SINODO SUI GIOVANI. PRESENTATO IL DOCUMENTO. LA SANTITÀ NON È MAI NOMINATA. FORSE INTERESSA POCO…:-)

Marco Tosatti

Oggi è stato reso pubblico il documento preparatorio del Sinodo dei Vescovi, la XV assemblea generale ordinaria, che avrà come tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.

E’ uno svelto volumetto di circa 70 pagine, che alla fine contiene un questionario suddiviso per continenti e destinato alle varie conferenze episcopali.

L’abbiamo letto, e ci hanno colpito alcune caratteristiche.

La prima. In tutte le settanta pagine non si fa riferimento alla santità, come un modello da proporre, un obiettivo da raggiungere, qualche cosa per cui spendersi e lottare. L’unica volta che questo termine è citato, è a pagina 50, quando si dice: “La Chiesa stessa è chiamata a imparare dai giovani: ne danno una testimonianza luminosa tanti giovani santi che continuano a essere fonte di ispirazione per tutti”.

E così, anche quando il documento parla di figure di riferimento sono descritte come “vicine, credibili, coerenti e oneste”; oppure “credenti autorevoli, con una chiara identità umana, una solida appartenenza ecclesiale, una visibile qualità spirituale, una vigorosa passione educativa e una profonda capacità di discernimento”.

Insomma, la santità non sembra interessare né come obiettivo né come caratteristica necessaria per ispirare i giovani.

Seconda notazione: bisogna stare attenti perché “occorre verificare quanto le scelte siano dettate dalla ricerca della propria autorealizzazione narcisistica e quanto invece includano al propria disponibilità a vivere la propria esistenza nel generoso dono di sé”. Perciò il contatto con povertà vulnerabilità e bisogno hanno grande importanza per capire se una vocazione è buona o no; e i poveri tornano più volte nel documento: Mentre a preghiera e adorazione vengono dedicate una decina di righe alla fine. L’impressione è che l’orizzonte del documento sia molto orientato in direzione orizzontale, sul sociale e le opere buone. Quanto questo possa risultare appetibile resta da vedere.

La terza, ed ultima notazione: il documento non contiene altre citazioni, e richiami di documenti, che non siano del Pontefice regnante (compreso – poteva mancare – l’ammonizione contro le “rigidità”. Dei Pontefici precedenti, compreso quello che ha inventato le Giornate della Gioventù, ed è stato fonte di moltissime vocazioni, niente.

La Chiesa evidentemente per gli estensori del documento è incominciata il 13 marzo del 2013.

BOFF: HO AIUTATO IL PAPA A SCRIVERE LA LAUDATO SI’. FARA’ UNA GROSSA SORPRESA. FORSE PRETI SPOSATI O DONNE DIACONO.

 

Marco Tosatti

Leonardo Boff, il notissimo esponente della teologia della liberazione, ha concesso un’intervista al giornale tedesco Kölner Stadt-Anzeiger. Boff, che ha 78 anni, ha parlato liberamente della Chiesa, e ha rivelato alcuni particolari dei suoi rapporti con il Pontefice, e di possibili future decisioni.

La fonte a cui abbiamo attinto il materiale che vi offriamo è un articolo di Maike Hickson per One Peter Five. Per quanto riguarda il tema dei  preti sposati in Brasile, vi rimandiamo anche ad alcuni articoli che abbiamo pubblicato in passato sull’argomento. E’ interessante notare come le dichiarazioni di Boff vadano nella stessa linea e direzione di quanto scrivevamo. Già due anni fa…

Sulla teologia della liberazione, Boff dice che “Francesco è uno di noi”. In particolare per l’attenzione ai problemi ecologici, di cui Boff si è occupato. Il Pontefice ne ha letto i libri? “Più di questo. Mi ha chiesto del materiale per la Laudato Si’. Gli ho dato il mio consiglio e gli ho mandato cose che ho scritto…Comunque il Papa mi ha detto direttamente:  ‘Boff non mi mandi la carte direttamente’”.

