ROMANA VULNERATUS CURIA, PAPA, FONDAMENTALISMO. CHE COSA SCRIVEVA LUCIANI AI GESUITI. NUNC PRO TUNC?

Marco Tosatti

Romana Vulneratus Curia (RVC per amici e nemici) è rimasto molto colpito dallo scoop su Civiltà Cattolica di padre Armando Spadaro, il direttore della stessa, nonché uno dei vari spin doctor mediatici del Pontefice regnante. E cioè il colloquio con i Gesuiti che il Pontefice gesuita ha avuto nel recente viaggio in Myanmar e Bangladesh. Si è parlato di fondamentalismo….E su questo è sui Gesuiti di oggi dopo la lettera di RVC abbiamo qualche cosina da dire. Piuttosto: da ricordare…Ma ecco RVC:

“Scusi dr. Tosatti, ma RVC, da vero rompicoglioni, vorrebbe chiederle un minuscolo intervento per commentare l’intervista al Corriere di oggi. Non riesce a farne a meno, sta diventando un po’ esibizionista mediaticamente, invidia Antonio Spadaro e poi mi sembra geloso di PezzoGrosso. La prego sia misericordioso….

Dice il Papa a Spadaro ( Corriere della Sera 14 dicembre, pag 33): “ guarda, di fondamentalismi ce ne sono dappertutto. E noi cattolici abbiamo “ l’onore “ di avere fondamentalisti tra i battezzati….. Il fondamentalismo nega la storia, la persona. E il fondamentalismo cristiano nega l’Incarnazione. “ Accipicchia, che affermazione equivoca ! e che linguaggio sofisticato ha usato il Santo Padre, non mi sembra da lui, questo non è un linguaggio comprensibile ai poveri ed agli emarginati, questo è un parlare evangelico troppo difficile. All’ospedale da campo cosa capiranno? Forse ha voluto rivolgersi ai “neo-pelagiani autoreferenziali e prometeici” per diffidarli? Ma diffidarli di fare che? Di negare l’Incarnazione? Ma chi, con linguaggio un po’ ambiguo, confonde semmai l’Incarnazione è stato il suo maestro Karl Rahner quando decise di ripensare l’Incarnazione in forme nuove, da quelle usate da S. Agostino e dalla Scolastica, per renderla più credibile. E per riuscirci fu costretto a supporre, anziché un Dio immutabile, un Dio dialetticamente mutabile, un Dio divenire, dove l’Incarnazione è solo attuazione della realtà umana, premessa della natura umana (cfr. KarlRahner – Corso fondamentale sulla fede, 1990). E più recentemente, chi rimette in discussione indirettamente l’Incarnazione, è stato il suo consigliere teologico Walter Kasper, che fa emergere (nel suo “capolavoro”: Gesù il Cristo -1974) tutti i dubbi teologico-biblici sulla credibilità dei Vangeli, sul concepimento verginale di Maria, sulla Resurrezione di Cristo, sulla Ascensione, sulla presenza reale di Cristo nella Eucarestia, sul valore della confessione, ecc. Mi viene da sospettare, considerando che chi mette in discussione dogmi e dottrina (Incarnazione inclusa), sono proprio le persone più vicine al Papa, che il potentissimo Antonio Spadaro stavolta possa aver avuto queste persone come obiettivo da punire. Se ciò non fosse, potrebbe esser dismesso da La Civiltà Cattolica e nominato direttore di Famiglia Cristiana (in amministrazione controllata), con l’impegno di rilanciarla in 12 mesi con la collaborazione di Luxuria e Vendola”.

Fin qui RVC. Ma casualmente, in questi giorni, in cui si parla tanto di papa Luciani, di cui è stata avviata la causa di beatificazione, mi è tornato alla mente sul messaggio che papà Luciani aveva preparato per i Gesuiti e che è stato pubblicato postumo (Sarebbe stato reso pubblico il 30 settembre 1978). L’ho cercato sul sito del Vaticano che ospita i pochi interventi di Albino Luciani, ma non lo ho trovato. Non sono in grado, ahimè, di dire se non ci sia mai stato, o se una provvida manina l’abbia fatto sparire negli ultimi quattro anni…Come sembra che sia accaduto per il documento dell’allora Preposito Generale dei gesuiti, padre Kolvenbach, che sconsigliava vivamente di fare vescovo Bergoglio per le note caratteristiche umane e comportamentali. Certamente è impressionante leggere queste righe adesso. Non è stato casuale che la Compagnia di Gesù sia stata commissariata dopo non molto tempo da San Giovanni Paolo II.
Vi offriamo qualche frase di quel messaggi.
Il Papa ricordava che la Compagnia era “Istituita principalmente per la difesa e propagazione della fede e per il profitto delle anime nella vita e dottrina cristiana” (Formula dell’ Istituto). A questo fine spirituale e soprannaturale va subordinata ogni altra attività, che dovrà essere esercitata in maniera adatta ad un Istituto religioso e sacerdotale. Voi ben conoscete e giustamente vi preoccupate dei grandi problemi economici e sociali, che oggi travagliano l’umanità e tanta connessione hanno con la vita cristiana. Ma, nella soluzione di questi problemi, sappiate sempre distinguere i compiti dei sacerdoti religiosi da quelli che sono propri dei laici. I sacerdoti devono ispirare e animare i laici all’adempimento dei loro doveri, ma non devono sostituirsi ad essi, trascurando il proprio specifico compito nella azione evangelizzatrice. Per questa azione evangelizzatrice, S. Ignazio esige dai suoi figli una soda dottrina, acquistata mediante una lunga e accurata preparazione”.

Papa Luciani ricordava che la Compagnia era nota per “la cura sollecita di presentare nella predicazione e nella direzione spirituale, nell’insegnamento e nella pubblicazione di libri e riviste, una dottrina solida e sicura, pienamente conforme all’ insegnamento della Chiesa, per cui la sigla della Compagnia costituiva una garanzia per il popolo cristiano e vi meritava la particolare fiducia dell’ Episcopato. Procurate di conservare questa encomiabile caratteristica; non permettete che insegnamenti e pubblicazioni di gesuiti abbiano a causare confusione e disorientamento in mezzo ai fedeli; ricordatevi che la missione affidatavi dal Vicario di Cristo è di annunciare, in maniera bensì adatta alla mentalità di oggi, ma nella sua integrità e purezza, il messaggio cristiano, contenuto nel deposito della rivelazione, di cui interprete autentico è il Magistero della Chiesa”.

“Questo naturalmente comporta che negli istituti e facoltà, ove si formano i giovani gesuiti, sia parimente insegnata una dottrina solida e sicura, in conformità con le direttive contenute nei decreti conciliari e nei successivi documenti della Santa Sede riguardanti la formazione dottrinale degli aspiranti al sacerdozio. E ciò è tanto più necessario in quanto le vostre scuole sono aperte a numerosi seminaristi, religiosi e laici, che le frequentano proprio per la sodezza e sicurezza di dottrina che sperano di attingervi”.

E infine raccomandava:  “non permettete che tendenze secolarizzatrici abbiano a penetrare e turbare le vostre comunità, a dissipare quell’ ambiente di raccoglimento e di preghiera in cui si ritempra l’ apostolo, ed introducano atteggiamenti e comportamenti secolareschi, che non si addicono a religiosi. Il doveroso contatto apostolico col mondo non significa assimilazione al mondo; anzi, esige quella differenziazione che salvaguarda l’ identità dell’ apostolo, in modo che veramente sia sale della terra e lievito capace di far fermentare la massa”.

Proprio una fotografia dei Gesuiti di oggi, nessuno escluso, vero?



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FEDELI ALLA CHIESA, NON A PASTORI CHE SBAGLIANO. DOCUMENTO CLAMOROSO DELLE ORGANIZZAZIONI MONDIALI PRO VITA.

