L’ABATE FARIA A NUZZI: MA GUARDA CHE LO SAPEVAMO GIÀ CHE IL VATICANO È PIENO DI CATTIVONI CONTRO NATURA…

                                         
Marco Tosatti

L’Abate Faria ha letto l’ultima fatica letteraria di Gianluigi Nuzzi, (la quarta della serie), “Peccato originale”. Poi, dopo aver lungamente riflettuto, ha spedito a Stilum Curiae l’esito delle sue meditazioni. Ecco, mi sembra che si sia divertito; forse a leggere, di sicuro a scrivere. Mai come questa volta sembra proprio un bell’abate che ne ha viste e sentite tante, soprattutto fra canoniche cori e sagrestie…e non sembra molto ottimista sull’esito di quelle che Nuzzi definisce “riforme” del Pontefice.

Un pio parrocchiano mi ha regalato il libro “Peccato originale” di Gianluigi Nuzzi, libro che ho letto in una decina d’ore. Il libro si legge come un romanzo e sono stato lieto di leggere di tanta gente vaticana; più della metà di quelli menzionati nel libro li conosco anche personalmente, alcuni anche troppo bene. La tesi principale del libro mi sembra: in Vaticano ci sono dei cattivoni che invece di curare le anime e di favorire le riforme di Papa Francesco si arricchiscono e si dedicano volontieri al vizio contro natura.

Ora, Nuzzi scrive bene, è accattivante, ma un poco ingenuo: davvero scopriamo solo ora con i suoi libri che in Vaticano ci sono anche dei delinquenti? Posso aggiungere, per aiutare per i prossimi libri su altri argomenti, che nel mondo del cinema alcune attrici a volte dormono con i produttori per farsi dare le parti nei film e che i politici, reggetevi forte!, rubano. Il problema semmai è un altro, è non dare ai delinquenti protezione e omertà, in modo che i peccati si possano un poco contenere, purtroppo mai estirpare del tutto. Io credo nella Chiesa, non nel Vaticano. Credo nel mistero della Chiesa, non negli uomini di Chiesa. Li seguo se insegnano quello che hanno ricevuto, li ignoro se predicano altro. E io, nel mio ministero sacerdotale, cerco di fare lo stesso.

Certo, Nuzzi si vuole far leggere, non scrive certo per i cattolici. Ma lo voglio assicurare che la realtà del peccato non è mai stata una sorpresa, ma una presenza che viene proprio da quel peccato originale che lui ha menzionato nel titolo del suo libro. Forse non ci dovrebbe interessare solo che in Vaticano c’è tanto marcio (e c’è ed è bene non dormirci sopra) ma sapere come allargare il potenziale di bene. Saranno le riforme di Papa Francesco a fare questo, come Nuzzi adombra? Molti, compreso il povero sacerdote che scrive queste righe, ne dubitano.

Forse dobbiamo accontentarci di camminare verso la meta con i piedi perennemente inzaccherati e presentarci alla fine davanti a Dio in questo modo, sapendo che lui solo saprà leggere in profondità nel nostro cuore.

Abate Faria



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È TORNATO RVC. HA LETTO L’ULTIMA ESTERNAZIONE DI GALANTINO, E NON SA SE RIDERE O PIANGERE. BENTORNATO, COMUNQUE.

Marco Tosatti

Che sorpresa! Dopo un lungo periodo di vacanza – credo che sia stato molto all’estero è tornato farsi vivo Romana Vulneratus Curia (RVC per gli amici, e ormai, anche per i nemici). Temevo che si fosse stufato di seguire i disastri abituali della Chiesa e del Paese, e di farsi vivo con Stilum Curiae. Un po’ forse era così; ma poi ha letto l’ultima recente esternazione di mons. Galantino, segretario generale di quello che scherzosamente chiamiamo l’Ufficio Affari Religiosi del governo e del partito al potere, e ed è stato troppo. come potete vedere…

“Gentile dottor Tosatti, è qualche mese che non le scrivo solo perché non ho più letto le esternazioni del Segretario Cei, tanto che ho pensato che lo avessero tacitato. Invece leggo oggi (2 novembre ) sul quotidiano La Stampa un’intervista proprio a mons. Galantino e non riesco a smettere di ridere e piangere nello stesso tempo. Sua Eccellenza Galantino lamenta in detta intervista di esser spesso frainteso ( “mi vengono attribuite posizioni mai prese e parole mai pronunciate“) e invita i suoi critici a parlare “con cognizione di causa e con conoscenza di dati” (si riferisce ai dati Istat). Ma quali dati Istat ? Lui sa interpretare i dati Istat? Per spiegare che? Ma dove ha letto che si imputa agli immigrati la mancanza di lavoro in Italia? Semmai si imputa al crollo della natalità che ha comportato crollo dello sviluppo economico e il trasferimento degli investimenti in paesi a basso costo di produzione, per compensare le non nascite con maggiori consumi individuali. E i responsabili di questo crollo della natalità sono quelli che il suo collega della Pontificia Accademia delle scienze sociali invita in Vaticano (Paul Ehrlich, Jeffrey Sachs, Ban Ki-Moon…). Ma non li invita per convertirli, bensì per ascoltare i loro indottrinamenti errati di malthusianesimo ambientalista.

