CI CHIEDEVANO PAROLE DI CANTO. LA CRISI DELLA MUSICA SACRA. UN LIBRO, UNA LETTERA A FRANCESCO.

Marco Tosatti

Se c’è una persona che ha le carte in regola per scrivere un libro sulla situazione – e possiamo dire crisi – della musica liturgica attuale questi è Aurelio Porfiri. Porfiri è un compositore, direttore di coro, educatore e autore. Ha al suo attivo circa 30 volumi e 600 articoli. La sua musica è pubblicata in Italia, Cina, Stati Uniti, Francia e Germania. Ha collaborato con numerosi blogs, riviste e quotidiani come Zenit, La nuova bussola quotidiana, O Clarim, La croce quotidiano, la fede quotidiano, Liturgia, La vita in Cristo e nella Chiesa, Rogate ergo, Camparidemaistre, Il messaggio del cuore di Gesù, Patheos, e altri siti e pubblicazioni ancora.
In questa sua opera, appena uscita e disponibile su Amazon e altre opportunità di acquisto on line, Porfiri raccoglie una serie di saggi a articoli scritti nel corso degli anni. Tutti questi articoli sono uniti da un filo rosso. E cioè l’analisi della situazione attuale della musica liturgica. Aurelio Porfiri intende proporre una riflessione che si basi su dati di fatto non positivi, né piacevoli: uno dei più grandi patrimoni della nostra civilizzazione versa in profonda crisi. La Chiesa, che fu madre e patrona insigne dell’arte più eccelsa, ora sembra rincorrere stanche mode nate e cresciute al di fuori dei suoi sacri recinti, e spesso di una qualità oggettivamente scadente, e non solo da un punto di vista liturgico.
Autore dell’introduzione è un nome di grande prestigio: il maestro Valentino Miserachs Grau, preside emerito del Pontificio Istituto di Musica Sacra e Maestro Direttore della Cappella Musicale Liberiana nella Basilica di Santa Maria Maggiore in Roma. Questa la sua opinione: “La crisi della musica nella liturgia oramai ha toccato delle vette (o degli abissi, dovremmo meglio dire) drammatici. Siamo in una situazione che non fa intravedere una via di uscita facile o immediata. Ci sono molte iniziative buone e di persone che hanno a cuore l’importanza di questa grande arte a servizio della liturgia, ma purtroppo poco si muove ai vertici, poco si muove da parte di coloro che dovrebbero prendere decisioni importanti in questo campo”. E questo il suo giudizio sul libro: “Aurelio Porfiri in questo suo testo ha voluto richiamare tutti ad un severo esame di coscienza, un salutare richiamo all’ordine per poter ripartire, quando tutto sembra perduto. Non è assente una certa vis polemica, ma in fondo è ruolo dei laici anche quello di avere il coraggio di denunciare con rispettosa libertà situazioni che mettono a rischio la salus animarum. Lui lo fa con coraggio e chiarezza, come del resto lo ha fatto sempre anche nei suoi scritti precedenti. Nei vari capitoli si affrontano in modo sintetico ma pregno alcuni degli snodi importanti, come quello della preparazione del clero (di cui già abbiamo parlato), degli strumenti musicali e molti altri. Verso la fine offre anche degli esempi di musica liturgica contemporanea che sa mantenere però la dignità della grande tradizione. Sarà utile ripetere che non mancano i compositori ma manca la volontà di cambiare le cose perché si è smarrito il senso e la dignità della musica nella liturgia; questo è conseguenza del fatto che si è smarrito anche e soprattutto il senso e la dignità della liturgia stessa, del senso del sacro. Un testo utile per riflettere e per continuare la buona battaglia, un testo rispettoso delle persone ma fermo nei suoi principi che sono poi i principi della grande tradizione”.
Molti gli argomenti trattati nello scorrere dei capitoli: il disprezzo per la forma, gli strumenti musicali, l’abbandono delle antifone del messale, le resistenze nel clero e molto altro. Un testo utile, importante, scomodo. Certamente da leggere con attenzione, nella speranza che qualcuno voglia, prima o poi rendersene conto, e avviare un processo di riparazione.

