IL PREGIUDIZIO ANTICATTOLICO, BEN ACCETTATO. LO VEDREMO ALLA PROVA NEI PROSSIMI GIORNI, CON IL BUS DELLA LIBERTÀ…

Marco Tosatti

Oggi vorrei dedicare qualche riga a un commento che mi è capitato di leggere qualche giorno fa, di Richard Doerflinger, e che ho trovato su un sito che si chiama “Catholic Philly”. Si riferisce a un evento americano, ma credo che ci riguardi da vicino, specialmente in un momento in cui le accuse e gli attacchi contro i cattolici che cercano di essere fedeli a quella che fino a quattro anni fa sembrava essere il cattolicesimo ufficiale – il Catechismo, per intenderci – si moltiplicano. Ecco il commento, nella traduzione che ne ho fatto:

“L’anti-cattolicesimo è stato chiamato ‘l’ultimo pregiudizio accettabile’. Tragicamente, si è manifestato in pieno durante l’udienza della Commissione Giudiziaria del Senato per la conferma di Amy Coney Barrett, candidata a essere un giudice d’appello federale.

Barrett, un professore alla Notre Dame Law School, è un’esperta di diritto costituzionale che ha le qualifiche per essere giudice della Corte d’Appello e Suprema. È altamente qualificata. Cattolica in un’Università cattolica, ha aiutato gli studenti e gli altri capire come conciliare il fatto di essere un buon cristiano e un buon giudice di legge.

Questo non dovrebbe essere un problema. L’Articolo VI della Costituzione richiede ai giudici e ad altri funzionari pubblici di “sostenere questa Costituzione.” Esige anche che “nessuna prova religiosa sarà mai richiesta come una qualifica a qualsiasi ufficio o carica pubblica negli Stati Uniti”.

La professoressa Barrett chiaramente sottoscrive la prima di queste clausole. Come ha detto all’udienza del Senato: “Non è mai opportuno per un giudice imporre convinzioni personali del giudice, sia che esse derivano dalla fede o da qualunque altra cosa, sulla legge.” Ma alcuni democratici sul Comitato sembra che non abbiamo mai sentito parlare della seconda clausola.

La senatrice Dianne Feinstein, D-California, ha espresso la sua preoccupazione a Barrett, basandosi sui suoi passati discorsi: “il dogma vive ad alta voce dentro di te.” (Questa strana accusa ha creato un meraviglioso effetto, dal momento che la vendita di t-shirt con su scritto “il dogma vive ad alta voce dentro di me” è diventata popolarissima tra i cattolici). Feinstein rendeva implicito che i credenti che accettano gli insegnamenti morali della loro Chiesa sono antiamericani.

Poi è venuto il senatore Dick Durbin, D-Illinois, il cui voto di approvazione al cento per cento del NARAL pro-choice America fa di lui un cattolico che la senatrice Feinstein può accettare. Durbin ha attaccato Barrett  per un articolo di una rassegna di legge del 1998; Barrett ne era co-autrice, come studente, con il professore di legge John Garvey (ora Presidente della Catholic University of America).

L’articolo discuteva il dilemma di qualcuno con obiezioni morali o religiose a qualcosa che gli viene chiesto di fare da giudice. Ad esempio, autorizzare un aborto per una ragazza minorenne o imporre una condanna a morte potrebbe presentare un conflitto di coscienza per un “cattolico ortodosso” (da cui, gli autori hanno spiegato, intendevano semplicemente qualcuno che crede alla dottrina cattolica sul punto in questione).

Tali conflitti si verificano raramente e per un giudice d’appello probabilmente mai. Questo giudice non ordina aborti o le esecuzioni, ma rivede azioni di tribunali di grado inferiore in base alla coerenza con le procedure legali richieste.

Ma se i conflitti sono inevitabili, hanno detto gli autori, il giudice non dovrebbe compromettere l’integrità della legge o la propria coscienza, ma astenersi dal caso, come qualcuno la cui “imparzialità potrebbe essere ragionevolmente messa in questione”. (Come dice l’art. 28 del Codice degli U.S.A.).

Durbin ha letto l’articolo per dire che un giudice può imporre le sue credenze sulla legge – l’aopposto di ciò che dice – e ha obbligato la candidata a uno scambuo su ciò che è “un cattolico ortodosso”. Ha anche detto che vede papa Francesco “come un cattolico decisamente buono”, senza essere coscienti del fatto che dichiarazioni del genere sono più compito del papa che sue.

