UNA PETIZIONE MONDIALE AI VESCOVI: CHIEDIAMO GLI INGINOCCHIATOI PER I FEDELI CHE VOGLIANO COMUNICARSI IN GINOCCHIO.

Marco Tosatti

Oggi vogliamo rilanciare un’iniziativa che ci sembra legittima e anche auspicabile, in un momento in cui il senso del sacro viene continuamente eroso, anche all’interno della Chiesa, da altre istanze e priorità, spesso legate a mode passeggere. Ci rifacciamo a una lettera che l’ex Prefetto della Congregazione per il Culto Divino, e ora arcivescovo di Valencia, il card. Canizares, ha indirizzato ai suoi sacerdoti a gennaio, che potete trovare sulla Nuova Bussola Quotidiana. Fra l’altro l’arcivescovo scriveva, riferendosi a una lettera pastorale di qualche tempo fa: “In questa stessa lettera ricordavo come darsi la pace e comunicarsi. Vi confesso che ci sono volte che sto male vedendo come si avvicinano alcuni, senza nessun raccoglimento e devozione, senza nessun gesto di adorazione, come si prende un biscotto o qualche cosa di simile. Insisto in quello che dicevo nella lettera citata sull’Eucarestia: ci si può comunicare direttamente in bocca, o con la mano per poi portarsi il corpo di Cristo alla bocca. Però devo aggiungere che la forma più consona con il mistero del Corpo di Cristo che si riceve è comunicarsi in ginocchio, e in bocca. Non sono retrogrado in questo, ma segnalo solo ciò che si accorda alla comunione”.

 E proprio in questi giorni è partita una richiesta, rivolta a tutti i vescovi cattolici, e a cui naturalmente è possibile aderire firmando. Ecco il testo:

Destinatario: Vescovi della Chiesa Cattolica

 Chiediamo gli inginocchiatoi per i fedeli che desiderano ricevere Gesù-Eucarestia in ginocchio; petizione promossa dal Comitato Uniti a Gesù Eucaristia per le Mani Santissime di Maria.

Sulla ricezione della Comunione sulla mano. Per comprendere l’importanza della modalità con cui ricevere la Santa Comunione, occorre partire da una breve riflessione sul significato della Messa, durante la quale il pane e il vino divengono il Corpo e il Sangue di Cristo. Il documento del Concilio Vaticano II Sacrosanctum Concilium afferma due cose centrali: messa come sacrificio e Presenza reale. Per giunta, la formulazione del Catechismo della Chiesa cattolica, sotto la regia di Ratzinger, ha ribadito tali connotazioni cattoliche a riguardo dell’Eucaristia. E proprio il pontefice che concluse il Concilio, Paolo VI, si sentì spinto persino a pubblicare un’Enciclica nella quale ribadì sia il carattere sacrificale della messa sia la legittima validità dell’adorazione dell’Eucaristia da parte dei fedeli fuori dalla messa.

Nel frattempo alle Conferenze nazionali veniva data facoltà di indulto per ricevere l’Eucaristia nelle mani,le balaustre e gli inginocchiatoi venivano eliminati, i tabernacoli venivano decentrati, nonostante il Catechismo (ancora nel 1992) ribadiva che il tabernacolo fosse situato “in un luogo particolarmente degno della chiesa, costruito in modo da evidenziare e manifestare la verità della presenza reale di Cristo nel Santissimo Sacramento”(n.1379). Circa la questione relativa alla ricezione eucaristica, bisogna anzitutto ricordare che nei documenti conciliari – anche in presenza di affermazioni avanzate a riguardo delle più significative novità proposte nella liturgia – mai si parla della comunione in mano. Eppure si fa passare per tema conciliare quanto il Concilio non si è preoccupato di trattare. In realtà la ricezione della Santa Eucaristia in mano rimane solo un indulto della Sede Apostolica. Quando i vescovi italiani (con soli due voti in più) approvarono la comunione nelle mani, vi fu chi, come il Presidente della Conferenza Episcopale, evidentemente contrario e preoccupato, fece inserire la raccomandazione a tutti, in particolare ai bambini e agli adolescenti, della pulizia delle mani. Invece di impedire l’abuso, ci si preoccupava di arginare già in partenza l’ovvia profanazione. Proprio questa generazione di fanciulli cattolici anni ’80-‘90 è quella che (a parte la controtendenza dei gruppi di preghiera legati alla Tradizione o alle apparizioni di Medjugorje) registra una certa disinvoltura a riguardo del culto eucaristico e dell’adorazione, non avendo la percezione di Chi si riceve. Il documento in questione – Istruzione Sulla comunione eucaristica – è quello del maggio 1989, seguito dal decreto della Conferenza Episcopale Italiana che la contiene, datato 19 luglio 1989 ed entrato in vigore il 3 dicembre dello stesso anno, prima domenica di Avvento.