Dal sommario e possibile farsi un’idea dei temi, e dei contenuti.
Sommario

Dopo la prefazione di Miserachs Grau e l’introduzione abbiamo questo menù :
Musica e liturgia alla deriva
Forma mentis
La bellezza nella musica liturgica
Musica liturgica e musica leggera
L’anticlericalismo del musicista liturgico
Musica liturgica profumata
Musica liturgica e clero
Il mito del Concilio Vaticano II
L’eresia populista nella musica di Chiesa
La civiltà occidentale
Non ti pago!
God save the Queen!
Le battaglie perse di Papa Benedetto XVI
L’equivoco del canto popolare nella liturgia
Il razionalismo liturgico
Un improbabile incontro
Capito l’antifona?
Se non avete ancora capito l’antifona…
Tre motivi per amare il buon canto liturgico (e uno per odiarlo)
Gli strumenti musicali nella liturgia
La musica al mio funerale
Delle italiche crisi vo narrando…
Osteria del Vaticano
Musicisti di tutto il mondo, unitevi!
Cantantibus organis
Un Concilio non conciliante
Guerra
Laicizziamo
La perdita del centro
Musica liturgica tra percezione ed uso
Ma che vergogna è questa?
In difesa della musica per la liturgia (e contro la musica nella liturgia)
Il Verbo si è fatto carne
L’organista celebrante
Antifone d’ingresso
Missa de Angelis
La Messa di Sant’Albano
O Cristo splendore del Padre
Le antifone del Messale
Il bosco
Lettera a Papa Francesco.

 


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GENOVA CONSACRATA ALLA MADONNA. E INOLTRE: L’ABATE FARIA CONTRO LA SCIATTERIA MUSICALE DIFFUSA IN CHIESA.

Marco Tosatti

Oggi l’Abate Faria si toglie un sassolino dalla scarpa in tema di musica nelle chiese. Racconta un episodio, che però – ahimè – è indicativo di una tendenza che purtroppo ormai è super diffusa. Un esempio eccelso del ridicolo e della sciatteria della Chiesa che cerca di “aggiornarsi”, verso il basso. Ma apriamo però il blog di oggi con una notizia seria, che ci ha fatto molto piacere (Genova è la città d nascita di chi scrive. Che è questa, ed è collegata alla fotografia del blog odierno: il 16 ottobre 2017, il Cardinale Angelo Bagnasco ha consacrato la diocesi di Genova a Maria Santissima, indicando anche nella Santa Messa e nel Rosario quotidiani le armi contro il Maligno e contro il secolarismo che porta a vivere senza Dio o come se Dio non esistesse. Inutile ricordare che si è celebrato in questi giorni il centenario dell’ultima apparizione a Fatima.

Ma ecco a voi l’Abate Faria:

Me ne camminavo solo soletto per Roma quando da una piazza ascoltavo venire incitazioni di tono sudamericano amplificate da un altoparlante. Poi canti, invocazioni, preghiere. I canti erano la solita roba pop con parole vagamente religiose. Mi aspettavo di trovare qualche nuovo movimento cattolico, ma in realtà erano pentecostali sudamericani che promuovevano le proprie chiese.

Interessante il fatto che mi possa esser venuto il sospetto fossero cattolici. Certo in ambito profano si può capire che si usino linguaggi musicali più popolari, pur se si dovrebbe stare attenti a non scadere nel ridicolo. Eppure, quello che è preoccupante, è che questa profanizzazione del sacro è oramai ben dentro le nostre parrocchie, dove ragazzotti di buona volontà (ma cattiva preparazione liturgica) ci ammorbano con i rimasugli rivoluzionari del postconcilio o con le cantilene melense nate all’ombra delle cupole romane e delle conferenze episcopali. La liturgia è a un livello così basso…ma in Vaticano si ritiene utile prendersela con la “rigidità” di quelli legati alla forma straordinaria. C’è sicuramente questo elemento in alcuni settori di questo mondo. Io mi rallegrerei che c’è ancora qualcuno che rimane “rigido” dopo decenni di sdilinquimenti pseudo musicali, che sarebbero molto più adeguati ad un corso propedeutico per eunuchi (ma non per il regno dei cieli) che alla grandezza e alla santità della liturgia cattolica.

Abate Faria



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CENTO ANNI FA NASCEVA DOMENICO BARTOLUCCI, GRANDE MAESTRO DI MUSICA SACRA. A DISPETTO DELLE DEVASTAZIONI DEL POST CONCILIO.

