CHIESA POLACCA SOTTO TORCHIO A CAUSA DI AMORIS LAETITIA. PAPA E TENEREZZA, KAFKA E VATICANO.

 

Marco Tosatti

La Chiesa polacca è sotto torchio. Non per le bugie che i nostri giornali mainstream raccontano sul Rosario ai confini e così via; si sa, il partito al governo e il suo Ufficio Affari Religiosi, leggi CEI sono profondamente interessati e forse non solo spiritualmente al nodo dell’immigrazione-invasione. E quelli sono giornali sensibili a certi input. No la Chiesa polacca sta pagando ancora una volta, come le è già capitato nella storia, in maniera drammatica e sanguinosa, la sua fedeltà al Magistero della Chiesa. Quello di sempre.

Nei giorni scorsi su La Nuova Bussola Quotidiana è uscito un articolo sulle linee guida proposte all’approvazione della Conferenza Episcopale Polacca in tema di famiglia e divorziati risposati. Era stato preparato da un ufficio – il Centro nazionale per la pastorale familiare della KEP – e quindi non è un documento venuto da Marte.

A chi scrive era giunta notizia di un passo del Nunzio a Varsavia, l’arcivescovo Salvatore Pennacchio, presso la KEP per moderare la pubblicazione del testo. Su questo punto ci ha scritto don Pawel Rytel, portavoce della KEP, smentendo “Ciò che Lei dice in riferimento alla pubblicazione e all’intervento del Nunzio Apostolico sul documento circa la pastorale delle famiglie di questa Conferenza Episcopale. Il comunicato finale alla conclusione dei lavori della plenaria è l’unica fonte ufficiale di quello che si è discusso durante l’incontro dei Vescovi”.

Il documento conferma la dottrina di sempre della Chiesa, basata sulle parole di Gesù nel Vangelo, e che cioè non ci può essere vita coniugale attiva, con rapporti sessuali, per una persona il cui primo matrimonio sia ancora valido. Non esiste un “divorzio cattolico”.

Infatti la KEP non l’ha ancora ratificato. Ma il testo è stato reso pubblico. E questo ha provocato, a quanto sembra, uno dei non inediti e non inusuali accessi di cattivo umore del Pontefice regnante. Non ci sono notizie ufficiali; anzi l’ufficialità tende a smentire sia il passo del nunzio, che il seguito, ma le indiscrezioni che ci risultano sono di una fonte (locale) ottima. Il Nunzio sarebbe stato interessato alla questione e in un colloquio con il Primate di Polonia gli avrebbe significato il “Quos ego…” del Papa, convocandolo in Nunziatura. C’è chi ci ha accennato anche – e anche in questo caso si tratta di indiscrezioni non verificabili – alla possibilità di ritorsioni pontificie, con un possibile pogrom di vescovi resistenti. Sarà vero? Come dicevamo la fonte è ottima, e sa di che cosa parla. Il tutto mentre su Twitter appariva il messaggio del Pontefice sulla tenerezza divina. Un po’ surreale, no?

Ma la cosa che colpisce in particolare chi scrive è l’atmosfera kafkiana di questa storia. I polacchi saranno bastonati, se, e speriamo di no, saranno bastonati, non perché hanno disobbedito. Ma perché preferiscono, per la salvezza della loro coscienza, non aderire a una ambigua possibilità, espressa ambiguamente in un testo sulla cui valenza magisteriale si potrebbe discutere (credo che un’esortazione apostolica sia meno “pesante” di un’enciclica; ma accetto di imparare). È un meccanismo che conosciamo bene: nei regimi sovietici basta il non entusiasmo per condannarti. Pensate alla Rivoluzione Culturale, promossa dall’anziano e squilibrato Mao Tse Dong, e ai danni incalcolabili provocati alla Cina. Mentre gli intellettuali progressisti a occidente applaudivano…Nel Vaticano di oggi, lo strano cocktail di dittatura personale sudamericana spruzzata di sorveglianza e spionaggio stile sovietico (a pagamento vi dico chi sono i Laurentj Beria della situazione) va bevuto senza discutere, sorridendo felici. Fra gli applausi osannanti della stampa di regime.



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AMORIS LAETITIA. PETIZIONE A FAVORE. QUALCHE FIRMA È IMBARAZZANTE, C’È ANCHE UNA SCOMUNICATA…

 
Marco Tosatti

Dalla Germania, in risposta alla “Correctio Filialis”, che ha raggiunto ormai le 245 firme qualificate (teologi, studiosi, docenti e religiosi) e ha superato le ventimila firma di appoggio, è partita una raccolta di firme pro Francis. Pare un centinaio, fino ad ora. Ma alcune delle firme sono decisamente imbarazzanti. Come fa notare Maike Hickson in OnePeterFive infatti nell’elenco è presente il vescovo emerito sudafricano Fritz Lobinger, che proponeva di ordinare come sacerdoti uomini e donne sposati. C’è padre Martin Lintner, che proponeva di liberalizzare l’insegnamento della Chiesa sui rapporti omosessuali, e di riscrivere di conseguenza il Catechismo della Chiesa cattolica alla luce dell’Amoris Laetitia. Non solo: uno dei due principali protagonisti del progetto, padre Paul Zulehner, è co-autore – insieme a Lobinger – di un libro in cui si critica il celibato per i sacerdoti di rito latino, e si propone l’idea di ordinare uomini sposati per avere sacerdoti part-time nelle parrocchie.

