SANTI INDEMONIATI. CASI STRAORDINARI DI POSSESSIONE. UN LIBRO SCRITTO SU SUGGERIMENTO DI DON GABRIELE AMORTH.

Marco Tosatti

Cari amici e lettori, oggi mi permetto una piccola digressione dall’informazione abituale perché la Chorabooks ha ripubblicato, dopo molti anni, una mia piccola opera a cui tengo molto per due motivi. La prima è che credo che sia unica nel suo genere. E la seconda è perché in realtà chi ha ispirato, e dato consigli e suggerimenti per scrivere questo libro è stato un caro amico, don Gabriele Amorth, nel corso di una delle molte conversazioni che avevamo di tanto in tanto.

Come scrive l’editore attuale del testo, Aurelio Porfiri, “Questo testo di Marco Tosatti, riveduto ed aggiornato per questa nuova edizione, ha un ispiratore di eccezione nel padre Gabriele Amorth (1925-2016), che suggerì all’autore di affrontare questa tematica che non aveva ricevuto la necessaria attenzione in precedenza, se non per quello che riguardava alcuni studi dedicati a casi individuali di santi che avevano conosciuto la possessione diabolica. Tema certamente scomodo, in un periodo in cui si tenta di diluire l’esistenza del demonio in un puro concetto astratto e non in una realtà concreta.

L’argomento è particolarmente interessante, e in una certa misura “scandaloso” perché se i santi vengono normalmente associati alla lotta contro satana, ben più raramente li troviamo nel ruolo di vittime; un segno – per chi crede – di come satana stesso venga usato da Dio in un quadro di mistero per compiere i Suoi disegni, uno strumento di affinazione di anime sulla via della perfezione.

Il libro, certamente originale se non unico, affronta casi concreti, con speciale riferimento a tre figure: Cristina di Stommeln, la Beata Esutochio di Padova e Mariam Baouardy. Non manca una panoramica essenziale seppure esaustiva su altri santi che hanno avuto un rapporto più diretto con il “principe delle tenebre”.

Nell’introduzione affronto un tema ancora attuale, e cioè il negazionismo in merito all’esistenza del demonio. “E’ un atteggiamento iper-razionalista, che sfiora il ridicolo nella sua cieca volontà di negare l’esistente; ma che purtroppo ha contagiato, in forme subdole, ampi strati del mondo cattolico, sacerdoti e vescovi inclusi. E’ probabilmente uno dei tanti esempi di sudditanza psicologica di cui soffre la cultura cattolica, una morsa che solo adesso, dopo decenni e decenni, tende forse ad allentarsi. Il diavolo, così come lo concepiscono i cristiani (e non solo loro) forse non c’è; ma è impressionante come la “vulgata” intellettuale si rifiuti di ammettere la possibilità del mistero, di qualcosa che superi le spiegazioni puramente materiali e fisiche. E’ più facile scindere l’atomo che scalfire un pregiudizio, diceva Albert Einstein; e il pregiudizio secondo cui tutto è materia, tutto – in bene o in male – ha origine e fine nell’universo tangibile talvolta sembra davvero a prova di diamante.

E’ una forma di paura, di rigidità dalle conseguenze paradossali, e – quelle sì – veramente fideistiche. Così ci è accaduto udire un professore esperto di psicologia, messo di fronte al caso di una madre di famiglia che a stento conosce l’italiano (nel suo stato normale); e che in condizioni anormali (era sotto cura per una possibile possessione) risponde – a tono – a domande poste in sette lingue diverse fra cui l’arabo, l’ebraico e il coreano; bene, capita di sentire quel professore affermare che non c’è niente di straordinario, perché “nel cervello c’è tutto”. Fede allo stato puro, purtroppo mal collocata, e totalmente a-scientifica, ma non sorprendente, se già nel 1986 uno studioso laico, intellettualmente onesto come Giuseppe Caputo invitava (Tempo presente, settembre-ottobre 1986) i suoi colleghi a non “ripetere con sufficienza baronale le ricette remote degli articoli dell’Enciclopedia di Diderot e di d’Alembert”.

Questo atteggiamento “ideologically correct”, e pervicacemente negazionista, per osmosi è penetrato anche nei quadri cattolici, ad ogni livello; da cardinale in giù. Ora qualcosa sta cambiando, ma sotto la spinta della necessità. Diocesi prive per anni di esorcisti stanno organizzando équipes miste di psichiatri e sacerdoti delegati dal vescovo, perché ci sono sempre più persone vittime di eventi inspiegabili; inspiegabili, secondo i canoni della medicina e delle scienze naturali, ma noti da secoli all’esperienza della chiesa. E anche se il fenomeno, sottoposto a un discernimento rigoroso, dimostra la felice rarità dell’eccezionale, ne testimonia allo stesso tempo l’esistenza.

Un’esistenza certo non enfatizzata dalla chiesa dell’ultimo mezzo secolo. La scelta di far prevalere “il bianco sul nero” la positività sul negativo, frutto del Concilio Vaticano II, è una corrente ben vigorosa, fausta e vitale; ma non deve far dimenticare la presenza ben documentata, e come tale affermata senza esitazioni sia dai Vangeli che dal magistero, di un avversario che non è la rappresentazione mitica della cattiveria presente nel cuore umano, ma un angelo caduto che si adopera nel consigliare gli esseri umani a percorrere strade malvagie“.

L’attualità di questo libro è confermata dai dati dell’attualità stessa. La richiesta di aiuto, per problemi straordinari di fronte a cui medici, psicologi e psichiatri si confessano impotenti è in aumento in tutto il mondo. Conferenze episcopali e diocesi che per decenni hanno trascurato questo tipo di pastorale sono state obbligate, talvolta obtorto collo, a ridare vigore alla pratica, e affidare a sacerdoti specializzati la cura delle persone in cerca di aiuto.

