EFFETTO BERGOGLIO, EFFETTO RIGOGLIO, O EFFETTO TRACO(GLIO)LLO? SUPER EX COMMENTA I DATI FORNITI DA REPUBBLICA SULL’AUDIENCE PAPALE.

Marco Tosatti

Super Ex (ex Movimento per la Vita, ex Scienza & Vita, ex giornalista di Avvenire, ex docente di scuola cattolica, ma per grazia di Dio non ex cattolico) ci ha scritto per toccare un tema veramente delicato, a seguito dell’articolo scritto dal collega e sacerdote Filippo Di Giacomo, sul Venerdì di Repubblica, una testata che tutto si può definire ma non antibergogliana. Effetto Bergoglio o effetto tracollo? Aggiungiamo noi che in questi tempi natalizi a Roma si è parlato di Spelacchio, l’albero di Natale della giunta trasparente del M5S, trasparente nel senso che non se ne percepisce l’esistenza. E si è vantato Rigoglio, l’abete in piazza San Pietro. Ma dopo l’articolo di Di Giacomo ci si può chiedere, come fa Super Ex, se c’è un Effetto Bergoglio, un Effetto Rigoglio o un Effetto Traco(glio)llo…Facile fare gli smargiassi con la Raggi, è quando entrano in gioco i veri duri, come Benedetto, che si vede quanto vali…

“In principio fu l’ “effetto Bergoglio”, oggi non rimane più neppure l’effetto farfalla.

Qualcuno ricorderà, fu il sociologo Massimo Introvigne a coniare l’espressione “effetto Bergoglio” per designare un presunto ritorno al confessionale ed alla fede grazie all’elezione dell’argentino. Allora Introvigne faceva parte della famiglia del mensile conservatore il Timone e scriveva sul quotidiano on line La Bussola, molto vicino, idealmente, al cardinal Carlo Caffarra e in generale al mondo dei Dubia. Introvigne era altresì la guida di Alleanza cattolica e di un gruppo di associazioni denominate “Sì alla famiglia”, molto attive contro il gender. Per precauzione aveva registrato anche una sorta di Partito della Famiglia, prima ancora di quello di Adinolfi.

Politicamente, in tempi più lontani, si era schierato a difesa di entrambe le guerre in Irak promosse dall’amministrazione Bush. Insomma, così a occhio, non un fan del papa argentino, nè sulla bioetica, né sulle questioni di politica internazionale. Come potesse parlare di “effetto Bergoglio”, tanto presto, e come abbia potuto poi finire così fieramente avverso al mondo che frequentava, è, se non si vuole dar retta ai maligni, un mistero.

Fatto si è che l’effetto Bergoglio è stato sin dal principio un effetto soprattutto mediatico.

Bergoglio ha cercato subito quella strada, convinto che il marketing è l’anima del commercio: gli stretti rapporti intrecciati sin dal principio con giornalisti ben introdotti come Andrea Tornielli, sul fronte cattolico, e con Eugenio Scalfari, su fronte della sinistra nichilista ed anticlericale, lo dimostrano.

Per un po’ il giochetto ha funzionato: nessuno in più, nei confessionali e alla messa. Anzi, solo in meno. Perché andare a confessarsi, se non c’è più peccato? Se esiste solo la Misericordia ed è stata abolita la Giustizia? Se gli unici peccatori, sono i “dottrinari”, coloro che credono ancora nei Dieci Comandamenti? Perché andare a messa, se Allah e Gesù Cristo uguali sono?

Meno fedeli, ma più audience: un audience cercata ad arte con telefonate, gesti mediatici forse costruiti a tavolino da qualche abile gesuita. In verità, un papa non solo dei cattolici, ma anche degli atei, dei musulmani, dei radicali, dei comunisti… può contare su un pubblico più ampio. Così sembra. Ma la realtà è diversa. Perché con il tempo radicali, musulmani comunisti… si stancano di ascoltare qualcuno che hanno ormai annoverato tra le loro fila.

E se anche i cattolici si stufano e si disamorano, ecco che anche l’effetto mediatico, alla fine, si sgonfia. E l’effetto Bergoglio fa… flooop…

Non rimane quasi più nessuno a godersi le performance televisive, per quanto ben costruite. I dati parlano chiaro, e li lasciamo raccontare a Filippo Di Giacomo, vaticanista di un giornale amico, Repubblica.

Il 5 gennaio, nell’inserto Venerdì di Repubblica, scriveva: “Papa Francesco è stato protagonista

di un programma in onda ogni mercoledì, dal 25 ottobre in poi, su Tv 2000, la cosiddetta Tv dei vescovi, intitolato Padre nostro e condotto da don Marco Pozza, cappellano del carcere di Padova. Il programma è stato accompagnato da un grande e lungo battage pubblicitario con lancio su ogni possibile organo di comunicazione, dalla carta stampata alla radio e alla presenza di don Pozza sui principali canali televisivi nazionali. Ma nonostante l’impegno ha registrato ascolti così bassi da risultare imbarazzanti. Confermando, oltretutto, ciò che i dati di ascolto attestano da almeno 3 anni: papa Francesco, in televisione, vale la metà di Papa Benedetto XVI: se il secondo aveva una audience media intorno al 20 per cento, il suo successore si attesta tra il 9 e il 12 per cento degli spettatori”.

