PUNTA (VELENOSA) DI STILUM CURIAE…NON ABBIATEVENE A MALE :-))) (1)

 

Non capisco perché alcuni protestino e si irritino per l’articolo scritto a due mani da Antonio Spadaro, della Compagnia di Gesù, e da Marcelo Figueroa, pastore presbiteriano argentino, contro gli evangelici americani e un po’ di cattolici – sempre americani – non abbastanza di sinistra. È giusto e normale che nel clima ecumenico che viviamo l’Osservatore Romano dia spazio anche alle voci di cristiani di confessioni diverse dalla cattolica.

 








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PALERMO. IL VESCOVO IN BICICLETTA TOGLIE LA PARROCCHIA E IMPONE IL SILENZIO AL PRETE CRITICO.

 

Marco Tosatti

Il Vescovo di Palermo, Corrado Lorefice, ha imposto a don Alessandro Minutella di lasciare la parrocchia di cui è responsabile entro quindici giorni, di mantenere il più rigoroso silenzio e di prendersi un periodo di riposo. Qui sotto l’annuncio pubblicato da don Minutella stesso, che alle 17.30 in parrocchia spiegherà il provvedimento, motivato, a quanto sembra, dal suo non essere “in comunione ecclesiale”.

Don Minutella è molto critico dell’attuale situazione ecclesiale.

Chi è interessato può sentire questa sua omelia-annuncio, pubblicata su Facebook il 25 marzo, in cui si convoca per il 22 aprile prossimo, al Palazzetto dello Sport Palaferroli di Verona, un raduno di preghiera e di fede, per una resistenza cristiana dei cattolici stufi dell’eresia strisciante “portata avanti dal governo stesso della Chiesa”. I partecipanti devono venire con la corona del Rosario, e si consiglia di far precedere l’evento da un’ora di adorazione eucaristica notturna. Le iscrizioni, dice don Minutella nel suo appello si fanno direttamente su Facebook a Radio Domina Nostra. “Portate bandiere bianche e gialle del Vaticano – chiede il sacerdote – quella bellissima bandiera con le chiavi di San Pietro”. E sarà chiesta una benedizione al Santo Padre Benedetto XVI. “Scendiamo in campo prima che tocchino la Santa Messa”.

Nel suo annuncio- omelia di circa quindici minuti il sacerdote sottoposto a sanzioni dal vescovo di Palermo, non le manda a dire; e vuole esprimere, così afferma, il disagio di tanti cattolici che non hanno voce, e che stanno vivendo “una stagione di profondo smarrimento”, per una Chiesa che sta preparando “una forma di sintesi di tutte le eresie del passato”, nelle “sabbie mobili di una teologia liquida, un falso modello di Chiesa”. Una Chiesa “confusa, bizzarra e stravagante, a volte ridicola”. C’è un “imperante relativismo morale che in Benedetto XVI aveva trovato un argine, grazie anche allo straordinario dono del Concilio Vaticano II”.

Ma dopo la rinuncia, e nel tempo attuale “Quelli che erano diventati antipapisti ora sono diventati ultrapapisti, quasi idolatri. L’eucarestia è diventata pane del cammino, cibo di fraternità senza più nemmeno un minimo accenno qualche volta forse timido alla presenza reale”. Una Chiesa in anarchia, che pratica, in Italia, “un’amnesia colpevole” su temi come aborto, eutanasia, divorzio e gender”, che vive “un maniacale e ossessionato bisogno di ecumenismo”, con il rischio di una “sincretismo pancristiano e forse panreligioso”.

Prima delle sanzioni prese da mons. Lorefice, don Minutella avvertiva che “Il Sinedrio vuole zittire chi non è d’accordo”, chi è choccato dalle “corse in bicicletta all’altare e dagli aperitivi finali dopo la messa al posto del ringraziamento”. L’accenno è al vescovo di Palermo a cui fu regalata una bicicletta e che vi salì subito, in cattedrale, con le vesti liturgiche e la mitra, come si vede dalla fotografia.

Don Minutella fa i nomi di Enzo Bianchi, Alberto Melloni, Antonio Spadaro, Bruno Forte e Walter Kasper come i protagonisti di questa Chiesa del dialogo e della misericordia che sotto quelle parole “Nascondono l’arma della condanna dell’emarginazione e del sospetto verso chi non si omologa al loro pensiero”.

