suoi viaggi e le spese, parecchi tradizionalisti contro le sue aperture liturgiche ed ecumeniche;
          . Benedetto XVI è stato osteggiato da chi, non avendo argomenti, lo voleva processare con l’accusa di aver coperto casi di pedofilia tra il clero. Gli hanno reso la vita veramente difficile, poi gli scandali in Vaticano, un martire.
          – A dire il vero, Francesco è il papa meno criticato, se non dai pochi tradizionalisti rimasti nell’ovile, perché i tradizionalisti fuori hanno interesse a tornare a casa.
          L’argomento forte è quello di don Bosco il quale parlava sempre del Papa, chiamandolo Papa e non Pio IX per esempio (di cui era consigliere). Del resto io sono religioso e ho come superiore supremo il Papa cui obbedisco con l’assenso libero della mente. Non sono gesuita e quindi non ho il voto di obbedienza al Papa, però come salesiano di don Bosco per me il Papa è uno dei tre amori bianchi che raccomandava don Bosco: l’Eucaristia, l’Immacolata e appunto il Papa (dal bianco dominante delle loro immagini). Se non fossi convinto, non continuerei in questo stato per coerenza.

          1. Dice bene.. la natura degli attacchi era molto spesso diversa. Non concordo però sul fatto di intravedere continuità sulla base dei rimandi ai predecessori riportati nei documenti magisteriali. Richiamarsi al Magistero precedente è condizione necessaria per sposarne i contenuti, ma non sufficiente.. anzi, nulla vieta che il richiamo possa essere solo strumentale a dimostrare una continuità che di fatto manca, o peggio per nascondere una discontinuità ricercata.
            Di certo tra Giovanni Paolo II e Benedetto XVI esisteva una continuità, proseguita nel solco della lunga collaborazione tra i due, vigente già ai tempi del pontificato wojtyliano.. ma tra essi e Francesco, al di la di ogni ragionamento che se ne può fare, le pare che si possa parlare di continuità, osservando le diverse reazioni suscitate nell’orbe cattolica dall’atteggiamento di ciascuno rispetto ai medesimi temi? ..nella fattispecie in ordine ai sacramenti discussi nelle controversie intorno ad AL? Già il fatto che vi siano delle controversie, delle divisioni, la dice lunga sulla mancanza di continuità. No, i frutti non sembrano proprio fiorire dallo stesso albero, mi spiace!
            Detto ciò, non potrei che essere felice di scoprirmi smentito dal Papa, se un giorno col suo aiuto riuscissi a scorgervi quella continuità che sembra mancare.

          2. il vaticano 2 è stato pesantemente influenzato da forze esterne ostili alla vera Chiesa;
            e questo è un fatto storico http://www.corrispondenzaromana.it/il-concilio-vaticano-ii-una-storia-mai-scritta-2/

            e in ogni caso nonostante sia stato definito più importante del concilio di Nicea, non è stato un concilio dogmatico, ma pastorale……………….

            eppure viene trattato come dogmatico, e la pianta velenosa che è nata da esso sta maturando nei giorni nostri

            Giovanni XXIII etichettò come profeti di sventura i tre pastorelli di Fatima e si rifiutò di pubblicare il terzo segreto di Fatima; terzo segreto che non è completamente noto come lo stesso Benedetto XVI confermò (http://www.ilgiornale.it/news/cronache/confessione-papa-ratzinger-c-altro-sul-segreto-fatima-1259494.html) anche se poi la sala stampa vaticana di Bergoglio lo “fece parlare” smentendo; ma la smentita per bocca di Benedetto XVI non è mai arrivata;
            Fatto sta che questo terzo segreto parlerebbe di un cattivo concilio e di una cattiva messa e della grande apostasia interna alla chiesa;

            adesso si chieda se è folle chi segue l’insegnamento di duemila anni che la Chiesa ha tenuto o chi accusa quelli che definite impropriamente tradizionalisti di essere fuori dagli insegnamenti della Chiesa; che lo ripeto per duemila anni e soprattutto nel Vangelo ha insegnato tutt’altro rispetto a quello che voi pretendete passi per verità

          3. “anche se poi la sala stampa vaticana di Bergoglio lo “fece parlare” smentendo; ma la smentita per bocca di Benedetto XVI non è mai arrivata;”

            Questa è una sua menzogna calunniosa.

            Riguardo al Concilio Vaticano II solo pastorale è una bubbola che circola negli ambienti lefreviani, i Papi hanno detto tutt’altro.

            .

          1. @ Longino

            Il Concilio Vaticano II influenzato da forze esterne? E ce lo verrebbe a dire De Mattei ne “Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta”?
            Per sminuire il Concilio Vaticano II lei sostiene che è soltanto pastorale? Dato e non concesso che la pastorale non sia importante, le prime costituzioni conciliari Lumen gentium e Dei Verbum sono dette “Costituzioni dogmatiche”, ma anche le altre Costituzioni e tanti altri testi contengono aspetti dottrinali e dogmatici. Si può dire che il Concilio non ha usato lo stile degli anatematismi, proprio dei concili precedenti. Invece, eretico è chi non accetta le disposizioni del Vaticano II, esattamente come è capitato per tutti gli altri concili.

          2. @ PetrusLXXVII

            Si può vedere la continuità di papa Francesco che ha canonizzato Giovanni Paolo II, nella stima per il suo predecessore, nella fede, nella carità, nei viaggi apostolici, nella liturgia, nell’ecumenismo, nel dialogo con gli ebrei, con le altre religioni, con i non cristiani, con i non credenti.
            Ogni papa ha poi un suo stile e un approccio diverso ai problemi. Se il papa Francesco ha chiesto ai confessori di utilizzare anche per le coppie risposate o conviventi quei criteri che già c’erano, non vedo alcuna rottura col Magistero dei papi precedenti. Diciamo che quei criteri c’erano già e nessun sacerdote che li avesse applicati prima di AL avrebbe potuto essere sanzionato da qualche vescovo. Nessun papa precedente ha mai proibito di usare quei criteri. La liceità dell’applicazione di quei criteri non deriva dal fatto che il Papa li ha resi leciti mutando la dottrina o la prassi, ma dalla loro stessa natura.

        3. @ Petrus
          Per difendere gli altri papi avrei adoperato gli stessi argomenti: tutti i papi sono legittimi e perciò vicari di Cristo. E’ che qui i tradizionalisti attaccano l’attuale papa perché ha accelerato le riforme della Chiesa. ma ce n’era veramente bisogno.

          1. Come potrebbe difendere con gli stessi argomenti pontefici che hanno insegnato antiteticamente sul medesimo tema?! E non faccia contorsionismi per dimostrare che Giovanni Paolo II e Benedetto XVI (per limitarsi agli ultimi due) sostenevano le stesse cose di Francesco.. perché a smentirla ci sarebbe il fatto che i primi due non hanno generato alcun dubbio circa quanto hanno voluto trasmettere; lo stesso non si può dire dell’attuale Papa. Quanto meno c’è un problema di intendimenti.
            E poi, mi consenta.. il Papa va difeso quando egli stesso assolve al suo mandato di difendere il depositum fidei.. ma se tale mandato appare disatteso, almeno nella percezione dei fedeli, cosa c’è di illecito nel chiedergliene ragione? In fondo il compito del Papa è confermare nella fede i credenti.. se qualcosa non è chiaro, è dovere di colui a cui compete, chiarire, e diritto degli smarriti, domandare. Ecco la ragione dei Dubia.

          2. …e poi francamente e con tutto il rispetto, è una sua interpretazione del Magistero precedente, vedervi già espressi quei criteri che altri vedono invece esplicitati solo in AL.

          3. È un dato di fatto che l’insegnamento sulla coscienza invincibilmente erronea e le circostanze attenuanti possa diminuire la colpevolezza del peccatore facendola passare da mortale a veniale.

            Ed è un altro dato di fatto che prima di Al quesi criteri erano applicabili a tutti meno che ai risposati.

            Non per una questione dottrinale, ma per una scelta disciplinare.

            Perciò come ha detto Don Ezio l’applicazione di quei criteri anche ai risposati è lecita.

            Oppure si dimostri dove viene detto, magisterialmente, che l’adulterio è sempre peccato mortale, tale che chi lo compie non possa mai avere attenuanti.

  12. Secondo me leggendo soprattutto gli interventi di talet Don Enzo e di Marco /alias Vimcent Vega ci stamo allontanando sempre piu’dal messaggio di Cristo e l’abbiamo sostituito con un messaggio umano troppo umano.Credendo di essere piu’misericordiosi di Gesu’i preti di oggi ci propinano in tutte le salse una religione tepida sdolcinata e mediocre che infatti disgusta ed allontana i giovani ei puri di cuore e puo’piacere solo ai corrotti e furbi che ci trovano il loro tornaconto. Caro Don Enzo voi preti dovreste tornare davvero alle “origini”cioepredicare la difficile ma necessaria conversione dei cuori non la grazia a buon mercato e i peccati mortali diventati veniali e l’adulterio ammesso caso per caso per avere l’applauso dei molti!
    Il Cielo e’dei violenti come dice San Paolo non dei tepidi.

    1. @Maria Cristina

      “Secondo me leggendo soprattutto gli interventi di talet Don Enzo e di Marco /alias Vimcent Vega ci stamo allontanando sempre piu’dal messaggio di Cristo e l’abbiamo sostituito con un messaggio umano troppo umano”

      Allora è il Magistero della Chiesa che è tiepido, sdolcinato, umano troppo umano.

      Già nel Catechismo di San Pio X c’era scritto che un peccato grave (e l’adulterio è un peccato grave) quanto alla materia non è imputabile se mancano piena avvertenza o deliberato consenso.

    2. @Maria Cristina

      “e i peccati mortali diventati veniali”

      La invito, cara Maria Cristina, a far presente alla concrezione per la dottrina della Fede una grave eresia che ho trovato nel Catechismo

      “1862 Si commette un peccato veniale quando, trattandosi di materia leggera, non si osserva la misura prescritta dalla legge morale, oppure quando si disobbedisce alla legge morale in materia grave, ma senza piena consapevolezza o senza totale consenso.”

      Come vede il Magistero ammette che anche i peccati in materia grave (tra i quali appunto l’adulterio) possono essere veniali se vi sono attenuanti.

      Anche il Catechismo al 1860 ripete la stess grave eresia

      “1860 L’ignoranza involontaria può attenuare se non annullare l’imputabilità di una colpa grave. Si presume però che nessuno ignori i principi della legge morale che sono iscritti nella coscienza di ogni uomo. Gli impulsi della sensibilità, le passioni possono ugualmente attenuare il carattere volontario e libero della colpa; come pure le pressioni esterne o le turbe patologiche. Il peccato commesso con malizia, per una scelta deliberata del male, è il più grave.”

      Perciò, siccome mi ha convinto, e l’adulterio è sempre peccato mortale (come dice lei è la Chiesa odierna che, secondo lei, ha ammesso arbitrariamente che i peccati mortali se vi sono attenuanti possano essere veniali e non sarebbe un insegnamento del Magistero corretto), ha lo dovere di segnalare questa grave eresia.

      La prego, contatti la congregazione per la dottrina della Fede

    3. Ultima nota Maria Cristina, sui puri di cuore.

      Si dice che i bambini, che non hanno peccato, vogliono giustizia, gli adulti, che sono peccatori, vogliono misericordia.

      Evidentemente lei è una bambina (e quindi non avendo ancora peccato non può capire il bisogno di misericordia) oppure è adulta ma impeccabile (e sarebbe il secondo essere umano dopo la Beata Vergine ad esserlo).

      In caso contrario, se è una peccatrice come tutti, non si capisce perché sia contraria al fatto che la Chiesa voglia mostrare Misericordia e aiuto a chi ha peccato ed è in situazioni materialmente irrecuperabili.

    4. @Maria Cristina

      Riguardo ai “puri” che questo Papa allontanerebbe.
      Proprio il Vangelo di oggi parla dei puri che difendono la legge e sono scandalizzati dal fatto che Gesù voglia guarire un malato il sabato (lo vietava la Legge; e lo Shabbath era sacro in maximk grado per gli ebrei) ma gli stessi nello stesso giorno si incontrano per pianificare la morte di un innocente.

      La mia impressione è che vi dia fastidio che questo Papa sia accogliente anche con chi ha sbagliato, e non solo con voi, cattolici e famiglie modello, togliendovi quindi la possibilità di puntare il dito e giudicare.

      Se questi sono i “puri” allora lo dico chiaramente: fora di ball!

      1. Se lei vedesse persone che si tagliano da sole mani e piedi, le darebbe fastidio?

        il fatto che cercasse di impedirlo lo interpreterebbe come dovuto al fatto che si provi fastidio?

        Se provasse fastidio lascerebbe queste persone procedere………….