Il testo dell’Istruzione sulla Comunione eucaristica circa la modalità di questo ulteriore modo di ricevere l’ostia consacrata spiega: “particolarmente appropriato appare oggi l’uso di accedere processionalmente all’altare ricevendo in piedi, con un gesto di riverenza, le specie eucaristiche, professando con l’Amen la fede nella presenza sacramentale di Cristo”. Dunque, dicevamo che si tratta di un indulto. Attraverso l’Istruzione Memoriale Domini promulgata dalla S. Congregazione per il culto Divino il 29 maggio 1969, la Santa Sede ha lasciato alle singole Conferenze Episcopali la possibilità di richiedere la facoltà di introdurre l’uso di ricevere la Comunione sulla mano.Possibilità non obbligo! Eppure non è una questione irrilevante, perché riguarda nientemeno che la Presenza reale di Gesù. Non è un retaggio, dunque, dei tradizionalisti, bensì è l’affare centrale di tutta la Chiesa che, prima ancora che preoccuparsi dell’ambiente e dell’ecologia, o della questione immigratoria, dovrebbe custodire e proteggere il Signore eucaristico con quell’amore e quella fedeltà che ebbe san Giuseppe nel proteggere Gesù Bambino. Nell’Eucaristia, infatti, per amore delle anime, Gesù si rende vulnerabile come quando era un piccolo infante, raggiunto dall’odio omicida di Erode.

Questo aspetto è stato configurato da mons. Schneider come ius Christi, cioè il diritto di Cristo. Ancora di recente, commentando questa intuizione di Schneider, il Card. Burke, grato di tale intuito, affermava: “ricordandoci l’umiltà totale dell’amore di Cristo che si dona a noi nella piccola Ostia, fragile per natura, Mons. Schneider richiama la nostra attenzione sul grave obbligo di proteggere ed adorare Nostro Signore. Infatti, nella santa Comunione, Egli, a motivo del Suo amore incessante e incommensurabile per l’uomo, si fa il più piccolo, il più debole, il più delicato fra noi. Gli occhi della Fede riconoscono la Presenza Reale nei frammenti, anche nei più piccoli, della santa Ostia, e ci conducono, così, all’Adorazione amorosa”. Come insegnava san Tommaso d’Aquino, Gesù è realmente presente tanto nell’intero quanto nel minimo frammento del pane consacrato. Il grande teologo domenicano affermava che l’Eucaristia è sacra e perciò può essere toccata solo dalle mani consacrate; perciò egli faceva riferimento all’uso di ricevere la Comunione solo sulla lingua, tanto che la distribuzione del Corpo del Signore apparteneva al solo sacerdote ordinato. Ciò per diversi motivi, tra i quali l’Angelico cita anche il rispetto verso il sacramento, che “non viene toccato da nessuna cosa che non sia consacrata: e quindi sono consacrati il corporale, il calice e così pure le mani del sacerdote, per poter toccare questo sacramento.

