PUNTA DI STILUM. CONFESSO: HO SCRITTO IO IL DISCORSO DI RATZINGER PER LE ESEQUIE DI JOACHIM MEISNER

Marco Tosatti

Lo confesso. Sono stato io. Sono stato io a scrivere il messaggio di Benedetto XVI letto durante le esequie del card. Joachim Meisner, a Colonia.

Perché confesso? Perché ho visto su Twitter la questione che si ponevano due eminenti uomini di Chiesa e di pensiero; non solo; come Antonio diceva così bene nell’arringa sul cadavere di Cesare, direi anche uomini d’onore.

E in particolare sono mie le frasi incriminate, quelle in cui chi ha occhi per vedere, e orecchie per sentire, può leggere:

  1. una disperante constatazione sullo stato della Chiesa
  2. una velata, ma neanche tanto, critica a molti pastori di oggi, a cominciare dal pastore capo, che sembravano voler lisciare il pelo alla cultura dominante e dettante legge.

Le ricordo, per i distratti:

“Sappiamo che per lui, il pastore appassionato e padre spirituale fu difficile, lasciare l’ufficio e questo proprio in un momento in cui la Chiesa ha bisogno di pastori convincenti e che sappiano resistere alla dittatura dello spirito del tempo… Ma ha imparato a lasciarsi andare nell’ultimo periodo della sua vita, e ha saputo viverla con la certezza profonda che il Signore non abbandona la sua Chiesa, anche se a volte la barca si è riempita e sta per capovolgersi”.

Dunque confesso, fiducioso nella misericordia imperante e più volte dimostrata nella Chiesa attuale. Ma non chiedetemi di fare i nomi dei complici. Tanto li sapete già….



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MÜLLER CRITICA IL MODO IN CUI È STATO LICENZIATO. “LA DOTTRINA SOCIALE DEVE VALERE ANCHE IN VATICANO”.

MARCO TOSATTI

La vicenda di Charlie Gard ci ha impedito nei giorni scorsi di occuparci del caso Mūller, e della scomparsa di quel gigante silenzioso della Chiesa che è stato il cardinale Joachim Meisner. Lo facciamo oggi, in ritardo per condividere un articolo interessante della Passauer Neue Presse, che tratta di ambedue gli argomenti. La traduzione è nostra.

Il cardinale Gerhard Ludwig Müller ha criticato aspramente il modo in cui è stato dimesso. In un’intervista con la Passauer Neue Presse ha dichiarato che papa Francesco gli ha “comunicato la sua decisione in meno di un minuto” di non prolungare il suo mandato, l’ultimo giorno di lavoro come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Nessuna ragione gli è stata inoltre fornita. “Non posso accettare uno stile del genere” ha sottolineato Müller prendendo chiaramente le sue distanze dal modo di fare del papa. La “dottrina sociale della chiesa deve valere” anche a Roma nelle relazioni con i collaboratori nel lavoro.

L’occasione per l’intervista é stata la morte del Kardinal Joachim Meisner, morto a 83 anni a Bad Füssing. Müller aveva ancora parlato al telefono con l’arcivescovo di Colonia alla vigilia della sua morte e ha evocato la non conferma del suo mandato. Meisner si sarebbe mostrato “profondamente colpito” dal licenziamento. “Questo fatto lo ha personalmente colpito e ferito e lo considerava un danno per la Chiesa”, così il cardinale di Curia ha descritto la reazione di Meisner.

Nonostante la critica per il modo di fare, Müller ha assicurato Francesco della sua lealtà. L’ex Vescovo di Ratisbona ha dichiarato nell’intervista che non reagirà alla scelta di nomina “con qualunque azione”. E ha aggiunto: “vi è chi pensa di potermi attaccare davanti al carro di un movimento di critica al papa”. Ma come cardinale egli “continua ad avere la responsabilità di preoccuparsi dell’unità della Chiesa e di evitare per quanto possibile polarizzazioni”. Era sempre stato “leale al papa” e intendeva restarlo in futuro “come Cattolico, vescovo e cardinale, come era suo dovere”.

