IL PONTEFICE, LA TRATTA, GLI APPELLI ALL’ACCOGLIENZA DEI MIGRANTI. NON È UNA PASTORALE OSSESSIVA?

Marco Tosatti

Santità, ci dia un poco di respiro. Si lamentava della pastorale ossessiva sui temi della vita, con implicito riferimento ai suoi predecessori, e a qualche santo di scarso calibro, come madre Teresa di Calcutta, che lottavano contro l’aborto, e ormai ci obbliga a subire, noi cattolici e gli altri abitanti di questo sciagurato Paese una pastorale ossessiva sui migranti. E, ci scusi, ma non tengono proprio le bugie di chi sostiene che la Chiesa non fa politica. La fa, la fa, e solo a favore di una certa area politica. Come diceva l’armatore genovese della barzelletta, che sapendo del suicidio di un collega commentava: avrà avuto la sua convenienza, immaginiamo che anche la Chiesa in Italia magari qualche sua convenienza ce l’avrà, in questo giro di affari milionario che è l’accoglienza ai clandestini.

Ma Lei è il Papa, e, anche se di questo devastato Paese non gliene importa nulla, e anche se legge solo un giornale, quello più di sinistra e sorosiano e piddino che ci sia, e anche se i suoi consiglieri sono quelli che sono, e le cose gliele contano solo in un certo modo; anche se; ma non le sembra che la frequenza con cui si occupa di questo singolo tema non sia davvero ossessiva?

Ieri sul suo profilo Twitter leggevamo, tanto perché non corressimo il pericolo di restare digiuni dell’argomento: “Con spirito di misericordia accogliamo le vittime della tratta e coloro che fuggono dalla guerra e dalla fame”.

Invece lunedì (siamo a mercoledì, badate) leggevamo le sue dichiarazioni: “<Tante volte i migranti sono sporcati dai commenti>. Lo ha detto il Papa incontrando dei giovani impegnati nella riflessione sulla tratta. «Alcuni mesi fa ho visto su un giornale un titolo che riguardava una piccola città. <Questa è la città dove ci sono stati più stupri quest’anno e il 40% di stupratori erano migranti. Questo è un modo di sporcare i migranti. E l’altro 60% chi erano? Italiani. C’è un modo di presentare le cose che ti cambiano la verità>. Poi rivolto ai giovani ha detto: <Non abbiate paura di incontrare i migranti. Aprite il vostro cuore, fateli entrare> perché potrete incontrare Cristo >anche nelle persone migranti, che sono fuggite da casa, e rimangono intrappolate nelle reti> della schiavitù. Poi ha riferito di una ragazza che era stata <ingannata da una donna molto cattolica>; è arrivata in Italia ed <è stata messa nella catena della prostituzione>. Quando è stata salvata ed è entrata in un istituto dove <il capo era una suora non voleva entrare perché era stata una donna molto cattolica ad ingannarla e a farle fare la schiava>”. Non poteva mancare la stoccatina alla donna “molto cattolica”, perché sappiamo che i molto cattolici stanno un po’ sullo stomaco al papa. Ma forse può essere utile leggere quelle che sono le percentuali dei crimini commessi in Italia. E teniamo conto che gli stranieri sono l’8 per cento della popolazione globale. E comunque, forse, non sembra che ci sia un gran bisogno di incrementare la fauna criminale nostrana importandone.

Intanto da Bruxelles Frontex ci fa sapere che sono più di 4.800 i migranti sbarcati sulle coste italiane passando per la rotta Mediterranea registrati nel mese di gennaio. Si tratta di un numero raddoppiato rispetto a dicembre 2017.

Giustamente il Pontefice parla di quella che è evidentemente una tratta; in cui sono le vittime stesse a pagare per la loro deportazione. Ma non è che i richiami tambureggianti all’accoglienza provenienti dal Pontefice stesso e dai responsabili della Chiesa italiana da lui nominati possano avere un effetto di stimolo sul fenomeno? Che strano modo di combattere un fenomeno esaltandone alcuni aspetti, contro quello che dicono i vescovi e i responsabili dei Paesi interessati. Se so che mi accolgono, corro il rischio di partire. Se no, forse non mi metto in un’avventura senza sbocco.

Ecco, quello che vedete in cime all’articolo è un manifesto di tre anni fa. Chiaro, no?

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UN BESTIARIO CLERICALE. IL PAPA PUÒ DIRE LE BUGIE? E IL CARDINALE BLAISE CUPICH? GALANTINO, LA CHIESA E LA POLITICA.

Marco Tosatti

Questo è un Bestiario Clericale triste. Più triste di quanto possiate immaginare. Facciamocene una ragione: il romano Pontefice forse dice le bugie. E questo, permettetemi di dirlo, è almeno per me un grande motivo di tristezza.

Il Papa può dire bugie?

L’ultimo episodio – ma non il solo, ahimè – è quello degli abusi sessuali commessi in Cile da padre Fernando Karadima, e a cui avrebbe assistito anche quello che adesso è – nominato dal Pontefice – il vescovo di Osorno, Barros. Le vittime avrebbero voluto incontrare il papa, nella sua visita di gennaio 2018. Non è stato permesso. Nel volo di ritorno, come scrive Catholic World News il papa ha chiesto evidenze delle accuse, dicendo di non averne avute. Così scriveva la collega Franca Giansoldati sul Messaggero: “Io non ho sentito alcuna vittima di Barros. Non sono venuti, non ho potuto parlare con loro, non si sono presentati. Su una cosa dobbiamo essere chiari che chi accusa senza evidenza e con pervicacia è calunnia. Se viene una persona con una evidenza sono il primo ad ascoltarlo”. Ora, le vittime di Barros avevano chiesto, durante il viaggio in Cile, di essere ricevute dal Pontefice. Che però ha ricevuto altre vittime di abusi, con molta discrezione, ma non loro. E successivamente la collega Nicole Winfield, dell’Associated Press, ha pubblicato una lettera scritta al papa nel 2015 dalle vittime di Barros. Come scrive Catholic World News, “Il cardinale Sean O’Malley, che presiede la commissione papale speciale sugli abusi, ha informato i membri della Commissione di aver consegnato a mano la lettera della vittima al Pontefice. Juan Carlos Cruz, l’autore della lettera ha detto all’Associated Press di aver ricevuto assicurazioni dal card. O’Malley sul fatto che il papa ha ricevuto la sua lettera nel 2015”.