A nessun altro quindi è permesso toccarlo fuori di caso di necessità: se per esempio stesse per cadere per terra, o in altre contingenze simili” . Un esperimento condotto negli Stati Uniti, ha dimostrato che, ponendo la comunione in mano, diversi frammenti, difficilmente scorgibili ad occhio nudo, rimangono prima impressi nella palma della mano, quindi cascano a terra. Inoltre, accanto al rischio di profanazione continua, si presenta anche il problema delle “messe nere” e dei circoli satanisti che, quasi meravigliati di questa consuetudine, possono più facilmente prelevare l’ostia e condurla via. Di recente, diverse isolate ma significative voci si sono alzate, nella Chiesa, per indurre a riflettere sui danni e i rischi della comunione nelle mani. In particolare merita una menzione il lavoro pluriennale del già citato mons. Schneider, Vescovo Ausiliare di Astana che, in alcuni opuscoli tradotti in varie lingue, con coraggio ha denunciato i grandi rischi della comunione in mano. Così anche Benedetto XVI, per quanto si sia espresso a favore dei due usi (in ginocchio e in mano) ha tuttavia voluto dare risalto all’uso di riceverla in ginocchio nelle celebrazioni pontificie. Ancora di recente, il Prefetto della Congregazione per il Culto Divino (dunque il numero uno della liturgia cattolica!) a Milano è tornato sul tema con parole inequivocabili a riguardo dei rischi della comunione in mano. In Italia merita una menzione don Giorgio Maffei che si è battuto a lungo per questo tema. Diversi gli appelli, caduti nel vuoto, che egli con autentico afflato sacerdotale, rivolgeva ai confratelli, quando per esempio,in uno dei suoi diversi contributi sul tema, scriveva: “con l’uso della Comunione sulla mano, i frammenti rimangono sulla mano del fedele, che di solito non ci guarda nemmeno, non ci bada o non se ne accorge, finendo poi per terra dove vengono calpestati, spazzati via, profanati. Ciò è ben noto. I sacerdoti tutti lo sanno molto bene, perché come si è detto, ne hanno quotidiana esperienza.

Anche i sacerdoti giovani, che vengono istruiti a dare la Comunione sulla mano e non fanno uso del piattello, conoscono ugualmente questo particolare delle Ostie di perdere i frammenti, talora anche senza essere toccate. I fedeli hanno di ciò minore esperienza e sono meno colpevoli dei sacerdoti”. Il noto sacerdote tradizionalista aveva anche auspicato almeno il ripristino del piattello, argomento per il quale subirà umiliazioni e offese come di un prete fuori dai tempi e dai veri problemi. Eppure don Maffei riteneva che l’uso del piattello potesse ridurre notevolmente il rischio concreto della caduta di frammenti durante la comunione. In qualche occasione, non senza ragione, il prete bolognese paventava persino il rischio della scomunica per quanti permettevano la profanazione dei frammenti con l’uso della comunione nelle mani perché, diceva, il peccato commesso contro Dio e il suo Cristo è foriero di scomunica, e quale peccato più grave vi può essere che quello di oltraggiare le specie eucaristiche? Tra i mistici, ricordiamo la testimonianza dell’austriaca Maria Simma, che aveva un rapporto esclusivo con le anime del Purgatorio, la quale ebbe rivelato che tutti i Pastori della Chiesa che avevano approvato la Comunione in mano, se fossero morti in grazia di Dio, sarebbero comunque rimasti in Purgatorio fino al giorno in cui la Chiesa non avesse tolto tale indulto.