Per chi fosse interessato, il libro è disponibile su Amazon.


E adesso mi rivolgo in particolare ai commentatori, abituali e non, di Stilum Curiae.

Cari amici,
da oggi in poi vi considero dei collaboratori del blog, e io mi installo – non ridete – nella funzione di direttore di giornale.
Ogni giornalista vorrebbe poter scrivere articoli estremamente lunghi e dettagliati.
Il giornale gli chiede di essere sintetico. La storia di una vita può essere scritta in trenta righe.
Ogni giornalista vorrebbe scrivere cinque o sei articoli al giorno.
Il giornale gli chiede di scriverne uno, al massimo due.
Ogni giornalista ha simpatie o antipatie, anche violente.Il giornale gli chiede di contenersi nei limiti dell’educazione e della civiltà.
Allora vi chiederei, per favore e per rispetto degli altri vostri “colleghi”:
Non scrivete commenti superiori alle trenta/quaranta righe. Le eventuali citazioni di testi e documenti linkatele.
Cercate di attenervi al topic del blog in questione.
Cercate di non essere personali nei commenti, con frasi offensive o dando libero sfogo alle passioni.
E cercate di non essere troppo frequenti o insistenti; lasciate spazio a tutti, e abbiate pietà del moderatore, che vi legge….
Vi ringrazio per la vostra comprensione.


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IL DIAVOLO È UN’INVENZIONE SIMBOLICA, PER IL CAPO DEI GESUITI. SE LO SENTISSE SANT’IGNAZIO DI LOYOLA…

 

Quando ho visto la sua foto ho pensato: “Toh! Massimo, in rotta con Renzi, si è tolto gli occhiali, e si è rifatto una vita nei gesuiti ed essendo bravo l’hanno fatto Preposito”. Il Massimo in questione è D’Alema, mia vecchio compagno di banco al liceo classico Andrea Doria, quando, come dicevamo scherzando, era già iscritto alla segreteria del PCI. Stessi occhi vivaci, pieni di astuzie, stesso sorriso, stesso baffetto vanitoso e ben curato…e anche cose dette– ahimè – mica tanto dissimili.

Il personaggio di cui parliamo è il nuovo generale dei gesuiti, padre Arturo Sosa, già noto alle cronache per aver osservato che al tempo di Gesù non c’erano registratori, quindi non possiamo sapere che cosa ha detto esattamente. Un’affermazione che non cessa di stupirmi per la sua interna logica stringente: dal momento che c’è un tizio che 2000 anni fa non sappiamo che cosa abbia detto con precisione, decido di spendere tutta la mia esistenza in un’associazione creata in suo nome.

Il padre Sosa ha concesso un’intervista a El Mundo, che trovate qui.

In risposta a una domanda sulle donne e la Chiesa, ha detto: “Gesù non ha seguito le norme comuni della donna della sua epoca. Donne lo accompagnarono sempre. La Chiesa non è esistita senza di loro. Per me sono le grandi trasmettitrici della fede. Verrà un momento in cui il loro ruolo si riconoscerà di più. La Chiesa del futuro dovrà avere una gerarchia differente, con ministeri diversi. Mi appello alla creatività femminile affinché entro 30 anni abbiamo comunità cristiane con un’altra struttura. Il Papa ha aperto la porta del diaconato creando una commissione. Poi potranno aprirsi più porte”.

Sul “matrimonio omosessuale” ha detto invece:

“Una cosa è il pensiero pubblico e ufficiale, e altro è ciò che accade nelle comunità. Una cosa è la mia omosessualità, un’altra è il mio compagno omosessuale, che fa parte della mia famiglia, del mio ambiente. Nella vita religiosa ci sono omosessuali e non sono perseguitati, fanno parte della comunità. Il sacramento (del matrimonio, N.D.R.) è un altro tema, una cosa è riconoscere lo statuto civile perché non ci siano discriminazione e un’altra è l’aspetto teologico. I sacramenti non nascono così”.

Infine c’era una domanda sulla relazione fra male e satana: gli si chiedeva se “crede che il male è un prodotto della psicologia umana o proviene da un’entità superiore”.

“Dal mio punto di vista, il male fa parte del ministero della libertà. Se l’esere umano è libero, può scegliere fra il bene e il male. Noi cristiani crediamo di essere fatti a immagine a somiglianza di Dio, per cui Dio è libero, ma Dio sceglie sempre di fare il bene perché è tutto bontà. Abbiamo creato figure simboliche, come il diavolo, per esprimere il male. I condizionamenti sociali anche rappresentano questa figura, ci sono persone che agiscono così perché c’è un ambiente dove è molto difficile fare il contrario”.

Non voglio pensare che cosa avrebbe detto Sant’Ignazio, con quello che aveva scritto – e lungamente – nel discernimento degli Spiriti, chiamandolo il Maligno, Satana, il “nemico dell’umana natura”, e riconoscendogli un’identità precisa, e una volontà di nuocere. Per esempio: “Come il capitano di un esercito, dopo avere piantato la tenda di comando e osservato le postazioni o la posizione di un castello, lo attacca dalla parte più̀ debole, così il nemico della natura umana, circondandoci, esamina tutte le nostre virtù̀ e ci attacca dove ci trova più̀ deboli”.

Alla Chiesa del Gesù, a Roma, quartier generale della Compagnia, si praticavano fino a poco tempo fa, e probabilmente si praticano ancora, esorcismi e preghiere di liberazione.

Padre Sosa è uno dei consiglieri del Pontefice.



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