 
Marco Tosatti

Fedeli all’insegnamento di sempre della Chiesa, non ai pastori che sbagliano: si può sintetizzare così una clamorosa dichiarazione, firmata dai responsabili dei principali movimenti a difesa della Vita e della Famiglia. Importante perché non si tratta di una presa di posizione di studiosi, come la correctio filialis, ma di uomini di azione che rappresentano milioni cattolici in tutto il mondo. Tra i firmatari c’è Lifesitenews di John-Henry Westen, che è il maggior portale internazionale di difesa della vita e della famiglia; la Society for the Protection of the Unborn Children (SPUC) di John Smeaton, che è la più antica organizzazione pro-life del mondo; Family Life International della Nuova Zelanda di Coleen Bayer; la World Federation of Doctors Who Respect Human Life, di Philippe Schepens; in America latina, la Alianza Latinoamericana para la Familia-ALAFA, di Christine de Marcellus Vollmer e la Families of the Americas di Mercedes Arzú Wilson. Sia Christine Vollmer che Mercedes Wilson, che facevano parte della Pontificia Accademia per la Vita, sono tra le fondatrici della neo-nata Accademia Giovanni Paolo II per la Vita Umana e la Famiglia presieduta dal prof. Josef Seifert. Tra le molte sigle aderenti in Francia, le Salon Beige di Guillaume de Thieulloy, uno dei più influenti blog quotidiani francesi, e SOS Tout-Petits fondata dal dott. Xavier Dor, più volte incarcerato per la sua difesa della vita in Francia; aderisce anche dalla Romania, la Ioan Barbus Foundation con la dott.ssa Anca Maria Cernea, rappresentante della conferenza episcopale del suo paese durante il Sinodo sulla Famiglia del 2015; molte le sigle negli Stati Uniti tra le quali Judie Brown leader dell’importante American Life League.
In Italia troviamo sigle storiche come la Fondazione Lepanto e l’Associazione Famiglia Domani ma anche nuove organizzazioni come Federvita Piemonte, Il Cammino dei Tre Sentieri, Ora et Labora in difesa della Vita, SOS Ragazzi, Famiglie Numerose Cattoliche, Voglio Vivere.

Fedeli alla vera dottrina, non ai pastori che sbagliano. Promessa di fedeltà all’insegnamento autentico della Chiesa dei leader dei movimenti pro-vita e pro-famiglia. Il numero di bambini innocenti uccisi dall’aborto nel corso del secolo scorso è maggiore di quello di tutti gli esseri umani che sono morti in tutte le guerre della storia umana. Gli ultimi cinquant’anni hanno testimoniato una continua escalation di attacchi alla struttura della famiglia come è stata progettata e voluta da Dio, capace di creare il miglior ambiente per una sana e vigorosa crescita dell’uomo e soprattutto per l’educazione e la formazione dei bambini. Il divorzio, la contraccezione, l’accettazione di atti e di unioni omosessuali e la diffusione dell’“ideologia di genere” hanno causato danni incommensurabili alla famiglia e ai suoi membri più vulnerabili. Negli ultimi cinquant’anni il movimento pro-vita e pro-famiglia è cresciuto in dimensione e portata per far fronte a questi gravi mali, che minacciano sia il bene temporale che quello eterno dell’umanità. Il nostro movimento comprende uomini e donne di buona volontà provenienti da una grande varietà di ambiti religiosi. Siamo tutti insieme uniti nella difesa della famiglia e dei nostri fratelli e sorelle più vulnerabili, attraverso l’obbedienza alla legge naturale, impressa in tutti i nostri cuori (cfr Rm 2,15). D’altronde, in questa ultima metà di secolo il movimento pro-vita e pro-famiglia si è affidato in modo particolare all’insegnamento immutabile della Chiesa cattolica, che afferma la legge morale con la massima chiarezza. È quindi con grande dolore che negli ultimi anni abbiamo dovuto constatare che la chiarezza dottrinale e morale, su questioni legate alla tutela della vita umana e della famiglia, è stata sempre più sostituita da dottrine ambigue e persino direttamente contrarie all’insegnamento di Cristo e ai precetti della legge naturale. Una Supplica filiale consegnata a Papa Francesco nel settembre 2015, è stata firmata da circa 900.000 persone provenienti da tutto il mondo; nel 2016, è stata presentata una Dichiarazione di fedeltà all’insegnamento immutabile della Chiesa sul matrimonio. Il 19 settembre 2016 quattro cardinali hanno sottoposto cinque dubia a Papa Francesco e alla Congregazione per la Dottrina della Fede chiedendo chiarimenti su alcuni punti dottrinali contenuti nell’Esortazione Apostolica post-sinodale Amoris laetitia. Nel giugno 2017, i cardinali hanno reso pubblica la loro richiesta di essere convocati in udienza, presentata al Papa dal Cardinale Carlo Caffarra il 25 aprile 2017, ma, come i dubia, non hanno ricevuto alcuna risposta. Il 23 settembre 2017 una Correctio filialis de haeresibus propagatis è stata elaborata da 62 teologi e accademici cattolici “in merito alla propagazione di eresie causata dall’esortazione apostolica Amoris laetitia e da altre parole, atti e omissioni” di Papa Francesco. Il 4 novembre 2017, 250 teologi, sacerdoti, professori e studiosi di tutte le nazionalità hanno sottoscritto il loro sostegno alla Correctio. Le turbolenze in seno alla Chiesa sono in aumento, come testimonia una lettera inviata di recente a papa Francesco da un prominente teologo, che afferma: “C’è caos nella chiesa e Vostra Santità ne è una causa”.
Come leader cattolici pro-vita e pro-famiglia, siamo tenuti a sottolineare numerose ulteriori dichiarazioni e azioni che hanno avuto un impatto particolarmente dannoso sul nostro lavoro per la protezione dei bambini non nati e della famiglia negli ultimi anni. Esempi rappresentativi includono:
– dichiarazioni e azioni che contraddicono l’insegnamento della Chiesa sul male intrinseco degli atti contraccettivi
– dichiarazioni e azioni che contraddicono l’insegnamento della Chiesa sulla natura del matrimonio e sul male intrinseco degli atti sessuali al di fuori dell’unione matrimoniale
– l’approvazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, che richiedono fortemente agli Stati membri la realizzazione di un accesso universale all’aborto, alla contraccezione e all’educazione sessuale entro il 2030.
– l’approccio adottato riguardo l’educazione sessuale, in particolare nel capitolo 7 di Amoris Laetitia e nel programma The Meeting Point elaborato dal Pontificio Consiglio per la Famiglia.
– Come leaders di movimenti pro-vita e pro-famiglia, o dirigenti di movimenti laici che riguardano la difesa e la diffusione dell’insegnamento morale e sociale cattolico, siamo testimoni di prima mano del danno e della confusione causati da tali insegnamenti e azioni. Al fine di rispettare le nostre responsabilità verso coloro che abbiamo promesso di proteggere, in particolare i bambini non nati e quelli particolarmente vulnerabili a causa dello sfascio della famiglia, dobbiamo chiarire la nostra posizione su questi temi. Dobbiamo anche fornire una leadership a coloro che, all’interno del nostro movimento, fanno riferimento a noi per avere guida e consigli. Per questo motivo desideriamo ribadire la nostra immutabile adesione alle posizioni morali fondamentali di seguito descritte:
– esistono certi atti intrinsecamente malvagi e che è sempre proibito commettere.
– l’uccisione diretta di un essere umano innocente è sempre gravemente immorale. Di conseguenza, l’aborto, l’eutanasia e il suicidio assistito sono atti intrinsecamente malvagi.
– il matrimonio è l’unione esclusiva e indissolubile di un uomo e di una donna e tutti gli atti sessuali al di fuori del matrimonio e tutte le forme di unione contro-natura sono intrinsecamente negativi e gravemente nocivi per gli individui e la società.
– l’adulterio è un grave peccato e coloro che vivono in adulterio non possono essere ammessi ai sacramenti della Penitenza e della Santa Comunione, fino a quando non si pentono e non modificano la loro vita.
– i genitori sono gli educatori primari dei loro figli e l’educazione sessuale deve essere svolta dai genitori o, in determinate circostanze, “nei centri educativi scelti e controllati da loro”.
– la separazione del fine procreativo e univoco dall’atto sessuale attraverso metodi contraccettivi è intrinsecamente negativa e ha conseguenze devastanti per la famiglia, per la società e per la Chiesa.
– i metodi di riproduzione artificiale sono gravemente immorali in quanto separano la procreazione dall’atto sessuale e, nella maggior parte dei casi, portano direttamente alla distruzione della vita umana nelle sue prime fasi.
– ci sono solo due sessi, maschio e femmina, ognuno dei quali possiede le caratteristiche complementari e le differenze che sono loro proprie.
– gli atti omosessuali sono intrinsecamente cattivi e nessuna forma di unione tra persone dello stesso sesso può essere approvata in alcun modo. Come leaders cattolici pro-vita e pro-famiglia dobbiamo restare fedeli a Nostro Signore Gesù Cristo, che ha affidato il deposito della fede alla Sua Chiesa. Noi “siamo obbligati, per fede, a rendere a Dio rivelatore piena sottomissione dell’intelletto e della volontà”.
– Aderiamo pienamente a tutte quelle cose “che sono contenute nella parola di Dio e si trovano nella Scrittura e nella Tradizione e che sono proposte dalla Chiesa come principi a cui credere perché divinamente rivelati, sia in base a suo solenne giudizio, sia per suo magistero ordinario e universale”.