E soprattutto fra i firmatari c’è una signora, Martha Heizer, presidente dell’associazione di base austriaca “Wir sind kirche” (Noi siamo chiesa) che è stata scomunicata dal Pontefice nel maggio del 2014, insieme a suo marito. La coppia aveva celebrato ripetutamente la messa a casa sua, privatamente, e alla presenza di numerosi ospiti. Ovviamente senza avere nessun tipo di ordinazione.

In particolare, come scrive Corrispondenza Romana, “Padre Paul Zulehner, discepolo di Karl Rahner, è conosciuto a sua volta per una fantasiosa ‘Futurologia pastorale’ (Pastorale Futurologie, 1990). Nel 2011 appoggiò l’’appello alla disobbedienza’ lanciato da 329 preti austriaci, favorevoli al matrimonio dei preti, all’ordinazione sacerdotale delle donne, al diritto per protestanti e divorziati risposati di ricevere la comunione e a quello dei laici a predicare e guidare parrocchie”. Invece Martin Lintner, è un religioso servita di Bolzano, docente a Bressanone e presidente dell’Insect (International Network of Societies for CatholicTheology). È noto per il suo libro La riscoperta dell’eros. Chiesa, sessualità e relazioni umane (2015). Come dicevamo è favorevole non solo all’omosessualità ma alle relazioni extramatrimoniali. Di Amoris laetitia dice che segna “un punto di non ritorno” nella Chiesa. Infatti, “non possiamo più affermare che oggi ci sia un’esclusione categorica ad accostarsi ai sacramenti dell’eucaristia e della riconciliazione per quanti, nella nuova unione, non si astengono dai rapporti sessuali. Su questo non c’è alcun dubbio, proprio a partire dal testo stesso dell’AL”. (www.settimananews.it, 5 dicembre 2016).

È interessante notare che la raccolta è presente sul sito della Chiesa cattolica tedesca katholisch.de. Fra i firmatari c’è anche Wolfgang Thierse, già presidente del Parlamento tedesco, un politico socialdemocratico. Come il cardinale Gehrard Mūller ha dichiarato in una recente intervista al Tagespost, un giornale cattolico tedesco, parlando dei teologi e dei sacerdoti che si opponevano alla dottrina ortodossa della Chiesa cattolica negli ultimi decenni, “Nel frattempo gli oppositori di ‘allora’ si sono sciolti trasformandosi in seguaci entusiasti del papa”.



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AMORIS LAETITIA. I VESCOVI POLACCHI IN UN DOCUMENTO DICONO NO ALL’EUCARESTIA A DIVORZIATI RISPOSATI E CONVIVENTI.

MARCO TOSATTI

Su La Nuova Bussola Quotidiana di oggi ho scritto un articolo su un fatto importante: il documento redatto dalla Conferenza Episcopale Polacca, che si è riunita nei giorni scorsi a Lublino, alla presenza del Nunzio apostolico, l’arcivescovo Salvatore Pennacchio.

Potete leggere l’articolo su questo sito.

In breve: i vescovi polacchi hanno negato la validità delle interpretazioni aperturiste di Amors Laetitia, negando la possibilità di dare la comunione a persone che vivono in stato di peccato, cioè divorziati risposati e conviventi, e hanno ribadito la validità del Magistero della Chiesa sul matrimonio e l’eucarestia, così come espresso nel corso dei secoli e ancora recentemente dall’enciclica Familiaris Consortio di San Giovanni Paolo II. È del 1981; e non si può certo dire che il problema dei divorziati risposati non fosse ben presente già allora.

Ogni giorno che passa mette in crescente evidenza lo stato di confusione creato dall’ambiguità (voluta) dell’esortazione apostolica, e dalla non volontà di dire una o più parole chiarificatrici da parte dell’unica persona che per ruolo e mandato ha la possibilità, e probabilmente il dovere di parlare. Il docuomento polacco, che non si sa quando verrà reso di pubblico dominio, in quel momento renderà chiara la divisione: da una parte dell’Oder, in Germania, i divorziati risposati potranno commettere quello che dall’altra sponda del fiume verrà considerato un sacrilegio, cioè la ricezione del Corpo di Cristo da parte di persone indegne a riceverlo. E non c’è dubbio che i vescovi dall’una e dall’altra parte del fiume agiscono pensando di seguire il dettato dell’esortazione apostolica. Una situazione paradossale, impensabile in qualunque altra struttura che non sia la Chiesa cattolica del 2017.



