ARALDI DEL VANGELO. STILUM CURIAE OSPITA ALCUNE RIFLESSIONI SU DI LORO.

Marco Tosatti

Oggi Stilum Curiae offre uno spazio di commento a un ospite su un argomento particolare e specifico: gli Araldi del Vangelo, l’associazione di origine brasiliana nei cui confronti sta per partire una visita apostolica da parte della Congregazione per il Religiosi. La prima notizia è uscita su la Nuova Bussola Quotidiana, e poi c’è stata una precisazione di probabile fonte vaticana QUI. Ne parla oggi sotto pseudonimo una persona che conosce bene la situazione degli Araldi. Per sapere chi è l’Abate Faria, ci affidiamo a Wikipedia…

Seguiamo con interesse i recenti sviluppi che coinvolgono gli Araldi del Vangelo, istituto religioso di diritto pontificio che si ispira agli insegnamenti del pensatore brasiliano Plinio Correa de Oliveira. Questi avvenimenti ci fanno sorgere dei pensieri:

a) se i video sono veri, e non abbiamo al momento elementi per dubitarne, certamente ci sono deviazioni dottrinali ed esagerazioni inaccettabili. Ci rallegriamo per la preoccupazione del Vaticano per l’integrità della dottrina cattolica. Speriamo veder applicato lo stesso rigore ad altre congregazioni religiose e alla loro leadership, visto che recentemente è stata messa in dubbio da alcuni l’affidabilità dei vangeli perché “non sappiamo veramente cosa Gesù ha detto”. Allora di che stiamo parlando?

b) lo stesso rigore dovrebbe essere applicato nella investigazione sulla gestione dei beni delle congregazioni religiose, oramai trasformate in alcuni casi in catene alberghiere piuttosto che in istituti di vita religiosa. Quando il Papa chiede di accogliere, perché non da un buon esempio imponendo alle migliaia di strutture religiose trasformate in alberghi di congedare gli ospiti che pagano un lauto prezzo per una camera, ed ospitare gratuitamente i bisognosi e i senzatetto? E che dire delle decine e decine di scandali finanziari che hanno travagliato congregazioni religiose di lunga storia e tradizione? Ad un’indagine rigorosa, chi si salverebbe?

c) La storia degli Araldi del Vangelo ha le sue complessità, intrecciata com’è a quella della TFP. Se ci sono state deviazioni, vanno sanzionate (si spera con vera giustizia, non giustizia dettata da altri interessi). Ma non si coinvolga il pensatore Plinio Correa de Oliveira, che ha avuto intuizioni importanti nel comprendere una certa evoluzione del mondo cattolico. Tutte quelle deviazioni e culti della personalità denunciati nell’ambito dell’indagine sugli Araldi, li aveva sempre respinti.

d) persone addentro alla cosa, ci dicono che molti fedeli si sono riavvicinati alla Chiesa e ad una sana dottrina cattolica grazie all’opera degli Araldi del Vangelo. Dovranno assistere queste persone al loro sistematico smembramento come è accaduto ad altre fiorenti congregazioni religiose prima di loro?

In definitiva, cui prodest? Ai posteri l’ardua sentenza.

Abate Faria



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IL PAPA VUOL SAPERE, PER ISCRITTO, DOVE VANNO I CARDINALI ROMANI D’ESTATE. CHISSÀ PERCHÉ. TRE IPOTESI.

Marco Tosatti

Erano molti anni, se non addirittura decenni, che questo non accadeva.

I cardinali che abbiamo consultato, così come altre vecchie lame di Curia, sono umanamente certi che questa consuetudine non era in corso durante il regno di Benedetto XVI; e molto probabilmente non accadeva neanche in quello, molto più lungo, di San Giovanni Paolo II.

Quindi, eventualmente, bisogna tornare a Paolo VI; che come sappiamo, è venuto a mancare nel 1978.

Ci riferiamo alla lettera che su impulso della Segreteria di Stato, e probabilmente su impulso del Papa, e probabilmente su impulso di – chi? Uno esperto di Curia, certamente – uno dei suoi consiglieri, forse quello dedito a giocare a Laurenti Beria, ha inviato ai cardinali residenti a Roma.

Ecco il testo, che circola da ieri sul web:

Agli Em.mi Signori Cardinali residenti in Roma – 31 maggio 2017

 Eminenza,

 Una nobile tradizione ha sempre spinto i Confratelli Cardinali residenti “in Urbe” a segnalare al Santo Padre, per il tramite della Segreteria di Stato, il periodo delle loro assenze da Roma e l’indirizzo del loro soggiorno.

 Recentemente il Papa Francesco ha chiesto al Decano del Collegio Cardinalizio di voler ricordare fraternamente ai singoli Cardinali l’opportunità di continuare in tale prassi, tanto più nel caso di una loro prolungata assenza da Roma.

 Da parte mia, compio volentieri tale venerato incarico, sicuro della massima considerazione che si vorrà dare ad esso.

 Colgo infine l’occasione per salutarLa cordialmente nel Signore ed augurarLe ogni bene.