Infine il senatore Al Franken, del Minnesota, ha accusato Barrett di fare comunella con gli “hate groups”, tipo il Ku Klux Klan, perché una volta ha parlato a un evento sponsorizzato dalla Alliance Defending Freedom, un istituto di difesa legale che ha vinto casi importanti in tema di libertà religiosa alla Corte Suprema. Franklin si basava sul Southern Poverty Law Center, che marchia come “hate groups” molte organizzazioni il cui unico crimine è quello di difendere opinioni tradizionali cristiane sull’aborto e sulle unioni omosessuali. In base a quelli standard, papa Francesco guida un “hate group”. Forse questi senatori volevano avvertire i cattolici che saranno svergognati dai poteri in vigore se cercano delle cariche pubbliche. Ma può darsi che riescano soltanto a far sì che sempre più cattolici si vergognino dei democratici”.

Già. Scriveva Vittorio Messori che erano tre, soprattutto, i bersagli: obesi, fumatori e cattolici. Le prime due categorie ormai sono accettate; sulla terza ci sono dei distinguo. Lo vedrete nei prossimi giorni, quando partirà il Bus della Libertà, con la rivoluzionaria scoperta che i bambini sono maschi, e le bambine femmine…

Quanto al vergognarsi, io una listarella pronta ce l’avrei…



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MISSILI USA, GAS, MENZOGNE. PELO SULLO STOMACO DELLE POTENZE OCCIDENTALI. I VECCHI TRUCCHI SERVONO SEMPRE…

Marco Tosatti

‘Aada Alìma ilà ‘iaadatiha al qadima…recita un proverbio arabo. Che vuol dire: Alìma è tornata alle sue vecchie abitudini.

Il che sembra che si attagli perfettamente al comportamento degli Stati Uniti, dei loro alleati e dei loro sostenitori per il caso siriano.

Come in Iraq nel 2003 il Segretario di Stato Colin Powell proclamava prove inoppugnabili contro Saddam per il possesso di armi di massa – che non esistevano – per dare il via al massacro di una nazione, e di più popoli, e per lanciare la grande operazione di distruzione degli equilibri in Medio Oriente, così l’episodio molto dubbio di Idlib e dei gas velenosi è servito all’amministrazione USA per bloccare a colpi di missile un possibile dialogo con Russia e Siria verso la pace in quel Paese martire.

Non è il poveretto che scrive, a sostenerlo: lo fanno decine di esperti di intelligence e diplomatici riuniti in un gruppo, Veteran Intelligence Professionals for Sanity (VIPS) che ha lanciato un appello-lettera aperta-suggerimento a Donald Trump.

Potete leggerlo su La Nuova Bussola Quotidiana.

E intanto per il massacro di decine di bambini sfuggiti all’assedio dei jihadisti, e attirati in una trappola esplosiva con il miraggio delle patatine, a opera dei “ribelli moderati” finanziati da USA, Arabia Saudita, Qatar e appoggiati un po’ di Paesi europei non è riuscito a far vibrare il pelo sullo stomaco delle grandi Potenze occidentali e dell’ONU.



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HILLARY, TRUMP. I VERI SCONFITTI SONO I GIORNALI; IN USA E ANCHE DA NOI.

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Marco Tosatti

La sconfitta più clamorosa non l’ha subita Hillary Clinton. L’ha subita un modo di fare giornalismo che più lontano da quello che dovrebbero essere le regole del gioco non potrebbe essere.

Negli Stati Uniti – e in Italia – i mass media si sono schierati spudoratamente a favore della lobby di potere e interessi guidata dai Clinton. Non solo nei commenti: oscurando notizie che avrebbero potuto danneggiare la candidata democratica, esaltando al massimo tutti i possibili elementi negativi del suo rivale, insultando – come razzisti, semi-analfabeti, bigotti e chi più ne ha più ne metta tutti coloro che non sostenevano la responsabile del disastro libico e siriano, grande alleata – e finanziata – da sauditi e Qatar.

Eppure molte delle notizie che gettavano una luce allarmante su Hillary, i suoi legami, i suoi scheletri nell’armadio giravano liberamente sui Social. Non le riprendevano i giornali legati a lei e alle persone nell’ombra che manovrano finanziamenti, sondaggi e opinione pubblica. Ma evidentemente gli elettori, loro sì, hanno visto, letto e sentito. E il buon senso, la teologia del male minore, ha prevalso.

Sarebbe interessante, da un punto di vista sociologico, riuscire a chiarire quale ruolo hanno giocato i social nel formare l’opinione dei votanti.

A dispetto della grancassa che i media negli USA (e nel nostro piccolo, anche da noi) hanno battuto senza sosta per Hillary.

Due osservazioni. La prima: questa campagna ha segnato – se mai ce ne fosse bisogno – la fine del mito del giornalismo anglosassone rispetto al resto del mondo. Come già per la copertura della guerra in Siria, i mass media hanno dimostrato la loro incapacità a svolgere un lavoro imparziale. Ma anche l’incapacità a fare il loro mestiere, cioè a cogliere elementi di dubbio e incertezza in quelle che certificavano come magnifiche sorti e progressive di Hillary.