Si può pensare allora che questa novità, non proveniente dal Concilio, almeno non direttamente, trovi la sua origine nella regia che, infiltratasi nei ranghi di riguardo delle Conferenze episcopali nazionali, soprattutto nordeuropee, si è imposta. Intanto, veniva presa a prestito la ragione di un ritorno alle origini della fede, che nascondeva però il bisogno di delegittimare la controriforma tridentina. Proverò a spiegarmi meglio. Tutti i circoli che hanno richiesto la comunione nelle mani erano schierati in modo radicale nel progressismo teologico, di matrice modernista. In realtà, lo slogan di un auspicato ritorno alle fonti patristiche (per quanto suggestivo e meritorio), da quelle parti voleva dire il discredito della grande stagione del Concilio di Trento. E questo perché? Perché il discredito del grande spirito tridentino consentiva la riabilitazione di Lutero. Questa è una considerazione del teologo Ratzinger all’indomani del Concilio. E, dunque, in ogni caso, la riforma liturgica si orientava unilateralmente, in direzione della stagione patristica, ma come rifiuto latente della stagione tridentina. Come a dire che i primi cinque secoli sì, sono normativi, il resto non ci riguarda. Questa netta e inesistente contrapposizione, per quanto latente, accompagnava purtroppo la riforma liturgica manomessa dai modernisti. Si faceva valere la prassi in uso nei primi secoli del cristianesimo, attestata abbondantemente nei Padri, quella cioè di ricevere l’Eucaristia nelle mani.

Nelle prime comunità cristiane era normale ricevere il corpo di Cristo direttamente sulle mani; al riguardo vi sono numerose testimonianze, sia nell’area orientale, sia in quella occidentale: molti Padri della Chiesa (Tertulliano, Cipriano, Cirillo di Gerusalemme, Basilio, Teodoro di Mopsuestia), diversi canoni giuridici sanciti durante sinodi e concili (il Sinodo di Costantinopoli del 629; i Sinodi delle Gallie tra VI e VII secolo; il Concilio di Auxerre avvenuto tra il 561 e il 605), fino alle testimonianze dell’VIII secolo di san Beda il Venerabile e san Giovanni Damasceno: tutti attestano la medesima diffusa tradizione. E ciò era senz’altro utile riconoscerlo. Ma a questo punto ci si domandava che fine facesse invece, in termini di legittimazione teologica e liturgica, il passo ulteriore compiuto dalla fede ecclesiale. Quando nel medioevo alcune correnti teologiche misero in discussione la modalità della presenza reale di Cristo nel Santissimo Sacramento – arrivando alcuni a definirlo come un segno vuoto che richiama solo lontanamente la realtà sostanziale del Signore presente in mezzo a noi – la reazione della comunità ecclesiale fu di sottolineare maggiormente la venerazione e l’adorazione per le Specie Eucaristiche fino ad introdurre il nuovo rito di ricevere la Comunione direttamente sulla bocca ed in ginocchio proprio per sottolinearne la grandezza della presenza reale del corpo di Cristo. Se non si interverrà adeguatamente c’è il rischio concreto che l’Eucaristia venga del tutto profanata.

Aggiungiamo, umilmente, che anche da un punto di vista igienico è molto meglio se l’ostia viene toccata solo dal sacerdote, e non passa per mani che magari non hanno avuto la possibilità di lavarsi prima della messa. Chi, come il sottoscritto, si sposta in bicicletta, o chi si sposta in moto maneggia catene e lucchetti, che non sono certo il massimo dell’igiene...comunque ripetiamo qui il link.



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PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

UNA NUOVA PETIZIONE, POPOLARE, IN APPOGGIO ALLA “CORREZIONE FILIALE”. PER CHIEDERE AL PAPA DI RISPONDERE, E DISSIPARE I DUBBI.

Marco Tosatti

La “correctio filialis” firmata da circa una settantina di studiosi laici e religiosi (agli iniziali quaranta se ne sono aggiunti altri) sta provocando un fuoco di sbarramento piuttosto curioso da parte dei sostenitori del Pontefice. Curioso perché c’è chi sostiene che ogni papa, quando ha innovato, ha sempre incontrato critiche; e c’è chi sostiene che il tutto è pretestuoso, praticamente motivato da rancori e antipatie personali, perché nulla è cambiato. È evidente allora che se la conferenza episcopale tedesca ammette alla comunione chi vive un secondo matrimonio senza che il primo non sia valido e quella polacca dall’altra parte del fiume non lo fa, è solo colpa della qualità della birra che si produce nei due Paesi. E se questa spaccatura si produce praticamente ovunque a livello di diocesi e di continenti, non è colpa dell’ambiguità di Amoris Laetitia, che peraltro alcuni fautori e tifosi giudicano rivoluzionaria (ma non era cambiato niente?).

