AVVENIRE, DAT E MIGRANTI – JAMES MARTIN E GUADALUPE – CHE SI INSEGNA AL CATECHISMO? – A.L. E L’IGNORANZA DEI VERTICI DELLA CHIESA – LA MOSCHEA A FIRENZE (GRAZIE DIOCESI). LA CROCE ROSSA TOGLIE LE CROCI – UNA PREGHIERA PER MARY WAGNER.

Marco Tosatti

Cari stilumcurialisti, questo è un Bestiario abbastanza variegato. In positivo e in negativo; temo più in negativo che in positivo, ma insomma…Cominciamo dalla legge sul fine vita. Vi consiglio di leggere il commento del direttore do Avvenire, Marco Tarquinio. Un “fondo” che mette insieme due cose: una legge che permette in buona sostanza l’uccisione su richiesta, e il supporto militare italiano al contrasto allo schiavismo in Africa. Vi sembrano due cose di eguale peso? A me no. La ratio di unirle in un commento? Non la conosco, ma maligno come sono posso immaginarla. Avvenire di mons. Galantino, obbligato a parlare di una legge discussa e approvata nella quasi quiete dei vescovi italiani, per non parlare del Pontefice, che di questo Paese è il primate, per non dare l’idea di dover finalmente allinearsi a quei rompiscatole dei pro-vita doveva dare un colpo anche al cerchio migrantista. Anche se non si capisce perché i cattolici dovrebbero preoccuparsi: “lo spirito di Marco (Pannella) ci aiuti a vivere in quella stessa direzione”, aveva augurato mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita. Accontentati: più spirito di Marco di così…Poi se volete rifarvi la bocca leggete il comunicato del vescovo di Trieste, Crepaldi, che abbiamo pubblicato ieri sera.

Ecco il link al commento di Avvenire.

James Martin e la Madonna di Guadalupe

Poi c’è James Martin, il gesuita alfiere della casua LGBT nella Chiesa. Questa volta merita una citazione per aver diffuso e lodato immagini della Madonna di Guadalupe particolari. Le vedete nella foto.

Il figlio spirituale di Sant’Ignazio dice: “Guarda! Queste belle immagini della Madonna di Guadalupe ri-immaginata come una donna contemporanea. Ricordati che Nostra Signora visse una vita normale a Nazareth”. Forse ha ragione lui, ma preferisco questa altra immagine, di Aleteia.

Che cosa si insegna al catechismo? L’ignoranza dilaga.

Il Catechismo. MI ha scritto un amico, del nord. Vi offro la sua lettera:

“Una esperienza diretta. Per l’anno di catechismo della seconda media nella mia parrocchia, anno della cresima, dobbiamo affrontare lo studio dello Spirito Santo. Durante alcune sedute per vedere insieme la Trinità mi sono accorto che i ragazzi rispondevano con sfondoni assurdi alle più elementari domande. Ad esempio, il mandato del Signore in Mt 28,19…domandavo chi stava dicendo le parole del mandato e una mi ha risposto: “il papa”.

Ho proposto, dunque, un questionario di domande elementari per valutare la preparazione basale. Ebbene, un buon 90-95% dei futuri cresimandi, alla domanda se Gesù Cristo è Dio hanno risposto ‘no’.

Questo significa che portiamo alla Cresima dei pagani e nemmeno cristiani.

Vero è che non sono, evidentemente convinti della risposta, data ovviamente in ignoranza della materia. Ci mancherebbe altro che affermassero questo convintamente!

Tuttavia, rimane il fatto che il sacramento di Dio verrà svenduto orribilmente sotto lo slogan solito che usano tutti, di questi tempi: “tanto poi ci pensa Dio”, che a me suona come una bestemmia!”.

Amoris Laetitia, e l’ignoranza dei vertici della Chiesa.

Ma forse l’ignoranza dei fondamentali è molto più diffusa di quanto si creda, e tocca anche livelli gerarchici impensabili. Avete presente il dibattito su Amoris Laetitia, e la comunione ai divorziati risposati? Ecco, vedete qua: “Il noto studioso di Diritto Canonico americano Edward N. Peters lamenta che i pastori di oggi sono piuttosto ignoranti in materia e li invita a studiare di più. Afferma, infatti, che la distribuzione dell’Eucaristia è disciplinata dal Codice 915, Codice che mai viene menzionato né in AL, né nella interpretazione dei vescovi di Buenos Aires e neppure nella mail di approvazione inviata loro dal papa. Per cui fino a quando il CIC del 1983 rimane in vigore e non viene modificato dal alcun documento pontificio, tutto resta come prima. “But what can one say? Unless Canon 915 itself is directly revoked, gutted, or neutered, it binds ministers of holy Communion to withhold that most august sacrament from, among others, divorced-and-remarried Catholics except where such couples live as brother-sister and without scandal to the community. Nothing I have seen to date, including the appearance of the pope’s and Argentine bishops’ letters in the Acta Apostolicae Sedis, makes me think that Canon 915 has suffered such a fate.” Termina aggiungendo che non sarà certo un sigillo in più su AL e gli altri due documenti a cambiare le cose”.

Opinione che è confermata da una mail ricevuta nei giorni scorsi:

“Carissimo Signore Tosatti:

Mi chiamo M. C. Sono un’avvocato e canonista portoghese.

Le scrivo questa e-mail (telegrafica) a causa di quanto se sta dicendo di “Amoris Laetitia” #305 dopo quello che fu pubblicato in AAS 10, 2016.

Non è vero che il #305 sia diventato “magistero autentico”. Un Papa non ha il potere di elevare le sue opinioni personali (cfr. “Amoris Laetitia” #3 e #4) a rango di magistero autentico.

Anche se lo avesse, il Papa non lo può fare oggi via rescritto (cfr. CIC 1983, c. 59, § 1).

Non riesco a capire perché nessuno parla di questi dati elementari di Teologia e Diritto Canonico…

Grazie mille! Buon Natale!”.

Il primato della coscienza? Ma dove?

E per chiudere questo capitoletto (anche se Kasper chiede che si smetta di discutere di Amoris Laetitia) vi offriamo questo parere sul famoso primato della coscienza personale, chiave – o una delle chiavi – del problema dell’ammissione ai sacramenti: “Continuo a sentire gente che dice che la Chiesa insegna ‘il primato della coscienza’. Ma non so di nessun punto in cui la Chiesa realmente insegni questo. (Ma so di molti punti in cui la Chiesa contraddice questo insegnamento). Da dove nell’insegnamento della Chiesa la gente ha tirato fuori questa idea?”.

La diocesi di Firenze vende il terreno per la mosche. La Croce Rossa toglie le croci.

Chiudiamo con la notizia che la diocesi di Firenze ha venduto il terreno per la costruzione di una moschea. Ecco la notizia di agenzia: “(ANSA) – FIRENZE, 14 DIC – Una nuova moschea nascerà su un terreno nel comune di Sesto Fiorentino (Firenze), attualmente di proprietà della curia di Firenze. La notizia, anticipata oggi dal quotidiano La Nazione, è confermata da una nota congiunta di Comune di Sesto, Arcidiocesi di Firenze, Università di Firenze e Associazione per la Moschea di Firenze. L’operazione potrebbe dunque rappresentare una soluzione all’annosa questione della ricerca di un terreno su cui far sorgere il luogo di culto islamico, risoltasi per ora negativamente quanto a disponibilità di siti nel territorio comunale di Firenze. Un protocollo d’intesa che sarà firmato venerdì prevede che l’Arcidiocesi, ceda a titolo oneroso la proprietà dell’area alla Comunità musulmana della provincia di Firenze affinché possa realizzarvi una moschea e un centro culturale islamico. Contestualmente l’Arcidiocesi otterrà, a titolo oneroso, un altro terreno di proprietà dell’Università nell’area del Polo scientifico di Sesto sul quale realizzare un centro religioso”. Ci sembra che questa notizia possa affiancarsi senza difficoltà alla decisione della Croce Rossa di togliere i crocefissi dalle loro sedi, per non urtare sensibilità religiose diverse. In Belgio molti volontari si sono opposti. Trovo difficile non concordare con il ministro degli Affari Esteri ungherese: Péter Szijjártó: “Questi provvedimenti devono essere considerati come dei tentativi di sbarazzarsi della civiltà e della cultura del continente”.

Una preghiera per Mary Wagner, eroina anti-aborto.