Dichiariamo la nostra completa obbedienza alla gerarchia della Chiesa cattolica nel legittimo esercizio della sua autorità. Tuttavia, nulla potrà mai convincerci od obbligarci ad abbandonare o contraddire qualsiasi articolo della fede e della morale cattolica. Se esiste conflitto tra le parole e gli atti di qualsiasi membro della gerarchia, compreso il Papa, e la dottrina che la Chiesa ha sempre insegnato, rimarremo fedeli all’insegnamento perenne della Chiesa. Se dovessimo abbandonare la fede cattolica, ci separeremmo da Gesù Cristo, a cui vogliamo essere uniti per tutta l’eternità. Noi, sottoscritti, promettiamo di continuare ad insegnare e propagare i principi morali sopra elencati e ogni altro insegnamento autentico della Chiesa cattolica e che mai, per nessuna ragione, ci allontaneremo da essi.

Chi vuole aderire può farlo a questo link.

Ed ecco la lista dei firmatari, in ordine alfabetico:

Signatories to the “Pledge of Fidelity” to the authentic teaching of the Church

 

Bernard Antony, President of Chrétienté-Solidarité (France)

Dame Colleen Bayer, DSG, Founding Director of Family Life International NZ (New Zealand)

Judie Brown, President of American Life League (United States)

Patrick Buckley, Director of European Life Network (Ireland)

Georges Buscemi, President of Campagne Quebec Vie (Canada)

Giorgio Celsi, President of Associazione “Ora et Labora in Difesa della Vita” (Italy)

Dr. Anca-Maria Cernea, MD, Ioan Barbus Foundation (Romania)

Greg Clovis, Director of Family Life International UK (United Kingdom)

Rev. Linus F. Clovis, Spiritual Director of Family Life International St Lucia (St Lucia)

Virginia Coda Nunziante, President of Associazione Famiglia Domani (Italy)

Modesto Fernandez, President of Droit de Naître (France)

Richard P. Fitzgibbons, M.D., Director of the Institute for Marital Healing (United States)

Mathias von Gersdorff, Director of Aktion Kinder in Gefahr (Germany)

Corrado Gnerre, Guida Nazionale, Il Cammino dei Tre Sentieri (Italy)

Doug Grane, Chief Executive of Serviam (United States)

Michael Hichborn, President of the Lepanto Institute (United States)

Jason Jones, Founder of I am Whole Life, Founder of Movie to Movement (United States)

John Lacken, Founder of Legio Sanctae Familiae, Secretary of the Lumen Fidei Institute (Ireland)

François Legrier, President of Mouvement Catholique des Familles (France)

Vittorio Lodolo D’Oria, President of Famiglie Numerose Cattoliche (Italy)

Samuele Maniscalco, Director of Generazione Voglio Vivere (Italy)

Christine de Marcellus Vollmer, President of Asociacion Provida de Venezuela (PROVIVE), President of Alianza Latinoamericana para la Familia (ALAFA), President of Alive to the World, Education in Integrity (Venezuala)

Roberto de Mattei, President of Fondazione Lepanto (Italy)

Jean-Pierre Maugendre, President of Renaissance Catholique (France)

Thomas McKenna, President of Catholic Action for Faith and Family (United States)

Anthony Murphy, Director of Catholic Voice (Ireland)

Marisa Orecchia, President of Federvita Piemonte (Italy)

Philippe Piloquet, President of SOS Tout-petits (France)

Philippe Schepens M.D., Secretary-General of the World Federation of Doctors Who

Respect Human Life (Belgium)

John Smeaton, Chief Executive of the Society for the Protection of Unborn Children (United Kingdom)

Molly Smith, President of Bringing America Back to Life, Executive Director of Cleveland Right to Life (United States)

Guillaume de Thieulloy, Director, Le Salon Beige (France)

 Dr Thomas Ward, President of the National Association of Catholic Families (United Kingdom)

John-Henry Westen, Co-Founder and Editor-in-Chief of LifeSiteNews (Canada)

Mercedes Arzú Wilson, Founder and President of Family of the Americas Foundation (Nicaragua)

Diego Zoia, Director of SOS Ragazzi (Italy)



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SUPEREX RICORDA UNA PROFEZIA DELLA MADONNA, AD AKITA, SUL DRAMMA DELLA CHIESA. E CITA UN TESTE BERGOGLIANO D.O.C.

Marco Tosatti

Mi ha riscritto. Quell’amico di cui Stilum Curiae ha ospitato uno sfogo dritto dal cuore qualche giorno fa, quello che si definisce Ex Movimento per la Vita, ex Scienza & Vita, ex giornalista di Avvenire, ex docente di scuola cattolica…

Insomma un SuperEx, un ex come ce ne sono pochi, e sarà così che si è deciso di battezzarlo. Fortunatamente per lui la lista degli “ex” si ferma qui, ed è ancora – più che mai – cattolico; il che, se ci pensate, di questi tempi, è un vero miracolo, la testimonianza che papi vescovi prelati e chierici vari in fondo in fondo possono risultare davvero servi inutili. Nel bene, ma, per fortuna, anche nel male…Comunque bando alle ciance e vediamo che cosa ci dice oggi SuperEx.

Caro Tosatti, dopo la mia lunga lettera da ex, soprattutto di Avvenire, giornale oggi irriconoscibile, illeggibile, intollerabile, mi è venuto voglia di inviarLe un breve passo tratto da un libro del giornalista Andrea Tornielli, già ratzingeriano di ferro, oggi bergogliano d’acciaio, domani chissà…

E’ tratto dal suo libro Attacco a Ratzinger (Piemme, 2010, p.272), da un capitolo apocalittico incentrato sulle molteplici profezie che suggeriscono l’esistenza di una crisi, nella Chiesa, senza precedenti.

Quella che ho scelto mi ricorda gli insulti e le volgarità con cui alcuni cardinali bergogliani, Maradiaga su tutti, hanno sovente insultato altri cardinali come Burke o Caffarra, che invece avevano posto domande sul piano dottrinale, senza mai scadere nel personale. Oppure, mi ricorda l’ondivago errabondare del cardinale Christoph Maria Michael Hugo Damian Peter Adalbert Schönborn (spero di non aver perso nulla per strada), oggi così impegnato a dire il contrario di ciò che scriveva e diceva solo pochi anni fa. Conversione o, per usare una parola della profezia sottostante, “compromesso”?

Ecco il testo di Tornielli:

“Accenni espliciti e immagini che preannunciano una crisi difficile nella Chiesa si ritrovano nei messaggi collegati alle apparizioni di Akita, in Giappone, avvenute nel 1973 e riconosciute come soprannaturali, con il consenso di Roma, dal vescovo Niigata, monsignor John Shojiro Ito. Il vescovo, prima di rendere pubblica l’approvazione, nel 1988 si era incontrato in Vaticano con il cardinal Ratzinger. La Madonna, il 13 ottobre 1973, anniversario del miracolo del sole avvenuto a Fatima, aveva detto a una religiosa, suor Agnese Sasagawa, che

“L’opera del diavolo si insinuerà persino nella Chiesa in una maniera tale che si vedranno cardinali opporsi ad altri cardinali, vescovi contro vescovi. I sacerdoti che mi venerano saranno disprezzati e ostacolati dai loro confratelli… la Chiesa sarà piena di coloro che accettano compromessi”.

È impressionante, vero, leggerlo adesso, alla luce di quello che sta accadendo nella Chiesa? Una fotografia…



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CONTRO LUTERO. UN NUOVO LIBRO DI PADRE CAVALCOLI, PER NON MORIRE PROTESTANTI. DA CATTOLICI…

Marco Tosatti

Oggi ci occupiamo di un libro molto importante per avere un quadro chiaro e lucido, da un punto di vista cattolico, sulla situazione dei rapporti con le Chiese protestanti, e in particolare con i luterani. Importante perché in un momento storico e culturale in cui le emozioni prevalgono sul ragionamento, praticamente in ogni campo, l’uso della razionalità diventa fondamentale per evitare disastri e fraintendimenti.

