PEZZO GROSSO E LO JUS SOLI. DOPPIO CAOS POLITICO E VATICANO. NOSTALGIA DELLE ARTICOLESSE DI DENUNCIA SULLE INTERFERENZE VATICANE.

Marco Tosatti

C’era da aspettarselo: la storia dello Jus Soli, il pressing che alcuni pezzi di sinistra e di governo, e del Vaticano fanno per approvare prima delle elezioni una legge di cui moltissimi non sentono il bisogno, ha solleticato l’attenzione di Pezzo Grosso. Che ha scritto sul neo-collateralismo ormai evidente (ai tempi della DC erano bazzecole, al confronto) fra pezzi di Chiesa al potere e la sinistra al potere. Le unioni civili, con la legge Cirinnà-Galantino (permettete che si scherzi!) erano solo l’antipasto; e ormai con i giudici che approvano step-child adozioni a tutto andare se ne sono visti i frutti. Una volta – ai tempi di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI se tanto tanto qualche uomo di Chiesa sfiorava un tema che avrebbe potuto avere riferimenti politici fioccavano gli editoriali e le condanne sulle “Interferenze” e gli interventi “A Gamba Tesa”. Adesso, chissà perché, tutti zitti…Ma ecco Pezzo Grosso:

”Caro Tosatti, la storia dello JUS SOLI sta decretando la storia del grande cambiamento in corso. La ‘sinistra laica’  al governo chiede al Vaticano di influenzare il ‘centro cattolico’, sempre al governo, per sbloccare l’approvazione di una legge ambigua. Segno dei tempi! O il Vaticano è diventato di sinistra e laico, oppure la sinistra laica si è convertita (senza spiegarlo ai suoi elettori), oppure il centro cattolico non è più riconosciuto come tale dall’attuale Vaticano. La confusione regna sovrana in politica e in religione? Dice Palazzo Chigi  (Repubblica  del 18 settembre): ‘Se i centristi di Alfano non ascoltano la Chiesa, chi dovrebbero ascoltare?’ (Bella domanda! Quando mai hanno ascoltato la chiesa? Ma in più, non gli era stato vietato di ascoltarla?).

Ma come mai oggi il premier Gentiloni (laicissimo ) va a cercar sostegno proprio in Vaticano? (Soprattutto se è vero che il centro cattolico non lo ascolta più?). Indubbiamente  ‘in principio era il caos’, ma  oggi senza dubbio c’è doppio caos. Lo si vede osservando i confusi laici e i confusissimi sedicenti cattolici. Per esserne certi basterebbe leggere (Repubblica 18 settembre, pag 2), parte della  conversazione del card. Ravasi con il ministro Minniti riferita agli sbarchi di immigrati. Dice Ravasi : ‘abbiamo bisogno di abbandonare il luogo comune, lo stereotipo, della volgarità del populismo e avere una comprensione dei problemi. I problemi si rivelano complessi, non possono esser risolti con una battuta estremamente buonista e neppure  con vacuità e brutalità delle risposte’.  Cosa caspita si può aver capito dal ministro della cultura del Papa? L’avesse almeno recitato in aramaico! Ma quello che è certo è che così abbiamo capito perché tra Governo e Vaticano c’è intesa… Chi parla con il Vaticano è solo il mondo laico (internazionale o domestico), è solo il  politico laico o un cardinale della Chiesa (ex) cattolica, che non esprima DUBIA, ma solo la certezza di dar ragione al Pontefice sempre e comunque”.

Anche quando, aggiungiamo noi, le evidenze sono ben diverse, e il buon senso e la razionalità pure. Ma forse ci sono ragioni più cogenti. Se guardate la foto che riproduciamo, e soprattutto guardate la cifra indicata, ci si può rendere conto che tutta questa misericordia verso i migranti non è del tutto gratuita.



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MÜLLER: IN VATICANO IL POTERE HA LA PRIORITÀ SULLA FEDE IN CRISTO. UNO SVILUPPO DA CORREGGERE.