        E con il peccato è lo stesso, se non peggio………………

        Qui siamo al discorso folle che chi si sta tagliando le mani rimprovera a chi vuole impedirglielo di lasciarlo in pace e che glielo vuole impedire solo perchè prova fastidio: le sembra una cosa logica?

        1. Il suo esempio non c’entra niente.

          Qui si sta proponendo solo di fare discernimento per vedere dove il peccato è imputabile a colpa mortale (e qui occorre prendere decisioni drastiche ovvero esigere dal peccatore il fermo proposito di non peccare più) o dove invece ci sono attenuanti che riducono la colpevolezza.

          Tutto li.

          Come un medico che fa la diagnosi la Chiesa fa il discernimento.

    5. Don Ezio, prego, non don Enzo.

      Maria Cristina,
      ad un certo punto durante la persecuzione di Decio (250-251) ci sono stati coloro che per non rinnegare Cristo si rifiutarono di sacrificare agli dei pagani e subirono il martirio. Altri, i cosiddetti “lapsi” non ebbero il coraggio di farlo. Papa Cornelio li perdonò, nonostante lo scisma dei Novaziani che non ammettevano il perdono e la grazia a buon mercato. E’ chiaro che si tratta di due problemi diversi, eppure il papa del tempo Cornelio modificò una prassi apostolica, in virtù di un principio superiore. Ecco che viene a galla, Maria Cristina un altro punto. I giovani si allontanò o meglio ormai non si avvicino alla religione non per colpa dei preti, come pensa lei, ma della società secolarizzata.

      1. @Don Ezio

        “E’ chiaro che si tratta di due problemi diversi, eppure il papa del tempo Cornelio modificò una prassi apostolica, in virtù di un principio superiore.”

        Principio superiore che era nientemeno che la salvezza di queste anime, nonostante non fossero anime di “duri e puri”.

        Per l’appunto anche li la Chiesa ha mostrato Misericordia, andando oltre la Giustizia.

        Grande Don. Grazie per i suoi interventi.

  13. Quello che alla nostra infaticabile mentalità moderna (e peggio ancora contemporanea), perennemente impegnata a trovare (anche impossibili) compromessi tra quello che noi vorremmo che fosse e cio’ che irrimiediabilmente “è”, è il fatto che la Verità (= DIO) o E’ TUTTA nella sua interezza o semplicemnte non E’.
    E per tutta intendo TUTTA. Anche nelle sue piu’apparentemente nascoste sfumature. E infatti in queste sfumature si arrovella la machiavellica mente umana, che in realtà non vuole (vorrebbe) fare un torto a Dio, ma solo trovare una giustificazione (umanamente comprensibilissima, per carità, nessuno lo nega…) in cui anche la limitatezza strutturale dell’uomo abbia le sue ragioni per dire la “sua”. E questo in ogni campo del vivere e dello scibile (con i suoi miliardi di incatalogabili situazioni oggettive ed umanissime).
    Anche un insignificante (ed apparentemente innocuo) spiraglio che distorce la Verità, irrimediabilmente aprirà una falla che farà crollare tutta la diga. Tantopiu’ se si altera un “tassellone” come questo all’”ordine del giorno” … meglio nemmeno pensarci. Rimane la certezza che la Chiesa è saldamente nelle mani del Suo Capo, che pur fingendo di sonnecchiare ha gli occhi ben puntati su di noi.
    Volenti o nolenti, che ci piaccia o no, tutte le ragionevolissime argomentazioni variamente riportate (anche troppe) in queste ultime discussioni (umanamente comprensibilissime, ripeto) sono solo delle falle destinate minare l’intero edificio (e ci sarebbero fior di esempi in tutta la storia della cristianità).
    A noi viene chiesto di fidarci di Dio. Come farebbe un bimbo indifeso coi suoi genitori (purtroppo la pessima situazione della famiglia nel mondo di oggi non aiuta con questo esempio, ma con quello di cui si sta discutendo sarà ancor peggio in futuro …). E Dio non mancherà di aiutarci.
    Anche nelle situazioni umanamente impossibili. Si chiama Fede. Questo, solo questo, unitamente al nostro buono e coerente agire, ci viene chiesto.

    1. Non ho capito, Lugi. Fede nel Dio Misericordioso o nel Dio Verità che non ammette attenuanti nell’imputabilità delle colpe contro il sesto comandamento?

      1. Sarebbe poi curioso chiedere a Liigi se questa mancanza di possibilità di circostanze attenuanti valga solo per il sesto comandamento oppure anche per il settimo.

        Perché ad esempio nessuno obietta se dico che la Chiesa può usare il discernimento per esempio su un evasore fiscale che è costretto ad evadere per non far fallire l’azienda, rovinare la sua famiglia e i suoi dipendenti.

        Chissà perchè, qui, caro Don, se affermo che la persona non è libera di agire diversamente (e quindi manca di deliberato consenso, mancando di libertà non è imputabile di peccato mortale) tutti mi capiscono.

        Quando invece si parla di sessualità allora le orecchie e le teste si chiudono.

        Siamo di fronte ad una ossessione sessuofoba, secondo lei, Don (ossessione che, se andiamo a vedere, nei secoli passati era molto diffusa nella Chiesa, basta prendere i manuali per confessori medievali, dove persino le polluzioni notturne sono sanzionate)?

        1. Sull’evasore fiscale ovviamente intendo dire nel caso in cui uno si trova in condizione dove non evadere le tasse lo porterebbe al fallimento e alla rovina della sua famiglia e di innumerevoli altre.

          Qui penso proprio che il discernimento sia possibile, nonostante il peccato materialmente grave.

        2. @ Marco
          Potrebbe essere un’ossessione sessuofobica, retaggio di secoli di demonizzazione del sesso e della donna, instrumentunìm diabolis, ma preferisco non scendere a giudicare persone che conosco solo attraverso opinioni scritte in un blog.
          Lo stesso Messale di san Pio V chiedeva ai sacerdoti che si fossero accorti di avere avuto una polluzione notturna durante il sonno di confessarsi prima di celebrare la Messa e, nel caso non ci fossero confessori disponibili, premettere un atto di contrizione o dolore perfetto.

        3. Ovviamente il discernimento vale sempre, non certo solo per il Sesto.
          Dire che ci si “incaponisce” solo sui temi legati alla sessualità umana (per favore non riesumiamo l’antico rospo della sessuofobia) e si lasci correre sul resto (tipo i “nuovi dogmi” dell’equità fiscale, dell’eco-rispetto, dell’immigrazione) è pura ed artefatta semplificazione (pro domo sua… di qualcun altro diverso da NSGC).
          E’ ovvio, almeno per chi ha ancora occhi per vedere, che tutto quanto verte sulla sessualità umana è sempre tema molto scottante (sempre lo è stato e sempre lo sarà).
          La sessualità stà al centro della natura dell’uomo ed è parte fondamentale del grande progetto di Dio per l’uomo, in quanto legata alla generazione della vita e alla cooperazione con la stessa Creazione.
          E non è difficile (né assurdo, anzi esattamente il contrario) ritenere che la sessualità abbia avuto un ruolo primario in quella catastrofe cosmica che è stata per noi tutti il peccato originale (oggi tanto snobbato e misconosciuto).
          Tant’è che si è visto bene quanto la cosiddetta liberazione sessuale dal ’68 ad oggi abbia prodotto in termini di inenarrabili disastri (o c’è forse qualcuno che sostiene il contrario ?), tutt’ora in corso ed in prossimità del loro apice distruttivo della verità profonda sull’uomo (dico follia “gender” per concentrare il tutto in una sola parola).
          Per cui Dio, le Cui vie non sono le nostre, ha deciso di “blindare” la sessualità umana all’interno del matrimonio sacramentale (e questo non significa che all’interno della cornice matrimoniale il “campo è libero per tutto”…). Fuori non se ne parla nemmeno (anche i “single” se ne facciano una ragione).
          E facciamocene una ragione tutti.
          Il discernimento non è mimimamente in discussione. Neanche per l’omicidio.
          E’ invece l’uso di tutti i mezzi (magicamente) armonizzati in coro (da un direttore d’orchestra che non è certamente NSGC), in modo pseudo corretto per non dire subdolo, tanto per accomodare in qualche modo l’umanissimamente indigestissima (mi consentano il monstrum) Volontà del Padre Eterno che è sotto gli occhi di tutti. In estrema sintesi, che il tutto (il “nuovo corso”, tanto per dirla chiara) voglia condurre ad un “fiat voluntas nostra” (non Tua).
          Il “dubium” è che anche AL (ma la lista è molto piu’ lunga), volontariamente (e questo sarebbe certamente gravissimo) o incidentalmente, possa portare ulteriori disastri alla non già rosea situazione.

          1. Caro Luigi, è davvero curioso, mi creda, che lei dica “non tiriamo fuori il vecchio rospo della sessuofobia” per poi sciorinare tutto il repertorio sessuofobo che ha fatto parte della Chiesa, persino l’idea che il peccato originale abbia a che fare col sesso (cosa rifiutata da gran parte dei padri della Chiesa e dalla Chiesa oggi), che sarebbe quindi “il peccato dei peccati”.

            Riguardo a questo

            “Per cui Dio, le Cui vie non sono le nostre, ha deciso di “blindare” la sessualità umana all’interno del matrimonio sacramentale”

            Le faccio due domande:

            1) quanti cattolici conosce arrivati vergini al matrimonio? Non sto mettendo in discussione quanto dice la Chiesa, sto chiedendo quanti ne conosce personalmente, nella vita reale;

            2) i non cattolici, che non hanno il matrimonio sacramentale, sono tutti degli animali dediti alle peggiori perversioni? Perché la dottrina considera il sesso qualcosa di intrinsecamente malvagio tranne che quando è posto in essere nel matrimonio sacramentale (alla faccia della “non tiriamo fuori la sessuofobia”, se non è sessuofobia questa cosa facciamo? Andiamo direttamente al catarismo?), e quindi viene da farsi questa domanda.

          2. caro Marco,

            non mi faccia dire quanto non voglio assolutamente dire.
            Certamente la Chiesa non è entrata nei dettagli in merito al peccato originale, che è essenzialmente il non fidarsi di Dio, il rifiuto della Sua Amicizia, la superbia alla fin fine.
            Ma che il serpentello con il sesso ci abbia giocato eccome (lo abbia strumentalizzato in poche parole), mi pare cosa davvero plausibilissima. Anzi logicissima.
            Questo non vuol dire farne una fobia.
            Quanto alle sue domande le risposte sono tanto banali quanto ovvie: in (un non lontanissimo) passato avrei anche potuto conoscerne tante. Oggi praticamente zero.
            E questo vale per il rapporto con la sessualità di qualsiasi persona: la “castità” dentro e fuori il matrimonio è cosa ardua assai!
            Questo non vuol certamente dire che sottolineare questo è sessuofobia, nè che chi vi cade (e ricade e ricade … e ricade) è dedito alla perversione (almeno non nella stragrande, almeno spero, maggioranza dei casi).
            Sessuofobo sarà lei.

          3. “E questo vale per il rapporto con la sessualità di qualsiasi persona: la “castità” dentro e fuori il matrimonio è cosa ardua assai!”
            Intendo dire per le persone sposate secondo il sacramento del matrimonio, e per persone che sposate non sono (per scelta o per altre ragioni).
            Purtroppo si va sempre a finire qui: col “sesso” Satanasso fa sempre strike (pro domo sua, purtroppo), mentre la castità (boccone assolutamente indigeribile, specie per le nostre orecchie ormai upgraded al mainstream planetario) è una bestia veramente grama da affrontare.
            Altro che sessuofobia. Qui siamo veramente al clou della questione.

      2. Sul l’evasore fiscale ovviamente intendo dire nel caso in cui uno si trova in condizione dove non evadere le tasse lo porterebbe al fallimento e alla rovina della sua famiglia e di innumerevoli altre.

        Qui penso proprio che il discernimento sia possibile, nonostante il peccato materialmente grave.

      3. Caro Don Ezio,
        Dio non è certo a compartimenti stagni: essendo Perfezione Assoluta è sintesi suprema di Misericordia e Giustizia, e proprio in virtu’ della Sua Giustizia, non puo’ essere un Dio “intollerante” (che non ammette attenuanti, pur chiedendoci il massimo).
        Purtroppo oggi la gran confusione è generata dai tentativi surrettizi (trasversale e ad ogni livello gerarchico) di rendere digeribile (secondo i desiderata umani) una pillola (la parola di Dio in generale) che risulta estremamente indigesta alle nostre voglie e sensibilità. Il “casino” è tutto qui.
        Ed il rischio, parlando in termini esclusivamente terreni, è quello di mandare all’aria tutto.
        Solo i ciechi “turiferari” del nuovo corso si ostinano a non voler vedere.