Parliamo di “Contro Lutero”, un nuovo testo del teologo domenicano Giovanni Cavalcoli, un’opera in cui il noto pensatore cattolico precisa le condizioni che permetterebbero un reale riavvicinamento tra la chiesa cattolica e i protestanti. Il sottotitolo – Perché non vogliamo morire protestanti – ha un significato ben preciso in questi giorni, quando i segnali di una deriva della Chiesa cattolica verso forme protestanteggianti sono sempre più forti, e si moltiplicano in tutto il mondo episodi di “condivisione” eucaristica non sempre opportuni e opportunamente svolti. E i segnali di affetto – pensiamo al francobollo celebrativo emesso dalle Poste vaticane – sembrano presupporre la rimozione parziale di elementi forti dell’identità cattolica.

Il libro – un’opera piccola come formato, e per questo, se vogliamo, ancora più incisiva e utile – è stato pubblicato da ChoraBooks su Amazon. È accompagnato da una presentazione dell’editore, Aurelio Porfiri, che scrive: “Padre Cavalcoli avverte: in questi 500 anni dalla nascita del luteranesimo, molta strada hanno fatto cattolici e luterani sulla via della riconciliazione, soprattutto a partire dall’impulso all’ecumenismo dato dal Concilio Vaticano II. Tuttavia i luterani restano ancora fermi ad alcuni errori di fondo, che bisogna correggere, per togliere del tutto ogni divisione, affinché questi fratelli siano “pienamente incorporati” alla Chiesa Cattolica.

E diciamo quali sono questi nodi da sciogliere. Si possono ridurre sostanzialmente a tre, secondo un compendio suggerito dallo stesso notissimo modo luterano di riassumere i princìpi di Lutero: tre assiomi fondamentali, tre parole d’ordine, tre motti emblematici, tre direttrici teoretiche, tre linee d’azione: Sola Scriptura, Sola fides, Sola Gratia”.

Su ciascuno di questi tre punti padre Cavalcoli esercita la sua attenzione e la sua critica. Per esempio per quanto riguarda l’assioma Sola Scriptura, conclude “I teologi luterani, inoltre, soprattutto i moderni, nella linea umanistica di Melantone, coltivano intensamente e a volte esemplarmente le scienze bibliche – si pensi per esempio al metodo storico-critico -. Ma, partendo da un concetto positivistico della scienza, se da una parte fanno mostra di una grande erudizione e capacità critica in questo campo, dall’altra sono gravemente carenti in metafisica – e qui si dimostrano discepoli di Lutero – , con la conseguenza disastrosa di commettere enormi errori sul piano della teologia speculativa e del dogma. Per usare un paragone di S. Caterina da Siena, questi esegeti, bene che vada, manifestano e mangiano la ‘scorza’ della Scrittura e trascurano la ‘polpa’”.

Commenta Aurelio Porfiri: “Un testo che non farà piacere agli oltranzisti dell’ecumenismo, a coloro che non riescono a vedere l’importanza della giustizia accanto alla pur necessaria misericordia, ai pastoralisti che hanno fastidio di ogni odore di dottrina”.

Padre Giovanni Cavalcoli è nato a Ravenna nel 1941. Si è laureato in filosofia a Bologna nel 1970. Entrato nell’Ordine Domenicano nel 1971, è stato ordinato sacerdote nel 1976. Ha insegnato teologia dal 1979 al 1982 presso l’allora Studio Teologico Accademico Bolognese (STAB). Ha conseguito la licenza in filosofia nel 1981 e il dottorato in teologia presso la Facoltà Teologica Pontificia “S.Tommaso d’Aquino” di Roma nel l984. Officiale della Segreteria di Stato dal 1982 al 1990. Ripreso l’insegnamento nel 1990, dal 2011 è docente emerito di Teologia Dogmatica nella Facoltà Teologica dell’Emilia-Romagna e di Metafisica e nello Studio Filosofico Domenicano di Bologna. E’ stato Vice postulatore nella Causa di Beatificazione del Servo di Dio Padre Tomas Tyn,OP dal 2006 al 2012. Dal 1995 tiene un corso per catechisti a Radio Maria. Ha al suo attivo la pubblicazione di molti libri ed articoli di teologia in riviste specializzate. Dal 2014 collabora con DonAriel Levi di Gualdo al sito IsoladiPatmos e dal 2015 al blog di Aurelio Porfiri Il Naufrago.



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ILPAPA CAMBIA MAESTRO DELLE CERIMONIE? VOCI SULLA PARTENZA DI GUIDO MARINI. SE NE VA UN ALTRO PEZZO DELLA CURIA DI BENEDETTO.

  •                              
Marco Tosatti

Voci di buona fonte (due, diverse e indipendenti) danno per probabile la sostituzione di mons. Guido Marini, maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, con mons. Diego Ravelli. Mons. Guido Marini era stato nominato a questo incarico nell’ottobre del 2007 da papa Benedetto XVI. Ha quindi compiuto due mandati quinquennali da capo delle cerimonie. Mons. Diego Ravelli è cerimoniere pontificio dal 2006, e nel 2013 il Pontefice regnante lo ha nominato capoufficio dell’Elemosineria Apostolica. La sua nomina, a quanto si dice, è stata appoggiata da mons. Piero Marini, già maestro delle cerimonie sotto Giovanni Paolo II, e segretario di Annibale Bugnini, il principale responsabile della riforma liturgica post-conciliare e della messa, e caduto in disgrazia probabilmente a causa di voci sulla sua presunta affiliazione alla massoneria. Bugnini fu inviato come nunzio in Iran, e morì a Roma nel 1982, in maniera inattesa, dopo un’operazione di ernia.

Secondo le voci di cui riferiamo l’annuncio della sostituzione dovrebbe essere imminente, e il provvedimento dovrebbe aver luogo nel gennaio prossimo, una volta concluse le feste di Natale e l’impegnativo ciclo di celebrazioni liturgiche ad esso correlato. Se le voci troveranno conferma, si tratta certamente di un cambiamento radicale di impostazione e di stile.

Qualche giorno fa accennavamo alle voci ricorrenti di una sostituzione dell’arcivescovo Georg Gaenswein, attuale Prefetto della Casa Pontificia. Con l’eventuale partenza sua e di mons. Guido Marini vengono smontati gli ultimi pezzi della Curia dei tempi di papa Ratzinger. Fatti salvi alcuni intoccabili, come il prefetto di Propaganda Fide, il diplomatico Filoni, e un altro diplomatico, il cardinale Sandri. Oltre al gruppo di arcivescovi e cardinali protetti dall’ombrello del Comitato Bertone.


 


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UN MANIFESTINO “PIRATA” IN CHIESA A ROMA INVITA A PREGARE. CHE LA MADONNA VENGA PRIMA DI LUTERO. E NON SOLO…

Per leggere l’articolo in spagnolo: como vara de almendro
Marco Tosatti

In alcune chiese di Roma ieri ed oggi sono apparsi dei manifestini che invitano a pregare. Di fianco a una foto sorridente del Pontefice inscritta in un rosario, sono indicate sette intenzioni di preghiera:

  • perché Roma torni alla fede
  • perché la Madonna venga prima di Lutero
  • perché la fede venga prima della politica
  • perché Pannella e Bonino non siano più additati come esempi
  • perché il papa torni a parlare con i cardinali prima che con i giornalisti
  • perché il papa non perseguiti sacerdoti e ordini religiosi che non gli piacciono
  • perché il papa non taccia davanti a chi combatte famiglia e vita.

I manifestini non portano nessuna firma.

Chi segue le vicende della Chiesa non ha difficoltà a decifrare il significato delle intenzioni. Nella seconda, per esempio, è evidente il riferimento al francobollo emesso dalle poste vaticane in cui si vedono inginocchiati sotto la croce Lutero e Melantone invece della Madonna. Di Pannella e del suo spirito aveva parlato con lodi mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, mentre la leader abortista Emma Bonino era stata definita dal pontefice “una grande italiana”. Cardinali e giornalisti si riferiscono probabilmente a Scalfari, e ai cardinali dei “Dubia”. Gli ordini religiosi di cui si parla sono probabilmente i Francescani dell’Immacolata…e non solo.



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BESTIARIO CLERICALE. 8 X 1000 ADDIO – GIÙ LE MANI DALL’EUCARESTIA – DIVORZIO CATTOLICO, PICCOLE BUGIE SU SINODI E VESCOVI – ENZO BIANCHI È PREOCCUPATO…

Marco Tosatti

Questo è un Bestiario clericale particolare. Perché invece di offrirvi delle primizie – si fa per dire – colte qua e là, pubblichiamo tre lettere di persone che seguono questo blog, e che vogliono far sapere la loro su tre argomenti importanti: l’8 per mille, il recente discorso del Pontefice regnante alla Rota Romana, quello in cui ribadiva che tocca al vescovo diocesano amministrare se ne esistono condizioni evidenti quello che molti chiamano “divorzio cattolico”, e l’abitudine di ricorrere ad aiuti esterni per la distribuzione dell’eucarestia, anche quando non ce ne sarebbe la necessità. E poi magari un bon bon finale lo aggiunge chi scrive…

La prima lettera è la copia di quella inviata all’Istituto Centrale Sostentamento del Clero da un lettore di Stilum Curiae.

