ORDINE DI MALTA. BURKE NON CI STA A FARE IL CAPRO ESPIATORIO. ACCUSA DI “CALUNNIA” IL REGGENTE.

Marco Tosatti

Il cardinale Burke non ci sta, ad essere usato come capro espiatorio per le lotte di potere interne all’Ordine di Malta, con le loro metastasi vaticane. Finché ad attaccarlo erano i giornalisti contigui al cerchio magico pontificio, magari con qualche piccolo aiuto proveniente dalla Segreteria di Stato, molto interessata a ciò che succede fra i Cavalieri, ha più o meno lasciato correre. Ha fatto conoscere in maniera indiretta il contenuto della lettera che gli ha inviato il Pontefice in relazione al caso dei preservativi distribuiti in alcune zone dell’Africa e dell’Asia, in modo da chiarire che agiva su mandato preciso, e basta. Ma poi ha parlato il Reggente, accusandolo; e a quel punto, deve essersi detto il porporato americano, il troppo è troppo.

E ha nettamente negato di aver mai chiesto che il Gran Cancelliere dell’Ordine di Malta, Albert von Boeselager, si dimettesse. Il porporato ha detto a Edward Pentin, del National Catholic Register, che è rimasto “sbalordito” dall’accusa, fatta la scorsa settimana  da Fra’ Ludwig Hoffman von Rumerstein che regge l’Ordine in attesa che si riunisca il Consiglio compìto per l’elezione del nuovo Gran Maestro, di aver chiesto le dimissioni del Gran Cancelliere. “La considero una calunnia”, ha detto.

Fra’ Ludwig Hoffman von Rumerstein ha dichiarato che è stato il cardinale Burke, e non l’ex Gran Maestro Matthew Festing, ad aver chiesto le dimissioni di Boeselager. Ma le dichiarazioni del Reggente sono in conflitto con altre ricostruzioni, in base a cui è stato Festing a chiedere le dimissioni, durante un incontro a cui Burke era presente a causa del suo ruolo di Patrono dell’Ordine a nome del Papa.

Burke ha affermato: “Non avevo nessuna autorità per chiedere al Gran Cancelliere di dare le dimissioni. Ho semplicemente detto che una persona che permetteva coscientemente la distribuzione di contraccettivi nelle opere dell’Ordine dovrebbe prendersi le sue responsabilità, e poi il Gran Maestro ha chiesto di nuovo al Gran Cancelliere di dimettersi, e lui si è rifiutato. Allora il Gran Maestro ha proceduto alla sua destituzione, senza che io fossi in nessun modo coinvolto”.

Burke ha anche detto che il suo viaggio a Guam, per far parte del procedimento canonico verso l’arcivescovo Anthony Apuron, non deve essere visto come un confino da Roma. Ha rivelato di essere stato nominato a guidare un tribunale che si occupa del processo l’ottobre scorso, ben prima che esplodesse il caso dei Cavalieri di Malta. Il viaggio a Guam è stato deciso dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, e dice Burke che “Il Papa non mi ha mai parlato di questo incarico”.

In realtà si possono discernere due operazioni distinte, e intrecciate, in questa storia piuttosto torbida. La prima riguarda le lotte di potere – e probabilmente di soldi – interne all’Ordine di Malta, molte bene illustrate da questo articolo di Riccardo Cascioli.

Dispiace che la figura del Pontefice sia stata coinvolta in questa operazione, in maniera tanto evidente: è stato suo l’intervento che ha obbligato il Gran Maestro a dimettersi. Quali strumenti abbia usato, non lo sappiamo; ma devono essere stati cogenti e convincenti, e non lasciano una buona impressione né dell’uno né dell’altro protagonista di quel colloquio. Incuriosisce l’intervento della Segreteria di Stato; si sa che la famiglia del Gran Cancelliere, destituito e reintegrato dopo l’Anschluss vaticano, ha ottimi rapporti con la Terza Loggia; ma affidare al Sostituto il compito di rinnovare spiritualmente l’Ordine…

La seconda operazione pare invece un’azione di opportunismo. C’è la possibilità di attaccare qualcuno che da’ fastidio in altri campi, come Burke, screditandolo, e nello stesso tempo creando un po’ di confusione fumogena sulle manovre reali? Perfetto. Basta far sapere in giro attraverso i canali di informazione-disinformazione collaudati che la colpa è sua…Ah quel Burke! Ma come è paziente il Pontefice con lui!



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LA STRATEGIA DEL RAGNO. COME GESTISCE IL POTERE IN CURIA, E ALTROVE, IL PONTEFICE ORA REGNANTE.