Marco Tosatti

Il cardinale Gerhard Müller nei giorni scorsi ha presentato in Germania il suo libro (Il Papa. Missione e mandato). A Mannheim, in un incontro organizzato da Gloria Thurn und Taxis al Reiss-Engelhorn Museen erano presenti anche mons. Georg Gaenswein e mons. Wilhelm Imkamp, direttore di un sito di pellegrinaggi, Maria Vesperbild. L’incontro – una specie di tavola rotonda – è stato moderato da uno storico della chiesa protestante, Christoph Markschies.

Il porporato, già Prefetto della Fede, ha fatto alcune dichiarazioni interessanti, in particolare sul rapporto fra magistero papale e teologia. Una “competenza teologica” profonda e organizzata deve essere il fondamento “dell’autorità magisteriale”. Come riporta il Tagespost, è possibile “basarsi solamente sull’ispirazione dello Spirito Santo? Un’idea che mette i brividi per il professore dogmatico. Müller si riferisce qui all’esempio di San Roberto Bellarmino (1542-1621); egli indicò a Clemente VIII (Ippolito Aldobrandini, 1536-1605) in parole chiare la sua mancanza di competenza teologica.

Secondo un’altra fonte, il Mannheimer Morgen, il cardinale ha citato le parole precise di san Roberto Bellarmino: “Non sapete nulla di questo!”, così come le disse al Papa. Il giornale online continua: “Questo accadde molto tempo fa. Ma il cardinale Gerhard Ludwig Müller lo ha nominato esplicitamente ciome suo modello, e ha citato quella frase con gioia”. Secondo il Morgen, è chiaro che la ferita del recente licenziamento dall’incarico di Prefetto della Fede “è ancora profonda, molto profonda”.

Il Mannheimer Morgen riporta poi alcune frasi del porporato sulla situazione attuale in Vaticano. Invece della Congregazione (per la Dottrina della Fede, n.d.r.) la Segreteria di Stato è considerata adesso l’istituzione più importante: “Diplomazia e questioni di potere ora hanno la priorità e questo uno sviluppo sbagliato e cruciale, che deve essere corretto”. La fede cristiana dovrebbe essere al centro, secondo Müller, e il papa dovrebbe essere semplicemente “un servo della salvezza”.

Come esempio il cardinale ha citato la recente visita del Segretario di Stato, il card. Pietro Parolin, a Mosca, e l’impressione pubblica he se ne è avuta. Le immagini d Parolin con Putin e con il Patriarca Kirill secondo Müller “danno una visione fatale, perché uno può cadere qui nella trappola di pensare che religione e politica sono una cosa sola”.

Quando la Chiesa si è concentrata sulla politica e sul potere non è mai stato buono. “Il centro del papato non è il papa stesso, ma la fede cristiana”, ha detto il cardinale, che si augura anche “una preparazione teologica più chiara nei documenti ufficiali”.

È interessante anche quello che ha detto l’arcivescovo Gaenswein. Secondo il Tagespost il Prefetto della Casa pontificia ha detto: “Non mi sembra che i cattolici abbiano abbandonato l’unità con il papa. SE dei cardinali criticano dichiarazioni e comportamenti del papa, che cosa c’è di male?”. E ha sottolineato che il papa stesso ha chiesto che si parli con chiarezza. “L’ufficio papale deve tollerare che un cardinale o un altro siano di opinioni diverse”. Nella storia ci sono state critiche ai papi, e Gaenswein ha concluso: “Non vedo questo come una critica all’ufficio del papa, ma una critica a certe dichiarazioni che possono essere state male interpretate da alcune persone, anche al di fuori della Chiesa”.

A questo link avete il Tagespost.

A questo link avete il Mannheimer Morgen. 

A questo link avete OnePeterFive, in inglese.

L’immagine è cortesia del Tagespost.



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OPUS DEI. MA IN CILE, A LAS CONDES, SI PRONUNCIA OPUS GAY. IL SINDACO LAVÌN ALZA BANDIERA ARCOBALENO.