Invece di documentarsi, studiare, informarsi, anche con fonti un po’ diverse, “per riappropriarsi del diritto di esser informati, giudicare e decidere su fonti veritiere” (come dice nell’intervista) Galantino resterà convinto di conoscere i dati Istat e dormirà felice. Ma non ho finito. Mi ha sbalordito anche la provocatoria affermazione del segretario Cei: “I diritti (ma anche i doveri) possono essere riconosciuti e garantiti solo in un clima di dialogo e di incontro”. Perbacco! L’esempio di clima di dialogo e di incontro ricevuto dai cardinali dei DUBIA e dai firmatari della correctio, che vengono dall’Alto e sono quindi esemplari, lo smentiscono, però. Straordinario poi l’esempio fatto da Galantino sulla sua esperienza di emigrato in Svizzera, quando era studente per pagarsi gli studi, al fine di capire la sofferenza degli immigrati in Italia …Ma mons. Galantino dovrebbe studiare, informarsi e documentarsi seriamente, almeno quando si riferisce allo jus soli che ci sta venendo imposto proprio grazie agli obbedienti responsabili della “cosa pubblica”. Lo jus soli   è solo la naturale conseguenza del processo di immigrazione voluto e pianificato, proposto con eccessiva solerzia umanitaria, ma che prescinde dal problema e dalle vere soluzioni. Quello su cui mons. Galantino dovrebbe riflettere è che detto processo (che sfrutta questi poveri esseri umani) toglierà lavoro sì, ma non ai disoccupati italiani, ma proprio a Galantino. Ciò perché, come è stato dichiarato, l’obiettivo è imporre, anche con le migrazioni, una forma di sincretismo religioso (legga le dichiarazioni di Kofi Annan all’ONU nel 2000). Quando, presto, ciò avverrà disoccupato sarà mons. Galantino. Tosatti, la prego, spieghi al caro mons. Galantino che è vero, “leggere e informarsi costa!”, ma gli dica che anche pensare costa, ma è un costo che non si può sostenere, anche essendo ricchi, se non si sa farlo”. Suo RVC



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LUTERO (2) — QUANTO È PROTESTANTE IL PAPA? UN’INTERVISTA DEL TEOLOGO TEDESCO SUO AMICO A DIE ZEIT.

Marco Tosatti

Un gentile e generoso lettore di Stilum Curiae, F.M., ci ha inviato la traduzione di un’intervista apparsa il 27 ottobre scorso su Die Zeit online. Lo ringraziamo, e pensiamo che sia utile condividere questa testimonianza, che viene da un noto teologo tedesco, Thomas Schirrmacher segretario dell’Alleanza Evangelica Mondiale, e presidente della commissione teologica della stessa. Il titolo dell’articolo è: Quanto è protestante il Papa? Usiamo come immagine quella, scherzosa, che ci ha inviato un altro lettore, M.M. che ringraziamo. Fra l’altro anche l’articolo di Die Zeit ha un’immagine simile; ma quella di Stilum Curiae è certamente più bella…Buona lettura. 

 

“Quando il telefono del teologo evangelico Thomas Schirrmacher suona, in linea c’è Papa Francesco. Perché il Papa crede di essere il vero erede di Lutero.

Thomas Schirrmacher (57) viaggia ancora più frequentemente del Papa. Il teologo e sociologo delle religioni originario di Bonn insegna in Romania e in India. È vice segretario generale e presidente della commissione teologica dell’Alleanza Evangelica Mondiale (Weltweiten Evangelischen Allianz, WEA), un organismo che rappresenta 600 milioni di persone ed ha la propria sede a New York. La WEA è una corrente evangelica interna al protestantesimo, alla quale, secondo dati forniti dalla medesima organizzazione, appartengono solo in Germania due milioni di persone. Nel suo ruolo di teologo al vertice di una rete mondiale, Schirrmacher frequenta da tempo il Vaticano dove, da molto tempo, Papa Francesco è il suo interlocutore più stretto.

Domanda: Come presidente della commissione teologica dell’Alleanza Evangelica Mondiale, lei ha un filo diretto con il Vaticano. Quale rapporto ha con Papa Francesco?

Thomas Schirrmacher: Siamo amici. A dicembre, poco prima del suo 81 compleanno, sono tornato da lui per una visita privata. Noi ci diamo del tu. Questo può forse apparire strano, ma a essere sinceri non è una cosa tanto straordinaria.

Domanda: In che senso?

Schirrmacher: La gran parte dei leader delle chiese mondiali hanno da tempo instaurato rapporti di reciproca fiducia. Con il Papa questo non era mai stato possibile. Per parlare con il loro capo persino i Cardinali dovevano annunciarsi seguendo delle regole. Francesco ha, per così dire, instaurato una normalità. Oggi i più importanti leader religiosi hanno una linea diretta con il Papa.