Marco Tosatti

La strategia del ragno. La vera riforma della Curia il Pontefice l’ha fatta in senso totalmente personale, ignorando o saltando i meccanismi e le regole, svuotando dall’interno il potere al vertice di alcune Congregazioni, decapitandone rapidamente alcune e permettendo che molti impiegati e officiali venissero dimessi o spinti a dimettersi, senza che ci fosse altro motivo che quello di sostituirli con persone che davano più garanzie di lealtà non tanto all’istituzione quanto alla persona al comando. E soprattutto lasciando cadere due richieste formulate con molta forza dai cardinali nelle sessioni pre-conclave del 2013, quando tutti, anche i cardinali che non avevano più diritto al voto e esprimevano con piena libertà le loro osservazioni. La prima era un ridimensionamento del potere della Segreteria di Stato. Il che non è avvenuto in alcun modo; nella riforma dell’economia la parte economica della Segreteria di Stato, espressione della casta dei diplomatici, avrebbe dovuto essere affidata al Segretariato per l’Economia e le Finanze, così come la gestione del personale, e delle nunziature. Non è accaduto, anzi, le recenti vicende dell’Ordine di Malta, da cui promana sempre di più un profumo di soldi, più che di questioni dottrinali, confermano questa impressione. Il Gran Cancelliere espulso e poi riammesso dopo l’Anschluss e la defenestrazione del Gran Maestro aveva legami con la Segreteria di Stato e il delegato pontificio incaricato di rinnovare “spiritualmente” l’Ordine è il Sostituto, Angelo Becciu, il “Ministro degli Interni” della Santa Sede.

La seconda richiesta consisteva nel ripristino, e nel rispetto delle udienze di tabella. Cioè nell’appuntamento periodico e regolare dal Papa dei capidicastero; per dare informazioni, ricevere direttive e comunque mantenere in funzione la cinghia di trasmissione dal vertice ai livelli più bassi, e consolidare un rapporto personale fra il Pontefice e i suoi collaboratori (presunti) più diretti. Niente di tutto questo; e si sa della difficoltà di alcuni capidicastero a farsi ricevere a Santa Marta.

Ma se questo non avviene, come funziona allora in realtà la Curia, e con quale strategia la gestisce il Pontefice? Ne ho scritto oggi su La Nuova Bussola Quotidiana.



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MÜLLER TERMINA IL SUO MANDATO A LUGLIO. SARÀ CONFERMATO? FORSE PER IL PONTEFICE SAREBBE MEGLIO.

Marco Tosatti

Il Prefetto della Congregazione della Fede, il cardinale tedesco Gerhard Ludwig Müller, è intervenuto in maniera chiara nei giorni scorsi sulla confusione creata dalle diverse interpretazioni dell’Amoris Laetitia. Nella sua intervista, riportata da La Nuova Bussola Quotidiana afferma che la dottrina cattolica è valida per tutta la Chiesa, e non ci possono essere interpretazioni diverse a seconda delle conferenze episcopali. Malta, la Germania e l’Argentina, a cui il Papa ha inviato una lettera di approvazione. Il cardinale non lo dice, ma chi vuole può capire, che forse il responsabile dell’unità e della fede, che non è lui, Müller, ma il Pontefice potrebbe e dovrebbe impedire che situazioni del genere si creino, e forse chiarire, rispondendo, per esempio, ai Dubia.

L’intervista di Müller al Rheinische Post fa seguito a quella del 1 febbraio su Il Timone . Il cardinale ha appena terminato la stesura di un’opera imponente – tremila pagine – sul papato, che verrà pubblicata anche in Italia, e in cui tratterà da un punto di vista storico e dogmatico del ruolo di Pietro.

Il 2 luglio prossimo, inoltre, giungerà a compimento il suo quinquennio come Prefetto della Congregazione della Fede. Come è ovvio sono in molti a chiedersi se vista la sua “giovane” età (è del 1947, compirà settanta anni a dicembre) il Pontefice lo confermerà, o se coglierà l’occasione per cercare di liberarsi di lui, sostituendolo con qualche teologo più accomodante.

Non è una domanda dalla risposta facile. Il Pontefice non ha mai nascosto la sua ostilità a questo studioso così preparato e capace. La Congregazione per la Dottrina della Fede è stata ignorata – e lo è ancora – in non pochi snodi importanti del regno; le sue osservazioni, puntuali, sui vari documenti emersi dalla cerchia pontificia sono state tranquillamente disattese; è in carenza di personale, alcuni suoi elementi migliori sono stati o stanno per essere licenziati senza ragione apparente, se non per indebolire la struttura e il Prefetto. Che ha vissuto con sofferenza la fedeltà alla figura e al ruolo del Papa.

