ORDINE DI MALTA. BURKE NON CI STA A FARE IL CAPRO ESPIATORIO. ACCUSA DI “CALUNNIA” IL REGGENTE.

Marco Tosatti

Il cardinale Burke non ci sta, ad essere usato come capro espiatorio per le lotte di potere interne all’Ordine di Malta, con le loro metastasi vaticane. Finché ad attaccarlo erano i giornalisti contigui al cerchio magico pontificio, magari con qualche piccolo aiuto proveniente dalla Segreteria di Stato, molto interessata a ciò che succede fra i Cavalieri, ha più o meno lasciato correre. Ha fatto conoscere in maniera indiretta il contenuto della lettera che gli ha inviato il Pontefice in relazione al caso dei preservativi distribuiti in alcune zone dell’Africa e dell’Asia, in modo da chiarire che agiva su mandato preciso, e basta. Ma poi ha parlato il Reggente, accusandolo; e a quel punto, deve essersi detto il porporato americano, il troppo è troppo.

E ha nettamente negato di aver mai chiesto che il Gran Cancelliere dell’Ordine di Malta, Albert von Boeselager, si dimettesse. Il porporato ha detto a Edward Pentin, del National Catholic Register, che è rimasto “sbalordito” dall’accusa, fatta la scorsa settimana  da Fra’ Ludwig Hoffman von Rumerstein che regge l’Ordine in attesa che si riunisca il Consiglio compìto per l’elezione del nuovo Gran Maestro, di aver chiesto le dimissioni del Gran Cancelliere. “La considero una calunnia”, ha detto.

Fra’ Ludwig Hoffman von Rumerstein ha dichiarato che è stato il cardinale Burke, e non l’ex Gran Maestro Matthew Festing, ad aver chiesto le dimissioni di Boeselager. Ma le dichiarazioni del Reggente sono in conflitto con altre ricostruzioni, in base a cui è stato Festing a chiedere le dimissioni, durante un incontro a cui Burke era presente a causa del suo ruolo di Patrono dell’Ordine a nome del Papa.

Burke ha affermato: “Non avevo nessuna autorità per chiedere al Gran Cancelliere di dare le dimissioni. Ho semplicemente detto che una persona che permetteva coscientemente la distribuzione di contraccettivi nelle opere dell’Ordine dovrebbe prendersi le sue responsabilità, e poi il Gran Maestro ha chiesto di nuovo al Gran Cancelliere di dimettersi, e lui si è rifiutato. Allora il Gran Maestro ha proceduto alla sua destituzione, senza che io fossi in nessun modo coinvolto”.

Burke ha anche detto che il suo viaggio a Guam, per far parte del procedimento canonico verso l’arcivescovo Anthony Apuron, non deve essere visto come un confino da Roma. Ha rivelato di essere stato nominato a guidare un tribunale che si occupa del processo l’ottobre scorso, ben prima che esplodesse il caso dei Cavalieri di Malta. Il viaggio a Guam è stato deciso dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, e dice Burke che “Il Papa non mi ha mai parlato di questo incarico”.

In realtà si possono discernere due operazioni distinte, e intrecciate, in questa storia piuttosto torbida. La prima riguarda le lotte di potere – e probabilmente di soldi – interne all’Ordine di Malta, molte bene illustrate da questo articolo di Riccardo Cascioli.

Dispiace che la figura del Pontefice sia stata coinvolta in questa operazione, in maniera tanto evidente: è stato suo l’intervento che ha obbligato il Gran Maestro a dimettersi. Quali strumenti abbia usato, non lo sappiamo; ma devono essere stati cogenti e convincenti, e non lasciano una buona impressione né dell’uno né dell’altro protagonista di quel colloquio. Incuriosisce l’intervento della Segreteria di Stato; si sa che la famiglia del Gran Cancelliere, destituito e reintegrato dopo l’Anschluss vaticano, ha ottimi rapporti con la Terza Loggia; ma affidare al Sostituto il compito di rinnovare spiritualmente l’Ordine…

La seconda operazione pare invece un’azione di opportunismo. C’è la possibilità di attaccare qualcuno che da’ fastidio in altri campi, come Burke, screditandolo, e nello stesso tempo creando un po’ di confusione fumogena sulle manovre reali? Perfetto. Basta far sapere in giro attraverso i canali di informazione-disinformazione collaudati che la colpa è sua…Ah quel Burke! Ma come è paziente il Pontefice con lui!