Quanta credibilità ha perso, negli Usa e da noi, un’informazione tanto chiaramente inaffidabile?



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LE CATTOLICHE E GLI ISPANICI PREFERISCONO HILLARY A TRUMP. CONTRO IL PARERE DI NON POCHI VESCOVI.

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Marco Tosatti

Un sondaggio recentissimo sostiene che il 51 per cento dei cattolici appoggia Hillary Clinton per la Casa Bianca, contro un 40 per cento a favore di Donald Trump. Il sondaggio, reso noto il 31 ottobre, era curato congiuntamente dal  Public Religion Research Institute (PRRI) e da Policy Research and Catholic Studies dell’Università cattolica della America a Washington.

Sono gli ispanici, e le donne bianche che garantiscono il vantaggio. Nella precedente elezione, quella che vedeva Obama contro Mitt Romney, i valori erano 50 per Obama contro 48 per cento a favore di Romney

I cattolici bianchi preferiscono Trump a Hillary con il 48 contro il 41 per cento. Ma gli altri cattolici danno a Clinton un 78 per cento. E non c’è da sorprendersi che Trump abbia così poco successo con gli ispanici, vista la sua posizione sull’immigrazione clandestina e sull’idea di costruire un muro fra Messico e Stati Uniti, e di farne pagare i costi al Messico.

Nell’appoggio dei cattolici bianchi a Trump non si vedono grosse differenze fra fasce d’età. Il vantaggio è di 49 contro il 40 per cento dai 18 ai 49 anni, ed è del 47 contro il 41 per cento sopra i 50 anni di età. La grande differenza invece avviene nel genere. Gli uomini bianchi cattolici danno il 53 per cento di preferenza a Trump e il 33 per cento a Hillary; ma le donne bianche preferiscono Hillary con il 49 per cento contro il 38 per cento. Il sondaggio afferma che la divisione per genere è evidente in tutti i gruppi religiosi, ma è più marcata fra i cattolici.

In questi giorni ci sono state dichiarazioni di diversi vescovi. Ultima quella dell’arcivescovo di Denver, Samuel J. Aquila, che ha scritto sul suo giornale diocesano che “I cattolici in buona coscienza non possono appoggiare candidati che promuoveranno l’aborto. Il diritto alla vita è il più importante e fondamentale dei diritti, perché la vita è necessaria per ciascuno degli altri diritti. Ci sono temi che possono essere dibattuti legittimamente dai cristiani, per esempio quali politiche siano più efficaci per occuparsi dei poveri, ma l’uccisione diretta della vita umana innocente deve essere contrastata in ogni momento da ogni seguace di Gesù Cristo”. Ora è noto che Hillary Clinton è appoggiata e finanziata da Planned Parenthood, la più grande – e discussa – organizzazione di promozione dell’aborto negli Stati Uniti e a livello mondiale, e sostiene l’aborto praticamente fino al momento della nascita. Per vedere la posizione di alcuni vescovi cliccate su questo link. E su questo.



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LA GUERRA DEI CLINTON (E DI OBAMA) AI CATTOLICI USA. CHI CONSIGLIA LE SINGOLARI SCELTE DEL VATICANO?

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Marco Tosatti

L’arcivescovo di Filadelfia, Charles J. Chaput, ha scritto sul giornale diocesano della sua città dei danni provocati dalle iniziative di infiltrazione organizzate dal gruppo di potere Obama-Clinton nei confronti della Chiesa cattolica americana, nel tentativo di farle abbandonare, a almeno rallentare, la sua battaglia per la difesa della vita e della libertà religiosa. Ve ne riportiamo alcuni passi, rimandando i lettori che sono a loro agio con l’inglese al reportage di Kevin J. Jones per Catholic News Agency.

Chaput incontrò due esponenti di Catholics United, un’organizzazione parareligiosa di appoggio ai democratici e alla cultura di Obama. “Fu un’esperienza interessante – scrive -. Entrambi erano ovviamente agenti della campagna di Obama e del Partito Democratico, creature di una macchina politica, non uomini di Chiesa; meno interessati all’insegnamento cattolico che alla sua influenza. E presumibilmente, per loro, i vescovi erano abbastanza ottusi da essere usati come strumenti, o almeno per impedire loro di aiutare l’altra parte”.

Catholics United è balzato agli onori delle cronache dopo essere stato menzionato nelle e-mails hackerate dall’account di John Podestà il manager della campagna di Hillary Clinton, e già chief of staff di Bill, oltre che ex presidente del Center for American Progress, un think-tank.

