AMORIS LAETITIA. I VESCOVI POLACCHI IN UN DOCUMENTO DICONO NO ALL’EUCARESTIA A DIVORZIATI RISPOSATI E CONVIVENTI.

MARCO TOSATTI

Su La Nuova Bussola Quotidiana di oggi ho scritto un articolo su un fatto importante: il documento redatto dalla Conferenza Episcopale Polacca, che si è riunita nei giorni scorsi a Lublino, alla presenza del Nunzio apostolico, l’arcivescovo Salvatore Pennacchio.

Potete leggere l’articolo su questo sito.

In breve: i vescovi polacchi hanno negato la validità delle interpretazioni aperturiste di Amors Laetitia, negando la possibilità di dare la comunione a persone che vivono in stato di peccato, cioè divorziati risposati e conviventi, e hanno ribadito la validità del Magistero della Chiesa sul matrimonio e l’eucarestia, così come espresso nel corso dei secoli e ancora recentemente dall’enciclica Familiaris Consortio di San Giovanni Paolo II. È del 1981; e non si può certo dire che il problema dei divorziati risposati non fosse ben presente già allora.

Ogni giorno che passa mette in crescente evidenza lo stato di confusione creato dall’ambiguità (voluta) dell’esortazione apostolica, e dalla non volontà di dire una o più parole chiarificatrici da parte dell’unica persona che per ruolo e mandato ha la possibilità, e probabilmente il dovere di parlare. Il docuomento polacco, che non si sa quando verrà reso di pubblico dominio, in quel momento renderà chiara la divisione: da una parte dell’Oder, in Germania, i divorziati risposati potranno commettere quello che dall’altra sponda del fiume verrà considerato un sacrilegio, cioè la ricezione del Corpo di Cristo da parte di persone indegne a riceverlo. E non c’è dubbio che i vescovi dall’una e dall’altra parte del fiume agiscono pensando di seguire il dettato dell’esortazione apostolica. Una situazione paradossale, impensabile in qualunque altra struttura che non sia la Chiesa cattolica del 2017.



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ECUADOR, PIÙ DI UN MILIONE IN STRADA CONTRO IL GENDER. IN ITALIA, LA STRAORDINARIA CENSURA DELLO IAP. NEL SILENZIO DEI MEDIA.

MARCO TOSATTI

Più di un milione di persone sono sfilate per le vie dell’Ecuador, in venticinque diverse città, sotto lo slogan: “Lascia stare i miei figli” (ConMisHijosNoTeMetas), e con messaggi del genere: “Un leone addormentato si è svegliato”, in difesa della famiglia naturale, formata da un uomo e una donna, e della vita sin dal concepimento. Le manifestazioni sono state organizzate dal Fronte Nazionale per la Famiglia – Ecuador, che ha avuto anche l’appoggio della Chiesa cattolica del Paese, e di diverse confessioni cristiane. Inutile sottolineare la differenza con analoghe manifestazioni avvenute negli anni scorsi in Italia accolte con indifferenza, per non dire ostilità, dai vertici della Conferenza Episcopale, impegnata a stabilire rapporti amichevoli col governo, e dai vertici del Vaticano.

La manifestazione ha avuto luogo mentre si discutono diversi progetti di legge presentati all’Assemblea Nazionale, che cercano di incorporare nelle normative del Paese concetti propri dell’Ideologia di Genere, quella stessa sostenuta più o meno apertamente dal Ministro della Pubblica Istruzione, Valeria Fedeli, e dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi. Alla fine della manifestazione, in ogni città, i partecipanti hanno letto un manifesto in cui si chiede che “si elimini ogni accordo ministeriale o azione amministrativa nell’ambito dell’educazione e della salute che obblighi, imponga e diffonda i presupposti dell’ideologia di genere, diversità sessuale e attrazione verso lo stesso sesso a bambini e adolescenti”.

I manifestanti chiedevano anche che “si ritirino dai progetti di legge nell’Assemblea Nazionale tutti gli articolati che obblighino l’imposizione della salute sessuale riproduttiva, madre surrogata, cambi di sesso, manipolazione di embrioni e promozione del Gender a bambini e adolescenti”.

E mentre questo accade in Italia Citizen Go sta affrontando una straordinaria censura da parte dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria che vorrebbe imporre l’interruzione della campagna “Basta violenza di genere. I bambini sono maschi. Le bambine sono femmine”.

Se volete partecipare alla protesta verso l’IAP, potete farlo su questo link.

Se volete più informazioni, vedete questo sito.



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DUE ANNI FA SUPPLICA AL PAPA SUL MATRIMONIO. ORA QUASI 900MILA FIRME. IMBARAZZANTE (IMBARAZZATO?) SILENZIO DI PIETRO.

Marco Tosatti

Due anni dopo. Prima ancora che la controversa esortazione apostolica Amoris Laetitia, con tutte le sue volute ambiguità, fosse pubblicata, e alla vigilia della seconda tranche del Sinodo sulla Famiglia, era partita nei confronti di Francesco una “Supplica Filiale”. Il testo chiedeva a Papa Francesco “una parola chiarificatrice” che dissipasse il “generalizzato disorientamento causato dall’eventualità che in seno alla Chiesa si aprisse una breccia tale da permettere l’adulterio in seguito all’accesso all’Eucaristia di coppie divorziate e risposate civilmente”.