Domanda: Nel concreto, come funziona?

Schirrmacher: Quando squilla il telefono alle otto del mattino e il numero del chiamante è privato, ci sono buone probabilità che sia il Papa. È lui a chiamare di sua iniziativa, dopo la Messa del mattino. Ma noi ci vediamo ancora più spesso di persona. Lui mi chiede “ci sono novità”?”

Domanda: Quindi di cosa parlate?

Schirrmacher: Sono stato da lui con un collega, la nostra borsa era piena di documenti preparati per l’occasione. Francesco ha detto: per favore date le carte al mio collaboratore e ditemi di cosa vorreste parlarmi. Francesco ama mettere da parte l’ordine del giorno e discutere di ciò che al momento appare più importante. Non è una chiacchierata, al contrario, è un confronto molto intenso.

Domanda: Francesco è un dono per i protestanti?

Schirrmacher: Io credo di si. Questa è una chance unica. Nel dialogo ecumenico non è più necessario operare rivolti dal basso verso l’alto, come se si fosse al cospetto di una corte principesca; al contrario, esiste un accesso diretto. Francesco al suo interno non fa altro che questo. Quando vuole capre qualcosa sul buddismo, chiama chi in Vaticano ha competenza in materia, mentre il Cardinale preposto a quell’area ne resta fuori. Questo modo di rapportarsi diretto è una chiave per il dialogo ecumenico e per il reciproco relazionarsi tra le religioni.

Domanda: Lo è perché è un dialogo faccia a faccia?

Schirrmacher: Esatto. Inoltre il Papa ha di fatto smorzato la componente legata al potere che era molto presente nel passato. Per esempio, Francesco si è inchinato davanti al Patriarca Ortodosso Bartolomeo I, creando con questo semplice gesto una situazione di equivalenza. Questo è da ammirare.

Domanda: Può un protestante ammirare il capo dei Cattolici?

Schirrmacher: Io ammiro Francesco, perché cerca di fare qualcosa che però non potrà realmente funzionare. Egli ha definito la curia (romana) come uno dei più corrotti e peccaminosi luoghi del mondo e per farlo ha quasi scelto di utilizzare le stesse parole usate da Martin Lutero 500 anni prima. Francesco ha lanciato alla Curia il guanto della sfida: è questo il coraggio che io ammiro. Ma sono anche capace di distinguere tra la sua personalità, il suo ruolo magisteriale in seno alla Chiesa Cattolica e le sue posizioni.

Domanda: Dov’è che si scontrano il punto di vista del Papa e le posizioni ufficiali della sua Chiesa?

Schirrmacher: Penso alla questione di come noi protestanti si venga giudicati da parte Cattolica: come vera chiesa o come semplice comunità ecclesiale. Nei documenti ufficiali (della Chiesa Cattolica, n.d.t.) siamo descritti come comunità ecclesiale. Francesco invece vede questo punto il modo molto disteso, e naturalmente ci tratta in tutto come Chiesa. Nella quotidianità queste sono questioni già risolte. Ma se dovessero essere riversate in un documento ufficiale della Chiesa, è probabile che apparirebbero ancora sotto un altro aspetto.

Domanda: Il Papa ha dei problemi con la sua stessa Chiesa ma va splendidamente d’accordo con i protestanti? Forse Francesco si trova nella chiesa sbagliata?

Schirrmacher: in Vaticano si è fatto nemici potenti e sta correndo un grosso rischio. Già si alzano nella sua Chiesa forti voci le quali negano che egli sia Papa. Anche in politica accade che si rimproveri qualcosa di simile: quando qualcuno introduce molti cambiamenti lo si accusa di trovarsi nel partito sbagliato. Io chiamo volentieri Francesco il Michail Gorbachov della Chiesa Cattolica. E ai miei amici cattolici non piace molto sentirlo dire …

Domanda: … perché alla fine ha dissolto l’Unione Sovietica. La Chiesa Cattolica sotto Francesco è minacciata dal medesimo destino?

Schirrmacher: So per voce dello stesso Papa che egli ha la stessa preoccupazione. Al sinodo sulla famiglia di due anni fa, al quale ero stato invitato come ospite, talvolta si è arrivati ai limiti di uno scisma. Tuttavia, egli ha operato in tutti i modi possibili con il suo intervento affinché questo non avvenisse.

Domanda: Si riferisce alla lettera dei dodici Cardinali conservatori al Sinodo?

Schirrmacher: Si, la lettera era diventata pubblica prima ancora che il Papa l’avesse letta. Così facendo, queste personalità di rilievo minacciavano Francesco (sostenendo) che la chiesa Cattolica non sarebbe stata più la Chiesa Cattolica se il Papa non avesse rallentato nella sua corsa al cambiamento. Lo scorso anno quattro Cardinali, tra i quali il defunto Joachim Meisner, hanno reso pubblici dei dubbi (Dubia) sul magistero di Francesco. Oggi si dibatte apertamente sulle quali possibilità vi siano per opporsi al Papa. Per un protestante tutto questo non sembra propriamente Cattolico. Il Vaticano si comporta ancora come se questa fosse una piccola minoranza che cerca lo scontro. Ma ormai questa non è più una minoranza.