Don Minutella critica gli ipertradizionalisti che guardano questa Chiesa “agonizzante” e “Un governo che si presenta con il volto della misericordia e del dialogo e che invece sta diffondendo sempre di più un clima di terrore e di paura quasi alla maniera delle dittature di sapore populista”, aggiungendo che “chi esprime disagio non sono farisei dal cuore duro”, ma persone che amano la Chiesa cattolica. Per questo, in un momento in cui “l’eresia è portata avanti dal governo stesso della Chiesa” tocca ai cattolici resistere. Don Minutella usa il termine greco upomoné, perseveranza, fermezza, resistenza non in senso politico o di rivoluzione, ma “difesa della sana dottrina fino a quando il Signore non tornerà”, contro “i diktat della falsa chiesa”.

Annuncia che è un tempo di martirio, “dovremo soffrire, forse io per primo, forse sarò sospeso, sottoposto a sanzioni canoniche, un sacerdote che ha dato la vita al suo ministero e alle anime, come è sotto gli occhi di tutti, ci tocca essere condannati , ma tenere la fiaccola cattolica accesa in attesa che la bufera del falso profeta si esaurisca ai piedi della Donna vestita di sole”.

Don Minutella cita spesso l’Apocalisse: siamo nel tempo del Drago Rosso, dice. Chiede a tutti di venire allo scoperto, e al Papa, prima di recarsi a Fatima, di chiarire la sua risposta ai Dubia, dicendo che non vuole permettere la comunione ai divorziati risposati. “Ci aggrappiamo al Concilio vaticano II”, dice ancora, ricordando che grandi santi, come Sant’Atanasio e Sana Teresa d’Avila subirono sanzioni e corsero rischi canonici per difendere la fede e il cattolicesimo.



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A.L. UN VESCOVO USA: IL VANGELO DI IERI SPIEGA PERCHÉ LA CHIESA HA SEMPRE NEGATO LA COMUNIONE AI DIVORZIATI RISPOSATI.

Marco Tosatti

L’Amoris Laetitia, in assenza di una risposta chiarificatrice del Pontefice Regnante ai Dubia espressi dai cardinali, continua a generare interpretazioni e problemi. Qualche giorno fa abbiamo visto quello che diceva un vescovo austriaco, stampando la lettera di un suo amico, un sacerdote tedesco in missione in America Latina. Oggi vediamo che in contesto del tutto diverso il vescovo di Bismarck, negli Stati Uniti, David Kagan pensa a quello che molti hanno forse pensato ieri, quando è stato letto il Vangelo del giorno. E’ Gesù che parla. “Fu pure detto: ‘Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio’. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio”.

Imbarazzante, mi sembra. Perché è così esplicito e definitivo, ed è Gesù che parla, non uno degli scribi o dei farisei. E infatti il vescovo Kagan, su Twitter, posta: “Leggete il Vangelo di oggi. Non c’è da sorprendersi che la Chiesa abbia sempre insegnato che i divorziati e risposati non possono ricevere la Santa Comunione. Sesto comandamento”.

Sempre il vescovo Kagan, il 9 febbraio, postava su Twitter: “Su che cosa è basato quello che è l’insegnamento definitivo sul matrimonio della Chiesa? Leggete la prima lettura di oggi dalla Genesi. Quella è la verità, nessun’altra”.

La lettura era la seguente: “Il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda». Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli animali selvatici, ma per l’uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse: «Questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne. La si chiamerà donna, perché dall’uomo è stata tolta». Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne. Ora tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, e non provavano vergogna”.

Personalmente, credo che il problema esista, bello grande, e che non sia un problema ideologico o di gente che non vuole bene a questo Pontefice. Magari persone che per buona parte della loro vita si sono date da fare per difendere Chiesa e papi contro venti e maree. Il fedele comune, sentendo queste parole delle letture, trova difficile fare due più due eguale a cinque. Anche se magari a qualcuno, se è gesuita, o teologo, riesce. Ma noi siamo povera gente.