Tuttora il coordinamento della “Supplica Filiale”, che rappresenta una coalizione di oltre 60 organizzazioni pro-famiglia e pro-vita dei 5 continenti, non ha ricevuto nemmeno una nota di avvenuta ricezione da parte della Santa Sede.

Straordinario, no? Specialmente se si tiene conto che l’onnipotente Segreteria di Stato risponde a tutti, comprese le coppie omosessuali, augurando ogni bene e facendo così qualche piccola gaffe. Ma ovviamente i cattolici non hanno diritto a risposta. Nel frattempo la supplica filiale è stata firmata da 1378 “firmatari qualificati”; cioè religiosi, religiose, vescovi, cardinali, accademici e studiosi: mentre la raccolta di firme fra i semplici fedeli ha raggiunto quasi le novecentomila adesioni (879.451, per l’esattezza).

Oggi il comitato che ha dato il via alla supplica filiale la ripropone, chiedendo al Pontefice regnante di rompere un silenzio che ormai oltre che paradossale sta diventando veramente straordinario, senza una possibile giustificazione che non sia l’imbarazzo. (Chi desidera aderirvi può firmare nel sito www.supplicafiliale.org).

Ma è rimasta senza risposta anche una seconda iniziativa: una “Dichiarazione di fedeltà all’insegnamento immutabile della Chiesa sul matrimonio e alla sua ininterrotta disciplina, ricevuta dagli apostoli”, attendendo così ad un suggerimento di alte sfere ecclesiastiche. Non disponendo degli stessi mezzi logistici della prima iniziativa e trattandosi questa volta di un documento significativamente più esteso, il coordinamento ha pubblicato la Dichiarazione nel suo sito internet il 29 agosto 2016, in modo che chiunque potesse firmarla.

La Dichiarazione di Fedeltà ha raggiunto 35.112 firme, fra le quali si contano 3 cardinali, 9 vescovi, 636 fra sacerdoti diocesani e religiosi, 46 diaconi, 25 seminaristi, 51 fratelli religiosi, 150 religiose claustrali e di vita attiva, ai quali si devono aggiungere 458 laici fra accademici in genere, professori di teologia, insegnanti di religione, catechisti e agenti pastorali.

Il testo affermava fra l’altro che “una coscienza ben formata non può giungere alla conclusione

  • che la sua permanenza in una situazione oggettivamente peccaminosa può costituire la sua migliore risposta al Vangelo, né che questo è ciò che Dio le sta chiedendo;
  • che il sesto comandamento e l’indissolubilità del matrimonio sono semplici ideali da perseguire;
  • che a volte non sia sufficiente la grazia per vivere castamente nel proprio stato, il che darebbe ad alcuni il “diritto” di ricevere l’assoluzione e l’Eucaristia;
  • che basta una coscienza soggettiva per auto-assolversi dal peccato di adulterio.

Insegnare e aiutare i fedeli a vivere in conformità a queste verità – aggiungono i firmatari – costituisce in se stessa una “eminente opera di misericordia e di carità”. Se la Chiesa consentisse l’accesso all’Eucaristia a chi si trova manifestamente in uno stato oggettivo di peccato grave, si comporterebbe come “proprietaria dei sacramenti” e non come la loro “fedele amministratrice”, incarico affidatole da Nostro Signore”.

Silenzio totale anche su questa rispettosa manifestazione di fedeltà. Infine “abbiamo la più recente manifestazione della volontà di Papa Francesco di restare in silenzio, permettendo così l’aggravarsi del clima di confusione”. E cioè , è la reticenza mostrata davanti alla “Correzione filiale per la propagazione di errori”, elevata a Sua Santità lo scorso 11 agosto da un gruppo di pastori di anime e accademici. Gruppo al quale ogni giorno si aggiungono nuovi e qualificati aderenti; attualmente la lista qualificata ha raggiunto 235 firme, mentre migliaia costituiscono la lista di appoggio popolare.

Non credo che saranno le ultime iniziative. Lo stato di confusione e divisione nella Chiesa non accenna a migliorare. Proprio ieri “La Fede Quotidiana” pubblicava un interessante intervista all’arcivescovo Henryk Muszynski, emerito di Gniezno in Polonia, e Primate Emerito della nazione oltre che ex presidente della Kep, la Conferenza Episcopale polacca. “Amoris Laetitia? Va letta in continuità col Magistero di San Giovanni Paolo e la Familiaris Consortio, è necessario un chiarimento”, diceva il presule.

E altri lo diranno, ancora e ancora, nell’immediato futuro.

Chi scrive ha seguito con attenzione lo sviluppo dell’operazione “Amoris Laetitia” dalla primavera del 2014, cioè da prima che la prima tranche del Sinodo fosse aperta. Ha pubblicato – grazie a indiscrezioni di ottima fonte e all’ingenuità di uno dei protagonisti del Sinodo – uno schema di quello che sarebbe stato l’andamento del Sinodo stesso, censurato e condizionato, fino al suo epilogo, e cioè un documento volutamente ambiguo. Molto era stato previsto dal think tank di papa Bergoglio. Ma forse non tutto. Forse si pensava che dopo un po’ di trambusto il gregge – cardinali, vescovi e soprattutto laici – si sarebbe rimesso quieto, a brucare l’erba dell’ambiguità preparata al vertice. Invece non è stato, non è così; e il pontificato di Bergoglio corre il rischio, al di là delle esibizioni da circo mediatico, di continuare a essere segnato e di passare alla cronaca per una straordinaria insincerità, per la mancanza di coraggio e chiarezza di chi non risponde e si limita a trovare epiteti (rigidi, rigidi…) per chi chiede una risposta semplice, chiara e convincente su un punto centrale della vita cristiana, l’eucarestia. Non fumosità.