All’Istituto Centrale Sostentamento Clero.

Sono un ormai vecchio cattolico di Chieri, in provincia e diocesi di Torino. Ho tra le mani il dépliant con il modulo di ccp che dovrebbe servire per inviare il contributo per il sostentamento del Clero, e poco fa in televisione ho visto la pubblicità a favore del versamento dell’8X1000 allo stesso scopo.

Ho deciso di scrivervi per farvi sapere che da qualche anno a questa parte io, sebbene cattolico, o forse proprio per questo, non ho più versato l’8X1000 né altri contributi alla mia Chiesa e non lo farò neppure quest’anno. E soprattutto per spiegarvi il perché di questa mia decisione.

Ma prima, lasciate che vi rivolga una domanda: come mai i sacerdoti che compaiono nel dépliant e nei filmati televisivi sono tutti così “precisini”, ordinati nel vestire, con clergyman e colletto bianco bene in vista, i paramenti liturgici impeccabili: tutto il contrario, insomma, di come normalmente si presenta la maggior parte di loro, senza che nessuna autorità abbia niente da ridire? Perfino il sacerdote che celebra il Sacramento della Penitenza veste il camice bianco e la stola, spettacolo non dico raro, ma rarissimo a vedersi nella realtà. Vi dico io perché. Perché voi sapete, e le Autorità ecclesiali sanno, e i sacerdoti stessi sanno molto bene, che alla maggior parte della gente piacerebbe vedere i sacerdoti mostrarsi così, piuttosto che sbracati, come nemmeno i laici più sbracati si presentano. Ma evidentemente a voi di quello che pensano i laici non importa un bel niente. Salvo accontentarli nel momento in cui vi rivolgete a loro per chiedere soldi.

Ma il motivo principale del mio rifiutare un generico sostentamento del Clero è un altro. Non intendo più aiutare sacerdoti che in gran parte non mi piacciono: sacerdoti che hanno distrutto e continuano a distruggere la Liturgia; alacremente impegnati a seminare confusione fra i fedeli, predicando le loro peregrine opinioni piuttosto che il Vangelo che la Chiesa ci trasmette da 2000 anni e che è sintetizzato nel Catechismo della Chiesa Cattolica; sacerdoti che trovano più comodo assecondare le voglie della gente piuttosto che arrischiarsi ad annunciarle le esigenze del Vangelo; che fanno gli assistenti sociali, in concorrenza con i sindacalisti e i politici, ma trascurano la loro missione specifica, che è annunciare la vita eterna e spiegare come si fa a raggiungerla; secondo i quali non si sa che cosa Gesù abbia realmente detto, visto che gli Apostoli non avevano il microfono per registrare le sue parole: così ognuno di loro si sente autorizzato a interpretare il Vangelo a modo suo.

Mi spiace, ma io non do più i miei soldi ad un Clero così. So bene che sovvenire alle necessità della Chiesa, e soprattutto del Clero, è un dovere di ogni cattolico. E io, nei limiti delle mie possibilità, ho intenzione di farlo. Ma a modo mio: aiutando personalmente, “brevi manu”, come si diceva quando si studiava il latino, i sacerdoti che, per quello che mi è dato vedere e constatare, lo meritano.

Saluti.

Lettera firmata

La seconda lettera è stata inviata a un sacerdote che tratta con eccessiva leggerezza l’Eucarestia.

Reverendo,

Incuriosito dai sempre più frequenti laici che ormai abitualmente distribuiscono la Santa Comunione presso la parrocchia di cui lei è Sacro Pastore ,ho scoperto che il Sacerdote può avvalersi nella distribuzione della Santa Comunione di ministri straordinari laici: l’accolito o altri laici debitamente istruiti. Ebbene questi laici dovrebbero essere informati su tali normative affinché non disubbidiscano e commettano peccato a Santa Madre Chiesa. Lʼobbedienza a Santa Madre Chiesa è fondamentale per il cristiano che vuole appartenere ad Essa. Certamente lei ha autorizzato queste persone in buona fede e per zelo pastorale non accorgendosi che andavano contro un espresso divieto. Infatti “straordinario” non vuole dire “abituale” o “domenicale”. Questa pratica di servirsi di laici nella distribuzione della Santa Comunione non è regolamentata da un indulto ma da precisi divieti scritti che di seguito riporto. CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI. ISTRUZIONE Redemptionis sacramentum (che regolamenta attualmente e con piena validità Apostolica l’intera questione)

[151.] Soltanto in caso di vera necessità si dovrà ricorrere all’aiuto dei ministri straordinari (compreso l’accolito) nella celebrazione della Liturgia. Ciò, infatti, non è previsto per assicurare una più piena partecipazione dei laici, ma è per sua natura suppletivo e provvisorio nota (252) ….[[157.] Se è di solito presente un numero di ministri sacri sufficiente anche alla distribuzione della santa Comunione, non si possono deputare a questo compito i ministri straordinari della santa Comunione (compreso l’accolito). In simili circostanze, coloro che fossero deputati a tale ministero, NON LO ESERCITINO….158.] Il ministro straordinario della santa Comunione, infatti, potrà amministrare la Comunione soltanto quando mancano il Sacerdote o il Diacono, quando il Sacerdote è impedito da malattia, vecchiaia o altro serio motivo o quando il numero dei fedeli che accedono alla Comunione è tanto grande che la celebrazione stessa della Messa si protrarrebbe troppo a lungo. Tuttavia, ciò si ritenga nel senso che andrà considerata motivazione DEL TUTTO INSUFFICIENTE un breve prolungamento, secondo le abitudini e la cultura del luogo”.

Però è vietatoallargare “abusivamente, i termini di ECCEZIONALITÀ ai casi che non possono essere giudicati come eccezionali”, e i pastori devono impedire tempestivamente abusi e trasgressioni.

Affinché questi fratelli e sorelle non rimangano nell’ignoranza del loro peccare, ritengo opportuno che sia lei ad informare tutti i laici a ciò a cui si espongono ed alla gravità dei loro atti. Infatti i principi che regolamentano tutta la questione sono diretti ai presbiteri ed a tutto il Popolo di Dio. Però ce n’è uno che riguarda espressamente tutti quei laici (accolito e ministri straordinari) che coadiuvano arbitrariamente il sacerdote nella distribuzione della Santa Comunione. Infatti alla fine della nota 157 della Redemptionis Sacramentum, sopra riportata, è scritto che i ministri straordinari (compreso l’accolito) si devono rifiutare di coadiuvare i sacerdoti (cioè se il sacerdote li invita) se non c’è eccezionalità: perché anche un solo Sacerdote è sufficiente a soddisfare tutti i presenti in caso di normale affluenza o in caso di breve prolungamento della Santa Messa. È doveroso da parte sua informare di tutto ciò anche i confratelli che esercitano il Sacro Ministero nella parrocchia di cui lei è il solo responsabile. Il perseverare nell’errore ,dopo essere venuti a conoscenza della verità, costituisce colpa grave e si configura nella specie di delitto contro la Santa Sede Apostolica . Lʼamore che provo per la sua augusta persona e l’amore che provo per i miei fratelli mi ha spinto in questa ricerca. Per il bene della anime ed a maggior Gloria di Dio e della Sua Santa Chiesa ,certo di averle fatto cosa graditissima, filialmente la saluto.

Infine da Roma ci ha scritto un sacerdote, in tema di “divorzio cattolico”, Motu Proprio e discorso del Pontefice alla Rota Romana.

“Sono uno di quei Chierici, numerosi, che La seguono.. E avrebbero da aggiungere capitoli di narrativa surreale a ciò di cui Lei con garbo e perizia tratta giornalmente”, ci dice questo amico sconosciuto. Che ci segnala anche il discorso del Pontefice alla Rota, e il modo in cui alcuni siti, particolarmente contigui all’entourage pontificio hanno trattato il tema. Ecco la lettera:

“Che dire… Anzitutto Francesco premette che i Motu Proprio sono frutto dei due Sinodi sulla famiglia, quindi «espressione di un metodo sinodale» e «approdo di un serio cammino sinodale»….

