ROMA-FATIMA-ROMA COL PAPA: 1738€ DI BIGLIETTO AEREO. UNA LETTERA DI PROTESTA DEI GIORNALISTI.

Marco Tosatti

E’ antica la polemica su quanto costa – per i giornalisti – viaggiare sull’aereo del Papa. Che poi del Papa non è, ma è preso in affitto dalle compagnie di bandiera. L’Alitalia all’andata, e un’altra compagnia al ritorno. In generale il costo del biglietto era almeno pari a quello di una prima classe, anche se la settantina di giornalisti, fotografi e operatori erano stivati in economica.

In certi tipi di viaggi – si toccavano diverse città e Paesi, magari mal collegati, in Africa, Asia e America Latina – se si volevano coprire tutti gli avvenimenti era giocoforza cercare di ottenere un posto sul Papal Flight, soffocando il mugugno e le proteste delle amministrazioni dei giornali. Da sempre è esistito il sospetto che i prezzi gonfiati del biglietto dei giornalisti serva in realtà a pagare il viaggio del Papa e della trentina e più di persone del seguito. Addirittura qualcuno ha sostenuto che il Vaticano ci guadagni.

Insomma, è una polemica sempre viva. Ma questa volta secondo molti giornalisti il Vaticano ha esagerato. Il nodo del contendere è il viaggio a Fatima, per celebrare i cento anni dall’apparizione della Madonna ai tre pastorelli, previsto per il 12 e 13 maggio prossimo; il prezzo del biglietto andata-ritorno per i giornalisti è di 1.738 €. Alcuni colleghi hanno svolto una rapida indagine, presso l’Alitalia (andata) e la Tap (ritorno), e hanno visto che il prezzo dei voli in economy per quello stesso tragitto era di 232 €. Il che vuol dire che i giornalisti sul volo papale subirebbero un aumento di costo del 650 per cento.

Così è stata preparata una lettera, firmata da una trentina di rappresentanti dell’informazione, soprattutto stranieri (alcuni colleghi italiani non ne conoscevano neanche l’esistenza) indirizzata al Sostituto alla Segreteria di Stato, Angelo Becciu, all’organizzatore dei viaggi papali, mons. Mauricio Rueda Beltz e al Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Greg Burke, in cui si esprime “sorpresa” per il prezzo richiesto per il viaggio a Fatima. Si afferma che il costo del viaggio non ha nessun rapporto con i prezzi di mercato e “sembra completamente sproporzionato rispetto alla distanza del volo”. I firmatari chiedono al Vaticano “riconsiderare il prezzo, considerando anche la possibilità di usare una sola compagnia per l’andata-ritorno, così da abbassare i costi”, e persino “di esplorare la possibilità di volare con compagnie low cost come Ryanair, Easyjet, Vueling ecc.”.

“Giornali e agnezie di stampa vivono un momento di difficoltà economiche con queste condizioni sembra sempre più difficile permettersi di mandare i propri inviati a bordo del volo papale”.



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ABORTO È OMICIDIO, DICE UN PROFESSORE. L’UNIVERSITÀ CATTOLICA (?) DI LOVANIO LO METTE SOTTO INCHIESTA.

 

Marco Tosatti

L’aborto è un omicidio? Se la definizione di omicidio della Treccani è corretta (omicidio: Il delitto di chi sopprime una o più vite umane) un’affermazione del genere non dovrebbe suscitare scandalo. In particolare in ambienti cattolici: anche di recente il Pontefice l’ha definito un crimine orrendo. Invece l’Università Cattolica di Lovanio ha aperto un’inchiesta verso un professore ospite che ha osato dire durante una lezione: “La verità è che l’aborto è l’uccisione di una persona innocente. Ed è proprio un omicidio particolarmente abietto, perché l’innocente in questione è senza difesa”.

La frase è contenuta in un testo di quindici pagine intitolato “La philosophie pour la Vie”, destinato a studenti del primo anno di corso in filosofia. Il testo paragona l’aborto allo stupro, considerando che dovrebbe essere considerato “più grave dello stupro”. E anche questo – a rigor di logica – non dovrebbe essere contestabile. Un omicidio è giudicato dal Codice in maniera più pesante di uno stupro.

Il quotidiano belga “LE SOIR” però si è fatto eco della reazione di un sito, “Sinergie Wallonne”, un sito che sostiene l’eguaglianza dei sessi, criticando il professore, Stéphane Mercier, invitato dall’Università cattolica di Lovanio a sostituire un collega in congedo sabbatico. “Ditemi che è un falso” scrive una donna nei commenti su Sinergie Wallonne, indignata per le parole del professore.

E l’Università? Vista la posizione della Chiesa sull’aborto (Catechismo: Non uccidere il bimbo con l’aborto, e non sopprimerlo dopo la nascita [Didaché, 2, 2; cf Lettera di Barnaba, 19, 5; Lettera a Diogneto, 5, 5; Tertulliano, Apologeticus, 9]. Dio, padrone della vita, ha affidato agli uomini l’altissima missione di proteggere la vita, missione che deve essere adempiuta in modo umano. Perciò la vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura; e l’aborto come l’infanticidio sono abominevoli delitti”), e quella del Pontefice, ci si poteva attendere parole ferme e serene a sostegno del professore.