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MALTA, COMUNIONE AI DIVORZIATI RISPOSATI, CONTRO IL CATECHISMO. NUOVE VOCI CHIEDONO AL PAPA UNA RIPOSTA DI CHIAREZZA AI DUBIA.

Marco Tosatti

La conferenza episcopale maltese – cioè l’arcidiocesi di Malta, (Charles Scicluna, nella foto) e la diocesi di Gozo – hanno emanato un documento che si intitola: “Criteri per l’applicazione del capitolo VIII di Amoris Laetitia”. Nella nostra traduzione dall’inglese, recita così: “Attraverso il processo di discernimento, dovremmo esaminare la possibilità della continenza coniugale. A dispetto del fatto che questo ideale non è affatto facile, ci possono essere coppie che, con l’aiuto della grazia, praticano questa virtù senza mettere a rischio altri aspetti della loro vita insieme. D’altra parte, ci sono situazioni complesse dove vivere ‘come fratello e sorella’ diventa umanamente impossibile e crea un danno maggiore. Se come risultato del processo di discernimento, intrapreso con ‘umiltà, discrezione e amore per la Chiesa e il suo insegnamento, in una sincera ricerca della volontà di Dio e un desiderio di dare una risposta perfetta ad essa’ la persona separata o divorziata che sta vivendo una nuova relazione riesce, con una coscienza informata ed illuminata , a riconoscere e a credere che lui o lei è in pace con Dio, a lui o lei non può essere impedito di partecipare ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucarestia”.

E’ evidente che questa disposizione contrasta in maniera clamorosa con il Catechismo della Chiesa Cattolic in vigore, dove dice, al N.1650: “Oggi, in molti paesi, sono numerosi i cattolici che ricorrono al divorzio secondo le leggi civili e che contraggono civilmente una nuova unione. La Chiesa sostiene, per fedeltà alla parola di Gesù Cristo (« Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio »: Mc 10,11-12), che non può riconoscere come valida una nuova unione, se era valido il primo matrimonio. Se i divorziati si sono risposati civilmente, essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la Legge di Dio. Perciò essi non possono accedere alla Comunione eucaristica, per tutto il tempo che perdura tale situazione. Per lo stesso motivo non possono esercitare certe responsabilità ecclesiali. La riconciliazione mediante il sacramento della Penitenza non può essere accordata se non a coloro che si sono pentiti di aver violato il segno dell’Alleanza e della fedeltà a Cristo, e si sono impegnati a vivere in una completa continenza”. Oltre a documento magisteriali che abbiamo già citato in questo articolo.

E’ molto difficile negare che la confusione, da questo punto di vista, sia grandissima nel mondo cattolico; che non si tratta solo (ma quando mai lo è stato, onestamente?) di quattro cardinali che non riescono ad ottenere una risposta dal Papa su questioni astratte di dottrina; e che la situazione invece di appianarsi, come forse avrebbero sperato gli strateghi dell’ambiguità dei due Sinodi sulla Famiglia, va peggiorando, e il problema si allarga. E il rumore non si sente solo nelle “sacrestie”, come ha dichiarato padre Antonio Spadaro, il portavoce non ufficiale di Santa Marta. Laici e persone ordinate esprimono un disagio che appare diffuso.

Consigliamo a chi conosce l’inglese di leggero questo commento di The Wanderer, di cui traduciamo qualche frase:

“Il tempo del silenzio su questo tema fra cardinali, vescovi e preti è trascorso. Non fate errori su questo: è un avvenimento che ha tracciato una linea nella sabbia che avrà conseguenze sul futuro immediato della Chiesa Cattolica. Chi rimane in silenzio su questo tema sarà complice delle sue conseguenze. Tristemente il Vaticano, attraverso l’intimidazione e in un modo quasi dittatoriale, ha cercato di dipingere i quattro cardinali e quelli che li appoggiano come se volessero rovesciare il Papa”.