Ma come? Sarà sfuggito sia al Papa che ai giornalisti che i due Motu Proprio sono stati promulgati tra un sinodo e l’altro, giusto PRIMA dell’avvio della seconda sessione del Sinodo? I Motu Proprio datano il 15 Agosto 2015, mentre la seconda fase del Sinodo apre il 4 ottobre 2015..

Se poi passa il concetto che ripubblicare testi scritti decenni prima da Kasper, Lehmann e Víctor Manuel Fernández sia “l’approdo di un serio cammino sinodale” , allora siamo alle prese con una disforia diacronica patologica.. Sarà che “il tempo è superiore allo spazio”.. Ma decidere ciò che è accaduto prima e ciò che è stato fatto dopo non rientra tra i poteri che l’Eterno ha delegato al Suo Vicario…

La cronistoria del Sinodo e dei motu proprio ci dice invece che sono stati due provvedimenti volti di fatto:

1) a indicare chiaramente al Sinodo (che non rispondeva alle aspettative di chi lo aveva convocato nonostante la scelta mirata degli organizzatori e dei partecipanti!) quale fosse la direzione da prendere : tra le cause di nullità, la mancanza di fede – mentre ogni Sacramento è valido ex opere operato in presenza di Ministro, Materia Forma e Intenzione.. altrimenti un vescovo che non avesse la fede non ordinerebbe validamente, un sacerdote senza fede non assolverebbe né consacrerebbe validamente.. E allora i miracoli eucaristici, a Orvieto ad esempio? – e il mostruoso “eccetera”, un’abominevole clausola in bianco che mai nessun giurista apporrebbe a “conclusione” di una serie di condizioni di nullità negoziale, pena l’incertezza assoluta del diritto e l’imprevedibile arbitrio del giudice !

2) a SVUOTARE la discussione sinodale (già per altro pesantemente manipolata) da qualsiasi decisione concreta in materia, considerato il fatto che le misure processuali pratiche erano già prese..!

«Affidare l’intero processo breviore al tribunale interdiocesano – ammonisce inoltre il Pontefice – porterebbe a snaturare e ridurre la figura del vescovo padre, capo e giudice dei suoi fedeli a mero firmatario della sentenza».

Questa poi! Ma non è lo stesso Papa che in Evangelii Gaudium delega alle Conferenze Episcopali competenza “in materia dottrinale” ?

“Vescovo padre capo e giudice”, per queste cose sì…Per il resto, un Vescovo fa il passacarte della Conferenza Episcopale, o come si dice in gesuitico, il “missionario e testimone dello spirito sinodale” (roba che Lenin, Goebbels…. e Buñuel sono lì che prendono appunti su come si crea una neolingua di regime..)

Un Vescovo che ha le mani legate in tutto il resto e non decide più né sui seminari né sulla liturgia né sui sacramenti perché ha già deciso la Conferenza Episcopale (ultimo, Magnum Principium..), un Vescovo che può essere sollevato dall’incarico da un giorno all’altro secondo le bon plaisir du Roy com’è avvenuto a Ciudad del Este, ad Albenga eccetera..!

Affidare poi il processo a Tribunali interdiocesani non snatura il ruolo del Vescovo.. bensì porta ad avere un giusto processo e permette al Vescovo di occuparsi della diocesi, dei suoi preti, delle anime a lui affidate.. !

Si tratta pur sempre di un potere delegato, quindi un Vescovo che volesse, potesse e sapesse occuparsi direttamente dei casi, avrebbe potuto farlo già prima…Solo che.. I Vescovi non hanno tempo di occuparsi di processi matrimoniali, tra le mille occupazioni e responsabilità.. Molti, non essendo canonisti, oltre al tempo non hanno neppure le competenze minime richieste..

Insomma, è lampante che qualcuno menta sapendo di mentire… Sicuro che il cerchio magico gli darà comunque ragione contro ogni evidenza, dacché “la verità è ciò che serve al partito” .. E se i fatti ci daranno torto, tanto peggio per i fatti.

Dio la benedica,

in Christo

Enzo Bianchi, fondatore di Bose, è preoccupato.

Vediamo perché.

“Personalmente sono preoccupato per la crescente opposizione a Papa Francesco: ormai c’è chi lo accusa di magistero incerto e ambiguo, addirittura di assecondare l’eresia. Questo avviene ‘nella Chiesa’, tra credenti cattolici fino a ieri in profondo ossequio al Papa”. Lo scrive Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose, nell’articolo “Un’opinione pubblica che sia di comunione” pubblicato sul numero di dicembre della rivista “Vita pastorale”, anticipato oggi al Sir. Bianchi individua il motivo di tali contestazioni a Francesco: “Non la dottrina, non la fede, ma – spiega – la sua semplicità priva di atteggiamenti ieratici, il suo sottrarsi a immagini sontuose del Papa, il suo stile confidenziale che abbraccia, tocca, stringe senza voler affermare la sacralità della sua persona, provocano una sorta di paura che un vescovo ha espresso in questi termini: ‘Giorno dopo giorno smonta tutto il pontificato romano!’”. E, tout en passant, per Bianchi “sarebbe auspicabile un intervento autoritativo” per lasciare “che l’uso del rito di Pio V sia praticato da quei fedeli che a esso sono affezionati e lo vivono seriamente”.

Ah che bestiacce questi tradisssionalisti! Son quasi peggio dei rasssisti e dei fasssisti!

Ma siamo sicuri che le ragioni del disagio – crescente, e a ogni livello, anche fra i cattolici della strada – nei confronti di questo Pontefice e dei suoi comportamenti siano proprio quelle indicate da Bianchi? Ci permettiamo di dubitarne, con forza. E lanciamo una pista: non sarà che la gente cominci ad accorgersi che l’immagine mediatica cucinata da amorosi cuochi amici non corrisponda a quello che poi ci troviamo nel piatto, usando una metafora di cultura culinaria, tema a cui sappiamo che il fondatore di Bose è sensibile?


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VATICANO. UNA NOTIZIA AMBIGUA; UN’INDISCREZIONE E UNA VOCE CHE SPERIAMO NON SIA CONFERMATA SU MONS. GAENSWEIN.

Marco Tosatti

Dal Vaticano una notizia, un’indiscrezione e alcune voci, che speriamo non confermate. Ma andiamo per ordine.

Come vedete dalle foto postate sul sito Facebook di Radio Spada, negli Acta Apostolicae Sedis, fascicolo 10/2016 è stata pubblicata la lettera – privata – del Pontefice ai vescovi argentini, dopo che questi avevano emanato direttive per l’applicazione del capitolo 8 (quello delle famose noticine sulla comunione ai divorziati risposati) di Amoris Laetitia. Direttive che come è stato notato e sottolineato qui sono tutt’altro che limpide.

La pubblicazione della lettera sugli Acta è corredata da una breve nota, del Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, che con un “Rescriptumi ex audientia SS.mi” del giugno 2017 dà notizia che il Pontefice stesso vuole che i due documenti – le linee guida e la lettera – siano pubblicate sul sito elettronico degli Acta Apostolicae Sedis.

La notizia non può che alimentare ulteriormente la confusione e l’incertezza intorno alla discussa esortazione apostolica, e al modo di agire del Pontefice. Che appare, ancora una volta, lontano dalla chiarezza e dalla dirittura che molti fedeli si aspettano. Non si dà una risposta ai cardinali dei Dubia, non si dà risposta a lettere, petizioni e altre iniziative di studiosi, teologi e semplici fedeli disorientati dalla voluta ambiguità del documento. Ma allo stesso tempo si offre una patina di ufficialità a una lettera rivolta a un membro di una conferenza episcopale.

A che scopo? Per obbligare tutti a un religiosum obsequium a un magistero espresso comunque in forme oblique e ambigue, o per rispondere senza impegnarsi in una risposta diretta, che esporrebbe il Pontefice in maniera inequivoca, ai dubbiosi e ai perplessi? Da semplice fedele la sensazione che tutto questo dà è di fastidio verso un comportamento che si potrebbe definire pretesco, nel senso peggiore del termine.

E, se è vero quanto abbiamo saputo da due fonti diverse, forse è un fastidio condiviso anche in Vaticano. Un cardinale di grande rinomanza, ex diplomatico, e con un curriculum importante alla guida di Congregazioni e uffici di rilievo in Segreteria di Stato, avrebbe rimproverato al papa la sua azione, dicendogli in buona sostanza: Ti abbiamo eletto per fare le riforme, non per sfasciare tutto. La notizia si è sparsa in Vaticano perché la conversazione, se di conversazione si può parlare, si è svolta a livelli elevati di decibel, che hanno superato la fragile barriera delle porte e dei muri. Il porporato in questione è stato uno di coloro che hanno sostenuto la candidatura di Jorge Mario Bergoglio nel conclave del 2013.