Invece L’Università cattolica di Lovanio, ha prima preso tempo, e poi ha convocato il docente per aprire un’istruttoria. Mercier sarà ascoltato per chiarire il contenuto del testo   e l’uso che ne verrà fatto all’interno del corso. A prescindere dall’istruttoria, “il diritto all’aborto è iscritto nel diritto belga e il testo di cui siamo venuti a conoscenza è in contraddizione con i valori sostenuti dall’università. Il fatto di veicolare posizioni contrarie a questi valori durante l’insegnamento è inaccettabile”.

Ci aspettiamo che dopo una dichiarazione del genere il card. Versaldi, responsabile dell’Educazione Cattolica in Vaticano, sia saltato sulla sedia e abbia cominciato a sfogliare la sua agenda per vedere chi possa far parte di una commissione d’inchiesta sull’Università che si fregia, a nostro parere impropriamente, del nome di “cattolica”. E immagino che anche l’episcopato belga sia tutto in un fermento scandalizzato….



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FATIMA, APOSTASIA NELLA CHIESA, TERZO SEGRETO. UN LIBRO, UN TESTO (PRESUNTO) DI SUOR LUCIA.

Marco Tosatti

Oggi in Spagna esce un libro che probabilmente farà molto rumore. È di José María Zavala, giornalista e scrittore molto noto. È un libro profondamente spirituale – l’autore è un figlio a distanza di padre Pio, che cerca di far conoscere in ogni angolo del suo Paese. È un libro che chiama alla conversione, vera, profonda, in un mondo che ogni giorno di più sembra volersi allontanare da Dio.

In questa ottica bisogna considerare anche l’intervista postuma con don Gabriele Amorth in cui si parla fra l’altro di Padre Pio e della sua conoscenza del Terzo Segreto di Fatima; e soprattutto il documento che farà sì che di questo libro si parli molto

E cioè 24 righe manoscritte, redatte in portoghese, che potrebbero essere la parte “non rivelata” del Terzo Segreto di Fatima.

Scrivo di questo aspetto su La Nuova Bussola Quotidiana in maniera più dettagliata. Ma vorrei ricordare come su questo punto sia aperta da decenni una discussione che sembra sopirsi per qualche tempo, e poi riprende fiamma e vigore. Certamente il documento offerto dal libro di José María Zavala apre una vasta gamma di questioni e interrogativi; e interpella certamente il Vaticano, oltre che le autorità religiose che hanno gestito la religiosa di Coimbra e la sua vita piena di mistero.

Due considerazioni. Dopo l’uscita dell’articolo su La Nuova Bussola Quotidiana, una cara amica d’oltreoceano mi ha inviato un link molto interessante, per dirmi che il testo di cui parla il bel libro di José Maria Zavala aveva visto già la luce su un sito, Tradition in Action. Il sito lo presentava lasciando aperte tutte le possibilità (come è doveroso fare, mancando l’originale e la chiarezza sulle fonti), e ne pubblicava anche una versione più grande che potesse essere usata per un’indagine di tipo scientifico legale. Che è proprio quello che è stato fatto da José Maria Zavala con l’intervento di Begona Slocker de Arce, l’esperta di grafologia il cui esame è riportato nel libro.

Non c’è dubbio che se il documento dovesse rivelarsi autentico, sarebbe impressionante il riferimento a Giovanni Paolo II, di cui nel 1944 non ci si poteva certo immaginare l’esistenza. E non possiamo notare nel testo una certa mancanza di “confini” fra quelle che sono le parole di Suor Lucia, e quelle della Madonna. Il che darebbe ragione in un certo senso a quanto ci disse molti anni fa il cardinale Dziwisz, allora segretario personale di papa Wojtyla. E cioè che non sempre era chiaro quando parlasse la Madonna, e quando Lucia.

Ma veramente è difficile non concordare con quanto diceva, in una conversazione privata, Benedetto XVI alcuni mesi fa: Fatima non è finita…


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VATICANO – LEFEBVRE A UN PASSO DALLA FIRMA DELL’ACCORDO. LE FOTO DELLA POSSIBILE NUOVA SEDE A ROMA

Marco Tosatti

Mi dicono buone fonti che La Fraternità San Pio X e il Vaticano sono a un passo dall’accordo. In realtà, secondo alcuni, mancano solo le firme; e si è in attesa che mons. Fellay dia gli ultimi ritocchi alla sua situazione interna, per giungere poi al grande passo: il rientro totale e ufficiale, come Prelatura personale, dei lefebvriani in seno alla Chiesa di Roma. In questo modo a Francesco riuscirebbe di portare a termine un percorso che aveva avuto inizio nel pontificato di Benedetto XVI, e che si era arenato per questioni teologiche; che però adesso sarebbero superate dalla disponibilità del Pontefice a non chiedere che tutti i puntini sulle “I” siano chiarie e definiti. D’altronde anche mons. Lefebvre scriveva che se il Concilio Vaticano II fosse interpretato nell’ermeneutica della continuità, non ci sarebbe nessun problema per una comunione totale con Roma. E non c’è nessun problema perché all’interno della Chiesa, come già diceva Benedetto, il Concilio sia letto in questo modo. In coda a queste righe riportiamo da “Inter Multiplices Una Vox” delle interessanti considerazioni sviluppate da mons. Fellay nel suo viaggio in Polonia. E anche da queste, sia pure con tutte le cautele del caso, si capisce che il clima può essere maturo per un annuncio importante. D’altronde il Pontefice ha una certa simpatia per i lefebvriani di Lefebvre (meno per i tradizionalisti in casa sua), ereditata, pare, da una buona impressione ricevuta dalla Fraternità quando era arcivescovo di Buenos Aires.