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DOMENICA A VERONA SI SVOLGE IL VI FESTIVAL DI FEDE E CULTURA. TANTE VOCI SU CHIESA E SOCIETÀ.

Marco Tosatti

Domenica 15 ottobre, a Verona, si svolgerà il VI festival organizzato dall’editore Fede & Cultura. L’evento avrà luogo nella sala più prestigiosa della città di Romeo e Giulietta, la Gran Guardia, davanti all’Arena.

Ecco gli oratori che si alterneranno nelle conferenze.

Stefano Fontana, direttore dell’Osservatorio internazionale Cardinale Van Thuan sulla Dottrina sociale della Chiesa e Consultore del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Fontana presenterà il suo libro dal titolo: La nuova chiesa di Karl Rahner.

Sarà poi la volta di Giovanni Zenone, fondatore della casa editrice, allievo di monsignor Antonio Livi alla Lateranense. Zenone affronterà il tema: “Correctio filialis: il linguaggio dell’ambiguità”.

A Ettore Gotti Tedeschi, che non ha bisogno di presentazioni, il tema: Il giusto modo di sconfiggere la povertà.

Lorenzo Fontana, vicesindaco di Verona, europarlamentare della Lega nord, vice di Matteo Salvini alla guida del partito, racconterà di come sia possibile vivere da cattolico e politico: “La mia esperienza di cattolico in politica”.

Silvana De Mari, medico, psicoterapeuta, scrittrice di romanzi fantasy tradotti in tutto il mondo, collegherà un tema del fantasy all’attualità, in “Gli Orchi all’attacco dell’uomo e della donna”.

Francesco Agnoli, storico e filosofo, racconterà la vita del più grande matematico del XX secolo, Alexander Grothendieck, morto esattamente 3 anni fa, dopo essere passato dall’ateismo alla fede in Dio. Il titolo della conferenza, “Lo splendore che ci trascende”, è tratto da uno scritto inedito dello stesso Grothendieck.

Infine ci saranno gli interventi di Maria Bianca Graziosi, grande conoscitrice del monachesimo e di mons. Gino Oliosi, esorcista e sacerdote della diocesi di Verona.

Per iscrizioni e informazioni: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-6-festival-nazionale-di-fede-cultura- 38581560486

 

6° Festival nazionale di Fede & Cultura

15 ottobre 2017 alle 09:00

Palazzo della Gran Guardia – Piazza Bra, 1 – 37121 Verona – Italia

Programma

9,00 Accoglienza e registrazione 9,30 Stefano Fontana “La nuova chiesa di Karl Rahner era tutta già programmata”

10,15 Giovanni Zenone “Correctiofilialis: il linguaggio dell’ambiguità”

11,00 Ettore Gotti Tedeschi “Il giusto modo di sconfiggere la povertà”

11,45 Lorenzo Fontana “La mia esperienza di cattolico in politica”

12,30 Consultazione delle opere di Fede & Cultura e Pausa pranzo

14,00 Silvana De Mari “Gli Orchi all’attacco dell’uomo e della donna”

14,30 Francesco Agnoli “Lo splendore che ci trascende”

15,15 Maria Bianca Graziosi “Il monachesimo che salvò la Chiesa e il mondo

15,45 Mons. Gino Oliosi “La mia vita da teologo a esorcista” Conclusioni e incontro personale con gli autori

16,45 Santa Messa



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ABATE FARIA: UNA BENEDIZIONE I DUE FIGLI DEL LEGIONARIO DI CRISTO. NE È DAVVERO CONTENTO…QUALCOSA SU FATIMA.

Marco Tosatti

Mi ha scritto qualche giorno fa l’abate Faria, e avrei dovuto pubblicare prima la sua lettera, e me ne scuso, ma fra una cosa e l’altra sono sempre in ritardo con gli impegni. L’ho trovata molto gustosa, anche perché con l’atmosfera che si respira in Vaticano, sempre più pink, mi è sembrata appropriata. E mi ha ricordato la battuta di un collega, qualche anno fa, quando uscivamo dalla Sala Stampa dove avevamo assistito a un briefing sulle misure che Giovanni Paolo II e il card. Ratzinger prendevano contro i preti accusati di abusi. Il collega, vicino a una realtà ecclesiale giudicata piuttosto rigida, diceva: “Meno male che ai nostri preti piacciono ancora le donne…”. Ma gustatevi l’abate Faria.

 “Discutevo con un canonico, mio ex compagno di seminario in anni lontani, che mi raccontava dell’ultima notizia sulle disavventure del clero, quella del Legionario di Cristo che aveva segretamente due figli e una relazione con una donna. Ricorda quel Thomas Williams che anni fa incappò in una vicenda simile e che ora si è spretato. Tutti e due prodotti dei Legionari di Cristo.