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DUE ANNI FA SUPPLICA AL PAPA SUL MATRIMONIO. ORA QUASI 900MILA FIRME. IMBARAZZANTE (IMBARAZZATO?) SILENZIO DI PIETRO.

Marco Tosatti

Due anni dopo. Prima ancora che la controversa esortazione apostolica Amoris Laetitia, con tutte le sue volute ambiguità, fosse pubblicata, e alla vigilia della seconda tranche del Sinodo sulla Famiglia, era partita nei confronti di Francesco una “Supplica Filiale”. Il testo chiedeva a Papa Francesco “una parola chiarificatrice” che dissipasse il “generalizzato disorientamento causato dall’eventualità che in seno alla Chiesa si aprisse una breccia tale da permettere l’adulterio in seguito all’accesso all’Eucaristia di coppie divorziate e risposate civilmente”.

Tuttora il coordinamento della “Supplica Filiale”, che rappresenta una coalizione di oltre 60 organizzazioni pro-famiglia e pro-vita dei 5 continenti, non ha ricevuto nemmeno una nota di avvenuta ricezione da parte della Santa Sede.

Straordinario, no? Specialmente se si tiene conto che l’onnipotente Segreteria di Stato risponde a tutti, comprese le coppie omosessuali, augurando ogni bene e facendo così qualche piccola gaffe. Ma ovviamente i cattolici non hanno diritto a risposta. Nel frattempo la supplica filiale è stata firmata da 1378 “firmatari qualificati”; cioè religiosi, religiose, vescovi, cardinali, accademici e studiosi: mentre la raccolta di firme fra i semplici fedeli ha raggiunto quasi le novecentomila adesioni (879.451, per l’esattezza).

Oggi il comitato che ha dato il via alla supplica filiale la ripropone, chiedendo al Pontefice regnante di rompere un silenzio che ormai oltre che paradossale sta diventando veramente straordinario, senza una possibile giustificazione che non sia l’imbarazzo. (Chi desidera aderirvi può firmare nel sito www.supplicafiliale.org).

Ma è rimasta senza risposta anche una seconda iniziativa: una “Dichiarazione di fedeltà all’insegnamento immutabile della Chiesa sul matrimonio e alla sua ininterrotta disciplina, ricevuta dagli apostoli”, attendendo così ad un suggerimento di alte sfere ecclesiastiche. Non disponendo degli stessi mezzi logistici della prima iniziativa e trattandosi questa volta di un documento significativamente più esteso, il coordinamento ha pubblicato la Dichiarazione nel suo sito internet il 29 agosto 2016, in modo che chiunque potesse firmarla.

La Dichiarazione di Fedeltà ha raggiunto 35.112 firme, fra le quali si contano 3 cardinali, 9 vescovi, 636 fra sacerdoti diocesani e religiosi, 46 diaconi, 25 seminaristi, 51 fratelli religiosi, 150 religiose claustrali e di vita attiva, ai quali si devono aggiungere 458 laici fra accademici in genere, professori di teologia, insegnanti di religione, catechisti e agenti pastorali.

Il testo affermava fra l’altro che “una coscienza ben formata non può giungere alla conclusione

  • che la sua permanenza in una situazione oggettivamente peccaminosa può costituire la sua migliore risposta al Vangelo, né che questo è ciò che Dio le sta chiedendo;
  • che il sesto comandamento e l’indissolubilità del matrimonio sono semplici ideali da perseguire;
  • che a volte non sia sufficiente la grazia per vivere castamente nel proprio stato, il che darebbe ad alcuni il “diritto” di ricevere l’assoluzione e l’Eucaristia;
  • che basta una coscienza soggettiva per auto-assolversi dal peccato di adulterio.

Insegnare e aiutare i fedeli a vivere in conformità a queste verità – aggiungono i firmatari – costituisce in se stessa una “eminente opera di misericordia e di carità”. Se la Chiesa consentisse l’accesso all’Eucaristia a chi si trova manifestamente in uno stato oggettivo di peccato grave, si comporterebbe come “proprietaria dei sacramenti” e non come la loro “fedele amministratrice”, incarico affidatole da Nostro Signore”.

Silenzio totale anche su questa rispettosa manifestazione di fedeltà. Infine “abbiamo la più recente manifestazione della volontà di Papa Francesco di restare in silenzio, permettendo così l’aggravarsi del clima di confusione”. E cioè , è la reticenza mostrata davanti alla “Correzione filiale per la propagazione di errori”, elevata a Sua Santità lo scorso 11 agosto da un gruppo di pastori di anime e accademici. Gruppo al quale ogni giorno si aggiungono nuovi e qualificati aderenti; attualmente la lista qualificata ha raggiunto 235 firme, mentre migliaia costituiscono la lista di appoggio popolare.