Marco Tosatti

Infovaticana, il grande sito di informazione ispanofono, ha una notizia che vi riportiamo brevemente, perché ci sembra interessante di un clima sempre più assillante, nell’assenza di richiami da parte delle autorità e di troppi pastori alla dottrina – fino ad ora non smentita – della Chiesa.

La notizia viene dal Cile. Joaquin Lavìn è un membro soprannumerario dell’Opus Dei. È anche, dicono, una delle personalità più note della Prelatura nel Paese. Lavìn è anche sindaco di Las Condes, un comune della zona nord-orientale di Santiago del Cile. Las Condes, insieme a Providencia e al comune di Santiago rappresentano l’asse commerciale, finanziario e turistico della capitale. I suoi abitanti sono di livello medio-alto.

Joaquin Lavìn è stati ministro dell’Educazione e delle Sviluppo sociale del Paese, e anche sindaco di Santiago. È stato anche candidato alla Presidenza. È padre di sette figli.

Il 17 maggio scorso nel giorno della “diversità sessuale” Lavìn pubblicò su Twitter la foto di una bandiera arcobaleno, con la didascalia: “Questa bandiera è oggi a @Muni_LasCondes come segno di rispetto e di non discriminazione @Movilh”.

El Movilh è il movimento di integrazione e liberazione omosessuale cileno. Lo stesso Lavìn quattro anni fa sempre su Twitter sosteneva che permettere il matrimonio omosessuale “contraddiceva i valori cristiani”. Ma quattro anni fa non c’era ancora Francesco, e la nota lobby, in Vaticano e fuori era contrastata e combattuta. Intelligenti pauca.



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E’ TORNATO L’ABATE FARIA. HA PROVATO A ENTRARE NEL VATICANO DEI PONTI NON MURI. SENZA MOLTA FORTUNA.

MARCO TOSATTI

Come ben sapete il nostro Stilum Curiae non ha esitato a seguire le indicazioni magistrali che ci vogliono accoglienti e accettanti, e ha aperto le sue piccole porte ad almeno due ospiti. Uno è Romana Vulneratus Curia (RVC per gli amici) e l’altro è l’abate Faria, uomo di mondo, anzi di mondi anche lontani da Roma. Che però ogni tanto visita. E di questo ha voluto informarci oggi…

Mentre camminavo per il centro di Roma, impegnato a difendermi ogni tre minuti dall’assalto di gente che mi chiedeva soldi in tutte le lingue del mondo, riflettevo su quanto molti politici vanno dicendo sul tema dell’immigrazione in questi giorni, subodorando la rabbia della gente: siamo al collasso. Eppure dalla Chiesa Cattolica, di cui sono figlio e sacerdote, continua a venire l’invito ad accogliere: accogliete, accogliete, qualcosa resterà (ma non di voi).

Allora, essendo confuso e tormentato dalla distanza fra quello che la mia Chiesa insegna e quello che i miei occhi vedono, mi sono recato in Vaticano per chiedere delucidazioni, sicuro che, grazie alla loro politica sull’accoglienza, anche in Vaticano mi sarebbe stato possibile accedere facilmente. Ma invece no. Prima il controllo degli svizzeri che vogliono sapere esattamente dove sarei andato e perché. Poi, dopo molta fatica, ecco la gendarmeria a cui devo ripetere la mia ragione per essere lì. Poi, ancora spiegazioni ad altre guardie svizzere e gendarmi sparsi a presidiare il territorio Vaticano. Quindi…perché si vuole imporre a dei poveri cittadini italiani (e agli stessi stranieri regolari), indifesi e in balia di una immigrazione selvaggia (il problema non sono gli stranieri, il problema è che il sistema non regge più), di vivere ogni giorno in una situazione sociale insostenibile quando invece in casa propria (e giustamente) ci si guarda bene da tenere le porte aperte? Il poveraccio che si deve difendere quotidianamente da nomadi, vagabondi, umanità varia, non ha le guardie svizzere e la gendarmeria che lo difende. Vale ancora “fare agli altri quello che vorresti fosse fatto a te”?

Amen.

