E’ TORNATO L’ABATE FARIA. HA PROVATO A ENTRARE NEL VATICANO DEI PONTI NON MURI. SENZA MOLTA FORTUNA.

MARCO TOSATTI

Come ben sapete il nostro Stilum Curiae non ha esitato a seguire le indicazioni magistrali che ci vogliono accoglienti e accettanti, e ha aperto le sue piccole porte ad almeno due ospiti. Uno è Romana Vulneratus Curia (RVC per gli amici) e l’altro è l’abate Faria, uomo di mondo, anzi di mondi anche lontani da Roma. Che però ogni tanto visita. E di questo ha voluto informarci oggi…

Mentre camminavo per il centro di Roma, impegnato a difendermi ogni tre minuti dall’assalto di gente che mi chiedeva soldi in tutte le lingue del mondo, riflettevo su quanto molti politici vanno dicendo sul tema dell’immigrazione in questi giorni, subodorando la rabbia della gente: siamo al collasso. Eppure dalla Chiesa Cattolica, di cui sono figlio e sacerdote, continua a venire l’invito ad accogliere: accogliete, accogliete, qualcosa resterà (ma non di voi).

Allora, essendo confuso e tormentato dalla distanza fra quello che la mia Chiesa insegna e quello che i miei occhi vedono, mi sono recato in Vaticano per chiedere delucidazioni, sicuro che, grazie alla loro politica sull’accoglienza, anche in Vaticano mi sarebbe stato possibile accedere facilmente. Ma invece no. Prima il controllo degli svizzeri che vogliono sapere esattamente dove sarei andato e perché. Poi, dopo molta fatica, ecco la gendarmeria a cui devo ripetere la mia ragione per essere lì. Poi, ancora spiegazioni ad altre guardie svizzere e gendarmi sparsi a presidiare il territorio Vaticano. Quindi…perché si vuole imporre a dei poveri cittadini italiani (e agli stessi stranieri regolari), indifesi e in balia di una immigrazione selvaggia (il problema non sono gli stranieri, il problema è che il sistema non regge più), di vivere ogni giorno in una situazione sociale insostenibile quando invece in casa propria (e giustamente) ci si guarda bene da tenere le porte aperte? Il poveraccio che si deve difendere quotidianamente da nomadi, vagabondi, umanità varia, non ha le guardie svizzere e la gendarmeria che lo difende. Vale ancora “fare agli altri quello che vorresti fosse fatto a te”?

Amen.

 

L’ARTICOLO IN SPAGNOLO E’ QUI



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MÜLLER CRITICA IL MODO IN CUI È STATO LICENZIATO. “LA DOTTRINA SOCIALE DEVE VALERE ANCHE IN VATICANO”.

MARCO TOSATTI

La vicenda di Charlie Gard ci ha impedito nei giorni scorsi di occuparci del caso Mūller, e della scomparsa di quel gigante silenzioso della Chiesa che è stato il cardinale Joachim Meisner. Lo facciamo oggi, in ritardo per condividere un articolo interessante della Passauer Neue Presse, che tratta di ambedue gli argomenti. La traduzione è nostra.

Il cardinale Gerhard Ludwig Müller ha criticato aspramente il modo in cui è stato dimesso. In un’intervista con la Passauer Neue Presse ha dichiarato che papa Francesco gli ha “comunicato la sua decisione in meno di un minuto” di non prolungare il suo mandato, l’ultimo giorno di lavoro come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Nessuna ragione gli è stata inoltre fornita. “Non posso accettare uno stile del genere” ha sottolineato Müller prendendo chiaramente le sue distanze dal modo di fare del papa. La “dottrina sociale della chiesa deve valere” anche a Roma nelle relazioni con i collaboratori nel lavoro.