Ho fatto notare al confratello che quasi quasi mi rallegravo. Gli ho detto di leggersi i giornali solo dell’ultimo anno per vedere quanti di questi scandali clericali fossero a sfondo omosessuale e quanti eterosessuale. I primi sono molti di più. Il fatto che l’impulso secondo natura ogni tanto si faccia intravedere nel clero, rassicura che la battaglia non è ancora persa.

Io credo che gli ultimi Papi sappiano benissimo che un grande numero di sacerdoti nella Chiesa di oggi hanno tendenze omosessuali (alcuni con poca voglia di contenerle). Questo è stato figlio anche di un certo lassismo degli anni post conciliari per cui si accettava di tutto. Ricordo con i miei occhi in un collegio romano, seminaristi in vestaglia di seta reduci da un festino la sera precedente. Molti di questi accettati per non far morire seminari o congregazioni religiose, ora sono sacerdoti, alcuni vescovi o cardinali. E come è comprensibile, tendono a proteggere il loro segreto e a proteggersi. Intendiamoci: ci sono sacerdoti che vivono castamente le loro tendenze, non parlo di loro.

Quindi, caro mio canonico, vedere un “sano peccato” (Dio mi perdoni!) secundum naturam, in tempi di sovvertimento della natura, mi mette un poco di allegria.

Il vero problema non lo si vuole proprio vedere: Vulgus vult decipi, ergo decipiatur.

Abate Faria”.

Una nota che non c’entra nulla con l’articolo. Su Fatima: c’è stato un aggiornamento all’articolo di qualche giorno fa, andate a leggerlo. E per quanto riguarda domani, vi segnaliamo anche questa iniziativa:

 



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LA NAVE (DELLA CHIESA) NELLA TEMPESTA. A PIACENZA, VENERDÌ, NE DISCUTONO DON BUX, GOTTI TEDESCHI E TOSATTI.

Marco Tosatti

Venerdì prossimo, a Piacenza, all’Auditorio della Fondazione di Piacenza-Vigevano, si parlerà del presente e del futuro della Chiesa, a partire dal recente libro di Ettore Gotti Tedeschi “Dio è meritocratico”. Come vedete dall’immagine, e soprattutto da come sperimentate oggi giorno, le prospettive e l’attualità sono tutt’altro che rassicuranti. Il dibattito avrà come protagonisti don Nicola Bux, teologo e studioso di prima grandezza nella Chiesa italiana; l’autore del libro, che non ha certo bisogno di presentazioni, e chi scrive queste righe, e che conoscete per la sua diuturna fatica sul blog. Mi immagino che gli spunti interessanti non mancheranno, e d’altronde la cronaca del mondo ecclesiale ce ne fornisce continuamente di nuovi e, in genere, poco consolanti.

Qui sotto vi riproponiamo quello che tempo fa era stato scritto su Stilum Curiae come recensione del libro. La cui lettura, oggi come allora, consigliamo.

Il nuovo libro di Ettore Gotti Tedeschi, economista, esperto di finanza, banchiere ed ex presidente dello Ior, si intitola “Dio è meritocratico”; ma in realtà avrebbe potuto anche intitolarsi con le parole con cui si chiude la prima parte: “In pratica, è ora di svegliarci!”. Rivolto, naturalmente ai cattolici, troppo proni a subire e inghiottire e a metabolizzare tutta una quantità di menzogne, false idee, opinioni distorte su se stessi, la propria fede e la propria Chiesa. Tutti; e quando diciamo tutti, vogliamo proprio dire tutti, a partire dal Maggior Piero, come lo chiamerebbe Dante.

La grande responsabile di una quantità di malanni, nella Chiesa e nel mondo, secondo l’autore, è la Gnosi; un’eresia antica, che però a differenza di altre non è rimasta inghiottita nelle sabbie del tempo, ma ha saputo modificarsi, adattarsi sopravvivere e adesso mostrare il suo volto trionfante. “Se siamo convinti che nulla di importante succeda per caso, non possiamo credere che sia naturale questo processo di avanzata della gnosi, che sembra aver abbattuto, con un colpo mortale, una civiltà cristiana bimillenaria con un’accelerazione incredibile negli ultimi cinquant’anni. Le spiegazioni che giusti- ficano il crollo della fede con il progresso, la scienza, la tecnica, la globalizzazione ecc. non stanno in piedi, essendo la medesima fede ad averne originato le premesse”.

Certo, per un credente, quale Gotti Tedeschi è sicuramente, un responsabile principale e primordiale c’è: è quel signore che, secondo la Bibbia, si ribellò, mosso dal desiderio di “essere come Dio”; e che da allora, da buon Principe di questo mondo, continua a compiere il suo lavoro, cercando di convincere (e ci riesce, almeno da qualche secolo) gli uomini della bontà e praticabilità del suo desiderio. Di più: li convince che ciascuno di loro può essere Dio. E di conseguenza che la sua coscienza basta a dargli la giusta direzione su tutto…Gotti Tedeschi fa notare che fino alla Riforma di satana si parlava; e poi a poco a poco la sua immagine si è sbiadita, anche nelle chiese, una credenza così poco razionale, così poco moderna…Non senza un pizzico di veleno Gotti Tedeschi ricorda che “Sant’Agostino aveva già̀ definito gli “imbellettatori” di satana, quelli cioè̀ che ne ridimensionavano il potere malefico, pensate un po’: “i misericordiosi”. Ma questi “coccolatori”, ridimensionatori, leccacalzini, del ruolo del demonio, che avrebbero potuto anche essere suoi discepoli religiosamente devoti, siamo certi che oggi siano scomparsi?”.