 +Angelo Card. Sodano

 Alcune riflessioni sono d’obbligo. La prima: era una precauzione che poteva avere un senso quando non c’erano internet, telefoni cellulari, e tutte le altre benedette diavolerie che rendono la nostra vita un eterno presente. Così come non c’erano i voli transcontinentali che in una manciata di ore di riportano alla Città eterna…

E poi: si trattasse di un Pontefice che si avvale costantemente del consiglio dei suoi porporati romani, si potrebbe pensare: è ansioso, non vuole privarsi della possibilità di un incontro con – diciamo- Burke, piuttosto che Sarah, per avere il loro parere su problemi scottanti. Ma non sembra il caso. I Prefetti di Congregazione hanno le loro difficoltà a ottenere udienza; e quanto a Burke ne aveva chiesta una mesi fa, credo ancora senza fortuna…insomma, per quello che riguarda decisioni, lavoro e iniziative, che ci siano o non ci siano i porporati capitolini fa esattamente lo stesso.

Forse il Pontefice vuole fare qualche annuncio particolarmente grave in questo periodo, e vuole una platea nobile e folta.

Se no, che interesse può avere il Sommo Pontefice nel sapere se un suo cardinale è alle acque di Fiuggi piuttosto che di Montecatini? Poco. Ma può essere interessato – lui o il suo gruppo di governo e gestione – nel sapere che un porporato va a fare una conferenza presso una certa università, o è invitato a parlare presso un tale ordine religioso, e così via. Insomma, dal momento che ormai le perplessità, in particolare riguardo all’Amoris Laetitia, questa ferita aperta nella Chiesa, e sanguinante, è proprio da conferenze, meeting, seminari e così via, che vengono espresse e manifestate, forse c’è qualcuno curioso di monitorare in anticipo certi spostamenti e certi cardinali. Vorremmo sbagliarci, ma ormai l’atmosfera, e i protagonisti, giustificano ampiamente certi sospetti. Vedremo se qualche conferenza verrà improvvisamente cancellata…



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IL VATICANO A PADRE MANELLI: MANI IN ALTO, FUORI I SOLDI O TI SANZIONIAMO CANONICAMENTE.

Marco Tosatti

Non ha fine il calvario per padre Stefano Manelli, fondatore dei Frati Francescani dell’Immacolata (FFI), istituto commissariato ormai da quattro anni, senza che sia stata fornita mai dalle autorità competenti una motivazione chiara del provvedimento. Si parlava di una possibile “deriva lefebvrista”; il che adesso fa un po’ ridere, posto che il Pontefice è più che pronto ad accogliere gli eredi di Marcel Lefebvre con una Prelatura personale nella Chiesa.

L’opinione che si può azzardare dall’esterno è quella di un’identificazione di cause molteplici: Un assalto alla gestione del fondatore da parte di un gruppo di “giovani turchi” che volevano impadronirsi dell’ordine, uno dei più fiorenti –allora – dal punto di vista delle vocazioni (ora devono importarle dalla Nigeria, in spregio alla direttiva vaticana che impone la formazione in loco); e poi i soldi, la “roba”.

E’ un ipotesi che aiuta a capire sia la furibonda, e diffamatoria campagna di stampa che è partita su presunti abusi alle suore ; accuse archiviate nel novembre scorso dalla magistratura. Ma che avranno probabilmente un seguito, pesante dal punto di vista finanziario e professionale, per alcuni siti web spazzatura e giornali che verranno perseguiti civilmente, con richiesta di danni cospicui, dalle vittime. E anche le ultime mosse della Congregazione vaticana per i religiosi. Non tanto il Prefetto, il brasiliano João Braz de Aviz, quanto il segretario della Congregazione, José Rodriguez Carballo, francescano, che tiene un rapporto diretto con il Pontefice. Carballo è direttamente coinvolto nello scandalo finanziario che ha provocato il crack dei Francescani a livello mondiale. Era Ministro Generale all’epoca dei fatti. Uno scandalo che è stato tale da porre “in grave pericolo la stabilità finanziaria della Curia generale”, come scrisse lo statunitense Padre Michael Perry, responsabile dell’ordine, in una lettera indirizzata a tutti i fratelli. Il caso è scoppiato dopo la decisione da parte della Procura svizzera di porre sotto sequestro decine di milioni di euro, depositi – pare – investiti dall’ordine in società finite sotto inchiesta per traffici illeciti di armi e di droga.

Tornando ai Francescani dell’Immacolata. Il patrimonio non è indifferente: si parla di 59 fabbricati, 17 terreni, 5 impianti fotovoltaici, 102 autovetture, più numerosi conti bancari. Posti sotto sequestro all’inizio del commissariamento, la giustizia ha poi deciso che dovevano essere dissequestrati e riaffidati alle associazioni di laici che ne erano titolari, a causa del voto di povertà assoluta praticato dai FFI.

Respinta dalla giustizia ordinaria, la Congregazione vaticana ha aumentato le pressioni sull’83enne padre Manelli, obbligato dal Vaticano a una forma di clausura; che oggettivamente nel 2017 ha un gusto (pessimo) di altri tempi. Fra le altre cose a padre Manelli, di recente, è stato chiesto formalmente a nome del Pontefice, di confermare la sua fedeltà e obbedienza al Pontefice stesso. Il che ha fatto.

