PRELATI CHIACCHIERONI, CONVERSAZIONI A RUOTA LIBERA. ANCORA QUALCHE INDISCREZIONE SUI DUE SINODI DELLA FAMIGLIA.

Marco Tosatti

Che disastro i prelati chiacchieroni! In particolare quando si tratta di Sinodo sulla famiglia. Come forse vi ricordate, parecchio tempo fa avevo scritto della conversazione tenuta una sera a cena da un ecclesiastico, che allora non era ancora cardinale, e in cui il protagonista rivelava con un bell’anticipo (qualche mese) quale sarebbe stata la strategia del Sinodo del 2014, e del successivo, nel 2015, esortazione apostolica compresa, con le ambiguità di cui si discute e si continuerà a discutere, perché provocano divisione.

Poi ci sono state le candide, confidenziali parole dell’arcivescovo Bruno Forte, in cui citava il Papa sull’eucarestia ai divorziati-risposati: “Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati e risposati, questi non sai che casino che ci combinano. Allora non ne parliamo in modo diretto, fai in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io”.

Adesso Vox Cantoris, un sito d’oltreoceano, racconta di una conversazione sull’aereo, avvenuta presumibilmente nell’autunno del 2015, fra un lettore di Vox Cantoris e di Lifesitenews, e un prelato, che si è presentato come un funzionario dell’allora Pontificio Consiglio per la Famiglia, guidato dall’arcivescovo Vincenzo Paglia. Potete leggere l’originale in inglese sul sito di Vox Cantoris.

Ecco la nostra traduzione:

“L’ufficiale sembrava pronto a chiacchierare, e voleva dire che conosceva il cardinale Baldisseri, segretario generale del Sinodo. Ci sono stati un paio di momenti nella nostra conversazione in cui ha ammesso di aver parlato a lungo con il card. Baldisseri, ma non ha voluto rivelare il contenuto della conversazione”.

Che subito si è focalizzata sul Sinodo. E soprattutto sulla proposta Kasper.

“Domanda: (Dopo aver chiesto ripetutamente come è possibile entrare in una seconda unione se il primo matrimonio sacramentale è valido) Non capisco. Se il primo matrimonio era sacramentale e valido, come si può ammettere qualcuno alla comunione se è in una seconda unione civile? Che ne è dell’indissolubilità del matrimonio?.

Risposta. Che cosa fate quando l’indissolubilità è morta, quando non c’è più sentimento?

Domanda: Come fare con la Familiarsi Consortio di Giovanni Paolo II, al N. 84? (Dove nega la possibilità dell’eucarestia, se non si vive da fratello e sorella, N.D.R.)

Risposta: Come possiamo ammetterla? E’ stata scritta trent’anni fa…

Domanda. Ma come fare con quello che il papa Giovanni Paolo II dice nella Famliaris Consortio, che secondo la Scrittura e la Tradizione qualcuno che è in questa situazione non può ricevere l’eucarestia se non vive come fratello e sorella?

Risposta. Non possiamo aspettarci che un uomo e una donna che dormono nello stesso letto vivano come fratello e sorella”.

La conversazione poi si spostò su alcuni personaggi del Sinodo.

Domanda. Kasper: pensa che il Papa sia d’accordo con Kasper?

Risposta, dopo una lunga pausa. Sì.

Domanda. Che cosa pensa di Kasper?

Risposta. E’ l’uomo più intelligente che c’è.

Domanda. E il cardinale Burke?

Risposta. Non verrà. Non conta nulla; è troppo lefebvrista.

Domanda: ma immagino che ci sarà un sacco di opposizione al Sinodo da parte di alcuni vescovi e cardinali, specialmente da Africa, America, Polonia. Che cosa farà il Papa?

Risposta. Ascolterà e farà quello che vuole lui.

Domanda. E Papa Benedetto? Immagino che non sarà d’accordo.

Risposta. E’ un teologo, ma non ha nessuna esperienza pastorale.

Domanda. E la Congregazione per la Dottrina della Fede?

Risposta (in tono un po’ sprezzante). Pensano che sono loro i guardiani della Fede! E’ il Papa il guardiano della fede.

Domanda. Ho sentito che ha convocato il cardinale Danneels al Sinodo.

Risposta. A che brav’uomo! E’ raffinato…

E dopo uno scambio di telefoni e cordiali saluti, la conversazione ha avuto termine.

Da questa conversazione, e dagli altri elementi, si può dedurre che in realtà nella cerchia di persone legate al Pontefice c’era chiara l’idea di abbandonare in maniera trasversale l’insegnamento magisteriale sulla comunione ai divorziati risposati civilmente. Da ignorante quale sono, mi sembra un artifizio verbale, dire che si tratta di un sviluppo, di un passo avanti nell’ambito della stessa dottrina, quella precedente. Senza però avere il coraggio di affermarlo con chiarezza e semplicità. E da qui nascono tanti problemi. Che non fanno bene a nessuno, come testimonia una situazione di conflitto e divisione che si protrae ormai da troppo tempo.