Il problema reale è che così come i Dubia prima, adesso queste sette osservazioni di sospetta eresia hanno un aggancio e una radice concreta nel vissuto della Chiesa di oggi. Non sono bizzarrie di studiosi o espressioni di faziosità altre. Per chi crede, e crede ai sacramenti, e crede nell’eucarestia rappresentano un reale, drammatico bisogno di chiarezza e di risposte. Che non possono venire, e non me ne vogliano i colleghi, da persone che quanto ad autorevolezza valgono quanto chi scrive queste righe. La risposta, le risposte, devono venire dalla persona a cu la storia ha affidato il compito di confermare i fratelli nella fede. Se le risposte ai quesiti sono così semplice come vogliono gli spiegatori ufficiali, che difficoltà c’è a farlo? In privato, in pubblico, come preferisce. Ma l’impressione purtroppo è che il Responsabile principale di questa situazione inedita e drammatica sfugga; si nasconda nel silenzio lasciando che più o meno abili sottoposti si affannino a cancellare tracce, dare segnali ingannevoli, e in ultimo, come dicono a Roma , “la buttino in caciara”. Onestamente, da un punto di vista umano non è un bello spettacolo. Figuriamoci da un punto di vista cristiano.

Ciò detto, vogliamo dare conto di un’iniziativa del responsabile di OnePeterFive, Steve Sokojec. Come ormai è noto, il documento di Correzione filiale non è aperto a tutti: nelle firme vengono accettate solo persone che per il loro status religioso o accademico o di responsabilità e di eminenza nel mondo cattolico portino peso e autorità al documento stesso. Skojec allora ha creato un’altra petizione, di appoggio, che può essere firmata da chiunque. “Anche noi crediamo che dobbiamo proteggere i nostri fratelli cattolici, e quelli fuori della Chiesa, da cui la chiave della conoscenza non deve essere tolta e aiutare a prevenire che si diffondano ulteriormente dottrine che tendono profanare tutti i sacramenti e alla sovversione della legge di Dio”.

Aggiunge Skojec: “Questa è una petizione informale, ma ogni voce conta. Ogni firma conta”.

Questo è il link per firmare la petizione.


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CONTRO IL SATANISMO. NEGATIVO SEMPRE, PERICOLOSO QUALCHE VOLTA. MANSON IN ITALIA, UNA PETIZIONE DI PROTESTA.

Marco Tosatti

Stilum Curiae è lieto di ospitare oggi un articolo di Matteo Orlando, relativo alla tournée del cantante Marilyn Manson, e a una petizione per protestare contro i concerti previsti. Ci siamo chiesti se così facendo non diamo una mano alla pubblicità del personaggio. Ma comunque ci sembra opportuno rendere noto il disagio di molte persone. Ci limitiamo a fare un paio di considerazioni. La prima: nel momento in cui il politically correct sembra ossessionato dalla ricerca degli “hate speech” possibili, stupisce che si permetta l’esibizione anche solo canora di un testimonial principe dell’odio quale è satana. La seconda. Manson è noto per bruciare la Bibbia durante i concerti. Gli consigliamo di essere veramente alternativo e trasgressivo, e di provare a bruciare già che c’è anche un Corano, che di satana parla male assai. E di vedere l’effetto che fa…

Ecco l’articolo:

Sono poco più di 20 mila le persone che, fino al momento in cui scriviamo, hanno firmato una petizione on line (che ha l’obiettivo di raccogliere 50 mila firme) per protestare contro i concerti che ha fatto e farà in Italia (nella cittadina di Villafranca di Verona e nelle città di Roma e Torino) il cantante Marilyn Manson. I promotori dell’iniziativa spiegano che «si tratta di un individuo che durante i suoi concerti è arrivato a bruciare più volte la Bibbia» e che «inneggia a Satana, l’emblema dell’odio per eccellenza». Non è un caso che durante il concerto di Villafranca (una realtà molto ristretta, considerando i suoi circa 35mila abitanti) abbia presentato il suo nuovo album, “Say10”, che si pronuncia seiten, esattamente come la pronuncia della parola Satana in inglese. I promotori informano che questo «“cantante” sostiene posizioni contro la sensibilità delle persone, soprattutto di quelle più giovani» che si vedono proporre un tale «modello diseducativo». Presso il castello scaligero di Villafranca, dove Marilyn Manson si è esibito osannato da giovani vestiti di nero, calze a rete, capelli fluorescenti ecc., diversi cristiani non hanno avuto paura di dimostrare la loro fede. I cattolici del circolo Christus Rex, hanno pregato in segno di riparazione e hanno srotolato un manifesto con la scritta «No al satanismo e ai suoi amici». Anche il noto frate laico palermitano Biagio Conte – che a Palermo ha salvato dalla fame e dalla morte migliaia di siciliani e immigrati, offrendo loro cibo, cure e un tetto – e che sta girando a piedi l’Italia con un saio e una croce di legno sulla spalla, il giorno prima del concerto villafranchese, ha detto di pregare molto ed ha invitato ad accendere un lumino o una candela in casa, per portare la luce contro le tenebre. Lui stesso ha pregato davanti al Castello dove il giorno dopo si è tenuto il concerto in terra veronese. Semplici fedeli di Villafranca e di Pastrengo, che hanno abitato negli Stati Uniti, hanno spiegato chi è «questo signore» che si fa chiamare Marylin Manson (in realtà si chiama Brian Hugh Warner, ma utilizza uno pseudonimo che coniuga il nome dell’attrice Marilyn Monroe con il cognome del serial killer americano Charles Manson). Via cellulare è stato diffuso un messaggio di invito ai credenti a dedicare «due giornate di preghiera e di riparazione per i concerti del satanista Manson» e, si legge nel testo, c’è stato anche l’invito a offrire «Sante Messe in riparazione alle offese contro Gesù e Maria Santissima». Non la pensa così il sindaco di centro-destra di Villafranca di Verona che su Facebook ha scritto: «Trovo aberrante certe prese di posizione contro questo signore, contro l’amministrazione, da persone che ritengono di essere paladini di verità, portatori di sante croci, che pregano per pioggia e tempesta, che raccolgono firme, che fanno sedute di preghiera. A tutte queste persone chiedo umilmente di porre attenzione a questi comportamenti. La mia fede non semina odio, non costruisce muri, non ha paura del diverso. Attenzione a seminare odio, specialmente chi ha responsabilità, non aiuta nessuno. Non accetto che il mondo della mia fede, frequentato quotidianamente dalla mia famiglia la faccia sentire diversa e odiata. Non è giusto. Non trovo giusto confondere valori e ruoli che non devono prevaricare i compiti. Non si entra nella laicità di un comune con l’arroganza, pensando di avere la verità. Secondo punto. Da padre e marito richiamo me stesso e tutti voi al grande compito educativo nei confronti dei nostri figli. Compito in certi momenti difficili per le nostre fragilità umane. Il nostro grande compito è educarli a distinguere il bene e il male, ad essere forti nei valori che gli trasmettiamo, ad affrontare il mondo dove le diversità vanno rispettate e le prevaricazioni combattute con fede religiosa o fede di valori che sia, senza odio, senza violenza ma con la forza dello spirito. Educarli al rispetto degli altri all’impegno e l’esempio all’interno della comunità. Terzo punto. Parla il Sindaco. Attenzione a confondere i valori, dall’imposizione dei valori. La nostra comunità è complessa