Inoltre si sa fin dai tempi di Buenos Aires che l’allora arcivescovo e ora Pontefice non ha fra le sue numerose qualità quella della non vendicatività; non è certo Benedetto XVI, che prolungò nell’incarico il suo avversario di sempre, Walter Kasper. Insomma, la tentazione di far cadere anche questa testa deve essere forte.

Però, io forse mi azzarderei a scommettere – non grandi cifre, però – sulla conferma, o per lo meno su una permanenza donec aliter provideatur. Un uomo leale come Müller, finché è Prefetto, ha mani e bocca legate. Nel momento in cui invece fosse libero, magari anche in una situazione di oggettivo disagio (dove si manda un ex Prefetto della Fede?) potrebbe predicare, fare conferenze, scrivere, essere intervistato. E con quale autorità e franchezza! Proprio in un momento in cui già L’Amoris Laetitia crea crisi profonde, e altre novità occhieggiano all’orizzonte. Il Pontefice dice di sé che è ingenuo ma anche un poco furbo. Se a un ragionamento del genere è giunto chi vi scrive, figuriamoci se non l’ha fatto lui, chissà quanto tempo prima! Sarà interessante vedere se prevarrà l’istinto umorale o la ragione.



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RAPPORTO VAN THUAN SULLE MIGRAZIONI. PER CAPIRE, OLTRE LA DEMAGOGIA, LA RETORICA E L’INTERESSE ALL’ACCOGLIENZA.

Marco Tosatti

E’ stato presentato ieri a Roma, nella sala Marconi di Radio Vaticana, l’ottavo Rapporto sulla dottrina sociale della Chiesa nel mondo, a cura dell’Osservatorio Cardinale Van Thuan (edito da Cantagalli), che quest’anno ha per titolo “Il caos delle migrazioni, le migrazioni nel caos”.

Un’opera di 215 pagine, preziosa per osservare il fenomeno al di là delle pulsioni emozionali, della demagogia, ecclesiale e non che impera nell’informazione, a partire dai vertici della Chiesa, in particolare quella italiana, e degli interessi economici che in particolare nel nostro Paese, ma non solo, rendono molto sensibili le realtà politiche ed ecclesiali verso la politica delle porte non solo aperte, ma spalancate indiscriminatamente. E naturalmente degli organi di informazione, o presunta tale che ne esaltano solo, in maniera strumentale, gli aspetti emotivi.

A organizzare la presentazione è il Movimento cristiano lavoratori (Mcl), che parla delle migrazioni come “tema centrale di strettissima e drammatica attualità”. “Il tema di questo VIII Rapporto, le migrazioni – spiega Carlo Costalli, presidente Mcl – s’imponeva all’Osservatorio come obbligato, data la vastità del fenomeno, le sofferenze a esso collegate, la destabilizzazione internazionale che provoca e da cui è provocato e i tanti fenomeni con esso collegati, non ultimo l’insicurezza per il futuro che caratterizza le persone che emigrano ma anche quelle che le accolgono. Economia, politica, cultura, religione: non c’è un ambito della nostra vita sociale che non sia interessato e spesso sconvolto dal fenomeno delle migrazioni. Non c’è nemmeno un ambito geografico che ne sia immune”.

Vi consigliamo di leggere il Rapporto, stilato a cura dell’arcivescovo di Trieste, Giampaolo Crepaldi, e del dot. Stefano Fontana. Afferma mons. Crepaldi, facendo appello alla virtù troppo spesso negletta da alcuni del realismo cristiano: “Se esiste quindi un diritto ad emigrare va tenuto anche presente che c’è anche, e forse prima, un diritto a non emigrare. L’emigrazione non deve essere forzata, costretta o addirittura pianificata”.

Crepaldi invita a non “cedere alla retorica superficiale…realismo significa non cedere a spiegazioni semplificatorie dei fenomeni migratori”. E aggiunge: “L’accoglienza del prossimo non può essere cieca o solo sentimentale, la speranza di chi emigra va fatta convivere con la speranza della soscietà che li accoglie”.