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BOFF: HO AIUTATO IL PAPA A SCRIVERE LA LAUDATO SI’. FARA’ UNA GROSSA SORPRESA. FORSE PRETI SPOSATI O DONNE DIACONO.

 

Marco Tosatti

Leonardo Boff, il notissimo esponente della teologia della liberazione, ha concesso un’intervista al giornale tedesco Kölner Stadt-Anzeiger. Boff, che ha 78 anni, ha parlato liberamente della Chiesa, e ha rivelato alcuni particolari dei suoi rapporti con il Pontefice, e di possibili future decisioni.

La fonte a cui abbiamo attinto il materiale che vi offriamo è un articolo di Maike Hickson per One Peter Five. Per quanto riguarda il tema dei  preti sposati in Brasile, vi rimandiamo anche ad alcuni articoli che abbiamo pubblicato in passato sull’argomento. E’ interessante notare come le dichiarazioni di Boff vadano nella stessa linea e direzione di quanto scrivevamo. Già due anni fa…

Sulla teologia della liberazione, Boff dice che “Francesco è uno di noi”. In particolare per l’attenzione ai problemi ecologici, di cui Boff si è occupato. Il Pontefice ne ha letto i libri? “Più di questo. Mi ha chiesto del materiale per la Laudato Si’. Gli ho dato il mio consiglio e gli ho mandato cose che ho scritto…Comunque il Papa mi ha detto direttamente:  ‘Boff non mi mandi la carte direttamente’”.

Perché no? “Mi ha detto: ‘ Altrimenti i sottosegretari le intercetteranno e non le riceverò. Piuttosto mandi le cose all’ambasciatore argentino presso la Santa Sede con cui ho un buon contatto, e arriveranno sicure nelle mie mani’”. L’ambasciatore è un vecchio amico del Pontefice. “E poi, il giorno prima la pubblicazione dell’enciclica, il papa mi ha fatto chiamare per ringraziarmi dell’aiuto”.

In merito a un incontro personale, Boff ha parlato al Pontefice in relazione a Benedetto XVI, che da Prefetto della Fede ha avuto un ruolo importante nella sua condanna: “Ma l’altro è ancora vivo, dopo tutto!”. Al che dice Boff, “Lui non ha accettato questo. ‘Il Papa sono io’ ha risposto (in italiano nel testo, N.D.R.). E siamo stati invitati a venire”.

Alla domanda perché la visita non si è ancora realizzata, Boff ha risposto: “Avevo ricevuto un invito ed ero già atterrato a Roma. Ma proprio quel giorno, immediatamente prime dell’inizio del (secondo) Sinodo della Famiglia nel 2015, 13 cardinali, fra cui il cardinale tedesco Gerhard Müller, hanno messo in piedi una ribellione contro il papa con una lettera indirizzata a lui che fu pubblicata, o sorpresa, in un giornale. Il papa era irato e mi ha detto: ‘Boff, non ho tempo. Devo ristabilire la calma prima che il Sinodo cominci. Ci vedremo in un altro momento’”.

Boff ha poi detto, sul futuro: “Aspettate e vedete! Solo di recente il cardinale Walter Kasper, che è uno stretto confidente del papa, mi ha detto che presto ci sarà qualche grossa sorpresa”.

Che tipo di sorpresa? “Chi lo sa? Forse un diaconato per l donne, dopo tutto. O la possibilità che i preti sposati possano essere impegnati nella cura pastorale. Questa è una richiesta esplicita dei vescovi brasiliani al papa, specialment dal suo amico, il cardinale Claudio Hummes. Ho sentito che il papa vuole soddisfare la sua richiesta – ora e per un periodo sperimentale in Brasile”.

Boff ha poi detto che una decisione in questo senso per lui non cambierebbe nulla: “Personalmente non n ho bisogno. Non cambierebbe nulla per me, perché faccio quello che ho sempre fatto: battezzo, presiedo alle esequie, e se mi capita di arrivare in una parrocchia senza prete, celebro la messa con la gente”.

Leonardo Boff è da decenni un personaggio di spicco della Teologia della Liberazione. Per una biografia completa rimandiamo a Wikipedia, da cui traiamo questo paragrafo:

“L’attività di Boff continuò dopo il 1992 come teologo della liberazione, scrittore, docente e conferenziere. Egli rimase inoltre impegnato nelle comunità cristiane di base brasiliane. Nel 1993 divenne docente di etica, filosofia della religione ed ecologia presso l’università statale di Rio de Janeiro (UERJ), dove è professore emerito dal 2001. Negli anni successivi si è occupato in maniera sempre più approfondita di politica, diventando un vero e proprio teorico marxista, ed è divenuto un esponente di spicco del cosiddetto movimento no-global (è stato sempre invitato in qualità di oratore alle riunioni di Porto Alegre). Boff è sempre stato vicino alle posizioni del movimento Sem Terra brasiliano. Nel 2001 gli fu conferito il premio “Right Livelihood Award”[6]. Divenne sostenitore di Lula al momento della sua elezione a presidente del Brasile, ma se ne è successivamente distanziato accusandolo di moderatismo[7]. Attualmente (2010) vive a Jardim Araras, una riserva ecologica a Petrópolis, assieme alla sua compagna Marcia Maria Monteiro de Miranda (attivista per i diritti umani ed ecologista) e ha sei bambini adottati”.