La scritta dice: “Per favore pregate per Mary Wagner, che è stata arrestata di nuovo perché è entrata in una clinica di aborti portando un mazzo di rose a cui era attaccato il modello di un bimbo di dieci settimane, un biglietto per contattare le Suore della Vita e un altro biglietto con la scritta: “Puoi tenere il tuo bimbo. L’amore troverà una strada”.



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FINE VITA E DAT: LA VOCE CHIARA DEL VESCOVO DI TRIESTE. TROPPI CATTOLICI HANNO TACIUTO. “I PONTI NON FONDATI SULLA VERITÀ NON REGGONO”.

Marco Tosatti

È consolante in certi momenti, in certe situazioni, sentire una voce forte e chiara, che non ha paura di dire la verità. A fronte del silenzio imbarazzato, che ben potrebbe essere accusato di complicità, dei balbettamenti, delle prese di posizione fatte perché ci si aspetta che si prenda posizione, e niente di più; quando un vescovo descrive con impietosa lucidità la realtà morale del Paese, beh fa piacere. Ci riferiamo al comunicato che ha reso pubblico l’arcivescovo di Trieste, Giampaolo Crepaldi, che rilanciamo qui sotto.

Approvata la legge che apre all’eutanasia

Dichiarazione dell’Arcivescovo Giampaolo Crepaldi

 

Giovedì scorso14 dicembre il Parlamento italiano ha approvato la legge cosiddetta sulle DAT che apre all’eutanasia, persino in forme più accentuate che in altri Paesi. Durante la fase della discussione in Parlamento e nel Paese anche io, come vescovo e come presidente dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân, ero intervenuto, insieme ad altri, come per esempio il Centro Studi Rosario Livatino, per mettere in evidenza la gravità del contenuto di questo testo di legge. Purtroppo ha prevalso un’ideologia libertaria e, in definitiva, nichilista, espressa in coscienza da tanti parlamentari. Così l’Italia va incontro ad un futuro buio fondato su una libertà estenuata e priva di speranza. Questa legge si aggiunge ad altre approvate in questa triste legislatura che hanno allontanato la nostra legislazione sulla vita e sulla famiglia dalla norma oggettiva della legge morale naturale che è inscritta nei nostri cuori, ma che spesso i piccoli o grandi interessi di parte e le deformazioni dell’intelligenza nascondono agli uomini. Coloro che con grande impegno stanno smantellando per via legislativa i principi della legge morale naturale, che per il credente è il linguaggio del Creatore, non sono però in grado di dirci con cosa intendano sostituirne gli effetti di coesione sociale in vista di fini comuni. La libertà intesa come autodeterminazione, che questa legge afferma ed assolutizza, non è in grado di tenere insieme niente e nessuno, nemmeno l’individuo con se stesso.

Preoccupa molto che in questa legislatura leggi così negative siano state approvate in un contesto di notevole indifferenza. Esprimo il mio compiacimento e sostegno per tutti coloro che si sono mobilitati, con la parola, gli scritti ed anche con le manifestazioni esterne, per condurre questa lotta per il bene dell’uomo. Devo però anche constatare che molti altri avrebbero dovuto e potuto farlo. Questa mia osservazione vale anche per il mondo cattolico. Ampie sue componenti si sono sottratte all’impegno a difesa di valori così fondamentali per la dignità della persona, timorose, forse, di creare in questo modo muri piuttosto che ponti. Ma i ponti non fondati sulla verità non reggono.

In momenti come questo può prevalere un sentimento di scoraggiamento. E’ comprensibile. Tutto si paga in questa vita e le pessime leggi approvate produrranno sofferenza e ingiustizia sulla carne delle persone. Si ha l’impressione di doversi ormai impegnare per ricostruire dalle basi un alfabeto che è stato disarticolato. Nel contempo, occorre anche ricordare che la storia rimane sempre aperta a nuovi percorsi e soluzioni e che nella storia ci si offrono sempre nuove possibilità di recupero e di riscatto. Recupero e riscatto che non ripagheranno, umanamente parlando, le ingiustizie provocate e subite, ma che permetteranno di non consentirne di nuove. Non dimentichiamo che c’è la storia, ma anche il Signore della storia. In Lui confidiamo per essere pronti alle nuove occasioni che Egli ci metterà davanti.

+ Giampaolo Crepaldi



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ROMANA VULNERATUS CURIA, PAPA, FONDAMENTALISMO. CHE COSA SCRIVEVA LUCIANI AI GESUITI. NUNC PRO TUNC?

Marco Tosatti

Romana Vulneratus Curia (RVC per amici e nemici) è rimasto molto colpito dallo scoop su Civiltà Cattolica di padre Armando Spadaro, il direttore della stessa, nonché uno dei vari spin doctor mediatici del Pontefice regnante. E cioè il colloquio con i Gesuiti che il Pontefice gesuita ha avuto nel recente viaggio in Myanmar e Bangladesh. Si è parlato di fondamentalismo….E su questo è sui Gesuiti di oggi dopo la lettera di RVC abbiamo qualche cosina da dire. Piuttosto: da ricordare…Ma ecco RVC:

“Scusi dr. Tosatti, ma RVC, da vero rompicoglioni, vorrebbe chiederle un minuscolo intervento per commentare l’intervista al Corriere di oggi. Non riesce a farne a meno, sta diventando un po’ esibizionista mediaticamente, invidia Antonio Spadaro e poi mi sembra geloso di PezzoGrosso. La prego sia misericordioso….

Dice il Papa a Spadaro ( Corriere della Sera 14 dicembre, pag 33): “ guarda, di fondamentalismi ce ne sono dappertutto. E noi cattolici abbiamo “ l’onore “ di avere fondamentalisti tra i battezzati….. Il fondamentalismo nega la storia, la persona. E il fondamentalismo cristiano nega l’Incarnazione. “ Accipicchia, che affermazione equivoca ! e che linguaggio sofisticato ha usato il Santo Padre, non mi sembra da lui, questo non è un linguaggio comprensibile ai poveri ed agli emarginati, questo è un parlare evangelico troppo difficile. All’ospedale da campo cosa capiranno? Forse ha voluto rivolgersi ai “neo-pelagiani autoreferenziali e prometeici” per diffidarli? Ma diffidarli di fare che? Di negare l’Incarnazione? Ma chi, con linguaggio un po’ ambiguo, confonde semmai l’Incarnazione è stato il suo maestro Karl Rahner quando decise di ripensare l’Incarnazione in forme nuove, da quelle usate da S. Agostino e dalla Scolastica, per renderla più credibile. E per riuscirci fu costretto a supporre, anziché un Dio immutabile, un Dio dialetticamente mutabile, un Dio divenire, dove l’Incarnazione è solo attuazione della realtà umana, premessa della natura umana (cfr. KarlRahner – Corso fondamentale sulla fede, 1990). E più recentemente, chi rimette in discussione indirettamente l’Incarnazione, è stato il suo consigliere teologico Walter Kasper, che fa emergere (nel suo “capolavoro”: Gesù il Cristo -1974) tutti i dubbi teologico-biblici sulla credibilità dei Vangeli, sul concepimento verginale di Maria, sulla Resurrezione di Cristo, sulla Ascensione, sulla presenza reale di Cristo nella Eucarestia, sul valore della confessione, ecc. Mi viene da sospettare, considerando che chi mette in discussione dogmi e dottrina (Incarnazione inclusa), sono proprio le persone più vicine al Papa, che il potentissimo Antonio Spadaro stavolta possa aver avuto queste persone come obiettivo da punire. Se ciò non fosse, potrebbe esser dismesso da La Civiltà Cattolica e nominato direttore di Famiglia Cristiana (in amministrazione controllata), con l’impegno di rilanciarla in 12 mesi con la collaborazione di Luxuria e Vendola”.