“Con tutto il dovuto rispetto, il silenzio del Papa su questo tema e gli attacchi continui ai quattro cardinali allargano le divisione crescente nella Chiesa…alcuni punti il Papa li può risolvere, e questo è uno di essi. Non il suo portavoce, non i suoi rappresentanti, ma il Pastore dei Pastori, il Papa, il rappresentante di Cristo in terra, deve rispondere e guidare il gregge quando questioni di questa portata emergono. E dopo tutto, sono proprio le parole del Papa che hanno creato la controversia. Santità, la vostra guida è necessaria, affidata da Dio stesso. Il vostro silenzio su questo tema ha solo dato fuoco e provocato lo scisma di fatto che sta avvenendo”.

Ma perché il Papa non risponde? Torniamo a padre Spadaro, nella sua intervista al Religion News Service

“Papa Francesco distingue fra due tipi di opposizione: c’è l’opposizione che è critica di persone che tengono alla Chiesa. Loro amano la Chiesa. Vogliono, in buona coscienza, il bene della Chiesa. Ma c’è un altro tipo di opposizione, che vuole solo imporre la propria visione, che è un’opposizione ideologica. Il Papa ascolta la prima ed è aperto a imparare. Ma non da per niente attenzione alla seconda”.

Se dobbiamo credere a padre Spadaro – noto per aver preso in giro con fake account su Twitter i quattro cardinali dunque il Papa non risponde perché ritiene “ideologica” la critica espressa tramite i Dubia.

E’ una motivazione solo in parte sorprendente, perché viene da un regno fra i più massicciamente ideologici e ideologizzati della storia recente della Chiesa. Ma può essere anche una forma di auto inganno, dirsi: son solo quattro cardinali, e non riconoscere l’ampiezza e la gravità del disorientamento. A meno che la confusione e il disorientamento non siano conseguenze, ma obiettivi. E, in generale, il silenzio dell’autorità, qualunque autorità, quando interpellata, non ci appare giustificabile.


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IL PAPA, L’INFORMAZIONE, LE FECI E MATERIALI AFFINI.

 

Marco Tosatti

Ho aspettato in paio di giorni a scrivere; in primo luogo perché c’era materia più pressante, nel mio minuscolo carnet di notizie, e poi perché provavo disagio. Provavo disagio per il Pontefice, anche se sono sicuro che aveva le migliori intenzioni del mondo; però si sa che fine spesso fanno le buone intenzioni.

Mi riferisco alla cacca. In molti anni che seguo e studio da apprendista le cose di Chiesa non avevo sentito un Pontefice parlare, o scrivere dell’argomento. Lo ha fatto Francesco nell’intervista al giornale cattolico belga “Tertio”.

Parlando dei pericoli e delle tentazioni dell’informazione, ha detto: “E poi, credo che i media devono essere molto limpidi, molto trasparenti, e non cadere – senza offesa, per favore – nella malattia della coprofilia, che è voler sempre comunicare lo scandalo, comunicare le cose brutte, anche se siano verità. E siccome la gente ha la tendenza alla malattia della coprofagia, si può fare molto danno”. (Grassetto mio, N.D.R.).

In particolare con Giovanni Paolo II, si era sviluppato fra i vaticanisti (me incluso) il “primavoltismo”; si andava a caccia e si sottolineava che era la prima volta che un papa faceva questo, diceva quello, e così via. Evidentemente quello sport è un po’ andato in disuso; perché questa sarebbe stata una prima volta clamorosa, che il termine greco κόπρος, còpros, sterco, si affaccia sulle labbra del Papa, e non vedo una corsa a segnalarlo. Pronto a fare ammenda, se sbadato come sono non l’ho notato.

Forse perché proviamo un po’ di imbarazzo. Personalmente, non mi è piaciuto. Chi mi conosce sa che non sono molto prude. Confesso di aver praticato per molti anni la pessima abitudine di non pochi dell’ambiente giornalistico a essere piuttosto sboccati. Un vizio che non poche delle persone che hanno condiviso con me pezzi di vita, soprattutto donne, hanno cercato di attenuare, e da cui sto faticosamente tentando di liberarmi. E quanto alla vita privata da giovane venti e maree hanno sbattuto per benino questa barchetta.

Quindi non è certamente da rigido parruccone che manifesto il mio disagio. Certi termini sulle labbra del Pontefice mi danno un suono strano.