per le diversità, la forza e le fragilità che ogni giorno è costretta a confrontarsi. Pur da credente integralista (sono contro aborto, divorzio, convivenze, droga, alcol ecc) non mi sono mai permesso di usare il mio ruolo per spingere contro qualcuno… anzi. Dove la scelta politica era amministrativamente e giuridicamente consentita ho sempre approvato progetti e finanziato istituti dove sistema educativo e formativo andasse nella direzione di valori condivisi dalla comunità. Basta guardare i valori economici riconosciuti alle scuole cattoliche, al doposcuola, ai progetti sui bambini in difficoltà e alle famiglie in difficoltà educativa ed economica. Qualche milione di euro che con orgoglio ci pone in testa ai comuni italiani compreso le grandi città. Con il mondo della Chiesa e delle parrocchie ho sempre portato rispetto, partecipazione e condivisione quando mi è stato chiesto. Il sottoscritto e la mia amministrazione non si è mai permessa di dire o entrare nei meriti delle loro scelte. Oggi vedo che invece quel mondo non solo sta spaccando una comunità ma sta pesantemente interferendo e seminando odio. Vi prego fermatevi. Fermatevi non per me ma per tutti quelli che costringete a schierarsi, per tutti quelli che non sanno, per tutti quelli che rischiano di non capire. Chi vuol far politica lo faccia non utilizzando la fede e chi è uomo di fede non faccia politica. Con immutato affetto un abbraccio a tutti». La sezione locale della Lega Nord, attraverso Cesare Festa, segretario del Carroccio villafranchese, ha criticato la scelta del cartellone degli eventi. «Siamo contrari al cantante e all’opinione dell’amministrazione comunale favorevole al concerto. Non si può dire che non si sapeva che tipo di evento è: tutti conoscono Manson. Nulla contro il rock e i concerti. È la persona che non ci piace. E speriamo non abbia altri libri da bruciare. Alla fine, però, faremo due conti su quanto questo concerto porterà in cassa a Villafranca visto che concediamo un castello praticamente gratis e sosteniamo i costi di pulizia delle aree esterne. Altro che pubblicità alla città». Monsignor Giampietro Fasani, del duomo di Villafranca, ha da tempo manifestato all’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Mario Faccioli, la sua contrarietà all’iniziativa. Ma non ha organizzato altre iniziative. «Il consiglio pastorale è sereno e sa individuare il bene anche quando arriva il male – ha dichiarato al giornale locale, L’Arena –. Ho parlato in via privata con gli amministratori ricordando che chi è incaricato a costruire il bene deve anche proporre iniziative positive. Poi il concerto non è illegale, quindi dobbiamo accettare la situazione, senza perdere di vista il perseguimento del bene». Giovanni Biasi, insegnate di lettere in pensione di Povegliano, ha dichiarato che «Manson non è un’artista, ma un personaggio-spettacolo che muove un notevole giro d’affari, alimentato da individui sempre più avidi di bizzarrie e stranezze. Questi accorrono ai suoi concerti condizionati da massaggi che prescindono dalla cultura e dalla morale». E chiede ai politici, agli amministratori e agli intellettuali: «Tutto questo va accettato o combattuto? La vera arte dovrebbe contribuire a migliorare l’uomo e il mondo perché favorisce la riflessione su se stessi e quella che i Greci chiamavano catarsi, purificazione. Quella di Manson non è arte. Nella sua attività non c’è nulla che sia utile all’evoluzione dell’uomo e della società: i suoi comportamenti alimentano la marea del degrado culturale, soprattutto nei più giovani». Anche il coraggioso Vescovo di Verona ha fatto sentire la sua voce prima dello show. Con una lettera da leggere alla comunità locale ha assicurato, scrive il Corriere del Veneto, la sua «vicinanza di pastore e amico» e, nel ringraziare «chi sta pregando», ha definito come «demente ancor prima che sacrilego» Manson, e il suo concerto «un atto di barbarie», qualcosa contro cui «dovrebbero insorgere tutti i cristiani». Purtroppo, è inutile dire che Manson per i suoi tre concerti ha registrato il tutto esaurito!



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