L’occasione per l’intervista é stata la morte del Kardinal Joachim Meisner, morto a 83 anni a Bad Füssing. Müller aveva ancora parlato al telefono con l’arcivescovo di Colonia alla vigilia della sua morte e ha evocato la non conferma del suo mandato. Meisner si sarebbe mostrato “profondamente colpito” dal licenziamento. “Questo fatto lo ha personalmente colpito e ferito e lo considerava un danno per la Chiesa”, così il cardinale di Curia ha descritto la reazione di Meisner.

Nonostante la critica per il modo di fare, Müller ha assicurato Francesco della sua lealtà. L’ex Vescovo di Ratisbona ha dichiarato nell’intervista che non reagirà alla scelta di nomina “con qualunque azione”. E ha aggiunto: “vi è chi pensa di potermi attaccare davanti al carro di un movimento di critica al papa”. Ma come cardinale egli “continua ad avere la responsabilità di preoccuparsi dell’unità della Chiesa e di evitare per quanto possibile polarizzazioni”. Era sempre stato “leale al papa” e intendeva restarlo in futuro “come Cattolico, vescovo e cardinale, come era suo dovere”.

Da notare che il porporato tedesco è stato licenziato – un fatto senza precedenti nella storia della Chiesa dalla metà del secolo scorso – proprio come erano stati licenziati tre sacerdoti della sua Congregazione qualche mese fa. Per un atto di imperio del Pontefice, senza alcuna motivazione o spiegazione. Segno evidente di uno stile di governo che difficilmente si potrebbe definire collegiale o dialogante, ma che sembra rientrare in ben altre tipologie. Vera l’osservazione sulla Dottrina Sociale. A cui si può solo aggiungere: anche le buone maniere dovrebbero – evangelicamente o laicamente – essere di casa…

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CHARLIE GARD. TWITTER BLOCCA L’ACCOUNT @FIGHT4CHARLIE. UN’ONDATA DI PROTESTE SUI SOCIAL.

Marco Tosatti

Twitter sta bloccando il profilo @Fight4Charlie. Ad alcuni utenti, che cercando di entrare sul profilo nato per permettere al bimbo di essere portato negli Stati Uniti per essere sottoposto a una terapia sperimentale, come è desiderio dei genitori, appare la scritta: Attenzione: questo profilo può includere contenuti potenzialmente sensibili. Vedete questo avviso perché twittano immagini o messaggi potenzialmente sensibili. Volete continuare a vederlo?”.

Ovviamente sul sociale dell’uccellino azzurro si stanno scatenando proteste e reazioni. Ma visto il tipo di comportamento politically correct che sia Twitter che Facebook adottano, non è difficile arguire, come è stato sin dall’inizio della campagna, che l’argomento è giudicato non conforme, troppo di destra.

Nel nostro piccolo, ce ne siamo convinti da diversi segnali. Il comunicato pilatesco del vescovi britannici, a cui ha fatto eco la sventurata dichiarazione del Presidente dell’Accademia per la Vita, mons. Vincenzo Paglia. Il silenzio del Pontefice regnante, rotto solo da un tweet generico la sera del 30 giugno, e da un comunicato – tramite il portavoce vaticano, Greg Burke, di poche righe. Nato dopo che i social si erano riempiti di commenti negativi, visto il silenzio all’Angelus di domenica. Da sottolineare en passant che da Santa Marta è arrivato anche ieri, tramite l’Ansa, un messaggio sul tema dei migranti. Dire che ormai siamo di fronte a un fenomeno di esternazione pontificia ossessiva è dir poco. Quando forse, viste le implicazioni finanziarie (enti cattolici compresi), giudiziarie, e di natura para-schiavistica, oltre che la sensibilità delle popolazioni residenti nel teatro dell’invasione, la prudenza sarebbe consigliata.

E inoltre, tornando al tema di Charlie Gard, abbiamo visto che le dichiarazioni di alcuni preti mediatici particolarmente contigui al politically correct, ecclesiale e non, erano in linea con la vulgata #Charliedevemorire.

Poi, dopo la disponibilità di Trump, figuriamoci.