Nell’omelia in Polonia mons. Fellay ha smentito le voci relative all’acquisto di un immobile di proprietà del Vicariato di Roma, Santa Maria Immacolata all’Esquilino, come futura sede della Fraternità. E diceva la verità. Ma in realtà nella prospettiva di una regolarizzazione dei rapporti con la Santa Sede, la Fraternità sarebbe interessata al complesso delle Suore Immacolate di via Monza, un ex scuola-convitto, con una chiesa che da sulla strada. Quel complesso potrebbe diventare la nuova sede romana della FSSPX. Le foto che vedete sono relative a quell’edificio.

 

Durante l’omelia della Messa celebrata in Polonia il 3 marzo 2017, Mons. Bernard Fellay, Superiore generale della Fraternità San Pio X, è ritornato sulle voci circa un’acquisizione immobiliare a Roma. E le ha smentite, prima di fare delle precisazioni sul progetto di prelatura personale proposto alla Fraternità San Pio X nell’estate del 2015. Come aveva già detto nel corso dell’intervista a Radio Courtoisie del 26 gennaio 2017, tale struttura canonica corrisponde ai bisogni e all’apostolato della Fraternità nel mondo.

Mons. Fellay ha dichiarato che la proposta scritta inviata da Roma alla Fraternità prevede che il prelato a capo di questa nuova struttura canonica dovrà essere un vescovo. Come verrà designato? Il Papa sceglierebbe fra tre nomi (la terna) presentati dalla Fraternità. E’ anche previsto che vengano accordati alla Fraternità altri vescovi ausiliari.

E il Superiore generale ha aggiunto: “Tutto ciò che esiste adesso sarà riconosciuto in tutto il mondo. Anche i fedeli. Essi faranno parte di questa prelatura col diritto di ricevere i sacramenti e gli insegnamenti dai sacerdoti della Fraternità. Sarà anche possibile accogliere delle congregazioni religiose, come in una diocesi: cappuccini, benedettini, carmelitani e altri… Questa prelatura è una struttura che non sarà sotto l’autorità dei vescovi locali. Sarà autonoma”.

Tuttavia, secondo Mons. Fellay, vi è uno sviluppo ancora più importante e interessante di questo progetto di struttura canonica: un cambiamento che si è prodotto all’interno della Congregazione per la Dottrina della Fede. La Fraternità San Pio X potrà mantenere le sue obiezioni contro la libertà religiosa, l’ecumenismo e la nuova Messa. Queste funeste conseguenze del Concilio non sono più considerate come vincolanti o come condizioni necessarie per essere riconosciuti interamente cattolici.

Mons. Fellay allude qui alle dichiarazioni di Mons. Guido Pozzo sull’accettazione del concilio Vaticano II, cosa che secondo lui non è più un criterio di cattolicità. Questo stesso punto di vista è stato ribadito dai vescovi che hanno visitato i seminari della Fraternità San Pio X nel 2015, in base a quanto era stato convenuto nella riunione del 2014 con il cardinale Müller.

Nella sua omelia, il Superiore generale ha affermato sull’argomento: «nelle discussioni che abbiamo avuto con i vescovi inviati da Roma, essi ci hanno detto che queste questioni sono delle questioni aperte.»

Perché Roma è cambiata su questo punto? Mons. Fellay ritiene che la cosa sia dovuta alla gravità della situazione nella Chiesa e al vero caos che vi regna. Egli ha chiarito le sue affermazioni riferendo le parole del cardinale Gerhard Ludwig Müller, che ha chiesto alla Fraternità San Pio X di unirsi a lui nella lotta contro i modernisti. Ma al tempo stesso, la Congregazione per i religiosi ritiene che la Fraternità sia sempre scismatica, mentre invece Papa Francesco dice che essa è cattolica. Ed ha aggiunto: «Vi sono molte contraddizioni, vi è una lotta tra vescovi, tra cardinali, una situazione nuova… Roma non è più unita, ma divisa. A tal punto che certuni ritengono che le cose sono andate troppo oltre. E ci dicono: “voi dovete fare qualcosa, dovete resistere”.

Mons. Fellay ha parlato anche del sostegno e delle lettere che ha ricevuto da parte di vescovi, come aveva già fatto nella sua intervista a Radio Courtoisie. A proposito di altri vescovi, ha detto: «Ve ne sono che parlano, che resistono, noi non siamo soli.». Secondo lui: «è iniziata nella Chiesa tutta un’opera di rinnovamento».

Al tempo stesso, Mons. Fellay non è cieco: “Questo non significa che noi dobbiamo precipitarci, noi dobbiamo procedere con una grande prudenza e assicurare il nostro avvenire mettendoci in condizione di impedire ogni possibilità di trabocchetto. Di conseguenza, in una tale situazione, noi non ci precipitiamo”.