Circa quindici giorni fa padre Manelli ha però ricevuto una lettera da parte della Congregazione per i religiosi in cui gli si chiedeva di mettere in disponibilità della Chiesa i beni temporali adesso sotto il controllo delle associazioni di laici.

Ingenuamente il fondatore dei FFI ha risposto che non poteva mettere a disposizione nulla, perché i beni erano sotto il controllo delle associazioni di laici.

Forse avrebbe fatto meglio a chiedere un incontro con i laici stessi e far loro presenti le richieste vaticane; ovviamente poi i laici, che non sono tenuti all’obbedienza avrebbero potuto agire come meglio avrebbero creduto.

Non ha usato questa astuzia, e adesso il Vaticano può usare la sua risposta come una forma di mancata obbedienza al Papa; e quindi ne possono seguire sanzioni canoniche.

A margine c’è da dire che quest’uso dell’obbedienza come un’arma sta diventando frequente. Ricordiamo come fra’ Matthew Festing, Gran Maestro dell’Ordine di Malta, sia stato obbligato dal Pontefice a dimettersi, e a firmare una lettera dai contenuti più che discutibili proprio facendo leva sull’obbedienza. Un brutta abitudine che corre il rischio di cronicizzarsi…


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PRETI SPOSATI: SONO MOLTO DELUSI – E IRRITATI – PER UNA FRASE DEL PONTEFICE AI VESCOVI DELLA CEI.

Marco Tosatti

All’assemblea della Conferenza Episcopale Italiana, nella seduta riservata che si è svolta il 22 Maggio 2017, un vescovo ha richiamato l’attenzione del papa sul tema dei preti sposati e il papa ha risposto: “Dite loro di essere buoni laici”. All’inizio dell’incontro Bergoglio aveva chiesto di essere franchi e di porre domande anche spiacevoli, perché il dialogo deve essere sincero e se chi guida non favorisce il dialogo, c’è il rischio del chiacchiericcio.

Papa Francesco ha parlato a lungo della figura del prete tracciandone un identikit che l’associazione dei sacerdoti sposati ha definito “piuttosto tradizionalista: a disposizione della sua gente, senza orari, disposto a visitare le famiglie”.

E rispondendo a una domanda ha anche ribadito volontà di non cambiare la legge sul celibato sacerdotale affermando che una volta sposati, i preti che hanno lasciato il sacerdozio, devono fare i “bravi laici”.

Questo episodio ha causato non poca delusione nei gruppi di preti che dopo essersi sposati vorrebbero però continuare a esercitare il ministero. Delusione tanto più grande perché due anni fa il Pontefice aveva lasciato sperare in qualche apertura. Il 10 febbraio 2015, a Santa Marta, erano presenti sette preti che festeggiavano il loro 50esimo anniversario di sacerdozio, ma anche cinque sacerdoti che hanno lasciato il ministero perchè si sono sposati. Alla domanda di uno dei preti presenti, don Giovanni Cereti, sulla questione dei preti sposati (nella quale ricordava la situazione delle Chiese Orientali, anche quelli in comunione con Roma, dove gli uomini sposati possono essere ordinati sacerdoti e le migliaia di preti sposati di rito latino che invece non possono celebrare), Bergoglio ha risposto a sorpresa: “Il problema è presente nella mia agenda”.

La frase ai vescovi invece dimostra un atteggiamento diverso. “Papa Francesco con l’invito ai preti sposati ha dimostrato di essere poco preparato teologicamente – affermano in un comunicato i sacerdoti sposati – . Bergoglio si smentisce e rinnega altre sue dichiarazioni: tre anni fa interpellato sul tema dei preti sposati aveva detto che questo argomento è nella sua agenda; poi aveva anche invitato a santa Marta preti di Roma che celebravano il 50esimo anniversario di ordinazione sacerdotale coinvolgendo anche i loro compagni di messa che si erano sposati; inoltre si è recato l’ultimo venerdì dell’Anno della Misericordia a casa di sette preti sposati. Prima ancora aveva trattenuto rapporti con un vescovo argentino sposato, Podestà, e la sua famiglia”.



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“STILUM CURIAE” FESTEGGIA IL PRIMO MILIONE DI CLICK DOPO OTTO MESI DI VITA. GRAZIE A TUTTI I LETTORI.

Marco Tosatti

Cari amici che chiacchierate con me su Stilum Curiae, voglio condividere con voi la mia soddisfazione. Ieri, a circa otto mesi dall’apertura di questo blog, abbiamo raggiunto e superato il milione di visualizzazioni.

So che per altre corazzate dell’informazione online queste sono noccioline; ma per la mia barchetta, che naviga in queste acque tempestose senza far parte di nessun gruppo, senza essere – per motivi ideologici e cortigiani – ripresa e rilanciata dalle piattaforme di informazione religiosa istituzionali; e anzi bannata da singoli colleghi e amici di un tempo, verso cui va tutta la mia misericordiosa pena e comprensione; è un risultato.

