PADRE LEOPOLDO ALL’ALTARE. UN KIT STILE LEGO PER I BAMBINI PER FARLI GIOCARE ALLA MESSA

 

Marco Tosatti

Abituati come siamo ai temi seri, ci concediamo una piccola digressione più leggera, per parlare dell’iniziativa di un’azienda a carattere familiare, di Saint Paul (Minnesota), la Domestic Church Supply Company. Ha creato sullo stile del Lego, una scatola di gioco a costruzioni per fornire ai bambini il materiale per “giocare alla messa”.

La scatola si intitola: “Padre Leopoldo celebra messa”, e contiene 171 mattoncini, di stile Lego, di tre mattoncini modificati e di un libretto di istruzioni di 28 pagine a colori, per guidare i bambini nell’assemblaggio dei vari pezzi.

“Padre Leopoldo è in missione per annunciare la buona novella di Gesù Cristo con minipersonaggi ovunque”, recita la pubblicità del sito. I tre pezzi modificati sono il collare romano del sacerdote, il sacramentario e il lezionario. Inoltre la scatola comprende quattro vesti litugiche (una casula verde per il Tempo ordinario, rossa a bianca per i giorni di festa e viola per l’Avvento e la Quaresima).

Con l’aiuto delle 28 pagine di istruzioni i piccoli utenti possono costruire l’altare, l’ambone, il tavolo di servizio, la cattedra e il tabernacolo. L’azienda chiede due settimane di tempo dall’ordine per consegnare la scatola: “Stiamo lavorando sodo per ridurre i tempi delle consegne, ma questi set sono preparati a mano e ci vuole un po’ di tempo per metterli insieme”.

Spiega il sito che la famiglia è detta spesso la “Chiesa domestica” , e che i genitori, “con l’aiuto essenziale della parrocchia e della Chiesa universale, sono responsabili per le prime impressioni e le più frequenti esperienze di fede” dei bambini.

Per questo è stato inventato “Padre leopoldo”; “cominciamo con un prodotto e speriamo di aggiungere gradualmente altri oggetti che aiutino a sostenere la vostra chiesa domestica”.

Se volete, potete curiosare sul sito della Domestic Church Supply Company.

 



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PAPA: PURGA SENZA PRECEDENTI AL CULTO DIVINO. UN SILURO PER IL CARD. SARAH. E PER ALTRI…

sarah

Marco Tosatti

Una vera e propria purga, alla Congregazione del Culto Divino, e un siluro al Prefetto della Congregazione, il cardinale Robert Sarah (nella foto). Che oltre a essere critico, come molti cardinali africani, delle interpretazioni liberal dell’Amoris Laetitia in tema di eucarestia a divorziati risposati, qualche mese fa si è anche permesso di suggerire che la messa sia rivolta a Oriente: “E’ molto importante che torniamo, appena possibile a un orientamento comune, di preti e fedeli rivolti insieme nella stessa direzione, a oriente, o almeno verso l’abside, verso il Signore che viene”. E ha aggiunto: “Vi chiedo di applicare questa pratica ovunque sia possibile” aveva detto, come potete leggere QUI.

Ora, questo tema – messa rivolta al popolo o a Dio – è un tema esplosivo dai tempi del post Concilio. Legato alle battaglie liturgiche che come le faide di una volta non finiscono mai. E passano di padre in figlio (ecclesiastico, si fa per dire). A partire dall’arcivescovo Annibale Bugnini, autore della riforma della messa, troppo spinta secondo il suo committente, Paolo VI, che lo mandò come nunzio in Iran, certo non come promozione.

Papa Benedetto, molto sensibile alla liturgia, e a come si prega, ha corretto quella che sembrava essere una tendenza dominante “politically correct” ridando dignità a forme di celebrazione della messa che hanno nutrito la fede e la pietà dei cristiani per diverse centinaia di anni.

Subito dopo le sue dichiarazioni, il card. Sarah era stato corretto dall’arcivescovo Vincent Nichols, delfino e protetto del card. Murphy O’Connor, uno dei consiglieri discreti del governo ombra del Pontefice. Nichols scrisse ai preti intimando di celebrare verso il popolo.

Non era chiaro se il Pontefice, come dichiarava il card. Sarah, avesse dato la sua approvazione all’invito a celebrare ad orientem; oppure no. Un altro dei tanti momenti di ambiguità di questo governo. Ma la purga decisa ieri lascia pochi dubbi.

In pratica, sono stati cancellati tutti i membri esistenti della Congregazione per il Culto divino, cioè i partecipanti all’assemblea dell’ente, e sostituiti con altri. Scompaiono George Pell e Malcom Ranjith, Angelo Bagnasco e Marc Ouellet (Prefetto dei vescovi), oltre all’arcivescovo di Milano Angelo Scola e al card. Raymond Leo Burke, già prefetto della Segnatura Apostolica, una delle prime vittime decapitate senza motivo apparente dal nuovo Pontefice poco dopo l’elezione.

Fra i nuovi scelti ci sono il segretario di Stato, Parolin, il Prefetto della Congregazione del Clero, card. Stella, che non pochi in Vaticano considerano come la vera eminenza grigia dietro il Pontefice, e il card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la cultura, che è stato immortalato mentre partecipa a una danza per la “Pacha Mama”, a San Marco Sierras, in Argentina.

E poi ci sono nomine che hanno il chiaro sapore di una revanche nei confronti di Benedetto XVI. C’è l’arcivescovo di Wellington, Dew, che si è fatto notare al Sinodo sulla famiglia per al sua richiesta di modificare la posizione della Chiesa che definisce gli atti omosessuali come “intrinsecamente disordinati”. Ma soprattutto c’è l’arcivescovo Piero Marini, braccio destro di Annibale Bugnini, che era stato sostituito da mons. Guido Marini come capo dell’Ufficio Cerimonie di papa Ratzinger. E inoltre: l’arcivescovo Domenico Sorrentino, per due anni Segretario della Congregazione per il Culto Divino. All’epoca si parlò della sua rimozione e della sua nomina ad Assisi per contrasti con le visione liturgica di Benedetto XVI.

Con questa purga straordinaria (una rimozione e sostituzione di questa portata sono un’eccezione assoluta nella prassi del governo romano) il cardinale Sarah sembra molto solo, e non appaiono voci che possano essere liturgicamente discordanti rispetto al politically correct liturgico dominante. Dopo aver riso dei liturgisti con il primate Welby,  il Pontefice ha deciso di farne piangere qualcuno.



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