Domanda: Francesco lascia l’impressione di essere fallibile. Le sue numerose interviste e i sui giudizi su questioni mondane rafforzano questa impressione. Questa inclinazione alla fallibilità può essere un motore per il dialogo ecumenico?

Schirrmacher: Naturalmente si. Ho parlato con Francesco delle differenti velocità che il processo di unità della Chiesa conosce. Lui è apertamente a favore dell’idea di fare un passo indietro nei confronti della Chiesa Ortodossa, e in unione con loro essere semplicemente il Vescovo di Roma, una sorta di mediatore tra pari. Questa è la linea che si è di fatto stabilita tra Papa Francesco e il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I. La Chiesa russo-ortodossa, in concorrenza con Bartolomeo I, ha silurato questo possibile sviluppo, quindi nulla cambierà. In ogni caso è visibile come Francesco non abbia problemi a mettere da parte la pretesa dell’infallibilità.

Domanda: in questo modo vacillano i pilastri del Cattolicesimo …

Schirrmacher: Papa Francesco, durante una discussione, una volta ha detto: anche Benedetto XVI e Giovanni Paolo II non furono infallibili e per quanto sia noto non avrebbero mai esercitato la loro prerogativa (dell’infallibilità). Con il dogma dell’infallibilità Bergoglio non può dare inizio a nulla. Lui è realmente pronto a raggiungere i limiti dell’impossibile nella sua Chiesa. Al giubileo per i 500 anni della riforma a Lund, in Svezia, il Papa ha tenuto l’omelia, secondo un suo desiderio esplicito. Dal mio punto di vista, in quell’occasione Francesco ha interpretato il pensiero di Lutero meglio della maggior parte dei vescovi Luterani.

Domanda: Il Papa autentico interprete dell’eredità di Lutero?

Schirrmacher: Quando intraprese il suo mandato (fu eletto al soglio, n.d.t.), Francesco non aveva alcuna conoscenza della riforma (luterana). Già in Argentina aveva avuto molti contatti personali con protestanti, evangelici e rappresentanti di altre religioni. Ma Francesco è soprattutto un uomo della Bibbia. Lui la apre e legge l’Annuncio direttamente dal testo. La critica biblica, per come la conosciamo noi, non è qualcosa che gli appartiene. Lui ha un accesso (al testo biblico n.d.t.) davvero immediato. Questo fa di lui un vero erede di Lutero. È quindi naturale che entri in conflitto con le posizioni tradizionali. Un tanto lo si vede riguardo al tema del matrimonio, separazione e accesso ai Sacramenti, tema centrale del sinodo sulla famiglia e del suo scritto post sinodale Amoris Laetitia.

Domanda: I cambiamenti nella Chiesa Cattolica prenderanno corpo e scompariranno con Francesco o ci sarà continuità oltre il suo pontificato?

Schirrmacher: Il papa ha introdotto più cambiamenti sostanziali nel collegio cardinalizio di quanto abbia realizzato in Vaticano. Le persone da lui nominate e che nel prossimo conclave avranno diritto di voto sono tutti semplici Pastori, che hanno davvero a cuore le loro comunità e la dimensione ecumenica, oppure che sono molto attivi nel dialogo inter-religioso. Molti di loro da noi sono sconosciuti, perché provengono da paesi lontani. Io conosco quasi tutti i Cardinali di nuova nomina; e non perché io abbia chissà quali conoscenze nell’ambiente ecclesiastico, ma perché queste persone sono già in dialogo con noi. Si deve aggiungere che Benedetto XVI ha avvantaggiato indirettamente Francesco, nominando molti Cardinali anziani che nel frattempo hanno oltrepassato la soglia degli ottant’anni, limite massimo per avere diritto di partecipare al conclave.

Domanda: In questo modo Papa Francesco potrebbe nominare già il 40% dei Cardinali con diritto i voto.

Schirrmacher: All’ultimo concistoro di giugno i cardinali furono solo sei. Una serie di nomine così limitata è certamente inconsueta. Io pensai: oddio, domani si dimette! Francesco è consapevole che non ricoprirà la carica in eterno, quindi vive ben cosciente di aver ricevuto da Dio un tempo determinato, che lui dovrà utilizzare come meglio potrà. Lui costruisce in vista del giorno in cui questo tempo finirà. Per un uomo della sua età è un impegno quotidiano enorme. Qualche volta è stremato.

Domanda: Ha qualche ipotesi sul suo successore?

