CORREZIONE FILIALE: QUASI QUADRUPLICATE LE ADESIONI. MIGLIAIA DI FIRME POPOLARI. PAROLIN: DIALOGARE…

Marco Tosatti

Si sono quasi quadruplicate, a partire dalle quaranta iniziali le adesioni di studiosi, professori teologi e religiosi alla “Correzione Filiale” consegnata al Pontefice l’11 agosto a Santa Marta e resa nota domenica scorsa, dopo che non era stata ricevuta nessuna risposta agli organizzatori. Attualmente hanno aderito in 156 studiosi. A fianco dell’iniziativa, che come sappiamo è riservata a persone di un certo livello accademico o teologico, se ne sono sviluppate altre, di appoggio. Quella di Life Site News ha raggiunto, a ieri, oltre le cinquemila adesioni (5025, per l’esattezza). Mentre quella lanciata da One Peter Five, di Steve Skojec, ieri aveva raccolto più di diecimila adesioni (10624, per la precisione). So dell’esistenza di altre raccolte di firme in appoggio popolare alla “Correzione Filiale”, ma non sono in grado in questo momento di fornire dati più precisi. È da ricordare comunque che nei mesi scorsi una “Supplica filiale” al Pontefice, sempre su questo tema, aveva raccolto centinaia di migliaia di firme in tutto il mondo. Si tratta comunque di iniziative totalmente staccate e indipendenti rispetto ai “Dubia” avanzati al Papa e alla Congregazione per la Dottrina della Fede da quattro cardinali, di cui al momento sono in vita Brandmüller e Burke. E non è improbabile che a breve periodo ci possano essere novità di rilievo anche su quel fronte.

Appare sempre più evidente che non si tratta di iniziative folcloristiche, come vorrebbero far credere con maggiore o minore abilità e finezza gli agenti della propaganda iperpapista. Così come risulta sempre più incredibile e surreale il rifiuto a un confronto sui temi concreti e il silenzio del Pontefice. Non bastano certo battutine su San Tommaso, avidamente rilanciate dai tifosi papolatri a sciogliere perplessità e a riportare ordine in una situazione di cui Amoris Laetitia è stata il detonatore di confusione massima.

Con toni diversi persone diverse se ne stanno rendendo conto. Una frase del Segretario di Stato, il card. Pietro Parolin, è indicativa. A margine di un incontro di Aiuto alla Chiesa che Soffre gli è stata posta una domanda sulla Correzione Filiale. Il braccio destro del Pontefice ha detto: “È importante dialogare anche all’interno della Chiesa”. E la persona che fino a pochi mesi fa rivestiva il ruolo più importante in Vaticano in campo teologico, il cardinale Gerhard Müller, in una intervista rilasciata a Edward Pentin, del National Catholic Register, ha detto che la Chiesa non ha bisogno di “polemiche e polarizzazioni”, ma al contrario di “più dialogo e reciproca fiducia”. Müller ha lanciato l’idea di una commissione composta da vari cardinali, nominati dal papa, che discutano teologicamente sulle parti controverse dell’Amoris Laetitia con rappresentanti dei Dubia e della Correzione. Forse si può leggere la dichiarazione del Segretario di Stato anche alla luce di questa proposta.

Vogliamo poi riportare le parole del solo vescovo firmatario, René Henry Gracida, novantaquattro anni, emerito di Corpus Christi, che ha così spiegato le sue ragioni: “Alcuni amici – scrive Gracida – mi hanno chiesto i motivi per cui ho scelto, domenica scorsa, di firmare la correzione filiale. Sinceramente mi sorprende che qualcuno senta il bisogno di chiederlo, perché la risposta è semplice e, spero, è evidente: amo la Chiesa. Amo la Chiesa in quanto corpo mistico di Cristo. Amo la Chiesa come comunità di uomini e donne fedeli, giovani e vecchi, liberali e conservatori. Mi dispiace vedere che le persone soffrono, come soffro anch’io, per la crisi che affligge la Chiesa”. La correzione filiale “è così ben scritta, così rispettosa, così completa, così dettagliata” che il presule si attendeva “molti dei miei fratelli vescovi fossero felici di firmarla. Forse ingenuamente, ho pensato che la mia firma potesse incoraggiare altri vescovi a rendere pubblici i loro punti di vista, ma molti sono timidi e temono ritorsioni da parte di Roma”