Come sapete, e se non lo sapete ve lo dico, ho deciso di aprire Stilum Curiae quando La Stampa ha deciso di chiudere molti blog, fra cui quello di cui ero titolare, San Pietro e Dintorni. Che era circondato da un certo mistero: per molto tempo ho cercato di sapere quale era il suo impatto sul pubblico, ma da vari anni e per vari anni non ci sono riuscito, Misteri. Forse perché se i numeri fossero stati interessanti, sarebbe stato più difficile decretarne la chiusura.

Adesso posso immaginare che i numeri fossero interessanti: se da one man band, postando un articolo più o meno ogni due giorni, in otto mesi siamo a oltre un milione di click, immagino che il buon San Pietro e Dintorni nella flotta de La Stampa totalizzasse cifre più appetibili. Ma forse come Farinata dantesco il buon San Pietro e Dintorni “forse fu troppo molesto” a qualcuno.

Chiusa parentesi. Credo però che questo piccolo successo sia dovuto non tanto alle splendide doti del protagonista, quanto al fatto che Stilum Curiae, come altre, non numerose, fonti cerca di fare un’informazione non appiattita sull’omologazione corrente, da cui siamo sommersi nei Main Stream Media (MSM). Non solo sul Vaticano, naturalmente; ma anche. Mi viene in mente un amico caro e collega, Orazio Petrosillo, vaticanista del Messaggero, che ci ha lasciati in maniera drammatica dieci anni fa. Mi è venuto in mente perché univa a una fede profonda, radicata e sincera, anche una professionalità coraggiosa e libera. Nutriva un grande amore per la Chiesa, ma non esitava a mettere in risalto mancanze e miserie a tutti i livelli.

Che poi è – sarebbe – il compito di ogni giornalista.

Ecco, credo che il minuscolo successo di Stilum Curiae sia dovuto al fatto che risponde, non da solo certamente, a un bisogno di informazione meno patinata di quella che ci viene ammannita quotidianamente, in salse più o meno sofisticate a seconda dell’abilità dello chef.

Grazie a tutti voi.

P.S. Ogni tanto qualche troll afferma che scrivo perché pagato da qualcuno. Purtroppo non è così, è un lavoro totalmente gratuito, e sul blog come avete visto non c’è neanche pubblicità (non saprei come fare per metterla!). Però se questi simpatici diffamatori conoscono qualcuno che voglia assoldare la mia penna, me lo facciano sapere. Hai visto mai…:-)))



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LEFEBVRE. NOTIZIA DI UNA NUOVA CONCESSIONE DA ROMA: ORDINARE SACERDOTI SENZA PERMESSO DEL VESCOVO DIOCESANO.

Marco Tosatti

Il sito web Rorate Coeli propone un’intervista video con il vescovo Bernard Fellay, il responsabile della Fraternità Sacerdotale San Pio X.

Trovate il link al video QUI.

Nell’intervista il vescovo afferma che “L’anno scorso, ho ricevuto una lettera da Roma, che mi diceva che potevamo ordinare liberamente i nostri sacerdoti senza il permesso del vescovo diocesano locale. Così posso ordinare liberamente, il che significa che l’ordinazione è riconosciuta dalla Chiesa, non solo valida ma in regola…Così questo è un passo in più nell’accettazione che noi siamo, lasciatemi dire così, ‘cattolici normali’”.

Nel video la dichiarazione che abbiamo appena riportato comincia al minuto 15.25.

Per l’anno giubilare il Pontefice aveva concesso ai sacerdoti della FSSPX le stesse prerogative e poteri estese agli altri sacerdoti . Successivamente da Roma è venuto il riconoscimento della validità dei matrimoni celebrati dai sacerdoti della Fraternità dei seguaci di mons. Lefebvre.

La dichiarazione appena resa nota di mons. Fellay costituisce di sicuro un ulteriore segnale della volontà di Roma di arrivare a una composizione della frattura nata nel 1982.

Ne abbiamo trattato di recente qui.

E’ un processo che presenta comunque difficoltà, anche per la resistenza e le perplessità presenti all’interno della Fraternità.

Come è stato detto più volte, la formula sarebbe quella della “Prelatura personale”, cioè di una diocesi senza sede territoriale. La dichiarazione di mons. Fellay ne è una conferma.



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ABORTO È OMICIDIO, DICE UN PROFESSORE. L’UNIVERSITÀ CATTOLICA (?) DI LOVANIO LO METTE SOTTO INCHIESTA.

 

Marco Tosatti

L’aborto è un omicidio? Se la definizione di omicidio della Treccani è corretta (omicidio: Il delitto di chi sopprime una o più vite umane) un’affermazione del genere non dovrebbe suscitare scandalo. In particolare in ambienti cattolici: anche di recente il Pontefice l’ha definito un crimine orrendo. Invece l’Università Cattolica di Lovanio ha aperto un’inchiesta verso un professore ospite che ha osato dire durante una lezione: “La verità è che l’aborto è l’uccisione di una persona innocente. Ed è proprio un omicidio particolarmente abietto, perché l’innocente in questione è senza difesa”.