Perché no? “Mi ha detto: ‘ Altrimenti i sottosegretari le intercetteranno e non le riceverò. Piuttosto mandi le cose all’ambasciatore argentino presso la Santa Sede con cui ho un buon contatto, e arriveranno sicure nelle mie mani’”. L’ambasciatore è un vecchio amico del Pontefice. “E poi, il giorno prima la pubblicazione dell’enciclica, il papa mi ha fatto chiamare per ringraziarmi dell’aiuto”.

In merito a un incontro personale, Boff ha parlato al Pontefice in relazione a Benedetto XVI, che da Prefetto della Fede ha avuto un ruolo importante nella sua condanna: “Ma l’altro è ancora vivo, dopo tutto!”. Al che dice Boff, “Lui non ha accettato questo. ‘Il Papa sono io’ ha risposto (in italiano nel testo, N.D.R.). E siamo stati invitati a venire”.

Alla domanda perché la visita non si è ancora realizzata, Boff ha risposto: “Avevo ricevuto un invito ed ero già atterrato a Roma. Ma proprio quel giorno, immediatamente prime dell’inizio del (secondo) Sinodo della Famiglia nel 2015, 13 cardinali, fra cui il cardinale tedesco Gerhard Müller, hanno messo in piedi una ribellione contro il papa con una lettera indirizzata a lui che fu pubblicata, o sorpresa, in un giornale. Il papa era irato e mi ha detto: ‘Boff, non ho tempo. Devo ristabilire la calma prima che il Sinodo cominci. Ci vedremo in un altro momento’”.

Boff ha poi detto, sul futuro: “Aspettate e vedete! Solo di recente il cardinale Walter Kasper, che è uno stretto confidente del papa, mi ha detto che presto ci sarà qualche grossa sorpresa”.

Che tipo di sorpresa? “Chi lo sa? Forse un diaconato per l donne, dopo tutto. O la possibilità che i preti sposati possano essere impegnati nella cura pastorale. Questa è una richiesta esplicita dei vescovi brasiliani al papa, specialment dal suo amico, il cardinale Claudio Hummes. Ho sentito che il papa vuole soddisfare la sua richiesta – ora e per un periodo sperimentale in Brasile”.

Boff ha poi detto che una decisione in questo senso per lui non cambierebbe nulla: “Personalmente non n ho bisogno. Non cambierebbe nulla per me, perché faccio quello che ho sempre fatto: battezzo, presiedo alle esequie, e se mi capita di arrivare in una parrocchia senza prete, celebro la messa con la gente”.

Leonardo Boff è da decenni un personaggio di spicco della Teologia della Liberazione. Per una biografia completa rimandiamo a Wikipedia, da cui traiamo questo paragrafo:

“L’attività di Boff continuò dopo il 1992 come teologo della liberazione, scrittore, docente e conferenziere. Egli rimase inoltre impegnato nelle comunità cristiane di base brasiliane. Nel 1993 divenne docente di etica, filosofia della religione ed ecologia presso l’università statale di Rio de Janeiro (UERJ), dove è professore emerito dal 2001. Negli anni successivi si è occupato in maniera sempre più approfondita di politica, diventando un vero e proprio teorico marxista, ed è divenuto un esponente di spicco del cosiddetto movimento no-global (è stato sempre invitato in qualità di oratore alle riunioni di Porto Alegre). Boff è sempre stato vicino alle posizioni del movimento Sem Terra brasiliano. Nel 2001 gli fu conferito il premio “Right Livelihood Award”[6]. Divenne sostenitore di Lula al momento della sua elezione a presidente del Brasile, ma se ne è successivamente distanziato accusandolo di moderatismo[7]. Attualmente (2010) vive a Jardim Araras, una riserva ecologica a Petrópolis, assieme alla sua compagna Marcia Maria Monteiro de Miranda (attivista per i diritti umani ed ecologista) e ha sei bambini adottati”.



