GLI ANNI OSCURI DELLA SINDONE. UN LIBRO DI ADA GROSSI. È UN ROMANZO (SAPIENTE,) MA NON LO SEMBRA PROPRIO…

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, oggi il vostro anfitrione ha deciso di prendersi un giorno di vacanza dalle usuali vicende in cui siamo immersi e rivolgere lo sguardo indietro, nel tempo, al sacco di Costantinopoli del 1204. Complice di questa boccata d’aria è un bel romanzo di Ada Grossi, una medievalista, che ha voluto mettere al servizio di una fiction letteraria le sue conoscenze professionali: è laureata in Architettura, è dottore di ricerca in Diplomatica, è ricercatrice di storia medievale, paleografia e storia della Sindone, ed è autrice di alcune monografie, tra cui un saggio di storia urbana milanese, di alcune edizioni di fonti documentarie medievali milanesi e lodigiane e di numerosi articoli scientifici d’ambito paleografico e di storia lombarda, oltre che relativi alle vicende della Sindone all’epoca di San Carlo Borromeo. Insomma, una persona seria.

“149 anni. Gli occhi che guardarono la Sindone”, (pagine disparse, Meravigli, 228 pagine € 15.00) è il titolo del romanzo. E i cento quarantanove anni sono quelli degli anni oscuri: cioè il lungo periodo che separa l’ultima data certa del lino, venerato a Costantinopoli, e scomparso nel sacco del 1204, con la sua riapparizione a Lirey, in Francia, come proprietà di Geoffroy de Charny nel 1353. E, di conseguenza, l’inizio della sua storia documentata come Sindone, reliquia fra le reliquie, il telo che molto probabilmente – certamente per alcuni – ha avvolto il corpo di Cristo.

Il romanzo si apre proprio a Costantinopoli, durante il saccheggio crociato, quando Giovanni, un giovane veneziano, salva dalla violenza di un francese Sofia, una giovane bizantina. Prendono la sacca di cuoio dell’energumeno gallico, e fuggono. Da quel momento ha inizio una travolgente cascata di avvenimenti, la cui chiave centrale è l’incontro con un gruppo di Templari, diretti in Europa. Le avventure – perché veramente di avventure si tratta – di Giovanni e Sofia, si intrecciano a quelle della Sindone, in scenari sempre diversi. Aleppo, Milano, Hama, Homs, Venezia, la Francia.

Ma in questa storia centrale, quella del misterioso viaggio da Costantinopoli a Lirey, si intrecciano storie e spunti e misteri diversi, in un caleidoscopio di situazioni e personaggi in cui l’abilità dell’autrice è tale che è veramente difficile distinguere quello che è frutto della sua più che ventennale esperienza professionale, e quello che appartiene alla sua fantasia letteraria. Con personaggi realmente esistiti e altri ovviamente immaginari, e il ruolo giocato da un monaco, e da Milano, e da una misteriosa pergamena, un carmen figuratum in lode della Santa Croce, una cui versione, scoperta dall’autrice nell’Archivio di Stato e attribuita ad un preposito della basilica di Sant’Ambrogio, morto prima del 1205 (quindi subito dopo il sacco), arricchiscono un panorama ricco di avvenimenti e suggestioni.

Chi è appassionato, come chi scrive, di Sindone, Medio Oriente, Aleppo e storia può trovare un vero piacere nelle pagine del romanzo. Che, ovviamente, vi consigliamo di leggere.



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