Fin qui RVC. Ma casualmente, in questi giorni, in cui si parla tanto di papa Luciani, di cui è stata avviata la causa di beatificazione, mi è tornato alla mente sul messaggio che papà Luciani aveva preparato per i Gesuiti e che è stato pubblicato postumo (Sarebbe stato reso pubblico il 30 settembre 1978). L’ho cercato sul sito del Vaticano che ospita i pochi interventi di Albino Luciani, ma non lo ho trovato. Non sono in grado, ahimè, di dire se non ci sia mai stato, o se una provvida manina l’abbia fatto sparire negli ultimi quattro anni…Come sembra che sia accaduto per il documento dell’allora Preposito Generale dei gesuiti, padre Kolvenbach, che sconsigliava vivamente di fare vescovo Bergoglio per le note caratteristiche umane e comportamentali. Certamente è impressionante leggere queste righe adesso. Non è stato casuale che la Compagnia di Gesù sia stata commissariata dopo non molto tempo da San Giovanni Paolo II.
Vi offriamo qualche frase di quel messaggi.
Il Papa ricordava che la Compagnia era “Istituita principalmente per la difesa e propagazione della fede e per il profitto delle anime nella vita e dottrina cristiana” (Formula dell’ Istituto). A questo fine spirituale e soprannaturale va subordinata ogni altra attività, che dovrà essere esercitata in maniera adatta ad un Istituto religioso e sacerdotale. Voi ben conoscete e giustamente vi preoccupate dei grandi problemi economici e sociali, che oggi travagliano l’umanità e tanta connessione hanno con la vita cristiana. Ma, nella soluzione di questi problemi, sappiate sempre distinguere i compiti dei sacerdoti religiosi da quelli che sono propri dei laici. I sacerdoti devono ispirare e animare i laici all’adempimento dei loro doveri, ma non devono sostituirsi ad essi, trascurando il proprio specifico compito nella azione evangelizzatrice. Per questa azione evangelizzatrice, S. Ignazio esige dai suoi figli una soda dottrina, acquistata mediante una lunga e accurata preparazione”.

Papa Luciani ricordava che la Compagnia era nota per “la cura sollecita di presentare nella predicazione e nella direzione spirituale, nell’insegnamento e nella pubblicazione di libri e riviste, una dottrina solida e sicura, pienamente conforme all’ insegnamento della Chiesa, per cui la sigla della Compagnia costituiva una garanzia per il popolo cristiano e vi meritava la particolare fiducia dell’ Episcopato. Procurate di conservare questa encomiabile caratteristica; non permettete che insegnamenti e pubblicazioni di gesuiti abbiano a causare confusione e disorientamento in mezzo ai fedeli; ricordatevi che la missione affidatavi dal Vicario di Cristo è di annunciare, in maniera bensì adatta alla mentalità di oggi, ma nella sua integrità e purezza, il messaggio cristiano, contenuto nel deposito della rivelazione, di cui interprete autentico è il Magistero della Chiesa”.

“Questo naturalmente comporta che negli istituti e facoltà, ove si formano i giovani gesuiti, sia parimente insegnata una dottrina solida e sicura, in conformità con le direttive contenute nei decreti conciliari e nei successivi documenti della Santa Sede riguardanti la formazione dottrinale degli aspiranti al sacerdozio. E ciò è tanto più necessario in quanto le vostre scuole sono aperte a numerosi seminaristi, religiosi e laici, che le frequentano proprio per la sodezza e sicurezza di dottrina che sperano di attingervi”.

E infine raccomandava:  “non permettete che tendenze secolarizzatrici abbiano a penetrare e turbare le vostre comunità, a dissipare quell’ ambiente di raccoglimento e di preghiera in cui si ritempra l’ apostolo, ed introducano atteggiamenti e comportamenti secolareschi, che non si addicono a religiosi. Il doveroso contatto apostolico col mondo non significa assimilazione al mondo; anzi, esige quella differenziazione che salvaguarda l’ identità dell’ apostolo, in modo che veramente sia sale della terra e lievito capace di far fermentare la massa”.

Proprio una fotografia dei Gesuiti di oggi, nessuno escluso, vero?



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MONS. GALANTINO DISQUISISCE DI BIOETICA. PEZZO GROSSO COMMENTA. POI PONE ALCUNE QUESTIONI UN PO’ IMBARAZZANTI…

MarcoTosatti

Mons. Galantino parla di bioetica alla Bocconi. Il collega Domenico Agasso lo intervista. E Pezzo Grosso, che di questi temi se ne intende, fa a fette il segretario generale dell’Ufficio Affari Anche Religiosi del PD (già Cei). Impietosamente. E contrappone al filosofeggiare del prelato (meno male che Bassetti c’è, e parla chiaro di DAT, alimentazione e idratazione ai malati, se no…) argomenti, citazioni, e domande; queste ultime poco misericordiose, e imbarazzanti.

“Mi scusi dottor Tosatti, le rubo pochissimo spazio, quanto merita l’intervista del nostro dotto mons. Galantino (intervista qui sotto riportata …..). L’ analisi del confronto tra bioetica cattolica e bioetica laica, fatta alla conferenza alla Bocconi, “profuma” del pensiero del grandissimo prof. Francesco D’Agostino, presidente emerito dei cosiddetti giuristi cattolici, grande sostenitore delle tesi espresse. Il fatto è che mons. Galantino forse non è stato informato che la bioetica è finita, morta e sepolta, ed è stata sostituita dal biodiritto, inventato, stabilito e decretato dall’ONU, o meglio, dalla Organizzazione mondiale della Sanità che lo imporrà ad ogni governo, contro le etiche superstiziose delle religioni, soprattutto di quella cattolica. Il punto chiave è che è finita la concezione di etica. Sarà la scienza medica a fare l’etica, la morale, poiché l’etica biologica diventa funzione delle scoperte scientifiche (che influenzano le tendenze socioculturali). I nuovi parametri della salute si fondano da qualche tempo sulla qualità della vita verso la vita stessa, con l’intento di migliorare geneticamente l’umanità. Ciò perché la salute non è più assenza di malattie o infermità, bensì è uno stato di benessere psicofisico, mentale e sociale. Invece di farsi illuminare da D’Agostino, mons. Galantino potrebbe leggersi le dichiarazioni di due Direttori Generali dell’OMS che qui riassumo a memoria. (Bruntland nel 1989 sulla salute selettiva: Salute per tutti, ma non per tutto. – Nakajima nel 1991: Le differenze biologiche e genetiche condizionano la salute, dobbiamo perciò essere selettivi per essere sani e produttivi. Mai più etica cattolica). Poi magari leggersi anche il discorso di Obama all’ ONU nel 2000: aborto, eutanasia….senza obiezione di coscienza. E se ha tempo anche il Progetto Fletcher: “Sesso senza concepimento“ con anticoncezionali. “Concepimento senza sesso” con fecondazione in vitro e clonazione. Ma la domanda che vorrei porre a mons. Galantino è: perché i valori non negoziabili sono scomparsi nell’ospedale da campo da lui evocato? Sarà forse perché l’autorità morale ha deciso di non contrastare più le volontà dell’ONU e satelliti? Ciò grazie al “patto di riconciliazione” con il mondo dove la fede non deve influenzare più le leggi dello stato in materia di vita, non intervenendo più nella edificazione della società? O magari anche grazie all’accettazione della “realtà” che spiega che la bioetica, come il dogma, evolve? E pertanto si deve rifiutare di giudicare e valutare, limitandosi a dare al massimo indicazioni alla coscienza? Siamo consapevoli che queste soluzioni “misericordiose” non insegnano a ostacolare il processo di disumanizzazione? Di chi è questa responsabilità?“.

 

DOMENICO AGASSO JR

MILANO

È un’esigenza «imprescindibile del nostro tempo, quella di dar vita a un’attenta analisi e a un confronto sui temi etici e bioetici, poiché la rapidità dello sviluppo tecnologico muta rapidamente gli stili di vita e modifica anche il modo in cui l’uomo concepisce se stesso e il proprio futuro, il rapporto con gli altri e con l’ambiente». Parola di monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza episcopale italiana (Cei).

Vatican Insider ha intervistato il Vescovo emerito di Cassano all’Jonio a margine di una conferenza all’Università Bocconi su «Bioetica cattolica e bioetica laica: fra storia ed attualità», organizzata da Res ethica, associazione di studenti dell’Ateneo milanese. Nell’incontro il Presule aveva dialogato con il filosofo Giovanni Fornero.

Eccellenza, di che cosa hanno bisogno oggi etica e bioetica?

«Come Aristotele, parliamo della felicità quale fine del cammino dell’uomo, ma lo facciamo in un contesto che così spesso assimila la felicità al divertimento, da non vederne più i contorni. Siamo così lontani dalla identificazione aristotelica tra etica e politica, che spesso ricadiamo in qualche forma più o meno celata di individualismo. Abbiamo così radicata l’idea che l’agire corretto sia conformità a una norma, che il ricorso al tema delle virtù, ben più radicate nell’uomo – in quanto suoi abiti interni – di quanto possano esserlo le leggi, rimane parziale e secondario. Abbiamo tanta gente osservante ma infelice, ligia ma non necessariamente virtuosa.