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LA STRATEGIA DEL RAGNO. COME GESTISCE IL POTERE IN CURIA, E ALTROVE, IL PONTEFICE ORA REGNANTE.

Marco Tosatti

La strategia del ragno. La vera riforma della Curia il Pontefice l’ha fatta in senso totalmente personale, ignorando o saltando i meccanismi e le regole, svuotando dall’interno il potere al vertice di alcune Congregazioni, decapitandone rapidamente alcune e permettendo che molti impiegati e officiali venissero dimessi o spinti a dimettersi, senza che ci fosse altro motivo che quello di sostituirli con persone che davano più garanzie di lealtà non tanto all’istituzione quanto alla persona al comando. E soprattutto lasciando cadere due richieste formulate con molta forza dai cardinali nelle sessioni pre-conclave del 2013, quando tutti, anche i cardinali che non avevano più diritto al voto e esprimevano con piena libertà le loro osservazioni. La prima era un ridimensionamento del potere della Segreteria di Stato. Il che non è avvenuto in alcun modo; nella riforma dell’economia la parte economica della Segreteria di Stato, espressione della casta dei diplomatici, avrebbe dovuto essere affidata al Segretariato per l’Economia e le Finanze, così come la gestione del personale, e delle nunziature. Non è accaduto, anzi, le recenti vicende dell’Ordine di Malta, da cui promana sempre di più un profumo di soldi, più che di questioni dottrinali, confermano questa impressione. Il Gran Cancelliere espulso e poi riammesso dopo l’Anschluss e la defenestrazione del Gran Maestro aveva legami con la Segreteria di Stato e il delegato pontificio incaricato di rinnovare “spiritualmente” l’Ordine è il Sostituto, Angelo Becciu, il “Ministro degli Interni” della Santa Sede.

La seconda richiesta consisteva nel ripristino, e nel rispetto delle udienze di tabella. Cioè nell’appuntamento periodico e regolare dal Papa dei capidicastero; per dare informazioni, ricevere direttive e comunque mantenere in funzione la cinghia di trasmissione dal vertice ai livelli più bassi, e consolidare un rapporto personale fra il Pontefice e i suoi collaboratori (presunti) più diretti. Niente di tutto questo; e si sa della difficoltà di alcuni capidicastero a farsi ricevere a Santa Marta.

Ma se questo non avviene, come funziona allora in realtà la Curia, e con quale strategia la gestisce il Pontefice? Ne ho scritto oggi su La Nuova Bussola Quotidiana.



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ORDINE DI MALTA. TROPPE DOMANDE SENZA UNA RISPOSTA. UNA STRANA, BRUTTA STORIA.

Marco Tosatti

Che brutta strana storia quella a cui stiamo assistendo all’Ordine di Malta in questi giorni. Una storia in cui assistiamo a episodi drammatici che emergono; con l’impressione però che ci sfuggano molti altri elementi, i più importanti, forse.

Quello che vediamo è lo scontro interno, ufficialmente per ragioni di preservativi e contraccettivi anche abortivi, fra l’ex Gran Maestro, britannico, e il Gran Cancelliere, tedesco.

Quest’ultimo sostenuto con una violenza impressionante dal Pontefice. Il che, in un Pontefice predicatore di misericordia, non può non stupire.

Dietro le quinte c’è chi parla di una antica battaglia, da anni e anni, fra le scuole tedesca e britannica per il controllo dell’Ordine, una miniera di soldi impressionante. Dopo che i germanici – così sussurrano i pochi che sostengono di saper qualche cosa dei movimenti interni dei Cavalieri – a suo tempo hanno esautorato completamente gli italiani.

A complicare il tutto c’è anche il timore, presente negli anni passati in ambienti vaticani, che fra le file dei Cavalieri si fossero infilati appartenenti a un gruppo ben diverso, la massoneria. Non per scopi propriamente spirituali ma perché richiamati dalla possibilità di fare affari. L’Ordine è uno Stato, emette passaporti, offre molta carità ma anche contatti eccellenti. Un richiamo appetitoso.