Mons. Fellay ha parlato anche dell’interesse paradossale che Papa Francesco ha per la Fraternità San Pio X: “Un papa che non si cura della dottrina, che guarda alle persone e che ci conosce dall’Argentina. Egli ha apprezzato il lavoro che abbiamo fatto là. E per questo ha delle buone disposizioni nei nostri confronti, mentre al tempo stesso è contro il conservatorismo. E’ come una contraddizione. Ma io ho potuto constatare a più riprese che egli è capace di fare veramente delle cose per noi”.

Per concludere, Il Superiore generale ha affermato che egli non sa se ci sarà un riconoscimento canonico: “Andiamo o no verso un riconoscimento? Io non lo so, non penso, ma il Papa può sorprenderci. Questo sembra impossibile, ma egli l’ha già fatto più volte… Allora, noi dobbiamo continuare a pregare molto, a chiedere alla nostra Protettrice, la Santa Vergine Maria, di continuare a guidarci”.



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BUONA PASQUA, ALEPPO! UN PROGETTO PER DARE DA MANGIARE A 1350 FAMIGLIE NELLA CITTÀ MARTIRE.

Marco Tosatti

Ora che i terroristi finanziati da Stati Uniti ed Unione Europea non sono più ad Aleppo l’interesse per quella città martoriata da una guerra crudele sui media occidentali e italiani è calato a picco. Ma gli abitanti che sono riusciti a resistere alle bombe, ai cecchini e soprattutto alle menzogne stanno ancora soffrendo. Si occupano di loro, mentre continuano le sanzioni contro la Siria, che puniscono non il governo ma la gente comune, i soliti cattolici. Che come giustamente rimarca il Papa spesso e volentieri hanno mille difetti; ma ogni tanto si danno da fare. E per Aleppo e la Siria, a differenza di altre iniziative, non ci guadagnano proprio niente.

Oggi vi parliamo di due nuovi progetti di “Aiutiamo la Siria! – Onlus”. E’ iniziata la raccolta fondi promossa da Aiutiamo la Siria! – Onlus per finanziare l’acquisto in loco e la distribuzione di 2,7 tonnellate di generi alimentari (oltre a più di 10.000 uova) destinate a 1.350 famiglie aleppine in occasione della Pasqua.

Il primo progetto, “Buona Pasqua, Aleppo!” sarà realizzato dai Fratelli Maristi operanti nella città siriana e prevede la distribuzione di 1.000 buoni acquisto ad altrettante famiglie (cristiane e musulmane) da utilizzare in alcuni negozi convenzionati; attraverso questa modalità la singola famiglia potrà recarsi a ritirare un Kg di carne (a sua scelta) e un kg di dolci. Ogni buono costa 10€.

Il secondo progetto, “Un paniere per Aleppo”  attraverso lo stesso sistema permetterà ad altre 350 famiglie individuate dalla locale chiesa armeno-cattolica di ricevere ciascuna, 1 kg di carne, 1 kg di formaggio oltre a 30 uova. Costo della singola fornitura, 13€.

I due progetti nati su suggerimento dei partner locali, intendono sostenere la popolazione di Aleppo che si trova ad affrontare una situazione drammatica, nonostante che da qualche mese i combattimenti siano terminati. C’è mancanza di acqua, mancanza di elettricità, perdita del lavoro e svalutazione della lira siriana che vale 10 volte meno rispetto all’inizio della guerra.

Alcuni generi alimentari sono quindi diventati inaccessibili alla maggior parte della popolazione, costretta ad un regime alimentare notevolmente impoverito. Inoltre, come ha scritto Padre Elias Janji prete armeno referente di AIULAS “questo progetto aiuterà la gente a festeggiare la Pasqua con un po’ di dignità”.

Il mese scorso invece era stato lanciato il progetto urgente “Riscaldiamo Aleppo” promosso da “Aiutiamo la Siria!” – Onlus e realizzato sempre dai Fratelli Maristi. Grazie ai fondi raccolti (7.700 €) sono state acquistate ad Aleppo e distribuite alle famiglie 700 stufe a gas che hanno permesso alla popolazione di affrontare l’inverno, quest’anno particolarmente rigido.



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L’AGNELLO E IL DRAGONE. DIALOGO A DUE VOCI FRA IL CARDINALE JOSEPH ZEN E IL MAESTRO AURELIO PORFIRI SULLA CINA E IL VATICANO

Marco Tosatti

L’Agnello e il Dragone è un dialogo a due voci fra il cardinale cinese Joseph Zen, già arcivescovo di Hong Kong, e Aurelio Porfiri, compositore, musicista, professore di musica liturgica, direttore di coro, scrittore ed educatore. Un romano con sette anni di esperienza professionale ed esistenziale a Macao. Naturalmente il tema è la Cina, e soprattutto il suo rapporto con la religione, e con quella cattolica, proprio adesso che sono in corso contatti ad altissimo livello fra Pechino e Roma nell’ottica di arrivare a un equilibrio di rapporti.