  14. Inoltre nel caso di matrimonio che in coscienza ritengo non valido, ma senza poterlo dimostrare, se dopo un discernimento, la Chiesa mi fa accedere all’Eucarestia, equivale a riconoscere che mi crede, quindi può direttamente dichiarare la Nullità, permettermi di contrarre finalmente matrimonio sacramentale e darmi in piena comunione la Comunione!

    1. No, no! Un conto è il confessore che giudica in foro interno e un conto la Chiesa che giudica in foro esterno. Anche il confessore rappresenta la Chiesa, ma gli effetti della “sentenza” del Confessore sono “limitati” all’accesso all’Eucaristia, mentre il Tribunale della Chiesa dichiara se costi che il matrimonio sia nullo o no: questo vale anche per un omicida, un mafioso, un ladro che quindi potranno risposarsi, ma non accedere all’Eucaristia, se non si convertono.

      1. Questi sono tecnicismi. Facciamo fare il discernimento al Vescovo o ad un delegato, con dispensa di nullità e amen.

      2. “questo vale anche per un omicida, un mafioso, un ladro che quindi potranno risposarsi, ma non accedere all’Eucaristia, se non si convertono.”

        e no qui mancate dei misericordia verso i mafiosi e gli assassini;

        essi infatti in caso di coscienza invincibilmente ed incolpevolmente erronea sono in stato di peccato veniale; e quando si confessano dichiarando che loro in coscienza non si sentono in peccato mortale; il sacerdote valuterà ed accortosi della loro sincerità, li assolverà; ecclesia supplet ecclesia supplet e tanti saluti;

        si provi a dire che sbaglio

        si dimostri il contrario catechismo alla mano

        1. Ho già risposto alle sue sciocchezze qui https://www.marcotosatti.com/2017/01/18/tre-vescovi-appello-in-sette-lingue-a-pregare-il-papa-non-permetta-leucarestia-ai-divorziati-risposati/#comment-4261

          Riguardo alla bestemmia, da lei nominata sopra, è un peccato gravissimo ma anche questo non sempre mortale.

          Ricordo il mio povero nonno, cresciuto in una famiglia di contadini, che purtroppo aveva preso il vizio di bestemmiare e per lui era diventato come un intercalare, non ci faceva nemmeno più caso.

          Purtroppo li ha giocato molto l’essere cresciuto nell’ignoranza ma non credo che Dio non lo abbia accolto (magari dopo un po’ di Purgatorio), era una brava persona.

          Ciò non toglie che la bestemmia sia un peccato oggettivamente gravissimo ma penso che il mio esempio del nonno sarà famigliare a molti qui dentro.

  15. Poi una volta fatto il processo celere di nullità, se essa non venisse accordata, allora sarebbe davvero contraddittorio se io in coscienza mi sentissi non sposato validamente nonostante il giudizio della Chiesa e la stessa Chiesa che non ha dichiarato la nullità, mi desse la Comunione, io vivendo la sessualità in nuove cosiddette nozze.

    1. La Verità è semplice e non complicata; il matrimonio è unico ed indissolubile;

      se si tiene conto che quella che viene oggi definita chiesa anglicana è nata proprio per non concedere un secondo matrimonio…………….

    2. Oh! ecco il problema dov’era! E’ il processo di nullità celere, come se il processo interminabile sia il più giusto.

      1. @Don Ezio

        “Oh! ecco il problema dov’era! E’ il processo di nullità celere, come se il processo interminabile sia il più giusto.”

        Perfetto Don!

        Infatti qui https://www.marcotosatti.com/2017/01/18/tre-vescovi-appello-in-sette-lingue-a-pregare-il-papa-non-permetta-leucarestia-ai-divorziati-risposati/#comment-4143 scrivevo a Roberto Ceccarelli, che non ha mancato di criticare il Motu Proprio del Papa

        “Quello che si è fatto col Motu proprio del 2015, caro Roberto, è stato semplicemente rendere accessibile a tutti il processo di nullità, mentre prima ci volevano tempi lunghissimi e venivano caricati sulle spalle dei fedeli dei pesi insopportabili, mentre si annullavano i matrimoni dei potenti (come Cossiga, il cui matrimonio venne annullato dopo 47 anni) e il popolino veniva preso a calci in culo, con tempi lunghissimi e fardelli enormi (aggiungo ora).

        Nella migliore tradizione ipocrita curialese della curia romana. Se a te questo piaceva a me no.”

  16. Don Ezio ha ragione, ma mi chiedo, non è meglio fare un vero discernimento vocazionale prima del matrimonio, come per i consacrati, e dichiarare la nullità dopo, in maniera celere, gratuita ed appassionata, come giustamente ha ordinato il Papa, piuttosto che la Comunione secondo coscienza? Intanto chi fosse in attesa della nullità può fare la Comunione Spirituale, e Dio farà arrivare in egual misura la Grazia, certi che Egli salva anche con l’obbedienza, la paziente attesa, non solo con un sacramento esteriore.

    1. #Intanto chi fosse in attesa della nullità può fare la Comunione Spirituale, e Dio farà arrivare in egual misura la Grazia, certi che Egli salva anche con l’obbedienza, la paziente attesa, non solo con un sacramento esteriore#
      Giustissimo. Non c’è l’obbligo di andare ala Comunione per essere salvati. Se non sbaglio, l’unico sacramento necessario per entrare nel Paradiso è il battesimo.

    2. Il problema è che de facto il matrimonio è “imposto” a tutti.

      Mi spiego: da un lato lei Sergio ha perfettamente ragione nel dire che il matrimonio sacramentale è una vocazione.

      Ma, dall’altro, non so se lo sa, per la Chiesa è anche l’unica unione legittima tra battezzati, il che significa che se un battezzato convive solamente o si sposa solo civilmente (perché magari non se la sente di legarsi indissolubilmente, col rischio che se poi diventa un pazzo e rovina la vita alla moglie questa è vincolata a lui comunque) si trova in situazione oggettiva di peccato grave come i risposati.

      Perciò, se NEI FATTI la vocazione matrimoniale è appunto una vocazione, altrettanto NEI FATTI tutti ci sono obbligati, perché altrimenti non possono avere relazioni sentimentali e sessuali senza essere in peccato.

      Se è vero, infatti, che non tutti hanno la vocazione al matrimonio sacramentale, è altrettanto vero che ancora meno persone hanno la vocazione a vivere come come un monaco del monte athos.

      Ebbene, per la dottrina, o ti sposati sacramentalmente oppure vivi come un monaco del monte athos, altrimenti sei in peccato grave (potenzialmente mortale, quando ci sono le tre condizioni).

      Capito Sergio?

      Perciò il suo discernimento prematrimoniale andrebbe benissimo….. Se le cose non fossero così.

      Oggi de facto impedire ad una coppia di sposarsi (che nel 99% dei casi sono già sessualmente attive prima del matrimonio) implica lasciarle in stato oggettivo di peccato grave materiale (se sia mortale non lo so, non sono il loro confessore).

      Perciò come vede la situazione è molto complessa, perché la dottrina ha chiuso tutte le porte in entrata e in uscita.

      L’unica è la pastorale, stando ben attenti a non violare il dogma.

  17. Il fatto è che in linea teorica la coscienza invincibilmente ed incolpevolmente erronea “in maniera permanente” esiste,
    nella pratica è solo dei bambini e dei pazzi, quindi tutto il discorso di permettere dopo discernimento i rapporti sessuali come venialità decade.
    Comunione ai divorziati risposati sì, ma solo secondo familiaris consortio.

    1. Quello che ha detto sulla coscienza invincibilmente erronea è falso, Sergio.

      Inoltre anche dove vi sia piena avvertenza, come le ho già detto, può mancare la libertà di agire diversamente (esempio dove ci sono figli e non ci si può permettere di rischiare di sfasciare la famiglia imponendo al marito o alla moglie una castità assoluta che non accetta).

      In questi casi il confessore può valutare (ovviamente il discernimento spetta a lui) che non vi è peccato mortale perché dove non vi è libertà di agire diversamente senza incorrere in una nuova colpa il peccato mortale non c’è.

      1. Alla fine il vero peccato mortale comporta l’aversio Dei, l’avversione a Dio. Effettivamente se uno ama Dio, osserva i suoi comandamenti o almeno cerca di far di tutto per osservali. Molti, però, credono che certe proibizioni di cui hanno sentito parlare siano cose legate alla cultura e ai tempi e così cadono in errore. Mi ricordo di aver sentito dei cattolici che ritenevano lecito il divorzio perché lo Stato ne aveva introdotta la possibilità per legge, nonostante tutta la propaganda della Chiesa contro la legge sul divorzio. Aihmé, le persone spesso sono molto superficiali. Occorre quindi, grande determinazione nel riaffermare la dottrina e poi esaminare caso per caso se vi è piena avvertenza da parte del penitente. Io penso, ad esempio, che è difficile ipotizzare che ci possa essere un medico cattolico abortista, mentre una ragazzina minorenne che ha abortito davvero era consapevole della gravità del peccato. Si aggiunga poi la questione della scomunica latae sententiae per l’aborto. Di tutte le persone che ho conosciuto e che hanno commesso un aborto, non ne ho trovata una che sapesse che era incorsa nella scomunica, meno che mai che non tutti i sacerdoti avrebbero potuta assolverla. Ma se uno ignora che determinati sono colpiti da scomunica, non è scomunicato. Quindi se la ragazzina che ha abortito muore, gli si può fare tranquillamente il funerale religioso.

    2. Riguardo alla coscienza invincibilmente erronea, caro Sergio, il Cardinale Antonelli (che ne sa certamente più di lei e di me) disse

      http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351390?refresh_ce

      “La persona potrebbe ignorare la norma generale (ad esempio, che il rapporto sessuale è sempre illecito fuori del matrimonio). ”

      E fin qui ok, perché è ovvio che chi non conosce la norma non pecca. Questo è scontato.
      POI PERÒ DICE
      ‘Potrebbe non percepire il valore contenuto nella norma (E QUINDI QUI SI STA PARLANDO DI UNA PERSONA CHE LA NORMA LA CONOSCE), in modo da poter scegliere il bene ed evitare il male liberamente per convinzione interiore (ad esempio, potrebbe non comprendere che il rapporto sessuale è proprio del matrimonio e solo in esso ha valore e dignità umana, come espressione del dono reciproco totale e del comune dono ai figli). Potrebbe infine ritenere erroneamente che l’osservanza della norma, nella sua particolare situazione, sia impossibile, diventando anzi occasione di altre colpe (ad esempio, che la continenza sessuale, se il convivente non fosse d’accordo, potrebbe diventare occasione di rapporti sessuali con altre persone e provocare l’interruzione della coabitazione con grave danno per la cura e l’educazione dei figli).”
      E qui stiamo parlando di persone che la norma la conoscono, ma alla quale viene riconosciuta una coscienza incolpevolmente erronea che le sgrava dalla colpa mortale (nonostante il loro peccato sia oggettivamente grave quanto alla materia).

      E la tira fuori ancora parlando dei criteri per l’assoluzione.

      “in caso di errore temporaneamente invincibile e perciò di rifiuto circa la continenza sessuale, ritenuta nel proprio caso impossibile o assurda e senza valore, valutare la possibile RETTITUDINE DELLA COSCIENZA alla luce della personalità e del vissuto complessivo (preghiera, amore del prossimo, partecipazione alla vita della Chiesa e rispetto per la sua dottrina, umiltà e obbedienza davanti a Dio); esigere che la persona si impegni almeno a pregare e a crescere spiritualmente, allo scopo di conoscere correttamente e compiere fedelmente la volontà di Dio nei propri confronti, come si manifesterà”

      Tanto è vero che poi nel punto F parla di possibile assoluzione.

      Perciò le chiedo: perché il Cardinale Antonelli non sembra pensare, come lei, che la coscienza invincibilmente erronea possa essere solo dei pazzi o dei bambini?

    3. Matteo 19- 9-11 : 9 Perciò io vi dico: Chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un’altra commette adulterio».
      10 Gli dissero i discepoli: «Se questa è la condizione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi». 11 Egli rispose loro: «NON TUTTI possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso

      è lo stesso Vangelo che prevede questo caso di “coscienza incolpevolemente erronea ” ma il precetto è stato dato comunque a tutti ed è quello che giustamente la Chiesa ha fatto rispettare per duemila anni;

      1. Ma il precetto infatti è buono, giusto e santo.

        E inderogabile . È per questo che i risposati, come dice il Papa in Amoris Laetitia ai paragrafi 301 , 302 e 305) sono in situazione oggettiva di peccato grave.

        Ma, come ha detto il Papa sempre in Al 302, riconoscere il peccato dei risposati e chiamarlo col loro nome, NON IMPLICA dare un giudizio negativo sulla colpevolezza delle persone sopracitate.