Da notare che il porporato tedesco è stato licenziato – un fatto senza precedenti nella storia della Chiesa dalla metà del secolo scorso – proprio come erano stati licenziati tre sacerdoti della sua Congregazione qualche mese fa. Per un atto di imperio del Pontefice, senza alcuna motivazione o spiegazione. Segno evidente di uno stile di governo che difficilmente si potrebbe definire collegiale o dialogante, ma che sembra rientrare in ben altre tipologie. Vera l’osservazione sulla Dottrina Sociale. A cui si può solo aggiungere: anche le buone maniere dovrebbero – evangelicamente o laicamente – essere di casa…

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PINTO, I QUATTRO CARDINALI DEI DUBIA E LO SBERRETTAMENTO. UNA CORREZIONE. MA FORSE RAFFORZA, PIÙ CHE CORREGGERE. CHE NE DITE?

pinto

Marco Tosatti

Il Decano della Rota, mons. Pio Vito Pinto, corregge quello che è stato pubblicato qualche giorno fa da Religion Confidencial, e di cui abbiamo dato conto; e cioè la dichiarazione, che ha fatto molto scalpore, sulla possibilità che il Pontefice potesse togliere la berretta ai quattro cardinali autori dei “Dubia” sull’Amoris Laetitia.

Religion confidencial lo ha annunciato con un comunicato: “Religion Confidencial pubblicò martedì una notizia che metteva in bocca a mons. Pio Vito Pinto, decano della Rota Romana, l’affermazione che i quattro cardinali che hanno scritto al Papa ‘potrebbero perdere il cardinalato’. La frase, presa da un’intervista realizzata da RC in cui mons. Vito rispondeva in italiano, non è corretta. Rivista la registrazione, si è comprovato che quello che afferma è che papa Francesco non è un papa di altri tempi, in cui si presero questi tipi di mezzi, e che non avrebbe ritirato loro la dignità cardinalizia. La notizia è stata corretta, però pubblichiamo questa rettifica nel caso che non fosse sufficiente”.

La nuova versione recita: “Che Chiesa difendono questi cardinali? Il Papa è fedele alla dottrina di Cristo. Quello che hanno fatto è uno scandalo molto grave”. Ha aggiunto che, a dispetto di ciò, papa Francesco non è un papa del passato che potrebbe toglier loro la berretta cardinalizia, come ha fatto Pio XI con il famoso teologo gesuita Louis Billot. “Francesco non lo farà”, ha precisato.

Nella versione precedente, la sua dichiarazione suonava così: “Quale Chiesa difendono questi cardinali – si è chiesto Pinto? – Il Papa è fedele alla dottrina di Cristo. Quello che hanno fatto è uno scandalo molto grave che potrebbe addirittura portare il Santo Padre a ritirar loro il cappello cardinalizio come già è accaduto in qualche altro momento della Chiesa. Il che non vuol dire che il Papa tolga loro la posizione di cardinale, ma potrebbe farlo”.

Questi i dati del problema. Così, a occhio, ci sembra che la precisazione, certamente importante, non tolga molto al senso generale. Il monsignore, a fronte dell’atto di pubblicare la lettera – rimasta senza risposta, dopo due mesi – ha ribadito le accuse di scandalo nei confronti dei quattro cardinali. Un fatto di tale gravità, nelle sue parole, da far ipotizzare, anche se rivolta al passato, una reazione clamorosa da parte del Pontefice. Che non sia un papa del passato, che non lo faccia, va, se interpretiamo bene la mens del prelato, a suo merito; ma i quattro potrebbero anche meritarsela, la degradazione…Anche perché l’esempio scelto non risale mica al Medioevo: Pio XI è storia recente, se non attuale.


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UN VESCOVO IN AMERICA: DIVORZIATI-RISPOSATI, PER L’EUCARESTIA DECIDETE VOI. LA BATTAGLIA SULL’AMORIS LAETITIA NON SI PLACA.

 

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Marco Tosatti

Bergoglio come Mao Tse Dong? “Grande è la confusione sotto il cielo, perciò la situazione è favorevole”.