La frase è contenuta in un testo di quindici pagine intitolato “La philosophie pour la Vie”, destinato a studenti del primo anno di corso in filosofia. Il testo paragona l’aborto allo stupro, considerando che dovrebbe essere considerato “più grave dello stupro”. E anche questo – a rigor di logica – non dovrebbe essere contestabile. Un omicidio è giudicato dal Codice in maniera più pesante di uno stupro.

Il quotidiano belga “LE SOIR” però si è fatto eco della reazione di un sito, “Sinergie Wallonne”, un sito che sostiene l’eguaglianza dei sessi, criticando il professore, Stéphane Mercier, invitato dall’Università cattolica di Lovanio a sostituire un collega in congedo sabbatico. “Ditemi che è un falso” scrive una donna nei commenti su Sinergie Wallonne, indignata per le parole del professore.

E l’Università? Vista la posizione della Chiesa sull’aborto (Catechismo: Non uccidere il bimbo con l’aborto, e non sopprimerlo dopo la nascita [Didaché, 2, 2; cf Lettera di Barnaba, 19, 5; Lettera a Diogneto, 5, 5; Tertulliano, Apologeticus, 9]. Dio, padrone della vita, ha affidato agli uomini l’altissima missione di proteggere la vita, missione che deve essere adempiuta in modo umano. Perciò la vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura; e l’aborto come l’infanticidio sono abominevoli delitti”), e quella del Pontefice, ci si poteva attendere parole ferme e serene a sostegno del professore.

Invece L’Università cattolica di Lovanio, ha prima preso tempo, e poi ha convocato il docente per aprire un’istruttoria. Mercier sarà ascoltato per chiarire il contenuto del testo   e l’uso che ne verrà fatto all’interno del corso. A prescindere dall’istruttoria, “il diritto all’aborto è iscritto nel diritto belga e il testo di cui siamo venuti a conoscenza è in contraddizione con i valori sostenuti dall’università. Il fatto di veicolare posizioni contrarie a questi valori durante l’insegnamento è inaccettabile”.

Ci aspettiamo che dopo una dichiarazione del genere il card. Versaldi, responsabile dell’Educazione Cattolica in Vaticano, sia saltato sulla sedia e abbia cominciato a sfogliare la sua agenda per vedere chi possa far parte di una commissione d’inchiesta sull’Università che si fregia, a nostro parere impropriamente, del nome di “cattolica”. E immagino che anche l’episcopato belga sia tutto in un fermento scandalizzato….



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VATICANO – LEFEBVRE A UN PASSO DALLA FIRMA DELL’ACCORDO. LE FOTO DELLA POSSIBILE NUOVA SEDE A ROMA

Marco Tosatti

Mi dicono buone fonti che La Fraternità San Pio X e il Vaticano sono a un passo dall’accordo. In realtà, secondo alcuni, mancano solo le firme; e si è in attesa che mons. Fellay dia gli ultimi ritocchi alla sua situazione interna, per giungere poi al grande passo: il rientro totale e ufficiale, come Prelatura personale, dei lefebvriani in seno alla Chiesa di Roma. In questo modo a Francesco riuscirebbe di portare a termine un percorso che aveva avuto inizio nel pontificato di Benedetto XVI, e che si era arenato per questioni teologiche; che però adesso sarebbero superate dalla disponibilità del Pontefice a non chiedere che tutti i puntini sulle “I” siano chiarie e definiti. D’altronde anche mons. Lefebvre scriveva che se il Concilio Vaticano II fosse interpretato nell’ermeneutica della continuità, non ci sarebbe nessun problema per una comunione totale con Roma. E non c’è nessun problema perché all’interno della Chiesa, come già diceva Benedetto, il Concilio sia letto in questo modo. In coda a queste righe riportiamo da “Inter Multiplices Una Vox” delle interessanti considerazioni sviluppate da mons. Fellay nel suo viaggio in Polonia. E anche da queste, sia pure con tutte le cautele del caso, si capisce che il clima può essere maturo per un annuncio importante. D’altronde il Pontefice ha una certa simpatia per i lefebvriani di Lefebvre (meno per i tradizionalisti in casa sua), ereditata, pare, da una buona impressione ricevuta dalla Fraternità quando era arcivescovo di Buenos Aires.

Nell’omelia in Polonia mons. Fellay ha smentito le voci relative all’acquisto di un immobile di proprietà del Vicariato di Roma, Santa Maria Immacolata all’Esquilino, come futura sede della Fraternità. E diceva la verità. Ma in realtà nella prospettiva di una regolarizzazione dei rapporti con la Santa Sede, la Fraternità sarebbe interessata al complesso delle Suore Immacolate di via Monza, un ex scuola-convitto, con una chiesa che da sulla strada. Quel complesso potrebbe diventare la nuova sede romana della FSSPX. Le foto che vedete sono relative a quell’edificio.

 

Durante l’omelia della Messa celebrata in Polonia il 3 marzo 2017, Mons. Bernard Fellay, Superiore generale della Fraternità San Pio X, è ritornato sulle voci circa un’acquisizione immobiliare a Roma. E le ha smentite, prima di fare delle precisazioni sul progetto di prelatura personale proposto alla Fraternità San Pio X nell’estate del 2015. Come aveva già detto nel corso dell’intervista a Radio Courtoisie del 26 gennaio 2017, tale struttura canonica corrisponde ai bisogni e all’apostolato della Fraternità nel mondo.