Frai commenti ricevuti, ci sembra interessante questo, che riportiamo:

Per quello che può servire riporto brevemente la disavventura dell’account Twitter del Sito “il bene vincerà” (che curo personalmente):

non appena postai (su Twitter) l’articolo di Francesco Agnoli “Don Milani è pedofilo?”, tempo pochissimi minuti, e l’account immediatamente viene bloccato. Ed è ancora bloccato.

I media ed i social media sono assolutamente controllati.



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ARALDI DEL VANGELO. STILUM CURIAE OSPITA ALCUNE RIFLESSIONI SU DI LORO.

Marco Tosatti

Oggi Stilum Curiae offre uno spazio di commento a un ospite su un argomento particolare e specifico: gli Araldi del Vangelo, l’associazione di origine brasiliana nei cui confronti sta per partire una visita apostolica da parte della Congregazione per il Religiosi. La prima notizia è uscita su la Nuova Bussola Quotidiana, e poi c’è stata una precisazione di probabile fonte vaticana QUI. Ne parla oggi sotto pseudonimo una persona che conosce bene la situazione degli Araldi. Per sapere chi è l’Abate Faria, ci affidiamo a Wikipedia…

Seguiamo con interesse i recenti sviluppi che coinvolgono gli Araldi del Vangelo, istituto religioso di diritto pontificio che si ispira agli insegnamenti del pensatore brasiliano Plinio Correa de Oliveira. Questi avvenimenti ci fanno sorgere dei pensieri:

a) se i video sono veri, e non abbiamo al momento elementi per dubitarne, certamente ci sono deviazioni dottrinali ed esagerazioni inaccettabili. Ci rallegriamo per la preoccupazione del Vaticano per l’integrità della dottrina cattolica. Speriamo veder applicato lo stesso rigore ad altre congregazioni religiose e alla loro leadership, visto che recentemente è stata messa in dubbio da alcuni l’affidabilità dei vangeli perché “non sappiamo veramente cosa Gesù ha detto”. Allora di che stiamo parlando?

b) lo stesso rigore dovrebbe essere applicato nella investigazione sulla gestione dei beni delle congregazioni religiose, oramai trasformate in alcuni casi in catene alberghiere piuttosto che in istituti di vita religiosa. Quando il Papa chiede di accogliere, perché non da un buon esempio imponendo alle migliaia di strutture religiose trasformate in alberghi di congedare gli ospiti che pagano un lauto prezzo per una camera, ed ospitare gratuitamente i bisognosi e i senzatetto? E che dire delle decine e decine di scandali finanziari che hanno travagliato congregazioni religiose di lunga storia e tradizione? Ad un’indagine rigorosa, chi si salverebbe?

c) La storia degli Araldi del Vangelo ha le sue complessità, intrecciata com’è a quella della TFP. Se ci sono state deviazioni, vanno sanzionate (si spera con vera giustizia, non giustizia dettata da altri interessi). Ma non si coinvolga il pensatore Plinio Correa de Oliveira, che ha avuto intuizioni importanti nel comprendere una certa evoluzione del mondo cattolico. Tutte quelle deviazioni e culti della personalità denunciati nell’ambito dell’indagine sugli Araldi, li aveva sempre respinti.

d) persone addentro alla cosa, ci dicono che molti fedeli si sono riavvicinati alla Chiesa e ad una sana dottrina cattolica grazie all’opera degli Araldi del Vangelo. Dovranno assistere queste persone al loro sistematico smembramento come è accaduto ad altre fiorenti congregazioni religiose prima di loro?

In definitiva, cui prodest? Ai posteri l’ardua sentenza.

Abate Faria



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IL PAPA VUOL SAPERE, PER ISCRITTO, DOVE VANNO I CARDINALI ROMANI D’ESTATE. CHISSÀ PERCHÉ. TRE IPOTESI.

Marco Tosatti

Erano molti anni, se non addirittura decenni, che questo non accadeva.