Schirrmacher: All’ultimo conclave, il numero di candidati che mi sarebbero piaciuti era sinceramente molto limitato. In cima alla lista dei desideri c’era l’Arcivescovo di Buenos Aires, che già al conclave del 2005 si era piazzato dietro Joseph Ratzinger e che alla fine, nel 2013, fu eletto. I rapporti eccellenti di Bergoglio con le altre chiese erano noti. Intanto mi sento di dire: un quarto degli aventi diritto di voto sono, secondo il nostro punto di vista, buone persone che hanno un reale interesse a collaborare. La mia speranza è che il corso all’insegna della franchezza ecumenica continui”.



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ABATE FARIA: COME IMPLEMENTARE IL VATICANO II ESPROPRIANDO LE CONFRATERINITE LAICHE. CI VORREBBE UN’INCHIESTA…

MARCO TOSATTI

L’Abate Faria, dobbiamo confessarlo, è molto romano, oltreché cattolico – che come ben sappiamo – significa universale. E infatti viaggia per il mondo. Oggi però ha voluto scrivere di Curia, palazzi, e appetiti immobiliari…Leggete un po’

Il mio sacrestano ogni tanto mi viene a dire quello che sente da altri sacrestani che hanno le confidenze dei monsignori di curia che la sanno lunga ma la dicono corta, per paura di vedersi tolto da sotto il deretano, l’agognata poltrona curiale. Insomma, il sacrestano di un certo monsignore, gli ha detto che nelle sacre stanze di un certo palazzo romano, si osservava come molte confraternite se la passino male, se non sono già estinte. Notava il monsignore come il commissariamento di certe realtà, pratica molto diffusa, darebbe l’impressione ad alcuni che il Vaticano, o chi per loro, preoccupato di implementare il Vaticano II dando più spazio ai laici, stia cercando di incamerare i beni di varie confraternite, espropriandoli dagli storici e legittimi proprietari.

In che modo, chiedeva il sacrestano di quel certo monsignore, si implementerebbe il Vaticano II con questo comportamento? Il monsignore bonario rispondeva: mettendo i buoni confratelli laici in mezzo ad una strada, all’aria aperta, ecco che certo avranno spazio da vendere!

Abate Faria



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PEZZO GROSSO E LO JUS SOLI. DOPPIO CAOS POLITICO E VATICANO. NOSTALGIA DELLE ARTICOLESSE DI DENUNCIA SULLE INTERFERENZE VATICANE.

Marco Tosatti

C’era da aspettarselo: la storia dello Jus Soli, il pressing che alcuni pezzi di sinistra e di governo, e del Vaticano fanno per approvare prima delle elezioni una legge di cui moltissimi non sentono il bisogno, ha solleticato l’attenzione di Pezzo Grosso. Che ha scritto sul neo-collateralismo ormai evidente (ai tempi della DC erano bazzecole, al confronto) fra pezzi di Chiesa al potere e la sinistra al potere. Le unioni civili, con la legge Cirinnà-Galantino (permettete che si scherzi!) erano solo l’antipasto; e ormai con i giudici che approvano step-child adozioni a tutto andare se ne sono visti i frutti. Una volta – ai tempi di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI se tanto tanto qualche uomo di Chiesa sfiorava un tema che avrebbe potuto avere riferimenti politici fioccavano gli editoriali e le condanne sulle “Interferenze” e gli interventi “A Gamba Tesa”. Adesso, chissà perché, tutti zitti…Ma ecco Pezzo Grosso:

”Caro Tosatti, la storia dello JUS SOLI sta decretando la storia del grande cambiamento in corso. La ‘sinistra laica’  al governo chiede al Vaticano di influenzare il ‘centro cattolico’, sempre al governo, per sbloccare l’approvazione di una legge ambigua. Segno dei tempi! O il Vaticano è diventato di sinistra e laico, oppure la sinistra laica si è convertita (senza spiegarlo ai suoi elettori), oppure il centro cattolico non è più riconosciuto come tale dall’attuale Vaticano. La confusione regna sovrana in politica e in religione? Dice Palazzo Chigi  (Repubblica  del 18 settembre): ‘Se i centristi di Alfano non ascoltano la Chiesa, chi dovrebbero ascoltare?’ (Bella domanda! Quando mai hanno ascoltato la chiesa? Ma in più, non gli era stato vietato di ascoltarla?).

Ma come mai oggi il premier Gentiloni (laicissimo ) va a cercar sostegno proprio in Vaticano? (Soprattutto se è vero che il centro cattolico non lo ascolta più?). Indubbiamente  ‘in principio era il caos’, ma  oggi senza dubbio c’è doppio caos. Lo si vede osservando i confusi laici e i confusissimi sedicenti cattolici. Per esserne certi basterebbe leggere (Repubblica 18 settembre, pag 2), parte della  conversazione del card. Ravasi con il ministro Minniti riferita agli sbarchi di immigrati. Dice Ravasi : ‘abbiamo bisogno di abbandonare il luogo comune, lo stereotipo, della volgarità del populismo e avere una comprensione dei problemi. I problemi si rivelano complessi, non possono esser risolti con una battuta estremamente buonista e neppure  con vacuità e brutalità delle risposte’.  Cosa caspita si può aver capito dal ministro della cultura del Papa? L’avesse almeno recitato in aramaico! Ma quello che è certo è che così abbiamo capito perché tra Governo e Vaticano c’è intesa… Chi parla con il Vaticano è solo il mondo laico (internazionale o domestico), è solo il  politico laico o un cardinale della Chiesa (ex) cattolica, che non esprima DUBIA, ma solo la certezza di dar ragione al Pontefice sempre e comunque”.