Anche la bioetica risente di queste incertezze e, come l’etica, manca di un terreno comune per un confronto costruttivo. È l’antropologia il fattore dirimente, poiché è a partire dalla visione sui costitutivi dell’essere umano che si assume, che la cultura e la società prendono una forma o un’altra».

Quali sono le ricadute sulle questioni bioetiche della presenza sempre più determinante della tecnologia?

«Il tema della vita rischia sconfitte. Il corpo, se è avvertito come oggetto esterno alla persona, diviene disponibile, in sé e negli altri, e si fa largo l’aspettativa, o ancor più la pretesa, che qualunque problema, perfino quelli collegati con il limite della propria esistenza, trovino una soluzione nel progredire della scienza o nell’illusione di una possibile “vita fisica senza fine”. Viene qui banalizzata o svuotata di senso l’esperienza della morte, con forti ricadute sul senso stesso della vita».

Qual è lo «stato di salute» e qual è il ruolo delle relazioni umane?

«Lo sforzo di riconoscere il valore del corpo e la sua centralità, in una concezione unitaria della persona, significa assicurare anche una concezione relazionale, aperta e solidale della persona umana. La corporeità, infatti, quale elemento che dà forma e caratterizza tutta l’esperienza umana, dice relazione, contatto con il mondo circostante e dialogo con esso. Il corpo lo si riceve dalla relazione originaria con i genitori, ed è attraverso di esso, nella scoperta di un “tu” con cui si relaziona, che il soggetto scopre di esistere come “io”. È la prospettiva fatta propria dal Personalismo comunitario che, con Emmanuel Mounier e non solo, assume come tratto essenziale dell’essere uomo, e quindi come esperienza originaria, l’esperienza più semplice e più comune ad ogni uomo: quella del rapporto con gli altri uomini e del contatto con le cose che lo circondano. È la prospettiva fatta propria anche da Martin Buber, per il quale alla domanda su chi è l’uomo non si può rispondere se non ricorrendo alla intersoggettività. Questa rimane una delle intuizioni fondamentali del pensatore ebreo e della sua filosofia dialogica, o meglio della sua “ontologia del tramite”. Vera ed unica alternativa all’individualismo e al collettivismo, per Buber, l’intersoggettività trova la sua esplicitazione proprio attraverso la relazione».

Che cosa sono per lei l’eutanasia e il suicidio assistito?

«Un’antropologia che consideri con più serietà il limite come elemento che struttura l’esistenza stessa dell’essere umano, in ogni suo aspetto, pone le basi per un diverso rapporto tra l’uomo e la tecnologia, l’uomo e la vita, l’uomo e la malattia. È muovendo da questa consapevolezza che Papa Francesco ha definito la Chiesa come “ospedale da campo”, impegnata anzitutto a curare le ferite di un’umanità imperfetta, per la quale però il limite può divenire occasione di incontro e di misericordia, e quindi si fa porta per l’umano.

Al contrario, tante concezioni bioetiche odierne, ignorando il carattere costitutivo e fontale della relazionalità, oltre a quello della fragilità, sviliscono il valore dell’esistenza personale, osservata con le due lenti, che formano uno stesso occhiale, dell’individualismo e del rifiuto del limite, che rende assurda la sofferenza. Nasce da qui, a mio parere, la via dell’eutanasia o del suicidio assistito. Faccio fatica a ritenerli segno di civiltà evoluta, come con eccessiva sicurezza si sente dire. Questa via rappresenta una risposta sociale, a mio parere, troppo superficiale e sbrigativa ai reali bisogni di chi soffre a causa di gravi malattie o infermità. La sua pratica suggerisce un messaggio falso e deleterio: esistono vite che, per le loro condizioni contingenti, non sono (o non sono più) degne di essere vissute. E la società preferisce liberarsene (anche in termini economici), anziché farsene carico. Una simile logica avrebbe come effetto finale quello di creare nella comunità umana una “sacca di scarto” virtuale, l’insieme di coloro la cui vita sarebbe ritenuta “non degna” e, di conseguenza, non meritevole di essere sostenuta dalla comunità».

E l’aborto?

«La nostra società prevede vite di scarto anche ogni qual volta considera l’aborto una conquista di civiltà e un diritto civile. I 6 milioni di aborti legali – più quelli nascosti – praticati negli ultimi 40 anni si traducono in altrettante persone che non sono tra noi».

Che cosa accomuna queste pratiche?

«Ciò che viene a mancare è la relazione: il soggetto non è più visto e non si percepisce come parte di una famiglia, come soggetto importante per altri ai quali verrebbe a mancare, ma solo come soggetto autonomo, nel caso dell’eutanasia, o come oggetto da eliminare, senza conseguenze sugli altri, nel caso dell’aborto.

Il contesto nel quale è maturato è abbastanza articolato, ma mi sembra negativamente emblematica la teoria di H.T. Engelhardt, che porta all’estremo la concezione utilitaristica e quindi individualistica del soggetto, arrivando ad affermare che: “I feti, gli infanti, i ritardati mentali gravi e coloro che sono in coma senza speranza costituiscono esempi di non-persone umane”. Ciò che le riduce al rango di non-persone umane è l’assenza di coscienza di sé come essere-in-relazione. Ammettere l’esistenza di un dualismo tra persona e natura umana significa che quando le polarità di questo dualismo non sono attivamente compresenti, “gli esseri umani non sono persone”. Dentro alla categoria di non persone, secondo questa teoria dagli effetti incalcolabili sulla società – sebbene i suoi fautori la ritenessero solo un terreno di studio teoretico e non direttamente applicabile – potrebbero di volta in volta rientrare categorie diverse di persone, a seconda dei parametri scelti per delimitare l’essere persona o meno, spalancando di fatto le porte alla discriminazione, nonché alla paura di rientrare, presto o tardi, nella categoria di “non-persona”».

Dunque qual è la via da percorrere?

«Un’antropologia relazionale e solidale, fondata sulla consapevolezza del limite e sul bisogno di attenzione e cura che ogni persona porta in sé. È questa visione dell’uomo che Papa Francesco porta avanti dal giorno della sua elezione, e che ha descritto nelle due fondamentali Esortazioni “Evangelii gaudium” e, soprattutto, “Amoris laetitia”. Soprattutto quest’ultimo testo richiederebbe un approfondimento, che chiarisca le sostanziali novità che produce nell’etica e gli effetti di una visione dell’uomo improntata alla misericordia e alla condivisione».



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DER SPIEGEL PUBBLICA UNA VIGNETTA BLASFEMA SUL NATALE. CHISSÀ PERCHÉ NON NE FANNO MAI UNA SU MAOMETTO…

Marco Tosatti

Gli spiritosi colleghi tedeschi di Der Spiegel hanno fatto una copertina che sicuramente li ha fatti sbellicare dalle risate. O perlomeno li avrà convinti del superiore senso dell’umorismo.

Giuseppe dice: “Io non l’ho ordinato”, a Maria. E la Madonna replica: “Possiamo cambiarlo?”.

Attendiamo con ansia su Der Spiegel una simpatica vignetta di Maometto quando decapita gli ebrei di Medina, o quando sposa Aisha, che aveva nove o dieci anni. Chissà che risate! Certamente i seguaci del Profeta la prenderanno in ridere anche loro, e apprezzeranno il delicato humour teutonico.

Non pervenuti i fondamentalisti cattolici di cui parla il Papa. Ricordate, nel viaggio di ritorno dal Bangladesh: “Come in tutte le etnie e tutte le religioni, c’è sempre anche un gruppo fondamentalista. Anche noi cattolici ne abbiamo”. Che Dio ci aiuti.



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IL COMUNE DI ROMA CENSURA GIOVANNI PAOLO II. IL PRESIDENTE DI PROVITA: ROMA COME MOSCA ANNI ’70.

Marco Tosatti

Che l’amministrazione capitolina faccia acqua da tutte le parti – e in particolare quello dei servizi: mezzi pubblici, rifiuti, viabilità, decoro urbano – non è ormai un mistero per nessuno, tanto da spingere la creatività dei romani a invocare la “Santa Madonna della Molletta”, come si vede dal manifesto qui sotto.