Una delle adesioni più recenti è quella di don Andrew Pinsent, cinquantuno anni, di Brighton, direttore per la ricerca del Centro Iam Ramsey di Oxford su scienza e religione, sacerdote, teologo (laureato alla Gregoriana) e filosofo; inoltre è uno scienziato, con una laurea in fisica. Pinsent, ritiene “manipolato in modo ridicolo” l’ultimo sinodo, ( e chie legge questo blog, e chi leggeva San Pietro e Dintorni, sa quante prove abbiamo portato in questa direzione), ricorda che le richieste di chiarezza al Pontefice sono rimaste inevase, e che “come ha recentemente avvertito il professor Josef Seifert, prima di essere licenziato a causa delle sue posizioni, ci troviamo di fronte al rischio di una totale distruzione degli insegnamenti morali della Chiesa cattolica. Vorrei aggiungere che le contraddizioni ora introdotte negano la ragione stessa e sono catastrofiche per la missione della Chiesa. Dal momento che ho donato la mia vita al sacerdozio esclusivamente per la salvezza delle anime, ho dovuto aggiungere il mio nome alla correzione”.



PEZZO GROSSO E IL DOCUMENTO SUI MIGRANTI. NOTA DIVISIONI AI VERTICI DELLA CHIESA. E TEME UN BACKLASH A LIVELLO EUROPEO…

Marco Tosatti

Il documento del Papa sulla Giornata dei Migranti 2018 ha colpito molto Pezzo Grosso, ma non solo. Era in Francia per lavoro, ne ha discusso, come vedrete, con altri Pezzi Grossi come lui e insieme hanno stilato qualche riflessione…

“Caro Tosatti, quando ho letto il suo Stilum Curiae sul messaggio del Papa per la giornata del migrante ero in Francia ed ho commentato il documento con amici francesi sia cattolici che “laicissimi”. Le riporto sintetiche considerazioni sperando possano esser utili alla nostra povera chiesa cattolica, magari venendo portate da qualche suo pio lettore all’attenzione di qualche membro della Gerarchia che ancora prega, si genuflette davanti al Santissimo, si confessa e, soprattutto, riflette. Vediamo.

Primo punto di riflessione: a leggere le dichiarazioni che avrebbe scritto il Papa (“accogliere, proteggere, promuovere e integrare gli immigrati”), ci è venuto da ridere; primo perché mancava il primo verbo infinito essenziale: “prelevare“, secondo perché tutto ciò implica una altro verbo infinito omesso: “sostituire (i nativi)”. Ma come può la massima Autorità Morale al mondo fare queste dichiarazioni senza una particolare competenza e conoscenza della materia, senza alcuna spiegazione delle circostanze di cause ed effetti a cui si riferisce?

Secondo punto di riflessione: è parso evidente ai miei amici francesi che queste dichiarazioni fatte “sans réfléchir”, siano state in qualche modo “forcé”. Appare evidente che son prova di grande debolezza di questo pontificato forzato a dire cose a lui imposte dai suoi “elettori”. Dichiarazioni infatti troppo incredibili, dannose e sbagliate per essere concepite razionalmente o anche solo spiritualmente per il bene di esseri umani, come dichiarato.

Terzo punto di riflessione: il mondo laico-laicista comincia a non poterne più poiché percepisce il rischio di errori irreversibili dovuti alla confusione tra bene e male, tra giusto e ingiusto. E aggiungerei: tra ciò che è santo e quello che solo lo sembra. Questa preoccupazione del mondo laico crea rischi di reattività dello stesso contro la nostra Chiesa. I miei amici francesi non si meraviglierebbero se a breve non si intervenisse sui suoi grandi “elettori” poiché il rischio di degenerazione è sempre più evidente; qualcuno prevede e attende infatti a breve un documento (di questo pontificato) di condanna per atteggiamenti di islamofobia. Siamo ormai arrivati in fondo, come si dice.

Quarto punto di riflessione: manifestamente la i Vertici della Curia romana e italiana sono sempre più divisi; i toni delle dichiarazioni del Segretario di Stato (Parolin) e del Presidente della CEI (Bassetti) divergono da quelle del Pontefice. Si dimetteranno a breve o verranno licenziati anche loro ? Quanto durerà tutto ciò?“.

In effetti l’ultima questione, in particolare, appare interessante. Forse non tanto per quel che riguarda il Papa, quanto per correnti ecclesiali che si fronteggiano, una per la ragionevolezza, e l’altra per l’immigrazionismo selvaggio. Fra l’altro che senso ha pubblicare con cinque mesi di anticipo sulla data dell’evento un documento del genere, proprio mentre in Italia scotta il problema dello Ius Soli, e quello dell’immigrazione e dell’integrazione sono al calar bianco in tutta Europa?  O siamo davanti a un errore clamoroso di tempestività della comunicazione vaticana, oppure bisogna pensare a un volontario aiuto ad alimentare polemiche e divisioni. Ma che cosa sta succedendo dietro quelle Mura leonine (che restano comunque invalicabili, beninteso…).