A questo elemento si farebbe riferimento in un passaggio recente, di cui racconta Edward Pentin. Il Patrono dell’Ordine, il cardinale Raymond Leo Burke, incontrò il Papa il 10 novembre scorso in relazione al problema dei contraccettivi. Il Papa si sarebbe mostrato “molto preoccupato” da quello che il cardinale riportava. E gli avrebbe anche detto chiaramente che voleva che la massoneria fosse “tenuta fuori” dall’Ordine, e avrebbe chiesto un’azione appropriata. Il 1 dicembre successivo Burke avrebbe ricevuto una lettera in cui il Papa sottolineava il dovere del porporato di promuovere gli interessi spirituali dell’Ordine e impedire qualsiasi affiliazione con gruppi, o pratiche, contrarie alla legge morale cattolica.

Poi c’è stato il processo interno al Gran Cancelliere, accusato di avr permesso, o non aver vigilato abbastanza, sul caso dei condom. il suo rifiuto di dimettersi, l’espulsione per disobbedienza, l’appello alla Santa Sede.

Appello che ha trovato orecchie propizie. Il cognome del Gran Cancelliere è nel Gotha degli esperti economici della Santa Sede, ci sono collegamenti fra quel mondo e la diplomazia vaticana, e la Segreteria di Stato. C’è stata la formazione di una Commissione d’inchiesta, in cui sedevano tre persone molto presenti nelle iniziative finanziarie cattoliche, in particolare dell’area svizzero-tedesca, e la presentazione a tempi rapidi di una un rapporto che si dice durissimo verso il Gran Maestro.

Che nel frattempo, e non senza ragioni giuridiche valide, negava il diritto della Santa Sede di interferire in una vicenda interna, e il diritto della Santa Sede di nominare una commissione per indagare su affari interni dell’Ordine. La Segreteria di Stato ha ammesso l’esistenza della lettera del Papa, ma aggiungendo che si era consigliato il dialogo, non l’espulsione di nessuno.

Poi la storia ha virato rapidamente sul drammatico. Il Gran Maestro è stato convocato dal Papa, e gli è stato imposto – chissà come – di dimettersi. Una lettera vaticana parlava della nomina di un Delegato Pontificio, il che ha fatto pensare subito a un Commissariamento, poi, sembra, smentito (il Delegato dovrebbe occuparsi del “rinnovamento spirituale dell’Ordine”).

Ci sarà un Capitolo, e l’elezione di un nuovo Gran Maestro, e nel frattempo il Gran Cancelliere è stato reintegrato, dal momento che il Papa ha dichiarato nulli tutti gli atti compiuti dal 5 dicembre in poi. Anche qui ci sono esperti di diritto che storcono il naso, ma se i diretti interessati – cioè i Cavalieri – ingoiano questo rospo, nessuno può protestare al posto loro.

Ecco, questi sono i pezzi del puzzle. Ciascuno è libero di spostarli come vuole, e di provare a trovarci un senso.

Anche se ne mancano molti, che equivalgono ad altrettante questioni aperte.

E’ possibile che tutto questo patatrac sia causato dalla distribuzione di preservativi in zone a rischio Aids? Da quando mi occupo di Vaticano mi è stato detto che in zona di missione, a coniugi uno dei quali affetto da Aids, è successo che l’assistenza cattolica ne abbia dati.

E’ tutta colpa della “rigidità” di Burke, come ambienti vaticani cercano di suggerire, tanto per aggiungere colpe a uno dei quattro cardinali dei “Dubia” sull’Amoris Laetitia, non esattamente amato dal Pontefice? Forse. Ma la lettera c’è. E forse dal colloquio con il Papa lui aveva capito di dover consigliare severità al Gran Maestro, salvo trovarsi sconfessato subito dopo. C’è almeno un precedente. Pell quando aveva ricevuto l’incarico di riformare l’economia e la gestione del Vaticano, aveva ricevuto un invito ad andare avanti senza guardare in faccia nessuno. Da buon giocatore di calcio australiano è andato avanti. E ha scoperto che pian piano il suo Segretariato per l’Economia era stato pelato strato a strato, come una cipolla. Con l’assenso del Papa.

Un amico che ha una grande esperienza di affari in generale, affari e soldi vaticani in particolare, e anche di cose della Santa Sede, pensa che la chiave reale del dramma sia da cercare nella colossale fortuna dei Cavalieri, e nella possibilità che essa offre di incidere sulla politica interna della Chiesa.