E’ impossibile sintetizzare tutti gli spunti e i suggerimenti contenuti nel libro, che d’altronde per le sue dimensioni ridotte è di agevole lettura. Il cardinale Joseph Zen è timoroso che il desiderio di arrivare comunque a un “successo” nelle trattative spinga il Vaticano a cedere su punti essenziali. Consiglia di non essere arrendevoli, anzi: “Il governo ha paura della forza, ancora adesso con tutta la forza che hanno! Dove c’è il clero numeroso e forte hanno paura! Invece quando uno si mostra debole, ti schiacciano”.

Il cardinale fa l’esempio di vescovi in Cina che “vengono trattati come degli oggetti” perché si lasciano prendere e portare dove vogliono gli uomini del governo, magari a un’ordinazione che per Roma è illegittima. “E non protestano. Uno dovrebbe dire: non ci vado!!”. L’alternativa è quella di subire ritorsioni: “Va bene! E allora? Devi fare il vescovo. Ma se non hai agito contro la tua coscienza, ti rispettano”.

Con tutto che Joseph Zen è salesiano, non risparmia critiche al cardinale Tarcisio Bertone, per la sua opera come Segretario di Stato. “Bertone? Non ha fatto niente. Lui doveva aiutare il papa, no? Il Papa santissimo, bravissimo (Benedetto XVI. N.D.R.) io lo amo immensamente, ma è un Papa timido. E Bertone doveva essere forte! Lui doveva aiutare! Invece no!”.

Il cardinale Zen teme che nel desiderio di arrivare a un accordo la Santa Sede sacrifichi la Chiesa delle catacombe, cioè quei vescovi, sacerdoti e fedeli che pur di restare fedeli a Roma e al Papa hanno subito persecuzioni e prigionia. Sintetizza così il loro sentimento: “Mi ricordo di un’espressione apparsa già molto tempo fa su un sito Internet cattolico in Cina: ‘Da tanti anni i nostri nemici non sono riusciti a farci morire. Ora ci tocca morire per mano del nostro Padre. Va bene, andiamo a morire’”.



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VESPRI ANGLICANI IN SAN PIETRO, E IN PIAZZA UN ROSARIO DI “RIPARAZIONE”. SULLO SFONDO L’ACCORDO FRA ROMA E I LEFEBVRIANI

Marco Tosatti

Ieri pomeriggio, poco dopo che nella basilica di San Pietro si erano celebrati i Vespri con esponenti della Chiesa anglicana, alcune decine di persone recitavano una rosario di riparazione per l’unità della Chiesa in piazza San Pietro. Contemporaneamente, tramite al tam tam sui social media, molte altre persone si univano alla preghiera ciascuno dove si trovava.

Personalmente non ritengo scandalosa la celebrazione di una preghiera come i Vespri insieme con esponenti delle altre confessioni cristiane, e tanto meno con gli Anglicani, che probabilmente nella galassia della Riforma sono una delle confessioni più vicine a Roma, e in cui una forma di trasmissione apostolica si è conservata, anche dopo lo scisma.

Penso però che sia interessante per i lettori dare questa notizia.

Anche perché si tratta di una prima, per quanto numericamente esigua, manifestazione di protesta in San Pietro, nata dal basso. Il gruppo, molto eterogeneo, comprendeva, a quanto mi riferiscono, persone che gravitano nell’ambito di Ecclesia Dei, della Fraternità San Pio X, oltre ad altre di ispirazione diversa. La Fraternità di San Pio X ha ufficialmente aderito all’evento organizzando una messa prima e facendo guidare il rosario da uno dei suoi sacerdoti. E’ interessante questa partecipazione, se si tiene conto che a quanto si dice l’accordo fra la Fraternità e la Santa Sede potrebbe essere imminente.

L’iniziativa del Rosario nasce dalla Milizia dell’Immacolata, una piccola associazione rifondata dall’ex superiore italiano della FSSPX don Pierpaolo Petrucci, ispirata quella fondata ai tempi da San Massimiliano Kolbe. Scopo dell’associazione è l’apostolato mariano sia spirituale che di evangelizzazione, quella di ieri è stata la prima sortita pubblica.

Fra i mezzi di comunicazione Radio Spada ha promosso l’evento. Poco dopo anche la FSSPX ha dato il suo appoggio ufficiale. Altre celebrazioni di “riparazione” della Fraternità si sono svolte in tutta Italia; l’impressione che è si siano decisi a partecipare quando è apparso chiaro che l’evento si stava diffondendo molto diffuso negli ambienti tradizionalisti. Una certa prudenza da parte della FSSPX sarebbe, secondo alcuni, riconducibile al fatto che il distretto è sotto la guida dell’assistente del Superiore Generale, Fellay, che proprio in questo periodo starebbe definendo i termini di un’eventuale regolarizzazione canonica. Nessun alto prelato ha aderito all’iniziativa, nata praticamente su Facebook e col passaparola.



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FATIMA, IL TERZO SEGRETO. C’È UNA PARTE NON SVELATA, SULLA CHIESA? LA QUESTIONE SI È RIAPERTA…

Marco Tosatti

Fatima continua a far parlare di sé, e certamente continuerà ancora anche in futuro. Di sé, e della Chiesa; perché se lo “svelamento” del giugno 2000, con la visione del martirio di un Pontefice, di molti vescovi, sacerdoti e fedeli ha colmato le aspettative apocalittiche sul misterioso Terzo Segreto alimentate nel corso dei decenni, e culminate con la “versione diplomatica” dell’epoca di Giovani XXIII, e con le parole di Giovanni Paolo II a Fulda, riportate dal giornale tedesco “La voce della Fede”, la parte del segreto che avrebbe toccato la vita interna della Chiesa, e la fede, non è mai apparsa.