Ma che oltre a queste evidenti incapacità l’amministrazione Cinque Stelle eserciti la censura preventiva sulle opinioni forse potevamo non aspettarcelo. O perlomeno, potevano pensarlo quanti si illudessero che il Movimento Cinque Stelle non fosse allenato con il pensiero dominante, quello legato ai grandi poteri mondialisti e globalità che determinano le linee dell’informazione.

Registriamo la denuncia di ProVita Onlus, che si esprime oggi con questo comunicato:

“Dopo l’inquietante interrogatorio da parte della polizia, subìto da Toni Brandi, presidente di ProVita Onlus, il Comune di Roma non cessa di stupire per la sua volontà di censura…Abbiamo presentato tre diversi tipi di manifesti da affiggere per le vie di Roma al Comune, come da regolare procedura e ricevendo conferma di ricevimento: Il primo per commemorare il Cardinale Caffarra e Giovanni Paolo II, poi il secondo contro l’aborto e l’ultimo manifesto per la difesa della salute delle donne, rispettivamente con ricevute di protocollo dal Comune il 31.10, il 1.11 e il 28.11.

E’ semplicemente allucinante che il Comune sembri rifiutarsi a procedere e persino a darci una risposta formale con le motivazioni del diniego e questo più di 40 giorni dalla prima richiesta”, afferma il presidente di ProVita Onlus, Toni Brandi che conclude: “Sembra di stare non a Roma, ma nella Mosca degli anni ’70. Non abbiamo mai avuto problemi a pubblicare manifesti. Ora invece, l’amministrazione sembra tollerare solo messaggi ‘graditi’ e utilizza la polizia per sondare le ‘motivazioni’ di coloro che non si allineano al pensiero unico. Non avevamo mai visto nulla di simile prima dell’amministrazione Raggi”.

Ecco due dei sovversivi manifesti di fronte a cui il Comune di Roma traccheggia:



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FEDELI ALLA CHIESA, NON A PASTORI CHE SBAGLIANO. DOCUMENTO CLAMOROSO DELLE ORGANIZZAZIONI MONDIALI PRO VITA.

 
Marco Tosatti

Fedeli all’insegnamento di sempre della Chiesa, non ai pastori che sbagliano: si può sintetizzare così una clamorosa dichiarazione, firmata dai responsabili dei principali movimenti a difesa della Vita e della Famiglia. Importante perché non si tratta di una presa di posizione di studiosi, come la correctio filialis, ma di uomini di azione che rappresentano milioni cattolici in tutto il mondo. Tra i firmatari c’è Lifesitenews di John-Henry Westen, che è il maggior portale internazionale di difesa della vita e della famiglia; la Society for the Protection of the Unborn Children (SPUC) di John Smeaton, che è la più antica organizzazione pro-life del mondo; Family Life International della Nuova Zelanda di Coleen Bayer; la World Federation of Doctors Who Respect Human Life, di Philippe Schepens; in America latina, la Alianza Latinoamericana para la Familia-ALAFA, di Christine de Marcellus Vollmer e la Families of the Americas di Mercedes Arzú Wilson. Sia Christine Vollmer che Mercedes Wilson, che facevano parte della Pontificia Accademia per la Vita, sono tra le fondatrici della neo-nata Accademia Giovanni Paolo II per la Vita Umana e la Famiglia presieduta dal prof. Josef Seifert. Tra le molte sigle aderenti in Francia, le Salon Beige di Guillaume de Thieulloy, uno dei più influenti blog quotidiani francesi, e SOS Tout-Petits fondata dal dott. Xavier Dor, più volte incarcerato per la sua difesa della vita in Francia; aderisce anche dalla Romania, la Ioan Barbus Foundation con la dott.ssa Anca Maria Cernea, rappresentante della conferenza episcopale del suo paese durante il Sinodo sulla Famiglia del 2015; molte le sigle negli Stati Uniti tra le quali Judie Brown leader dell’importante American Life League.
In Italia troviamo sigle storiche come la Fondazione Lepanto e l’Associazione Famiglia Domani ma anche nuove organizzazioni come Federvita Piemonte, Il Cammino dei Tre Sentieri, Ora et Labora in difesa della Vita, SOS Ragazzi, Famiglie Numerose Cattoliche, Voglio Vivere.

Fedeli alla vera dottrina, non ai pastori che sbagliano. Promessa di fedeltà all’insegnamento autentico della Chiesa dei leader dei movimenti pro-vita e pro-famiglia. Il numero di bambini innocenti uccisi dall’aborto nel corso del secolo scorso è maggiore di quello di tutti gli esseri umani che sono morti in tutte le guerre della storia umana. Gli ultimi cinquant’anni hanno testimoniato una continua escalation di attacchi alla struttura della famiglia come è stata progettata e voluta da Dio, capace di creare il miglior ambiente per una sana e vigorosa crescita dell’uomo e soprattutto per l’educazione e la formazione dei bambini. Il divorzio, la contraccezione, l’accettazione di atti e di unioni omosessuali e la diffusione dell’“ideologia di genere” hanno causato danni incommensurabili alla famiglia e ai suoi membri più vulnerabili. Negli ultimi cinquant’anni il movimento pro-vita e pro-famiglia è cresciuto in dimensione e portata per far fronte a questi gravi mali, che minacciano sia il bene temporale che quello eterno dell’umanità. Il nostro movimento comprende uomini e donne di buona volontà provenienti da una grande varietà di ambiti religiosi. Siamo tutti insieme uniti nella difesa della famiglia e dei nostri fratelli e sorelle più vulnerabili, attraverso l’obbedienza alla legge naturale, impressa in tutti i nostri cuori (cfr Rm 2,15). D’altronde, in questa ultima metà di secolo il movimento pro-vita e pro-famiglia si è affidato in modo particolare all’insegnamento immutabile della Chiesa cattolica, che afferma la legge morale con la massima chiarezza. È quindi con grande dolore che negli ultimi anni abbiamo dovuto constatare che la chiarezza dottrinale e morale, su questioni legate alla tutela della vita umana e della famiglia, è stata sempre più sostituita da dottrine ambigue e persino direttamente contrarie all’insegnamento di Cristo e ai precetti della legge naturale. Una Supplica filiale consegnata a Papa Francesco nel settembre 2015, è stata firmata da circa 900.000 persone provenienti da tutto il mondo; nel 2016, è stata presentata una Dichiarazione di fedeltà all’insegnamento immutabile della Chiesa sul matrimonio. Il 19 settembre 2016 quattro cardinali hanno sottoposto cinque dubia a Papa Francesco e alla Congregazione per la Dottrina della Fede chiedendo chiarimenti su alcuni punti dottrinali contenuti nell’Esortazione Apostolica post-sinodale Amoris laetitia. Nel giugno 2017, i cardinali hanno reso pubblica la loro richiesta di essere convocati in udienza, presentata al Papa dal Cardinale Carlo Caffarra il 25 aprile 2017, ma, come i dubia, non hanno ricevuto alcuna risposta. Il 23 settembre 2017 una Correctio filialis de haeresibus propagatis è stata elaborata da 62 teologi e accademici cattolici “in merito alla propagazione di eresie causata dall’esortazione apostolica Amoris laetitia e da altre parole, atti e omissioni” di Papa Francesco. Il 4 novembre 2017, 250 teologi, sacerdoti, professori e studiosi di tutte le nazionalità hanno sottoscritto il loro sostegno alla Correctio. Le turbolenze in seno alla Chiesa sono in aumento, come testimonia una lettera inviata di recente a papa Francesco da un prominente teologo, che afferma: “C’è caos nella chiesa e Vostra Santità ne è una causa”.
Come leader cattolici pro-vita e pro-famiglia, siamo tenuti a sottolineare numerose ulteriori dichiarazioni e azioni che hanno avuto un impatto particolarmente dannoso sul nostro lavoro per la protezione dei bambini non nati e della famiglia negli ultimi anni. Esempi rappresentativi includono:
– dichiarazioni e azioni che contraddicono l’insegnamento della Chiesa sul male intrinseco degli atti contraccettivi
– dichiarazioni e azioni che contraddicono l’insegnamento della Chiesa sulla natura del matrimonio e sul male intrinseco degli atti sessuali al di fuori dell’unione matrimoniale
– l’approvazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, che richiedono fortemente agli Stati membri la realizzazione di un accesso universale all’aborto, alla contraccezione e all’educazione sessuale entro il 2030.
– l’approccio adottato riguardo l’educazione sessuale, in particolare nel capitolo 7 di Amoris Laetitia e nel programma The Meeting Point elaborato dal Pontificio Consiglio per la Famiglia.
– Come leaders di movimenti pro-vita e pro-famiglia, o dirigenti di movimenti laici che riguardano la difesa e la diffusione dell’insegnamento morale e sociale cattolico, siamo testimoni di prima mano del danno e della confusione causati da tali insegnamenti e azioni. Al fine di rispettare le nostre responsabilità verso coloro che abbiamo promesso di proteggere, in particolare i bambini non nati e quelli particolarmente vulnerabili a causa dello sfascio della famiglia, dobbiamo chiarire la nostra posizione su questi temi. Dobbiamo anche fornire una leadership a coloro che, all’interno del nostro movimento, fanno riferimento a noi per avere guida e consigli. Per questo motivo desideriamo ribadire la nostra immutabile adesione alle posizioni morali fondamentali di seguito descritte:
– esistono certi atti intrinsecamente malvagi e che è sempre proibito commettere.
– l’uccisione diretta di un essere umano innocente è sempre gravemente immorale. Di conseguenza, l’aborto, l’eutanasia e il suicidio assistito sono atti intrinsecamente malvagi.
– il matrimonio è l’unione esclusiva e indissolubile di un uomo e di una donna e tutti gli atti sessuali al di fuori del matrimonio e tutte le forme di unione contro-natura sono intrinsecamente negativi e gravemente nocivi per gli individui e la società.
– l’adulterio è un grave peccato e coloro che vivono in adulterio non possono essere ammessi ai sacramenti della Penitenza e della Santa Comunione, fino a quando non si pentono e non modificano la loro vita.
– i genitori sono gli educatori primari dei loro figli e l’educazione sessuale deve essere svolta dai genitori o, in determinate circostanze, “nei centri educativi scelti e controllati da loro”.
– la separazione del fine procreativo e univoco dall’atto sessuale attraverso metodi contraccettivi è intrinsecamente negativa e ha conseguenze devastanti per la famiglia, per la società e per la Chiesa.
– i metodi di riproduzione artificiale sono gravemente immorali in quanto separano la procreazione dall’atto sessuale e, nella maggior parte dei casi, portano direttamente alla distruzione della vita umana nelle sue prime fasi.
– ci sono solo due sessi, maschio e femmina, ognuno dei quali possiede le caratteristiche complementari e le differenze che sono loro proprie.
– gli atti omosessuali sono intrinsecamente cattivi e nessuna forma di unione tra persone dello stesso sesso può essere approvata in alcun modo. Come leaders cattolici pro-vita e pro-famiglia dobbiamo restare fedeli a Nostro Signore Gesù Cristo, che ha affidato il deposito della fede alla Sua Chiesa. Noi “siamo obbligati, per fede, a rendere a Dio rivelatore piena sottomissione dell’intelletto e della volontà”.
– Aderiamo pienamente a tutte quelle cose “che sono contenute nella parola di Dio e si trovano nella Scrittura e nella Tradizione e che sono proposte dalla Chiesa come principi a cui credere perché divinamente rivelati, sia in base a suo solenne giudizio, sia per suo magistero ordinario e universale”.