P.S.: La citazione di Benedetto XVI in tema di sicurezza personale e nazionale non è corretta, come potete leggere QUI. Ma non si fa….

Qun trovate il pezzo in spagnolo e un commento di Montse Sanmartí : http://comovaradealmendro.es/2017/08/sobremesa-tosatti-pez-gordo-documento-los-migrantes-divisiones-vertice-la-iglesia-se-teme-una-reaccion-nivel-europeo/

 



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ORDINE DI MALTA. LE VERITÀ – IMBARAZZANTI – DEL CARD. BURKE. LA LETTERA DEL PAPA.

 
Marco Tosatti

Nei giorni scorsi su Stilum Curiae abbiamo riportato un documento, in inglese, diffuso da Catholic World News, sull’Ordine di Malta, in cui si mettevano in evidenza le responsabilità del Gran Cancelliere, deposto e poi reinsediato a forza dal Vaticano, nella distribuzione di anticoncezionali in varie zone del mondo.

Oggi riportiamo qualche brano di un servizio realizzato da Kath.net (in tedesco), ripreso in parte in inglese da OnePeterFive. E’ un documento importante, perché è il rapporto che un membro dell’ordine fa ai suoi confratelli dopo una lunga udienza con il cardinale Patrono dell’Ordine, Raymond Leo Burke, esautorato nei fatti dalla sua carica dal “golpe” della Segreteria di Stato. Lasciamo che ciascuno, leggendolo, si formi la sua opinione. Alla fine della lettura porremo qualche nostra considerazione. Speriamo che l’elezione del Luogotenente, un italiano, per cui elemento di equilibrio fra i tedeschi predominanti e le altre forze contribuisca a far dimenticare questo incredibile episodio di ingerenza.

Nell’udienza a un cavaliere di Malta Burke ha rivelato molti particolari della crisi. Burke non ha parlato pubblicamente dei fatti accaduti, e pensava che il contenuto dell’udienza fosse solo a uso di conoscenza interna. Il che non è stato, perché il rapporto è stato fatto filtrare alla vigilia dell’elezione del Luogotenente probabilmente per bloccare qualche operazione da parte della fazione più aggressiva.

Kath.net ha buone fonti all’interno dell’Ordine, tanto che ha ricevuto un’intimazione da parte del Gran Cancelliere, von Boeselager a non diffondere più informazioni su di lui dopo alcuni reportage del recente passato. Kath.net fra l’altro ha diffuso uno screenshot della lettera del Pontefice a Burke, in cui gli si chiede di agire per evitare l’uso di mezzi contrari alla morale, e di far sì che non vi siano infiltrazioni massoniche nell’Ordine.

Il cavaliere in udienza da Burke, autore del rapporto, è Josef von Beverfoerde. Il rapporto esprime la posizione di Burke, non del cavaliere. Burke conclude il rapporto con queste parole: “Trovo profondamente rattristante che il grave scandalo della distribuzione di contraccettivi e la crescente secolarizzazione dell’Ordine, che questa azione immorale rappresenta siano ora minimizzati, e in effetti, dimenticati. Tutte le molte conferenze stampa, interviste e altri interventi sui media da parte dell’Ordine, da momento del reinsediamento del Gran Cancelliere, non fanno riferimento al grave scandalo e non riconoscono nessuna responsabilità da parte del Gran Cancelliere per tale scandalo”.

Burke ha detto chiaramente che il Gran Cancelliere, Albrecht von Boeselager, era coinvolto nella distribuzione di profilattici e contraccettivi, e che un rapporto stilato dall’Ordine in questo senso era stato approvato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Burke disse al Gran Maestro, Matthew Festing, che queste operazioni dovevano cessare immediatamente e che iresponsabili non potevano più godere della fiducia dell’Ordine. Festing nominò una commissione d’inchiesta che nel gennaio 2016 presentò la sua relazione, che riconosceva la distribuzione di preservativi e contraccettivi da parte dell’Ordine. Il rapporto fu poi mandato alla Congregazione della Fede. Il 12 marzo il cardinale Mūller scrisse a Festing in cui si confermava la realtà del rapporto e si diceva: “La proposta del rapporto è coerente con la dottrina e la prassi della Chiesa”. Afferma Burke che dal rapporto si evince che Von Boeselager, che era stato Grande Ospitaliere per 25 anni, aveva accettato quelle pratiche e aveva deliberatamente evitato di informare il Sovrano Consiglio e il Gran Maestro.