        Longino, mi scuso per alcune parole dure usate contro di lei i giorni scorsi, ma è davvero strano che non capisca questa cosa.

        Il loro peccato è sempre materia grave, ma come ha detto il Papa può non essere peccato mortale, se c’è la coscienza invincibilmente erronea di cui parlava il Cardinale Antonelli oppure circostanze attenuanti che, pur in presenza di piena avvertenza, impediscono di agire diversamente, venendo quindi a mancare il deliberato consenso (esempio il non potersi permettere di fare andare a scatafascio la nuova unione per il bene dei figli, magari in una coppia dove entrambi non hanno la stessa Fede e se uno dei due imponesse la castità l’altro non l’accetterebbe, causando la fine dell’unione con grave danno per l’educazione dei figli, oppure dove entrambi i coniugi valutino con il confessore che la castità non sarebbe praticabile senza incorrere in altre colpe)

        1. CHIUNQUE (chiunque significa tutti, nessuno escluso) ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un’altra commette adulterio».
          10 Gli dissero i discepoli: «Se questa è la condizione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi». 11 Egli rispose loro: «NON TUTTI possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso

          ora se CHIUNQUE significa tutti, questo vuol dire che tutti quelli che si sono sposati liberamente (senza costrizione della volontà) devono rispettare questo precetto, altrimenti sono adulteri;

          NON TUTTI significa che non tutti quelli a cui lo si dice lo riescono a capire;

          ma questo non significa che la prima condizione per loro non valga (CHIUNQUE comprende tutti, quelli che capiscono e quelli che non capiscono);

          d’altronde duemila anni di Tradizione confermano quanto detto;

          1. Aridaje….

            SI LONGINO, CHIUNQUE si risposa a fronte di un primo matrimonio valido commette adulterio.

            Ed è PRECISAMENTE per questa ragione che il Papa parla dei risposati come persone in una “situazione oggettiva di peccato”.

            Ma, da capo, dire che sono in una situazione oggettiva di peccato significa forse affermare che siano anche in peccato mortale?

            La risposta è no, perché se la coscienza invincibilmente erronea e/o le attenuanti non cancellano l’adulterio materiale possono (eccome) ridurre l’imputabilità soggettiva.

            Catechismo della Chiesa Cattolica, paragrafo 1860

            ,1860 L’ignoranza involontaria può attenuare se non annullare l’imputabilità di una colpa grave. Si presume però che nessuno ignori i principi della legge morale che sono iscritti nella coscienza di ogni uomo. Gli impulsi della sensibilità, le passioni POSSONO UGUALMENRE ATTENUARE IL CARATTERE VOLONTARIO E LIBERO DELLA COLPA; come pure le pressioni esterne o le turbe patologiche. Il peccato commesso con malizia, per una scelta deliberata del male, è il più grave”.

            Catechismo della Chiesa Cattolica paragrafo 1862

            “1862 Si commette un peccato veniale quando, trattandosi di materia leggera, non si osserva la misura prescritta dalla legge morale, OPPURE QUANDO SI DISOBBEDISCE ALLA LEGGE MORALE IN MATERIA GRAVE, MA SENZA PIENA AVVERTENZA O SENZA TOTALE CONSENSO”.

            Amoris Laetitia paragrafo 301

            “Per comprendere in modo adeguato perché è possibile e necessario un discernimento speciale in alcune situazioni dette “irregolari”, c’è una questione di cui si deve sempre tenere conto, in modo che mai si pensi che si pretenda di ridurre le esigenze del Vangelo. La Chiesa possiede una solida riflessione circa i condizionamenti e le circostanze attenuanti. Per questo NON È PIÙ POSSIBILE DIRE CHE TUTTI COLORO CHE SI TROVANO IN QUALCHE SITUAZIONE COSIDDETTA “IRREGOLARE’ VIVANO IN STATO DI PECCATO MORTALE. PRIVI DELLA GRAZIA SANTIFICANTE . I limiti NON dipendono semplicemente da una eventuale ignoranza della norma. Un soggetto, PUR CONOSCENDO BENE LA NORMA, PUÒ AVERE GRANDI DIFFICOLTÀ NEL COMPRENDERE “VALORI INSITI NELLA NORMA MORALE” (vedere quanto diceva anche il Cardinale Antonelli sull’ignoranza invincibile) o si può trovare in condizioni concrete che non gli permettano di agire diversamente e di prendere altre decisioni senza una nuova colpa (vedere quanto detto sotto su quando si ha famiglia, figli, ecc).Come si sono bene espressi i Padri sinodali, «possono esistere fattori che limitano la capacità di decisione».[340] Già san Tommaso d’Aquino riconosceva che qualcuno può avere la grazia e la carità, ma senza poter esercitare bene qualcuna delle virtù,[341] in modo che anche possedendo tutte le virtù morali infuse, non manifesta con chiarezza l’esistenza di qualcuna di esse, perché l’agire esterno di questa virtù trova difficoltà: «Si dice che alcuni santi non hanno certe virtù, date le difficoltà che provano negli atti di esse, […] sebbene essi abbiano l’abito di tutte le virtù».[342]

            Amoris Laetitia 302

            302. Riguardo a questi condizionamenti il Catechismo della Chiesa Cattolica si esprime in maniera decisiva: «L’imputabilità e la responsabilità di un’azione possono essere diminuite o annullate dall’ignoranza, dall’inavvertenza, dalla violenza, dal timore, dalle abitudini, dagli affetti smodati e da altri fattori psichici oppure sociali».[343] In un altro paragrafo fa riferimento nuovamente a circostanze che attenuano la responsabilità morale, e menziona, con grande ampiezza, l’immaturità affettiva, la forza delle abitudini contratte, lo stato di angoscia o altri fattori psichici o sociali.[344] Per questa ragione, UN GIUDIZIO NEGATIVO SU UNA SITUAZIONE OGGETTIVIA NON IMPLICA UN GIUDIZIO SULL’IMPUTABILITÀ O SULLA COLPEVOLEZZA DELLA PERSONA COINVOLTA .[345] Nel contesto di queste convinzioni, considero molto appropriato quello che hanno voluto sostenere molti Padri sinodali: «In determinate circostanze le persone trovano grandi difficoltà ad agire in modo diverso. […] Il discernimento pastorale, pur tenendo conto della coscienza rettamente formata delle persone, deve farsi carico di queste situazioni. Anche le conseguenze degli atti compiuti non sono necessariamente le stesse in tutti i casi».[346]

            Amoris Laetitia 305

            “un Pastore non può sentirsi soddisfatto solo applicando leggi morali a coloro che vivono in situazioni “irregolari”, come se fossero pietre che si lanciano contro la vita delle persone. È il caso dei cuori chiusi, che spesso si nascondono perfino dietro gli insegnamenti della Chiesa «per sedersi sulla cattedra di Mosè e giudicare, qualche volta con superiorità e superficialità, i casi difficili e le famiglie ferite».[349]In questa medesima linea si è pronunciata la Commissione Teologica Internazionale: «La legge naturale non può dunque essere presentata come un insieme già costituito di regole che si impongono a priori al soggetto morale, ma è una fonte di ispirazione oggettiva per il suo processo, eminentemente personale, di presa di decisione».[350] A CAUSA DEI CONDIZIONAMENTI O DEI FATTORI ATTENUANTI, È POSSIBILE CHE, ENTRO UNA SITUAZIONE OGGETTIVA DI PECCATO -CHE NON SIA SOGGETTIVAMANTE COLPEVOLE O CHE NON LO SIA IN MODO PIENO- SI POSSA VIVERE IN GRAZIA DI DIO, SI POSSA AMARE, E SI POSSA ANCHE CRESCERE NELLA VITA DI GRAZIA E DI CARITÀ, RICEVENDO A TALE SCOPO L’AIUTO DELLA CHIESA.
            ] Il discernimento deve aiutare a trovare le strade possibili di risposta a Dio e di crescita attraverso i limiti. Credendo che tutto sia bianco o nero, a volte chiudiamo la via della grazia e della crescita e scoraggiamo percorsi di santificazione che danno gloria a Dio. Ricordiamo che «un piccolo passo, in mezzo a grandi limiti umani, può essere più gradito a Dio della vita esteriormente corretta di chi trascorre i suoi giorni senza fronteggiare importanti difficoltà».[352] La pastorale concreta dei ministri e delle comunità non può mancare di fare propria questa realtà.”

            Ora mi raccomando, prode Longino, torni a ripetermi le stesse cose dimostrando di non avere capito quanto le ho riportato.

          2. No è inutile allungare il brodo: d’altronde non usi toni da maestrino assumendo che sia nella piena verità, perchè ne è ben lontano;
            dove vuole arrivare lei si è perfettamente capito;

            e le ho chiaramente dimostrato che il caso di coscienza colpevolmente rientra in: Matteo 19-11 Egli rispose loro: «NON TUTTI possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso

            quindi ancora una volta quello che dice lei non è assolutamente valido perchè il precetto dato vale per tutti e comunque; in poche parole scuse non se ne hanno; come è sempre stato; ora si chieda se la Chiesa ha sbagliato per duemila anni o se ha ragione lei;

            d’altronde:
            Agli sposati poi ORDINO, non io, ma il Signore: la moglie non si separi dal marito – e qualora si separi, rimanga senza sposarsi o si riconcili con il marito – e il marito non ripudi la moglie.” 1 Corinzi 7,10-11

            QUINDI, QUALORA SI SEPARI RIMANGA SENZA SPOSARSI, cosa che la sua amica ha fatto in pieno……………..
            e nonostante questo chiaro e valido precetto lei la sostiene

            Ora (e per l’ultima volta) è il Vangelo stesso che ci dice che non tutti la comprendono, ed è il Vangelo stesso che ci dice che tutti la devono rispettare (quindi le sue eccezioni sono contemplate)

            E la Chiesa lo ha rispettato questo precetto; non è facendo collage teologici che lo si può aggirare

          3. E infatti qui non è il precetto ad essere in discussione, tanto è vero che anche Al afferma (proprio perché il precetto è indiscutibile) che i risposati sono in situazione oggettiva di peccato.

            Ma questo è ben diverso dall’affermare che siano anche in peccato mortale.

            È possibile che siano in peccato mortale? Certo! Ma è anche possibile che ci siano delle attenuanti che rendano la loro colpa veniale, nonostante che il peccato rimanga sempre grave quanto alla materia.

            Questo sono chiamati a discernere i confessori con Al.

            Io, glielo ripeto, mi scuso per alcune parole dure usate nei giorni scorsi, perché ho capito che è in buona Fede, ma cerchi di capire quello che sto dicendo, che è nè più nè meno che il Magistero.

            Non è difficile, Longino.

          4. Longino,
            chiunque ripudi la propria moglie e ne sposa un’altra, commette certamente adulterio, ma non è imputabile a tutti.
            Il cleptomane che ruba in un supermercato è oggettivamente un ladro, ma non è imputabile come uno che è capace di controllare il proprio istinto di possesso.

            Mi scusi, Longino,
            io sono arciconvinto che lei non sia meno intelligente di Marco, ma abbia qualche motivo per attaccarsi pervicacemente alla propria verità, convinto che sia quella della Chiesa di sempre. Non è così, ma se non riesce il Papa a convincerla, non credo che ci riuscirà Marco o il sottoscritto.

          5. Qui siamo di fronte ad un caso da manuale di quella rigidità di cui parlava il Papa, caro Don.

            Non è questione di intelligenza o altro, serve solo liberarsi da questa inutile rigidità, che porta solo danni.

            Qua http://m.vatican.va/content/francescomobile/it/cotidie/2016/documents/papa-francesco-cotidie_20161024_mai-schiavi-della-legge.html il Papa ne parla con dovizia di particolari, consiglio la lettura la buon Longino, prima che torni alla carica con un altro post dove reitererà le solite cose già confutate e spiegate.

          6. Don Ezio,

            invece di interrogarsi sull’intelligenza delle persone si interroghi se lei stia ancora seguendo il Vangelo cosa ben più importante; avete fatto del soggettivismo il nuovo centro della nuova chiesa

            le copio e incollo le parole di Sua Eminenza Cardinale di Santa Romana Chiesa Cesare Baronio dottissimo, nonchè blogger dalle indiscusse capacità grafiche:

            “”Perché non applicare questo principio anche alla sodomia?
            Riformuliamo:

            “Se bla bla bla l’omosessuale che sta vivendo una nuova relazione riesce, con una coscienza informata ed illuminata, a riconoscere e a credere di essere in pace con Dio, non gli può essere impedito di partecipare ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucarestia”.

            Oppure per la pedofilia:

            “Se bla bla bla il pedofilo che sta vivendo una relazione con un minore riesce, con una coscienza informata ed illuminata, a riconoscere e a credere di essere in pace con Dio, non gli può essere impedito di partecipare ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucarestia”.