Quanto poi alla limpidezza e alla trasparenza, chi vuole scagli la prima pietra. Da due mesi ci sono quattro cardinali – e non pochi fedeli – che aspettano una risposta, che forse non verrà mai, di chiarezza su peccato mortale ed eucarestia. Abbiamo il confidente e suggeritore del Papa che ha ammesso di aver irriso i quattro cardinali da un account anonimo di Twitter, da lui creato (anonimo perché?) e cerca ora di farsi passare per un martire digitale…Insomma.

E ora coprofilia e coprofagia. Penso tutto il male possibile di questo mestiere, e dei giornalisti in generale, me per primo, ma se non troviamo misericordia dal Papa, da chi ce la dobbiamo attendere?

Spero di sbagliare, ma temo di percepire qualche disequilibrio.



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SPADARO, CYBERTEOLOGIA, 4CARDINALI E QUEL MALEDETTO TWEET…

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Marco Tosatti

Vedo che padre Antonio Spadaro, SJ, Direttore di Civiltà Cattolica, mi onora di un paio di paragrafi della sua attenzione in un lungo articolo su Cyber Teologia, in maniera anche a-simpatica, con un uso di termini poco elogiativi (“collettore”, “copia” ecc. ecc.). Ma di questa parte, diciamo così, personale, parleremo dopo. O, meglio ancora, non ne parleremo affatto. Veniamo al punto che ha provocato la reazione.

Qualche giorno fa davo conto di un articolo di un sito americano sull’attività di padre Spadaro su Twitter. Avevo visto già, nei giorni precedenti, che c’erano delle scaramucce collegate al Signore degli Anelli. E non mi erano sembrate molto interessanti, e infatti non ne avevo scritto. Nell’articolo che avevo scritto ne accennavo, senza entrare nel merito Ricordavo che “Il direttore di Civiltà Cattolica sembra avere, nota l’articolista, un comportamento conflittuale sulla giustezza o meno della sua azione social. In uno degli screenshot i cardinali sembravano essere paragonati (nelle parole di Gandalf) a“witless worms”, vermi senza cervello, privi di spirito, stupidi. E per chiudere davo la parola all’interessato: “A questa interpretazione Spadaro ha reagito, il 24 novembre, così: ‘Ora qualcuno si è inventato che io abbia dato una certa definizione a 1 cardinal dubbioso. Potrei di grazia sapere dove e quando? Smentisco’. A un certo punto ha cancellato; poi l’ha ripubblicato, con un commento in cui si concludeva: “Cose pazze, e ermeneutica wired”; che si può tradurre agitata, con i nervi tesi.”

Non mi sembra di aver pronunciato un’accusa.

Quello che mi sembrava divertente, invece, perché senza tema di smentita era una “prima volta” storica, era un altro fatto. E cioè che il Direttore di Civiltà Cattolica avesse scritto, su un account protetto, Habla Francisco, non direttamente riconducibile a lui, un tweet in cui si prendevano in giro quattro cardinali. Il testo era: “I quattro cardinali…sembra il titolo di una banda rock and roll degli anni ’60 che cantavano trite canzoni…”.

Dopo averlo scritto e twittato da Habla Francisco, l’ha ritwittato dal suo sito; salvo poi cancellarlo un po’ di tempo dopo.

Questo era il titolo e il contenuto principale del mio articolo.

Spadaro mi ha chiesto qualche giorno, rettifiche e scuse. Riferendosi alla questione dei vermi e delle lingue; ma come avete potuto leggere, non l’avevo accusato di questo, anzi citando le sue dichiarazioni, e chiudendo il caso con quelle, facevo capire che mi sembrava un elemento trascurabile.  E così gli ho risposto. E infatti non me ne ero occupato prima, quando la questione era solo quella delle citazioni del Signore degli Anelli. Le usuali scarmucce su Twitter. I troll veri, e purtroppo ne ho esperienza, sono ben altra cosa.

Il doppio account, la presa in giro e il retweet cancellato invece erano, come si dice, una notizia.