Mons. Fellay ha dichiarato che la proposta scritta inviata da Roma alla Fraternità prevede che il prelato a capo di questa nuova struttura canonica dovrà essere un vescovo. Come verrà designato? Il Papa sceglierebbe fra tre nomi (la terna) presentati dalla Fraternità. E’ anche previsto che vengano accordati alla Fraternità altri vescovi ausiliari.

E il Superiore generale ha aggiunto: “Tutto ciò che esiste adesso sarà riconosciuto in tutto il mondo. Anche i fedeli. Essi faranno parte di questa prelatura col diritto di ricevere i sacramenti e gli insegnamenti dai sacerdoti della Fraternità. Sarà anche possibile accogliere delle congregazioni religiose, come in una diocesi: cappuccini, benedettini, carmelitani e altri… Questa prelatura è una struttura che non sarà sotto l’autorità dei vescovi locali. Sarà autonoma”.

Tuttavia, secondo Mons. Fellay, vi è uno sviluppo ancora più importante e interessante di questo progetto di struttura canonica: un cambiamento che si è prodotto all’interno della Congregazione per la Dottrina della Fede. La Fraternità San Pio X potrà mantenere le sue obiezioni contro la libertà religiosa, l’ecumenismo e la nuova Messa. Queste funeste conseguenze del Concilio non sono più considerate come vincolanti o come condizioni necessarie per essere riconosciuti interamente cattolici.

Mons. Fellay allude qui alle dichiarazioni di Mons. Guido Pozzo sull’accettazione del concilio Vaticano II, cosa che secondo lui non è più un criterio di cattolicità. Questo stesso punto di vista è stato ribadito dai vescovi che hanno visitato i seminari della Fraternità San Pio X nel 2015, in base a quanto era stato convenuto nella riunione del 2014 con il cardinale Müller.

Nella sua omelia, il Superiore generale ha affermato sull’argomento: «nelle discussioni che abbiamo avuto con i vescovi inviati da Roma, essi ci hanno detto che queste questioni sono delle questioni aperte.»

Perché Roma è cambiata su questo punto? Mons. Fellay ritiene che la cosa sia dovuta alla gravità della situazione nella Chiesa e al vero caos che vi regna. Egli ha chiarito le sue affermazioni riferendo le parole del cardinale Gerhard Ludwig Müller, che ha chiesto alla Fraternità San Pio X di unirsi a lui nella lotta contro i modernisti. Ma al tempo stesso, la Congregazione per i religiosi ritiene che la Fraternità sia sempre scismatica, mentre invece Papa Francesco dice che essa è cattolica. Ed ha aggiunto: «Vi sono molte contraddizioni, vi è una lotta tra vescovi, tra cardinali, una situazione nuova… Roma non è più unita, ma divisa. A tal punto che certuni ritengono che le cose sono andate troppo oltre. E ci dicono: “voi dovete fare qualcosa, dovete resistere”.

Mons. Fellay ha parlato anche del sostegno e delle lettere che ha ricevuto da parte di vescovi, come aveva già fatto nella sua intervista a Radio Courtoisie. A proposito di altri vescovi, ha detto: «Ve ne sono che parlano, che resistono, noi non siamo soli.». Secondo lui: «è iniziata nella Chiesa tutta un’opera di rinnovamento».

Al tempo stesso, Mons. Fellay non è cieco: “Questo non significa che noi dobbiamo precipitarci, noi dobbiamo procedere con una grande prudenza e assicurare il nostro avvenire mettendoci in condizione di impedire ogni possibilità di trabocchetto. Di conseguenza, in una tale situazione, noi non ci precipitiamo”.

Mons. Fellay ha parlato anche dell’interesse paradossale che Papa Francesco ha per la Fraternità San Pio X: “Un papa che non si cura della dottrina, che guarda alle persone e che ci conosce dall’Argentina. Egli ha apprezzato il lavoro che abbiamo fatto là. E per questo ha delle buone disposizioni nei nostri confronti, mentre al tempo stesso è contro il conservatorismo. E’ come una contraddizione. Ma io ho potuto constatare a più riprese che egli è capace di fare veramente delle cose per noi”.

Per concludere, Il Superiore generale ha affermato che egli non sa se ci sarà un riconoscimento canonico: “Andiamo o no verso un riconoscimento? Io non lo so, non penso, ma il Papa può sorprenderci. Questo sembra impossibile, ma egli l’ha già fatto più volte… Allora, noi dobbiamo continuare a pregare molto, a chiedere alla nostra Protettrice, la Santa Vergine Maria, di continuare a guidarci”.