 

L’ARTICOLO IN SPAGNOLO E’ QUI



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MÜLLER CRITICA IL MODO IN CUI È STATO LICENZIATO. “LA DOTTRINA SOCIALE DEVE VALERE ANCHE IN VATICANO”.

MARCO TOSATTI

La vicenda di Charlie Gard ci ha impedito nei giorni scorsi di occuparci del caso Mūller, e della scomparsa di quel gigante silenzioso della Chiesa che è stato il cardinale Joachim Meisner. Lo facciamo oggi, in ritardo per condividere un articolo interessante della Passauer Neue Presse, che tratta di ambedue gli argomenti. La traduzione è nostra.

Il cardinale Gerhard Ludwig Müller ha criticato aspramente il modo in cui è stato dimesso. In un’intervista con la Passauer Neue Presse ha dichiarato che papa Francesco gli ha “comunicato la sua decisione in meno di un minuto” di non prolungare il suo mandato, l’ultimo giorno di lavoro come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Nessuna ragione gli è stata inoltre fornita. “Non posso accettare uno stile del genere” ha sottolineato Müller prendendo chiaramente le sue distanze dal modo di fare del papa. La “dottrina sociale della chiesa deve valere” anche a Roma nelle relazioni con i collaboratori nel lavoro.

L’occasione per l’intervista é stata la morte del Kardinal Joachim Meisner, morto a 83 anni a Bad Füssing. Müller aveva ancora parlato al telefono con l’arcivescovo di Colonia alla vigilia della sua morte e ha evocato la non conferma del suo mandato. Meisner si sarebbe mostrato “profondamente colpito” dal licenziamento. “Questo fatto lo ha personalmente colpito e ferito e lo considerava un danno per la Chiesa”, così il cardinale di Curia ha descritto la reazione di Meisner.

Nonostante la critica per il modo di fare, Müller ha assicurato Francesco della sua lealtà. L’ex Vescovo di Ratisbona ha dichiarato nell’intervista che non reagirà alla scelta di nomina “con qualunque azione”. E ha aggiunto: “vi è chi pensa di potermi attaccare davanti al carro di un movimento di critica al papa”. Ma come cardinale egli “continua ad avere la responsabilità di preoccuparsi dell’unità della Chiesa e di evitare per quanto possibile polarizzazioni”. Era sempre stato “leale al papa” e intendeva restarlo in futuro “come Cattolico, vescovo e cardinale, come era suo dovere”.

Da notare che il porporato tedesco è stato licenziato – un fatto senza precedenti nella storia della Chiesa dalla metà del secolo scorso – proprio come erano stati licenziati tre sacerdoti della sua Congregazione qualche mese fa. Per un atto di imperio del Pontefice, senza alcuna motivazione o spiegazione. Segno evidente di uno stile di governo che difficilmente si potrebbe definire collegiale o dialogante, ma che sembra rientrare in ben altre tipologie. Vera l’osservazione sulla Dottrina Sociale. A cui si può solo aggiungere: anche le buone maniere dovrebbero – evangelicamente o laicamente – essere di casa…

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CHARLIE GARD. TWITTER BLOCCA L’ACCOUNT @FIGHT4CHARLIE. UN’ONDATA DI PROTESTE SUI SOCIAL.

Marco Tosatti

Twitter sta bloccando il profilo @Fight4Charlie. Ad alcuni utenti, che cercando di entrare sul profilo nato per permettere al bimbo di essere portato negli Stati Uniti per essere sottoposto a una terapia sperimentale, come è desiderio dei genitori, appare la scritta: Attenzione: questo profilo può includere contenuti potenzialmente sensibili. Vedete questo avviso perché twittano immagini o messaggi potenzialmente sensibili. Volete continuare a vederlo?”.

Ovviamente sul sociale dell’uccellino azzurro si stanno scatenando proteste e reazioni. Ma visto il tipo di comportamento politically correct che sia Twitter che Facebook adottano, non è difficile arguire, come è stato sin dall’inizio della campagna, che l’argomento è giudicato non conforme, troppo di destra.