Sandy Newman, presidente dell’organizzazione Voices for Progress, scrisse a Podestà in merito all’opposizione che la Chiesa cattolica faceva al piano sanitario di Obama, che prevedeva che i dispensari cattolici fornissero non solo anticoncezionali, ma anche pillole abortive.

“Ci vuole una Primavera Cattolica, in cui i cattolici stessi chiedano la fine di una dittatura medievale e l’inizio di una piccola democrazia e rispetto per l’eguaglianza di genere nella Chiesa”, e suggeriva l’idea di “piantare i semi di una rivoluzione”.

Podestà rispondeva: “Abbiamo creato Cattolici in Alleanza per il bene comune per organizzare un momento come questo. Ma credo che manchi la leadrship…dovrà essere un movimento dal basso”.

Scrive Chaput (che non è affatto vicino ai repubblicani, anzi) : “i due uomini speravano che i miei confratelli vescovi e io stesso vorremmo resistere a identificare la posizione della Chiesa su un singolo tema (leggi: aborto) e politiche partigiane”.

E tuttavia “Grazie al loro lavoro e ad attivisti come loro, i cattolici americani hanno dato una mano a eleggere un’amministrazione che è stata la più testardamente ostile da molte generazioni verso le istituzioni religiose, i credenti, le loro preoccupazioni e la libertà. IL danno culturale fatto dalla Casa Bianca ha, apparentemente, reso non necessario il corteggiamento dei vescovi americani. Ma dal male si può sempre passare al peggio”. Sulle elezioni attuali lamenta che in un Paese dove l’idea di scelta è “la religione di Stato non ufficiale” il menù a disposizione “sia rimarchevolmente piccolo”.

Catholics United dopo il 2008 ha dato vita a iniziative critiche della Chiesa; hanno ricevuto finanziamenti dalla Gill Foundation e dalla Arcus Foundation, creature di due attivisti LGBT impegnati nel finanziamento a gruppi di dissenso cattolico. E Catholics in Alliance for Common Good, organizzazione sorella, ha ricevuto finanziamenti – centinaia di migliaia di dollari – dalla Open Society Foundation di George Soros.

Tutto questo trova sponde in Vaticano? Sembra proprio di sì, in particolare fra il ristretto cerchio al vertice, e nel Consiglio dei Nove. Ma questa è un’altra storia. Qui ci limitiamo a rilevare, come abbiamo già fatto l’incongruenza fra le recenti nomine vescovili – e cardinalizie – negli Stati Uniti con quello che il Pontefice dice riguardo a temi come l’aborto, le unioni omosessuali e in generale l’ideologia Gender. C’è un evidente, prolungato attacco portato contro i valori, e i fedeli cattolici, ma i consiglieri del Pontefice propongono scelte che sembrano in linea più con gli aggressori che con gli aggrediti.



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PAPA, ECOLOGIA. UNA RICERCA USA AFFERMA CHE LA “LAUDATO SÌ” NON HA AVUTO GLI EFFETTI SPERATI. ANZI…

 

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Marco Tosatti

Una ricerca pubblicata negli Stati Uniti afferma che il forte appello del Pontefice per un’azione più incisiva sul cambiamento di clima non avrebbe prodotto fino a questo momento un impatto efficace sulla maggioranza del pubblico. La ricerca è focalizzata soprattutto sull’area sociale e politica degli Stati Uniti; ma presenta comunque aspetti generali di interesse applicabili a una sfera più ampia degli States.

“Il Papa e la sua lettera enciclica non sono riuscite a suscitare un ampio appoggio sul climate change fra i cittadini degli Stati Uniti” ha dichiarato al Guardian Nan Li, responsabile della ricerca della Texas Tech University. “I cattolici conservatori che sono sottoposti a una pressione incrociata della difficile conciliabilità fra i unti di vista dei loro alleati politici e la loro autorità religiosa tendono a svalutare la credibilità del papa su questo argomento cos’ da risolvere la dissonanza cognitiva che sperimentano”.

Il riferimento è naturalmente all’enciclica “Laudato sì”, resa noto nel giugno del 2015, la prima enciclica a tema esclusivamente ecologico mai pubblicata da un papa. Christiana Figueroa, che all’epoca era responsabile Onu per questo tema, dichiarò che “Papa Francesco è impegnato personalmente su questo tema come nessun altro papa prima di lui”.