Da un certo numero di secoli la Chiesa cattolica è stata vista come l’avversario per antonomasia. Lo è ancora adesso? Gotti Tedeschi nota. “Si direbbe che non si voglia che la Chiesa continui ad avere come obiettivo strategico quello di risvegliare e ri-evangelizzare il mondo per salvarlo. Direi persino che si vorrebbe fare in modo che la Chiesa possa venire considerata un ostacolo all’equilibrata globalizzazione del mondo”. E allora la Chiesa dovrebbe smetterla di proporre valori e verità assoluti, combattere il relativismo, difendere un’antropologia basata sulla famiglia formata da un uomo e una donna, e non dovrebbe affermare che è la miseria morale a generare quella materiale. Come lo stesso Gotti Tedeschi dimostra nella prima parte della sua opera. E naturalmente dovrebbe smettere quella pratica odiosa, il proselitismo, cioè cercare di convincere (convincere, cioè con strumenti logici e dialogici e razionali) che la salvezza è nella Chiesa, e “In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati”.

Osserva l’autore che la Chiesa ha sempre annunciato il Vangelo, e mai ha ceduto a ciò̀ che il mondo (la gnosi) voleva facesse. “È solo grazie agli attacchi esterni e soprattutto interni negli ultimi cinquant’anni che la Chiesa sembra essere in difficoltà nel riuscire a farlo con incisività̀, pur dimostrando sempre la certezza della Verità̀. Ma è proprio in questi ultimi cinquant’anni che inizia un attacco durissimo alla sua credibilità̀ e al suo ruolo con la giustificazione che il mondo moderno e globale non può altrimenti altro che escluderla, perché inutile e persino dannosa”.

Ma il problema è da capovolgere, spiega Gotti Tedeschi: il problema reale è che la civiltà occidentale è fallita, come possiamo ahimé constatare ogni giorno, proprio “Perché́ ha rifiutato il cattolicesimo. E questo va ora riaffermato e riproposto nella sua integrità̀, perché́ è la Verità̀”.

Abbiamo accennato prima all’opinione di Gotti Tedeschi secondo cui la miseria materiale è originata da quella morale, e non viceversa. Ci sembra interessante presentarvi le sue parole, in una citazione di una certa ampiezza, proprio perché l’autore è esperto di economia, e di conseguenza ciò che afferma in questo campo ha un valore particolare. “Insisto nell’invitare a convincerci che è la mi- seria morale a generare la miseria economica, sociale e politica, non viceversa. E credo che sia prioritario occuparsi di miseria morale prima di altre. La crisi economica in corso, che è stata generata da crisi morali passate e presenti, sta creando nuove forme di miseria anche economica. Poiché́ la miseria economica risulta essere la più̀ evidente e urgente, è bene accennarne chiarendo cosa è povertà̀ e come si deve affrontare moralmente il problema. È necessario insegnare il perché́ oggi gran parte della povertà̀ materiale nel mondo sia frutto del peccato, dell’egoismo, dell’indifferenza, dell’avidità̀ ecc. È necessario sapere che anche una ripartizione egualitaria della ricchezza (fondata sulla convinzione che sia l’iniquità̀ il peggiore dei mali) non risolverebbe il problema dell’invidia, gelosia, avidità̀, attaccamento alle cose ecc. e possiamo persino prevedere che dopo la ripartizione, si ricostruirebbe la concentrazione del- la ricchezza e della disuguaglianza, se l’uomo resta avido, egoista e indifferente. La miseria morale è originata dal peccato, ed è mio convincimento che la povertà̀ economica, non solo individuale ma anche di popolazioni intere, sia conseguenza della “povertà̀ morale” e che questa “povertà̀ morale”, come ho già accennato, debba essere risolta, nella gerarchia dei problemi, per prima, quale compito primario della Chiesa”.

Svegliarsi, dicevamo. Perché se “Essere tolleranti con il prossimo e intolleranti con se stessi è cattolicesimo”, tollerare manipolazioni e contraddizioni di fede non è tolleranza, è tiepidezza. “E magari è anche stupidità, indegna del cattolico”. Sono in corso ogni giorno manipolazioni – definite “intollerabili” che cercano di convincere che è necessario e corretto “separare fede e opere, accettare una forma di metamorfosi del peccato originale. Vedete, cari lettori, decidere di non cercare di spiegare che la Verità̀ è preliminare alla libertà, porta progressivamente i fedeli a accettare le convenzioni umane su ciò̀ che è valore, cosa è buono, lecito, legale. Con la conseguenza di scegliere le più convenienti, secondo coscienza soggettiva”.

Sono cose che accadono oggi, nella Chiesa? Rispondo con un altro brano dell’autore: “Mi sono domandato cosa sarebbe oggi il cattolicesimo se, per esempio, San Giovanni Battista avesse voluto mostrare rispetto umano nel valutare la condotta morale di concubinato di Erode. Avrebbe salvato certo la testa, ma soprattutto da allora prendere come concubina la moglie del proprio fratello sarebbe diventato persino lecito, rendendo inutili le discussioni intorno a documenti recenti di Magistero (tutta colpa perciò della intransigenza e rigidità̀ del Battista, perbacco!)”.