Di particolare interesse, perché viene da una persona che ha incarichi di alto livello nel mondo finanziario e bancario, quello di Ettore Gotti Tedeschi. L’economista ha sviluppato un’analisi di lungo periodo, vedendo nel fenomeno delle migrazioni in particolare dall’Africa e dal Medio Oriente verso l’Europa, un disegno nato negli anni ’70 dai progetti di creazioni del Nuovo Ordine Mondiale. Gotti Tedeschi ha presentato nel suo intervento tutta una serie di elementi e di dichiarazioni, anche scritte, di personaggi centrali della politica mondiale, da Henry Kissinger al Segretario dell’ONU Ban Ki-Moon che possono fare oggetto di una riflessione. L’economista cita le spiegazioni economiche che vengono spesso presentate come motivo del fenomeno, tipo colmare il gap di popolazione dovuto alla denatalità o a esigenze di mano d’opera, per quanto riguarda l’importazione; carestie, guerre e cambiamenti climatici per ciò che attiene all’esportazione. “Credo però che quasi nessuna di queste spiegazioni sia realmente sostenibile per spiegare il fenomeno nella sua interezza. Una serie di considerazioni e riflessioni lascia invece immaginare che detto fenomeno, più che spiegabile attarverso analisi tecniche e valutazioni economiche sia stato previsto e voluto per modificare la struttura sociale e religiosa della nostra civiltà, in pratica per ridimensionare il cattolicesimo, religione assolutista, fondamentalista e dogmatica”, per sostituirla con una religione più consona al Nuovo Ordine Mondiale, e ai “valori” che esso propugna.

Il libro presenta oltre ad articoli di commento, un’analisi della Dottrina Sociale della Chiesa nei cinque continenti, e i documenti del Pontefice regnante più rcenti in tema di migrazioni.



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A.L. UN VESCOVO USA: IL VANGELO DI IERI SPIEGA PERCHÉ LA CHIESA HA SEMPRE NEGATO LA COMUNIONE AI DIVORZIATI RISPOSATI.

Marco Tosatti

L’Amoris Laetitia, in assenza di una risposta chiarificatrice del Pontefice Regnante ai Dubia espressi dai cardinali, continua a generare interpretazioni e problemi. Qualche giorno fa abbiamo visto quello che diceva un vescovo austriaco, stampando la lettera di un suo amico, un sacerdote tedesco in missione in America Latina. Oggi vediamo che in contesto del tutto diverso il vescovo di Bismarck, negli Stati Uniti, David Kagan pensa a quello che molti hanno forse pensato ieri, quando è stato letto il Vangelo del giorno. E’ Gesù che parla. “Fu pure detto: ‘Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio’. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio”.

Imbarazzante, mi sembra. Perché è così esplicito e definitivo, ed è Gesù che parla, non uno degli scribi o dei farisei. E infatti il vescovo Kagan, su Twitter, posta: “Leggete il Vangelo di oggi. Non c’è da sorprendersi che la Chiesa abbia sempre insegnato che i divorziati e risposati non possono ricevere la Santa Comunione. Sesto comandamento”.

Sempre il vescovo Kagan, il 9 febbraio, postava su Twitter: “Su che cosa è basato quello che è l’insegnamento definitivo sul matrimonio della Chiesa? Leggete la prima lettura di oggi dalla Genesi. Quella è la verità, nessun’altra”.

La lettura era la seguente: “Il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda». Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli animali selvatici, ma per l’uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse: «Questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne. La si chiamerà donna, perché dall’uomo è stata tolta». Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne. Ora tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, e non provavano vergogna”.

Personalmente, credo che il problema esista, bello grande, e che non sia un problema ideologico o di gente che non vuole bene a questo Pontefice. Magari persone che per buona parte della loro vita si sono date da fare per difendere Chiesa e papi contro venti e maree. Il fedele comune, sentendo queste parole delle letture, trova difficile fare due più due eguale a cinque. Anche se magari a qualcuno, se è gesuita, o teologo, riesce. Ma noi siamo povera gente.



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DI MANIFESTI, DI PAPI, DI RISATE E DI INSULTI (PONTIFICI). PER SDRAMMATIZZARE.

Marco Tosatti

Adesso che il collega Guido Mocellin di Avvenire ha svelato i misteri relativi ai manifesti affissi a Roma, e diretti non al Pontefice regnante, ma all’altro Re di Roma, Francesco Totti, e per un banale disguido laziale e postale finiti incollati sulle mura della Capitale;

dopo che l’arcivescovo Becciu, N. 2 della Segreteria di Stato e delegato spirituale del Papa presso l’Ordine di Malta ci ha rassicurati sul fatto che il Pontefice ha riso dell’episodio, e ha apprezzato il romanesco;

posto che pogrom e roghi sono rimandati, salvo qualche fuocherello acceso qua e là da qualche collega entusiasta; posto che siamo ancora in Carnevale, e che possiamo permetterci un sorriso;

Ecco, fatte tutte queste premesse, mi è capitato oggi di imbattermi per qualche strano girovagare internettante su un sito, OpportuneImportune, che in una vecchia pagina ripropone tutti gli insulti lanciati dal Papa verso cardinali vescovi preti e laici ai suoi occhi carenti rispetto agli standard.