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L’AGNELLO E IL DRAGONE. DIALOGO A DUE VOCI FRA IL CARDINALE JOSEPH ZEN E IL MAESTRO AURELIO PORFIRI SULLA CINA E IL VATICANO

Marco Tosatti

L’Agnello e il Dragone è un dialogo a due voci fra il cardinale cinese Joseph Zen, già arcivescovo di Hong Kong, e Aurelio Porfiri, compositore, musicista, professore di musica liturgica, direttore di coro, scrittore ed educatore. Un romano con sette anni di esperienza professionale ed esistenziale a Macao. Naturalmente il tema è la Cina, e soprattutto il suo rapporto con la religione, e con quella cattolica, proprio adesso che sono in corso contatti ad altissimo livello fra Pechino e Roma nell’ottica di arrivare a un equilibrio di rapporti.

E’ impossibile sintetizzare tutti gli spunti e i suggerimenti contenuti nel libro, che d’altronde per le sue dimensioni ridotte è di agevole lettura. Il cardinale Joseph Zen è timoroso che il desiderio di arrivare comunque a un “successo” nelle trattative spinga il Vaticano a cedere su punti essenziali. Consiglia di non essere arrendevoli, anzi: “Il governo ha paura della forza, ancora adesso con tutta la forza che hanno! Dove c’è il clero numeroso e forte hanno paura! Invece quando uno si mostra debole, ti schiacciano”.

Il cardinale fa l’esempio di vescovi in Cina che “vengono trattati come degli oggetti” perché si lasciano prendere e portare dove vogliono gli uomini del governo, magari a un’ordinazione che per Roma è illegittima. “E non protestano. Uno dovrebbe dire: non ci vado!!”. L’alternativa è quella di subire ritorsioni: “Va bene! E allora? Devi fare il vescovo. Ma se non hai agito contro la tua coscienza, ti rispettano”.

Con tutto che Joseph Zen è salesiano, non risparmia critiche al cardinale Tarcisio Bertone, per la sua opera come Segretario di Stato. “Bertone? Non ha fatto niente. Lui doveva aiutare il papa, no? Il Papa santissimo, bravissimo (Benedetto XVI. N.D.R.) io lo amo immensamente, ma è un Papa timido. E Bertone doveva essere forte! Lui doveva aiutare! Invece no!”.

Il cardinale Zen teme che nel desiderio di arrivare a un accordo la Santa Sede sacrifichi la Chiesa delle catacombe, cioè quei vescovi, sacerdoti e fedeli che pur di restare fedeli a Roma e al Papa hanno subito persecuzioni e prigionia. Sintetizza così il loro sentimento: “Mi ricordo di un’espressione apparsa già molto tempo fa su un sito Internet cattolico in Cina: ‘Da tanti anni i nostri nemici non sono riusciti a farci morire. Ora ci tocca morire per mano del nostro Padre. Va bene, andiamo a morire’”.



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PROVE GENERALI DI DITTATURA IN NOME DELL’OMOFOBIA. È TEMPO CHE LA CHIESA PARLI FORTE E CHIARO, DICE IL CARD. EIJK.

Marco Tosatti

Partiamo da Utrecht, dove il cardinale Willem Jacobus Eijk, arcivescovo della città, ha lanciato un appello: che la Chiesa, il magistero Romano, creino un documento il tema di Gender. “È urgente” ha detto il presule ad ACIstampa, perché la pressione sia a livello nazionale che internazionale, spinta dalle grandi agenzie, sta diventando sempre più forte. “Non direi necessariamente ci voglia una enciclica. Può essere anche un documento di altro tipo, come un’istruzione da parte della Congregazione della Dottrina della Fede. È importante però che sia un documento autoritativo della Chiesa su questa teoria. Perché vediamo che le organizzazioni internazionali fanno molta pressione sulle nazioni per introdurre questa teoria, soprattutto nel mondo dell’educazione”, ha detto il cardinale.

Il porporato ha ricordato che la Chiesa si è espressa molte volte sulla teoria del genere, sia nel numero 151 dell’enciclica Laudato Si, e anche nell’esortazione post-sinodale Amoris Laetitia. “Ma non come tema centrale. È invece opportuno un documento concentrato sul tema della teoria del genere. Serve alla gente, perché sente parlare della teoria del genere da parte dei mass media, nel mondo della politica, nelle scuole, ovunque. Soprattutto la Chiesa è chiamata a dare il suo punto di vista”. E cioè far capire alla gente il perché la Chiesa non accetta la teoria del genere: la teoria del genere implica che il ruolo dell’uomo e della donna sia completamente distaccato dal sesso biologico. Questo è incompatibile con la visione dell’uomo che presenta la Chiesa, con la Sacra Scrittura alla base della dottrina. La teoria del genere vede il corpo come qualcosa di secondario, qualcosa di estrinseco alla natura umana, che non partecipa alla dignità della persona come tale, come valore intrinseco della persona. Per la Chiesa, spiega il cardinale, il sesso biologico in linea con il corpo umano è intrinseco alla natura umana. “È evidente come la teoria del genere si contrapponga alla visione della Chiesa Cattolica. Una visione che si può comprendere, tra l’altro, basandosi sulla pura ragione umana, con argomenti filosofici, senza fare riferimento alla rivelazione”. È un’antropologia dualista che sta pervadendo tutta la società, ha influsso su quasi tutti i campi del pensiero, inclusa l’etica medica, e cambia il modo di sentire e di percepire se stessi. “Per questo è urgentissimo presentare la vera visione dell’uomo in questo mondo, altrimenti perderemo la strada”.