Eppure molti, in passato, anche fra coloro che hanno avuto accesso in maniera diretta o indiretta alla veggente, Suor Lucia, e alle sue memorie, ne hanno accennato. Oggi su “La Nuova Bussola Quotidiana” pubblico un articolo che riguarda la più recente fiammata di indiscrezioni e di polemica sulla parte presunta e mai rivelata delle profezie di un secolo fa. Riguarda l’allora cardinale Ratzinger, un suo caro amico e professore di teologia, Ingo Dollinger, e una cronista statunitense, Maike Hickson, di fronte a cui i mastini appaiono barboncini con i fiocchetti, in fatto di tenacia. Sembra che Ratzinger avesse confidato nel 2000 a un amico che non tutto era stato reso pubblico. La notizia provocò una smentita della Santa Sede (e che altro avrebbero potuto fare), ma ora ci sono nuove testimonianze a favore della confidenza…

In realtà, e questa è l’opinione che esprimevo ne “Il Segreto non svelato”, qualche anno fa, e che sta per essere ripubblicato con Chorabooks, in una versione riveduta e aggiornata, alla base di tutto questo c’è la sostanziale diffidenza degli uomini di Chiesa per le rivelazioni private, fatte salve, naturalmente alcune figure, come Pio XII o Giovanni Paolo II. E proprio rispetto al Terzo Segreto mi ricordo cosa mi disse il segretario di Giovanni Paolo II, l’adesso cardinale Stanislao Dziwisz. In buona sostanza, che il problema era sapere che cosa era della Madonna, e che cosa era di Suor Lucia.

Proprio l’incertezza dell’attribuzione può aver reso le mani dei responsabili di Chiesa molto libere nella gestione dei documenti.

Così mi azzardo a dire che se una parte della profezia avesse riguardato, per esempio, un vertice della Chiesa “infiltrato” dal nemico, e una Chiesa in deriva di apostasia, ritengo che i responsabili nei Sacri Palazzi avrebbero preferito lasciar cadere tutto nel cestino. Anche se le testimonianze, e le indagini compiute in decenni da appassionati e detectives religiosi concordano nell’indicare che al testo mancano quelle 24 righe che il vescovo di Fatima-Leira, Venancio, sbirciò in controluce nella busta indirizzata a Roma.

Il prossimo 13 maggio si compiranno cento anni dalla prima apparizione. Mi sbaglierò, ma credo che da qui ad allora potrebbero emergere alcune novità, anche clamorose.



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PROVE GENERALI DI DITTATURA IN NOME DELL’OMOFOBIA. È TEMPO CHE LA CHIESA PARLI FORTE E CHIARO, DICE IL CARD. EIJK.

Marco Tosatti

Partiamo da Utrecht, dove il cardinale Willem Jacobus Eijk, arcivescovo della città, ha lanciato un appello: che la Chiesa, il magistero Romano, creino un documento il tema di Gender. “È urgente” ha detto il presule ad ACIstampa, perché la pressione sia a livello nazionale che internazionale, spinta dalle grandi agenzie, sta diventando sempre più forte. “Non direi necessariamente ci voglia una enciclica. Può essere anche un documento di altro tipo, come un’istruzione da parte della Congregazione della Dottrina della Fede. È importante però che sia un documento autoritativo della Chiesa su questa teoria. Perché vediamo che le organizzazioni internazionali fanno molta pressione sulle nazioni per introdurre questa teoria, soprattutto nel mondo dell’educazione”, ha detto il cardinale.

Il porporato ha ricordato che la Chiesa si è espressa molte volte sulla teoria del genere, sia nel numero 151 dell’enciclica Laudato Si, e anche nell’esortazione post-sinodale Amoris Laetitia. “Ma non come tema centrale. È invece opportuno un documento concentrato sul tema della teoria del genere. Serve alla gente, perché sente parlare della teoria del genere da parte dei mass media, nel mondo della politica, nelle scuole, ovunque. Soprattutto la Chiesa è chiamata a dare il suo punto di vista”. E cioè far capire alla gente il perché la Chiesa non accetta la teoria del genere: la teoria del genere implica che il ruolo dell’uomo e della donna sia completamente distaccato dal sesso biologico. Questo è incompatibile con la visione dell’uomo che presenta la Chiesa, con la Sacra Scrittura alla base della dottrina. La teoria del genere vede il corpo come qualcosa di secondario, qualcosa di estrinseco alla natura umana, che non partecipa alla dignità della persona come tale, come valore intrinseco della persona. Per la Chiesa, spiega il cardinale, il sesso biologico in linea con il corpo umano è intrinseco alla natura umana. “È evidente come la teoria del genere si contrapponga alla visione della Chiesa Cattolica. Una visione che si può comprendere, tra l’altro, basandosi sulla pura ragione umana, con argomenti filosofici, senza fare riferimento alla rivelazione”. È un’antropologia dualista che sta pervadendo tutta la società, ha influsso su quasi tutti i campi del pensiero, inclusa l’etica medica, e cambia il modo di sentire e di percepire se stessi. “Per questo è urgentissimo presentare la vera visione dell’uomo in questo mondo, altrimenti perderemo la strada”.