Purtroppo non è la prima volta che ci sono, diciamo così, delle discrepanze di questo genere. Cito così a memoria, senza aver fatto una ricerca più estesa. Qualche anno fa il Pontefice disse una grase del genere: non mando via nessuno senza avergli prima parlato. Però Rogelio Livieres Plano, vescovo di Ciudad del Este, è stato cacciato dalla sua diocesi, e ha passato due settimane a Roma chiedendo di essere ricevuto dal Pontefice, senza fortuna, prima di tornare in Argentina, e morirvi di tumore qualche tempo dopo. In un’altra occasione, rispondendo a una domanda su perché fossero stati cacciati senza spiegazioni e contro il volere del card. Mueller tre bravi e capaci dipendenti della Congregazione per la Fede, il papa ha detto: “Si è cambiato il direttore dell’ufficio disciplinare della Congregazione per la dottrina della fede, che era bravissimo ma un po’ stanco ed è tornato in patria per fare lo stesso lavoro con suo episcopato”. Il direttore dell’ufficio disciplinare era uno dei tre ufficiali licenziati arbitrariamente. E non era affatto stanco. E non aveva nessun desiderio di tornare in patria.

E sempre al volo: in un’intervista mai smentita subito dopo il suo non-rinnovo nell’incarico il card. Mueller disse che il Pontefice gli aveva spiegato così la decisione: d’ora in poi non voglio mantenere nessuno in carica in Curia dopo i 75 anni, e lei è il primo a cui la decisione si applica. Ora ai massimi vertici della Curia non mancano esempi contrari: i cardinali Amato, Stella, Coccopalmerio sono i primi che mi vengono alla mente, ma ce ne sono anche altri. Non solo: dalla Terza Loggia mi dicono che si sta pensando a una misura per prorogare a 78 anni la permanenza dei vescovi e dei responsabili di Curia, o in subordine, a una norma che renda ancora più chiaro e normato quello che già accade: e cioè che il Pontefice può ad libitum tenere o mandare. Insomma, facciamocene una ragione: se non vogliamo dire che il papa dice le bugie (non si fa!) ammettiamo che è un po’ distratto….

Cupich, tu quoque…

E deve essere – la distrazione – una malattina contagiosa, se il cardinale di Chicago, Blaise Cupich, si è fatto correggere da Edward Pentin, del Catholic Register, mentre raccontava una sua versione del Sinodo sulla Famiglia, quello che ha portato ad Amoris Laetitia, le ambiguità e le controversie che ancora durano e dividono la Chiesa. In questa intervista il cardinale Cupich   dice a un certo punto: “I vescovi…erano uniti sotto questo aspetto, alla fine votando per tutte le proposte con un voto di oltre i due terzi e nella maggior parte dei casi in maniera quasi unanime”. Scrive Edward Pentin: “Eminenza, come sa chiunque abbia seguito il sinodo, questo è falso”. Il collega rimanda a un articolo molto interessante, di cui estrapoliamo questo paragrafo: “Si dimentica spesso…che a dispetto degli strenui sforzi da parte della Segreteria del Sinodo e di altri di manipolare e dirigere i padri sinodali ad accettare le proposizioni più controverse…nessuna delle tre proposizioni più controverse è riuscita ad ottenere una maggioranza di due terzi durante il primo Sinodo straordinario sulla famiglia nel 2014”. Il che spiega anche perché, Amoris Laetitia è stata concepita in maniera così ambigua. Come ben ha spiegato l’arcivescovo Bruno Forte, riferendo un consiglio del Pontefice: “Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati risposati – ha riportato Mons. Forte – questi non sai che casino che ci combinano. Allora non ne parliamo in modo diretto, fa in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io”. Dopo aver riportato questa battuta lo stesso Forte ha scherzato dicendo: “Tipico di un gesuita”.

Galantino, la politica e la Chiesa

Ce n’è abbastanza per essere tristi, non vi pare? Ma poi abbiamo – e se ne è occupato ieri Pezzo Grosso – l’intervista alla sua televisione di mons. Galantino. Che ha detto, fra l’altro: “La Chiesa da sempre quando ha affrontato il tema dell’immigrazione ha affrontato il tema delle storie, dei volti e delle persone migranti. Non ha affrontato il problema politico perché la politica non spetta ai vescovi o al Papa”. A voi sembra che corrisponda alla realtà? Ho forti dubbi, perché neanche ai tempi della DC si è vista una simile contiguità dei vertici della Cei a un partito politico al governo. E ahimè non è facile allontanare l’idea che oltre alla vicinanza ideologica, di per sé abbastanza straordinaria, nei confronti di un partito che ha fatto passare leggi contrarie ai valori cristiani, ci sia anche una corposa fetta di interesse in tutto questo. Ma anche se le intenzioni fossero candide come la neve, i vescovi italiani senza fare politica una parola politica dovrebbero dirla, eccome. Dovrebbero, da pastori di un popolo specifico a loro affidato, dire ai governanti che non è lecito assecondare e favorire politiche migratorie senza regole, eterodirette, e farsi in buona sostanza complici di fenomeni di tratta degli esseri umani. I vescovi dovrebbero ricordare che non si può giocare con queste alchimie senza correre il rischio, prima o poi, di un’esplosione. Dovrebbero forse sentire quello che dicono i vescovi e i governanti africani, su questo argomento, e farne tesoro. E non nascondersi dietro il comodo minimalismo delle singole storie, su cui possiamo essere tutti d’accordo. Dovrebbero: se ne avessero statura, responsabilità e capacità.

Ora sapete perché questo è un Bestiario triste.


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PEZZO GROSSO COMMENTA L’INTERVISTA DI MONS. GALANTINO SULLE ELEZIONI POLITICHE E SUI MIGRANTI. MA È PROPRIO TUTTO CHIARO?