Dichiariamo la nostra completa obbedienza alla gerarchia della Chiesa cattolica nel legittimo esercizio della sua autorità. Tuttavia, nulla potrà mai convincerci od obbligarci ad abbandonare o contraddire qualsiasi articolo della fede e della morale cattolica. Se esiste conflitto tra le parole e gli atti di qualsiasi membro della gerarchia, compreso il Papa, e la dottrina che la Chiesa ha sempre insegnato, rimarremo fedeli all’insegnamento perenne della Chiesa. Se dovessimo abbandonare la fede cattolica, ci separeremmo da Gesù Cristo, a cui vogliamo essere uniti per tutta l’eternità. Noi, sottoscritti, promettiamo di continuare ad insegnare e propagare i principi morali sopra elencati e ogni altro insegnamento autentico della Chiesa cattolica e che mai, per nessuna ragione, ci allontaneremo da essi.

Chi vuole aderire può farlo a questo link.

Ed ecco la lista dei firmatari, in ordine alfabetico:

Signatories to the “Pledge of Fidelity” to the authentic teaching of the Church

 

Bernard Antony, President of Chrétienté-Solidarité (France)

Dame Colleen Bayer, DSG, Founding Director of Family Life International NZ (New Zealand)

Judie Brown, President of American Life League (United States)

Patrick Buckley, Director of European Life Network (Ireland)

Georges Buscemi, President of Campagne Quebec Vie (Canada)

Giorgio Celsi, President of Associazione “Ora et Labora in Difesa della Vita” (Italy)

Dr. Anca-Maria Cernea, MD, Ioan Barbus Foundation (Romania)

Greg Clovis, Director of Family Life International UK (United Kingdom)

Rev. Linus F. Clovis, Spiritual Director of Family Life International St Lucia (St Lucia)

Virginia Coda Nunziante, President of Associazione Famiglia Domani (Italy)

Modesto Fernandez, President of Droit de Naître (France)

Richard P. Fitzgibbons, M.D., Director of the Institute for Marital Healing (United States)

Mathias von Gersdorff, Director of Aktion Kinder in Gefahr (Germany)

Corrado Gnerre, Guida Nazionale, Il Cammino dei Tre Sentieri (Italy)

Doug Grane, Chief Executive of Serviam (United States)

Michael Hichborn, President of the Lepanto Institute (United States)

Jason Jones, Founder of I am Whole Life, Founder of Movie to Movement (United States)

John Lacken, Founder of Legio Sanctae Familiae, Secretary of the Lumen Fidei Institute (Ireland)

François Legrier, President of Mouvement Catholique des Familles (France)

Vittorio Lodolo D’Oria, President of Famiglie Numerose Cattoliche (Italy)

Samuele Maniscalco, Director of Generazione Voglio Vivere (Italy)

Christine de Marcellus Vollmer, President of Asociacion Provida de Venezuela (PROVIVE), President of Alianza Latinoamericana para la Familia (ALAFA), President of Alive to the World, Education in Integrity (Venezuala)

Roberto de Mattei, President of Fondazione Lepanto (Italy)

Jean-Pierre Maugendre, President of Renaissance Catholique (France)

Thomas McKenna, President of Catholic Action for Faith and Family (United States)

Anthony Murphy, Director of Catholic Voice (Ireland)

Marisa Orecchia, President of Federvita Piemonte (Italy)

Philippe Piloquet, President of SOS Tout-petits (France)

Philippe Schepens M.D., Secretary-General of the World Federation of Doctors Who

Respect Human Life (Belgium)

John Smeaton, Chief Executive of the Society for the Protection of Unborn Children (United Kingdom)

Molly Smith, President of Bringing America Back to Life, Executive Director of Cleveland Right to Life (United States)

Guillaume de Thieulloy, Director, Le Salon Beige (France)

 Dr Thomas Ward, President of the National Association of Catholic Families (United Kingdom)

John-Henry Westen, Co-Founder and Editor-in-Chief of LifeSiteNews (Canada)

Mercedes Arzú Wilson, Founder and President of Family of the Americas Foundation (Nicaragua)

Diego Zoia, Director of SOS Ragazzi (Italy)



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ALFIE COME CHARLIE. UNA FAMIGLIA LOTTA PER LA VITA DI UN BAMBINO. I MEDICI NON SANNO CHE COSA ABBIA, MA VOGLIONO “TERMINARLO”.

Marco Tosatti

Un altro Charlie Gard. Sempre in Gran Bretagna, sempre in un ospedale, sempre dei medici che vogliono terminare un bambino di diciotto mesi, e i genitori che lottano per tenerlo in vita, e per portarlo altrove. Alfie Evans è in coma, affetto da una patologia misteriosa, che i medici non sono riusciti a decifrare. È ricoverato all’Alder Hey Children Hospital di Liverpool, i cui medici hanno chiesto all’Alta Corte britannica l’autorizzazione a lasciarlo morire. I suoi genitori, Katie e Thomas, si oppongono: “Stiamo vivendo un incubo. Avevamo trovato un ospedale in Italia disposto ad accogliere Alfie”, dicono. La sorte di Alfie è stata presa a cuore da moltissime persone, che esprimono il loro appoggio soprattutto su un gruppo nato su Facebook, “Alfie’s Army”. Un anno fa, nel dicembre 2016, Alfie è entrato in coma; i medici non sono riusciti a stabilere quale sia la sua malattia. I genitori stanno cercando ovunque ospedali in grado di fare una diagnosi, ma è una lotta contro il tempo, perché per i sanitari dell’Alder Hey non ci sono più speranze. “Pensano che la vita di nostro figlio sia inutile – ha scritto il padre di Alfie su Facebook – Abbiamo bisogno di tutto il vostro supporto”. La pagina FB ha registrato oltre trenta mila utenti, e migliaia di post che vengono scritti ogni giorno a sostegno del piccolo e della sua famiglia. Il gruppo ha anche organizzato una raccolta fondi per aiutare i coniugi Evans a sostenere le visite mediche e la ricerca per scoprire quale sia la malattia di Alfie. “Non stanno dando una chance a nostro figlio, lo stanno ignorando. Un dottore si è offerto volontario, voleva capire meglio la situazione di nostro figlio, ma i medici dell’Alder Hey si sono rifiutati di parlare con lui” dice il padre.