Se ce ne fosse bisogno, la conferma che c’è una guerra in corso ce l’ha data un messaggio di CitizenGo. “CitizenGO è sotto attacco in tutto il mondo. Abbiamo osato disturbare le frequenze della “colonizzazione ideologica” denunciata da Papa Francesco. Abbiamo osato ricordare che, sì, due più due fa quattro. Non fa cinque o sei. Fa quattro. E basta. Nei giorni scorsi i nostri sistemi informatici centrali sono stati attaccati da organizzazioni Lgbt che hanno paralizzato la possibilità di inviare petizioni e altre campagne in tutto il mondo. All’origine di questa furia c’è quel che è accaduto in Spagna, dove CitizenGO ha il suo quartier generale”.

Nelle scorse settimane le associazioni Lgbt hanno invaso le principali città spagnole con manifesti come questo qui sotto:

 

“Ci sono bambine col pene e bambini con la vagina”. È esattamente quello di cui parlava Eijk, cioè ideologia gender in pieno. “ Un attacco micidiale al buon senso comune” lo definisce CitzenGo, che ha reagito. Tramite l’associazione gemella HazteOir (che significa “Fatti Sentire”), con cui CitizenGO agisce in Spagna, ha iniziato a far girare per le strade di Madrid il “Bus che non mente”. Un enorme pullman con scritto, semplicemente, che i bambini hanno il pene e le bambine la vagina.

La reazione è stata immediata. “Alcuni gruppi Lgbt hanno attaccato i nostri siti web e hanno paralizzato la nostra attività online per giorni, e ancora oggi continuano gli attacchi. Il Sindaco ultra-progressista di Madrid, Manula Carmena di Podemos, ci ha denunciati per ‘istigazione all’odio’, e la polizia, con un atto assolutamente fuori dalla legge contro cui abbiamo già fatto ricorso coi nostri legali, ha sequestrato il ‘Bus che non mente’, che è tuttora rinchiuso in un parcheggio giudiziario. Altri esponenti socialisti (e popolari) e i capi delle associazioni Lgbt spagnole hanno invocato addirittura la galera”.

Il presidente Arsuaga ha tenuto un’affollatissima conferenza stampa per denunciare la gravissima violazione della libertà di opinione ed espressione, rivendicando il diritto di dire la semplice verità su un dato biologico incontestabile. “Abbiamo fatto subito preparare un camper sostitutivo, che sta girando per le principali città spagnole”. Il “Bus che non mente” ha scandalizzato, ovviamente, i bigotti dell’ideologia omologata, fra cui Chelsea Clinton, la figlia di Hillary, che ha auspicato che l’autobus non giri mai negli USA.

Dice il comunicato: “Purtroppo per lei l’ufficio americano di CitizenGO ha già avviato una campagna di raccolta fondi per portare anche per le strade americane il ‘Bus che non mente’. E in Italia? Vogliamo forse essere da meno? Assolutamente no! Se vuoi aiutarci a far girare anche per le città italiane un grande pullman del buon senso comune, che svegli le coscienze non solo sull’ideologia Gender ma anche contro l’utero in affitto, clicca qui”.

Questo è il link per partecipare alla campagna.

E sempre dalla Spagna – e chiudiamo con questa notizia, è stata creata una polizia specializzata per i reati di omotransfobia. LGBTIpol, questo il nome della neonata associazione, composta da agenti della Guardia Civil e del Cuerpo Nacional de Policía, si avvarrà nel suo operato del supporto dell’Asociación de abogados contra los delitos de odio, presieduta da Manuel Ródenas. Avverte “Osservatorio Gender” che “Il nuovo corpo di polizia arcobaleno è stato presentato lo scorso 12 gennaio presso l’ambasciata italiana di Madrid, ricevendo l’applauso entusiasta del nostro ambasciatore Stefano Sannino, dichiaratamente gay e sposato con un catalano di Barcellona, che ha così salutato l’iniziativa: ‘L’obiettivo è che tutti possiamo vivere in pace con il nostro modo di essere e che non dobbiamo più lottare quotidianamente per far valere i nostri diritti’”.La costituzione di Lgtbipol ha sollevato prevedibili polemiche tra cui quella di Rocío Monasterio, responsabile per gli Affari sociali del partito Vox, che sui social ha così criticato l’istituzione di un ente “fortemente ideologizzato”: “Abbiamo bisogno di un corpo di polizia specifico per ogni tipo di reato e movimento? Ci sarà una polizia religiosa? Un’altra per i crimini contro le persone eterosessuali?”.

In realtà l’unico esempio di polizia “dedicata” che ci venga in mente adesso è quella dei Muṭawwiʿa, in Arabia Saudita, emanazione del Comitato per l’imposizione della virtù e l’interdizione del vizio. Che, ovviamente, se mette le mani su un omosessuale, o una signora scollacciata sarebbero affari loro. Come si dice? Gli estremi si toccano; e concordano in dittatura e totalitarismo. E i mass media a tenere bordone.