Anche quando, aggiungiamo noi, le evidenze sono ben diverse, e il buon senso e la razionalità pure. Ma forse ci sono ragioni più cogenti. Se guardate la foto che riproduciamo, e soprattutto guardate la cifra indicata, ci si può rendere conto che tutta questa misericordia verso i migranti non è del tutto gratuita.



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MÜLLER: IN VATICANO IL POTERE HA LA PRIORITÀ SULLA FEDE IN CRISTO. UNO SVILUPPO DA CORREGGERE.

Marco Tosatti

Il cardinale Gerhard Müller nei giorni scorsi ha presentato in Germania il suo libro (Il Papa. Missione e mandato). A Mannheim, in un incontro organizzato da Gloria Thurn und Taxis al Reiss-Engelhorn Museen erano presenti anche mons. Georg Gaenswein e mons. Wilhelm Imkamp, direttore di un sito di pellegrinaggi, Maria Vesperbild. L’incontro – una specie di tavola rotonda – è stato moderato da uno storico della chiesa protestante, Christoph Markschies.

Il porporato, già Prefetto della Fede, ha fatto alcune dichiarazioni interessanti, in particolare sul rapporto fra magistero papale e teologia. Una “competenza teologica” profonda e organizzata deve essere il fondamento “dell’autorità magisteriale”. Come riporta il Tagespost, è possibile “basarsi solamente sull’ispirazione dello Spirito Santo? Un’idea che mette i brividi per il professore dogmatico. Müller si riferisce qui all’esempio di San Roberto Bellarmino (1542-1621); egli indicò a Clemente VIII (Ippolito Aldobrandini, 1536-1605) in parole chiare la sua mancanza di competenza teologica.

Secondo un’altra fonte, il Mannheimer Morgen, il cardinale ha citato le parole precise di san Roberto Bellarmino: “Non sapete nulla di questo!”, così come le disse al Papa. Il giornale online continua: “Questo accadde molto tempo fa. Ma il cardinale Gerhard Ludwig Müller lo ha nominato esplicitamente ciome suo modello, e ha citato quella frase con gioia”. Secondo il Morgen, è chiaro che la ferita del recente licenziamento dall’incarico di Prefetto della Fede “è ancora profonda, molto profonda”.

Il Mannheimer Morgen riporta poi alcune frasi del porporato sulla situazione attuale in Vaticano. Invece della Congregazione (per la Dottrina della Fede, n.d.r.) la Segreteria di Stato è considerata adesso l’istituzione più importante: “Diplomazia e questioni di potere ora hanno la priorità e questo uno sviluppo sbagliato e cruciale, che deve essere corretto”. La fede cristiana dovrebbe essere al centro, secondo Müller, e il papa dovrebbe essere semplicemente “un servo della salvezza”.

Come esempio il cardinale ha citato la recente visita del Segretario di Stato, il card. Pietro Parolin, a Mosca, e l’impressione pubblica he se ne è avuta. Le immagini d Parolin con Putin e con il Patriarca Kirill secondo Müller “danno una visione fatale, perché uno può cadere qui nella trappola di pensare che religione e politica sono una cosa sola”.

Quando la Chiesa si è concentrata sulla politica e sul potere non è mai stato buono. “Il centro del papato non è il papa stesso, ma la fede cristiana”, ha detto il cardinale, che si augura anche “una preparazione teologica più chiara nei documenti ufficiali”.

È interessante anche quello che ha detto l’arcivescovo Gaenswein. Secondo il Tagespost il Prefetto della Casa pontificia ha detto: “Non mi sembra che i cattolici abbiano abbandonato l’unità con il papa. SE dei cardinali criticano dichiarazioni e comportamenti del papa, che cosa c’è di male?”. E ha sottolineato che il papa stesso ha chiesto che si parli con chiarezza. “L’ufficio papale deve tollerare che un cardinale o un altro siano di opinioni diverse”. Nella storia ci sono state critiche ai papi, e Gaenswein ha concluso: “Non vedo questo come una critica all’ufficio del papa, ma una critica a certe dichiarazioni che possono essere state male interpretate da alcune persone, anche al di fuori della Chiesa”.

A questo link avete il Tagespost.

A questo link avete il Mannheimer Morgen. 

A questo link avete OnePeterFive, in inglese.

L’immagine è cortesia del Tagespost.



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OPUS DEI. MA IN CILE, A LAS CONDES, SI PRONUNCIA OPUS GAY. IL SINDACO LAVÌN ALZA BANDIERA ARCOBALENO.