Nel nostro piccolo, ce ne siamo convinti da diversi segnali. Il comunicato pilatesco del vescovi britannici, a cui ha fatto eco la sventurata dichiarazione del Presidente dell’Accademia per la Vita, mons. Vincenzo Paglia. Il silenzio del Pontefice regnante, rotto solo da un tweet generico la sera del 30 giugno, e da un comunicato – tramite il portavoce vaticano, Greg Burke, di poche righe. Nato dopo che i social si erano riempiti di commenti negativi, visto il silenzio all’Angelus di domenica. Da sottolineare en passant che da Santa Marta è arrivato anche ieri, tramite l’Ansa, un messaggio sul tema dei migranti. Dire che ormai siamo di fronte a un fenomeno di esternazione pontificia ossessiva è dir poco. Quando forse, viste le implicazioni finanziarie (enti cattolici compresi), giudiziarie, e di natura para-schiavistica, oltre che la sensibilità delle popolazioni residenti nel teatro dell’invasione, la prudenza sarebbe consigliata.

E inoltre, tornando al tema di Charlie Gard, abbiamo visto che le dichiarazioni di alcuni preti mediatici particolarmente contigui al politically correct, ecclesiale e non, erano in linea con la vulgata #Charliedevemorire.

Poi, dopo la disponibilità di Trump, figuriamoci.

Frai commenti ricevuti, ci sembra interessante questo, che riportiamo:

Per quello che può servire riporto brevemente la disavventura dell’account Twitter del Sito “il bene vincerà” (che curo personalmente):

non appena postai (su Twitter) l’articolo di Francesco Agnoli “Don Milani è pedofilo?”, tempo pochissimi minuti, e l’account immediatamente viene bloccato. Ed è ancora bloccato.

I media ed i social media sono assolutamente controllati.



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ARALDI DEL VANGELO. STILUM CURIAE OSPITA ALCUNE RIFLESSIONI SU DI LORO.

Marco Tosatti

Oggi Stilum Curiae offre uno spazio di commento a un ospite su un argomento particolare e specifico: gli Araldi del Vangelo, l’associazione di origine brasiliana nei cui confronti sta per partire una visita apostolica da parte della Congregazione per il Religiosi. La prima notizia è uscita su la Nuova Bussola Quotidiana, e poi c’è stata una precisazione di probabile fonte vaticana QUI. Ne parla oggi sotto pseudonimo una persona che conosce bene la situazione degli Araldi. Per sapere chi è l’Abate Faria, ci affidiamo a Wikipedia…

Seguiamo con interesse i recenti sviluppi che coinvolgono gli Araldi del Vangelo, istituto religioso di diritto pontificio che si ispira agli insegnamenti del pensatore brasiliano Plinio Correa de Oliveira. Questi avvenimenti ci fanno sorgere dei pensieri:

a) se i video sono veri, e non abbiamo al momento elementi per dubitarne, certamente ci sono deviazioni dottrinali ed esagerazioni inaccettabili. Ci rallegriamo per la preoccupazione del Vaticano per l’integrità della dottrina cattolica. Speriamo veder applicato lo stesso rigore ad altre congregazioni religiose e alla loro leadership, visto che recentemente è stata messa in dubbio da alcuni l’affidabilità dei vangeli perché “non sappiamo veramente cosa Gesù ha detto”. Allora di che stiamo parlando?

b) lo stesso rigore dovrebbe essere applicato nella investigazione sulla gestione dei beni delle congregazioni religiose, oramai trasformate in alcuni casi in catene alberghiere piuttosto che in istituti di vita religiosa. Quando il Papa chiede di accogliere, perché non da un buon esempio imponendo alle migliaia di strutture religiose trasformate in alberghi di congedare gli ospiti che pagano un lauto prezzo per una camera, ed ospitare gratuitamente i bisognosi e i senzatetto? E che dire delle decine e decine di scandali finanziari che hanno travagliato congregazioni religiose di lunga storia e tradizione? Ad un’indagine rigorosa, chi si salverebbe?