Questo è il link a una petizione per salvare Alfie.

Qui sotto riportiamo un’intervista pubblicata da Provita-Onlus all’avvocato che si sta occupando di cercare di salvare Alfie.

– In difesa del piccolo Alfie, già da questa estate, hanno cominciato a muoversi anche degli Avvocati dell’Associazione Giuristi per la Vita: il segretario avv. Filippo Martini, l’avv. Maristella Paiar di Trento, l’avv. Claudio Corradi di Verona, Monica Boccardi di Rimini. Già in estate, infatti, i genitori di Alfie avevano affidato ai Giuristi per la Vita la procura a rappresentarli in Italia e, seppure con fatica, si è riusciti a creare un gruppo di lavoro internazionale. Questo perché – afferma l’Avv, Martini, raggiunto da ProVita Onlus – “il sistema legale inglese non è assimilabile a quello italiano. Gli avvocati (i solicitors) non si sbilanciano troppo verso casi limite come questo. Ci sono stati alcuni avvicendamenti e noi come Giuristi per la Vita abbiamo sempre avuto un punto di riferimento fisso che però non poteva fungere da difensore ma ci ha aiutato e continua a farlo tantissimo. Poi altre persone, penso a Christine Broesamle che è stata ed è vicino alla famiglia, l’amico Marco, Adele e alcune splendide traduttrici Fabiana, Claudia, Chrisula e Laura (e forse dimentico altri) che ci hanno aiutato e sopportato giorno e notte, festivi compresi. Ora sì, abbiamo uno studio legale di riferimento con cui stiamo cooperando”.

– Avvocato Martini, queste ore sono decisive per il piccolo Alfie: qualcosa si sta muovendo. Potrebbe aggiornarci sugli ultimi sviluppi e sul ruolo dei legali italiani in tutto questo?

“Sì queste ore sono davvero decisive. L’Alder Hey Hospital ha trasgredito ad alcune regole di buona condotta e non si è comportato secondo buona fede. Avevamo una trattativa serrata in corso da alcune settimane. Dovevamo arrivare a svolgere la procedura di mediazione per ricercare assieme all’ospedale una soluzione concordata. Di fatto la soluzione già c’era e occorreva semplicemente incontrarci, rilevare i reciproci interessi e a tavolino, trovare il rimedio più ragionevole per salvaguardare gli interessi di tutte le parti. Invece l’Alder Hey ha tradito la fiducia riposta e, proprio loro che all’inizio della vicenda avevano chiesto riserbo e toni bassi (cosa che in effetti era avvenuta in quanto siamo stati trincerati sino ad oggi in un silenzio totale) sono stati i primi ad agire in tribunale e ad informare le testate giornalistiche di Liverpool. E da lì, il mondo mediatico si è scatenato…”.

  • Facciamo un passo indietro. Ad oggi non si sa cosa abbia Alfie, non c’è una diagnosi. Di fronte a questo vuoto, è lecito sbilanciarsi nel dire che “non ha speranze”? Su quali basi?

“Non vi è alcuna diagnosi. Vi sono dei sospetti e dei nessi legati a patologie di tipo neurologico grave, con attacchi di tipo epilettico. Non è però lecito sbilanciarsi in affermazioni avventate per cui Alfie “non avrebbe speranze”, in quanto non vi sono certezze scientifiche per poterlo affermare. Mi spiego meglio. Ad oggi, in queste condizioni, non è dato nemmeno pronosticare quanto tempo o aspettativa di vita avrebbe il piccolo. Due mesi ? Due anni? Nessuno lo dice e nessuno può dirlo. Secondo l’Alder Hey Alfie doveva essere morto alcuni mesi orsono. Non è dato sapere se la scienza nel prossimo arco temporale, possa raggiungere obiettivi di ricerca idonei per capire che malattia ha e per capire quale processo di reversione e guarigione attivare. Certamente Alfie necessita di amore e di cure. Lui è semplicemente attaccato a un ventilatore e in tutti questi mesi, l’ospedale Alder Hey nemmeno ha mai praticato una tracheotomia. Perché? Abbiamo anche sospetti di altro tipo, ma al momento non è lecito esporsi in questo senso. Vedremo in seguito”.

  • Come già per “Charlie”, coloro che stanno agendo per la morte di Alfie invocano il “best interest” del piccolo. Come può essere la morte la soluzione migliore?

“La morte non è la soluzione migliore. Non lo era per Charlie. Ancor meno lo è per un caso come Alfie. Se guardate i video diffusi in rete (ve ne posso mandare anche io inviati dal padre ad agosto e settembre) Alfie apre gli occhi. Accenna sorrisi. Gli alzi le braccia e lui le mantiene sollevate o le abbassa lentamente controllando i muscoli. Alfie è tutto fuorché (sia consentito l’orrendo termine) un “vegetale”. L’unica soluzione è continuare ad amarlo, a farlo vivere, pregare, curarlo e sperare”.

  • Per scongiurare la morte di Alfie, appare necessario trasferirlo in un altro ospedale, diverso da quello attuale. È vero che a questa ipotesi è stato ribattuto che il trasferimento “non è privo di rischi” per la salute di Alfie?

“Incredibile ma vero. Guardi le leggo giusto tre frasi scritte nello stesso testo di lettera inviato dall’Alder Hey Hospital: “It is the opinion of the clinicians at the Trust treating Alfie that his further active treatment is futile and that his quality of life is either very poor (if he can sense anything at all) or non-existent (if he is in effect insensate)”. Ogni trattamento è futile e la qualità di vita è povera o inesistente (insensata!). Guardate i video dei genitori con Alfie e ditemi voi se è una vita “insensata”. Poi scrivono “it is the opinion of the clinicians that, following the results of their exhaustive testing and treatment of him over the past year, it is no longer in Alfie’s best interests to be provided with mechanical ventilation and it would be best for him to withdraw ventilation and allow him to die in a peaceful and dignified manner in the company of those who love him”. In pratica dicono che sono pronti a staccargli la ventilazione e a farlo morire soffocato davanti agli occhi di chi lo ama. Giuro, hanno scritto davvero questo. E poche righe dopo, sempre nero su bianco: “The transfer to — (nome ospedale italiano) — is not without risks”. Ci rendiamo conto? Lo vogliono morto di sicuro lì in Inghilterra, ma il viaggio “non è privo di rischi” e quindi non lo fanno andare. Rischi che, in verità abbiamo già visto ed esaminato sono del tutto minimali e assolutamente tamponabili con le odierne e modernissime tecniche di trasporto. Ce l’hanno detto non una, ma almeno tre compagnie aeree specialistiche contattate e già pronte a sopperire al trasporto, con il solo preavviso di un paio di giorni. Nemmeno avrebbero bisogno di visitarlo prima, il piccolo Alfie”.

  • Nell’ipotesi di un trasferimento, qualche ospedale italiano potrebbe essere adatto e pronto a ospitarlo?

“Sì, uno di sicuro c’è. Si tratta di una disponibilità di primissimo livello e sarebbe pure immediata. Non posso riferire nominativi o altro almeno per il momento in quanto è opportuno prima parlare con i referenti di questa struttura e non ho avuto tempo di farlo prima di quesa intervista”.

  • Un’ultima domanda, per i nostri Lettori: cosa può fare la gente comune per Alfie, in queste ore?