E’ una pagina datata: 14 dicembre 2015, ma mi era sfuggita all’epoca, come mi era sfuggito un libretto in inglese che ne è all’origine. The Pope Francis Little Book of Insults. Dicembre 2015: da allora la lista si è certamente allungata, e non di poco.

Ecco qualche termine usato (per la lista completa, vi rimando al sito)

  • Vecchie comari
  • Fomentatori della coprofagia
  • Specialisti del Logos
  • Sgrana rosari
  • Funzionari
  • Assorbiti da se stessi
  • Neo pelagiani
  • Prometeici
  • Restaurazionisti
  • Cristiani ideologici
  • Pelagiani
  • Signor e signora Piagnistei
  • Trionfalisti
  • Cristiani inflessibili
  • Moderni gnostici
  • Cristiani liquidi
  • Cristiani superficiali
  • Mummie da museo
  • Principe rinascimentale
  • Vescovo da aeroporto
  • Cortigiano lebbroso
  • Ideologo
  • Musi lunghi
  • Autoritari
  • Elitari
  • Pessimisti queruli e disillusi
  • Cristiani con la faccia da sottaceto
  • Infantili, timorosi di danzare, di gridare, paurosi di tutto
  • Che cercano certezza in ogni cosa
  • Cristiani chiusi, tristi, intrappolati, che non sono Cristiani liberi
  • Cristiani pagani
  • Piccoli mostri
  • Cristiani sconfitti
  • Che ripetono il Credo pappagallescamente
  • Battitori da Inquisizione
  • Seminaristi che stringono i denti aspettando di finire gli studi, che seguono le regole e sorridono, e rivelano l’ipocrisia del clericalismo, uno dei mali peggiori
  • Ideologi dell’astratto
  • Fondamentalisti
  • Preti untuosi e idolatri
  • Adoratori del dio Narciso
  • Preti vanitosi e farfalloni
  • Preti che vendono gomme
  • Preti magnati
  • Religiosi che hanno il cuore amaro come l’aceto
  • Chiusi nella formalità di una preghiera gelida, avari
  • Sterili nel loro formalismo
  • Gente vecchia e nostalgica di strutture e usi che non vivificano più il mondo di oggi
  • Giovani maniaci della moda
  • Cristiani da pasticceria
  • Cristiani anestetizzati
  • Deboli fino alla putredine
  • Dal cuore nero
  • Cristiani nemici della Croce di Cristo
  • Cavillatori moralistici
  • Contemplativi distanti

Devo confessare che vederli tutti in fila mi ha colpito. Perché, come sempre, l’abitudine attenua la sensibilità. Magari leggi che il Papa oggi se l’è presa con i cristiani anestetizzati, ma non ricordi che tre giorni fa era il turno di quelli sterili nel loro formalismo. E magari domani toccherà a quelli dal cuore nero.

Insomma, veramente brutta gente questi cristiani; almeno secondo il Pontefice. Che anche in questo costituisce una novità. Non mi ricordo che i suoi predecessori avessero espresso opinioni così ripetute e taglienti e impietose verso le pecore del gregge. E davvero, se i fedeli della Chiesa cattolica sono questa massa di iniquità, c’è da stupirsi che i manifesti non fossero autentici, o si limitassero ai manifesti. Da brutta gente così c’è da aspettarsi di tutto. Magari anche che sorridano al prossimo insulto, e dicano: lo sai, è il Papa… fa sempre così.



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PRELATI CHIACCHIERONI, CONVERSAZIONI A RUOTA LIBERA. ANCORA QUALCHE INDISCREZIONE SUI DUE SINODI DELLA FAMIGLIA.

Marco Tosatti

Che disastro i prelati chiacchieroni! In particolare quando si tratta di Sinodo sulla famiglia. Come forse vi ricordate, parecchio tempo fa avevo scritto della conversazione tenuta una sera a cena da un ecclesiastico, che allora non era ancora cardinale, e in cui il protagonista rivelava con un bell’anticipo (qualche mese) quale sarebbe stata la strategia del Sinodo del 2014, e del successivo, nel 2015, esortazione apostolica compresa, con le ambiguità di cui si discute e si continuerà a discutere, perché provocano divisione.

Poi ci sono state le candide, confidenziali parole dell’arcivescovo Bruno Forte, in cui citava il Papa sull’eucarestia ai divorziati-risposati: “Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati e risposati, questi non sai che casino che ci combinano. Allora non ne parliamo in modo diretto, fai in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io”.