Burke ha chiarito nell’udienza al cavalieri che aveva chiesto a Festing di far presenti a von Boeselager le sua responsabilità, ma non di aver chiesto allo stesso di dimettersi, dal momento che non rientrava nei suoi poteri di Cardinale Patrono. Festing informò il cardinale di aver chiesto al Gran Cancelliere di dimettersi, trovando un rfiuto. Nei mesi che seguirono Festing parlò a Burke dei suoi tentativi di convincere von Boeselager della sua responsabilità a dimettersi. Quando Burke il 10 novembre 2016 incontrò papa Francesco, il Pontefice appoggiò l’iniziativa di Festing e di Burke. Burke ha detto al cavaliere von Beverfoerde:

“Il papa Francesco ha espresso profonda preoccupazione e sconcerto per la pratica di distribuire contraccettivi da parte dell’Ordine. Mi ha esortato a collaborare diligentemente con il Gran Maestro per assicurare che tutte queste pratiche cessassero e che quelli responsabili nei posti di responsabilità fossero puniti”.

Burke ha voluto chiarire che egli non ha mai detto che papa Francesco aveva ordinato l’espulsione di von Boeselager. “Durante l’incontro del 6 dicembre 2016 (in cui il Gran Cancelliere fu espuslo, N.D.R.) non ho mai affermato di aver un mandato di papa Francesco per chiedere le dimissione del Gran Cancelliere. Quindi nel mi ruolo di Cardinale Patrono, non gli ho mai chiesto di dimettersi, né l’ho fatto sostenendo che parlavo per il Santo Padre”. Burke chiese però a von Boeselager perché, se riteneva falso il rapporto della Commissione d’Inchiesta, non avesse chiesto una formale correzione del documento. Ma il Gran Cancelliere non ha risposto nulla. Ma, afferma Burke, che in due precedenti occasioni, quando avevano parlato del problema, non aveva negato le pratiche di cui era accusato.

Burke però vide che in una lettera a Frà Festing il Segretario di Stato, Pietro Parolin, scriveva che Burke aveva reclamato nell’incontro le dimissioni del Gran Cancelliere a nome del Papa. Burke chiamò immediatamente Parolin per protestare, dal momento che il Segretario di Stato non l’aveva chiamato per sapere se fosse vero, ma Parolin rispose a mo’ di scusa che “si trattava di una situazione di emergenza”.

Burke chiese poi a Festing perché avesse accettato di firmare la lettera di dimissioni durante l’udienza col Papa, senza prendere tempo per riflettere o consultarsi, e perché nella lettera avesse accettato di scrivere che Burke lo aveva influenzato a chiedere le dimissioni di von Boeselager, anche se non era vero. Festing a entrambe le domande “rispose solo che l’obbedienza verso il Santo Padre non gli aveva dato nessun’altra scelta”.

Burke inoltre ha mostrato la sua grave preoccupazione per la singolare donazione monetaria di 120 milioni di Franchi svizzeri che l’Ordine avrebbe ricevuto da un donatore sconosciuto. Secondo Burke per lungo tempo il Gran Maestro non ne ha saputo nulla. Il cardinale suggerisce che sia fatto “un audit indipendente della situazione per il bene dell’Ordine e per la necessità di chiarire tutti i difficili interrogativi collegati a questo tema”.

Burke parla poi dell’influenza indebita e sproporzionata che il card. Parolin eserciterebbe sull’Ordine di Malta. Parolin e von Boeselager “sono in una stretta relazione”, secondo il rapporto di Burke. Von Boeselager “protestò subito” quando seppe della sua nomina a Cardinale Patrono. Il rapporto termina con questa frase: “Il card. Burke nel corso degli anni ha avuto la chiara impressione che il Segretario di Stato fosse, con l’aiuto del Gran Cancelliere, strettamente coinvolto negli affari dell’Ordine”.

L’impressione che mi ha lasciato questa vicenda è penosa. Se leggete la lettera del Pontefice, non è possibile evitare l’impressione che abbia prima appoggiato un certo tipo di azione, e poi, consigliato, o spinto in una direzione diversa, abbia rinnegato le sue stesse parole, dando l’avallo a un’azione che certamente resterà nella storia e non come uno degli episodi più gloriosi né della Chiesa né dell’Ordine di Malta. Per non parlare poi della strumentalizzazione immediatamente armata contro il card. Burke, reo di aver firmato i famosi “Dubia” sull’Amoris Laetitia, e di conseguenza bersaglio preferito – anche a costo di una menzogna, come abbiamo visto più sopra – dalla fazione iperpapale. Se questo è il rinnovamento, delle anime soprattutto, siamo serviti.