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AMORIS LAETITIA. IL MANTRA DEI “DUE TERZI” NON REGGE. E NON DISSIPA LA CONFUSIONE. ANCHE PERCHÈ LA STORIA È DIVERSA…

Marco Tosatti

Dopo Pell, Cordes e diversi vescovi – molti quelli che senza fare dichiarazioni alla stampa indicano nella propria diocesi di seguire quello che afferma il catechismo della Chiesa – anche il cardinale Renato Raffaele Martino prende posizione sulla comunione ai divorziati risposati, l’Amoris Laetita e i “Dubia” avanzati da quattro cardinali al Papa e alla Congregazione della Fede. Lo fa con un’intervista a La Fede Quotidiana, di cui riportiamo qui alcune frasi:

Dubia del quattro cardinali, che cosa ne pensa?

“Che non ci vedo nulla di male. E’ lecito in tema di dottrina rivolgere al Papa un parere ed è anche giusto rispondere”.

Comunione ai divorziati risposati civilmente si può dare?

”No, la dottrina non è cambiata e non cambia. Il matrimonio sacramento è indissolubile. Certamente quel caso per caso di cui parla Amoris Laetitia può prestarsi ad interpretazioni dubbiose, anche se comprendo l’ ottica pastorale seguita”.


Ma in questi giorni da più parti – a cominciare dal Decano della Rota, mons. Pio Vito Pinto, si cerca di sostenere che in realtà l’esortazione Apostolica “Amoris Laetitia” è il frutto di due Sinodi, e che c’è stata un’approvazione di due terzi ai lavori e alle decisioni del Sinodo.

E di conseguenza non ci dovrebbero essere dubbi o perplessità; e se anche qualcuno li presenta, si sbaglia, va contro i vescovi, la Chiesa e lo Spirito santo, è un dissenziente e così via.

Tutto questo fa parte della campagna per screditare quelli che hanno chiesto chiarimenti al Pontefice; non solo i quattro famosi cardinali (e quelli che hanno espresso, in pubblico o in privato simili posizioni); ma anche i firmatari di appelli, documenti e “Suppliche” filiali perché vedevano in alcune interpretazioni dell’Amoris Laetitia la violazione di un diretto comando evangelico, espresso da Gesù in persona. E cioè: chi vive un rapporto coniugale sneza che il primo sia stato dichiarato nullo commette adulterio. E di conseguenza, per la Chiesa, non può ricevere l’Eucarestia.

Abbiamo parlato nel recente passato di un impasse del Papa. Se risponde direttamente, con un “Sì” o con un “No” ai Dubia o sconfessa la dottrina della Chiesa o sconfessa l’Amoris Laetitia, nelle sue noticine.

Già, perché di noticine si tratta. E queste non le ha mai votate nessuno. Abbiamo chiesto a diverse persone che hanno partecipato al Sinodo, e nessuna di esse ricorda che ci sia mai stato un voto sul testo che apre la possibilità di ricevere la comunione per chi vive un secondo legame, mentre il primo è ancora valido:

[336] Nemmeno per quanto riguarda la disciplina sacramentale, dal momento che il discernimento può riconoscere che in una situazione particolare non c’è colpa grave. Qui si applica quanto ho affermato in un altro documento: cfr Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 44.47: AAS 105 (2013), 1038-1040.

[351] In certi casi, potrebbe essere anche l’aiuto dei Sacramenti. Per questo, «ai sacerdoti ricordo che il confessionale non dev’essere una sala di tortura bensì il luogo della misericordia del Signore» (Esort. ap. Evangelii gaudium [24 novembre 2013], 44: AAS 105 [2013], 1038). Ugualmente segnalo che l’Eucaristia «non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli» (ibid., 47: 1039).

Non solo. Nel primo Sinodo – quello del 2014 – la bozza di Relazione finale conteneva due paragrafi – il 52 e il 53 – in cui parlando del problema, si affermava che alcuni Padri sinodali pensavano che in certi casi si potesse dare la comunione ai divorziati risposati. Né l’uno né l’altro paragrafo ricevettero i due terzi di voti necessari per essere inseriti nella Relazione Finale. Quindi avrebbero dovuto essere esclusi. Un segnale chiaro. Ma il Pontefice con un atto di imperio ha deciso che fossero inseriti nella Relazione, per poter arrivare al Sinodo del 2015.