Non credo che saranno le ultime iniziative. Lo stato di confusione e divisione nella Chiesa non accenna a migliorare. Proprio ieri “La Fede Quotidiana” pubblicava un interessante intervista all’arcivescovo Henryk Muszynski, emerito di Gniezno in Polonia, e Primate Emerito della nazione oltre che ex presidente della Kep, la Conferenza Episcopale polacca. “Amoris Laetitia? Va letta in continuità col Magistero di San Giovanni Paolo e la Familiaris Consortio, è necessario un chiarimento”, diceva il presule.

E altri lo diranno, ancora e ancora, nell’immediato futuro.

Chi scrive ha seguito con attenzione lo sviluppo dell’operazione “Amoris Laetitia” dalla primavera del 2014, cioè da prima che la prima tranche del Sinodo fosse aperta. Ha pubblicato – grazie a indiscrezioni di ottima fonte e all’ingenuità di uno dei protagonisti del Sinodo – uno schema di quello che sarebbe stato l’andamento del Sinodo stesso, censurato e condizionato, fino al suo epilogo, e cioè un documento volutamente ambiguo. Molto era stato previsto dal think tank di papa Bergoglio. Ma forse non tutto. Forse si pensava che dopo un po’ di trambusto il gregge – cardinali, vescovi e soprattutto laici – si sarebbe rimesso quieto, a brucare l’erba dell’ambiguità preparata al vertice. Invece non è stato, non è così; e il pontificato di Bergoglio corre il rischio, al di là delle esibizioni da circo mediatico, di continuare a essere segnato e di passare alla cronaca per una straordinaria insincerità, per la mancanza di coraggio e chiarezza di chi non risponde e si limita a trovare epiteti (rigidi, rigidi…) per chi chiede una risposta semplice, chiara e convincente su un punto centrale della vita cristiana, l’eucarestia. Non fumosità.



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PEZZO GROSSO COMMENTA IL NUOVO VANGELO DI SCALFARI (E DEL PAPA?). E CHIEDE UNA FORTE SMENTITA VATICANA.

 
Marco Tosatti

Questa volta nella lettera che Pezzo Grosso mi ha scritto ieri, dopo aver letto Eugenio Scalfari illustrare il nuovo umanesimo della Chiesa, basato secondo lui, sui pilastri di Martini, Paglia e Bergoglio, colgo un senso di reale smarrimento. leggete e ditemi se condividete questa sensazione. Ancora una volta, in questi tempi in cui chi dovrebbe dire una parola sembra si occupi solo di immigrazioni si rimpiange che siano informatori occasionali a gettare sprazzi di luce sulla “pensée profonde” del N.1. Leggiamo la lettera, a cui ho aggiunto una piccola postilla.

“Caro Tosatti, nei suoi colloqui con il Papa Bergoglio, trascritti a memoria su Repubblica,   Scalfari, il grande e primo ‘convertito’ dal Pontefice, oggi su Repubblica a pag. 26 fa tre affermazioni che devo assolutamente commentare per Stilum Curiae.

La prima è che il Papa, al fine di incontrare la ‘modernità’ è alla fin fine ‘relativista dichiarato’. In virgolettato Scalfari riporta una frase del Papa: ‘Noi credenti e ovviamente soprattutto noi presbiteri e noi vescovi crediamo nell’Assoluto, ma ciascuno a suo modo, perché ciascuno ha la sua testa e il suo pensiero. Quindi la nostra Verità assoluta, da tutti noi condivisa, è però diversa da persona a persona. …Un tipo di relativismo c’è dunque anche tra noi’. Bene, ce ne eravamo accorti, nulla di nuovo.

Andiamo alla seconda. Scalfari, nella sua ricerca sull’origine del bene e del male, si domanda: ‘A chi si deve l’esistenza del Demonio?’ . Il lettore ha letto bene; Scalfari, per rispetto scrive demonio con la D maiuscola. Poi prosegue spiegando che ‘la religione cattolico-cristiana distingue ovviamente fra bene e male, ma non affronta l’origine del male: è Dio stesso ad averlo creato nel momento in cui riconosceva alle sue creature umane il diritto al libero arbitrio?’. Perbacco ! Ma le lezioni di dottrina di Papa Bergoglio a Scalfari a che son servite?