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, ieri il segretario generale della CEI, mons. Galantino, ha parlato alla sua televisione, TV2000. E questa mattina abbiamo trovato un commento sdegnato di Pezzo Grosso, che pubblichiamo. Nei prossimi giorni non è escluso che Stilum Curiae torni ad occuparsi del problema creato dalla CEI e della sua contiguità imbarazzante con il partito attualmente al governo. Intanto a fianco dell’immagine del Segretario CEI troverete una schermata presa su Twitter, che illustra qualche aspetto diciamo così, un po’ problematico del fenomeno della tratta nel nostro Paese. Ma eccovi Pezzo Grosso:

“Caro Tosatti, alla trasmissione di TV2000 <Bel tempo si spera> (ma brutto tempo si crea) abbiam sentito un Galantino “coraggioso e controcorrente” che chiede condanne per chi ha sparato ai migranti. Che uomo! Che coraggio! un vero antifascista! Parafrasando il suo discorso, vorrei dirgli che tutti noi cattolici (e suoi ex sostenitori con l’8per mille) siamo preoccupati di ciò che fa la Cei e la Chiesa stessa. Anche a noi piacerebbe che ci fossero sacerdoti, vescovi, papi che aiutino l’Italia e il mondo a far emergere cose belle. Invece avviene il contrario. Chi sta cercando di fare emergere cose belle sono religiosi e sacerdoti perseguitati dalla chiesa che nonostante tutto hanno voglia di andare avanti. L’accenno di Galantino alla vergogna che dovrebbe destare l’utilizzo dei migranti quale merce elettorale sotto elezioni mi ha preoccupato, ma quale TV guarda il segretario Cei? Se guardiamo la sua TV vediamo che è lui che utilizza i migranti quale merce per la sua campagna elettorale verso il Papa (e magari verso l’Organizzazione Mondiale Sanità dell’ONU) per compiacerlo, per sembrare più papa del papa e soprattutto per sembrare buono. Ma per essere realmente buono, caro Galantino, dovrebbe invece sostenere quei sacerdoti e religiosi (che invece l’attuale chiesa disprezza e perseguita) che si preoccupano del bene delle anime aiutandole quanto possono a seguire la dottrina che salva. Questi aiutano realmente le anime a migrare verso il Creatore, questi sono i veri benefattori dei migranti verso il cielo. Quello che dovrebbe esser il suo mestiere, caro Galantino, per cui è profumatamente pagato ed onorato dai suoi stessi media TV.

Mi sono però ormai convinto che criticare persone come Galantino, Sanchez-Sorondo, Spadaro…, non si faccia altro che rafforzarli, si fa il loro bene e il nostro male. Ciò perché Bergoglio difende e promuove chi è attaccato da chi lui considera tradizional-populista, o comunque suo oppositore. Basta vedere che cosa succede a qualcuno vicino a lui quando è apprezzato da coloro che lui disprezza quali “tradizionalisti”, populisti e magari anche un po’ fascisti. Ma mi faccia fare una proposta concreta, caro Galantino. Visto che TV e media vaticani perdono ogni anno decine di milioni di euro, perché caro Galantino, invece di “parlare di nulla”, non li fa chiudere e investe il ricavato per creare lavoro, vero e produttivo per l’Italia?”.


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PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

RVC E LE INTERVISTE DI GALANTINO: SI PREOCCUPA DI PARTITI E IUS SOLI E NON DELLA CHIESA, DOVE NON VA PIÙ A MESSA NESSUNO…

Marco Tosatti

Carissimi, questa volta Romana Vulneratus Curia (RVC per amici e non) è assolutamente al vetriolo. E ne ha ben donde…Fra le intimazioni del Pontefice regnante sull’uso dei cellulari alla guida, e le interviste del segretario dell’Ufficio Affari Anche Religiosi del PD (UAAR, già CEI) mons. Galantino restare calmi e compassati non è cosa semplice. Ma eccovi RVC al suo meglio:

“Scusi se la importuno ancora e in breve tempo, caro Tosatti, ma nonostante il recente lamento di papa Francesco sul “crollo dei fedeli a Messa negli ultimi quattro anni”, avvenuto nonostante l’apertura di Amoris Laetitia, il non voler giudicare, la propaganda mediatica alla nuova chiesa (di Karl Rahner, come l’ha definita il filosofo Stefano Fontana), in Chiesa ci si va solo se ci sono opere d’arte da vedere, come fosse ormai solo un museo. L’8per mille alla Cei diminuisce, ma non per l’impoverimento degli italiani. Il numero di dissidenti (disprezzati) cresce esponenzialmente e le “correzioni” si moltiplicano in varie forme. Persino il mondo più laico o laicista comincia a preoccuparsi che si stia confondendo il male con il bene. Ciononostante, da una parte, il papa rimprovera che guida l’auto parlando al telefono (secondo le istruzioni dell’ONU date per commemorare la giornata delle vittime della strada) facendo basire mezzo mondo, e passi.

Ma Galantino invece che fa per sopperire al crollo dei fedeli a messa? Se la piglia con i partiti politici, vuoi vedere che teme che l’8per mille glielo tolgano del tutto? Il nostro Galantino (si veda Corriere della Sera, mercoledì 22 novembre, pag 9) in una delle solite sue interviste, illuminanti e ponderate, fondamentali per la vita della Chiesa (Chiesa che ormai più che soffrire, è in rianimazione), dichiara a Cartabianca “A giudicare dal grande astensionismo delle recenti elezioni, ultime quelle di Ostia, mi sembra che (i partiti) non vengano più considerati punti di riferimento, e non mi fa piacere”; poi ancora: “Si fatica a trovare partiti che siano portatori di idee e progetti che riescano a tenere in piedi la voglia di andare avanti; e parlando dello ius soli: “I nostri giovani sono increduli rispetto alle motivazioni date per rimandarlo” (ma chi sono questi ‘nostri giovani’ ?). Ma l’astensionismo alla Santa Messa non preoccupa il Segretario della Cei? Io direi, parafrasandolo (se fosse possibile riuscirci, io non sono Crozza ), che <a giudicare dal grande astensionismo alla messa, mi pare che Galantino & Co. non sia più considerato punto di riferimento> e continuerei dicendo (sempre parafrasandolo): <Si fatica a trovare nella chiesa di Galantino idee e progetti che tengano in piedi la voglia di frequentarla>. Non commento ulteriormente, caro Tosatti, vado a pregare che Papa Francesco possa rifare il sogno di San Giovanni Bosco ( 862), quello delle due colonne in mezzo al mare (chi non lo conosce è pregato di andare a cercarlo su internet e divulgarlo, al più presto e a più persone possibili )”.



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L’ABATE FARIA È CONTENTO DEL RITORNO DEL PAPA AL BUON SENSO. E PARLA DI (!) ANIME (!) CHE IL GRIGIO CLERICALE PERDE…

Marco Tosatti

L’abate Faria si era preso, evidentemente, un periodo di vacanza. Il riposo deve avergli fatto bene; perché da quello che ha scritto mi sembra molto attento, con le orecchie e gli occhi bene aperti. Ecco la sua letterina, con una piccola chiosa finale del padrone di casa.

Le parole di Papa Francesco di ritorno dalla Colombia, sul fatto che bisognerebbe accogliere i migranti “finché i numeri restano sostenibili”, sembra soltanto un ritorno ad un principio di buon senso che sembra aver abbandonato da tempo gran parte della gerarchia cattolica, preoccupata spesso più di compiacere gli uomini che di piacere a Dio. 