Nell’articolo di Cyber Teologia Spadaro scrive:

“CAPITOLO QUATTRO — Qualcuno nota che io ho re-twittato il tweet di un account @hablafrancisco che desta curiosità. Il tweet diceva che l’espressione “4 Cardinali” suona come il titolo di una banda di rock & roll degli anni ’60. Parte la curiosità per questa cosa e qualcuno tenta di violare l’account. L’account era semplicemente uno dei miei 3, anche se sottoutilizzato e lasciato parcheggiare. Parte nuovamente la macchina del fango per dire che sotto c’ero io che volevo mimetizzarmi sotto un account fasullo e anonimo. Da qui parte un’altra macchina del fango e altri simpatici epiteti esornativi. E si ripete la stessa tattica passo dopo passo. Si genera un’altra storia: quella dell’account fasullo e anonimo. Mentre era semplicemente il… mio!

Se avessi voluto davvero “nascondermi” non l’avrei re-twittato. Ovvio. E poi “nascondermi” per cosa? Quella citata era una battuta di una mia amica americana: non capisco bene la mancanza di rispetto. Commentava non l’agire dei cardinali ma l’espressione “4 Cardinali” così come veniva riportata da tanti blogs come una specie di tic. Certo se paragonata all’offesa al Santo Padre del primo tweet (e di tanti altri del sottobosco antipapale) può essere considerata una battuta simpatica (e tale era, voleva essere…)”.

Si potrebbero fare tante osservazioni, ma per non stufare i pazienti mi limito a notare due cose. Primo: nel suo articolo Spadaro non cita integralmente il tweet. Parla di 4 cardinali, ma non del fatto che suonano “trite canzoni”. Già il fatto di non riportare per intero la frase incriminata è strano, per non usare altri termini, non vi pare? In particolare se si vuole rispondere a una polemica. Ed è questa frase, mi sembra, che faccia tutta la differenza. O no? Scrive Spadaro: “Commentava non l’agire dei cardinali…”. Cantare “trite canzoni” non è un agire?

Secondo: è la battuta di “un’amica”. Ma l’ha scritta Spadaro, su un account ufficialmente non suo. Possiamo pensare che in questo modo, ritwittandolo dopo, volesse dire: “ma vedete un po’ che cosa scrivono su Twitter”, senza prendersene la responsabilità? (Retweet not endorsement…)Se gli sembrava divertente, non sarebbe stato più diretto, meno tortuoso scrivere sul suo account: “Un’amica scherzando mi ha detto…”?

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In una lunga intervista amichevole a “Crux”, la prima mossa di Spadaro per uscire da quella che a me sembra una posizione imbarazzante, visto il suo ruolo, sia ufficiale come Direttore di Civiltà Cattolica sia non ufficiale come consigliere del Pontefice, parlava del collega Arroyo: “La cosa divertente è che quando ho mandato quel tweet, Raymond Arroyo di EWTN ha twittato la foto di un cardinale (Timothy Dolan di New York) che ballava il can-can con le gambe in aria insieme alle Rocktetes. Il suo tweet è stato applaudito dai miei detrattori, e da ciò deduco che questo attacco contro di me è organizzato e deliberato”. Peccato però che Raymond Arroyo abbia messo in linea quella foto tre giorni dopo il tweet : “I quattro cardinali…sembra il titolo di una banda rock and roll degli anni ’60 che cantavano trite canzoni…”.

 

(The funny thing was that when I sent that tweet, Raymond Arroyo of EWTN tweeted the photo of a cardinal [Timothy Dolan of New York] dancing the can-can with his legs in the air along with the Rockettes. His tweet was cheered by my detractors, from which I deduce that this attack on me is organized and deliberate).

Ecco tutto. Posso formulare un’ipotesi? E ciascuno poi decida se è plausibile o meno. Spadaro, da un account che prima è protetto, e ora è aperto, twitta un messaggio spiritoso e irridente verso i quattro cardinali. Lo ritwitta dal suo account ufficiale. (Ma perché tutto ‘sto lavoro?). Si accorge di aver compiuto, se non altro, un’imprudenza. Quando il problema acquista volume, minimizza il punto centrale del problema, e alza il livello di tutta la discussione spostando la polemica sul Papa, l’Amoris Laetitia, attacchi subiti per amore del Papa, un vero martirio digitale, e così via, per rendere trascurabile e far dimenticare quel maledetto Tweet…


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PADRE SPADARO E TWITTER. IL SOSPETTO ( E FORSE PIÙ…) DI UN PUPPET ACCOUNT PER CRITICARE I 4 CARDINALI.