Adesso Vox Cantoris, un sito d’oltreoceano, racconta di una conversazione sull’aereo, avvenuta presumibilmente nell’autunno del 2015, fra un lettore di Vox Cantoris e di Lifesitenews, e un prelato, che si è presentato come un funzionario dell’allora Pontificio Consiglio per la Famiglia, guidato dall’arcivescovo Vincenzo Paglia. Potete leggere l’originale in inglese sul sito di Vox Cantoris.

Ecco la nostra traduzione:

“L’ufficiale sembrava pronto a chiacchierare, e voleva dire che conosceva il cardinale Baldisseri, segretario generale del Sinodo. Ci sono stati un paio di momenti nella nostra conversazione in cui ha ammesso di aver parlato a lungo con il card. Baldisseri, ma non ha voluto rivelare il contenuto della conversazione”.

Che subito si è focalizzata sul Sinodo. E soprattutto sulla proposta Kasper.

“Domanda: (Dopo aver chiesto ripetutamente come è possibile entrare in una seconda unione se il primo matrimonio sacramentale è valido) Non capisco. Se il primo matrimonio era sacramentale e valido, come si può ammettere qualcuno alla comunione se è in una seconda unione civile? Che ne è dell’indissolubilità del matrimonio?.

Risposta. Che cosa fate quando l’indissolubilità è morta, quando non c’è più sentimento?

Domanda: Come fare con la Familiarsi Consortio di Giovanni Paolo II, al N. 84? (Dove nega la possibilità dell’eucarestia, se non si vive da fratello e sorella, N.D.R.)

Risposta: Come possiamo ammetterla? E’ stata scritta trent’anni fa…

Domanda. Ma come fare con quello che il papa Giovanni Paolo II dice nella Famliaris Consortio, che secondo la Scrittura e la Tradizione qualcuno che è in questa situazione non può ricevere l’eucarestia se non vive come fratello e sorella?

Risposta. Non possiamo aspettarci che un uomo e una donna che dormono nello stesso letto vivano come fratello e sorella”.

La conversazione poi si spostò su alcuni personaggi del Sinodo.

Domanda. Kasper: pensa che il Papa sia d’accordo con Kasper?

Risposta, dopo una lunga pausa. Sì.

Domanda. Che cosa pensa di Kasper?

Risposta. E’ l’uomo più intelligente che c’è.

Domanda. E il cardinale Burke?

Risposta. Non verrà. Non conta nulla; è troppo lefebvrista.

Domanda: ma immagino che ci sarà un sacco di opposizione al Sinodo da parte di alcuni vescovi e cardinali, specialmente da Africa, America, Polonia. Che cosa farà il Papa?

Risposta. Ascolterà e farà quello che vuole lui.

Domanda. E Papa Benedetto? Immagino che non sarà d’accordo.

Risposta. E’ un teologo, ma non ha nessuna esperienza pastorale.

Domanda. E la Congregazione per la Dottrina della Fede?

Risposta (in tono un po’ sprezzante). Pensano che sono loro i guardiani della Fede! E’ il Papa il guardiano della fede.

Domanda. Ho sentito che ha convocato il cardinale Danneels al Sinodo.

Risposta. A che brav’uomo! E’ raffinato…

E dopo uno scambio di telefoni e cordiali saluti, la conversazione ha avuto termine.

Da questa conversazione, e dagli altri elementi, si può dedurre che in realtà nella cerchia di persone legate al Pontefice c’era chiara l’idea di abbandonare in maniera trasversale l’insegnamento magisteriale sulla comunione ai divorziati risposati civilmente. Da ignorante quale sono, mi sembra un artifizio verbale, dire che si tratta di un sviluppo, di un passo avanti nell’ambito della stessa dottrina, quella precedente. Senza però avere il coraggio di affermarlo con chiarezza e semplicità. E da qui nascono tanti problemi. Che non fanno bene a nessuno, come testimonia una situazione di conflitto e divisione che si protrae ormai da troppo tempo.



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MEDJUGORJE. UN LIBRO INCHIESTA, ASPETTANDO IL GIUDIZIO DI PAPA FRANCESCO.

Marco Tosatti

Ventitré milioni di comunioni, 4500 gruppi di preghiera in tutto il mondo, conversioni clamorose: Medjugorje è certamente un fenomeno di religiosità straordinaria, che ormai da decenni coinvolge e divide, interpella la fede e il giudizio di vescovi, sacerdoti e laici. E anche dei papi, e del Pontefice regnante, di cui si attende una parola definitiva. Per quanto sia possibile, visto che il fenomeno continua, sia pure a ritmi meno frequenti che in passato; ed è buona regola della Chiesa attendere che tutto sia concluso, prima di studiare, vagliare ed esprimersi.