            O l’omicidio:

            “Se bla bla bla l’assassino che fa a pezzi le persone riesce, con una coscienza informata ed illuminata, a riconoscere e a credere di essere in pace con Dio, non gli può essere impedito di partecipare ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucarestia”.

            O l’aborto:

            “Se bla bla bla chi commette un aborto riesce, con una coscienza informata ed illuminata, a riconoscere e a credere di essere in pace con Dio, non gli può essere impedito di partecipare ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucarestia”.

            Come si vede, il principio è inammissibile: la discrezione che è richiesta nel Confessore consiste nel valutare se il peccatore riesce a riconoscere e a credere di essere in pace con Dio, il che rende assolutamente soggettiva la colpa.
            “”

          7. E in ogni caso con tutto il rispetto umano per il perito chimico Bergoglio, non si può essere convinti da chi ha scritto un enciclica, prendendo per un fatto il riscaldamento globale per cause antropiche; teoria che non solo è priva di validità scientifica ma che è stata già riformulata dai suoi stessi sostenitori, che come lei noterà al momento parlano di “climate change” e non più di “global warming”, consapevoli del fatto comprovato che dal 2000 in poi le temperature non sono più aumentate ma che al contrario stanno diminuendo;

          8. Il discernimento viene già applicato con tutti i peccati.

            Ad esempio un evasore fiscale che è COSTRETTO ad evadere per non far fallire l’azienda e non rovinare se stesso, la sua famiglia e i suoi dipendenti spesso il confessore valuterà che questa situazione gli rende impossibile rispettare il settimo comandamento, e che quindi la sua colpa è solo veniale.

            È solo un esempio ma è per dire che il discernimento viene già fatto su tutti i peccati.

          9. Lo dico per gli altri, non per lei, Longino, che dopo le sue sortite complottiste sul Vaticano II, che secondo lei sarebbe un concilio solo pastorale (dimostrando una ignoranza da manuale, vedere qui http://isoladipatmos.com/nota-sulla-infallibilita-pontificia/ ), la sua uscita su Ratzinger (che secondo lei non avrebbe risposto a Ingo Dollinger) e altre cose ho capito che lei è un caso che ha bisogno di attenzioni specializzate, attenzioni che non è in mio potere darle, non avendo io le qualifiche necessarie.

            La rigidità, nel suo caso, ha portato a parecchi problemi.

          10. “Lo dico per gli altri, non per lei, Longino, che dopo le sue sortite complottiste sul Vaticano II, che secondo lei sarebbe un concilio solo pastorale (dimostrando una ignoranza da manuale, vedere qui http://isoladipatmos.com/nota-sulla-infallibilita-pontificia/ ), la sua uscita su Ratzinger (che secondo lei non avrebbe risposto a Ingo Dollinger) e altre cose ho capito che lei è un caso che ha bisogno di attenzioni specializzate, attenzioni che non è in mio potere darle, non avendo io le qualifiche necessarie.

            La rigidità, nel suo caso, ha portato a parecchi problemi.”

            Beh se non è rigido ed inflessibile lei nella sua ostinata difesa dell’indifendibile……………………

            Comunque io non userei la parola “complottista” perchè vede, fu un termine coniato dopo l’assassinio di JFK per deridere chi sosteneva che non ci fosse solo un pazzo solitario dietro;

            é un dato di fatto che dietro al concilio vaticano 2 ci sono state forze esterne alla chiesa;

            ed è stato un concilio pastorale e non dogmatico;

            http://chiesaepostconcilio.blogspot.co.uk/2014/06/il-vaticano-ii-un-concilio-pastorale-un.html

            e la prego di non fare il maestrino su cose che sono perlomeno discusse all’interno della stessa chiesa e non solo in un blog;

            e inoltre non utilizzi il principio di autorità solo quando le fa comodo; altrimenti dovrebbe farlo anche con i cardinali ed i vescovi che criticano AL dato che per usare parole sue “ne sanno più di lei sicuramente”;

          11. Marco dice Comunque il discernimento viene fatto sempre; ma è chiaro che, ad esempio, è impossibile (psicopatici a parte) come dicevo sopra avere ignoranza invincibile sul perché sia sbagliato uccidere o violare una bambina.”

            QUESTO LO DEVE DIMOSTRARE, PERCHè ALTRIMENTI è UN DISCORSO CHE PUò (E DOVREBBE) FARE ANCHE PER L’ADULTERIO;

            COME VEDE LEI PRENDE SOLO CIò CHE LE FA PIù COMODO

            E POI NON PARLI DI SANITà MENTALE………..

            Cito Tex

            Lo devi dimostrare. Io allora posso dirti che allo stesso modo è praticamente impossibile, almeno in linea teorica, che uno che abbia fatto un briciolo di catechismo (se si è sposato in chiesa oltretutto si presume che lo abbia fatto) non sappia che sia peccato, da divorziato, convivere con un’altra persona more uxorio.

            Detto questo comunque, un pedofilo che comunemente abusa, anzi no, va con dei bambini, o comunque ha questa tendenza, o comunque ancora solo con il pensiero lo desidera (peccato anche questo), e non lo sa che è sbagliato (da discernere), e non ha nessuna intenzione di lottare per smettere, con lo stesso ragionamento potrebbe essere assolto, praticamente non istruendolo sulla sua condotta sbagliata, ma lasciandolo nella sua ignoranza.

            Idem un altro che normalmente ruba, un altro che abitualmente bestemmia, un altro ancora che ….ecc…ecc.. insomma, applicando questa “regola”, si può tranquillamente assolvere, lasciando nell’ignoranza, qualunque tipo di peccatore.
            Devi dimostrarlo con la logica, non dicendo che sono idiozie, che le cose sono diverse.

  18. Non vedo il perché nella Confessione si debba esprimere i propri sentimenti sul santo Padre: non esiste il peccato di avere un sentimento diverso, esiste il peccato di disobbedienza al Papa. I tre vescovi citati sono convinti di essere loro i custodi della fede e fanno un appello pubblico al ravvedimento del Papa, che non interviene per sanzionare le interpretazioni di AL di alcune conferenze episcopali e diocesi. Potrebbero avere ragione i tre vescovi, ma così facendo disgregano ancor più la Chiesa e la portano ad una deriva pericolosa. Gli esempi del Medioevo vanno contestualizzati. Non è che il popolo cristiano sparso nel mondo intero si accorse dell’intervento del patriarca di Gerusalemme: un conto è un intervento privato, un conto un intervento pubblico specie nel XXI secolo. Che poi se il matrimonio è nullo ma non riesco a dimostrarlo o il tribunale ecclesiastico non l’ha dichiarato nullo, per conseguenza non posso passare a seconde nozze. Se mi trovo nella situazione di un secondo matrimonio civile, se non do scandalo e mi comunicano in una chiesa dove non sono conosciuto, può darsi che non sia ammesso dalla normativa canonica vigente, però mi domando se la volontà di Dio sia quella che devo astenermi dall’Eucaristia. Quindi deduco che a Dio non interessa il bene dei suoi figli, ma solo che facciano la sua volontà che poi è esattamente quella di alcuni canonisti di curia con la pancia piena e desideri sessuali repressi (forse). Se la gente “perde” la fede, dovremo ringraziare quei tre vescovi e tutti coloro che si accodano al loro modo di pensare volontaristico e poco cristiano.

    1. #Potrebbero avere ragione i tre vescovi, ma così facendo disgregano ancor più la Chiesa e la portano ad una deriva pericolosa.#
      A hanno ragione, hanno ragione e basta. L’unità a qualsiasi prezzo non credo sia un bene. Mi tornano in mente le parole poco misericordiose di Gesù quando diceva guai a voi quando tutti diranno bene di voi…

    2. La volontà di Dio COINCIDE con il bene dei Suoi figli. Un cristiano, tanto più un sacerdote, dovrebbe saperlo.

      1. Infatti M.G., si tratta di sapere in che cosa consista il bene e se il bene anche per Dio sia quello definito dai canonisti (una sorta di volontarismo al contrario) o piuttosto non sia il caso che i canonisti si sforzino di discernere la volontà di Dio leggendo il Vangelo piuttosto che argomentare con i loro sofismi.
        Si è parlato di Comunione spirituale, ne ha parlato anche papa Benedetto: io sto con papa Francesco, il quale dice che la Comunione propriamente è quella sacramentale. La Comunione spirituale è un qualcosa che è stato elaborato durante la lunga stagione giansenista della Chiesa che – a quanto pare – molti in questo blog rimpiangono o se non la rimpiangono di fatto sono giansenisti.

        1. Quoto assolutamente!

          Il giansenismo non è mai stato pienamente espurgato dalla Chiesa, e ora sta dando gli ultimi mefitici rigurgiti.

        2. Mi fanno sorridere quei don Chichi che si fanno preti per i divorziati risposati e non per Gesù Cristo…

    3. Don Ezio,

      non posso fare a meno di notare che in un certo modo di parlare emerga una mancanza di fede, quasi che le leggi divine siano leggi umane da aggirare se si riesce a trovare il cavillo necessario; questa mentalità appartiene ad un altra religione, che infatti è riuscita a sovvertire totalmente i precetti divini; è questo l’atteggiamento tipico dei farisei;

      ora non le sto dicendo assolutamente che è un fariseo, ma non trova anche lei che l’appellarsi alla coscienza incolpevolmente erronea sia un modo per aggirare l’ostacolo?

      d’altronde Matteo 19- 9-11 : 9 Perciò io vi dico: Chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un’altra commette adulterio».
      10 Gli dissero i discepoli: «Se questa è la condizione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi». 11 Egli rispose loro: «NON TUTTI possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso

      quindi è nello stesso Vangelo che è scritto che NON TUTTI possono capirlo (quelli che il sig Marco definirebbe incolpevolmente erronei per concezione, cultura etc etc); ma il precetto è stato dato comunque a tutti; e la posizione della Chiesa fino ad oggi è stata molto chiara;

      1. Caro Longino, lei non è de coccio, è de adamantio.

        Ma non c’è problema, ho pazienza. Riporto anche qui quanto scritto sotto, così magari comprende una buona volta la questione, e che non c’entra nulla aggirare la legge di Dio.

        “SI LONGINO, CHIUNQUE si risposa a fronte di un primo matrimonio valido commette adulterio.

        Ed è PRECISAMENTE per questa ragione che il Papa parla dei risposati come persone in una “situazione oggettiva di peccato”.

        Ma, da capo, dire che sono in una situazione oggettiva di peccato significa forse affermare che siano anche in peccato mortale?

        La risposta è no, perché se la coscienza invincibilmente erronea e/o le attenuanti non cancellano l’adulterio materiale possono (eccome) ridurre l’imputabilità soggettiva.

        Catechismo della Chiesa Cattolica, paragrafo 1860

        ,1860 L’ignoranza involontaria può attenuare se non annullare l’imputabilità di una colpa grave. Si presume però che nessuno ignori i principi della legge morale che sono iscritti nella coscienza di ogni uomo. Gli impulsi della sensibilità, le passioni POSSONO UGUALMENRE ATTENUARE IL CARATTERE VOLONTARIO E LIBERO DELLA COLPA; come pure le pressioni esterne o le turbe patologiche. Il peccato commesso con malizia, per una scelta deliberata del male, è il più grave”.

        Catechismo della Chiesa Cattolica paragrafo 1862

        “1862 Si commette un peccato veniale quando, trattandosi di materia leggera, non si osserva la misura prescritta dalla legge morale, OPPURE QUANDO SI DISOBBEDISCE ALLA LEGGE MORALE IN MATERIA GRAVE, MA SENZA PIENA AVVERTENZA O SENZA TOTALE CONSENSO”.