Ne parlavo con il mio sacrestano che mi diceva di come nel popolino, quel popolino a cui tanto ci si appella, le posizioni degli ultimi tempi di molta gerarchia ecclesiale, suonano tanto comode, quanto poco cattoliche. Perché pure le anime nere vogliono sapere come è il bianco, così da lasciare sempre una speranza aperta per un ritorno ad una vita di bene. Se si insegna che il grigio va anche bene, si perde il contatto con la realtà, quella realtà che il compianto cardinal Caffarra insegnava essere obiettivo dello sforzo educativo: introdurre gli studenti alla conoscenza della realtà.

Per i migranti, bisogna proprio essere chiusi nei propri appartamenti e nelle proprie canoniche per non vedere che l’Italia e gli Italiani non possono sostenere i flussi indiscriminati che alcuni atteggiamenti del Papa e dei suoi interessati accoliti sembravano suggerire. Il bene per i migranti non può essere a scapito di sofferenze per chi qui ci è nato, ci vive, ha le sue radici. 

Il problema non è solo quello dei migranti, ma molto più ampio. Appunto, come dicevo, una perdita del senso della realtà, un vago misericordismo che non è basato nel rapporto con la giustizia. 

Ho detto al mio sacrestano di dire al suo popolino di pregare per il Papa, specialmente per questo Papa. Che Dio gli dia salute e lo protegga, donandogli sempre più la capacità di discerenere alla luce della Tradizione cattolica, quello che è buono da quello che non lo è.

Abate Faria

Come dargli torto? Certo, ci può stupire che finalmente, dopo quattro anni, dalle labbra del Pontefice regnante escano parole, in tema di ossessione migrantista, che assomigliano al buon senso. Anche se certamente non mancherà chi, nella sua Banda Stampa, ci ricorderà che anche in un’altra occasione aveva detto qualcosa che poteva apparire prudente. Come se bastasse mezza parola a controbilanciare l’effetto di gesti e foto-occasioni che hanno servito la causa dei mercanti di carne umana in forme clamorose. Forse, buttandola sulla bassa cucina, è servito anche il consiglio del card. Bassetti, rispetto a quello di mons. Galantino e del suo Avvenire. Speriamo, e speriamo che la conversione sia duratura. Con i caratteri umorali non si sa mai…



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PEZZO GROSSO E IL DOCUMENTO SUI MIGRANTI. NOTA DIVISIONI AI VERTICI DELLA CHIESA. E TEME UN BACKLASH A LIVELLO EUROPEO…

Marco Tosatti

Il documento del Papa sulla Giornata dei Migranti 2018 ha colpito molto Pezzo Grosso, ma non solo. Era in Francia per lavoro, ne ha discusso, come vedrete, con altri Pezzi Grossi come lui e insieme hanno stilato qualche riflessione…

“Caro Tosatti, quando ho letto il suo Stilum Curiae sul messaggio del Papa per la giornata del migrante ero in Francia ed ho commentato il documento con amici francesi sia cattolici che “laicissimi”. Le riporto sintetiche considerazioni sperando possano esser utili alla nostra povera chiesa cattolica, magari venendo portate da qualche suo pio lettore all’attenzione di qualche membro della Gerarchia che ancora prega, si genuflette davanti al Santissimo, si confessa e, soprattutto, riflette. Vediamo.

Primo punto di riflessione: a leggere le dichiarazioni che avrebbe scritto il Papa (“accogliere, proteggere, promuovere e integrare gli immigrati”), ci è venuto da ridere; primo perché mancava il primo verbo infinito essenziale: “prelevare“, secondo perché tutto ciò implica una altro verbo infinito omesso: “sostituire (i nativi)”. Ma come può la massima Autorità Morale al mondo fare queste dichiarazioni senza una particolare competenza e conoscenza della materia, senza alcuna spiegazione delle circostanze di cause ed effetti a cui si riferisce?

Secondo punto di riflessione: è parso evidente ai miei amici francesi che queste dichiarazioni fatte “sans réfléchir”, siano state in qualche modo “forcé”. Appare evidente che son prova di grande debolezza di questo pontificato forzato a dire cose a lui imposte dai suoi “elettori”. Dichiarazioni infatti troppo incredibili, dannose e sbagliate per essere concepite razionalmente o anche solo spiritualmente per il bene di esseri umani, come dichiarato.

Terzo punto di riflessione: il mondo laico-laicista comincia a non poterne più poiché percepisce il rischio di errori irreversibili dovuti alla confusione tra bene e male, tra giusto e ingiusto. E aggiungerei: tra ciò che è santo e quello che solo lo sembra. Questa preoccupazione del mondo laico crea rischi di reattività dello stesso contro la nostra Chiesa. I miei amici francesi non si meraviglierebbero se a breve non si intervenisse sui suoi grandi “elettori” poiché il rischio di degenerazione è sempre più evidente; qualcuno prevede e attende infatti a breve un documento (di questo pontificato) di condanna per atteggiamenti di islamofobia. Siamo ormai arrivati in fondo, come si dice.

Quarto punto di riflessione: manifestamente la i Vertici della Curia romana e italiana sono sempre più divisi; i toni delle dichiarazioni del Segretario di Stato (Parolin) e del Presidente della CEI (Bassetti) divergono da quelle del Pontefice. Si dimetteranno a breve o verranno licenziati anche loro ? Quanto durerà tutto ciò?“.

In effetti l’ultima questione, in particolare, appare interessante. Forse non tanto per quel che riguarda il Papa, quanto per correnti ecclesiali che si fronteggiano, una per la ragionevolezza, e l’altra per l’immigrazionismo selvaggio. Fra l’altro che senso ha pubblicare con cinque mesi di anticipo sulla data dell’evento un documento del genere, proprio mentre in Italia scotta il problema dello Ius Soli, e quello dell’immigrazione e dell’integrazione sono al calar bianco in tutta Europa?  O siamo davanti a un errore clamoroso di tempestività della comunicazione vaticana, oppure bisogna pensare a un volontario aiuto ad alimentare polemiche e divisioni. Ma che cosa sta succedendo dietro quelle Mura leonine (che restano comunque invalicabili, beninteso…).

P.S.: La citazione di Benedetto XVI in tema di sicurezza personale e nazionale non è corretta, come potete leggere QUI. Ma non si fa….