“Medjugorje: l’inchiesta. Aspettando il giudizio di Papa Francesco”. Così si intitola il bel lavoro di Marco Paganelli, per le Echos Edizioni. Un’opera “di parte”, nel senso che l’autore laureato in Comunicazione Pubblica e Politica, da una decina di anni segue il fenomeno; ma sin dalle prima righe con grande onestà annuncia che “credo nell’autenticità di tali mariofanie, ferma restando la mia disponibilità a cambiare opinione qualora la Santa Sede dovesse pronunciarsi definitivamente in modo contrario”.

Paganelli affronta il lavoro in base a una divisione sistematica, che aiuta certamente il lettore a fasi un’idea precisa del fenomeno, e del contesto generale in cui esso avviene. Si parte dalla situazione storica e sociale della Jugoslavia all’epoca delle apparizioni, corredata dalle testimonianze dei veggenti e dalla descrizione dei luoghi.

Si passa poi ad un excursus storico sulle devozioni del popolo di Dio, con ampi riferimenti al dibattito non solo religioso ma anche laico, sulla veridicità o meno delle apparizioni; grande evidenza è data, come appare naturale e giusto, ai frutti del fenomeno, in termini di guarigioni e conversioni, sia fisiche che spirituali e morali.

Una terza parte, più specificamente spirituale, riguarda il quadro di combattimento spirituale, metafisico, in cui queste e altre mariofanie si pongono. E’ particolarmente interessante l’attenzione che queste mariofanie sembrano porre sull’Europa, dal 1830 fino ai giorni nostri, con collegamenti e ricadute anche sulla vita politica e culturale del Vecchio Continente.

Per gli appassionati di questa ricerca ai confini fra umano e soprannaturale sarà di sicuro interesse la lettura della parte dedicata ai segreti, e ai collegamenti fra il messaggio di Medjugorje e altre due mariofanie importantissime, Fatima e le Tre Fontane, con i messaggi ricevuti da Bruno Cornacchiola.

L’ultima parte è dedicata ad illustrare quella che è la posizione della Chiesa in questo complicato passaggio, con un fenomeno che mobilita milioni di persone in tutto il mondo e la difficoltà, e la prudenza di una risposta mentre ancora sembra che accadano cose.

E, come dice il titolo di un’opera che ci sentiamo di consigliare, aspettando il giudizio di Papa Francesco.



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MANIFESTI CONTRO IL PAPA A ROMA. UN INEDITO STORICO. UNA PASQUINATA IN VERSIONE TERZO MILLENNIO.

ANSA/ FRANCESCO GERACE

Marco Tosatti

A Roma ogni tanto appaiono manifesti senza permesso sui muri; cioè manifesti che non seguono la regolare trafila presso il Comune. Una versione moderna e aggiornata dei biglietti che i romani scontenti appendevano a Pasquino, la statua mutilata presso piazza Navona, per protestare contro ingiustizie ed esprimere il proprio disagio.

L’ultimo caso di affissione di manifesti – irregolari – e irridenti riguardava il Ministro della Pubblica Istruzione, Valeria Fedeli, qualche mese fa. Ma che i muri di Roma si coprissero di decine di manifesti contro il Pontefice è certamente una grossa novità.

E’ accaduto oggi, e ne ha dato notizia l’ADN Kronos in questi termini:

“Sono comparsi stamane a decine in tutta Roma, appesi sui muri della città, manifesti di contestazione a papa Francesco e al suo operato. La foto a tutto campo riporta l’immagine del Pontefice con un’espressione particolarmente rabbuiata e accigliata. In basso, su fondo violaceo, la scritta con venature romanesche: ‘A France’, hai commissariato Congregazioni, rimosso sacerdoti, decapitato l’Ordine di Malta e i Francescani dell’Immacolata, ignorato Cardinali… ma n’do sta la tua misericordia?’. Il poster è anonimo, non riporta sigle né simboli, ma è facilmente riconducibile agli ambienti conservatori che sempre più manifestano la loro opposizione al magistero, ai provvedimenti e alla linea pontificale di papa Bergoglio”.



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FRATI FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA. RESA PIÙ SEVERA LA CLAUSURA PER PADRE MANELLI. UN DECRETO DEL PONTEFICE.