Verrebbe da concludere con un semplice “amen”, se non destasse una certa repulsione l’idea che un papa decida di diventare ospite abituale di un salotto televisivo, come un don Mazzi qualsiasi; e se non destasse una acuta tristezza, in un cattolico, sapere che ormai la voce della Chiesa non interessa più a nessuno.

Oppure, per essere un po’ ottimisti, si può vedere la vicenda sotto un’altra luce: non è che non interessa più a nessuno, proprio perchè non è la voce della Chiesa, e le pecore non riconoscono la voce del loro pastore?”.



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IL COMUNE DI ROMA CENSURA GIOVANNI PAOLO II. IL PRESIDENTE DI PROVITA: ROMA COME MOSCA ANNI ’70.

Marco Tosatti

Che l’amministrazione capitolina faccia acqua da tutte le parti – e in particolare quello dei servizi: mezzi pubblici, rifiuti, viabilità, decoro urbano – non è ormai un mistero per nessuno, tanto da spingere la creatività dei romani a invocare la “Santa Madonna della Molletta”, come si vede dal manifesto qui sotto.

Ma che oltre a queste evidenti incapacità l’amministrazione Cinque Stelle eserciti la censura preventiva sulle opinioni forse potevamo non aspettarcelo. O perlomeno, potevano pensarlo quanti si illudessero che il Movimento Cinque Stelle non fosse allenato con il pensiero dominante, quello legato ai grandi poteri mondialisti e globalità che determinano le linee dell’informazione.

Registriamo la denuncia di ProVita Onlus, che si esprime oggi con questo comunicato:

“Dopo l’inquietante interrogatorio da parte della polizia, subìto da Toni Brandi, presidente di ProVita Onlus, il Comune di Roma non cessa di stupire per la sua volontà di censura…Abbiamo presentato tre diversi tipi di manifesti da affiggere per le vie di Roma al Comune, come da regolare procedura e ricevendo conferma di ricevimento: Il primo per commemorare il Cardinale Caffarra e Giovanni Paolo II, poi il secondo contro l’aborto e l’ultimo manifesto per la difesa della salute delle donne, rispettivamente con ricevute di protocollo dal Comune il 31.10, il 1.11 e il 28.11.

E’ semplicemente allucinante che il Comune sembri rifiutarsi a procedere e persino a darci una risposta formale con le motivazioni del diniego e questo più di 40 giorni dalla prima richiesta”, afferma il presidente di ProVita Onlus, Toni Brandi che conclude: “Sembra di stare non a Roma, ma nella Mosca degli anni ’70. Non abbiamo mai avuto problemi a pubblicare manifesti. Ora invece, l’amministrazione sembra tollerare solo messaggi ‘graditi’ e utilizza la polizia per sondare le ‘motivazioni’ di coloro che non si allineano al pensiero unico. Non avevamo mai visto nulla di simile prima dell’amministrazione Raggi”.

Ecco due dei sovversivi manifesti di fronte a cui il Comune di Roma traccheggia:



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LA GIUNTA RAGGI PENALIZZA LE FAMIGLIE ROMANE. DELIBERA MANNAIA CONTRO GLI ASILI NIDO CONVENZIONATI. UNA PETIZIONE.

Marco Tosatti

Migliaia di famiglie questa mattina hanno affollato piazza del Campidoglio, a Roma, per dire No allo smantellamento della rete degli asili nido convenzionati, un sistema fondamentale per la città, che finora ha compensato la grave carenza di posti negli asili pubblici, con costi vantaggiosi per l’amministrazione comunale e persino con una maggiore qualità del servizio reso.

Fra l’altro, chiunque abbia o abbia avuto dei bambini in età da asilo nido nella Capitale, sa benissimo che ottenere un posto in un asilo nido comunale è difficilissimo, se non impossibile. A meno che non si rientri in una delle categorie  “protette” per questioni di reddito, o di stato anagrafico. Non era infrequente il caso di genitori che rinunciando a sposarsi, e che pur convivendo, facevano apparire la madre come “ragazza madre” in modo da poter ottenere punti in più per la graduatoria di ammissione.

Generazione famiglia, tra le associazioni promotrici del Family Day, è scesa in piazza insieme alle famiglie e alle circa 2000 educatrici che rischiano il posto di lavoro con il fallimento di oltre 250 piccole imprese, che, fra l’altro, rappresentano un virtuoso esempio di imprenditoria femminile.

“La delibera della Giunta Raggi costringe le famiglie a mandare i propri figli ai nidi comunali anziché a quelli convenzionati, verso cui fino ad oggi le famiglie hanno sempre mostrato la loro netta preferenza”, spiega il portavoce di Generazione famiglia, Filippo Savarese. “Le conseguenze sulla gestione della giornata quotidiana – prosegue -, a Roma già tragica, sono enormi, visto che la rete di nidi comunali è molto più ristretta e debole di quella in convenzione, per cui interi quartieri si troveranno sforniti e migliaia di famiglie dovranno provare a portare ogni mattina i figli presso nidi comunali a chilometri di distanza, o addirittura a rinunciare del tutto al servizio”.

“La rete di nidi convenzionati, che negli ultimi anni ha svolto un servizio egregio verso le famiglie, sta subendo un attacco assurdo dettato da ragioni di pura ideologia statalista” conclude Savarese.

Per l’occasione, Generazione Famiglia ha inoltre invitato tutti a firmare la petizione sulla libertà educativa a Roma sulla piattaforma web Citizengo.org/it. Migliaia le firme già raccolte e che saranno portate al sindaco Virginia Raggi.



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