Dove la questione della comunione ai divorziati risposati è trattata soprattutto nei paragrafi 84, 85 e 86. Questa sì approvata con i due terzi necessari.

Ma in nessuno dei tre paragrafi, dove è ricordata la Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II, si ipotizza che le persone che vivono una seconda unione possano ricevere l’eucarestia.

In conclusione: ci sembra che fare appello alla maggioranza di due terzi su questo punto, viste le forzature commesse nel primo Sinodo, e nella stesura dell’Amoris Laetitia rispetto alla volontà espressa dai Padri Sinodali non sia difendibile. Così come suonano vuote, e un po’ pretestuose le accuse di “dissenso” che non tengono conto della realtà di una Chiesa in cui l’ambiguità di un documento permette ai vescovi – a pochi chilometri di distanza – di scegliere strade diametralmente opposte. Senza che Pietro risponda.



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IL PAPA POTREBBE TOGLIERE IL CAPPELLO AI CARDINALI DEI “DUBIA”. LA MINACCIA ADOMBRATA DAL DECANO DELLA ROTA, PINTO.

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Marco Tosatti

Mons. Pio Vito Pinto, Decano della Rota Romana, cioè l’ente che decide in ultima analisi nel campo delle nullità matrimoniali, ha avanzato l’ipotesi che il Pontefice regnante potrebbe anche privare della porpora i quattro cardinali che seguendo una prassi consolidata nella Chiesa hanno chiesto alla Congregazione della Fede, e di conseguenza al Papa, di chiarire cinque “Dubia” relativi alla Amoris Laetitia.

Pinto, noto per il suo zelo super erogatorio nei confronti del Pontefice, parlava in una conferenza all’Università Ecclesiastica di San Damaso a Madrid. Pinto sosteneva in buona sostanza che chiunque dentro la Chiesa avanzino dei dubbi sull’Amoris Laetitia, l’esortazione apostolica sulla famiglia resa nota tempo fa mettono in dubbio “due Sinodi dei vescovi sul matrimonio e la famiglia! Non un Sinodo ma due! Uno ordinario e uno straordinario. Non si può dubitare dell’azione dello Spirito Santo!”.

Pinto, come riporta Religión Confidencial, si riferiva soprattutto ma non solo ai cardinali Walter Brandmüller, Raymond Burke, Carlo Caffarra e Joachim Meisner, che di fronte alle evidenti ambiguità del testo dell’esortazione, e alla confusione di grande ampiezza che ne è seguita, hanno chiesto a settembre al Pontefice di chiarire alcuni punti su divorziati e risposati ed eucarestia. Non ricevendo alcuna risposta, e, aggiungiamo noi, probabilmente informati del fatto che non sarebbe venuta nessuna risposta, due mesi più tardi hanno reso pubblica la loro lettera, i cosiddetti “Dubia”.

“Quale Chiesa difendono questi cardinali – si è chiesto Pinto? – Il Papa è fedele alla dottrina di Cristo. Quello che hanno fatto è uno scandalo molto grave che potrebbe addirittura portare il Santo Padre a ritirar loro il cappello cardinalizio come già è accaduto in qualche altro momento della Chiesa. Il che non vuol dire che il Papa tolga loro la posizione di cardinale, ma potrebbe farlo”.

A una domanda relativa a chi sostiene che la Chiesa cattolica stia abbracciando la Riforma protestante, il Decano della Rota ha spiegato che “Lutero ha distrutto la fede cattolica degli apostoli. La Chiesa cattolica crede che nell’eucarestia sia presente Gesù Cristo, e il protestantesimo non cede nella presenza reale di Cristo nella Comunione. Questa è la grande differenza”.