Qun trovate il pezzo in spagnolo e un commento di Montse Sanmartí : http://comovaradealmendro.es/2017/08/sobremesa-tosatti-pez-gordo-documento-los-migrantes-divisiones-vertice-la-iglesia-se-teme-una-reaccion-nivel-europeo/

 



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IL PAPA: PRIMA LA SICUREZZA DEI MIGRANTI, POI QUELLA NAZIONALE. SÌ ALLO IUS SOLI. NO AI REQUISITI DI LINGUA.

Marco Tosatti

Il Vaticano ha reso noto il messaggio firmato dal Pontefice per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che sarà celebrata il 14 gennaio del 2018.

Vi invito a leggere il testo integrale del messaggio, che pubblico qui sotto.

Non so chi sia il/i monsignore/i che l’hanno aiutato nella stesura del testo, che porta la sua firma, e che come tale ha il valore di un monito del Papa al mondo. E’ un messaggio planetario, e di conseguenza non si può, secondo me, dire che il Pontefice in esso prende posizione sul problema tutto italiano e piddino dello “Ius soli”. Il Pontefice indica quelle che sarebbero le soluzioni ottimali e auspicabili in un mondo idilliaco, utopico; se poi ci sono delle ricadute congiunturali su singole situazioni nazionali, questo è un problema delle singole nazioni. Certo è un bell’assist al governo e alle forze che lo sostengono, e d’altronde condividono con la Chiesa italiana gli oneri e soprattutto – vedi Cooperative e così via – gli onori di quel bel business che sono i migranti.

Ma alcune osservazioni, anche ad una lettura certamente superficiale e non meditata, balzano agli occhi. Così come alcune omissioni. E cosa pensare del “timing” della pubblicazione del documento, nel momento in cui dalla Spagna alla Finlandia l’Europa sta piangendo i suoi morti?  

Uno di essi è il punto in cui si afferma, tirando in mezzo Benedetto XVI per coprirsi le spalle, che “Il principio della centralità della persona umana, fermamente affermato dal mio amato predecessore Benedetto XVI, ci obbliga ad anteporre sempre la sicurezza personale a quella nazionale”. Cioè, per ospitare meglio i migranti è preferibile mettere a rischio la sicurezza del Paese che li ospita (e dunque, anche la loro)? È un singolare principio, che certamente non è applicato in Vaticano, e nei Palazzi – tipo quello di piazza San Calisto – dove entrare senza controlli, appuntamenti, riconoscimenti ecc. ecc. è impossibile a tutti, figuriamoci a migranti magari un po’ pericolosi…

L’altro punto – ma ce ne sono numerosi, in questa carta ideologica stilata per un mondo irreale – riguarda l’integrazione. “L’integrazione non è un’assimilazione, che induce a sopprimere o a dimenticare la propria identità culturale”. Ma Santità, il problema con cui l’Europa, e in generale il mondo occidentale, è proprio questo: che una certa cultura non ha nessun desiderio di aprirsi e integrarsi, anzi, crea all’interno di società certamente aperte e accoglienti, dei Belgistan, Londonistan, e così via. Si faccia dire quale è la realtà in Paesi come la Svezia, così aperti che non si può più scrivere sui giornali la nazionalità dei responsabili di crimini per non incitare al razzismo, e in cui alcune zone di grandi città sono fuori dal controllo dello Stato.

Santità, capisco che l’Europa e l’Occidente non le siano simpatici, ma comunque sono una cultura che ha dato molto al mondo, e che ha diritto di proteggersi, ed essere protetta come i Quechua o altre etnie indigene. O no?


MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO

PER LA GIORNATA MONDIALE DEL MIGRANTE E DEL RIFUGIATO 2018

[14 gennaio 2018]

 

“Accogliere, proteggere, promuovere e integrare

i migranti e i rifugiati”

Cari fratelli e sorelle!

«Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi; tu l’amerai come te stesso perché anche voi siete stati forestieri in terra d’Egitto. Io sono il Signore, vostro Dio» (Lv 19,34).

Durante i miei primi anni di pontificato ho ripetutamente espresso speciale preoccupazione per la triste situazione di tanti migranti e rifugiati che fuggono dalle guerre, dalle persecuzioni, dai disastri naturali e dalla povertà. Si tratta indubbiamente di un “segno dei tempi” che ho cercato di leggere, invocando la luce dello Spirito Santo sin dalla mia visita a Lampedusa l’8 luglio 2013. Nell’istituire il nuovo Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, ho voluto che una sezione speciale, posta ad tempus sotto la mia diretta guida, esprimesse la sollecitudine della Chiesa verso i migranti, gli sfollati, i rifugiati e le vittime della tratta.

Ogni forestiero che bussa alla nostra porta è un’occasione di incontro con Gesù Cristo, il quale si identifica con lo straniero accolto o rifiutato di ogni epoca (cfr Mt 25,35.43). Il Signore affida all’amore materno della Chiesa ogni essere umano costretto a lasciare la propria patria alla ricerca di un futuro migliore.[1] Tale sollecitudine deve esprimersi concretamente in ogni tappa dell’esperienza migratoria: dalla partenza al viaggio, dall’arrivo al ritorno. E’ una grande responsabilità che la Chiesa intende condividere con tutti i credenti e gli uomini e le donne di buona volontà, i quali sono chiamati a rispondere alle numerose sfide poste dalle migrazioni contemporanee con generosità, alacrità, saggezza e lungimiranza, ciascuno secondo le proprie possibilità.

Al riguardo, desidero riaffermare che «la nostra comune risposta si potrebbe articolare attorno a quattro verbi fondati sui principi della dottrina della Chiesa: accogliere, proteggere, promuovere e integrare».[2]

Considerando lo scenario attuale, accogliere significa innanzitutto offrire a migranti e rifugiati possibilità più ampie di ingresso sicuro e legale nei paesi di destinazione. In tal senso, è desiderabile un impegno concreto affinché sia incrementata e semplificata la concessione di visti umanitari e per il ricongiungimento familiare. Allo stesso tempo, auspico che un numero maggiore di paesi adottino programmi di sponsorship privata e comunitaria e aprano corridoi umanitari per i rifugiati più vulnerabili. Sarebbe opportuno, inoltre, prevedere visti temporanei speciali per le persone che scappano dai conflitti nei paesi confinanti. Non sono una idonea soluzione le espulsioni collettive e arbitrarie di migranti e rifugiati, soprattutto quando esse vengono eseguite verso paesi che non possono garantire il rispetto della dignità e dei diritti fondamentali.[3] Torno a sottolineare l’importanza di offrire a migranti e rifugiati una prima sistemazione adeguata e decorosa. «I programmi di accoglienza diffusa, già avviati in diverse località, sembrano invece facilitare l’incontro personale, permettere una migliore qualità dei servizi e offrire maggiori garanzie di successo».[4] Il principio della centralità della persona umana, fermamente affermato dal mio amato predecessore Benedetto XVI,[5] ci obbliga ad anteporre sempre la sicurezza personale a quella nazionale. Di conseguenza, è necessario formare adeguatamente il personale preposto ai controlli di frontiera. Le condizioni di migranti, richiedenti asilo e rifugiati, postulano che vengano loro garantiti la sicurezza personale e l’accesso ai servizi di base. In nome della dignità fondamentale di ogni persona, occorre sforzarsi di preferire soluzioni alternative alla detenzione per coloro che entrano nel territorio nazionale senza essere autorizzati.[6]