        Amoris Laetitia paragrafo 301

        “Per comprendere in modo adeguato perché è possibile e necessario un discernimento speciale in alcune situazioni dette “irregolari”, c’è una questione di cui si deve sempre tenere conto, in modo che mai si pensi che si pretenda di ridurre le esigenze del Vangelo. La Chiesa possiede una solida riflessione circa i condizionamenti e le circostanze attenuanti. Per questo NON È PIÙ POSSIBILE DIRE CHE TUTTI COLORO CHE SI TROVANO IN QUALCHE SITUAZIONE COSIDDETTA “IRREGOLARE’ VIVANO IN STATO DI PECCATO MORTALE. PRIVI DELLA GRAZIA SANTIFICANTE . I limiti NON dipendono semplicemente da una eventuale ignoranza della norma. Un soggetto, PUR CONOSCENDO BENE LA NORMA, PUÒ AVERE GRANDI DIFFICOLTÀ NEL COMPRENDERE “VALORI INSITI NELLA NORMA MORALE” (vedere quanto diceva anche il Cardinale Antonelli sull’ignoranza invincibile) o si può trovare in condizioni concrete che non gli permettano di agire diversamente e di prendere altre decisioni senza una nuova colpa (vedere quanto detto sotto su quando si ha famiglia, figli, ecc).Come si sono bene espressi i Padri sinodali, «possono esistere fattori che limitano la capacità di decisione».[340] Già san Tommaso d’Aquino riconosceva che qualcuno può avere la grazia e la carità, ma senza poter esercitare bene qualcuna delle virtù,[341] in modo che anche possedendo tutte le virtù morali infuse, non manifesta con chiarezza l’esistenza di qualcuna di esse, perché l’agire esterno di questa virtù trova difficoltà: «Si dice che alcuni santi non hanno certe virtù, date le difficoltà che provano negli atti di esse, […] sebbene essi abbiano l’abito di tutte le virtù».[342]

        Amoris Laetitia 302

        302. Riguardo a questi condizionamenti il Catechismo della Chiesa Cattolica si esprime in maniera decisiva: «L’imputabilità e la responsabilità di un’azione possono essere diminuite o annullate dall’ignoranza, dall’inavvertenza, dalla violenza, dal timore, dalle abitudini, dagli affetti smodati e da altri fattori psichici oppure sociali».[343] In un altro paragrafo fa riferimento nuovamente a circostanze che attenuano la responsabilità morale, e menziona, con grande ampiezza, l’immaturità affettiva, la forza delle abitudini contratte, lo stato di angoscia o altri fattori psichici o sociali.[344] Per questa ragione, UN GIUDIZIO NEGATIVO SU UNA SITUAZIONE OGGETTIVIA NON IMPLICA UN GIUDIZIO SULL’IMPUTABILITÀ O SULLA COLPEVOLEZZA DELLA PERSONA COINVOLTA .[345] Nel contesto di queste convinzioni, considero molto appropriato quello che hanno voluto sostenere molti Padri sinodali: «In determinate circostanze le persone trovano grandi difficoltà ad agire in modo diverso. […] Il discernimento pastorale, pur tenendo conto della coscienza rettamente formata delle persone, deve farsi carico di queste situazioni. Anche le conseguenze degli atti compiuti non sono necessariamente le stesse in tutti i casi».[346]

        Amoris Laetitia 305

        “un Pastore non può sentirsi soddisfatto solo applicando leggi morali a coloro che vivono in situazioni “irregolari”, come se fossero pietre che si lanciano contro la vita delle persone. È il caso dei cuori chiusi, che spesso si nascondono perfino dietro gli insegnamenti della Chiesa «per sedersi sulla cattedra di Mosè e giudicare, qualche volta con superiorità e superficialità, i casi difficili e le famiglie ferite».[349]In questa medesima linea si è pronunciata la Commissione Teologica Internazionale: «La legge naturale non può dunque essere presentata come un insieme già costituito di regole che si impongono a priori al soggetto morale, ma è una fonte di ispirazione oggettiva per il suo processo, eminentemente personale, di presa di decisione».[350] A CAUSA DEI CONDIZIONAMENTI O DEI FATTORI ATTENUANTI, È POSSIBILE CHE, ENTRO UNA SITUAZIONE OGGETTIVA DI PECCATO -CHE NON SIA SOGGETTIVAMANTE COLPEVOLE O CHE NON LO SIA IN MODO PIENO- SI POSSA VIVERE IN GRAZIA DI DIO, SI POSSA AMARE, E SI POSSA ANCHE CRESCERE NELLA VITA DI GRAZIA E DI CARITÀ, RICEVENDO A TALE SCOPO L’AIUTO DELLA CHIESA.
        ] Il discernimento deve aiutare a trovare le strade possibili di risposta a Dio e di crescita attraverso i limiti. Credendo che tutto sia bianco o nero, a volte chiudiamo la via della grazia e della crescita e scoraggiamo percorsi di santificazione che danno gloria a Dio. Ricordiamo che «un piccolo passo, in mezzo a grandi limiti umani, può essere più gradito a Dio della vita esteriormente corretta di chi trascorre i suoi giorni senza fronteggiare importanti difficoltà».[352] La pastorale concreta dei ministri e delle comunità non può mancare di fare propria questa realtà.”

        Ora mi raccomando, prode Longino, torni a ripetermi le stesse cose dimostrando di non avere capito quanto le ho riportato.”

        1. No è inutile allungare il brodo: d’altronde non usi toni da maestrino assumendo che sia nella piena verità, perchè ne è ben lontano;
          dove vuole arrivare lei si è perfettamente capito;

          e le ho chiaramente dimostrato che il caso di coscienza colpevolmente rientra in: Matteo 19-11 Egli rispose loro: «NON TUTTI possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso

          quindi ancora una volta quello che dice lei non è assolutamente valido perchè il precetto dato vale per tutti e comunque; in poche parole scuse non se ne hanno; come è sempre stato; ora si chieda se la Chiesa ha sbagliato per duemila anni o se ha ragione lei;

          d’altronde:
          Agli sposati poi ORDINO, non io, ma il Signore: la moglie non si separi dal marito – e qualora si separi, rimanga senza sposarsi o si riconcili con il marito – e il marito non ripudi la moglie.” 1 Corinzi 7,10-11

          QUINDI, QUALORA SI SEPARI RIMANGA SENZA SPOSARSI, cosa che la sua amica ha fatto in pieno……………..
          e nonostante questo chiaro e valido precetto lei la sostiene

          Ora (e per l’ultima volta) è il Vangelo stesso che ci dice che non tutti la comprendono, ed è il Vangelo stesso che ci dice che tutti la devono rispettare (quindi le sue eccezioni sono contemplate)

          E la Chiesa lo ha rispettato questo precetto; non è facendo collage teologici che lo si può aggirare

          1. È come al solito dimostra che non ha compreso.

            Non si sta mettendo in discussione la validità del precetto. Lo vuole capire o no?

            Lo vuole capire che un conto è il peccato (che nel caso dei risposati c’è sempre; ed è sempre grave quanto alla materia) è un conto la colpevolezza del peccatore (che può essere mortale ma anche veniale)?

            Se non vuole capirlo io davvero non so cosa fare.

          2. Longino,
            ma chi non comprendeva una legge di Gesù (nella fattispecie il divieto delle nozze di uno che ha ripudiato la moglie) che contraddice una norma della Sacra Scrittura era obbligato a rispettare quanto diceva un rabbino itinerante, originario di Nazareth? Gesù ha aggiunto quel versetto proprio perché prima occorre almeno riconoscere l’autorità di Gesù superiore a quella della Bibbia allora in uso, affinché si parli di peccato mortale. Gesù dice che il matrimonio è indissolubile e infrangendolo si commette adulterio, ma non dice perciò anche coloro che commettono adulterio convinti che non sia un peccato mortale, sono comunque da considerarsi in peccato mortale. Voglio dire, se già Gesù enuncia una legge e poi ammette eccezioni non alla legge ma all’imputabilità della legge, AL, seguendo il Catechismo della Chiesa Cattolica, ammette casi di non imputabilità o di attenuazione della responsabilità.

    4. Marco dice Comunque il discernimento viene fatto sempre; ma è chiaro che, ad esempio, è impossibile (psicopatici a parte) come dicevo sopra avere ignoranza invincibile sul perché sia sbagliato uccidere o violare una bambina.”

      QUESTO LO DEVE DIMOSTRARE, PERCHè ALTRIMENTI è UN DISCORSO CHE PUò (E DOVREBBE) FARE ANCHE PER L’ADULTERIO;

      COME VEDE LEI PRENDE SOLO CIò CHE LE FA PIù COMODO

      E POI NON PARLI DI SANITà MENTALE………..

      Cito Tex

      Lo devi dimostrare. Io allora posso dirti che allo stesso modo è praticamente impossibile, almeno in linea teorica, che uno che abbia fatto un briciolo di catechismo (se si è sposato in chiesa oltretutto si presume che lo abbia fatto) non sappia che sia peccato, da divorziato, convivere con un’altra persona more uxorio.

      Detto questo comunque, un pedofilo che comunemente abusa, anzi no, va con dei bambini, o comunque ha questa tendenza, o comunque ancora solo con il pensiero lo desidera (peccato anche questo), e non lo sa che è sbagliato (da discernere), e non ha nessuna intenzione di lottare per smettere, con lo stesso ragionamento potrebbe essere assolto, praticamente non istruendolo sulla sua condotta sbagliata, ma lasciandolo nella sua ignoranza.

      Idem un altro che normalmente ruba, un altro che abitualmente bestemmia, un altro ancora che ….ecc…ecc.. insomma, applicando questa “regola”, si può tranquillamente assolvere, lasciando nell’ignoranza, qualunque tipo di peccatore.
      Devi dimostrarlo con la logica, non dicendo che sono idiozie, che le cose sono diverse.

      1. @Longino

        “QUESTO LO DEVE DIMOSTRARE, PERCHè ALTRIMENTI è UN DISCORSO CHE PUò (E DOVREBBE) FARE ANCHE PER L’ADULTERIO;”

        Ma Gesù stesso, quando spiegò la Sua durissima dottrina matrimoniale agli apostoli (i quali risposero “se è così non conviene sposarsi”) disse “non tutti possono capirlo, ma solo quelli a cui è stato concesso”.

        Mi spiega, invece, chi non è in grado di capire la gravità dell’omicidio, dello stupro, del sacrilegio (per i credenti) ecc?

        “E POI NON PARLI DI SANITà MENTALE………..”

        In effetti, Longino, parlare con lei di sanità mentale è indelicato. Le chiedo scusa.

        “Lo devi dimostrare. Io allora posso dirti che allo stesso modo è praticamente impossibile, almeno in linea teorica, che uno che abbia fatto un briciolo di catechismo (se si è sposato in chiesa oltretutto si presume che lo abbia fatto) non sappia che sia peccato, da divorziato, convivere con un’altra persona more uxorio.”

        Ho già spiegato, citando il Cardinale Antonelli, che la coscienza invincibilmente erronea può esserci anche quando si conosce la norma.

        Lo cito ancora http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351390?refresh_ce

        “La persona potrebbe ignorare la norma generale (ad esempio, che il rapporto sessuale è sempre illecito fuori del matrimonio). Potrebbe non percepire il valore contenuto nella norma, in modo da poter scegliere il bene ed evitare il male liberamente per convinzione interiore (ad esempio, potrebbe non comprendere che il rapporto sessuale è proprio del matrimonio e solo in esso ha valore e dignità umana, come espressione del dono reciproco totale e del comune dono ai figli). Potrebbe infine ritenere erroneamente che l’osservanza della norma, nella sua particolare situazione, sia impossibile, diventando anzi occasione di altre colpe (ad esempio, che la continenza sessuale, se il convivente non fosse d’accordo, potrebbe diventare occasione di rapporti sessuali con altre persone e provocare l’interruzione della coabitazione con grave danno per la cura e l’educazione dei figli).”

        In questo caso il peccato non è imputabile, perché ciò che è commesso sotto coscienza invincibilmente erronea manca di piena avvertenza.

        Lo stesso vale per chi invece ha piena avvertenza ma manca di deliberato consenso, esempio le coppie che hanno figli e non possono rischiare di sfasciare la coppia, per il loro bene.

        C’è un signore che conosco che è sposato solo civilmente con sua moglie, da 30 anni, e ha detto che non si è sposato sacramentalmente perché voleva che, qualora lui diventasse insopportabile o sua moglie non lo potesse più soffrire, lei fosse libera di essere felice con un altro uomo, senza essere vincolata a lui.

        Si sposeranno quest’anno, visto che ormai la possibilità di dividersi è inconcepibile per loro.

        Solo per dirle e mostrarle che capire certe norme della Chiesa è davvero difficile.

        La questione sta tutta nel Vangelo che dice “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”. Quel signore avrebbe persino accettato che sua moglie se ne andasse con un altro uomo pur di vederla felice, perciò come vede capire la norma dell’indissolubilità assoluta non è affatto semplice (Cristo stesso disse che potranno capirla solo quelli a cui è stato concesso).

        Invece nessuno, basandosi sul “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te” potrebbe approvare l’omicidio, la pedofilia, il furto (non parlo del furto per fame, che può essere necessario) e così via, infatti nessuna persona vorrebbe mai subire queste cose.

        Ecco perché la coscienza invincibilmente erronea su queste cose può esserci solo per i pazzi o gli indemoniati.

        Molti pedofili Infatti hanno problemi mentali che, se non li rendono completamente imputabili del loro crimine, comunque tale crimine è talmente orrendo che non possono essere lasciati in libertà, perché rovinano per sempre i bambini (che spesso infatti i pedofili sono bambini che hanno subito violenze).

        Sulle questioni sessuali invece la questione è ben diversa. Il Denzinger 2060 infatti dice che persino il bacio con la lingua è peccato mortale.