L’IMPASSE DEL PAPA, I DUBIA E IL GOSSIP IMPLICITO. UN PIANO DEL 2014…

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Marco Tosatti

Vi ricordate quanto il Pontefice ha tuonato periodicamente contro il gossip? Forse in questi giorni corre il rischio inconsciamente di cadere nello stesso comportamento; perché mi sembra che una forma di gossip – un gossip implicito – sia negare dignità piena di interlocutore alla persona “rigida, legalista, ecc. ecc.” che ha idee diverse dalle tue suggerendo che le sue critiche siano causate da problemi psicologici. O da una forma distorta di concepire l’esistenza o la sua fede. Invece di rispondere in concreto e nel merito alle questioni poste.

Così facendo però ci si espone al rischio che l’accusa venga capovolta: non può essere che i problemi psicologici, umorali, siano di chi si comporta in questo modo evasivo ed aggressivo, la sua reazione sia allo stesso tempo, segnale di una cattiva coscienza, dell’impossibilità uscire da un impasse, di dare una risposta netta e chiara?

Il sospetto di lesa maestà non basta. La facilità con cui si è andati a toccare nella questione dell’eucarestia ai divorziati-risposati punti centrali della vita di molti cattolici non si risolve con la denigrazione fatta in proprio o tramite gente di mano di vario genere, ahimè anche consacrata.

Si può pensare che in questo piano pensato da lontano si siano sottovalutati problemi e reazioni; e si sia preso poco in considerazione il valore centrale di ciò che si andava a toccare; cioè il rispetto dell’eucarestia, che è poi il nodo dei Dubia espressi dai cardinali.

Eppure non erano mancati i segnali di resistenza a un piano congegnato prima che il primo dei due Sinodi cominciasse.

Nel settembre del 2014, dopo aver avuto informazioni affidabili su quanto raccontava dei programmi futuri del Sinodo una persona che vi avrebbe giocato un ruolo centrale, scrivevamo su San Pietro e Dintorni:

“…. Il cardinale Kasper, che già vent’anni fa aveva una sua idea in proposito, non accettata in quei due regni, (Giovanni Paolo II e Benedetto XVI) ha visto con l’avvento di Bergoglio l’opportunità di riproporla. A dispetto del fatto che da Manila a Berlino, da New York all’Africa la grande maggioranza dei suoi colleghi abbiano, ancora una volta, riaffermato la Dottrina della Chiesa, basata, ahimè, sulle parole di Gesù; uno dei pochi casi in cui l’enunciazione appare netta, chiara, definitiva, e neanche messa in dubbio dai tagliuzzatori professionisti di pericopi…

Insomma, le cose per Kasper & C. non hanno l’aria di mettersi molto bene. Ma forse c’è un modo, per aiutarlo. E per cercare di impedire che le voci fastidiose lo siano troppo rumorose.

Il primo punto consiste nel chiedere che gli interventi scritti siano consegnati con largo anticipo. Il che è stato fatto. Entro l’8 settembre chi voleva intervenire al Sinodo dove far pervenire il suo temino.

Secondo: leggere attentamente tutti gli interventi, e nel caso che alcuni di essi fossero particolarmente pepati, dare la parola a un oratore che prima dell’intervento spinoso, cercasse già di rispondere, in tutto o in parte, ai problemi sollevati dall’intervento stesso.

Terzo: se qualche intervento appare proprio problematico, dire che purtroppo non c’è il tempo necessario per dare la parola a tutti, ma comunque il testo è stato acquisito, e resta agli atti e di sicuro se ne terrà conto nell’elaborazione finale.

E in effetti non tanto il Sinodo, sarà importante, ma la sintesi che ne verrà preparata, e che porterà la firma del Papa come “Esortazione post-sinodale”. E’ molto probabile che non sarà un testo chiaro e definitivo, ma basato su un’interpretazione “fluttuante”. In modo che ciascuno leggendolo, possa tirarselo dalla parte che più gli fa comodo.

Umile osservazione di un povero cronista: ma se uno ha un piano così elaborato e astuto, perché parlarne di fronte a perfetti estranei durante una cena sontuosa?”.

Come abbiamo potuto vedere, tutto si è svolto come da copione, un copione preparato già all’inizio del 2014. Però come scrive il poeta Burns “The best laid schemes of mice and men”… spesso trovano intoppi; e questo schema ha trovato i Dubia.