Perché il Pontefice ha deciso di agire con tanta durezza? Lo ha fatto di sua iniziativa, o è stato spinto o consigliato da qualcuno? C’è chi sostiene che una delle possibili ragioni sia il suo amore (e la sua vicinanza) alla Chiesa tedesca.

Ancora. Che cosa ha detto, mostrato, o minacciato il Papa al Gran Maestro, fino al giorno prima così deciso nel difendere la sovranità dei Cavalieri, e in una manciata di minuti disposto a firmare dimissioni e chissà che altro?

Certo l’esito dell’udienza con il Gran Maestro non è stato un grande esempio del dialogo raccomandato solo qualche giorno prima nella disputa Gran Maestro – Gran Cancelliere. Ma in Vaticano non si stupisce nessuno della capacità di essere non fisicamente, ma moralmente, violento del Pontefice. E come abbiamo visto, in grande e in piccolo, il dialogo sembra molto simile a quello praticato dalla Regina di Cuori di Alice. Off with their heads!…

Una brutta, strana storia, dicevamo. Avremmo preferito non assistervi, e che non avesse per protagonista il Papa.



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L’ORDINE DI MALTA RIBADISCE: NESSUNA COOPERAZIONE CON LA COMMISSIONE VATICANA. SIAMO UNO STATO INDIPENDENTE.

 

Marco Tosatti

L’Ordine di  Malta annuncia che non  ha nessuna intenzione di cooperare con la Commissione istituita dalla Segreteria di Stato vaticana per indagare sull’ordine dopo che il Gran Maestro dell’Ordine di Malta, Fra’ Matthew Festing, aveva sollevato dall’incarico di Gran Cancelliere Albrecht Freiherrvon Boeselager (fratello, peraltro, di Georg Freiherr von Boeselager, nominato lo scorso 15 dicembre tra i tre nuovi membri del Consiglio di Sovrintendenza dello Ior), e con molte aderenze in Vaticano e in Segreteria di Stato.

Un comunicato di oggi afferma che l’Ordine, in risposta alle attività messe in atto da un Gruppo nominato dalla Segreteria di Stato del Vaticano, considera appropriato ribadire che la sostituzione dell’e Gran Cancelliere era un atto di governo interno dell’Ordine. Così, considerando l’irrilevanza legale di questo Gruppo e dei suoi atti relativamente alla struttura legale dell’Ordine di Malta, ha deciso che non coopererà con esso. Questo è per proteggere la sua sovranità da iniziative che sostengono di essere dirette a oggettivamente a mettere in questione o persino a limitare tale Sovranità”.

Il comunicato ricorda come l’Ordine di Malta sia un soggetto di diritto internazionale , e che “la natura religiosa dell’Ordine non pregiudica l’esercizio di prerogative sovrane spettanti all’Ordine in quanto è riconosciuto dagli Stati come soggetto di diritto internazionale”. Fra l’altro, l’Ordine ha una rappresentanza diplomatica presso la Santa Sede, come ogni altro Stato che gode di rapporti diplomatici con il Vaticano, e ne è perciò indipendente.

Nel comunicato si nega anche che il Gran Cancelliere rimosso e sostituito possa rientrare nelle categorie di affiliati che eventualmente potrebbero fare appello a uno status religioso; apparteneva alla Seconda Classe, non a quella dei  Cavalieri di Giustizia. “E’ chiaro che in termini legali un rifiuto di un commando ‘in Obbedienza’ non giustifica in nessun modo il coinvolgimento di superiori religiosi, tanto più se non appartengono al’Ordine”.

I membri della Seconda classe possono fare appello contro le misure disciplinari che considerino troppo dure davanti al Tribunale Magistrale.

“La mancanza di cooperazione con il Gruppo citato dunque ha strette spiegazioni legali, e così non può e non è in nessun modo da considerare una mancanza di rispetto verso Sua Eminenza il Segretario di Stato”.

L’iniziativa della Santa Sede resta di conseguenza difficile da capire e da spiegare; non era difficile immaginare che l’Ordine avrebbe difeso la sua sovranità nei confronti di una mossa diplomaticamente e religiosamente molto discutibile. Fra l’altro mentre la Santa Sede stessa sta dando dimostrazioni continue di  una gestione del suo personale certo non ispirata alla trasparenza e al rispetto degli individui.



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