A questo Gotti Tedeschi fa seguire altre domande irreali sul comportamento di Gesù con i Farisei, con Pilato, e magari anche con le tentazioni di Satana nel deserto. Per far vedere quanto poco dialogasse Gesù, almeno da come ci raccontano i Vangeli. Anche se, come ci ha spiegato il Preposito Generale dei Gesuiti, che ne sappiamo, in realtà? Non c’erano registratori…

In conclusione: vi consigliamo la lettura di “Dio è meritocratico”, pubblicato da Edizioni Giubilei Regnani. 380 pagine con la prefazione di monsignor Nicola Bux, perché è una risposta concreta ed efficace, un rimedio, a una frase del santo Curato d’Ars: “La disgrazia è che non si riflette”.



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PEZZO GROSSO COMMENTA IL NUOVO VANGELO DI SCALFARI (E DEL PAPA?). E CHIEDE UNA FORTE SMENTITA VATICANA.

 
Marco Tosatti

Questa volta nella lettera che Pezzo Grosso mi ha scritto ieri, dopo aver letto Eugenio Scalfari illustrare il nuovo umanesimo della Chiesa, basato secondo lui, sui pilastri di Martini, Paglia e Bergoglio, colgo un senso di reale smarrimento. leggete e ditemi se condividete questa sensazione. Ancora una volta, in questi tempi in cui chi dovrebbe dire una parola sembra si occupi solo di immigrazioni si rimpiange che siano informatori occasionali a gettare sprazzi di luce sulla “pensée profonde” del N.1. Leggiamo la lettera, a cui ho aggiunto una piccola postilla.

“Caro Tosatti, nei suoi colloqui con il Papa Bergoglio, trascritti a memoria su Repubblica,   Scalfari, il grande e primo ‘convertito’ dal Pontefice, oggi su Repubblica a pag. 26 fa tre affermazioni che devo assolutamente commentare per Stilum Curiae.

La prima è che il Papa, al fine di incontrare la ‘modernità’ è alla fin fine ‘relativista dichiarato’. In virgolettato Scalfari riporta una frase del Papa: ‘Noi credenti e ovviamente soprattutto noi presbiteri e noi vescovi crediamo nell’Assoluto, ma ciascuno a suo modo, perché ciascuno ha la sua testa e il suo pensiero. Quindi la nostra Verità assoluta, da tutti noi condivisa, è però diversa da persona a persona. …Un tipo di relativismo c’è dunque anche tra noi’. Bene, ce ne eravamo accorti, nulla di nuovo.

Andiamo alla seconda. Scalfari, nella sua ricerca sull’origine del bene e del male, si domanda: ‘A chi si deve l’esistenza del Demonio?’ . Il lettore ha letto bene; Scalfari, per rispetto scrive demonio con la D maiuscola. Poi prosegue spiegando che ‘la religione cattolico-cristiana distingue ovviamente fra bene e male, ma non affronta l’origine del male: è Dio stesso ad averlo creato nel momento in cui riconosceva alle sue creature umane il diritto al libero arbitrio?’. Perbacco ! Ma le lezioni di dottrina di Papa Bergoglio a Scalfari a che son servite?

E arriviamo alla terza affermazione. Scalfari rileva che Papa Francesco (in modo – dice -più rivoluzionario di Giovanni XXIII e Paolo VI) ha abolito i luoghi dove dopo la morte le anime dovranno andare: Inferno, Purgatorio e Paradiso. Scrive il grande convertito: ‘Papa Francesco, lo ripeto, ha abolito i luoghi di eterna residenza nell’Aldilà delle anime. La tesi da lui sostenuta ‘è che le anime dominate dal male e non pentite cessino di esistere, mentre quelle che si sono riscattate dal male saranno assunte nella beatitudine contemplando Dio’. E qui conclude che:   ‘il Giudizio universale, che è nella tradizione della Chiesa, diventa privo di senso’ . E’ certo che la conclusione di Scalfari non è semplicemente che noi c……i andiamo al nostro Paradiso (se ci crediamo) mentre gli illuminati finiscono e basta, perché l’inferno, quale punizione eterna, non c`è proprio. No; di fatto spiega e implica che non c’è il peccato originale, non c’è Incarnazione, Resurrezione, e non c’è Redenzione. Insomma siamo di fronte a un’operazione colossale: si sta riscrivendo il ‘vangelo secondo Scalfari’ che fa parlare il Papa (senza registratore, però. Vedi padre Sosa, SJ). Conclusione, leggendo la prima volta questo pezzo sottotitolato: ‘Così la Chiesa di Francesco progetta un nuovo umanesimo’, mi son chiesto con quanta forza e determinazione arriverà ora la smentita da parte del portavoce sala stampa vaticana. Perché se stavolta non arriva, i quattro cardinali hanno sbagliato a formulare i DUBIA, dovevano formulare invece un forte NUNC SCITOTE (certezze). Poi rileggendo mi son anche chiesto se non sarà mica questa la dottrina con cui si pensa di convertire, dialogando?   Curioso questo modello di evangelizzazione, in cui si dà   ragione a chi ha torto e torto a chi ha ragione. Non capisco più nulla, Tosatti. Help!”.