E arriviamo alla terza affermazione. Scalfari rileva che Papa Francesco (in modo – dice -più rivoluzionario di Giovanni XXIII e Paolo VI) ha abolito i luoghi dove dopo la morte le anime dovranno andare: Inferno, Purgatorio e Paradiso. Scrive il grande convertito: ‘Papa Francesco, lo ripeto, ha abolito i luoghi di eterna residenza nell’Aldilà delle anime. La tesi da lui sostenuta ‘è che le anime dominate dal male e non pentite cessino di esistere, mentre quelle che si sono riscattate dal male saranno assunte nella beatitudine contemplando Dio’. E qui conclude che:   ‘il Giudizio universale, che è nella tradizione della Chiesa, diventa privo di senso’ . E’ certo che la conclusione di Scalfari non è semplicemente che noi c……i andiamo al nostro Paradiso (se ci crediamo) mentre gli illuminati finiscono e basta, perché l’inferno, quale punizione eterna, non c`è proprio. No; di fatto spiega e implica che non c’è il peccato originale, non c’è Incarnazione, Resurrezione, e non c’è Redenzione. Insomma siamo di fronte a un’operazione colossale: si sta riscrivendo il ‘vangelo secondo Scalfari’ che fa parlare il Papa (senza registratore, però. Vedi padre Sosa, SJ). Conclusione, leggendo la prima volta questo pezzo sottotitolato: ‘Così la Chiesa di Francesco progetta un nuovo umanesimo’, mi son chiesto con quanta forza e determinazione arriverà ora la smentita da parte del portavoce sala stampa vaticana. Perché se stavolta non arriva, i quattro cardinali hanno sbagliato a formulare i DUBIA, dovevano formulare invece un forte NUNC SCITOTE (certezze). Poi rileggendo mi son anche chiesto se non sarà mica questa la dottrina con cui si pensa di convertire, dialogando?   Curioso questo modello di evangelizzazione, in cui si dà   ragione a chi ha torto e torto a chi ha ragione. Non capisco più nulla, Tosatti. Help!”.

Mia postilla. È tratta da un testo che appare un po’ obsoleto, il Catechismo della Chiesa Cattolica.

1034 Gesù parla ripetutamente della « geenna », del « fuoco inestinguibile », 629 che è riservato a chi sino alla fine della vita rifiuta di credere e di convertirsi, e dove possono perire sia l’anima che il corpo. 630 Gesù annunzia con parole severe: « Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno […] tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente » (Mt 13,41-42), ed egli pronunzierà la condanna: « Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno! » (Mt 25,41).

È vero, non c’erano registratori neanche allora – come nei colloqui Scalfari Papa- ma se permettete preferisco credere a Gesù che ai suoi succedanei. Mi ricordo il grido di Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi: “Convertitevi! Una volta verrà il giudizio di Dio!”. E nel Giudizio Dio che cosa dirà? “Tranquilli, abbiamo scherzato?”. Mi parrebbe strano…



OFF TOPIC SU FATIMA E IL 13 OTTOBRE.

Si è già parlato dell’iniziativa dell’AIASM (Associazione Italiana Accompagnatori Santuari Mariani) per venerdì 13 ottobre, giorno in cui si ricordano i cento anni dall’ultima apparizione della Madonna a Fatima.

Questo è il link per chi è interessato.

Qui pubblichiamo il volantino di un’altra iniziativa:



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A FATIMA IL 13 OTTOBRE UN CONCERTO SOSTITUIRA’ IL ROSARIO. C’È QUALCHE NOVITÀ….APPELLI A PREGARE IN TUTTA ITALIA SULL’ESEMPIO DELLA POLONIA.

Marco Tosatti

Siamo stati appena testimoni dello spettacolo di fede creato da centinaia di migliaia di polacchi – e di altri cristiani, in tutto il mondo – che hanno recitato il rosario ieri in centinaia di chiese della Polonia. Forse non siamo stati i soli a stupirci che un evento di devozione popolare così imponente non abbia trovato nessun eco nelle parole del Pontefice all’Angelus. Che ha salutato sì i polacchi, ma ha citato la “Giornata del Papa” celebrata oggi in Polonia e non l’appello alla pace fatto pregando ieri. Distrazioni.

Nel frattempo si avvicina il 13 ottobre, centenario dell’ultima apparizione della Vergine ai tre pastorelli. E’ una ricorrenza che verrà celebrata in tutto il mondo, e in moltissime chiese e santuari mariani. Appare abbastanza naturale onorare questo giorno con la preghiera legata strettamente alla Vergine da molti secoli, e cioè il rosario.

Fra queste iniziative ricordiamo – ci è stata ricordata esplicitamente – quella promossa dall’AIASM (Associazione Italiana Accompagnatori Santuari Mariani).  

“Anche in Italia “Un muro di persone reciterà il Rosario (e digiunerà) su tutto il territorio della nostra Nazione”. AIASM (Associazione Italiana Accompagnatori Santuari Mariani) seguendo gli insegnamenti di Maria e seguendo il bellissimo esempio dei fratelli polacchi, il 13 ottobre alle ore 17.30 indice la più potente iniziativa per la pace: ‘il digiuno e la preghiera del Santo Rosario. Su tutto il territorio Nazionale ogni uomo/donna di buona volontà si rechi quindi nella propria Parrocchia e/o crei gruppi di preghiera con la stessa intenzione dei fratelli Polacchi: ‘Chiedere alla Madonna di salvare l’Italia e l’Europa dal nichilismo islamista e dal rinnegamento della fede cristiana’. La Recita del Rosario comincerà alle ore 17.30, il digiuno a pane ed acqua (come chiede Maria) tutto il giorno… Chi non può digiunare ricordi che può fare rinunce”.