Adesso il Pontefice regnante di Amoris Laetitia, Dubia e problemi collegati non vuole più sentire parlare, e chi lo fa, ci dicono, corre il rischio di subire qualche reazione stizzita, o uno scatto d’ira.

Ma temiamo che il problema non sia facilmente addormentabile; e non basta rinunciare all’incontro con i cardinali prima del Concistoro per risolvere la situazione. D’altronde le prospettive sono tutte perdenti. Rispondere ai cardinali, dire che chi è in peccato mortale oggettivo (con tutte le attenuanti del mondo) può avvicinarsi all’eucarestia è rompere con tutto quello che la Chiesa ha insegnato finora, e non bastano due noticine aumm aumm, un po’ di striscio, a ribaltare tutto. E’ una furbatina, ma di gamba corta. D’altronde tornare indietro come si fa? La prospettiva più probabile è lasciare che lo stato di confusione e divisione – lo scontro fra vescovi americani ne è un segnale – si propaghi e continui. Ma sempre con la spada di Damocle che in una situazione o in un’altra i Dubia si ripresentino al cospetto del Pontefice. Una bella impasse, Santità.



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IL PAPA, L’ANNO SANTO, IL FUTURO DELLA CHIESA. UNA SENSAZIONE PERSONALE.

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Marco Tosatti

Non pigliatemi per matto; ma ho la sensazione che il Pontefice non lascerà passare questo momento così solenne, la chiusura dell’Anno Giubilare della Misericordia, senza annunciare qualche gesto, o iniziativa di notevole impatto. Siamo nel puro campo delle speculazioni, per cui prendetele per quello che sono e valgono. E soprattutto non siate così generosi da pensare che magari godo in questo momento di qualche “inside information”. Ma tant’è, quest’impressione esiste.

In quale direzione potrebbe muoversi, questa ipotetica iniziativa? Le previsioni sono uno sport estremo, e con il Pontefice regnante ancora di più. Ma per amore del rischio e della scommessa vediamo di imbastire qualche cosa di plausibile.

Sappiamo tutti della grande stima che Jorge Bergoglio nutriva e nutre per il cardinale Carlo Maria Martini, uno degli esponenti di spicco del gruppo di “San Gallo” che secondo il card. Danneels avrebbe posto le basi per l’elezione dell’arcivescovo argentino.

Nel 1999 l’arcivescovo di Milano aveva pronunciato una frase che era stata letta come un invito a organizzare un nuovo Concilio, il Vaticano III: “Siamo indotti a interrogarci se, quaranta anni dopo l’indizione del Vaticano II, non stia a poco a poco maturando, per il prossimo decennio, la coscienza dell’utilità e quasi della necessità di un confronto collegiale e autorevole tra tutti i vescovi su alcuni dei temi nodali emersi in questo quarantennio”.

Lo stesso porporato chiarì in seguito che non aveva voluto riferirsi a un nuovo Concilio. E non ci sembra probabile che papa Bergoglio voglia mettersi su una strada così impegnativa e onerosa da tutti i punti di vista.

Ma Martini avanzò anche altri spunti, che invece potrebbero essere molto più praticabili, e in linea con quella “sinodalità” proclamata dal vertice della Chiesa.

Ve ne offriamo alcuni, contenuti nell’intervista rilasciata al quotidiano romano Il Tempo, il 7 aprile 2004.

Sul Sinodo: “Questa intuizione si è sviluppata solo in parte. I Sinodi hanno avuto il grande merito di mettere insieme i vescovi, di farli conoscere, di permettere loro di scambiarsi pareri. Ma non sono diventati quel Consiglio permanente della Chiesa che si era proposto il Concilio, quindi c’è ancora della strada da fare”.