        Ebbene provi a chiedere ad un ragazzino se capisce il valore di quella norma. Oppure provi a chiedergli se gli dispiacerebbe se quella bella ragazzina che sta nella sua classe gli ficcasse la lingua in bocca.

        Questo è un esempio estremo ma spero che sia chiaro.

        1. “C’è un signore che conosco che è sposato solo civilmente con sua moglie, da 30 anni, e ha detto che non si è sposato sacramentalmente perché voleva che, qualora lui diventasse insopportabile o sua moglie non lo potesse più soffrire, lei fosse libera di essere felice con un altro uomo, senza essere vincolata a lui.”

          MA DAVVERO DAVVERO DAVVERO? NON è CHE LO FACEVA PER LUI STESSO?

          “La questione sta tutta nel Vangelo che dice “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”. Quel signore avrebbe persino accettato che sua moglie se ne andasse con un altro uomo pur di vederla felice, perciò come vede capire la norma dell’indissolubilità assoluta non è affatto semplice (Cristo stesso disse che potranno capirla solo quelli a cui è stato concesso).”

          MA COSA STA DICENDO
          HA SOVVERTITO COMPLETAMENTE IL VANGELO
          E QUESTA è BLASFEMIA
          UTILIZZARE IL VANGELO PER GIUSTIFICARE IL PECCATO è BLASFEMIA;

          “Invece nessuno, basandosi sul “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te” potrebbe approvare l’omicidio, la pedofilia, il furto (non parlo del furto per fame, che può essere necessario) e così via, infatti nessuna persona vorrebbe mai subire queste cose.”

          ESATTEMENTE COME NESSUNO VORREBBE SUBIRE UN DIVORZIO;

          SOLO CHE LA SOLUZIONE NON è NON SPOSARSI

          1. “Invece nessuno, basandosi sul “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te” potrebbe approvare l’omicidio, la pedofilia, il furto (non parlo del furto per fame, che può essere necessario) e così via, infatti nessuna persona vorrebbe mai subire queste cose.

            Ecco perché la coscienza invincibilmente erronea su queste cose può esserci solo per i pazzi o gli indemoniati.”

            Non è così e ci sono infiniti esempi; prenda un medico abortista o un mafioso; sono convinti di quello che fanno;
            e al “non fare agli altri quello che non vuoi sia fatto a te” non ci pensano proprio (nel senso che non lo tengono proprio presente); da qui la loro coscienza incolpevolmente erronea;

            perchè come dice lei conoscere il precetto non vuol dire che ci sia coscienza del precetto

            quello che applica ai divorziati si applica anche ai mafiosi ed agli assassini

            quindi nessuno più potrebbe essere colpevole

            se ritiene il contrario lo deve DIMOSTRARE e non dire che sono cose evidenti;

          2. I medici abortisti in maggior parte non credono che l’aborto sia l’assassinio di un essere umano (come purtroppo è) altrimenti non lo farebbero, e di questo sono certo. Altrimenti peccano contro lo Spirito Santo e non c’è salvezza per chi pecca contro lo Spirito Santo, perché chi pecca contro lo Spirito Santo rifiuta radicalmente la salvezza per il male.

            I mafiosi sanno perfettamente che ciò che fanno è sbagliato, tanto è vero che non vorrebbero mai e poi mai subire quello che fanno agli altri.

            Poco importa che non pensino al “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”, la loro coscienza sa perfettamente che ciò che fanno è sbagliato.

            Del resto chi potrebbe pensare che vivere sulle spalle degli altri, uccidere, frodare miliardi allo stato e alla povera gente, non sia una cosa gravemente contro la morale?

            ” ESATTAMENTE COME NESSUNO VORREBBE SUBIRE UN DIVORZIO;”

            Dipende. Quel signore di cui le ho parlato ha sempre detto che avrebbe preferito che sua moglie lo lasciasse piuttosto che vederla infelice accanto a lui.

            È ora sono insieme da più di 30 anni e presto si sposeranno sacramentalmente.

            “MA DAVVERO DAVVERO DAVVERO? NON è CHE LO FACEVA PER LUI STESSO?”

            Si, davvero davvero davvero. È un mio amico fraterno e lo conosco bene.

            “MA COSA STA DICENDO
            HA SOVVERTITO COMPLETAMENTE IL VANGELO
            E QUESTA è BLASFEMIA
            UTILIZZARE IL VANGELO PER GIUSTIFICARE IL PECCATO è BLASFEMIA;”

            Non ho giustificato il peccato.

            Il peccato materiale grave c’è sempre, ma la coscienza invincibilmente erronea (come anche la mancanza di deliberato consenso nelle coppie che non possono agire diversamente per la presenza di figli) rende il peccato non imputabile.

            Questo è un fatto.

            Se la prenda con la teologia cattolica, che fin da San Tommaso riconosce l’esistenza della coscienza invincibilmente erronea, che ciòe non cessa di essere retta PUR essendo erronea.

          3. Sul divorzio ci sono svariate persone che, dopo aver divorziato o anche subito un divorzio, sono rinate, essendosi liberate da un’unione infernale che era diventata un ergastolo a vita.

            Quella mia amica di cui le ho parlato non solo è rinata umanamente ma anche spiritualmente ed è tornata alla Fede.

            Niente male per una unione definita dalla dottrina come intrinsecamente malvagia.

          4. E comunque le ripeto: si, il discernimento si applica sempre, anche all’omicidio.

            Non ci sono double standard.

            Solo che per l’appunto non si è mai sentito un confessore che incontra un penitente che vuole uccidere e continuare ad uccidere perché non capisce il valore intrinseco della norma.

            Penso che Don Ezio potrà confermare.

            Inoltre l’omicidio è pure un reato, come i reati compiuti dai mafiosi, oltre che un peccato.

            Invece sopra le ho mostrato che, ad esempio, per la dottrina è materia grave pure un bacio alla francese.

            Glielo ripeto, vada per le strade e chieda quante persone ritengono il bacio alla francese un peccato degno di dannazione eterna.

            O vada da un ragazzino e gli chieda se soffrirebbe qualora quella bella ragazzina che sta nella sua classe gli mettesse la lingua in bocca.

            La coscienza erronea sulle questioni sessuali è abbastanza diffusa, specie in quest’epoca.

            Ma di persone che non capiscano cosa ci sia di male nel fare lo squalo della finanza (rovinare intere famiglie e imprese al solo scopo di arricchirsi), uccidere, praticare la pedofilia eccetera io personalmente non ne conosco, e penso che non ne siano mai entrate in un confessionale, perché in genere stanno in manicomio, mancandogli qualche rotella.

            Che gli insegnamenti matrimoniali di Cristo non tutti li avrebbero capiti invece è Cristo stesso a dirlo, nel Vangelo.

          5. E qualora perseverasse, la invito a leggere il Denzinger numero 2060, tra le teorie condannate c’è la proposizione numero 40

            “Est probabilis opinio, quae dicit, esse tantum veniale osculum habitum ob delectationem carnalem et sensibilem, ques ex osculo oritur, excluso periculo consensus ulterioris et pollutionis”
            Traduzione:
            è condannata la sentenza per cui ….”E’ probabile l’opinione che ritiene essere soltanto peccato veniale il bacio dato per il piacere carnale e sensibile che proviene dal bacio, una volta evitato il pericolo di un coinvolgimento ulteriore….”.

            I lassisti (ROFTL) ritenevano che il bacio fosse solo peccato veniale (materia leggera) ma Papa Alessandro VII ha condannato questa opinione, il che significa che pure limonare costituisce peccato mortale.

            Ora faccia una bella cosa: stampi questo che le ho scritto, lo diffonda in giro e vediamo quante persone si convincono che una limonata tra ragazzi merita potenzialmente l’inferno (ovvero una pena irreversibile ed eterna, con pena del danno -assenza di Dio- e pena del senso -il fuoco e i vari tormenti) e mi faccia sapere. 😀

            Vedrà che, così, forse capirà che quanto le sto dicendo io sulle questioni sessuali è vero, e se questo problema c’è col bacio c’è pure con altro.

            Se poi, anche qui, vuole dirmi che non capire il valore intrinseco della proibizione del bacio significhi che allora è possibilissimo non capire anche la peccaminosità dell’omicidio volontario, della frode, del massacrare i genitori con un’ascia (come hanno fatto recentmente due ragazzi), dei crimini mafiosi eccetera allora alzo le mani perché sarebbe inutile continuare.

          6. “I mafiosi sanno perfettamente che ciò che fanno è sbagliato, tanto è vero che non vorrebbero mai e poi mai subire quello che fanno agli altri.

            Poco importa che non pensino al “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”, la loro coscienza sa perfettamente che ciò che fanno è sbagliato.”

            Ancora una volta, questa è una sua affermazione;
            NON HA DIMOSTRATO ancora nulla;

            “Del resto chi potrebbe pensare che vivere sulle spalle degli altri, uccidere, frodare miliardi allo stato e alla povera gente, non sia una cosa gravemente contro la morale?”

            Possono conoscere la norma, questo si ma come LEI ha sapientemente dimostrato” che la coscienza invincibilmente erronea può esserci anche quando si conosce la norma.”

            “Se la prenda con la teologia cattolica, che fin da San Tommaso riconosce l’esistenza della coscienza invincibilmente erronea, che ciòe non cessa di essere retta PUR essendo erronea.”

            MA ALLORA PERCHè NON APPLICARLO ANCHE AI MAFIOSI ED AGLI ASSASSINI?
            Come lei ha più volte affermato, il peccato contro il sesto è un peccato come gli altri e non si capisce perchè debba essere considerato speciale; QUINDI PERCHè APPLICARE I CASI DI COSCIENZA INCOLPEVOLMENTE ERRONEA SOLO AL SESTO?

            “Solo che per l’appunto non si è mai sentito un confessore che incontra un penitente che vuole uccidere e continuare ad uccidere perché non capisce il valore intrinseco della norma.”

            così come fino a poco tempo fa non si sentiva di divorziati che non capissero la norma………..eppure

            “Inoltre l’omicidio è pure un reato, come i reati compiuti dai mafiosi, oltre che un peccato.”

            ANCHE L’ADULTERIO ERA UN REATO IN ITALIA E LO è TUTTORA IN FRANCIA

            “Penso che Don Ezio potrà confermare.”

            come lei sa sicuramente l’omicidio non si confessa dal semplice sacerdote; inoltre anche ammesso che don Ezio possa confessare omicidi, quanti crede ne possa avere confessati? sono pochissimi gli assassini e i mafiosi sul totale della popolazione; a differenza dei divorziati dove è più facile costruire una casistica;
            MA MICA è IL NUMERO CHE CONTA;
            CIò CHE CONTA è CHE ANCHE NEL CASO DEGLI ASSASSINI SI POSSA FARE RICORSO ALLA COSCIENZA INCOLPEVOLMENTE ERRONEA;

            “Se poi, anche qui, vuole dirmi che non capire il valore intrinseco della proibizione del bacio significhi che allora è possibilissimo non capire anche la peccaminosità dell’omicidio volontario, della frode, del massacrare i genitori con un’ascia (come hanno fatto recentmente due ragazzi), dei crimini mafiosi eccetera allora alzo le mani perché sarebbe inutile continuare.”

            è solo un problema di diffusione nella popolazione:

            tante persone come sapientemente dice lei non capiscono le norme sul divorzio; o figuriamoci sul bacio in bocca; ma è pur vero che i divorzi sono molto maggiori degli omicidi; E QUINDI è MOLTO PROBABILE conoscere un divorziato inconsapevole

            meno, molte meno persone non capiscono le norme sull’omicidio (ECCO PERCHè NON LE CONOSCE) ma è pur vero che gli omicidi sono di gran lunga inferiori ai divorzi; e quindi è MOLTO IMPROBABILE conoscere un omicida inconsapevole;
            MA QUESTO NON SIGNIFICA CHE IN MOLTI SE NON TUTTI I CASI DI ASSASSINI/MAFIOSI NON CI SIA INCONSAPEVOLEZZA , COSì COME IN MOLTI SE NON IN TUTTI I CASI DI DIVORZIO CI SIA INCONSAPEVOLEZZA COME LEI HA SAPIENTEMENTE DIMOSTRATO;

            come vede il suo ragionamento è perfettamente, e giustamente, applicabile anche ai casi di omicidio;
            d’altronde lo ha detto pure lei “la teologia cattolica, che fin da San Tommaso riconosce l’esistenza della coscienza invincibilmente erronea”

            solo che solo in epoca presente la sta applicando anche ai divorziati; è ORA DI INIZIARLA AD APPLICARE ANCHE AI MAFIOSI ED AI KILLER;

            Si dimostri il contrario, MA CATECHISMO ALLA MANO, NON CON I “SECONDO ME”, “SECONDO LA GENTE”

          7. “Che gli insegnamenti matrimoniali di Cristo non tutti li avrebbero capiti invece è Cristo stesso a dirlo, nel Vangelo.”