“Pregare tanto per Alfie, per la sua famiglia, ma anche per lo staff dell’Alder Hey (e per noi già che ci siete). Sostenere economicamente la famiglia in quanto il viaggio avrà dei costi e pure aiutare questi genitori ventenni sarà necessario. Loro sono fermi e decisi a portare via dall’Inghilterra il loro Alfie e dovranno trovare ospitalità quando arriveranno in Italia. Sottoscrivere inoltre una petizione che è stata lanciata (da non so chi) su Change.org e mi dicono che abbia già raggiunto oltre 30.000 sottoscrizioni. Presto ne vorremmo lanciare un’analoga sull’italiana Citizen.Go. Poi c’è anche un gruppo Facebook da sostenere, in quanto molto attive e con tantissime adesioni in favore di Alfie… Mi auguro molto presto di poterle fornire degli aggiornamenti più colmi di speranza per Alfie”.



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DUE BATTAGLIE DI CITIZENGO. DISNEY-GAY, GIÙ LE MANI DAI BAMBINI. RENZI, DITE NO ALL’EUTANASIA MASCHERATA.

Marco Tosatti

Oggi ci occupiamo di due battaglie, una più importante dell’altra, di quella organizzazione meritoria che si chiama Citizengo, e che per questo è – ovviamente – la bestia nera di tutta la banda mondialista, sorosiana e via global-sinistrando.

La prima battaglia potrebbe intitolarsi: giù le mani dai bambini. E come scrive Caroline Craddock, una delle responsabili di Citizengo, “Continua la discesa della Disney nell’indecenza”. Infatti il colosso americano ha messo in circolo su Dsney Channel, di recente, due storie “anti-famiglia” che hanno provocato reazioni choccate in tutto il globo. Andi Mack, uno degli show televisivi della Disney, ha messo in programma la prima storyline gay su Disney Channell. In un recente episodio un personaggio, che ha 13 anni, “scopre” di essere gay, e fa coming out con i suoi amici. Che lo accettano, confermano le sue attrazioni omosessuali e lo applaudono perché esprime “il suo vero essere”.

Di conseguenza il Kenya ha cancellato dalle sue trasmissioni Andi Mack. Ezekial Mutua, il capo esecutivo del Comitato di classificazione dei film del Kenya, ha dichiarato d opporsi “a ogni tentativo di introdurre una programmazione gay”.

Un altro show sul canale Dsney XD ha presentato sia un bacio omosessuale che una principessa maschio. Il Christian Post ha raccontato che un episodio di Star contro le Forze del Male “ha presentato il personaggio Marco Diaz mascherato da una principessa chiamata Turdina, in quello che i siti LGBT friendly hanno definito una coraggiosa dichiarazione”. Precedentemente nell’anno lo stesso show “ha presentato una scena con coppie dello stesso sesso che si baciavano”.

Secondo Citizengo temi di questo genere non sono appropriati a un pubblico giovane senza controllo. “Queste conversazioni dovrebbero avvenire quando i genitori pensano che sia appropriato farle, e in armonia con i valori delle famiglie”.

Citizengo propone di firmare qui per dire alla Disney di smetterla. Con una lettera indirizzata direttamente alla Disney.

La seconda battaglia è qualche cosa che ci riguarda tutti, ed è la legge sulle cosiddette DAT. Citizengo ritiene che il disegno di legge sul cosiddetto “testamento biologico” sia in realtà il primo passo della legalizzazione dell’Eutanasia in Italia.

“Significa che entro breve il sistema sanitario italiano spingerà malati e anziani a ‘scegliere’ di essere lasciati morire o addirittura di essere soppressi per non dover “pesare” sui conti economici dello Stato. Il disegno di legge obbliga i medici e il personale sanitario a rispettare qualsiasi ordine, comprese le richieste di chiaro stampo suicidario come quelle per la sospensione dell’idratazione e della respirazione assistita. In altre parole, i medici saranno costretti a lasciar morire di sete e per soffocamento pazienti che potrebbero ancora essere assistiti senza alcun accanimento terapeutico”.

Citizengo propone di firmare una petizione “per chiedere al Segretario del Pd Matteo Renzi, il principale sponsor di questa legge, (ma non doveva lasciare la politica un anno fa? N.D.R.) di non commettere un errore politico e culturale che sarebbe fatale per migliaia di malati e anziani”.

Citizengo ricorda che “Il Segretario del Partito Democratico, infatti, ha imposto come priorità assoluta per la fine ormai imminente di questa legislatura l’approvazione immediata del cosiddetto “testamento biologico”. Grazie all’appoggio del Movimento 5 Stelle, la legge rischia seriamente di essere approvata. Su questo argomento, giornali e televisioni ci stanno raccontando una marea di falsità”.

È chiaro che la questione non è affatto così semplice come la stanno raccontando. In realtà, “sotto”, c’è ben altro…

“In poche parole: il testamento biologico obbliga i medici ad assecondare richieste potenzialmente suicidarie, rilasciate da persone anche quando erano in perfetto stato di salute. Infatti, la legge considera come “terapie” anche l’assistenza nell’idratazione e nella respirazione, quando il paziente non è autosufficiente. Acqua e aria sono… medicine…? Sospendere questi sostegni vitali di base (che non sono terapie) significa far morire di sete e per soffocamento il malato”.

Sì alla libertà di scelta, no all’eutanasia.

 



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PADRE PIO CONTRO SATANA. IL LIBRO CHE RACCONTA LA BATTAGLIA DI UNA VITA INTERA DI UN SANTO STRAORDINARIO.

Marco Tosatti

Marco Tosatti – e Stilum Curiae – pro domo sua. Mi permetto di segnalarvi un libro che è appena stato pubblicato – dal 30 novembre scorso è in vendita su Amazon e su altre librerie online, e non solo – da ChoraBooks, e che manca da molti anni nelle librerie normali. Racconta il rapporto straordinario di uno dei più grandi santi del secolo scorso, Padre Pio, con il nemico dell’umana natura, l’avversario per eccellenza, il demonio.

È un libro non lungo, ma a cui sono molto affezionato, perché è il frutto di lunghe ricerche nelle memorie di quanti hanno conosciuto il santo, e la maggior parte del suo materiale proviene da fonti originali, e di difficile reperimento e consultazione: gli otto volumi della “Positio”, cioè la mole di testimonianze e documenti che hanno portato il religioso di Pietrelcina agli onori degli altari.

Racconta questa battaglia, che si è conclusa solo con la vita terrena di Padre Pio: “un duello di tempi antichi, vissuto nel secolo appena trascorso”, una lotta reale, “un corpo a corpo prolungato per tutta l’esistenza terrena, e anche oltre, fra un monaco e il suo Avversario”.

Moltissimi sono gli episodi straordinari legati a questa battaglia. Fra questi uno di cui è stato protagonista uno dei fedelissimi del santo del Gargano” il celebre esorcista di venerata memoria don Gabriele Amorth che prima della morte ha narrato “di come il commendatore Angelo Battisti, primo amministratore e primo Presidente della Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo sia stato posseduto negli ultimi anni della sua vita dal demonio”.

Don Gabriele Amorth, della cui amicizia mi onoro, era un fedele di Padre Pio, che aveva conosciuto personalmente, e verso il quale nutriva una grande venerazione.

Nel libro ho scelto di concentrami solo sulle apparizioni e sulle manifestazioni diaboliche – alcune molto fisiche e corporali – vissute da padre Pio; ho volutamente appena accennato a estasi e visioni celestiali, che spesso seguivano da presso gli scontri con satana, e che credo, erano strettamente connesse alla lotta spirituale combattuta dal salto.

Dicevamo che la battaglia è andata avanti sino alla fine della vita terrena di Padre Pio. Penso che il suo avversario non gli abbia concesso tregua. Chiudo questo breve articolo con la citazione delle ultime righe del libro: “L’eroe di un’epopea ‘deve’ morire con la spada in pugno. Anche padre Pio aveva un’arma. Quale fosse, lo rivelò pochi giorni prima di morire. Racconta padre Tarcisio da Cervinara che un giorno, ‘mettendosi a letto disse ai frati che erano in cella col lui: ‘Datemi l’arma. E i frati, sorpresi e incuriositi, gli chiedono: ‘Dov’è l’arma? Noi non vediamo niente!’. E padre Pio: ‘Sta nella mia tonaca, che avete appesa all’attaccapanni or ora!. I frati, dopo aver rovistato per bene in tutte le tasche del suo abito religioso, gli dicono: ‘Padre, non c’è nessun’arma nel suo saio! C’è soltanto la corona del Rosario!’. E padre Pio, subito: ‘E questa non è un’arma? La vera arma?’ “.

 


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