Il secondo verbo, proteggere, si declina in tutta una serie di azioni in difesa dei diritti e della dignità dei migranti e dei rifugiati, indipendentemente dal loro status migratorio.[7] Tale protezione comincia in patria e consiste nell’offerta di informazioni certe e certificate prima della partenza e nella loro salvaguardia dalle pratiche di reclutamento illegale.[8] Essa andrebbe continuata, per quanto possibile, in terra d’immigrazione, assicurando ai migranti un’adeguata assistenza consolare, il diritto di conservare sempre con sé i documenti di identità personale, un equo accesso alla giustizia, la possibilità di aprire conti bancari personali e la garanzia di una minima sussistenza vitale. Se opportunamente riconosciute e valorizzate, le capacità e le competenze dei migranti, richiedenti asilo e rifugiati, rappresentano una vera risorsa per le comunità che li accolgono.[9] Per questo auspico che, nel rispetto della loro dignità, vengano loro concessi la libertà di movimento nel paese d’accoglienza, la possibilità di lavorare e l’accesso ai mezzi di telecomunicazione. Per coloro che decidono di tornare in patria, sottolineo l’opportunità di sviluppare programmi di reintegrazione lavorativa e sociale. La Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo offre una base giuridica universale per la protezione dei minori migranti. Ad essi occorre evitare ogni forma di detenzione in ragione del loro status migratorio, mentre va assicurato l’accesso regolare all’istruzione primaria e secondaria. Parimenti è necessario garantire la permanenza regolare al compimento della maggiore età e la possibilità di continuare degli studi. Per i minori non accompagnati o separati dalla loro famiglia è importante prevedere programmi di custodia temporanea o affidamento.[10] Nel rispetto del diritto universale ad una nazionalità, questa va riconosciuta e opportunamente certificata a tutti i bambini e le bambine al momento della nascita. La apolidia in cui talvolta vengono a trovarsi migranti e rifugiati può essere facilmente evitata attraverso «una legislazione sulla cittadinanza conforme ai principi fondamentali del diritto internazionale».[11] Lo status migratorio non dovrebbe limitare l’accesso all’assistenza sanitaria nazionale e ai sistemi pensionistici, come pure al trasferimento dei loro contributi nel caso di rimpatrio.

Promuovere vuol dire essenzialmente adoperarsi affinché tutti i migranti e i rifugiati così come le comunità che li accolgono siano messi in condizione di realizzarsi come persone in tutte le dimensioni che compongono l’umanità voluta dal Creatore.[12] Tra queste dimensioni va riconosciuto il giusto valore alla dimensione religiosa, garantendo a tutti gli stranieri presenti sul territorio la libertà di professione e pratica religiosa. Molti migranti e rifugiati hanno competenze che vanno adeguatamente certificate e valorizzate. Siccome «il lavoro umano per sua natura è destinato ad unire i popoli»,[13] incoraggio a prodigarsi affinché venga promosso l’inserimento socio-lavorativo dei migranti e rifugiati, garantendo a tutti – compresi i richiedenti asilo – la possibilità di lavorare, percorsi formativi linguistici e di cittadinanza attiva e un’informazione adeguata nelle loro lingue originali. Nel caso di minori migranti, il loro coinvolgimento in attività lavorative richiede di essere regolamentato in modo da prevenire abusi e minacce alla loro normale crescita. Nel 2006 Benedetto XVI sottolineava come nel contesto migratorio la famiglia sia «luogo e risorsa della cultura della vita e fattore di integrazione di valori».[14] La sua integrità va sempre promossa, favorendo il ricongiungimento familiare – con l’inclusione di nonni, fratelli e nipoti –, senza mai farlo dipendere da requisiti economici. Nei confronti di migranti, richiedenti asilo e rifugiati in situazioni di disabilità, vanno assicurate maggiori attenzioni e supporti. Pur considerando encomiabili gli sforzi fin qui profusi da molti paesi in termini di cooperazione internazionale e assistenza umanitaria, auspico che nella distribuzione di tali aiuti si considerino i bisogni (ad esempio l’assistenza medica e sociale e l’educazione) dei paesi in via di sviluppo che ricevono ingenti flussi di rifugiati e migranti e, parimenti, si includano tra i destinatari le comunità locali in situazione di deprivazione materiale e vulnerabilità.[15]

L’ultimo verbo, integrare, si pone sul piano delle opportunità di arricchimento interculturale generate dalla presenza di migranti e rifugiati. L’integrazione non è «un’assimilazione, che induce a sopprimere o a dimenticare la propria identità culturale. Il contatto con l’altro porta piuttosto a scoprirne il “segreto”, ad aprirsi a lui per accoglierne gli aspetti validi e contribuire così ad una maggior conoscenza reciproca. È un processo prolungato che mira a formare società e culture, rendendole sempre più riflesso dei multiformi doni di Dio agli uomini».[16] Tale processo può essere accelerato attraverso l’offerta di cittadinanza slegata da requisiti economici e linguistici e di percorsi di regolarizzazione straordinaria per migranti che possano vantare una lunga permanenza nel paese. Insisto ancora sulla necessità di favorire in ogni modo la cultura dell’incontro, moltiplicando le opportunità di scambio interculturale, documentando e diffondendo le buone pratiche di integrazione e sviluppando programmi tesi a preparare le comunità locali ai processi integrativi. Mi preme sottolineare il caso speciale degli stranieri costretti ad abbandonare il paese di immigrazione a causa di crisi umanitarie. Queste persone richiedono che venga loro assicurata un’assistenza adeguata per il rimpatrio e programmi di reintegrazione lavorativa in patria.

In conformità con la sua tradizione pastorale, la Chiesa è disponibile ad impegnarsi in prima persona per realizzare tutte le iniziative sopra proposte, ma per ottenere i risultati sperati è indispensabile il contributo della comunità politica e della società civile, ciascuno secondo le responsabilità proprie.