Marco Tosatti

Qualche giorno fa scrivevamo del nuovo decreto di commissariamento per il ramo femminile dei Francescani dell’Immacolata. Un decreto emesso, con la firma non appellabile del Pontefice, per evitare che il ricorso presentato al Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica potesse avere, come sembra possibile e probabile, un esito felice.

La Congregazione per i religiosi, presieduto dal cardinale brasiliano Braz De Aviz e dal segretario il francescano Carballo vorrebbe chiudere il capitolo del commissariamento entro l’anno, convocando un capitolo subito dopo l’estate. Ma ci sono delle difficoltà.

C’è una forte resistenza da parte di molti religiosi e religiose nei confronti di un commissariamento che è stato vissuto come una forma di violenza. A tutt’oggi da parte della Congregazione non sono stati resi noti i motivi per cui l’ordine – uno dei più fiorenti in tema di vocazioni – è stato decapitato e il suo fondatore, l’83enne padre Stefano Manelli, obbligato a vivere in una sorta di clausura imposta.

Quindi, a quasi quattro anni dall’inizio di questa saga veramente straordinaria (non c’è stata tanta severità neanche nei confronti dei Legionari di Cristo, il cui fondatore ne aveva fatte di cotte, di crude e anche di mezze cotte e crude) e in previsione di un possibile capitolo i fautori del nuovo corso temono che i fedeli di padre Manelli possano eleggere un governo sulla loro linea.

Così nei giorni scorsi padre Manelli ha ricevuto un documento, concordato in udienza dai responsabili della Congregazione dei Religiosi con il Pontefice, e che ha il suo assenso, in cui:

“Si fa obbligo a padre Stefano Manelli di rilasciare una comunicazione nella quale dichiara di accettare e osservare tutte le disposizioni della Santa Sede e di esortare i Frati Francescani dell’Immacolata e le Suore Francescane dell’Immacolata a tenere lo stesso comportamento.

Il Padre Manelli non potrà fare nessun’altra dichiarazione ai mezzi di informazione né apparire in pubblico.

Non potrà partecipare ad alcuna iniziativa o incontro, né personalmente né attraverso i mezzi di comunicazione sociale.

Si fa obbligo a Padre Manelli di rimettere entro il limite di 15 giorni dalla consegna del presente decreto il patrimonio economico gestito dalle associazioni civili e ogni altra somma a sua disposizione nella piena disponibilità dei singoli istituti.

E’ fatto divieto al Padre Manelli e al Padre G. Pellettieri di avere relazioni con i Frati Francescani dell’Immacolata ad eccezione di quelli delle comunità dove abiteranno con il permesso di questo Dicastero. Evitino ogni contatto con le Suore Francescane dell’Immacolata”.

Mancano i tratti di corda, e la maschera di ferro, e il catalogo è completo. Nel 2017, nella Chiesa della Misericordia. Sicuramente Manelli e quelli a lui fedeli si saranno macchiati di crimini orrendi, ma allora perché non dirlo, e non sottoporli a giudizio canonico? La mancanza di chiarezza nelle accuse, se esistono, fa sì che si abbia l’impressione di una persecuzione venata da interessi di altro genere. Ideologici, o forse anche altri. E in un Paese in cui gli assassini girano impuniti, la severità delle restrizioni suscita un senso di irrealtà.

Il punto particolarmente interessante è quello dei soldi. Che sono tanti: c’è chi parla di un patrimonio di trenta milioni di Euro. Che però non sono nelle mani di Manelli, ma di varie associazioni di laici: l’Associazione “Missione dell’Immacolata”, l’Associazione “Missione del Cuore Immacolato” e l’Associazione “Casa Mariana Editrice”. E infatti nel luglio 2015 il Tribunale del Riesame di Avellino ha dissequestrato i beni di proprietà delle associazioni di laici per un valore di circa 30 milioni. I beni erano stati sequestrati dalla Procura di Avellino, che aveva ipotizzato i reati di truffa e falso ideologico, nelle battaglie legali seguite al Commissariamento.

Come giudicare allora la richiesta fatta a Padre Manelli, posto che la Congregazione è consapevole della situazione legale sancita dalla legge italiana? Non riesco a immaginare ad altro che non sia una forma di pressione psicologica e morale sull’anziano frate.

E’ curioso notare che questo passo, così severo, segue di non molti giorni un’altra mossa inedita, e certamente singolare: cioè le pressioni fatte sul Gran Maestro dell’Ordine di Malta, Matthew Festing, a dimettersi, compiute personalmente dal Pontefice. Anche l’Ordine di Malta non è povero, peraltro. Evidentemente il freddo esalta gli stimoli autoritari, al di là delle Mura.



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