TRE GIORNI PER LA VITA A ROMA. CONFERENZE, PREGHIERA E SABATO SI MARCIA IN DIFESA DEI PIÙ DEBOLI.

Marco Tosatti

Oggi, domani e dopodomani sono giornate importanti per i movimenti cattolici che cercano di difendere la causa della vita, in Italia e nel Mondo. Giovedì 18 maggio e venerdì 19 maggio si svolgerà a Roma una conferenza, il “Rome Life Forum” , che sarà seguito sabato 20 maggio dalla Marcia per la Vita che ormai da anni.

La conferenza è sponsorizzata dalla Society for the Protection of the Unborn Children (SPUC), da Human Life International, da Lifesitenews, dall’Associazione Famiglia Domani, e da Family Life International della Nuova Zelanda. John Henry Westen, direttore di Lifesitenews, commenta in questo modo l’evento: “Il Rome Life Forum del 2017 viene in un momento critico nella vita della Chiesa: cento anni dopo le apparizioni di Nostra Signora di Fatima che chiedono pentimento e conversione, e poco più di un anno dopo la pubblicazione di Amoris Letitia”, la discussa esortazione apostolica del Pontefice. “I movimenti pro-vita e pro-famiglia fronteggiano persecuzioni crescenti dentro e fuori la Chiesa. Nostra Signora ha mostrato ai tre bambini in Portogallo una strada chiara per rinnovare l’umanità e salvare le anime. Dobbiamo ascoltarLa mentre il disordine regna nella Chiesa e nel mondo”.

Fra gli oratori presenti al Forum ci saranno il cardinale Raymond Leo Burke, Patrono dell’Ordine di Malta, e già Prefetto della Segnatura Apostolica; il cardinale Carlo Caffarra; il vescovo Athanasius Schneider, così come il professore Roberto de Mattei e John Henry Westen. Mons. Schneider parlerà sulla bellezza della famiglia e la fede cattolica; il card. Burke del segreto di Fatima e della nuova evangelizzazione, e il prof. De Mattei sulla storia delle rivoluzioni e i loro effetti sulla famiglia. Ogni giornata sarà aperta da una messa in San Pietro.

Inoltre Notizie Pro Vita organizza dalle 10 alle 13 del 20 maggio presso l’Angelicum una Conferenza Internazionale. Il 19 pomeriggio alle 18, al Pio Sodalizio dei Piceni, CitizenGo darà voce al suo fondatore, a Costanza Miriano e a Massimo Gandolfini. Infine il 18 alle ore 17 parlerà Janna Jessen, una leader pro life scampata all’aborto, invitata all’Università degli studi Romatre, dagli Universitari per la vita. Scandalosamente l’Ateneo all’ultimo momento su pressione di alcuni professori – un grande segno di democrazia e di apertura al dialogo – ha disdetto la disponibilità della sala, ma l’evento si terrà egualmente nei locali della cappellania.

Durante la Marcia oltre a donne che hanno subito o sono state salvate dall’aborto parlerà Stéphane Mercier, il professore che ha perso la cattedra all’università “cattolica” di Lovanio per aver definito l’aborto un omicidio durante una lezione, e non è stato difeso dai vescovi belgi.. Ci sarà poi la testimonianza importante di un imprenditore vicentino che ha pensato di premiare con un bonus bebè ogni donna della sua azienda in attesa di un figlio.

 

Come scrive Benedetta Frigerio su la Nuova Bussola Quotidiana “Sono migliaia ormai le persone che ogni anno si radunano a Roma per marciare ricordando al mondo i milioni di bambini uccisi da una legge degna solo di un regime che fa dei più piccoli e deboli una merce dei potenti. Parliamo della legge 194 per cui da quasi 40 anni, ogni giorno in Italia centinaia di medici uccidono su richiesta altrettanti bambini nell’indifferenza generale o comunque senza troppo scandalo. Ma c’è appunto un resto di Israele che pur non contandosi sa di dover salvare il seme ricordando la verità in pubblico, ‘come disse profeticamente papa Benedetto XVI nel 2012, quando la deriva laicista totalitaria cominciava a prendere piede’. Virginia Coda Nunziante, portavoce della Marcia per la Vita, spiega perché i risultati di questa manifestazione ignorata dai grandi media si vedranno nel lungo periodo, ma soprattutto come ‘marciare serve già ora a chi partecipa’”.

La Marcia patirà alle 15 da piazza della Repubblica per concludersi a piazza della Madonna di Loreto.

MARCIA PER LA VITA. TRUMP E IL PAPA L’APPOGGIANO, MA L’UNIVERSITÀ DEI GESUITI, GEORGETOWN, NEGA UN GIORNO DI LICENZA AGLI STUDENTI.

 

Marco Tosatti

Ieri a Washington una mare di persone hanno marciato per la vita e contro l’aborto legalizzato, con il sostegno della nuova amministrazione della Casa Bianca e un cordiale saluto inviato dal Papa.

In questo contesto appare una scelta singolare, quella della Georgetown University, di non concedere un giorno di vacanza giustificata per gli studenti che volessero unirsi alla manifestazione. Anche perché La Georgetown University, fondata nel 1789, è la più antica università cattolica del Paese, gestita inoltre dai gesuiti, i confratelli del Pontefice che come potete leggere più in basso ha dato il suo appoggio alla manifestazione.