La ricerca, pubblicata sulla rivista specializzata Climatic Change suggerisce però che l’impatto potrebbe essere stato molto minore rispetto a quanto previsto. La ricerca si è sviluppata su una base di 2755 individui, fra cui più di 700 cattolici, un campione nazionale degli Usa. Il 22.5 per cento degli intervistati aveva avuto notizia dell’enciclica. Ma a quanto pare secondo i ricercatori l’enciclica non sembra essere legata a livelli più alti di preoccupazione per quanto riguarda il climate change. Secondo i ricercatori, gli effetti della consapevolezza dell’enciclica erano piccoli, sebbene gli effetti fossero legati a opinioni più polarizzate. I conservatori cattolici, e non cattolici, tendevano a essere meno preoccupati per il climate change di quanto non lo fossero i liberals in generale. E quanto più ci si spostava a destra nello spettro politico, la credibilità del Pontefice sull’argomento calava. “In finale, se l’appello ecologico del papa può aver aumentato le preoccupazioni di qualcuno sul climate change, si è ritorto contro di lui nei conservatori, cattolici e non cattolici, che non solo hanno fatto resistenza al messaggio, ma hanno difeso le loro opinioni pre-esistenti svalutando la credibilità del papa sul climate change”, scrivono gli autori.

Per quanti siano interessati, ma non vogliano compulsare l’intera ricerca, alleghiamo due estratti in originale tratti dalla parte finale del lavoro.

“Laudato Si’ is the first encyclical devoted to environmental issues. Its release focused additional media attention on the climate change issue debated for decades. Acknowledging the scientific consensus regarding global warming, Pope Francis highlighted the disproportionate risks to the world’s poor and declared addressing the issue to be a moral imperative. Although the encyclical did not have broad effects on overall acknowledgement of and concerns about climate change, people who had heard about the encyclical appeared to be more polarized than those unaware of the document. Among liberals, those who had heard about it were more concerned about climate change and perceived more risks than those indicating no awareness; the opposite was true for conservatives.

Although Catholics did not appear to be more influenced by the encyclical than non-Catholics, they did attribute higher credibility to the Pope on climate change than non-Catholics, suggesting that Catholics may be more receptive to the Pope’s message. However, among Catholics who had not heard of the encyclical, political leaning was strongly associated with climate change beliefs and perception of papal credibility. Catholics’ attitudes toward climate change and the Pope were even more polarized among those aware of the papal document. In sum, while Pope’s environmental call may have increased some individuals’ concerns about climate change, it backfired with conservative Catholics and non-Catholics, who not only resisted the message but defended their preexisting beliefs by devaluing the pope’s credibility on climate change.

These results suggest that the worldviews, political identities, and group norms that lead conservative Catholics to deny climate change override their deference to religious authority when judging the reality and risks of this phenomenon. Because conservatives tend to expect individual societies to secure their own well-being without assistance or interference from others (Kahan et al. 2011), the pope’s justification for action holds limited moral authority for conservatives. As a result, many Catholics with conservative political views were either ambivalent or opposed to the Pope’s message. The ambivalence and opposition motivated conservative Catholics to devalue the pope’s credibility on the issue.In conclusion, highlighting the harms and injustices associated with climate change did not activate immediate moral intuitions even when the message came from a high-profile and respectful religious leader. To increase climate change concerns, other moral foundations should be recognized. For example, prior scholarship shows that framing climate change as an issue of religiously required stewardship has increased the salience of the subject among some traditionally skeptical audiences (Markowitz and Shariff 2012). Also, strategically developed messages that leverage the credibility of scientific organizations respected by both parties (i.e. NASA) persuaded even conservatives to reject a message suggesting the recovery of Arctic ice (Jamieson and Hardy 2014). Empirical evidence also reveals potential opportunities for non-political leaders and scientists to leverage their credibility by conveying comprehensible facts while framing messages that directly speak to audiences’ ideologies and value-driven concerns (Nisbet and Scheufele 2009). Communication efforts should therefore provide diverse pathway by which individuals with different cultural values and political views can come to a shared belief regarding the need for action”.



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SE LA ROTA CENSURA CINQUE DISCORSI DI GIOVANNI PAOLO II SULLE NULLITÀ (IN INGLESE)….

 

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Marco Tosatti

La Sacra Romana Rota, quatta quatta, fa sparire dal sito web in inglese cinque importanti discorsi di Giovanni Paolo II ai giudici del massimo tribunale vaticano in tema di matrimoni e nullità. Ora quei testi sono disponibili solo in italiano.

L’allarme è stato dato da Bai Macfarlane, fondatrice e attivista di un sito statunitense, Mary’s Advocates, che si occupa di matrimoni cattolici, e di come tutelare i coniugi che senza colpa loro subiscono una separazione o un divorzio. Come è noto, ogni anno il Pontefice rivolge un discorso al Tribunale della Rota Romana in cui fa il punto della situazione, e offre istruzioni, spesso piuttosto precise, su come comportarsi nel decidere o meno se un matrimonio è inficiato sin dall’inizio.