I cardinali che abbiamo consultato, così come altre vecchie lame di Curia, sono umanamente certi che questa consuetudine non era in corso durante il regno di Benedetto XVI; e molto probabilmente non accadeva neanche in quello, molto più lungo, di San Giovanni Paolo II.

Quindi, eventualmente, bisogna tornare a Paolo VI; che come sappiamo, è venuto a mancare nel 1978.

Ci riferiamo alla lettera che su impulso della Segreteria di Stato, e probabilmente su impulso del Papa, e probabilmente su impulso di – chi? Uno esperto di Curia, certamente – uno dei suoi consiglieri, forse quello dedito a giocare a Laurenti Beria, ha inviato ai cardinali residenti a Roma.

Ecco il testo, che circola da ieri sul web:

Agli Em.mi Signori Cardinali residenti in Roma – 31 maggio 2017

 Eminenza,

 Una nobile tradizione ha sempre spinto i Confratelli Cardinali residenti “in Urbe” a segnalare al Santo Padre, per il tramite della Segreteria di Stato, il periodo delle loro assenze da Roma e l’indirizzo del loro soggiorno.

 Recentemente il Papa Francesco ha chiesto al Decano del Collegio Cardinalizio di voler ricordare fraternamente ai singoli Cardinali l’opportunità di continuare in tale prassi, tanto più nel caso di una loro prolungata assenza da Roma.

 Da parte mia, compio volentieri tale venerato incarico, sicuro della massima considerazione che si vorrà dare ad esso.

 Colgo infine l’occasione per salutarLa cordialmente nel Signore ed augurarLe ogni bene.

 +Angelo Card. Sodano

 Alcune riflessioni sono d’obbligo. La prima: era una precauzione che poteva avere un senso quando non c’erano internet, telefoni cellulari, e tutte le altre benedette diavolerie che rendono la nostra vita un eterno presente. Così come non c’erano i voli transcontinentali che in una manciata di ore di riportano alla Città eterna…

E poi: si trattasse di un Pontefice che si avvale costantemente del consiglio dei suoi porporati romani, si potrebbe pensare: è ansioso, non vuole privarsi della possibilità di un incontro con – diciamo- Burke, piuttosto che Sarah, per avere il loro parere su problemi scottanti. Ma non sembra il caso. I Prefetti di Congregazione hanno le loro difficoltà a ottenere udienza; e quanto a Burke ne aveva chiesta una mesi fa, credo ancora senza fortuna…insomma, per quello che riguarda decisioni, lavoro e iniziative, che ci siano o non ci siano i porporati capitolini fa esattamente lo stesso.

Forse il Pontefice vuole fare qualche annuncio particolarmente grave in questo periodo, e vuole una platea nobile e folta.

Se no, che interesse può avere il Sommo Pontefice nel sapere se un suo cardinale è alle acque di Fiuggi piuttosto che di Montecatini? Poco. Ma può essere interessato – lui o il suo gruppo di governo e gestione – nel sapere che un porporato va a fare una conferenza presso una certa università, o è invitato a parlare presso un tale ordine religioso, e così via. Insomma, dal momento che ormai le perplessità, in particolare riguardo all’Amoris Laetitia, questa ferita aperta nella Chiesa, e sanguinante, è proprio da conferenze, meeting, seminari e così via, che vengono espresse e manifestate, forse c’è qualcuno curioso di monitorare in anticipo certi spostamenti e certi cardinali. Vorremmo sbagliarci, ma ormai l’atmosfera, e i protagonisti, giustificano ampiamente certi sospetti. Vedremo se qualche conferenza verrà improvvisamente cancellata…



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IL VATICANO A PADRE MANELLI: MANI IN ALTO, FUORI I SOLDI O TI SANZIONIAMO CANONICAMENTE.