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PAPA: PURGA SENZA PRECEDENTI AL CULTO DIVINO. UN SILURO PER IL CARD. SARAH. E PER ALTRI…

sarah

Marco Tosatti

Una vera e propria purga, alla Congregazione del Culto Divino, e un siluro al Prefetto della Congregazione, il cardinale Robert Sarah (nella foto). Che oltre a essere critico, come molti cardinali africani, delle interpretazioni liberal dell’Amoris Laetitia in tema di eucarestia a divorziati risposati, qualche mese fa si è anche permesso di suggerire che la messa sia rivolta a Oriente: “E’ molto importante che torniamo, appena possibile a un orientamento comune, di preti e fedeli rivolti insieme nella stessa direzione, a oriente, o almeno verso l’abside, verso il Signore che viene”. E ha aggiunto: “Vi chiedo di applicare questa pratica ovunque sia possibile” aveva detto, come potete leggere QUI.

Ora, questo tema – messa rivolta al popolo o a Dio – è un tema esplosivo dai tempi del post Concilio. Legato alle battaglie liturgiche che come le faide di una volta non finiscono mai. E passano di padre in figlio (ecclesiastico, si fa per dire). A partire dall’arcivescovo Annibale Bugnini, autore della riforma della messa, troppo spinta secondo il suo committente, Paolo VI, che lo mandò come nunzio in Iran, certo non come promozione.

Papa Benedetto, molto sensibile alla liturgia, e a come si prega, ha corretto quella che sembrava essere una tendenza dominante “politically correct” ridando dignità a forme di celebrazione della messa che hanno nutrito la fede e la pietà dei cristiani per diverse centinaia di anni.

Subito dopo le sue dichiarazioni, il card. Sarah era stato corretto dall’arcivescovo Vincent Nichols, delfino e protetto del card. Murphy O’Connor, uno dei consiglieri discreti del governo ombra del Pontefice. Nichols scrisse ai preti intimando di celebrare verso il popolo.

Non era chiaro se il Pontefice, come dichiarava il card. Sarah, avesse dato la sua approvazione all’invito a celebrare ad orientem; oppure no. Un altro dei tanti momenti di ambiguità di questo governo. Ma la purga decisa ieri lascia pochi dubbi.

In pratica, sono stati cancellati tutti i membri esistenti della Congregazione per il Culto divino, cioè i partecipanti all’assemblea dell’ente, e sostituiti con altri. Scompaiono George Pell e Malcom Ranjith, Angelo Bagnasco e Marc Ouellet (Prefetto dei vescovi), oltre all’arcivescovo di Milano Angelo Scola e al card. Raymond Leo Burke, già prefetto della Segnatura Apostolica, una delle prime vittime decapitate senza motivo apparente dal nuovo Pontefice poco dopo l’elezione.

Fra i nuovi scelti ci sono il segretario di Stato, Parolin, il Prefetto della Congregazione del Clero, card. Stella, che non pochi in Vaticano considerano come la vera eminenza grigia dietro il Pontefice, e il card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la cultura, che è stato immortalato mentre partecipa a una danza per la “Pacha Mama”, a San Marco Sierras, in Argentina.

E poi ci sono nomine che hanno il chiaro sapore di una revanche nei confronti di Benedetto XVI. C’è l’arcivescovo di Wellington, Dew, che si è fatto notare al Sinodo sulla famiglia per al sua richiesta di modificare la posizione della Chiesa che definisce gli atti omosessuali come “intrinsecamente disordinati”. Ma soprattutto c’è l’arcivescovo Piero Marini, braccio destro di Annibale Bugnini, che era stato sostituito da mons. Guido Marini come capo dell’Ufficio Cerimonie di papa Ratzinger. E inoltre: l’arcivescovo Domenico Sorrentino, per due anni Segretario della Congregazione per il Culto Divino. All’epoca si parlò della sua rimozione e della sua nomina ad Assisi per contrasti con le visione liturgica di Benedetto XVI.

Con questa purga straordinaria (una rimozione e sostituzione di questa portata sono un’eccezione assoluta nella prassi del governo romano) il cardinale Sarah sembra molto solo, e non appaiono voci che possano essere liturgicamente discordanti rispetto al politically correct liturgico dominante. Dopo aver riso dei liturgisti con il primate Welby,  il Pontefice ha deciso di farne piangere qualcuno.



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