La proposta: “La mia proposta andava in una direzione diversa. Convocare, di tanto in tanto, delle assemblee sinodali veramente rappresentative di tutto l’episcopato e – perché no – universali (Sinodi e Concilio sono la stessa parola) per affrontare questioni in agenda nella vita della Chiesa. Un’esperienza che valga a sciogliere qualcuno di quei nodi disciplinari e dottrinali che riappaiono periodicamente come punti caldi sul cammino della Chiesa”.

Capacità decisionale: “Sì, i Sinodi, sin dall’inizio hanno mostrato difficoltà a fondere il rispetto delle opinioni di tutti i vescovi con una capacità decisionale reale. La dimensione decisionale, teorizzata, non è stata esercitata. Non vedo perché tale capacità decisionale non possa comprendere l’intero episcopato …”.

Partecipazione al Conclave. Alla domanda: – Lei vede solo cardinali in Conclave o il Conclave potrebbe essere arricchito da altre presenze? –, Martini rispondeva: “Le proposte sono state tante. Potrebbe essere ragionevole rappresentare meglio le Conferenze Episcopali con la presenza, in Conclave, dei Presidenti delle stesse Conferenze. Non nego che il Collegio dei Cardinali abbia già una sua rappresentatività, però un Conclave allargato terrebbe maggiormente conto della articolazione della Chiesa che guarda al Papa come momento fondante della propria unità”.

Dimissioni: “E’ bene mettere dei limiti di età anche nella Chiesa. Ci possono essere casi di persone estremamente vitali, ma è meglio seguire le prudenze umane biologiche e dare spazio ai giovani. Compiuto il proprio dovere ci si fa da parte. Nella Chiesa ci sono persone sagge che possono far sentire la loro opinione anche al di là di un semplice ballottaggio”.

E’ interessante notare come questa opinione sia stata messa in pratica, sia pure in maniera molto personale, proprio dal cardinale che per molto tempo è stato considerato un avversario dell’arcivescovo di Milano, e cioè da papa Ratzinger….



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SINODO DEI VESCOVI. IL PAPA AVREBBE PROPOSTO DI DISCUTERE DEL CELIBATO DEI PRETI, MA LA PROPOSTA NON SAREBBE PASSATA.

  1. Marco Tosatti

 

Il nuovo Sinodo dei vescovi, che si svolgerà a Roma nell’ottobre del 2018 avrà come tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. L’annuncio è stato dato ieri dagli organi ufficiali vaticani.

Il comunicato afferma che “Papa Francesco, dopo aver consultato, come è consuetudine, le Conferenze Episcopali, le Chiese Orientali Cattoliche sui iuris e l’Unione dei Superiori Generali, nonché aver ascoltato i suggerimenti dei Padri della scorsa Assemblea sinodale e il parere del XIV Consiglio Ordinario, ha stabilito che nell’ottobre del 2018 si terrà la XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.

Il tema – riferisce una nota – è “espressione della sollecitudine pastorale della Chiesa verso i giovani” ed “è in continuità con quanto emerso dalle recenti Assemblee sinodali sulla famiglia e con i contenuti dell’Esortazione Apostolica post-sinodale Amoris Laetitia. Esso intende accompagnare i giovani nel loro cammino esistenziale verso la maturità affinché, attraverso un processo di discernimento, possano scoprire il loro progetto di vita e realizzarlo con gioia, aprendosi all’incontro con Dio e con gli uomini e partecipando attivamente all’edificazione della Chiesa e della società”.

 

Edward Pentin, sul “Catholic Herald” ricorda che la decisione è venuta dopo molti mesi in cui si è parlato della possibilità che il nuovo Sinodo avesse come tema il celibato e la possibilità di consacrare uomini sposati, un tema che secondo alcuni il Pontefice regnante vedrebbe con un certo favore, specialmente in zone in sofferenza di vocazioni. (Vedi QUI).

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Ma Pentin scrive qualche cosa di più: “Questa proposta si è compreso che sia stata bocciata dalla maggioranza dei membri del XIV Consiglio del Sinodo dei Vescovi, il corpo incaricato di designare il tema del prossimo sinodo”.

 

E di conseguenza sarebbe stato scelto il tema dei giovani, della fede e delle vocazioni.



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