Mia postilla. È tratta da un testo che appare un po’ obsoleto, il Catechismo della Chiesa Cattolica.

1034 Gesù parla ripetutamente della « geenna », del « fuoco inestinguibile », 629 che è riservato a chi sino alla fine della vita rifiuta di credere e di convertirsi, e dove possono perire sia l’anima che il corpo. 630 Gesù annunzia con parole severe: « Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno […] tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente » (Mt 13,41-42), ed egli pronunzierà la condanna: « Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno! » (Mt 25,41).

È vero, non c’erano registratori neanche allora – come nei colloqui Scalfari Papa- ma se permettete preferisco credere a Gesù che ai suoi succedanei. Mi ricordo il grido di Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi: “Convertitevi! Una volta verrà il giudizio di Dio!”. E nel Giudizio Dio che cosa dirà? “Tranquilli, abbiamo scherzato?”. Mi parrebbe strano…



OFF TOPIC SU FATIMA E IL 13 OTTOBRE.

Si è già parlato dell’iniziativa dell’AIASM (Associazione Italiana Accompagnatori Santuari Mariani) per venerdì 13 ottobre, giorno in cui si ricordano i cento anni dall’ultima apparizione della Madonna a Fatima.

Questo è il link per chi è interessato.

Qui pubblichiamo il volantino di un’altra iniziativa:



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IERI CELEBRATA LA GIORNATA DELLE PERSONE CON SINDROME DOWN. PROVITA ONLUS: BELLO, MA INTANTO LE SOPPRIMIAMO…

MARCO TOSATTI

Ieri è stata celebrata la Giornata delle Persone con Sindrome di Down. Nei giorni scorsi ha trovato spazio sui giornali la notizia dell’adozione da parte di un genitore single di una bambina affetta da quella sindrome.

Pubblichiamo volentieri un comunicato di ProVita Onlus, emesso ieri, che ci sembra illustri con chiarezza la situazione.

“Oggi si celebra la Giornata Nazionale delle Persone con la Sindrome di Down. La celebrazione odierna serva a ricordare che le persone con trisomia 21 vanno accolte e integrate nella società, anzitutto consentendo loro di nascere: invece, in Paesi civili come l’Islanda e la Danimarca vengono abortiti quasi tutti; nel resto del mondo circa l’80% di loro è vittima dell’aborto eugenetico; e in Italia circa 6 su 10 bambini vengono uccisi prima che nascano – anche a gravidanza molto avanzata – se viene diagnosticata in utero la sindrome di Down”.

“Chi conosce le persone con la trisomia 21 sa bene che esse apportano gioia, gentilezza, capacità di provare meraviglia nelle piccole cose nelle famiglie, nelle nostre comunità e nei luoghi di lavoro” ha dichiarato Toni Brandi.

“Persino la McKinsey & Company, società internazionale di consulenza manageriale di chiara fama, già nel 2014 aveva rilevato che se l’impresa è preparata e strutturata per accogliere una persona con sindrome di Down, il suo ingresso avrà una ricaduta benefica su tutto l’ambiente, sia in termini relazionali, sia organizzativi, sia – last but not least – in termini di produttività”.

ProVita Onlus si augura “Che la Giornata di oggi serva ad aprire un serio dibattito sull’inclusione delle persone con sindrome di Down nella nostra società, senza tacere ipocritamente il genocidio silenzioso di cui sono diventate vittime con l’aborto eugenetico”. Un aggiornamento successivo offre dati ancora più drammatici: negli USA e nel Regno Unito il 90 per cento dei bambini con Sindrome Down sono abortiti, così come l’85 per cento viene abortito a Parigi.



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A FATIMA IL 13 OTTOBRE UN CONCERTO SOSTITUIRA’ IL ROSARIO. C’È QUALCHE NOVITÀ….APPELLI A PREGARE IN TUTTA ITALIA SULL’ESEMPIO DELLA POLONIA.

Marco Tosatti

Siamo stati appena testimoni dello spettacolo di fede creato da centinaia di migliaia di polacchi – e di altri cristiani, in tutto il mondo – che hanno recitato il rosario ieri in centinaia di chiese della Polonia. Forse non siamo stati i soli a stupirci che un evento di devozione popolare così imponente non abbia trovato nessun eco nelle parole del Pontefice all’Angelus. Che ha salutato sì i polacchi, ma ha citato la “Giornata del Papa” celebrata oggi in Polonia e non l’appello alla pace fatto pregando ieri. Distrazioni.

Nel frattempo si avvicina il 13 ottobre, centenario dell’ultima apparizione della Vergine ai tre pastorelli. E’ una ricorrenza che verrà celebrata in tutto il mondo, e in moltissime chiese e santuari mariani. Appare abbastanza naturale onorare questo giorno con la preghiera legata strettamente alla Vergine da molti secoli, e cioè il rosario.

Fra queste iniziative ricordiamo – ci è stata ricordata esplicitamente – quella promossa dall’AIASM (Associazione Italiana Accompagnatori Santuari Mariani).  