Marco Tosatti

Non ha fine il calvario per padre Stefano Manelli, fondatore dei Frati Francescani dell’Immacolata (FFI), istituto commissariato ormai da quattro anni, senza che sia stata fornita mai dalle autorità competenti una motivazione chiara del provvedimento. Si parlava di una possibile “deriva lefebvrista”; il che adesso fa un po’ ridere, posto che il Pontefice è più che pronto ad accogliere gli eredi di Marcel Lefebvre con una Prelatura personale nella Chiesa.

L’opinione che si può azzardare dall’esterno è quella di un’identificazione di cause molteplici: Un assalto alla gestione del fondatore da parte di un gruppo di “giovani turchi” che volevano impadronirsi dell’ordine, uno dei più fiorenti –allora – dal punto di vista delle vocazioni (ora devono importarle dalla Nigeria, in spregio alla direttiva vaticana che impone la formazione in loco); e poi i soldi, la “roba”.

E’ un ipotesi che aiuta a capire sia la furibonda, e diffamatoria campagna di stampa che è partita su presunti abusi alle suore ; accuse archiviate nel novembre scorso dalla magistratura. Ma che avranno probabilmente un seguito, pesante dal punto di vista finanziario e professionale, per alcuni siti web spazzatura e giornali che verranno perseguiti civilmente, con richiesta di danni cospicui, dalle vittime. E anche le ultime mosse della Congregazione vaticana per i religiosi. Non tanto il Prefetto, il brasiliano João Braz de Aviz, quanto il segretario della Congregazione, José Rodriguez Carballo, francescano, che tiene un rapporto diretto con il Pontefice. Carballo è direttamente coinvolto nello scandalo finanziario che ha provocato il crack dei Francescani a livello mondiale. Era Ministro Generale all’epoca dei fatti. Uno scandalo che è stato tale da porre “in grave pericolo la stabilità finanziaria della Curia generale”, come scrisse lo statunitense Padre Michael Perry, responsabile dell’ordine, in una lettera indirizzata a tutti i fratelli. Il caso è scoppiato dopo la decisione da parte della Procura svizzera di porre sotto sequestro decine di milioni di euro, depositi – pare – investiti dall’ordine in società finite sotto inchiesta per traffici illeciti di armi e di droga.

Tornando ai Francescani dell’Immacolata. Il patrimonio non è indifferente: si parla di 59 fabbricati, 17 terreni, 5 impianti fotovoltaici, 102 autovetture, più numerosi conti bancari. Posti sotto sequestro all’inizio del commissariamento, la giustizia ha poi deciso che dovevano essere dissequestrati e riaffidati alle associazioni di laici che ne erano titolari, a causa del voto di povertà assoluta praticato dai FFI.

Respinta dalla giustizia ordinaria, la Congregazione vaticana ha aumentato le pressioni sull’83enne padre Manelli, obbligato dal Vaticano a una forma di clausura; che oggettivamente nel 2017 ha un gusto (pessimo) di altri tempi. Fra le altre cose a padre Manelli, di recente, è stato chiesto formalmente a nome del Pontefice, di confermare la sua fedeltà e obbedienza al Pontefice stesso. Il che ha fatto.

Circa quindici giorni fa padre Manelli ha però ricevuto una lettera da parte della Congregazione per i religiosi in cui gli si chiedeva di mettere in disponibilità della Chiesa i beni temporali adesso sotto il controllo delle associazioni di laici.

Ingenuamente il fondatore dei FFI ha risposto che non poteva mettere a disposizione nulla, perché i beni erano sotto il controllo delle associazioni di laici.

Forse avrebbe fatto meglio a chiedere un incontro con i laici stessi e far loro presenti le richieste vaticane; ovviamente poi i laici, che non sono tenuti all’obbedienza avrebbero potuto agire come meglio avrebbero creduto.

Non ha usato questa astuzia, e adesso il Vaticano può usare la sua risposta come una forma di mancata obbedienza al Papa; e quindi ne possono seguire sanzioni canoniche.