Se ce ne fosse bisogno, la conferma che c’è una guerra in corso ce l’ha data un messaggio di CitizenGo. “CitizenGO è sotto attacco in tutto il mondo. Abbiamo osato disturbare le frequenze della “colonizzazione ideologica” denunciata da Papa Francesco. Abbiamo osato ricordare che, sì, due più due fa quattro. Non fa cinque o sei. Fa quattro. E basta. Nei giorni scorsi i nostri sistemi informatici centrali sono stati attaccati da organizzazioni Lgbt che hanno paralizzato la possibilità di inviare petizioni e altre campagne in tutto il mondo. All’origine di questa furia c’è quel che è accaduto in Spagna, dove CitizenGO ha il suo quartier generale”.

Nelle scorse settimane le associazioni Lgbt hanno invaso le principali città spagnole con manifesti come questo qui sotto:

 

“Ci sono bambine col pene e bambini con la vagina”. È esattamente quello di cui parlava Eijk, cioè ideologia gender in pieno. “ Un attacco micidiale al buon senso comune” lo definisce CitzenGo, che ha reagito. Tramite l’associazione gemella HazteOir (che significa “Fatti Sentire”), con cui CitizenGO agisce in Spagna, ha iniziato a far girare per le strade di Madrid il “Bus che non mente”. Un enorme pullman con scritto, semplicemente, che i bambini hanno il pene e le bambine la vagina.

La reazione è stata immediata. “Alcuni gruppi Lgbt hanno attaccato i nostri siti web e hanno paralizzato la nostra attività online per giorni, e ancora oggi continuano gli attacchi. Il Sindaco ultra-progressista di Madrid, Manula Carmena di Podemos, ci ha denunciati per ‘istigazione all’odio’, e la polizia, con un atto assolutamente fuori dalla legge contro cui abbiamo già fatto ricorso coi nostri legali, ha sequestrato il ‘Bus che non mente’, che è tuttora rinchiuso in un parcheggio giudiziario. Altri esponenti socialisti (e popolari) e i capi delle associazioni Lgbt spagnole hanno invocato addirittura la galera”.

Il presidente Arsuaga ha tenuto un’affollatissima conferenza stampa per denunciare la gravissima violazione della libertà di opinione ed espressione, rivendicando il diritto di dire la semplice verità su un dato biologico incontestabile. “Abbiamo fatto subito preparare un camper sostitutivo, che sta girando per le principali città spagnole”. Il “Bus che non mente” ha scandalizzato, ovviamente, i bigotti dell’ideologia omologata, fra cui Chelsea Clinton, la figlia di Hillary, che ha auspicato che l’autobus non giri mai negli USA.

Dice il comunicato: “Purtroppo per lei l’ufficio americano di CitizenGO ha già avviato una campagna di raccolta fondi per portare anche per le strade americane il ‘Bus che non mente’. E in Italia? Vogliamo forse essere da meno? Assolutamente no! Se vuoi aiutarci a far girare anche per le città italiane un grande pullman del buon senso comune, che svegli le coscienze non solo sull’ideologia Gender ma anche contro l’utero in affitto, clicca qui”.

Questo è il link per partecipare alla campagna.

E sempre dalla Spagna – e chiudiamo con questa notizia, è stata creata una polizia specializzata per i reati di omotransfobia. LGBTIpol, questo il nome della neonata associazione, composta da agenti della Guardia Civil e del Cuerpo Nacional de Policía, si avvarrà nel suo operato del supporto dell’Asociación de abogados contra los delitos de odio, presieduta da Manuel Ródenas. Avverte “Osservatorio Gender” che “Il nuovo corpo di polizia arcobaleno è stato presentato lo scorso 12 gennaio presso l’ambasciata italiana di Madrid, ricevendo l’applauso entusiasta del nostro ambasciatore Stefano Sannino, dichiaratamente gay e sposato con un catalano di Barcellona, che ha così salutato l’iniziativa: ‘L’obiettivo è che tutti possiamo vivere in pace con il nostro modo di essere e che non dobbiamo più lottare quotidianamente per far valere i nostri diritti’”.La costituzione di Lgtbipol ha sollevato prevedibili polemiche tra cui quella di Rocío Monasterio, responsabile per gli Affari sociali del partito Vox, che sui social ha così criticato l’istituzione di un ente “fortemente ideologizzato”: “Abbiamo bisogno di un corpo di polizia specifico per ogni tipo di reato e movimento? Ci sarà una polizia religiosa? Un’altra per i crimini contro le persone eterosessuali?”.

In realtà l’unico esempio di polizia “dedicata” che ci venga in mente adesso è quella dei Muṭawwiʿa, in Arabia Saudita, emanazione del Comitato per l’imposizione della virtù e l’interdizione del vizio. Che, ovviamente, se mette le mani su un omosessuale, o una signora scollacciata sarebbero affari loro. Come si dice? Gli estremi si toccano; e concordano in dittatura e totalitarismo. E i mass media a tenere bordone.



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