c) La storia degli Araldi del Vangelo ha le sue complessità, intrecciata com’è a quella della TFP. Se ci sono state deviazioni, vanno sanzionate (si spera con vera giustizia, non giustizia dettata da altri interessi). Ma non si coinvolga il pensatore Plinio Correa de Oliveira, che ha avuto intuizioni importanti nel comprendere una certa evoluzione del mondo cattolico. Tutte quelle deviazioni e culti della personalità denunciati nell’ambito dell’indagine sugli Araldi, li aveva sempre respinti.

d) persone addentro alla cosa, ci dicono che molti fedeli si sono riavvicinati alla Chiesa e ad una sana dottrina cattolica grazie all’opera degli Araldi del Vangelo. Dovranno assistere queste persone al loro sistematico smembramento come è accaduto ad altre fiorenti congregazioni religiose prima di loro?

In definitiva, cui prodest? Ai posteri l’ardua sentenza.

Abate Faria



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IL PAPA VUOL SAPERE, PER ISCRITTO, DOVE VANNO I CARDINALI ROMANI D’ESTATE. CHISSÀ PERCHÉ. TRE IPOTESI.

Marco Tosatti

Erano molti anni, se non addirittura decenni, che questo non accadeva.

I cardinali che abbiamo consultato, così come altre vecchie lame di Curia, sono umanamente certi che questa consuetudine non era in corso durante il regno di Benedetto XVI; e molto probabilmente non accadeva neanche in quello, molto più lungo, di San Giovanni Paolo II.

Quindi, eventualmente, bisogna tornare a Paolo VI; che come sappiamo, è venuto a mancare nel 1978.

Ci riferiamo alla lettera che su impulso della Segreteria di Stato, e probabilmente su impulso del Papa, e probabilmente su impulso di – chi? Uno esperto di Curia, certamente – uno dei suoi consiglieri, forse quello dedito a giocare a Laurenti Beria, ha inviato ai cardinali residenti a Roma.

Ecco il testo, che circola da ieri sul web:

Agli Em.mi Signori Cardinali residenti in Roma – 31 maggio 2017

 Eminenza,

 Una nobile tradizione ha sempre spinto i Confratelli Cardinali residenti “in Urbe” a segnalare al Santo Padre, per il tramite della Segreteria di Stato, il periodo delle loro assenze da Roma e l’indirizzo del loro soggiorno.

 Recentemente il Papa Francesco ha chiesto al Decano del Collegio Cardinalizio di voler ricordare fraternamente ai singoli Cardinali l’opportunità di continuare in tale prassi, tanto più nel caso di una loro prolungata assenza da Roma.

 Da parte mia, compio volentieri tale venerato incarico, sicuro della massima considerazione che si vorrà dare ad esso.

 Colgo infine l’occasione per salutarLa cordialmente nel Signore ed augurarLe ogni bene.

 +Angelo Card. Sodano

 Alcune riflessioni sono d’obbligo. La prima: era una precauzione che poteva avere un senso quando non c’erano internet, telefoni cellulari, e tutte le altre benedette diavolerie che rendono la nostra vita un eterno presente. Così come non c’erano i voli transcontinentali che in una manciata di ore di riportano alla Città eterna…

E poi: si trattasse di un Pontefice che si avvale costantemente del consiglio dei suoi porporati romani, si potrebbe pensare: è ansioso, non vuole privarsi della possibilità di un incontro con – diciamo- Burke, piuttosto che Sarah, per avere il loro parere su problemi scottanti. Ma non sembra il caso. I Prefetti di Congregazione hanno le loro difficoltà a ottenere udienza; e quanto a Burke ne aveva chiesta una mesi fa, credo ancora senza fortuna…insomma, per quello che riguarda decisioni, lavoro e iniziative, che ci siano o non ci siano i porporati capitolini fa esattamente lo stesso.

Forse il Pontefice vuole fare qualche annuncio particolarmente grave in questo periodo, e vuole una platea nobile e folta.