E in effetti la confusione sotto il cielo cattolico, a Roma e altrove, e le divisioni prodotte e gestite dal vertice della Chiesa, quello che dovrebbe garantire l’unità e confermare la fede stanno esplodendo a macchia d’olio.

Quella che è stata fatta passare per una norma pastorale, accennata in una nota a piè di pagina, si sta rivelando per quello che è in realtà: un esplosivo strumento di confusione e incertezza.

Parliamo ovviamente dell’Amoris Laetitia, l’esortazione apostolica seguita ai Sinodi sulla Famiglia e della comunione ai divorziati risposati. Dall’America giunge la notizia che il vescovo Robert McElroy di San Diego, California, ha chiesto ai suoi preti di incoraggiare i cattolici divorziati e risposati a considerare se “Dio li sta chiamando a tornare all’eucarestia”. Seguendo gli esiti di un sinodo diocesano tenuto a ottobre, il presule ha istruito i sacerdoti a pubblicare sui bollettini parrocchiali un invito ai cattolici che si trovano in posizione di doppie nozze a “utilizzare il foro interno della coscienza”, per decidere se accostarsi o meno all’eucarestia, dopo essersi consultati con un sacerdote. Ma il Sinodo diocesano diceva: “E’ importante sottolineare che il ruolo del prete è di accompagnamento, teso a informare la coscienza di chi discerne sui principi della fede cattolica. Il prete non deve prendere decisioni al posto del fedele”. Cioè, in ultima analisi la decisione sta all’interessato.

Però dalla Germania si leva la voce di un professore di teologia dell’Università di Freiburg, Hans Hoping, che sulla Frankfurter Algemeine si chiede: “I divorziati risposati possono trovarsi sposati in due matrimoni validi allo stesso tempo? Il testo dell’Amoris Laetitia lascia aperta la risposta a questa domanda cruciale che ha provocato esso stesso”. E dal momento che l’Amoris Laetitia non ha posto in dubbio la questione dell’indissolubilità del matrimonio, “si deve chiarire come il matrimonio dei divorziati risposati si pone in relazione con essa”. L’esortazione apostolica considera “una relazione sessuale al di fuori di un matrimonio esistente non più essere in tutti i casi illecita”. Hoping conclude che siamo di fronte a un abbandono “del punto cruciale posto dall’insegnamento di Giovanni Paolo II sul matrimonio e la famiglia, dove con San Tommaso si tenne saldo a una tradizione magisteriale decisiva”.

Insomma, c’è da chiedersi se tutto sia così chiaro, nell’Amoris Laetitia, come vorrebbero i volenterosi flabelliferi del Pontefice. E a rigore di logica, non cristiana e cattolica, ma semplicemente di logica, umilmente, sembra proprio di no. Già lo diceva Dante, nel Canto XXVII dell’Inferno,

“ch’assolver non si può chi non si pente,

né pentere e volere insieme puossi

per la contradizion che nol consente”.

 

Oh me dolente! come mi riscossi

quando mi prese dicendomi: “Forse

tu non pensavi ch’io löico fossi!”.

Non sembra peregrina, dunque, alla luce dei fatti, che stanno accadendo ovunque nel mondo cattolico, con vescovi che forniscono interpretazioni radicalmente opposte, la richiesta di chiarimento dei cardinali, con i loro Dubia, ben condivisi da molti. E infatti sul portale della Chiesa tedesca Katholisch.de Kilian Martin afferma con decisione che “I cardinali che chiedono al Papa chiarezza non sono eretici, bensì adempiono il loro dovere episcopale. Joachim Meisner, Walter Brandmüller, Raymond Burke e Carlo Caffarra, perciò, con la loro lettera hanno adempiuto al compito loro affidato: consigliare e sostenere il Papa nel cuore dei problemi e nel retto governo della Chiesa. Ora, in una consultazione che sia di buona qualità, vanno ascoltate anche le interrogazioni a riguardo delle decisioni gravi.