Marco Tosatti

Infovaticana, il grande sito di informazione ispanofono, ha una notizia che vi riportiamo brevemente, perché ci sembra interessante di un clima sempre più assillante, nell’assenza di richiami da parte delle autorità e di troppi pastori alla dottrina – fino ad ora non smentita – della Chiesa.

La notizia viene dal Cile. Joaquin Lavìn è un membro soprannumerario dell’Opus Dei. È anche, dicono, una delle personalità più note della Prelatura nel Paese. Lavìn è anche sindaco di Las Condes, un comune della zona nord-orientale di Santiago del Cile. Las Condes, insieme a Providencia e al comune di Santiago rappresentano l’asse commerciale, finanziario e turistico della capitale. I suoi abitanti sono di livello medio-alto.

Joaquin Lavìn è stati ministro dell’Educazione e delle Sviluppo sociale del Paese, e anche sindaco di Santiago. È stato anche candidato alla Presidenza. È padre di sette figli.

Il 17 maggio scorso nel giorno della “diversità sessuale” Lavìn pubblicò su Twitter la foto di una bandiera arcobaleno, con la didascalia: “Questa bandiera è oggi a @Muni_LasCondes come segno di rispetto e di non discriminazione @Movilh”.

El Movilh è il movimento di integrazione e liberazione omosessuale cileno. Lo stesso Lavìn quattro anni fa sempre su Twitter sosteneva che permettere il matrimonio omosessuale “contraddiceva i valori cristiani”. Ma quattro anni fa non c’era ancora Francesco, e la nota lobby, in Vaticano e fuori era contrastata e combattuta. Intelligenti pauca.



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E’ TORNATO L’ABATE FARIA. HA PROVATO A ENTRARE NEL VATICANO DEI PONTI NON MURI. SENZA MOLTA FORTUNA.

MARCO TOSATTI

Come ben sapete il nostro Stilum Curiae non ha esitato a seguire le indicazioni magistrali che ci vogliono accoglienti e accettanti, e ha aperto le sue piccole porte ad almeno due ospiti. Uno è Romana Vulneratus Curia (RVC per gli amici) e l’altro è l’abate Faria, uomo di mondo, anzi di mondi anche lontani da Roma. Che però ogni tanto visita. E di questo ha voluto informarci oggi…

Mentre camminavo per il centro di Roma, impegnato a difendermi ogni tre minuti dall’assalto di gente che mi chiedeva soldi in tutte le lingue del mondo, riflettevo su quanto molti politici vanno dicendo sul tema dell’immigrazione in questi giorni, subodorando la rabbia della gente: siamo al collasso. Eppure dalla Chiesa Cattolica, di cui sono figlio e sacerdote, continua a venire l’invito ad accogliere: accogliete, accogliete, qualcosa resterà (ma non di voi).

Allora, essendo confuso e tormentato dalla distanza fra quello che la mia Chiesa insegna e quello che i miei occhi vedono, mi sono recato in Vaticano per chiedere delucidazioni, sicuro che, grazie alla loro politica sull’accoglienza, anche in Vaticano mi sarebbe stato possibile accedere facilmente. Ma invece no. Prima il controllo degli svizzeri che vogliono sapere esattamente dove sarei andato e perché. Poi, dopo molta fatica, ecco la gendarmeria a cui devo ripetere la mia ragione per essere lì. Poi, ancora spiegazioni ad altre guardie svizzere e gendarmi sparsi a presidiare il territorio Vaticano. Quindi…perché si vuole imporre a dei poveri cittadini italiani (e agli stessi stranieri regolari), indifesi e in balia di una immigrazione selvaggia (il problema non sono gli stranieri, il problema è che il sistema non regge più), di vivere ogni giorno in una situazione sociale insostenibile quando invece in casa propria (e giustamente) ci si guarda bene da tenere le porte aperte? Il poveraccio che si deve difendere quotidianamente da nomadi, vagabondi, umanità varia, non ha le guardie svizzere e la gendarmeria che lo difende. Vale ancora “fare agli altri quello che vorresti fosse fatto a te”?

Amen.

 

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MÜLLER CRITICA IL MODO IN CUI È STATO LICENZIATO. “LA DOTTRINA SOCIALE DEVE VALERE ANCHE IN VATICANO”.

MARCO TOSATTI

La vicenda di Charlie Gard ci ha impedito nei giorni scorsi di occuparci del caso Mūller, e della scomparsa di quel gigante silenzioso della Chiesa che è stato il cardinale Joachim Meisner. Lo facciamo oggi, in ritardo per condividere un articolo interessante della Passauer Neue Presse, che tratta di ambedue gli argomenti. La traduzione è nostra.