“Anche in Italia “Un muro di persone reciterà il Rosario (e digiunerà) su tutto il territorio della nostra Nazione”. AIASM (Associazione Italiana Accompagnatori Santuari Mariani) seguendo gli insegnamenti di Maria e seguendo il bellissimo esempio dei fratelli polacchi, il 13 ottobre alle ore 17.30 indice la più potente iniziativa per la pace: ‘il digiuno e la preghiera del Santo Rosario. Su tutto il territorio Nazionale ogni uomo/donna di buona volontà si rechi quindi nella propria Parrocchia e/o crei gruppi di preghiera con la stessa intenzione dei fratelli Polacchi: ‘Chiedere alla Madonna di salvare l’Italia e l’Europa dal nichilismo islamista e dal rinnegamento della fede cristiana’. La Recita del Rosario comincerà alle ore 17.30, il digiuno a pane ed acqua (come chiede Maria) tutto il giorno… Chi non può digiunare ricordi che può fare rinunce”.

Il Santuario di Fatima, in Portogallo, però ha fatto una scelta diversa. Invece della consueta recita del Rosario, alle 18.30, si avrà un concerto, uno spettacolo di suoni e luci, come potete vedere dalla fotografia ripresa dal sito del Santuario.

 Ecco il programma:

“Sviluppandosi a partire dall’esperienza di preghiera che migliaia di pellegrini vivranno nel piazzale di Preghiera del Santuario di Fatima, nella notte del 12 ottobre 2017, la facciata della Basilica di Nostra Signora del Rosario di Fatima s’illuminerà di una luce speciale che trasformerà in un racconto evocativo del significato di Fatima nel corso di 100 anni. Attraverso una presentazione audiovisuale innovativa, grazie all’uso della proiezione di immagini in video mapping 3D, di fronte agli occhi dei pellegrini scorrerà la memoria dei momenti storici e spirituali più importanti legati al Messaggio che la Vergine Maria, rivestita della luce di Dio, ha trasmesso nella Cova da Iria. Utilizzando lo spettro della luce e con il titolo Fatima – Tempo di Luce, la rappresentazione condurrà il pellegrino nell’esperienza intima, di raccoglimento e di contemplazione estetica e di preghiera. Sei scene, dai titoli “Maria mostra la luce di Dio”, “Il trionfo del Cuore Immacolato”, “Celebrando la Fede”, “I cammini di Fatima”, “Un futuro di Pace”, “Fatima tempo di Luce” e “Il Raccoglimento”, daranno corpo ad una produzione audiovisiva che proietterà la luce di Fatima nel cuore di ogni credente, affinché, attraverso il Cuore di Maria, il cuore umano si avvicini ancora di più al Cuore di Dio”. 

Questo il 12 ottobre. Invece il 13 ottobre avremo:

“Coro e Orchestra Gulbenkian | direzione di Joana Carneiro. Prima mondiale delle opere dei compositori James MacMillan e Eurico Carrapatoso commissionate dal Santuario di Fatima per la celebrazione del Centenario delle Apparizioni. Integrato nella cerimonia di chiusura della celebrazione delle Apparizioni di Fatima, questo singolare concerto, realizzato dall’Orchestra e dal Coro Gulbenkian e diretto da Joana Carneiro, presenta nella sua realizzazione, fra altre, opere commissionate dal Santuario di Fatima ai compositori James MacMillan e Eurico Carrapatoso”. 

Certamente bello ed istruttivo. Ma perché farlo in sostituzione del rosario, e non, per esempio, in aggiunta? Dopo la preghiera certamente lo spirito dei pellegrini sarebbe più pronto a cogliere la bellezza delle note.

 

Abbiamo ricevuto questa lettera, che ci sembra interessante riportare:

Caro Marco Tosatti.
Sono uno dei lettori del tuo sito e vivo a Lisbona. Scrivo in italiano con l’aiuto di Google Translate, quindi naturalmente è un testo con un certo gustoso extraterrestre …Ha dichiarato sul suo sito web che il Santuario avrebbe sostituito la Messa e il Rosario per una videomappatura e un concerto. La sua affermazione si basava legittimamente sul sito del Santuario, che, infatti, per alcuni giorni aveva queste informazioni incomplete. A mio avviso, grazie al suo testo, il Santuario si rese conto che era andato storto. L’errore è stato pertanto corretto. La vera novità è che oltre al solito programma con tutte le preghiere e le celebrazioni, come è stato fatto per decenni, questo anno speciale sarà anche una videomapping e un concerto.

Cordiali saluti.

Grazie mille al lettore. E siamo contenti che ci sia stata una correzione….



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“LA FEDE QUOTIDIANA” INTERVISTA “STILUM CURIAE”. UTILE A CAPIRE IL COME E IL PERCHÈ DEL LAVORO CHE SI STA COMPIENDO.

Marco Tosatti

Carissimi, un blog-lampo, oggi, con un link, quello de

La Fede Quotidiana,

che mi ha intervistato nei giorni scorsi dopo l’annuncio del traguardo di due milioni di visualizzazioni.

Perché ve lo suggerisco? Perché Forse è utile a capire perché faccio quello che faccio, e il modo in cui lo faccio. Come spesso succede, le domande fatte da altri mettono in chiaro rapidamente e in modo efficace pensieri e posizioni. Occupato a scrivere di altri e di altro, mi rendo conto adesso di non aver mai esposto non dico un programma, ma alcune idee guida del blog.



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