Invece un vescovo della Grecia erroneamente rimprovera i Cardinali di diffondere l’eresia. Che Frangkiskos Papamanolis si trovi in errore, lo dimostra la definizione del concetto: Eretico è chi mette in dubbio o addirittura rifiuta una verità di fede definita. Nessuno dei quattro Cardinali si è macchiato di questo reato, perché anzi essi entrano in campo proprio per favorire una maggiore chiarezza circa le Verità della Chiesa.

Gli autori della lettera non sono affatto dissidenti che indossano la Porpora, ma uomini di chiesa che, in modo aperto, si prendono cura della disciplina della Chiesa… Perciò, la lettera dei Cardinali non è eresia, ma valido contributo a un dibattito esistenziale della Chiesa.

E anche il cardinale George Pell, da Londra, richiesto se fosse d’accordo con le domande poste dai cardinali, ha risposto: “Come si può non essere d’accordo con una domanda?”, aggiungendo che le domande erano “significative”. Ha raccomandato la lettura di “due grandi encicliche” di San Giovanni Paolo II, Veritatis Splendor e Evangelium Vitae, e ha aggiunto che molti fedeli cattolici sono stati spaventati dagli sviluppi recenti nella Chiesa. Un risultato, ha concluso, della confusione diffusa sull’autorità della legge morale.

Ed è difficile non concordare con questa constatazione.



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IL PAPA POTREBBE TOGLIERE IL CAPPELLO AI CARDINALI DEI “DUBIA”. LA MINACCIA ADOMBRATA DAL DECANO DELLA ROTA, PINTO.

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Marco Tosatti

Mons. Pio Vito Pinto, Decano della Rota Romana, cioè l’ente che decide in ultima analisi nel campo delle nullità matrimoniali, ha avanzato l’ipotesi che il Pontefice regnante potrebbe anche privare della porpora i quattro cardinali che seguendo una prassi consolidata nella Chiesa hanno chiesto alla Congregazione della Fede, e di conseguenza al Papa, di chiarire cinque “Dubia” relativi alla Amoris Laetitia.

Pinto, noto per il suo zelo super erogatorio nei confronti del Pontefice, parlava in una conferenza all’Università Ecclesiastica di San Damaso a Madrid. Pinto sosteneva in buona sostanza che chiunque dentro la Chiesa avanzino dei dubbi sull’Amoris Laetitia, l’esortazione apostolica sulla famiglia resa nota tempo fa mettono in dubbio “due Sinodi dei vescovi sul matrimonio e la famiglia! Non un Sinodo ma due! Uno ordinario e uno straordinario. Non si può dubitare dell’azione dello Spirito Santo!”.

Pinto, come riporta Religión Confidencial, si riferiva soprattutto ma non solo ai cardinali Walter Brandmüller, Raymond Burke, Carlo Caffarra e Joachim Meisner, che di fronte alle evidenti ambiguità del testo dell’esortazione, e alla confusione di grande ampiezza che ne è seguita, hanno chiesto a settembre al Pontefice di chiarire alcuni punti su divorziati e risposati ed eucarestia. Non ricevendo alcuna risposta, e, aggiungiamo noi, probabilmente informati del fatto che non sarebbe venuta nessuna risposta, due mesi più tardi hanno reso pubblica la loro lettera, i cosiddetti “Dubia”.

“Quale Chiesa difendono questi cardinali – si è chiesto Pinto? – Il Papa è fedele alla dottrina di Cristo. Quello che hanno fatto è uno scandalo molto grave che potrebbe addirittura portare il Santo Padre a ritirar loro il cappello cardinalizio come già è accaduto in qualche altro momento della Chiesa. Il che non vuol dire che il Papa tolga loro la posizione di cardinale, ma potrebbe farlo”.

A una domanda relativa a chi sostiene che la Chiesa cattolica stia abbracciando la Riforma protestante, il Decano della Rota ha spiegato che “Lutero ha distrutto la fede cattolica degli apostoli. La Chiesa cattolica crede che nell’eucarestia sia presente Gesù Cristo, e il protestantesimo non cede nella presenza reale di Cristo nella Comunione. Questa è la grande differenza”.