A margine c’è da dire che quest’uso dell’obbedienza come un’arma sta diventando frequente. Ricordiamo come fra’ Matthew Festing, Gran Maestro dell’Ordine di Malta, sia stato obbligato dal Pontefice a dimettersi, e a firmare una lettera dai contenuti più che discutibili proprio facendo leva sull’obbedienza. Un brutta abitudine che corre il rischio di cronicizzarsi…


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PRETI SPOSATI: SONO MOLTO DELUSI – E IRRITATI – PER UNA FRASE DEL PONTEFICE AI VESCOVI DELLA CEI.

Marco Tosatti

All’assemblea della Conferenza Episcopale Italiana, nella seduta riservata che si è svolta il 22 Maggio 2017, un vescovo ha richiamato l’attenzione del papa sul tema dei preti sposati e il papa ha risposto: “Dite loro di essere buoni laici”. All’inizio dell’incontro Bergoglio aveva chiesto di essere franchi e di porre domande anche spiacevoli, perché il dialogo deve essere sincero e se chi guida non favorisce il dialogo, c’è il rischio del chiacchiericcio.

Papa Francesco ha parlato a lungo della figura del prete tracciandone un identikit che l’associazione dei sacerdoti sposati ha definito “piuttosto tradizionalista: a disposizione della sua gente, senza orari, disposto a visitare le famiglie”.

E rispondendo a una domanda ha anche ribadito volontà di non cambiare la legge sul celibato sacerdotale affermando che una volta sposati, i preti che hanno lasciato il sacerdozio, devono fare i “bravi laici”.

Questo episodio ha causato non poca delusione nei gruppi di preti che dopo essersi sposati vorrebbero però continuare a esercitare il ministero. Delusione tanto più grande perché due anni fa il Pontefice aveva lasciato sperare in qualche apertura. Il 10 febbraio 2015, a Santa Marta, erano presenti sette preti che festeggiavano il loro 50esimo anniversario di sacerdozio, ma anche cinque sacerdoti che hanno lasciato il ministero perchè si sono sposati. Alla domanda di uno dei preti presenti, don Giovanni Cereti, sulla questione dei preti sposati (nella quale ricordava la situazione delle Chiese Orientali, anche quelli in comunione con Roma, dove gli uomini sposati possono essere ordinati sacerdoti e le migliaia di preti sposati di rito latino che invece non possono celebrare), Bergoglio ha risposto a sorpresa: “Il problema è presente nella mia agenda”.

La frase ai vescovi invece dimostra un atteggiamento diverso. “Papa Francesco con l’invito ai preti sposati ha dimostrato di essere poco preparato teologicamente – affermano in un comunicato i sacerdoti sposati – . Bergoglio si smentisce e rinnega altre sue dichiarazioni: tre anni fa interpellato sul tema dei preti sposati aveva detto che questo argomento è nella sua agenda; poi aveva anche invitato a santa Marta preti di Roma che celebravano il 50esimo anniversario di ordinazione sacerdotale coinvolgendo anche i loro compagni di messa che si erano sposati; inoltre si è recato l’ultimo venerdì dell’Anno della Misericordia a casa di sette preti sposati. Prima ancora aveva trattenuto rapporti con un vescovo argentino sposato, Podestà, e la sua famiglia”.



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“STILUM CURIAE” FESTEGGIA IL PRIMO MILIONE DI CLICK DOPO OTTO MESI DI VITA. GRAZIE A TUTTI I LETTORI.

Marco Tosatti

Cari amici che chiacchierate con me su Stilum Curiae, voglio condividere con voi la mia soddisfazione. Ieri, a circa otto mesi dall’apertura di questo blog, abbiamo raggiunto e superato il milione di visualizzazioni.