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SALVARE LA MUSICA SACRA. DICHIARAZIONE-DENUNCIA AL PAPA FIRMATA DA OLTRE DUECENTO MAESTRI ED ESPERTI MONDIALI.

Marco Tosatti

Il 5 marzo ricorre il cinquantesimo anniversario di “Musicam Sacram”, l’ultimo grande documento dedicato in maniera totale alla musica che deve accompagnare la liturgia. Fu approvato da Paolo VI, e portava la firma di due cardinali: Giacomo Lercaro, arcivescovo di Bologna e presidente del “Consilium” per l’attuazione della costituzione conciliare sulla liturgia, e Arcadio Larraona, Prefetto della sacra congregazione dei riti. A cinquanta anni di distanza più di duecento musicisti, musicologi ed esperti di musica sacra rendono pubblica una dichiarazione, rivolta ai responsabili della Chiesa, per cercare di riportare sui binari della correttezza una situazione che ai loro occhi è degenerate e sta degenerando.

I promotori di questa presa di posizione sono due musicisti e musicologi di grande fama. Aurelio Porfiri, direttore della rivista internazionale “Altare Dei” edita a Macao e Hong Kong e autore di libri e saggi sulla musica sacra e la liturgia, e l’americano Peter A Kwasniewski, professore di teologia e filosofia e direttore di coro al Wyoming Catholic College.

La “Dichiarazione sulla situazione attuale della musica sacra” si apre così: “Noi sottoscritti – musicisti, sacerdoti, insegnanti, studiosi e amanti della musica sacra – offriamo umilmente alla comunità cattolica di tutto il mondo questa dichiarazione, esprimendo il nostro grande amore per il patrimonio di musica sacra della Chiesa e la nostra profonda preoccupazione riguardo il suo difficile stato attuale”. Vengono ricordati documenti e la storia dell’amore che la Chiesa ha sempre avuto questa forma espressiva; e poi si afferma: “Alla luce del pensiero della Chiesa così frequentemente espresso, noi non possiamo evitare di essere preoccupati per la situazione attuale della musica sacra, che è quantomeno drammatica, con abusi nel campo della musica sacra che sono ora la norma, piuttosto che l’eccezione. Noi riassumeremo qui alcuni di questi elementi che contribuiscono allo stato presente di desolazione in cui versa la musica sacra nella liturgia.

Questa mancanza di comprensione liturgica e teologica va insieme con l’aver abbracciato il secolarismo. Il secolarismo di stili musicali pop ha contribuito alla desacralizzazione della liturgia e allo stesso tempo il secolarismo dettato dalle esigenze di profitto di un certo tipo di mercato ha favorito l’imposizione di mediocri repertori di musica per le parrocchie. Ha incoraggiato un antropocentrismo nella liturgia che mette in pericolo la vera natura della stessa. In ampi settori della Chiesa al giorno d’oggi c’è una relazione scorretta con la cultura, che può essere vista come una ‘rete di connessioni’. Nell’attuale situazione della musica liturgica (e della liturgia in se stessa, perché le due sono legate), noi abbiamo interrotto questa rete di connessioni con il nostro passato e abbiamo provato a collegarci ad un futuro che però non ha significato senza contatto con il suo passato. Oggi la Chiesa non sta attivamente usando la sua ricchezza culturale per evangelizzare, ma è piuttosto essa stessa usata da una cultura secolarizzata, nata in opposizione alla Cristianità, che destabilizza quel senso di adorazione che è al cuore della fede Cristiana. Ci sono gruppi che spingono per un “rinnovamento” che non riflette l’insegnamento della Chiesa ma serve solo la propria agenda, visione del mondo e interessi. Questi gruppi hanno alcuni dei loro membri in importanti posti di comando, da dove loro possono mettere in pratica i loro piani, la loro idea di cultura e il modo in cui noi dovremmo avere a che fare con tematiche di attualità. In alcuni paesi potenti lobbies hanno contribuito alla sostituzione de facto di repertori liturgici fedeli alle direttive del Vaticano II con repertori di bassa qualità”.

La dichiarazione afferma poi che “Un’altra causa di decadenza della musica sacra è il clericalismo, l’abuso di posizioni e status da parte del clero. Il clero, che è al giorno d’oggi spesso poveramente educato nella grande tradizione della musica sacra, continua a prendere decisioni sul personale da impiegare e sulle direttive da offrire, contravvenendo spesso lo spirito autentico della liturgia e il rinnovamento della musica sacra, così richiesto a nostri giorni. Più che spesso alcuni membri del clero contraddicono gli insegnamenti del Vaticano II in nome di un supposto ‘spirito del Concilio’”.

La dichiarazione prosegue poi con lo sguardo rivolto al futuro:

“Può sembrare che ciò che abbiamo detto sia pessimistico, ma noi manteniamo la speranza che ci sia una via per uscire da questo inverno. Le seguenti proposte sono offerte in spiritu humilitatis, con l’intenzione di recuperare la dignità della liturgia e della sua musica nella Chiesa”.

Consigliamo chi sia interessato a leggere direttamente la Dichiarazione sulla pagina di Altare Dei.



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