Il cardinale Gerhard Ludwig Müller ha criticato aspramente il modo in cui è stato dimesso. In un’intervista con la Passauer Neue Presse ha dichiarato che papa Francesco gli ha “comunicato la sua decisione in meno di un minuto” di non prolungare il suo mandato, l’ultimo giorno di lavoro come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Nessuna ragione gli è stata inoltre fornita. “Non posso accettare uno stile del genere” ha sottolineato Müller prendendo chiaramente le sue distanze dal modo di fare del papa. La “dottrina sociale della chiesa deve valere” anche a Roma nelle relazioni con i collaboratori nel lavoro.

L’occasione per l’intervista é stata la morte del Kardinal Joachim Meisner, morto a 83 anni a Bad Füssing. Müller aveva ancora parlato al telefono con l’arcivescovo di Colonia alla vigilia della sua morte e ha evocato la non conferma del suo mandato. Meisner si sarebbe mostrato “profondamente colpito” dal licenziamento. “Questo fatto lo ha personalmente colpito e ferito e lo considerava un danno per la Chiesa”, così il cardinale di Curia ha descritto la reazione di Meisner.

Nonostante la critica per il modo di fare, Müller ha assicurato Francesco della sua lealtà. L’ex Vescovo di Ratisbona ha dichiarato nell’intervista che non reagirà alla scelta di nomina “con qualunque azione”. E ha aggiunto: “vi è chi pensa di potermi attaccare davanti al carro di un movimento di critica al papa”. Ma come cardinale egli “continua ad avere la responsabilità di preoccuparsi dell’unità della Chiesa e di evitare per quanto possibile polarizzazioni”. Era sempre stato “leale al papa” e intendeva restarlo in futuro “come Cattolico, vescovo e cardinale, come era suo dovere”.

Da notare che il porporato tedesco è stato licenziato – un fatto senza precedenti nella storia della Chiesa dalla metà del secolo scorso – proprio come erano stati licenziati tre sacerdoti della sua Congregazione qualche mese fa. Per un atto di imperio del Pontefice, senza alcuna motivazione o spiegazione. Segno evidente di uno stile di governo che difficilmente si potrebbe definire collegiale o dialogante, ma che sembra rientrare in ben altre tipologie. Vera l’osservazione sulla Dottrina Sociale. A cui si può solo aggiungere: anche le buone maniere dovrebbero – evangelicamente o laicamente – essere di casa…

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CHARLIE GARD. TWITTER BLOCCA L’ACCOUNT @FIGHT4CHARLIE. UN’ONDATA DI PROTESTE SUI SOCIAL.

Marco Tosatti

Twitter sta bloccando il profilo @Fight4Charlie. Ad alcuni utenti, che cercando di entrare sul profilo nato per permettere al bimbo di essere portato negli Stati Uniti per essere sottoposto a una terapia sperimentale, come è desiderio dei genitori, appare la scritta: Attenzione: questo profilo può includere contenuti potenzialmente sensibili. Vedete questo avviso perché twittano immagini o messaggi potenzialmente sensibili. Volete continuare a vederlo?”.

Ovviamente sul sociale dell’uccellino azzurro si stanno scatenando proteste e reazioni. Ma visto il tipo di comportamento politically correct che sia Twitter che Facebook adottano, non è difficile arguire, come è stato sin dall’inizio della campagna, che l’argomento è giudicato non conforme, troppo di destra.

Nel nostro piccolo, ce ne siamo convinti da diversi segnali. Il comunicato pilatesco del vescovi britannici, a cui ha fatto eco la sventurata dichiarazione del Presidente dell’Accademia per la Vita, mons. Vincenzo Paglia. Il silenzio del Pontefice regnante, rotto solo da un tweet generico la sera del 30 giugno, e da un comunicato – tramite il portavoce vaticano, Greg Burke, di poche righe. Nato dopo che i social si erano riempiti di commenti negativi, visto il silenzio all’Angelus di domenica. Da sottolineare en passant che da Santa Marta è arrivato anche ieri, tramite l’Ansa, un messaggio sul tema dei migranti. Dire che ormai siamo di fronte a un fenomeno di esternazione pontificia ossessiva è dir poco. Quando forse, viste le implicazioni finanziarie (enti cattolici compresi), giudiziarie, e di natura para-schiavistica, oltre che la sensibilità delle popolazioni residenti nel teatro dell’invasione, la prudenza sarebbe consigliata.

E inoltre, tornando al tema di Charlie Gard, abbiamo visto che le dichiarazioni di alcuni preti mediatici particolarmente contigui al politically correct, ecclesiale e non, erano in linea con la vulgata #Charliedevemorire.

Poi, dopo la disponibilità di Trump, figuriamoci.

Frai commenti ricevuti, ci sembra interessante questo, che riportiamo:

Per quello che può servire riporto brevemente la disavventura dell’account Twitter del Sito “il bene vincerà” (che curo personalmente):

non appena postai (su Twitter) l’articolo di Francesco Agnoli “Don Milani è pedofilo?”, tempo pochissimi minuti, e l’account immediatamente viene bloccato. Ed è ancora bloccato.

I media ed i social media sono assolutamente controllati.



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