Stranezze del mondo cattolico. Ma su Hoya, il giornale studentesco, è apparso un articolo che criticava la scelta. “Noi, i cavalieri di Colombo della Georgetown University, partecipiamo ogni anno alla marcia in coerenza con il nostro desiderio di promuovere una cultura della vita nel campus e nella nazione….sebbene noi siamo testimoni dei valori di Georgetown marciando, noi andremo quest’anno, come abbiamo fatto in passato, senza l’appoggio dell’università. Mentre molti dei nostri compagni che frequentano istituzioni come l’Università di Notre Dame e l’Università Cattolica di America ricevono il permesso di assentarsi un giorno, la Georgetown University ha respinto le petizioni dei suoi allievi che chiedevano un eguale permesso”.

La Marcia, che è giunta alla sua 44° edizione, si tiene nell’anniversario del giorno in cui la Corte Suprema ha legalizzato l’aborto. “Noi continuiamo a sostenere che l’aborto è il tema più pressante del nostro tempo, anche 45 anni dopo la sentenza Roe, dal momento che circa 60 milioni di aborti sono stati legalizzati negli Stati Uniti, circa lo stesso numero di persone morte nella Seconda Guerra mondiale”.

Il Pontefice, con un messaggio firmato dal Segretario di Stato Pietro Parolin e inviato al nunzio negli Stati Uniti, mons. Christoph Pierre, ha salutato in questo modo i marciatori: “È così grande il valore di una vita umana ed è così inalienabile il diritto alla vita del bambino innocente che cresce nel seno di sua madre, che in nessun modo è possibile presentare come un diritto sul proprio corpo la possibilità di prendere decisioni nei confronti di tale vita, che è un fine in sé stessa e che non può mai essere oggetto di dominio da parte di un altro essere umano”.

Il Papa esprime la sua fiducia che “questo evento, in cui molti cittadini americani manifestano a favore dei più indifesi dei nostri fratelli e sorelle, possa contribuire a una mobilitazione delle coscienze in difesa del diritto alla vita e a misure efficaci per garantire la sua adeguata protezione giuridica”.

Per la prima volta un Vicepresidente USA ha partecipato alla Marcia, che ha avuto anche l’appoggio di Donald Trump, pochi giorni dopo che sono stati aboliti dalla Casa Bianca i fondi per l’esportazione dell’aborto in altri Paesi.



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MESSICO, FAMIGLIA, MATRIMONIO E MARCE. FRIZIONI DISCRETE FRA I VESCOVI E IL NUNZIO.

 

messico

Marco Tosatti

Vi ricordate che cosa accadde a Città del Messico, il 23 settembre 2016? Ci fu una marcia a cui parteciparono centinaia di migliaia, forse un milione o più di persone in difesa della famiglia tradizionale e contro un progetto legislativo per parificarla a altri tipi di unioni. Era di sabato. Il giorno seguente, all’Angelus, il Pontefice diede il suo appoggio alla manifestazione. Suscitando la curiosità di quanti ricordavano il suo silenzio che in occasione del Family Day del 30 gennaio 2016, al Circo Massimo a Roma.

Nel frattempo dal Ciad era arrivato il nuovo nunzio, l’arcivescovo Franco Coppola, in sostituzione del francese Christophe Pierre, promosso a Washington. E in un paio di dichiarazioni prese posizione sul tema in questione. L’ultima dell’8 novembre. Differenziandosi dai vescovi messicani: “Il tema del matrimonio egualitario. Così detto. Credo che sia un tema sul quale, in maniera speciale, non credo che sia buono per il Paese confrontarsi, andare a una lotta, a contarsi, se si può dire, per vedere quanti sono a favore e quanti contro. Perché è qualche cosa che tocca la Costituzione. E quando si parla di Costituzione, la Costituzione deve essere qualcosa che tutti i messicani, almeno in grande maggioranza devono condividere…Allora credo che sia un’ottima occasione per stabilire il dialogo. Non scambiarsi parole grosse, insulti, pregiudizi, non serve a nulla. Bisogna capirsi, intendersi. La mia opinione è che i messicani, più che confrontarsi, fare proclami o marce, debbano sedersi tutti insieme parlarsi”.

Forse quelle parole erano suonate come una critica ai vescovi del Paese. Che però, con discrezione, gli hanno risposto, il 12 novembre, per bocca del cardinale Norberto Rivera Carrera, nel corso dell’omelia pronunciata al Santuario della Vergine di Guadalupe, durante la messa per la chiusura dell’Anno Santo della Misericordia

“Il paradosso è totale, quelli che seguono Gesù devono lottare contro tutto ciò che crea ingiustizia e diseguaglianza; devono andare contro tutto ciò che va di moda nella società, e devono farlo senza odio né vendetta, ma invece perdonando e amando il nemico.

Nei conflitti sociali, il perdono evangelico non si oppone alla lotta per la giustizia, dire che non bisogna lottare perché bisogna perdonare le ingiustizie è un’atrocità e un’ingenuità che non trova appoggio serio nel Vangelo, che è precisamente la narrazione del messaggio vissuto di un uomo che visse in conflitto permanente con la società, con il suo tempo.…

Perdonare non vuol dire non affrontare i problemi, il confronto non va contro il perdono, ma anzi è il contrario, lo rende più profondo e più reale…. Bisogna perdonare che compie o sostiene un’ingiustizia, però bisogna togliere loro i mezzi di continuare a fare ingiustizia.Primo, perché è in gioco la sorte di altre persone. Secondo, perché l’unica forma di amarli sul serio è aiutarli a liberarsi…(Gesù) non ci proibisce di vedere e soppesare le cose con oggettività, ma di condannare gli altri; questo è quello che ci proibisce; usurpare l’autorità esclusiva di Dio, unico giudice giusto”.

Vedremo come si svilupperà questo confronto dialettico, e se il Pontefice continuerà a fornire il suo appoggio all’episcopato locale, come fece a settembre.



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