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Marco Tosatti

La Civiltà Cattolica non passa per essere una rivista di lettura leggera; anzi, è piuttosto seriosa, e questa atmosfera permea un pochino anche i suoi responsabili. Mi ricordo – erano i primi anni in cui mi occupavo di religione – i colloqui con i direttori di allora, Roberto Tucci, Bartolomeo Sorge, Giampaolo Salvini. Adesso sembra che dalle mura di Villa Malta spiri di tanto in tanto un’aria giovanile, con qualche tratto di goliardia. Colpa dei social media, e in particolare di Twitter, di cui l’attuale direttore, padre Antonio Spadaro, è un grande maestro. Tanto da…

Ma andiamo per ordine. Ho letto con divertimento su OnePeterFive, un sito anglosassone, un articolo inchiesta che analizza il rapporto di quello che molti considerano lo “spin doctor” del Pontefice regnante con questo social.

“Due settimane fa ho raccontato del bizzarro comportamento sui social media di Antonio Spadaro – scrive l’articolista -. Ha usato Twitter in vari modi per attaccare i ‘quattro cardinali’ che hanno presentato i ‘Dubia’ a papa Francesco. Questo ha incluso l’uso di screenshot della trilogia del Signore degli Anelli per equiparare gli oppositori del Papa a dei cattivi di fantasia grotteschi”.

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Il direttore di Civiltà Cattolica sembra avere, nota l’articolista, un comportamento conflittuale sulla giustezza o meno della sua azione social. In uno degli screenshot i cardinali sembravano essere paragonati (nelle parole di Gandalf) “witless worms”, vermi senza cervello, privi di spirito, stupidi. A questo interpretazione Spadaro ha reagito, il 24 novembre, così: “Ora qualcuno si è inventato che io abbia dato una certa definizione a 1 cardinal dubbioso. Potrei di grazia sapere dove e quando? Smentisco”.

A un certo punto ha cancellato; poi l’ha ripubblicato, con un commento in cui si concludeva: “Cose pazze, e ermeneutica wired”; che si può tradurre agitata, con i nervi tesi.

Racconta OnePeterFive che “Un piccolo gruppo di internauti e blogger cattolici hanno cominciato a seguire” l’account del direttore della Civiltà Cattolica. E qualche giorno dopo la cancellazione- riapparizione del tweet incriminatohanno scoperto un altro tweet, questa volta sotto forma di re-tweet da un altro account, “Habla Francisco”.

Anche questo era giocoso: “I quattro cardinali…sembra il titolo di una banda rock and roll degli anni ’60 che suonano trite canzoni…”. Non esattamente elogiativo o rispettoso verso quattro anziani uomini di Dio che si sono fatti voce di molti cattolici disorientati. A torto o a ragione, decidete voi. Ma comunque in maniera rispettosa e leale.

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E anche questo tweet dopo un po’ è stato cancellato.

Ma chi è “Habla Francisco”, che in italiano si può tradurre con “Parla Francesco”? E’ un account protetto, solo i followers – sedici, finora – possono vedere i suoi tweet, che in realtà sono molto pochi: due. E l’account è stato aperto nel settembre 2013.

Qualche giorno fa, racconta OnePeterFive, uno dei segugi sulle piste Twitter del direttore della Civiltà Cattolica ha scoperto che “Habla Francisco” può essere fatto risalire all’indirizzo mail di Antonio Spadaro.

Ecco l’immagine relativa:

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“Ho tagliato via l’identità della persona che ha postato l’immagine, ma questo tweet e altre comunicazioni simili sono state condivise pubblicamente su Twitter . L’informazione contenuta al fondo è stata confermata da fonti diverse”.

Se la ricostruzione è vera, come sembra che sia, ciò vuol dire che il direttore de La Civiltà Cattolica, e uno dei consiglieri più influenti e ascoltati del Pontefice regnante, ha ritwittato da un account “puppet”, marionetta, dei tweet finti per difendere l’Amoris Laetitia e attaccare i quattro cardinali che hanno chiesto chiarimenti al Pontefice.