Fra i discorsi spariti, già da vari mesi, a quanto sembra, ce n’è uno, quello tenuto il 5 febbraio 1987 di particolare importanza. In esso, fra l’altro, San Giovanni Paolo II diceva:

“L’arduo compito del giudice di trattare con serietà cause difficili, come quelle concernenti le incapacità psichiche al matrimonio, avendo sempre presente la natura umana, la vocazione dell’uomo, e, in connessione con ciò, la giusta concezione del matrimonio è certamente un ministero di verità e di carità nella Chiesa e per la Chiesa. È ministero di verità, in quanto viene salvata la genuinità del concetto cristiano del matrimonio, anche in mezzo a culture o a mode che tendono ad oscurarlo. È ministero di carità verso la comunità ecclesiale, che viene preservata dallo scandalo di vedere in pratica distrutto il valore del matrimonio cristiano dal moltiplicarsi esagerato e quasi automatico delle dichiarazioni di nullità, in caso di fallimento del matrimonio, sotto il pretesto di una qualche immaturità o debolezza psichica dei contraenti. È servizio di carità anche verso le parti, alle quali, per amore della verità, si deve negare la dichiarazione di nullità, in quanto in questo modo sono almeno aiutate a non ingannarsi circa le vere cause del fallimento del loro matrimonio e sono preservate dal rischio probabile di ritrovarsi nelle medesime difficoltà in nuova unione, cercata come rimedio al primo fallimento, senza aver prima tentato tutti i mezzi per superare gli ostacoli sperimentati nel loro matrimonio valido. Ed è infine ministero di carità verso le altre istituzioni o organismi pastorali della Chiesa in quanto, rifiutando il Tribunale ecclesiastico di trasformarsi in una facile via per la soluzione dei matrimoni falliti e delle situazioni irregolari tra gli sposi, impedisce di fatto un impigrimento nella formazione dei giovani al matrimonio, condizione importante per accostarsi al sacramento…”.

Come ben sappiamo, quello del matrimonio, e del divorzio, oltre che dell’annullamento, è terreno scottante nella Chiesa in questi mesi. In particolare per le divisioni, confusioni e polemiche che ancora agitano il cammino dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia.

Nell’estate del 2015, alla vigilia della seconda tappa del Sinodo sulla Famiglia, il Pontefice ha emanato tramite la Rota nuove direttive che dovrebbero rendere il processo di annullamento più veloce e poco costoso. C’è chi ha parlato di divorzio cattolico, sostenendo che in certi casi l’annullamento sarebbe più veloce del divorzio breve. E il decano della Rota, Pinto, è stato criticato da alcuni per avere con troppo zelo assecondato una volontà forse iper-semplificatrice di una materia complessa; oltre che per le difficoltà create alle diocesi con la nuova normativa.

E per chiudere con l’elenco delle polemiche, ricordiamo che nel giugno scorso il Pontefice aveva commentato a braccio che “una grande maggioranza dei nostri matrimoni sacramentali sono nulli”. Anche se il giorno il testo pubblicato dalla Sala Stampa leggeva: “Una parte dei nostri matrimoni sacramentali sono nulli”.

Comunque, resta il fatto che dal sito web della Rota gli imbarazzanti – perché “duri” – discorsi di Giovanni Paolo II sono scomparsi. In inglese; e possiamo ricordare che i tribunali diocesani degli USA sono stati spesso accusati di essere troppo di manica larga. (97.5 per cento di annullamenti, dice Bai Mafarlane).

Bai Mafarlane ha postato su Youtube un Video che documenta la sparizione.



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NUOVI CARDINALI. USA, BELGIO: SCELTE A SENSO UNICO. IL GOVERNO OMBRA DEL PAPA

Marco Tosatti

 

Se qualcuno nutriva qualche dubbio sullo sbilanciamento ideologico – e “politico” di questo regno pontificale le ultime nomine cardinalizie l’hanno certamente dissipato.

Ma non hanno dissipato invece una domanda che solo qualche giorno fa ci ponevano: perché certe dichiarazioni molto forti del papa non trovano poi riscontro nella scelta degli uomini?

In Georgia ha parlato di una guerra mondiale contro il matrimonio portata avanti dall’ideologia “Gender”. Parole fortissime, confermate, con qualche tocco più soffice verso le persone, a voler dire che il papa non ce l’ha né con gli omosessuali né con i trasgender, il giorno dopo, nella conferenza stampa in aereo.

Uno dei luoghi in cui questa guerra mondiale è più violenta sono gli Stati Uniti, dove l’amministrazione Obama (e quella possibile di Hillary Clinton) esplicitamente vogliono ridurre il campo di azione delle religioni.