Il Santuario di Fatima, in Portogallo, però ha fatto una scelta diversa. Invece della consueta recita del Rosario, alle 18.30, si avrà un concerto, uno spettacolo di suoni e luci, come potete vedere dalla fotografia ripresa dal sito del Santuario.

 Ecco il programma:

“Sviluppandosi a partire dall’esperienza di preghiera che migliaia di pellegrini vivranno nel piazzale di Preghiera del Santuario di Fatima, nella notte del 12 ottobre 2017, la facciata della Basilica di Nostra Signora del Rosario di Fatima s’illuminerà di una luce speciale che trasformerà in un racconto evocativo del significato di Fatima nel corso di 100 anni. Attraverso una presentazione audiovisuale innovativa, grazie all’uso della proiezione di immagini in video mapping 3D, di fronte agli occhi dei pellegrini scorrerà la memoria dei momenti storici e spirituali più importanti legati al Messaggio che la Vergine Maria, rivestita della luce di Dio, ha trasmesso nella Cova da Iria. Utilizzando lo spettro della luce e con il titolo Fatima – Tempo di Luce, la rappresentazione condurrà il pellegrino nell’esperienza intima, di raccoglimento e di contemplazione estetica e di preghiera. Sei scene, dai titoli “Maria mostra la luce di Dio”, “Il trionfo del Cuore Immacolato”, “Celebrando la Fede”, “I cammini di Fatima”, “Un futuro di Pace”, “Fatima tempo di Luce” e “Il Raccoglimento”, daranno corpo ad una produzione audiovisiva che proietterà la luce di Fatima nel cuore di ogni credente, affinché, attraverso il Cuore di Maria, il cuore umano si avvicini ancora di più al Cuore di Dio”. 

Questo il 12 ottobre. Invece il 13 ottobre avremo:

“Coro e Orchestra Gulbenkian | direzione di Joana Carneiro. Prima mondiale delle opere dei compositori James MacMillan e Eurico Carrapatoso commissionate dal Santuario di Fatima per la celebrazione del Centenario delle Apparizioni. Integrato nella cerimonia di chiusura della celebrazione delle Apparizioni di Fatima, questo singolare concerto, realizzato dall’Orchestra e dal Coro Gulbenkian e diretto da Joana Carneiro, presenta nella sua realizzazione, fra altre, opere commissionate dal Santuario di Fatima ai compositori James MacMillan e Eurico Carrapatoso”. 

Certamente bello ed istruttivo. Ma perché farlo in sostituzione del rosario, e non, per esempio, in aggiunta? Dopo la preghiera certamente lo spirito dei pellegrini sarebbe più pronto a cogliere la bellezza delle note.

 

Abbiamo ricevuto questa lettera, che ci sembra interessante riportare:

Caro Marco Tosatti.
Sono uno dei lettori del tuo sito e vivo a Lisbona. Scrivo in italiano con l’aiuto di Google Translate, quindi naturalmente è un testo con un certo gustoso extraterrestre …Ha dichiarato sul suo sito web che il Santuario avrebbe sostituito la Messa e il Rosario per una videomappatura e un concerto. La sua affermazione si basava legittimamente sul sito del Santuario, che, infatti, per alcuni giorni aveva queste informazioni incomplete. A mio avviso, grazie al suo testo, il Santuario si rese conto che era andato storto. L’errore è stato pertanto corretto. La vera novità è che oltre al solito programma con tutte le preghiere e le celebrazioni, come è stato fatto per decenni, questo anno speciale sarà anche una videomapping e un concerto.

Cordiali saluti.

Grazie mille al lettore. E siamo contenti che ci sia stata una correzione….



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SAN PETRONIO DOMENICA, POI TARRAGONA, CATALOGNA. L’USO DELLE CHIESE COME SPAZI POLIFUNZIONALI. UN DIBATTITO.

Marco Tosatti

Mentre in Italia si discute accanitamente sulla tavolata imbandita a San Petronio, in pieno stile Sant’Egidio, per mangiare con il Pontefice, un dibattito certamente serrato, come potete vedere QUI e QUI, in Spagna si ampliava ulteriormente il concetto di chiesa come luogo poli-funzionale, stile sala comunale attrezzata o palestra multiuso.

In una parrocchia dell’arcidiocesi di Tarragona, come ci informa Infovaticana, guidata da mons. Jaime Pujol, si è avuto lo strano matrimonio d liturgia, fede e politica. In una chiesa di Villa-Rodona, a Alt Camp, mentre era in corso una liturgia in contemporanea si svolgeva il conto di conferma delle schede per il referendum (giudicato illegale dal governo centrale).

Mentre i fedeli nei banchi cantavano e pregavano durante l’ufficio si svolgeva lo scrutinio delle schede.

Il sacerdote, in paramenti liturgici, era all’altare; vicino a lui varie persone ordinavano su una tavola le schede di voto.