Marco Tosatti

Domani, 7 maggio, si ricorda il centenario della nascita del cardinale, e Maestro, Domenico Bartolucci. Bartolucci fu per lungo tempo Maestro della Cappella Musicale Pontificia; fu autore di numerosissime opere nel campo della musica sacra e sinfonica: messe, oratori, sinfonie, concerti, mottetti e via dicendo. Egli visse su di sé tutto quello di devastante – dal punto di vista artistico e musicale – il post Concilio ha sparso nella Chiesa, quando, come è opinione di molti, anche ad altissimi livelli nella Chiesa, (papa Benedetto per citarne uno) incomparabili patrimoni di arte e di fede venivano svenduti (nei casi migliori) per fare posto al “nuovo” a tutti i costi; un nuovo che ahimè non era certo all’altezza di ciò che l’aveva preceduto.

Abbiamo posto qualche domanda sul cardinale Bartolucci ad Aurelio Porfiri, un esperto protagonista della musica sacra. Porfiri – maestro e compositore – fu discepolo di Bartolucci per lunghi anni. Fra l’altro sta preparando un libro sull’illustre musicista toscano.

Quale è il ricordo più forte del Maestro?

Lo ricordo specialmente nel tempo della vecchiaia avanzata, quando diveniva più fragile e non usciva più dalla sua casa di Via del Monte della Farina. Il suo carattere forte, di toscano verace, si era smussato, dando luogo ad una dolcezza che sicuramente era figlia della fragilità ma anche del piacere di vedere che molti suoi discepoli non lo avevano dimenticato“.

Perché è opportuno ricordare adesso la sua figura?

Molto semplice. Perché è stato il più grande musicista nel campo della musica sacra del XX secolo. Immagino che alcuni musicologi non saranno d’accordo con me. Ma, come anche per il suo grande estimatore Benedetto XVI, la sua grandezza si vedrà in avvenire“.

Sta preparando un libro su di lui. Che cosa ci può anticipare?

Sto preparando un testo che sarà presto disponibile. Ho avuto la fortuna di trovare elementi di grande interesse in vari archivi e nel tempo ho raccolto molto materiale su di lui. Non sarà un testo apologetico, cercherò di dargli una dimensione vera, senza nascondere luci e ombre della sua lunghissima attività. Poco prima che morisse gli annunciai questo testo, ed egli mi chiese di trattarlo bene. Certamente lo farò, cercherò di farlo vedere per quello che era (e la mia opinione su di lui, da quanto ho detto, mi sembra essere già molto chiara), non cercando raccontare storie per abbellire la sua personale vicenda. Non dimentichiamo che fu un uomo che visse la guerra, ma anche un uomo che visse un periodo drammatico della storia della Chiesa, in cui ancora ci troviamo. C’è poi tutta la vicenda del suo “pensionamento” dalla Cappella Sistina e varie altre cose che, con il rispetto per tutti, credo vadano comunque fissate su carta. La storia giudicherà. Vorrei farlo vedere in rilievo nel contesto storico e artistico in cui è vissuto“.

Ho visto che in questi giorni stanno nascendo varie iniziative in suo onore.

“Benissimo, spero sia qualcosa che duri nel tempo, che non si tratti di iniziative sporadiche. Ma il percorso per una sua efficace riscoperta non è solo quello dei concerti e delle esecuzioni musicali, che pure sono importanti, ma soprattutto quello di una musicologia che rimuova le incrostazioni che alcuni, tra i partigiani e tra gli avversari, ha contribuito a far proliferare”.



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SALVARE LA MUSICA SACRA. DICHIARAZIONE-DENUNCIA AL PAPA FIRMATA DA OLTRE DUECENTO MAESTRI ED ESPERTI MONDIALI.

Marco Tosatti

Il 5 marzo ricorre il cinquantesimo anniversario di “Musicam Sacram”, l’ultimo grande documento dedicato in maniera totale alla musica che deve accompagnare la liturgia. Fu approvato da Paolo VI, e portava la firma di due cardinali: Giacomo Lercaro, arcivescovo di Bologna e presidente del “Consilium” per l’attuazione della costituzione conciliare sulla liturgia, e Arcadio Larraona, Prefetto della sacra congregazione dei riti. A cinquanta anni di distanza più di duecento musicisti, musicologi ed esperti di musica sacra rendono pubblica una dichiarazione, rivolta ai responsabili della Chiesa, per cercare di riportare sui binari della correttezza una situazione che ai loro occhi è degenerate e sta degenerando.