Bene, pensi: fra i nuovi cardinali potrebbero esserci allora, arcivescovi di città importanti come Los Angeles e Filadelfia, noti per la chiarezza delle loro posizioni. Invece no: le nuove berrette vanno a Cupich, di Chicago, e Tobin, di Indianapolis. Entrambi in lista progressista. Di sicuro non noti per l’impegno nella battaglia per vita, famiglia e contro l’indottrinamento ideologico gender. E infatti quello che secondo alcuni è uno degli spin doctor del Pontefice, il direttore di Civiltà Cattolica, Antonio Spadaro sj, in un tweet commentava: “I nuovi cardinali uno spostamento via dalle guerre culturali degli USA”. (Vedi foto)

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Ma come? Non c’era una guerra mondiale contro la famiglia? C’è un incendio, e mandiamo ad affrontare le fiamme persone che soffrono di fobia per l’acqua? Un discorso assolutamente analogo può essere fatto per il nuovo cardinale di Bruxelles, De Kesel. Il suo predecessore è stato aggredito fisicamente, per la sua posizione contro il Gender, ma niente berretta. Anzi via di corsa allo scadere esatto del mandato.

De Kesel, che finora è noto soprattutto per aver distrutto una comunità sacerdotale fiorente di vocazioni e amata dalla gente, invece diventa subito cardinale.

Non so che risposte dare a un comportamento che può apparire doppio, o schizofrenico. Probabilmente ci sono ragioni profonde che nella mia semplicità mi sfuggono.

Sono comunque scelte che rientrano nell’ambito personalissimo di una gestione che più personale di così sarebbe difficile immaginare. C’è chi parla in Vaticano e fuori, della realtà di un “governo ombra”, in cui giocherebbe un ruolo di “hub” il super uomo di fiducia del Pontefice in Vaticano, il prefetto per il Clero, Beniamino Stella, ex diplomatico. Il “Consiglio” segreto sarebbe composto poi da cardinali vecchi amici del papa, come Kasper, Danneels (grande protettore di De Kesel), Murphy O’Connor, Mahony, che darebbe il suo consiglio per gli Stati Uniti. Sia Danneels che Mahony e anche Murphy O’Connor hanno avuto problemi più o meno grandi con la gestione di casi di abusi. E poi ci sarebbero le “new entry”: il segretario del Sinodo, il card. Baldisseri, e l’arcivescovo di Vienna, Schönborn. Sono tutti loro, più che i trascurati titolari di uffici in Curia, ad avere la chiave per le orecchie e il cuore del Pontefice regnante.

 

PAPA FRANCESCO HA FALLITO? SE LO CHIEDE IL NEW YORK TIMES…

MARCO TOSATTI

 

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Papa Francesco ha fallito? Non se lo chiede il vostro povero blogger, ma la domanda è il titolo di un editoriale del New York Times, firmato Matthew Schmitz, che è anche il responsabile di “First Things”. Ve ne proponiamo qualche brano perché difficilmente potreste trovare qualche cosa di analogo sui giornali italiani, fatta salva qualche rara eccezione. E molto difficilmente sulle più grandi testate.

L’editorialista ricorda l’elezione, e lo stupore per le scelte fuori protocollo e fuori programma. “Gli osservatori hanno predetto che il calore, l’umiltà e il carisma avrebbe creato un ‘Effetto Francesco’, riportando cattolici dispersi in una chiesa che non sembrava più così proibitiva e fredda”.

Schmitz ricorda che un biografo del Papa aveva predetto che la posizione morbida di Bergoglio in tema di comunione ai divorziati risposati “potrebbe dare vita a un ritorno su larga scale alle parrocchie”.

Ma a dispetto della sua popolarità le previsioni si sono avverate? “I cattolici stanno ritornando? Negli Stati Uniti, per le meno, questo non è accaduto. I risultati di una ricerca del Centro specializzato della Georgetown University suggeriscono che non c’è stato un effetto Francesco. O, almeno, non positivo. Nel 2008 il 23 per cento dei cattolici americani andavano a messa ogni domenica. Otto anni più tardi la presenza alle messe è rimasta più o meno identica, il 22 per cento”. E dati non confortanti vengono anche dal mercoledì delle ceneri: nel 2008 il 50 dei Millennials aveva ricevuto le ceneri, e quest’anno erano solo il 41 per cento. “A dispetto della popolarità personale del Papa, i giovani sembrano allontanarsi dalla fede”.

Schmitz pensa che le frequenti e ripetute accuse del Pontefice verso i cattolici siano una delle componenti del fenomeno. “Descrive i sacerdoti delle parrocchie come ‘piccoli mostri’, che ‘gettano pietre’ ai poveri peccatori. Ha diagnosticato il personale di Curia come malato di ‘Alzheimer spirituale’. Sgrida gli attivisti pro-life per la loro ‘ossessione’ dell’aborto”, e così via.