Durante il Vertice delle Nazioni Unite, celebrato a New York il 19 settembre 2016, i leader mondiali hanno chiaramente espresso la loro volontà di prodigarsi a favore dei migranti e dei rifugiati per salvare le loro vite e proteggere i loro diritti, condividendo tale responsabilità a livello globale. A tal fine, gli Stati si sono impegnati a redigere ed approvare entro la fine del 2018 due patti globali (Global Compacts), uno dedicato ai rifugiati e uno riguardante i migranti.

Cari fratelli e sorelle, alla luce di questi processi avviati, i prossimi mesi rappresentano un’opportunità privilegiata per presentare e sostenere le azioni concrete nelle quali ho voluto declinare i quattro verbi. Vi invito, quindi, ad approfittare di ogni occasione per condividere questo messaggio con tutti gli attori politici e sociali che sono coinvolti – o interessati a partecipare – al processo che porterà all’approvazione dei due patti globali.

Oggi, 15 agosto, celebriamo la solennità dell’Assunzione di Maria Santissima in Cielo. La Madre di Dio sperimentò su di sé la durezza dell’esilio (cfr Mt 2,13-15), accompagnò amorosamente l’itineranza del Figlio fino al Calvario e ora ne condivide eternamente la gloria. Alla sua materna intercessione affidiamo le speranze di tutti i migranti e i rifugiati del mondo e gli aneliti delle comunità che li accolgono, affinché, in conformità al sommo comandamento divino, impariamo tutti ad amare l’altro, lo straniero, come noi stessi.

Dal Vaticano, 15 agosto 2017

Solennità dell’Assunzione della B.V. Maria

FRANCESCO



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MIGRANTI, IL PAPA, IL CARDINALE. L’ABATE FARIA NE DICE QUATTRO ALLA CHIESA. “L’ITALIA È UN PAESE IN GINOCCHIO”.

Marco Tosatti

“Serve un impegno sempre più generoso nel favorire la cultura dell’accoglienza e della solidarietà, promuovendo così la pace e la fraternità tra i popoli”. Così papa Francesco, due giorni fa, in un messaggio indirizzato ai partecipanti all’incontro internazionale “Mediterraneo: un porto di fraternità”, promosso dalla diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca, con il sostegno di numerose istituzioni e realtà associative. Un evento al quale hanno preso parte 250 giovani di 31 Paesi. Nel messaggio inviato al vescovo locale, Vito Angiuli, il Papa incoraggia la comunità cristiana e i giovani dei Paesi mediterranei, “come pure tutte le persone di buona volontà, a considerare la presenza di tanti fratelli e sorelle migranti un’opportunità di crescita umana, di incontro e di dialogo, come anche un’occasione per annunciare e testimoniare il Vangelo della carità”.

Dopo lo spunto di legalità e di saggezza versato dal cardinale Bassetti nel mare di retorica migrantista sparsa a piene mani e piedi da molti prelati, è la prima volta che il Pontefice ossessionato dalle migrazioni si esprime sul tema.

Sarà una coincdenza o forse no ci è arrivato proprio quel giorno uno sfogo dell’Abate Faria. Eccolo.

Le recenti “frenate” delle gerarchie del Vaticano mi costringono a dover tornare su un tema che già affrontai in precedenza. Pur nell’ossequio dovuto ai miei superiori, mi rendo conto che alcuni di essi (non pochi, purtroppo) vivono come in una bolla al di fuori della realtà, una bolla che si nutre di parole talismano, come direbbe Plinio Correa de Oliveira, parole come “solidarietà, accoglienza, misericordia”, parole con un profondo significato cristiano quando esse sono ancorate tomisticamente alla realtà. Ma quando vengono brandite senza aggancio alla stessa, divengono pericolose.

Ci sono dei fatti. L’Italia è un paese in ginocchio da molti punti di vista, politico, economico, sociale. Non può sostenere il peso di grandi ondate migratorie pena il collasso. Gli stranieri che vengono e vivono onestamente siano sempre i benvenuti.

Ma non c’è posto per tutti.

Purtroppo il fenomeno di acquiescenza delle gerarchie vaticane si riversa profondamente nel vivere civile anche di coloro che – mal gliene incolga – non professano più la fede cattolica (e sono sempre di più…). Si deve accogliere chi vuol essere accolto, chi si vuole integrare, chi rispetta usi e leggi del paese che lo accoglie. Chi pensa che vivere di accattonaggio come scelta di vita e non come immediata necessità, sia compatibile con la nostra società, deve essere disilluso e eventualmente allontanato. Queste persone sono quelle che a volte rincorrono e assalgono turisti o gente del posto per rubare i portafogli. Tutti sanno da dove proviene il problema. Nulla si fa per risolverlo, spesso spaventati dalle parole “solidarietà, accoglienza, misericordia” usate malamente, senza nessun aggancio alla realtà e contro ogni possibile insegnamento della morale e dell’etica cattolica.

Abate Faria

Adesso aspettiamo i fulmini canonici sul povero abate…

QUI TROVATE IN SPAGNOLO UN COMMENTO DI MONTSE SANMARTI SU COMO VARA DE ALMENDRO.



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MIGRANTI, LE RESPONSABILITÀ DELLA CHIESA E DEI VESCOVI. LA LETTERA DI UN COMMENTATORE DI STILUM CURIAE.

Marco Tosatti

Ieri, a commento della lettera di Pezzo Grosso in tema di migranti e responsabilità, scrivevo:  “Il cardinale Bassetti ha parlato, giustamente, di etica della responsabilità. Vogliamo chiederci quante vite – di quelle perite in mare – si sarebbero salvate, se invece di incoraggiare con gesti e parole lo sbarco indiscriminato il nostro governo – e i vescovi, e il Primate d’Italia, che è il Papa – avessero detto parole di legalità e di saggezza, tese a una politica simile a quella che tutti gli altri Paesi del mondo praticano, dalla Spagna all’Australia? C’è una responsabilità in tutto questo, o le cosiddette buone intenzioni (irrorate di soldi) bastano a placare le coscienze? Io, se fossi uno dei predicatori del migrantismo selvaggio, un piccolo tarlo roditore di dubbio me lo sentirei, in coscienza. Forse anche una talpa. O almeno un criceto…”.