I promotori di questa presa di posizione sono due musicisti e musicologi di grande fama. Aurelio Porfiri, direttore della rivista internazionale “Altare Dei” edita a Macao e Hong Kong e autore di libri e saggi sulla musica sacra e la liturgia, e l’americano Peter A Kwasniewski, professore di teologia e filosofia e direttore di coro al Wyoming Catholic College.

La “Dichiarazione sulla situazione attuale della musica sacra” si apre così: “Noi sottoscritti – musicisti, sacerdoti, insegnanti, studiosi e amanti della musica sacra – offriamo umilmente alla comunità cattolica di tutto il mondo questa dichiarazione, esprimendo il nostro grande amore per il patrimonio di musica sacra della Chiesa e la nostra profonda preoccupazione riguardo il suo difficile stato attuale”. Vengono ricordati documenti e la storia dell’amore che la Chiesa ha sempre avuto questa forma espressiva; e poi si afferma: “Alla luce del pensiero della Chiesa così frequentemente espresso, noi non possiamo evitare di essere preoccupati per la situazione attuale della musica sacra, che è quantomeno drammatica, con abusi nel campo della musica sacra che sono ora la norma, piuttosto che l’eccezione. Noi riassumeremo qui alcuni di questi elementi che contribuiscono allo stato presente di desolazione in cui versa la musica sacra nella liturgia.

Questa mancanza di comprensione liturgica e teologica va insieme con l’aver abbracciato il secolarismo. Il secolarismo di stili musicali pop ha contribuito alla desacralizzazione della liturgia e allo stesso tempo il secolarismo dettato dalle esigenze di profitto di un certo tipo di mercato ha favorito l’imposizione di mediocri repertori di musica per le parrocchie. Ha incoraggiato un antropocentrismo nella liturgia che mette in pericolo la vera natura della stessa. In ampi settori della Chiesa al giorno d’oggi c’è una relazione scorretta con la cultura, che può essere vista come una ‘rete di connessioni’. Nell’attuale situazione della musica liturgica (e della liturgia in se stessa, perché le due sono legate), noi abbiamo interrotto questa rete di connessioni con il nostro passato e abbiamo provato a collegarci ad un futuro che però non ha significato senza contatto con il suo passato. Oggi la Chiesa non sta attivamente usando la sua ricchezza culturale per evangelizzare, ma è piuttosto essa stessa usata da una cultura secolarizzata, nata in opposizione alla Cristianità, che destabilizza quel senso di adorazione che è al cuore della fede Cristiana. Ci sono gruppi che spingono per un “rinnovamento” che non riflette l’insegnamento della Chiesa ma serve solo la propria agenda, visione del mondo e interessi. Questi gruppi hanno alcuni dei loro membri in importanti posti di comando, da dove loro possono mettere in pratica i loro piani, la loro idea di cultura e il modo in cui noi dovremmo avere a che fare con tematiche di attualità. In alcuni paesi potenti lobbies hanno contribuito alla sostituzione de facto di repertori liturgici fedeli alle direttive del Vaticano II con repertori di bassa qualità”.

La dichiarazione afferma poi che “Un’altra causa di decadenza della musica sacra è il clericalismo, l’abuso di posizioni e status da parte del clero. Il clero, che è al giorno d’oggi spesso poveramente educato nella grande tradizione della musica sacra, continua a prendere decisioni sul personale da impiegare e sulle direttive da offrire, contravvenendo spesso lo spirito autentico della liturgia e il rinnovamento della musica sacra, così richiesto a nostri giorni. Più che spesso alcuni membri del clero contraddicono gli insegnamenti del Vaticano II in nome di un supposto ‘spirito del Concilio’”.

La dichiarazione prosegue poi con lo sguardo rivolto al futuro:

“Può sembrare che ciò che abbiamo detto sia pessimistico, ma noi manteniamo la speranza che ci sia una via per uscire da questo inverno. Le seguenti proposte sono offerte in spiritu humilitatis, con l’intenzione di recuperare la dignità della liturgia e della sua musica nella Chiesa”.

Consigliamo chi sia interessato a leggere direttamente la Dichiarazione sulla pagina di Altare Dei.



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