Non è chiaro di quale cerimonia liturgica si trattasse. Ma è indubbio che c’erano canti e preghiera e il sacerdote era vestito come se dovesse celebrare messa.

Naturalmente è un fatto che ha destato scalpore. E proteste. Jaume Clotet, Direttore generale della comunicazione del governo della Catalogna, ha commentato su Twitter: “Quelli stessi che approvavano quando la Chiesa polacca faceva fronte alla dittatura comunista adesso si irritano se si mettono le urne in una chiesa catalana. Va così”.

Insomma, avrà anche ragione, ma forse sarebbe opportuno mantenere il senso delle proporzioni….

E umilmente chi scrive fa notare che di norma nelle moschee e nelle sinagoghe , davanti al mihrab e ai santi sefarim non si fa altro che pregare. La perdita del sacro di cui tanto ci si lamenta vive anche di questi episodi.

Potete vedere un video dell’evento qui. 



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SAN PETRONIO, BOLOGNA. AH NO, SCUSATE…ERA UNA PREVISIONE PER IL FUTURO. ASPETTANDO I SALAFITI…:-)))

 

Invece l’aspetto della cattedrale felsinea trasformata in sala da pranzo con bagni annessi era questo:

 

 


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CORREZIONE FILIALE: QUASI QUADRUPLICATE LE ADESIONI. MIGLIAIA DI FIRME POPOLARI. PAROLIN: DIALOGARE…

Marco Tosatti

Si sono quasi quadruplicate, a partire dalle quaranta iniziali le adesioni di studiosi, professori teologi e religiosi alla “Correzione Filiale” consegnata al Pontefice l’11 agosto a Santa Marta e resa nota domenica scorsa, dopo che non era stata ricevuta nessuna risposta agli organizzatori. Attualmente hanno aderito in 156 studiosi. A fianco dell’iniziativa, che come sappiamo è riservata a persone di un certo livello accademico o teologico, se ne sono sviluppate altre, di appoggio. Quella di Life Site News ha raggiunto, a ieri, oltre le cinquemila adesioni (5025, per l’esattezza). Mentre quella lanciata da One Peter Five, di Steve Skojec, ieri aveva raccolto più di diecimila adesioni (10624, per la precisione). So dell’esistenza di altre raccolte di firme in appoggio popolare alla “Correzione Filiale”, ma non sono in grado in questo momento di fornire dati più precisi. È da ricordare comunque che nei mesi scorsi una “Supplica filiale” al Pontefice, sempre su questo tema, aveva raccolto centinaia di migliaia di firme in tutto il mondo. Si tratta comunque di iniziative totalmente staccate e indipendenti rispetto ai “Dubia” avanzati al Papa e alla Congregazione per la Dottrina della Fede da quattro cardinali, di cui al momento sono in vita Brandmüller e Burke. E non è improbabile che a breve periodo ci possano essere novità di rilievo anche su quel fronte.

Appare sempre più evidente che non si tratta di iniziative folcloristiche, come vorrebbero far credere con maggiore o minore abilità e finezza gli agenti della propaganda iperpapista. Così come risulta sempre più incredibile e surreale il rifiuto a un confronto sui temi concreti e il silenzio del Pontefice. Non bastano certo battutine su San Tommaso, avidamente rilanciate dai tifosi papolatri a sciogliere perplessità e a riportare ordine in una situazione di cui Amoris Laetitia è stata il detonatore di confusione massima.

Con toni diversi persone diverse se ne stanno rendendo conto. Una frase del Segretario di Stato, il card. Pietro Parolin, è indicativa. A margine di un incontro di Aiuto alla Chiesa che Soffre gli è stata posta una domanda sulla Correzione Filiale. Il braccio destro del Pontefice ha detto: “È importante dialogare anche all’interno della Chiesa”. E la persona che fino a pochi mesi fa rivestiva il ruolo più importante in Vaticano in campo teologico, il cardinale Gerhard Müller, in una intervista rilasciata a Edward Pentin, del National Catholic Register, ha detto che la Chiesa non ha bisogno di “polemiche e polarizzazioni”, ma al contrario di “più dialogo e reciproca fiducia”. Müller ha lanciato l’idea di una commissione composta da vari cardinali, nominati dal papa, che discutano teologicamente sulle parti controverse dell’Amoris Laetitia con rappresentanti dei Dubia e della Correzione. Forse si può leggere la dichiarazione del Segretario di Stato anche alla luce di questa proposta.