            APPUNTO E NONOSTANTE QUESTO è STATO COMUNQUE DATO IL PRECETTO VALIDO PER TUTTI DI NON SEPARARE CIò CHE DIO HA UNITO; NON è STATO DETTO PER CHI NON CAPISCE NON VALE;

            ORA NON RIPARTA CON LA COSCIENZA INCOLPEVOLMENTE ERRONEA PERCHè DEVE PRIMA RIUSCIRE A SMENTIRE IL POST DI CUI SOPRA SUGLI ASSASSINI

          8. “Ora faccia una bella cosa: stampi questo che le ho scritto, lo diffonda in giro e vediamo quante persone si convincono che una limonata tra ragazzi merita potenzialmente l’inferno (ovvero una pena irreversibile ed eterna, con pena del danno -assenza di Dio- e pena del senso -il fuoco e i vari tormenti) e mi faccia sapere. 😀

            Vedrà che, così, forse capirà che quanto le sto dicendo io sulle questioni sessuali è vero, e se questo problema c’è col bacio c’è pure con altro.”

            COME LE HO DETTO è SEMPLICEMENTE UN PROBLEMA DI DIFFUSIONE NELLA POPOLAZIONE;
            CONTRO IL SESTO PECCANO IN TANTI; CONTRO IL QUINTO MOLTI DI MENO;
            E COSì COME POSSONO ESSERCI INCONSAPEVOLI SUL SESTO (TANTI) COSì POSSONO ESSERCI INCONSAPEVOLI SUL QUINTO (POCHI);
            MA INCONSAPEVOLI SONO GLI UNI ED INCONSAPEVOLI SONO GLI ALTRI

    5. Che ci sia una antievangelica confusione è un dato di fatto.
      E che sia il papa il protagonista della confusione è fuori dubbio.
      Con un colpo solo mette in crisi tre sacramenti: confessione, matrimonio, comunione.
      Un luterano infiltrato?

      1. Il Papa mette in crisi il fariseismo e l’ipocrisia di coloro che hanno bisogno di cataloghi certi di peccati con pene certe; mette in crisi i puri che hanno sempre vissuto in castità e si scandalizzano perché non vengono puniti gli adulteri, i conviventi, perché vengono puniti i preti puri e casti che non obbediscono al papa e non usano misericordia, quelli che usano la confessione, il matrimonio e la comunione per purificarsi sempre di più. Con papa Francesco non c’è più la Chiesa dei santi e dei puri che sono loro, che hanno fatto tanti digiuni come san Giovanni Battista, mentre gli altri, i Ber-gogliosi sono dei mangioni e dei beoni come… i luterani, peccatori, meritevoli dell’inferno.

  19. È una situazione paradossale.
    Se nella confessione si prova ad esprimere i propri sentimenti sul Santo Padre, si viene subito ripresi in modo più o meno delicata.
    Per tutti i peccati c’è misericordia tranne nel caso dei “dubia”.
    Una vera impasse.

  20. Ringrazio il Cielo che ancora ci concede La sua Misericordia nel suscitare voci forti che riaffermano la Verità tutta intera senza se e senza ma. E, personalmente, ringrazio i tre Vescovi perché mi hanno ricordato che il male si combatte soprattutto con la preghiera che, negli attuali frangenti di confusione, divisione e apostasia, deve essere particolarmente orientata al ravvedimento di Papa Bergoglio anche se tale ravvedimento lo potrebbe attuare, come nel caso di Onorio I, il suo successore. E…comunque sia “le porte degli inferi non prevarranno contro di Essa”.

  21. Ma che brutto momento. Ma è proprio possibile avere un “pastore” che non sa guidare le proprie pecorelle smarrite? Che si nasconde e non sa cosa dire per indicarci “la retta via”? Non sa cosa dire o non vuole dire? Lasciando il tutto nella più inaudita confusione di fede? Sta forse facendo il “gioco del nemico”? Creare confusione per arrivare ad eliminare la Messa, eliminare l’Eucarestia, eliminare il Papa, eliminare la Chiesa di Roma? Qual’è la Sua intenzione? Adempiere agli ordini massonici?

    1. Io però ho la vaga sensazione che sempre più pecorelle si stanno rendendo conto di non essersi smarrite loro, anzi, è il pastore che ha perso la strada, volutamente o meno.
      Se

  22. “La Chiesa è intransigente sui principi, perché crede, è tollerante nella pratica, perché ama. I nemici della Chiesa sono invece tolleranti sui principi, perché non credono, ma intransigenti nella pratica, perché non amano”. Una frase celebre di padre Garrigou-Lagrange forse consente di chiarire ancor meglio la principale difficoltà ad accettare AL, cioè la mancata riproposizione dell’obbligo della continenza, (che molte diocesi non vedevano l’ora di ascoltare).
    In molti post su questo blog è stato spiegato che in alcuni casi è possibile assolvere e comunicare i divorziati risposati già sulla base del CCC esistente e delle istruzioni ai confessori di san GPII.
    Ma allora a che serve AL? Serve a sostituire FC con un documento che non obblighi più a indegnare la continenza nei casi menzionati da FC. Ma così la tolleranza di singoli atti, cui fa riferimento Lagrange, cin cui valuta fatti avvenuti, noti e circoscritti, diventa un principio che la chiesa insegna, e così si abbandona quell’intransigenza evangelica di odio al peccato, l’adulterio, che Gesù stesso ha insegnato nel vangelo.

    1. “Ma così la tolleranza di singoli atti, cui fa riferimento Lagrange, cin cui valuta fatti avvenuti, noti e circoscritti, diventa un principio che la chiesa insegna, e così si abbandona quell’intransigenza evangelica di odio al peccato, l’adulterio, che Gesù stesso ha insegnato nel vangelo.”

      Sbagliato. Non viene affatto meno l’odio al peccato, tanto è vero che i risposati in Amoris Laetitia sono detti, con la massima chiarezza, ESSERE IN UNA SITUAZIONE OGGETTIVA DI PECCATO.

      Quello che sta applicando con Al la Chiesa, invece, è precisamente quanto lei ha detto, ovvero una Chiesa intollerante sui principi (altrimenti avrebbe ammesso la liceità del secondo matrimonio) perché crede, ma benevola nella pratica, perché ama.

      Questa Chiesa intollerante sui principi, perché crede, e benevola nella pratica, perché ama, era davvero difficile vederla un secolo fa, quando i risposati erano scomunicati e definiti infami.

      Cito il Codice di diritto canonico del 1917 al riguardo, al Can 2356.

      “Bigami, idest qui, obstante coniugali vinculo, aliud matrimonium, etsi tantum civile, ut aiunt, attentaverint, SUNT IPSO FACTO INFAMES ; et si, spreta Ordinarii monitione, in illicito contubernio persistant, pro diversa reatus gravitate EXCOMMUNICENTUR vel personali interdicto plectantur”.

      Era questo, caro Raffaele, il modo di essere intolleranti sul principio, perché si crede, e tolleranti nella pratica, perché si ama?

      A me questa sembrava intolleranza sia nei principi che nella pratica, e in effetti da Trento al Vaticano II il problema è stato proprio questo: i concetti di epicheia (al peccatore, mai al precetto, specialmente in caso di precetti negativi che proibiscono atti intrinsecamente malvagi) e benevolenza pastorale erano completamente spariti.

      Nel primo millennio invece erano ben presenti (tanto è vero che gli ortodossi li hanno mantenuti) prima della riforma gregoriana e di Trento.

      San Tommaso D’Aquino e la sua epicheia permettono di venire incontro alle anime senza intaccare il dogma (cosa che si farebbe con la Oikonomia ortodossa), ma ripeto: quanto ho postato sopra dimostra che ci sono stati secoli dove l’intolleranza era sia nei principi che nella pratica.

      E questa intolleranza, che condanna sia il peccato che il peccatore, si trova spesso nei cosiddetti tradizionalisti.

      E ritorniamo al discorso della rigidità, deplorata dal Papa http://m.vatican.va/content/francescomobile/it/cotidie/2016/documents/papa-francesco-cotidie_20161024_mai-schiavi-della-legge.html

      1. Però la pratica benevola che deve rimanere in ambiti ben chiaramente e sopratutto coerenti con il magistero di sempre, ben dell’ultima ora.
        Cioè partire dalla divina rivelazione per portare alla conversione, e non il contrario, altrimenti si avvallerebbe semplicemente quello che piace ad ognuno.
        Quello che riporta Magister di un articolo di mons. Basilio Petra sulla rivista Il Regno:
        #
        “È [infatti] del tutto possibile che una persona non abbia l’adeguata consapevolezza morale e/o non abbia libertà di agire diversamente e che, pur facendo qualcosa oggettivamente considerato grave, non compia un peccato grave in senso morale e dunque non abbia il dovere di confessarsi per accedere all’eucaristia. ‘Amoris laetitia’ al n. 301 allude chiaramente a questa dottrina”.
        #
        Capisce la mia preoccupazione? Se il presidente dei teologi moralisti italiani ” allude” (!?!) che non serve nemmeno confessarsi per accedere all’Eucaristia per un divorziati risposato , siamo già diventati protestanti!

        1. Ma lei ancora non si convince delle intenzioni di costoro?

          è chiaro come il sole che stanno costruendo la loro chiesa

          1. La vostra Chiesa ve la siete fatta voi tradiprotestanti, non certo noi che rimaniamo saldi sulla roccia di Pietro.

          2. La Chiesa che sostengono i veri cattolici (da voi definiti tradizionalisti) è quella che c’è stata dall’inizio ad oggi; duemila anni di storia; sarebbero tradiprotestanti tutti e duemila gli anni?

            è lei che sostiene cose NUOVE e che prima non c’erano;
            è lei che rappresenta il CAMBIAMENTO altro “che rimaniamo saldi sulla roccia di Pietro”.
            Voi state in mezzo all’oceano altro che roccia………………………

        2. Allora, dove il peccato è solo veniale “tecnicamente” non è necessario confessarsi, è vero.

          Però non può raggiungere tale giudizio il fedele da solo, o meglio può ma non deve arrischiarsi ad accostarsi all’Eucaristia.

          Semmai questo giudizio di coscienza potrà essere preso in considerazione dal confessore nel decidere se assolvere (o non assolvere) tale peccatore.

          Ad esempio ho una cara amica in quella condizione, che non si sentiva assolutamente in colpa nè vedeva il male in ciò che stava facendo.

          Il sacerdote l’ha assolta senza nemmeno imporle in forma possibilista il dover vivere in castità assoluta, liberando la sua coscienza, e assolvendola, e ora lei può comunicarsi con la pace nel cuore.

          Ma mai questo procedimento può avvenire in maniera del tutto autonoma.

          Infatti anche i vescovi di Malta hanno detto che il giudizio di coscienza è importante per accedere ai sacramenti di Riconciliazione ed Eucaristia.

          Come vede prima la Riconciliazione, poi (forse) l’Eucaristia.

          Nessuno si autoassolva per non rischiare il sacrilegio, lo dico anche a chi legge.

      2. Ho capito che Gesù diceva delle sciocchezze riguardo al matrimonio, seguito a ruota da S. Paolo.
        Aveva ragione S. Pietro nel dire che se aveva ragione Gesù non conveniva sposarsi. Ha rimesso tutto a posto papa Francesco manipolando il Vangelo e adeguando la Chiesa alla realtà liquida che stiamo vivendo

        1. Se non fosse perché è inverno, mi scusi Luciano Badesso, ma ha forse preso un colpo di sole? Se è in buona fede, mi perdoni se il suo post mi ha innervosito. Però, razionalmente parlando, ma come è possibile solo immaginare che un papa manipoli il Vangelo?
          Ma come è possibile che papa, duecento cardinali, migliaia di vescovi, centinaia di milioni di fedeli di papa Francesco siano tutti nell’errore, mentre un piccolo gruppo di tradizionalisti sia nella ragione? E come è possibile che vengono proclamati beati e santi che hanno fatto miracoli e continuano a farli.
          Se così è, io tiro una sola conclusione: il Padreterno ci sta prendendo in giro. E a me le persone che mi prendono in giro piacciono poco, sa?

  23. vescovi contro vescovi, cardinali contro cardinali, padri contro figli, figli contro padri, moglie contro mariti, mariti contro mogli, nuore contro suocere generi contro suoceri, fratelli contro fratelli, comunità spaccate, amici contro amici. Se c’è qualcosa di cui questo Pontefice potrà vantarsi e passerà alla storia è aver provocato la divisione tra cattolici. L’altra sera proponendo ad alcuni amici in una riunione di programmazione per le attività annuali mi permisi di parlare di Fatima e del trionfo del Cuore Immacolato di maria. Bocciato!

I commenti sono chiusi.