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AMORIS LAETITIA, DIVORZIATI RISPOSATI: LE 50 SFUMATURE DI GRIGIO DEL CARD. KASPER E DELLA CHIESA DI GERMANIA.

freiburg

Marco Tosatti

Prosegue l’eterna e sempreverde confusione – divisione sull’Amoris Laetitia, e sulla liceità o meno di dare o meno la comunione ai divorziati risposati. Dalla Germania abbiamo un intervento lungo e dettagliato del cardinale Walter Kasper, grande ispirato del Pontefice regnante, e un manuale di istruzioni (Un amore caloroso pieno di discernimento. Impulsi e idee per l’accettazione dell’Amoris Laetitia) piuttosto ampio, e il cui contenuto certamente solleverà eccezioni e discussioni da parte di chi difende la Dottrina della Chiesa sul matrimonio e l’indissolubilità.

Kasper offre il suo contributo, dal tono piuttosto trionfante, su “Stimmen der Zeit”, le Voci del Tempo, una rivista tedesca cattolica molto nota. Una relazione del suo lavoro lo potete trovare, in inglese, in questo articolo di Lifesitenews. In buona sostanza il porporato, il più acceso sostenitore dell’abbandono del magistero professato finora sul tema, alla domanda se sia possibile ora, dopo l’Amoris Laetita, dare la comunione ai divorziati risposati, in alcuni casi, risponde. “Sì. Punto”. E anche se questa frase non la si trova in Amoris Laetita, “corrisponde al ductus (comando, linea, tracciato, N.D. R.) generale”.

Spesso, afferma Kasper, dobbiamo scegliere il male minore. “Nella vita non c’è bianco e nero, ma solo diverse nuances e sfumature…Amoris Laetita non cambia uno iota dell’insegnamento della Chiesa, ma tuttavia cambia tutto”. Secondo il cardinale si passerebbe da una “moralità legale” alla “moralità della virtù”.

Giovanni Paolo II, e Benedetto XVI, nella legislazione sul tema insistevano sulla necessità che i divorziati risposati, per avvicinarsi all’eucarestia, cercassero di seguire la via della castità coniugale. Per Kasper, si va “un passo più avanti, mettendo il problema in un processo di un approccio pastorale che abbraccia, di integrazione graduale”.

Kasper sostiene che “l’astinenza sessuale appartiene alla sfera più intima e non abolisce la contraddizione oggettiva fra l’attuale legale matrimoniale e il primo matrimonio sacramentale”. Il cardinale fa la differenza fra “peccato mortale oggettivo” e “colpabilità soggettiva”. E sottolinea che il Pontefice “enfatizza gli aspetti soggettivi senza ignorare gli elementi oggettivi”.

“La coscienza di molte persone è spesso cieca e sorda a ciò che viene loro presentato come legge divina. Questa non è una giustificazione del loro errore, ma comprensione e misericordia con la persona che sbaglia”. Amoris Laetita “non indica conclusioni chiare e pratiche da queste premesse”, ma il fatto che il Pontefice lasci la questione aperta “è in se stessa una decisione magisteriale di grande conseguenza”.

E conclude con la risposta già scritta in testa all’articolo: “Sì. Punto”. E anche se questa frase non la si trova in Amoris Laetita, “corrisponde al ductus (comando, linea, tracciato, N.D. R.) generale”.

Sulla stessa linea è il documento dell’Istituto per la pastorale della diocesi di Freiburg, che possiamo tradurre poveramente “Discernimento pieno, amore caloroso”. Ci scusiamo per gli errori causati dalla nostra imperfetta conoscenza della lingua di Goethe. Da un veloce excursus ci sembra che il clima del documento sia molto orientato verso la scelta “fai da te” del singolo fedele. Si ricorda che “la cosa difficile è creare un ponte fra l’ideale della dottrina e del diritto canonico e la situazione reale delle persone”.

Si sottolinea come Amoris Laetitia inizi parlando non della Sacra Famiglia, ma di Adamo ed Eva, per fare vedere che ci sono queste situazioni difficili, e che la Sacra Famiglia è soltanto un ideale, mentre Adamo ed Eva sono la situazione reale, perché loro sono peccatori. Se prima si diceva in un altro modo, ora è tutto cambiato.

Si ricorda che del documento il capitolo più atteso era “L’ottavo capitolo, quello relativo ai divorziati risposati, era quello più atteso da noi in Germania”. E dal momento che il Papa di per sé non dice chiaramente, si rimandano i lettori alle risposte alle “FAQ” alle risposte alle domande più frequenti. Per cui alla domanda se in campo morale ci sia solo giusto o sbagliato, la risposta è negativa: “.In campo morale, o ci sono altre alternative. C’è anche il grigio”. Per cui i divorziati risposati possono accedere alla comunione ma non deve diventare una regola.

E alla fine si dice: possono accedere alla comunione quelli che nella loro coscienza pensano di essere giustificati a farlo.



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