Vogliamo poi riportare le parole del solo vescovo firmatario, René Henry Gracida, novantaquattro anni, emerito di Corpus Christi, che ha così spiegato le sue ragioni: “Alcuni amici – scrive Gracida – mi hanno chiesto i motivi per cui ho scelto, domenica scorsa, di firmare la correzione filiale. Sinceramente mi sorprende che qualcuno senta il bisogno di chiederlo, perché la risposta è semplice e, spero, è evidente: amo la Chiesa. Amo la Chiesa in quanto corpo mistico di Cristo. Amo la Chiesa come comunità di uomini e donne fedeli, giovani e vecchi, liberali e conservatori. Mi dispiace vedere che le persone soffrono, come soffro anch’io, per la crisi che affligge la Chiesa”. La correzione filiale “è così ben scritta, così rispettosa, così completa, così dettagliata” che il presule si attendeva “molti dei miei fratelli vescovi fossero felici di firmarla. Forse ingenuamente, ho pensato che la mia firma potesse incoraggiare altri vescovi a rendere pubblici i loro punti di vista, ma molti sono timidi e temono ritorsioni da parte di Roma”

Una delle adesioni più recenti è quella di don Andrew Pinsent, cinquantuno anni, di Brighton, direttore per la ricerca del Centro Iam Ramsey di Oxford su scienza e religione, sacerdote, teologo (laureato alla Gregoriana) e filosofo; inoltre è uno scienziato, con una laurea in fisica. Pinsent, ritiene “manipolato in modo ridicolo” l’ultimo sinodo, ( e chie legge questo blog, e chi leggeva San Pietro e Dintorni, sa quante prove abbiamo portato in questa direzione), ricorda che le richieste di chiarezza al Pontefice sono rimaste inevase, e che “come ha recentemente avvertito il professor Josef Seifert, prima di essere licenziato a causa delle sue posizioni, ci troviamo di fronte al rischio di una totale distruzione degli insegnamenti morali della Chiesa cattolica. Vorrei aggiungere che le contraddizioni ora introdotte negano la ragione stessa e sono catastrofiche per la missione della Chiesa. Dal momento che ho donato la mia vita al sacerdozio esclusivamente per la salvezza delle anime, ho dovuto aggiungere il mio nome alla correzione”.



PEZZO GROSSO DRIBBLA LA CORRECTIO FILIALIS E PARLA DI SOLDONI, CIOÈ DI MILONE E DELL’ULTIMA GRANA FINANZE IN VATICANO.

Marco Tosatti

Ci ha scritto Pezzo Grosso. Non ci sorprende che ci abbia scritto, e che non ci abbia parlato – almeno lui! – della Correzione Filiale rivolta al Pontefice regnante, che ha raggiunto, a quanto ci dicono, i 146 firmatari, nella speranza di incrinare il silenzio irreale che circonda le conseguenze di Amoris Laetitia.

Pezzo Grosso non si occupa tanto di teologia, quanto di politica e infatti il suo intervento di oggi si rivolge a un fatto che la Correzione ha aiutato a far passare in secondo piano. L’intervista di Libero Milone, uomo del nuovo corso economico, forzato alle dimissioni da Revisore dei Conti, e la risposta molto secca e accusatoria della Sala Stampa vaticana, e del Sostituto alla Segreteria di Stato, mons. Angelo Becciu, secondo cui Milone stava spiando alcuni personaggi della Santa Sede.

Da qualunque parte la si prenda, una brutta storia, né la prima né l’ultima, ahimè, quando Santa Sede e soldoni vengono a contatto. Che cosa ne pensa Pezzo Grosso? Leggete.

“Abbiamo notato l’enfasi e l’attenzione sulla pubblicazione della cosiddetta correzione al Papa in ragione di propagazione di eresie. Non son un esperto ed ho faticato un po’ a comprendere il linguaggio ‘teologico-canonico’ ma non ho trovato accuse di ‘eresia’ al Papa, semmai l’implorazione a rispondere ai ‘Dubia’ al fine di evitare errori che possano corrompere l’indissolubilità del matrimonio.

Invece mi son fatto l’impressione che, come spesso succede, ( accadde per Vatileaks I e Vatileaks II) si sia scelto questo argomento, ormai vetusto dopo i Dubia, per confondere l’attenzione dovuta al cosiddetto “caso Milone” riferito alle finanze vaticane, di cui so solo quello che leggo sui giornali, intervista di Milone sul Corriere inclusa.

Dopo cinque anni vediamo che la situazione di “inquietudine” sul tema finanze vaticane , cresce esponenzialmente. Non so molto, ma se potessi dare un suggerimento al Papa e soprattutto al Segretario di Stato, gli chiederei di indagare su chi presiede e gestisce l’organo di controllo delle finanze vaticane. E’ mai possibile che si licenzino direttori, presidenti , controllori dei conti e chi ha obbligo di controllare il tutto cioè l’AIF, sia sempre indenne, ignorato, come inesistente? Ma sono i vertici dell’AIF che comandano veramente? Per conto di chi? Papa Francesco, card. Parolin, vi imploriamo per il bene della Chiesa, indagate…. Indagate”.

Grazie a Pezzo Grosso he ha distolto cinque minuti la nostra attenzione dalla Correzione Filiale, e dalle petizioni popolari ad essa collegate.



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