Se no, che interesse può avere il Sommo Pontefice nel sapere se un suo cardinale è alle acque di Fiuggi piuttosto che di Montecatini? Poco. Ma può essere interessato – lui o il suo gruppo di governo e gestione – nel sapere che un porporato va a fare una conferenza presso una certa università, o è invitato a parlare presso un tale ordine religioso, e così via. Insomma, dal momento che ormai le perplessità, in particolare riguardo all’Amoris Laetitia, questa ferita aperta nella Chiesa, e sanguinante, è proprio da conferenze, meeting, seminari e così via, che vengono espresse e manifestate, forse c’è qualcuno curioso di monitorare in anticipo certi spostamenti e certi cardinali. Vorremmo sbagliarci, ma ormai l’atmosfera, e i protagonisti, giustificano ampiamente certi sospetti. Vedremo se qualche conferenza verrà improvvisamente cancellata…



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IL VATICANO A PADRE MANELLI: MANI IN ALTO, FUORI I SOLDI O TI SANZIONIAMO CANONICAMENTE.

Marco Tosatti

Non ha fine il calvario per padre Stefano Manelli, fondatore dei Frati Francescani dell’Immacolata (FFI), istituto commissariato ormai da quattro anni, senza che sia stata fornita mai dalle autorità competenti una motivazione chiara del provvedimento. Si parlava di una possibile “deriva lefebvrista”; il che adesso fa un po’ ridere, posto che il Pontefice è più che pronto ad accogliere gli eredi di Marcel Lefebvre con una Prelatura personale nella Chiesa.

L’opinione che si può azzardare dall’esterno è quella di un’identificazione di cause molteplici: Un assalto alla gestione del fondatore da parte di un gruppo di “giovani turchi” che volevano impadronirsi dell’ordine, uno dei più fiorenti –allora – dal punto di vista delle vocazioni (ora devono importarle dalla Nigeria, in spregio alla direttiva vaticana che impone la formazione in loco); e poi i soldi, la “roba”.

E’ un ipotesi che aiuta a capire sia la furibonda, e diffamatoria campagna di stampa che è partita su presunti abusi alle suore ; accuse archiviate nel novembre scorso dalla magistratura. Ma che avranno probabilmente un seguito, pesante dal punto di vista finanziario e professionale, per alcuni siti web spazzatura e giornali che verranno perseguiti civilmente, con richiesta di danni cospicui, dalle vittime. E anche le ultime mosse della Congregazione vaticana per i religiosi. Non tanto il Prefetto, il brasiliano João Braz de Aviz, quanto il segretario della Congregazione, José Rodriguez Carballo, francescano, che tiene un rapporto diretto con il Pontefice. Carballo è direttamente coinvolto nello scandalo finanziario che ha provocato il crack dei Francescani a livello mondiale. Era Ministro Generale all’epoca dei fatti. Uno scandalo che è stato tale da porre “in grave pericolo la stabilità finanziaria della Curia generale”, come scrisse lo statunitense Padre Michael Perry, responsabile dell’ordine, in una lettera indirizzata a tutti i fratelli. Il caso è scoppiato dopo la decisione da parte della Procura svizzera di porre sotto sequestro decine di milioni di euro, depositi – pare – investiti dall’ordine in società finite sotto inchiesta per traffici illeciti di armi e di droga.

Tornando ai Francescani dell’Immacolata. Il patrimonio non è indifferente: si parla di 59 fabbricati, 17 terreni, 5 impianti fotovoltaici, 102 autovetture, più numerosi conti bancari. Posti sotto sequestro all’inizio del commissariamento, la giustizia ha poi deciso che dovevano essere dissequestrati e riaffidati alle associazioni di laici che ne erano titolari, a causa del voto di povertà assoluta praticato dai FFI.

Respinta dalla giustizia ordinaria, la Congregazione vaticana ha aumentato le pressioni sull’83enne padre Manelli, obbligato dal Vaticano a una forma di clausura; che oggettivamente nel 2017 ha un gusto (pessimo) di altri tempi. Fra le altre cose a padre Manelli, di recente, è stato chiesto formalmente a nome del Pontefice, di confermare la sua fedeltà e obbedienza al Pontefice stesso. Il che ha fatto.