So che per altre corazzate dell’informazione online queste sono noccioline; ma per la mia barchetta, che naviga in queste acque tempestose senza far parte di nessun gruppo, senza essere – per motivi ideologici e cortigiani – ripresa e rilanciata dalle piattaforme di informazione religiosa istituzionali; e anzi bannata da singoli colleghi e amici di un tempo, verso cui va tutta la mia misericordiosa pena e comprensione; è un risultato.

Come sapete, e se non lo sapete ve lo dico, ho deciso di aprire Stilum Curiae quando La Stampa ha deciso di chiudere molti blog, fra cui quello di cui ero titolare, San Pietro e Dintorni. Che era circondato da un certo mistero: per molto tempo ho cercato di sapere quale era il suo impatto sul pubblico, ma da vari anni e per vari anni non ci sono riuscito, Misteri. Forse perché se i numeri fossero stati interessanti, sarebbe stato più difficile decretarne la chiusura.

Adesso posso immaginare che i numeri fossero interessanti: se da one man band, postando un articolo più o meno ogni due giorni, in otto mesi siamo a oltre un milione di click, immagino che il buon San Pietro e Dintorni nella flotta de La Stampa totalizzasse cifre più appetibili. Ma forse come Farinata dantesco il buon San Pietro e Dintorni “forse fu troppo molesto” a qualcuno.

Chiusa parentesi. Credo però che questo piccolo successo sia dovuto non tanto alle splendide doti del protagonista, quanto al fatto che Stilum Curiae, come altre, non numerose, fonti cerca di fare un’informazione non appiattita sull’omologazione corrente, da cui siamo sommersi nei Main Stream Media (MSM). Non solo sul Vaticano, naturalmente; ma anche. Mi viene in mente un amico caro e collega, Orazio Petrosillo, vaticanista del Messaggero, che ci ha lasciati in maniera drammatica dieci anni fa. Mi è venuto in mente perché univa a una fede profonda, radicata e sincera, anche una professionalità coraggiosa e libera. Nutriva un grande amore per la Chiesa, ma non esitava a mettere in risalto mancanze e miserie a tutti i livelli.

Che poi è – sarebbe – il compito di ogni giornalista.

Ecco, credo che il minuscolo successo di Stilum Curiae sia dovuto al fatto che risponde, non da solo certamente, a un bisogno di informazione meno patinata di quella che ci viene ammannita quotidianamente, in salse più o meno sofisticate a seconda dell’abilità dello chef.

Grazie a tutti voi.

P.S. Ogni tanto qualche troll afferma che scrivo perché pagato da qualcuno. Purtroppo non è così, è un lavoro totalmente gratuito, e sul blog come avete visto non c’è neanche pubblicità (non saprei come fare per metterla!). Però se questi simpatici diffamatori conoscono qualcuno che voglia assoldare la mia penna, me lo facciano sapere. Hai visto mai…:-)))



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LEFEBVRE. NOTIZIA DI UNA NUOVA CONCESSIONE DA ROMA: ORDINARE SACERDOTI SENZA PERMESSO DEL VESCOVO DIOCESANO.

Marco Tosatti

Il sito web Rorate Coeli propone un’intervista video con il vescovo Bernard Fellay, il responsabile della Fraternità Sacerdotale San Pio X.

Trovate il link al video QUI.

Nell’intervista il vescovo afferma che “L’anno scorso, ho ricevuto una lettera da Roma, che mi diceva che potevamo ordinare liberamente i nostri sacerdoti senza il permesso del vescovo diocesano locale. Così posso ordinare liberamente, il che significa che l’ordinazione è riconosciuta dalla Chiesa, non solo valida ma in regola…Così questo è un passo in più nell’accettazione che noi siamo, lasciatemi dire così, ‘cattolici normali’”.

Nel video la dichiarazione che abbiamo appena riportato comincia al minuto 15.25.

Per l’anno giubilare il Pontefice aveva concesso ai sacerdoti della FSSPX le stesse prerogative e poteri estese agli altri sacerdoti . Successivamente da Roma è venuto il riconoscimento della validità dei matrimoni celebrati dai sacerdoti della Fraternità dei seguaci di mons. Lefebvre.