Beh, personalmente, trovo questo molto divertente. Come scoprire la vita (social) nascosta di un personaggio famoso. Non dimentichiamo che oltre a essere direttore di Civiltà Cattolica, la rivista che prima di essere pubblicata passa per il filtro della Segreteria di Stato, padre Spadaro è anche un esperto di “CyberTeologia”, un libro e un sito, entrambe sue creature. Ma evidentemente non disdegna di scendere a livelli meno empirei, con uno spirito giocosamente giovanile…

La Civiltà Cattolica. Quantum mutatus ab illo….



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NUOVI CARDINALI. USA, BELGIO: SCELTE A SENSO UNICO. IL GOVERNO OMBRA DEL PAPA

Marco Tosatti

 

Se qualcuno nutriva qualche dubbio sullo sbilanciamento ideologico – e “politico” di questo regno pontificale le ultime nomine cardinalizie l’hanno certamente dissipato.

Ma non hanno dissipato invece una domanda che solo qualche giorno fa ci ponevano: perché certe dichiarazioni molto forti del papa non trovano poi riscontro nella scelta degli uomini?

In Georgia ha parlato di una guerra mondiale contro il matrimonio portata avanti dall’ideologia “Gender”. Parole fortissime, confermate, con qualche tocco più soffice verso le persone, a voler dire che il papa non ce l’ha né con gli omosessuali né con i trasgender, il giorno dopo, nella conferenza stampa in aereo.

Uno dei luoghi in cui questa guerra mondiale è più violenta sono gli Stati Uniti, dove l’amministrazione Obama (e quella possibile di Hillary Clinton) esplicitamente vogliono ridurre il campo di azione delle religioni.

Bene, pensi: fra i nuovi cardinali potrebbero esserci allora, arcivescovi di città importanti come Los Angeles e Filadelfia, noti per la chiarezza delle loro posizioni. Invece no: le nuove berrette vanno a Cupich, di Chicago, e Tobin, di Indianapolis. Entrambi in lista progressista. Di sicuro non noti per l’impegno nella battaglia per vita, famiglia e contro l’indottrinamento ideologico gender. E infatti quello che secondo alcuni è uno degli spin doctor del Pontefice, il direttore di Civiltà Cattolica, Antonio Spadaro sj, in un tweet commentava: “I nuovi cardinali uno spostamento via dalle guerre culturali degli USA”. (Vedi foto)

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Ma come? Non c’era una guerra mondiale contro la famiglia? C’è un incendio, e mandiamo ad affrontare le fiamme persone che soffrono di fobia per l’acqua? Un discorso assolutamente analogo può essere fatto per il nuovo cardinale di Bruxelles, De Kesel. Il suo predecessore è stato aggredito fisicamente, per la sua posizione contro il Gender, ma niente berretta. Anzi via di corsa allo scadere esatto del mandato.

De Kesel, che finora è noto soprattutto per aver distrutto una comunità sacerdotale fiorente di vocazioni e amata dalla gente, invece diventa subito cardinale.

Non so che risposte dare a un comportamento che può apparire doppio, o schizofrenico. Probabilmente ci sono ragioni profonde che nella mia semplicità mi sfuggono.

Sono comunque scelte che rientrano nell’ambito personalissimo di una gestione che più personale di così sarebbe difficile immaginare. C’è chi parla in Vaticano e fuori, della realtà di un “governo ombra”, in cui giocherebbe un ruolo di “hub” il super uomo di fiducia del Pontefice in Vaticano, il prefetto per il Clero, Beniamino Stella, ex diplomatico. Il “Consiglio” segreto sarebbe composto poi da cardinali vecchi amici del papa, come Kasper, Danneels (grande protettore di De Kesel), Murphy O’Connor, Mahony, che darebbe il suo consiglio per gli Stati Uniti. Sia Danneels che Mahony e anche Murphy O’Connor hanno avuto problemi più o meno grandi con la gestione di casi di abusi. E poi ci sarebbero le “new entry”: il segretario del Sinodo, il card. Baldisseri, e l’arcivescovo di Vienna, Schönborn. Sono tutti loro, più che i trascurati titolari di uffici in Curia, ad avere la chiave per le orecchie e il cuore del Pontefice regnante.