“Queste denunce demoralizzano i cattolici fedeli, senza offrire a quelli che si sono allontanati una buona ragione di tornare. Perché unirsi a una Chiesa i cui preti sono piccoli mostri e i cui membri amano tirare pietre? Quando il papa in persona esalta gli stati spirituali interni sull’osservanza del rito, c’è poco motivo di mettersi in fila per la confessione, o svegliarsi per andare a messa”.

Schmitz osserva che anche sul piano delle riforme le aspettative sono andate deluse. E afferma: “Francesco ha costruito la sua popolarità a spese della Chiesa che guida. Ma quelli che vogliono vedere una Chiesa più forte devono attendere un tipo diverso di papa…confrontare un’età ostile con le singolari pretese della fede cattolica può non essere popolare, ma nel tempo può rivelarsi più efficace. Anche Cristo fu accolto dalle beffe della folla”.

 



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”. I blog de La Stampa nella riorganizzazione del sito web scompariranno a breve. 

Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.

WEIGEL: I VESCOVI USA SONO CONFESSORI, NON CULTURE WARRIORS.

Marco Tosatti

Culture warriors, guerrieri culturali, per identificare chi si oppone alla cultura dominante in materia, per esempio, di aborto o di eutanasia o di matrimonio fra uomo e donna, è diventato un insulto, nella Chiesa di oggi. Impugnato all’interno della Chiesa da chi magari fino a qualche tempo fa era un paladino dei valori non negoziabili e adesso parla solo di migranti e misericordie varie. Ma tant’è…gli esseri umani non sono molto cambiati negli ultimi diecimila anni, comprese alcune caratteristiche quali il cupio serviendi.

L’accusa, o il rimprovero, viene brandito in particolare contro i vescovi USA, che nella loro maggioranza appoggiano battaglie pro-vita (il loro presidente è stato fotografato mentre recitava il rosario davanti a una clinica abortista, chissà che succederebbe se lo sapesse mons. Galantino…).

A questo proposito ho letto ieri, e ve lo passo volentieri un articolo dello scrittore americano Georg Weigel, grande biografo di san Giovanni Paolo II. Ecco l’articolo in originale, di cui ho tradotto alcuni passi.

weigel

Weigel prende spunto da una massiccia opera storica di Francis Parkman sugli Stati Uniti, pubblicata alla fine del XIX secolo, e apprezza il suo “acuto insight nel futuro…la sua prosa è un po’ vecchio stile, ma il messaggio è esattamente contemporaneo nella stagione elettorale”.

In particolare Weigel sottolinea questa frase: “(Gli americani)..sono diventati una nazione che può sfidare ogni nemico, a parte il più pericoloso dei nemici, se stessa, destinata a un futuro maestoso se eviterà gli eccessi e le perversioni dei principi che l’hanno fatta grande…”.

A questo punto Weigel entra nel tema che ci interessa: “Per alcuni anni ormai vescovi cattolici coraggiosi hanno affrontato una sfida simile: evitare una ‘perversione dei principi’ su cui riposa la democrazia americana”. Nel fare ciò, continua Weigel, questi vescovi hanno seguito la chiamata del Vaticano Secondo. “Il loro è stato un reale servizio pubblico, nello sfidare i cattolici a dare al Paese una nuova nascita di libertà rettamente compresa”, compresa la dignità della persona umana.

“Per le loro fatiche questi vescovi ora sono derisi in alcuni ambienti come ‘culture warriors’. E’ un titolo che Sant’Agostino, San Carlo Borromeo e San Giovanni Paolo II (quando era arcivescovo a Cracovia) avrebbero visto come una descrizione adeguata delle loro responsabilità nel momento in cui fronteggiavano aggressioni culturali di vario tipo. Ma il termine giusto per i vescovi americani che hanno lanciato una sfida simile a quella di Francis Parkman è un altro, che potrebbe essere applicato ad Agostino, Borromeo e Wojtyla: ‘confessori’, un sinonimo per difensori della fede”.

 





Cari amici,

fra breve La Stampa chiuderà/ha già chiuso in parte – la sezione dei Blog dei giornalisti.

Nel piano generale di riorganizzazione del sito è stato deciso di eliminare la sezione blog. Una decisione che era nell’aria da vari anni, e che, a quanto pare, si è scelto ora di concretizzare perché, dicono, i blog portano poco traffico, sono difficili da vedere e sono superati come strumento di diffusione delle news online.

Questa decisione ovviamente riguarda anche San Pietro e Dintorni.

Ferma restando la mia collaborazione con La Stampa, ho pensato di mantenere il rapporto quasi quotidiano, e colloquiale con voi creando un blog personale su Word Press.

Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.

Spero che questo nuovo cammino che intraprendiamo insieme risulti interessante e fruttuoso per tutti.