Infine una voce che speriamo non trovi conferma. IL 7 dicembre prossimo l’arcivescovo Georg Gaenswein, già segretario del papa Benedetto XVI, compie i suoi cinque anni come Prefetto della Casa Pontificia. E secondo indiscrezioni di buona fonte, potrebbe non essere confermato. Come, peraltro, è già accaduto come sappiamo al cardinale Müller. In base alla regola dei cinque anni, che scatta soprattutto e specialmente se l’interessato non fa parte della cerchia del Pontefice. Nelle ultime settimane mons. Gaenswein è stato fuori Roma per qualche problema legato alla salute, ma ora è tornato. Se la voce fosse vera, si porrebbe il problema della sua collocazione. Improbabile l’ipotesi di una diocesi in Germania; è troppo cattolico. Forse la segreteria di una Congregazione a Roma. O, come Mūller, una messa a disposizione. Speriamo che la nostra fonte si sbagli, comunque.



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UNA MADRE SCRIVE AL PAPA. DA TANTI MESI. È ANCORA IN ATTESA DI RISPOSTA, E MOLTI ALTRI COME LEI….

 

Leggete in spagnolo l’articolo su Como Vara de Almendro
Marco Tosatti

Non sono solo i cardinali, o i professori di università, o i teologi e comunque gli addetti ai lavori che scrivono al papa per esprimere perplessità e disagio, di fronte all’apparente scardinamento di principi basilari e consolidati. Anche semplici fedeli si sono fatti coraggio, e hanno indirizzato al papa i loro messaggi. Qualcuno di loro, non avendo risposta, si è rivolto a chi scrive queste righe, pensando che fosse possibile trovare in questo modo una via privilegiata. Gli ultimi due, nei giorni scorsi, dagli Stati Uniti e dall’Italia. Ma certamente sono numerosi quelli che hanno scritto e non se ne sa nulla.

Qualche giorno fa poi una persona con cui siamo in contatto su Twitter, senza che ci conosciamo personalmente, mi ha inviato un messaggio diretto. Era stata pubblicata sul blog Stilum Curiae la lettera di un collega ed amico, un vero sfogo. E così la persona che chiameremo Maria (vuole l’anonimato) diceva: “Ho letto la lettera ultima da lei pubblicata e mi è venuto in mente un pensiero: rendere pubbliche le lettere di tanti ‘semplici’ che in questi anni hanno di sicuro scritto a Bergoglio sarebbe una cosa fattibile? Sarebbe soprattutto lecito? Senza nomi, ovviamente… Personalmente ho scritto a lui a febbraio 2016. Al mio vescovo qualche mese fa”.  Non ha avuto nessuna risposta. Allora Maria proponeva di creare una rubrica in cui i semplici fedeli pubblicassero le loro lettere rimaste senza risposta, e concludeva:  “Se fosse un grido unanime ad elevarsi dal gregge, forse cardinali e vescovi troverebbero il coraggio di rompere il silenzio in cui secondo me molti vigliaccamente si nascondono?… Pensavo alla favola in cui il bambino a un certo punto grida che ‘Il re è nudo’…Al mio tweet sul profilo anche altri han risposto dicendo che avevano scritto anch’essi, oppure mi hanno chiesto l’indirizzo per la raccomandata”. Per questo l’idea..”.

Ma che cosa aveva scritto Maria, al papa, senza ricevere neanche il classico bigliettino del minutante della Segreteria di Stato, quello, tanto per intenderci, che aveva provocato un gran clamore inviando benedizioni a una coppia di lesbiche in America Latina? Ecco la sua lettera.

“Santo Padre,

sono una donna, moglie e madre ‘normale’.

Mi presento così perché vorrei che, leggendo questa mia lettera – se gliela faranno leggere personalmente – pensasse alla sua mamma, la quale certamente sarà stata anche lei una donna, moglie e madre ‘normale’.

Non sono dunque una lesbica desiderosa di avere un figlio, né una divorziata risposata che non è ben vista in parrocchia.

Sono una … ‘normale’.

Forse, sarà per questo motivo che ho il timore che non mi degnerà di risposta?

Ma, Le chiedo, non risponderebbe neppure a sua mamma?

Come donna, moglie e madre ‘normale’, dunque, non posso tacerLe tutto il dolore che provo per quanto vedo accadere in questo inizio di terzo millennio, nel mondo, nella famiglia e … soprattutto nella Chiesa!

Ho contratto matrimonio con l’unico uomo al cui fianco so di dover invecchiare, nella buona ma, anche, nella cattiva sorte!

Ho avuto in dono due figlie, oggi maggiorenni, che abbiamo cercato di far crescere soprattutto nel rispetto di valori inalienabili che, con tanta difficoltà al giorno d’oggi, cerco assieme a mio marito di difendere nonostante tutto, in loro e per loro!

Le cito solo un ultimissimo episodio per renderLe subito l’idea di ciò cui mi riferisco.

Le mie figlie sentono in tv dalla Sua bocca che “evitare la gravidanza in certi casi non è un male assoluto” e ne nasce una discussione in casa.

Ovviamente, per le mie figlie a fare due più due è bastato un attimo: “Dunque, anche la contraccezione non è un male; dunque commettere atti impuri – che per noi sono atti di amore (sic!) – non è un male, purché evitiamo una gravidanza”.

Ecco il punto.

E questo è un solo esempio; ma Le potrei fare mille altri, ormai quotidiani.
So – perché un giorno ce lo ha confidato in un incontro di catechesi, dicendo il peccato ma non il peccatore – quanto ha dovuto lottare un povero prete per convincere un ragazzo che compiere atti omosessuali è peccato; e che doveva chiedere perdono confessandosi; mentre il ragazzo insisteva dicendo che il Papa ha detto, ha detto, ha detto …
Ormai sono scenari di tutti i giorni e per tutti i problemi: da una parte sta quella che viene considerata la libertà, la gioia, il Papa e il peccato; dall’altra stanno quei poveri preti che, nel silenzio della preghiera, lottano contro il peccato con l’enorme fatica di chi non sente vicino a sé, in questa lotta, il Vicario di Cristo!

E’ pazzesco!

Io mi rendo perfettamente conto del ‘peso’ che può essere, per un semplice uomo benché assistito dalla Grazia, il guidare ‘la barca di Pietro’.

Ma Lei, Santo Padre, si rende conto del ‘peso’ che ha ogni Sua parola e del male che essa sta producendo – all’anima più che al corpo! – di chi La ascolta?

Io voglio sperare che tutto ciò non sia fatto per ‘mero calcolo’, ma sia solo frutto di una Sua eccessiva ingenua – anche se orrenda – spontaneità!

Perché, se si trattasse di calcolo voluto, mi sentirei totalmente ‘tradita’ dal Santo Padre, che ha ricevuto da Gesù il compito di ‘confermare’ nella fede, non di insinuare dubbi e di distruggerla!

Per finire vorrei chiederLe dunque, e concludo: secondo Lei, la sua mamma, che di certo La starà osservando dal Cielo e conosce ormai ‘tutta intera’ la Verità, oggi sarà contenta di Lei?

Nel garantirLe il ricordo della Sua persona nelle mie povere preghiere, La ringrazio per il tempo che avrà voluto dedicare a questo mio scritto, sperando che L’aiuti in una scelta di conversione.

Con le lacrime agli occhi, Le porgo, Santità, i miei filiali saluti”.

Mi sembra che la fiducia di una persona così meriti una risposta, e una rassicurazione.



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IL PAPA DITTATORE: UN LIBRO SUL PONTIFICATO DI JORGE MARIO BERGOGLIO. UNA LUCIDA SCALATA AL POTERE.