Circa quindici giorni fa padre Manelli ha però ricevuto una lettera da parte della Congregazione per i religiosi in cui gli si chiedeva di mettere in disponibilità della Chiesa i beni temporali adesso sotto il controllo delle associazioni di laici.

Ingenuamente il fondatore dei FFI ha risposto che non poteva mettere a disposizione nulla, perché i beni erano sotto il controllo delle associazioni di laici.

Forse avrebbe fatto meglio a chiedere un incontro con i laici stessi e far loro presenti le richieste vaticane; ovviamente poi i laici, che non sono tenuti all’obbedienza avrebbero potuto agire come meglio avrebbero creduto.

Non ha usato questa astuzia, e adesso il Vaticano può usare la sua risposta come una forma di mancata obbedienza al Papa; e quindi ne possono seguire sanzioni canoniche.

A margine c’è da dire che quest’uso dell’obbedienza come un’arma sta diventando frequente. Ricordiamo come fra’ Matthew Festing, Gran Maestro dell’Ordine di Malta, sia stato obbligato dal Pontefice a dimettersi, e a firmare una lettera dai contenuti più che discutibili proprio facendo leva sull’obbedienza. Un brutta abitudine che corre il rischio di cronicizzarsi…


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PRETI SPOSATI: SONO MOLTO DELUSI – E IRRITATI – PER UNA FRASE DEL PONTEFICE AI VESCOVI DELLA CEI.

Marco Tosatti

All’assemblea della Conferenza Episcopale Italiana, nella seduta riservata che si è svolta il 22 Maggio 2017, un vescovo ha richiamato l’attenzione del papa sul tema dei preti sposati e il papa ha risposto: “Dite loro di essere buoni laici”. All’inizio dell’incontro Bergoglio aveva chiesto di essere franchi e di porre domande anche spiacevoli, perché il dialogo deve essere sincero e se chi guida non favorisce il dialogo, c’è il rischio del chiacchiericcio.

Papa Francesco ha parlato a lungo della figura del prete tracciandone un identikit che l’associazione dei sacerdoti sposati ha definito “piuttosto tradizionalista: a disposizione della sua gente, senza orari, disposto a visitare le famiglie”.

E rispondendo a una domanda ha anche ribadito volontà di non cambiare la legge sul celibato sacerdotale affermando che una volta sposati, i preti che hanno lasciato il sacerdozio, devono fare i “bravi laici”.

Questo episodio ha causato non poca delusione nei gruppi di preti che dopo essersi sposati vorrebbero però continuare a esercitare il ministero. Delusione tanto più grande perché due anni fa il Pontefice aveva lasciato sperare in qualche apertura. Il 10 febbraio 2015, a Santa Marta, erano presenti sette preti che festeggiavano il loro 50esimo anniversario di sacerdozio, ma anche cinque sacerdoti che hanno lasciato il ministero perchè si sono sposati. Alla domanda di uno dei preti presenti, don Giovanni Cereti, sulla questione dei preti sposati (nella quale ricordava la situazione delle Chiese Orientali, anche quelli in comunione con Roma, dove gli uomini sposati possono essere ordinati sacerdoti e le migliaia di preti sposati di rito latino che invece non possono celebrare), Bergoglio ha risposto a sorpresa: “Il problema è presente nella mia agenda”.

La frase ai vescovi invece dimostra un atteggiamento diverso. “Papa Francesco con l’invito ai preti sposati ha dimostrato di essere poco preparato teologicamente – affermano in un comunicato i sacerdoti sposati – . Bergoglio si smentisce e rinnega altre sue dichiarazioni: tre anni fa interpellato sul tema dei preti sposati aveva detto che questo argomento è nella sua agenda; poi aveva anche invitato a santa Marta preti di Roma che celebravano il 50esimo anniversario di ordinazione sacerdotale coinvolgendo anche i loro compagni di messa che si erano sposati; inoltre si è recato l’ultimo venerdì dell’Anno della Misericordia a casa di sette preti sposati. Prima ancora aveva trattenuto rapporti con un vescovo argentino sposato, Podestà, e la sua famiglia”.



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