La dichiarazione appena resa nota di mons. Fellay costituisce di sicuro un ulteriore segnale della volontà di Roma di arrivare a una composizione della frattura nata nel 1982.

Ne abbiamo trattato di recente qui.

E’ un processo che presenta comunque difficoltà, anche per la resistenza e le perplessità presenti all’interno della Fraternità.

Come è stato detto più volte, la formula sarebbe quella della “Prelatura personale”, cioè di una diocesi senza sede territoriale. La dichiarazione di mons. Fellay ne è una conferma.



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ABORTO È OMICIDIO, DICE UN PROFESSORE. L’UNIVERSITÀ CATTOLICA (?) DI LOVANIO LO METTE SOTTO INCHIESTA.

 

Marco Tosatti

L’aborto è un omicidio? Se la definizione di omicidio della Treccani è corretta (omicidio: Il delitto di chi sopprime una o più vite umane) un’affermazione del genere non dovrebbe suscitare scandalo. In particolare in ambienti cattolici: anche di recente il Pontefice l’ha definito un crimine orrendo. Invece l’Università Cattolica di Lovanio ha aperto un’inchiesta verso un professore ospite che ha osato dire durante una lezione: “La verità è che l’aborto è l’uccisione di una persona innocente. Ed è proprio un omicidio particolarmente abietto, perché l’innocente in questione è senza difesa”.

La frase è contenuta in un testo di quindici pagine intitolato “La philosophie pour la Vie”, destinato a studenti del primo anno di corso in filosofia. Il testo paragona l’aborto allo stupro, considerando che dovrebbe essere considerato “più grave dello stupro”. E anche questo – a rigor di logica – non dovrebbe essere contestabile. Un omicidio è giudicato dal Codice in maniera più pesante di uno stupro.

Il quotidiano belga “LE SOIR” però si è fatto eco della reazione di un sito, “Sinergie Wallonne”, un sito che sostiene l’eguaglianza dei sessi, criticando il professore, Stéphane Mercier, invitato dall’Università cattolica di Lovanio a sostituire un collega in congedo sabbatico. “Ditemi che è un falso” scrive una donna nei commenti su Sinergie Wallonne, indignata per le parole del professore.

E l’Università? Vista la posizione della Chiesa sull’aborto (Catechismo: Non uccidere il bimbo con l’aborto, e non sopprimerlo dopo la nascita [Didaché, 2, 2; cf Lettera di Barnaba, 19, 5; Lettera a Diogneto, 5, 5; Tertulliano, Apologeticus, 9]. Dio, padrone della vita, ha affidato agli uomini l’altissima missione di proteggere la vita, missione che deve essere adempiuta in modo umano. Perciò la vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura; e l’aborto come l’infanticidio sono abominevoli delitti”), e quella del Pontefice, ci si poteva attendere parole ferme e serene a sostegno del professore.

Invece L’Università cattolica di Lovanio, ha prima preso tempo, e poi ha convocato il docente per aprire un’istruttoria. Mercier sarà ascoltato per chiarire il contenuto del testo   e l’uso che ne verrà fatto all’interno del corso. A prescindere dall’istruttoria, “il diritto all’aborto è iscritto nel diritto belga e il testo di cui siamo venuti a conoscenza è in contraddizione con i valori sostenuti dall’università. Il fatto di veicolare posizioni contrarie a questi valori durante l’insegnamento è inaccettabile”.

Ci aspettiamo che dopo una dichiarazione del genere il card. Versaldi, responsabile dell’Educazione Cattolica in Vaticano, sia saltato sulla sedia e abbia cominciato a sfogliare la sua agenda per vedere chi possa far parte di una commissione d’inchiesta sull’Università che si fregia, a nostro parere impropriamente, del nome di “cattolica”. E immagino che anche l’episcopato belga sia tutto in un fermento scandalizzato….



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