                            

Marco Tosatti

Da qualche giorno è presente su Amazon un libro il cui titolo dice già tutto: “Il Papa dittatore”. L’autore è Marcantonio Colonna, che viene descritto come un laureato a Oxford, con una profonda esperienza nel campo della ricerca storica, e in altri campi. Vive a Roma dall’inizio del pontificato di papa Bergoglio, e ha – dice la breve biografia che accompagna l’opera – “stretti contatti con molte persone che lavorano in Vaticano”. Ci ha scritto un marcantonio colonna su gmail, consigliandoci il libro; gli abbiamo chiesto un incontro personale, che probabilmente non avrà mai luogo, se il nostro sospetto è fondato. E cioè che si tratti di un nobile pseudonimo, sotto il quale si cela qualcuno che preferisce non essere identificato. Non è escluso che si tratta di un non italiano, forse un anglosassone. Questo lo ipotizziamo dal fatto che di preferenza i suoi riferimenti sono a fonti in inglese. Chi segue Stilum Curiae sa che ci siamo occupati in maniera molto intensa e approfondita (e prima ancora su San Pietro e Dintorni, sulla Stampa) dei meccanismi interni della Curia ai tempi di Francesco, degli uomini e degli eventi nascosti che hanno portato alla situazione attuale. Tutto questo materiale avrebbe potuto essere prezioso per un libro del genere; ma troviamo invece che la sola volta in cui si fa riferimento al nostro lavoro è da un articolo scritto, appunto in inglese, per la rivista First Things.

Comunque non è molto importante sapere chi sia l’autore dell’opera. È importante invece che sia stata scritta, perché compie un’operazione importante. Quella di mettere in fila, uno dopo l’altro, tutti gli elementi concreti, utili e non passati attraverso le mani di specialisti di apologia dei viventi, per ricostruire la storia di quello che probabilmente passerà alla storia come uno dei pontificati più discutibili e discussi degli ultimi secoli.

Se il libro ha un difetto, è quello di non essere più lungo e dettagliato. Ma già così rappresenta un quadro impressionante. Già, perché trascinati dal flusso della quotidianità, è difficile anche per chi si occupa costantemente di questi problemi avere una visione panoramica in profondità e ampiezza, dello svolgimento degli eventi. L’autore prende in esame il personaggio principale sin dagli inizi della sua carriera ecclesiastica, e mette in rilievo quelle che appaiono anche ora come caratteristiche: “Un esperto promotore di se stesso. Camuffato dietro un’immagine di semplicità e di austerità”. Una circostanza che è stata essenziale nel Conclave del 2013, attirando nella trappola anche persone – come il cardinale George, di Chicago – che poi rimpiangeranno il loro appoggio al presule argentino. Marcantonio Colonna fa aggio su un libro “El verdadero Francisco” pubblicato in Argentina da Omar Bello che per otto anni ha lavorato per l’arcivescovo, impegnandosi nel lancio di un nuovo canale televisivo della diocesi.

Non ci sono novità di grandissimo rilievo, o rivelazioni straordinarie, ne “Il Papa Dittatore”; ma certamente è molto documentato, interessante e prezioso, soprattutto per quanto riguarda operazioni discutibili come il licenziamento del Revisore Generale dei conti Libero Milone (ancora non sostituito, a quasi quattro mesi dalle dimissioni forzate…), il commissariamento dei Frati Francescani dell’Immacolata, e soprattutto sul commissariamento dell’Ordine di Malta, un’operazione di straordinaria spregiudicatezza da parte del Pontefice e della Segreteria di Stato, e in cui l’odore dei soldi prevarica su tutto e tutti, senza pietà per l’immagine solo mediatica di un regno tutto povertà e ispirazione francescana.

Non possiamo raccontarvi tutto il libro. Ma vogliamo offrirvi un’ultima citazione, perché da tempo – e lo sapete – siamo impegnati a raccontarvi come mai, in oltre trentacinque anni di “copertura” vaticana, mai abbiamo respirato un simile clima di terrore nei Sacri Palazzi. La recente intervista del cardinale Mūller ci ha detto quello che già sapevamo: e cioè che nel regno di papa Bergoglio vite e carriere si giocano sull’attimo di una delazione, di un’accusa anonima. Il Pontefice, scrive Marcantonio Colonna citando una fonte anonima “è una persona che soprattutto sa come instillare la paura”. Così era a Buenos Aires, così è a Roma, grazie a “una ragnatela di menzogne, intrighi, spionaggio sfiducia e, più efficace di ogni altra cosa, di paura”. Proprio la stoffa di cui deve essere tessuto un Vicario di Cristo, no?

 

Qui la versione in spagnolo, per la cortesia di José Arturo Quarracino

                            
Marco Tosatti
Integrar imagen  Desde hace unos días está presente en Amazon un libro cuyo título lo dice todo: “El Papa dictador”. El autor es Marcantonio Colonna, quien es descrito como un egresado de Oxford, con una experiencia profunda en el campo de la investigación histórica y en otros campos. Vive en Roma desde el comienzo del pontificado del papa Bergoglio, y dice la breve biografía que acompaña la obra que tiene “estrechos contactos con muchas personas que trabajan en el Vaticano”. Nos ha escrito un tal marcantonio colonna en gmail, aconsejándonos el libro; le hemos pedido un encuentro personal, que probablemente no tendrá lugar jamás, si nuestra sospecha es fundada. Es decir, pensamos que se trata de un noble seudónimo, bajo el cual se oculta alguien que prefiere no ser identificado. No se excluye que se trata de un no italiano, quizás un anglosajón. Formulamos esta hipótesis por el hecho que preferentemente sus referencias son de fuentes en inglés. Quien sigue Stilum Curiae sabe que nos hemos ocupado intensa y profundamente (y antes en San Pietro e Dintorni, en La Stampa) de los mecanismos internos de la Curia en tiempos de Francisco, de los hombres y de los acontecimientos ocultos que han llevado a la situación actual. Todo este material habría podido ser precioso para un libro de este género; pero, por el contrario, encontramos que la única vez que se hace referencia a nuestro trabajo es por un artículo escrito precisamente en inglés, para la revista First Things.
De todos modos, no es muy importante saber quién es el autor de la obra. Por el contrario, es importante que haya sido escrito este libro, porque lleva a cabo un trabajo importante, el de poner en fila, uno tras otro, todos los elementos concretos, útiles y no pasados a través de las manos de especialistas de apología de los vivientes, para reconstruir la historia de lo que probablemente pasará a la historia como uno de los pontificados más discutibles y discutidos de los últimos siglos.
Si el libro tiene un defecto, es el de no ser más largo y detallado. Pero ya así presenta un cuadro impresionante. Ya, porque arrastrados por el flujo de lo cotidiano es difícil también para el que se ocupa constantemente de estos problemas tener una visión panorámica, en profundidad y en amplitud, del desarrollo de los acontecimientos. El autor examina al personaje principal desde los comienzos de su carrera eclesiástica, y pone de relieve las cosas que aparecen también ahora como características: “Un experto promotor de él mismo. Camuflado detrás de una imagen de simplicidad y austeridad”. Una circunstancia que fue esencial en el conclave del 2013, atrayendo a la mesa también a personas – como el cardenal George, de Chicago – que luego lamentarían su apoyo al prelado argentino. Marcantonio Colonna hace contribución a un libro – “El verdadero Francisco” – publicado en Argentina por Omar Bello, quien durante ocho años trabajo para el arzobispo, comprometiéndose en el lanzamiento de un nuevo canal de televisión de la diócesis.
No hay novedades de gran relieve ni revelaciones extraordinarias, ni “el Papa dictador”, pero ciertamente está muy documentado, es interesante y precioso, sobre todo en lo que se refiere a operaciones discutibles como el despido del Revisor General de las cuentas, Libero Milone (todavía no reemplazado, a casi cuatro meses de su dimisión forzada…), la intervención a los Frailes Franciscanos de la Inmaculada, y sobre todo la intervención a la Orden de Malta, una operación de extraordinaria crueldad por parte del Pontífice y de la Secretaria de Estado, y en la cual el olor del dinero prevalece sobre todo y sobre todos, sin piedad para la imagen solo mediática de un reino de pobreza total y de inspiración franciscana.
No podemos contarles todo el libro. Pero queremos ofrecerles una última cita, porque desde hace tiempo – ustedes lo saben – estamos comprometidos como nunca en más de treinta y cinco años de “cobertura” vaticana: jamás hemos respirado un clima similar de terror en los Sacros Palacios. La reciente entrevista del cardenal Mūller nos ha dicho lo que ya sabíamos: que en el reino del papa Bergoglio vidas y carreras se juegan en un instante de delación, de una acusación anónima. El pontífice, escribe Marcantonio Colonna citando una fuente anónima, “es una persona que sobre todo sabe cómo inculcar el miedo”. Ya era así en Buenos Aires, es así en Roma, gracias a “una telaraña de mentiras, intrigas, desconfianza de espionaje y, más eficaz que cualquier otra cosa, de miedo”. ¿Justamente el paño del que debe estar tejido un Vicario de Cristo, no?
 


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