Mi ero chiesto se forse non fossi stato troppo duro. Oggi però ho visto che anche l’ex presidente della Camera (e ci tocca rimpiangerlo!) Luciano Violante afferma che la sinistra “ha perso il contatto col popolo” e ha “confuso il politicamente corretto con il politicamente praticabile, la politica con l’estetica” quando si è parlato di questo problema; e ho letto il commento a Stilum Curiae di ieri, che vi riporto integralmente:

“Bassetti afferma:

‘Sapete – dice ad Avvenire il cardinale – che non c’è una donna fra i migranti accolti qui che non sia stata violentata? E sapete che tutti vengono continuamente minacciati di essere affogati se non cedono ai ricatti di vere e proprie mafie che gestiscono i traffici dei migranti?’.

Quindi adesso la CEI scopre che il traffico di esseri umani che finora ha protetto (La campagna di Galantino “Liberi di partire e liberi di restare”) e promosso comporta dei costi umani pazzeschi? Papa Francesco che tutti i giorni ideologicamente promuove le migrazioni di massa, anche contro il parere dei vescovi dei paesi da cui provengono gli emigrati? Le migliaia di emigrati che sono morti in mare solo quest’anno nel tentativo di raggiungere l’Italia, chi è che ha alimentato questa corsa disperata?

I principali responsabili di questo caos sono il papa e i suoi proconsoli come Galantino. Bassetti ha solo fiutato l’aria e si sta rendendo conto che i laici si stanno stancando delle insulsagggini ideologiche del Vaticano e dei vescovi. Insulsaggini fatte sulla pelle degli altri, africani e italiani.

Questo papato è un disastro: papa Francesco non è nemmeno consapevole dei danni che sta facendo. E’ troppo pieno di sé ( la Santa Sede ha autorizzato la stampa di magliette con Bergoglio Superpope per finanziare l’obolo di San Pietro), il ministero di Pietro è diventato una pagliacciata, ma una pagliacciata tragica. Le vacuità ideologiche di questo vecchio gesuita privo di cultura e gonfio di arrogante ideologia stanno presentando il conto, ma il loro autore non ammetterà mai la propria responsabilità”.

C’è da chiedersi però perché la Chiesa a livello centrale, e italiano, non ha dato ascolto ai ripetuti commenti negativi dei vescovi dei Paesi africani, e dei responsabili di governo di quegli stessi Paesi che ci avvertivano che era la feccia, che cercava di raggiungere l’Europa. La sinodalità e il decentramento tanto sbandierati in questo caso non servono? Ed era, ed è così difficile vedere la rete di interessi, da quelli criminali a quelli geopolitici, a quelli semplicemente economici o ambigui di chi gestisce da lontano questa drammatica storia, approfittando delle debolezze politiche e culturali di questo Paese devastato nei cervelli e nel buon senso, prima che in ogni altra cosa? La Chiesa, a livello centrale, messa sull’avviso dai vescovi locali, dovrebbe essere in grado di vedere chi e cosa c’è dietro la messinscena dell’ “uomo a mare”. Dovrebbe. E mettere in guardia, grazie a quella che era la sua saggezza e prudenza secolari. A meno che…

Trovale l’articolo in tedesco qui: http://beiboot-petri.blogspot.it/?m=1



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PEZZO GROSSO SPARA ALTO: CHIEDE A BASSETTI, DOPO IL DISCERNIMENTO SUI MIGRANTI, LA TESTA DI GALANTINO…

Marco Tosatti

Pensavamo che Pezzo Grosso fosse in vacanza, godendosi un riposo meditato. Invece – nel week end di Ferragosto! – ci è arrivata una mail. Motivata, come vedrete, dalle parole di maggior saggezza che siamo riusciti ad ascoltare da un responsabile episcopale o della Cei negli ultimi mesi in tema di clandestini o migranti, come preferite chiamarli, e del traffico di esseri umani verso le nostre coste, fonte di benefici economici per quelli che sappiamo; e da cui il mondo ecclesiale non sembra escluso, anzi…Ma ecco la lettera. E poi ci riserviamo un post scriptum con la punta avvelenata…

Pezzo Grosso scrive a Tosatti, chiedendo di pubblicare una lettera aperta a Bassetti  :

“Quindi  mons. Bassetti legge Pezzo Grosso su Stilum Curiae e condivide le sue  analisi e i  suoi suggerimenti. Bene, bravo mons. Bassetti. Ma non basta. Affinché il Suo intervento sui migranti non appaia un gioco delle parti tra Lei e il suo segretario Galantino, deve fare di più. Deve farlo altrimenti in tutti noi albergherà il sospetto, che già si è insinuato, che per fare tutti contenti si continui a utilizzare la strategia del “NI NI, SO SO”, anziché quella  del”  Si Si, No No “ auspicato dal Fondatore del cristianesimo. La strategia del “Ni Ni, So So” sembra esser invece stata adottata in questo pontificato in ogni occasione. I messaggi contraddittori  vanno di moda in questo pontificato, ma anche le correzioni  confondenti. Ciò avviene sia a livello di governo della chiesa universale, dove Parolin corregge  Bergoglio, sia a quello della Cei, dove Bassetti corregge Galantino. Ma il Segretario di Stato  non può “licenziare” il Papa, mentre  il Presidente della Cei può (deve) licenziare il suo Segretario. Altrimenti caro mons. Bassetti, anche lei darà l’impressione di voler  contentare tutti, deludendo invece tutti. Non ci si deve  limitare a dichiarazioni contraddittorie ed opposte perché sembrino “pluraliste”, quando invece sono solo  contraddittorie su cosa è bene e cosa è male, giusto o sbagliato. Se lei vuole fare il bene dei migranti, della popolazione residente più  povera e vulnerabile, della Chiesa stessa, lei ora deve rimuovere Galantino, lo deve licenziare. Con effetti che lei stesso stenterà a credere: la crescita del prestigio della Cei e la conseguente crescita dell’8 per mille, da destinare naturalmente a opere di evangelizzazione, non sociali”.

 Il cardinale Bassetti ha parlato, giustamente, di etica della responsabilità. Vogliamo chiederci quante vite – di quelle perite in mare – si sarebbero salvate, se invece di incoraggiare con gesti e parole lo sbarco indiscriminato il nostro governo – e i vescovi, e il Primate d’Italia, che è il Papa – avessero detto parole di legalità e di saggezza, tese a una politica simile a quella che tutti gli altri Paesi del mondo praticano, dalla Spagna all’Australia? C’è una responsabilità in tutto questo, o le cosiddette buone intenzioni (irrorate di soldi) bastano a placare le coscienze? Io, se fossi uno dei predicatori del migrantismo selvaggio, un piccolo tarlo roditore di dubbio me lo sentirei, in coscienza. Forse anche una talpa. O almeno un criceto…



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